Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Pedofilia, cardinale Barbarin condannato in Francia, si dimette

    Pedofilia, cardinale Barbarin condannato in Francia, si dimette

    Tribunale di Lione, 6 mesi di prigione con la condizionale

    L’arcivescovo di Lione e cardinale Philippe Barbarin ha offerto le sue dimissioni dopo la condanna a 6 mesi di prigione con la condizionale per mancata denuncia di abusi sessuali su minori perpetrati da un sacerdote negli anni ’70 e ’80.

    Barbarin, 68 anni, è stato condannato per mancata denuncia di abusi sessuali su minori, durante i campi scout, da padre Bernard Preynat. Barbarin intende ricorrere in appello dopo la decisione della giustizia francese: “La motivazione del tribunale non mi convince. Contesteremo dunque questa sentenza con tutti i mezzi utili della giustizia”, ha dichiarato il legale dell’alto prelato, Jean-Félix Luciani.

    Si terranno il 5 e il 6 giugno prossimi le prime udienze di appello davanti alla Court of Appeal dello Stato di Victoria nell’ambito del ricorso presentato dal cardinale australiano George Pell, giudicato colpevole di pedofilia e in attesa della sentenza. La corte si occuperà prima dell’istanza per il permesso di presentare appello e, superato il primo ostacolo, si passerà all’appello stesso. Passerebbero poi altre settimane prima che i giudici annuncino se l’appello è stato accolto o meno. Intanto, il verdetto è atteso per il 13 marzo: fino ad allora il 77enne prelato rimane in detenzione, i suoi legali non hanno fatto domanda di libertà su cauzione. Pell, come è noto, è stato giudicato colpevole lo scorso dicembre dalla County Court del Victoria per abusi sessuali su due coristi tredicenni nella sacrestia della cattedrale di St. Patrick a Melbourne nel 1996 e 1997, quando era vescovo di quella diocesi. In particolare, su di lui pesano 5 reati, ciascuno passibile di una pena di 10 anni di carcere: un reato di penetrazione di un minore sotto i 16 anni e di quattro reati di atti indecenti con minori di 16 anni.

    http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2019/03/07/francia-condannato-cardinale-barbarin_c000eb90-276e-4666-bda0-b412fc006b3a.html

  • Pedofilia, cardinale Barbarin condannato in Francia

    Pedofilia, cardinale Barbarin condannato in Francia

    Tribunale di Lione, 6 mesi di prigione con la condizionale

    http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2019/03/07/francia-condannato-cardinale-barbarin_c000eb90-276e-4666-bda0-b412fc006b3a.html
  • Philippe Barbarin, arcivescovo di Lione, condannato a sei mesi di prigione per avere coperto abusi sessuali

    Philippe Barbarin, arcivescovo di Lione, condannato a sei mesi di prigione per avere coperto abusi sessuali

    Il cardinale non aveva denunciato gli abusi sessuali di padre Bernard Preynat nei confronti di un gruppo scout tra il 1986 e il 1996

    Il cardinale Barbarin condannato a sei mesi di prigione per non avere denunciato gli abusi sessuali di padre Bernard Preynat, accusato di aver abusato di un gruppo scout tra il 1986 e il 1996.

    L’arcivescovo di Lione ha sempre ripetuto di non avere idea di cosa potesse essere giudicato colpevole. Di fatto il porporato, in Francia, incarna pienamente la crisi che la Chiesa sta attraversando con gli scandali di abusi e con gli insabbiamenti.

    Dopo le audizioni, la procuratrice Charlotte Trabut non aveva formulato accuse precise né contro l’arcivescovo né contro i cinque ex membri della diocesi indagati assieme a lui. Una posizione difficile da tenere dopo le testimonianze, crude e struggenti, consegnate da alcuni ex scout.

    Supportati dall’associazione di vittime ‘La Parole libérée’, nove uomini hanno prima accusato padre Preynat di averli abusati – fatti per i quali quest’ultimo non è stato processato -, quindi hanno presentato denuncia contro chi avrebbe coperto gli abomini del sacerdote. In assenza di procedimenti giudiziari, nel 2017 hanno fatto richiesta di convocazione diretta davanti al tribunale, che ha garantito loro un processo, bypassando le indagini che si erano chiuse con un nulla di fatto.

    “Non ho mai cercato di nascondere nulla, tantomeno questi fatti orribili”, si è difeso il prelato 68enne davanti al giudice, spiegando di aver saputo degli abusi di Padre Preynat solo nel 2014, quando una vittima si confidò con lui. Però per l’avvocato di parte civile, Jean Boudot, il cardinale era a conoscenza dei fatti almeno dal 2010, quando parlò con il prete dei rumors che giravano attorno a lui.

    La mancata denuncia di aggressione sessuale sui minori di 15 anni è classificata dal codice penale francese tra i reati di ostruzione alla giustizia. C’è però uno scambio di lettere avvenuto nel 2015 tra il vescovo e il Vaticano, che gli consigliava di licenziare il prete “evitando lo scandalo pubblico”: istruzioni seguite alla lettera dal cardinale, per sua stessa ammissione.

    https://www.repubblica.it/esteri/2019/03/07/news/philippe_barbarin_arcivescovo_di_lione_condannato_a_sei_mesi_di_prigione_per_avere_coperto_abusi_sessuali-220915135/?fbclid=IwAR0BwTyKvn771he8IYs-2c5p9rpOpSBnTvJW89nXzXHVyMFmJRP8wehcuco

  • Ex prete foggiano abusò di 9 ragazzini, via al processo di appello: “Gravi crimini contro l’infanzia”

    Ex prete foggiano abusò di 9 ragazzini, via al processo di appello: “Gravi crimini contro l’infanzia”

    Comincerà il prossimo 1 aprile 2019 il processo di Appello nei confronti dell’ex sacerdote 57enne foggiano Giovanni Trotta, imputato per i reati di violenza sessuale aggravata, produzione e diffusione di materiale pedopornografico e adescamento di minori ai danni di 9 minorenni di età compresa, all’epoca dei presunti abusi, fra i 12 e i 13 anni.

