Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Abusi sessuali su un minore, don Mauro Galli condannato in appello a 5 anni e 6 mesi

    Abusi sessuali su un minore, don Mauro Galli condannato in appello a 5 anni e 6 mesi

    È stato condannato anche in appello don Mauro Galli, ex sacerdote dell’oratorio di Rozzano ritenuto colpevole di abusi sessuali su un ragazzino che all’epoca dei fatti aveva 15 anni. I giudici della prima sezione penale della Corte d’Appello di Milano hanno condannato il sacerdote a cinque anni e sei mesi. In primo grado don Galli, che si è sempre professato innocente, era stato condannato a 6 anni e 4 mesi e la sostituta procuratrice generale Bianca Bellucci durante la scorsa udienza aveva chiesto di confermare in toto la sentenza, affermando: “La sofferenza della parte lesa è stata così evidente che non c’era necessità di fare appello”. I giudici hanno però riconosciuto al sacerdote le attenuanti generiche, diminuendo così leggermente la pena.

    Gli abusi risalgono al dicembre del 2011

    I fatti contestati al sacerdote risalgono al dicembre del 2011: in quella circostanza don Galli avrebbe secondo i giudici abusato di un ragazzino che aveva ospitato per la notte nell’oratorio di Rozzano, nell’hinterland di Milano. Don Galli nel corso del processo di primo grado aveva ammesso di aver dormito nello stesso letto con Fausto (nome di fantasia, ndr), ma aveva negato gli abusi. In sede extragiudiziale il sacerdote però aveva risarcito con 100mila euro i famigliari del ragazzo, che non si sono mai costituiti parte civile e hanno cercato invano in questi anni di essere ascoltati dalle autorità ecclesiastiche. Una circostanza che era stata ritenuta “una discrasia evidente” dal pubblico ministero del primo processo, dal momento che era stato “risarcito un danno che si ritiene di non avere cagionato”.

    L’avvocato della vittima: Soddisfatti

    La sentenza è stata pronunciata a porte chiuse. In aula non erano presenti né don Galli né la sua giovane vittima, che secondo quanto affermato dalla madre sta cercando di voltare pagina. All’uscita dall’aula, la famiglia della vittima ha tirato un sospiro di sollievo: “Siamo decisamente sollevati”, ha detto la madre del ragazzo a Fanpage.it. La donna temeva infatti che la ricostruzione parziale dei fatti riferita durante la precedente udienza dall’avvocato del sacerdote potesse fare breccia tra i giudici. L’avvocato della famiglia, Fulvio Gaballo, al termine del processo ha detto a Fanpage.it e alle altre : “Siamo soddisfatti, il fatto è stato cristallizzato. Hanno concesso le attenuanti generiche, che erano state escluse nella sentenza di primo grado ma ci potevano stare. Speravamo di no perché i fatti sono molto gravi, però la Corte d’appello emette le sentenze a distanza di tempo e quindi ce lo potevamo aspettare. Comunque cinque anni e sei mesi è una sentenza sostanzialmente confermata, ci ragioniamo su 90 giorni per la motivazione. Il fatto è rimasto, questa è la cosa importante: il fatto non l’hanno toccato”.

    La madre della vittima si è poi soffermata con i cronisti sul pronunciamento del tribunale ecclesiastico che aveva “assolto”, anche se non con formula piena, don Galli: “L’unica risposta scritta che ci è arrivata è che può continuare a fare il prete”. La donna ha poi aggiunto di non avere notizie di don Galli, col quale comunque non c’è stato “nessun contatto di nessun tipo in nessun momento della vicenda, né il giorno dopo, né un anno né cinque anni dopo”. La madre di Fausto ha poi riferito dell’incontro avuto a gennaio con l’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini: “Ci ha concesso un colloquio di 8 minuti e 59 secondi durante il quale non ha praticamente proferito parola, il nulla. Gli abbiamo chiesto com’è possibile che da parte della Chiesa non ci sia stato nulla per riavvicinare nostro figlio alla fede, e su questo lui ha detto: ‘Io su questo tema non so proprio cosa dire’. E sinceramente da un arcivescovo facendogli una domanda sulla fede mi aspettavo molto di più del nulla. Gli abbiamo chiesto come mai tutta la vicenda era andata in questo modo, e lui ha detto: ‘Si poteva scrivere un’altra storia’”.

    (Ha collaborato Simone Giancristofaro)

    https://www.fanpage.it/milano/abusi-sessuali-su-un-minore-don-mauro-galli-condannato-in-appello-a-5-anni-e-5-mesi/

  • Milano: don Mauro Galli condannato anche in appello a cinque anni e sei mesi.

    Milano: don Mauro Galli condannato anche in appello a cinque anni e sei mesi.

    Un caso seguito dal primo processo dalla Rete L’ABUSO e che oggi trova conferma in appello, dove con uno sconto di pena relativo alle attenuanti generiche, art. 62 n6 (ha risarcito prima della condanna) don Mauro Galli difeso dall’avvocato, Prof. Mario Zanchetti  viene condannato a 5 anni e 6 mesi conto i 6 anni e 4 mesi della sentenza di primo grado.

    Don Galli avrebbe abusato di un ragazzino che aveva ospitato per la notte nell’oratorio di Rozzano. Durante il processo di primo grado aveva ammesso di aver dormito nello stesso letto del ragazzino, ma aveva negato gli abusi.

