Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • PEDOFILIA: VITTIME A S.PIETRO,2 ORE ALLA POLIZIA MA NON SAPEVAMO PERCHE’

    PEDOFILIA: VITTIME A S.PIETRO,2 ORE ALLA POLIZIA MA NON SAPEVAMO PERCHE’

    25-03-10
    PEDOFILIA: VITTIME A S.PIETRO,2 ORE ALLA POLIZIA MA NON SAPEVAMO PERCHE’

    (ASCA) – Citta’ del Vaticano, 25 mar – Sono state trattenute per due ore nel Commissariato di polizia di Borgo, vicino al Vaticano, le quattro vittime di abusi sessuali da parte di preti dell’associazione Snap (Survivors Network of those Abused by Priests) che questa mattina hanno improvvisato una conferenza stampa a Piazza Pio XII, di fronte Piazza San Pietro. ”Alla fine – ha spiegato Barbara Dorris – ci hanno detto che siamo stati fermati perche’ avevamo fatto una ‘conferenza stampa non autorizzata”’ ma ”per due ore non siamo riusciti a sapere perche’ ci trattenessero”. ”Ci hanno confiscato le foto e i cartelli che avevamo e non ci lasciavano telefonare”, aggiunge, ”finche’ non siamo riusciti a mandare un messaggio e qualcuno ha avvertito l’ambasciata” Usa a Roma.

    Alle 15, i quattro attivisti (Peter Isely, John Pilmaier, Barbara Dorris e la presidente dell’associazione Barbara Blaine) sono stati infine lasciati andare. ”Se avessimo solamente recitato degli Ave Maria non ci avrebbero fermato, ma non gli piaceva il messaggio che mandavamo”, conclude Dorris che annuncia la volonta’, malgrado le difficolta’, di provare ad aprire una sezione italiana di Snap.

    asp/sam/ss

  • Gli attivisti americani, aderenti all’associazione contro gli abusi Snap, sono stati fermati da agenti della Polizia

    Gli attivisti americani, aderenti all’associazione contro gli abusi Snap, sono stati fermati da agenti della Polizia

    http://roma.corriere.it/roma/notizie/crona…716722179.shtml

    Pedofilia, alcune vittime distribuiscono volantini davanti a San Pietro
    Gli attivisti americani, aderenti all’associazione contro gli abusi Snap, sono stati fermati da agenti della Polizia

    ROMA – Alcuni americani vittime di preti pedofili e due altri attivisti dell’associazione statunitense Snap, che organizza quanti denunciano abusi sessuali commessi da sacardoti, hanno distribuito questa mattina volantini contro Papa Ratzinger proprio al confine tra l’Italia e la Città del Vaticano, cioè al limite tra piazza Pio XII e piazza San Pietro. Sono stati subito fermati dalla Polizia.

    CARTELLI E FOTO DI RATZINGER – Gli attivisti della Snap (Survivors network of those abused by priests) hanno protestato contro Benedetto XVI (uno indossava un cartello con la foto di Ratzinger) ricordando il ruolo che ebbe in qualità di Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede nella copertura degli abusi compiuti dal sacerdote Lawrence Murphy. «Benedetto XVI, quando era Capo della congregazione per la dottrina della fede – si leggeva su uno dei cartelli esposti – ha ignorato ripetute richieste provenienti da parte di tre vescovi di rimuovere dal sacerdozio il molestatore seriale Lawrence Murphy». Il riferimento è alla vicenda di Lawrence Murphy, un prete del Wisconsin, accusato di abusi su almeno 100 bambini sordi e che non fu processato dalla Congregazione della Dottrina della Fede in base alla richiesta dell’arcivescovo di Milwakee, mons. Rembert Weakland (poi costretto alle dimissioni perchè reo confesso di una relazione omosessuale con uno studente di teologia).

    NEW YORK TIMES – Proprio oggi, il portavoce vaticano Federico Lombardi ha risposto in merito al New York Times che il presule avrebbe potuto e dovuto denunciare a suo tempo Murphy alle autorità civili, in quanto le norme del diritto canonico non lo hanno mai impedito. E invece ha messo a conoscenza del caso il Vaticano «solo nel 1996, cioè molti anni dopo la fine delle indagini». In quel momento «la precaria salute di padre Murphy» impediva che potesse difendersi e si ritenne di non procedere con un giudizio. Il sacerdote, vecchio e malato, è morto subito dopo. Agenti della Polizia di Stato hanno poi identificato i quattro esponenti dello Snap chiedendo loro di seguirli al Commissariato Borgo.

    Fatemi capire perchè le vittime americane di abusi di preti pedofili che distribuivano volantini davanti a Piazza San Pietro sono state fermate dalla polizia. Che facevano di male? Perchè i poliziotti non sono stati mandati a fermare qualche spacciatore di droga nei pressi delle scuole o qualche ristoratore che serviva cibi avariati a prezzi altissimi? Che reato hanno commesso quei manifestanti?

  • PEDOFILIA: DUE VITTIME USA DIFFONDONO VOLANTINI A S. PIETRO

    PEDOFILIA: DUE VITTIME USA DIFFONDONO VOLANTINI A S. PIETRO

    www.agi.it/news/notizie/20100325114…tini_a_s_pietro

    PEDOFILIA: DUE VITTIME USA DIFFONDONO VOLANTINI A S. PIETRO

    (AGI) – CdV, 25 mar. – Due americani vittime di preti pedofili e due altri attivisti dell’associazione statunitense Snap, che organizza quanti denunciano abusi sessuali commessi da sacardoti, hanno distribuito questa mattina volantini contro Papa Ratzinger proprio al confine tra l’Italia e la Citta’ del Vaticano, cioe’ al limite tra piazza Pio XII e piazza San Pietro. Uno di loro indossa un cartello con una foto di Ratzinger. I testi si riferiscono alla vicenda di Lawrence Murphy, un prete del Wisconsin, accusato di abusi su almeno 100 bambini sordi e che non fu processato dalla Congregazione della Dottrina della Fede la richiesta dell’arcivescovo di Milwakee, mons. Rembert Weakland (poi costretto alle dimissioni perche’ reo confesso di una relazione omosessuale con uno studente di teologia). Proprio oggi, il portavoce vaticano Fdeerico Lombardi ha risposto in merito al New York Times che il presule averebbe potuto e dovuto denunciare a suo tempo Murphy alle autorita’ civili, in quanto le norme del diritto canonico non lo hanno mai impedito. E invece ha messo a conoscenza del caso il Vaticano “solo nel 1996, cioe’ molti anni dopo la fine delle indagini”. In quel momento “la precaria salute di padre Murphy” impediva che potesse difendersi e si ritenne di non procedere con un giudizio. Il sacerdote, vecchio e malato, e’ morto subito dopo.z .

