Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Il caso – Abusi, sulle tracce dell’ex docente: «Se ho ferito qualcuno, mi dispiace»

    Il caso – Abusi, sulle tracce dell’ex docente: «Se ho ferito qualcuno, mi dispiace»

    Suona la campanella, gli allievi si riversano in cortile. Il docente fa strada verso l’aula insegnanti: sembra tranquillo. Ha pochi minuti prima che inizi la prossima lezione, ma è disponibile per qualche domanda.

    «Se posso rendermi utile – dice -. È passato tanto tempo».

    Ventiquattro anni per la precisione, da quando ha chiuso i battenti il collegio salesiano di Maroggia. Oggi il docente è vicino alla pensione. Insegna in un istituto salesiano in Italia, nonostante sia stato oggetto di una segnalazione per presunte violenze e abusi durante la sua docenza in Ticino, e di un’inchiesta della Commissione di esperti della Diocesi di Lugano di cui, afferma, non è mai stato a conoscenza.

    «Cado letteralmente dalle nuvole. Se ho fatto degli errori mi dispiace, sono disponibile a un confronto».

    Negli ultimi mesi l’ex collegio Don Bosco di Maroggia è stato al centro di alcune rivelazioni da parte di ex allievi, che hanno raccontato di presunti abusi sessuali e violenze fisiche consumate tra le mura dell’internato nell’arco di circa quarant’anni. A occuparsene, oltre ai media e alla Commissione diocesana, sono anche i ricercatori dell’Università di Zurigo che su mandato della Conferenza dei vescovi svizzeri si sono concentrati negli ultimi mesi, tra le altre cose, proprio sugli abusi commessi nei collegi con internato.

    Il passato che non passa

    Quello di Maroggia ha chiuso nel 2002. Nel frattempo è stato convertito in un complesso residenziale: nelle ex aule sono stati ricavati appartamenti, vista sul lago e sul parco ancora dominato da un busto di Don Giovanni Bosco.

    Sirio, 38 anni, risale le scale dell’internato per la prima volta dopo tanto tempo. Si guarda intorno, riconosce i dettagli – «qui c’erano i bagni delle ragazze, qui il telefono comune» – e si irrigidisce davanti a quella che oggi è la porta di un’abitazione.

    «È lì – dice – che è successo il fatto».

    Le prime testimonianze emerse sull’ex collegio si riferiscono agli anni Settanta e a due docenti-sacerdoti, nel frattempo deceduti. La storia di Sirio invece è diversa: racconta di violenze e maltrattamenti avvenuti soltanto vent’anni fa. In base alle sue dichiarazioni – ritenute credibili dalla Commissione d’inchiesta stabilita dalla Diocesi di Lugano – le violenze fisiche e psicologiche all’interno dell’istituto si sarebbero protratte oltre la soglia del Duemila, praticamente fino alla chiusura dell’istituto.

    Questo fa sì che sia gli autori che le vittime siano ancora vivi, la memoria ancora fresca e particolarmente dolorosa. Non solo. Nel caso più grave, un docente accusato dalla testimonianza di Sirio di abusi di vario tipo nei confronti degli allievi dell’istituto, è ancora attivo nell’insegnamento.

    La testimonianza

    «Ero tornato in classe a prendere una felpa che avevo dimenticato. Ho visto una mia compagna chinata sulla cattedra, il professore piegato su di lei in un atto sessuale».

    Anche Sirio (il nome è di fantasia) ha una vita apparentemente normale: il suo percorso formativo ha risentito del trauma – «dovetti cambiare scuola, la mia famiglia ci ha messo un po’ a capire» – ma è rimasto nel Mendrisiotto, ha un lavoro, pochi sanno quello che ha passato.

    «Sono cresciuto in un ambiente in cui era impensabile attribuire certe colpe ai sacerdoti o a persone comunque connesse all’ambito religioso».

    Negli anni successivi l’ex allievo si è allontanato totalmente dalla Chiesa. Dopo essersi confrontato con le resistenze dei suoi stessi familiari, a cui aveva raccontato fin da subito le violenze viste e subite al Don Bosco – «tornavo a casa con i segni delle botte, alcuni li porto addosso ancora adesso: mi picchiavano i compagni e lo stesso docente, per ritorsione» –, ha elaborato il trauma da solo: ci è voluto del tempo perché maturassero le condizioni per un confronto, dentro di lui e intorno a lui.