    “La sofferenza della parte lesa è stata così evidente che non c’era necessità di fare appello” ha dichiarato la procuratrice. I giudici, però, hanno riconosciuto al prete le attenuanti generiche, diminuendo la pena. I fatti contestati risalgono al dicembre 2011.

    L’Ufficio di Presidenza

  • Milano, prete accusato di abusi su 15enne: chiesti 6 anni e 4 mesi di carcere

    Milano, prete accusato di abusi su 15enne: chiesti 6 anni e 4 mesi di carcere

    Il sostituto pg ha chiesto la conferma della condanna di primo grado per don Mauro Galli accusato di aver abusato sessualmente, nel dicembre del 2011 a Rozzano, di un ragazzino. Il pg: “La sofferenza della parte lesa è stata così evidente che non c’era necessità di fare appello”. La madre del giovane: “Siamo qui perché venga fatta giustizia e perché queste cose non accadano ad altri”

    Il processo d’appello

    “Le motivazioni della sentenza di primo grado sono chiare – ha detto il pg – la sofferenza della parte lesa è stata così evidente che non c’era necessità di fare appello”. Il difensore di don Galli, l’avvocato Mario Zanchetti, ha chiesto l’assoluzione per insufficienza di prove in quanto non vi sarebbe la prova dell’atto sessuale. In subordine ha proposto la concessione delle attenuanti generiche all’imputato. A differenza del processo di primo grado, l’udienza si è svolta a porte chiuse per decisione della presidente Chiara Nobili.

    La madre della vittima: “Siamo qui perché non accada ad altri”

    Fuori dall’aula la madre della vittima ha commentato: “Mio figlio vuole voltare pagina, lasciarsi tutto alle spalle. Siamo qui perché venga fatta giustizia e perché queste cose non accadano ad altri”. La sentenza è attesa per il 5 luglio.

    https://tg24.sky.it/milano/2021/06/22/prete-abusi-sessuali-minore-milano

  • Scontata la pena per atti sessuali su minori, l’ex prete: “Voglio tornare a dire messa”

    Scontata la pena per atti sessuali su minori, l’ex prete: “Voglio tornare a dire messa”

    Giampiero Peschiulli, arrestato dopo il servizio di Giulio Golia del 2014, ha finito di scontare la pena di 3 anni e 8 mesi e chiede di poter tornare a dire messa: “Voglio tornare a fare il prete”

    “Dicono che il sacramento è eterno, io sarò un sacerdote fino alla morte”. Per la Chiesa però non è più parroco. A parlare è Giampiero Peschiulli, ex sacerdote della Chiesa di Santa Lucia a Brindisi, intervistato dal Nuovo Quotidiano di Puglia. Peschiulli ha finito di  scontare la condanna a 3 anni e 8 mesi, di cui 45 giorni in carcere, per atti sessuali su minorenni.

    La condanna era arrivata in via definitiva nel 2018. Le indagini erano partite dopo il servizio di Giulio Golia del 2014, che potete vedere qui sopra, e hanno portato alla denuncia da parte di due chierichetti. Ora Peschiulli, che ha scontato la pena, è libero e vive a Brindisi. Per la Chiesa non è più “don”, ma lui non si dà per vinto. “Avrei voluto gridare ai giudici di non aver fatto niente”, ha detto al Nuovo Quotidiano di Puglia. “Ma è stata una strategia difensiva, il mio avvocato ha scelto il processo con rito abbreviato”. E continua: “Sono innocente, mi sento vittima di una trappola. Non ce l’ho con nessuno, ma vorrei solo tornare a dire messa”.

    Nel servizio del 2014 avevamo mandato tre complici, tutti in realtà maggiorenni, a parlare con Peschiulli dei loro problemi. E lui aveva risposto con abbracci, baci (pure sulla bocca) e mano sotto la maglietta. “Vado a messa, posso cerebrale senza salire sull’altare, da laico”, dice ora Peschiulli. “Lo faccio e dico messa ogni giorno, da solo, a casa mia perché questa è la mia vita”. “Non tornerei a fare il parroco”, precisa. “Non chiedo nessun incarico di responsabilità, del resto alla mia età avrei comunque dovuto ritirarmi. Voglio tornare a fare il prete, a celebrare messa, a vestire i paramenti sacri”.

    https://www.iene.mediaset.it/2021/news/scontata-pena-atti-sessuali-minori-ex-prete-tornare-messa_1070630.shtml

  • Conferenza Episcopale Argentina. Abusi nel monastero di Mendoza: denunciati il ​​cardinale Poli e i vescovi Malfa e Ojea

    Conferenza Episcopale Argentina. Abusi nel monastero di Mendoza: denunciati il ​​cardinale Poli e i vescovi Malfa e Ojea

    In questo momento, una nuova denuncia scuote le acque torbide del Vaticano e delle sue filiali in Argentina. Un uomo di 28 anni ha denunciato davanti alla Congregazione per i Vescovi della “santa sede” il cardinale primate e arcivescovo di Buenos Aires Mario Poli e i vescovi Carlos Malfa e Oscar Ojea , i tre membri della Commissione esecutiva dell’episcopato argentino Conferenza (CEA) , il più alto organo di governo della Chiesa cattolica nel Paese.

    La denuncia dell’uomo (la cui identità è conservata da questo medium per ovvi motivi) è indirizzata al prefetto della Congregazione per i Vescovi del Vaticano, cardinale Marc Ouellet ed è patrocinata dall’avvocato di Mendoza Carlos Lombardi , specialista in Diritto Canonico e vasto esperienza nel difendere i sopravvissuti agli abusi della chiesa.

