Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Abusò di dieci bambini, ex prete condannato a 20 anni di carcere

    Abusò di dieci bambini, ex prete condannato a 20 anni di carcere

    Vent’anni di reclusione per l’ex sacerdote foggiano Giovanni Trotta. La Corte d’appello di Bari non solo ha confermato la condanna di primo grado, ma l’ha aumentata di due anni: in prima battuta la pena inflitta all’ex prete era stata di 18 anni. Trotta è stato condannato per violenza sessuale aggravata, produzione e diffusione di materiale pedopornografico e adescamento di minori. Nel 2014 abusò di 10 minorenni di età compresa fra gli 11 e i 13 anni. Trotta dovrà anche pagare una multa di 150.000 euro.

    La prima vittima a venire allo scoperto era stato un bambino di 11 anni per il quale l’ex sacerdote è stato condannato a 6 anni con pena definitiva. Fu indagando su quel primo caso che gli investigatori della Polizia postale scoprirono gli altri 9 episodi, tutti riconducibili allo stesso periodo e commessi con le stesse modalità. L’ex sacerdote avrebbe violentato per mesi i minori affidati alla sua custodia in quanto dirigente e allenatore della squadra di calcio frequentata dai bambini. Era anche loro insegnante nel doposcuola. Dei minori avrebbe abusato nella sua abitazione singolarmente o in gruppo, fotografandoli durante gli atti sessuali.

    Trotta venne ridotto allo stato laicale fin dal 2012 proprio per i gravi crimini commessi, ma il giudice di Bari nell’ordinanza sottolineò l’atteggiamento superficiale tenuto dalle autorità ecclesiastiche che, anche dopo la riduzione allo stato laicale, «hanno mantenuto un silenzio assoluto sulla vicenda, consentendogli addirittura di continuare a indossare la tonaca e a farsi chiamare don Gianni, permettendo così all’imputato di continuare impunemente a frequentare i minori e a farne oggetto delle sue abominevoli perversioni».

  • Francia: il documentario sulle suore abusate scatena dibattito e iniziative

    Francia: il documentario sulle suore abusate scatena dibattito e iniziative

    PARIGI-ADISTA. Ha avuto molta risonanza in Francia il documentario prodotto dalla piattaforma franco-tedesca Arte.tv dal titolo “Religiose abusate: l’altro scandalo della Chiesa”, diffuso all’inizio dello scorso marzo (e visibile ancora per qualche giorno anche sul sito di Adista; v. Adista n. 10/19). Un documentario frutto di un lungo e meticoloso lavoro di indagine, nel quale le voci e i volti delle vittime hanno aggiunto drammaticità al racconto di casi di agghiacciante gravità, avvenuti in un contesto di indifferenza e omertà. Al contrario di quanto accaduto in Italia, dove il documentario non ha avuto risonanza – colpa, anche, della mancata sottotitolazione in italiano – in Francia numerose realtà cattoliche hanno alzato la voce, chiedendo trasparenza e misure preventive. Ne ha parlato sul sito Global Sisters Report la giornalista Elisabeth Auvillain (16/4), raccontando delle numerose iniziative di protesta spontanee avviate dopo la diffusione dell’inchiesta, ma anche in seguito agli sviluppi del caso che ha avuto come protagonista il card. Philippe Barbarin, arcivescovo di Lione, condannato a sei mesi di reclusione per insabbiamenti, le cui dimissioni sono state per ora congelate da papa Francesco (v. Adista Notizie nn. 13 e 15/19).

    A Parigi, tante sono state le parrocchie che hanno organizzato serate di dibattito e preghiera; in tutto il Paese, soprattutto nel periodo quaresimale, hanno avuto luogo ritiri, meditazioni, conferenze, imperniati sul tema degli abusi e sulla manipolazione di persone vulnerabili operata in nome di Dio. il quotidiano cattolico La Croix e la rivista Pélerin hanno lanciato una ampia consultazione che durerà fino al 7 giugno, sul tema «Ripariamo la Chiesa»: un invito «a fare una diagnosi sulla situazione attuale della Chiesa, ma anche a proporre una maggiore fedeltà al Vangelo», per rispondere al quale è stato attivato un indirizzo mail (reparons-l-eglise@bayard-presse.com).

    La Conférence des Baptisé-e-s Francophones, associazione che fa capo alla filosofa e teologa Anne Soupa, fondatrice del Comité de la Jupe (che di recente ha provocatoriamente chiesto la scanonizzazione di papa Wojtyla, sotto il cui pontificato il clima di omertà e gli insabbiamenti dei casi di abusi raggiunsero l’apice, v. Adista Notizie n. 11/19), ha organizzato incontri con esperti sul tema degli abusi, per mettere a nudo «la cultura che mescola autorità, obbedienza e silenzio», «comprenderne le radici profonde per finirla con questa cultura dell’abuso, contraria al messaggio di liberazione del Vangelo». La Conférence ha anche lanciato una petizione per «far sentire la parola delle donne nella Chiesa» (www.change.org/p/pape-françois-église-catholique- ça-suffit) che ha raccolto quasi 7mila firme in poche settimane.

    Anche le religiose si stanno mobilitando. In testa al loro fronte, c’è la presidente della Conferenza dei Religiosi e delle Religiose di Francia (Corref) suor Véronique Margron, che ha appena pubblicato un libro sul tema degli abusi sessuali nella Chiesa, Un moment de vérité (edizioni Albin Michel). Nel libro, la religiosa traccia un percorso di verità per la Chiesa in 12 punti: mettere le vittime al centro, desacralizzare la figura del prete, decostruire il sistema clericale, promuovere il ruolo della donna, trasformare la crisi in mutamento, cambiare lo stile della Chiesa, rafforzare il dialogo con la società, fare verità per ritrovare fiducia, formare i preti sulle questioni affettive, combattere i fenomeni di potere sulle persone, rivedere l’esercizio del potere nella Chiesa; tutto questo consentirà, alla fine, di mettere in atto politiche di tolleranza zero. «Sapevamo di abusi di potere da parte di alcuni preti e di superiore, ma non conoscevamo la portata di questi crimini», tuttora difficile da cogliere nella sua totalità per il rifiuto di molte vittime di denunciare, ha affermato suor Margron in ad un incontro molto affollato nella chiesa di Sainte Clotilde a Parigi, il 10 aprile scorso; «Non crediate che preti e vescovi da soli possano cambiare la Chiesa. I laici come voi devono prendere parte a questo rinnovamento».