    Al vaglio della Commissione

    Nel 2009 – pochi anni dopo la chiusura del collegio, dunque – la Curia di Lugano ha istituito la prima Commissione di esperti per gli abusi in ambito ecclesiastico. Nel 2016 l’organo è stato potenziato e rivisto (per impulso del vescovo Valerio Lazzeri) ma è stato solo a partire dal 2023, con la pubblicazione della prima ricerca dell’Università di Zurigo che il dibattito si è animato anche a sud delle Alpi. «Spesso questi casi arrivano a noi quando le persone coinvolte sono già decedute o comunque non più perseguibili, essendo intervenuta la prescrizione» spiega il Magistrato dei minorenni Fabiola Gnesa, che presiede la commissione e ha esaminato anche la testimonianza di Sirio.

    La pratica, dopo essere stata valutata credibile, è stata girata alla commissione federale assieme ad altre (una decina) raccolte negli ultimi due anni. La responsabilità dei presunti autori è un capitolo, da questo punto di vista, particolarmente delicato.  La Commissione si occupa per competenza della segnalazione di fatti avvenuti nella Diocesi di Lugano» precisa Gnesa. «Alcuni casi possono essere più complessi e coinvolgere la competenza di più autorità».

    Chi ricorda, e chi no

    Rintracciare il docente in questione non è particolarmente difficile. Il fatto che continui a insegnare in Italia – già trapelato sui media ticinesi – è confermato dal sito di una scuola gestita anch’essa dalla congregazione salesiana, su cui compare il suo nome.

    «Quello che posso dire è che non ricordo, è passato molto tempo, ma se il mio comportamento ha urtato qualcuno mi dispiace e sono pronto a scusarmi».

    L’insegnante, confrontato con le dichiarazioni depositate sul suo conto – di cui ribadisce di non sapere «assolutamente niente» – è sulle prime molto turbato. Nega di essere stato coinvolto in atti sessuali – «senza ombra di dubbio» – mentre sulle violenze fisiche ammette «qualche ceffone, sì» ma non ricorda nemmeno i nomi degli alunni.

    Nell’aula insegnanti arrivano le voci degli allievi di oggi, che giocano nel cortile della scuola. Quelle del passato sono state prese sul serio dagli organi competenti? «Mi rincresce di non essere stato avvisato né coinvolto in alcun modo» dice il docente. L’espressione si fa amareggiata. «In generale penso che quello degli abusi e dei maltrattamenti sia un tema importante, da non sottovalutare ma neanche da ingigantire». La campanella suona e si congeda: è ora di rientrare in classe.

    La lettera dei Salesiani

    Il motivo per cui le segnalazioni non sono sfociate in verifiche – e il docente può tornare alla sua lezione: di fatto, è impossibile accertarne la veridicità – è riassunto in una lettera inviata l’estate scorsa dall’Ispettoria Salesiana Lombardo Emiliana (competente anche per il Ticino) all’ex allievo denunciante.

    Il caso, scrive il segretario ispettorale don Enrico Castoldi, è stato trattato dalla Diocesi di Lugano (servizio di tutela dei minori) e da questa girato alla congregazione italiana (commissione ispettorale tutela minori e persone vulnerabili) la quale «ha potuto constatare il decesso» di alcuni ex docenti accusati, mentre per quelli ancora vivi «si precisa che la legge canonica applicabile all’epoca dei fatti non consente e non consentiva di avviare un’indagine previa nei loro confronti» anche prima dell’intervenuta prescrizione.

    «La nostra ispettoria riconosce ogni vittima come persona ferita – conclude la missiva – e quindi, nel rispetto della sua volontà, potremo fornirle ascolto, accoglienza e accompagnamento».

    Sirio rimette in tasca la lettera. Nel corridoio dell’ex internato di Maroggia compare un inquilino di mezza età, che scende le scale verso l’uscita. Ricalca più o meno i passi che l’alunno percorse allora: un 12.enne in fuga a perdifiato da una scena che – sostiene – lo perseguita ancora oggi.

    «Spero che parlare di queste cose serva a qualcosa. Se non è possibile fare giustizia, almeno è giusto che la gente sappia».

