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  • Grazie a Dio: recensione del film di François Ozon

    Grazie a Dio: recensione del film di François Ozon

    Esce nelle sale italiane il film di Ozon premiato al Festival di Berlino

    A due anni di distanza dallo scandalosissimo Doppio Amore, François Ozon decide di tornare sul grande schermo con un’altra opera d’impatto come Grazie a Dio. Il film, premiato dalla giuria al Festival di Berlino, tratta un tema delicatissimo come la pedofilia, prendendo spunto da una storia vera scoppiata nel 2014. Così l’opera, più che la narrazione di un racconto, tratteggia una testimonianza. Approfondiamo le tematiche di Grazie a Dio in questa nostra recensione.

    Il vincitore dell’Orso d’argento a Berlino è una produzione ex aequo tra Francia e Belgio e arriva nelle nostre sale solo oggi. La pellicola si prefigura come un dramma che grazie alla bravura di Ozon, capace di rinunciare ai vezzi del cinema d’essai in virtù di un avvicinamento al cinema d’autore popolare, riesce a far ragionare riguardo al fenomeno degli abusi sui minori. Espressione di una cinematografia engagé e che per questo motivo ha accostato il film al già cult Il Caso Spotlight, Grazie a Dio è una pellicola con una sua identità. Essa infatti ha in comune col film di McCarthy solo la tematica, ma il risultato è completamente differente. L’opera qui considerata si prefigura ben congegnata, capace di ricostruire abilmente il caso Preynat, ma comunque non esente da difetti.

    La trama: Grazie a Dio

    Alexandre Guérin (Melvil Poupaud) è un quarantenne padre di famiglia che vive a Lione, ma lavora a Parigi. Cattolico praticante educa i suoi figli nel rispetto delle pratiche religiose cristiane, ma un giorno viene a sapere che Bernard Preynat (Bernard Verley), il prete che lo aveva molestato da bambino, officia ancora messa ed è ancora a contatto con i bambini. Da questo momento in poi Alexandre, preoccupato per i piccoli e in primis per i suoi figli, deciderà di avviare una crociata personale.

    In principio opterà, con un misto tra sdegno e speranza, per denunciare tutto al cardinal Barbarin (François Marthouret), che apprezza per il suo atteggiamento intransigente verso la pedofilia dei sacerdoti. Tuttavia ciò che ne emerge è sconfortante e raffigura bene la difesa stoica dei pedofili  e l’omertà all’interno del clero. Infatti dopo un fitto scambio di email Alexandre deciderà di incontrare colui che lo ha “insozzato nella carne”, ma non troverà né il pentimento né l’agognata redenzione.

    Andata perduta così la fiducia nel cardinale, emergeranno invece la rabbia e l’indignazione di Alexandre, sentimenti che aveva represso durante la sua adolescenza. In tal modo il protagonista farà il primo passo verso la giustizia e denuncerà l’accaduto alla polizia. Successivamente con l’aiuto di François (Denis Mènochet) ed Emmanuel (Swann Arlaud), anche loro vittime degli abusi, considererà l’idea di rendere pubblica la responsabilità della Chiesa nell’affaire; in questo modo, con l’aumentare del numero delle denunce riguardanti le violenze subite, formeranno un associazione che deciderà di costituirsi in giudizio legale.

    Le consuetudini e la responsabilità della Chiesa

    In Grazie a Dio fin da subito spiccano la tematica della pedofilia e la correlata responsabilità della Chiesa. Tuttavia il film non si limita a segnalare gli abusi, ma cerca di esplorare il tema in maniera piuttosto sfaccettata e approfondita. Ora per Ozon non ci si può limitare ad una mera descrizione del problema, ma bisogna sviscerarne l’essenza. Pertanto il regista deve rivelare il meccanismo che rende effettivamente l’abuso sessuale un problema interno al chiericato, vale a dire una conseguenza intrinseca della sua stessa organizzazione simbolica. Un’organizzazione narrata con molta perizia e che si concentra prevalentemente su quello che potremmo chiamare, riecheggiando Slavoj Zizek, il “cuore di tenebra delle consuetudini”. Tutto ciò emerge lapalissianamente nella prima parte del film e in quelle che sono le figure del cardinal Barbarin e di padre Preynat.

    Essi incarnano l’inconscio istituzionale che sostiene tutte le istituzioni e che si manifesta nell’identificazione anche dei loro lati oscuri. Chi non lo fa infatti diventa automaticamente un emarginato, un soggetto escluso dalla comunità. In questo caso quindi Barbarin potrà limitarsi ad un’ammissione minimizzatrice solo nei confronti delle vittime e all’interno dell’istituzione, ma non gli sarà mai consentita una confessione pubblica e la conseguente destituzione di padre Preynat. Quest’ultimo invece raffigura il prodotto del procedimento sovrariportato, in quanto da un lato è la vittima di questo sistema ecclesiastico, ma dall’altro è il carnefice di tanti piccoli innocenti.

    In questo caso il regista coglie in pieno il paradosso della pedofilia nella Chiesa e la sua responsabilità. Quest’ultima nell’opera ha una duplice faccia: quella della mancata ammissione e dell’insabbiamento, ma anche quella della reiterazione del fenomeno mediante la messa a tacere degli scandali. Padre Preynat non si fermerà mai e questo anche per colpa dell’assenza di una punizione somministratagli fin dall’inizio.

