Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Prostituzione e pedofilia, otto anni a don Giacomoni

    Prostituzione e pedofilia, otto anni a don Giacomoni

    FORLI’ – Otto anni di reclusione e una provvisionale di 140mila euro. E’ la condanna inflitta dal gip di Forlì, Rita Chierici, a don Giuseppe Giacomoni, il sacerdote 82enne titolare dell’associazione ”Arcobaleno” arrestato nell’ottobre del 2006 con l’accusa di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione.

    Assolta la 55enne Denise Sansoni, coordinatrice del consultorio familiare di Cesenatico. All’estero il rumeno Dan Joan Cilean, braccio destro di don Giacomoni.

    Il 26enne di nazionalità rumena è accusato in concorso. Il rumeno aveva conosciuto alcuni anni fa don Giacomoni nella struttura ”Arcobaleno” dove ci finì per reati contro il patrimonio. Difeso dall’avvocato Vincenzo Gallo, è ritenuto il braccio destro del sacerdote, con il capo d’imputazione di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. La difesa aveva chiesto il proscioglimento da ogni capo d’accusa tramite il rito abbreviato. Ora però è irreperibile all’estero. Si andrà all’udienza preliminare.

    Non è ancora stata decisa la posizione del ”commendator” Giuseppe Farnedi, noto albergatore e ristoratore, difeso dall’avvocato Roberto Roccari, accusato di aver giovato di un rapporto sessuale a pagamento con un minore. La sentenza è attesa per il nove ottobre.

    Per don Giacomoni, che ha cambiato avvocati affidandosi a Menotto Zauli e da Luigi Caravella del foro di Foggia, era stato chiesto il rito abbreviato, in modo tale da avere uno sconto di un terzo della pena. Il pubblico ministero, Fabio Di Vizio, aveva chiesto una condanna a sei anni e otto mesi di reclusione, mentre il gip Chierici lo ha condannato a otto anni. Le provvisionali, per un complessivo di 140mila euro, devono essere pagate subito.

    Era stato chiesto il rito abbreviato anche per la 55enne Denise Sansoni, coordinatrice del consultorio familiare di Cesenatico, assistita dall’avvocato Marco Martines, colpevole di aver fornito delle informazioni riservate a don Giacomoni. La donna è stata assolta.

  • CESENATICO – Prostituzione e pedofilia, don Giacomoni davanti al gip

    CESENATICO – Prostituzione e pedofilia, don Giacomoni davanti al gip

    CESENATICO – Prostituzione e pedofilia, don Giacomoni davanti al gip

    CESENATICO – Riprende quest’oggi il processo in merito al caso di prostituzione e pedofilia scoperto all’interno dell’associazione ”Arcobaleno” di Villamarina.

    Davanti al gip del tribunale di Forlì, Rita Chierici, compariranno don Giuseppe Giacomoni, il sacerdote 82enne titolare della comunità, e la 55enne Denise Sansoni, coordinatrice del consultorio familiare di Cesenatico. Rifugiato all’estero il rumeno 26enne Dan Joan Cilean, braccio destro di don Giacomoni.

    Don Giacomoni, che ha cambiato avvocato affidandosi a Menotto Zauli, è accusato di pedofilia e sfruttamento della prostituzione. In precedenza era difeso dal legale Giancarlo Savoia che, nell’udienza del 21 giugno scorso, aveva chiesto per il suo assistito il rito abbreviato.

    Il 26enne Dan Joan Cilean è accusato in concorso. Il rumeno aveva conosciuto alcuni anni fa don Giacomoni nella struttura ”Arcobaleno” dove ci finì per reati contro il patrimonio. Difeso dall’avvocato Vincenzo Gallo, è ritenuto il braccio destro del sacerdote, con il capo d’imputazione di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. La difesa aveva chiesto il proscioglimento da ogni capo d’accusa tramite il rito abbreviato. Ora però è irreperibile all’estero.

    Era stato chiesto il rito abbreviato anche per la 55enne Denise Sansoni, coordinatrice del consultorio familiare di Cesenatico, assistita dall’avvocato Marco Martines, colpevole di non aver fornito delle informazioni riservate a don Giacomoni.

    Potrebbe tornare imputato anche il ”commendator” Giuseppe Farnedi, noto albergatore e ristoratore, difeso dall’avvocato Roberto Roccari, è accusato di aver giovato di un rapporto sessuale a pagamento con un minore potrebbe chiedere il patteggiamento.

  • DON GELMINI PER I TIPINI FINI: “SE DIO È CON NOI NESSUNO PUÒ ESSERE CONTRO DI NOI”

    DON GELMINI PER I TIPINI FINI: “SE DIO È CON NOI NESSUNO PUÒ ESSERE CONTRO DI NOI”

    Reportage di Umberto Pizzi da Zagarolo alla festa dei giovani di Alleanza Nazionale

    1 – «QUALCUNO PENSAVA DI FARMI CADERE COME UNA PERA COTTA MA IO NON ABBANDONERÒ MAI»
    Marino Collacciani per “Il Tempo”

    Stringe con orgoglio un Premio. Tanti ne ha ricevuti nel corso di quarant’anni di lotta alla droga, al servizio del prossimo per affermare la «cultura della vita» contro la «cultura dello sballo». Ma quello ricevuto ieri a Roma, per don Pierino Gelmini è un riconoscimento dal sapore diverso, dopo quaranta giorni – uno per ogni anno della sua missione – di gogna mediatica in merito a presunti abusi sessuali. È riapparso solo ieri in un’occasione pubblica, ma il piglio è quello di sempre.

    Sentitelo: «Sicuramente c’è qualcuno che vuole fermarmi, che pensava di farmi cadere come una pera cotta, ma non è così. Io non abbandonerò la Comunità Incontro, costi quel che costi». È stato accolto come un trionfatore il «Don» alla festa nazionale di Azione Giovani, dove gli è stato consegnato il «Premio Atreju 2007». «Sono tranquillo, sereno e determinato – ha ribadito il prete anti-droga per eccellenza -. È Dio che mi fermerà, quando lui vorrà».

    In merito alle nuove rivelazioni a carico di alcuni suoi collaboratori, pubblicate da un noto quotidiano, il sacerdote le ha liquidate come «opinioni o accuse di mitomani che dopo questa gogna mediatica si sentono autorizzati a dire quello che vogliono. Tutti possono dire grandi stupidaggini. Non mi spiego le accuse – ha confessato – e mi affido solo al buon Dio e al mio lavoro». Foto, autografi, applausi, strette di mano: è stata un’accoglienza da star quella che i ragazzi di Azione Giovani, movimento giovanile di An, hanno riservato al religioso lombardo.

    Reduce da un’estate travagliata che lo ha visto accusato da diversi ex ospiti delle sue comunità, il sacerdote è stato accolto da Ignazio La Russa, Maurizio Gasparri, e dalla vice-presidente della Camera Giorgia Meloni, presidente di Azione Giovani. Al suo arrivo è Gasparri a sussurrare a Gelmini «siamo tutti con lei, tenga duro», per poi scortarlo amorevolmente verso il palco, quasi a rendere visibile il sostegno morale e politico incondizionato che Alleanza Nazionale riserva da sempre al battagliero sacerdote antidroga.

    «Voi giovani – ha scandito dal palco, tra gli applausi – non siete contenitori da riempire, ma fuochi da accendere. Sembra che oggi la droga sia necessaria come il pane, bisogna combatterla con coraggio e non impantanarsi nella palude del qualunquismo».

    Poi ampio spazio al suo carisma, tra una stoccata al centrosinistra («bisogna avere idee chiare, non si può allargare lo spettro delle droghe legali e poi fare le retate per la sicurezza») e impennate da oratore consumato, che infiammano la platea («io non mi rassegno, difendete i grandi valori, se Dio è con noi nessuno può essere contro di noi») don Gelmini ha ricevuto l’abbraccio del popolo dei giovani di destra, che gli hanno tributato una standing ovation di cinque minuti abbondanti.

    Dal palco, a esprimere «la rinnovata amicizia e solidarietà» al sacerdote, lo stesso Gasparri, secondo il quale «esiste la verità assoluta, che si decide solo lassù; quella processuale, della quale attendiamo gli esiti; e poi quella percepita, e per quanto ci riguarda quest’ultima ci parla di un uomo che combatte per la vita contro la droga, e merita sostegno oggi più di prima».

