Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • ABUSI SU MINORI: L’EX PROF RESPINGE LE ACCUSE

    ABUSI SU MINORI: L’EX PROF RESPINGE LE ACCUSE

    È durato un’ora dalle 11.50 alle 12. 50 l’interrogatorio di garanzia per l’ex docente di religione accusato di abusi su minori. Abito blu, camicia celeste e scarpe da ginnastica bianche, si è presentato così il 37enne in Procura a Padova. Accanto il suo difensore l’Avvocato Ernesto De Toni tra i nomi più importanti del Foro di Padova.

    L’ex docente originario del trevigiano secondo quanto dichiarato all’uscita dall’interrogatorio di garanzia dal suo legale, ha risposto alle domande del GIP . Questo è il primo contatto con l’Autorità giudiziaria per l’indagato che attualmente si trova ai domiciliari ospite della canonica di San Lorenzo di Albignasego nel padovano. Non è però escluso, avrebbe lasciato intendere il suo legale, che l’ex seminarista non possa scontare la misura preventiva altrove. L’Avv.

    De Toni ha acquisito il fascicolo per imbastire la strategia difensiva solo da qualche ora. Ha ammesso al nostro microfono che dalle carte emergono episodi di diversa gravità contestati al suo assistito. Nell’arco temporale dal 2017 a oggi secondo le accuse mosse nei confronti del 37enne , l’indagato avrebbe rivolto attenzioni e gesti molto espliciti a sfondo sessuale nei confronti di 7 minori.

    L’inchiesta scaturirebbe proprio grazie alla denuncia di un docente che raccolte le confidenze di un suo alunno 17enne ha riferito alle Forze dell’Ordine quanto appreso. La Questura euganea che sta ascoltando tutti coloro che hanno avuto contatti nel tempo con l’ex docente, insegnate presso l’Istituto Barbarigo di Padova fino al 2023 e poi allontanato forse proprio a causa di quanto gli viene contestato ora, avrebbe anche individuato alcune chat tra le vittime che potrebbero supportare le gravi accuse nei confronti dell’uomo.

    La Diocesi padovana attraverso una nota ha preso le distanze dall’uomo così anche dalla scelta del parroco che lo sta ospitando. Francesco Saviane

    https://www.gruppotv7.com/notizie/padova/pedofilia-l-ex-prof-si-dichiara-estraneo-ai-fatti-19731

  • Insegnante di religione arrestato per abusi, l’intervento della Diocesi: «Revocata dal vescovo l’idoneità all’insegnamento»

    Insegnante di religione arrestato per abusi, l’intervento della Diocesi: «Revocata dal vescovo l’idoneità all’insegnamento»

    Si arricchisce di nuovi particolari la vicenda di Francesco Saviane, 37enne trevigiano, ex docente di religione e figura attiva in diversi contesti educativi e parrocchiali del Padovano, che si trova da venerdì mattina agli arresti domiciliari nella canonica di un comune dell’hinterland della città del Santo.

    Le parole della Diocesi
    La Diocesi di Padova ha precisato la propria posizione con una nota articolata. Nel comunicato si sottolinea che Saviane «non svolge più incarichi di insegnamento di religione dal 1° settembre 2023 e che, successivamente, è stata revocata l’idoneità all’insegnamento. Nello stesso periodo si è conclusa anche la sua presenza presso l’istituto scolastico coinvolto». La Diocesi aggiunge che il vescovo Claudio Cipolla «ha disposto l’esclusione dell’uomo da qualsiasi incarico ecclesiale a seguito di un’indagine canonica interna e ha dichiarato la disponibilità a collaborare con l’autorità giudiziaria».

    La presenza in canonica « in contrasto con le indicazioni»
    Nella nota si precisa inoltre che «la permanenza dell’uomo in una canonica sarebbe avvenuta per iniziativa personale del parroco, in contrasto con indicazioni dell’ordinario diocesano». Il vescovo, inoltre, «ha ottemperato alle prescrizioni canoniche e civili e si è messo a disposizione dell’autorità giudiziaria. Si esprime forte amarezza e vicinanza ai minori coinvolti». La Curia di Padova richiama infine anche l’esistenza del servizio di tutela minori attivo dal 2017, pensato per raccogliere segnalazioni e accompagnare eventuali percorsi di ascolto e denuncia.