    L’inquilino è rimasto interdetto sul pianerottolo. Aveva sentito delle voci sul passato dell’istituto, ma non ci aveva mai creduto. Vedere un testimone tornare sul posto e rivivere il trauma è un’esperienza forte, per entrambi. La verità poi, per chi ci crede, è nelle mani di Dio.

    https://www.cdt.ch/prodotti/cdt-weekend/abusi-sulle-tracce-dellex-docente-se-ho-ferito-qualcuno-mi-dispiace-424591

  • Il governo si rimangia la parola data e non fornirà assistenza a tutte le vittime di abusi

    Il governo si rimangia la parola data e non fornirà assistenza a tutte le vittime di abusi

    In una mossa descritta come un «impegno morale storico», la Chiesa spagnola, il Governo e l’Ombudsman hanno sigillato, la mattina del 30 marzo 2026, il protocollo definitivo per il risarcimento completo delle vittime di abusi sessuali in ambito ecclesiastico.

    Questo accordo si basa sul patto raggiunto lo scorso 8 gennaio e mette in atto un meccanismo istituzionale senza precedenti che consente allo Stato di monitorare l’adeguatezza delle richieste di risarcimento gestite dal programma PRIVA (il programma di riparazione della Chiesa). Inoltre, consentirà alle vittime di rivolgersi direttamente alla nuova piattaforma creata dal governo per elaborare le loro richieste di risarcimento contro la Chiesa.

    La posizione del governo

    Il nuovo accordo non sviluppa il primo punto dell’accordo firmato lo scorso gennaio, in cui si assicurava che il governo avrebbe affrontato «una riparazione completa per le vittime di abusi in qualsiasi ambito della vita sociale”. Questa esclusione dalla base dell’accordo originario significa, in pratica, rinunciare a una risposta globale e trasversale che avrebbe dato a questo passo un carattere pienamente storico per tutte le vittime.

    Durante la conferenza stampa successiva alla firma, alla domanda sull’estensione di queste misure a tutte le persone colpite, il Ministro della Presidenza, Félix Bolaños, ha affermato che il documento firmato oggi aderisce rigorosamente alla tabella di marcia stabilita l“8 gennaio. Tuttavia, questa dichiarazione elude il primo punto di quell’impegno originario, in cui il governo si obbligava espressamente ad affrontare la riparazione completa delle vittime di abusi in ”qualsiasi ambito della vita sociale”.

    Dimenticare le raccomandazioni del Mediatore

    Dopo la firma dell’accordo, Bolaños ha sottolineato che il nuovo protocollo è conforme alla raccomandazione centrale del rapporto del Mediatore del 2023, che esortava le autorità pubbliche a stabilire un piano di riparazione sotto una tutela istituzionale indipendente dalla Chiesa. Il ministro ha accolto con favore il fatto che, attraverso questo sistema, è lo Stato a garantire una valutazione obiettiva e professionale del danno subito dalle vittime.

    Tuttavia, l’esecutivo ha evitato di commentare un’altra delle raccomandazioni chiave dell’inchiesta: la necessità che le misure di riparazione e prevenzione non siano limitate esclusivamente alla sfera ecclesiastica.

    Da parte sua, Ángel Gabilondo ha ribadito l’auspicio che in futuro vengano affrontati studi e percorsi di riparazione in altri contesti sociali, così come è stato avviato oggi con la Chiesa. Tuttavia, il Mediatore non ha specificato scadenze o tempi per l’attuazione di questa risposta universale, che il suo stesso rapporto ha descritto come un obbligo di riparazione dello Stato.

    Cosa c’è di nuovo rispetto alla situazione precedente?

    Fino a oggi, la Chiesa ha operato principalmente attraverso il PRIVA (Plan de Reparación Integral a Víctimas de Abusos), un sistema interno che ha gestito 131 domande dal febbraio 2025.

    La grande novità di questo protocollo è che le vittime che lo desiderano potranno gestire le loro richieste direttamente attraverso lo Stato e, inoltre, lo Stato supervisionerà le risoluzioni del piano PRIVA. Non è più solo la Chiesa a valutare e proporre la riparazione; ora entra in gioco un team di esperti indipendenti sotto l’ombrello dell’Ombudsman, che avrà l’ultima parola in caso di discrepanze.