    Nel maggio 2018 Trotta è stato condannato in primo grado dal Tribunale di Foggia alla pena di 18 anni di reclusione e 120 mila euro. Attualmente l’ex sacerdote sta scontando in carcere un’altra condanna a 8 anni reclusione per violenza sessuale nei confronti di un 11enne. Da quella vicenda scaturì poi la seconda indagine che ha portato la magistratura barese a scoprire gli abusi sugli altri minorenni, tutti commessi nel 2014. Stando alle indagini della Polizia Postale, coordinate dai pm di Bari Simona Filoni e Domenico Minardi, Trotta, ridotto allo stato laicale fin dal 2012 proprio “per gravi crimini contro l’infanzia” ma che continuava a farsi chiamare don Gianni, avrebbe violentato cinque minori affidati alla sua custodia in quanto dirigente e allenatore della squadra di calcio frequentata dai bambini, nella provincia di Foggia, nonché loro docente di lezioni private, dei quali avrebbe abusato nella sua abitazione singolarmente o in gruppo, fotografandoli durante gli atti sessuali. E’ stato anche condannato per pornografia minorile e divulgazione di materiale pornografico e adescamento di altri quattro 12enni attraverso le chat di Whatsapp e Facebook.

    Dopo aver “ingenerato” nelle vittime “curiosità e una malsana fiducia” spiegano i giudici di Foggia nelle motivazioni della sentenza di primo grado, “Trotta procedeva a una escalation di provocazioni sessuali, fino a giungere al vero e proprio adescamento”. “Acquisita la fiducia nella vittima e creata una perversa complicità – prosegue il Tribunale – Trotta soddisfaceva le proprie pulsioni” e “turpi abitudini”. Per farlo, l’ex sacerdote aveva “creato una sorta di serbatoio di vittime” delle quali “contribuiva a distorcere la maturità sessuale, ingenerando una insana idea di normalità” attraverso “striscianti e graduali deviazioni”.(ANSA).

    Ex prete foggiano abusò di 9 ragazzini, via al processo di appello: “Gravi crimini contro l’infanzia”

  • Abusi, Lombardi: chi copre deve rispondere alla comunità

    Abusi, Lombardi: chi copre deve rispondere alla comunità

    Il moderatore del vertice vaticano fa il punto dell’incontro alla televisione francese Kto: «Dopo la testimonianza di una vittima c’è stato il silenzio del Venerdì Santo»

    IACOPO SCARAMUZZI
    CITTÀ DEL VATICANO

    È «estremamente grave» coprire gli abusi sessuali sui minori e i vescovi che lo fanno devono rispondere «non solo a Dio ma alla comunità, alla Chiesa»: padre Federico Lombardi ha fatto il bilancio del vertice convocato dal Papa in Vaticano con i presidenti delle conferenze episcopali di tutto il mondo (21 – 24 febbraio), di cui è stato moderatore, intervistato dalla televisione cattolica francese Kto, sottolineando che il «risultato più importante» dell’incontro è stata la presa di coscienza del problema da parte di tutti i presuli, che prima mancava, e precisando che ci sono «ancora passi da fare» nella Chiesa cattolica universale nell’accompagnamento delle vittime.

    La «coscienza universale non era ancora» presente in tutta la Chiesa «ed è esattamente il risultato più importante» dell’incontro, ha detto il Gesuita ospite venerdì sera della trasmissione Sans langue de buis. «Nel mondo, nella chiesa universale, abbiamo ancora situazioni differenti: ci sono persone molto consapevoli, che hanno fatto un percorso di ascolto, una conversione, e cercano di trovare risposte positive, ma ci sono altri che non hanno ancora capito bene, o non hanno capito per niente… Ci sono esperienze diverse, ci sono paesi dove non è stato ancora sollevato il problema. Il Papa ha capito che è un problema universale, ed era necessario convocare tutti i vescovi insieme affinché il corpo della Chiesa insieme prendesse coscienza e si mettesse in cammino per affrontare: un problema universale e una risposta universale», ha detto Lombardi.

    Ci sono, nella Chiesa, «resistenze», ma «non resistenze di opposizione, piuttosto di non comprensione: ed essere insieme, scambiarsi idee, ascoltare insieme testimonianze davvero molto forti, ha messo tutto in movimento: in soli tre giorni è stato un vero cammino». Se in passato c’erano vescovi che «dicevano che i preti sono loro figli e si preoccupavano di loro e di nascondere i colpevoli più che dei fedeli abusati», ora c’è «consapevolezza della responsabilità per tutti i figli della Chiesa», un campo nel quale c’è «ancora molto da fare, perché una cosa sono le linee guida e le procedure ma altra cosa, molto importante, è l’accompagnamento spirituale». In questo senso, «la responsabilità e l’accountability è una delle questioni più importanti, al centro dell’incontro» perché «coprire i crimini è una cosa estremamente grave. È la negazione della verità, della guarigione delle vittime ed è molto grave. Ora stiamo responsabilizzando i vescovi, che non solo sono responsabili ma se non agiscono bene devono risponderne: e questa è una delle cose concrete» che seguiranno all’incontro, «la procedure e le norme, per rendere conto non solo a Dio, ma alla comunità e alla Chiesa».

