Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Benedetto XVI

  • 10 anni in tutela dei bambini e in difesa delle vittime. Buon compleanno alla Rete L’ABUSO

    10 anni in tutela dei bambini e in difesa delle vittime. Buon compleanno alla Rete L’ABUSO

    Tutto cominciò a Roma 10 anni fa, quando incuriosito da un incontro di vittime americane, andai per sentire quelle vittime in cui ancora non mi riconoscevo.

    Scoprii che ne esistevano anche in Italia e quel giorno, insieme a una decina di altri disgraziati come me nacque la Rete L’ABUSO. Oggi sfortunatamente siamo più di 900. Dico sfortunatamente perchè questa è solo la punta dell’iceberg, c’è un sommerso che stando alle statistiche, nella sola penisola italiana, potrebbe arrivare a 1 milione di persone, ovvero di uomini che da bambini sono stati stuprati dai preti.

    Guardando il video, dalla Santa Sede le stesse parole come la tolleranza zero, la denuncia alla magistratura e tante parole al vento che ancora oggi dice Papa Francesco, ma il papa allora era Benedetto XVI.

    Quanta strada abbiamo fatto in soli 10 anni, senza un solo soldo che sovvenzionasse l’associazione eppure, lo testimoniano questi due servizi, allora per le vittime era molto più dura, oggi qualcosa è cambiato.

    Come sentirete nel servizio di RSI dicevano di me che non avrei mai preso un indennizzo, perché allora la giurisprudenza non era ancora maturata tanto quanto la Rete L’ABUSO ha contribuito a far maturare.

    Infatti, a 40 anni da quegli abusi che all’epoca erano per me e tanti altri prescritti, proprio oggi, 10 anni dopo quella prima volta in cui poche vittime italiane scesero in Vaticano, a Savona, il tribunale civile ha aperto la causa relativa proprio al mio indennizzo.

    Grazie davvero di cuore a tutti coloro che in questi 10 anni di battaglie e umiliazioni da parte della chiesa alle vittime, non hanno mollato, producendo un risultato di cui i giornali non amano parlare, ma di fatto c’è.

  • Papa Francesco, elogi al cardinale Sodano anche se insabbiò i casi di pedofilia del fondatore dei Legionari di Cristo

    Papa Francesco, elogi al cardinale Sodano anche se insabbiò i casi di pedofilia del fondatore dei Legionari di Cristo

    Città del Vaticano – Papa Francesco elogia il cardinale Angelo Sodano, ex decano del collegio cardinalizio e gli esprime la propria «gratitudine» nel giorno del suo settantesimo anniversario dell’ordinazione sacerdotale «per il fedele e diligente servizio alla Chiesa e alla Santa Sede». Il messaggio che gli ha inviato è stato pubblicato dall’Osservatore Romano spiegando che con le «felicitazioni per la ricorrenza», il Pontefice ha impartito la sua benedizione apostolica al cardinale. Un messaggio a dir poco sorprendente visto che fu soprattutto il cardinale Sodano, per anni Segretario di Stato vaticano, a bloccare sotto i pontificati di Giovanni Paolo II e di Papa Ratzinger, la pulizia ai vertici della Chiesa sugli abusi.

    Non solo per il caso scabroso di padre Maciel Marcial Degollado, fondatore dei Legionari di Cristo – un autentico criminale mai ridotto allo stato laicale e mai processato dal Vaticano – ma anche il caso del cardinale pedofilo Groer, di fatto mai punito nonostante che in Austria fosse stato al centro di uno scandalo senza precedenti.

    Viste le plateali proteste delle vittime di Groer, il Vaticano si limitò a mandarlo in un monastero austriaco, senza mai togliergli lo status cardinalizio e spedirlo a processo. Quando Groer morì nel 2003 a 83 anni, Papa Wojtyla (ormai molto malato), tramite il cardinale Sodano, inviò un telegramma di cordoglio alla Chiesa austriaca esprimendo «tristezza» per la scomparsa di un pastore che aveva «dedicato la sua vita a Dio, in fedeltà al successore di Pietro». Il ruolo di Sodano nel coprire gli abusi ed evitare di creare scandali per la Chiesa lo ha ricordato bene il cardinale viennese Christoph Schoenborn che ebbe con lui anche alcuni aspri confronti. L’anno scorso proprio Schenborn, durante una lezione in università, ebbe modo di raccontare che durante una sua visita a Roma non esitò ad attaccare frontalmente Sodano.

    Schönborn, disse, di essere stato contattato dalle vittime di pedofilia del cardinale Groer già nel 1995. Lui diede loro ascolto, raccolse le loro testimonianze, e fu «traumatico scoprire quanto l’abuso sessuale del clero fosse legato con il sacramento della Riconciliazione e scoprire che spesso iniziava nel confessionale». In pratica Groer prima abusava dei minori e poi in confessionale li assolveva.

    Dopo alcune ricerche Schoenborn giunse alla conclusione che quello che le vittime gli avevano detto era vero . Così a marzo del 1998, Schoenborn ed altri tre vescovi austriaci dichiararono pubblicamente che erano arrivati alla «certezza morale» che le accuse contro Groer erano «sostanzialmente corrette». Cosa che poi ribadirono anche nel rapporto preparato per il Papa, ma un vescovo, Kurt Krenn di Sankt Poelten, strenuo sostenitore di Groer (e poi finito anch’esso sotto accusa per avere insabbiato altri casi di abusi), attaccò i suoi confratelli vescovi accusandoli di mentire e di avere preparato una trappola.

    «Il cardinale Sodano mi disse in faccia: ‘Vittime? Questo è quello che dici tu!». Era il 2010, in pieno pontificato Ratzinger. Poco tempo dopo il cardinale Sodano, in occasione di una messa in piazza san Pietro per le feste pasquali, prese la parola affermando che la Chiesa era sotto attacco e che le informazioni sugli abusi sessuali su minori erano solo «un chiacchiericcio». Come se le parole delle vittime fossero frutto di un pettegolezzo, un gossip, una bugia. La frase ebbe un effetto devastante anche negli Stati Uniti dove si era nel frattempo scoperchiato il problema degli abusi sessuali, della pedofilia grazie alla inchiesta del Boston Globe.

    Per Schönborn si trattava, invece, di una «pesante offesa per le vittime» e così, due mesi dopo, fu ricevuto da Benedetto XVI al quale manifestò dolore per le interpretazioni fuorvianti di Sodano a proposito del famoso «chiacchiericcio». Groer nel frattempo era già morto mentre le vittime aspettavano ancora le scuse dalla Chiesa per come erano state trattate. Alcune persone in Vaticano mentirono» ha ricordato ora Schönborn. Hanno umiliato le vittime per proteggere la Chiesa, «ma la Chiesa è meglio servita quando la verità è rivelata. ‘La verità vi renderà liberi dice il Vangelo’».