    2 – PRESSIONI DAL VATICANO SU DON GELMINI
    Francesco Grignetti per “La Stampa”

    In Vaticano speravano fortemente in un passo indietro di don Gelmini. Ma non è successo. All’esplodere dello scandalo, non soltanto pubblicamente il cardinale Marchisano dalle colonne della «Stampa», ma discretamente molte autorevoli voci della Curia romana avevano invitato don Pierino a lasciare la guida della Comunità Incontro. L’idea era che lui stesso nominasse un successore e così tenere l’associazione al riparo dalla bufera giudiziaria in arrivo. La risposta, però, è stata talmente veemente (don Gelmini disse al momento di rientrare ad Amelia, dopo la pausa estiva: «Erano pronti a prendersi le comunità… Ma pensavano di avere a che fare con un coniglio e invece hanno a che fare con un cane che morde») da far slittare l’operazione a tempi migliori.

    MASSIMA CAUTELA
    Il silenzio del Vaticano sull’intera questione non significa disinteresse. Tutt’altro. Il cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato quattro settimane fa era stato esplicito: «Voglio vederci chiaro». E poi: «Queste cose devono essere valutate con la massima obiettività e con il rispetto di ogni persona, ma anche con l’apprezzamento di istituzioni che hanno fatto tanto bene a persone disagiate». Ed è appunto questa la linea ufficiale. Massima cautela, equidistanza tra accusato e accusatori, e tanta preoccupazione per i pericoli che corrono le opere di bene che don Pierino ha creato in questi quarant’anni. La Santa Sede si rende infatti conto che la Comunità Incontro è una creatura del sacerdote, ma che potrebbe non sopravvivergli. Eppure ci sono tante sedi, in Italia e nel mondo, con persone che vi lavorano, dove ragazzi tossicodipendenti e le loro famiglie sperano di trovare un futuro di normalità.

    Alla ricerca di una «soluzione», è stato scandagliato il rapporto gerarchico che lega don Pierino alla Chiesa. S’è così scoperto che non dipende dal vescovo di Terni, nonostante la casa madre della Comunità sia ad Amelia. Il vulcanico sacerdote non dipende neppure dal vescovo di Grosseto, dove don Pierino prese i voti e dove, negli Anni Cinquanta, ebbe la sua prima parrocchia. Lì, a norma del diritto canonico, fu «incardinato». Sempre lì, in Maremma, da Roma lo spedirono a meditare tra il 1973 e il 1974 dopo la brutta esperienza del carcere.

    SENZA SUPERIORI
    Sennonché nel corso degli Anni Ottanta, quando l’esperienza della Comunità Incontro era in piena esplosione, e don Pierino era divenuto «esarca mitrato» della Chiesa greco-melchita (che usa formule liturgiche di origine bizantina ma riconosce obbedienza al Papa), ebbene il sacerdote fu «escardinato» dalla diocesi di Grosseto. Come racconta il vescovo Franco Agostinelli: «Don Gelmini non dipende più da questa diocesi da molti anni, da quando era vescovo il mio predecessore Adelmo Tacconi». E’ grazie al titolo di «esarca» che don Gelmini può indossare la mitra, l’anello, la croce in petto e il pastorale quando celebra la messa. Come se fosse egli stesso un vescovo, anche se non lo è.

    La conclusione dell’istruttoria operata in Vaticano, insomma, è che di fatto non c’è in Italia un vescovo o un parroco che sovrintenda a don Pierino. Ed è così da molti anni. Tanto più che egli ha sempre tenuto a ribadire l’assetto di associazione laica della Comunità Incontro, una Onlus registrata alla Camera di commercio di Roma. E se l’ottantenne don Pierino, segretario generale di un’associazione, non vuole mollare, c’è poco da fare. Anche per Santa Romana Chiesa.

    Qualche anno fa, in verità, don Gelmini aveva presentato in pubblico i sacerdoti a cui affidava il futuro della Comunità: don Enzo Pichelli e don Ezio Miceli. Ma di quel progetto non s’è più parlato. Adesso invece ha un gran ruolo il nuovo portavoce Alessandro Meluzzi. «Dopo avere parlato con don Pierino – ha detto ieri – non posso non esprimere l’angoscia per dovere assistere letteralmente all’uccisione realizzata con pallottole di parole che però trapassano oltre che l’anima anche la carne. Non si può uccidere preliminarmente con il discredito e l’aggressione, senza ancora un solo fatto consistente dal punto di vista giuridico, un uomo che in 50 anni ha salvato migliaia di vite».Premio «Atreju» a Don Gelmini. Lo consegneranno i Giovani di Alleanza Nazionale durante la loro festa intitolata al personaggio della «Storia infinita» di Ende.

    E’ l’ottava edizione ma r la prima volta dell’assegnazione dei premi «Atreju» consistenti in una fiaccola scolpita nel legno dall’artista Codognotto, che andranno appunto al generale Roberto Speciale, ex comandante generale della Guardia di Finanza, a Don Pierino Gelmini e al vicesindaco di Trieste presidente dell’associazione intitolata a Almerigo Grilz, inviato di guerra ucciso in Mozambico nel 1987. Poco dopo lo scoppio dello scandalo il cardinale Francesco Marchisano, «ministro» del lavoro della Santa Sede aveva dichiarato in un’intervista che don Piero Gelmini avrebbe dovuto affidare la comunità a un fiduciario «sarebbe una scelta di buon senso». Gli rispose don Pierino senza mezzi termini: «Dimissioni? Mai le dia lui. La mia è un’associazione laica, se volevano colpirci hanno mancato il bersaglio».

    Dagospia 17 Settembre 2007

  • DON GELMINI: GENNARO (ANM), INACCETTABILI ACCUSE A PM

    DON GELMINI: GENNARO (ANM), INACCETTABILI ACCUSE A PM

    Roma, 19:02
    DON GELMINI: GENNARO (ANM), INACCETTABILI ACCUSE A PM
    Da Don Gelmini “accuse inaccettabili” contro il magistrato di Terni. Il Presidente dell’Associazione nazionale Magistrati Giuseppe Gennaro non usa mezze parole per difendere l’operato di chi indaga ed invita il religioso ad avere fiducia nella giustizia e a rispettare le “regole” e i magistrati che “le devono applicare”. “Don Gelmini – spiega Gennaro – ha rettificato la recente affermazione, secondo cui le indagini di Terni erano frutto di un complotto ebraico-radical-chic contro la Chiesa cattolica, chiarendo che in realta’ si riferiva alla massoneria e non anche agli ebrei. Non ha invece, in nessun modo, smentito l’accusa di anticlericalismo rivolta al magistrato di Terni, titolare dell’indagine”. “Ora Don Gelmini sa, o dovrebbe sapere – prosegue il presidente dell’ANM -, che egli ha il diritto, riconosciuto dalla Carta Costituzionale, di essere ritenuto “presunto innocente” fino a quando non sia stato condannato con sentenza divenuta irrevocabile. E che tale diritto va, a piu’ forte ragione, rivendicato nell’attuale fase delle indagini preliminari. Don Gelmini sa, o dovrebbe sapere, che ne’ la Costituzione, ne’ la legge ordinaria, gli atttribuiscono il diritto di indirizzare ai magistrati che indagano sul suo conto accuse assolutamente infondate e, come tali, inaccettabili”. “E’ infatti inaccettabile – afferma Gennaro – che la magistratura italiana venga sistematicamente attaccata ogni qualvolta le indagini chiamano in causa personaggi ritenuti vicini a questa o a quella parte politica, a questo o quel potentato economico. Nessuno vuole porre in dubbio l’opera meritoria di Don Gelmini, da molti anni svolta sul versante del recupero dei tossicodipendenti”.

  • Preti pedofili. Si allentano le regole

    Preti pedofili. Si allentano le regole

    LOS ANGELES-ADISTA. L’arcidiocesi di Los Angeles pagherà un risarcimento record a oltre 500 vittime di abusi sessuali commessi da preti, religiosi, diaconi e laici dal 1940 ad oggi: la cifra, pattuita lo scorso 15 luglio, è di 660 milioni di dollari (477,5 milioni di euro, di cui circa il 40% destinato agli avvocati delle vittime), che si vanno ad aggiungere ai 60 milioni concordati in dicembre con altre 45 vittime. Ma l’accordo extragiudiziario – fortemente voluto dall’arcivescovo di Los Angeles, card. Roger Mahony – malgrado la grande rilevanza che gli è stata concessa dagli organi di stampa vaticani non è, come si potrebbe sperare, il segno di una Chiesa cattolica che comincia a ‘chiudere i conti’ con una delle più gravi crisi che l’hanno attraversata negli ultimi decenni.

