Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • «È più grave l’aborto o un atto di pedofilia?»: bufera a Macerata per l’omelia. Il vescovo difende don Andrea – VIDEO

    «È più grave l’aborto o un atto di pedofilia?»: bufera a Macerata per l’omelia. Il vescovo difende don Andrea – VIDEO

    – MACERATA – «L’aborto è il più grande degli scempi; è più grave l’aborto o un atto di pedofilia?». Una frase che non è passata inosservata e che ha suscitato polemiche e indignazione, definita da qualcuno da Medioevo, subito stigmatizzata da Sinistra Italiana. A pronunciarla è stato don Andrea Leonesi, vicario del vescovo di Macerata Nazzareno Marconi, durante l’omelia dello scorso 27 ottobre presso la chiesa dell’Immacolata.

  • Papa: accetta dimissioni card. Barbarin

    Papa: accetta dimissioni card. Barbarin

    Era stato assolto in appello da accuse copertura pedofilia

    (ANSA) – CITTA’ DEL VATICANO, 6 MAR – Il Papa ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’arcidiocesi di Lione (Francia) presentata dal cardinale Philippe Barbarin.
    La Corte d’appello di Lione aveva assolto il cardinale francese dall’accusa di omessa denuncia per le violenze sessuali commesse nei confronti di minori da un ex prete della sua diocesi.

    http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2020/03/06/papa-accetta-dimissioni-card.-barbarin_b8af8017-3540-4444-b5b3-dbbf8ebfb004.html
     

  • PEDOFILIA ECCLESIASTICA: IL CASO DEL CARDINALE BARBARIN – QUI IL TESTO INTEGRALE DELLA SENTENZA

    PEDOFILIA ECCLESIASTICA: IL CASO DEL CARDINALE BARBARIN – QUI IL TESTO INTEGRALE DELLA SENTENZA

    con un commento di padre pierre vignon alla sentenza della corte d’appello di lione del 30 gennaio 2020 che assolve il cardinal philippe xavier ignace barbarin dal reato di omessa denuncia. [PUBBLICATO SU “NONMOLLARE N. 57 DI LUNEDI’ 3 FEBBRAIO 2020]

    di emanuela provera

    Dopo aver ricevuto la notizia della sua condanna a sei mesi di carcere il 7 marzo del 2019, il cardinale Philippe Barbarin annunciò che avrebbe fatto ricorso avanti la Corte di Appello di Lione.

    Gli accadimenti che coinvolgono i protagonisti di questa drammatica vicenda hanno avuto una importante eco mediatica, tanto da essere raccontati nel film di François Ozon intitolato Grazie a Dio, uscito in Italia il 17 ottobre 2019.

    La vicenda processuale è complessa perché coinvolge più persone e più fatti, e si fondata su due chiari addebiti mossi al cardinale Barbarin: non avere prevenuto, come avrebbe potuto, gli abusi nei confronti dei minori, e non avere denunciato gli abusi nei confronti dei minori, di cui sarebbe stato a conoscenza.

    All’udienza del 30 gennaio scorso la Corte d’Appello di Lione ha assolto il cardinale Barbarin confermando che era a conoscenza dei fatti, ma stabilendo la prescrizione per il reato di omessa denuncia, a differenza di quanto invece aveva sostenuto in primo grado.

    La sentenza che assolve Barbarin probabilmente non chiude il procedimento giudiziario che proseguirà in Corte di Cassazione, come annunciato da François Devaux, presidente dell’associazione “La Parole Libérée”.

    Senza sminuire la valenza delle reazioni umane che provengono dalle vittime, con le quali ho rapporti costanti e alle quali mi sento sensibilmente più vicina, ho posto la mia maggiore attenzione ai contenuti tecnici della sentenza interpellando padre Pierre Vignon, che in queste ore ha dato la sua disponibilità a fornire un commento. Vignon è prete diocesano da quaranta anni, ha studiato a Friburgo (Svizzera), Roma (Gregoriana) e Parigi (Istituto cattolico). È stato giudice ecclesiastico al tribunale regionale di Lione. L’incarico gli fu revocato proprio dal cardinale Barbarin allorché si delinearono le responsabilità del cardinale quanto alla copertura dei crimini di Bernard Preynat. Ha pubblicato libri su abusi e derive settarie. È diventato famoso in Francia come “lanceur d’alerte”.

