Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Ozon, lo scandalo dei preti pedofili

    Ozon, lo scandalo dei preti pedofili

    “Grace a Dieu” racconta casi chiesa Lione, in attesa processo

    (ANSA) – BERLINO, 8 FEB – “Lunedì il film esce in Francia, chissà se Barbarin sarà in sala”. Il film è “Grace a Dieu”, di Francois Ozon, che ha portato alla Berlinale lo scandalo di circa 70 bambini abusati da un prete pedofilo, Bernard Preynat, sempre coperto dalla chiesa di Lione. E Philippe Barbarin è il cardinale che ha tentato di tenere la verità nascosta, per non subirne le conseguenze. Ma Ozon, che si è fatto questa domanda davanti ai giornalisti, ha assicurato di essere molto più interessato alle vittime che al clero: “non volevo fare un film politico. Ma civile”. “E mi sono concentrato sulle vittime. Il mio obiettivo era mostrare quanto la parola abbia un effetto liberatorio, su chi ha subito gli abusi e sull’ambiente circostante”. “Grace a Dieu”, che corre per l’Orso, dà voce principalmente a tre uomini, Alexandre (Melvil Paupaud), Francois (Denis Menochet) ed Emmanuel (Swann Arlaud), che si confrontano con approcci molto diversi ai traumi subiti nell’infanzia, in un climax emotivo che divide il film in sezioni.

    http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2019/02/08/ozon-lo-scandalo-dei-preti-pedofili_4d414e73-3b3b-4939-a475-3b4bed340fc0.html

  • La realtà inconfessabile! “ABUSI SESSUALI SUI MINORI” 21-24 Febbraio 2019 INCONTRO MONDIALE DEI VERTICI DELLA CHIESA

    La realtà inconfessabile! “ABUSI SESSUALI SUI MINORI” 21-24 Febbraio 2019 INCONTRO MONDIALE DEI VERTICI DELLA CHIESA

    Rete L’ABUSO presenta una campagna di consapevolezza in previsione dell’incontro di febbraio 2019 che si terrà in Vaticano con il Santo Padre e con tutti i Vescovi e Cardinali presidenti delle conferenze episcopali di tutto il mondo, sul tema degli abusi sessuali nel clero

    I GRANDI: PONTIFICANO E DECIDONO STRATEGIE
    I PICCOLI, LE VITTIME: SEMPLICEMENTE INDESIDERATE

    UN PERCORSO CRITICO COSTRUTTIVO PER AFFRONTARE LA REALTA’ – PER GUARDARE GLI AVVENIMENTI ANCHE CON GLI OCCHI DI CHI HA VISSUTO GLI ABUSI SUBENDOLI – PER NON ACCONTENTARSI DI QUELLO CHE VOGLIONO FAR CREDERE CON I PROCLAMI – PER DARE VOCE ANCHE AGLI INDESIDERATI – PER FAR SAPERE AL MONDO, E ANCHE AI VESCOVI, I QUALI FANNO FINTA DI VOLER INCONTRARE LE VITTIME (NONOSTANTE L’ESORTAZIONE DI PAPA FRANCESCO PROPRIO PER LA PREPARAZIONE DELL’EVENTO) MA CHE, NELLA REALTA’ DEI FATTI, NON HANNO NESSUNA REALE INTENZIONE DI RICEVERLE.

    TUTTO CIO’ CHE VORREBBERO NON FAR SAPERE E TUTTO CIO’ CHE I MEDIA “NON POSSONO SVELARE”.

    Papa Francesco ha convocato a Roma i Presidenti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo, dal 21 al 24 febbraio 2019, per affrontare il dramma della pedofilia clericale. A questo incontro non è prevista la partecipazione delle Associazioni che, nel mondo, assistono le vittime dei preti pedofili.

    Il Comitato organizzatore di questo evento ha chiesto ai Vescovi di incontrare le vittime prima di febbraio, e ha distribuito un questionario da compilare, il contenuto di quest’ultimo finora non è stato divulgato.