    Il prezzo del segreto
    Il raggiungimento dell’accordo tra arcidiocesi e vittime, infatti, ha bloccato l’apertura dei primi 15 processi civili per i casi di abuso, che si sarebbero aperti questa settimana con l’imbarazzante prospettiva di un dibattimento pubblico che avrebbe costretto l’arcidiocesi a rendere pubblici molti documenti e lo stesso cardinale all’umiliazione di vedersi chiamato a deporre. Le associazioni delle vittime hanno lungamente contestato l’atteggiamento di Mahony, il cui obiettivo principale, dall’inizio dello scandalo, sarebbe stato quello di tenere segreti i file personali dei preti accusati, custoditi negli uffici dell’arcidiocesi: documenti che il cardinale e i suoi avvocati si sono sempre rifiutati di divulgare, appellandosi, tra l’altro, anche al primo emendamento della Costituzione statunitense, che sancisce la libertà di religione.

    A suo credito, però, va riconosciuto che il card. Mahony – di cui molti hanno invocato le dimissioni, come era già accaduto nel caso del card. Bernard Law di Boston (v. Adista n. 91/02) – ha sempre cercato di stabilire un contatto con le vittime: negli ultimi anni ha intrapreso una serie di approfonditi incontri personali con le vittime e le loro famiglie. “La speranza di tutta la Chiesa di Los Angeles”, ha detto annunciando l’accordo, “è che queste vittime, molte delle quali hanno sofferto in silenzio per decenni, possano, con l’accordo di oggi, trovare un qualche tipo di consolazione e mettere in un certo senso la parola fine a questa vicenda”. Anche se, ha aggiunto alla Radio Vaticana, “molte delle vittime mi hanno detto che pure se gli abusi sono stati condannati” e “pure se sono stati assicurati loro dei risarcimenti, non c’è in realtà alcun modo per tornare indietro e per restituire l’innocenza che è stata loro rubata”. Mahony ha anche rassicurato che, anche se i pagamenti richiederanno molti sacrifici economici all’arcidiocesi (che verserà dalle proprie casse 250 milioni di dollari, 180 milioni di euro, dei 660 dell’accordo), non sarà venduta nessuna proprietà “essenziale”, come parrocchie o scuole: gli edifici già individuati per la cessione sarebbero una cinquantina, compreso quello che ospita gli uffici della Curia. P. Lombardi: ottimismo fuori luogo.

    A dare rilevanza alla notizia proveniente da Los Angeles ha contribuito anche il direttore della Sala Stampa vaticana, il gesuita p. Federico Lombardi, con una dichiarazione – inconsueta per casi del genere – in cui ha sottolineato “l’impegno”, “con i sacrifici che comporta”, della Chiesa cattolica nella lotta alla pedofilia, con la prospettiva “di chiudere una pagina dolorosa per guardare in avanti nella linea della prevenzione e della creazione di un ambiente più sicuro per i bambini”. Lombardi ha anche ripetuto che quello degli abusi non è uno scandalo che coinvolge solo la Chiesa cattolica ma “molte altre istituzioni”: “È giusto che anche queste prendano con decisone i provvedimenti necessari”.

    Una dichiarazione dai toni ottimistici, quella di Lombardi, che è stata subito duramente criticata dall’associazione delle vittime di abusi di preti Snap, che l’ha definita “arrogante e insensibile”: “Lombardi a quanto pare ha seguito il copione già usato da molti vescovi americani nel cercare di distogliere l’attenzione dalla Chiesa e di coprire lo scandalo”. Le denunce calano, il rigore si allentaI dati delle Conferenza episcopale statunitense segnalano che, per il secondo anno consecutivo, le denunce di abusi sessuali da parte di preti sono in calo: un dato interpretato come segno di una crisi ormai in via di risoluzione, malgrado il caso eclatante di Daniel McCormack, condannato a cinque anni di carcere per abusi su minori commessi dopo l’approvazione della “Carta di Dallas” che prevede provvedimenti rapidi e severi per i preti accusati di molestie. Un rilassamento delle regole approvate nel periodo più nero della crisi sembra d’altra parte imminente: in Inghilterra, un Paese dove, grazie a un protocollo rigoroso adottato per tempo, lo scandalo ha avuto dimensioni molte contenute, il Cumberledge Report ha consigliato ai vescovi di allentare le regole, perché i preti, per il timore di essere accusati, hanno paura di lavorare con i bambini. (alessandro speciale)

    Mercoledì, 25 luglio 2007

  • PEDOFILIA/ PRETE ARRESTATO, RAGAZZO: PORTAI LETTERA A VESCOVO ROMA

    PEDOFILIA/ PRETE ARRESTATO, RAGAZZO: PORTAI LETTERA A VESCOVO ROMA

    Roma, 19 lug. (Apcom) – “La mia ragazza mi fece fare una lettera: portala al vescovo, mi disse, in modo che poi ci pensano loro; l’ho fatto, ma non accadde nulla”.

    Così spiega uno dei ragazzi che sarebbe stato oggetto delle attenzioni morbose di don Ruggero Conti, il sacerdote arrestato per l’accusa di violenza sessuale, e per cui il riesame, oggi, ha confermato la detenzione in carcere.

    Il ragazzo, sentito nelle scorse settimane dal pm Francesco Scavo, riferisce di aver scritto la lettera un anno fa, d’estate, al rientro dalle vacanze, e di averla consegnata direttamente all’alto prelato. Sulla cui identità, però, non è sicuro. “Ho preso il motorino e gliel’ho portata. La prima volta c’era il segretario, diciamo, e non mi fidavo a dargliela in mano la lettera, e ci sono ritornato. Gli ho detto ‘Mi fissi un appuntamento quando ci posso andare di persona, a quattr’occhi, e gliela do in mano. Quando lui mi ha ricevuto l’ha letta. Mi ha detto che quelle sono accuse pesanti. ‘Sei sicuro veramente di quello che è scritto qui nella lettera?’ ha chiesto. Gli ho detto sono sicuro sì”. Il sacerdote ha risposto, secondo la ricostruzione offerta dal giovane, ‘Va bene, poi ti faremo sapere noi”.

    http://wildgreta.wordpress.com/2008/07/20/…i-smpre-saputo/

    Pedofilia/ Don Ruggero, ci scrive un ragazzo di Legnano:” Caro don Giacomo è ora di dire quello che hai sempre saputo”
    Luglio 20, 2008 at 6:10 pm (Cronaca, Pedofilia, Scandali ecclesiastici) (abusi a legnano negli anni 70, Abusi sui minori, articolo l’unità 20 luglio 08, don giacomo deve parlare, don ruggero conti, oratorio san magno legnano, Pedofilia, scuole medie Bonvesin della Riva, selva candida, una vittima scrive a wildgreta il blog)

    don Ruggero Conti

    di Wildgreta

    Oggi ho ricevuto questa importante testimonianza, che penso meriti la prima pagina. Il messaggio è integralmente quello che ho ricevuto. Non ho apportato nessuna modifica, nè censura. La battaglia contro la pedofilia si combatte con l’informazione, ma soprattutto si combatte insieme. Tutti noi possiamo contribuire a vincere questa guerra, tutti noi possiamo dare il nostro contributo affinchè si arrivi alla verità e altre vittime vengano risparmiate. Grazie a “skerianz ” per avercelo inviato.

