Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Pedofilia, una class action in Italia le vittime chiedono i danni alla Chiesa

    Pedofilia, una class action in Italia le vittime chiedono i danni alla Chiesa

    Per la prima volta nel nostro Paese si farà appello ai tribunali ecclesiastici. Negli Stati Uniti nel 2007 l’arcidiocesi di Los Angeles venne condannata a versare 660 milioni di dollari. Tutto parte dalla diocesi di Savona dove Francesco Zanardi, vittima e fondatore di Rete L’Abuso, aveva portato alla scoperto una catena di scandali

    È in arrivo un terremoto per le diocesi italiane: le vittime di pedofilia chiederanno un indennizzo ai vescovi per gli abusi subiti dai preti passando attraverso i tribunali ecclesiastici diocesani. A riferirlo è Francesco Zanardi, fondatore di Rete l’Abuso che, molestato da ragazzo, ha portato allo scoperto la catena di scandali che ha coinvolto la diocesi di Savona

    Il codice canonico inserisce la pedofilia nei delicta graviora (i delitti più gravi), riconoscendo procedure di risarcimento delle vittime. È tutto scritto nel codice, ma in Italia nessuno ancora l’aveva fatto. Gli abusati, rappresentati da avvocati specializzati in diritto canonico, possono chiedere i danni ai vescovi delle diocesi competenti, che sono quindi obbligati a procedere istituendo un processo canonico civile. Secondo Rete l’Abuso sarebbero almeno 400 le vittime dei preti pedofili in Italia che possono dare il via alla procedura canonica di risarcimento danni, rischiando di mettere le finanze delle diocesi in seria difficoltà.

    Nel 2007 negli Stati Uniti l’arcidiocesi di Los Angels versò 250 milioni di dollari dei 660 totali riconosciuti alle 580 vittime accertate, oltre 1 milione di  dollari a vittima (i rimanenti furono versati dalle assicurazioni). Per risarcire le vittime la diocesi vendette un grattacielo, immobili e terreni di proprietà. Fu l’indezzo più alto mai imposto dalla giustizia americana nello scandalo dei preti pedofili.

    In Italia l’apertura di procedure canoniche civili potrebbe portare all’avvio di processi penali canonici che, secondo Rete l’Abuso, difficilmente vengono promossi dai vescovi delle diocesi competenti contro i preti accusati. Uno fra tutti è il caso della diocesi di Savona dove don Nello Giraudo  accusato di aver abusato di ragazzini tra gli 1980 e il 2009, nel febbraio 2012 patteggiò un anno con la condizionale. Nel fascicolo raccolto contro di lui dalla Procura di Savona emersero alcuni documenti che dimostravano come le gerarchie ecclesiastiche fossero a conoscenza degli abusi, senza che nella diocesi si fossero mai presi adeguati provvedimenti. In una lettera del 2010 dell’Arcivescovo Luis Ladaria all’attuale vescovo di Savona Vittorio Lupi si legge: “Mi riferisco al caso del Rev. Nello Giraudo del clero della sua diocesi, che fu denunciato nel 1980 per abuso di minore e che nel 2002 manifestava al Vicario Generale la propria tendenza pedofila […] il suo predecessore Mons. Domenico Calcagno segnalava il caso a questa Congregazione […] il 4 aprile 2006 egli fu invitato ad avvicinare il chierico per chiedergli se intendesse domandare al Santo Padre la dispensa da tutti gli oneri sacerdotali, in caso contrario avrebbe dovuto attivare un processo penale amministrativo ex can 1720 nei confronti del sacerdote, essendo ormai trascorsi quattro anni la invito a informare questo dicastero sull’evoluzione del caso”.

    Secondo Rete l’Abuso il processo canonico contro Giraudo non si è mai celebrato e don Nello è di fatto, ancora oggi, un prete. La mancata apertura di un procedimento penale canonico avrebbe anche impedito il conseguente riconoscimento dei danni alle vittime da parte della diocesi. L’associazione si sta mettendo in contatto con tutti gli abusati da suore e preti in Italia  per fornire loro adeguate indicazioni su come meglio procedere. “Il primo consiglio”, dice Francesco Zanardi, “è quello di non andare da soli a parlare con i vescovi, ma rivolgersi prima a un avvocato esperto in diritto canonico e fare le giuste rivendicazioni alle diocesi”. È evidente che, se questo procedimento inedito dovesse avere successo, si aprirebbe un precedente in Italia per tutte le vittime che, ancora oggi, non hanno avuto giustizia.

    http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2013/05/13/news/class_action_contro_la_pedofilia_le_viitime_chiamano-58694391/

  • Prete indagato per violenza sessuale, nuovo video sequestrato

    Prete indagato per violenza sessuale, nuovo video sequestrato

    Prete indagato per violenza sessuale, nuovo video sequestrato
    Ultimo aggiornamento Sabato, 20 Aprile 2013 17:58