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/abusi_pedofilia_cardinale_sodano_maciel_legionari_austria_cardinali_papa_francesco_vaticano-5480861.html?fbclid=IwAR0tM2NSeCMxwPXCIn88J-TAqDkiSG5ZIsAat6TVoaIosWFwXxn8Ja4nKq0

  • Al Direttore di Cinque Quotidiano. Diritto di replica ex art. 8 l. 47/1948

    Al Direttore di Cinque Quotidiano. Diritto di replica ex art. 8 l. 47/1948

    In riferimento all’articolo dal titolo “Abusi sui neonati e 19 milioni di pedofili in Europa, la denuncia di don Di Noto, prete da decenni sul fronte antipedofilia” pubblicato dalla Vostra testata a firma di Gilda Tucci, per il quale si chiede diritto di replica secondo ex art. 8 l. 47/1948.

    TESTO DI RETTIFICA

    -Premesso che nell’articolo in oggetto non viene citata fonte alcuna del dato da voi divulgato a mezzo stampa ovvero, che in Europa ci siano 19 milioni di pedofili (dato che richiediamo per il momento in sede bonaria di documentare) facciamo notare, secondo i dati diffusi da Telefono Azzurro nel maggio 2019 che le cifre della pedofilia, non solo online, ma abusi in generale (casa, chiesa, ambienti sportivi ecc.), parlano di 18 milioni di vittime in Europa e non di 19 milioni di pedofili, che produrrebbero qualora il dato fosse vero ben più vittime che gli abitanti dell’intera Europa.

    A produrre questo dato non siamo noi, ma due studi fatti da due colleghi del sacerdote da voi intervistato. Il primo è Richard Sipe, secondo il quale un pedofilo, è in grado di produrre 200 vittime. Il secondo è Andrew M. Greeley secondo il quale ne produrrebbe 50. Facendo il calcolo, sulla base del dato “terroristico” da voi fornito (19.000.000 di pedofili), nel primo caso otterremo 3.800.000.000 vittime e nel secondo 950.000.000. Solo per avere un’idea e poter fare un riscontro, la penisola italiana ha poco più di 60.000.000 di abitanti, l’Europa 741.000.000.

    -In riferimento alla dichiarazione secondo la quale “grazie a papa Benedetto XVI”… si fa notare che allo stato attuale non solo la situazione non è affatto cambiata, il rapporto del Comitato Onu sui diritti dell’infanzia del 2014 lamenta che «La Commissione è fortemente preoccupata perché la Santa Sede non ha riconosciuto la portata dei crimini commessi, né ha preso le misure necessarie per affrontare i casi di abuso sessuale e per proteggere i bambini, e perché ha adottato politiche e normative che hanno favorito la prosecuzione degli abusi e l’impunità dei responsabili». L’Onu si riferisce al periodo che va dal 1991 al dicembre del 2013 quindi è molto azzardato affermare che “grazie a papa Benedetto XVI, per la prima volta la Chiesa  ,come Stato sovrano,  è  intervenuta in maniera forte ,chiara , trasparente ,celere” visto che tra il 1991 e il 2013 lui è stato prima prefetto della Congregazione per la dottrina della fede e poi pontefice. Riguardo a Bergoglio sottolinerei il fatto che la Santa Sede avrebbe dovuto presentare il primo settembre 2017 una memoria difensiva per le accuse del 2014, che a Ginevra stanno ancora aspettando.

    Le attuali norme introdotte da Papa Francesco, omettono al momento la denuncia alle autorità civili, quindi gli abusi continuano ad essere gestiti internamente, con la complicità delle gerarchie. Le stesse direttive non prevedono alcun indennizzo alla vittima.

    A fronte di tutto ciò e contrariamente alle raccomandazioni dell’ONU, ci troviamo nella più totale assenza di provvedimenti in aiuto alle malcapitate vittime, come documentato ampliamente nel libro edito da CHIARELETTERE “Giustizia divina”, in tutela dei preti criminali, la chiesa ha realizzato sul solo territorio italiano, la bellezza di 23 centri per la loro accoglienza, cura e recupero. Nulla invece per le vittime. I dati statistici prodotti nei vari paesi ove sono state fatte commissioni di inchiesta, valutano la pedofilia nella sola categoria dei preti cattolici, tra il 4 e l’8% contro l’1,2% delle altre categorie. In Italia, tolto il sommerso, contiamo circa 150 preti cattolici condannati in via definitiva e altrettanti in attesa di giudizio.

    Il Presidente della Rete L’ABUSO (Associazione sopravissuti agli abusi sessuali del clero)

    Francesco Zanardi

  • “Abusi sui neonati e 19 milioni di pedofili in Europa” Come METER Onlus strumentalizza ad hoc i dati

    “Abusi sui neonati e 19 milioni di pedofili in Europa” Come METER Onlus strumentalizza ad hoc i dati

    In un articolo a firma di Gilda Tucci pubblicato ieri, 21 settembre 2020, assistiamo allo stravolgimento più totale e strumentale di dati privi di fonte consultabile e sparati a caso in modo quasi terroristico, dove la pedofilia online – neppure tanto abilmente – viene confusa da un prete con la realtà degli abusi sessuali che avvengono in famiglia, nelle attività ricreative svolte dal volontariato e negli ambienti religiosi, dove indisturbata continua a proliferare e mietere vittime.

    Lo stesso titolo è a dir poco forviante e dà a intendere che in Europa, 19 milioni di pedofili stuprino neonati e tenendo conto del numero di vittime che un pedofilo riesce a produrre nella sua vita – in media almeno una ventina – se ne deduce che nella sola Europa esistano almeno 380.000.000 di vittime tra neonati,pre adolescenti ed adolescenti.

    Un dato totalmente in contrasto con quello divulgato da Telefono Azzurro, che parla di 18 milioni di vittime in Europa e non di 19 milioni di pedofili.

    Ben differente il dato che viene omesso e riguarda invece gli ambienti religiosi, favoriti non solo dal fatto che questi siano frequentati “per natura” da un numero ben più ampio di minori, ma anche dall’immancabile tutela che le istituzioni religiose hanno nei propri confronti e che a danno dei minori e in virtù del buon nome dell’istituzione stessa, porta al sistematico insabbiamento dei casi, tanto è vero che ad oggi, non siamo in grado di documentare un solo caso in cui un religioso, abbia mai denunciato un collega pedofilo.

    A riguardo esistono due studi, condotti tra le altre cose proprio da religiosi.