    Il contrasto credenza/ateismo e il rapporto familiare

    Grazie a Dio evidenzia anche due punti fondamentali della denuncia delle vittime, vale a dire il contrasto credenza/ateismo e il rapporto familiare degli abusati. In primo luogo, per quanto si tratti tutto in maniera un po’ semplicistica, si denota la volontà di mettere in gioco la differenza tra il vivere la pedofilia da credente e il non viverla, tra l’abbandonare la fede per colpa dell’abuso o invece credere ancora nei dogmi cristiani.

    Il film riproduce bene queste esperienze differenti e lo fa sopratutto tramite la caratterizzazione dei personaggi. Essi, per quanto stereotipati, in questo senso rappresentano le diverse attitudini alla fede. Infatti si va dall’ateo al fervente credente, passando infine per il cattolico non praticante. In tal modo il film riesce ad analizzare il contrasto tra il voler cambiare la Chiesa dall’interno o il volerla smantellare, nonché a rileggere platonicamente il conflitto tra giustizia e vendetta. In un certo senso così il film diventa corale, facendo entrare diversi tipi di testimonianze. Queste esplicitano le differenti influenze che gli abusi possono provocare nella maturazione di un individuo.

    Il rapporto familiare è invece l’esemplificazione del sovvertimento dell’equilibrio costituito in seno alla famiglia, in quanto la decisione di uscire dal silenzio tende ad intaccare spesso i rapporti con i propri parenti. Dall’altro lato la famiglia, ovvero l’altra istituzione del film, in un certo senso si presta un po’ al gioco della Chiesa dal momento che spesso, per evitare lo scandalo e distruggere la normalità, decide di rimanere inerte davanti alla sacra istituzione. La comunità familiare, così come quella ecclesiastica, predilige quindi la normalità. La stessa normalità con cui beffardamente Barbarin pronuncia le parole che danno il titolo al film e che raffigura la scandalosa visione del problema da parte della Chiesa.

    Il lato tecnico – Grazie a Dio recensione

    Procediamo nella recensione di Grazie a Dio approfondendo il lato tecnico dell’opera. Tecnicamente l’opera risulta sicuramente ben interpretata e vede in Melvil Poupaud e François Marthouret dei buonissimi caratteristi. Inoltre è indubbia anche la pregevole caratterizzazione di Denis Menochet, ma più di tutti stupisce un istrionico Swann Arlaud. Egli non solo ci fa vivere il dramma interiore di questo personaggio, bensì risulta convincente anche nella rappresentazione fisica.

    La regia di Grazie a Dio è molto buona e riesce sicuramente a fare un bel compendio tra la perizia tecnica, testimoniata soprattutto in apertura con piani sequenza e inquadrature di stampo godardiano, e il contenuto della narrazione. Molto interessante anche la scelta della lettura delle email con la voce fuori campo, la quale dona al tutto una dimensione più intima, quasi si tratti di una confessione. Tuttavia la scelta più brillante del comparto registico è da ritrovarsi nei flashback degli abusi dove la fotografia tocca le sue vette più alte. Allo stesso tempo la pellicola realizza una vera e propria trasformazione dei luoghi sacri in spazi esecrabili.

    La scenografia è convincente e a tratti sorprende, così appunto come la fotografia. Grande pecca del film risulta essere invece la colonna sonora, a tratti impalpabile e per niente d’effetto. Inoltre la seconda parte della pellicola contiene alcuni errori di scrittura grossolani, i quali purtroppo intaccano quanto di buono fatto nella prima parte. Infatti il film ha il suo più grande difetto in un differenziale che viene a costituirsi tra prima e seconda parte del lungometraggio; questo da un lato è sicuramente un problema da imputare al montaggio, ma non preclude le responsabilità del regista.

    Considerazioni finali: Grazie a Dio recensione

    È necessario sottolineare come la pellicola si qualifichi come una buonissima opera filmica. Essa è capace non solo di riportare abilmente i fatti accaduti nel 2014 in Francia, ma riesce a far riflettere e pensare. Vi è poi da lodare la ricerca dell’opera di approcciarsi in maniera originale all’argomento trattato, ponendo in primo piano le vittime della pedofilia. Inoltre forse i 140 minuti del film sono un po’ troppi nell’economia dell’opera; visto e considerato che gli ultimi venti non aggiungono nulla alla ricostruzione storica dei fatti.

    Concludendo la nostra recensione di Grazie a Dio si capisce come il film abbia avuto il consenso della critica, ma con un occhio più attento si possono trovare dei difetti, alcuni purtroppo anche importanti. Pertanto il film, pur ritagliandosi un suo spazio e risultando ben più che interessante, a tratti risulta deficitario e non riesce a tenere l’asticella alta. Per questo motivo la valutazione non può che essere buona, ma non ottima come la prima parte del film aveva fatto intravedere.