    Tribunale Lanciano Il sostituto procuratore di Lanciano, Rosaria Vecchi, ha disposto il sequestro del quarto video mandato in onda da AbruzzoLive.Tv in cui un testimone racconta la gestione di don Andrea Facchini, 38 anni, dell’associazione religiosa Legio Sacrorum Cordium, da lui fondata. Il religioso è indagato per una presunta violenza sessuale ad un giovane associato e per abusi, attraverso mezzi di coercizione, nello svolgimento della professione di sacerdote. Nell’ultimo video messo in rete lo scorso 16 aprile – del quale è stato disposto il sequestro – un ex adepto, in forma anonima, racconterebbe, tra l’altro, che don Andrea faceva profezie di morte e di malattie per i suoi associati.

  • L’ennesima operazione di facciata della Curia. Si sposta l’attenzione su un caso senza condanna per sminuire il problema. E intanto chi difende i bambini?

    L’ennesima operazione di facciata della Curia. Si sposta l’attenzione su un caso senza condanna per sminuire il problema. E intanto chi difende i bambini?

    Dall’indagine a “Tutto campo”, all’assoluzione per acclamazione.

    Una scena già vista molte volte nel triste teatrino della Diocesi di Savona. Accadde lo stesso con Barbacini nel 2004, difeso a spada tratta da tutti malgrado fosse stato sorpreso in flagranza di reato. Accadde con Giraudo: anche in quel caso, malgrado la quantità di documenti in loro possesso da anni, la Curia negò fino alla sentenza e malgrado quella, ancora oggi minimizza. Adesso la storia si ripete con Pietro Pinetto, denunciato ufficialmente nel 2010 al Vescovo e alla magistratura da Rete L’ABUSO, alla quale alcune delle vittime si erano rivolte al fine di portare la loro testimonianza e intervenire, senza troppi clamori mediatici e dietro la tutela dell’associazione.
    All’incontro alla libreria UBIK rifiutammo pubblicamente le scuse rivolte alle vittime dal Vescovo Lupi durante la festa patronale in quanto quelle stesse scuse erano l’ennesima bugia, l’ennesima operazione di facciata “per preservare l’immagine della Chiesa”, una nuova e triste dimostrazione che nelle omertose stanze della Diocesi nulla voleva o poteva cambiare, nella sola speranza che i giornali non ne parlassero troppo. L’opposto di quello che da anni denunciamo alla Curia savonese, chiedendo trasparenza e “basta omertà!”
    Oggi queste vittime si stanno esponendo in prima persona per denunciare pubblicamente, ma soprattutto per smentire la linea palesemente disonesta della Diocesi savonese che in questi ultimi anni non si è risparmiata proprio nulla in materia di garantismo nei confronti dei pedofili, senza avere però mai alcun riguardo per le potenziali vittime, senza soprattutto alcuna compassione e onestà nei confronti di chi vittima la è stata. Su Pietro Pinetto ci sono le denunce di vittime prescritte dalla legge civile, ma dobbiamo ricordare come ha sottolineato la Diocesi nel suo comunicato stampa, che per il Codice Canonico questi crimini non hanno prescrizione.
    E’ triste constatare come anche in questo caso si tenda a minimizzare in modo sistematico il grave profilo che emerge dai dati certi e molto recenti, attirando l’attenzione su un caso dove non si hanno sentenze della magistratura. Si promette rigore ma in realtà, come abbiamo denunciato pochi giorni fa, non viene intrapresa alcuna azione malgrado le testimonianze, facendo finta che le vittime di Giraudo (ben 5 quelle uscite allo scoperto nella trasmissione Le Iene) non esistano più. Si fa finta di non ricordare che sempre in questa Diocesi esiste anche la condanna di Giorgio Barbacini. Non si vuole ammettere che esiste un problema in questa Diocesi, un problema grave che colpisce il corpo e l’anima di bambini indifesi, e che siamo noi adulti, civilmente e con onestà, a doverlo affrontare e risolvere. Quello che sta accadendo per l’ennesima volta diventa un pericolo a livello sociale, i savonesi coinvolti non sono così pochi e in questo momento stanno anche reagendo, perché non vedono nulla di serio all’orizzonte tranne tante promesse, le stesse che hanno permesso fino a ieri che i sacerdoti pedofili savonesi continuassero ad agire indisturbati e che i Vescovi potessero omettere le proprie responsabilità e  venir meno ai propri doveri morali, rispondendo “non ci siamo mai accorti”.
    Vale il principio giuridico “non potevano non sapere”.
    Noi vittime non abbiamo mai avanzato alla Curia richieste di risarcimenti, ma solo la richiesta di allontanare quei sacerdoti di cui sono state accertate le tendenze pedofile dalle potenziali vittime, e per fare in modo che questo accadesse abbiamo portato la nostra personale testimonianza al Vescovo, il quale però ha scelto di non intervenire e in alcuni casi addirittura di prendersela con le vittime.
    Ci siamo sempre battuti in modo civile e non violento e questo continueremo a fare. Chiediamo ai cittadini e ai mezzi di informazione, i quali ci sono testimoni delle promesse fatte dal Vescovo lo scorso 18 marzo e  mai mantenute, a non sottovalutare (come sembrerebbe stia accadendo) quello che testimonia il recente passato, a dare voce a questa campagna di civiltà e giustizia, la quale chiede soltanto di impedire  che ci siano altre vittime.
    Il portavoce di Rete L’ABUSO
    Francesco Zanardi
  • Pedofilia, Vaticano sostiene Mahony che ha partecipato al Conclave