    Secondo Vignon il passaggio decisivo della sentenza («che pone un problema»” mi ha riferito) è a pagina 36:

    Si ce délai, comme le délai encore plus important de cinq années qui s’était écoulé entre l’entretien de mars 2010 et la mise à l’écart de Bernard PREYNAT par le Cardinal BARBARIN de toute activité impliquant des contacts avec des enfants est sérieusement contestable sur le plan moral, cette circonstance est sans effet sur l’existence de l’infraction litigieuse.

    [«Se questo ritardo ad agire, come il ritardo ancora più lungo di cinque anni intercorso tra l’incontro del marzo 2010 e l’allontanamento di Bernard Preynat da parte del cardinale Barbarin da qualsiasi attività che implicasse dei contatti con dei bambini è seriamente contestabile a livello morale, questa circostanza è senza conseguenze sull’esistenza dell’infrazione oggetto del contenzioso».]

    Prosegue Vignon: «Il Tribunale, dall’estratto della sentenza a pagina 36, riconosce che il tempo impiegato dal cardinale per agire nel caso Preynat è seriamente contestabile sul piano morale, ma non sul piano legale. Dal momento che le vittime adulte gli rivelarono che i problemi avuti da bambini con Preynat non li mettevano al tempo in pericolo, il cardinale non aveva l’obbligo di denunciarli alla giustizia. Questo ragionamento giuridico non parla del dovere che incombe al superiore di Bernard Preynat di proteggere i bambini in generale affidandogli nuove responsabilità pastorali. In più, dietro a questo giudizio c’è un problema di società in generale: di fronte al flagello degli abusi sessuali, fino a quale grado la legge deve incoraggiare la denuncia? Due scuole legali ormai si scontrano. Quella che vuole limitare la trasparenza e quella che vuole promuoverla. L’atteggiamento del cardinale Barbarin, di cui si parla già da più di quattro anni, continuerà a far parlare ancora di sé per parecchi anni, fino a quando la Corte di Cassazione e in seguito la Corte di Giustizia dell’Unione Europea si pronunceranno».

    QUI IL TESTO INTEGRALE DELLA SENTENZA BARBARIN
    https://critlib.it/2020/02/03/pedofilia-ecclesiastica-il-caso-del-cardinale-barbarin-qui-il-testo-integrale-della-sentenza/

  • Francia, Card. Barbarin assolto in Appello/ “Non coprì prete pedofilo”, ma si dimette

    Francia, Card. Barbarin assolto in Appello/ “Non coprì prete pedofilo”, ma si dimette

    Francia, Cardinal Barbarin assolto in Appello: l’arcivescovo di Lione “non coprì il prete pedofilo Preynat”. Restano però le dimissioni inviate al Papa

    Il Cardinal Philippe Barbarin è stato assolto da ogni accusa in Appello dopo la condanna di primo grado presso la Procura di Francia: l’Arcivescovo di Lione era stato accusato di aver coperto gli abusi sessuali su minori di un ex prete pedofilo, Bernard Preynat (destituito dallo stato clericale l’estate scorsa). Il prelato si è sempre definito innocente, spiegando che il suo unico giudice è Dio, ma l’opinione pubblica in Francia da tempo ne chiedeva le dimissioni perché lo considerava, anche prima della sentenza di Primo Grado, colpevole per aver coperto gli abusi del suo ex sacerdote nella Diocesi di Lione: 6 mesi con la condizionale per «omessa denuncia» prese ormai all’inizio del 2019, oggi però in Appello la sentenza è stata del tutto ribaltata. «Non ho mai – ripeto: mai – cercato di nascondere né tantomeno di coprire questi fatti orribili», si è sempre difeso Barbarin che nel 2015 sospese e rimosse Preynat da ogni incarico dopo aver ricevuto le prime denunce nel 2014 (secondo l’accusa). Il procuratore generale di Lione ha osservato nella sua requisitoria che «le vittime, divenute adulte, potevano presentare loro stesse denuncia alle autorità e bisognava distinguere le responsabilità morali e penali della Chiesa come istituzione dal caso individuale di Barbarin, considerato che i fatti erano avvenuti decenni prima che fosse nominato arcivescovo».

