Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Benedetto XVI

  • Vaticano orientato a sciogliere il movimento cristiano fondato da un presunto pedofilo

    Vaticano orientato a sciogliere il movimento cristiano fondato da un presunto pedofilo

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – Per la prima volta una gran parte della chiesa peruviana – d’accordo con il Vaticano – hanno iniziato a parlare apertamente dello scioglimento del Sodalizio di Vita Cristiana, un movimento religioso peruviano ultraconservatore il cui fondatore – Luis Figari – è stato accusato di abusi sessuali su minori, di avere costruito un sistema di controllo interno sulle persone. «Quando una organizzazione religiosa arriva a delinquere, fino al punto di commettere abusi sessuali e abusi finanziari, forse è il momento di scioglierla»  ha riferito il cardinale peruviano Pedro Barreto, secondo quanto riportato dai media locali. Il cardinale ha anche fatto sapere che la Santa Sede ha preso in carico l’ipotesi di scioglimento di questa realtà ecclesiale molto importante e diffusa in Perù, dove gestisce scuole e altre istituzioni legate alla gioventù.

    Il caso di Luis Figari, il fondatore, 72 anni e con ottime conoscenze in Vaticano, scoppia ufficialmente solo nel 2015, quando venne pubblicato un libro inchiesta sulla realtà nascosta di questo ordine. Si scoprì che per lungo tempo gli abusi erano stati insabbiati all’interno del Sodalizio, così come maltrattamenti psicologici e fisici. Da lì partì una indagine approfondita anche da parte del Vaticano che ha portato alla luce l’ossessione di Figari per il sesso, la sua personalità narcisista e la propensione a far subire umiliazione ai suoi sottoposti.

    Nel frattempo veniva aperto un processo civile in Perù che si è concluso con un nulla di fatto perché il reato è andato in prescrizione. In Vaticano, invece, Figari ha sempre presentato appelli dichiarandosi innocente, anche se il dossier che lo riguarda è piuttosto corposo e alla fine il decreto emesso dalla Congregazione per i  Religiosi lo ritiene responsabile di un episodio di violenza su un ragazzino di 16 anni. Episodi e testimonianze che sono state confermate anche dalla relazione ispettiva fatta a suo tempo del cardinale americano Joseph Tobin, il commissario al quale Francesco aveva affidato il compito di setacciare ogni piega del Sodalicio di Vida Cristiana, ascoltando vittime, raccogliendo prove, analizzando bilanci e documenti amministrativi.

    Due anni fa il cardinale Braz de Aviz, prefetto della congregazione dei Religiosi – aveva ordinato che Figari risiedesse in un luogo appartato, a Roma, senza avere contatti con i minori, né con i membri della Sodalicio de Vida Cristiana. Veniva anche esplicitamente ordinato a Figari di non fare ritorno a Lima. Recentemente Figari è stato spostato (con costi a carico della Congregazione di Vita Cristiana) in una casa di riposo in un paese del Sud Italia tenuto rigorosamente segreto.

    La congregazione da lui fondata ha iniziato un percorso molto serio di purificazione al suo interno. Ora si attende la decisione del Papa, se scioglierla o meno. Probabilmente la decisione verrà presa tra qualche anno, per vedere se effettivamente i cambiamenti radicali intrapresi stanno funzionando.

    Figari è stato consultore del pontificio consiglio dei laici, nominato da Papa Wojtyla, su suggerimento del cardinale americano Stafford, suo amico. Nel 2006 ha pure preso la parola  – durante un incontro con i movimenti cattolici in piazza san Pietro – davanti a Benedetto XVI. Si dice che a Lima fosse sulla stessa lunghezza d’onda, almeno politicamente parlando, con il cardinale super conservatore Cipriani, dell’Opus Dei e, in Vaticano, con il cardinale James Stafford. Insomma, un caso imbarazzante per tutti, in primis per il Papa che prima o poi dovrà decidere cosa fare e come eventualmente punire Figari.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/papa_francesco_figari_peru_abusi_vaticano_sodano_pedofilia-5104949.html

  • David Yallop Misteri della fede

    David Yallop Misteri della fede

    (Lo scandalo dei preti pedofili e la copertura della chiesa)

    Nuovi Mondi editore, Modena, 2011, pagine 229, euro 13,50

    Ampio testo, corredato da bibliografia e fonti archivistiche, che documenta in maniera inoppugnabile che i religiosi responsabili di abusi sessuali erano protetti da una segretezza istituzionale clericale profondamente radicata.

    Di fronte alle prove testimoniali univoche e plurime già fin dal papato di Benedetto XVI la chiesa fu costretta a fare le prime ammissioni. Al contrario san Wojtyla aveva sempre insabbiato, negato, ignorato ogni denuncia delle vittime.