    Gli arresti domiciliari
    Il provvedimento degli arresti domiciliari, eseguito dalla Squadra Mobile su ordinanza del gip Laura Alcaro su richiesta del pm Sergio Dini, riguarda un’indagine per violenza sessuale aggravata ai danni di sette minori, tra ragazzi e ragazze, seguiti dall’uomo nel tempo come insegnante, educatore e collaboratore di realtà sportive e parrocchiali. Secondo l’ipotesi accusatoria, gli episodi contestati si sarebbero consumati in un arco temporale compreso tra il 2017 e il 1° marzo 2026, data dell’ultima condotta segnalata. I reati sarebbero stati facilitati dal ruolo di fiducia costruito nel tempo dall’indagato, che avrebbe avuto accesso alla quotidianità dei minori anche attraverso contatti extra scolastici e attività di gruppo.

    La prima denuncia
    L’inchiesta ha preso avvio da una prima denuncia arrivata alla fine di marzo, quando una delle presunte vittime ha confidato con tanto di particolari agghiaccianti a un insegnante dell’istituto in cui l’uomo aveva prestato servizio di aver subito attenzioni inappropriate. Un racconto ritenuto circostanziato e credibile dagli investigatori e tale da innescare approfondimenti immediati. Da lì, attraverso chat e messaggi recuperati dai dispositivi del giovane, gli inquirenti avrebbero individuato ulteriori situazioni analoghe segnalate da altri ragazzi, con altri particolari e approcci descritti nei dettagli.

    Le ricostruzioni raccolte descrivono una serie di episodi reiterati nel tempo, avvenuti in contesti diversi: locali parrocchiali, gite, momenti aggregativi e occasioni educative. L’indagato avrebbe progressivamente ampliato la propria sfera di contatto con i minori, mantenendo una posizione di riferimento che gli avrebbe consentito di instaurare rapporti di confidenza ritenuti dagli inquirenti strumentali alle condotte contestate. Il quadro delineato nell’ordinanza evidenzia, secondo il giudice, un rischio concreto di reiterazione del reato, oltre a una dinamica consolidata nel tempo e caratterizzata da un forte squilibrio di fiducia. Francesco Saviane

    https://corrieredelveneto.corriere.it/notizie/treviso/cronaca/26_maggio_17/insegnante-di-religione-arrestato-per-abusi-l-intervento-della-diocesi-revocata-dal-vescovo-l-idoneita-all-insegnamento-dal-2023-dfed40a1-509f-45a8-a0d6-7a6f898dbxlk.shtml

  • Accusato di abusi sui minorenni a scuola e in parrocchia: arrestato ex docente di religione

    Accusato di abusi sui minorenni a scuola e in parrocchia: arrestato ex docente di religione

    PADOVA – Gli agenti della squadra mobile della polizia di stato hanno arrestato un 36enne accusato di gravissimi reati contro i minori. L’uomo, originario della provincia di Treviso ed ex insegnante di religione in un istituto scolastico paritario, è finito al centro di una drammatica inchiesta giudiziaria a Padova.

    Il docente deve rispondere della pesante accusa di violenza sessuale aggravata compiuta ai danni di sette adolescenti, sia maschi che femmine, in un arco temporale compreso tra il 2017 e il marzo di questo anno. Il professionista godeva di una grandissima stima all’interno della comunità cattolica e civile per i suoi numerosi ruoli in ambito educativo. L’indagato aveva infatti operato a lungo come animatore pastorale all’interno di diverse parrocchie della provincia. Inoltre, l’uomo prestava stabilmente la propria collaborazione logistica anche per le attività ludiche di una nota realtà sportiva di Padova.

    Le indagini approfondite sono scattate nei mesi scorsi grazie alla coraggiosa testimonianza spontanea fornita da una delle giovani vittime. Il ragazzo aveva deciso di confidare i palpeggiamenti e le attenzioni morbose subite a un altro docente dello stesso istituto scolastico di Padova. La successiva ispezione informatica sul telefono cellulare del giovane ha consentito agli inquirenti di rintracciare numerose chat private scambiate con altri coetanei che avevano vissuto i medesimi abusi. Il modus operandi del trentaseienne consisteva nel conquistare progressivamente la fiducia incondizionata dei ragazzini e dei loro ignari genitori.