    Il Comitato di Vittime & Famiglie dell’Associazione Rete L’ABUSO ha scritto al card. Bassetti, Presidente della CEI, offrendo la propria disponibilità ad essere incontrati, come piccola delegazione, in rappresentanza delle numerose vittime seguite dall’Associazione.

    Non avendo ricevuto alcun riscontro all’offerta di poter fornire il proprio contributo, né come associazione o delegazione, né come singole vittime che, più volte, hanno scritto anche personalmente chiedendo di incontrare il Santo Padre o i Cardinali e Vescovi organizzatori, in attesa dell’evento di febbraio Rete L’ABUSO ha preparato una campagna di consapevolezza che verrà proposta, in puntate settimanali, con filmati e spunti di riflessione.

    I filmati proposti, della durata di circa 10 minuti, saranno di volta in volta pubblicati ed indirizzati anche, per conoscenza, alla Santa Sede, con l’auspicio che la stessa voglia fornire una sua riflessione, ma saremo ben lieti di ricevere commenti da parte di chiunque voglia fornire il suo contributo costruttivo.

    Per comprendere meglio e concretamente i diversi risvolti del fenomeno, e soprattutto la modalità sistematica nella gestione degli abusi, verrà analizzato un caso concreto attuale italiano ben documentato, come esempio ed emblema di tantissime altre vicende. L’osservatorio privilegiato e puntuale dell’associazione che raccoglie centinaia di testimonianze, consente di affermare, purtroppo con estrema cognizione di causa, che l’esempio proposto, di fatto, costituisce nella sostanza la prassi consolidata.

    Riteniamo che sia importante ed essenziale, per poter adottare misure di prevenzione efficaci e contrastare veramente il dilagarsi del fenomeno, conoscere a fondo la dura realtà, la criminale prassi diffusa in tutto il mondo, scelta, adottata, consolidata e insabbiata a tutti i livelli della gerarchia.

    • Il fatto stesso che si tenda a minimizzare e non voler affrontare seriamente la questione prendendo consapevolezza della cruda realtà, senza veli, senza ipocrisie…
    • Il fatto stesso che i proclami non corrispondano in alcun modo, neanche lontanamente, a ciò che poi si attua…
    • Il fatto stesso che i vescovi responsabili di insabbiamenti e coperture palesi, e pubblicamente dimostrate oltre ogni ragionevole dubbio (come nel caso di esempio analizzato in questa campagna di consapevolezza), non solo non vengano in alcun modo rimossi ma bensì promossi o, addirittura, in altri casi incaricati di individuare le soluzioni adeguate per contrastare tali crimini…
    • Il fatto stesso che ancora oggi assistiamo a situazioni spregiudicate ed incredibili, oltre che estremamente opposte alla tanto proclamata “tolleranza zero”: pur di non affrontare la realtà alcuni Cardinali persino invocando l’immunità diplomatica, si sottraggono al giudizio dei tribunali civili, come il caso recentissimo della Santa Sede che ha richiesto per il Cardinale Ladaria. Il paradosso sfacciatamente ostentato è addirittura costituito dal fatto che il Cardinale Ladaria è l’attuale prefetto della Congregazione per la dottrina della Fede, potentissimo organo ecclesiale che, teoricamente, è preposto per giudicare i Vescovi che commettono proprio questo tipo di reati… o ancora il Cardinale Barbarin rinviato a giudizio presso il Tribunale civile francese proprio nel medesimo procedimento, il quale ha invocato la prescrizione dei reati a lui contestati, rivendicando la corresponsabilità del Cardinale Ladaria, a cui si era rivolto per avere disposizioni circa la decisione di denunciare o insabbiare diversi casi di abusi, Cardinale per il quale appunto il Santo Padre ha invocato l’immunità diplomatica in virtù dei diversi concordati tra Stato e Chiesa.
    • Il fatto stesso che delle centinaia di vittime italiane seguite dall’Associazione, nessuna sia stata contattata per incontrare il Presidente della CEI, RITENIAMO SIA UN PESSIMO PRELUDIO ALLA SERIETA’ DELL’INIZIATIVA CHE, VICEVERSA, E’ STATA TANTO ELOGIATA DAI MEDIA.