    La lettera inviata al Vaticano (accessibile da La Izquierda Diario ) denuncia “i membri della Commissione esecutiva della Conferenza episcopale argentina (CEA), il cardinale vescovo Mario Aurelio Poli, e i vescovi Carlos Humberto Malfa e Oscar Vicente Ojea, ai fini che essi siano indagati e determinino le possibili responsabilità che potrebbero sorgere “in ordine alla loro condotta contraria ai precetti che, formalmente, integrano la normativa con cui opera il Vaticano.

    Il denunciante, che aveva 17 anni quando iniziò a subire gli abusi sessuali di due autorità del monastero Cristo Orante di Tunuyán, assicura che Poli, Malfa e Ojea hanno agito in palese violazione di quanto afferma la lettera apostolica “Come una madre amorevole” e il Canone 1389 del Codice di Diritto Canonico (il “codice penale” vaticano che si applica internamente a tutte le diocesi cattoliche del mondo).

    La lettera “Come una madre amorevole” dichiara che qualsiasi vescovo (e altri gerarchi delle comunità cattoliche) può essere ” legittimamente rimosso dal suo incarico , se per negligenza ha posto od omesso atti che abbiano arrecato ad altri un grave danno “, sia esso “Fisico, morale, spirituale o patrimoniale”. E specifica che in caso di abuso sessuale è sufficiente rimuoverlo con il fatto che “la mancanza di diligenza è grave”.

    A sua volta, il “canone 1389” dice che “chiunque abusi dell’autorità o dell’ufficio ecclesiastico deve essere punito ” e può anche essere “privato dell’ufficio” , così come chi “per colpa colposa, compie od omette illegittimamente, e con danno altri , atto dell’autorità ecclesiastica”.

    “Responsabilità solidale”

    Il denunciante accusa i tre gerarchi della Chiesa argentina della “ responsabilità solidale che avrebbero potuto incorrere per la manifesta azione di sostegno a tre vescovi denunciati ( Marcello Daniel Colombo , Marcelo Mazzitelli e Dante Braida ), violando le vigenti disposizioni ecclesiastiche che hanno l’obbligo di adempiere”.

    Come riportava Augusto Osorio in un altro articolo , qualche giorno fa Colombo (arcivescovo di Mendoza), Mazzitelli (vescovo ausiliare della stessa città) e Braida (vescovo di La Rioja) sono stati denunciati dallo stesso sopravvissuto davanti alla Nunziatura di Buenos Aires (ambasciata del Vaticano in Argentina).

    Insieme a loro denuncia i monaci Diego Roqué e Oscar Portillo (che hanno abusato di lui nel monastero tra il 2009 e il 2015), il vicario giudiziale del Tribunale interdiocesano di Buenos Aires Ricardo Medina e i sacerdoti Ricardo Poblete e Mario Panetta (dell’arcidiocesi di Mendoza ). Accusa gli ultimi tre di non aver indagato o punito gli aggressori e persino di aver interferito nel caso per loro conto.

    La nuova denuncia contro Poli, Malfa e Ojea è perché sabato scorso, dopo aver appreso che il sopravvissuto ha accusato quegli otto sacerdoti e vescovi davanti al Vaticano, hanno rilasciato una dichiarazione della Commissione Esecutiva della Conferenza Episcopale Argentina, dove sostengono fermamente la denunciata .

    Contraddizioni

    Nel suo comunicato, l’Episcopato fornisce “pieno appoggio” a Colombo (il quarto membro della Commissione Esecutiva della Cea), Mazzitelli, Braida e altri denunciati, pur respingendo “categoricamente ogni atteggiamento di insabbiamento” da parte loro. . E lo hanno fatto con una tale rapidità che i sospetti del sopravvissuto e del denunciante, che da anni attendono invano risposte concrete dalla curia, non possono essere meno che accreditati .

    Il sopravvissuto afferma nella sua lettera inviata al Vaticano che la Conferenza episcopale argentina ha espresso solidarietà all’imputato “senza menzionare quali prove avessero in mente per sostenere” quel sostegno. Anche per consentire a Colombo (denunciato) di far parte della firma della dichiarazione Cea a loro sostegno. E anche per “confondere” e “manipolare” l’opinione pubblica travisando la denuncia del 1 giugno che ha fatto scandalo.

    Ma in più, la denuncia rivela una grave contraddizione tra gli stessi vescovi . Il CEA nel suo comunicato assicura che gli abusi nel monastero di Cristo Orante furono “condannati” e “i responsabili del delitto furono puniti . Ma lo stesso vescovo Marcelo Colombo si era dichiarato giudizialmente nel caso processato a Mendoza, dove la vittima ha denunciato i danni subiti, negando l’esistenza di qualsiasi tipo di reato legato ad abusi sessuali nei confronti del giovane.

    Colombo, inoltre, si è spinto fino ad affermare nella sua presentazione alla Magistratura di Mendoza che l’ autore e la vittima avevano un “rapporto consensuale” , lontano da ogni caso di violenza e abuso.

    Affermando che la curia di Mendoza “ha fermamente dichiarato la propria condanna delle situazioni di abuso verificatesi in detto Monastero e si è comportata di conseguenza per punire i responsabili del delitto” , Poli, Malfa e Ojea non fanno altro che negare quanto affermato. prima di Colombo . Ma, nello stesso atto, finiscono per sostenerlo e dicono che l’arcivescovo ha agito di conseguenza.