    Grazie a Dio

  • Ozon: «La Chiesa voleva fermare il mio film sulla pedofilia»

    Ozon: «La Chiesa voleva fermare il mio film sulla pedofilia»

    Il regista francese racconta a Il Sole 24 Ore il film «Grazie a Dio», Orso d’argento a Berlino, ispirato a una storia vera, sugli abusi di un sacerdote di Lione sui ragazzi della sua parrocchia

    di Cristina Battocletti

    Grazie a Dio è l’ultimo film di François Ozon, che ha vinto l’Orso d’argento alla scorsa edizione del festival del cinema di Berlino, nei cinema da giovedì, distribuito da Academy Two. La pellicola, che ha fatto un milione di spettatori in Francia, è tratta da una storia vera , accaduta nella diocesi di Lione, in cui decine di bambini, ormai diventati adulti, fanno i conti con l’abuso sessuale subito dal parroco Bernard Preynat (nel film interpretato dal Bernard Verley). Nonostante i molti anni passati, gli ex ragazzi, vittime di pedofilia, nell’accorgersi che il parroco è ancora a contatto con i bambini, decidono di interpellare il responsabile della diocesi, il Cardinale Barbarin (François Marthouret) perché lo scempio non si ripeta.

    Scritto dallo stesso regista francese, il film ha inizio dalla storia di Alexandre Guérin (Melvil Poudad), un uomo che, nonstante abbia una bella e numerosa famiglia, non riesce a dimenticare ancora le ferite di quelle”attenzioni”. Quando si imbatte in un muro di gomma da parte della Chiesa che tenta di insabbiare la vicenda, decide di denunciare padre Preynat, supportato da altre due vittime, François Debord (Denis Ménochet) ed Emmanuel Thomassin (Swann Arlaud).

    Il Sole 24 Ore lo ha incontrato a Milano, Fraçois Ozon.

    È vero che avete girato il film in segreto per paura delle interferenze della Chiesa cattolica?

    Sì, abbiamo utilizzato un titolo diverso durante le riprese, perché se avessi usato quello con cui ora il film esce nelle sale, Grazie a Dio, avrebbero tutti collegato la trama al cardinale Barbarin, che pronunciò quella frase, riferita alla prescrizione della pena, facendo un enorme scalpore in Francia. Il titolo utilizzato era Alexandre e fingevamo fosse la storia di tre amici sulla quarantina che si ritrovavano. Questo ci ha permesso di girare in luoghi che altrimenti non sarebbero stati autorizzati.

    Poi però quando è stato pubblicato il trailer e si è capito quale fosse effettivamente il soggetto del film, immediatamente gli avvocati delle gerarchie ecclesiastiche si sono mossi cercando di impedirne l’uscita, in particolare quelli del sacerdote, di Preynat, chiedendo che venisse rimandata dopo il processo. Il problema è che il processo a tutt’oggi non è stato fatto e chissà mai se mai si farà. Il tentativo evidente era quello di impedire che il film uscisse. I giudici hanno dovuto mettere sul piatto della bilancia la libertà creativa e di espressione di un artista, e dall’altra la presunzione di innocenza dell’imputato. Hanno deliberato a favore della libertà creativa, determinando appunto che il film fosse di pubblica utilità, anche perché Preynat non ha mai negato di aver effettivamente abusato di questi bambini. Tutto questo ci ha procurato molta pubblicità e il film ha fatto un milione di spettatori in Francia.

    Io forse sono stato un po’naif perché la mia scelta è stata quella di mantenere i veri nomi dei rappresentanti della Chiesa esattamente come sono ed è per questo che sono stato attaccato; ma del resto non c’è alcuna rivelazione, alcuno scoop rispetto alle azioni che ha fatto la diocesi di Lione e la Chiesa tutta in merito a questa vicenda. Tutto quello che viene detto nel film da parte loro era già uscito e pubblicato sugli organi di stampa. Gli elementi nuovi che introduce il film riguardano le vittime stesse, il loro privato, i loro rapporti familiari e personalmente mi sarebbe sembrato ipocrita cambiare i nomi del cardinale, del sacerdote. Questo dimostra quanto il cinema faccia paura.

    Che reazioni ha avuto dalla gente comune che si considera cattolica?

    Penso che il successo del film sia dovuto ai cattolici che sono venuti a vedere il film in massa a Lione. È evidente che nessun cattolico può dichiararsi a favore della pedofilia. Alcuni cattolici hanno fatto delle dichiarazioni a favore di Barbarin, dicendo che ha agito bene, nelle sue facoltà. Ovviamente tutti i cattolici sono contro Preynat, ma ce ne sono alcuni a favore del cardinale.

    La gerarchia ecclesiastica era molto inquieta e preoccupata per il film. Una volta che l’ha visto si è rilassata perché ha trovato che fosse un film molto equilibrato e ha avuto la conferma che non è contro il dogma della religione cattolica, ma contro quella parte di istituzione cattolica teatro di queste vicende. Ora la Chiesa cattolica utilizza il mio film per la formazione dei giovani sacerdoti.

    https://www.ilsole24ore.com/art/ozon-la-chiesa-voleva-fermare-mio-film-pedofilia-ACathBs

  • Ozon, la mia storia di preti e pedofilia

    Ozon, la mia storia di preti e pedofilia

    In sala ‘Grazie a Dio’. Regista, racconto fragilità degli uomini

    ROMA – ‘Grazie a Dio’ di Francois Ozon è un film sorprendente, duro, che, nonostante il tema per nulla mainstream (preti e pedofilia), ti prende come il più appassionante dei thriller. Il fatto è che in questo film, tratto da una storia vera (il caso Preynat-Barbarin su abusi sessuali ai danni di minori commessi nella diocesi di Lione) e in sala dal 17 ottobre con Academy Two, le emozioni sono tante: uomini adulti che confessano nei minimi particolari, e tra mille imbarazzi, gli abusi subiti trent’anni prima e, soprattutto, la prepotenza della Chiesa nel negare i fatti, la sua ostentata impunità.