    CARDINAL BARBARIN CONFERMA LE SUE DIMISSIONI

    Ora che però la sentenza lo assolve da ogni colpa, il Cardinal Barbarin che lo scorso 19 marzo si era già dimesso da Arcivescovo di Lione per le pressioni fortissime giunte sulla sua missione di pastore della Diocesi (ma che erano state rifiutate da Papa Francesco) ha deciso di rinnovare la sua scelta, ripresentando le dimissioni al Vaticano. «Questa sentenza permette di voltare pagina. Rimetterò di nuovo il mio incarico di arcivescovo di Lione nelle mani del Santo Padre. Naturalmente, se il Santo Padre desidera vedermi, andrò a Roma. A marzo aveva respinto le mie dimissioni, accettando che mi ritirassi per la durata del processo. Ora posso serenamente rinnovare la mia domanda. I miei pensieri vanno alle vittime. Continuerò a pregare per loro e le loro famiglie, ogni giorno», ha spiegato ai cronisti il Cardinal Philippe Barbarin, in attesa di una nuova decisione della Santa Sede circa le sue dimissioni. In una nota in serata della Sala Stampa Vaticana, il portavoce di Papa Francesco Matteo Bruni fa sapere «La Santa Sede ha appreso la notizia della sentenza della Corte d’Appello di Lione nei confronti del Cardinale Philippe Barbarin e della decisione di Sua Eminenza di rimettere nuovamente il suo mandato nelle mani di Papa Francesco». Lo stesso portavoce conclude poi come «Unitamente alla Conferenza episcopale francese, la Santa Sede riafferma la propria vicinanza a tutte le vittime di abusi, nella loro sofferenza, e alle loro famiglie e comunità, ed è al fianco della Chiesa di Lione, duramente provata. Il Santo Padre, che continua a seguire da vicino lo svolgimento di queste dolorose vicende, comunicherà la propria decisione a tempo debito».

    Francia, Card. Barbarin assolto in Appello/ “Non coprì prete pedofilo”, ma si dimette

  • Il cardinale Barbarin assolto in appello, non coprì pedofili ma le vittime vogliono ricorrere alla Corte Suprema

    Il cardinale Barbarin assolto in appello, non coprì pedofili ma le vittime vogliono ricorrere alla Corte Suprema

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – Il cardinale era stato condannato in primo grado a 6 mesi di prigione per avere coperto un prete pedofilo, ma in secondo grado l’arcivescovo di Lione, Philippe Barbarin è stato assolto. Il processo che si è svolto in questi mesi è stato molto seguito dalla stampa e dall’opinione pubblica francese. Era la prima volta che in Francia un cardinale si trovava sul banco degli imputati con una accusa tanto grave.

    Al centro della vicenda ci sono gli abusi su un ragazzino di 15 anni da parte di un sacerdote di Lione, la diocesi amministrata da Barbarin. Sullo sfondo di questo processo, invece, le responsabilità del sistema vaticano che fino a poco tempo fa era ben poco sensibile alla collaborazione con le autorità civili e piuttosto orientato a risolvere lo scandalo senza troppi clamori, spesso spostando il prete pedofilo da una parrocchia ad un’altra. Una tendenza che, almeno fino a una ventina di anni fa, è stata suggerita in curia su esplicita indicazione di Roma come testimonia anche una vecchia lettera di un cardinale (Castrillon Hoyos) che si compiaceva con un vescovo per non avere ceduto alle pressioni della polizia e avere tutelato il sacerdote.

    Barbarin in questi mesi si è sempre detto estraneo e ha rigettato ogni accusa. Il cardinale era comparso il 28 novembre davanti alla Corte d’appello di Lione presentando ricorso contro la condanna pronunciata dal Tribunale penale di Lione il 7 marzo 2019. «Non ho mai, ripeto mai, cercato di nascondere nulla, tantomeno questi fatti orribili», si era difeso Barbarin davanti al giudice, in occasione della prima udienza. Dopo la condanna Barbarin fu ricevuto da Papa Francesco, dove andò per presentargli le dimissioni che però non furono accolte. «Per tutti vale la presunzione di innocenza». Nel frattempo Barbain lasciava la guida della diocesi e al suo posto veniva nominato un amministratore, monsignor Michel Dubost. Ma la battaglia giudiziaria andrà avanti, visto che le associazioni che difendono le le vittime si sono dette pronte a ricorrere alla Corte Suprema.