    Approfittando del proprio ruolo di guida spirituale, l’insegnante si proponeva regolarmente per riaccompagnare i minori a casa dopo le varie attività di animazione a Padova. Questo pretesto logistico gli permetteva di creare un intimo rapporto di confidenza isolando i giovani all’interno della propria vettura. Il provvedimento di custodia cautelare è stato firmato dal giudice per le indagini preliminari della procura di Padova. Il magistrato ha accolto integralmente le risultanze investigative presentate dal sostituto procuratore che ha coordinato l’attività della polizia giudiziaria. Attualmente il trentaseienne è stato sottoposto al regime restrittivo degli arresti domiciliari, ospitato all’interno della canonica di una parrocchia della diocesi di Padova.  Francesco Saviane

    https://www.oggitreviso.it/accusato-di-abusi-sui-minorenni-scuola-parrocchia-arrestato-ex-docente-di-religione-au23899-376975

  • SPAGNA – Il risarcimento alle vittime di abusi nella Chiesa sarà esente da imposte

    SPAGNA – Il risarcimento alle vittime di abusi nella Chiesa sarà esente da imposte

    Il Consiglio dei Ministri ha approvato un reale decreto-legge che dichiara esenti da tassazione nell’IRPF le indennità destinate alle vittime di abusi sessuali nell’ambito della Chiesa cattolica. La misura garantisce che i compensi economici siano percepiti integralmente, senza deduzioni fiscali, all’interno del sistema di riparazione concordato tra l’Esecutivo, il Difensore del Popolo e la stessa Chiesa.

    Secondo quanto ha informato il Governo, la decisione adempie all’accordo sottoscritto con la Conferenza Episcopale Spagnola (CEE) per articolare un meccanismo di riconoscimento e riparazione alle vittime, evitando che queste debbano far fronte a obblighi tributari per le somme ricevute.

    La misura corregge una situazione precedente che aveva generato incertezza. Nella maggior parte dei casi, i reati di abusi sono prescritti, il che ha impedito l’esistenza di risoluzioni giudiziarie. Di conseguenza, le indennità concesse al di fuori dei tribunali non rientravano nei casi abituali di esenzione fiscale, obbligando le vittime a tassarle.

    Con il nuovo decreto, l’Esecutivo stabilisce un quadro che permette che questi compensi, legati a danni personali di carattere fisico, psicologico o morale, non siano ridotti dal carico impositivo.

    Questa esenzione si integra nel sistema misto di riparazione progettato tra lo Stato e la Chiesa, in cui le indennità sono determinate a partire dalle proposte del Difensore del Popolo e assunte dalle istituzioni ecclesiastiche.

    https://infovaticana.com/it/2026/04/28/lindennizzo-alle-vittime-di-abusi-nella-chiesa-sara-esente-da-imposte/

  • Accuse di abusi nella Chiesa di Cagliari: ‘Denunciati tanti preti ma sono ancora al loro posto’

    Accuse di abusi nella Chiesa di Cagliari: ‘Denunciati tanti preti ma sono ancora al loro posto’

    L’onda d’urto del caso Bonaria

    Il fulcro della vicenda riguarda pesanti accuse di abusi che avrebbero coinvolto padre Efisio Schirru, mercedario, figura di spicco nel panorama ecclesiastico locale. Tuttavia, ciò che sta sollevando un’indignazione senza precedenti non è solo la natura dei reati contestati, ma il presunto immobilismo dei vertici. Le testimonianze che emergono disegnano un quadro inquietante: denunce presentate anni fa, segnalazioni ai superiori e appelli rimasti, troppo spesso, chiusi nei cassetti polverosi delle cancellerie vescovili.

    “Molti sacerdoti sono stati segnalati per condotte inappropriate, eppure sono ancora al loro posto, a contatto con i giovani”, denunciano alcune vittime e associazioni. È una frase che pesa come un macigno sulla gestione dell’Arcivescovo Giuseppe Baturi, chiamato oggi a rispondere di una strategia difensiva che molti leggono come una colpevole inerzia.

    L’intervento delle istituzioni: il monito della Garante

    La gravità della situazione aveva spinto, a marzo,la Garante regionale per l’Infanzia e l’Adolescenza, Carla Puligheddu, a rompere il silenzio istituzionale con una lettera aperta indirizzata direttamente all’Arcivescovo. Il messaggio era stato perentorio: non possono esistere zone franche.

    “È necessaria una vigilanza rigorosa e costante anche in ambito ecclesiastico. La tutela dei minori deve prevalere su ogni logica di protezione dell’istituzione o di segretezza interna.”