    Pedofilia, Vaticano sostiene Mahony che ha partecipato al Conclave

    Lo scandalo pedofila che si è abbattuto sulla sua diocesi è stato senza conseguenze per Roger Mahony. Mentre il Cardinale di Los Angeles era riunito in Conclave, l’avvocato della sua arcidiocesi stava patteggiando una cifra milionaria con quattro vittime di abusi, per evitare il processo. Mahony sarebbe colpevole di omissione: Michael Baker, ex sacerdote della sua diocesi,gli avrebbe confessato di aver abusato di due fratellini per sette anni. Per i cattolici statunitensi, Mahony non doveva essere ammesso al Conclave. Per il Vaticano ne ha il diritto: “I cardinali, tra cui Roger Mahony che sono stati denunciata dallo SNAP (Survivors Network of those Abused by Priests), l’associazione statunitense delle vittime degli abusi”, spiega il canadese Thomas Rosica nel corso di una conferenza stampa, “hanno molto riflettuto sulle accuse mosse loro. Non c’era alcun motivo perché non partecipassero al Conclave. Ci sono uomini indicati da questa associazione che sono degni della nostra stima e del nostro rispetto e che hanno un posto nel conclave.” Sarebbero 130 i casi di presunte violenze a danno di minori avvenuti nel corso degli anni ’80 nella diocesi che Mahony ha guidata per 26 anni. L’organizzazione con sede a Chicago che rappresenta coloro che hanno subito abusi da parte dei sacerdoti continua a chiedere l’apertura di un’indagine.

  • Preti pedofili, la vittima Zanardi “Fuori Calcagno dal Conclave. Coprì gli abusi”

    Preti pedofili, la vittima Zanardi “Fuori Calcagno dal Conclave. Coprì gli abusi”

    Violenze coperte e insabbiate in nome dell’onore della diocesi di Savona. E’ quanto raccontato dalle Iene in un servizio trasmesso il 3 marzo. L’orco si chiama Nello Giraudo.

    Chi coprì le malefatte del sacerdote? Secondo una vittima, Francesco Zanardi, c’è anche il cardinale Domenico Calcagno, uno dei membri del prossimo conclave.

    A sostegno della sua tesi, Zanardi porta con sé una folta documentazione, carteggi e lettere indirizzate al Vaticano. Per lui la Chiesa sapeva, ma non trovava altra soluzione che spostare il parroco da una diocesi all’altra, non assicurando nemmeno la giusta protezione ai bambini: “Fu addirittura spedito a capo di una comunità per ragazzi disagiati, nonostante le accuse di molestie”.

    Il muro di omertà si squarcia nel 2007, quando il sacerdote viene condannato a un anno e sei mesi per un episodio del 2005. E gli altri? Tutti in prescrizione. Ma Calcagno è in buona compagnia: sono infatti 12 i cardinali compromessi dagli scandali sessuali.

    “Uomini come Mahony e Calcagno non possono votare ed essere papabili- afferma una rappresentante dello Snap, l’associazione vittime di preti pedofili nata negli Stati Uniti che ha reso pubblico l’elenco degli impresentabili – è terribile il messaggio che invia, come a dire che le vittime di abusi non hanno nessuna importanza” di Irene Buscemi

  • Pedofilia, soldi, potere e omissioni La tragedia della diocesi di Savona

    Pedofilia, soldi, potere e omissioni La tragedia della diocesi di Savona

    Superando dolore e vergogna Francesco Zanardi, molestato da ragazzo, ha portato allo scoperto una catena di scandali. Denunciandoli sul suo blog e anche con volantini distribuiti in piazza. Per la magistratura i vertici della Curia non hanno pensato a tutelare i minori ma solo a “salvaguardare l’immagine della diocesi”. Quella lettera a Ratzinger, prima che diventasse Papa

    Marco Preve SAVONA – Per raccontare il trauma inferto a un’intera comunità da alcuni casi disvelati di pedofilia commessi da sacerdoti  e da almeno altri cento che resteranno per sempre sepolti nel cuore di giovani vittime oggi adulte, è giusto partire da quattro righe scritte dal giudice Fiorenza Giorgi in un’ordinanza di archiviazione che, moralmente, è impietosa come una ghigliottina. “È triste dire come la sola preoccupazione dei vertici della curia fosse quella di salvaguardare l’immagine della Diocesi, piuttosto che la salute fisica e psichica dei minori che erano affidati ai sacerdoti della medesima”.