    Quale obbedienza?

    Oggetto di molte riflessioni e critiche è il voto di obbedienza delle religiose, un’obbedienza malintesa: «Significa che le religiose vogliono che la loro vita sia un dono di sé per servire gli altri, secondo il Vangelo, in una comunità riconosciuta dalla Chiesa cattolica», ha spiegato Christiane Hourticq, ex superiora delle Soeurs Auxiliatrices des âmes du Purgatoire, intervistata da Global Sisters Report. «Accettare l’obbedienza significa non decidere mai da sola dove vivere e in cosa consiste la propria missione». Ma c’è sempre un dialogo: «Quando una suora esprime speranze o desideri o timori, non sta rifiutando l’obbedienza. La superiora prende la decisione ma solo dopo una vera discussione, che fa bene a entrambe le parti». C’è un’enorme differenza, insomma, tra obbedienza e costrizione. «In un contesto di manipolazione, l’obbedienza, o piuttosto la sottomissione, è presentata in modo assoluto come una virtù fondamentale», ha spiegato suor Chantal- Marie Sorlin, ex canonista del Tribunale ecclesiastico di Digione, illustrando come molti abusi siano avvenuti in comunità nate dopo il Concilio, le cosiddette “communautés nouvelles”, che includevano laici, famiglie e religiosi, apparentemente prive di una gerarchia e di confini netti nei comportamenti, ma soprattutto guidate da personaggi magnetici che prendevano il posto di Cristo e che diventavano oggetto di venerazione. Tali comunità si trasformavano in una sorta di Chiesa parallela, autosufficiente e autoreferenziale, in cui la formazione «era basata sulla parola del fondatore, non sulla Scrittura». Tra queste vi era la Comunità di San Giovanni, fondata nel 1975, con le sue branche dei Fratelli di S. Giovanni, delle Suore apostoliche e delle suore contemplative, nate negli anni ’80. Nel 2009 emersero gli abusi che avvenivano nella comunità contemplativa, che ricadeva sotto l’autorità di Barbarin; venne sciolta nel 2013, quando la maggior parte delle suore rifiutò la nuova superiora, nominata dall’arcivescovo stesso. Ne faceva parte Marie-Laure Janssens, autrice del libro Le Silence de la Vierge, in cui descrive l’isolamento, la mancanza di comunicazione e l’abuso spirituale subito. Se ne allontanò nel 2009, chiedendo l’autorizzazione a denunciare la situazione al suo vescovo, mons. Henri Bricard (morto nel 2014), che la spinse al silenzio, spacciato per «atto di misericordia verso le persone» e «segno del dono di sé, linguaggio di servizio, come ci ha insegnato la Vergine Maria».

    https://www.adista.it/articolo/61189

  • La diocesi di Lione chiede al Vaticano una soluzione più definitiva

    La diocesi di Lione chiede al Vaticano una soluzione più definitiva

    Dopo che il Papa ha respinto le dimissioni del cardinale Barbarin che, condannato in primo grado per non aver denunciato un prete pedofilo, ha fatto appello e si è ritirato per «un certo periodo»

    IACOPO SCARAMUZZI
    ROMA

    I responsabili della diocesi di Lione sono stati a Roma lunedì 1° aprile e, pur accettando che il cardinale Philippe Barbarin «è e resta arcivescovo di Lione», come ha deciso il Papa, hanno fatto presente agli uffici vaticani «le sofferenze e le incomprensioni vissute attualmente dai laici e dai preti» della città francese ed hanno chiesto «una soluzione più definitiva» per la diocesi.

    Condannato in primo grado lo scorso 7 marzo dal tribunale correzionale della sua città a sei mesi con la condizionale per non avere denunciato un sacerdote pedofilo, il porporato, che aveva subito annunciato sia l’intenzione di rassegnare le dimissioni nelle mani del Papa sia la decisione dei suoi avvocati di fare ricorso, ha comunicato, il giorno dopo l’udienza papale, avvenuta il 18 marzo, che Francesco aveva rifiutato le sue dimissioni «invocando la presunzione di innocenza» e gli aveva lasciato la decisione da prendere per il bene della diocesi. Barbarin ha conseguentemente scelto di prendere un «certo periodo» di ritiro, affidando la guida della diocesi al suo vicario generale moderatore, il padre Yves Baumgarten.

    Lo scorso 26 marzo, però, un incontro straordinario del Consiglio presbiteriale, del Consiglio diocesano del diaconato e del Consiglio dei laici della diocesi di Lione ha invitato il cardinale Barbarin a rassegnare nuovamente le dimissioni nelle mani del Papa, per una «crisi di governo» della diocesi che non può che sbloccarsi con il superamento della soluzione «temporanea» del ritiro dell’arcivescovo non dimissionato dal Pontefice. Quando era già nell’aria una visita dei vertici della diocesi a Roma programmata per questa settimana, però, il Papa è tornato a confermare la sua posizione, sul volo di ritorno da Rabat, quando, in risposta ad un giornalista francese, ha detto che Barbarin «ha dato le dimissioni, ma io non posso moralmente accettarle perché giuridicamente, ma anche nella giurisprudenza mondiale classica, c’è la presunzione di innocenza, durante il tempo che la causa è aperta. Lui ha fatto ricorso e la causa è aperta. Poi quando il secondo tribunale dà la sentenza vediamo cosa succede».