    Ecco perché il denunciante, ora, non solo accusa Colombo e gli altri sette uomini in tonaca, ma aggiunge nel suo obiettivo di verità e giustizia anche i tre leader della Conferenza episcopale argentina. Resta da vedere se finalmente Jorge Bergoglio , attraverso il suo discorso alla Congregazione per i Vescovi Marc Ouellet , risponderà alla denuncia. Ciò che viene confermato è che la denuncia inviata via e-mail a Roma è giunta ai suoi destinatari .

    Nulla suggerisce che papa Francesco agirà contro la sua stessa traiettoria, vale a dire che gli viene in mente di cercare verità e giustizia per la vittima che si lamenta. Al contrario, la cosa più probabile è che il Vaticano opterà per due alternative : o sostegno pubblico alla Conferenza episcopale argentina e ai dieci sacerdoti e vescovi denunciati; o il silenzio assordante che dice tutto.

    https://www.laizquierdadiario.com/Abusos-en-monasterio-mendocino-denunciaron-al-cardenal-Poli-y-los-obispos-Malfa-y-Ojea

  • Perché la mancanza di scuse del Papa per il ruolo della chiesa nelle scuole residenziali non è stata una sorpresa per gli osservatori vaticani

    Perché la mancanza di scuse del Papa per il ruolo della chiesa nelle scuole residenziali non è stata una sorpresa per gli osservatori vaticani

    ATTENZIONE: questa storia contiene dettagli angoscianti.


    Quando papa Francesco si è fermato sul suo balcone che si affaccia su Piazza San Pietro domenica, ha espresso “vicinanza ai canadesi traumatizzati” per la scoperta di quelli che si ritiene siano i resti di circa 215 bambini sepolti sul terreno di un ex residenziale a conduzione cattolica scuola a Kamloops, BC

    Eppure molti canadesi hanno reagito con rabbia e delusione che tra le frasi pronunciate dal Papa non fosse inclusa la parola “scusa”.

    Gli osservatori vaticani, tuttavia, erano tutt’altro che sorpresi. Dicono che la mancanza di scuse formali sia dal Papa che dai vescovi canadesi come gruppo riflette una paralisi in corso all’interno della gerarchia vaticana su come affrontare la questione degli abusi, insieme a una Conferenza dei vescovi cattolici canadese che un osservatore ha chiamato ” tragicamente inadeguato” e preoccupazioni sulla responsabilità.

    “[Le gerarchie vaticane] stanno cercando di convincersi di aver fatto ciò che dovevano fare… e spendono il 90 per cento del loro capitale in termini di autorità e media per cercare di fermare l’emorragia [di credibilità]”, ha detto Massimo Faggioli, osservatore vaticano e professore di teologia storica alla Villanova University in Pennsylvania.

    “Ma non capiscono che ogni singolo caso nazionale o locale vuole avere un proprio riconoscimento e che la tipologia [di abusi] scoperta negli ultimi anni, dall’abuso delle suore a Kamloops, è molto più complicata del prete pedofilo. “

    Questa mancanza di comprensione, dicono gli osservatori, ha portato a risposte sorde.

    GUARDA | L’ex capo nazionale dell’AFN si scusa completamente, registra la trasparenza necessaria:

    Dopo i commenti del Papa domenica, il cardinale Thomas Collins, arcivescovo di Toronto, ha detto alla CBC che più importante di una visita papale in Canada e delle scuse era “il lavoro quotidiano, in silenzio, con delicatezza” che ha detto che la Chiesa cattolica svolge a fianco degli indigeni da quando l’ordine cattolico incaricato del maggior numero di scuole residenziali, i Missionari Oblati di Maria Immacolata, si è scusato nel 1991.

    È un’interpretazione di eventi con cui molti indigeni, ancora in attesa di condividere tutti gli archivi della scuola, contestano.

    Il cardinale Michael Czerny, insieme all’altro cardinale canadese che vive a Roma, Marc Ouellet, ha incontrato il Papa separatamente sabato, probabilmente per discutere della scoperta presso l’ex scuola residenziale indiana di Kamloops, affermano gli osservatori.

    Nonostante una rinnovata spinta per scuse formali dopo che la Tk’emlups te Secwépemc First Nation ha annunciato la scoperta , Czerny ha affermato che la priorità di Francis era quella di rispondere al “dolore, sgomento e dolore” in Canada ora.

    Ulteriori scuse non escluse

    Sebbene Czerny non abbia escluso ulteriori scuse, il cardinale ha affermato che spettava ai vescovi canadesi affrontare prima la questione e ha insistito sul fatto che le scuse generali di Francesco ai popoli indigeni delle Americhe fatte durante un viaggio in Bolivia nel 2015 coprissero il Canada.

    Tuttavia, gli osservatori vaticani affermano che le scuse del Papa domenica in Piazza San Pietro, senza la presenza di indigeni del Canada, avrebbero rischiato di suonare a braccio. E, dicono, credono che Francesco, che ha invocato un “sano decentramento” della Chiesa globale, stia spingendo la Chiesa cattolica in Canada ad affrontare adeguatamente la situazione che la riguarda principalmente.

    “Penso che voglia che i vescovi canadesi si assumano la responsabilità, siano responsabili”, ha detto Iacopo Scaramuzzi, esperto del Vaticano e autore di un libro di prossima uscita su sesso e abusi di potere in Vaticano.

