Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Il cardinale a processo che imbarazza la Chiesa francese

    Il cardinale a processo che imbarazza la Chiesa francese

    Dalla nostra corrispondente

    PARIGI

    È una situazione che sta diventando sempre più imbarazzante per la Chiesa francese. Il cardinale Philippe Barbarin, rinviato a giudizio nell’ambito dell’inchiesta sui presunti abusi avvenuti nella diocesi di Lione, dovrà affrontare presto un processo. Non solo. Da qualche settimana, Barbarin è al centro di un appello a farsi da parte lanciato online da un prete della diocesi di Valence che ha già superato 100mila firme: un record. Barbarin è accusato di essere stato a conoscenza degli abusi di un prete su giovani scout – avvenuti tra gli anni Ottanta e Novanta – ma di averli a suo tempo coperti. Lui ha sempre negato, anche se ha riconosciuto errori nella gestione dello scandalo e chiesto pubblicamente scusa alle vittime. «Se ha riconosciuto l’errore perché restare al suo posto? » , domanda Pierre Vignon, il prete che ha pubblicato la petizione per convincere Barbarin alle dimissioni. «Non voglio essere considerato un complice», tuona Vignon.

    Qualche giorno fa, hanno risposto sul giornale La Croix il vescovo di Blois, Jean-Pierre Batut, e quello di Valence, Pierre-Yves Michel, per sostenere monsignor Barbarin. « Deve continuare la sua missione come arcivescovo di Lione » , hanno scritto i due monsignori. Eppure nell’attuale clima, le voci in difesa del cardinale francese sono poche.

    Le Parisien raccoglieva ieri confidenze anonime che segnalavano un disagio crescente nelle alte gerarchie. Il Papa finora non si è pronunciato sul caso francese e, secondo le associazioni delle vittime, il Vaticano è ancora poco chiaro e collaborativo sull’inchiesta.

    Il processo previsto a gennaio potrebbe essere rinviato proprio a causa della Santa Sede. Da Roma infatti non è ancora arrivata nessuna risposta sulla richiesta di far partecipare al processo Luis Francisco Ladaria, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, rinviato a giudizio assieme al cardinale Barbarin e altre cinque persone. Secondo alcune ricostruzioni, Ladaria sarebbe stato messo a conoscenza dello scandalo da Barbarin, avrebbe sollecitato di fare ” pulizia” nella diocesi chiedendo però di minimizzare la vicenda. L’assenza di risposta da Roma sulla sua presenza o meno di Ladaria al tribunale di Lione fa aleggiare incertezza sulla procedura.

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    Sotto accusa

    L’arcivescovo di Lione, Philippe Barbarin, 67 anni, è accusato di aver coperto abusi. Affronterà presto un processo

    AFP

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2018/09/04/il-cardinale-a-processo-che-imbarazza-la-chiesa-francese10.html

  • “Giusto tacere”, dice l’altro Viganò. Quello che fabbricava fake news

    “Giusto tacere”, dice l’altro Viganò. Quello che fabbricava fake news

    Al coro del “silenzio” sui fatti scoperchiati dall’ex-nunzio, si unisce l’esperto di comunicazione del Vaticano famoso per aver taroccato una lettera di Benedetto XVI. Il popolo dei fedeli intanto attende ancora la verità

    di Giorgio Gandola

    Undici campanili. Dalla terrazza a sbalzo sul presepe d’acqua davanti al santuario della Madonna del Soccorso, dove quell’altro ramo del lago di Como diventa magico e silenzioso, se ne contano undici. Piccole pievi dove la fede è ancora pietra angolare. Li ha innalzati il popolo di Dio in duemila anni di cristianità e da qui è più facile osservare l’orizzonte, andare oltre la canea delle polemiche che mettono in imbarazzo la Chiesa.  Non è ai cosiddetti cani mediatici che il Papa nega una risposta, una parola di verità sul memoriale Viganò, ma a questi uomini e donne, a questi fedeli perplessi, che continuano a salire fin qui sotto il sole a picco per confrontarsi con la bellezza assoluta.

    Lobby gay, pedofilia, torbidi maneggi curiali denunciati con puntualità. È troppo facile sbarazzarsi dell’ansia di verità con la formuletta dei benedettini, quel “silenzio e preghiera” fuori dal tempo che oggi – nella società della comunicazione – significa omertà. È troppo comodo lasciare che la violenza continui a scorrere nelle penombre vaticane additando chi solleva il tappeto per mostrare la polvere come nemico da abbattere a colpi di alabarda. È troppo riduttivo seguire il grido indignato di Avvenire, che da giorni fa la lista dei buoni e dei cattivi. I buoni sono coloro che custodiscono il silenzio turbato del Papa, i cattivi sono coloro che chiedono di illuminare il problema, di accendere la luce che lo stesso Pontefice auspica quando apre le imposte di quella finestra a San Pietro, ogni mercoledì.