    Il primo è un monaco Benedettino, Richard Sipe, secondo il quale, un religioso, nell’arco della propria vita – anche per i motivi sopra citati – riuscirebbe a produrre una media di 200 vittime. Il secondo invece è un prete cattolico, Andrew M. Greeley secondo il quale, un religioso nell’arco della propria vita, riuscirebbe a produrre un numero inferiore ma ugualmente mostruoso di vittime, in media 50.

    L’articolo è tratto da un’intervista fatta al fondatore dell’Associazione METER, don Fortunato di Noto che ad oggi, non è noto abbia mai denunciato un solo collega pedofilo, ma che da sempre collabora con la Polizia Postale, nell’ambito della pedopornografia online.

    Ed è proprio qui che l’articolo di Gilda Tucci diventa veramente forviante e propagandistico, passando dai numeroni della pedofilia online, a quelli del clero, proponendo una sorta di paragone che minimizza l’endemico e tutt’ora irrisolto problema dei preti pedofili le cui proiezioni fatte in assenza di una quantificazione ufficiale del Goveno, come riporta IL FATTO QUOTIDIANO, parlano di una stima di 4.000 preti pedofili e 1.000.000 di vittime, solo in Italia.

    Omettendo che proprio Benedetto XVI, a capo della Congregazione per la Dottrina della Fede ed indagato in Texas nel 2004, con l’accusa di intralcio alla giustizia, sfuggì a una probabile condanna, invocando l’immunità diplomatica, il fondatore di METER afferma che “ grazie a papa Benedetto XVI , per la prima volta la Chiesa  ,come Stato sovrano,  è  intervenuta in maniera forte ,chiara , trasparente ,celere e determinata attraverso leggi ,  riforme  e norme  per combattere un fenomeno enorme e sconvolgente che precedentemente aveva avuto la  complicità  di molti vescovi  e sacerdoti “.

    Affermazione che non poteva essere più falsa e disonesta tant’è che il dimissionario pontefice, dopo il totale fallimento delle sue politiche, che hanno contribuito a produrre durante il suo pontificato altre vittime, il suo successore, papa Francesco ha avviato una serie di riforme in materia, che però purtroppo (sic) restano ad unica tutela dell’istituzione, lasciando le vittime tutt’ora senza alcuna giustizia.

    Oggi infatti, anche grazie all’inchiesta giornalistica di Emanuela Provera e Federico Tulli ,alla quale ha contribuito anche la Rete L’ABUSO, contenuta nel libro edito da CHIARELETTERE “Giustizia divina”, emerge che a fronte delle richieste di giustizia avanzate dalle associazioni di vittime di tutto il mondo, ad oggi ancora inevase (tranne i casi dove è intervenuta l’autorità civile), malgrado le solite bugiarde dichiarazioni del prelato di turno, che spesso si giustifica dicendo che la chiesa “sbadatamente” ha sottovalutato il problema, emerge tutta la malafede e l’inaffidabilità della stessa che, sbadatamente per le vittime, ma fortunatamente ben protettiva nei confronti dei loro carnefici, proprio ai tempi di Benedetto XVI, si organizzò per sottrarre al carcere, gli eventuali preti scoperti dalla giustizia italiana.

    Vediamo infatti che a fronte di tanta disattenzione per le vittime, ha tuttavia creato sul solo suolo italiano, ben 23 centri di villeggiatura dove i preti criminali possono scontare indisturbati, una eventuale condanna. Nulla invece per chi ha subito le irreparabili violenze.

    Secondo Di Noto “solo i potenti del mondo, coloro che hanno il potere economico e gestiscono internet,  hanno la  possibilità di fare controlli a tappeto,  informare, divulgare e documentare e con denunce  contribuendo ad individuare  vittime e  carnefici arginando il fenomeno.”

    E no don Fortunato di Noto, qui non ci siamo proprio perché tra i ricchissimi potenti del mondo, c’è anche lo Stato più ricco al mondo, quello della Città del Vaticano e papa Francesco e, se lei davvero avesse a cuore la salute psicofisica di bambini vittime della pedofilia, presserebe in quanto ministro della stessa istituzione, ed in virtù della pulizia della stessa, non solo il papa ad intervenire concretamente, ma anche il gregge di Dio, puntualmente contro le vittime ed in favore dei carnefici.

    Invece la leggiamo puntualmente, con la complicità di giornalisti senza scrupoli, fare bel viso a cattivo gioco, strumentalizzando questo dramma, con beceri specchietti per le allodole come questo.

    Francesco Zanardi

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2020/09/22/vi-da-fastidio-anche-meter-la-frase-shock-di-don-alessio-magoga-alle-vittime-dei-preti-pedofili/

  • Il coro delle voci bianche, le ombre sul fratello di Ratzinger

    Il coro delle voci bianche, le ombre sul fratello di Ratzinger

    Città del Vaticano, 1 lug. (askanews) – Il fratello maggiore del Papa emerito Benedetto XVI, monsignor Georg Ratzinger, scomparso oggi all’età di 96 anni nella sua Baviera, fu coinvolto pochi anni fa in una indagine relativa alle violenze (maltrattamenti e abusi sessuali) subite dai ragazzi del coro del quale egli era stato direttore a Regensburg (Ratisbona).Mons. Ratzinger è infatti stato direttore del coro di voci bianche del duomo locale, i “Domspatzen” di Regensburg, dal 1964 al 1994.

    Una inchiesta avviata nel 2015 e condotta, su incarico della Chiesa, dall’avvocato Ulrich Weber, ha pubblicato il suo rapporto nel 2017. Esaminando le violenze fisiche, psicologiche e, in 67 casi, anche sessuali a cui venivano sottoposti i bambini che abitavano ma nella scuola materna dei Domspatzen a Etterhausen o a Pielenhofen, il rapporto è arrivato a concludere che sono almeno 547 i bambini che, tra il 1945 e il 1992, hanno subito violenze. “Nella scuola del coro – affermava il report – dominavano paura e senso di impotenza”, e la violenza veniva usata quotidianamente per ottenere “assoluta disciplina”.

    Il fratello maggiore di Benedetto XVI, secondo l’inchiesta, non poteva non sapere, sebbene personalmente avesse dato solo qualche ceffone ai suoi studenti. Nel 2010, quando il caso era emerso per la prima volta, monsignor Ratzinger aveva detto che alcuni ragazzi gli avevano raccontato come andavano le cose ma che ciò non lo aveva indotto a pensare di dover intervenire. Anche il cardinale Gerhard Ludwig Muller, ex vescovo di Regensburg ed ex prefetto della congregazione per la Dottrina della fede, è stato accusato dal rapporto per la debolezza “strategica, organizzativa e comunicativa” con cui lo scandalo era stato affrontato sino ad allora.In una intervista a Vatican Insider di alcuni anni fa il giornalista del Tagespost Juergen Liminski precisava: “Le dichiarazioni delle vittime di abuso e violenza al coro dei Domspatzen descrivono generalmente Ratzinger come un direttore di coro appassionato ed esigente. Umanamente giusto e ben disposto nei confronti dei bambini. Altri lo interpretano come irascibile con tratti collerici.