    Come si declina quindi la tanto proclamata “TOLLERANZA ZERO” di Papa Francesco?

    Tolleranza Zero è “immunità diplomatica”?

    Tolleranza Zero è “prescrizione dei reati”?

    Tolleranza Zero è farla franca costi quel che costi?

    Cosa dovrebbe cambiare dopo febbraio rispetto alle decisioni prese fino a pochi giorni fa dagli stessi promotori dell’evento?

    Tolleranza Zero fino ad ora non è altro che una gigantesca ipocrisia!

    Le vittime si aspettano fatti non tante ipocrite parole con tanto di speculazione mediatica sulla loro sofferenza.

    Il filo conduttore di questa Campagna di consapevolezza sarà una LETTERA APERTA A PAPA FRANCESCO scritta dai familiari della vittima e pubblicata on-line sul Fatto Quotidiano in data 19.10.2018, lettera che finora ad ora, come tutte le innumerevoli precedenti non ha sortito alcuna risposta o commento da parte della Santa Sede.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/10/19/alessandro-battaglia-la-prova-e-in-una-lettera-papa-francesco-sapeva-degli-abusi-ora-rimuova-mons-delpini-che-lo-copri/4705606/

    Le cinque tappe della riflessione proposta, che in qualche modo cercano di stimolare e raggiungere i vescovi che parteciperanno all’evento affrontano i seguenti temi:
    PEDOFILIA NEL CLERO: ULTIMO APPELLO PER PAPA FRANCESCO

  • Pedofilia: fine del processo al cardinale Barbarin, sentenza il 7 marzo

    Pedofilia: fine del processo al cardinale Barbarin, sentenza il 7 marzo

    La parola fine sul processo al cardinale Barbarin e altri cinque religiosi della diocesi lionese verrà messa il prossimo 7 marzo, alla lettura della sentenza. La procura non ha chiesto alcuna condanna nei confronti dell’arcivescovo, accusato di omessa denuncia di violenze sessuali su minori, perché parte dei fatti sono prescritti e altri non sono stati accertati a sufficienza.

    La reazione delle vittime

    “Sono scandalizzato dalla requisitoria fatta mercoledì dal pm. Sono indignato dalle interpretazioni degli avvocati della difesa. Bugie, prove che vengono spazzate via così, per far credere che queste persone, di fatto, hanno fatto di tutto per aiutarci, per aiutare Alexandre… È scandaloso ma continueremo ad ascoltare, non c’è scelta, è il gioco del processo“, ha dichiarato ai nostri microfoni Pierre-Emmanuel Germain-Thill, una delle vittime di padre Preynat.

    Le parti civili, le vittime, si attendevano la decisione del pubblico ministero – la quale segue l’indicazione della procura che nel 2016 propose di archiviare il caso – ma la delusione resta comunque.

    “Oggi nessuno può più dire, vista la pubblicità fatta al processo, ‘non sapevamo, non avevamo capito che la vittima minore di un’aggressione sessuale avrebbe sofferto così tanto, per anni, a causa di quanto accaduto’“, ha spiegato l’avvocato di parte civile, Jean Boudot.

    La difesa punta il dito contro la mediaticità del processo

    La difesa, che ha condannato la mediaticità del processo, ha sempre negato che ci sia stato dolo nel comportamento del cardinale, che anzi avrebbe incoraggiato la giustizia a procedere.

    “Bisogna sempre considerare gli altri come un fine e non un mezzo“, le parole dell’avvocato di Barbarin, Jean-Felix Luciani. “Qui Barbarin è considerato come un mezzo, per denunciare non so quale sistema, non so quale istituzione. È un uomo con la sua sofferenza, con le sue azioni, con i suoi errori e anche con ciò che non meritava: non meritava questa procedura penale“.