    La diocesi è quella di Savona. Uno degli uomini di quella curia, è oggi uno dei cardinali più potenti della Chiesa, monsignor Domenico Calcagno, già responsabile degli affari economici della Cei, poi ai vertici dell’Apsa, l’amministrazione che cura il patrimonio immobiliare del Vaticano e oggi nella Commissione di controllo dello Ior. In politica qualcuno avrebbe potuto ritenerlo un impresentabile per le elezioni. Ed è così che lo definisce l’associazione l’Abuso, che ha lanciato un appello perché non faccia parte del conclave.

    Se questa storia dove gli abusi si mescolano agli affari, ai soldi e al potere, si può oggi raccontare, il merito va riconosciuto in primis a Francesco Zanardi, 43 anni, molestato quando era ragazzo dal suo parroco, don Nello Giraudo. Francesco riesce a superare la vergogna, il dolore, il rischio di essere additato come un folle, e a molti anni di distanza dalle violenze subite, le denuncia. È un fiume in piena che conosce molti segreti della curia savonese. E li racconta: sui blog, sui volantini distribuiti in piazza, ma anche a palazzo di giustizia. Il procuratore Francantonio Granero e il pm Giovanni Battista Ferro per tre anni affronteranno una prova umana, ancor prima che professionale, pesante, insana.

    Dentro l’inchiesta, ma non necessariamente dentro le carte, ci sono 32 anni di una vicenda sconvolgente per una città di provincia come Savona, 60 mila abitanti, un porto, tante ex industrie, il commercio, buona qualità della vita, un elettorato da sempre schierato a sinistra.

    Alcuni sacerdoti pedofili hanno approfittato del loro ruolo all’interno di gruppi scout, ma anche di case di accoglienza e centri in cui i minori avrebbero dovuto essere ancor più tutelati, per abusare ripetutamente di bambini e adolescenti. Persone che oggi sono padri di famiglia, liberi professionisti, operai, impiegati, uomini delle istituzioni. E nessuno ha dimenticato. Fin dall’inizio la devianza di quei sacerdoti malati è nota agli altri preti della diocesi e alle gerarchie. Ma ognuno di loro, però, sembra avere a sua volta qualcosa da nascondere o proteggere, chi l’omosessualità (anche se non pedofila), chi la scalata al potere.

    Don Carlo Rebagliati è uno di loro. Pochi mesi fa, prima della sua morte, in un’intervista a Repubblica raccontava la sua vita da omosessuale, i suoi tanti amori sempre ipocritamente “non visti” dai vescovi, la sieropositività. Ed è lui che dopo tanti anni fornisce con la sua testimonianza il supporto di cui hanno bisogno gli investigatori per trovare conferma alle accuse di Zanardi. Oltre a don Rebagliati, che verrà poi emarginato dalla sua chiesa anche perché, lui che ne fu a lungo economo, racconterà situazioni poco chiare riguardanti la gestione finanziaria della diocesi (sulle quali c’è un altro filone d’inchiesta ancora aperto), decidono di parlare anche altri religiosi come don Bof e don Lupino. Ognuno con la propria sofferenza, con il proprio disagio.

    Emergono così le coperture date a don Barbacini, insegnante al liceo classico Chiabrera, già condannato una decina di anni fa per episodi analoghi, ma arrivano anche nuove testimonianze. E alla fine anche don Nello Giraudo, nel frattempo ridotto allo stato laicale ma accolto in un convento in qualità di cuoco e factotum, verrà condannato. Lui che abusò di Zanardi quando era poco più che bambino, patteggia un anno per l’unico episodio che la Procura riesce a salvare dalla prescrizione.

    Tre vescovi finiscono nel mirino, i monsignori Sanguineti, Lafranconi e Calcagno che si sono succeduti a cavallo tra la fine degli anni 90 e il decennio successivo. Lafranconi finisce indagato ma, causa prescrizione, il gip Giorgi lo archivia pur definendo il suo comportamento “assolutamente omissivo”. Quasi tutti, ai vertici della curia savonese, sapevano delle violenze di don Giraudo, ma quasi tutti si giravano dall’altra parte. E anche chi fece qualcosa si mosse, secondo il gip Giorgi, solo per convenienza.

