Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Usa, sacerdote abusò di 200 bambini Ratzinger e Bertone occultarono il caso

    Usa, sacerdote abusò di 200 bambini Ratzinger e Bertone occultarono il caso

    Padre Lombardi: “Non fu punito perché malato e non ci furono nuove accuse”. L’Avvenire: “La diocesi
    si mosse, un giudice archiviò tutto”. L’Osservatore: “Tentativo ignobile di colpire il papa”

    ROMA – I vertici del Vaticano, tra cui il futuro Papa Benedetto XVI, occultarono gli abusi di un prete americano, sospettato di aver violentato circa 200 bambini sordi di una scuola del Wisconsin. Lo scrive il New York Times, sulla base di alcuni documenti ecclesiastici di cui è venuto in possesso. La corrispondenza interna tra vescovi del Wisconsin e l’allora cardinale Joseph Ratzinger, scrive il New York Times, mostra che la priorità era, a quel tempo, quella di proteggere la Chiesa dallo scandalo.

    ECCO LA DOCUMENTAZIONE DEL NEW YORK TIMES

    La notizia arriva all’indomani delle dimissioni del vescovo irlandese John Magee, che ha lasciato l’incarico perché travolto da un’inchiesta su presunti casi di pedofilia. E in mattinata, a Roma, due cittadini americani vittime di preti pedofili, insieme ad attivisti dell’associazione statunitense Snap, che raccoglie coloro che denunciano abusi sessuali commessi da sacerdoti, hanno distribuito questa mattina volantini contro Papa Ratzinger proprio al confine tra l’Italia e la Città del Vaticano, cioè al limite tra piazza Pio XII e piazza San Pietro. Sui volantini, la storia del prete del Wisconsin del quale parla oggi il New York Times.

    La vicenda in questione riguarda il reverendo Lawrence C. Murphy, che aveva lavorato nella scuola dal 1950 al 1974. Nel 1996, riferisce il quotidiano americano, l’allora cardinale Joseph Ratzinger non fornì alcuna risposta a due lettere che gli furono inviate dall’arcivescovo di Milwaukee, Rembert G. Weakland, mentre solo otto mesi più tardi il cardinale Tarcisio Bertone diede istruzioni ai vescovi del Wisconsin di avviare un processo canonico segreto che avrebbe potuto portare all’allontanamento di padre Murphy.

    LE FOTO DI PADRE MURPHY

    Secondo la documentazione del New York Times gli unici a preoccuparsi di Murphy sono stati i vertici della diocesi americana e la Congregazione per la Dottrina della Fede, mentre le autorità civili avevano archiviato il caso. In particolare la Congregazione della Dottrina della Fede che si occupò del caso solo tra il 1996 e il 1997, ha dato indicazione di procedere nei confronti di padre Murphy malgrado la lontananza temporale dei fatti costituisse un impedimento a norma di diritto canonico.

    Bertone, precisa il New York Times, fermò questo processo dopo che lo stesso padre Murphy scrisse al cardinale Ratzinger ricordando che il caso era sostanzialmente caduto in prescrizione. “Voglio solo vivere il tempo che mi resta nella dignità del mio sacerdozio. Chiedo il vostro aiuto in questa vicenda”, chiese il sacerdote. Nei documenti, ottenuti dal quotidiano dai legali di cinque uomini che hanno fatto causa alla diocesi di Milwaukee, non c’è traccia della risposta di Ratzinger a questa lettera. Ma secondo quanto si legge, padre Murphy non ricevette mai alcuna punizione o sanzione e fu trasferito in segreto in alcune parrocchie e scuole cattoliche, prima di morire nel 1998.

    Diversa in parte la versione fornita da Avvenire: sul sito il quotidiano dei vescovi italiani sostiene però che dopo la prima denuncia ( 15 maggio 1974) di un ex studente della St. John’s School per i sordi sugli abusi compiuti su lui e altri ragazzi da padre Lawrence Murphy tra il 1964 e il 1970, un’indagine ci fu. Ma il giudice incaricato archiviò il caso. La diocesi di Milwaukee invece allontanò subito padre Murphy, con un permesso temporaneo per motivi sanitari (fino a novembre 1974) che però divenne definitivo. Nel frattempo però le denunce presso la diocesi di Milwaukee si moltiplicarono e tra il luglio e il dicembre del 1993 padre Murphy venne sottoposto a quattro lunghi interrogatori dai responsabili dell’arcidiocesi assistiti da psicologi esperti di pedofilia.

    Il quadro che ne emerse fu quello di un ‘pedofilo tipico’. Il trattamento raccomandato fu quello psicologico per maniaci sessuali oltre a un accompagnamento pastorale/spirituale e una restrizione nell’attività ministeriale. Dalla relazione degli interrogatori si evince che ci furono 29 denunce di ragazzi. Dai documenti successivi si ha poi la dimostrazione che l’arcidiocesi di Milwaukee proseguì nelle indagini cercando di appurare la realtà e l’ampiezza dei fatti. Il 17 luglio 1996 il vescovo Rembert Weakland scrisse all’allora prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede, cardinale Joseph Ratzinger, chiedendo lumi sul caso di padre Murphy e su quello – non collegato – di un altro prete, accusato di crimini sessuali e finanziari. Dai successivi documenti non sembrerebbe che la lettera sia mai arrivata sul tavolo del cardinal Ratzinger e dell’allora monsignor Bertone, segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede.

    Il portavoce del Vaticano, padre Federico Lombardi, con un comunicato citato dal New York Times spiega che elementi determinanti nella decisione di non punire padre Murphy furono la sua salute precaria e l’assenza di nuove accuse nei suoi confronti. Il sacerdote ha certamente abusato di bambini “particolarmente vulnerabili” e violato la legge e si tratta di “un caso tragico”, osserva Lombardi, sottolineando però che il Vaticano è stato messo a conoscenza del caso solo nel 1996, anni dopo la fine delle indagini. Sui motivi per i quali padre Murphy non sia mai stato punito riducendolo allo stato laicale, il portavoce ha risposto che “il diritto canonico non prevede punizioni automatiche”.