    La Garante, volendo sintetizzare, aveva richiamato la Chiesa di Cagliari alle proprie responsabilità morali e civili, sottolineando come la prevenzione degli abusi non possa limitarsi a dichiarazioni d’intenti, ma debba tradursi nell’allontanamento immediato di chiunque sia sospettato di mettere a rischio l’integrità dei bambini.

    Una fiducia da ricostruire

    Mentre le indagini proseguono, la città si interroga sul silenzio che ha protetto certi ambienti per decenni. La richiesta che sale dalla piazza e dalle istituzioni è univoca: trasparenza totale. Il “mix logico” tra la cronaca nera di Bonaria e il richiamo formale della Garante delinea una crisi di fiducia profonda. Se la Chiesa cagliaritana vuole davvero “tutelare i minori”, dovrà dimostrare di avere il coraggio di fare pulizia al proprio interno, senza sconti e senza attese, perché ogni giorno di ritardo è un tradimento verso chi non ha voce.

    Accuse di abusi nella Chiesa di Cagliari: “Denunciati tanti preti ma sono ancora al loro posto”

  • Padre Efisio Schirru accusato di abusi sessuali: il caso di Bonaria a ‘Fuori dal coro’

    Padre Efisio Schirru accusato di abusi sessuali: il caso di Bonaria a ‘Fuori dal coro’

    Un’onda d’urto scuote la comunità dei fedeli sardi e approda nelle cronache nazionali. Al centro di una bufera giudiziaria e mediatica c’è padre Efisio Schirru, 63 anni, figura di spicco dell’Ordine dei Mercedari e volto notissimo della Basilica di Bonaria a Cagliari. L’accusa è pesantissima: abusi sessuali che sarebbero stati consumati tra le mura ecclesiastiche.

    La testimonianza shock 

    Il caso è esploso durante l’ultima puntata di “Fuori dal Coro”, il programma condotto da Mario Giordano su Rete 4. Un giovane, visibilmente provato, ha deciso di rompere un silenzio durato anni, raccontando un episodio risalente al 2000, avvenuto in una parrocchia di Roma dove Schirru era allora parroco. “Chiese di fare l’amore, si spogliò e cominciò”, ha dichiarato l’uomo, descrivendo l’impotenza e il pianto che seguirono a quella presunta violenza. Un racconto drammatico, avvalorato in studio da un “illustre testimone” che ha ricordato lo stato di shock del ragazzo subito dopo l’accaduto.

    La difesa del religioso: “Solo solletico”

    Incalzato dalle telecamere di Mediaset, Padre Schirru – che ha ricoperto ruoli di prestigio come direttore di Radio Bonaria e, dal 2023, Provinciale dell’Ordine – ha respinto le accuse di violenza, pur non negando un contatto fisico con il giovane. La sua replica ha però suscitato scalpore per la scelta dei termini: “Non ricordo di averlo mai violentato. Al massimo gli avrò fatto il solletico, questo lo ricordo”, ha dichiarato il religioso, minimizzando i dettagli del racconto della vittima con un vago “vediamo un po’…”.

    Le ombre sul sistema ecclesiastico

    In studio è intervenuto anche don Paolo, che ha sollevato interrogativi inquietanti sulla gestione di tali scandali da parte dei vertici della Chiesa: “La Chiesa sa benissimo. Forse a volte conviene avere a capo delle diocesi persone più controllabili: chi non ha scheletri nell’armadio è libero, ma siamo sicuri che la Chiesa voglia persone libere?”

    Mentre le accuse dovranno ora essere vagliate dalle autorità competenti (civili e canoniche), la Cagliari dei fedeli resta in bilico tra sconcerto e incredulità. Il volto che per anni è stato un punto di riferimento spirituale nella Basilica di Bonaria si trova ora al centro di un’inchiesta che tocca i vertici dell’Ordine dei Mercedari, riaccendendo i riflettori sul delicato tema degli abusi nel clero.

    https://www.cagliaritoday.it/cronaca/padre-efisio-schirru-abusi-sessuali-basilica-bonaria.html

     

  • Pedofilo, bocciata la Commissione d’inchiesta

    Pedofilo, bocciata la Commissione d’inchiesta

    Il Consiglio grande e generale si infiamma sul caso di Steven Raul James, il 27enne condannato in via definitiva in Italia per abusi sessuali su minori che, per mesi, ha continuato a lavorare nelle mense scolastiche sammarinesi. Al centro del dibattito consiliare, la proposta di legge dell’opposizione per istituire una Commissione d’inchiesta, bocciata da una maggioranza che ha blindato l’operato del governo difendendo la validità di una commissione ’tecnico-amministrativa’ definita dalle minoranze un mero strumento di facciata.