    È il caso di monsignor Calcagno: “Le prime iniziative dirette a tutelare la comunità dei fedeli furono assunte, sia pure a malincuore come dimostra la corrispondenza con la congregazione per la dottrina della fede, soltanto dal suo (di Lafranconi, ndr) successore monsignor Calcagno che impose a Giraudo la chiusura della comunità e, nel trasferirlo ad altro incarico, dispose che non avesse contatti con i minori”.

    La corrispondenza cui si riferisce il giudice è il retroscena forse più destabilizzante per il Vaticano. L’8 settembre del 2003 il vescovo Calcagno scrive al prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede cardinal Joseph Ratzinger per informarlo con una lettera accompagnata da un voluminoso fascicolo del caso di don Giraudo, dello spostamento che ha deciso per ragioni di opportunità e del desiderio del prete pedofilo di continuare “un impegno pastorale”. Calcagno aggiunge che “Per quanto possibile intendo evitare che abbia comunque responsabilità che lo mettano a contatto di bambini o adolescenti”. Per quanto possibile. Come dire, facciamo quel che possiamo. Non si conosce l’eventuale risposta del futuro Papa. I prelati che successivamente confermeranno di aver saputo delle tendenze di Giraudo spiegheranno di essere stati essi a conoscenza durante la confessione e quindi di essere tenuti al segreto.

    Nel fascicolo inviato a Ratzinger c’era anche una relazione del 22 agosto,  siglata dal vicario generale della diocesi monsignor Andrea Giusto nella quale, dopo aver spiegato che don Giraudo si era affidato alle cure “di un religioso psicologo nel tentativo di ritrovare un migliore equilibrio” specificava come “nulla è trapelato sui giornali e non ci sono denunce in corso”. La Diocesi e il Vaticano potevano stare tranquilli.

  • Nuovo Papa, per rete sopravvissuti agli abusi dei preti sono 12 i non papabili

    Nuovo Papa, per rete sopravvissuti agli abusi dei preti sono 12 i non papabili

    Da Maradiaga (Honduras) a Timothy Dolan (New York), da Angelo Scola (Italia) a Marc Ouellet (Quebec Canada). Per la Snap non sono degni del soglio pontificio per le omissioni che hanno fatto nel denunciare i responsabili e per le giustificazioni che hanno dato nonostante le prove. Padre Federico Lombardi: “Non spetta a loro dire chi va in conclave”

    Dodici cardinali non devono essere considerati “papabili” per rispetto alle vittime di abusi sessuali, soprattutto bambini, da parte di esponenti del clero, per le omissioni che hanno fatto nel denunciare i responsabili e per le giustificazioni che hanno dato nonostante le prove documentate. E’ l’opinione dello Snap, la rete americana dei sopravvissuti agli abusi dei preti, che in un hotel romano ha convocato una conferenza stampa con i giornalisti internazionali per fornire i nomi della “dirty dozen” ovvero la ‘sporca dozzina’.

    I cardinali da non eleggere papa nel conclave sono, secondo l’associazione: Norberto Rivera Carrera (Messico), Oscar Rodriguez Maradiaga (Honduras), Timothy Dolan (New York), Angelo Scola (Italia), George Pell (Australia), Dominik Duka (Rep.Ceca), Tarcisio Bertone (Italia), Donald Wuerl(Washington D.C.), Marc Ouellet (Quebec Canada), Sean O’Malley (Boston), Leonardo Sandri (Argentina), Peter Turkson (Ghana).

    Forse perché sono americani, gli esponenti della Snap Barbara Doris e David Clohessy ritengono che il cardinale più compromesso sia quello di New York, Dolan, che a loro dire avrebbe addirittura ideato un piano “per pagare 20 mila dollari ai preti coinvolti negli abusi sessuali pur di abbandonare l’abito talare”. Secondo lo Snap “alla fine si è saputo che almeno 12 preti hanno ricevuto soldi”. Esponenti dell’associazione hanno accusato il cardinale Scola “di aver voluto minimizzare lo scandalo e il ruolo della Chiesa”, ricordando che durante la sua omelia del 2010 nella basilica di S.Pietro disse che “riguardavano ambiti diversi e categorie diverse di persone”. E sempre Scola, hanno sostenuto i due rappresentanti, disse che tutte queste accuse rispetto al ruolo di Benedetto XVI nella crisi degli abusi sessuali erano “un’iniqua umiliazione”.

    Critiche sono state mosse dallo Snap anche nei confronti del cardinale Maradiaga, che, sempre in occasione dello scandalo degli abusi sessuali, disse: “Io andrei volentieri in galera prima di far male ai miei preti. Io non sono un poliziotto”. Gli esponenti dello Snap hanno poi ricordato quanto detto dal cardinal Ouellet, il quale sostenne che “soltanto il 10% delle accuse contro i preti sono state provate”. L’idea dell’associazione è che il peggio di questa vicenda deve ancora arrivare: “Solo di recente – hanno sostenuto – la vicenda è stata veramente portata alla luce. Negli Usa cominciò più o meno 10 anni fa e in pochi Paesi europei è ancora più recente. Lo scandalo, secondo noi, si deve ancora rivelare nella maggioranza dei Paesi” facendo intendere che quanto si sa attualmente è solo la punta dell’iceberg.