    Anche l’Osservatore Romano replica all’articolo del New York Times, definendolo in un editoriale intitolato “Nessun insabbiamento” un “evidente e ignobile intento di arrivare a colpire a ogni costo Benedetto XVI e i suoi più stretti collaboratori”. “La tendenza prevalente nei media è di trascurare i fatti e di forzare le interpretazioni al fine di diffondere un’immagine della Chiesa Cattolica quasi fosse l’unica responsabile degli abusi sessuali, immagine che non corrisponde alla realtà”, denuncia il quotidiano della Santa Sede.

    (25 marzo 2010)

    http://www.repubblica.it/esteri/2010/03/25/news/pedofilia_vaticano_nyt-2883760/

  • «BASTA COL SILENZIO». Tra denunce e controaccuse c’è anche una causa civile sull’utilizzo della Tenuta Cervi

    «BASTA COL SILENZIO». Tra denunce e controaccuse c’è anche una causa civile sull’utilizzo della Tenuta Cervi

    La manifestazione «Anch’io ho subìto violenza dal prete» si terrà il 25 settembre

    • 23/03/2010

    «Anch’io ho subito violenza dal prete»: il titolo del manifesto non lascia spazio a ciò che sarà il programma dell’incontro che si svolgerà a Verona il 25 settembre. Un incontro voluto da due famiglie di Brescia (i genitori di due bimbe di sei anni abusate da un sacerdote) che hanno chiesto la collaborazione e il sostegno dell’associazione Antonio Provolo onlus che nel gennaio 2008 rese pubblici i racconti di abusi ripetuti e continuati subiti dai bimbi sordi ad opera di fratelli laici e sacerdoti che formavano il corpo degli educatori dell’Istituto Provolo. Violenze che si sarebbero protratte per trent’anni – e fino al 1984 – e passate sotto silenzio: le vittime non potevano raccontare.
    Una sofferenza covata per anni, poi il coraggio di esporsi: ora l’associazione presieduta da Giorgio Dalla Bernardina è diventata il catalizzatore per tutti coloro che vogliono uscire allo scoperto e denunciare. Un convegno con esperti, un indirizzo di posta elettronica al quale far pervenire l’iscrizione (lacolpa@libero.it) e professionisti in grado di fornire consulenza e consigli per una mobilitazione concreta e operativa.
    Tra la rabbia delle vittime e le parole forti del Papa ora c’è la richiesta presentata dalla Congregazione vaticana per la dottrina della Chiesa alla Curia veronese.
    «Nessuna delle vittime degli abusi è stata sentita, l’unica persona allontanata è un fratello laico che ora ha più di 70 anni. L’indagine si è limitata a lui, che ha ammesso gli abusi sui bimbi sordi ospiti dell’istituto. Era nel direttivo e fu membro del cda del Provolo, addirittura fu nominato presidente ad interim», spiega Marco Lodi Rizzini, portavoce della Antonio Provolo onlus, «È stato l’unico sentito e subito cacciato tant’è che è stata l’associazione a dargli una mano per trovare una casa e una sistemazione. Era stato buttato in mezzo a una strada. Per quel che riguarda gli altri non mi risulta siano stati ascoltati nè tantomeno allontanati e sono una decina i sacerdoti ancora vivi che in quegli anni si resero responsabili di violenze».
    Le testimonianze e poi la denuncia al vescovo perchè all’uscita dell’articolo de L’Espresso monsignor Zenti espresse incredulità per quei racconti ma parlò di «accuse infamanti per utilizzare i beni della congregazione». L’oggetto della denuncia per diffamazione (per la quale la procura ha chiesto l’archiviazione e ora il fascicolo pende davanti al gip che dovrà decidere) presentata da Giorgio Dalla Bernardina fu questa e altre affermazioni rese in conferenza stampa. «L’unica cosa che possiamo dire è che da quando abbiamo denunciato monsignor Zenti i contributi che ricevevamo da tre importanti realtà private non arrivano più», prosegue Lodi Rizzini, «non abbiamo mai ricevuto molto ma da allora nulla». E aggiunge che il loro scopo è contribuire a creare a Verona un centro audiofonologico per bambini incocleati: l’unico è a Genova. «Il progetto esiste ma servono finanziamenti».
    Denunce di abusi e imbarazzi, come quello creato all’interno della Fondazione Bonoris, proprietaria della tenuta Cervi affidata, come da testamento, all’istituto che a inizio secolo si occupava dell’educazione dei bambini sordi e muti. Imbarazzo dovuto al fatto che, come riferì su queste pagine la direzione della fondazione bresciana, all’indomani delle dichiarazioni choc delle vittime, ad una richiesta di chiarimenti la Curia veronese non rispose. Silenzio e nessuna spiegazione ma ora davanti al giudice civile pende una causa intentata dagli esecutori testamentari per verificare che esistano ancora le condizioni per il rispetto delle volontà del conte Bonoris: la tenuta doveva essere a disposizione di tutti i sordi. Mentre da tempo i membri dell’associazione presieduta da Giorgio Dalla Bernardina in quel luogo non possono entrare.F.M.

    www.larena.it/stories/Cronaca/315843/

     

  • Verona. Indagine canonica su presunte violenze all’istituto per sordomuti

    Verona. Indagine canonica su presunte violenze all’istituto per sordomuti

    VERONA (22 marzo) – Verranno affrontati dalla Congregazione vaticana per la Dottrina della Fede i fascicoli d’indagine canonica sulle presunte violenze sessuali da parte di religiosi operanti all’Istituto per sordomuti “AntonioProvolo” di Verona, avvenute circa 30 anni fa, su 67 alunni e denunciate da un’associazione di famiglie di allievi.