    L’attacco dei gruppi di opposizione è corale e durissimo, puntando il dito contro i ritardi della segreteria alla Giustizia. “Uno Stato che non riesce a difendere i propri bambini e permette a un condannato per abusi di fare il cuoco nelle scuole è inaccettabile”, attacca Emanuele Santi di Rete, aggiungendo il sospetto di favoritismi: “Non vorrei che, per qualche pugno di voti, gli sia stato consentito di continuare a lavorare con i bambini”.

    Sulla stessa linea Sara Conti di Rf, che incalza l’esecutivo sul vuoto decisionale tra giugno e agosto 2025: “A voi sembra normale che una vicenda simile arrivi in Congresso e nessuno si ponga delle domande? Perché il Congresso di Stato non ha agito?”. Anche Gaetano Troina di Domani Motus Liberi denuncia la gestione della commissione tecnica, parlando di un lavoro parziale: “È stata già prodotta una relazione finale senza che il membro nominato dalle opposizioni sia stato messo nelle condizioni di partecipare. Si cerca una via di fuga per far dimenticare tutto ai cittadini”.

    Il segretario di Stato Stefano Canti replica con fermezza, tacciando di falsità le ricostruzioni delle minoranze. “Da parte nostra non c’è stata alcuna fretta, ho agito con trasparenza rispettando la morale e la legge”.

    A sostegno del Segretario, Manuel Ciavatta (Pdcs) difende la scelta tecnica rispetto a quella politica: “Il problema risiede nelle regole del sistema giudiziario italiano che non comunica certi atti automaticamente. Non è una colpa del governo se un soggetto dichiara il falso per eludere i controlli”. Gian Nicola Berti di Ar invita ad abbandonare la ricerca del “sangue” politico per concentrarsi sulle falle del sistema, Antonella Mularoni di Rf lancia un monito per il futuro prossimo: “Dobbiamo rendere certi fatti impossibili.

    Chi deve essere assunto nelle scuole deve presentare certificazioni reali e non semplici autodichiarazioni”. Il dibattito si chiude con un nulla di fatto per la Commissione d’inchiesta, ma con il Paese ancora scosso da una vicenda che Miriam Farinelli di Rf sintetizza con amarezza: “La verità paga sempre, anche se brucia, ma qui si è preferito segnare l’ennesima brutta pagina di storia”.

    https://www.ilrestodelcarlino.it/rimini/cronaca/pedofilo-bocciata-la-commissione-dinchiesta-3dedae07

  • I tribunali hanno confermato la designazione dei Testimoni di Geova come ‘setta distruttiva’.

    I tribunali hanno confermato la designazione dei Testimoni di Geova come ‘setta distruttiva’.

    Le vittime dei Testimoni di Geova hanno nuovamente vinto in tribunale contro la congregazione. La sezione civile del Tribunale provinciale di Madrid ha confermato la precedente sentenza, affermando che coloro che sono stati colpiti dalle pratiche dei Testimoni possono essere considerati vittime, possono costituire un’associazione e possono definire la congregazione una “setta distruttiva”, in quanto tutelati dalla libertà di espressione.

    I giudici ritengono inoltre che tali affermazioni siano supportate dalle esperienze di vita reale di ex membri della setta che hanno testimoniato durante il procedimento giudiziario. La sentenza afferma che queste dichiarazioni “non costituiscono semplici insulti, bensì giudizi di valore con sufficiente fondamento fattuale” e che “fanno parte di un rilevante dibattito sociale di interesse generale”, secondo una dichiarazione dello studio legale Bardavío Abogados, che ha rappresentato le vittime in questo caso.

    La Corte sottolinea che tali manifestazioni sono tutelate quando si basano su fatti verificabili e testimonianze veritiere, nell’ambito del legittimo esercizio dei diritti fondamentali. Inoltre, la sentenza si fonda sulle pratiche denunciate in numerose testimonianze di ex membri, che descrivono sistemi di controllo interno attraverso regolamenti e commissioni disciplinari; pressioni sociali e familiari, soprattutto in caso di espulsione o dissenso; e isolamento sociale.