    Un’altra importante novità è che il governo ha schermato il risarcimento, in modo che il denaro ricevuto dalle vittime non venga tassato nell’IRPF, assicurando che il risarcimento raggiunga interamente coloro che hanno subito il danno.

    Nuovo protocollo

    1. Viene creato un unico sportello statale, in modo che la vittima non debba rivolgersi alla struttura ecclesiastica se non lo desidera. Da un lato, il Ministero della Presidenza, della Giustizia e dei Rapporti con i Tribunali creerà una «Unità di elaborazione» che riceverà le domande, offrirà indicazioni su come presentarle e sarà responsabile della comunicazione con le parti, della notifica delle proposte e della raccolta delle relazioni necessarie. Il termine per la presentazione delle domande scade tra due settimane, il 15 aprile.
    2. D’altra parte, il Mediatore istituirà l«»Unità vittime”, che avrà il compito di effettuare – con un team di esperti professionali indipendenti – la valutazione individuale delle domande.
    3. Per la prima volta, in caso di disaccordo tra la Chiesa e i valutatori su un caso, la Conferenza episcopale e la Confederazione dei religiosi saranno responsabili, attraverso la commissione consultiva PRIVA, della stesura di un rapporto su ciascuna delle valutazioni dello status di vittima e della riparazione effettuate dall’Unità per le vittime del Mediatore.
    4. In caso di discrepanza, una commissione mista studierà il caso, che sarà infine stabilito dal Mediatore dopo aver sentito il presidente della CEE o della CONFER, a seconda dei casi. Come ha sottolineato il Ministro Bolaños nella citata conferenza stampa, “l’ultima parola sui risarcimenti sarà lasciata allo Stato”.

    Tipi di riparazione

    Il documento firmato questa mattina offre tre dimensioni per una guarigione completa. Da un lato, la riparazione simbolica, incentrata su atti di riconoscimento pubblico e istituzionale che convalidano la testimonianza delle vittime e ne rendono dignitosa la memoria. Offrirà anche un accompagnamento umano e spirituale, comprese le richieste formali di perdono e l’accesso a cure specializzate per affrontare le conseguenze fisiche e psicologiche dell’abuso.

    Infine, stabilisce anche un risarcimento economico, che sarà determinato su base individuale, prendendo come criterio la gravità dei fatti e l’impatto del danno causato sulla vita del sopravvissuto.

    Questo meccanismo sarà in vigore per un periodo iniziale di un anno, con possibilità di proroga per un periodo identico.

    Il governo si rimangia la parola data e non fornirà assistenza a tutte le vittime di abusi

  • Spagna: abusi sessuali nella Chiesa, Difensore Popolo determinerà i risarcimenti

    Spagna: abusi sessuali nella Chiesa, Difensore Popolo determinerà i risarcimenti

    E’stato firmato oggi in Spagna l’accordo tra governo, Conferenza episcopale spagnola (Cee) e Difensore del Popolo per il protocollo del nuovo sistema di riconoscimento e risarcimento delle vittime di abusi sessuali in ambito ecclesiastico.

    Il protocollo, operativo dal 15 aprile, introduce un modello misto in cui lo Stato avrà l’ultima parola sugli indennizzi – di cui non sono stati fissati parametri o tetto massimo – mentre sarà la Chiesa a sostenere i costi.

    “Oggi è un giorno di giustizia per le vittime, possono sentire che lo Stato è al loro fianco”, ha assicurato il ministro di Presidenza e Giustizia, Felix Bolanos, in una conferenza stampa a Madrid, definendo il protocollo – che sviluppa l’accordo chiuso l’8 gennaio – “un modello pioneristico nel mondo”.

        Bolanos ha inoltre riconosciuto che l’intervento del Vaticano è stato vitale per la firma.
    “E’ un’opportunità di collaborazione, rispettando l’ambito di ognuno, perché le proposte di riparazione integrale siano il più efficaci possibile”, ha spiegato da parte sua il presidente della Cee, monsignor Luis Arguello, mettendo in risalto il Priva (il Piano di riparazione integrale per le vittime di abusi) varato dalla Cee dal 2025, che “ha finora permesso di assistere oltre un centinaio di vittime”.