    www.asca.it/news-PEDOFILIA__POLIZIA…04561-ORA-.html

    25-03-10

    PEDOFILIA: POLIZIA FERMA SIT-IN VITTIME DAVANTI SAN PIETRO. 5 FERMATI

    (ASCA) – Citta’ del Vaticano, 25 mar – La polizia italiana ha interrotto un sit-in di vittime dei preti pedofili che stavano parlando con decine di giornalisti in piazza Pio XII, di fronte piazza San Pietro. Quattro membri dell’associazione statunitense di vittime di abusi sessuali da parte di preti Snap – piu’ una loro assistente – stavano raccontando la loro storia davanti alle telecamere, tenendo in mano cartelli con le loro foto all’eta’ degli abusi, quando alcune auto della polizia sono arrivate e hanno interrotto il sit-in improvvisato, portandoli in questura.

    http://roma.corriere.it/roma/notizie/crona…716722179.shtml

    IL BLITz

    Pedofilia, due vittime distribuiscono volantini davanti a san Pietro
    I due americani sono stati fermati dalla Polizia

    ROMA – Alcuni americani vittime di preti pedofili e due altri attivisti dell’associazione statunitense Snap, che organizza quanti denunciano abusi sessuali commessi da sacardoti, hanno distribuito questa mattina volantini contro Papa Ratzinger proprio al confine tra l’Italia e la Città del Vaticano, cioè al limite tra piazza Pio XII e piazza San Pietro. Sono stati subito fermati dalla Polizia.

    I CARTELLI E FOTO DI RATZINGER – Gli attivisti della Snap (Survivors network of those abused by priests) hanno protestato contro Benedetto XVI ricordando il ruolo che ebbe in qualità di Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede nella copertura degli abusi compiuti dal sacerdote Lawrence Murphy. «Benedetto XVI, quando era Capo della congregazione per la dottrina della fede – si leggeva su uno dei cartelli esposti – ha ignorato ripetute richieste provenienti da parte di tre vescovi di rimuovere dal sacerdozio il molestatore seriale Lawrence Murphy». Uno dei manifestanti di loro indossa un cartello con una foto di Ratzinger. I testi si riferiscono alla vicenda di Lawrence Murphy, un prete del Wisconsin, accusato di abusi su almeno 100 bambini sordi e che non fu processato dalla Congregazione della Dottrina della Fede la richiesta dell’arcivescovo di Milwakee, mons. Rembert Weakland (poi costretto alle dimissioni perchè reo confesso di una relazione omosessuale con uno studente di teologia).

    NEW YORK TIMES – Proprio oggi, il portavoce vaticano Federico Lombardi ha risposto in merito al New York Times che il presule averebbe potuto e dovuto denunciare a suo tempo Murphy alle autorità civili, in quanto le norme del diritto canonico non lo hanno mai impedito. E invece ha messo a conoscenza del caso il Vaticano «solo nel 1996, cioè molti anni dopo la fine delle indagini». In quel momento «la precaria salute di padre Murphy» impediva che potesse difendersi e si ritenne di non procedere con un giudizio. Il sacerdote, vecchio e malato, è morto subito dopo. Agenti della Polizia di Stato hanno poi identificato i quattro esponenti dello Snap chiedendo loro di seguirli al Commissariato Borgo.

    Redazione online
    25 marzo 2010

  • Pedofilia, “La Caramella Buona” chiede di indagare su due monsignori a Roma e Milano

    Pedofilia, “La Caramella Buona” chiede di indagare su due monsignori a Roma e Milano

    http://www.gazzettadiparma.it/primapagina/…a_e_Milano.html

    12/03/2010 –
    Italia-Mondo

    Pedofilia, “La Caramella Buona” chiede di indagare su due monsignori a Roma e Milano

    «Il Papa fa bene a prendere posizione contro i preti pedofili nel mondo, ma ora dovrebbe andare oltre e chiedere ai vescovi italiani di fare chiarezza su troppi episodi oscuri a casa nostra». Lo scrive in una nota Roberto Mirabile, presidente dell’associazione antipedofilia La Caramella Buona, dopo la condanna da parte di Benedetto XVI degli ultimi episodi di abusi sessuali su minori compiuti da sacerdoti in Irlanda e Germania.
    «Lungi da me condannare a priori la Chiesa cattolica – sostiene Mirabile – ma chiedo formalmente al Papa di indagare sulle eventuali gravissime responsabilità di alcuni prelati in Italia, in particolare un vescovo di Roma e un monsignore decano nel Milanese, insistentemente chiamati in causa in questi mesi nel processo che si svolge nella capitale a carico di un ex parroco accusato di pedofilia».
    Nel processo citato dall’associazione, La Caramella Buona è parte civile e difensiva di diverse vittime. «Mi rivolgo umilmente al Papa – continua Mirabile – affinché verifichi se il vescovo e il decano abbiano taciuto sulle segnalazioni ricevute negli anni dai ragazzi che denunciavano abusi compiuti dal sacerdote ora agli arresti. Personalmente posso dire di avere forti sospetti che questi alti prelati fossero a conoscenza di notizie di atti punibili senza far nulla di concreto. Come associazione offriamo la massima collaborazione alla Santa Sede per debellare questo problema, certo non esclusivo dell’istituzione cattolica, basti pensare a come l’Islam accetti i matrimoni combinati fra bambine e adulti».