    Il prete pedofilo, Bernard Preynat, ridotto allo stato laicale, è stato riconosciuto dalle autorità francesi colpevole di avere abusato ragazzi di età compresa tra i 7 e i 15 anni. Il verdetto definitivo sarà emesso il 16 marzo.

    https://www.ilmattino.it/primopiano/vaticano/francia_vaticano_pedofilia_tribunale_preynat_barbarin_lione_vaticano-5018086.html

  • Francia, pedofilia: cardinal Barbarin assolto in appello

    Francia, pedofilia: cardinal Barbarin assolto in appello

    La Corte d’appello di Lione ha assolto il cardinal Philippe Barbarin dall’accusa di omessa denuncia per le violenze sessuali commesse da un ex prete della sua diocesi. Nel marzo dell’anno scorso, il tribunale di primo grado aveva condannato il cardinal Barbarin, 69 anni, a 6 mesi di carcere con la condizionale per non aver denunciato alla giustizia gli abusi sessuali di padre Bernard Preynat su giovani scout fra il 1971 e il 1991.

    https://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/francia-pedofilia-cardinal-barbarin-assolto-in-appello_14169754-202002a.shtml

  • Pedofilia: Preynat confessa, molestati ‘4 o 5 bimbi a settimana’

    Pedofilia: Preynat confessa, molestati ‘4 o 5 bimbi a settimana’

    Agghiacciante testimonianza dell’ex parroco alla sbarra a Lione

    Agghiacciante confessione davanti ai giudici di Bernard Preynat, l’ex parroco finito alla sbarra in Francia per atti di pedofilia perpetrati su giovani scout tra il 1971 e il 1991.

    Dinanzi ai giudici, l’ex prelato ha detto che per 20 anni “succedeva tutti i fine settimana, durante i campi, potevano essere quattro o cinque bambini in una settimana”.

    Nel corso del suo intervento al tribunale di Lione, Bernard Preynat ha quindi ribadito che a quei tempi non si rendeva conto della gravità di quanto stesse facendo. “Per me, all’epoca, non si trattava di aggressioni sessuali, ma di carezze, di coccole. Mi sbagliavo – ha dichiarato – Ciò che me lo ha fatto capire sono state le accuse delle vittime”.

    Padre Bernard Preynat, l’ex parroco di Sainte-Foy-les-Lyon accusato di pedofilia, è tornato a riconoscere i fatti di cui è imputato durante il processo che si è aperto questa mattina a Lione. “Non realizzavo il male che ho fatto ai bambini – ha dichiarato l’ex religioso secondo le dichiarazioni riportate su twitter dalla giornalista di France 24, Alexandra Renard – Anni dopo, i genitori mi hanno fatto comprendere il male che avevo fatto ai loro figli. Per me, erano dei gesti di tenerezza. Mi è servito del tempo per capire che era male”. L’ex parroco, privato della tonaca, è alla sbarra per rispondere delle decine di accuse di violenze sessuali su scout che frequentavano la parrocchia negli anni Ottanta e Novanta. Rischia 10 anni di carcere. Il caso è diventato l’emblema dello scandalo pedofilia nella Chiesa francese, coinvolgendo anche il cardinal Philippe Barbarin, già condannato a 10 mesi con la condizionale per omessa denuncia.

    http://www.ansa.it/sito/notizie/flash/2020/01/14/-pedofilia-preynat-confessa-4-o-5-bimbi-a-settimana-_f0da7363-304c-4996-8dcd-fc13ce4e646d.html

  • In Francia al via il processo contro il prete pedofilo che fa tremare il cardinale Barbarin

    In Francia al via il processo contro il prete pedofilo che fa tremare il cardinale Barbarin

    Si è aperto in Francia il processo a carico dell’ex sacerdote e cappellano scout della diocesi di lione, Bernard Preynat, accusato di violenze sessuali su decine di minori, per le quali è stato destituito dal tribunale ecclesiastico. Il sacerdote, 74 anni, è al centro di una vicenda che da mesi sta facendo tremare la Chiesa cattolica d’oltralpe e, in particolare, i destini del cardinale Philippe Barbarin.

    Barbarin infatti, tuttora arcivescovo di Lione, sebbene abbia preso un periodo di ritiro e sia coadiuvato da un amministratore apostolico che ne svolge le funzioni, è in attesa della sentenza di appello dopo che, a marzo dell’anno scorso, il tribunale correzionale lionese lo ha condannato a sei mesi, con la condizionale, per non avere denunciato padre Preynat, colpevole di aggressioni sessuali quando era responsabile del gruppo scout Satin Luc di Sainte-Foy-les-Lyon, negli anni Settanta e Ottanta, dunque quando arcvivescovo di Lione era monsignor Albert Decourtray.