    «In primo luogo, la rilevanza pubblica del contenuto informativo non può essere messa in discussione, a meno che non si viva distaccati dai media in una società democratica come quella spagnola. Pochi argomenti seri suscitano maggiore interesse nelle società democratiche del funzionamento interno delle religioni, delle relazioni tra i loro membri e dell’adattamento dei loro antichi dogmi ai valori attualmente prevalenti nelle società democratiche», si legge nella sentenza.

    Nella parte conclusiva della sentenza, i giudici si concentrano su una questione fondamentale: “I membri dell’associazione imputata che hanno abbandonato i Testimoni di Geova intendono recuperare un rapporto di affetto con i loro parenti che continuano a appartenere alla confessione religiosa e per i quali provano un amore sincero che esclude la promozione di atti dannosi nei loro confronti o la loro giustificazione in qualsiasi modo”.

    Aggiungono inoltre che le vittime non hanno “l’intenzione di diffamare”, ma piuttosto “agiscono con l’evidente intento di denunciare al fine di modificare le abitudini della confessione religiosa, adattandole ai valori attuali delle società democratiche”.

    Il procedimento legale è iniziato nel 2019 e si è incentrato sull’esistenza stessa dell’Associazione spagnola delle vittime dei Testimoni di Geova, sui suoi statuti e sulle sue denunce.

    La sentenza che ha respinto la causa per violazione dell’onore intentata dai Testimoni contro le vittime conteneva quasi 70 pagine di argomentazioni a favore della loro libertà di espressione, considerando che le loro critiche sono veritiere, documentate e, nella maggior parte dei casi, basate sulle testimonianze delle persone direttamente coinvolte.

    «Sebbene sia fastidioso e profondamente offensivo, l’esistenza dell’Associazione deve essere tollerata», ha affermato il magistrato di Torrejón de Ardoz.  Il giudice ha riconosciuto che affermare che i testimoni si comportino come una «setta» può essere «spiacevole, persino offensivo, per i fedeli», ma costituisce una «critica legittima». La congregazione ha annunciato che presenterà ricorso contro questa sentenza, che, tra le altre cose, respinge la sua richiesta di risarcimento di 25.000 euro.

    https://www.eldiario.es/sociedad/justicia-avala-llame-secta-destructiva-testigos-jehova_1_13158958.html

  • Il bilancio Chi è stato indennizzato dalla Chiesa, in Ticino, per abusi

    Il bilancio Chi è stato indennizzato dalla Chiesa, in Ticino, per abusi

    I primi casi in ordine di tempo risalgono agli anni Sessanta e Settanta. Gli ultimi a poco tempo fa: le segnalazioni sono state girate immediatamente al Ministero Pubblico e hanno portato all’arresto – come noto – di Don Rolando Leo. Tutti sono stati esaminati e approfonditi con cura dalla Commissione di esperti istituita dalla Diocesi di Lugano, man mano che le vittime o i testimoni si facevano avanti.

    Negli ultimi due anni, dalla fine del 2023 a oggi, sono una ventina in Ticino le persone che si sono rivolte alla Curia per raccontare abusi antichi e recenti, ma soprattutto antichi. Circa il doppio rispetto a quelle ascoltate dalla Commissione dall’anno della sua creazione, nel 2016, fino alla vigilia del rapporto presentato dall’Università di Zurigo sugli abusi sessuali commessi in ambito ecclesiastico.

    Cinque persone indennizzate

    A fornire i numeri è il Magistrato dei minorenni Fabiola Gnesa, che presiede l’organismo (cinque mebri e due consulenti esterni) incaricato dalla Diocesi di esaminare le testimonianze e ascoltare le vittime. Dopo il 27 settembre 2023 – quando il gruppo di ricerca zurighese presentò i risultati del suo primo studio, un terremoto per la Chiesa in Svizzera – le segnalazioni «sono aumentate proporzionalmente all’attenzione e al risalto riservati al tema dall’opinione pubblica» osserva Gnesa. Non tutti i fatti emersi sono qualificabili come abusi sessuali – «in alcuni casi si potrebbe parlare piuttosto di comportamenti inadeguati» – e non tutte le testimonianze erano finalizzate alla richiesta di un risarcimento. «Spesso le persone desideravano piuttosto ascolto e riconoscimento, magari una riconciliazione anche, con l’istituzione ecclesiastica». Tuttavia i numeri confermano l’importanza del fenomeno e l’impegno della Chiesa nel fare i conti con il passato.