    Ora resta solo una domanda alla quale rispondere. La giudice, Brigitte Vernay, seguirà la richiesta del pubblico ministero, oppure no?

    https://it.euronews.com/2019/01/10/pedofilia-fine-del-processo-al-cardinale-barbarin-sentenza-il-7-marzo

  • Processo Barbarin, l’accusa non chiede condanne

    Processo Barbarin, l’accusa non chiede condanne

    La procura della Repubblica di Lione non ha chiesto alcuna condanna nei confronti del cardinale Philippe Barbarin, da lunedì alla sbarra con altri cinque responsabili della Chiesa cattolica, con l’accusa di omessa denuncia di violenze sessuali su minori. Secondo il Pubblico ministero parte dei fatti sono prescritti e altri non sono stati accertati a sufficienza. La difesa delle vittima degli abusi, liquida la posizione del Parquet come “una opinione come le altre, non è certo il Vangelo… e non deve diventare un coro”, dice ai giornalisti un avvocato.

    La decisione di non chiedere condanne segue l’indicazione della procura che nel 2016 propose di archiviare il caso. Le 6 persone costituitesi parte civile furono vittime delle molestie e violenze da parte del sacerdote Bernard Preynat. “Quando il cardinale Barbarin sostiene che solo nel 2014 capì l’ampiezza e la gravità di questi atti… mentre in realtà ne era a conoscenza sin dal 2010, quando erano evidenti sia il numero delle vittime che la natura sessuale di tali atti… quando ha detto al quotidiano La Croix, due mesi dopo aver incontrato padre Peynat, di sentirsi molto vicino all’incommensurabile sofferenza delle vittime… ora non può dirci che aveva capito tutto solo nel 2014… per me è una menzogna”.

    La difesa nega che ci sia stato dolo nel comportamento dell’arcivescovo, che anzi avrebbe incoragiato la giustizia a procedere, “Lo hanno descritto come qualcuno che copre un prete pedofilo. Possiamo accettare che si siano compiuti degli errori, ma senza la volontà di coprire alcunché. Al contrario, il cardinale è soddisfatto che si sia arrivati a questo processo. Spero che questo processo corrisponda a una riabilitazione mediatica dell’immagine del cardinale”. Sempre la difesa di Barbarin parla di processo spettacolo. “Le parti civili non hanno mai nascosto che scopo di questo processo sia quello di provocare cambiamenti nelle regole della Chiesa. In questo senso è un processo spettacolo”.

    Nella terza udienza gli altri coimputati dell’arcivescovo hanno risposto alle domande della presidente del Tribunale, sostanzialmente aderendo alla ricostruzione dei fatti proposta dalla difesa di Barbarin. La testimonianza delle vittime degli abusi ha ricostruito tanto le modalità delle azioni del prete pedofilo quanto gli infruttuosi tentativi di denunciare il tutto alle autorità ecclesiastiche. Secondo l’accusa, negli anni Duemila l’arcivescovo di Lione, effettivamente venne a conoscenza di quanto commesso dal prete ma la sua decisione di non denunciare sarebbe prescritta. A fine 2014, l’alto prelato incontrò una vittima di padre Preynat, ma i giudici hanno escluso che il cardinale abbia tentato di ostacolare la giustizia. Il Tribunale ha disposto di allungare di un giorno il calendario delle udienze. Oggi, dunque, difesa e accusa si incontreranno in aula per l’ultima volta.

    https://it.euronews.com/2019/01/10/processo-barbarin-l-accusa-non-chiede-condanne

  • Lione, prete pedofilo: testimoniano le vittime

    Lione, prete pedofilo: testimoniano le vittime

    Per dare la possibilità di ascoltare tutte le testimonianze, verrà prolungato di un giorno, fino a giovedì, il processo a Lione che vede imputati l’arcivescovo Philippe Barbarin e altri cinque membri della sua diocesi, per non aver denunciato gli abusi sessuali su minori compiuti tra gli anni Settanta e Novanta da padre Bernard Preynat, responsabile del gruppo scout.

    Nel luglio 2014 uno di quegli ex bambini, Alexandre Hezez, parla con Barbarin delle violenze subite. Il Cardinale convoca Preynat, che ammette i fatti ma giura che non si sono più ripetuti dopo il 1991. L’Arcivescovo dice di avergli creduto.