    All’incontro di fine febbraio, padre Lombardi ha notato che, in particolare, le testimonianze delle vittime sono state molto forti ed ha sottolineato in particolare la donna che, a porte chiuse, si è rivolta una sera ai vescovi: «È stata talmente forte che alla fine io, che ero il moderatore, non potevo dire più neanche una parola o fare annunci di lavoro per il giorno dopo: mi è sembrata la liturgia del venerdì santo e tutti, a partire dal Papa, con le lacrime agli occhi, sono passati a ringraziare questa donna, tutti sono partiti in silenzio: è stato uno dei momenti più effettivi dell’incontro. Non mi aspettavo che una testimonianza così breve sarebbe stata così potente per tutta l’assemblea». Ma, in generale, «per le vittime ci sono diversi passi da fare: il primo è ascoltare davvero, cosa che non è stata ancora fatta dovunque».

    Quanto al futuro, ha detto Lombardi: «Oggi ci sono persone che vengono alla luce sessant’anni dopo avere subito abusi: e quando arriveranno le persone che oggi sono in silenzio? Bisogna avere un quadro chiaro della dinamica del problema, e corriamo rischi importanti con lo sviluppo della società perché ci sono anche problemi nuovi con la digitalizzazione, la diffusione della pornografia, adulta e minorile: bisogna continuare ad approfondire e capire cosa succede».

    È necessario, ha detto l’ex Portavoce vaticano, «recuperare la credibilità per la comunità della Chiesa, per la missione di servizio dei giovani e dell’infanzia in solidarietà con l’umanità di oggi: le Nazioni Unite e tutti i paesi sono preoccupati della violenza sui minori, se la Chiesa vuole aiutare in modo efficace e credibile deve essere rinnovata e avere l’esperienza e la capacità di creare luoghi sicure per la gioventù a casa propria». Per questo, «non è solo una questione di organizzazione e procedura, è una questione molto più profonda», ha detto il Gesuita: la lotta agli abusi «è un test fondamentale del rinnovamento della Chiesa».

    In Francia, dove l’intervista è stata registrata e trasmessa, il tema degli abusi nella Chiesa sta avendo ampia eco. Nel paese, dove il nunzio apostolico è accusato di molestie, il prossimo giovedì, 7 marzo, il tribunale correzionale di Lione emetterà una sentenza nel processo che ha visto alla sbarra il cardinale Philippe Barbarin, arcivescovo della città francese, e cinque suoi ex collaboratori, accusati di non aver denunciato gli abusi sessuali che il sacerdote Bernard Preynat ha compiuto a danno di oltre settanta scout minorenni tra il 1986 e il 1991. Domani, martedì 5 marzo, la televisione franco-tedesca Arte manda in onda un documentario intitolato «Religiose abusate, l’altro scandalo della Chiesa», frutto di due anni di un’inchiesta internazionale sugli abusi sessuali subiti dalle suore di diversi paesi.

  • Vaticano: la stagione dell’ira

    Vaticano: la stagione dell’ira

    «Dies irae, dies illa, dies tribulationis et angustiae, dies calamitatis et miseriae, dies tenebrarum et caliginis, dies nebulae et turbinis, dies tubae et clangoris super civitates munitas et super angulos excelsos.»

    L’insieme della cronaca internazionale sugli abusi sessuali degli uomini di Chiesa (culminata a febbraio nel grande summit vaticano col quale il Papa oltre a condurre un collettivo atto penitenziale ha impostato una serie di rimedi alla catastrofe dimenticata) mostra al mondo le piaghe aperte dell’umanità con qualche sostanziale schifezza in più determinata dall’oblio in cui si sperava di far cadere i misfatti.

    Non aver reagito per tempo fa scontare alla Chiesa un peccato la cui condanna viene emessa con gli “interessi” del tempo e rappresenta un vulnus pericoloso per l’efficacia globale della sua azione.

    Ma non basta. La questione sessuale all’interno della Chiesa dovrà essere affrontata una volta per tutte visto che la pedofilia è soltanto la punta dell’iceberg di un problema secolare e comunque – come ha indicato la storica Lucetta Scaraffia a Euronews – gli abusi sulle religiose sono probabilmente un male ancora più dimenticato della pedofilia.

    E non ci sono quartieri che si salvano. Le remote periferie della Terra vengono assimilate alle porzioni benestanti delle città occidentali, europee.

    Il caso Preynat

    Il cardinale Philippe Barbarin, arcivescovo di Lione, ha contestato l’accusa di non aver denunciato gli abusi sessuali che il sacerdote Bernard Preynat ha compiuto a danno di decine di scout minorenni negli anni Settanta e Ottanta prevalentemente a Ste Foy Les Lyon, una delle periferie borghesi della ricca capitale della regione Auvergne-Rodano-Alpi.

    “Grâce à Dieu” (Gran Premio della giuria all’ultima Berlinale) è il titolo del film di François Ozon che riprende una poco felice esternazione del primate delle Gallie al processo che lo vede alla sbarra: Barbarin avrebbe detto :“Grazie a Dio è intervenuta la prescrizione” in relazione alle accuse ad un prete pedofilo.