    Barbara Doris e David Clohessy vogliono spingere questi prelati cattolici “a smettere di far finta che il peggio sia passato. Tragicamente, il peggio quasi sicuramente deve ancora arrivare”. Ed è per questo che fanno un appello perché, durante le congregazioni in corso di svolgimento, tutti i cardinali interroghino “senza remore e timori questi 12 porporati per conoscere la verità. Desidereremmo vedere i loro colleghi parlare apertamente degli abusi sessuali e di pedofilia e mettere pressione su questi 12 cardinali”.

    Per lo Snap “se c’è qualcosa da imparare nel pontificato di Benedetto XVI è che la conoscenza di questa crisi non garantisce un’adeguata reazione concreta” e lo hanno accusato di “tante parole ma pochi fatti”, perché quando era cardinale “non c’era nessuno più informato di lui sugli abusi sessuali. Queste parole e questi gesti – hanno concluso – non hanno fatto nulla per proteggere ogni singolo bambino”.

    “Crediamo che non tocchi a Snap dire chi deve venire in conclavené dare una qualifica ai cardinali: dipende dai cardinali stessi giudicare chi è adatto a fare il Papa senza bisogno di chiedere consiglio a Snap –  ribatte il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi – . Le posizioni prese da Snap le conosciamo da molto tempo e crediamo che non tocchi a Snap dire chi deve venire in conclave e dare una qualifica ai cardinali che vi si riuniscono. Credo che dipenda dai cardinali stessi  giudicare chi è adatto e chi non è adatto, senza chiedere consigli alla Snap”.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/06/nuovo-papa-per-associazione-sopravvissuti-abusi-sono-12-non-papabili/522233/

  • Conclave 2013: petizione contro il cardinale Domenico Calcagno, “Non denunciò prete pedofilo, non è degno del Conclave”. Il Secolo XIX: “Ratzinger sapeva” (VIDEO)

    Conclave 2013: petizione contro il cardinale Domenico Calcagno, “Non denunciò prete pedofilo, non è degno del Conclave”. Il Secolo XIX: “Ratzinger sapeva” (VIDEO)

    Nuova bufera si abbatte sul conclave. La rete L’Abuso di Savona, associazione fondata da alcune vittime di sacerdoti pedofili, ha lanciato una petizione sul web per chiedere al segretario di Stato vaticano, Tarcisio Bertone, di escludere dal conclave l’ex vescovo di Savona Domenico Calcagno per “non aver denunciato” don Nello Giraudo, un prete savonese che in passato avrebbe molestato e sottoposto ad abusi sessuali alcuni giovani parrocchiani.

    “Un caso analogo – afferma il portavoce della rete L’Abuso Francesco Zanardi – a quello del cardinal Mahony e a quello del cardinal Rivera per i quali i cattolici hanno chiesto che non partecipino al conclave, in quanto indegni”. Del caso di don Nello Giraudo e del comportamento omissivo dell’ex vescovo di Savona si è occupata ieri sera anche la trasmissione televisiva “Le Iene” con il servizio dal titolo “Abusi nascosti dalla Chiesa”.

    “Alla luce degli ultimi avvenimenti che hanno sconvolto la Chiesa cattolica, dopo tutti i gravissimi reati di pedofilia clericale che tante innocenti vittime hanno mietuto, in relazione alle accertate omissioni e coperture attuate da prelati e monsignori vari a protezione di sacerdoti che hanno abusato ripetutamente di tanti adolescenti -si legge nella petizione promossa dalla rete L’Abuso – chiediamo che a monsignor Domenico Calcagno, attuale membro del conclave in Vaticano, sia precluso questo privilegio di cui sicuramente non è degno per la sua completa e totale inazione nei confronti di preti pedofili savonesi a cui egli ha permesso di agire come lupi in un gregge di pecore”.

    Secondo la ricostruzione del Secolo XIX, anche Joseph Ratzinger, ora papa emerito, all’epoca prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede , era a conoscenza dei casi di pedofilia che si sono verificati all’interno della diocesi savonese. “Ma, come del resto i vertici della curia locale, non ha denunciato alla magistratura i fatti”. Ecco cosa scrive il quotidiano:

    A dimostrarlo in modo inconfutabile sono i documenti di cui la redazione de Il Secolo XIX è venuta in possesso, sequestrati dalla Procura della Repubblica di Savona circa un anno fa, nel febbraio 2012, prelevati dalla cassaforte della Curia savonese, nell’ambito dell’indagine sui casi di pedofilia avvenuti nella diocesi ligure. Documenti che dimostrano come il papa emerito Benedetto XVI, due anni prima dell’elezione a pontefice, nel 2003, fosse stato informato dei casi savonesi, proprio quando era appunto Prefetto della Congregazione per la dottrina della Chiesa, l’organo deputato a vigilare sulla correttezza della dottrina cattolica. Una vicenda che acquista un peso significativo nella storia di Ratzinger e in cui compaiono altri personaggi illustri, tra cui il cardinale Domenico Calcagno, al tempo vescovo della diocesi savonese, che sarà membro dell’imminente conclave.