    “Solo 20 anni fa, la Santa Sede stava cercando di convincere i politici cattolici in Irlanda a chiudere questo tipo di archivi. Ora c’è un Papa che preme sulla chiesa locale per aprire effettivamente gli archivi, il che è un enorme cambiamento di atteggiamento, e nel mio opinione, la cosa più importante. Fai sapere al pubblico cosa è successo.”

    GUARDA | Il ministro per le relazioni corona-indigeni invita la Chiesa cattolica a “fare meglio”:

    Ma dietro la riluttanza della conferenza episcopale canadese a chiedere scusa potrebbero esserci anche preoccupazioni di responsabilità, opinione espressa dall’ex senatore Murray Sinclair, che ha presieduto la Commissione verità e riconciliazione, e condivisa da esperti vaticani.

    “La mia paura è che stiano ascoltando gli avvocati. E gli avvocati stanno dicendo loro, se [mi scusi], aprirai una marea di cause perché stai insinuando che sei responsabile”, ha detto Faggioli.

    “Nella mia esperienza, ogni volta che un impiegato in Nord America deve prendere una decisione importante, il primo passo è chiedere agli avvocati. Questo è ciò che penso stia accadendo”.

    E l’accesso agli archivi?

    Gli esperti dicono che una cosa è intraprendere un’azione legale contro la Chiesa cattolica in Canada per ottenere l’accesso agli archivi, cosa che il primo ministro Justin Trudeau ha suggerito la scorsa settimana, prima di ritirarsi dal suggerimento. Ma è tutta un’altra cosa cercare di costringere il Vaticano a rilasciare documenti relativi agli archivi.

    Mario Caligiuri, avvocato con sede a Roma per Rete Abuso, l’associazione italiana delle vittime di abusi sessuali sui sacerdoti, ha affermato di non essere a conoscenza di casi in cui il Vaticano fosse legalmente obbligato a rilasciare archivi.

    GUARDA | Il cardinale afferma che la richiesta di Trudeau alla chiesa di pubblicare i documenti è “disinformata”:

    Dato che il Vaticano è uno stato sovrano separato, una possibile causa per accedere alla documentazione sarebbe tutt’altro che semplice.

    “Se il Vaticano ha documenti relativi alle scuole, dovrebbe condividerli con coloro che chiedono di vederli”, ha detto Caligiuri. “Ma non sono a conoscenza di alcun principio legale che dia il diritto a un altro stato di accedervi”.

    Il Vaticano probabilmente ha la corrispondenza tra i vescovi canadesi, i nunzi apostolici (diplomatici vaticani) e il Vaticano nel suo archivio, ma Scaramuzzi ha detto che gli archivi principali per le scuole saranno in Canada, come lo erano in Irlanda per gli ospizi penitenziari gestiti dalla chiesa. dove si verificavano abusi sistematici contro le donne.

    La condanna dell’alleato papale

    Mentre cresce la pressione dal Canada affinché il Papa si scusi e la Chiesa canadese collabori pienamente, la scorsa settimana, la condanna più forte dall’interno della Chiesa cattolica per la sua cattiva gestione della crisi degli abusi è arrivata dai suoi più alti ranghi. Una lettera di dimissioni è stata inviata al Papa dal cardinale Reinhard Marx, figura di spicco della Chiesa cattolica tedesca e uno dei più forti alleati di Francesco.

    Marx, che non è accusato di abusi, ha scritto che si stava dimettendo come un modo per assumersi la responsabilità personale e istituzionale “per la catastrofe degli abusi sessuali da parte dei funzionari della chiesa” e il “vicolo cieco” in cui si trova la Chiesa cattolica per la loro gestione della questione.

    Mentre la lettera di Marx affrontava la crisi degli abusi sessuali in Germania, gli osservatori affermano che getta una luce dura su una gerarchia vaticana che rimane tristemente inadeguata nella sua risposta alla crisi che l’ha afflitta per decenni in molti paesi, paralizzata dalla paura che le richieste di le scuse per i loro crimini e abusi passati non finiranno mai.

    La scioccante scoperta a Kamloops, ha detto Faggioli, è l’ultima.

    “Non sanno cos’altro fare perché l’unica cosa che potrebbe placare la rabbia sarebbe che il Papa andasse in Canada e si scusasse”, ha detto.

    “E sai cosa succede il giorno dopo che l’hanno annunciato? Anche l’Australia e l’Africa e ogni altro posto vogliono delle scuse. Allora quando ti fermi? Il problema è, per come la vedono loro, non è mai abbastanza.”


    Il supporto è disponibile per chiunque sia interessato dalla propria esperienza nelle scuole residenziali e per coloro che sono stati attivati ​​dagli ultimi rapporti.

    È stata istituita una linea nazionale di crisi della scuola residenziale indiana per fornire supporto agli ex studenti e alle persone colpite. Le persone possono accedere ai servizi di riferimento emotivo e di crisi chiamando la linea nazionale di crisi 24 ore su 24: 1-866-925-4419.

    https://www.cbc.ca/news/world/pope-residential-schools-vatican-observers-1.6057873?fbclid=IwAR0ZMIWrot0ywIbNjo9jMmk-wFVQwTp1-Wf0fgQPDKzbVIR75G6_dcE0iR0

  • ENNA; nota stampa dell’avvocato Eleanna Parasiliti, difensore della presunta vittima di don Giuseppe Rugolo

    ENNA; nota stampa dell’avvocato Eleanna Parasiliti, difensore della presunta vittima di don Giuseppe Rugolo

    A seguito dell’intervista “esclusiva” rilasciata dal vescovo Rosario Gisana il 22 Maggio al giornale on Line” Enna Ora” mi trovo costretta a ribadire con forza, spero per l’ultima volta, l’assoluta infondatezza e gravità delle dichiarazioni di mons. Rosario Gisana.