        Dal 15 aprile, la vittima di abusi, anche prescritti, portà iniziare il processo davanti a un’Unità per l’ammissione all’iter del ministero di Giustizia, che trasferirà il caso all’Unità di vittime del Difensore del Popolo.

    Quest’ultima istituzione formulerà una proposta di risoluzione e, nel caso, di risarcimento (simbolico, morale, psicologico e/o economico) accogliendo la richiesta della vittima.

        La proposta sarà trasmessa alla Commissione ecclesiastica prevista dal Priva, perché la valuti, prima di ritornare al Difensore, cui spetta la decisione finale entro un massimo di tre mesi. In caso di conformità, sarà esecutiva e a carico della Commissione del Priva. In caso di difformità, si convocherà una Commissione mista, in cui saranno rappresentate le tre istituzioni e le associazioni delle vittime, per raggiungere un accordo di consenso nel tempo massimo di un mese. In caso contrario, sarà la valutazione del Difensore del Popolo a imporsi.

        “La Chiesa vuole riconoscere le proprie responsabilità anche nei casi prescritti”, ha spiegato il presidente della Cee Arguello, che ha parlato di “un passo per alleviare la sofferenza delle vittime”. Ad oggi la Chiesa spagnola ha riconosciuto circa duemila casi di abusi in ambito ecclesiastico.

    https://www.ansa.it/vaticano/notizie/2026/03/30/spagna-abusi-sessuali-nella-chiesa-difensore-popolo-determinera-i-risarcimenti_236e7e2a-5806-4f33-87fe-6009fc47cd27.html

  • Ringraziamenti della Garante Carla Pugligheddu al Coordinamento familiari vittime abusi

    Ringraziamenti della Garante Carla Pugligheddu al Coordinamento familiari vittime abusi

    Al Coordinamento delle famiglie dei sopravvissuti
    agli abusi da parte del clero italiano
    Ringraziamenti Coordinamento familiari vittime abusi PDF

    Gent.mi e carissimi familiari, le vostre parole mi commuovono per la potenza emotiva che esprimono e di questo prezioso supporto vi sono grata dal profondo del cuore.

    La vostra lettera, a seguito della bufera che le istituzioni ecclesiastiche sarde hanno scatenato contro di me, screditandomi, danno conforto rispetto alla purezza delle mie intenzioni: proporre un dialogo per intervenire con chiarezza sull’increscioso fenomeno che i dati della Rete l’Abuso hanno reso noti.

    Averli divulgati da una Garante regionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza non è piaciuto e con questa reticenza avevo immaginato di dover fare i conti, così come sta accadendo.

    Sappiate che gli insulti non mi spaventano e che vi starò accanto, ogni volta che avrò l’occasione per farlo, anche dopo questo mandato che si sta chiudendo.

    Con affetto vi abbraccio

    Cagliari, 9 marzo 2026

    Lettera di sostegno alla Garante per l’infanzia e l’adolescenza della Sardegna, Carla Puligheddu

  • Lettera di sostegno alla Garante per l’infanzia e l’adolescenza della Sardegna, Carla Puligheddu

    Lettera di sostegno alla Garante per l’infanzia e l’adolescenza della Sardegna, Carla Puligheddu

    Il Coordinamento delle famiglie dei sopravvissuti agli abusi da parte del clero italiano esprime il proprio pieno e convinto sostegno alla Dott.ssa Carla Puligheddu, Garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza della Sardegna.

    Le dichiarazioni con cui le autorità ecclesiastiche sarde hanno reagito alle parole della Garante non possono lasciarci indifferenti. I toni utilizzati per delegittimare il suo lavoro e per screditare i dati sugli abusi risultano profondamente offensive non solo nei confronti della Dott.ssa Puligheddu, ma soprattutto nei confronti delle vittime e delle loro famiglie.

    Nel comunicato diffuso dai vescovi si parla infatti di «superficialità e disinvoltura con la quale sono state esposte dalla stessa Garante numeri e dati senza nessun reale fondamento» e si definiscono le informazioni dell’Osservatorio come «notizie destituite da qualsiasi fondamento».

    Parole di questo tipo non colpiscono soltanto chi ha svolto il proprio dovere istituzionale portando all’attenzione pubblica un problema grave. Colpiscono soprattutto le vittime che hanno trovato il coraggio di parlare e le famiglie che da anni chiedono verità e giustizia.