    In una lettera «ai membri della diocesi di Lione» pubblicata oggi, però, padre Baumgarten riferisce degli incontri che hanno effettivamente avuto luogo in Vaticano lunedì scorso: «Nelle ultime settimane – scrive il reggente – la nostra diocesi vive una situazione inedita. In seguito alla decisione della giustizia civile del 7 marzo scorso, il cardinale ha pubblicamente espresso il desiderio di rinunciare al suo incarico, atteggiamento salutato da tutti come dignitoso. Il Santo Padre nella sua decisione del 18 marzo non ha accettato le dimissioni, e recentemente, domenica scorsa, ha ricordato la sua posizione in merito alle conseguenze giudiziarie che le dimissioni potrebbero avere a livello universale. La situazione su questo punto si è dunque chiarita, il cardinale Barbarin è e resta arcivescovo di Lione. Tenuto conto di questa situazione, ha deciso di ritirarsi, il che significa che non esercita più nessuna funzione di governo nella diocesi di Lione. Mi ha domandato di assumere questo incarico ed ho accettato. I Consigli della diocesi (presbiterale, del diaconato e dei laici, ndr) sono stati ascoltati lo scorso 26 marzo in un bello spirito di comunione, pace e unità. I dibattiti sono stati ricchi e sereni. Non posso accettare che questo bel lavoro di comunione sia ridotto a qualche titolo scritta in alcuni giornali che non riflette assolutamente lo spirito dell’assemblea e presenta una interpretazione parziale dei giudizi responsabili che sono stati domandati e forniti. I membri dei Consigli sono hanno espresso le sofferenze e le incomprensioni vissute attualmente dai laici e dai preti della nostra diocesi. Molti hanno altresì sottolineato la ricchezza del lavoro pastorale realizzato dal nostro cardinale da 17 anni a questa parte».

    «Voglio riconoscere – aggiunge Baumgarten – la lealtà dei membri dei Consigli nei confronti della Chiesa e del nostro arcivescovo. I giudizi espressi si iscrivono nella linea di ciò che è stato detto dalla diocesi in questi ultimi mesi nel far proprio il desiderio del nostro arcivescovo di rassegnare le dimissioni. In connessione alla Conferenza episcopale francese, la Santa Sede è stata informata della situazione nella diocesi. A Roma, lunedì scorso, monsignor Emmanuel Gobillard, padre Eric Mouterde (vescovi ausiliari, ndr) ed io abbiamo espresso le difficoltà attualmente vissute da molti nell’assumere la missione della Chiesa in un contesto divenuti molto sfavorevole. Abbiamo avuto modo di dire che la situazione attuale non potrebbe durare troppo a lungo e che sarebbe bene trovare una soluzione più definitiva. La diocesi sta a cuore alle preoccupazioni della Santa Sede. Possiamo contare sulla sua vigilanza e sul suo accompagnamento. Al momento invito l’insieme della nostra diocesi a proseguire il suo cammino di Quaresima nella pace e nell’unità. Dobbiamo stare uniti sull’essenziale: la fede pasquale che ci fa vivere».

    Il religioso ringrazia monsignor Emmanuel Gobillars e padre Eric Mouterde «per il lavoro di squadra che stiamo portando avanti. Ringrazio anche tutti gli attori pastorali della diocesi per la loro attenzione e la loro collaborazione in questo momento particolare. Personalmente, cerco umilmente di assumere una missione delicata. Le critiche si sono fatte sentire da una parte o dall’altra, ne sono consapevole e le ascolto. Conto sulla benevolenza di tutti per riuscire ad agire per il bene della diocesi. Entreremo presto nel tempo della Passione che ci porta alla risurrezione di Cristo! Ecco cosa dobbiamo vivere ora», conclude il reggente della diocesi di Lione, che termina con un verso della seconda lettera di San Paolo a Timoteo: «So infatti a chi ho creduto».

  • Pedofilia: giri di vite (antiorari) vaticani

    Pedofilia: giri di vite (antiorari) vaticani

    Esistono Paesi dove i sacerdoti sono esonerati dal dovere di fornire alla magistratura le informazioni che essa richiede, anche quelle al di fuori del “segreto confessionale”; uno di quei Paese è l’Italia e la norma in questione deriva dal patto concordatario tra l’Italia e la Santa sede.

    Esistono poi Paesi dove i sacerdoti sono tenuti, come qualunque altro cittadino, perfino a denunciare i reati di cui vengono a conoscenza. In caso contrario si rischia di essere incriminati per aver intralciato la giustizia. Uno di quei Paesi è la Francia, che infatti ha recentemente condannato Philippe Barbarin, arcivescovo di Lione, a sei mesi di reclusione in primo grado proprio con l’accusa di aver coperto un prete pedofilo, tale Bernard Preynat, ostacolando così il corso delle indagini.

    A onor del vero il crimine in questione pare sia avvenuto diversi anni prima che Barbarin ne venisse a conoscenza, che tuttavia verrà giudicato in secondo grado dal momento che ha presentato richiesta di appello, ma è comunque evidente la differenza che passa tra le esenzioni rico­no­sciute in Italia ai preti soltanto per il fatto di essere tali e il trattamento che riserva loro la Francia, dove hanno gli stessi doveri di qualunque altro cittadino.

    Secondo quanto stabilito dal papa nell’ultimo summit proprio sulla pedofilia ecclesiastica, però, queste esenzioni dovrebbero avere vita breve. Dovrebbero! Perché il papa è stato chiaro con tutti i presidenti delle conferenze episcopali presenti: «anche se si trattasse di un solo caso di abuso la Chiesa chiede di non tacere e di portarlo oggettivamente alla luce, perché lo scandalo più grande in questa materia è quello di coprire la verità». I preti quindi dovrebbero denunciare. Dovrebbero! Per cui Barbarin, condannato giusto due settimane dopo quel summit, avrebbe dovuto essere il primo esempio di questo ennesimo giro di vite.