    Messaggio ricevuto il 20 luglio 2008 su questo blog, www.wildgreta.wordpress.com

    “In merito al caso don ruggero bisognerebbe fare un passo indietro. bisognerebbe tornare nella legnano tra la fine degli anni settanta e l’inizio degli anni ottanta. credo che il problema “Don Ruggero” affondi le sue radici in quel tempo e in quel luogo. direi; ne sono sicuro. io sono uno di quei ragazzini che hanno avuto “a che fare” con l’allora educatore Ruggero Conti. vi confesso che a legnano in molti sapevano delle tendenze del buon ruggero. sapevano delle sue attenzioni. si sapeva delle sue particolari lezioni di educazione sessuale alle scuole medie Bonvesin della Riva. si sapeva, si diceva, si mormorava. Ruggero era un punto di riferimento dell’oratorio di San Magno. la sua casa era meta di gruppi di ragazzini. i genitori si fidavano. alcuni iniziarono ad avere dei sospetti dai racconti dei loro figli. nessuno si prese la responsabilità di denunciare certi accadimenti. quello che è successo a me evito di scriverlo perché a pensarci ancora mi disgusta. per tanti anni non ho avuto il coraggio, la forza, la volontà di denunciare quel fatto e così facendo mi sento in parte responsabile di quel che Ruggero ha continuato a fare negli anni. adesso però credo che seppur in modo tardivo la mia testimonianza davanti al pm possa aprire un capito della storia importante. mi piacerebbe che altri miei vecchi amici facessero lo stesso. paolo, mauro, gigi e altri ancora. ma in particolare il mio ricordo va a Don Giacomo (nelle sedi opportune dirò anche il cognome). lui sapeva e non ha mai detto niente. Adesso ha un ruolo di tutto rispetto in Vaticano. io credo che una parte di responsabilità debba prendersela anche lui. Sapeva anche quando Ruggero da laico è diventato prete. sapeva quando Ruggero andò in missione in africa. sapeva quando ruggero diventò parroco a selva candida. Sapeva!!!! Caro Don Giacomo è arrivato il momento di dire quello che hai sempre saputo. perché Ruggero mente quando dice che che contro di lui è in atto un complotto.

    Dopo un paio di mesi, il ragazzo sarebbe stato richiamato. “C’era il segretario e mi ha detto ‘Qui la situazione è diventata pesante, dobbiamo procedere con le autorità’”. Dopo un po’ di tempo però il giovane è deluso, visto che non vengono presi provvedimenti. Un altro ragazzo poi riferisce che di pedofilia legata alla parrocchia della Natività si era già parlato in passato: “Un po’ come eco. Praticamente su alcuni muri della nostra parrocchia, chissà perché è apparsa la scritta ‘pedofilo’, circa tre o quattro anni fa. Alcuni murales. Poi sono spariti magicamente, nel senso che una settimana dopo che c’erano queste scritte, non c’erano più. Voci di una presunta pedofilia, che anche un altro ragazzo racconta ‘giravanoì: sapevamo – ha raccontato a chi indaga – che c’erano state tipo delle cose quando lui stava alla Giustiniana (alla parrocchia della Beata Vergine Immacolata, ndr) però erano tutte voci”.

    (Segue)

    PEDOFILIA/ PRETE ARRESTATO, RAGAZZO: PORTAI LETTERA A… -2-
    “Don Ruggero era persona affabile e carismatica”

    Roma, 19 lug. (Apcom) – “Io tuttora credo, credo a Gesù Cristo e tutto quanto, però dei preti non ne voglio sapere niente. Questo pareva buono. Questo pareva il top! E allora se questo è così, pensa gli altri”. E’ un racconto drammatico quello offerto da un un altro dei giovani che sarebbe stato oggetto delle attenzioni di don Ruggero Conti, 55 anni, già parroco della chiesa della Natività di Maria Santissima.

    Stando a quanto accertato dagli investigatori sarebbero sette al momento gli episodi di abuso ai danni di minori che frequentavano la parrocchia della Natività, mentre altri due risulterebbero avvenuti nei confronti di ragazzi della chiesa Beata Vergine Immacolata, nella zona della Giustiniana, dove Conti era stato in precedenza. Ma in seguito agli ultimi accertamenti starebbero emergendo ulteriori casi, alcuni dei quali avvenuti più di dieci anni fa e non a Roma.

    Il sentimento di malcontento nei confronti della chiesa è comune tra la maggior parte dei ragazzi che avrebbero subito gli abusi: “Quello che è successo m’ha staccato radicalmente dalla chiesa”, afferma anche un altro. “Io ho perso totalmente fiducia nel corpo clericale e ho deciso di parlare con Dio da me stesso”, racconta un terzo giovane”. E più avanti aggiunge: “Ed inoltre – dice rivolgendosi al pm – se lei è cristiano sa che non frequentare la messa settimanale è una sofferenza unica. Immagini io a stare dieci senza la comunione, senza stare in pace con me stesso, senza una confessione di niente”.

    Il giudizio di don Ruggero, offerto da un altro giovane, è chiaro. Per qualcuno è “Un tipo molto carismatico e sensibile, uno di cui fidarsi”. Per un altro il sacerdote “era con tutti quanti una persona affabile, si ricordava subito i nomi di tutti quanti”. Ma anche una persona che “ti metteva subito a tuo agio, come se fosse una persona che conoscevi da tanto tempo”.

    Nonostante il sacerdote avesse questo carattere, i ragazzi raccontano che prestava loro particolari ‘attenzioni’. Ciò sarebbe avvenuto al termine della visione di film nella casa del sacerdote o durante i campi estivi: mentre i ragazzi dormivano nelle camerate con letti a castello, don Ruggero, incurante della presenza degli altri e aiutato dal buio, avrebbe toccato e accarezzato alcuni piccoli ospiti, ad alcuni quali faceva anche diversi regali. In alcuni casi anche il rito della confessione non avrebbe seguito la prassi prevista: “La prima domanda della confessione, dove poi si svolgeva tutta la predica, era ‘ti masturbi?’, riferisce un ragazzo.

    Un altro spiega che il sacerdote l’avrebbe attirato nella sua dimora, all’interno della canonica, dietro la promessa di soldi, cd, dvd, capi d’abbigliamento. Poi, però la scelta, di raccontare la loro verità su quanto accaduto negli anni passati: “Se fossi stato solo io colpito da questa persona, da buon cristiano avrei anche perdonato – racconta – ma visto che non sono solo io, lo faccio per tutti i bambini che stanno lì o si avvicineranno a stare lì con lui. Se vuole sapere il motivo per cui io sto qua, è perché io voglio la vera giustizia: quella divina. Lo so che lei purtroppo i miracoli non ne fa, però – dice il ragazzo rivolgendosi al pm Scavo – Non lo so, cercate, provate; i miracoli non stanno lì, stanno qua, da quanto mi è stato insegnato, perché lì c’è la giustizia, ma qua ci stanno i miracoli, e li fanno le persone”.

    «Lo odio a morte, …

    Augusto Parboni
    a.parboni@iltempo.it
    «Lo odio a morte, adesso mi posso fidare solo di me stesso, don Ruggero deve pagare per quello che ci ha fatto». A parlare è uno dei giovani che ha accusato Ruggero Conti, il parroco della chiesa della Natività di Maria Santissima, di averlo costretto a subire abusi sessuali quando era minorenne.

    Un racconto fatto davanti al magistrato titolare dell’inchiesta, il pm Francesco Salvo, che indaga sulle presunte violenze sessuale che sarebbero iniziate addirittura dieci anni fa ai danni di ragazzini che frequentavano la parrocchia a Selva Candida.

    Nell’ordinanza emessa dal gip Andrea Vardaro lo scorso 30 giugno, sono contenute le dichiarazioni dei ragazzini, oggi maggiorenni, che sarebbero stati violentati mentre si trovavano nell’oratorio o nei campeggi estivi. Parole che hanno appunto convinto il giudice a emettere il provvedimento restrittivo contro don Ruggero, il quale, attraverso il suo legale, aveva chiesto di annullare l’ordinanza. Istanza che però ieri è stata respinta dal Tribunale del Riesame, che ha stabilito che il parroco deve rimanere dietro le sbarre. «Quello che è successo m’ha staccato radicalmente dalla chiesa, ho perso totalmente fiducia nel corpo clericale e ho deciso di parlare con Dio da me stesso», ha detto un giovane al pm. In base alle affermazioni dei ragazzi, mentre dormivano nelle camerate con letti a castello, don Ruggero, incurante della presenza degli altri e aiutato dal buio, avrebbe toccato e accarezzato le sue «vittime» fino a praticare ad alcuni di loro sesso orale. Ad alcuni faceva anche diversi regali. A volte anche il rito della confessione sarebbe stato poco ortodosso: «La prima domanda della confessione, dove poi si svolgeva tutta la predica, era “ti masturbi”?», ha riferito un altro ragazzo. «Dopo gli abusi non ho più rivolto parola o sguardo a un prete o a un suora, perché se questo modo di vivere la religione li rende deviati, tutti sono deviati, non uno. E allora io non mi fido più di nessuno perché quel genere di persone sono frustrate e malate».