    Lo ha reso noto oggi il portavoce della Curia veronese, mons. Bruno Fasani, precisando che la decisione risponde alle recenti disposizioni papali contro i preti pedofili, allo scopo di accelerare i processi.

    La Diocesi scaligera – chiamata in causa dall’associazione – aveva accertato che episodi di violenze sessuali erano avvenuti, e che nei confronti dei responsabili erano stati presi provvedimenti di allontanamento.

    Per gli ultimi sospettati, con violenze risalenti ai primi anni ’90, erano stati avviati procedimenti canonici di espulsione dalla Congregazione.

    Sul fronte giudiziario, invece, il Giudice per le indagini preliminari di Verona dovrà pronunciarsi il 9 giugno prossimo sull’opposizione all’archiviazione presentata dall’associazione nei confronti del vescovo, mons. Giuseppe Zenti, che aveva in un primo tempo respinto le accuse attribuendole a mire economiche sui beni della congregazione religiosa “Compagnia di Maria”,che gestisce l’istituto Provolo.

    http://www.gazzettino.it/articolo_app.php?id=27570&sez=NORDEST&npl=&desc_sez=

  • PEDOFILIA: AUSTRIA, VITTIME UNITE PER CAUSA MASSA CONTRO CHIESA

    PEDOFILIA: AUSTRIA, VITTIME UNITE PER CAUSA MASSA CONTRO CHIESA

    (AGI) – Vienna, 20 mar. – In Austria le vittime di maltrattamenti e abusi sessuali si uniscono per intentare una causa di massa contro i preti pedofili e la Chiesa. Un avvocato viennese, Werner Schostal, ha annunciato la costituzione di una associazione che minaccia azioni legali con richieste di risarcimento fino a 80mila euro (nel caso di abusi prolungati) per vittima. “Il primo passso – ha spiegato l’avvocato – sara’ quello di cercare di arrivare ad accordi extra giudiziali. Ma se la Chiesa – ha aggiunto – non dimostrera’ la volonta’ di arrivare agli accordi o offrira’ risarcimenti non adeguati, si avvieranno le azioni formali”. L’associazione, che conta di riunire centinaia di vittime, “vuole portare in tribunale i preti autori dei presunti abusi ma anche la Chiesa come responsabile delle loro azioni”, ha precisato l’avvocato. Al vaglio ci sono azioni legali contro il vescovo di Eistendstadt, Paul Iby, e quello di Graz, Johann Weber, sospettato di aver abusto di una ventina di bambini tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80 ed e’ stato sospeso all’jnizio di marzo. –

    http://www.agi.it/estero/notizie/201003201153-est-rt10024-pedofilia_austria_vittime_unite_per_causa_massa_contro_chiesa

  • APRE IL PROCESSO CONTRO LA SETTA ARKEON: PROMETTEVANO DI CURARE I GAY

    APRE IL PROCESSO CONTRO LA SETTA ARKEON: PROMETTEVANO DI CURARE I GAY

    Ordine degli psicologi e Arcigay parti civili per la vicenda del ragazzo fermano
    venerdì 19 marzo 2010 , di il Resto del Carlino

    di FABIO CASTORI

    UMILIAZIONI, manipolazioni mentali, violenze di gruppo, conti bancari prosciugati ed esperienze terrificanti per trovare la strada’ per guarire da tumori, Aids, infertilità, problemi spirituali, affettivi e matrimoniali. Erano più di diecimila le persone pronte a sopportare tutto questo in nome del metodo Arkeon, la più grande piscosetta mai esistita in Italia fino ad oggi. Si è aperto ieri, davanti al collegio penale del tribunale di Bari, il processo agli 11 guru finiti alla sbarra dopo anni di indagini della Digos. Tutti dovranno rispondere, a vario titolo, dei reati di associazione per delinquere, truffa, esercizio abusivo della professione medica, violenza sessuale, maltrattamenti di minori e incapacità procurata da violenza. Gli imputati hanno preferito non presentarsi in aula, inviando a rappresentarli gli avvocati difensori. Presenti, invece, associazioni e privati che si sono costituti parte civile per il risarcimento dei danni causati dalla setta. Tra questi il Centro studi abusi psicologici Cesap, l’associazione dei familiari delle vittime delle sette Favis, il Codancons e la psicologa Lorita Tinelli. A loro si sono aggiunti ieri anche l’Ordine degli psicologi e l’Arcigay. Quest’ultimi sono entrati in ballo dopo il caso del 18enne fermano che il padre avrebbe fatto curare dalla setta per la sua omosessualità. Tra le vittime di Fermo anche un uomo, deceduto a causa di un tumore, che avrebbe abbandonato la famiglia e le cure mediche per seguire il percorso di Arkeon. Il primo colpo di scena del processo è arrivato quando gli avvocati difensori hanno presentato la lista dei testimoni: ben 275 persone, tutti adepti di Arkeon. Momenti di tensione all’ingresso in aula delle telecamere di Striscia la Notizia’ e delle moltissime televisioni presenti. Gli avvocati di Arkeon, infatti, sostenendo di voler evitare che il processo si trasformasse in un fenomeno mediatico, hanno chiesto l’allontanamento dei cameraman e dei fotografi. I fatti contestati risalgono al periodo compreso tra il 1999 e il 2008, durante il quale, secondo l’accusa, la setta truffava gli adepti (tra loro anche moltissime persone del Fermano) costringendoli a partecipare a costosi seminari, convincendoli che solo in questo modo sarebbero guariti da tumori, aids, infertilità, disagi di qualsiasi genere oppure da problemi spirituali. Tra gli esercizi’ richiesti c’era quello di travestirsi e andare a chiedere l’elemosina per strada o sottoporsi a percorsi no limits’, durante i quali, sempre secondo le denunce presentate, si sarebbero consumate violenze di gruppo.

    www.gaynews.it/view.php?ID=84310

    Diffamarono i testimoni, 47 indagati
    Sotto accusa gli adepti dell’Arkeon
    La setta psico-satanica prometteva attraverso i suoi corsi di poter risolvere problemi psichici e malattie gravissime
    Investigatore. Il dirigente della Digos di Bari, Stanislao Schimera.