    Con la proiezione del film di Ozon (fino all’ultimo si è tentato di ritardarne l’uscita in Francia) si riaprono le ferite anche fra i parrocchiani di Ste Foy Les Lyon i cui primi ricordi di Padre Preynat erano quelli di un “personaggio esuberante e amatissimo”, molto bravo nell’organizzare vacanze all’estero con i suoi scout. Questa come altre squallide vicende dimostrano quanto la catena di vigilanza gerarchica all’interno della Chiesa sia piena di falle e il reato di negligentia in vigilando diventi poi imperdonabile.

    L’associazione delle vittime dei pedofili francesi La Parole Libérée ha censito almeno 70 vittime presunte solo di padre Preynat, casi ormai in maggioranza prescritti.

    Le iniziative concrete che non possono fallire

    Dopo il summit del 21-24 febbraio tra papa Francesco e i capofila dei vescovi di tutto il mondo sulla protezione dei minori dagli abusi sessuali il moderatore dell’incontro, padre Federico Lombardi, ha informato sulle “iniziative concrete” che sono in gestazione come il nuovo Motu Proprio del papa ‘sulla protezione dei minori e delle persone vulnerabili’, per rafforzare la prevenzione e il contrasto contro gli abusi nella curia romana e nello Stato della Città del Vaticano. Ci sarà anche una nuova legge dello “Stato della Città del Vaticano e delle Linee guida per il Vicariato della Città del Vaticano sullo stesso argomento”.

    Si prospetta anche “La pubblicazione da parte della congregazione per la dottrina della fede di un ‘Vademecum’ che aiuterà i vescovi del mondo a comprendere chiaramente i loro doveri e i loro compiti”. Inoltre “nello spirito della comunione della Chiesa universale, il papa ha manifestato l’intenzione di favorire la creazione di ‘task force’ di persone competenti per aiutare le conferenze episcopali e le diocesi che si trovino in difficoltà per affrontare i problemi e realizzare le iniziative per la protezione dei minori”.

    «Giorno d’ira quel giorno, giorno di angoscia e di afflizione, giorno di rovina e di sterminio, giorno di tenebre e di caligine, giorno di nubi e di oscurità, giorno di squilli di tromba e d’allarme sulle fortezze e le torri.»

    https://it.euronews.com/2019/03/03/vaticano-la-stagione-dell-ira

  • Lecce, sacerdote indagato per pedofilia. In rete la telefonata con la vittima che lo incastra: “Era affetto, ora dammi l’Iban…”

    Lecce, sacerdote indagato per pedofilia. In rete la telefonata con la vittima che lo incastra: “Era affetto, ora dammi l’Iban…”

    “Abusi? Era affetto. Comunque mandami il tuo Iban, così se ti serve qualcosa”. E’ il contenuto di una telefonata registrata tra una presunta vittima di abusi sessuali e il sacerdote salentino 70enne che avrebbe approfittato di lui quando aveva 9 anni.

    Rete L’Abuso – associazione nata per sostenere le battaglie delle vittime di pedofilia nella Chiesa –  ha pubblica sul suo sito l’audio integrale della conversazione in cui prete ammette gli abusi e propone di regalare denaro all’uomo che oggi ha 40 anni e dopo molti anni ha trovato il coraggio di denunciare. La notizia a pochi giorni da summit sulla pedofilia voluto in Vaticano da papa Francesco.

    Abusi che si sarebbero protratti per sette anni, fino a quando la vittima decise di andare all’estero per farsi una nuova vita. Alle domande incalzanti dell’uomo che chiedeva il perché di quelle attenzioni morbose, il prete risponde: “Era natura, era un atto di affetto”.

    Alla fine il sacerdote nell’audio chiama in causa anche il vescovo, invitando il giovane a contattarlo. La telefonata risalirebbe al 2016 quando il 40enne stava per sposarsi e il sacerdote lo contattò per farli un regalo.

    Sulla vicenda la Procura di Lecce aveva già aperto un’inchiesta – come riporta il Nuovo Quotidiano di Lecce – e l’audio arricchirà il fascicolo aperto dalla pm Stefania Mininni che indaga sul sacerdote per abusi sessuali sui minori.

    Pedofilia, la telefonata di una vittima incastra il sacerdote: “Abusi? Si, ma con affetto. Dammi l’Iban…”

    La Curia aveva già adottato un provvedimento di ‘sospensione a divinis’ del sacerdote, ancor prima di conoscere l’esito dell’inchiesta pensale e dell’istruttoria aperta dal Vaticano. Per questo motivo la reazione del vescovo alla diffusione dell’audio è stata immediata.

    “A seguito della diffusione in rete di un file audio che svela i contenuti di una telefonata intercorsa tra un sacerdote della diocesi di Lecce e una persona che – stando al dialogo – risiederebbe in Germania, e soprattutto a seguito della fuorviante interpretazione offerta nei testi di lancio dal sito web che ha ritenuto di pubblicare la registrazione, si rende noto che l’arcivescovo Michele Seccia, informato del caso all’indomani del suo insediamento a Lecce, avvenuto nel dicembre 2017, ha immediatamente adottato nei confronti del sacerdote in questione tutti i provvedimenti cautelativi consentiti dalla normativa ecclesiastica vigente”.