    Non abbiamo interesse a coltivare il processo alla vittima che la Diocesi ha inteso avviare sui media, secondo un modello da Santa Inquisizione. Tuttavia al fine di porre fine agli effetti di vittimizzazione secondaria che tale condotta sta producendo devo segnalare che dalla documentazione già depositata agli inquirenti emerge la piena consapevolezza del vescovo circa le condotte di Rugolo, per espressa ammissione di quest’ultimo e perché oggetto di altre dettagliate segnalazioni addirittura antecedenti a quelle che poi hanno dato origine al procedimento penale in corso.

    Ebbene, dai predetti atti emerge chiaramente come l’unica interessata alla non tracciabilita’ dell’offerta risarcitoria era esclusivamente la Diocesi e che espressa richiesta della giovane vittima era quella di avere giustizia mediante l’attivazione di provvedimenti disciplinari a carico del Sacerdote.

    Emerge ancora il tentativo della Diocesi di minimizzare e gestire la grave vicenda secondo gli schemi tipici di queste penose questioni.

    Auspichiamo un più responsabile silenzio da parte della diocesi nel rispetto delle vittime, oggetto di inaccettabili attacchi anche di natura semplicemente voyeristica provenienti proprio da ambienti ecclesiastici trasformati in centri di propaganda.

    Avv. Eleanna Parasiliti

  • Trasferimento di preti violenti: l’ordine religioso cattolico con sede vicino a Northbrook rivela chi ha abusato

    Trasferimento di preti violenti: l’ordine religioso cattolico con sede vicino a Northbrook rivela chi ha abusato

    Molti ecclesiastici della Società del Verbo Divino accusati in modo credibile di molestare bambini hanno prestato servizio come missionari nel mondo in via di sviluppo, dove gli esperti dicono che il prossimo grande scandalo sugli abusi sessuali dei sacerdoti è in agguato.

    Anche prima di essere ordinato sacerdote cattolico, il Rev. Ronald Lange è andato in Ghana nel 1968 per svolgere il lavoro missionario.

    In un profilo di un giornale della comunità anni dopo, Lange ha parlato del suo impegno a conoscere il Ghana mentre insegnava nelle scuole lì e guidava una parrocchia con più di una dozzina di luoghi di culto.

    “Le persone sono così felici di vederti”, ha detto Lange, un membro della provincia di Chicago della Società del Verbo Divino, con sede vicino a Northbrook. “Non devi nemmeno essere un buon prete.”

    E non lo era, come il suo ordine ora riconosce.

    Nei suoi quattro decenni come missionario cattolico in Ghana, Lange è stato accusato in modo credibile di aver abusato sessualmente di bambini per “più anni”.

    Questo secondo l’hub di Chicago del suo ordine. Affrontando il controllo sui suoi preti predatori, incluso uno che è ora sotto processo a Timor Est, l’ordine ha rivelato per la prima volta i nomi e gli incarichi passati del clero del Verbo Divino che ha fatto parte della provincia di Chicago ed è stato ritenuto dai suoi leader sono stati accusati in modo credibile di abusi sessuali su minori in qualsiasi parte del mondo.

    Lange, 79 anni, è uno dei due sacerdoti in quella lista che rimangono formalmente parte della provincia di Chicago della Società del Verbo Divino, un ordine religioso internazionale che “si concentra sul lavoro missionario” e dal 1875 è “entrato in terre bisogno “e condiviso” l’amore di Dio “.

    È anche uno dei 26 membri attuali, ex o deceduti che la provincia ora afferma di aver accusato contro di loro di aver abusato sessualmente di bambini.

    Alcuni di loro sono stati inviati nel mondo per svolgere il loro lavoro missionario dopo aver servito, addestrato o ordinato sacerdote presso il quartier generale della provincia di Chicago del Verbo Divino , chiamato Techny, lungo Waukegan Road a nord di Willow Road, nei sobborghi nord.

    Nel corso degli anni sono stati distaccati in parti del mondo povere e spesso remote dove la polizia scarseggia, i sistemi di sostegno per i bambini sono spesso inesistenti e la deferenza nei confronti del clero è spesso indiscussa.

    Dei 26 membri dell’ordine accusati di aver abusato di bambini che sono inclusi nella nuova lista del Verbo Divino, più della metà ha prestato servizio nei paesi in via di sviluppo ad un certo punto. Oltre al Ghana, i loro distacchi includevano: Papua Nuova Guinea, Cina, Kenya, Sud Africa, Filippine, Messico, Cile e Giamaica.

    In particolare assente dalla lista è un prete sconsacrato di nome Richard Daschbach, che è stato ordinato presso i vasti terreni della Techny del Verbo divino negli anni ’60.

    Per decenni Daschbach ha vissuto a Timor Est, una piccola nazione a maggioranza cattolica che un tempo faceva parte dell’Indonesia. Ora ha 84 anni, Daschbach ha gestito orfanotrofi lì e – all’insaputa del mondo esterno fino agli ultimi anni – ha sistematicamente aggredito sessualmente bambini lì. Questo secondo le autorità che ora lo stanno perseguendo per crimini sessuali, interviste giornalistiche con vittime e sostenitori delle vittime e fonti che hanno parlato con il Chicago Sun-Times.