    Hezez non molla, si rivolge alla giustizia. Barbarin lo invita a scrivere una lettera di denuncia, che il Cardinale trasmette al Vaticano, chiedendo cosa fare. Roma risponde di allontanare il prete ma di evitare lo scandalo pubblico. Solo a questo punto Barbarin attua la sospensione di Preynat. È il settembre del 2015.
    Le vittime si chiedono perché si sia aspettato così tanto tempo. Notizie sul pedofilo circolavano già dagli anni Novanta nell’ambiente.
    “Chi ha lasciato Preynat agire indisturbato fino al settembre del 2015 ha delle responsabilità. Lo hanno addirittura promosso, quasi incoraggiandolo quando gli hanno chiesto di occuparsi dei bambini nuovi arrivati, offrendogli su un piatto d’argento vittime fresche”, dice Didier Burdet, insieme a suo fratello Christian, finito nella rete del pedofilo.

    “Mi ha preso tutto, mi ha rubato l’infanzia. Quando si subiscono violenze come quella che mi è stata fatta, come oggi ho raccontato, ci si pone continuamente delle domande, che non trovano risposta”, dice Christian.

    Alexandre Hezez, dice di aver provato rabbia quando ha scoperto che non era stato il primo a parlare di Preynat alla Chiesa lionese. Si poteva intervenire prima e salvare dei bambini. Ha lottato per avere questo processo.

    “Le testimonianze rese dalle vittime oggi sono state importanti, il loro impatto significativo, anche se la difesa dirà che è qualcosa di accessorio”, dice Alexandre, che al giudice ha raccontato come Preynat abusò di lui quando aveva otto anni, e per i tre anni sucessivi.

    Barbarin e gli altri rischiano fino a tre anni di prigione, e 45mila euro di multa.

    Delle violenze, di cui è accusato, Preynat dovrà rispondere in un altro processo, che si dovrebbe tenere quest’anno.

  • Francia, cardinale Barbarin alla sbarra: mai coperto abusi pedofili

    Francia, cardinale Barbarin alla sbarra: mai coperto abusi pedofili

    Arcivescovo di Lione in aula per apertura processo a suo carico

    Lione, 7 gen. (askanews) – “Non ho mai cercato di di nascondere, nè tantomeno di coprire, questi fatti orribili”. Il cardinale francese Philippe Barbarin ha preso la parola in aula per la prima udienza del processo al suo carico, nel quale è imputato con altri cinque persone per aver mancato di denunciare delle aggressioni sessuali ai danni di minori. Da quando lo scandalo è scoppiato tre anni fa, l’arcivescovo di Lione ha già negato i fatti che gli vengono addebitati, pur riconoscendo errori di valutazione e chiedendo perdono alle vittime di preti pedofili. Ma nel 2016 a Lourdes, in occasione di un’assemblea di vescovi aveva avuto parole che avevano provocato polemiche dichiarando che “Grazie a Dio, la maggioranza dei fatti” di abuso sessuale era “prescritta”.

    “Non ho sempre usato le parole migliori e più adatte” ha ammesso l’arcivescovo di Lione in una dichiarazione letta alla sbarra, prima di rispondere alle domande dei giudici. Il primate dei Galli compare in aula fino a mercoledì con cinque ex rappresentanti della diocesi di Lione per non aver denunciato gli abusi sessuali compiuti su giovani scout della regione da un sacerdote, Bernard Preynat, tra il 1986 e il 1991.