    Delle segnalazioni raccolte nell’ultimo biennio, circa la metà – una decina – sono state trasmesse dal Ticino alla Conferenza dei vescovi svizzeri, che ha istituito a sua volta una commissione per l’indennizzo delle vittime di abusi prescritti. In cinque casi, registra ancora Gnesa, si è deciso un risarcimento economico. Di nuovo gli importi (il massimo è di 20mila franchi) non possono essere considerati una misura dei torti subiti ma «piuttosto hanno un valore simbolico e confermano la volontà dell’istituzione religiosa di riconoscere e accogliere una sofferenza individuale e collettiva».

    L’associazione delle vittime

    I responsabili o presunti tali – va detto – erano nella maggior parte dei casi ormai deceduti, essendo trascorso un lungo lasso di tempo dai fatti: per i pochi ancora in vita e addirittura in attività – come l’ex docente delle scuole salesiane di Maroggia intervistato settimana scorsa dal Corriere del Ticino – è intervenuta comunque la prescrizione, sia in base al diritto penale che a quello ecclesiastico. «Va ricordato inoltre che il compito del nostro gremio non è l’azione penale, che chiaramente sosteniamo laddove sussistono gli estremi, ma l’ascolto e il confronto con le vittime» conclude il Magistrato dei minorenni.

    Non a caso negli ultimi anni all’operato della Commissione è stato affiancato quello del Servizio cantonale di aiuto alle vittime di reati (LAV) come avvenuto anche nel resto della Svizzera su richiesta delle associazioni di esperti e cittadini toccati dal problema. In Ticino ne esiste una da poco più di un anno, il Gruppo di ascolto per vittime di abusi in ambito religioso (GAVA) che si occupa anch’esso di raccogliere testimonianze e sensibilizzare opinione pubblica e istituzioni sull’argomento. L’associazione ha raccolto in un anno una decina di casi, che non sono sommabili ma in parte sovrapponibili a quelli trattati dalla commissione diocesana.

    Un percorso di ascolto
    «Siamo una realtà che non ha legami istituzionali e offre un ascolto indipendente» racconta la co-presidente Patrizia Cattaneo. «Il nostro lavoro si concentra soprattutto su un ascolto attivo, empatico e non giudicante, sempre nell’ottica delle vittime». Alcune di queste hanno persino aderito all’associazione e creato al suo interno un gruppo di auto-aiuto. «Una proposta preziosa, che è una carta in più accanto all’ascolto» sottolinea Cattaneo. Il gruppo è attivo da gennaio e, accompagnato da una professionista, muove ora i primi passi in un percorso di accoglienza e sostegno reciproco tra pari.

    In Ticino il «vuoto» è stato colmato più tardi rispetto alla Svizzera tedesca e romanda, dove la prima associazione di vittime di abusi – il gruppo SAPEC – è attivo già dal 2010: un ritardo a cui hanno contribuito ragioni culturali e di contesto, secondo i ricercatori dell’UZH. Ma si sta recuperando terreno in fretta. Oltre all’attività di ascolto, il gruppo GAVA offre percorsi formativi per i suoi membri ma anche all’interno della Chiesa, tramite corsi a sacerdoti, seminaristi e collaboratori pastorali. «Puntiamo anche a promuovere un lavoro di rete, cogliendo ogni opportunità per collaborarare con altri attori del territorio». In attesa del secondo rapporto commissionato dalla Conferenza dei vescovi all’Università di Zurigo, che verrà presentato l’anno prossimo, l’associazione sta preparando un evento cantonale di sensibilizzazione in rete con gli altri attori del territorio (i servizi cantonali LAV). Con le consorelle romande e svizzero-tedesche, infine, si sta lavorando alla creazione di un’associazione mantello nazionale.

    «Importante continuare sulla strada della verità»

    Sono passati dieci anni, ma il lavoro è ancora lungo. L’amministratore apostolico Alain de Raemy segue da vicino l’operato della Commissione di esperti sugli abusi sessuali in ambito ecclesiastico (attiva in Ticino dal 2016), un tema che dall’inizio del suo incarico a Lugano gli sta particolarmente a cuore. Il vescovo ha incontrato di persona diverse vittime, e ritiene «prioritario continuare il percorso di verità e riconoscimento delle responsabilità» perseguito in questi anni.  I casi emersi in Ticino dopo il rapporto dell’Università di Zurigo «sono rilevanti» sottolinea, anche se «per la maggior parte si tratta di situazioni del passato e già note».