    “Non volevo fare un film sul cattolicesimo e sulla pedofilia, ma piuttosto sulla fragilità maschile. Una cosa che si vede poco al cinema” ci tiene a dire oggi a Roma il regista. Protagonista del film – che ha vinto il premio della Giuria al Festival di Berlino – è Alexandre (Melvil Poupaud) che un giorno scopre come padre Preynat (Bernard Verley), il prete che lo ha molestato durante l’infanzia, è tornato a dir messa nella regione di Lione. Una cosa assurda perché Alexandre, oltre ad essere una vittima, è anche un padre e non accetta che il sacerdote possa avere ancora contatti con altri bambini. Considerato che la Chiesa si rifiuta di sanzionare Preynat, grazie anche alla copertura dal cardinale Barbarin (Francois Marthouret), Alexandre è pronto ad agire per conto suo, e poi insieme ad alcuni amici di vecchia data ed ex vittime, Francois (Denis Ménochet) ed Emmanuel (Swann Arlaud). Iniziano così le denunce alla giustizia ordinaria, anche se nella maggior parte dei casi i reati sono andati in prescrizione. Lentamente le vittime degli abusi escono allo scoperto e prendono coraggio, anche grazie alla costituzione di un’associazione che raccoglie le testimonianze degli abusi, e così la battaglia all’omertà ecclesiastica prende forza fino a trovare giustizia.

    Questa la situazione giudiziaria ad oggi. Preynat è stato costretto dalla Chiesa alle dimissioni dello stato clericale, ma è ancora sotto processo per la giustizia ordinaria, mentre il cardinale Barbarin, colpevole di “omessa denuncia di maltrattamenti” in primo grado, ha presentato le sue dimissioni a Papa Francesco che le ha però rifiutate. “A Lione il film ha avuto un successo imprevedibile e inatteso – dice Ozon – come d’altronde in tutta la Francia dove ha ottenuto un milione di spettatori. Va detto che c’è stata una forte resistenza della Chiesa, una cosa che alla fine ci ha fatto anche pubblicità. Ma una cosa è certa, a pochi giorni dall’uscita prevista del film nessuno di noi era certo che sarebbe mai arrivato in sala”. “Da parte della Chiesa – spiega il regista – si continua a parlare di tolleranza zero verso queste cose, ma di fatto le azioni non sembrano seguire questa volontà. Ad esempio – conclude – dispiace pensare che Papa Francesco a tutt’oggi non abbia accettato le dimissioni di Barbarin”.

    http://www.ansa.it/sito/notizie/cultura/cinema/2019/10/10/ozon-storia-di-preti-e-pedofilia_3ba3209d-f592-4169-b2f6-e40afbea189b.html

  • Pedofilia, Padre Bernard Prenyat ‘spretato’/ Lione, condannato per abusi su minori

    Pedofilia, Padre Bernard Prenyat ‘spretato’/ Lione, condannato per abusi su minori

    Tribunale Ecclesiastico di Lione condanna alla massima pena Padre Bernard Preynat: dimesso da stato clericale dopo gli abusi di pedofilia “contro grande numero di vittime”

    Il Tribunale Ecclesiastico di Lione ha emesso la condanna per pedofilia con massimo della pena possibile nei confronti di Padre Bernard Prenyat, il sacerdote che avrebbe abusato di un gruppo scout negli anni tra il 1986 e il 1996: ebbene secondo le regole del Diritto Canonico, il prete è stato dimesso dallo stato clericale e di fatto da oggi non può più considerarsi membro del clero cattolico. «Alla luce dei fatti, della loro persistenza e del grande numero di vittime è stato dimesso dallo stato clericale» si legge nel comunicato diffuso dalla Conferenza Episcopale francese in merito al processo penale contro Padre Preynat. «In seguito alla revoca della prescrizione da parte della Congregazione per la dottrina della fede e all’apertura del processo giudiziario il 6 agosto 2018, il Tribunale ecclesiastico incaricato del caso di padre Bernard Preynat si è riunito oggi per rendere pubblico il suo verdetto. Padre Bernard Preynat è stato condannato per aver commesso reati sessuali contro minori di età inferiore ai 16 anni», spiega la durissima sentenza francese che chiude quantomeno un capitolo della difficile e complessa vicenda legata anche all’Arcivescovo di Lione, il Card. Philippe Barbarin che di recente ha rassegnato le dimissioni a Papa Francesco a seguito della condanna (in data 7 marzo) proprio per la presunta “copertura” di Padre Preynat. «Alla luce dei fatti e della loro persistenza, il gran numero di vittime, il fatto che padre Bernard Preynat abbia abusato dell’autorità conferitagli dalla sua posizione nel gruppo di scout che lui stesso aveva fondato e che dirigeva dalla sua creazione, assumendone la duplice responsabilità di capo e cappellano, la Corte ha deciso di applicare la pena massima prevista dalla legge della Chiesa in tal caso, cioè la dimissione dello stato clericale. Padre Bernard Preynat può, se lo desidera, fare appello al Tribunale della Congregazione per la dottrina della fede entro un mese dalla notifica della sentenza. Dopo questo tempo, la pena diventerà esecutiva», spiega la sentenza del Tribunale Ecclesiastico di Lione.