    Lo scritto di Viganò ha colto nel segno, per il bene della Chiesa. Non si tratta solo di fare luce sull’omosessualità praticata da numerose tonache che si autoassolvono andando contro il dettato di castità, ma di estirpare la mala pianta della pedofilia troppe volte coperta quando si tratta di un nome, una vittima, una storia scabrosa. Mentre i cani da guardia consigliano ai fedeli di guardare altrove, i fatti si ostinano a smentire i princìpi astratti.

    Perché è un fatto che il cardinale Theodore McCarrick abbia imperversato nonostante Francesco. È un fatto che monsignor Battista Ricca, pur con un imbarazzante curriculum coperto dalla lobby gay, continui a far parte del cerchio magico del Pontefice. È un fatto che mille bambini negli Stati Uniti sono stati vittime di violenze sessuali da parte di 300 preti, come ha rivelato il procuratore della Pennsylvania, Josh Shapiro, aggiungendo: “Abbiamo le prove che il Vaticano sapeva e ha coperto gli abusi”. È un fatto che, anche in conseguenza di questo, oggi sono molti gli alti prelati americani che sottoscrivono il memoriale Viganò sul sito lifesitenews.com. Vescovi del Texas, Wisconsin, California, Hawaii, Arizona, Illinois, Oklahoma, Colorado, Virginia, Ohio, Rhode Island chiedono trasparenza. Adottare la furbesca arte del silenzio come impone Avvenire significa sfiorare il grottesco, mettersi nei panni di Ugo Tognazzi nel Federale quando, tornato nella Roma liberata, si ostina a ripetere: “Quanti prigionieri americani ci sono in giro!”. La forza della verità è sempre stata il motore del popolo cattolico. Ed è a quel popolo che si devono risposte.

    Perché è ancora un fatto che l’arcivescovo di Lione, Philippe Barbarin, perseguito per omissione su casi di pedofilia, rischia un processo. È un fatto che il procuratore francese vorrebbe ascoltare sul tema il cardinale Luis Francisco Ladaria Ferrer, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, e per due volte ha inviato Oltretevere l’invito a comparire. Ma per due volte gli è tornato indietro.

    È un fatto – e che fatto – che monsignor Mario Delpini cercò di chiudere lo scandalo di un giovane prete che aveva portato un minorenne “nel lettone” (in seguito il ragazzo tentò più volte il suicidio) mandando il sacerdote a occuparsi di adolescenti in un’altra parrocchia. Delpini è stato nominato arcivescovo di Milano proprio da Francesco nel 2017.

    Eppure Bergoglio, firmando il motu proprio intitolato Come una madre amorevole, aveva sottolineato la possibilità di rimuovere dall’ufficio ecclesiastico vescovi colpevoli di comportamenti omertosi.

    La conferma che una parola di verità fuori dal copione sia liberatoria arriva, per contrapposizione, da un prete chiacchierato, uomo di potere e di curia, il Viganò sbagliato che di nome fa Dario e che proprio ieri ha deciso di rompere il suo doveroso silenzio. “Alimentare questo circolo del detto e non detto è sbagliato, lo stile giusto è silenzio e preghiera”, ha suggerito il presunto esperto di comunicazione della Santa Sede costretto alle dimissioni per quella lettera di sostegno a papa Francesco da parte di Benedetto XVI, poi risultata manipolata.

    Come una madre amorevole. E allora si torna alla fine del bosco in quel centro lago manzoniano, percorso dai pellegrini di ogni nazionalità. Prima di salire al santuario della Madonna del Soccorso si toccano 14 cappelle; la quinta è dedicata alla disputa di Gesù con i dottori del tempio. Con il potere. I fedeli si fermano a tergersi il sudore e pregano. Pregano anche per il Papa, come chiese lui. Per la sua santità e perché quel silenzio finisca.

    (trascrizione da La Verità del 7 settembre 2018)

  • Pedofilia, la petizione online del prete che chiede le dimissioni dell’arcivescovo di Lione

    Pedofilia, la petizione online del prete che chiede le dimissioni dell’arcivescovo di Lione

    Il prelato è sotto processo per non aver denunciato gli abusi sessuali commessi nella sua diocesi e in particolare quelli di un prete, Bernard Preynat, accusato di pedofilia da un gruppo di ex scout