    Esportare abusivi

    Lo scandalo degli abusi sessuali del clero negli Stati Uniti è esploso nell’opinione pubblica a partire dagli anni ’80, con accuse di preti che avevano violentato bambini e, in alcuni casi, vescovi che avevano insabbiato i loro crimini. Da allora ci sono state ondate di tali accuse, che hanno portato a cause legali e risarcimenti che hanno lasciato alcune diocesi in difficoltà finanziarie.

    Dopo l’orrore sono arrivate le riforme di una gerarchia ecclesiastica in America non nota per accettare facilmente il cambiamento, volte a estirpare i molestatori di bambini dai ranghi clericali, affrontare più apertamente le accuse di abuso e tentare di promuovere la guarigione tra le vittime.

    Anche altre parti del mondo sviluppato, compresa l’Europa, hanno affrontato problemi simili.

    Ma le aree povere di tutto il mondo, in particolare le nazioni in via di sviluppo, devono ancora affrontare e affrontare la portata degli abusi sessuali da parte dei chierici – cresciuti in casa o inviati come missionari, secondo gli esperti che prevedono che questo sarà il prossimo scandalo sismico che dovrà affrontare la chiesa cattolica in tutto il mondo .

    “Penso che abbiamo appena scalfito la superficie”, afferma Thomas Doyle, un prete domenicano che è stato un avvocato per le vittime di abusi sessuali dagli anni ’80, a proposito della portata del problema nelle parti più remote del mondo.

    “Sono dove eravamo”

    Uno dei motivi per cui l’abuso sessuale del clero è continuato o è rimasto nascosto nelle parti in via di sviluppo del mondo, secondo Tim Law, un avvocato di Seattle che è presidente di un gruppo internazionale chiamato Ending Clergy Abuse, è la “grande riverenza della popolazione per il clero lì ”, in alcune parti dell’Africa, dell’Asia e dell’America Latina.

    Inoltre, lui e altri dicono, le vittime sono spesso riluttanti a farsi avanti, temendo il potere del clero in molti luoghi.

    “Sono dove eravamo” negli Stati Uniti “40, 50 anni fa in termini di mentalità”, dice Law.

    In gran parte dell’Occidente, il cattolicesimo ha visto i membri abbandonare la fede e persino molti fedeli frequentare raramente la messa domenicale. Ma è cresciuto rapidamente in Africa e in altri paesi in via di sviluppo.

    Molti membri del clero della Parola Divina accusati in modo credibile di molestare i bambini e inclusi nella nuova lista non sono accusati di farlo in altri paesi, nonostante abbiano prestato servizio all’estero. Le accuse contro questi religiosi sono state mosse negli Stati Uniti.

    Tra loro c’è il reverendo Jefferson Pool, accusato di abusi sessuali su bambini in Ohio nel 1977 e in Wisconsin nel 1981, secondo l’ordine della Parola Divina. Ha anche servito nelle Filippine dal 1992 al 1998.

    Dall’inizio di quest’anno, vive a East Troy, Wisconsin, dove rimane un membro della provincia di Chicago dell’ordine.

    Ancora sacerdoti ma banditi dal ministero

    Lange ha servito in Ghana dal 1968 al 1991, è tornato negli Stati Uniti dal 1991 al 1996, è tornato in Ghana dal 1996 al 2013 e da allora è stato nel Missouri, secondo il suo ordine. Dice che è stato accusato in modo credibile di abusi sessuali nella nazione dell’Africa occidentale per “più” anni e nel 1987 in Iowa.

    Sebbene entrambi gli uomini rimangano parte dell’ordine, Pool e Lange sono ora “proibiti dall’esercizio del ministero pubblico, non possono indossare abiti clericali o identificarsi come sacerdoti o religiosi e non devono avere alcun contatto con minori”, secondo la Società. del Verbo Divino. “La loro condotta è monitorata”.

    L’ordine del Verbo Divino – la cui sede mondiale è a Roma, il cuore del cattolicesimo – si descrive come “il più grande ordine cattolico romano di sacerdoti e fratelli del mondo che si concentra sul lavoro missionario”, con più di 6.000 missionari. Dei 10 più grandi ordini religiosi maschili, dice che è “il più rapido sviluppo negli ultimi 50 anni.

  • Enna, le intercettazioni del prete accusato di abusi: “Per tornare in Sicilia devo fare il cattivo”

    Enna, le intercettazioni del prete accusato di abusi: “Per tornare in Sicilia devo fare il cattivo”

    Voleva tornare in Sicilia a tutti i costi dopo l’allontanamento avvenuto a fine 2019 per delle accuse di violenza sessuale nei confronti di un ragazzo della sua Diocesi. Don Giuseppe Rugolo, intercettato, insiste più volte con monsignor Spina chiedendo il rientro ad Enna. “Forse devo fare il cattivo”, diceva.

    Voleva rientrare in Sicilia nonostante il divieto imposto dalla diocesi dopo le accuse di violenza sessuale. Don Giuseppe Rugolo era finito ai domiciliare per abusi nei confronti di un giovane della sua parrocchia. A dicembre aveva addirittura fatto irruzione durante una diretta Facebook del vescovo Rosario Gisana con i giovani di “Progetto 360”. “Non ha saputo evitare di fare casino – diceva a gennaio il vicario di Gisana, monsignor Antonio Rivoli -.