    “SPRETATO” IL SACERDOTE CHE MISE NEI GUAI L’ARCIVESCOVO DI LIONE

    Da ultimo, la Corte considera la colpevolezza di Padre Bernard Preynat ora del tutto pienamente, con il Tribunale che d’ora in poi può dedicarsi «allo studio di ciascuna delle richieste di risarcimento finanziario delle vittime». Negli anni ’70 e ’80, il sacerdote francese era stato responsabile di un gruppo di scout a Sainte-Foy-lès-Lyon, all’epoca non collegato ai grandi movimento di scoutismo, e quindi non era oggetto di ispezioni. Furono poi decisive le denunce fatte dall’associazione “La Parole Libérée” diversi decenni dopo a rivelare l’entità gravissima degli abusi di pedofilia compiuti in quegli anni: la revoca della prescrizione da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede, effettuata su richiesta del cardinale Barbarin, «aveva permesso l’apertura di un procedimento giudiziario il 6 agosto 2018, al fine di integrare nel processo le richieste di risarcimento delle parti», riporta Vatican News. Proprio il Cardinale di Lione è stato accusato e condannato in primo grado a 6 mesi di carcere (con sospensione della pena) per la presunta “copertura” delle ignominie fatte da Preynat, con notevoli dubbi però in merito alla vicenda: Papa Francesco ha rifiutato e non accettato le dimissioni di Barbarin, che ha comunque deciso di ritirarsi prima del processo d’appello del prossimo novembre, perché lo ritiene innocente come del resto si è sempre professato il Cardinale. L’Arcivescovo non è stato condannato per aver “direttamente” coperto gli abusi sessuali di Preynat ma perché avrebbe omesso di denunciarlo dopo aver scoperto quel passato, assegnandoli invece incarichi pastorali fino al 2015: al processo l’arcivescovo si è sempre difeso evidenziando il contesto e le ragioni che lo avevano spinto, come guida della Chiesa a Lione, «a non rinnegare bruscamente la linea di condotta dei suoi predecessori, a cominciare dal cardinale Albert Decourtray, in carica a Lione fino alla morte giunta nel 1994» come riportava l’Avvenire diversi mesi fa. La procura lo ha condannato lo stesso, non ritenendo valide quello scambio di lettere nel 2015 tra l’Arcivescovo e il Vaticano dove veniva consigliato il licenziamento del prete Preynat «evitando lo scandalo pubblico», seguito alla perfezione dal cardinale Barbarin.

    Pedofilia, Padre Bernard Prenyat ‘spretato’/ Lione, condannato per abusi su minori

  • Pedofilia, il sacerdote di Lione dimesso dallo stato clericale

    Pedofilia, il sacerdote di Lione dimesso dallo stato clericale

    Il sacerdote Bernard Preynat è riconosciuto colpevole di abusi sessuali su minori

    MILANO – Pedofilia, il sacerdote di Lione dimesso dallo stato clericale. Il sacerdote Bernard Preynat è riconosciuto colpevole di abusi sessuali su minori. E dimesso dallo stato clericale dal Tribunale ecclesiastico collegiale. Dopo che il 73enne è accusato di aver abusato di giovani scout che gli erano stati affidati alla periferia di Lione. Secondo quanto ha riferito Vatican News, in attesa di un processo civile la cui data non è ancora fissata, un tribunale ecclesiastico si è riunito per emettere il proprio verdetto. Il caso ha suscitato grande clamore nella diocesi di Lione e in tutta la Chiesa di Francia. Questo caso ha provocato il ritiro del cardinale Barbarin. Che non era a capo della diocesi di Lione al momento dei fatti, ma aveva lasciato Preynat in carica in parrocchia fino al 2015.

    Padre Preynat “è riconosciuto colpevole di aver commesso atti delittuosi di carattere sessuale su minori di età inferiore ai 16 anni”. Questa è la formula usata dal Tribunale ecclesiastico collegiale incaricato del suo processo penale, in un comunicato diffuso dalla Conferenza dei vescovi di Francia. “Il Tribunale ha deciso di applicare la pena massima prevista dal diritto della Chiesa in questo caso, cioè le dimissioni dello stato clericale”, ha proseguito. Padre Preynat può ancora fare appello al Tribunale della congregazione per la dottrina della fede entro un mese, sottolinea Vatican News, periodo intercorso il quale la condanna diventerà esecutiva.

    (LaPresse)

  • Bari, “Pedofilia clericale: non nascondiamola!”

    Bari, “Pedofilia clericale: non nascondiamola!”

    Il delicato argomento della pedofilia clericale sotto i diversi aspetti medico-psicologici, giuridici e di diffusione sul territorio italiano.