    “Dimettervi da cardinale e da arcivescovo sarebbe certamente la morte civile, ma sareste finalmente all’altezza degli eventi”: scrive al suo superiore padre Pierre Vignon, il sacerdote di Valence, nella regione francese del Rodano-Alpi, che ha patrocinato su change.org una petizione on line perché il cardinale Philippe Barbarin “si assuma infine le sue responsabilità”. Il prelato è sotto processo per non aver denunciato gli abusi sessuali commessi nella sua diocesi e in particolare quelli di un prete, Bernard Preynat, accusato di pedofilia da un gruppo di ex scout. Con una lunga lettera aperta al suo superiore, padre Vignon appoggia la sottoscrizione aperta da due associazioni, l’Avref (Aiuto alle vittime delle derive dei movimenti religiosi in Europa e alle loro famiglie) e La Parole liberée, e invita il cardinale a rinunciare alla sua carica. “Avrebbe già dovuto rimetterla dopo il suo lapsus: Grazie a Dio i fatti sono prescritti” gli ricorda il sacerdote di Valence, che si sarebbe deciso a questo passo dopo l’addolorato intervento del Papa sulle centinaia di casi di pedofilia in America: “Ammettiamo che non abbiamo saputo stare dove dovevamo stare – ha scritto il pontefice -, che non abbiamo agito in tempo riconoscendo la dimensione e la gravità del danno che si stava causando in tante vite. Abbiamo trascurato e abbandonato i piccoli”.

    Padre Pierre Vignon si è sentito chiamato in causa: “L’appello del Papa è chiaro. Il Popolo di Dio deve reagire, ed è dunque mio diritto spingere a farlo -. Siamo in una di quelle ore cruciali della storia nelle quali s’impongono grandi azioni”. Il portavoce dell’arcivescovo di Lione ha replicato che quella del sacerdote è un’iniziativa personale e che il cardinale si è già scusato. Barbarin ha sempre negato di aver coperto aggressioni sessuali, ma ha ammesso in un’intervista a “Le Monde” che i suoi provvedimenti non erano stati all’altezza della situazione e di “aver commesso degli errori”, nel tentativo di contenere gli scandali. Ai microfoni di BFMtv padre Vignon, lo ha invece accusato di aver preferito, con la sua omertà, “mettersi al fianco del predatore anziché dalla parte delle vittime” e di aver lasciato “il predatore” impunito al suo posto.

    Ai primi di settembre sarà resa nota la nuova data del processo, già rinviato per questioni procedurali. Proprio in attesa di una sentenza, il Papa aveva sospeso il suo giudizio sulla vicenda, in una intervista concessa a La Croix nel maggio del 2016 e aveva detto, a proposito delle dimissioni dell’arcivescovo: “Vedremo dopo la conclusione del processo. Ma adesso sarebbe un’ammissione di colpa”. La raccolta di firme invece procede velocemente: nelle prime 18 ore ha già superato le 4.000 firme e si avvicina all’obiettivo di 5.000.

    https://www.corriere.it/esteri/18_agosto_22/pedofilia-petizione-online-prete-che-chiede-dimissioni-dell-arcivescovo-lione-e0715f54-a592-11e8-8d66-22179c67a670.shtml

  • Pedofilia, il cardinale Barbarin accusato di aver insabbiato violenze di un prete sugli scout

    Pedofilia, il cardinale Barbarin accusato di aver insabbiato violenze di un prete sugli scout

    Città del Vaticano – «Abbi il coraggio di dimetterti». Mentre in Italia il dossier pedofilia rimane sottotraccia e silente, visto che non è mai deflagrato a livello nazionale nonostante i diversi casi che in questi anni hanno interessato tanti tribunali civili (Savona, Milano, Napoli, Brindisi, Taranto, Potenza solo per citarne alcuni), in Francia esplode con forza e si riapre il caso del cardinale Barbarin, accusato di avere insabbiato il caso di un prete pedofilo. Il dibattito nazionale è stato aperto da un sacerdote, Piere Vignon, della diocesi di Valenza che ha lanciato sui social una petizione per domandare all’arcivescovo di Lione di dare le dimissioni proprio per come in passato ha gestito il caso del pedofilo padre Preynat.

    L’iniziativa di Vignon è la risposta diretta alla lettera che il Papa ha inviato «Al popolo di Dio» due giorni chiedendo maggiore energia per debellare la piaga della pedofilia nella Chiesa. Barbarin è già finito nei guai con la giustizia civile  per non avere denunciato il prete orco, anche se l’arcivescovo si è sempre difeso sostenendo di avere fatto tutto quello che era in suo potere. Barbarin sarebbe venuto a conoscenza delle violenze sugli scout solo nel 2007 anche se i fatti incriminati si riferiscono ad un periodo precedente (tre il 1986 e il 1991). Le associazioni delle vittime non gli risparmiano feroci critiche per come ha  gestito la denuncia.