     

    http://www.huffingtonpost.it/2013/03/04/conclave-2013-petizione-c_n_2804847.html

  • Pedofilia nel clero: Ratzinger rimane in Vaticano «così eviterà i processi»

    Pedofilia nel clero: Ratzinger rimane in Vaticano «così eviterà i processi»

    Pedofilia nel clero: Ratzinger rimane in Vaticano «così eviterà i processi»
    Dopo il 28 febbraio l’ex papa manterrà la cittadinanza vaticana e l’immunità di Capo di Stato. In base ai Patti del 1929 potrà circolare tranquillamente solo nel nostro Paese.
    Federico Tulli
    lunedì 18 febbraio 2013 15:50

    Non è solo una questione di privacy e sicurezza. La decisione di Joseph Ratzinger di vivere in Vaticano dopo essersi dimesso da papa il 28 febbraio prossimo gli assicurerà la protezione legale necessaria a rimanere al riparo da ogni tentativo di procedimento giudiziario in relazione ai casi di pedofilia clericale verificatisi nel mondo sia durante il suo pontificato sia mentre – da cardinale – era alla guida della Congregazione per la dottrina della fede. Fonti interne al Vaticano esperte in questioni legali interpellate dalla Reuters ne sono certe.
    «È necessario che Joseph Ratzinger rimanga in Vaticano, in caso contrario la sua posizione non sarebbe difendibile» ha affermato un funzionario vaticano che vuole mantenere l’anonimato. Di fatto, fuori dalle Mura leonine l’ex papa non godrebbe dell’immunità diplomatica. Il pensiero corre immediatamente a due denunce particolarmente delicate che lo riguardano in prima persona.
    Nel settembre del 2011 un dossier di oltre 10mila pagine è stato presentato alla Corte penale internazionale de l’Aja dall’associazione di vittime statunitense Snap (Survivors network of those abused by priests) e dalla Ong americana Center for constitutional rights. Destinatari dell’accusa «di crimini contro l’umanità per aver coperto i reati di pedofilia, il Vaticano e i suoi vertici: papa Benedetto XVI, il segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone, il suo predecessore, il cardinale Angelo Sodano, e l’allora prefetto della Congregazione della dottrina della fede, cardinale William Levada. Assistiti dagli avvocati dall’Ong i responsabili di Snap presentarono una «richiesta di dichiarazione di competenza giurisdizionale» presso la Corte. Secondo l’associazione di vittime fondata a Chicago nel 1988 da Barbara Blaine (e che oggi conta migliaia di interventi di sostegno alle vittime in tutti gli Stati Uniti), il Vaticano rappresentato dalle sue gerarchie «ha tollerato e reso possibile la copertura sistematica e largamente diffusa di strupri e crimini “sessuali” contro i bambini in tutto il mondo». Alla denuncia – ancora oggi ferma sul tavolo dei giudici de L’Aja in attesa di un riscontro o di una archiviazione – fu allegata una voluminosa documentazione con l’esposizione dei numerosi casi di pedofilia clericale in tutto il mondo.

    «L’ammissione di responsabilità da parte delle autorità ecclesiastiche che pure c’è stata in questi anni è stata troppo tiepida e soprattutto è avvenuta troppo in ritardo», racconta a Cronache Laiche, Mary Caplan, responsabile Snap per l’area di New York. «Sono state pronunciate spesso parole vuote – aggiunge – a cui non sono seguiti mai fatti concreti. Mentre un fatto è che nel 2005 Benedetto XVI ha invocato l’immunità di capo di Stato per evitare di comparire in un processo in Texas. Noi pensiamo che se il papa in tutta onestà si sentisse innocente, avrebbe colto l’opportunità di presentarsi in tribunale a difendere il proprio operato. Invece, il fatto che lui e i suoi avvocati siano disposti a sfruttare scappatoie legali anziché affrontare direttamente le accuse contro, la dice lunga sulla complicità in questi terribili crimini». Le parole della Caplan rimandano direttamente a un’altra situazione critica, probabilmente quella in cui Ratzinger rischia di più in prima persona.
    Nel 2010, quando era ancora alla guida dell’ex Inquisizione, il futuro Benedetto XVI è stato imputato in una causa civile in qualità di firmatario del De delicti gravioribus, un’epistola indirizzata (il 18 maggio 2001) ai vescovi di tutto il mondo per informarli sulle procedure da adottare nei casi di violenza “sessuale”, anche su minori, compiuta da persone appartenenti al clero cattolico. In quella lettera, che dava esecuzione a un Motu proprio di Giovanni Paolo II, Ratzinger ribadiva il vincolo del segreto pontificio da mantenere durante tutta la procedura investigativa e processuale stabilito nel 1962 dal Crimen sollicitationis. Pena la scomunica.