    “Insinuare il sospetto che l’arcivescovo, venuto a conoscenza delle circostanze riferite nella telefonata, abbia anche solo tentato di coprire eventuali abusi, costituisce una grave distorsione della realtà. A seguito dei recenti sviluppi, infatti – prosegue la nota – monsignor Seccia ha provveduto a rendere ancor più rigide e perentorie le misure già adottate nei confronti del sacerdote. Pertanto egli, nel prendere ancora una volta le distanze da quanto dichiarato da quest’ultimo nel corso del colloquio telefonico captato, si riserva di adire le vie legali contro chi ha osato (o oserà) mettere in dubbio la sua correttezza, sostenuta da iniziative concrete e documentate, e contro chi ha tentato (o tenterà) di offendere il suo nome e quello dell’Istituzione che rappresenta”.

    https://bari.repubblica.it/cronaca/2019/03/01/news/prete_pedofilo_lecce-220413557/

  • Prete orco nel Foggiano: violenza sessuale su 9 ragazzini, fotografati durante gli atti sessuali (don Gianni a processo)

    Prete orco nel Foggiano: violenza sessuale su 9 ragazzini, fotografati durante gli atti sessuali (don Gianni a processo)

    Come ha riportato l’Ansa il 1 marzo 2019, il 1 aprile 2019 comincerà il processo di Appello nei confronti dell’ex sacerdote 57enne foggiano Giovanni Trotta, imputato per i reati di violenza sessuale aggravata, produzione e diffusione di materiale pedopornografico e adescamento di minori ai danni di 9 minorenni di età compresa, all’epoca dei presunti abusi, fra i 12 e i 13 anni.

    “Nel maggio 2018 Trotta è stato condannato in primo grado dal Tribunale di Foggia alla pena di 18 anni di reclusione e 120 mila euro. Attualmente l’ex sacerdote sta scontando in carcere un’altra condanna a 8 anni reclusione per violenza sessuale nei confronti di un 11enne di Pietramontercorvino. Da quella vicenda scaturì poi la seconda indagine che ha portato la magistratura barese a scoprire gli abusi sugli altri minorenni, tutti commessi nel 2014.

    Stando alle indagini della Polizia Postale, coordinate dai pm di Bari Simona Filoni e Domenico Minardi, Trotta, ridotto allo stato laicale fin dal 2012 proprio “per gravi crimini contro l’infanzia” ma che continuava a farsi chiamare don Gianni, avrebbe violentato cinque minori affidati alla sua custodia in quanto dirigente e allenatore della squadra di calcio frequentata dai bambini, nella provincia di Foggia, nonché loro docente di lezioni private, dei quali avrebbe abusato nella sua abitazione singolarmente o in gruppo, fotografandoli durante gli atti sessuali. E’ stato anche condannato per pornografia minorile e divulgazione di materiale pornografico e adescamento di altri quattro 12enni attraverso le chat di Whatsapp e Facebook.

    Dopo aver “ingenerato” nelle vittime “curiosità e una malsana fiducia” spiegano i giudici di Foggia nelle motivazioni della sentenza di primo grado, “Trotta procedeva a una escalation di provocazioni sessuali, fino a giungere al vero e proprio adescamento”. “Acquisita la fiducia nella vittima e creata una perversa complicità – prosegue il Tribunale – Trotta soddisfaceva le proprie pulsioni” e “turpi abitudini”. Per farlo, l’ex sacerdote aveva “creato una sorta di serbatoio di vittime” delle quali “contribuiva a distorcere la maturità sessuale, ingenerando una insana idea di normalità” attraverso “striscianti e graduali deviazioni”.

    http://amp.foggiatoday.it/cronaca/don-gianni-giovanni-trotta-violenza-sessuale-minori-pedofilia-pietramontecorvino-foggia.html

  • Francois Ozon: pedofilia e omertà nella Chiesa cattolica

    Francois Ozon: pedofilia e omertà nella Chiesa cattolica

    Cristiana Paternò

    BERLINO – La parola che libera. E’ il tema di fondo del nuovo film di Francois Ozon (Doppio amore, Frantz, 8 donne e un mistero) in concorso alla Berlinale (è la sua quinta volta in questo festival). Grace à Dieu, questo il titolo nettamente sarcastico, è un film abbastanza anomalo nella filmografia del regista francese, anche perché ispirato a un fatto di cronaca, l’inchiesta sul prete pedofilo Bernard Preynat – il dibattimento è ancora in corso, la sentenza è attesa entro l’anno – accusato di aver abusato di una settantina di boy scout nell’omertà e nel silenzio delle alte sfere religiose che, pur sapendo da tempo, non hanno mai sospeso il sacerdote che ha continuato a occuparsi di minorenni e a dire messa.

    Il film, che ha una struttura in qualche modo tripartita, si concentra su tre casi in un crescendo di pathos e partecipazione: quello di Alexandre (Melvil Poupaud), un alto borghese ultracattolico che è il primo a denunciare, ma lo fa rivolgendosi soltanto alle autorità ecclesiastiche; Francois (Denis Ménochet), ateo dichiarato che sporge denuncia e alimenta il caso anche sui media; Emmanuel (Swann Arlaud), ragazzo fragile che porta conseguenze indelebili delle molestie subìte. Ognuno di loro ha accanto un tessuto familiare a volte in grado di sostenere la sua difficile battaglia per la verità, altre volte ostile. E questa dialettica privata viene restituita da Grace à Dieu con molta verità e attenzione perché l’intento di denuncia è sempre perfettamente bilanciato con lo scavo del vissuto dei personaggi.