    Investigatore. Il dirigente della Digos di Bari, Stanislao Schimera.

    BARI — Quarantasette avvisi di garanzia sono stati notificati dai poliziotti della Digos di Bari ad adepti dell’associazione «Arkeon» responsabili di diffamazione in concorso. Il pm inquirente Francesco Bretone ha accertato che gli indagati hanno denunciato, pur sapendo della loro innocenza, coloro che pubblicamente avevano segnalato gli abusi subiti dai responsabili di «Arkeon». In particolare le vittime intervenute durante alcune trasmissioni televisive. Il leader del gruppo, Vito Carlo Moccia, – secondo la Digos – avrebbe convinto i suoi seguaci a denunciare i loro accusatori fornendo addirittura un modello di denuncia da utilizzare.

    La setta psico-satanica radicata in mezza Italia che prometteva attraverso i suoi corsi a pagamento di poter risolvere problemi psichici, malattie gravissime, ricongiungimenti con la persona amata, è stata smascherata nel 2007 dalla Digos di Bari e nei giorni scorsi è iniziato il processo. Secondo gli inquirenti il maestro Moccia (aveva fondato l’associazione «The sacred Path» il 4 giugno del ’99) era un truffatore che utilizzando tecniche ispirate alle filosofie orientali del Reiki, reinventate da lui e dal suo gruppo, in dieci anni è riuscito a ingannare migliaia di persone, tra cui anche professionisti. Per partecipare ai seminari di «Arkeon», il costo minimo si aggirava sui 260 euro fino a 20 o 30 mila euro (a seconda del livello), ma una coppia del nord Italia per risolvere la crisi coniugale ha sborsato 200 milioni delle vecchie lire. Nei seminari il Maestro faceva fare esercizi terapici che portavano alla spersonalizzazione e alla accettazione di qualsiasi indicazione venisse dal maestro.

    Angela Balenzano
    26 marzo 2010

  • Pedofilia, “L’ex sacerdote non deve essere scarcerato”

    Pedofilia, “L’ex sacerdote non deve essere scarcerato”

    Il religioso, condannato a 12 anni per abusi sessuali su bambini è stato espulso dalla chiesa, ma secondo l’associazione che fece aprire l’indagine si rischia la scarcerazione per cavilli giudiziari. “Potrebbe tornare in Nicaragua per regolare i conti con i testimoni”

    Pedofilia, “L’ex sacerdote non deve essere scarcerato”

    L’Associazione Solidando Onlus di Cagliari ha diffuso una nota nella quale esprime il timore che Marco Dessì, ex sacerdote missionario in Nicaragua, torni in libertà. Il religioso, dopo una lunga inchiesta partita proprio da Parma, era stato condannato in primo grado a 12 anni di reclusione, con rito abbreviato, per abusi sessuali su minori accolti nella missione sudamericana affidata alla sua responsabilità. Recentemente era stato espulso dalla Chiesa con un decreto di Benedetto XVI (la vicenda). L’associazione, dalla quale era partita la denuncia degli abusi, teme che Dessì possa essere rimesso in libertà per una serie di cavilli giudiziari e possa, quindi, ritornare in Nicaragua per ”regolare” i conti con quanti hanno testimoniato contro di lui e con i loro familiari.

    http://parma.repubblica.it/cronaca/2010/03/18/news/condannato_per_pedofilia-2750238/

    Don Marco: nessun perdono
    Trasparenza e rapidità per il preete

    Don Marco: nessun perdono Trasparenza e rapidità per il preete DON MARCO DESSI’
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    Il caso del prete pedofilo di Villamassargia ha fatto da apripista alla lettera di Benedetto XVI sugli abusi sessuali del clero. Una nota ufficiale inviata dal Vaticano anche a quelli che denunciarono la vicenda.

    di LUCIO SALIS

    Domani il Papa divulgherà una lettera sulla pedofilia. È destinata a tranquillizzare i fedeli della Chiesa d’Irlanda, dopo lo scandalo, illustrato nel Murphy commission report , per il quale lo stesso Ratzinger aveva pubblicamente espresso «vergogna». Ma, indirettamente, riguarderà tutti gli altri Paesi nei quali è esploso il fenomeno dei preti pedofili. Compresa la Germania, dove schizzi di fango hanno sfiorato la stessa figura del Pontefice, (o meglio, il fratello Georg, direttore del coro di Ratisbona).

    TRASPARENZA Ormai è un’onda montante che la Chiesa affronta mostrandosi aperta, pronta a discutere pubblicamente, per arginare l’accusa di aver fatto finta di non vedere anche i casi più scabrosi e di averne insabbiati altrettanti. È in corso una strategia della trasparenza che, insieme a Ratzinger, ha visto scendere in campo cardinali (ultimo monsignor Rino Fisichella) e dignitari della Chiesa abituati a operare in silenzio. Come monsignor Charles J. Chicluna, severo Promotore di giustizia (Pm) della Congregazione per la dottrina della fede (l’ex Sant’Uffizio), capo degli 007 in tonaca, custode dei più scabrosi segreti della Santa sede. Il quale ha addirittura rilasciato un’intervista (tradotta in quattro lingue, la prima e unica che si ricordi) al quotidiano L’Avvenire , in cui ha citato 3000 casi, fra efebofilia, attrazione per adolescenti dello stesso sesso, rapporti eterosessuali e vera e propria pedofilia.