  • PRETI PEDOFILI: EX SEMINARISTA PUNTA IL DITO SU DON GELMINI E SULLA PRESUNTA OMERTA’ DELLO SCOMPARSO VESCOVO FRANCO GUALDRINI

    PRETI PEDOFILI: EX SEMINARISTA PUNTA IL DITO SU DON GELMINI E SULLA PRESUNTA OMERTA’ DELLO SCOMPARSO VESCOVO FRANCO GUALDRINI

    PRETI PEDOFILI: EX SEMINARISTA PUNTA IL DITO SU DON GELMINI E SULLA PRESUNTA OMERTA’ DELLO SCOMPARSO VESCOVO FRANCO GUALDRINI

    La pedofilia è una piaga per tutta la società e purtroppo un fenomeno in espansione, un gravissimo crimine che non ha risparmiato le religioni e le chiese o le strutture che le rappresentano, come la Chiesa Cattolica di Roma, per questo motivo pubblichiamo uno stralcio di un lunga testimonianza di Marco Marchese, che da ragazzino voleva fare il prete, e invece secondo quanto da lui raccontato si sarebbe trovato a vivere circostanze traumatizzanti, non ultimi i presunti contatti con don Pierino Gelmini, giorni, fondatore della Comunità Incontro, già indagato per presunti abusi sessuali su alcuni sui ex assistiti, e la conseguente presunta omertà del vescovo Franco Gualdrini, scomparso in questi giorni.

    “MI CHIAMO MARCO MARCHESE: la mia strada e quella di don Pierino si sono incrociate molte volte. In un certo momento della mia vita sono finito a vivere in un borgo della Sabina, Castel di Tora, dove il ‘Don’ aveva messo su una comunità spirituale. C’era un numero ristretto di ragazzi, tutti piuttosto avvenenti, ma ben poco spirituali. Andavano di nascosto a comprar vino e alcolici in paese. Con un paio di loro feci amicizia, entrai in confidenza. Mi confermarono quello che già sapevo. Monsignor Giovanni d’Ercole, funzionario del Vaticano con il quale ero in rapporti per via del mio lavoro, lo sapeva. L’avevo informato anni fa su don Pierino: gli avevo detto tutto,che adescava i ragazzi, che molti anni prima aveva adescato anche me assieme a un amico, e che ora era accusato dai suoi ragazzi di molestie sessuali. Padre Federico Lombardi, all’epoca direttore dei servizi giornalistici di Radio Vaticana, lo sapeva. Durante un’accesa discussione glielo dissi in faccia chi erano e cosa erano stati certi preti per me, gli dissi di don Pierino e di come l’avevo conosciuto, non batté ciglio. Poco dopo gli mandai una lettera. Lo informai fino ai dettagli: manco mi rispose. Scrissi anche alla Procura di Terni, ho fatto un esposto senza firmarmi. Mia madre era ancora viva, avevo due figli piccoli. Lottavo nella totale solitudine, e poi avevo paura che mi accusassero di smania di protagonismo. Ma lo sapevano tutti. Uno di quelli che sapevano era il vescovo di Terni, monsignor Gualdrini. E poi lo dissi al segretario della Cei, che mi attaccò il telefono in faccia. Lo dissi a monsignor Salvatore Boccaccio al tempo vescovo di Poggio Mirteto e ora di Frosinone, telefonai a don Ciotti: era perplesso, mi disse di avere le mani legate”. “Ho un dubbio atroce, Bruno. Se lo sapevano tutti, com’è stato possibile che lasciassero centinaia di ragazzi inermi nelle mani di qualcuno che avrebbe potuto approfittarsi della loro debolezza, del loro bisogno di aiuto, del loro bisogno di protezione?”. Mi guardò con amarezza, si passò una mano irruvidita in mezzo ai capelli grigi, a pettinare i pensieri. “Lo sapevano perché io lo avevo detto, e non ero mica il solo. I ragazzi della comunità lo sapevano tutti. Chi non ci stava veniva allontanato, oppure se ne andava da solo. Sono stato abusato per quattro anni, da quando ne avevo dodici. Ero in seminario, pensavo di avere la vocazione”. Cominciò così, diretto, chiaro. Secco come uno schiaffo. “All’epoca abitavo a Favara, vicino ad Agrigento. Sono nato in Germania, poi quando avevo otto anni ci siamo trasferiti in Sicilia. Volevo diventare prete, almeno lo credevo. Sicché entrai in seminario: fu lì che accadde. All’epoca don Bruno era un assistente, un diacono. Divenne prete l’anno successivo. Mi legai fortemente a lui: sembrava una persona affettuosa, e io mi trovavo fuori di casa ed ero piccolo. Mi circondava di attenzioni. Il seminario, sa, è un po’ come un collegio: si mangia lì, si dorme lì. Andavamo a trovare la famiglia una volta alla settimana, spesso ogni due. Inserirsi è difficile, e trovarsi accanto una persona che si mostra amichevole, affettuosa, fa sentire meno soli”. Parlando, cincischiava con il tovagliolo di carta, un tormento gli mangiava le dita, guardava il piattino, la tazzina, il tavolo. Poi mi posò addosso il suo sguardo malinconico. “Accadde una domenica pomeriggio. Era dicembre, e fuori pioveva. In genere, nei pomeriggi di domenica, si giocava a calcetto nel cortile del seminario. Invece quella volta don Bruno venne da me e mi invitò nella sua camera a riposare. Accadeva spesso che noi ragazzi entrassimo nelle camere degli assistenti. Magari per fare due chiacchiere. Invece quel pomeriggio lui mi spogliò, mi baciò, e poi… poi abusò di me”. Per un attimo la voce vacillò, sembrò sul punto di rompersi, ma riprese. Con lentezza, in un rievocare che dava ancora dolore. “Dopo lui andò in bagno. Quando tornò mi chiese solo: ‘Ti sei sporcato?’. Mi diceva di non preoccuparmi, che non c’era nulla di male. La nostra era solo un’amicizia, un’amicizia particolare, ecco. Così mi diceva. E io gli credevo. Non avevo mai avuto esperienze sessuali, e gli credevo. Mi diceva che era normale, che era giusto. Mi diceva anche che non dovevo dirlo a nessuno, perché avrei suscitato invidie, gelosie. E io non lo dissi a nessuno. Neanche quando l’abuso si ripeté. E poi si ripeté ancora, e ancora. Soprattutto quando pioveva. Veniva a chiamarmi e io andavo da lui”. Sul suo volto fiorì un sorriso amaro, una smorfia alla propria ingenuità di un tempo. “Del resto, io mi ero convinto che la nostra fosse un’amicizia ‘divina’, come diceva lui. Era un uomo di Dio: con lui pregavo, mi fidavo. Ciecamente”. “E poi? Che cos’è accaduto?” “Dopo un anno, lui divenne prete e lasciò il seminario. Però i nostri rapporti divennero ancora più stretti, perché divenne il mio padrino di cresima. Così, nei fine settimana che avevo a disposizione e durante le vacanze, andavo a trovarlo nella sua parrocchia. E accadeva anche lì. In sacrestia. A casa sua. Nel pomeriggio. Anche la sera, se restavo a dormire. Per quattro anni”. […] Alla fine in tribunale non ci erano arrivati. La trasmissione [Mi manda Raitre del 15 dicembre 2006, ndr] aveva sollevato un grosso scalpore, l’avvocato della Curia aveva saputo attirare perfino le antipatie dei cattolici più accesi. Il vescovo aveva dovuto fare marcia indietro e ritirare la richiesta di danni. Anzi, fece di tutto per evitare il processo civile. Don Bruno firmò un accordo con il quale riconosceva ogni responsabilità e si impegnava a corrispondere a Marco un risarcimento per i danni morali. “Si trattava di cinquantamila euro”. Le mani adesso riposavano tranquille sul tavolo, accanto alla tazzina. “Li ho impiegati per sovvenzionare la mia associazione. Si chiama Mobilitazione Sociale. Ci occupiamo soprattutto di ascoltare e aiutare i bambini vittime di abusi”. Per la prima volta sorrise davvero. Un sorriso aperto, giovane, fiducioso. Durò solo un attimo.“C’è talmente tanto da fare,e se ne sa così poco. Il mio non è un caso isolato. Anzi. Le associazioni contro la pedofilia ricevono migliaia di telefonate, di e-mail, di segnalazioni. Non ci sono solo io. La maggior parte delle vittime non ha il coraggio di denunciare. Subisce e tace. Nonostante i dolori dentro, nonostante gli incubi, i malesseri, il desiderio di morire”. Il sole era scomparso dietro le case, il cielo scuriva, e in via dell’Orologio si accendevano i lampioni. Nell’aria tiepida della sera,la gente sciamava verso i locali, i bar, i ristoranti. Per i vicoli rimbalzavano richiami, chiacchiere, risate. Le donne avevano vestiti leggeri che ondeggiavano intorno alle gambe, tacchi che si impigliavano tra le “balate”, sorrisi come lampi di bianco. Gli uomini profumavano di dopobarba e lanciavano occhiate alle ragazze. Sembrava una serata qualunque. Il viaggio nel silenzio era appena incominciato.

