Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • L’omertà di Papa Francesco alla prova della Francia

    L’omertà di Papa Francesco alla prova della Francia

    Dall’apertura dell’inchiesta per molestie sessuali su mons. Luigi Ventura, nunzio apostolico in Francia, da parte della procura di Parigi, a fine gennaio, le denunce a suo carico si sono moltiplicate. Per ora a proteggerlo ci pensa l’immunità diplomatica di cui gode. Ma la procura ne ha già chiesto la revoca.
    di Ingrid Colanicchia
    È la Francia il nuovo banco di prova per quella tolleranza zero tanto millantata dal papa in materia di abusi sessuali.

    Giusto stamane infatti Bergoglio ha ricevuto in udienza privata il cardinale di Lione, Philippe Barbarin, per decidere se accettare o meno le sue dimissioni. Il prelato il 7 marzo scorso è stato condannato a sei mesi di carcere con la condizionale per non aver denunciato le molestie sessuali commesse da p. Bernard Preynat su decine di minori dei gruppi scout che seguiva negli anni Settanta e Ottanta. Fatti occorsi prima dell’arrivo di Barbarin in diocesi (nel 2002) ma del quale il prelato era venuto a conoscenza (la giornalista di La Croix Isabelle de Gaulmyn – che frequentava proprio la parrocchia incriminata e che alla vicenda ha dedicato un libro, Histoire d’un silence – ha raccontato di aver parlato della questione con il card. Barbarin già a metà degli anni Duemila).

    Al momento non è dato sapere cosa il papa deciderà di fare, ma se dovesse accettare le dimissioni del cardinale potrebbe insorgere qualche problema nella nomina del suo successore, considerato che l’incarico di stilare una lista con i nomi dei tre candidati più adatti a ricoprire l’ufficio – e a subentrare quindi al cardinale nella guida della diocesi di Lione – spetta al nunzio apostolico mons. Luigi Ventura, prelato contro il quale da gennaio a oggi sono state depositate tre denunce per molestie e per il quale la procura ha chiesto la revoca dell’immunità diplomatica. Ad oggi Francesco ha fatto orecchie da mercante: il solenne mea culpa pronunciato il mese scorso in occasione del vertice contro gli abusi si rivelerà solo un bluff?

    In attesa di vedere come il papa affronterà questo ennesimo scandalo, ripercorriamo insieme le tappe di questa storia che imperversa sui giornali d’Oltralpe (meno su quelli italiani, che hanno dato solo parzialmente notizia della vicenda).

    Il 17 gennaio scorso, la sindaca di Parigi, Anne Hidalgo, riceve nel palazzo del municipio le autorità diplomatiche, civili e religiose per i tradizionali saluti. Tra costoro c’è anche il nunzio apostolico in Francia, vale a dire l’ambasciatore della Santa Sede, il 74enne mons. Luigi Ventura, che ricopre questo incarico dal 2009.

    Ad accogliere lui e gli altri ospiti c’è pure Mathieu, responsabile degli eventi internazionali per il municipio, destinato a diventare il primo accusatore del prelato. Non appena sceso dall’auto che lo ha condotto lì, stando al dettagliato racconto pubblicato il 27 febbraio scorso sul quotidiano francese Libération (che ha avuto accesso alla denuncia presentata dalla presunta vittima, oltre ad averla incontrata), mons. Ventura si rivolge a Mathieu dicendogli: «Sei molto bello». Si aggrappa quindi al suo braccio e avanza nel cortile. Pochi metri e toglie la mano dal braccio per infilarla sotto la giacca, carezzando il sedere di Mathieu mentre gli pone domande sulla sua vita, sui suoi studi, sul suo ruolo nel municipio. «Ciò che colpisce il giovane consigliere è che l’ambasciatore “parlava con voce normale, non bisbigliava”». Un minuto dopo, nell’ascensore, il nunzio passa al livello successivo. «Per tutto il tragitto ha strizzato i miei glutei», è la denuncia dell’uomo, cui poi dice: «Spero che tu non riservi questo trattamento a tutti gli ambasciatori». «Stupidamente – racconta Mathieu – gli ho detto che gli era riservato un trattamento speciale perché era il decano del corpo diplomatico».

    L’uomo accompagna quindi mons. Ventura nel Salon des Arcades, dove si sarebbe svolta la cerimonia, e racconta ai superiori quanto accaduto. Ma non finisce qui. Il prelato si piazza al suo fianco e ricomincia a tastargli il sedere. Il tutto sotto gli occhi dei colleghi di Mathieu.

    Scatta la segnalazione al pubblico ministero, sulla base dell’articolo 40 del Codice di procedura penale che obbliga in questo senso qualsiasi dipendente pubblico che sia a conoscenza di un crimine o di un reato. Il procuratore di Parigi, Rémy Heitz, apre quindi un’inchiesta e appena otto giorni dopo i fatti Mathieu deposita la sua denuncia.

    Il 15 febbraio Le Monde rivela la notizia. Incalzato dagli eventi, il direttore della Sala stampa vaticana, Alessandro Gisotti, si limita a dire che la Santa Sede rimane in attesa del risultato delle indagini. Ma la pubblicazione della notizia è l’inizio di un effetto domino che porta in poche settimane al moltiplicarsi delle denunce a carico del prelato.

    Il 18 febbraio è la volta di Benjamin G., 39 anni, che racconta di essere stato vittima di analoghe molestie da parte di mons. Ventura in occasione della stessa cerimonia, ma un anno prima, nel 2018. «All’epoca lavoravo per il Comune di Parigi – spiega a Le Monde(18/2) – e avevo incarichi precisi per la cerimonia di saluto alle autorità civili, diplomatiche e religiose. Ero in prima fila, a due metri dalla sindaca, quando una persona si piazza alla mia sinistra. Occupato com’ero a lavorare non mi giro a guardare. L’uomo posa una mano sulla mia spalla e con l’altra mi inizia a tastare il sedere: un gesto da esperto, che trasudava sicurezza, al quale era anche associato un grande sorriso sul volto, come se si trattasse di qualcosa di normale. Ho capito solo qualche giorno fa che erano i gesti abituali di un predatore».