    Nel 2016 la procura aveva chiesto il proscioglimento, ma le vittime che avevano denunciato Barbarin hanno chiesto un esame diretto degli accusati davanti al tribunale. Monsignor Barbarin aveva avuto notizia degli abusi negli anni Duemila e aveva incontrato padre Preynat nel 2010. Il sacerdote di aveva giurato di non aver mai ricominciato a molestare i ragazzi. “Tutti mi rimproverano di avergli creduto” ha detto Barbarin alla sbarra. “Di fatto, in seguito non sono stati mai riscontrati fatti penalmente rilevanti” ha sottolineato l’alto prelato, a processo anche per “omissione di soccorso”. L’arcivescovo ha consentito a Preynat di restare a contatto con bambini fino al 2015, quando il sacerdote è stato denunciato da un ex scout, che ha denunciato anche il cardinale nel 2016.

    http://www.askanews.it/esteri/2019/01/07/francia-cardinale-barbarin-alla-sbarra-mai-coperto-abusi-pedofili-pn_20190107_00199/

  • ARCIVESCOVO LIONE A PROCESSO: COPRÌ ABUSI DI UN PRETE PEDOFILO?/ Mons. Barbarin: “Ho un solo giudice: Dio”

    ARCIVESCOVO LIONE A PROCESSO: COPRÌ ABUSI DI UN PRETE PEDOFILO?/ Mons. Barbarin: “Ho un solo giudice: Dio”

    Arcivescovo Lione a processo: coprì abusi di un prete pedofilo? Monsignor Barbarin sotto accusa: maxi-scandalo in Francia. Lui: “Ho un solo giudice: Dio”.

    Dario D’Angelo

    L’arcivescovo di Lione, Philippe Barbarin, andrà a processo lunedì per uno scandalo legato alla pedofilia: il cardinale è accusato infatti di aver coperto insieme ad altri 5 componenti della sua diocesi gli abusi sessuali su alcuni boy scout compiuti tra gli anni Ottanta e Novanta dal prete locale Bernard Preynat. Un’accusa pesantissima, che non può non mettere in imbarazzo lo stesso Vaticano, soprattutto alla luce del ruolo di primissimo piano occupato da Philippe Barbarin. Lo scandalo è venuto alla luce nel 2015, quando l’ex scout Francois Devaux ha denunciato Preynat per aver abusato di lui 25 anni prima, e Barbarin, superiore del sacerdote, sostenendo di aver saputo dell’abuso ma di averlo coperto. Come riportato da France24, dopo sei mesi di indagini e 10 ore di interrogati con Barbarin, gli investigatori hanno abbandonato il caso nel 2016, concludendo che le accuse contro l’arcivescovo erano o troppo vecchie o impossibili da provare. Un gruppo di vittime, però, è riuscito a riaprire il caso, facendo sì che Barbarin e gli altri, tra cui l’arcivescovo di Auch e il vescovo di Nevers in Francia, finissero a processo.

    ARCIVESCOVO LIONE A PROCESSO: COPRÌ ABUSI DI UN PRETE PEDOFILO?

    La delicatezza del caso che coinvolge l’arcivescovo di Lione è data anche dal sostegno che Papa Francesco gli ha manifestato. Il Santo Padre ha infatti incontrato monsignor Barbarin nell’ottobre del 2017, cioè dopo che il rinvio a giudizio era stato comunicato. Anche il capo della potente Congregazione per la Dottrina della Fede del Vaticano, l’arcivescovo spagnolo Luis Francisco Ladaria Ferrer, è stato accusato di complicità nel presunto insabbiamento a Lione. In corrispondenza con Barbarin, il numero tre del Vaticano aveva consigliato al cardinale di adottare “le necessarie misure disciplinari evitando lo scandalo pubblico”: un’espressione interpretata come un avvertimento per mantenere il silenzio sulla vicenda. Lo scout abusato, Devaux, ha dichiarato: “Speriamo questa volta di avere una sentenza che sarà chiara e ovvia per tutti”. Il suo gruppo di vittime, La Parole Liberee (Freed Speech), è nato con una manciata di persone, ma presto ha ricevuto chiamate e testimonianze da un totale di 85 persone che affermano di essere state vittime di Preynat a Lione. L’arcivescovo di Lione, monsignor Barbarin, dal canto suo, in un viaggio recente a Lourdes ha dichiarato:”Ho un solo giudice che è il Signore”.

  • Pedofilia: la chiesa lionese alla sbarra

    Pedofilia: la chiesa lionese alla sbarra

    Sarà probabilmente un processo che farà epoca. La chiesa lionese è alla sbarra per uno scandalo legato a diversi casi di pedofilia, per il silenzio delle gerarchie.