    Nel 2016 Papa Francesco ha ricevuto in Vaticano il cardinale Barbarin. Pochi giorni dopo l’udienza l’arcivescovo di Lione ha rilasciato una intervista in cui spiegava che il pontefice gli dava fiducia dicendogli che non doveva dimettersi. Barbarin riferiva: «È vero, mi ha detto in generale Francesco,  che non è facile giudicare i fatti decenni dopo, in un altro contesto. La realtà non è sempre chiara. Ma per la Chiesa, in questo campo, non può esserci prescrizione».

    Barbarin sarà chiamato a comparire in tribunale assieme al cardinale Luis Ladaria, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Due anni fa il tribunale di Lione aveva archiviato la posizione di Barbarin ma altre vittime hanno presentato un secondo ricorso, con il conseguente passaggio ancora da definire in aula.

    https://www.ilmessaggero.it/primopiano/vaticano/pedofilia_francia_vaticano_barbarin-3927169.html

  • Abusi su minori, Vaticano sospende sacerdote francescano accusato in Croazia: “Almeno due le vittime”

    Abusi su minori, Vaticano sospende sacerdote francescano accusato in Croazia: “Almeno due le vittime”

    L’apertura dell’inchiesta risale all’11 maggio scorso ora per Gracijana Stipu Gazperova è arrivata la condanna definitiva. Secondo la stampa locale, una delle vittime ha prima chiesto dei soldi ai francescani “15mila euro in cambio del suo silenzio” ma ottenuto un rifiuto si è rivolto alla polizia

    Dal Vaticano è arrivato un decreto di sospensione a divinis che vieta ogni attività ministeriale per Gracijana Stipu Gazperova, sacerdote francescano accusato da più parti di abusi sessuali su minorenni a Spalato, in Croazia. Adesso l’uomo dovrà ritirarsi a una condotta di vita riservata. L’apertura dell’inchiesta diocesana risale all’11 maggio scorso e già il primo verdetto non era stato positivo per l’uomo.

    Padre Gazperova era una persona stimata a Spalato e da diversi anni dirigeva un coro di voci bianche ma ai primi di aprile era stato sospeso dalle sue mansioni per decisione dei superiori. Alla stampa locale, l’arcivescovo Marin Barisic aveva ammesso che la motivazione risiedeva in un “possibile reato” senza però specificarne la natura, con l’intento di “proteggere la reputazione di tutti, in primo luogo della vittima”. Pochi giorni dopo, il giornale Slobodna Dalmacija aveva riportato che almeno due uominiavevano dichiarato di “essere stati abusati sessualmente dal frate nel corso degli anni”.

    Stando alla stampa locale una delle vittime ha prima chiesto dei soldi ai francescani – ordine a cui appartiene Padre Gazperova. “15mila euro in cambio del suo silenzio” sarebbe stata la richiesta che “ha successivamente aumentato, chiedendo anche un appartamento“, ma “i frati hanno a quanto pare rifiutato”, si legge nell’articolo del giornalista croato Jutarnji List – e come riporta Il Sismografo. A quel punto, spiega il quotidiano Il Piccolo,“l’uomo si è deciso a denunciare il caso, avendo prima l’accortezza di trovare altre due vittime con cui fare fronte comune”. L’arcidiocesi, sotto l’insistenza della stampa a seguito delle accuse della vittima, aveva annunciato “di aver nominato un giudice d’inchiesta e dei notai a cui è stato affidato il compito di far luce sui fatti, le circostanze e le responsabilità“.

    Il decreto di sospensione  è stato notificato dal Vaticano il primo agosto al sacerdote francescano , Gli atti poi sono stati mandati in Vaticano e con la firma degli organi competenti e in nome del Papa è arrivata la misura, immediatamente esecutiva, di sospensione definitiva dall’esercizio del ministero sacerdotale. A rendere nota la notizia è il sito vicino alla Santa Sede Il Sismografo.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/08/05/abusi-su-minori-vaticano-sospende-sacerdote-francescano-accusato-in-croazia-almeno-due-le-vittime/4540026/

  • Filmavano bimbi in spiaggia e si scambiavano foto su Facebook: nella rete dei pedofili anche un diacono

    Filmavano bimbi in spiaggia e si scambiavano foto su Facebook: nella rete dei pedofili anche un diacono

    Attraverso Facebook scambiavano materiale pedopornografico, in alcuni casi prodotto sfruttando minori adescati su internet, ma anche con filmati amatoriali realizzati sulle spiagge. Una ‘retè di pedofili è stata scoperta e sgominata dagli investigatori del Compartimento Polizia Postale e delle Comunicazioni di Firenze che hanno arrestato 2 persone e denunciato altre 12 uomini tra cui un aspirante diacono, pensionati, disoccupati, un agente finanziario, un barista, un dipendente di un’Asl, uno studente e un detenuto in carcere per reati della stessa indole.