    L’11 marzo viene depositata una terza denuncia contro Ventura. I fatti, in questo caso, si sarebbero svolti nel corso di un incontro con la comunità italiana a Parigi, nel 2018.

    Ma non è solo dalla Francia che piovono problemi per il prelato. Il 22 febbraio scorso, secondo quanto riporta il quotidiano cattolico francese La Croix, una denuncia per molestie – che risalirebbero al 2008 – è stata depositata presso la nunziatura di Ottawa, in Canada, dove mons. Ventura è stato rappresentante della Santa Sede dal 2001 al 2009. La presunta vittima aveva 32 anni al momento dei fatti denunciati, che avrebbero avuto luogo presso il santuario Sainte-Anne de Beaupré in occasione della festa liturgica di Sant’Anna e San Gioacchino.

    Nel momento in cui è stata resa nota la prima denuncia, inoltre, il quotidiano La Croix ha fatto sapere di aver raccolto una serie di testimonianze analoghe da parte di giovani uomini che non hanno sporto denuncia per diversi motivi. Qualcuno ha detto che il prelato «non si rende conto di quello che fa», qualcun altro, disilluso, ha spiegato che comunque «ha l’immunità diplomatica», qualcun altro ancora ha raccontato che una volta gli fu risposto da un buon conoscitore dei circoli della Chiesa: «Oh, quello è il nunzio, lo sanno tutti…» (La Croix, 15/2).

    Le presunte vittime sembrano però avere dalla loro il governo, considerato che la ministra per gli Affari europei, Nathalie Loiseau, interpellata in merito a inizio mese, ha detto di aspettarsi che la Santa Sede si assuma le proprie responsabilità: «Attualmente – ha dichiarato – il nunzio gode dell’immunità diplomatica ma la Santa Sede è ovviamente al corrente delle gravi accuse contro di lui e sono più che certa che prenderà la decisione giusta» (CNEWS, 1/3).

    E il cerchio sembra stringersi sempre più. È notizia di pochi giorni fa che la procura di Parigi ha chiesto ufficialmente la revoca dell’immunità diplomatica che, al momento, impedisce l’audizione del prelato. La procedura prenderà del tempo poiché, prima di essere inoltrata alla Santa Sede, dovrà passare per il Ministero di Giustizia e per il Ministero degli Esteri, ma la notizia è stata ovviamente accolta con soddisfazione dai querelanti. «È un primo passo. Speriamo vada in porto in modo da poter avanzare nelle indagini», ha commentato Edmond-Claude Fréty, avvocato di due delle presunte vittime (Afp, 15/3). «Vogliamo che il Vaticano dia l’esempio – ha proseguito – che vada fino in fondo nel suo percorso in materia di lotta all’impunità dei reati sessuali commessi da membri del clero. Mostrerebbe così che il cambiamento non è solo a parole». «I nostri assistiti aspettano un gesto politico forte – gli ha fatto eco Jade Dousselin, avvocato del terzo querelante – affinché la giustizia possa fare il suo corso e l’immunità non si traduca in impunità».

    La Santa Sede si trova ancora una volta di fronte a un bivio: usare tutti i mezzi a disposizione per coprire, insabbiare, far cadere nel dimenticatoio il caso oppure privare il prelato dell’immunità diplomatica e fare in modo che la giustizia possa fare il suo corso? Certo è che non ci sarebbe niente di peggio che dimostrare ancora una volta il profondo scarto esistente tra le parole e i fatti.

  • A rapporto dal Papa il cardinale condannato in Francia per aver coperto prete pedofilo

    A rapporto dal Papa il cardinale condannato in Francia per aver coperto prete pedofilo

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – Il cardinale di Lione, Philippe Barbarin, condannato da un tribunale in Francia a 6 mesi per non avere denunciato alla polizia un prete pedofilo nonostante le informazioni sul suo conto, è stato ricevuto stamattina da Papa Francesco. Nei giorni scorsi aveva annunciato le sue dimissioni anche se non si sa se il Papa le abbia accettate o meno, come del resto prevede la prassi canonica in vigore.

    In ogni caso il caso dell’arcivescovo di Lione scuote la Chiesa nel profondo perchè si tratta della prima sentenza europea contro le coperture garantite da un vescovo a un pedofilo.

    Nel caso che il Papa accettasse immediatamente le dimissioni di Barbarin (cosa che a molti in Vaticano appare qualcosa di improbabile, visto che in genere si attende la sentenza di appello) dovrebbe nominare un amministratore apostolico per la sede di Lione. Il bollettino della sala stampa non fa menzione ad alcun provvedimento, se non dell’avvenuta riunione a Santa Marta tra il cardinale francese e il pontefice.

    Nella messa mattutina a Santa Marta, però, il Papa stamattina è tornato a parlare della misericordia di Dio, quella forza capace di perdonare le azioni più «brutte» concludendo che non bisogno giudicare gli altri, nè condannarli ma perdonare: in questo modo, ha detto, si imita la misericordia del Padre. «La misericordia di Dio è una cosa tanto grande, tanto grande. Non dimentichiamo questo – ha detto il Pontefice -. Quanta gente dice: ‘Io ho fatto delle cose tanto brutte. Io ho comprato il mio posto nell’inferno, non potrò tornare indietrò. Ma pensa alla misericordia di Dio?»

    Per mettersi nel solco della misericordia, Gesù indica tre consigli pratici. Anzitutto non «giudicare»: una «brutta abitudine» da cui astenersi, soprattutto in questo tempo di Quaresima. «È un’abitudine che si immischia nella nostra vita anche senza che noi ci accorgiamo. Sempre! – ha sottolineato Francesco – Anche per iniziare un colloquio: ‘Hai visto quello cosa ha fatto?’. Il giudizio sull’altro. Pensiamo quante volte al giorno noi giudichiamo. Ma per favore! Sembriamo giudici mancati tutti, no! Tutti».