    Ozon, che ha incontrato i membri dell’associazione delle vittime La Parole Libérée per scrivere la sceneggiatura, non ritiene che il film avrà un impatto diretto sul processo. “Tutto ciò che raccontiamo è già apparso sui giornali francesi, non ci sono rivelazioni. Penso che il nostro sistema giudiziario sia abbastanza solido da sostenere l’impatto di una pellicola”, dice in conferenza stampa.

    In attesa della proiezione di lunedì 11 febbraio a Lione, la città dove si sono svolti i fatti, Ozon ammette tuttavia di aver subìto pressioni per fermare l’uscita nelle sale. “Molti di coloro che ci attaccano, non hanno visto il film, quindi lo fanno per partito preso”. E aggiunge: “Le riprese, a parte alcuni esterni, sono avvenute in Belgio e Lussemburgo, proprio per evitare pressioni e censure da parte di una città estremamente cattolica”. Del resto, non sono mancate le difficoltà nel trovare finanziamenti, ad esempio Canal plus si è tirata indietro e il film aveva inizialmente.un “falso titolo” per sviare l’attenzione. Recentemente gli avvocati di Preynat e di Régine Maire, che si era occupata degli abusi per conto della diocesi e che è accusata insieme al cardinal Barbarin di non aver denunciato all’autorità giudiziaria, hanno querelato la produzione chiedendo di non usare i nomi dei loro assistiti e minacciando di bloccare l’uscita.

    Ozon ha raccontato di essere partito dal desiderio di fare un film sui sentimenti e le emozioni di alcuni personaggi maschili dopo aver a lungo raccontato l’animo femminile. “Quando mi sono imbattuto nel sito delle vittime, La Parole Libérée, mi ha toccato molto e ho capito di aver trovato l’argomento giusto”. Spiega di aver cercato il punto di vista umano, piuttosto che quello giudiziario: “La pedofila riguarda tanti ambiti della società, lo sport, le parrocchie ma anche la famiglia, anzi soprattutto la famiglia”.

    A proposito della scelta di passare da un personaggio all’altro, spiega: “E’ andata proprio così. Alexandre ha veramente iniziato da solo a denunciare, poi c’è stato un commissario di polizia che ha dato il via a un’inchiesta e poi si sono aggiunte le varie testimonianze. Una sorta di passaggio del testimone tra i vari protagonisti”.

    Ad agevolare il lavoro preparatorio d’inchiesta è stata proprio la scelta di un film di finzione: “Sia le vittime che i parenti erano stati intervistati decine di volte dalle tv, ma si sono fidati e aperti di più sapendo che si trattava di una storia di finzione e non di un documentario”. E ancora: “Non lo considero un film politico, ma piuttosto civile. Spero che aprirà il dibattito anche nella Chiesa, che romperà il silenzio”.

    Grace à Dieu più volte chiama in causa le posizioni nette di Papa Francesco (decisive le sue dichiarazioni pubbliche nel convincere Alexandre ad aprire il caso dopo oltre trent’anni), ma il punto di vista è sostanzialmente laico e non manca una drammatica battuta sull’esistenza di Dio che sembra destinata a sparire sullo sfondo nonostante i costanti inviti dei prelati alla preghiera e al perdono. Anche se Ozon dice di non voler mettere in discussione la fede ma solo l’istituzione ecclesiastica, è difficile credergli fino in fondo.

    Venduto in tantissimi territori (in Italia l’ha acquisito Academy Two), Grace à Dieu rilancia anche il discorso sui tempi di prescrizione dei reati sessuali (una delle richieste più pressanti del movimento #MeToo): “Per le vittime di abusi è molto difficile parlare, spesso lo fanno solo dopo essersi realizzate nella vita familiare e lavorativa. Vent’anni sono troppo pochi, adesso il limite è salito a 30, grazie a questa inchiesta, ed è un passo avanti”.

    https://news.cinecitta.com/IT/it-it/news/55/77666/francois-ozon-pedofilia-e-omerta-nella-chiesa-cattolica.aspx

  • Gli abusi sulle suore e la risposta del Papa, dalla comunità St. Jean ai casi di India e Africa

    Gli abusi sulle suore e la risposta del Papa, dalla comunità St. Jean ai casi di India e Africa

    Nell’aereo di ritorno da Abu Dhabi, Francesco ha ammesso che le violenze alle consacrate sono «un problema» da affrontare. La lotta della Chiesa e il «coraggio» di Benedetto XVI

    SALVATORE CERNUZIO

    «Quando il Santo Padre, riferendosi allo scioglimento di una Congregazione, ha parlato di “schiavitù sessuale”, intendeva “manipolazione”, una forma di abuso di potere che si riflette anche in un abuso sessuale». In una nota stringata, diffusa nella mattinata di ieri, il direttore ad interim della Sala Stampa vaticana, Alessandro Gisotti, ha voluto rispondere alle domande di alcuni giornalisti circa le dichiarazioni di Papa Francesco nella conferenza stampa di ieri nell’aereo di ritorno da Abu Dhabi.

    Interpellato sulla problematica degli abusi alle donne, consacrate soprattutto, da parte di membri del clero, piaga che – a partire dalla protesta delle suore indiane – sta emergendo preponderante negli ultimi mesi, Francesco ha affermato che, sì, «è vero, è un problema». Una ammissione che apre un ampio spazio di discussioni e riflessioni in vista del mega summit sugli abusi del 21-24 febbraio.