    Secondo il racconto di un altro ragazzo, anni fa sarebbe stato anche avvertito il vescovo di quesi terribili fatti.

    20/07/2008

    Unita, L’
    “Don Ruggero, le molestie già 24 anni fa Roma, carcere confermato per il sacerdote. I ragazzi: Ci avvicinava nei campi estivi, e dopo cena…”
    Data: 20/07/2008
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    «Don Ruggero, le molestie già 24 anni fa»

    Roma, carcere confermato per il sacerdote. I ragazzi: «Ci avvicinava nei campi estivi, e dopo cena… »

    di Marcello Di Dio / Roma

    «DON RUGGERO Conti mi ha molestato ventiquattro anni fa. Mi sento in colpa per non aver denunciato prima la cosa. Forse avrei potuto impedire quanto acca-
    duto in seguito ad altre piccole vittime». Quella raccolta tre giorni fa dai carabinieri emiliani è l’ultima testimonianza contro il parroco della romana Natività di Maria Santissima, in carcere dal 30 giugno con l’accusa di violenza sessuale aggravata e continuata. L’ennesimo racconto di carezze, baci e abusi. Proprio come quelli capitolini resi al pm Francesco Scavo. Nove i casi accertati sinora ma altri sono nelle mani dell’associazione La Caramella Buona onlus. Tutti parlano di approcci nei campi estivi, in oratorio ma anche durante il confessionale dopo la domanda: «Ti masturbi?». «Da allora – confessa uno dei ragazzi all’epoca dei fatti minorenne – non sono mai più entrato dentro una chiesa. Ascolto la predica di un prete e mi viene la nausea, il vomito. Penso che Dio scelga le proprie persone con la vocazione e, se la vocazione è quello, cos’è Dio? Questo pensiero mi ha tormentato per dieci anni». «La mia ragazza – spiega un altro – mi fece fare una lettera. Portala al Vescovo, mi disse, in modo che ci pensano loro. L’ho fatto ma non accadde nulla». Ieri il Tribunale del Riesame di Roma ha confermato il carcere nei confronti del sacerdote. «Abbiamo già numerose dichiarazioni di altri ragazzi di segno opposto ai racconti confusi emersi sinora» dicono i legali.
    Ventiquattro anni fa. Altra presunta molestia. A Legnano, dove don Conti, non ancora sacerdote, insegnava e faceva l’educatore nell’oratorio di San Magno. Mario, nome di fantasia, all’epoca aveva dodici anni. Alle spalle una famiglia disagiata di cui, sospetta ora, «Ruggero ha approfittato per avvicinarmi e trascinarmi verso di lui. La mia famiglia non poteva permetterselo, così pagò lui la quota per il campeggio e mi regalò un paio di scarponi». Altri ragazzi hanno spiegato che il sacerdote, «un tipo carismatico», li avrebbe attirati nella sua dimora dietro la promessa di soldi, cd, dvd e vestiti. «Organizzò una cena – ricorda Mario – Poi quella notte dormii con lui. E… ».
    Mario afferma di aver parlato degli abusi già quattro anni fa al Decano di Legnano, monsignor Galli che, secondo indiscrezioni, sarebbe stato convocato dalla Procura. Proprio com’è accaduto giorni fa a monsignor Reali, vescovo della parrocchia romana di Selva Candida. Lì in passato don Ruggero era stato infatti sospeso per un mese dalle autorità ecclesiastiche.
    Poi era tornato al suo posto e prima dell’arresto era stato nominato garante per la famiglia dal sindaco Alemanno. Alcuni blog attaccano ora don Claudio, l’altro sacerdote che lo ha denunciato. «È ora di finirla – conclude Roberto Mirabile de La Caramella Buona onlus – Dobbiamo chiederci perché tante persone erano state informate da anni e non hanno fatto nulla. Chiederemo ragione di queste responsabilità, ricordando le parole del Papa contro la pedofilia».

  • CESENATICO – Pedofilia, chiesto rito abbreviato per don Giacomoni

    CESENATICO – Pedofilia, chiesto rito abbreviato per don Giacomoni

    Cesena, data 22.06.2007, orario 10:39.

    CESENATICO – Giancarlo Savoia, avvocato difensore di don Giuseppe Giacomoni, il sacerdote di Cesenatico arrestato lo scorso 10 ottobre con l’accusa di pedofilia e sfruttamento della prostituzione ed ora ai domiciliari, ha chiesto giovedì mattina davanti al Gip Rita Chierici il rito abbreviato. Vincenzo Gallo, che assiste il rumeno Dan Joan Cilean, accusato in concorso, ha chiesto il proscioglimento da ogni ipotesi d’accusa. Assente il terzo imputato, Giuseppe Farnedi.

    Don Giuseppe Giacomoni, che ha gestito la comunità ”Arcobaleno” di Villamarina” è ritenuto come responsabile della creazione del giro di prostituzione minorile. Difeso dall’avvocato Giancarlo Savoia ha sempre respinto le accuse. Secondo la magistratura chi obbediva alle richieste a sfondo sessuale avrebbe ricevuto maggiori attenzioni all’interno della comunità.

    Il 26enne Dan Joan Cilean aveva conosciuto alcuni anni fa don Giacomoni nella struttura ”Arcobaleno” dove ci finì per reati contro il patrimonio. Difeso dall’avvocato Vincenzo Gallo, è ritenuto il braccio destro del sacerdote, con il capo d’imputazione di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. La difesa ha chiesto il proscioglimento da ogni capo d’accusa.

    Il ”commendator” Giuseppe Farnedi, noto albergatore e ristoratore, difeso dall’avvocato Roberto Roccari, è accusato di aver giovato di un rapporto sessuale a pagamento con un minore potrebbe chiedere il patteggiamento. La decisione verrà presa il prossimo 2 ottobre.

    Chiesto il rito abbreviato anche per la 55enne Denise Sansoni, coordinatrice del consultorio familiare di Cesenatico, colpevole di non aver fornito delle informazioni riservate a don Giacomoni.



    Abusi su minori, parroco di 81 anni arrestato a Forlì
    Un solo attimo di nervosismo nel tentativo di coprirsi il volto. Don Giuseppe Giacomoni, 81 anni, romagnolo, esce dalla Questura di Forlì con l’accusa di sfruttamento della prostituzione e abusi sessuali ai danni di minori. Il prete degli “immigrati”, come lo chiama la gente, accusato di ricatti e violenze, assieme a Giuseppe Farnedi, 62 anni, noto ristoratore di Cesenatico, commendatore della repubblica, e a un giovane rumeno. Il sacerdote, presidente dell’associazione Arcobaleno, accreditata presso il tribunale dei minori di Bologna, invece di avviarli al recupero, avrebbe indotto i ragazzi alla prostituzione. Per chi si ribellava, un sordido ricatto. A Villa Novella, la sede dell’associazione Arcobaleno, il sacerdote avrebbe fatto prostituire alcuni giovani, organizzando gli incontri personalmente, abusando di loro. A commettere violenze anche il ristoratore. Incontri che si svolgevano negli appartamenti della comunità. I volontari dell’associazione cadono dalle nuvole. “Non so, non capisco”, ha detto il sacerdote davanti al magistrato. Poi Don Giuseppe si è chiuso in un ostinato silenzio.



    http://www.onemoreblog.org/archives/013014.html

    don Giuseppe Giacomoni
    sezione la faccia come il culo
    «Secondo indiscrezioni raccolte dai poliziotti un ragazzino di 16 anni è stato sottoposto a ripetute violenze sessuali dal prete e ceduto al «commendatore» dall’ottobre del 2005 all’agosto 2006, quando poi il ragazzo è stato finalmente allontanato dalla falsa struttura umanitaria. Sembra inoltre che il prete si recasse spesso dai carabinieri e dalla polizia per denunciare il comportamento sospetto di alcuni degli ospiti da lui accolti, fatto che, alla luce dei risultati dell’indagine, sembrerebbe confermare che la prostituzione fosse sorretta dalle minacce di allontanamento delle vittime».

    da l’Unità del 12 ottobre 2006
    Il monsignore gestiva giro di prostituzione
    di Manuela Modica