    Il testo segnala i casi più atroci finiti davanti alla magistratura civile e penale ma non si trattò di poche mele marce, la pedofilia ecclesiastica fu ed è purtroppo ancora oggi un misfatto clericale cattolico sistematico.

    Non per caso si citano perfino casi di cardinali pedofili come il cardinal Groer (1919-2003), arcivescovo di Vienna costretto a dimettersi nel 1995, aveva molestato ben duemila bambini e ragazzini.

    L’Autore cita poi i casi di Verona : “73 preti accusati da 275 minorenni” e la Svizzera con “104 vittime che si fecero avanti, chiamando in causa 72 preti” ecc.

    Pierino Marazzani, marzo 2020

  • Collaborazione senza pregiudizi e divisioni verso un unico obbiettivo, che unisce razze, pensieri e scelte personali

    Collaborazione senza pregiudizi e divisioni verso un unico obbiettivo, che unisce razze, pensieri e scelte personali

    Oggi, ho ricevuto presso la sede della Rete l’ABUSO Jan Rozek, un ex Giudice del tribunale ecclesiastico di Brno, Repubblica Ceca e il prof. Petr Zivny venuti in Italia per parlare espressamente con me, per raccontarmi la loro esperienza, sopratutto per trovare una soluzione.

    Qui la sua storia di Jan, sintetizzata in una lettera a Padre Hans Zollner che mi ha autorizzato a pubblicare, fatene tesoro.

    Zanardi


    19-03-2019

    Stimatissimo Padre Hans Zollner,

                                                            in vista del nostro colloquio, le riassumo qui, se riuscisse a trovare il tempo di leggere, alcuni punti della vicenda che mi riguarda. E che ha portato, dopo sei anni di lavoro nel Tribunale Ecclesiastico di Brno, Repubblica Ceca, di cui gli ultimi 3 come Giudice, al mio improvviso licenziamento. Unico motivo, aver aperto, con tutte le indispensabili cautele del caso, un sito per aiutare le vittime di abusi pedofili.

    Il sito è a questo indirizzo: www.procistoucirkev.cz

    Se vuole, con la traduzione automatica dei siti offerta da Google all’apertura, può, anche se in traduzione sommaria, leggerlo. E rendersi conto che è fatto unicamente con l’intenzione di aiutare le vittime, proteggerle, secondo le indicazioni dettate con insistenza da Padre Francesco, che ha seguito la strada aperta da Papa benedetto XVI, e dalla Chiesa

    Il vescovo di Brno, Monsignor Cikrle, ha scritto nella sua dichiarazione come motivo della mia rimozione dall’ufficio di Giudice del Tribunale Ecclesiastico di Brno:

    “In relazione alle Sue attività private e in seguito alla dichiarazione del Segretario generale della ČBK (Conferenza Episcopale ceca) del 6.2.2019, riguardante la Sua attività pubblica, quando è diventato evidente che non ha i prerequisiti necessari per l’ufficio di Giudice, ha perso la buona reputazione (cfr CIC 1421, 3) e non ha mantenuto il giuramento fatto, in base a 184 §1 e 149 § 1 CIC, con effetto dal 15 febbraio 2019, la depongo dall’ufficio di Giudice del Tribunale diocesano di Brno. “

    Il Vescovo Cikrle fa riferimento alla dichiarazione del Segretario Generale del ČBK Stanislav Přibyl, datata 6 febbraio 2019, che dice: “Recentemente sui media sono apparse informazioni sul lancio del sito web di Jan Rozek (www.procistoucirkev.cz), il cui scopo è di aiutare le vittime di abusi sessuali da parte di “dignitari ecclesiastici” (NdR: In realtà non ho usato questo termine). A nome della Conferenza episcopale ceca, vorrei dire che si tratta di un’iniziativa privata del sig. Rozek e raccomandiamo  di non cercare aiuto attraverso i contatti su questo sito“.

    Siccome non ho svolto altre attività se non la creazione di questo sito, è chiaro che il vescovo parla di questo servizio.

    Prima di lanciare il sito, io ero molto desideroso di ottenere la benedizione e la comprensione dei superiori. Il 2 gennaio, ho pregato il segretariato del cardinale Duka di farmi avere un appuntamento con lui, e l’ho fatto usando lo stesso canale di comunicazione con il quale io e il Cardinale avevamo comunicato per un anno con l’obiettivo di fare causa contro lo spettacolo teatrale blasfemo diffuso nella Repubblica Ceca del regista Frlić. Ho inviato varie e-mail, che contenevano sia la visualizzazione del sito web che file di testo che descrivevano come avrebbe funzionato il servizio di aiuto alle vittime.

    Ho costruito l’intero servizio e il sito web insieme a esperti seguendo le raccomandazioni al riguardo date da Papa Francesco, le dichiarazioni di monsignor Charles Scicluna e di Padre Hans Zollner. Nel sito sono disponibili documenti magisteriali e di esperti tratti dal sito web della Santa Sede e delle Conferenze episcopali che trattano questi temi.