    (Fonti: Il Fatto; Altra Città.org – Vania Lucia Gaito)

  • IRLANDA: VESCOVO ACCUSATO CHIEDE A FEDELI DI PAGARE DANNI VITTIME ABUSI

    IRLANDA: VESCOVO ACCUSATO CHIEDE A FEDELI DI PAGARE DANNI VITTIME ABUSI

    (ASCA) – Roma, 3 mar – Un vescovo irlandese accusato di aver coperto per anni i preti pedofili e che ha rifiutato le richieste di dimissioni arrivategli dalle associazioni delle vittime e’ finito ancora una volta nella bufera per aver chiesto ai fedeli della sua diocesi di contribuire al pagamento dei danni che la Chiesa deve pagare a chi e’ stato abusato da membri del clero. Mons. Denis Brennan, vescovo di Ferns, e’ uno dei cinque vescovi ancora in carica ad essere accusato dal Rapporto Murphy di aver contribuito a coprire le responsabilita’ dei preti abusatori, quando era vescovo ausiliare di Dublino, ed e’ finora l’unico dei presuli coinvolti ad essersi rifiutato di presentare le sue dimissioni a papa Benedetto XVI. Il vescovo – che era presente a Roma al vertice di due giorni con il pontefice per affrontare lo scandalo pedofilia in Irlanda – ha chiesto qualche giorno fa l’aiuto economico delle parrocchie nel pagamento dei danni e delle spese locali della diocesi nelle cause per abusi sessuali. Il buco della diocesi di Ferns ammonta gia’ a 10 milioni e mezzo di euro, e un portavoce di mons.

    Brennan ha chiesto ai parrocchiani di aiutare la Chiesa a pagare il conto.

    La richiesta di mons. Brennan ha suscitato l’immediata reazione di protesta e indignazione da parte dei fedeli e delle associazioni di vittime degli abusi. ”Inviterei i fedeli – ha detto Colm O’Gorman, fondatore dell’associazione One in Four – a spingere la Chiesa a guardare ai propri beni e alle proprie ricchezze”.

  • Le bugie di don Di Noto. Pedofilia: “Coinvolti 80 preti e alcune suore”, In realtà sono molti di più

    Le bugie di don Di Noto. Pedofilia: “Coinvolti 80 preti e alcune suore”, In realtà sono molti di più

    In internet sono reperibili quasi 130 casi di preti accusati/processati/condannati per pedofilia negli ultimi anni.

    E sono solo i casi noti tramite internet, non le indagini e e i processi coperti dall’omertà della stampa, non i casi che non vengono alla luce perché nessuno denuncia.