    In qualità di genitori di figli abusati, sappiamo bene cosa significhi vedere la sofferenza dei propri figli trasformata in numeri o statistiche. Ma dietro quei numeri ci sono volti, storie, vite segnate per sempre. Ci sono bambini e adolescenti che hanno subito violenze fisiche e psicologiche proprio da parte di persone alle quali noi genitori avevamo affidato i nostri figli con fiducia.

    Per questo riteniamo particolarmente grave che, di fronte a denunce così dolorose, la prima reazione sia stata quella di mettere in dubbio i dati e attaccare chi li ha resi pubblici, invece di interrogarsi sulle responsabilità e sulla sofferenza delle vittime.

    Vorremmo ricordare alle autorità ecclesiastiche sarde una verità semplice: i nostri figli non sono “dati”. Sono esseri umani. Sono bambini che hanno subito violazioni profonde della loro integrità e della loro fiducia nel mondo degli adulti.

    Se oggi molti casi restano ancora invisibili, non è perché non esistano. È perché per troppo tempo si è preferito non vedere, non ascoltare, non intervenire. Il vero scandalo non è che qualcuno raccolga e renda pubblici i dati sugli abusi. Il vero scandalo è che ancora oggi si reagisca cercando di delegittimare chi svolge il proprio dovere nel difendere i minori.

    Per questo esprimiamo la nostra piena solidarietà e il nostro sostegno alla Dott.ssa Carla Puligheddu per il lavoro svolto e per il coraggio dimostrato nel portare alla luce una realtà che riguarda la tutela dei bambini.

    Le vittime non sono numeri da contestare.

    Sono bambini che chiedono verità, giustizia e rispetto.

    E finché queste tre parole non diventeranno realtà, nessuna istituzione potrà dirsi davvero dalla parte dei minori.

    Coordinamento delle famiglie dei sopravvissuti agli abusi da parte del clero italiano

  • La normalizzazione di Epstein

    La normalizzazione di Epstein

    di Sara Reginella – Dopo la normalizzazione della guerra e del genocidio, parte della stampa italiana è ora alle prese con la normalizzazione della pedofilia.

    E dunque, leggo che Jeffrey Epstein non era un pedofilo ma un “finanziere”, o al massimo un “faccendiere”; leggo che gli stupri erano “feste orgiastiche”, le bambine abusate e torturate “donne minorenni”, mentre i crimini delle “élite” vengono derubricati a “bassezze”.

    Inutile spiegare a chi non ha coscienza che Epstein era un sadico pedofilo, che gli stupri non sono feste, che le bambine non sono donne e che i crimini non sono bassezze, ma è grazie all’uso di questa terminologia, che non è casuale, che la realtà viene deformata, la massa rimane assopita e quei criminali appartenenti a parte della leadership mondiale, seppur ricattabili, restano impuniti.

    “Le immagini di abusi sessuali, pedopornografia, morte, abusi fisici e ferite sono state escluse dagli Epstein file”, ha affermato il vice procuratore aggiunto Todd Blanche, nei giorni scorsi.

    Eppure, nonostante manchino all’appello migliaia di questi file, le descrizioni delle atrocità e torture su innocenti, che molti di noi hanno già potuto leggere consultando la prima parte dei documenti, sono atroci e disumane.

    Oggi, chi non ha ancora perso la propria coscienza grida giustizia per queste anime abusate, torturate e uccise, poiché è solo ribellandoci a tanta disumanità che resteremo umani.

    https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-la_normalizzazione_di_epstein/45289_65204/

  • PRAGA – Dibattito pubblico sull’abuso sessuale nella Chiesa, ospite dall’Italia Francesco Zanardi

    PRAGA – Dibattito pubblico sull’abuso sessuale nella Chiesa, ospite dall’Italia Francesco Zanardi

    Il tema dell’incontro è l’abuso sessuale nelle strutture ecclesiastiche, il suo impatto sulle vittime e il ruolo delle istituzioni nella prevenzione e nella responsabilità.

    L’ospite principale sarà Francesco Zanardi, attivista italiano, fondatore e presidente dell’organizzazione Rete L’Abuso, che da tempo si dedica al sostegno delle vittime di abusi sessuali da parte di membri del clero e promuove la trasparenza sistematica, la responsabilità e le riforme all’interno della Chiesa cattolica.