    La ‘retè di pedofili è stata ricostruita dagli investigatori del Compartimento Polizia Postale e delle Comunicazioni di Firenze che ha portato a termine nei giorni scorsi un’operazione di contrasto al fenomeno della pedopornografia online con gli arresti e le denunce: tutti sono accusati di detenzione e diffusione di materiale pedopornografico, e, in alcuni casi, della produzione del materiale utilizzando gli stessi minori vittime di adescamento sul web. L’attività, diretta dalla Procura di Firenze, che ha coinvolto altre provincie sul territorio nazionale, è stata coordinata dal Centro Nazionale per il Contrasto della Pedoponografia Online del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni di Roma con il supporto di altri Compartimenti della Specialità.

    Tutto ha avuto inizio da una segnalazione del National Center for Missing Exploited Children (Ncmec), organizzazione non governativa statunitense, inerente alla diffusione di materiale pedopornografico in particolare a mezzo del social network Facebook. Attraverso una complessa e preliminare attività specialistica, gli investigatori del Compartimento di Firenze sono riusciti a dare un nome a chi si nascondeva dietro gli id di Facebook e i protocolli internet: pensionati, disoccupati, uno studente, un agente di attività finanziaria, un dipendente di un’azienda ospedaliera, un dipendente di un bar, un detenuto (in carcere per reati della stessa indole) e persino un aspirante diacono (non in regione Toscana – con ordinazione che sarebbe intervenuta di lì a pochi giorni), oltre a tre vittime tra i 13 e i 17 anni. Abruzzo, Campania, Lazio, Lombardia, Marche, Umbria, Sicilia sono le zone interessate dalle perquisizioni disposte dall’autorità giudiziaria ma il regista principale era proprio un 48enne residente nell’area del capoluogo toscano, arrestato in flagranza. L’uomo deteneva anche filmati amatoriali di minori ripresi a loro insaputa sulle spiagge del litorale toscano.

    La preview effettuata su un centinaio di personal computer, smartphone, tablet e supporti di memoria esterni sequestrati ai vari soggetti hanno immediatamente confermato la ricostruzione degli investigatori fiorentini e consentito di acquisire alcune migliaia di immagini e filmati illeciti. Sono al vaglio degli inquirenti alcune posizioni di soggetti stranieri titolari di profili Facebook, facenti parte del gruppo, che verranno comunicati tramite i canali di cooperazione internazionale agli investigatori di altri Paesi.

    https://www.ilmessaggero.it/primopiano/cronaca/pedopornografia_internet_facebook_minori-3840109.html

  • Pedofilia, 18 anni a ex sacerdote Foggia

    Pedofilia, 18 anni a ex sacerdote Foggia

    (ANSA) – BARI, 21 MAG – Il Tribunale di Foggia ha condannato alla pena di 18 anni di reclusione e 120mila euro di multa l’ex sacerdote 57enne Giovanni Trotta, imputato per violenza sessuale aggravata, produzione e diffusione di materiale pedopornografico e adescamento di minori ai danni di 9 minorenni di età compresa, all’epoca dei presunti abusi, fra i 12 e i 13 anni. La Procura di Bari, che ha coordinato le indagini, aveva chiesto la condanna a 21 anni di reclusione. Le motivazioni della sentenza si conosceranno tra 90 giorni.

    I fatti contestati risalgono al 2014. Trotta, ridotto allo stato laicale già nel 2012 proprio per ragioni correlate ad abusi su minori, è stato condannato un anno fa con il rito abbreviato alla pena di 8 anni di reclusione per violenza sessuale nei confronti di un altro 11enne ed è tuttora in carcere per entrambe le vicende.

    http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2018/05/21/pedofilia-18-anni-a-ex-sacerdote-foggia_94bcb301-216f-4757-b21f-fb9a3ce4b3ed.html

  • Abusi, quel dolore delle vittime “uccise” due volte

    Abusi, quel dolore delle vittime “uccise” due volte

    Le parole di Cruz, Hamilton e Murillo con la stampa internazionale dopo i giorni trascorsi con Papa Francesco: «Gli insabbiatori ci hanno fatto più male di Karadima»
    Che cosa può esserci di peggio, di più corrotto e criminale di un prete che grazie alla sua posizione di potere e alla sua influenza abusa sessualmente di bambini e adolescenti? Che cosa può esserci di peggio di questo reato, di questo peccato, di questo crimine che «uccide l’anima» (copyright monsignor Charles Scicluna) delle vittime? Che cosa può esserci di peggio di chi scandalizza i piccoli, gli innocenti, i più deboli, e invece di farli crescere nella fede li annienta rovinando loro la vita? Chi ha seguito mercoledì 2 maggio 2018 la conferenza stampa di Juan Carlos Cruz, James Hamilton e José Andrés Murillo , le tre vittime del prete pedofilo cileno Fernando Karadima che sono state lungamente ricevute da Papa Francesco nei giorni scorsi, ha potuto ascoltare una risposta tremenda e illuminante.