    IL CASO SARDO Con una franchezza un tempo impensabile, oggi indispensabile per difendere l’immagine della Chiesa cattolica nel mondo. Per coincidenza di tempi, l’operazione non abbiamo niente da nascondere investe anche la Sardegna. Uno degli ultimi casi di cui si è dovuta occupare la Congregazione per la dottrina della fede riguarda infatti Marco Dessì, l’ex missionario di Villamassargia ridotto dal Papa allo stato laicale dopo aver abusato, per anni, dei bambini del Coro del Getsemani (ancora una volta un coro) nell’Hogar del nino (orfanotrofio) di Chinandega (Nicaragua). Nei giorni scorsi, la Congregazione ha comunicato, con una lettera ai volontari sardi ed emiliani che lo avevano denunciato, di aver cacciato Dessì dalla Chiesa. Una nota ufficiale, intestata Congregatio pro doctrina fidei , sormontata dallo stemma vaticano, numero di protocollo 239/2006-31234, inviata alle associazioni Solidando, di Cagliari e Rock no war di Modena.

    IL MESSAGGIO Firmata dal segretario della Congregazione, Luis F. Ladaria, arcivescovo titolare di Thibica, spedita per posta, come quelle che partono dai palazzi di giustizia di tutta Italia. E, a parte un tocco di solennità tipico del mittente (accanto al protocollo: in responsione fiat mentio huius numeri) si nota lo stile burocratico «A riscontro della Sua pregiata…» e sbrigativo col quale si liquida «il signor Marco Dessì, una volta sacerdote della Pia Associazione Gesù divino operaio , condannato per abuso di minori dalla competente autorità italiana». Ma è il significato più profondo della missiva a colpire. Mentre in tutte le parti del mondo la Chiesa cattolica viene accusata di occultare e sopire gli scandali, in questo caso dà testimonianza di aver ricevuto da un gruppo di cittadini una denuncia contro un suo ministro, di aver svolto le opportune indagini e di aver fatto giustizia.

    LA CONDANNA Tutto alla luce del sole. Con la necessaria prudenza, ma in tempi accettabili: meno di cinque anni, fra la denuncia e la sentenza. Intanto la magistratura italiana arranca, fra Cassazione e appelli. Dalla lettera emerge inoltre la severissima procedura applicata nei confronti di Dessì, “dimesso dallo stato clericale ex officio et in poenam” con un decreto della Congregazione autorizzato dal Pontefice in persona. Come lo stesso Chicluna dichiarò al cronista (e poi ha confermato nell’intervista ad Avvenire) «nel 10 per cento dei casi, quelli particolarmente gravi e con prove schiaccianti, il Santo Padre si è assunto la dolorosa responsabilità di autorizzare un decreto di dimissione dallo stato clericale». Non si è ritenuto opportuno neppure celebrare un processo penale o amministrativo, com’è avvenuto nel 20 per cento delle vicende su preti pedofili. Per accertare le responsabilità di Dessì, infatti, nel 2005 Chicluna inviò in Nicaragua il suo vice, padre Pedro Funes Miguel Diaz. Al suo rientro, emise un precetto che intimava al prete sardo di tornare immediatamente in Italia, ritirarsi in una casa di preghiera e di astenersi dalla celebrazione dei sacramenti.

    LE PAURE Anche oggi il Vaticano teme che, una volta scontata la pena (8 anni), l’ex prete possa rientrare in Nicaragua dove, coi soldi dei benefattori, ha realizzato scuole, ospedali, e istituti di ricovero. Patrimonio di valore che, mentre era confinato in Italia, si premurava di far intestare a parenti. Da qui, l’emissione, il 13 gennaio scorso, di un decreto penale, a pena di interdetto, col quale «per il bene delle anime e per impedire la reiterazione dei delitti denunciati», si inibisce a Dessì di rimettere piede in Nicaragua senza il permesso scritto della Congregazione. Anche l’associazione Solidando, in un comunicato, esprime la preoccupazione che «Marco Dessì possa tornare in Nicaragua per regolare i conti con quanti hanno testimoniato contro di lui e con i loro familiari, già pesantemente minacciati», ma soprattutto «che possa riprendere le sue pratiche illecite ai danni dei minori».

    LA MORALE Dopo aver richiamato i termini della triste vicenda, Solidando scrive: «La Santa Sede ci ha incoraggiato nel nostro proposito di denunciare il fatto alla magistratura italiana». Successivamente, la stessa Congregazione per la dottrina della fede ha contribuito all’assistenza dei giovani arrivati in Italia dal Nicaragua per deporre in Tribunale e si è preoccupata di tutelarli al rientro nel loro Paese. Riguardo alla dolorosa esperienza nel paese del centro America, Solidando precisa di aver agito contro Marco Dessì «con il solo scopo di pervenire alla verità e come responsabilità morale nei confronti di tutte le persone che hanno sostenuto e sostengono i nostri progetti».

    Giovedì 18 marzo 2010 08.25

  • Pedofilia:Snap crea associazione tedesca

    Pedofilia:Snap crea associazione tedesca

    www.ansa.it/web/notizie/rubriche/to…1735759438.html

    Pedofilia:Snap crea associazione tedesca
    ‘Siamo i piu’ forti al mondo e chiediamo inchiesta statale’
    22 marzo, 10:36

    Pedofilia:Snap crea associazione tedesca (ANSA) – MONACO DI BAVIERA, 22 MAR – L’associazione Snap creera’ nell”area europea di lingua tedesca’ un gruppo di autotutela per persone abusate da religiosi.

    L’organizzazione americana si presenta come ‘la piu’ grande e fortemente visibile’ associazione di vittime di preti pedofili.

    L’annuncio e’ in un invito a una conferenza stampa per oggi a Monaco di Baviera in cui -segnala l’associazione- verra’ avanzata la ‘richiesta di un’inchiesta statale sulle diocesi tedesche’ (come ‘ha fatto il governo irlandese’).