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/papa_francesco_pedofilia_cardinale_abusi_barbarin_francia-4369602.html?refresh_ce

  • Il cardinale Barbarin dal Papa per rassegnare le dimissioni

    Il cardinale Barbarin dal Papa per rassegnare le dimissioni

    Tra le possibilità sul tavolo: Francesco può rifiutarle, accettarle con effetto immediato, nominarlo come amministratore diocesano o nominare un altro amministratore temporaneo

    IACOPO SCARAMUZZI
    CITTÀ DEL VATICANO

    Il cardinale Philippe Barbarin è stato ricevuto dal Papa per rassegnare le dimissioni nelle sue mani dopo essere stato condannato dalla giustizia francese per non aver denunciato un sacerdote della sua diocesi accusato di pedofilia.

    Il tribunale correzionale di Lione lo scorso 7 marzo ha inaspettatamente condannato il porporato, arcivescovo della città francese dal 2002, a sei mesi, con la condizionale, per non aver denunciato gli abusi sessuali che il sacerdote Bernard Preynat ha compiuto a danno di numerosi scout minorenni negli anni Settanta e Ottanta. Solo a settembre del 2015 la diocesi aveva vietato al sacerdote il contatto con i minorenni e solo a inizio 2016 Preynat, ancora in attesa di giudizio, è stato messo sotto sorveglianza giudiziaria.

    Una prima procedura si era conclusa nell’agosto del 2016 con la decisione della procura lionese di archiviare il caso ritenendo che l’arcivescovo, che nel 2014 aveva ricevuto una esplicita denuncia contro il sacerdote dalla testimonianza personale di una vittima, Alexandre Hazez, non aveva ostacolato il corso della giustizia (mentre la Corte aveva considerate prescritte le voci che erano giunte al cardinale negli anni precedenti). Hazez e altre nove vittime di Preynat, però, non soddisfatte del verdetto, hanno chiamato nuovamente in causa Barbarin, tramite la procedure della «citazione diretta» che, nel sistema giurisdizionale francese, permette di saltare l’indagine preliminare e andare direttamente a processo. E il tribunale correzionale di Lione, presieduto dalla giudice Brigitte Vernay, ha stabilito, questa volta, che l’arcivescovo è «colpevole di mancata denuncia di maltrattamenti, privazioni o molestie sessuali».

    «Dopo la decisione del tribunale, indipendentemente dalla mia sorte personale tengo a ribadire innanzitutto la compassione per le vittime e tutto il posto che loro e loro famiglie hanno nelle mie preghiere», aveva detto Barbarin subito dopo il verdetto con una secca dichiarazione alla stampa. «Ho deciso di andare dal Santo Padre per rassegnare nelle sue mani le mie dimissioni. Mi riceverà nei prossimi giorni». L’arcidiocesi di Lione aveva poi precisato che l’udienza con il Papa era stata concordata una quindicina di giorni prima del giorno della sentenza e aveva poi comunicato, nei giorni scorsi, che l’udienza papale avrebbe avuto luogo questa mattina alle 10.

    Francesco ha ricevuto oggi Barbarin nella prima delle numerose udienze che, come ogni mattina, concede nel Palazzo Apostolico vaticano. La durata prevista era di mezz’ora. La Santa Sede e l’arcidiocesi lionese non hanno fornito dettagli dell’incontro né sono previste comunicazioni ufficiali in giornata. Barbarin, a quanto si apprende, sarà di ritorno a Lione questa sera stessa.

    Gli avvocati del cardinale, peraltro, nei giorni scorsi hanno presentato appello. «È importante dire», ha spiegato monsignor Emmanuel Gobilliard, vescovo ausiliare della città francese e portavoce del porporato, «che quello delle dimissioni è l’atto di un pastore, l’atto dell’arcivescovo di Lione, che riguarda la diocesi: pensa in coscienza di dimettersi per il bene della Chiesa di Lione. Ma è anche cittadino francese, ha dei diritti e gli avvocati pensano che (con la sentenza di condanna per non denuncia, ndr) ci siano conseguenze per il diritto, per la giurisprudenza, c’è una interpretazione nuova del diritto».

    La Procura ha fatto a sua volta appello. E, riferisce la stampa francese, gli avvocati del porporato André Soulier e Jean-Felix Lucani, hanno scritto una nota giuridica tradotta in spagnolo e destinata al Papa per l’udienza odierna per comunicargli la loro convinzione che il porporato in appello sarà prosciolto.

    La Santa Sede non aveva commentato la sentenza di condanna, il 7 marzo scorso, limitandosi a segnalare, per mezzo della sala stampa, il comunicato con il quale la Conferenza episcopale francese prendeva atto della sentenza, spiegava di non voler commentare la decisione, assicurava preghiere per Barbarin «e per la diocesi di Lione», e ricordava che, «come ogni cittadino francese, il cardinale Barbarin ha il diritto di utilizzare le possibilità del ricorso a sua disposizione. È ciò che egli ha fatto e attendiamo l’esito di questa nuova procedura».

    Quanto alla sua decisione di rassegnare le dimissioni nelle mani di Papa Francesco, proseguiva la nota a firma del presidente dell’episcopato francese, l’arcivescovo di Marsiglia Georges Pontier, «essa riguarda la sua coscienza personale. Anch’essa non chiama in causa un commento da parte della conferenza episcopale francese. Dipende dal Papa di darle il seguito che riterrà opportuno. La conferenza episcopale francese – concludeva la nota – ribadisce la propria determinazione contro ogni aggressione sessuale commessa da preti contro i minori».

    Sugli schermi francesi, intanto, è uscito il film “Grace a Dieu” (“Grazie a Dio”, da un’espressione utilizzata in una conferenza stampa da Barbarin, quando disse che «la maggioranza dei fatti grazie a Dio è prescritta ma altri forse no, sarà la giustizia a decidere») del regista François Ozon che ruota attorno all’affairePreynat e alla nascita dell’associazione “La Parole liberée” che, costituita da alcune vittime del sacerdote, ha promosso le denunce.