    Preynat fu denunciato nel 2015 da una delle vittime, Alexandre Hezez, ma Barbarin era al corrente da tempo delle molestie, perché era stato proprio Hezez a parlagliene l’anno prima, nel 2014. Ma addirittura, in un’intervista alla Croix del 2016, Barbarin disse di essere stato messo al corrente dei “comportamenti” di Preynat “verso il 2007-2008”. Un sacerdote ha anonimamente raccontato a Le Parisien di aver parlato della questione all’arcivescovo “dal 2002”. Le prime denunce giunte alla diocesi, ad ogni modo, rimontano al 1979. Il porporato, arcivescovo dal 2002, ne ha poi parlato allo stesso sacerdote nel 2010, che gli avrebbe riferito di non aver più compiuto molestie dal 1991. Ma ancora nel 2013 il sacerdote riceve dall’arcivescovo una promozione e continua a svolgere attività da parroco, sebbene lontano dagli scout. Solo nel 2015, quando parte la denuncia civile, il sacerdote, oggi 73enne, viene sottoposto al controllo giudiziario e, in attesa che si esaurisca un processo canonico, sospeso dalle sue funzioni. In prima linea nelle denunce, un’associazione di ex vittime che ha preso il nome La parole liberée perché, da quando ha preso l’iniziativa di denunciare pubblicamente gli abusi, ha permesso che la “parola si liberasse” e che venissero a galla molte altre denunce.

    Lo scorso luglio, Bernard Preynat è stato “giudicato colpevole di aver commesso reati sessuali contro minori di 16 anni” da un tribunale ecclesiastico. “Alla luce dei fatti e del loro ripetersi, del gran numero di vittime, del fatto che padre Bernard Preynat ha abusato dell’autorità conferitagli dalla sua posizione all’interno del gruppo scout da lui fondato e guidato fin dalla sua creazione, assumendo la doppia responsabilità di capo e cappellano, il tribunale ha deciso di applicare la massima pena prevista dalla legge della Chiesa in un caso del genere, cioè la dimissione dallo stato clericale”, si legge in una dichiarazione rilasciata al termine del processo penale e riportata da Vatican News.

    Il tribunale sta attualmente esaminando le richieste di risarcimento finanziario presentate da una ventina di vittime. E ora, un tribunale ha aperto per la prima volta un processo civile. Dovrà valutare se i crimini sono caduti in prescrizione, ma, secondo la stampa francese, il sacerdote rischia fino a dieci anni di prigione. La vicenda è al centro di un film di successo, “Grace a Dieu” di Francois Ozon, che prende il titolo, Grazie a Dio, da un’espressione utilizzata in una conferenza stampa da Barbarin, quando disse che “la maggioranza dei fatti grazie a Dio è prescritta ma altri forse no, sarà la giustizia a decidere”. La giornalista Isabelle de Gaulmyn, lionese, caporedattrice del giornale cattolico La Croix, ha scritto un libro che ricostruisce con precisione l’intera vicenda e, in particolare, il silenzio che ha lungamente circondato, a tutti i livelli, gli abusi (“Histoire d’un silence”, storia di un silenzio).

    https://globalist.it/world/2020/01/13/in-francia-al-via-il-processo-contro-il-prete-pedofilo-che-fa-tremare-il-cardinale-barbarin-2051586.html

  • Preti pedofili, il Papa cancella il segreto pontificio sui processi

    Preti pedofili, il Papa cancella il segreto pontificio sui processi

    Ferruccio Sansa
    Abolito. Il Papa ha eliminato il segreto pontificio nelle cause canoniche di abusi sessuali sui minori. ‘L’Istruzione sulla riservatezza delle cause’ segna la nuova linea del Vaticano: “Non sono coperti dal segreto pontificio le denunce, i processi e le decisioni”.

    L’articolo 2 spazza il campo: “L’esclusione del segreto pontificio sussiste anche quando tali delitti siano stati commessi in concorso con altri delitti”. Non solo: “A chi effettua la segnalazione – è scritto nel documento – alla persona che afferma di essere stata offesa e ai testimoni non può essere imposto alcun vincolo di silenzio riguardo ai fatti di causa”.