  • Scandalo abusi, è rissa tra Vaticano e Germania

    Scandalo abusi, è rissa tra Vaticano e Germania

    http://edicola.lagazzettadelmezzogiorno.it….&view=ZW50aXR5

    Scandalo abusi, è rissa tra Vaticano e Germania
    Il vescovo di Ratisbona: la ministra che ci accusa è una massona
    • ROMA. Uno dei vescovi tedeschi più vicini a papa Benedetto XVI ed in prima linea nell’operazione trasparenza sullo scandalo degli abusi sessuali nella Chiesa cattolica in Germania ha reagito ieri a recenti critiche del Guardasigilli di Berlino sostenendo che la ministra non ha i titoli per pronunciarsi su questo tema dato che sarebbe vicina alla massoneria e vorrebbe in sostanza depenalizzare la pedofilia.

    La reazione, che alimenta un attrito in corso fra Chiesa cattolica e parte del governo tedesco, è venuta dal vescovo di Ratisbona, Gerhard Mueller: a margine di un convegno teologico alla Pontificia università lateranense di Roma, davanti a telecamere, l’alto prelato ha affermato che «la nostra ministra della Giustizia appartiene all’Unione umanistica», l’ «Humanistische Union». Il vescovo ha sostenuto che questa associazione è una sorta di massoneria che «considera normale la pedofilia e vuole depenalizzarla. Questa signora ci critica, mentre dovrebbe criticare la sua stessa ideologia».

    Le critiche cui ha fatto riferimento Mueller sono le accuse di «silenzio» rivolte al Vaticano dalla Guardasigilli, la liberale Sabine Leutheusser-Schnarrenberger. L’espo – nente della Fdp nei giorni scorsi aveva accusato il Vaticano di avere di fatto ostacolato le indagini sugli abusi sessuali commessi negli anni passati in scuole cattoliche tedesche e ha chiesto che le vittime vengano risarcite. L’accusa aveva costretto la cancelliera Angela Merkel, cristiano-democratica (Cdu), a correre ai ripari affermando pubblicamente che la Chiesa prende «molto seriamente» la questione degli abusi sessuali su minori.

    La ministra, come ha annun ciato ieri in tv un suo sottosegretario, ha proposto per il 25 marzo un incontro chiarificatore al presidente della conferenza episcopale tedesca, Robert Zollitsch, che ieri incontrerà il papa a Roma per parlargli anche di questo tema.

    Non c’è bisogno comunque, ha detto Mueller, di coinvolgere il papa: «si tratta di casi di 40-50 anni fa» amplificati da «un gran clamore dei mass media mentre i problemi che abbiamo oggi in Germania sono altri». Nel Paese inoltre «abbiamo vescovi forti» e «capaci» di affrontare la questione anche se «per la maggior parte si tratta di casi del passato ed il passato non può essere modificato».

    Il pulpito da cui sono venute le notazioni sulla ministra, considerata di tendenze progressiste e nota per dire apertamente come la pensa, è autorevole. Gerhard Ludwig Mueller, come è stato ricordato ieri al convegno presentando il suo intervento, è docente di dogmatica e fondatore dell’isti – tuto che sta curando l’edizione in 16 volumi di «tutta l’opera di Joseph Ratzinger» di cui ad aprile uscirà il terzo tomo.

    Mueller, inoltre, è impegnato in una missione delicata: far luce su eventuali abusi nel coro dei «passerotti del Duomo« (i Domspatzen, le celebri voci bianche di Ratisbona) di cui è stato direttore il fratello di papa Benedetto XVI, Georg Ratzinger.

  • Reportage dell’inviato di Repubblica racconta le “ferite d’Irlanda”

    Reportage dell’inviato di Repubblica racconta le “ferite d’Irlanda”