    Don Di Noto mente spudoratamente per proteggere la sua casta.

    www.agi.it/cronaca/notizie/20100218…_e_alcune_suore

    PEDOFILIA: DI NOTO, COINVOLTI 80 PRETI ITALIANI E ALCUNE SUORE

    (AGI) – CdV, 18 feb. – “L’Italia non e’ immune dal triste fenomeno dei preti pedofili”. Lo afferma il sacerdote Fortunato Di Noto chiamato da Radio Vaticana a commentare la linea della “tolleranza zero” imposta dal Papa ai vescovi dell’Irlanda.
    “Attualmente – spiega il fondatore dell’associazione antipedofili Meter – in questi ultimi 10 anni, circa 80 sacerdoti sono stati coinvolti. O perche’ denunciati, gia’ processati e condannati riguardo al fenomeno. E’ un fenomeno che esiste, e’ un fenomeno che c’e’, nessuno puo’ dire che non e’ cosi’”. In Italia, concede don DI Noto, “forse e’ piu’ gestito e controllato, anche se ci sono stati dei casi affrontati con imprudenza”. A una domanda su eventuali casi di suore che abbiano compiuto abusi, Di Noto risponde che “questi fenomeni negli istituti religiosi femminili accadono in maniera molto piu’ blanda anche se non c’e’ stato un monitoraggio molto serio riguardo a questi fenomeni. Pero’ esistono, ci sono stati e credo che dobbiamo saperli affrontare”. Credo – spiega don Di Noto alla Radio Vaticana – che anche da noi bisogna fare un lavoro sui seminari, molto, molto lavoro di formazione, di discernimento nei Seminari. Bisogna fare un attento monitoraggio ma anche affrontare le situazioni delicatissime che si vengono a creare con molta oculatezza, prudenza e soprattutto efficacia”. “E credo – scandisce – che noi non dobbiamo mai piu’ permettere che qualcuno ci dica : Tu sei rimasto in silenzio. Tu non vuoi fare niente. Tu non vuoi affrontare il problema. Io credo che ognuno di noi deve assumersi le responsabilita’”. “Umilmente – aggiunge il sacerdote – mi appello ai vescovi: credo sia necessaria una azione pastorale molto piu’ decisi”. Alcuni vescovi, spiega, “hanno aperto Sportelli Meter, dove divengono un luogo pastorale per implantare l’azione per l’infanzia, l’impegno quotidiano nella promozione dei diritti dell’infanzia e nella capacita’ di coordinare con l’azione della pastorale familiare”. Secondo don Di Noto, insomma, gli strumenti ci sono. Non siamo piu’ all’anno zero”. Vogliamo, sintetizza, “una Chiesa che serve l’uomo che sta dalla parte dei poveri, che sta dalla parte dei piccoli, che evita lo scandalo. Perche’ lo scandalo e’ qualcosa di molto serio. del resto lo scandalo, la parola scandalo non e’ altro che un cappio e chi fa il cappio e’ colui che ha la volonta’ di accalappiare qualcuno e quindi di farlo cadere, di farlo incianpare per appropiarsene. Ecco – rileva Di Noto – la Chiesa non puo’ permettersi piu’ di fare questa azione o di coprire questa azione”. All’indomani delle decisioni del Papa e dei vescovi irlandesi, il sacerdote siciliano, dunque, si dice “molto commosso soprattutto per le vittime, per il dolore del Papa e anche per il silenzioso e quotidiano servizio dei mie volontari che ormai da 20 anni si occupano di questo fenomeno e di tanti altri sparsi nel mondo e nel silenzio si adoperano affinche’ questi fatti non accadano e soprattutto nel senso dell’accoglienza delle vittime, che sono ferite profondamente nel cuore, nell’animo che coinvolgono le famiglie e dunque le comunita’ parrocchiali”. “Quando accadono fatti perpetrati da sacerdoti – conclude – e’ un danno enorme a tutta la comunita’ ecclesiale, a tutte le parrocchie e anche alla Chiesa universale: credo che il Santo Padre abbia lanciato un appello, anche un impegno perche’ come e’ vero che dall’alta autorita’ che riveste fara’ una Lettera agli irlandesi, ma credo che da questa lettera pastorale dovremmo attingere un po’ tutti affinche’ questi piu’ in silenzio e soprattutto ancora far si’ che questa sia una azione pastorale quotidiana, dove i bambini devono essere accompagnati, dove i bambini devono essere educati ma dove gli adulti devono imparare a non offendere mai l’infanzia”. (AGI) .

  • Scandalo pedofilia in Germania. Quasi cento i preti accusati di violenze sessuali su minori.

    Scandalo pedofilia in Germania. Quasi cento i preti accusati di violenze sessuali su minori.

    Sta assumendo una dimensione sempre piu’ allarmante lo scandalo dei preti pedofili nella Chiesa cattolica tedesca. Dopo il caso dell’autoaccusa dei tre gesuiti del “Canisius Kolleg”, un famoso liceo cattolico berlinese, una ricerca del settimanale ‘Der Spiegel’ rivela che sono almeno 94 i sacerdoti sospettati di aver commesso abusi su minori dal 1995 ad oggi.
    In base ai dati forniti su richiesta del settimanale da 24 delle 27 diocesi del Paese, e’ emerso che 30 dei 94 preti sospettati di pedofilia sono stati gia’ condannati dai tribunali tedeschi, mentre almeno 10 sarebbero attualmente oggetto di indagine. Delle 27 diocesi tedesche solo quelle di Limburgo, Ratisbona e Dresda-Meissen si sono rifiutare di fornire allo ‘Spiegel’ informazioni su eventuali casi di abusi.
    Il segretario della Conferenza episcopale tedesca, il padre gesuita Hans Langendoerfer, ha dichiarato al settimanale che “queste rivelazioni evidenziano un lato oscuro della Chiesa che mi atterrisce. Intendiamo affrontare pubblicamente l’argomento”.
    Il tema degli abusi sara’ anche trattato nell’ambito della prossima riunione dei vescovi tedeschi, che iniziera’ il prossimo 22 febbraio. Dopo lo scandalo del “Canisius Kolleg”, rivelato il 28 gennaio scorso e riguardante abusi su minori avvenuti negli Anni ‘70 e ‘80, nei giorni scorsi erano stati rivelati numerosi altri casi verificatisi in passato nelle citta’ di Amburgo, Hildesheim, Gottinga, Hannover, Bonn e nella regione della Foresta Nera. I minorenni abusati sessualmente sarebbero almeno trenta, ma secondo la procura di Berlino sara’ difficile portare i responsabili davanti alla giustizia, poiche’ i reati finora portati alla luce sarebbero gia’ caduti in prescrizione. Il termine massimo per emettere un atto di accusa e’ infatti di dieci anni a partire dal compimento del diciottesimo anno di chi ha subito l’abuso.

    fonte aduc

    Pedofilia. Germania, abusi sessuali in scuole cattoliche: 94 le persone coinvolte