    Di fatto molti ex Domspatzen adorano il loro ex ‘capo’ e sino ad oggi curano i contatti personali con lui. Nel rapporto finale dell’avvocato Ulrich Weber gli ex alunni vengono citati tra l’altro così: ‘Ho conosciuto il signor R. come un uomo sinceramente giusto, corretto e comprensivo, nei confronti del quale ancora oggi nutro rispetto’, oppure ‘egli ricorda R. come autoritario. Una circostanza che però non ha fatto male, ma è piaciuta’. Ma anche: ‘Era duro, faceva pressione, era irascibile e la mano gli partiva con forza’. In una intervista del 2012 monsignor Georg Ratzinger si rammaricava di aver dato degli schiaffi. Il rapporto traccia una chiara differenza tra le brutali punizioni corporali che a volte hanno dovuto subire gli studenti e soprattutto quelli della scuola materna e il comportamento di Georg Ratzinger.

    Fino al 1983 in Baviera vigeva il cosiddetto diritto di castigo che consentiva agli insegnanti di somministrare punizioni corporali. Come dice l’avvocato Weber: ‘Lo stesso R. ha fatto ricorso alle punizioni corporali con lo stile educativo allora invalso. Egli sottolineava tuttavia di essersi attenuto strettissimamente al divieto legislativo di castigo introdotto dal 1980. E sebbene il numero di denunce delle vittime dal 1980 diminuisca chiaramente, va però constatato sulla base dei dati raccolti che la violenza corporale almeno in alcuni casi fu utilizzata anche dopo’”.Inoltre, “crimini di abusi sessuali che si sono verificati tra i Domspatzen erano conosciuti dal direttore del coro Ratzinger nella misura in cui sono venuti alla luce e sono stati giudicati. Il rapporto non vede alcun motivo per parlare di copertura.

    Gli studenti tuttavia hanno riferito più e più volte del crimine delle lesioni corporali che hanno subito come studenti. Il rapporto arriva alla conclusione che monsignor Ratzinger non ha preso abbastanza sul serio queste informazioni e non ha reagito con la necessaria urgenza. Il fatto che il coro dei Domspatzen fosse fortemente orientato ai risultati è stato un fattore che ha contribuito a non prendere le informazioni che venivano dai bambini con la necessaria attenzione. L’avvocato Weber scrive nel suo rapporto finale questa sintesi: ‘Nel complesso si può affermare che il direttore di coro R. in molti casi ha utilizzato forme di violenza fisica e psicologica’ ciononostante si nota che al contrario di numerosi altri accusati che molte vittime apprezzavano la generale umanità di R. e per questo in numerosi casi nonostante la violenza ne hanno addirittura ricordi positivi’”

    https://notizie.tiscali.it/cronaca/articoli/il-coro-delle-voci-bianche-ombre-sul-fratello-ratzinger/

  • Morto Georg Ratzinger e con lui i segreti dei 547 bimbi abusati da preti nel coro di Ratisbona

    Morto Georg Ratzinger e con lui i segreti dei 547 bimbi abusati da preti nel coro di Ratisbona

    Morto Georg Ratzinger, fratello del Papa emerito Benedetto XVI, è morto a 96 anni.

    Georg Ratzinger, come il fratello Joseph, venne ordinato sacerdote il 29 giugno del 1951 nel Duomo di Frisinga.

    Il Papa emerito gli aveva fatto visita due settimane fa, il 18 giugno, proprio per dargli il suo addio.

    Muoiono con lui i segreti sui 547 bimbi abusati da preti nel coro di Ratisbona.

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2017/07/19/germania-abusi-su-547-ragazzi-del-coro-cattolico-di-ratisbona/

  • PRESENTAZIONE di Francesco Zanardi “parole, opere e omissioni di un dramma tutto italiano” biografia

    PRESENTAZIONE di Francesco Zanardi “parole, opere e omissioni di un dramma tutto italiano” biografia

    di Federico Tulli

    Entro in punta di piedi in questo libro che narra la vita vissuta fin qui da Francesco Zanardi. Mi ha chiesto lui di scrivere qualche riga e pur non avendo mai avuto particolari problemi davanti al foglio bianco confesso che non è affatto facile. Forse per l’amicizia che ci lega o forse perché so che la sua vita non è stata affatto facile. Ma ci provo, indosso i panni del giornalista e ci provo.

    Ho scoperto solo di recente che lui non si ricordava quando ci siamo conosciuti. Io non posso dimenticarlo. È accaduto tre giorni dopo l’uscita del mio primo libro sulla pedofilia di matrice ecclesiastica. Era la sera del 31 ottobre 2010. Quel giorno a Roma, nei giardini di Castel sant’Angelo di fronte a via della Conciliazione si è svolta una storica manifestazione internazionale organizzata da Survivors voice Europe per “ricordare” a Benedetto XVI le promesse che aveva fatto e non aveva mantenuto riguardo azioni concrete di prevenzione della pedofilia all’interno del clero e di giustizia per le vittime, anzi, per i survivors, i sopravvissuti. Così infatti si definiscono essendo sopravvissuti a quello che è stato a tutti gli effetti un tentativo (che spesso purtroppo riesce) di omicidio psichico e fisico nei loro confronti da parte dell’adulto violentatore.

    Come spesso mi sarebbe accaduto negli anni successivi in situazioni pubbliche di questo tipo quella sera io ero uno dei pochissimi giornalisti italiani presenti in mezzo a un battaglione di reporter e televisioni straniere. Tra i manifestanti c’era anche Francesco, scambiammo qualche parola tra un’intervista e l’altra che rilasciò a non so quanti media. Anche lui è un sopravvissuto e la trama che si sviluppa in questo libro ricostruisce a cosa sia sopravvissuto e come. Scoprirete così  – ma sono sicuro che molti di voi lo sapevano già – che Zanardi non si è limitato a portare avanti la propria battaglia personale per ottenere giustizia ma mettendo a disposizione di altri sopravvissuti, a decine, a centinaia, la propria forza e una perseveranza inusuale per tentare tutti insieme di scardinare il muro dell’omertà, della complicità, dell’indifferenza, dell’anaffettività innalzato lucidamente dalle gerarchie vaticane responsabili degli insabbiamenti dei casi di pedofilia e della tutela sistematica dei preti violentatori. Penso di poter dire che se una breccia in questi dieci anni si è aperta – e lo possiamo riscontrare ad esempio nella recente eliminazione del segreto pontificio sui crimini pedofili da parte di papa Bergoglio – parte del merito sia anche di Zanardi e della Rete l’Abuso da lui fondata nella sua Savona e successivamente collegata a un network internazionale delle associazioni che si occupano delle battaglie per la giustizia e la tutela dei diritti dei sopravvissuti.