    Quanto alle prospettive che si aprono adesso, è stato lo stesso monsignor Gobillard a spiegare che c’è un ventaglio di prospettive possibili: «Il Papa può rifiutare le dimissioni, può accettarle con effetto immediato, può accettarle ma chiedendogli di rimanere come amministratore diocesano per assicurare la transizione per il tempo che il successore sia nominato, può nominare un altro amministratore diocesano, o può incaricare il vescovo ausiliare più anziano di riunire il collegio dei consultori che elegga un amministratore diocesano». Il cardinale Barbarin, precisava il suo portavoce, «mi ha detto: le vittime hanno sofferto troppo, la diocesi ha sofferto troppo, forse è venuto il momento di vivere un cambiamento».

  • Può un pedofilo mantenere la porpora?

    Può un pedofilo mantenere la porpora?

    Quando Francesco fu eletto papa (13 marzo 2013), e una settimana dopo iniziò solennemente il suo ministero di «pastore universale della Chiesa», mai forse immaginò che proprio nel conclave che lo aveva scelto vi era chi, più tardi, sarebbe stato condannato da tribunali civili per aver «coperto» preti pedofili, o per esserlo stato lui stesso.

    Eppure, a sei anni da quella data cruciale, la piaga della pedofilia del clero è diventata una spina dolorosa per il pontefice, che ha definito «strumenti di satana» gli ecclesiastici rei di tanto «abominio». E le responsabilità di quei «delitti» sono di chi li compie (tra il 4 e il 6% del clero, secondo statistiche vaticane), ma anche dei vescovi che hanno «tollerato» i violentatori, limitandosi a spostarli, se parroci, da una parrocchia all’altra.

    Ma, dopo aver toccato vescovi, ora l’ombra nera lambisce anche  porporati, cioè quella ristrettissima ed elitaria cerchia del collegio cardinalizio in cui 120 membri, che non abbiano superato gli ottant’anni, hanno il grave ed esclusivo compito di eleggere il vescovo di Roma.

    Infatti, l’arcivescovo di Lione, cardinale Philippe Barbarin (classe 1950), il 7 marzo è stato condannato, con la condizionale, a sei mesi di carcere per non aver denunciato alle autorità civili un prete pedofilo seriale. Egli ha offerto le sue dimissioni al papa che, finora, non si è espresso. Poi mercoledì scorso il cardinale australiano George Pell (1941) in patria è stato condannato a sei anni di prigione, per aver lui stesso, e già vescovo, nel 1996-97 violentato adolescenti. I due prelati hanno fatto ricorso.

    In Cile, poi, molti cattolici chiedono le dimissioni da arcivescovo di Santiago del cardinale Ricardo Ezzati (1942), e la sua estromissione – insieme al suo anziano predecessore, Francisco Errázuriz – dal collegio cardinalizio: ambedue sono accusati di aver «coperto» per anni preti pedofili.

    Sono stati infedeli, questi porporati «tolleranti», o hanno agito secondo disposizioni canoniche stabilite da Roma? Fino agli anni Novanta del secolo scorso la Curia vaticana invitava il vescovo, di fronte ad un prete pedofilo, a salvaguardare soprattutto il buon nome della Chiesa, per «evitare lo scandalo»; non v’era molta considerazione per la vittima. Poi la normativa è mutata e, seppure permangano nodi irrisolti, ora vige la «tolleranza zero».

    Se ad essere negligenti sono vescovi, li papa li sospende; ma se  porporati? Nel luglio scorso Francesco ha tolto la porpora al cardinale Theodore McCarrick, ottantanovenne, ex arcivescovo di Washington: ma era stato lui stesso un violentatore.
    Che farà ora Bergoglio, con Pell e Barbarin condannati in primo grado? Un tempo, nei paesi «cattolici», gli ecclesiastici godevano del «privilegium fori»: se rei di delitti, a giudicarli era la Chiesa e non lo Stato. Quel tempo, però, è finito.

    D’altra parte, se oggi si celebrasse un conclave, in teoria potrebbero entrarvi, essendo ancora «votanti», i due cardinali condannati. Un’ipotesi che fa tremare la Chiesa romana.

    http://www.ladige.it/blogs/diario-vaticano/2019/03/18/pu-pedofilo-mantenere-porpora

  • Bufera pedofilia anche in Polonia, 328 casi in 28 anni

    Bufera pedofilia anche in Polonia, 328 casi in 28 anni

    A rivelarlo è stato il primate polacco, l’arcivescovo Wojciech Polak, che ha presentato un copioso dossier – Il «mea culpa» arriva a poche settimane dal summit organizzato in Vaticano

    ROMA – Quello che fino ad oggi sembrava essere uno dei Paesi meno colpiti dallo scandalo della pedofilia viene travolto da una bufera che è destinata a lasciare il segno. Negli ultimi 28 anni, dal 1990 al 2018, la Polonia ha avuto a che fare con 382 casi di abusi sessuali su minorenni da parte di ecclesiastici, sacerdoti ma anche suore.

    A rivelarlo è stato oggi il primate polacco, l’arcivescovo Wojciech Polak, che ha presentato un copioso dossier fatto di dati analitici e statistiche al termine della riunione plenaria della Conferenza episcopale polacca. Un ‘mea culpa’ che arriva a poche settimane dal summit organizzato in Vaticano a fine febbraio con papa Francesco e al quale hanno partecipato i vertici delle conferenze episcopali di tutto il mondo.

    Secondo il dossier, sono coinvolti 625 minorenni: 345 al di sotto dei 15 anni e 280 sopra i 15 anni. Il 58,4% riguarda i ragazzi, 41,6% ragazze. I procedimenti canonici contro i 382 ecclesiastici coinvolti sono ultimati nel 74,6% dei casi, mentre il 25,4% è ancora in corso. Fra i casi che sono arrivati a conclusione, il 25,2% ha ricevuto la massima pena, vale a dire la riduzione allo stato laicale. Il 40,3% di loro ha ricevuto altre pene canoniche. Solo il 10,4% degli accusati sono stati riconosciuti come innocenti mentre la procedura contro il 12,6% di loro è stata interrotta a causa della morte, il suicidio, grave malattia oppure la mancanza delle prove sufficienti.