    Il settimanale tedesco dedica all’argomento la copertina con una provocatoria foto di un ecclesiastico con la mano nella patta e il titolo “I santarellini – La Chiesa cattolica e il sesso” – Intanto in Germania l’associazione “Chiesa in Movimento” ha chiesto al vescovo di chiedere alla Conferenza episcopale tedesca di permettere il proseguimento dell’attività anche per quei sacerdoti che hanno deciso di ignorare la regola del celibato

    La chiesa cattolica tedesca sta per essere travolta da uno scandalo pedofilia pari a quello che ha sconvolto Usa e Irlanda. Lo rivela il settimanale tedesco “Der Spiegel”, secondo il quale, grazie alle rivelazioni sugli abusi sessuali a danno di adolescenti in collegi dei Gesuiti, sarebbero almeno 94 i sacerdoti e gli insegnanti laici coinvolti nello scandalo degli abusi sessuali su giovani studenti, commessi dal 1995 in diverse scuole cattoliche della Germania.

    La vicenda è venuta alla luce una settimana fa, quando il rettore padre Klaus Mertes del collegio Canisius, prestigioso istituto di gesuiti a Berlino, ha rivelato che almeno venti studenti sono stati vittime negli anni 70-80 di abusi sessuali da parte di almeno due insegnanti, oggi in pensione. Ma ora l’indagine si è allargata anche alla Sankt Ansgar Schule di Amburgo, al St. Blasien nella Foresta Nera, e anche nell’Aloisiuskolleg di Bonn-Godesberg, tutti affidati all’ordine di Sant’Ignazio.

    “Der Spiegel” non esclude che si possa trattare di un primo segnale di un terremoto nella Chiesa cattolica di Germania simile a quello che ha sconvolto recentemente la Chiesa cattolica negli Stati Uniti, dove dal 1950 in poi circa cinquemila preti avrebbero abusato di 12 mila adolescenti. In totale la Chiesa cattolica americana ha pagato due miliardi di dollari di risarcimenti, scrive il settimanale tedesco, ricordando come alcune diocesi non hanno potuto fare fronte alla spesa e sono state costrette a dichiarare il fallimento, come è successo a Tucson in Arizona o San Diego in California.

    Una serie di scandali simili hanno sconvolto anche l’Irlanda dove, secondo una commissione, tra il 1914 e il 2000 circa 35 mila bambini sono stati sottoposti ad abusi sessuali e maltrattamenti. In molti, scrive Der Spiegel, ritengono che sia arrivato il momento di cambiare le posizioni della Chiesa Cattolica rispetto all’attività sessuale, magari abolendo la regola del celibato, in vigore più o meno da mille anni.

    Una raccolta di 7.103 firme in questo senso, a favore di un parroco sospeso dalla carica per avere ignorato la regola del celibato, è stata presentata al vescovo di Wuerzburg, in Baviera, Friedhelm Hofmann. L’associazione “Chiesa in Movimento”, secondo un portavoce diocesano, ha chiesto al vescovo di chiedere alla Conferenza episcopale tedesca di permettere il proseguimento dell’attività anche per quei sacerdoti che hanno deciso di ignorare la regola del celibato. L’associazione è stata fondata dai parrocchiani dopo la sospensione a ottobre scorso del parroco di Hammelburg, Michael Sell, per avere chiesto di poter sposare la sua compagna, con la quale ha anche un figlio.

    http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-europa/pedofilia-germania-abusi-sessuali-in-scuole-cattoliche-94-le-persone-coinvolte-237696/

  • Troppe “critiche”, gli amici di “Don Lu” chiudono e riaprono il gruppo su FB

    Troppe “critiche”, gli amici di “Don Lu” chiudono e riaprono il gruppo su FB

    Alassio. I toni erano diventati troppo “forti”, le discussioni troppo “accese” e il gruppo “Don Luciano Libero!” di Facebook era stato chiuso dai suoi fondatori. I “post” lasciati in bacheca in molti casi si erano trasformati in vere e proprio dispute tra gli amici e i sotenitori di Don Luciano e chi invece ha già condannato il sacerdote alassino. Proprio per questa ragione, nonostante il gruppo avesse più di 350 iscritti, i fondatori hanno deciso di fermare questa “battaglia” a colpi di mouse e tastiera.

    I sostenitori di Don Luciano però si sono resi conto che quella pagina era uno, se non l’unico modo, per ritrovarsi insieme tutti i giorni e raccogliere il loro affetto per “Don Lu”. E allora hanno deciso di riprovarci ma cercando di fissare delle “regole” ben precise: “Il gruppo riapre, perché sta a cuore a tutti, ed è dedicato a quelli che credono nell’innocenza di Don Luciano. La nuova veste è molto meno ‘democratica’, perché se qualcuno pensa di poterlo devastare (come è successo a quello precedente) verrà subito bloccato, così come chi la pensa in maniera contraria, proprio perché non appartiene al gruppo” spiegano i fondatori.

    Insomma il messaggio è chiaro: “colpevolisti” o “nemici” di Don Luciano astenersi. La “nuova” pagina “Don Luciano Libero!” dovrà essere solo un ritrovo per tutti i fedeli, parrocchiani, amici e sostenitori del parroco alassino e ci sarà spazio solo per preghiere e messaggi di speranza. “Ogni post incoerente con il senso del gruppo, sarà eliminato” precisano gli amministratori.

    “Ho ritenuto saggia la decisione di chiuderlo perchè negli ultimi giorni era una disputa su ideologie e convinzioni e avevamo perso il significato e la motivazione per cui era nato! Sono però consapevole che questo è l’unico modo che abbiamo per far ascoltare la nostra voce e la rinascita immediata del gruppo stesso avrà solo questo scopo, insieme alla preghiera e alla condivisione dei nostri pensieri! Non dobbiamo spegnere mai la nostra speranza e la nostra convinzione neanche quando i giornali non ci daranno più l’onore della prima pagina! Ripeto questo è un gruppo di preghiera e di condivisione della convinzione dell’innocenza del nostro fratello” spiega Carla B., una delle fondatrici.