    Zanardi stesso è un sopravvissuto ad abusi sessuali e una voce riconosciuta a livello internazionale delle vittime contro l’insabbiamento istituzionale e le indagini insufficienti su questi casi.

    La discussione offrirà spazio per riflessioni specialistiche, condivisione di esperienze e confronto tra diverse prospettive di politica pubblica, tutela dei diritti dei minori e delle vittime e responsabilità istituzionale.

    Il programma comprenderà:
    * discorso introduttivo di Francesco Zanardi
    * tavola rotonda con esperti e rappresentanti delle istituzioni
    * domande e risposte con il pubblico

    Saremo lieti della vostra partecipazione e di rafforzare insieme il dialogo sulla protezione dei più vulnerabili.

    Mercoledì 4 febbraio, Camera dei deputati del Parlamento della Repubblica Ceca

    https://fb.me/e/8DyaSHVmA

  • #ChurchToo – “Per chi suona la campana?” – Giovedì 8 gennaio ore 18 in Piazza Sisto a Savona

    #ChurchToo – “Per chi suona la campana?” – Giovedì 8 gennaio ore 18 in Piazza Sisto a Savona

    II 30 dicembre scorso, la diocesi di Sanremo dava notizia dell’istallazione della “Campana dei bimbi non nati”, ricordati dai suoi rintocchi quotidiani.

    Iniziativa che da subito ha sollevato polemiche, in particolare sul diritto della donna ad una libera scelta,ma non solo…

    Ad indignarsi sono state anche le vittime della chiesa, che in età infantile sono state stuprate negli anni da sacerdoti pedofili. La chiesa cattolica continua a tuonare su un diritto e a voler gestire il corpo delle donne. Ma riesce a costruire muri di silenzio quando si tratta di affrontare concretamente gli orrori della pedofilia praticati dai propri” ufficiali” rifiutando di fornire sostegno,o soluzioni.o riconoscimento.

    #ChurchToo – Per chi suona la campana?

    Di fronte a tanta pocrisia, Rete L’ABUSO e UAAR annunciano per giovedì 8 gennaio 2026 alle ore 18 un Flash Mob in piazza Sisto IV a Savona dove, al rintocco di una campana, leggeranno i 1162 casi di pedofilia nel clero registrati in Italia dal 2000 a oggi, ricordando i nomi di chi ha prodotto le migliaia di vittime censite nel paese.

    Vittime che non hanno mai ricevuto giustizia dalla chiesa e che di fronte a iniziative come quella di Sanremo, si domandano: perché definire omicidio quello che è una scelta riconosciuta dal Diritto, e tacere di fronte all” omicidio psichico”di chi subisce violenza dal clero?

    Savona, la città dove ogni giorno rintocca una campagna simbolo di libertà può avere anche una campana per ricordare tutte le bambine e i bambini rimasti vittime.

    “Per chi suona la campana” è il titolo del Flash Mob dell’8 gennaio in piazza Sisto IV e che si ripeterà ad oltranza fino al riconoscimento pubblico, la cui richiesta sarà presentata all’interno dell’evento dell’8 gennaio.

     

  • Rete L’Abuso: i numeri del Piemonte e della provincia di Cuneo

    Rete L’Abuso: i numeri del Piemonte e della provincia di Cuneo

    In Italia oltre quattromilaquattrocento persone hanno segnalato abusi sessuali commessi da sacerdoti o religiosi.

    È uno dei dati che emergono dal report di Rete L’Abuso, l’associazione fondata da Francesco Zanardi, sopravvissuto da ragazzo agli abusi di un prete a Savona e oggi tra le principali voci italiane ed europee sul tema.

    Secondo il database di Rete L’abuso, i casi totali di autori di violenze sessuali segnalate (presunte e accertate) nella Chiesa italiana sono 1.296, di cui 1.154 rappresentati da sacerdoti. Le vittime note sono 4.674, di cui 4451 di età inferiore ai 18 anni: 4.444 abusate da preti, 9 da suore, 91 da catechisti, 76 da personale laico dell’indotto ecclesiale e 54 da scout. Di queste, 2.414 sono seguite direttamente dall’associazione.