    Resta il segreto d’ufficio, come nel diritto degli altri stati: “Le informazioni sono trattate in modo da garantirne la sicurezza… al fine di tutelare la buona fama, l’immagine e la sfera privata di tutte le persone coinvolte”. Ma la riservatezza delle indagini non potrà più, come in passato, essere opposto alle autorità giudiziarie, per esempio italiane, che si trovavano di fronte a difficoltà spesso insormontabili. L’Istruttoria voluta da Francesco in questo non lascia dubbi:  “Il segreto d’ufficio non osta all’adempimento degli obblighi stabiliti in ogni luogo dalle leggi statali, compresi gli eventuali obblighi di segnalazione, nonché all’esecuzione delle richieste esecutive delle autorità giudiziarie civili”.

    Sempre ieri il Vaticano ha diffuso un secondo rescritto che raccoglie altre istanze avanzate dalle vittime di abusi: si stabilisce che ricada tra i delitti più gravi riservati al giudizio della Congregazione per la dottrina della fede anche “l’acquisizione o la detenzione o la divulgazione, a fine di libidine, di immagini pornografiche di minori di diciotto anni da parte di un chierico, in qualunque modo e con qualunque strumento”. Finora il limite era fissato a quattordici anni.

    Per questi delitti più gravi si aprono le porte ai laici: “Funge da avvocato e procuratore un fedele, provvisto di dottorato in diritto canonico, che viene approvato dal Presidente del collegio”. Viene ribadito, ma è un discorso ovviamente diverso, il segreto confessionale.

    “Una novità storica”, tenevano a sottolineare ieri in Vaticano. Ma anche le associazioni delle vittime, pur con le dovute cautele, hanno saluto con soddisfazione la novità: “È un grande elemento positivo”, spiega Francesco Zanardi, un passato da vittima e un presente come presidente della Rete L’Abuso, in prima linea nella battaglia contro gli abusi compiute da sacerdoti. Zanardi mesi fa era stato finalmente ricevuto in Vaticano dove aveva avuto un lungo colloquio con Charles Scicluna, segretario della Congregazione per la dottrina della Fede. “Avevamo parlato per due ore – racconta Zanardi – e gli avevamo domandato proprio l’abolizione del segreto.

    È un passo notevole, ma non tutti i problemi sono risolti. Sarebbe importante che le nuove norme avessero effetto retroattivo”. Non solo: “Ora le autorità ecclesiastiche dovranno consegnare la documentazione delle proprie indagini alle autorità giudiziarie (comprese quelle italiane, ndr), ma anche alle vittime. Però sarebbe importante che fosse previsto anche un obbligo di denuncia, quello che in Francia ci ha permesso di arrivare all’incriminazione del cardinale di Lione, Philippe Barbarin che è stato condannato in primo grado per aver coperto abusi. Ma è una questione che riguarda soprattutto la legislazione italiana, perché in Francia è prevista la denuncia obbligatoria, mentre in Italia no”.

    Zanardi punta il dito proprio verso il nostro Stato: “Finora ha lasciato che a gestire la situazione fosse la Chiesa. Non ha fatto niente. Non è un caso se soltanto in Italia le vittime per avere giustizia si rivolgono proprio alle autorità ecclesiastiche”. Un giudizio positivo, che dovrà essere confermato alla prova dei fatti: “Vedremo se la scelta del Papa sarà davvero seguita dalle Curie locali. Lo capiremo subito nell’indagine romana sui chierichetti del Papa e con la denuncia che abbiamo presentato (dopo gli articoli del Fatto) su abusi compiuti da un sacerdote della diocesi di Genova”.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2019/12/18/preti-pedofili-il-papa-cancella-il-segreto-pontificio-sui-processi/5623900/

  • I vescovi votano “somma forfettaria” per le vittime di preti pedofili

    I vescovi votano “somma forfettaria” per le vittime di preti pedofili

    I vescovi della Francia si sono incontrati in sessione plenaria a Lourdes per decidere su una compensazione finanziaria nel “riconoscimento della sofferenza” delle vittime.

    I vescovi di Francia hanno votato questo sabato a favore di una “somma forfettaria” per il “riconoscimento della sofferenza” delle vittime dei preti pedofili quando erano minorenni, ha dichiarato al presidente della stampa Eric de Moulins-Beaufort, il presidente della Conferenza dei vescovi di Francia (CEF).

    I vescovi hanno votato “in gran parte”, secondo lui, questo dispositivo, che passa per “un’unica somma di denaro e somma forfettaria”, il cui importo tuttavia non è stato annunciato.