    Gli iscritti adesso sono solo 65, ma c’è da aspettarsi, visti i precedenti, che siano destinati a crescere in maniera esponenziale. Nel frattempo Don Luciano resta in carcere e da lì continua ad “urlare” la sua innocenza tramite le molte lettere che scrive ai suoi parrocchiani. Lo testimonia proprio uno degli iscritti al gruppo di Facebook, Augusto G., che in un messaggio in bacheca dice: “Oggi al ritorno dal lavoro ho trovato la terza lettera che Don Luciano ha scritto alla mia famiglia dal carcere. In verità era indirizzata alla nostra Associazione ‘Amici di Padre Hermann Onlus’ di Alassio”.

    “E’ molto toccante e commovente e grida ancora (come se ce ne fosse ancora bisogno) la sua innocenza. Se, ma solo se, la Presidente mi darà il permesso di riportarla su questo spazio, sarò lieto di farlo. Abbiate pazienza, ma non dipende da me…La situazione è sempre molto delicata…Spero mi capiate…” conclude Augusto G..

    Così, mentre l’indagine delle Procura prosegue a ritmo serrato, gli amici di Don Luciano non mollano e continuano a credere nell’innocenza del sacerdote. In tutto questo resta la difficile situazione della bimba che ha accusato Don Luciano e della sua famiglia, le altre vitttime di questa brutta e triste storia. Persone che, forse, potranno ritrovare la loro serenità solo quando sulla vicenda verrà scritta la parola “fine”.

  • Cesena: l’abuso sessuale costa 4 anni e mezzo al prete violentatore

    Cesena: l’abuso sessuale costa 4 anni e mezzo al prete violentatore

    gennaio 2010 – 20.01 (Ultima Modifica: 08 gennaio 2010)

    GAMBETTOLA – Condanna pesante a 4 anni e 6 mesi, quella che il giudice per l’udienza preliminare Luisa Del Bianco ha inflitto al prete boliviano di 28 anni che nel maggio scorso fu arrestato con l’accusa di violenza sessuale nei confronti di un giovane di 22 anni, di origini siciliane. Il giudice ha accolto in pieno le tesi dell’accusa: la vittima fu violentata al termine di una veglia di preghiera, invitato in canonica con la scusa di un lavoro.

    Quindi si sarebbe consumata la violenza. Qui il prete, vicario della parroco di Gambettola, ha tentato un primo approccio sessuale che, dopo il diniego del giovane, si è trasformato in un abuso sessuale, sfruttando lo stato di choc del 22enne, secondo l’accusa. Per l’episodio il pm Fabio Di Vizio ha chiesto quattro anni di carcere, ma il giudice ha deciso per quattro anni e mezzo. Il processo si è celebrato con rito abbreviato ed è terminato nella sera di venerdì. Il giudice ha deciso anche per una provvisionale di 106mila euro, un maxi-risarcimento civile che dovrà essere pagato dal prete. L’avvocato della difesa, Alberto Bricchi, ha già anticipato che la sentenza del tribunale di Forlì sarà appellata.

    Notevole anche il risvolto giuridico del processo. A spiegarlo è l’avvocato della parte civile Chiodoni, secondo cui il giudice, con un’apposita ordinanza, avrebbe riconosciuto il diritto della vittima a rivalersi anche sulla diocesi di Cesena per i danni morali. Si tratterebbe di una novità nel campo giuridico italiano per questo tipo di reati. Tuttavia, si è trattato di un diritto riconosciuto in astratto, considerato che nella forma semplificata del processo con rito abbreviato non è possibile inserire responsabili civili aggiuntivi.

    www.romagnaoggi.it/forli/2010/1/8/148189/

    ABUSI SESSUALI IN CHIESA
    FORLÌ, CONDANNATO PRETE

    Don Alvaro Coca Tejada, boliviano di 27 anni, ex cappellano della parrocchia di Gambettola, è stato condannato a quattro anni e sei mesi di reclusione dal Tribunale di Forlì, che lo ha riconosciuto colpevole di aver abusato sessualmente la sera del 9 maggio 2009 di un giovane di 22 anni attirato, in occasione di una festa in parrocchia, prima nello studio del sacerdote e poi nella sua camera da letto. È stato ritenuto decisivo il referto del pronto soccorso dell’ospedale Bufalini di Cesena: quel ragazzo aveva subito un abuso sessuale. In Tribunale, con rito abbreviato, il giudice Luisa Del Bianco ha accolto le richieste del pm Fabio di Vizio. L’ex cappellano, subito sospeso ‘a divinis’ dal vescovo, è stato condannato anche a pagare 106.000 euro alla parte civile: la vittima e l’associazione Papa Giovanni XXIII. Don Alvaro venne arrestato in canonica dalla polizia, mentre dormiva nella propria stanza, all’alba del 10 maggio. La ragione addotta per avvicinare il ragazzo era stata l’intenzione di parlare di un impegno estivo nei campi vacanza organizzati dalla parrocchia. Don Alvaro resterà nel carcere della Rocca di Forlì, da dove non è mai uscito dal giorno dell’arresto. L’avvocato della difesa, il cesenate Alberto Bricchi, attenderà le motivazioni della sentenza poi presenterà sicuramente ricorso in appello.

    Resto del Carlino, Il (Cesena)
    “Stupro, don Alvaro condannato a 54 mesi”