    Che tolleranza zero è quella che viene meno alla prima occasione?

    Giro di vite che però forse è stato dato in senso antiorario, perché infatti Barbarin ha sì presentato le proprie dimissioni subito dopo la sentenza, ma Bergoglio le ha altrettanto immediatamente respinte. La ragione di questa decisione del papa sarebbe il principio di presunzione d’innocenza, il che sembra veramente pretestuoso. Non che per Barbarin la presunzione d’innocenza non valga, ci mancherebbe altro, ma questa riguarderebbe eventualmente il reato di favoreggiamento nei confronti di Preynat, non il fatto che ha taciuto le notizie che gli sono pervenute. E comunque, che tolleranza zero è quella che viene meno alla prima occasione?

    Non che la cosa sorprenda. Giusto sette mesi fa pubblicavamo un articolo in cui facevo l’elenco delle sterili promesse vaticane sulla pedofilia, in quel caso parlando delle reazioni negative (per la Chiesa) in Irlanda, e aggiungerne un’altra non è che sia poi così clamoroso. Così come non sorprende il fatto che anche in Francia l’immagine della Chiesa bergogliana non è che sia esattamente splendida; sembra anche che sia in aumento il numero dei battezzati che chiedono di abbandonare formalmente la Chiesa mediante sbattezzo, proprio per via dello squallido teatrino tra Barbarin e Bergoglio. Nel frattempo l’idea più geniale è venuta a Bergoglio pochi giorni fa: ha introdotto tre leggi motu proprio che consentono di agire d’ufficio contro i reati di pedofilia perpetrati nella Città del Vaticano. Quanti bambini pensate possano vivere all’interno delle Mura leonine?

    Massimo Maiurana

    I giri di vite (antiorari) vaticani sulla pedofilia


  • Coprì abusi sui minori, la Chiesa di Lione lo scarica: “Via il cardinale Barbarin”

    Coprì abusi sui minori, la Chiesa di Lione lo scarica: “Via il cardinale Barbarin”

    L’arcivescovo è stato condannato in primo grado, il Papa non ha accettato le sue dimissioni. Ma ora laici, diaconi e preti della città francese chiedono di voltare pagina.

    di GIOVANNI PANETTIERE

    Parigi, 30 marzo 2019 – La Chiesa di Lione scarica il suo arcivescovo, il cardinale Philippe Barbarin. Il benservito ha del clamoroso in quanto è in netta controtendenza con la decisione del Papa di respingere, solo una decina di giorni fa, le dimissioni presentate dal porporato francese all’indomani della condanna da lui subita in primo grado (sei mesi di reclusione, con la condizionale) per omessa denuncia degli abusi sui minori commessi dal cappellano degli scout, padre Bernard Preynat, tra gli anni ’70 e ’80. Con il voto unanime dei tre consigli diocesani (sacerdotale, diaconale e dei laici), nei giorni scorsi la Chiesa di Lioneha deciso di “voltare pagina” dopo sedici anni di governo Barbarin. I fedeli hanno respinto la scelta del cardinale, autorizzata dal Pontefice, di ritirarsi per qualche tempo (e non definitivamente) dall’esercizio del ministero episcopale, affidando il timone della diocesi al vescovo ausiliare, Père Yves Baumgarten.

    Il passo di lato non è bastato alla comunità ecclesiale. Lo si coglie da una nota interna, firmata dallo stesso Baumgarten, che riporta l’andamento della discussione e l’esito del voto in seno ai tre concilii della diocesi. Preti, diaconi e laici chiedono “una leadership più sinodale e collegiale”, “una Chiesa più umile”, meno centralizzata. Appunti che, pur se il nome del cardinale non viene mai citato esplicitamente nel documento, suonano come una stroncatura a tutto campo per Barbarin, uno degli alti prelati più in vista in Europa anche in ragione delle sue strenui posizioni pro life e della sua ferma opposizione ai matrimoni omosessuali.

    Le richieste della Chiesa di Lione saranno presentate la prossima settimana al Papa dal vescovo Baumgarten, atteso in Santa Sede. Non è detto che Bergoglio, estimatore del cardinale travolto dallo scandalo pedofilia (in un passato non troppo remoto circolava il nome di Barbarin come ministro vaticano per il Dialogo interreligioso), possa tornare sui suoi passi. Il Papa per l’arcivescovo di Lione ha fatto valere la presunzione d’innocenza. Nei fatti punta a un ribaltamento della sentenza in Appello, partendo dalla considerazione che nel 2016 la posizione del porporato in un primo procedimento penale, sempre per la stessa vicenda, venne archiviata. In quel caso i giudici sancirono che, con riferimento alle voci sugli abusi di padre Preynat giunte all’arcivescovo prima del 2014 (in quell’anno una vittima del religioso riferì a Barbarin gli orrori subiti), la mancata denuncia era da ritenersi prescritta, mentre nessuna infrazione penale poteva riscontrarsi in ordine all’incontro di cinque anni fa: nel faccia a faccia l’alto prelato aveva invitato l’interlocutore a denunciare il suo aguzzino.

    Non c’è dubbio comunque che l’affaire Barbarin provochi un qualche imbarazzo in Santa Sede. Da quanto emerso nel secondo procedimento (avviato con la forma della ‘citazione diretta’ e conclusosi stavolta con la condanna), dopo l’incontro con una delle vittime di padre Preynat, l’arcivescovo di Lione chiese consiglio alla Congregazione per la Dottrina della fede su quali provvedimenti adottare ai danni del religioso. Dai vertici dell’ex Sant’Uffizio gli risposero di applicare “appropriate misure disciplinari”, ma di evitare lo scandalo pubblico. In esecuzione della direttiva ricevuta, Barbarin nel 2015 sospese il sacerdote accusato di pedofilia, ma evitò di denunciare alle autorità civile i fatti di cui era venuto a conoscenza.