    Intervengono

    Francesco Zanardi
    Fondatore RETE L’ABUSO e ECA GLOBAL
    «Chiesa e pedofilia: Report dell’ONU e complicità dello Stato italiano»

    Maria Grazia Foschino
    Responsabile SSD di Psicologia – GIADA Ospedale Pediatrico «Giovanni XXIII»
    «Abusi sessuali in canonica. Esiti sulla salute delle vittime minorenni»

    Marilena Lanzellotto
    Coordinatrice Regionale ONDIF (Osservatorio Nazionale Diritto di Famiglia)
    «Tutela del minore tra legislazione italiana e disposizioni pontificie motu proprio»

    Modera Rosy Paparella
    Formatrice ed esperta in diritti dell’infanzia e dell’adolescenza

    Introduce Vittorio Betti
    Coordinatore del Circolo Uaar di Bari

    https://www.uaar.it/appuntamenti/2019-06-11-bari-pedofilia-clericale-non-nascondiamola/

  • La Chiesa risarcirà le vittime di un prete pedofilo francese

    La Chiesa risarcirà le vittime di un prete pedofilo francese

    La Chiesa vuole istituire al più presto una scala di compensazione del dolore per coloro che hanno subito gli abusi di padre Bernard Preynat nella chiesa di Saint-Luc, vicino a Lione

    di 

    A Lione sta per finire dopo anni di attesa il processo canonico a padre Bernard Preynat, accusato di violenza sessuale su dozzine di minori, dagli anni ’70 in poi. Lo riferisce la rivista online francese Mediapart che sottolinea che “entro due mesi” sarà consegnata la sentenza. Successivamente la Chiesa deciderà l’importo del risarcimento per ciascuna vittima, una procedura ritenuta “straordinaria”.

    Non solo: il giornale annuncia anche che la Chiesa vuole istituire al più presto una scala di compensazione del dolore. Il processo canonico a Preynant – che non è stato mai giudicato in un processo civile – sarebbe ripreso a settembre “dopo oltre tre anni di colpi di scena”, scrive Mediapart che aggiunge: “L’istruzione del dossier è terminata a fine aprile”.

    Caso emblematico dello scandalo della pedofilia nella Chiesa francese, la vicenda ha coinvolto l’arcivescovo di Lione, il cardinale Philippe Barbarin, condannato nel marzo scorso da un tribunale francese a sei mesi con la condizionale per non aver denunciato gli abusi sessuali perpetrati da padre Preynat e di cui era a conoscenza.

    Barbarin in seguito ha anche presentato le proprie dimissioni a Papa Francesco. In una udienza privata, il Pontefice le ha rifiutate, invitandolo a lasciare la diocesi lionese. Ora Barbarin e’ in un luogo di ritiro lasciando la guida della diocesi al vicario generale moderatore, padre Yves Baumgarten.

    Il sacerdote Preynat, ora 72enne, ha officiato nella chiesa di Saint-Luc, di Sainte-Foy-les-Lyon, comune della metropoli di Lione, dal 1971 al 1991. Considerato un prete dinamico e carismatico, Preynat sovrintese centinaia di giovani scout (dai 7 ai 10 anni) della parrocchia e durante i numerosi campi estivi, primaverili e le attività del sabato e della domenica, abusò di loro.

    Storie drammatiche e dolorose che le vittime – ora anche padri di famiglia – sono riuscite a esternare, solo dopo 30-40 anni, grazie all’aiuto ricevuto dall’associazione La parole libérée. Del caso Preynat era a conoscenza la diocesi di Lione ma il sacerdote, nonostante le denunce dei molti genitori, continuò la sua attività in parrocchia. Venne anche trasferito in altre chiese ma proseguì a occuparsi di catechismo e a celebrare messe con i cori.

    Nel 2011 gli fu assegnata perfino la supervisione di una parrocchia più grande dal cardinale Philippe Barbarin, arcivescovo di Lione dal 2002, che in seguito lo nominò decano nel 2013. La drammatica e scioccante storia, che ancora deve venire totalmente alla luce, ha toccato profondamente l’opinione pubblica francese. Grazie al coraggio delle vittime molti particolari sono stati svelati, anche con indagini giornalistiche e un libro inchiesta di Marie-Christine Tabet ‘Grace a’ Dieu, c’est prescrit – L’affaire Barbarin’. Anche il regista Francois Ozon ha realizzato un film “Grace a Dieu”, presentato allo scorso Festival di Berlino. La pellicola ha vinto l’Orso d’argento – Gran premio della Giuria.

    Tornando alla fine del processo canonico per padre Bernard Preynat, la rivista francese rivela che alcune vittime hanno già inviato le loro richieste al tribunale ecclesiastico. Ma occorre quantificare il danno di anni di sofferenza. Pierre-Emmanuel Germain-Thill, dell’associazione La parole libérée afferma che chiederà tra i 50 mila e i 100 mila euro: “È molto difficile stimare i danni subiti. Ho aggiunto l’infortunio fisico e morale per oltre 30 anni. Ho usato droghe a causa del trauma, ho avuto delle spese mediche. Ho anche considerato i miei fallimenti scolastici, negli anni delle aggressioni”.

    Un’altra vittima – che preferisce rimanere anonima – precisa che farà richiesta di 100 mila euro così dipartite: 10 mila euro alla diocesi per non aver fatto ciò che era necessario per fermare il massacro di bambini innocenti, 90 mila euro a padre Bernard, 50 mila euro per il danno subito per diversi anni e 40.000 euro per mancato guadagno nella sua vita professionale a causa di conseguenze psicologiche.