    Il Papa: l’umanità non ha ancora maturato, considera la donna di seconda classe

    Il problema, ha spiegato il Papa, trova radice in una concezione sbagliata della donna come essere inferiore che rimane strutturalmente impiantato in diverse culture dei cinque continenti. Non si parla solo dei Paesi dell’islam radicale, dove molte donne vengono private dei diritti più basilari o mercificate – la dichiarazione firmata con il grande imam Al-Tayyeb segna un passo storico in tal senso -, ma anche dell’Occidente cristiano e democratico dove sono all’ordine del giorno notizie di violenze, stalking e femminicidi (94 le vittime in Italia in nove mesi nel 2018) verso mogli, fidanzate, madri, sorelle. «L’umanità ancora non ha maturato: ancora considera la donna di seconda classe», ha detto infatti Bergoglio.

    E purtroppo anche nella Chiesa si riflette questa visione distorta che, in più di un’occasione ha portato a varie forme di perversione e di abusi fisici e psicologici. «È vero, dentro la Chiesa ci sono stati dei chierici che hanno fatto questo», ha sottolineato Bergoglio. «Credo che si faccia ancora: non è che dal momento in cui tu te ne accorgi, finisce. La cosa va avanti così». Da parte della Santa Sede si lavora da tempo sul problema e c’è tutta la volontà di portare avanti questa lotta che – come ha affermato il Pontefice in altre occasioni – mira anzitutto a sradicare una forma malsana di «clericalismo».

    La lotta della Chiesa agli abusi e il “coraggio” di Benedetto XVI

    In particolare, però, della risposta di Francesco risulta interessante il passaggio in cui, per avvalorare questa dichiarazione di intenti, il Pontefice ha evidenziato che diversi vescovi e sacerdoti sono stati sospesi e mandati via e che pure è stata sciolta qualche congregazione religiosa femminile «molto legata a questo fenomeno, una corruzione», dando il merito al suo predecessore Benedetto XVI che, già nel ruolo di prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, «ha avuto il coraggio di fare tante cose su questo tema», seppur quello che si è trovato davanti sia stato un percorso ad ostacoli.

    Non a caso il Papa ha citato un «aneddoto» su Ratzinger che «aveva tutte le carte su una organizzazione religiosa che aveva dentro corruzione sessuale ed economica. Lui provava a parlarne e c’erano dei filtri, non poteva arrivare». Alla fine «il Papa», ovvero il Pontefice dell’epoca Giovanni Paolo II, «con la voglia di vedere la verità, ha fatto una riunione e Joseph Ratzinger se né andato lì con la cartella e tutte le sue carte. Quando è tornato, ha detto al suo segretario: mettila nell’archivio, ha vinto l’altro partito». Poi «appena diventato Papa, la prima cosa che ha detto è stata: portami dall’archivio questo».

    Rileggendo a mente fredda le parole di Bergoglio sembra chiaro che il Pontefice parli di due casi distinti: quello della congregazione femminile disciolta e quello dell’organizzazione religiosa su cui Ratzinger era riuscito ad intervenire solo una volta salito sul Soglio di Pietro.

    La vicenda dei Legionari di Cristo

    Per quest’ultimo caso il riferimento sembrerebbe alla vicenda dei Legionari di Cristo e del suo fondatore, Marcial Maciel, il prelato messicano amico di diversi esponenti di Curia, rivelatosi un abusatore seriale (di donne ma anche di giovani seminaristi), tossicodipendente, imbrigliato in diverse attività criminali, a cui Benedetto XVI impose una vita di silenzio e preghiere e la rinuncia di ogni ministero pubblico. Su di lui circolavano documenti nei Sacri Palazzi decenni prima che le accuse fossero rese pubbliche, come confermato lo scorso mese dal cardinale João Braz de Aviz, prefetto della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata, che in una intervista ad una testata spagnola dichiarava che «dal 1943» il Vaticano disponeva di documenti a sostegno delle accuse contro il fondatore dei Legionari, e che per anni sono state occultate. Chiunque lo abbia fatto «era una mafia, non la Chiesa», diceva il porporato brasiliano.

    La comunità di St. Jean, disciolta nel 2013 dopo “ribellioni” e scandali sessuali

    Il caso della congregazione femminile che il Papa emerito ha sciolto sarebbe invece quello delle Suore Contemplative di St. Jean, comunità francese nata spiritualmente nella diocesi di Friburgo ad inizio anni ’70 su ispirazione del professore dominicano padre Marie-Dominique Philippe, scomparso nel 2006, del quale nel 2013 emersero gravi «violazioni della castità» nei confronti di religiose di cui era padre spirituale. Le testimonianze delle vittime furono definite «coerenti e credibili» dalla stessa congregazione che rese pubbliche le notizie.

    Eretta canonicamente nel 1978, la comunità di St. Jean si era sviluppata in quattro rami: frati, oblati laici, suore apostoliche, suore contemplative. Quest’ultimo ramo fu fondato insieme ad una suora spagnola, madre Alix, ed è proprio quello ad essere stato disciolto da Ratzinger tramite il cardinale Tarcisio Bertone, all’epoca segretario di Stato vaticano, nominato delegato pontificio per il governo dell’istituto, con un rescritto del 10 gennaio 2013 (quindi circa un mese prima della rinuncia di Benedetto XVI) dopo una serie di “dissidenze” da parte dei membri.