    Hamilton, rispondendo alla domanda su che cosa avrebbe voluto dire a Karadima se il suo abusatore fosse stato davanti alla diretta tv in quel momento, ha risposto: «A Karadima non voglio dire niente. Ma vorrei dire ai vescovi insabbiatori che il maggior danno non è stato quello che mi ha fatto Karadima ma quello che mi hanno fatto loro. Mi hanno ucciso di nuovo quando sono venuto a chiedere il loro aiuto, quando stavo morendo dentro e loro hanno fatto di tutto per uccidermi per la seconda volta. Sono dei criminali».

    Ecco, anche se potrebbe sembrare strano – come si può concretamente paragonare l’abuso sessuale con l’insabbiamento? – ciò che questa vittima di abusi ha percepito è stato l’essere ucciso una seconda volta. E dunque è arrivato a dire chi può essere peggiore di un prete abusatore. Un superiore, un vescovo che invece di accogliere, ascoltare, confortare la vittima che denuncia l’abuso, rifiuta di riceverla. Rifiuta di incontrarla. La considera un “nemico” del buon nome della Chiesa, minimizza i suoi racconti considerandoli certamente calunniosi prima ancora di averli ascoltati. Non si cura del bambino, del ragazzo, dell’adolescente o dell’uomo devastato, che domanda innanzitutto di essere preso sul serio, accolto, sostenuto, aiutato. Lo respinge, e invece di proteggere la vittima, protegge il carnefice, cioè il prete che ha compiuto quegli abusi che Papa Francesco ha paragonati ai sacrifici satanici.

    Non si può comprendere la vicenda cilena, come a quella di tanti altri Paesi dove questa piaga (o questa «epidemia» per usare l’espressione cara alle tre vittime di Karadima) è diffusa, senza partire dalla sofferenza degli abusati. Sofferenza che le coperture e gli insabbiamenti hanno reso ancor più terribile, al punto da far apparire queste ultime persino più dolorose della stessa esperienza degli abusi.

    Ciò che emerge dai racconti di questi tre uomini, le cui vite sono state distrutte dalla rapacità di padre Karadima ma anche dal vergognoso atteggiamento di chi lo ha coperto, garantendogli l’immunità e l’impunità per anni, nonostante le denunce, è dunque emblematico. E ci dice quanto importanti siano i gesti di accoglienza, di ascolto, di vicinanza. Come pure ci dice quanto sia importante che la ferita non venga chiusa frettolosamente e che la Chiesa cilena assuma quella consapevolezza penitenziale contenuta nella lettera di Francesco all’episcopato . Senza fare lo scaricabarile, ma riconoscendo le gravi mancanze commesse innanzitutto nell’aver respinto queste vittime di abusi abusando nuovamente di loro.

    «Durante quasi dieci anni noi siamo stati trattati come nemici perché lottavamo contro l’abuso sessuale e le coperture nella Chiesa. In questi giorni abbiamo conosciuto un volto amichevole della Chiesa, totalmente diverso da quello che abbiamo conosciuto prima», hanno affermato Cruz, Hamilton e Murillo. Colpisce che quell’attenzione e quella accoglienza che non hanno potuto sperimentare nel loro Paese, le tre vittime di Karadima l’abbiano incontrata in Vaticano, visitando il successore di Pietro. «Per me è stato un incontro molto gratificante e riparatore – ha detto Hamilton parlando del lungo tempo trascorso a tu per tu con il Pontefice – e la sua richiesta di perdono era molto sincera. Ci siamo trovati di fronte ad un uomo non superbo. Dicendoci che lui si era sbagliato, era il segno che non è infallibile. Perché se si sbaglia e lo riconosce, si trasforma in infallibile! È stato davvero umano».

    E Juan Carlos Cruz ha raccontato: «Ho parlato con il Papa delle coperture, nel dettaglio, approfonditamente. Io non ho mai visto uno così contrito nel chiedere perdono. Una richiesta di perdono che veniva dal cuore. Per me, nel mio caso, il Papa era veramente dispiaciuto e per me è stato veramente importante. “Io sono stato parte del problema, chiedo perdono”, ha riconosciuto. Ora il perdono richiede azioni nel futuro, spero che non gli tremi la mano nelle decisioni che deve prendere».

    http://www.lastampa.it/2018/05/03/vaticaninsider/abusi-quel-dolore-delle-vittime-uccise-due-volte-zAmYiI11wwoikHxjtf1muI/pagina.html

  • A fine aprile le tre vittime di Karadima incontrano il Papa

    A fine aprile le tre vittime di Karadima incontrano il Papa

    Cruz, Hamilton e Murillo ricevuti a Santa Marta a fine mese. La polemica con il cardinale Errazuriz

    Sono attesi a fine mese in Vaticano, probabilmente il 28 e 29 aprile,Juan Carlos Cruz, James Hamilton e José Andrés Murillo, tre delle vittime del potente parroco abusatore seriale di minori Fernando Karadima. Ne dà notizia la stampa cilena.