    Divenuo capo di Stato nell’aprile del 2005, tramite il ministero degli esteri vaticano Benedetto XVI ha immediatamente avanzato richiesta formale d’immunità al presidente degli Stati Uniti, George Bush. Nel settembre 2005, il vice ministro della Giustizia, Peter Keisler ha bloccato la procedura giudiziaria facendo ricorso alla cosiddetta suggestion of immunity, una misura che, via Corte Suprema, deve necessariamente essere recepita dai tribunali di grado inferiore. In quella occasione il vice ministro Usa sottolineò che l´avvio di un procedimento giudiziario nei confronti della Santa Sede sarebbe stato incompatibile con gli interessi della politica estera statunitense.
    In otto anni molte cose sono cambiate, non solo all’interno della Chiesa d’oltreoceano (che nel frattempo ha visto dichiarare bancarotta undici diocesi, in seguito ai risarcimenti extragiudiziali o giudiziali nei casi di pedofilia). Anche alla Casa Bianca siede un altro inquilino, Barack Obama. Il quale, se non altro non dorme con la Bibbia sotto il cuscino.
    Ci sono sufficienti elementi per considerare veritiere le affermazioni del funzionario interpellato dalla Reuters. Dopo il 28 febbraio Joseph Ratzinger continuerà a vivere all’interno del Vaticano per continuare a godere dell’immunità diplomatica. La gendarmeria, che già conosce il papa e le sue abitudini, sarà in grado di garantirgli privacy e sicurezza senza doverle affidare a forze dell’ordine straniere, la qual cosa sarebbe necessaria in caso di un suo trasferimento in un altro Paese. «Vedrei un grosso problema se si trasferisse in qualsiasi altro luogo» precisa il funzionario anonimo alla Reuters. «I servizi segreti della Santa Sede non dispongono delle risorse necessarie a garantire l’incolumità di un ex capo di Stato». Dopo essersi dimesso, Benedetto XVI non sarà più il capo supremo dello Stato Città del Vaticano, ma conserverà sia la cittadinanza che la residenza. Ciò continuerà ad assicurargli l’immunità, in base alle norme dei Patti Lateranensi, anche se si recasse per brevi visite nel nostro Paese.

    Federico Tulli

  • Giudice impone alla Chiesa di rivelare i nomi dei sacerdoti accusati di abusi

    Giudice impone alla Chiesa di rivelare i nomi dei sacerdoti accusati di abusi

    L’Arcidiocesi di Los Angeles, ha sottolineato che gli adempimenti sono stati effettuati e “gran parte delle informazioni in questione sono già state rese pubbliche”

    REDAZIONE
    ROMA

    Saranno presto pubbliche gran parte delle 30.000 pagine di documenti che raccontano, nomi, luoghi, date, e orrori dei casi di pedofilia e abusi sessuali a carico di sacerdoti e prelati della Arcidiocesi cattolica di Los Angeles.

    Si tratta di una delle più gravi storie di pedofilia della Chiesa cattolica americana che portò nel 2007 ad un mega-rimborso alle vittime pari a 660 milioni di dollari. Nonostante l’accordo, l’identità dei sacerdoti coinvolti è sempre stata protetta dall’anonimato: ora, però, su appello dell’associazione delle vittime e di alcune organizzazioni di media Usa, il giudice della Corte suprema dell California, Emilie Elias, ne ha ordinato la pubblicazione.

    La sentenza rovescia un verdetto del 2011, in cui si dava ragione alla richiesta di 20 sacerdoti, concedendo alla Chiesa di `cancellare´ dai documenti i nomi degli ecclesiastici coinvolti. Le migliaia di pagine di denunce, confessioni, atti giudiziari contengono tra l’altro `documenti interni´ alla Chiesa che rivelerebbero corrispondenze scritte tra il Vaticano e preti accusati o colpevoli di abusi.

    «Non credete che i fedeli abbiano il diritto di sapere cosa è acaduto nella loro chiesa locale?», ha chiesto retoricamente il giudice Elias prima di pronunciare il verdetto. I tempi della pubblicazione non sono ancora stati definiti, ma l’avvocato dell’Arcidocesi, Michael Hennigan, ha dichiarato: «L’obiettivo diei miei clienti è arrivare ad una chiusura al più presto della vicenda».