    È inevitabile a questo punto domandarsi se nella vicenda di Lione la linea della tolleranza zero contro la pedofilia sia scesa a compromesso con la vecchia (forse non troppo!) impostazione ecclesiale volta a tutelare il buon nome della Chiesa. I sospetti non mancano. L’unica certezza è che Barbarin, nel caso dovesse rientrare in diocesi, magari sulla scorta di un giudizio d’appello a lui favorevole, non troverà una comunità pronta ad accoglierlo a braccia aperte. A Lione sognano un altro arcivescovo. Piuttosto diverso da lui.

  • Abusi sui minori, si dimette il Cardinale Ezzati, fedelissimo di Papa Francesco

    Abusi sui minori, si dimette il Cardinale Ezzati, fedelissimo di Papa Francesco

    Ennesimo scandalo fra le mura del Vaticano. Un altro cardinale finisce nella bufera perché ha coperto degli abusi sessuali.

    L’opinione pubblica ormai è abituata a sentire notizie di scandali sulla chiesa di Papa Francesco. In tutte le parti del mondo, infatti, si sono verificati eventi fuori da ogni logica, abusi che riguardano minori. Strie di decine di anni fa e vicende recenti. E’ come se tutti i nodi fossero venuta al pettine, quasi all’improvviso e ci si trovasse dinanzi all’impossibilità di gestire vicende pesanti e senza fime. Papa Francesco sembrava poter imprimere una svolta sulla piaga delle pedofilia, ma l’impressione e che gli esiti siano stentati e, in qualche caso, gravemente contraddittori. il problema rimane irrisolto. E se la questione in passato riguardava sacerdoti, e lasciava intoccati o quasi i superiori ecclesiastici, ora le indagini e le condanne riguardano gli alti prelati, spesso con incarichi fondamentali nello scacchiere di Papa Francesco. Una storia infinita di scandali che in alcuni momenti sembra travolgere la Chiesa, irrimediabilmente. Perchè ora i processi non sembrano risolte all’interno dei soli Tribunali ecclesiastici, con poca o nulla notorietà. Ora i porporati sono chiamati a rispondere dinanzi ai Tribunali ordinari, civili e, per la prima volta, anche penali.

    Clamoroso è stato  il recente l’arresto e la reclusione del Cardinale Pell in Australia negli stessi giorni è scoppiato il caso del Cardinale Barbarin, condannato in Francia – questa volta un tribunale civile – per non aver denunciato alle forze dell’ordine un prete pedofilo a Lione.

    Ma i problemi sembrano provenire soprattutto dal Sud America. Lo scorso novembre il cardinale cileno Francisco Javier Errazuriz Ossa, arcivescovo emerito di Santiago del Cile, si era dimesso dal C9, il consiglio di nove cardinali istituito da Papa Francesco 2013 per sostenerlo nel governo della Chiesa e nella riforma della Curia romana. Il porporato era finito nella tempesta con la scusa di aver insabbiato casi di abusi sessuali nella Chiesa cilena. Il particolare il Cardinale è stato accusato dalla giustizia ordinaria di aver occultato il caso di padre Jorge Laplagne, sacerdote di Rancagua accusato di pedofilia nel 2005. Gli scandali in Cile sono emersi  dopo il viaggio di Bergoglio. Il nome dell’arcivescovo della capitale era stato indicato da laici e sacerdoti tra coloro che nascosero al Pontefice la gravità della situazione in Cile dinanzi alla piaga della pedofilia – accusa, questa, sempre negata dal cardinale –  e di aver insabbiato per anni crimini di abusi. Tra questi quelli commessi da Fernando Karadima, abusatore seriale, ridotto da Papa Francesco allo stato laicale il 28 settembre 2018

    Tre vittime degli abusi di Karadima, Juan Carlos Cruz, Andrés Murillo e James Hamilton – avevano presentato una querela a fine ottobre dello scorso anno contro il cardinale Errazuriz per falsa testimonianza, reato previsto e sanzionato nell’articolo 209 del codice penale cileno. La richiesta venne accolta dal Tribunale con l’avvio del provvedimento che  costrinse il porporato alle dimissioni tra i cardinali fiduciari del Pontefice.

    Questa volta è il turno del Cardinale cileno Ricardo Ezzati Andrello successore di Errazuriz in qualità di arcivescovo a Santiago.  E’ accusato, anche lui come il suo predecessore, di aver coperto abusi e violenze e di aver nascosto informazioni fondamentali alla polizia. Il cardinale  avrebbe occultato abusi su minori da parte di tre preti della sua diocesi: l’ex cancelliere Oscar Munoz, che si autodenunciò nel gennaio 2018 per abusi su minorenni, tra cui alcuni parenti; il marista Jorge Laplagne, che coinvolse anche il cardinale Francisco Errazuriz – predecessore di Ezzati –  e padre Tito Rivera.