    Nella maggior parte dei casi i pedofili sono stati denunciati dalle stesse vittime (41,6%) o dai loro familiari (20,9%). Il 14,9% di loro sono stati denunciati invece da altre persone, come dirigenti scolastici, insegnanti, conoscenti, confratelli o altri preti. Nel 5,8% dei casi gli organi dello Stato, nel 5,2% mezzi di comunicazione.

    «Ogni vittima dovrebbe suscitare in noi ecclesiastici il dolore, la vergogna, il senso della colpa», ha detto mons. Polak. «Devono esserci degli incentivi indirizzati alle vittime per segnalare questi crimini in modo più coraggioso – ha spiegato ai media locali l’arcivescovo Stanislaw Gadecki, presidente della Conferenza episcopale polacca -. La prima cosa è segnalare. La seconda è ascoltare le vittime e la terza sostenerle».

    Intanto lunedì prossimo il cardinale e arcivescovo di Lione, Philippe Barbarin, sarà ricevuto in Vaticano per rassegnare le sue dimissioni a papa Francesco, in seguito alla condanna della giustizia francese per l’omessa denuncia degli abusi sessuali su minori perpetrati negli anni ‘70 e ‘80 durante i campi scout dal cappellano Bernard Preynat.

    Arriva dall’America, invece, la notizia del ritrovamento del cadavere di un prete spretato che era stato accusato di pedofilia. Secondo le prime informazioni, John Capparelli, 70 anni, è morto in seguito ad un colpo di pistola al collo. Il suo corpo è stato ritrovato in una pozza di casa nella sua abitazione a Las Vegas, in Nevada. Gli investigatori indagano per omicidio, ma non è ancora chiaro se all’origine del gesto ci siano le accuse di pedofilia o se invece sia una vendetta legata al suo passato

  • «Pedofilia, non c’è un attacco alla Chiesa  La verità anche in Italia come chiede Francesco»

    «Pedofilia, non c’è un attacco alla Chiesa La verità anche in Italia come chiede Francesco»

    Il gesuita Zollner, esperto anti-pedofilia del Vaticano: dopo l’incontro voluto dal Papa c’è maggiore consapevolezza nelle conferenze episcopali

    di Gian Guido Vecchi – CITTÀ DEL VATICANO Nel sesto anniversario dall’elezione di Francesco, il tribunale di Melbourne ha condannato a sei anni, per pedofilia, il cardinale George Pell . Una settimana fa un altro cardinale, l’arcivescovo di Lione Philippe Barbarin, è stato condannato a 6 mesi con la condizionale per mancata denuncia di un abuso commesso da un sacerdote. C’è chi parla di Chiesa sotto attacco, che ne dice padre?

    «Ma no, le vicende si accumulano, sono casi che arrivano nello stesso momento ma dalla Francia all’Australia sono in ballo da anni, non ha senso sostenere che questo sia un attacco concertato». Padre Hans Zollner, gesuita tedesco, preside dell’istituto di Psicologia e presidente del Centro di protezione dei minori dell’Università Gregoriana, è forse il massimo esperto della Chiesa in tema di lotta agli abusi. Fa parte della commissione vaticana per la protezione dei minori e del comitato organizzatore dell’incontro voluto dal Papa, il mese scorso, tra presidenti e rappresentanti di tutte le Conferenze episcopali del mondo.

    C’è il rischio che queste reazioni, anche nella Chiesa, frenino le riforme volute da Francesco?

    «Considerazioni del genere c’erano prima e adesso si sentono più giustificate, ma insomma, non credo abbiano affetto. Non c’è un attacco alla Chiesa, ci sono accuse rivolte alle persone. Se un giudice, il sistema legale di un Paese dice che c’ è stato reato, allora il colpevole deve scontare la pena. Nel caso dei cardinali Pell e Barbarin bisogna tenere presente che non abbiamo una sentenza definitiva ma, per ora, delle condanne in primo grado. Staremo a vedere».

    L’anno scorso diceva al «Corriere» che la Chiesa italiana dovrebbe fare come quella tedesca, che ha compiuto una ricerca durata tre anni in tutti gli archivi, altrimenti si troverà a dover rincorrere lo scandalo. Nel frattempo monsignor Stefano Russo, segretario generale della Cei, ha annunciato una ricerca affidata a un’università per capire finalmente le dimensioni del fenomeno degli abusi in Italia e un’«ampia consultazione» tra i vescovi sull’obbligo di denuncia alle autorità civili…

    «Le parole di Francesco, l’accento particolare che il Papa ha posto sulla questione ha avuto effetto in molti Paesi, prima e dopo l’incontro in Vaticano. Non dico che anche in Italia sia direttamente legato, ma di certo l’attenzione del Papa ha accelerato e sta accelerando i processi. Bene così, bisogna cercare la verità».

    Come va il cosiddetto «follow up» dopo l’incontro in Vaticano? Che cosa ci si deve attendere ora?

    «Il lavoro prosegue, alcune cose sono pronte e stanno per essere pubblicate, per altre ci vorrà ancora qualche mese. Ma si avranno conseguenze concrete solo se le conseguenze concrete avverranno nei vari Paesi, nella conferenze episcopali. Io seguo le notizie che arrivano dalle varie chiese locali, e vedo che si stanno definendo gruppi di lavoro, commissioni di ascolto delle vittime, revisioni delle linee guida contro gli abusi… Si è creato l’effetto nel quale speravo prima dell’incontro: che tutti tornassero con maggiore consapevolezza ed energia per cambiare le cose nel loro territorio».

    https://roma.corriere.it/cronisti-metropolitani/notizie/pedofilia-non-c-attacco-chiesa-2875d6f0-45ba-11e9-84eb-0118ce37142a.shtml

  • Preti pedofili, è cominciato un triste calvario per la Chiesa cattolica

    Preti pedofili, è cominciato un triste calvario per la Chiesa cattolica

    La Chiesa “sorpresa in flagrante adulterio”. È stato lo stesso Papa Francesco, parlando ai preti della sua diocesi di Roma, a usare un’immagine così forte. Dopo il summit sulla pedofilia è incominciato un triste calvario per la Chiesa cattolica. Appena prima che si aprisse il vertice voluto a Roma da Bergoglio, era stato lo stesso Pontefice a ridurre allo stato laicale l’ex cardinale di Washington, Theodore Edgar McCarrick, condannato dalla Congregazione per la dottrina della fede per “sollecitazione in confessione e violazioni del sesto comandamento del decalogo con minori e adulti, con l’aggravante dell’abuso di potere”.