    Si apre lunedì 7 gennaio a Lione il processo al cardinale Philippe Barbarin, accusato di aver insabbiato le accuse di pedofilia contro un prete della diocesi lionese.
    I presunti reati risalgono agli anni 80, in quegli anni Barbarin non era ancora arcivescovo di Lione, ma lo era nel 2015 quando le accuse emersero e, secondo chi lo ha denunciato, avrebbe dovuto riferirle alla giustizia ordinaria anche se i reati erano caduti in prescrizione.
    Il cardinale, gesuita, era considerato una delle stelle del panorama ecclesiastico non solo francese, ma anche in Vaticano. Conservatore, apprezzato intellettuale malgrado la giovane età, è accusato di omesse denuncia e controllo.

    Questa terribile accusa scagliata da un’associazione di vittime potrebbe costare carissima alla sua carriera.

    Così la nostra inviata: “È qui al tribunale di Lione che il cardinale e cinque leader della diocesi verranno giudicati da questo lunedì per non aver denunciato aggressioni sessuali di un sacerdote fra il 1986 e il 1991. Il processo si dovrebbe concludere mercoledì”.

    Si tratta di un tribunale correzionale mentre il processo verso gli accusati di pedofilia, e che potrebbe portare a pene pesantissime, inizierà dopo. L’accusa è quella di non aver denunciato gli abusi sessuali che il sacerdote Bernard Preynat avrebbe compiuto a danno di oltre settanta scout minorenni.

    I”l trauma delle vittime”, dice un attivista, “non dico che sia definitivo, ma è certo che ti cambia la vita. Anche per coloro che hanno avuto la fortuna di non essere violentati, ed io sono fra questi fortunati, hanno visto la loro esistenza cambiata per sempre. Il fatto che oggi io sia in questa associazione ne è la prova. Il cardinale deve rispondere alla giustizia come chiunque. Non c’è collera o rabbia, ma solo l’esigenza che nessun bambino debba rivivere questi orrori”.

    Il 20 febbraio, intanto, in Francia è prevista l’uscita sugli schermi del film Grace a Dieu, Grazie a Dio, da un’espressione utilizzata in una conferenza stampa da Barbarin, quando disse che “la maggioranza dei fatti grazie a Dio è prescritta, ma altri forse no, sarà la giustizia a decidere”. Autore il regista Francois Ozon. La storia ruota attorno all’affaire Preynat.


    https://it.euronews.com/2019/01/06/pedofilia-la-chiesa-lionese-alla-sbarra

  • Barbarin in tribunale per difendersi dalle accuse di insabbiamento

    Barbarin in tribunale per difendersi dalle accuse di insabbiamento

    Dopo l’archiviazione di una prima indagine preliminare, il cardinale arcivescovo di Lione nuovamente a processo dal 7 al 9 gennaio per non aver denunciato gli abusi compiuti da un sacerdote della diocesi nei decenni precedenti

    IACOPO SCARAMUZZI
    CITTÀ DEL VATICANO

    Il cardinale Philippe Barbarin, arcivescovo di Lione, comparirà davanti al tribunale correzionale della sua città, da lunedì a mercoledì prossimi (7-9 gennaio), per difendersi dall’accusa di non aver denunciato gli abusi sessuali che il sacerdote Bernard Preynat avrebbe compiuto a danno di oltre settanta scout minorenni.

    Le aggressioni sessuali compiute da padre Preynat quando era responsabile del gruppo scout Satin Luc di Sainte-Foy-les-Lyon, negli anni Settanta e Ottanta, dunque quando arcvivescovo di Lione era monsignor Albert Decourtray, emergono nel 2015. A promuovere le denunce è l’associazione La Parole liberée. A quel punto il sacerdote, oggi 72 anni, viene sottoposto al controllo giudiziario e, in attesa che si esaurisca il processo canonico, sospeso dalle sue funzioni. Alcune vittime sporgono denuncia contro il cardinale Barbarin, oggi 68enne, arcivescovo di Lione dal 2002, accusandolo di non averlo denunciato alla giustizia pur essendo venuto a conoscenza dei fatti.