    Chiarisco subito che sarebbe riduttivo pensare che la lotta di Francesco Zanardi sia volta solamente contro “l’inerzia” delle autorità ecclesiastiche e sarebbe sbagliato pensare che lui sia spinto dall’odio e cerchi vendetta per quello che ha subito. In Francesco non c’è odio cieco ma una legittima, umanissima e profonda indignazione, c’è sdegno per l’ipocrisia, c’è disprezzo per la mentalità criminale di chi protegge i pedofili. Uno dei punti di forza del suo impegno civile – forse il più importante perché inattaccabile – sta nell’aver compreso che il vero “nemico” da combattere risiede nel pensiero religioso che ancora oggi nega la violenza subita dal bambino. Quel pensiero cioè che confonde un reato (violentissimo contro la persona) con il peccato. Sappiamo infatti che la pedofilia, o meglio, lo stupro di un bimbo prepubere altro non è che l’annullamento della realtà umana del bambino. Tuttavia anche nella Chiesa di papa Francesco l’abuso, cioè «l’atto sessuale di un chierico con un minore», è ritenuto ancora un delitto contro la morale, un’offesa a Dio, in violazione del sesto comandamento, e non la violenza efferata contro una persona.

    Di conseguenza la vera vittima sarebbe Dio e il peccatore (che sotto sotto per certa cultura è anche il bambino… che induce in tentazione quel sant’uomo del sacerdote) secondo la visione degli appartenenti al clero, deve rispondere alla persona che rappresenta l’Altissimo in Terra (il papa), e non alle leggi della società civile di cui fa parte. E qui sta un’altra intuizione del “nostro” Francesco: di tutto questo non tiene conto lo Stato italiano nel tenere in vita il Concordato rinnovato nel 1984 con il Vaticano, sebbene dal 1996 in poi la nostra legislazione in materia di reati a sfondo sessuale sui bambini (e le donne) abbia fatto enormi progressi. Quali conseguenze questa cecità delle nostre istituzioni abbia sull’incolumità dei bambini che frequentano le parrocchie, gli oratori, i seminari minori e le scuole cattoliche è facile – purtroppo – immaginarlo. Ma per avere un riscontro concreto basta farsi un giro per il sito di Rete L’Abuso dove quel che accade in Italia è catalogato e documentato costantemente.

    Una delle grandi battaglie di civiltà di Francesco Zanardi (e una delle tante battaglie che ci unisce) consiste nel chiedere l’abolizione del Concordato o per lo meno l’eliminazione degli articoli del trattato internazionale che regola i rapporti tra l’Italia e la Santa sede con l’imprinting di Mussolini, che hanno contribuito e contribuiscono a mantenere in piedi il muro di segretezza, omertà e complicità di cui parlavo prima, dietro cui si nascondono i gerarchi della Chiesa protettori dei sacerdoti pedofili (e/o pedofili essi stessi). Mi riferisco ad esempio all’eliminazione dell’articolo 4 – nel quale si dà facoltà ai vescovi di non collaborare con le nostre autorità – che segnerebbe la fine della limitazione formale e sostanziale all’attività della magistratura specie nei casi di pedofilia che hanno come sospettato un prete. Non sarebbe cosa da poco. Nel 2010 il magistrato irlandese incaricato da Dublino di indagare su decenni di scandali che avevano sconvolto la vita nell’isola disse a conclusione dell’inchiesta che la pedofilia è un fattore endemico nella Chiesa d’Irlanda. Una drammatica presa di coscienza in un Paese a tradizione cattolica che altrove non è stata fatta. Per esempio qui da noi dove sia Francesco che il sottoscritto, ciascuno con la propria competenza, abbiamo documentato l’esistenza di un “sistema” simile a quello irlandese: con picchi di inaudita diffusione negli ultimi 50 anni la storia d’Italia è attraversata da tragiche vicende di pedofilia clericale. Ma se proprio non si vuole ascoltare la voce di un sopravvissuto o quella di un giornalista allora andiamo direttamente alla fonte. A fine agosto del 2018 il gesuita tedesco Hans Zollner, membro della Pontificia commissione per la tutela dei minori (istituita del 2015 da papa Francesco) e presidente del Centre for Child Protection della Pontificia università gregoriana, in un’intervista ad AgenSir, l’agenzia dei vescovi, ha significativamente dichiarato: «Troppi sacerdoti, tra il 4 e il 6 per cento nell’arco di 50 anni (1950-2000), hanno agito contro il Vangelo e contro le leggi». Zollner si riferiva agli scandali sugli abusi della Chiesa in Pennsylvania, tuttavia ha poi aggiunto: «Sarebbe stupido pensare che in altri Paesi come l’Italia non sia accaduto lo stesso». Per farsi un’idea delle dimensioni del fenomeno che ci riguarda tutti da molto vicino basti dire che in Italia risiede la più ampia popolazione ecclesiastica del mondo, circa 30mila persone. Quanto fa il 4-6 per cento di 30mila? E quante sono le loro vittime considerando che il profilo criminale di un pedofilo è equiparabile a quello del serial killer? Non a caso ci sono sacerdoti che hanno “confessato” anche 200 stupri.

    Tra i preti italiani che negli ultimi 50 anni hanno agito indisturbati c’era anche l’aguzzino di Francesco. Il processo si è tenuto a quasi 30 anni dalla violenza e grazie alla prescrizione se l’è cavata con un solo anno di carcere. Io non sono un giustizialista ma penso che sia lecito affermare che una pena così lieve è inaccettabile (anche perché, se pure in carcere fosse stato curato, sicuramente in un solo anno non può essere guarito) ma quanto meno c’è stata una condanna. Lì fuori, in giro indisturbati, di pedofili con il collarino bianco ce ne sono ancora centinaia, forse migliaia. Cerchiamoli insieme a Francesco Zanardi e alla sua associazione. Denunciamoli, non voltiamoci dall’altra parte. Pretendiamo che non vengano nascosti e sottratti all’azione penale. Lo dobbiamo a lui, alle vittime, ai sopravvissuti. Lo dobbiamo fare affinché sempre più bambini possano vivere un’infanzia felice.