    Ma c’è anche chi, come Didier Bardiau, non rende pubblica la cifra, che si presuppone alta, che vuole però devolvere alle associazioni che si occupano di supportare le vittime di pedofilia. “Mi è stato chiesto di dare un prezzo alla mia vita – sottolinea -. Non posso quantificarla..”. E poi Laurent Duverger, che rimane dubbioso sulla procedura. “Potrei facilmente stimare i miei costi dalle sedute psicologiche. Ma un divorzio, una famiglia finita all’aria, tre anni e mezzo di violenza sessuale, quanto valgono?”.

    https://www.agi.it/estero/pedofilia_risarcimento_chiesa_preynat-5639425/news/2019-06-12/

  • TG Tele Bari. Incontro UAAR

    TG Tele Bari. Incontro UAAR

    Questo pomeriggio nel centro polifunzionale degli studenti un convegno sul fenomeno della pedofilia clericale organizzato dal circolo unione degli atei e degli agnostici razionalistici di paris in chianti una conferenza dal titolo pedofilia clericale non nascondiamo la quella che questo pomeriggio si è tenuta nel centro polifunzionale degli studenti organizzata dal circolo unione degli atei e degli agnostici razionalisti di bari.

    Tanti gli interventi che hanno affrontato un tema di triste attualità come quello della pedofilia clericale esploso in modo vertiginoso al centro di numerosi interrogativi e indagini nel nostro paese l’italiano è stato denunciato dalla mia associazione alle nazioni unite c’è stata la seduta al 21 e 22 gennaio scorsi il 7 febbraio e l’onu ha rilasciato un report pesantissimo contro italia e attacca pesantemente innanzitutto l’autorità giudiziaria colpevole secondo le nazioni unite e anche secondo noi che l’abbiamo deportato di non fare indagini nei confronti dei sacerdoti e quando le fa purtroppo le condanne sono sempre veramente molto lievi.

    L’argomento è stato analizzato nel corso dell’incontro da più punti di vista dal report dell’onu sulla chiesa sulla pedofilia di francesco zanardi fondatore delle reti l’abuso e ca global ad un focus sulla tutela del minore tra legislazione italiana e disposizioni pontificio dalla coordinatrice regionale dell’osservatorio nazionale diritto di famiglia marilena lanzellotto analisi inoltre anche sui danni subiti dalle vittime minorenni a causa delle violenze tema affrontato dalla dottoressa maria grazia foschini queste esperienze possono essere alla base delle problematiche di tipo mentale più importanti dal disturbo da stress post traumatico depressione ansia problematiche di adattamento di relazione con gli altri però dobbiamo intervenire precocemente e precocemente mettere in atto tutti i processi riparativi e la crescita può riprendere tranquillamente

  • Processo al ‘Santone’ per pedofilia a Catania, si farà a porte chiuse

    Processo al ‘Santone’ per pedofilia a Catania, si farà a porte chiuse

    Si svolgerà a porte chiuse, per la delicatezza dei temi trattati dal procedimento, il processo ’12 apostoli’ per presunti abusi sessuali su minorenni consumati in una comunità di ispirazione cattolica. Lo ha deciso, accogliendo la richiesta della Procura, il presidente della seconda sezione penale del Tribunale di Catania, Ignazia Barbarino, che ha rinviato per un difetto di notifica la prima udienza, prevista per oggi, al 14 ottobre. Tra i quattro imputati il ‘santone’ Piero Alfio Capuana, 75enne bancario in pensione, alla guida della comunità che avrebbe abusato di ragazzine tra i 13 e i 15 anni, in alcuni casi con la complicità delle madri delle vittime. Con lui a processo anche tre presunte fiancheggiatrici: Katia Concetta Scarpignato, Fabiola Raciti e Rosaria Giuffrida Secondo l’accusa, gli abusi erano presentati come purificazione compiuti da un ‘arcangelo’ reincarnato, plagiando le ragazze. Nel processo alcune delle giovani vittime si sono costituite parte civile assistite dagli avvocati Tommaso Tamburino e Salvo Pace. In aula era presente anche l’avvocato Giampiero Torrisi legale della Diocesi di Acireale che alla prossima udienza chiederà di costituirsi in processo come parte civile. Intanto ha avuto accesso al rito abbreviato uno dei tre indagati per favoreggiamento: l’ex presidente dell’Associazione cattolica cultura ed ambiente di Aci Bonaccorsi, Salvatore Torrisi, con la prima udienza fissata per il 28 ottobre. Per gli altri due – l’ex deputato e assessore regionale, Domenico ‘Mimmo’ Rotella, marito di Rosaria Giuffrida, e il sacerdote, padre Orazio Caputo – è in corso l’udienza preliminare per la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla Procura. Da intercettazioni della polizia postale di Catania emergerebbe che il sacerdote avrebbe appreso nel segreto della confessione delle indagini avviate su una denuncia per abusi sessuali e avrebbe avvisato dell’attività in corso Torrisi e Rotella. Nell’inchiesta sono confluiti gli incidenti probatori con gli interrogatori delle vittime. Titolari dell’inchiesta ’12 apostoli sono il procuratore Carmelo Zuccaro, l’aggiunto Marisa Scavo e il sostituto Agata Consoli.

    https://www.nuovosud.it/articoli/92669-cronaca-catania/processo-al-santone-pedofilia-catania-si-far%C3%A0-porte-chiuse

  • Pedofilia, al governo dovrebbero leggere con attenzione il decreto di Papa Francesco

    Pedofilia, al governo dovrebbero leggere con attenzione il decreto di Papa Francesco

    di Marco Politi

    Matteo Salvini e Luigi Di Maio farebbero bene a leggere attentamente l’ultimo decreto di papa Francesco sugli abusi. E sarebbe utilissimo che lo leggesse anche il premier Conte, che ha un legame particolare con padre Pio e dunque dovrebbe interessarsi alla sorte degli umili.