    È stato lo stessoPontefice a dare notizia della volontà di incontrare alcune delle vittime nella storica lettera ai vescovi cileni, resa nota mercoledì 11 aprile 2018, nella quale Francesco ammette di aver commesso «gravi errori» di valutazione sugli abusi commessi dai chierici in Cile perché male informato. Bergoglio, che ha ricevuto nei giorni scorsi il dossier di 2.300 pagine redatto dal suo inviato speciale, l’arcivescovo Charles Scicluna, ha potuto finalmente rendersi conto della reale situazione e ha convocato in Vaticano l’intero episcopato cileno.

    Hamilton, Cruz e Murillo hanno polemizzato con il cardinale Francisco Javier Errazuriz, arcivescovo emerito di Santiago del Cile e membro del C9 dei cardinali consiglieri del Papa, il quale due giorni fa aveva detto di non aver fornito notizie false al Pontefice, assicurando che non era tra i suoi compiti quello di informarlo. Errazuriz aveva anche ringraziato le vittime per aver «rotto il silenzio». Secondo Cruz il cardinale «cerca di far credere che ci ha appoggiato, ma a nostro giudizio non l’ha mai fatto». Murillo, attraverso Twitter, ha così commentato le dichiarazioni dell’arcivescovo emerito di Santiago: «Invece di ammettere di aver sbagliato, di aver tradito il loro ruolo e la nostra fiducia, i vescovi del Cile cercano di schivare i colpi incolpandosi l’un l’altro. Triste spettacolo».

    Hamilton ha ricordato la lettera che Errazuriz aveva inviato un mese prima a diversi presidenti delle conferenze episcopali latinoamericane, nella quale incolpava per alcuni problemi della visita papale in Cile il «protagonismo» del vescovo Juan Barros – uno dei preti pupilli di Karadima – e le dichiarazioni delle vittime sul tema degli abusi: «Questo signore dice di non essere chiamato a informare, ma leggendo la lettera che ha inviato ai vescovi latinoamericani sembra che sia chiamato a disinformare».

    In effetti le dichiarazioni del cardinale cileno, che è sembrato scaricare qualsiasi responsabilità propria per la mancanza di informazioni adeguate al Papa, sono suonate improvvide. Non è certo l’atteggiamento dello scaricabarile quello che Francesco ha richiesto nella sua lettera, che chiede a tutta la Chiesa cilena di mettersi «in uno stato di preghiera».

    Il messaggio del Papa è stato invece accolto in pieno dai vescovi del Cile, che in un comunicato alla fine della loro assemblea generale scrivono : «Accogliamo con fede e ubbidienza filiale» la lettera di Francesco. «Insieme al Papa sentiamo dolore e vergogna poiché, nonostante le azioni poste in essere in questi anni, non siamo riusciti a far sanare le ferite nei cuori di molte vittime e, invece, continuano a essere una piaga aperta nel cuore della Chiesa in Cile».

    «La Lettera del Papa – si legge ancora nel comunicato dei vescovi – la riceviamo come un invito ad assumere questa sfida con magnanimità e umiltà. Per intraprendere questo cammino ci poniamo, come Chiesa, in uno stato di preghiera, ascolto e discernimento, nonché di disponibilità per rinnovare la comunione ecclesiale. Vogliamo farci carico degli errori che ci corrisponde e correggerli in modo tale che la Chiesa sia, sempre di più, un ambiente sano e sicuro per i bambini, bambine e giovani».

    http://www.lastampa.it/2018/04/14/vaticaninsider/ita/vaticano/a-fine-aprile-le-tre-vittime-di-karadima-incontrano-il-papa-wNRnAxIh5ulTis8N9O1lBO/pagina.html