    L’incidenza dei preti coinvolti – il 3,72% dei circa 31 mila sacerdoti italiani – è considerata “molto alta”, soprattutto tenendo conto che si tratta di un censimento non ufficiale. Le segnalazioni raccolte da Rete L’Abuso coincidono quasi perfettamente con quelle riconosciute da fonti cattoliche nello stesso arco di tempo: uno scarto di soli 60 casi su più di mille censiti.

    Nel panorama regionale, il Piemonte con i suoi 106 segnalati è al secondo posto in Italia dopo la Lombardia che ne ha 174. Dal 2020 a oggi le segnalazioni in Piemonte riguardano 106 abusatori presunti o conclamati. Le vittime piemontesi note sono 388: 40 donne, 348 uomini, di cui 10 adulti vulnerabili e una persona con disabilità; 377 sono minori.

    La distribuzione per provincia mostra: Asti 6 abusanti, Biella 8, Cuneo 24, Novara 12, Torino 31, Verbano 6, Vercelli 8. Tra questi: 91 preti, 4 catechisti, 10 laici, 1 scout.

    Riguardo ai processi canonici ne risultano 5 avviati, 3 mai avviati, dei restanti 98 non si hanno dati, 0 risultano condannati in sede canonica.

    Per quanto riguarda la giustizia penale: 73 casi sommersi (casi noti e mai denunciati all’autorità giudiziaria italiana), 1 denuncia, 4 indagati, 2 condanne in primo grado, 1 in secondo grado, 18 condanne definitive, 3 prescrizioni, 2 confessioni, 2 patteggiamenti. Rete L’Abuso pubblica sul proprio sito i dati che raccoglie. Esiste anche una sezione dedicata ai dati forniti dalla CEI, nei cui report ufficiali tuttavia non compaiono i nomi dei segnalati, né le diocesi di appartenenza, né i luoghi dei reati, né i provvedimenti adottati, né il numero di vittime coinvolte da ciascun caso.

    «Le scienze psicologiche definiscono gli abusi un vero e proprio omicidio psichico» afferma Zanardi. «Per questo non dovrebbero essere soggetti a prescrizione. E per questo la legge italiana dovrebbe prevedere l’obbligo di denuncia alla magistratura anche per i vescovi, come avviene negli altri paesi. Ma ciò non è possibile finché, in base al Concordato, non sono considerati pubblici ufficiali».

    Donatella Signetti

  • Abusi, il principio dell’obbligo di denuncia da parte della Chiesa approvato all’unanimità in Gran Consiglio

    Abusi, il principio dell’obbligo di denuncia da parte della Chiesa approvato all’unanimità in Gran Consiglio

    La Chiesa sarà tenuta “a denunciare alle autorità di perseguimento penale al più presto, ma al più tardi entro 30 giorni, ogni reato o sospetto di reato perseguibile d’ufficio contro l’integrità fisica, psichica o sessuale di un minorenne o di una persona incapace di discernimento a carico di un ecclesiastico, che constata o gli è segnalato”.

    La modifica della legge cantonale della Chiesa cattolica è infatti stata approvata nella serata di oggi dal Gran Consiglio all’unanimità. L’iter per il cambiamento era iniziato lo scorso 16 settembre 2024 con l’iniziativa di Giuseppe Sergi e Matteo Pronzini a seguito anche dei noti fatti di cronaca che hanno coinvolto un sacerdote della Diocesi di Lugano.

    Sul tema di tornerà però ancora in aula. Il Consiglio di Stato infatti ha chiesto, in una seconda lettura, di rivedere alcuni passaggi del documento proposto, soprattutto dal punto di vista tecnico.  Si riunirà con la commissione preposta e, in caso di accordo, ci sarà dunque entro tre mesi una seconda votazione in Parlamento. Ma il principio rimane.

    Il vescovo Alain de Raemy, si è detto più volte favorevole a questo obbligo di denuncia. Ad esempio, intervistato da catt.ch dopo la condanna del sacerdote accusato di abusi sessuali aveva sottolineato: “Se lo Stato ha l’obbligo di informare la Chiesa quando un membro del clero viene accusato, deve esserci anche l’obbligo da parte della Chiesa di denunciare un caso allo Stato. Si tratta di un aspetto previsto dal diritto canonico e che ora viene applicato alla legge cantonale sulla Chiesa”.