    Ma era solo l’inizio. In queste ultime settimane la magistratura civile non ha risparmiato la Chiesa cattolica travolta dallo scandalo della pedofilia ai suoi massimi vertici. Prima è toccato al cardinale australiano George Pell, al momento della condanna prefetto in congedo della Segreteria per l’economia. La giuria della County Court dello stato di Victoria, all’unanimità, lo ha ritenuto colpevole di abusi sessuali su due ragazzi, all’epoca di 12 e 13 anni, del coro della cattedrale di Saint Patrick a Melbourne commessi nel 1996, quando era vescovo ausiliare dell’arcidiocesi. Motivo per cui è stato immediatamente arrestato.

    Poi è toccato al cardinale Philippe Barbarin condannato dal tribunale di Lione a sei mesi con la condizionale per mancata denuncia di abusi sessuali su minori perpetrati, negli anni 70 e 80 durante i campi scout, da padre Bernard Preynat. Barbarin ha annunciato che presenterà al Papa le sue dimissioni da arcivescovo di Lione. Scenario simile a quello che sta avvenendo in Cile dove il cardinale di Santiago, Ricardo Ezzati Andrello, è stato citato in giudizio per 530mila dollari. Il porporato è accusato di aver coperto le violenze sessuali di un prete, padre Tito Rivera, ai danni di un 40enne. Senza dimenticare che proprio in Cile il Papa ha dovuto azzerare l’episcopato a causa degli scandali della pedofilia, rimuovendo diversi vescovi.

    “Sento di condividere con voi – ha confidato Francesco ai preti di Roma – il dolore e la pena insopportabili che causano in noi e in tutto il corpo ecclesiale l’onda degli scandali di cui i giornali del mondo intero sono ormai pieni. È evidente che il vero significato di ciò che sta accadendo è da cercare nello spirito del male, nel nemico, che agisce con la pretesa di essere il padrone del mondo”. Parole che rivelano una profonda amarezza per ciò che sta avvenendo nella Chiesa cattolica a livelli apicali. McCarrick e Pell condannati per pedofilia. Barbarin per aver coperto gli abusi. Ezzati Andrello processato con la stessa accusa. Quattro cardinali ai quali se ne potrebbero aggiungere presto altri. A McCarrick prima è stata tolta la porpora e poi è stato ridotto allo stato laicale. Stessa sorte potrebbe toccare a Pell che è ancora elettore in un eventuale conclave. Così come hanno diritto di eleggere il Papa anche Barbarin ed Ezzati Andrello.

    Per comprendere meglio gli errori commessi nel passato, è utile leggere ciò che scrive Gian Franco Svidercoschi, ex vicedirettore de L’Osservatore Romano, nel volume Chiesa, liberati dal male! Lo scandalo di un credente di fronte alla pedofilia (Rubbettino). “Gli ultimi Papi – sottolinea il vaticanista – hanno mostrato coraggio, hanno preso decisioni, a cominciare dalla ‘tolleranza zero’ e dalla Commissione vaticana per i minori. E tuttavia, va detto molto onestamente, ci sono state finora troppe parole, e invece pochi fatti. E adesso, dunque, ci vogliono i fatti. Riformando l’intera struttura dei seminari, la preparazione dei candidati al sacerdozio, a tutti i livelli, in tutti i campi, compreso quello della sessualità”.

    Svidercoschi non nasconde che “i preti pedofili hanno potuto contare sul silenzio, sulla complicità solidale, e omertosa, di molti confratelli; o, peggio, di vescovi che si sono limitati a soluzioni di comodo. Ma quando è arrivata alla superficie, tra gli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso, la tragica vicenda è esplosa come una polveriera. E da allora le esplosioni continuano, sempre più forti, di pari passo alla pubblicazione di nuove inchieste, di nuove denunce. Adesso, però, basta!”. Speriamo sia davvero finita.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/03/12/preti-pedofili-e-cominciato-un-triste-calvario-per-la-chiesa-cattolica/5028466/

  • “Grazie a Dio”, un film necessario

    “Grazie a Dio”, un film necessario

    In Francia, malgrado i tentativi di censura, è uscita l’opera di Ozon che denuncia la pedofilia e i silenzi della chiesa