    Il documento papale mette finalmente la Chiesa sui binari giusti. L’Avvenire, il giornale dei vescovi, ha titolato efficacemente: “Uno sportello in ogni diocesi”. E’ quello che per quasi dieci anni la Conferenza episcopale italiana (come il 90 per cento delle diocesi del mondo) si è rifiutata di fare. Soltanto l’anno scorso, sotto la guida del cardinale Gualtieri Bassetti, la Cei ha istituito un Servizio nazionale di prevenzione e in questi mesi sta organizzando la rete dei servizi regionali. Vedremo se saranno messi in piedi questi sportelli perché senza strutture permanenti e visibili di ascolto le vittime non saranno incoraggiate a denunciare i criminali, che hanno abusato di loro.

    Il decreto di Francesco è fondamentale perché obbliga le conferenze episcopali di tutto il mondo a mettersi in regola entro dodici mesi. I cardini della svolta sono molteplici. L’obbligo di denuncia al vescovo di qualsiasi abuso attuato ai danni di minori e “persone vulnerabili”. Vale anche per ogni costrizione che tramite violenza, minaccia o abuso di autorità, porti qualsiasi individuo a “compiere o subire atti sessuali”. Quindi per essere precisi: è delitto anche spingere adulti ad atti sessuali servendosi del potere clericale sulle coscienze. E’ quello, per intenderci che hanno fatto alcuni cardinali come Mc Carrick in America oppure O’Brien in Scozia (entrambi espulsi dal collegio cardinalizio da Francesco), quando si sono portati a letto seminaristi o preti maggiorenni. Ed è quello che hanno fatto centinaia, se non migliaia, di preti e vescovi ai danni di suore in varie parti del mondo.

    E’ un colpo preciso all’atteggiamento di omertà largamente diffuso nel mondo ecclesiastico. Il decreto – ed è altrettanto importante – sottolinea che al denunciante “non può essere imposto alcun vincolo di silenzio riguardo al contenuto” della denuncia. Una rivoluzione copernicana rispetto all’obbligo del silenzio imposto solennemente in passato.

    Altro elemento cruciale è quello di avere stabilito procedure precise anche nei confronti di qualsiasi vescovo e patriarca (i cardinali sono tutti vescovi) colpevole di abusi o di insabbiamenti. E’ stato anche stabilito che il denunciante ha diritto di essere informato dell’esito del processo.

    Ci sarà da tornare su tutta la materia perché molto resta ancora da fare per rendere organica la repressione degli abusi e la loro individuazione all’interno della Chiesa. Ma per Conte, Di Maio e Salvini è di diretta rilevanza l’articolo finale del decreto: l’articolo 19. E’ intitolato “Osservanza delle leggi statali”. E recita: “Le presenti norme si applicano senza pregiudizio dei diritti e degli obblighi stabiliti in ogni luogo dalle leggi statali, particolarmente quelli riguardanti eventuali obblighi di segnalazione alle autorità civili competenti”.

    Le associazioni internazionali delle vittime hanno fatto notare che il Vaticano dovrebbe imporre in tutto il mondo cattolico la regola che i crimini si denunciano alla polizia e alla magistratura. In Vaticano, ufficiosamente, fanno notare che ci sono paesi corrotti e non democratici in cui denunce anche false potrebbero portare ad eliminare dalla scena preti o vescovi scomodi. E’ un’osservazione su cui riflettere. Ma non può essere in nessun caso un alibi per non applicare negli Stati democratici la regola ferrea che i vescovi informati debbano denunciare alle autorità civili gli abusi compiuti dal clero. Esistono norme in tal senso negli Stati Uniti e in Francia.

    Non c’è nessun motivo perché governo e Parlamento italiano non si dotino di una identica legge, che menzioni esplicitamente la responsabilità dell’autorità ecclesiastica. Salvini, che ci tiene tanto alla sovranità italiana, batta un colpo. Di Maio, che tanto parla di trasparenza, proponga questa norma di elementare civiltà. E il premier Conte, così legato a padre Pio anche per ragioni familiari, porti in Consiglio dei ministri un decreto a protezione degli umili abusati.

    Certo, sarebbe un segno di risveglio se il Partito radicale, ispirandosi al coraggio di Pannella, e le comunità di base cristiane, che tante volte hanno preso la parola per denunciare il prepotere clericale, portassero in Parlamento una legge di iniziativa popolare per attuare in Italia la regola dell’obbligo di denuncia sui crimini dei preti predatori.

    Gli uomini di governo e i parlamentari distratti possono andare a leggersi il Fatto Quotidiano di domenica scorsa. Parla del prete Giovanni Trotta, che fu processato e condannato dal Sant’Uffizio per abusi e spretato. Ma il Vaticano suggerì al vescovo locale di non dire nulla per non turbare i fedeli. Con il risultato che Trotta ha continuato a portare la tonaca e ad allenare una squadra di calcio di ragazzi. Risultato: altri dieci bambini abusati (e una condanna in appello a Bari a 20 anni di carcere).

    Ci fosse stata una norma, che obblighi i vescovi alla denuncia, non sarebbe successo. Perciò non ci sono più alibi. Tocca all’Italia darsi le giuste leggi.
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/05/13/pedofilia-al-governo-dovrebbero-leggere-con-attenzione-il-decreto-di-papa-francesco/5175664/