    I numeri nella Svizzera italiana sono ancora contenuti rispetto ad altre regioni, e per de Raemy «è difficile dire» perché più testimonianze non siano emerse finora. «In questo senso non si può che rinnovare l’invito affinché le persone che non si sono ancora palesate lo facciano superando le loro più che comprensibili resistenze». E proprio per facilitare il processo è «fondamentale» il ruolo del Servizio di aiuto alle vittime (LAV) e del gruppo di ascolto GAVA, riconosce l’amministratore apostolico. Al loro fianco la Commissione diocesana «ha il compito di essere un’antenna ma diventa pure, sempre più, un consiglio e un aiuto al  vescovo in queste delicatissime vicende».

    Un lavoro «continuo e permanente, che si rivolge al passato ma anche al presente e al futuro, nella disponibilità all’accoglienza, all’ascolto e all’accompagnamento – prosegue de Raemy. – Si tratta di un compito prioritario di ascolto e di raccolta delle testimonianze, affidato a persone competenti e indipendenti» e si colloca all’interno di «una preoccupazione più ampia e generale di prevenzione» che la Curia porta avanti da tempo assieme alla Fondazione Aspi (Aiuto, Sostegno e Protezione dell’Infanzia).  Il tutto, conclude l’amministratore apostolico, con un duplice scopo. «In primo luogo promuovere una sensibilizzazione di tipo culturale a queste tematiche che aiuti a uscire definitivamente da un clima di tabù e di omertà. In secondo luogo, per tener viva la vigilanza e l’attenzione al vero bene di tutti, soprattutto dei più fragili e deboli».

    https://www.cdt.ch/prodotti/cdt-weekend/chi-e-stato-indennizzato-dalla-chiesa-in-ticino-per-abusi-425420

  • Chiesa cattolica Due preti di Bienne sospesi per sospetti di abusi

    Chiesa cattolica Due preti di Bienne sospesi per sospetti di abusi

    Un nuovo caso di abusi sta tenendo banco nella diocesi di Basilea. Il vescovo Felix Gmür, responsabile della parrocchia in questione, ha denunciato e sospeso due sacerdoti di Bienne (BE) per violazioni dell’integrità sessuale di una persona adulta.

    La procura del Giura bernese-Seeland ha confermato lunedì a Keystone-ATS l’inoltro delle denunce, delle quali aveva riferito ieri la Sonntagszeitung. Per i due sacerdoti vale la presunzione di innocenza.

    Il vescovo Gmür aveva già sporto denuncia contro gli accusati lo scorso novembre, ha precisato la diocesi di Basilea a Keystone-ATS. Sono stati sospesi dalle loro funzioni a marzo. Un portavoce della diocesi ha giustificato il fatto che siano rimasti in servizio fino a quella data con la conservazione delle prove da parte della giustizia.

    La diocesi, la Chiesa cantonale e la parrocchia non erano tenute a informare gli accusati della denuncia prima del primo interrogatorio: «Qualsiasi forma di comunicazione prima di allora avrebbe costituito un ostacolo all’autorità pubblica». Dopo l’interrogatorio, i sacerdoti sono stati «immediatamente» sospesi e tutte le autorità competenti sono state informate.

    163 segnalazioni

    Nei due anni successivi alla pubblicazione dello studio sugli abusi nella Chiesa cattolica, il centro indipendente di segnalazione degli abusi sessuali della diocesi di Basilea ha ricevuto in totale 163 segnalazioni. Sono registrati come tali tutti i contatti relativi a un presunto abuso. Questa informazione risale allo scorso settembre.

    Lo studio dell’Università di Zurigo del settembre 2023 ha dimostrato che dal 1950 sacerdoti e religiosi hanno commesso oltre 1000 casi di abusi sessuali in Svizzera, con un numero elevato di casi non segnalati. Un secondo studio è in corso dall’inizio del 2024. I risultati dovrebbero essere presentati nel 2027.

    https://www.cdt.ch/news/due-preti-di-bienne-sospesi-per-sospetti-di-abusi-425010