    Ricardo Ezzati Andrello, 77 anni, origini italiane, era stato nominato vescovo da Giovanni Paolo II nel 1996. Benedetto XVI lo ha fece arcivescovo di Santiago del Cile nel 2010 e Papa Francesco lo ha creato cardinale nel 2014. A seguito dello scandalo, Ezzati ha chiesto ed ottenuto dal Papa Francesco la rinuncia al governo pastorale dell’arcidiocesi di Santiago del Cile

    Ezzati era uno dei più stretti collaboratori di Papa Francesco e membro del C9.  ormai diventato C6 dopo le dimissioni di Errazuriz di Pell e delle sue. Papa Francesco ha nominato un Amministratore Apostolico – Sede vacante et ad notum Sanctae Sedis – in poche parole, un commissariamento nella persona di Monsignor Celestino Braco, nato nel 1945 e spagnolo di origine.

    https://www.leggilo.org/2019/03/24/cardinale-abusi-sessuali/

  • Il Papa non punisce il cardinale francese che non ha denunciato alla polizia un pedofilo, la rabbia delle vittime

    Il Papa non punisce il cardinale francese che non ha denunciato alla polizia un pedofilo, la rabbia delle vittime

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – Papa Francesco ha deciso di non accettare le dimissioni del cardinale Philippe Barbarin, lasciando l’arcivescovo libero di prendere la decisione migliore per la diocesi di Lione. La diocesi francese- come si sa – è scossa nelle fondamenta per la condanna del porporato a 6 mesi di reclusione (con la condizionale) per non aver denunciato alla polizia un prete pedofilo, pur avendo informazioni sugli abusi. Una vicenda complessa per gli effetti che rischia di avere sulla Chiesa, considerando che si tratta della prima sentenza di un tribunale civile che riconosce responsabile un vescovo per l’insabbiamento.

    «Il Papa lascia libero di prendere la decisione migliore per la diocesi e il cardinale Barbarin ha deciso di ritirarsi per un periodo di tempo e di chiedere al padre Yves Baumgarten, attuale vicario generale, di assumere la guida della diocesi» ha affermato il portavoce vaticano Gisotti. Della vicenda ne ha parlato anche il cardinale Pietro Parolin. «La Santa Sede tiene a ribadire la sua vicinanza alle vittime di abusi, ai fedeli dell’arcidiocesi di Lione e di tutta la Chiesa di Francia che vivono un momento particolarmente doloroso» aggiungendo che sarà Barbarin a parlare pubblicamente. «Con il Papa ha  concordato i prossimi passi ma deve essere lui che li annuncia».

    Barbarin era stato ricevuto ieri in Vaticano per rassegnare le sue dimissioni, in seguito alla condanna della giustizia francese. La notizia della mancata punizione da parte del Papa sta scuotendo la Francia. Diversi siti francesi mettono in evidenza le parole delle vittime della pedofilia. «Siamo scandalizzati» per l’incapacità della Chiesa di punire i vescovi insabbiatori. Persino la conferenza episcopale d’Oltralpe si è detta stupita della situazione inedita che si è venuta a trovare, da una parte l’esigenza di rispettare il cammino della giustizia e procedere dunque alle dimissioni di Barbarin, e dall’altra la preoccupazione per il bene della diocesi di Lione.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/barbarin_pedofilia_francia_vaticano_vescovi_abusi-4372385.html

  • Papa Francesco non accetta le dimissioni del cardinale francese Barbarin, condannato per aver coperto la pedofilia

    Papa Francesco non accetta le dimissioni del cardinale francese Barbarin, condannato per aver coperto la pedofilia

    Tre motivi dietro la decisione di Bergoglio: aspettare la sentenza definitiva (l’arcivescovo di Lione attende il secondo grado di giudizio), impedire che successione apostolica nella Chiesa sia dettata dalla magistratura civile e prendere atto del fatto che l’accusato si è comportato secondo quanto predisposto dal prefetto della Congregazione per la dottrina della fede

    di Francesco Antonio Grana

    Papa Francesco non ha accettato le dimissioni del cardinale Philippe Barbarin da arcivescovo di Lione. Dopo la condanna a 6 mesi con la condizionale per aver coperto la pedofilia padre Bernard Preynat, il primate della Gallia aveva annunciato che avrebbe consegnato le sue dimissioni a Bergoglio. Una dichiarazione di appena 37 secondi davanti ai media francesiper comunicare una scelta sofferta e, come avevano rivelato i suoi più stretti collaboratori, presa già prima della sentenza. Alla Prefettura della Casa Pontificia, infatti, Barbarin si era rivolto prima che i magistrati di Lione pronunciassero la condanna di primo grado chiedendo di poter incontrare urgentemente il Papa. L’udienza era stata subito fissata per il 18 marzo 2019 nella Biblioteca privata del Palazzo Apostolico Vaticano.

    Il faccia a faccia tra Francesco e Barbarin è durato appena venti minuti. Il tempo per il porporato di spiegare le sue ragioni e rassegnare le dimissioni. Il cardinale era accompagnato da uno dei vicari generali dell’arcidiocesi di Lione, monsignor Éric Mouterde, e da Étienne Piquet Gauthier, presidente della Fondazione Saint Irènee. I due, dopo aver salutato il Papa, non hanno assistito al colloquio privato tra Bergoglio e il porporato. Appena 24 ore dopo l’udienza, il direttore ad interim della Sala Stampa della Santa Sede, Alessandro Gisotti, ha reso nota la decisione di Francesco. “Posso confermare – ha affermato il portavoce vaticano – che il Santo Padre non ha accettato le dimissioni presentate dal cardinale Philippe Barbarin, arcivescovo di Lione. Cosciente tuttavia delle difficoltà che vive in questo momento l’arcidiocesi, il Santo Padre ha lasciato il cardinale Barbarin libero di prendere la decisione migliore per la diocesi e il cardinale Barbarin ha deciso di ritirarsi per un periodo di tempo e di chiedere al padre Yves Baumgarten, vicario generale, di assumere la guida della diocesi. La Santa Sede – ha aggiunto Gisotti – tiene a ribadire la sua vicinanza alle vittime di abusi, ai fedeli dell’arcidiocesi di Lione e di tutta la Chiesa di Francia che vivono un momento particolarmente doloroso”.