    Irlanda
    Reportage dell’inviato di Repubblica racconta le “ferite d’Irlanda”
    Le ferite d’Irlanda
    DAL NOSTRO INVIATO ENRICO FRANCESCHINI
    Repubblica 5 marzo 2010
    DUBLINO Era una bambina di otto anni, quando la strapparono dalle braccia della madre, giudicata incapace di provvedere ai suoi bisogni, e la rinchiusero in orfanotrofio. «Ho vissuto prigioniera di un incubo fino alla maggiore età», ricorda Kathleen O’Sullivan, una delle vittime delle violenze e degli abusi sessuali perpetrati per decenni nelle scuole, nei riformatori, nelle parrocchie di tutta l’Irlanda. «Le suore ci affamavano, mangiavo la carne, una salsiccia, soltanto a Natale, e ricevevo un uovo sodo per Pasqua. Ma questo era il meno. Ci picchiavano per un nonnulla. Ci seviziavano fisicamente e psicologicamente. Facevo la pipì a letto dalla paura tutte le notti, e loro per punizione mi costringevano a sfilare nuda per la camerata con in testa le lenzuola bagnate di urina. Era un sistema sadico, satanico. I giornali hanno scritto che è stato il nostro Olocausto». «Ma se è così aspettiamo ancora la Norimberga che faccia piena luce e giustizia su quel mostruoso abominio». Luce e giustizia dovevano venire con l’inchiesta ordinata dal governo, durata dieci anni e conclusa nel maggio scorso da un voluminoso rapporto. Cinquemila pagine di testimonianze e indagini sull’attività di 216 istituti gestiti da preti, frati, suore, dai quali tra il 1914 e il 2000 sono passati 35 mila minorenni. La pubblicazione ha sconvolto l’Isola di Smeraldo. Il 90 per cento dei testimoni hanno riportato di avere subito violenze fisiche. La metà hanno raccontato di avere sofferto abusi sessuali. Molti erano orfani. Altri, come Kathleen O’Sullivan, venivano strappati a famiglie povere senza alcuna ragione, per essere trasformati in schiavi del lavoro. Malnutrizione, percosse, terrore e stupri erano il loro pane quotidiano. Tra gli irlandesi, lo shock è stato immenso. E’ perfino diminuito, secondo le statistiche, il numero dei fedeli a messa. Molta gente ha perso la fede: nella Chiesa, nello Stato, nel prossimo. L’Irlanda si è guardata allo specchio, e quel che ha visto l’ha fatta rabbrividire. Eppure, a sei mesi di distanza dalla pubblicazione, si moltipllcano le accuse secondo cui il rapporto è stato una«copertura», un «insabbiamento» o «solo la punta dell’iceberg», come sostiene Kathleen, una delle poche vittime che è riuscita a ricostruirsi un’esistenza: oggi fa il giudice dì pace e ha scritto un libro, “Childhood interrupted” (Infanzia interrotta), sulla tragedia vissuta da lei e da migliala di suoi compatrioti. Il processo di riparazione e di espiazione, affermano le associazioni formate dai “superstiti”, è stato sommario, sbrigativo, riduttivo. Per cominciare, il rapporto non fa nomi, ne delle vittime, e questo è in parte comprensibile, ne dei carnefici -a meno che non siano già stati condannati in sede giudiziaria.e questo protegge decine o centinaia di individui non solo dalla giustìzia penale ma dall’essere almeno identificati in pubblico. «Due delle suore che mi hanno torturato per anni sono ancora vive, libere», dice la signora O’Sullivan, «io vorrei ritrovarmi con loro in un’aula di tribunale, guardarle in faccia, sentire cosa rispondono alle accuse, e non è possibile». In secondo luogo, soltanto una parte delle vittime sono state rintracciate e interrogate: «Nessuno ha interrogato me, e chissà quante altre non sono state ascoltate», accusa Kathleen. E inoltre, per effetto di un accordo con i Christian Brothers, la più vasta associazione religiosa nazionale, è soprattutto lo stato, non la Chiesa, a pagare risarcimenti alle vittime che fanno causa, 12 mila delle quali hanno finora ricevuto compensazioni per un totale di un miliardo di euro. La Chiesa irlandese se l’è cavata con un indennizzo una tantum di 34 milioni di euro e l’accordo lamette al sicuro da ulteriori rivendicazioni legali. Se non in denaro, la Chiesa ha pagato in mortificazioni. Un cardinale irlandese è andato in pensione in anticipo. Quattro vescovi, su pressioni del Vaticano, sono stati costretti a dimettersi. Un pugno di sacerdoti sono finiti in prigione. Uno si è suicidato. E a Roma Benedetto XVI ha chiesto che siano prese misure per impedire che “accadano di nuovo simili abusi». Ma è abbastanza? Non per le vittime. Il rapporto rivela che l’Arciodiocesi di Dublino ha «ossessivamente» nascosto gli abusi per almeno trent’anni. Tredici vescovi erano a conoscenza delle violenze e non le denunciarono. Un prete ammise di avere abusato sessualmente di oltre cento bambini, e non venne rimosso dall’incarico. Un altro confessò di avere abusato sessualmente di un bambino alla settimana per venticinque anni, e non perse il posto. «Non ci sono stati arresti o dimissioni di massa, ne trai religiosi, ne tra le autorità che ne sono diventate complici, coprendone i crimini», dice Kathleen O’Sullivan. La commissione d’inchiesta è stata creata sull’onda dello scandalo suscitato da un coraggioso documentario televisivo che rivelò per la prima volta cosa si nascondeva dietro le mura di chiese e conventi, accusano le associazioni delle vittime, ma lo scopo era «voltare pagina, chiudere il doloroso capitolo, se non in-sabbiare».Dice ancora Kathleen nel suo j’accuse senza più lacrime da spargere: «II primo presidente della commissione si è dimesso dopo tré anni affermando che non aveva libertà di manovra, insomma che non poteva lavorare. Il presidente che ne ha preso il posto era un giudice legato all’establishment religioso. Il risultato si vede». Beninteso, le cinquemila pagine del rapporto non sorvolano su quello che accadeva dentro le «case degli orrori», come le definiscono le vittime. I giornali ne hanno finora riassunto il contenuto ed è bastato per farli sommergere di lettere che dicono: «Mi vergogno di essere irlandese». Non è una lettura facile, ma bisogna farla, per cercare di capire. E’ come se da quegli edifici adornati dal crocefisso su cui è morto il Signore, da quelle case di Dio in cui vigeva, per gran parte della giornata, la regola del silenzio, tutto ami tratto fuoriuscissero le urla disperate di generazioni di bambini. Ascoltiamoli. I bambini venivano «presi a pugni, a calci, frustati, accoltellati, obbligati a inginocchiarsi o a restare in piedi per giorni, costretti a dormire all’aperto in inverno, a fare docce gelate, appesi a un palo, assaliti da cani, legati per essere picchiati meglio». Dice uno: «Non feci bene il letto. Il prete mi fece denudare e mi frustò lungamente con una frusta di cuoio a cui erano attaccate delle monete». Un altro: «Appena arrivato, il frate mi fece spogliare, piegare a gambe larghe su una scrivania, mi ordinò di dire il Padre Nostro e si mise a frustarmi». Un terzo: «Non dimenticherò mai il gatto a nove code». Un altro: «II prete lasciava la frusta di cuoio all’aperto di notte, perché si gelasse e facesse più male». Ancora: «Mi mettevano sale nelle ferite perché bruciassero di più». Un altro: «Gli piaceva tenermi la testa fra le gambe e frustarmi nel sedere». Ancora: «La notte era la cosa peggiore, se non venivano a prenderete, sentivi che portavano via un altro e le urla risuonavano per tutto l’edificio». Elenco di abusi sessuali in un istituto religioso: «89 masturbazioni forzate, 68 stupri anali, 6 penetrazioni digitali». Un ragazzino: «II prete mi prese la mano, e se la mise nelle parti private. Scoppiai a piangere. Mi schiaffeggiò. La notte dopo tomo e feci come voleva». Un altro: «Mi chiudeva a chiave nella sua stanza, mi spogliava, si faceva toccare, mi picchiava e poi mi stuprava». Un terzo: «Un frate guardava mentre l’altro mi stuprava, poi facevano cambio». Una bambina: «La suora mi frustava con una cintura dalla fibbia di metallo». Un’altra: «La suora mi faceva mangiare il mio vomito». Una terza: «Mi legò al letto e mi diede cento frustate». Elenco di abusi sessuali, stavolta su femminucce: «27 stupri vaginali, 22 masturbazioni forzate, 10 contatti genitali». Un esempio per tutti: «La suora mi portò da un uomo. Lei mi spogliò, mi lavò, mi toccò, poi mi diede a lui perché mi stuprasse». Tutti i giorni, tré volte al giorno, i rintocchi della campana dell’Angelus risuonano sul primo canale della televisione nazionale irlandese, come