    Federico Tulli

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2020/05/19/biografia-di-francesco-zanardi-parole-opere-e-omissioni-di-un-dramma-tutto-italiano/

  • La prefazione di Federico Tulli – FRANCESCO ZANARDI – “Parole, opere e omissioni di un dramma tutto italiano” – Biografia

    La prefazione di Federico Tulli – FRANCESCO ZANARDI – “Parole, opere e omissioni di un dramma tutto italiano” – Biografia

    di Federico Tulli – Entro in punta di piedi in questo libro che narra la vita vissuta fin qui da Francesco Zanardi. Mi ha chiesto lui di scrivere qualche riga e pur non avendo mai avuto particolari problemi davanti al foglio bianco confesso che non è affatto facile. Forse per l’amicizia che ci lega o forse perché so che la sua vita non è stata affatto facile. Ma ci provo, indosso i panni del giornalista e ci provo.

    Ho scoperto solo di recente che lui non si ricordava quando ci siamo conosciuti. Io non posso dimenticarlo. È accaduto tre giorni dopo l’uscita del mio primo libro sulla pedofilia di matrice ecclesiastica. Era la sera del 31 ottobre 2010.

    Quel giorno a Roma, nei giardini di Castel sant’Angelo di fronte a via della Conciliazione si è svolta una storica manifestazione internazionale organizzata da Survivors voice Europe per “ricordare” a Benedetto XVI le promesse che aveva fatto e non aveva mantenuto riguardo azioni concrete di prevenzione della pedofilia all’interno del clero e di giustizia per le vittime, anzi, per i survivors, i sopravvissuti.

    Così infatti si definiscono essendo sopravvissuti a quello che è stato a tutti gli effetti un tentativo (che spesso purtroppo riesce) di omicidio psichico e fisico nei loro confronti da parte dell’adulto violentatore.

    Come spesso mi sarebbe accaduto negli anni successivi in situazioni pubbliche di questo tipo quella sera io ero uno dei pochissimi giornalisti italiani presenti in mezzo a un battaglione di reporter e televisioni straniere. Tra i manifestanti c’era anche Francesco, scambiammo qualche parola tra un’intervista e l’altra che rilasciò a non so quanti media.

    Anche lui è un sopravvissuto e la trama che si sviluppa in questo libro ricostruisce a cosa sia sopravvissuto e come. Scoprirete così  – ma sono sicuro che molti di voi lo sapevano già – che Zanardi non si è limitato a portare avanti la propria battaglia personale per ottenere giustizia ma mettendo a disposizione di altri sopravvissuti, a decine, a centinaia, la propria forza e una perseveranza inusuale per tentare tutti insieme di scardinare il muro dell’omertà, della complicità, dell’indifferenza, dell’anaffettività innalzato lucidamente dalle gerarchie vaticane responsabili degli insabbiamenti dei casi di pedofilia e della tutela sistematica dei preti violentatori. Penso di poter dire che se una breccia in questi dieci anni si è aperta – e lo possiamo riscontrare ad esempio nella recente eliminazione del segreto pontificio sui crimini pedofili da parte di papa Bergoglio – parte del merito sia anche di Zanardi e della Rete l’Abuso da lui fondata nella sua Savona e successivamente collegata a un network internazionale delle associazioni che si occupano delle battaglie per la giustizia e la tutela dei diritti dei sopravvissuti.

    Chiarisco subito che sarebbe riduttivo pensare che la lotta di Francesco Zanardi sia volta solamente contro “l’inerzia” delle autorità ecclesiastiche e sarebbe sbagliato pensare che lui sia spinto dall’odio e cerchi vendetta per quello che ha subito.

    In Francesco non c’è odio cieco ma una legittima, umanissima e profonda indignazione, c’è sdegno per l’ipocrisia, c’è disprezzo per la mentalità criminale di chi protegge i pedofili. Uno dei punti di forza del suo impegno civile – forse il più importante perché inattaccabile – sta nell’aver compreso che il vero “nemico” da combattere risiede nel pensiero religioso che ancora oggi nega la violenza subita dal bambino.

    Quel pensiero cioè che confonde un reato (violentissimo contro la persona) con il peccato. Sappiamo infatti che la pedofilia, o meglio, lo stupro di un bimbo prepubere altro non è che l’annullamento della realtà umana del bambino. Tuttavia anche nella Chiesa di papa Francesco l’abuso, cioè «l’atto sessuale di un chierico con un minore», è ritenuto ancora un delitto contro la morale, un’offesa a Dio, in violazione del sesto comandamento, e non la violenza efferata contro una persona.

    Di conseguenza la vera vittima sarebbe Dio e il peccatore (che sotto sotto per certa cultura è anche il bambino… che induce in tentazione quel sant’uomo del sacerdote) secondo la visione degli appartenenti al clero, deve rispondere alla persona che rappresenta l’Altissimo in Terra (il papa), e non alle leggi della società civile di cui fa parte.

    E qui sta un’altra intuizione del “nostro” Francesco: di tutto questo non tiene conto lo Stato italiano nel tenere in vita il Concordato rinnovato nel 1984 con il Vaticano, sebbene dal 1996 in poi la nostra legislazione in materia di reati a sfondo sessuale sui bambini (e le donne) abbia fatto enormi progressi.

    Quali conseguenze questa cecità delle nostre istituzioni abbia sull’incolumità dei bambini che frequentano le parrocchie, gli oratori, i seminari minori e le scuole cattoliche è facile – purtroppo – immaginarlo. Ma per avere un riscontro concreto basta farsi un giro per il sito di Rete L’Abuso dove quel che accade in Italia è catalogato e documentato costantemente.

    Una delle grandi battaglie di civiltà di Francesco Zanardi (e una delle tante battaglie che ci unisce) consiste nel chiedere l’abolizione del Concordato o per lo meno l’eliminazione degli articoli del trattato internazionale che regola i rapporti tra l’Italia e la Santa sede con l’imprinting di Mussolini, che hanno contribuito e contribuiscono a mantenere in piedi il muro di segretezza, omertà e complicità di cui parlavo prima, dietro cui si nascondono i gerarchi della Chiesa protettori dei sacerdoti pedofili (e/o pedofili essi stessi).

    Mi riferisco ad esempio all’eliminazione dell’articolo 4 – nel quale si dà facoltà ai vescovi di non collaborare con le nostre autorità – che segnerebbe la fine della limitazione formale e sostanziale all’attività della magistratura specie nei casi di pedofilia che hanno come sospettato un prete. Non sarebbe cosa da poco.