    Data: 09/01/2010
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    Cronaca Locale
    VALLE DEL RUBICONE pag. 14
    Stupro, don Alvaro condannato a 54 mesi
    Violentò un giovane, decisivo il referto medico
    IL REFERTO del pronto soccorso, è quello il documento decisivo. Quella la prova risultata fatale a don Alvaro Coca Tejada, 27 anni, originario della Bolivia, ex cappellano a Gambettola, condannato ieri sera in tribunale a Forlì a 4 anni e mezzo di reclusione per violenza sessuale ai danni di un ragazzo di 22 anni effettuata in parrocchia. Verdetto con rito abbreviato che ha contemplato una doppia riduzione di un terzo della pena: sia per la scelta del processo breve’ incardinato allo stato degli atti senza ricorrere al dibattimeno pubblico, sia per le attenuanti generiche riconosciute all’imputato. Alla fine il giudice Del Bianco ha accolto le richieste del pm Fabio Di Vizio. Alla parte civile, ovvero l’associazione Papa Giovanni XXIII e la stessa vittima ( tutelate da Annalisa Chiodoni) andranno 106mila euro di risarcimento danni. Ora l’avvocato Alberto Bricchi che difende il giovane prete (che resta in carcere. Fu subito sospeso a divinis’ dal vescovo) attende le motivazioni del verdetto per ricorrere in appello. NON si lascia andare a commenti, l’avvocato Bricchi. Ma il suo pensiero l’aveva già espresso nell’arringa difensiva, nell’aula a porte chiuse: don Alvaro per lui andava assolto perché non può essere presa per buona la sola voce di un ragazzo di vent’anni. I fatti sono della sera del 9 maggio 2009. Gambettola: durante una festa in parrocchia a un certo punto si vede un giovane scendere di corsa dalle scale, sconvolto. Più tardi dirà ai parenti d’essere stato stuprato da don Alvaro. Il referto del pronto soccorso è chiaro: sul corpo del ragazzo ci sono segni di un rapporto sessuale. All’alba del 10 maggio il sacerdote che da quel giorno non è più uscito dal carcere viene arrestato con l’accusa di violenza sessuale. TRE sono le perizie mediche che l’avvocato difensore ha prodotto per annullare quel referto dell’ospedale. Sostengono che la presenza delle ragadi principio su cui s’è basato il verbale medico per dare certa la violenza subita non è da sola indicativa di un eventuale stupro. Ma le parole del giovane (che soffrirebbe di alcuni disturbi psicofisici) sono state ritenute fin dall’inizio chiare. E così è stato anche ieri. Maurizio Burnacci

    Resto del Carlino, Il (Cesena)
    “«Io ne sono convinto: don Alvaro è innocente»”

    Data: 10/01/2010
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    Cronaca Locale
    CESENA PRIMO PIANO pag. 3
    «Io ne sono convinto: don Alvaro è innocente»
    L’avvocato Bricchi critica la condanna
    IN CARCERE Don Alvaro Coca Tejada è detenuto a Forlì
    DON ALVARO Coca Tejada, il sacerdote di origini boliviane che il primo aprile compirà 30 anni, ha pagato caro il suo poco ortodosso approccio con un giovane, il 9 maggio 2009, dopo una festa nella parrocchia di Gambettola, dove prestava servizio pastorale. Per il reato di violenza sessuale infatti è stato condannato nel tribunale di Forlì a quattro anni e mezzo di reclusione. Una condanna che sarebbe stata maggiore se non avesse affrontato il giudizio col rito abbreviato che riconosce automaticamente uno sconto di un terzo della pena. E’ A DIR POCO infuriato Alberto Bricchi, l’avvocato difensore: «Sono scandalizzato da questa sentenza. E sono convinto che don Alvaro sia innocente. Perchè una cosa è la condotta sconveniente, soprattutto per un prete, un’altra è la violenza sessuale, un reato gravissimo che ritengo sia stato ingiustamente addebitato a don Alvaro. Ho cercato di dimostrare con perizie mediche e delineando le personalità dei protagonisti che il mio assistito è innocente. Ma il giudice s’è fidato ciecamente della versione della vittima piangente, di fronte ai medici del pronto soccorso, di essere stato violentato. Ma l’attendibilità di questa versione credo dovrebbe essere verificata più a fondo. Lo stesso dovrebbe essere della versione del mio assistito, che ha ammesso il rapporto omosessuale, ma ha sostenuto come il giovane siciliano era consenziente. Io credo che il giudice abbia preso un abbaglio e, appena depositerà la sentenza (s’è presa 15 giorni per farlo), ricorrerò in appello». L’AVVOCATO Bricchi è critico e formale, ma non sa trattenere il disappunto e, se non lo dice in maniera esplicita, lo fa capire: se si fosse trattato di una persona comune’ e non di un sacerdote, forse non ci sarebbe stato l’arresto e la conseguente condanna. Don Alvaro intanto, da quel giorno passa le sue giornate in carcere a Forlì; sta male, è depresso e dimagrito. LA SENTENZA dell’altro ieri ha riaperto la ferita inferta a tutta la diocesi e in particolare alla parrocchia dove don Alvaro era cappellano, con in testa il parroco don Claudio Turci. Il vescovo Antonio Lanfranchi è addolorato e affida al suo ufficio stampa, Francesco Zanotti, questa dichiarazione: «Per noi è un dolore che si rinnova, un grandissimo dolore che segna tutta la comunità cristiana diocesana, che si sente essa stessa vittima di quanto accaduto. Dopo questa prima sentenza il procedimento giudiziario proseguirà, ma al di là di questo, il fatto addebitato a don Tejada rimane gravemente offensivo della dignità umana, del tutto contrario al vangelo e alla responsabilità di ogni sacerdote. Resta, ovviamente, il decreto di sospensione a divinis (don Alvaro per ora rimane sacerdote, ma non può officiare i sacramenti). Preghiamo affidando a Gesù Buon Pastore questo momento di sofferenza». Serafino Drudi ”çV

    Resto del Carlino, Il (Cesena)
    “«Non siamo parte civile per don Alvaro»”

    Data: 12/01/2010
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    Cronaca Locale
    VALLE DEL RUBICONE pag. 9
    «Non siamo parte civile per don Alvaro»
    RETTIFICA L’ASSOCIAZIONE PAPA GIOVANNI XXIII
    PER LA VICENDA giudiziaria che ha visto coinvolto don Alvaro Coca Tejada, 29enne cappellano di Gambettola, condannato a 4 anni e mezzo per violenza sessuale per un episodio accaduto nella canonica di Gambettola il 9 maggio dell’anno scorso, registriamo un intervento dell’associazione Giovanni XXIII, che ha emesso una nota di rettifica. In quest’ultima vi si legge tra l’altro: «Riguardo alla notizia della condanna per violenza sessuale a carico di don Alvaro, vorremmo precisare che l’Associazione papa Giovanni XXIII non è assolutamente parte in causa di questo procedimento, nè si è costituita parte civile». Ci scusiamo con la comunità fondata da don Oreste Benzi e col suo attuale responsabile, Giovanni Ramonda per averla indebitamente chiamata in causa, anche se solo come “parte civile”.