  • VIDEO – LE VITTIME DI DON SILVERIO MURA DIFFIDANO IL CARDINALE SEPE E LANCIANO UN APPELLO AL PAPA

    VIDEO – LE VITTIME DI DON SILVERIO MURA DIFFIDANO IL CARDINALE SEPE E LANCIANO UN APPELLO AL PAPA

    Un inaspettato colpo di scena ha animato il sit-in organizzato dalle vittime napoletane del sacerdote Don Silverio Mura, svoltosi sabato 7 e domenica 8 aprile davanti al Duomo di Napoli.
    Infatti, mentre era in corso la manifestazione civile dei due giovani che hanno denunciato le violenze subite quando erano dei bambini, negli anni in cui a Ponticelli il prete lavorava anche come insegnante di religione, la Curia di Napoli ha diramato un comunicato che rende noto quanto segue: “(in merito al caso dei presunti abusi da parte di Don Silverio Mura) il Santo Padre ha deciso la riapertura del caso, incaricando la Congregazione per la dottrina della fede di procedere a tutti gli adempimenti, per cui, poco prima della Pasqua, alla Diocesi di Napoli è stato affidato il compito di effettuare l’indagine previa, che il cardinale arcivescovo ha immediatamente avviato ed è, quindi, in atto. Una volta completata tale indagine, verrà tutto rimesso, per competenza, alla stessa Congregazione per la dottrina della fede per le valutazioni e le determinazioni”.

    Nel 2016, in verità, la Congregazione Dottrina della Fede, dopo aver visionato tutta la documentazione fornita dalla Diocesi di Napoli, si è già espressa sull’argomento, ritenendo che gli elementi emersi non fossero sufficienti per avviare un processo penale a carico di Don Silverio Mura, lasciando così il sacerdote libero di fare ciò che voleva, andando incontro ad altri scandali, non ultimo quello emerso di recente, quando è stato scoperto nel paesino di Montù Beccaria sotto falso nome.

    Da un lato “i giochi di prestigio” della Chiesa, dall’altro Giuseppe Scognamiglio e Diego Esposito, due ragazzini che quando sono diventati uomini hanno pienamente compreso il senso delle attenzioni “speciali” che quel prete gli riservava e hanno voluto e saputo superare paure, giudizi, pregiudizi e vergogne per far sì che non venga lesa l’innocenza di altri bambini.

    Immediata la risposta di Francesco Zanardi, presidente della “Rete L’ABUSO”, promotore del sit-in in scena a Napoli e da diversi anni volto-simbolo delle vittime dei preti pedofili, che già ha annunciato che nelle prossime ore verrà depositata una diffida nei confronti della Curia napoletana.

    “Il Cardinale Crescenzio Sepe è imputato nel procedimento presso la Santa Sede, procedimento che vede insabbiati da otto anni ormai i casi di don Silverio Mura e don Maurizio Palmieri. Come può essere anche colui che indaga?– si legge nel comunicato diramato da “Rete L’ABUSO, in replica alla nota divulgata dalla Curia di Napoli – Il comunicato stampa rilasciato dalla Diocesi di Napoli suona davvero come l’anticipo dell’ennesima presa in giro alle vittime che, al primo giorno del sit-in di protesta davanti al Duomo di Napoli per gli insabbiamenti commessi proprio dal Cardinale napoletano, apprendono dai mezzi di informazione che il grande insabbiatore, Crescenzio Sepe, sarebbe ancora una volta colui che dovrà rendere giustizia alle vittime.

    Una buffonata oltraggiosa e ridicola che offende tutti, dalle vittime alla stessa Chiesa.

    Crescenzio Sepe: la cui Diocesi è attualmente imputata nel processo penale per diffamazione aggravata ai danni della vittima Diego Esposito, denunciato formalmente dalle vittime anche alla Santa Sede nel settembre 2016 per aver insabbiato il caso Mura nel 2011, nel 2014 e ancora nel 2018. Giusto un mese fa si è scoperto che il prete sotto indagine – Silverio Mura – anziché essere indagato, esercitava addirittura sotto falso nome a Montù Beccaria. Apprendere oggi che sia ancora lui, dopo queste incivili barbarie, che dovrebbe rendere giustizia alle vittime, è francamente inaccettabile.

    Lunedì diffideremo formalmente alla CDF il Cardinale Crescenzio Sepe, nella speranza che il Vaticano si dissoci da questa umiliante e vergognosa vicenda e come è stato per il caso di Milano che vede coinvolto monsignor Mario Delpini, chiederemo l’affidamento dell’indagine canonica ad un tribunale extradiocesano.”

    Anche nel corso della giornata odierna, domenica 8 aprile, Diego e Giuseppe, le due vittime di Don Silverio Mura, e due ragazze hanno distribuito volantini e dialogato con cittadini e turisti, sensibilizzandoli in merito alla loro vicenda, oltre che sul tema della pedofilia nel mondo ecclesiastico.

    Diego Esposito si è avvalso del supporto dei media, anche oggi presenti in massa per documentare il sit-in, per lanciare un appello a Papa Francesco, indicandolo come l’unica persona in grado di assicurare che il suo desiderio di giustizia e quello delle altre vittime, possa essere appagato.

    VIDEO – Le vittime di Don Silverio Mura diffidano il Cardinale Sepe e lanciano un appello al Papa