    Bisogna, però, fare un passo indietro. Sulla congregazione era già stata avviata una lunga indagine in seguito ad accuse – alcune risalenti agli anni ’90 – da parte di alcune organizzazioni di pressioni psicologiche verso gli adepti, spinti a rompere totalmente i legami con i familiari, e l’assenza di cure mediche, e anche di un mancato rispetto verso certe regole della Chiesa cattolica e di metodi formativi troppo vicini a quelli delle sette.

    Nonostante il rifiuto di ogni accusa da parte dei vertici della comunità, al servizio da anni di più di venti diocesi in Francia, nel 2009 il cardinale Philippe Barbarin su ordine della Congregazione per la Vita consacrata, presieduta dal cardinale Franc Rodé, aveva congedato la priora generale delle contemplative suor Alix sostituendola con un’altra suora, madre Johanna, rifiutata dalle consorelle che ritenevano la fondatrice «una superiora senza pari».

    Nello stesso anno, con la volontà di vederci ancora più chiaro, la Congregazione per la Vita consacrata aveva nominato un primo Commissario pontificio dell’istituto, monsignor Jean Bonfils, emerito di Nizza, dimessosi dopo due anni per non essere stato in grado di risolvere i conflitti interni alla comunità. Nel 2011 gli successe monsignor Henri Brincard, vescovo di Puy-en-Velay, nominato commissario pontificio per le Suore contemplative.

    Non hanno tardato ad arrivare all’epoca critiche e polemiche da parte delle suore contro le decisioni del vescovo, accompagnati anche da ricorsi quasi tutti respinti per mancanza di fondamenti giuridici. Non ha tardato ad arrivare anche l’intervento di Benedetto XVI che, davanti alla mancata richiesta di tenere quanto prima un Capitolo generale per eleggere il proprio governo, nei primi mesi del 2012 ha nominato Bertone suo delegato. Negli stessi anni, intanto, un centinaio di novizie e professe semplici avevano lasciato la congregazione fondando nuove associazioni pubbliche di fedeli, in particolare una a Cordoba, in Spagna, «in vista di diventare un istituto religioso». Davanti a questa serie di “ribellioni” la congregazione è stata sciolta nel 2013, un mese prima della rinuncia di Benedetto.

    Abusi alle suore in Africa

    Tornando invece al tema degli abusi sulle religiose affrontato dal Papa nel colloquio in aereo non si può non menzionare il caso dell’Africa, dove le accuse di violenze alle suore da parte di membri del clero assume i tratti di una vera e propria emergenza, quasi più della stessa pedofilia. Nel 2010, un documento pubblicato dal National Catholic Reporter riportava la denuncia presentata in via riservata in Vaticano nel 1995 a firma di suor Maura O’Donohue, medico e specialista dell’Aids, e un’altra inviata nel 1998, a firma di suor Marie McDonald, superiora delle Missionarie di Nostra Signora dell’Africa. Nei documenti si parlava di violenze da parte di sacerdoti a danno di diverse religiose, vergini e quindi oggetto sessuale più “sicuro” per il timore del contagio dell’Aids. In alcuni passaggi veniva riportato inoltre di suore rimaste incinta dopo le violenze e costrette ad abortire.

    È una problematica, questa degli abusi sulle consacrate, che investe quasi tutta l’Africa, in particolare quelle zone in cui permane una visione denunciata dal Papa di una donna oggetto, subordinata al maschio o essere di serie B.  E se a livello sociale questo porta a «schiavitù» o a crimini più orribili come mutilazioni genitali e lapidazioni, nella Chiesa africana si riflette in una disistima della vita femminile consacrata da parte di vescovi, preti e laici, che spesso sfocia anche in abusi e maltrattamenti, non solo fisici ma anche psicologici. Inoltre la dipendenza economica dalla diocesi di tante piccole congregazioni religiose femminili ha rappresentato in più di un’occasione un freno alla denuncia di eventuali violenze.

    La protesta delle suore in India contro il vescovo accusato di abusi

    Infine non va ignorata la protesta – che non ha precedenti considerato il contesto – messa in piedi l’anno scorso dalle suore indiane del Punjab, scese in strada con cartelloni e striscioni in difesa di una consorella che afferma di essere stata oggetto di ripetute violenze sessuali dal 2014 al 2016 da parte del vescovo di Jullundur, Franco Mulakkal, che si dichiara innocente ma che è stato arrestato il 22 settembre 2018 dalla polizia del Kerala, poi rilasciato su cauzione dopo quattordici giorni. Neanche qualche settimane fa le religiose, che, supportate da laici hanno proseguito nelle loro manifestazioni, hanno diffuso la lettera inviata al capo del Governo dello Stato indiano del Kerala, Pinarayi Vijayan, in cui denunciano «minacce imminenti» da parte del vescovo «in connivenza con le autorità della nostra congregazione religiosa per aver aiutato la vittima». E affermano di essere aver ricevuto intimidazioni di trasferimenti per non testimoniare al processo contro il presule.

    In Africa e in Asia mancano linee guida contro gli abusi

    Ci sono, dunque, questioni profondamente radicate soprattutto in Asia e Africa, dove, peraltro, le Conferenze episcopali erano state invitate otto anni fa dalla Congregazione per la Dottrina della Fede a stilare linee guida per prevenire casi di abusi, senza che mai però fosse elaborata alcuna risposta. Perciò, come ha detto il Papa, non basta la sola denuncia. Serve un cambiamento di mentalità a livello culturale e sociale, e il primo impulso potrebbe e dovrebbe provenire proprio dalla Chiesa.