    “Grâce à Dieu” è il titolo di un film che riprende una frase del cardinale Philippe Barbarin. L’arcivescovo di Lione, e come tale primate delle Gallie, è finito in tribunale con l’accusa di non avere denunciato un prete pedofilo della sua diocesi. Il pubblico ministero ha dissipato i sospetti che pesavano su di lui ed è assai probabile che il verdetto (previsto tra pochi giorni) assolva il prelato, numero uno nella gerarchia della Chiesa francese.Ma quella frase, “Grazie a Dio”, usata dal regista François Ozon come titolo del suo film, è rivelatrice di un atteggiamento che se non sconfina nel reato di omissione rivela il comportamento a lungo seguito dalla Chiesa, o da gran parte dei suoi più autorevoli rappresentanti. Interrogato sul fatto che un suo sacerdote pedofilo l’avesse fatta franca per tanto tempo, il cardinale Barbarin si è lasciato sfuggire che «Grazie a Dio è intervenuta la prescrizione». Come se quest’ultima, prevista dalla giustizia laica, equivalesse anche a un’assoluzione della Chiesa. Ed esentasse dunque quest’ultima dal prendere decisioni per fermare e punire l’azione del prete. Il cardinale ha riconosciuto il lapsus. François Ozon non l’ha perdonato. Il titolo del suo film è come uno schiaffo. Ozon è garbato nella narrazione e nelle immagini. “Grâce à Dieu” è uscito in 307 sale, in tutta la Francia, al momento giusto: mentre a Roma si riuniva l’eccezionale assemblea di vescovi per trattare il problema della gli abusi sessuali su minori. Fino all’ultimo la proiezione del film, che ha ricevuto il Gran Premio della giuria al festival di Berlino, ha rischiato di non essere autorizzata.Bernard Preynat è il prete della diocesi lionese accusato di avere abusato di ragazzi sotto i quindici anni. Lui stesso l’ha riconosciuto. E questo è accaduto per decenni senza che i suoi superiori gli vietassero di occuparsi dei boy scout, in particolare quelli di Sainte-Foy-lès-Lyon, dei quali era l’inamovibile cappellano. I legali del vecchio sacerdote avevano chiesto che nell’attesa del processo, previsto nei prossimi mesi e suscettibile di rinvii, il film non venisse proiettato nelle sale pubbliche per non violare il principio della presunzione d’innocenza. Anche perché l’attore che interpreta il prete pedofilo porta il suo nome e cognome, Bernard Preynat. Come del resto quello che interpreta il cardinale si chiama Barbarin. Il giudice parigino ha respinto la richiesta dei legali perché l’attesa del processo a Bernard Preynat potrebbe prolungarsi, e un ritardo della diffusione infliggerebbe ai produttori gravi danni e non rispetterebbe la libertà d’espressione e di creazione. In quanto all’uso dei nomi del cardinale e del prete tutti riconoscerebbero ugualmente i personaggi sotto finte identità.François Ozon conosceva ben inteso “Spotlight”, l’eccellente film di Tom McCarthy sullo scandalo della pedofilia nel clero del Massachusetts negli anni Ottanta. Ma si è proposto di non seguire la stessa strada. Anche l’idea di un documentario gli è apparsa irrealizzabile, perché le vittime di Bernard Preynat non potevano accettare di raccontare pubblicamente gli abusi subiti decenni fa. Per le loro famiglie, mogli, figli e figlie, sarebbe stato un trauma insopportabile. Dunque François Ozon ha optato per una finzione che in effetti ricalca la realtà, poiché esibisce nomi autentici (soltanto quelli delle vittime non lo sono per rispetto alle famiglie) e molti interrogatori delle vittime e degli accusati sono quelli dei verbali giudiziari.Alexandre, un borghese di mezza età, padre di famiglia, immerso in una lineare attività professionale, scopre per caso la fotografia di padre Bernard Preynat circondato da adolescenti. Quel sacerdote che ha abusato di lui ragazzo non è dunque stato rimosso dal suo compito di educatore, come avevano promesso le autorità ecclesiastiche. Scandalizzato, ma anche turbato, dal vedere quel prete ancora circondato da sue inevitabili giovani prede, Alexandre si rivolge alle autorità della diocesi. Allo stesso cardinale Barbarin. A lui si uniscono François, un impiegato, e Emmanuel, un operaio, e via via tanti altri che da ragazzi hanno subito la stessa sorte. Cercano invano di avere una reazione dalla Chiesa, ma delusi finiscono col rivolgersi alla giustizia. Il film si occupa del dolore delle vittime, ma mette soprattutto in rilievo la volontaria, lunga cecità della gerarchia ecclesiastica. È un atto d’ accusa espresso con educata ma intransigente severità.

    http://espresso.repubblica.it/opinioni/dentro-e-fuori/2019/02/27/news/grazie-a-dio-un-film-necessario-1.332092?fbclid=IwAR2li4-t-VgZ-f7oKUVpVi3Ui1A-qaKLnHs0Lu7wwVEGS3MY3q1Wrgo0t4k

  • Cile, Ezzati citato in giudizio per aver coperto abusi nella cattedrale di Santiago

    Cile, Ezzati citato in giudizio per aver coperto abusi nella cattedrale di Santiago

    Un uomo afferma di essere stato drogato e violentato quattro anni fa dal sacerdote Tito Rivera nella canonica e di aver denunciato il fatto al cardinale che non avrebbe agito. Ora intenta contro di lui e l’Arcidiocesi una causa di risarcimento per 500mila dollari

    SALVATORE CERNUZIO
    CITTÀ DEL VATICANO
    Venti di bufera soffiano sulla chiesa del Cile, già stremata da oltre un anno di scandali vecchi e nuovi di abusi sessuali del clero e dei loro insabbiamenti. Mentre l’Australia si divide sulla vicenda Pell e la Francia è scossa dalla condanna al cardinale Barbarin, nel Paese sudamericano scoppia un nuovo – seppur risalente ad anni fa – caso che coinvolge direttamente il cardinale arcivescovo di Santiago Ricardo Ezzati citato in giudizio per 530mila dollari perché avrebbe coperto le violenze sessuali di un prete, padre Tito Rivera, ai danni di un uomo quarantenne nella cattedrale metropolitana.

    Secondo un rapporto della Procura cilena il porporato 77enne – già sotto indagine per le mancate risposte ai casi di abusi dei sacerdoti della sua diocesi – avrebbe ricevuto la denuncia della vittima di padre Rivera, 67 anni, ex rettore della chiesa di Las Agustinas (dove era stato nominato dallo stesso Ezzati), liquidando però tutta la vicenda con 30mila pesos (circa 45 dollari), un abbraccio e la richiesta di «pregare per il carnefice» e di non parlare con nessuno di quanto accaduto.

    La vittima in questione si chiama Daniel Rojas Alvarez, 43 anni, vive in condizioni di indigenza, e dice di essere stato drogato e violentato da padre Rivera in una camera da letto della canonica della cattedrale. In questi giorni sta raccontando ai media cileni dettagli inquietanti sulla sua storia. Quattro anni fa si era rivolto a Rivera per chiedere aiuto economico per delle medicine urgenti per la figlia malata. In quella circostanza, il sacerdote, col pretesto di dargli l’aiuto richiesto, lo avrebbe portato in una stanza da letto della canonica e gli avrebbe offerto un bicchiere d’acqua dove sembra che abbia messo sostanze chimiche. Queste hanno stordito l’uomo tanto da ridurlo in stato di semi coscienza, senza alcun controllo sul suo corpo. Rivera avrebbe quindi abusato di lui insistentemente per poi lasciargli i soldi richiesti. I ricordi sono sfocati ma Rojas ha fissa in mente la frase del sacerdote: «Ti divertirai», e le violenze subite.