    Poiché il servizio è stato concepito unicamente come un servizio alla Chiesa, il nostro sforzo è stato quello di fare tutto all’interno della Chiesa, lontano dai media, ma allo stesso tempo indipendentemente dall’Ordinario del luogo. Il 7 gennaio 2019 ho scritto anche al Nunzio Apostolico in Repubblica Ceca.

    Successivamente ho discusso del web e del nostro servizio con il vicario del Tribunale ecclesiastico di Brno, Monsignor Orlita. Lui, dopo una discussione di quattro ore a Roma, ha concesso che potevo aprire il sito, ma solo a condizione che lui o il vescovo potessero decidere quali erano i casi di cui mi potevo occupare: gli altri dovevo ignorarli. Una condizione che, secondo coscienza, non potevo accettare. Dal momento che la conversazione era personale, non ho prove di questo. Tuttavia, potrei parlare di altri fatti per i quali ho prove.

    Poiché il Cardinale Duka e il Nunzio non mi hanno mai risposto, sono stato costretto ad aprire il sito anche senza la loro approvazione. Subito dopo ho scritto a tutti i vescovi diocesani e li ho pregati di incontrarmi. Senza ottenere risposta da nessuno.

    Paradossalmente, il 5 febbraio il Cardinale mi ha ringraziato per il lavoro compiuto su sua richiesta fino ad allora nell’aiutarlo nella denuncia per lo spettacolo blasfemo di cui le dicevo sopra, e il giorno dopo, il 6 febbraio, l’intera CBK (la Conferenza episcopale ceca) si è opposta a me e al sito senza interrogarmi. La Chiesa del paese ha poi lanciato ripetutamente e su larga scala una campagna infamante contro la mia persona in tutti i media cattolici (giornali cattolici, televisione e radio, Acta curiae, ecc.) Tra l’altro proprio l’anno scorso avevo ricevuto anche un’onorificenza per il lavoro svolto nel Tribunale ecclesiastico di Brno.

    L’atteggiamento della Chiesa nel nostro paese è illustrata da dichiarazioni dei nostri vescovi. Il Cardinale ha detto che sugli abusi su minori nella Chiesa c’è una attenzione spropositata, che c’è un po’ di isteria al riguardo, e che abbiamo avuto solo 10 casi di abusi nel nostro paese in 30 anni: cosa che proprio il Cardinale, in quanto membro dell’Ordine Domenicano, sa che è falso.

    Sulle pagine del Vescovado di Ceske Budejovice è stato pubblicato un articolo che, secondo quanto unanimemente percepito dall’opinione pubblica, deride le vittime. Il vescovo locale Monsignor Kročil in realtà ha coperto gli autori di abusi per diversi anni e non è intervenuto fino a che la Santa Sede ha iniziato ad affrontare il problema all’inizio di quest’anno.

    Il Cardinale Duka, attraverso il suo avvocato, mi ha recentemente fatto pervenire anche una lettera di denuncia dove mi minaccia e precisa che, dopo il 25 marzo 2019, verrò accusato per le mie attività. Un tentativo di farci tacere.

    Come sa, prima di parlare con lei, Padre Zollner, ho avuto un colloquio con Monsignor Charles Scicluna, che era già parzialmente informato del caso e gli ho esposto tutte le nostre attività: lui non ha trovato nulla di male che io possa aver fatto e che possa aver danneggiato la mia reputazione di Giudice del Tribunale ecclesiastico. Reputazione che ora è stata infangata, compromettendo in Repubblica ceca ogni mio lavoro in difesa delle vittime e al servizio della Chiesa

    Con grande stima

    Jan Rozek

  • Il Senato messicano indagherà sugli abusi del clero

    Il Senato messicano indagherà sugli abusi del clero

    El Senado mexicano investigará abusos del clero

    Creano un organo indipendente che cercherà di risarcire le vittime

    (ANSA) – CITTA ‘DEL MESSICO, 11 FEB – Il Senato messicano ha annunciato oggi la creazione, per la prima volta in questo paese, di un ente governativo indipendente, incaricato di indagare sui numerosi casi di pedofilia clericale al fine di garantire il risarcimento a vittime dirette o indirette.

    Il nuovo organo godrebbe di autonomia, sarebbe integrato non solo dai legislatori, ma anche dai rappresentanti della società civile, dal ramo esecutivo ma soprattutto dalle vittime.
    L’entità avrebbe “poteri legali sufficienti” per rendere giustizia a coloro che hanno subito abusi di potere da parte di sacerdoti.