    «O vi prostituite o vi sbatto fuori e addio regolarizzazione», questa, grosso modo, la minaccia con cui venivano vessati gli ospiti dell’Associazione Arcobaleno di Villa Marina di Cesenatico. Minori, stranieri, persone indigenti accolti apparentemente per scopi umanitari ma poi sfruttati per ben altre finalità: 100 o 200 euro a prestazione «consumata» in uno degli appartamenti dell’Associazione, al sesto piano di un edificio di Gatteo Mare, o all’interno della struttura comunitaria.
    Dietro l’abito di un sacerdote si celavano così articolate dinamiche di abusi sessuali. La vicenda, emersa a seguito dell’indagine della Squadra Mobile della Questura di Forlì, ha infatti portato all’arresto di tre persone, tra cui il fondatore dell’Associazione umanitaria, don Giuseppe Giacomoni, 81 anni, parroco supplente a Ruffio. Sotto arresto anche Giuseppe Farnedi, meglio noto come «Commendator Roberto», 62 anni, proprietario di uno dei piu’ noti ristoranti della riviera di Cesenatico, e Dan Joan Cilean, romeno di 25 anni, al quale pare fosse affidato il compito di reperire gli ospiti costretti sotto minaccia alla prostituzione.
    Secondo quanto accertato dalla Questura di Forlì l’Associazione di cui don Giacomoni era oltre che il fondatore anche il presidente e il gestore era il fulcro del giro di prostituzione. Il prete, proprietario di alcuni appartamenti nella zona li aveva trasformati in case-alloggio per ospitare sotto l’egida dell’Associazione umanitaria persone in difficoltà, di nazionalità italiana o estera, donne bisognose di assistenza o detenuti agli arresti domiciliari. Una struttura accreditata al Tribunale per i minorenni di Bologna, creata per dare aiuto alle persone in stato di emarginazione sociale. Il parroco abusava sessualmente dei minori ospitati minacciati di non regolarizzare la loro permanenza in Italia e li spingeva a prostituirsi organizzando incontri con clienti che lui stesso reperiva. Secondo indiscrezioni raccolte dai poliziotti un ragazzino di 16 anni è stato sottoposto a ripetute violenze sessuali dal prete e ceduto al «commendatore» dall’ottobre del 2005 all’agosto 2006, quando poi il ragazzo è stato finalmente allontanato dalla falsa struttura umanitaria. Sembra inoltre che il prete si recasse spesso dai carabinieri e dalla polizia per denunciare il comportamento sospetto di alcuni degli ospiti da lui accolti, fatto che, alla luce dei risultati dell’indagine, sembrerebbe confermare che la prostituzione fosse sorretta dalle minacce di allontanamento delle vittime. Il Pm Alessandra Serra e il Gip Michele Leoni hanno firmato i provvedimenti di custodia cautelare in carcere. Don Giacomoni è accusato di violenza sessuale, induzione e sfruttamento della prostituzione, anche minorile. Farnedi deve rispondere di violenza sessuale ai danni del ragazzo sedicenne, Cilean invece di concorso con il sacerdote nell’attività di sfruttamento dei suoi compagni di comunità.

    (12 Ottobre 2006)



    L’INCHIESTA SUGLI ORCHI
    Il sacerdote resta in carcere
    Il day after è il giorno del confronto con il magistrato: don Giuseppe Giacomoni, il sacerdote arrestato per abusi sessuali su un ragazzino di 15 anni e di aver trasformato la casa d’accoglienza che gestiva in una sorta di casa d’appuntamento

    Cesenatico, 13 ottobre 2006 – Il day after è il giorno del confronto con il magistrato: don Giuseppe Giacomoni, il sacerdote arrestato per abusi sessuali su un ragazzino di 15 anni e di aver trasformato la casa d’accoglienza che gestiva in una sorta di casa d’appuntamento per incontri per lo più omosessuali, è comparso ieri mattina davanti al gip di Forlì per l’udienza di convalida.

    Don Giacomoni, secondo alquni coscenti, è apparso un uomo disperato e prostrato. Qualche ora dopo era di nuovo in carcere. Non si resterà verosimilmente molto perché, vista l’età — 81 anni suonati — godrà quanto prima dei domiciliari. In ogni caso, dopo gli interrogatori di garanzia, il gip Michele Leoni — un magistrato scrittore, che salì alla ribalta rinviando Marco Pantani per frode sportiva — ha rispedito dietro le sbarre anche gli altri due implicati in questa storiaccia che ha sconvolto Cesenatico: il ristoratore Giuseppe Farnedi, al quale il sacerdote avrebbe passato l’adolescente costretto a prostituirsi (è bulgaro, da quanto si è appreso), e il muratore rumeno dan Joan Cilean, che avrebbe fatto da spalla al prete nel ricattare i malcapitati ospiti della sedicente associazione umanitaria ‘Arcobaleno’.

    Oscar Ghetti, il capo della Mobile di Forlì, intanto non molla la presa. Improbabile però che il giro si allarghi (“Altri indagati? Non mi risulta” taglia corto). I due appartamenti della casa d’accoglienza di Villamarina di Cesenatico sono stati sgomberati e passati al setaccio. Gli ospiti erano una dozzina, in gran parte stranieri. Potenzialmente sono tutti testi d’accusa. Un paio di loro tuttavia sono già stati proposti per l’espulsione. Un altro, un tunisino, il ventenne Zied Zairi, si è visto revocare gli arresti domiciliari ed è finito anche lui in carcere a Forlì.

    L’associazione ‘Arcolabaleno’ era stata fondata da don Giacomoni nel 2003 e nella casetta a due piani di Villamarina, concessa in buonafede al sacerdote da dei privati, si sono alternati in questi anni decine e decine di estracomunitari in prevalenza dei paesi dell’Est. Un continuo andirivieni. Una famigliola di albanesi (moglie, marito e un bimbo in tenera età) ultimamente conviveva addirittura nell’alloggio del prete, al sesto piano di una palazzina di Gatteo Mare.

    La Squadra Mobile adesso punta a rintracciare il maggior numero possibile degli sbandati via via accolti da don Giacomoni, specie quelli che il sacerdote ha cacciato. Perché? Forse perché non ne assecondavano i piani? A Cesenatico intanto si passa dallo sbigottimento all’incredulità. Dei ‘suoi albanesi’ don Giacomoni ne parla sempre commosso nelle sue omelie.



    http://www.newsrimini.it/?sid=43027

    Cesenatico: Blitz antipedofilia: le accuse degli inquirenti e la nota della Diocesi

    Sgomento e sconcerto nel cesenate per un presunto giro di prostituzione e pedofilia legato ad un’associazione di volontariato.
    Mercoledì mattina all’alba polizia e carabinieri hanno arrestato tre persone. Tra queste un sacerdote di 81 anni, presidente dell’associazione Arcobaleno di Cesenatico, considerato dagli inquirenti il regista delle azioni criminose.

    La Diocesi di Cesena-Sarsina ha diffuso un comunicato sulla vicenda:

    Informati dell’arresto di don Giuseppe Giacomoni, nell’ambito di un’operazione di Polizia condotta dalla Questura di Forlì, la Diocesi di Cesena-Sarsina esprime tutto il dolore e l’amarezza per le pesanti accuse che vedono coinvolto, con altre persone, il sacerdote diocesano, attualmente non impegnato come parroco.
    La Diocesi riafferma piena fiducia nella giustizia e resta in attesa di ulteriori sviluppi della vicenda. Trae motivo da questo doloroso fatto per riaffermare la propria fedeltà alle radicali esigenze del Vangelo, che chiama a servire i piccoli e gli emarginati con assoluto disinteresse e limpidezza di intenzioni.
    Comunque si siano svolti i fatti, e ovunque approdi il lavoro degli inquirenti, la Chiesa di Cesena-Sarsina esprime profonda sofferenza per il coinvolgimento di un suo sacerdote e umana vicinanza alle persone offese.