    Era via ma ha continuato ad essere qui ed è stato proprio questo il danno”. Il tutto emerge dalle intercettazioni effettuate dalla squadra mobile di Enna, disposte dalla procura sul principale indagato e sui testimoni della vicenda di abusi sessuali ai danni di un minore. “Nella sua stupidità ha coinvolto pure il vescovo – continuava il vicario – senza che lui ne sapesse niente. Per cui il suo gruppo gli dice dell’incontro e spunta lui. Così sembrava che il vescovo sapesse tutto”.

    Il sacerdote stava cercando di rientrare in Sicilia da Ferrara, lì dove era stato trasferito dopo le denunce. Con monsignor Pietro Spina si lamentava per quanto accaduto. “Ora basta. C’è da aspettare maggio? Che passino dieci anni? Che questi non possano fare più niente?”. Le domande pressanti riguardavano il suo rientro sull’isola: sperava nella prescrizione, ma la vittima aveva già presentato una denuncia alla squadra mobile visto che la Chiesa non si era mossa dopo la prima segnalazione del 2014. Il ragazzo si era rivolto in prima battuta a monsignor Spina, che però aveva difeso Rugolo. “Tu sei stato punito senza processo” gli diceva al telefono. L’indagato però insisteva. “Io dirò al vescovo che sono stato nell’obbedienza, che il 10 maggio il ragazzo compie gli anni e scattano 10 anni da quando ha fatto i 18 anni. Il 10 maggio è San Cataldo, è il giorno giusto perché io rientri” continuava Rugolo. “Poi andrò dall’avvocato e gli dirò che non ho alcuna intenzione di aspettare, che io voglio procedere in qualsiasi modo. Il vescovo sotto ricatto si è fatto fregare, ma io certe volte arrivo.a pensare che forse devo fare il cattivo per ottenere un minimo di verità”.

    Il ragazzo vittima di abusi si è rivolto al Papa per ottenere giustizia dopo una prima denuncia nel 2014. Il parroco era stato mandato per due anni in un’altra diocesi. “Come dovevo comportarmi?” dice il vescovo Gisana in un’intercettazione. “Lui lo ammette, ma lo ha fatto da seminarista, dunque fuori dalla giurisdizione della Chiesa”

    Il sacerdote delle Diocesi di Piazza Amerina era stato arrestato dalla squadra mobile di Enna per violenza sessuale e atti sessuali con minorenni commessi nel periodo da seminarista, oltre che dopo la sua ordinazione. L’aggravante, secondo la procura, era anche quella di aver approfittato delle vittime a lui affidate per ragioni di istruzione ed educazione religiosa. Le denunce fatte dal giovane nel mese di dicembre avevano dato il via alle indagini. La vittima aveva già tentato un approccio con la Diocesi nel 2014. Don Giuseppe Rugolo, 40 anni, era molto noto in città per il suo impegno con i giovani. L’arresto gli è stato notificato a Ferrara, lì dove era stato trasferito dopo la segnalazione.

    Dopo la denuncia della vittima 27enne, il Papa aveva chiesto informazioni sul caso del seminarista al vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana. La Chiesa non aveva mai segnalato la vicenda alla magistratura. Il sacerdote sotto accusa è stato allontanato a fine 2019 ma la scorsa estate sarebbe tornato ad Enna per una messa. Poi l’incursione nella diretta facebook con il vescovo Gisana.

    https://www.fanpage.it/attualita/enna-le-intercettazioni-del-prete-accusato-di-abusi-per-tornare-in-sicilia-devo-fare-il-cattivo/

  • Il caso-Rugolo, l’avvocato del giovane che ha denunciato il prete replica al vescovo

    Il caso-Rugolo, l’avvocato del giovane che ha denunciato il prete replica al vescovo

    Riceviamo e pubblichiamo le dichiarazioni con cui l’avvocato Eleanna Parasiliti Molica, che assiste il giovane dalla cui denuncia è partito il caso-Rugolo, replica con una breve dichiarazioni alle parole del vescovo della Diocesi di Piazza Armerina e dei suoi legali. 
    “Le gravi inesattezze e i generici riferimenti contenuti nel comunicato stampa, diramato dalla Diocesi di Piazza Armerina, oggi,  che contiene oltre le dichiarazioni del Vescovo Rosario Gisana anche quelle dei due legali Gabriele Cantaro e Maria Teresa Montalbano,  mi impongono, mio malgrado, di replicare affermando che, essendo stata nominata dalla vittima solo per quanto attiene alla vicenda penale,  non ho mai intrattenuto rapporti con la Diocesi di Piazza Armerina e, meno che mai, con il Vescovo Gisana. A fronte delle gravi risultanze processuali che emergono dell’ordinanza firmata dal Gip , un diverso contegno della Diocesi sarebbe stato utile nel cammino di riabilitazione dell’immagine. Non seguirò, certo, la Diocesi e i suoi difensori sul terreno delle provocazioni.  La vittima e la sua famiglia annunciano che intraprenderanno tutte le azioni volte a censurare il contenuto diffamatorio e calunnioso contenuto nella nota della Diocesi” 
    Avv. ELEANNA PARASILITI MOLICA
    https://www.ennaora.it/2021/05/12/il-caso-rugolo-lavvocato-del-giovane-che-ha-denunciato-il-prete-replica-al-vescovo/