    Una indagine preliminare si conclude nell’agosto del 2016: la procura lionese archivia il caso ritenendo che per il periodo anteriore al 2014 il delitto di mancata denuncia sia prescritto e che quando, nel 2014, il porporato ha ricevuto una vittima di Preynat, non ha ostacolato il corso della giustizia. Dieci vittime, però, non sono soddisfatte e, ritenendo che l’obbligo di denuncia non estingua fintantoché le aggressioni sessuali rimangono ignote alla giustizia civile, chiamano nuovamente in causa Barbarin. Questa volta, però, tramite la procedura della «citazione diretta», che, nel sistema giurisdizionale francese, permette di saltare l’indagine preliminare e andare direttamente a processo. E il processo, che inizialmente doveva tenersi ad aprile, poi ad ottobre scorso, si aprirà lunedì.

    Concludendo l’Anno della misericordia, il 21 novembre 2016, peraltro, il cardinale Barbarin, che ha più volte denunciato un accanimento contro la sua persona, ha fatto pubblicamente mea culpa, affermando: «Chiedo perdono davanti a Dio e davanti a tutta la nostra diocesi di non avere preso l’iniziativa per indagare come si sarebbe dovuto fare quando mi è giunta una prima testimonianza, perdono di non avere sanzionato immediatamente un prete per i suoi antiche atti, molto gravi e chiaramenti indegni del suo ministero, perdono per mi miei errori di governo che hanno causato scandalo».

    Insieme al cardinale Barbarin sono chiamati a comparire altre cinque persone che in passato sono stati membri degli uffici della diocesi di Lione: monsignor Maurice Gardès, nel frattempo divenuto arcivescovo di Auch, Thierry Brac de la Perrière, oggi vescovo di Nevers, e inoltre l’ex capo di gabinetto del cardinale, Pierre Durieux, oggi a Nantes, Régine Maire, incaricata della cellula di ascolto delle vittime, e il vicario diocesano Xavier Grillon, all’epoca superiore gerarchico diretto di padre Preynat.

    Il cardinale Luis Francisco Ladaria, prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede, chiamato in causa per la risposta data ad una richiesta di consulenza chiestagli da Barbarin, non comparirà avvalendosi della immunità diplomatica.

    Il 20 febbraio, intanto, in Francia è prevista l’uscita sugli schermi del film Grace a Dieu (Grazie a Dio, da un’espressione utilizzata in una conferenza stampa da Barbarin, quando disse che «la maggioranza dei fatti grazie a Dio è prescritta ma altri forse no, sarà la giustizia a decidere») del regista Francois Ozon che ruota attorno all’affaire Preynat e alla nascita dell’associazione La Parole liberée.

  • Pedofilia: dal 7 processo vescovo Lione

    Pedofilia: dal 7 processo vescovo Lione

    Barbarin è accusato di aver coperto un prete autore di abusi

    (ANSA) – CITTA’ DEL VATICANO, 5 GEN – Si aprirà lunedì 7 gennaio il processo a Lione nei confronti del cardinale Philippe Barbarin. Dieci vittime di padre Berbard Preynat, accusato di avere abusato di più di 70 scout negli anni 1970-80, puntano il dito anche contro il cardinale per aver coperto il prete, non averlo denunciato e di fatto per averlo lasciato al suo posto per molto tempo. Il cardinale si è sempre difeso dicendosi estraneo a queste accuse. Il processo, che dovrebbe svolgersi fino al 9 gennaio, arriva in un momento delicato per la Chiesa universale sulla questione pedofilia, alla vigilia della riunione che si terrà a febbraio in Vaticano tra il Papa e i presidenti di tutte le conferenze episcopali del mondo, per decidere le misure da prendere congiuntamente contro questa piaga.

    http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2019/01/05/pedofilia-dal-7-processo-vescovo-lione_dfbd8d63-5f3b-40bb-99e4-4c69f7d3c0a6.html