    All’apparenza “L’arcobaleno” di Villamarina di Cesenatico era un’associazione di volontariato benemerita, sempre in prima linea nell’aiutare extracomunitari in difficoltà. Tanto stimata e apprezzata, da essere accreditata presso il tribunale. Così, molti extracomunitari scarcerati e affidati ai servizi sociali, venivano assegnati proprio all’Arcobaleno. Qui però, secondo polizia e carabinieri, finivano spesso in un giro di prostituzione nel quale erano coinvolti anche minori. E a gestire il tutto, secondo gli inquirenti, sarebbe stato don Giuseppe Giacomoni, l’81enne presidente dell’associazione. Il sacerdote è stato arrestato questa mattina all’alba nella sua casa di via Firenze a Gatteo. Con lui sono finiti in manette il 25enne romeno Dan Joan Cilean, considerato il braccio destro del sacerdote, e il 62enne Giuseppe Farnedi, titolare del noto ristorante “La scogliera” di Zadina di Cesenatico. Quest’ultimo, soprannominato “Commendator Roberto”, è accusato di aver abusato e in modo continuato di un ragazzino minore di 16 anni. Le prestazioni, del costo di 100-200 euro l’una, sarebbero state pagate direttamente a don Giacomoni, che era anche il tutore legale del minore. Il sacerdote è accusato di abuso sessuale di minore, con l’aggravante di esserne l’affidatario, di induzione di minori alla prostituzione e di aver agevolato il traffico mettendo a disposizione sia la sede dell’associazione che la propria abitazione. Nel giro di prostituzione legato all’Arcobaleno, sarebbero coinvolti altri quattro uomini ed una donna, di età compresa tra i 20 e i 40 anni.
    Secondo la ricostruzione della polizia, gli extracomunitari che non accettavano di prostituirsi venivano denunciati da don Giacomoni come clandestini. Le indagini della squadra mobile di Forlì, dirette dal sostituto procuratore Alessandra Serra, sono durate dall’ottobre dello scorso anno fino al mese di agosto. Ora i tre arrestati si trovano nel carcere di Forlì in attesa di essere interrogati dal giudice per le indagini preliminari.

  • Il ritorno di Mamma Ebe: Un prete pedofilo diceva messa nella mia comunità

    Il ritorno di Mamma Ebe: Un prete pedofilo diceva messa nella mia comunità

    ”Mamma Ebe” diserta il processo per motivi di salute

    CESENA – Non era presente in aula nella prima udienza Ebe Giorgini, la 73enne ‘santona’ di Carpineta (nei pressi di Cesena) meglio nota come ‘Mamma Ebe’ e finita in carcere il 25 gennaio del 2002. La donna ha giustificato la sua assenza in una lettera presentata al presidente Mirko Margioco nella quale ha riferito del suo cattivo stato di salute e del fatto di non aver provocato danni a nessuna persona in quanto queste si presentavano da lei nella totale spontaneità.

    Sono stati ascoltati, dal pm Filippo Santangelo, l’ispettore Luigi Meucci che si è occupato delle indagini e che ha parlato di intercettazioni telefoniche. Di queste se ne occuperà un perito che provvederà ad un’approfondita perizia. Quindi è stato il turno di una testimone, la signora Maria Antonietta Contendini, che ha parlato delle opere di ”Mamma Ebe”. Inoltre ha parlato anche della presenza di un prete che faceva messa presso la colonia Bellini, a quanto pare sembra essere Don Giacomoni, recentemente finito al centro della cronaca nera per pedofilia e prostituzione ed ora ai domiciliari.Come parte civile resta solamente l’Ausl e la testimone.

    La prossima udienza è fissata a Forlì per il prossimo 26 settembre.

    LE ACCUSE – Il Gup Rita Chierici ha formulato 16 rinvii a giudizio ed una archiviazione. I reati contestati sono quelli di associazione a delinquere per la commissione di esercizio abusivo della professione medica, somministrazione di medicinali pericolosi, falso ideologico in ricetta, truffa ai danni dell’Ausl, per morivi abbietti in danno di persone ‘sofferenti’ nel corpo o nell’anima, sequestro e maltrattamento di bambini.

    Questi i nomi dei 16 imputati: Ebe Giorgini, nota come “Mamma Ebe” (Bologna, 73 anni); Marzia Biancalani (Roncofreddo, 55 anni); Cecilia Bertacchi (Cesena, 50 anni) Alessandro Parigi (Cesena, 55 anni); Mauro Martelli (Montiano 5a anni); Letizia Guasti (Montiano, 38 anni); Gabriele Casotto (Pistoia, 51 anni); Gabriele Mancini (Longiano 43 anni); Carmela Lo Conte (Pistoia, 70 anni); Rita Amdrenacci (Pistoia, 59 anni); Antonella Fabbri (Roncofreddo, 44 anni); Roberto Guazzari (Roncofreddo, 45 anni); Otello Fioravanti (Pistoia, 60 anni); Carlo Esposito (Gambettola, 76 anni); Fabrizio Spadoni (Cesena, 54 anni); Giuliano Calzolari (Empoli, 51 anni).Gaetano Berni, Lorenzo Alberti, Giovanni Majo, Antonio Caruso Lombardi, Giuliana Testa, Marco Martines, Antonio Baldacci, Giovanna Ollà, Elio Piersanti Gessaroli sono gli avvocati che difendono gli imputati.

    CESENATICO – Pedofilia e prostituzione, chiesto il rinvio a giudizio per don Giacomoni

    CESENATICO – Il pm Fabio Di Vizio ha chiesto il rinvio a giudizio per don Giuseppe Giacomoni, il sacerdote di Cesenatico arrestato lo scorso 10 ottobre dagli agenti della Squadra Mobile di Forlì con l’accusa di pedofilia e sfruttamento della prostituzione. Il sacerdote si trova agli arresti domiciliari dopo che era finito in carcere anche per inquinamento di prove. Indagati anche il ristoratore di Cesena Giuseppe Farnedi e il rumeno Dan Joan Cilean.

    Don Giuseppe Giacomoni, che ha gestito la comunità ”Arcobaleno” di Villamarina” è ritenuto di esser colui che che ha creato il giro di prostituzione minorile. Difeso dall’avvocato Giancarlo Savoia ha sempre respinto le accuse.

    Il ”commendator” Giuseppe Farnedi, noto albergatore e ristoratore, difeso dall’avvocato Roberto Roccari, è accusato di aver giovato di un rapporto sessuale a pagamento con un minore potrebbe chiedere il patteggiamento.

    Il 26enne Dan Joan Cilean aveva conosciuto alcuni anni fa don Giacomoni nella struttura ”Arcobaleno” dove ci finì per reati contro il patrimonio. Difeso dall’avvocato Vincenzo Gallo, è ritenuto il braccio destro del sacerdote. Molto probabilmente verrà giudicato per rito abbreviato.

  • «Don Marco è colpevole» L’accusa chiede 16 anni

    «Don Marco è colpevole» L’accusa chiede 16 anni

    «Don Marco è colpevole» L’accusa chiede 16 anni dall’inviato Mauro Lissia

    Un gruppo di giovani dal Nicaragua per stare vicini al sacerdote sardo Stamattina la sentenza PARMA. Prove schiaccianti, don Marco Dessì è colpevole di una serie impressionante di violenze sessuali su minori e dev’essere condannato a sedici anni di carcere. Nell’austero tribunale di Parma le parole del pubblico ministero Lucia Russo hanno attraversato le spesse pareti di pietra della piccola aula delle udienze preliminari.

    L’aula è chiusa ai lavori ma le parole del pm arrivano fino alle orecchie dei cronisti e del capannello di fedeli che pregava per il missionario di Villamassargia.

    Sedici anni malgrado lo sconto di pena legato al giudizio abbreviato, quindi il magistrato dell’accusa è partito dal massimo edittale: ventiquattr’anni. Soprattutto non ha concesso all’imputato alcuna delle attenuanti previste dal codice penale, neppure quella generica riferita all’incensuratezza. Al contrario, nel calcolo del pubblico ministero, c’è la somma spietata di tutte le aggravanti. Finita l’udienza, don Dessì è stato riportato in carcere. All’uscita del palazzo di giustizia ha trovato alcuni familiari e una decina di ragazzi, alcuni arrivati apposta dal Nicaragua a spese dell’ambasciata sudameticana. Solo il tempo di gridargli “sta tranquillo” e di sventolare un piccolo striscione con la scritta “semos con tigo”.