    Una decisione che ha sorpreso la maggior parte degli osservatori che davano ormai per scontato che il Papa avrebbe accettato le dimissioni di Barbarin, magari nominandolo amministratore apostolico dell’arcidiocesi di Lione fino alla scelta del successore. Perché Bergoglio, invece, ha respinto le dimissioni? La decisione di Francesco è dettata principalmente da tre motivi. Il primo è che il Papa non vuole che la successione apostolica nella Chiesa cattolica sia dettata dalla magistratura civile. Barbarin ha 68 anni e ha davanti a sé ancora diversi anni prima di lasciare definitivamente la guida dell’arcidiocesi. Il secondo motivo è che il porporato è stato condannato in primo grado e ha presentato subito appello. Rimuoverlo quando non si è in presenza di una sentenza definitiva non appare al Papa corretto. Tanto meno che, al momento, non esiste nessun procedimento canonico contro il cardinale. Terzo motivo è che Barbarin si è presentato sia davanti ai giudici, sia davanti a Francesco, con in mano la lettera del prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, il cardinale gesuita Luis Francisco Ladaria Ferrer, con le indicazioni per affrontare il caso di pedofilia che, secondo i magistrati francesi, è stato coperto da Barbarin.

    Il Tribunale di Lione, infatti, ritiene il porporato colpevole di non aver denunciato gli abusi sessuali su minori perpetrati, negli anni ’70 e ’80 durante i campi scout, da padre  Preynat. Barbarin replica di aver fatto semplicemente ciò che il cardinale Ladaria gli ha indicato di fare per iscritto. Anche se nella vicenda qualcosa non torna. Seppure cercando di farlo con la massima discrezione per evitare la ribalta mediatica, il prefetto dell’ex Sant’Uffizio aveva detto a Barbarin di allontanare padre Preynat dai bambini. Cosa che, secondo quanto emerso nel procedimento di primo grado, sarebbe stato fatto in modo tardivo e poco efficace. Motivo per il quale, Barbarin, ben consapevole che la sua vicenda ha creato uno scandalo non solo nell’arcidiocesi di Lione, ma in tutta la Chiesa francese, ha deciso di affrontare il processo d’appello ritirandosi momentaneamente dal governo della diocesi. È molto prevedibile che il porporato non ritornerà al suo posto fin quando non ci sarà la sentenza di secondo grado. Ma in quel caso, se la condanna fosse confermata, la decisione tornerebbe di nuovo nelle mani del Papa. E allora Bergoglio potrebbe decidere diversamente.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/03/19/papa-francesco-non-accetta-le-dimissioni-del-cardinale-francese-barbarin-condannato-per-aver-coperto-la-pedofilia/5048303/

  • Barbarin: il Papa ha rifiutato le dimissioni, mi ritiro per un periodo

    Barbarin: il Papa ha rifiutato le dimissioni, mi ritiro per un periodo

    La comunicazione dell’arcivescovo di Lione dopo l’udienza da Francesco seguita alla condanna a sei mesi per non aver denunciato un prete pedofilo

    IACOPO SCARAMUZZI-CITTÀ DEL VATICANO

    Il cardinale Philippe Barbarin, che ieri ha rassegnato le sue dimissioni nelle mani del Papa dopo essere stato condannato in primo grado dal tribunale correzionale della sua città a sei mesi con la condizionale per non avere denunciato un sacerdote pedofilo, annuncia oggi, tornato in Francia, che Francesco non ha accettato le dimissioni «invocando la presunzione di innocenza» e gli ha lasciato la decisione da prendere per il bene della diocesi e che egli ha pertanto deciso di prendere, a partire da oggi, un «certo periodo» di ritiro affidando la guida della diocesi al suo vicario generale.

    «Lunedì mattina ho rassegnato le dimissioni nelle mani del Santo Padre», afferma il porporato in una nota diramata nel primo pomeriggio. «Invocando la presunzione di innocenza, non ha voluto accettare queste dimissioni. Mi ha lasciato la libertà di prendere la decisione che mi sembra migliore per la vita della diocesi di Lione, oggi. Su suo suggerimento e dato che la Chiesa di Lione soffre da tre anni, ho deciso di ritirarmi per un certo periodo e di lasciare la guida della diocesi al vicario generale moderatore, padre Yves Baumgarten. Questa decisione è in vigore da oggi».

    Il direttore «ad interim» della Sala stampa della Santa Sede, Alessandro Gisotti, ha confermato che «il Santo Padre non ha accettato le dimissioni presentate dal Cardinale Philippe Barbarin, Arcivescovo di Lione. Cosciente tuttavia delle difficoltà che vive in questo momento l’Arcidiocesi, il Santo Padre ha lasciato il Cardinale Barbarin libero di prendere la decisione migliore per la Diocesi e il Cardinale Barbarin ha deciso di ritirarsi per un periodo di tempo e di chiedere al padre Yves Baumgarten, Vicario Generale, di assumere la guida della Diocesi. La Santa Sede tiene a ribadire la sua vicinanza alle vittime di abusi, ai fedeli dell’Arcidiocesi di Lione e di tutta la Chiesa di Francia che vivono un momento particolarmente doloroso».

    Era stato il cardinale Pietro Parolin, in mattinata, a preannunciare, a margine di una cerimonia all’ospedale Bambino Gesù , che sarebbe stato Barbarin «che annuncerà, che pubblicherà: ieri si è visto con il Papa e credo che con il Papa hanno concordato i prossimi passi che si faranno nel futuro però deve essere lui che li annuncia alla stampa».