    Nel 2010 il magistrato irlandese incaricato da Dublino di indagare su decenni di scandali che avevano sconvolto la vita nell’isola disse a conclusione dell’inchiesta che la pedofilia è un fattore endemico nella Chiesa d’Irlanda. Una drammatica presa di coscienza in un Paese a tradizione cattolica che altrove non è stata fatta. Per esempio qui da noi dove sia Francesco che il sottoscritto, ciascuno con la propria competenza, abbiamo documentato l’esistenza di un “sistema” simile a quello irlandese: con picchi di inaudita diffusione negli ultimi 50 anni la storia d’Italia è attraversata da tragiche vicende di pedofilia clericale.

    Ma se proprio non si vuole ascoltare la voce di un sopravvissuto o quella di un giornalista allora andiamo direttamente alla fonte. A fine agosto del 2018 il gesuita tedesco Hans Zollner, membro della Pontificia commissione per la tutela dei minori (istituita del 2015 da papa Francesco) e presidente del Centre for Child Protection della Pontificia università gregoriana, in un’intervista ad AgenSir, l’agenzia dei vescovi, ha significativamente dichiarato: «Troppi sacerdoti, tra il 4 e il 6 per cento nell’arco di 50 anni (1950-2000), hanno agito contro il Vangelo e contro le leggi».

    Zollner si riferiva agli scandali sugli abusi della Chiesa in Pennsylvania, tuttavia ha poi aggiunto: «Sarebbe stupido pensare che in altri Paesi come l’Italia non sia accaduto lo stesso». Per farsi un’idea delle dimensioni del fenomeno che ci riguarda tutti da molto vicino basti dire che in Italia risiede la più ampia popolazione ecclesiastica del mondo, circa 30mila persone.

    Quanto fa il 4-6 per cento di 30mila? E quante sono le loro vittime considerando che il profilo criminale di un pedofilo è equiparabile a quello del serial killer? Non a caso ci sono sacerdoti che hanno “confessato” anche 200 stupri.

    Tra i preti italiani che negli ultimi 50 anni hanno agito indisturbati c’era anche l’aguzzino di Francesco. Il processo si è tenuto a quasi 30 anni dalla violenza e grazie alla prescrizione se l’è cavata con un solo anno di carcere. Io non sono un giustizialista ma penso che sia lecito affermare che una pena così lieve è inaccettabile (anche perché, se pure in carcere fosse stato curato, sicuramente in un solo anno non può essere guarito) ma quanto meno c’è stata una condanna.

    Lì fuori, in giro indisturbati, di pedofili con il collarino bianco ce ne sono ancora centinaia, forse migliaia. Cerchiamoli insieme a Francesco Zanardi e alla sua associazione. Denunciamoli, non voltiamoci dall’altra parte. Pretendiamo che non vengano nascosti e sottratti all’azione penale. Lo dobbiamo a lui, alle vittime, ai sopravvissuti. Lo dobbiamo fare affinché sempre più bambini possano vivere un’infanzia felice.

    Federico Tulli
    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2020/05/19/biografia-di-francesco-zanardi-parole-opere-e-omissioni-di-un-dramma-tutto-italiano/

  • «Giovanni Paolo II ha coperto un pedofilo», l’accusa di una delle vittime di padre Maciel

    «Giovanni Paolo II ha coperto un pedofilo», l’accusa di una delle vittime di padre Maciel

    Città del Vaticano – Nel giorno del centenario della nascita di San Giovanni Paolo II una delle prime vittime di padre Marcial Maciel Degollado – forse il più grande criminale della Chiesa in epoca moderna – torna puntare il dito sul pontefice polacco. A suo parere non ci sono dubbi che Wojtyla era a conoscenza dei crimini aberranti di questo pedofilo, fondatore dei Legionari di Cristo, super protetto in Vaticano tanto da non essere mai sottoposto ad alcun processo nè punito dalla Congregazione della Fede benchè su di lui vi fosse un corposo fascicolo di reati commessi tra il Messico, l’Italia, la Spagna e la Francia.

    Josè Barba Martin dal Messico fa sapere a metà degli anni Novanta assieme ad un gruppo di vittime pubblicò una letttera aperta su un giornale messicano molto letto, Milenio.  La lettera naturalmente sollevò un putiferio incredibile in tutta l’America Latina. La missiva elencava i crimini di Maciel, circostanziandoli con prove e date e portava la firma di altri sette ex legionari. Le vittime a questo punto contattarono anche l’allora nunzio apostolico in Messico, monsignor Justo Mullor Garcia.

    La stessa lettera, nel frattempo, fu inviata a tutti i vescovi messicani. Maciel Macial Degollado in Messico all’epoca era una potenza. Non solo era il fondatore di un ordine religioso ricchissimo che controllava università, scuole e istituzioni, ma aveva anche accesso ai vertici istituzionali, aveva rapporti con la Cia e tanti imprenditori influenti.

    «Nessuno ci diede mai risposta. Fummo ignorati. Io personalmente sono convinto che Giovanni Paolo II e specialmente il cardinale Ratzinger, divenuto Papa Benedetto XVI sapevano bene della colpevolezza di Maciel».

    Intanto le vittime, l’anno successivo, nel 1998 si recarono dal giudice ecclesiastico a Città del Messico, Antonio Roqueni Ornelas per inoltrare una denuncia formale a Roma, al Sant’Uffizio, tramite l’avvocata rotale Marta Vegan. La denuncia fu presentata direttamente nelle mani di monsignor Gianfranco Girotti che all’ora lavorava con il cardinale Ratzinger.

    Nel frattempo il nunzio Mullor Garcia proprio per avere dato appoggio alle vittime di Maciel subiva all’interno del Vaticano un ostracismo senza pari, persino dai vertici della Segreteria di Stato, fino alla sua totale emarginazione. Prima di morire (per una malattia) l’ex nunzio disse che era contento di avere agito sempre in coscienza e con il Vangelo in mano.

    Il postulatore della causa di beatificazione e poi di canonizzazione, monsignor Slavomir Oder ritiene, invece, che San Giovanni Paolo II non sapesse come stavano le cose. «Non ha coperto mai nessun pedofilo e se avesse saputo che era pedofilo non gli avrebbe dato alcuna copertura. E’ chiaro però che tante cose ora ci sfuggono perchè non essendo stati testimoni presenti dei fatti è difficile fare valutazioni a posteriori. Posso dire che Giovanni Paolo II aveva una esperienza diretta sul discredito che in Polonia, sotto il regime comunista, veniva gettato continuamente sui preti polacchi. I servizi segreti costruivano dossier per accusarli di cose orribili. Wojtyla conosceva che erano accuse false e montate. Finchè quindi non si trattava di una prova evidente e rimaneva un margine di dubbio egli pensava che poteva essere il frutto di una manipolazione ingiusta».