    La requisitoria è durata un’ora e mezzo esatta. Subito dopo ha parlato il difensore Pierluigi Concas, che ha chiesto l’assoluzione per l’insussistenza delle prove e in subordine il minimo della pena con le attenuanti generiche. Per la sentenza bisognerà attendere questa mattina: il giudice andrà in camera di consiglio dopo le arringhe delle parti civili, l’udienza si apre alle nove e mezzo. Ma una cosa è certa fin d’ora: le conclusioni dell’accusa non promettono nulla di buono per il sacerdote accusato di una serie imprecisata di violenze sessuali compiute nell’arco di quasi trent’anni sui piccoli ospiti della comunità di Betania a Chinandega, in Nicaragua. Nel procedimento di Parma sono entrati solo i casi dal 1999 ad oggi, gli altri risultano prescritti. Ma agli atti del processo – a giudizio del pubblico ministero – c’è quanto basta a infliggere una di quelle pene che di norma si definiscono esemplari. Che arriverebbe – se il verdetto sarà in linea con le richieste dell’accusa – in una fase storica piuttosto critica per la Chiesa, attaccata da dossier su fenomeni di pedofilia in cui i protagonisti invariabili sarebbero sacerdoti. Per il pm Russo il quadro delle prove, le testimonianze raccolte fra i giovani ospiti della comunità nicaraguense non lasciano alcuno spazio ai dubbi sulla colpevolezza di don Dessì. Al contrario: «Si tratta – ha detto con enfasi il magistrato – di prove schiaccianti». Perchè i racconti coincidono, i dettagli delle violenze sono straordinariamente compatibili, ricorrono persino le frasi che il sacerdote di Vllamassargia amava pronunciare nei momenti in cui – per l’accusa – manifestava la parte peggiore di se stesso. Ecco quindi il missionario piu osannato del sudamerica che si presenta indossando un accappatoio rosso, sempre quello. Come se dovesse officiare un rito: i testimoni, ragazzi orfani, indigenti, abbandonati dalle famiglie in una situazione sociale subumana, dicono che don Marco li toccava, faceva cose che possono esere descritte solo in atti giudiziari. Loro provavano a ribellarsi, lui li redarguiva severamente: «Sono io che vi ho creato, voi non siete nulla e dovete fare quello che dico io, sono io che comando». E loro facevano, subivano, poi si confidavano tra di loro in un passaparola drammatico che verrà fuori completamente all’incidente probatorio chiesto dal pubblico ministero: «In una situazione di apertura massima al contradditorio fra le parti – ha detto l’accusa – i ragazzi hanno riferito situazioni al limite del drammatico, quello che hanno subito in quegli incontri e dopo, quando alcuni di loro hanno perso il posto di lavoro. Del clima intimidatorio in cui hanno dovuto vivere sulla scia di quei fatti terribili. E sono racconti che trovano puntuali riscontri quando si va a incrociare le testimonianze». Nella ricostruzione dell’accusa compaiono videocassette dal contenuto compromettente, i 1442 file contenuti nel computer del sacerdote, immagini pedopornografiche scaricate da chissà dove: «Sono tutte immagini di maschi – ha insistito il pubblico ministero – non è stata trovata la foto di una bambina…».

    Immagini pesanti, inquivocabili, compromettenti. Come se questo sant’uomo ricercato, sostenuto e ammirato dalle associazioni umanitarie di mezzo mondo fosse in realtà tutt’altro.

    D’accordo, le immagini. Ma sono credibili i sei giovani, oggi adulti, che lo accusano? Oppure ha fondamento la tesi del complotto, nato attorno al tentativo di impadronirsi di una struttura di assistenza diventata col tempo una splendida macchina da soldi? Per il pm sono credibili, lo conferma inoppugnabilmente la sequenza di perizie compiute su di loro, lo confermano gli elementi raccolti nelle fasi che hanno seguito la denuncia delle onlus che poi si costituiranno parte civile nel procedimento. Nelle carte dell’inchiesta c’è abbastanza per agganciare alla realtà la figura di questo prete un giorno Hyde e un giorno Jekyll. Capace di fare del bene e pronto a imporre il male. Come se in quella stessa tonaca convivessero personalità opposte, tenute insieme dall’esigenza di produrre denaro. Perchè quando le cose sembrano precipitare e don Marco Dessì è convinto di avere addosso gli occhi autorevoli del Vaticano ma non ancora quelli della magistratura, il filo delle telefonate intercettate per conto della procura di Parma riconduce invariabilmente a un obbiettivo: salvare il malloppo.

    Don Marco parla col suo alter ego di Chinandega Ludwig Vanegas e gli raccomanda di fare qualcosa, di trovare prestanome cui intestare il patrimonio della comunità e di muoversi ad ogni livello per corrompere persone che contano, che possano aiutarlo a levarsi dai guai in cui le circostanze lo stanno facendo precipitare lentamente: «Ci sono agli atti intercettazioni dal contenuto chiarissimo in cui emerge come don Marco Dessì abbia dato disposizioni di pagare fino a trentamila dollari per convincere testimoni di comodo a dargli una mano e perchè chi lo accusava ritrattasse». Non solo: «Il suo collaboratore a Chinandega aveva scritto lettere che altri ragazzi ospiti della comunità avrebbero dovuto firmare per scagionarlo». Qui, in queste conversazioni, emerge il don Dessì che nessuno conosceva. Avido di tutto, compresi i soldi. Nelle telefonate non si parla di abusi sessuali ma il tono dei ragionamenti – ha fatto capire il pubblico ministero – basta e avanza a definire il quadro psicologico del personaggio. Non un semplice missionario ma un imprenditore di dell’assistenza ossessionato da voglie proibite. Non un santo in terra ma un uomo con ogni debolezza terrena. Basta per condannarlo? Per l’accusa basta. E la pena sembra legata all’esigenza di dare un segno chiaro all’esterno: «Il processo penale che riguarda gli abusi sui minori – ha spiegato il pm Russo – serve anche a tutelare i bambini». Una pena di questa portata, se arriverà, è certamente destinata a far discutere.

    In apertura di udienza il giudice Spanò ha sentito la testimonianza di Luana Bellotti, una volontaria di Rock no war citata dalla difesa: avrebbe dovuto confermare che il computer di don Dessì, dove si trovavano le immagini pedopornografiche, era in realtà a disposizione di chiunque, nella comunità di Betania. La conferma non è arrivata: la teste ha riferito al giudice di aver visto all’opera, su quella tastiea, soltanto il sacerdote. Il gup ha ammesso la costituzione di parte civile per l’associazione Rock no war e il comune di Correggio, che insieme alla cagliaritana Solidando hanno a suo sempo presentato le prime denunce a Parma.(23 maggio 2007)

    http://espresso.repubblica.it/dettaglio-lo…-anni/1619830/6

  • Il sacerdote cattolico è accusato di decine di violenze sessuali contro bimbi nicaraguensi

    Il sacerdote cattolico è accusato di decine di violenze sessuali contro bimbi nicaraguensi

    Il sacerdote cattolico è accusato di decine di violenze sessuali contro bimbi nicaraguensi. Ha chiesto il rito abbreviato. Il tribunale gli nega la scarcerazione: a suo carico intercettazioni telefoniche e 1400 video pornografici trovati nel computer.

    Don Marco Dessì, aperto il processo al prete accusato di pedofilia
    PARMA (3 mag. 2007) – E’ cominciata questa mattina a Parma l’udienza preliminare del processo a don Marco Dessì, il sacerdote accusato di aver violentato decine di bambini in Nicaragua. Tramite i suoi legali ha chiesto il rito abbreviato.

    L’udienza è stata aggiornata al 22 maggio. Don Dessì, 59 anni, originario della provincia di Cagliari, era stato arrestato il 4 dicembre dell’anno scorso dopo una denuncia presentata dal Comune di Correggio e dall’associazione Rock No War, che avevano ospitato giovani della sua comunità in Nicaragua e raccolto le loro drammatiche testimonianze sulle violenze subite. Questa mattina si è aperta l’udienza preliminare davanti al giudice Roberto Spanò.

    Don Dessì è ancora detenuto, perché il Tribunale del Riesame ha respinto l’istanza di scarcerazione. a suo carico ci sono anche intercettazioni telefoniche e circa 1.400 filmati pedopornografici ritrovati sul suo personal computer. Alcuni suoi sostenitori erano oggi davanti all’aula e hanno parlato di calunnie e di complotto ai suoi danni. Gli avvocati difensori hanno chiesto al giudice di ascoltare la deposizione di una testimone, una ragazza modenese. Al caso ha lavorato anche il criminologo reggiano Lino Rossi, consulente della Procura di Parma, che ha ritenuto attendibili le testimonianze dei 6 giovani che accusano don Dessì.