    Il prezzo dell’indifferenza

    I vescovi, riuniti a Lourdes , si sono assicurati di riconoscere l ‘”aggressione”, ma anche “silenzio, negligenza, indifferenza, mancanza di reazione, decisioni sbagliate o disfunzioni all’interno della Chiesa”, disse, parlando di “cattiva condotta di vari ordini all’interno della Chiesa”. Non è “né il risarcimento che dipende dalla giustizia del nostro paese o la giustizia canonica né il risarcimento”, ha affermato Eric de Moulins-Beaufort.

    Il suo importo sarà proposto ai vescovi nella prossima riunione a Lourdes del prossimo aprile, come fondo di dotazione specifico, che pagherà il pacchetto. Il pagamento avverrà quindi dopo questa riunione.

    Le vittime in questione sono quelle per le quali sono prescritti i fatti. Per coloro i cui atti giudiziari sono ancora pendenti, il pagamento avverrà dopo. “Ogni vescovo prenderà l’iniziativa di riconnettersi con le vittime che conosce” per offrire loro questo pacchetto. Il fondo di dotazione sarà finanziato da “vescovi, sacerdoti colpevoli quando saranno vivi e fedeli che verranno ad aiutarci”, ha detto, “ma questo può essere solo un passo volontario dei fedeli “, secondo il presidente del CEF.

    I vescovi riflettono anche sull’idea di un “gesto liturgico”. Questa potrebbe essere una preghiera per le vittime, ad esempio il Venerdì Santo, o la possibilità di presentare “storie di vita” in un “memoriale”, ritiene Eric de Moulins-Beaufort.

    “La parola” responsabilità “non appare”

    Le misure di compensazione finanziaria sono attese con impazienza dalle vittime, soprattutto quando sono prescritti i fatti. Giovedì, a Lourdes, quattro di loro avevano messo in guardia contro un atto finanziario che non avrebbe riconosciuto “la responsabilità della Chiesa”, un punto essenziale ai loro occhi.

    Tuttavia, “la parola” responsabilità “della Chiesa non appare, mi dà molto fastidio”, ha reagito Jean-Luc Souveton, sacerdote, aggredito quando era minorenne, membro del gruppo di lavoro con il CEF su questa domanda . Una critica osservata anche da un altro membro del collettivo, Michel, prete anche vittima che ha richiesto l’anonimato: “manca”.

    “In un certo senso, lo dicono senza dirlo, è molto importante”, da parte sua ha stimato Véronique Garnier, un’altra vittima. Quest’ultimo si rammarica, tuttavia, come altri, che l’episcopato non abbia aspettato la fine del lavoro di Ciase, la Commissione indipendente per gli abusi sessuali nella Chiesa, prevista all’inizio del 2021. “C’è molto poco rispetto per la competenza della commissione Sauvé “, ha dichiarato François Devaux, presidente dell’associazione La parole Libérée.

    “Non vogliono affrontare lo tsunami”

    “I vescovi aggirano le raccomandazioni della Commissione Sauvé, per non dover affrontare quello che sarà uno tsunami”, ha giudicato Olivier Savignac, un’altra persona aggredita. Lui, come Jean-Luc Souveton, si rammaricava in particolare del fatto che non fosse stato messo in atto un vero compenso, concesso da un organo indipendente, con scale secondo la singolarità di ciascun caso. “Stanno facendo il minimo.”

    “Dal 2016, le vittime ci aspettano cose, non aspetteremo fino alla primavera del 2021”, ha dichiarato Eric de Moulins-Beaufort. “Prenderemo in considerazione l’opinione di Ciase su questo dispositivo se necessario”.

    Per le altre vittime, il fatto che il pacchetto sia pagato su iniziativa del vescovo non ha senso. “Quando vediamo la tensione che può esistere tra il vescovo e la vittima in alcune diocesi”, afferma Jean-Luc Sauveton. “Rischia di lasciare indietro molte vittime”, ha detto. “A Lione, faremo affidamento su Barbarin?”, Domandò François Devaux.

    Per Jean-Luc Souveton, “abbiamo l’impressione che ci sia stata un’opera di co-creazione per le giuste misure da giocare insieme e che abbiamo perso”.

    https://www.lexpress.fr/actualite/societe/religion/les-eveques-votent-une-somme-forfaitaire-pour-les-victimes-des-pretres-pedophiles_2106366.html#C2GFjSv5Dh6kWHjx.41