    Una domanda analoga, sebbene stavolta generica, è stata sottoposta recentemente a Papa Francesco dal giornalista spagnolo Jordi Evole in una lunga intervista. Bergoglio ha spiegato che «la verità del Vangelo ha un valore senza tempo, ma gli abusi sessuali all’interno della Chiesa sono giudicati secondo una ermeneutica dell’epoca». Come dire che in questo campo il problema deve essere contestualizzato storicamente. In ogni caso tanti dubbi restano sul terreno.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/pedofilia_papa_wojtyla_giovanni_paolo_ii_maciel_degollado_legionari_vittime_abusi-5234751.html

  • GIUDIZI CONTRASTANTI SULLA VICENDA PELL – PUBBLICHIAMO LE SENTENZE DI CONDANNA E DI ASSOLUZIONE

    GIUDIZI CONTRASTANTI SULLA VICENDA PELL – PUBBLICHIAMO LE SENTENZE DI CONDANNA E DI ASSOLUZIONE

    di Emanuela Provera 

    L’Alta Corte di giustizia australiana ha prosciolto il cardinale George Pell dall’accusa di “gravi abusi sessuali” su minori, per i quali fu condannato nel 2019 a sei anni di carcere dal Tribunale australiano, ribaltando così anche il verdetto (non unanime) dei giudici che respinsero il ricorso in Appello.

    Se l’esito assolutorio del processo sembra aver arginato il versante anticattolico che sperava in una condanna, l’assenza di misure risolutive contro la pedofilia clericale continua a lasciare sguarnita la tutela nei confronti delle vittime. E questo, almeno in Italia, accade sia in ambito civile che in ambito ecclesiastico.

    Sin dall’inizio del processo, nel 2017, dopo la notifica del rinvio a giudizio, il cardinale George Pell, rinunciando all’immunità diplomatica, ha dichiarato la propria innocenza:

    «Le notizie di queste accuse rafforzano la mia risolutezza e le procedure del tribunale mi offrono ora la possibilità di difendere il mio nome e tornare al mio lavoro a Roma».

    A nulla valsero le invocazioni rimbalzate dai social e dai siti di tutto il mondo di applicare al porporato lo stesso provvedimento che Francesco adottò nei confronti del cardinale Theodore McCarrick, le dimissioni cioè dallo stato clericale, una sanzione canonica senza precedenti nei due millenni di storia della chiesa cattolica. Francesco concesse invece a Pell un congedo che gli consentì di tornare in Australia «per affrontare le accuse che gli sono state mosse». Una decisione oculata e opportuna.

    La vicenda giudiziaria che ha coinvolto l’ex prefetto ha provocato un acceso confronto tra due contrapposte fazioni che hanno trasformato Pell prima in un orco carnefice poi in una vittima innocente; qualcuno ha creduto che la campagna infamante generata dal rinvio a giudizio, nel 2017, abbia condotto ad un processo governato da una “follia giustizialista”[1].

    “Contemplare il Calvario da dietro le sbarre è credere che un’intera vita si possa giocare in pochi istanti, com’è accaduto al buon ladrone[2].”

    Sono questi i sentimenti con cui la chiesa invita oggi i fedeli a meditare sul tema dell’ingiusta condanna legata al crimine di abuso sessuale: le parole sono tratte dall’introduzione alla Via Crucis di Francesco scritta per il venerdì santo 2020; contemporaneamente alla pubblicazione del testo arriva la notizia del proscioglimento da parte dell’Alta Corte australiana dalle accuse mosse nei confronti del cardinale George Pell.

    I due testi si legano; Pell è assolto così come lo è stato il sacerdote la cui testimonianza è raccolta nell’undicesima stazione della Via Crucis:

    “Sono rimasto appeso in croce per dieci anni: è stata la mia via crucis popolata di faldoni, sospetti, accuse, ingiurie”.

    Poi l’assoluzione, con formula piena.

    Le esigenze della giustizia, che nei casi sopramenzionati hanno reso un buon servizio alla verità dei fatti, non sono state però sufficienti a riscattare la condizione delle vittime di pedofilia clericale, che avrebbero anch’esse voluto trovare un posto tra le testimonianze di chi ha raccontato il proprio dolore.

    Rinchiuso fino al 7 aprile 2020, nel carcere di sicurezza di Barwon, che ospita alcuni dei prigionieri più pericolosi dello stato australiano, Pell è stato considerato da una parte della stampa italiana vittima di un processo intentato con lo scopo di colpire la stabilità istituzionale del pontificato; nominato da Francesco prefetto della Segreteria per l’Economia della Santa Sede fu anche membro del C9, il Consiglio dei cardinali istituito dal papa nel 2013 con funzioni consuntive nel governo della chiesa cattolica; molto prima fu nominato cardinale da Karol Józef Wojtyła e nel 2005 partecipò al conclave che portò alla elezione di Benedetto XVI.

    Anche in Australia la notizia dell’assoluzione di Pell ha soddisfatto il furore di quell’opinione pubblica che vede nel cardinale il simbolo di una chiesa perseguitata[3]: Pell ha subito un processo ingiusto, è un uomo buono, accusato sulla base di motivazioni politiche, si ringrazi Dio perché giustizia è fatta…

    Per evitare un approccio fazioso della vicenda giudiziaria, conviene accostarsi alla  lettura delle 320 pagine di decisione della Corte di Appello e alla sintesi del dispositivo della sentenza dell’Alta Corte australiana che lo ha invece assolto in via definitiva con l’unanimità dei consensi.

    Sui testi processuali abbiamo chiesto un commento al professor Pierluigi Consorti[4]

    «L’Alta Corte ha stabilito che i precedenti verdetti erano stati resi nella convinzione che non vi fossero “ragionevoli dubbi” sulla colpevolezza del cardinal Pell. La Corte ritiene invece che sussista il ragionevole dubbio circa la colpevolezza del porporato. Ciò significa che, secondo le regole processuali, la presunzione di innocenza prevale»

    [1] https://www.ilfoglio.it/chiesa/2020/04/08/news/non-era-solo-un-innocente-in-galera-il-caso-pell-il-dreyfus-che-nessuno-voleva-vedere-311788/?underPaywall=true

    [2] Introduzione “Via crucis 2020 Presieduta dal santo Padre Francesco Venerdì Santo Piazza San Pietro, 10 aprile 2020” Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano

    [3] https://www.dailytelegraph.com.au/news/opinion/george-pell-a-good-priest-falsely-accused-through-a-politically-motivated-investigation-and-unfair-trial/news-story/e60c524bbe616eb95a3c73ebe9ed224a

    [4] Professore ordinario nel Dipartimento di giurisprudenza dell’Università di Pisa

     LA SENTENZA DI ASSOLUZIONE

    LA SENTENZA DI CONDANNA