    Il tribunale correzionale di Lione lo scorso 7 marzo ha inaspettatamente condannato il porporato, arcivescovo della città francese dal 2002, a sei mesi, con la condizionale, per non aver denunciato gli abusi sessuali che il sacerdote Bernard Preynat ha compiuto a danno di numerosi scout minorenni negli anni Settanta e Ottanta. Solo a settembre del 2015 la diocesi aveva vietato al sacerdote il contatto con i minorenni e solo a inizio 2016 Preynat, ancora in attesa di giudizio, è stato messo sotto sorveglianza giudiziaria. Una prima procedura a carico del cardinale Barbarin si era conclusa nell’agosto del 2016 con la decisione della procura lionese di archiviare il caso ritenendo che l’arcivescovo, che nel 2014 aveva ricevuto una esplicita denuncia contro il sacerdote dalla testimonianza personale di una vittima, Alexandre Hazez, non aveva ostacolato il corso della giustizia (mentre la Corte aveva considerate prescritte le voci che erano giunte al cardinale negli anni precedenti). Hazez e altre nove vittime di Preynat, però, non soddisfatte del verdetto, hanno chiamato nuovamente in causa Barbarin, tramite la procedure della «citazione diretta» che, nel sistema giurisdizionale francese, permette di saltare l’indagine preliminare e andare direttamente a processo. E il tribunale correzionale di Lione, presieduto dalla giudice Brigitte Vernay, ha stabilito, questa volta, che l’arcivescovo è «colpevole di mancata denuncia di maltrattamenti, privazioni o molestie sessuali».

    Il cardinale ha allora annunciato che si sarebbe recato a Roma per rassegnare le dimissioni nelle mani del Papa, cosa che ha fatto ieri. Gli avvocati del cardinale, peraltro, nei giorni scorsi hanno presentato appello. «È importante dire», ha spiegato monsignor Emmanuel Gobilliard, vescovo ausiliare della città francese e portavoce del porporato, «che quello delle dimissioni è l’atto di un pastore, l’atto dell’arcivescovo di Lione, che riguarda la diocesi: pensa in coscienza di dimettersi per il bene della Chiesa di Lione. Ma è anche cittadino francese, ha dei diritti e gli avvocati pensano che (con la sentenza di condanna per non denuncia, ndr) ci siano conseguenze per il diritto, per la giurisprudenza, c’è una interpretazione nuova del diritto».

  • Pedofilia, Papa Francesco non accetta le dimissioni di Barbarin. Ma lui si ritira

    Pedofilia, Papa Francesco non accetta le dimissioni di Barbarin. Ma lui si ritira

    Lione, l’arcivescovo era stato condannato dalla giustizia francese per l’omessa denuncia degli abusi sessuali su minori di un cappellano

    di PAOLO RODARI

    CITTA’ DEL VATICANO. “Posso confermare che il Santo Padre non ha accettato le dimissioni presentate dal cardinale Philippe Barbarin, arcivescovo di Lione. Cosciente tuttavia delle difficoltà che vive in questo momento l’arcidiocesi, il Santo Padre ha lasciato il cardinale Barbarin libero di prendere la decisione migliore per la diocesi e il cardinale Barbarin ha deciso di ritirarsi per un periodo di tempo e di chiedere al padre Yves Baumgarten, vicario generale, di assumere la guida della diocesi”.

    Nonostante alcuni media francesi nella giornata di ieri avessero parlato di dimissioni accettate da parte del Papa, in realtà non è stato così. Una dichiarazione del direttore ad interim della Santa Sede Alessandro Gisotti di oggi spiega che Barbarin si ritira dalla guida di Lione seppure il Papa abbia respinto la sua richiesta di lasciare a seguito della condanna di primo grado a sei anni di carcere per aver coperto abusi sessuali su un minore perpetrati da un sacerdote della sua diocesi.

    La notizia dimostra come sostanzialmente Francesco creda nella innocenza del cardinale, o che comunque abbia preferito, su un caso sul quale Oltretevere i giudizi sono discordi, arrivare alla sentenza di appello prima di avallare una sua rinuncia. Ieri Barbarin è stato in udienza privata dal Papa. L’incontro è stato dunque decisivo per arrivare alla decisione di oggi grazie alla quale, in ogni caso, il porporato francese fatto cardinale nel 2003 da Giovanni Paolo II si fa da parte.

    Il recente summit sulla pedofilia che ha avuto luogo a fine febbraio in Vaticano ha segnato uno spartiacque importante: per la prima volta le vittime hanno preso la scena, parlando loro ai vescovi di tutto il mondo riuniti in silenzio ad ascoltarle. Seppure la “tolleranza zero” sia parola che non piace in Vaticano, la svolta di una Chiesa che non tollera più vescovi insabbiatori è agli atti. Tuttavia, ogni caso va valutato caso per caso. Così, se l’ex cardinale americano Tehodore McCarrick, macchiatosi di abusi sessuali su minori, dopo indagine canonica interna è stato dimesso dallo stato clericale, la stessa sorte pare non cadrà sul cardinale australiano George Pell sul quale la giustizia del suo paese, e non la Santa Sede, ha espresso una sentenza per abusi, e nemmeno sul cardinale Barbarin il quale è accusato di coperture.

    Contro Barbarin si sono mosse personalità importanti della Chiesa. Fra queste Pierre Vignon, giudice ecclesiastico delle province di Lione e Clermond-Ferrand, da qualche mese licenziato dopo venticinque anni di servizio. È stato lui a lanciare una petizione per chiedere le dimissioni di Barbarin. Il sacerdote francese ha deciso di compiere questo passo dopo l’intervento di Francesco sui tanti casi di pedofilia in America: “Ammettiamo che non abbiamo saputo stare dove dovevamo stare – ha scritto il Pontefice –, che non abbiamo agito in tempo riconoscendo la dimensione e la gravità del danno che si stava causando in tante vite. Abbiamo trascurato e abbandonato i piccoli”. Vignon disse che “l’appello del Papa è chiaro. Il Popolo di Dio deve reagire, ed è dunque mio diritto spingere a farlo. Siamo in una di quelle ore cruciali della storia nelle quali s’impongono grandi azioni”.

    https://www.repubblica.it/vaticano/2019/03/19/news/papa_francesco_no_accetta_le_dimissioni_di_barbarin-221996111/?fbclid=IwAR2Q8Shn0TczAHV_W__aVv0LAvEuGwZUcxgzrQxvKaA8L99dQIUn9SlubUs