    Presto l’uomo era tornato in cattedrale per raccontare tutto al cardinale Ezzati che però si era limitato ad alcune parole di circostanza e ad un piccolo rimborso per l’acquisto dei medicinali. «Alla fine del mio racconto (Ezzati, ndr) mi ha chiesto di pregare per padre Tito e poi mi ha regalato 30mila pesos, pregandomi di non parlare con nessuno su questa vicenda», ha dichiarato in un programma televisivo mandato in onda la sera di lunedì da Canale 7.

    Rojas aveva presentato denuncia il 18 marzo 2015 all’Ufficio Reclami Pastorali (Opade) e, dopo che le accuse sono state ritenute fondate e credibili, dal 7 aprile 2015, era partita un’indagine contro Rivera condotta dal presbitero Francisco Walker Vicuña. Al termine, il 3 luglio dello stesso anno, era emerso che il prete aveva molestato anche un seminarista e un minorenne di 16 anni; una delle vittime aveva anche consegnato otto fotografie e alcuni video amatoriali del sacerdote impegnato in atti sessuali. Le indagini e il processo sono stati costantemente coordinati con la Congregazione per la Dottrina della Fede.

    Un successivo rapporto dell’Arcidiocesi imputava a padre Tito Rivera «comportamenti omosessuali abituali, gravemente immorali e praticamente fuori controllo», in grave violazione del Sesto Comandamento. A confermare tutte queste informazioni è lo stesso Arcivescovado di Santiago che, in una nota diffusa mercoledì, sottolinea che il sacerdote era già stato denunciato alla Polizia nel 2011 e che nel corso di un interrogatorio erano stati ritrovati in casa oggetti liturgici non di sua proprietà, probabilmente rubati dalla cattedrale. Dopo la denuncia, tuttavia, non era partita un’indagine perché «non è stato possibile contattare il denunciante».

    Sempre l’Arcivescovado precisa che il 16 agosto 2018, alla chiusura del processo, a padre Tito Rivera Muñoz sono state comminate numerose sanzioni in conformità con il canone 1336 del Codice di Diritto Canonico. Ovvero la sospensione per dieci anni dall’esercizio pubblico del ministero e l’ordine di celebrare la messa solo in forma privata controllato da una persona al di sopra dei 50 anni, il divieto di incontrare o mantenere contatti con minori e di cambiare residenza (attualmente è quella della sorella).

    L’intera vicenda – definita «terribile e inaccettabile» dal segretario dell’Episcopato cileno, monsignor Fernando Ramos – era finora sconosciuta ed è esplosa sulla stampa locale nei giorni scorsi dopo che Rojas, oltre ad una denuncia penale, ha depositato alla Corte d’appello di Santiago una causa di risarcimento danni per mezzo milione dollari contro l’Arcidiocesi e contro Ezzati.

    La nota della chiesa di Santiago non riferisce nulla a riguardo. E lo stesso cardinale, per evitare le polemiche, ha preferito non presiedere due sere fa la celebrazione del Mercoledì delle Ceneri in Cattedrale. Intervistato da Informe Special, tuttavia, ha rifiutato ogni accusa dicendo di non aver mai conosciuto Rojas «e ancor meno di averlo confessato, di avergli dato un abbraccio e di avergli detto che un sacerdote gli avrebbe dato dei soldi in mio nome, ma purtroppo non è così, capisco che può sentire quello che sente e ho tutta la mia stima e affetto anche per quello che ha sofferto».

    Come ricorda il sito specializzato Il Sismografo, prossimamente l’Assemblea plenaria del Senato dovrà votare una proposta di legge che farebbe perdere automaticamente al cardinale, di origini italiane (è nato nel comune veneto di Campiglia dei Berici, in provincia di Vicenza), la cittadinanza cilena ricevuta dallo Stato anni fa per i servizi resi all’educazione e la formazione dei giovani. Una iniziativa, questa contro il porporato, precedente al caso Rivera e legata ai presunti occultamenti degli abusi perpetrati da Fernando Karadima o quelli avvenuti nella diocesi di Rancagua.

    Proprio per queste accuse ad Ezzati era stato recapitato nel luglio 2018 un “órden de comparición” da parte del Procuratore regionale di O’Higgins, Emiliano Arias. Il cardinale avrebbe dovuto rispondere davanti ai magistrati il 21 agosto scorso, ma per vari motivi l’interrogatorio è stato rimandato.

    Contro di lui è in atto un’accesa campagna mediatica che mira alla sua rimozione. Allo stato attuale sembra che solo questa decisione possa calmare gli animi nella società e nella chiesa del Cile che non riesce a risollevarsi dallo scandalo abusi deflagrato violentemente dopo la visita di Papa Francesco nel gennaio scorso. Ne sono prova le dichiarazioni “fuori dal protocollo” del ministro Cecilia Pérez, segretario del governo del presidente Sebastián Piñera, che, definendo la vicenda di Rivera un «insieme di fatti gravissimi e inaccettabili», ha affermato che: «Si deve rispettare la giustizia indipendentemente dalla qualifica del colpevole…». «Il presidente Piñera – ha aggiunto la ministra – ha incontrato il Papa a Roma e come governo aspettiamo che Francesco trovi la persona migliore per farsi carico dell’Arcidiocesi di Santiago».

  • Pedofilia: card. Barbarin in appello

    Pedofilia: card. Barbarin in appello

    Il legale:’Sentenza non convince. La contesteremo’

    (ANSA) – PARIGI, 7 MAR – L’arcivescovo di Lione e cardinale, Philippe Barbarin, intende ricorrere in appello dopo la decisione della giustizia francese di condannarlo a 6 mesi di prigione per omessa denuncia degli abusi sessuali su minori perpetrati negli anni ’70 e ’80 da padre Bernard Preynat. “La motivazione del tribunale non mi convince. Contesteremo dunque questa sentenza con tutti i mezzi utili della giustizia”, ha dichiarato il legale dell’alto prelato, Jean-Félix Luciani.

    http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2019/03/07/pedofilia-card.-barbarin-in-appello_0700d0b4-699c-40ae-8134-365d1056ee65.html