    a scandire il tempo del paese più ferventemente cattolico d’Europa. Ma oggi gli irlandesi si chiedono angosciosamente per chi suona davvero quella campana. Per le migliala di vittime dell’abominio, che hanno ottenuto solo una parvenza di giustizia? Perla chiesa cattolica irlandese, avvilita da dimissioni e processi? Oppure per il Vaticano e per papa Benedetto XVI, che le associazioni di sopravvissuti alla tragedia accusano di una condanna tardiva e troppo debole? O suona per l’Irlanda intera, per le sue istituzioni, sospettate di avere lanciato l’inchiesta più per nascondere che per fare emergere fino in fondo le dimensioni dell’orrore e le responsabilità collettive? «Ecco cosami fa più orrore», dice Kathleen O’Sullivan. «L’idea che cosi tanti abbiano potuto fare così tanto male, o almeno l’abbiano tollerato, abbiano preferito non vederlo e anche oggi preferiscano dimenticare. Viene da chiedersi se erano tutti mostri o se questa è la normalità umana». Non solo per vittime e carnefici, non solo per preti e suore, per politici e poliziotti, suona a Dublino la campana dell’Angelus. Essa suona per tutti.

  • Pedofilia: Austria, 3 sacerdoti sospesi Uno di loro ha ammesso violenze su studenti scuola monastero

    Pedofilia: Austria, 3 sacerdoti sospesi Uno di loro ha ammesso violenze su studenti scuola monastero

    Pedofilia: Austria, 3 sacerdoti sospesi (ANSA) – BERLINO, 11 MAR – Sospesi per presunti abusi sessuali su ragazzi 3 preti cattolici del monastero di Kremsmuenster, nel distretto di Kirchdorf in Austria. Sollevati dalle loro funzioni sacerdotali, i religiosi avrebbero compiuto negli anni ’80 maltrattamenti nei confronti di alcuni ragazzi della scuola gestita dal monastero. L’abate di Kremsmuenster, Ambros Ebhart ha riferito che uno dei tre sacerdoti, un padre di 75 anni, ha ammesso gli abusi. ‘Un chiarimento su questi casi e’ dovuto’, ha aggiunto.

    http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2010/03/11/visualizza_new.html_1732184330.html

    Pedofilia/ Austria, in due settimane denunciati 174 casi abusi
    di Apcom
    Il sistema educativo cattolico in Austria riassunto in “sadismo”

    Vienna, 2 apr. (Apcom) – Sono 174 i casi di maltrattamenti o di abusi sessuali all’interno delle istituzioni cattoliche in Austria denunciati nel corso delle ultime due settimane, da quando cioè è stato istituito un numero telefonico speciale a disposizione delle vittime. Lo ha reso noto l’associazione “Piattaforma delle vittime della violenza nella Chiesa”. Il numero è stato chiamato da 150 persone e “siamo venuti a conoscenza di 174 casi”, ha spiegato Holger Eich, psicologo, membro dell’associazione durante una conferenza stampa alla quale ha preso parte anche una delle vittime. “Ogni giorno ne veniamo a sapere di nuove sui metodi di educazione nelle istituzioni cattoliche in Austria negli anni ’60 e ’70”, ha commentato Eich, prima di aggiungere: “Tutto si può riassumere con una sola parola: sadismo”. Nel 43% dei casi registrati si tratta di violenze fisiche, nel 34% di aggressioni sessuali, nel 23% di violenze morali. Secondo le statistiche dell’associazione il 68% delle vittime sono uomini, come il 74% degli autori delle violenze. Al momento tutte le denunce sono sotto esame e i fatti in corso di verifica. Si valuta anche la possibilità di presentare una denuncia collettiva contro la Chiesa. In Austria, l’arcivescovo di Vienna, cardinale Christoph Schoenborn, ha istituito una commissione d’inchiesta laica e indipendente, presieduta da una donna, Waltraud Klasnic, incaricata di esaminare le diverse denunce. (fonte afp)

    www.wallstreetitalia.com/articolo.asp?art_id=903239

    Austria Critiche alla «inquisitrice»: troppo legata al clero, non è adatta

    Ha provocato sorpresa, ma anche una serie di critiche la decisione dell’arcivescovo di Vienna Schoenborn di nominare una donna, l’ex governatore della Stiria, Waltraud Klasnic, alla testa di una commissione indipendente sugli abusi sessuali dei preti in Austria. Molti dicono che né preti né politici debbano farne parte e giudicano la Klasnic, del partito popolare Oevp (cattolico), troppo vicina alla Chiesa e inadatta a lavorare in modo indipendente. Scettica l’organizzazione «Wir sind Kirche» (Noi siamo chiesa), mentre la «Laieniniziative» (Iniziativa laica) dà un giudizio positivo. È «il tipico tentativo di mettere la cosa su un binario non pericoloso» ha detto Schermann, parroco ed editore di «Kirche-In»: dalla Klasnic, legatissima alla Chiesa, non ci si può aspettare indipendenza e «deve essere recisamente respinta». Per lui bisognerebbe dare più ascolto alle vittime e cooptare i loro rappresentanti nella commissione.