    L’annuncio è stato fatto pochi giorni dopo che è venuto alla luce un nuovo scandalo che ha scosso i legionari di Cristo, quando è stato appreso che il sacerdote Fernando Martínez, un direttore di diversi collegi della congregazione ha subito sistematici atti di pedofilia.

    Martinez ora vive a Roma, nelle strutture della congregazione, in pensione, senza che la giustizia lo raggiungesse perché i suoi crimini gli erano stati prescritti.
    L’ordine fu fondato 8 decenni fa dal sacerdote messicano Marcial Maciel, che morì nel 2008, due anni dopo essere stato sospeso e condannato a una vita di penitenza e preghiera da allora papa Benedetto XVI.
    Maciel è stato punito dopo aver scoperto che ha abusato di oltre 60 giovani, molti dei quali minorenni, seminaristi dell’organizzazione e condotto una doppia vita con due donne e diversi bambini di cui ha anche abusato.

    Un altro caso importante riguarda il sacerdote Nicolás Aguilar, accusato di aver insultato più di 90 bambini di bambini, sia in Messico che negli Stati Uniti, negli anni 80.
    Secondo le vittime, “Padre Nicolás” ha ricevuto protezione dal cardinale pensionato Norberto Rivera Carrera, ex arcivescovo primato del Messico e cardinale Roger Mahony, arcivescovo di Los Angeles.

    “Non possiamo ignorare i numerosi casi segnalati in diversi media”,
    I parlamentari hanno fatto riferimento al caso dell’ex legionario José Barba, uno dei primi denuncianti delle azioni di Maciel e degli ex studenti dei Summit Institutes di Città del Messico, Cancun e Saltillo, abusati quando erano ragazze di Fernando Martínez.

    “Per loro, per loro e per tutte le altre vittime di abusi sui minori in Messico e nel mondo, non possiamo evitare la nostra responsabilità come senati”, hanno detto i legislatori. “Pertanto, siamo costretti a intraprendere azioni efficaci per combattere questa tragedia sociale”, hanno detto.
    Alla fine del 2019, i Legionari di Cristo hanno reso pubblica una “Mea Culpa” in cui hanno ammesso che 175 minori erano vittime dei pazzi appetiti di 33 dei loro sacerdoti e che 60 vittime, quasi un terzo, erano attribuibili a Macial Maciel , il fondatore della congregazione.

    La rete di sopravvissuti agli abusi sessuali dei sacerdoti e la stessa gerarchia cattolica hanno tuttavia respinto il rapporto considerando che l’organizzazione cerca solo di “lavarsi la faccia” e che il numero delle vittime sarebbe ben al di sopra di quanto ammesso.

    Inoltre, i legionari sono stati rimproverati per non aver mai presentato denuncia all’accusa.
    Il governo messicano ha ammesso settimane fa di indagare sulle finanze dell’organizzazione, per sospetto di essere coinvolto nel “riciclaggio di denaro” e nell’evasione fiscale attraverso operazioni sofisticate attraverso paradisi fiscali, ma i legionari hanno respinto queste accuse.

    Il senatore Germán Martinez, del movimento nazionale di rigenerazione (Morena), ha dichiarato che ci sono 550 casi di pedofilia clericale e solo 4 condanne.
    “Abbiamo un debito con le vittime di questa epidemia”, ha detto il legislatore, rilevando la necessità di “riparare i danni in passato in modo che l’abuso sui minori non si ripeta”.
    Il Messico “vergognosamente si trova in uno dei primi posti” al mondo in questa materia e questo deve finire, ha detto.

    (traduzione con Google)
    http://www.ansalatina.com/americalatina/noticia/mexico/2020/02/11/senado-mexicano-investigara-abusos-del-clero_c6d7f60f-fe67-4f34-810f-46664ebd93f0.html
     

  • Legionari di Cristo, al via il Capitolo generale 2020 tra gli scandali per gli abusi

    Legionari di Cristo, al via il Capitolo generale 2020 tra gli scandali per gli abusi

    Sessantasei sacerdoti riuniti a Roma per eleggere il nuovo superiore e riflettere sul futuro della Congregazione. Una settimana fa spretato padre Martínez, responsabile di violenze su minori negli anni ’90

    SALVATORE CERNUZIO

    CITTÀ DEL VATICANO. L’ombra degli abusi torna ad avvolgere e travolgere i Legionari di Cristo, a tredici anni dalla condanna al fondatore Marcial Maciel Degollado, il potente e controverso sacerdote messicano dalla doppia vita del quale emersero solo dopo decenni (e anche post mortem) i reati e le malefatte compiute. La Congregazione di diritto pontificio, fondata nel 1941, ha aperto ieri il Capitolo generale ordinario del 2020, il massimo organo di governo di un ordine religioso, per fare il bilancio degli ultimi sei anni, eleggere il nuovo superiore generale ed analizzare le sfide e le questioni urgenti per i prossimi anni. A cominciare dalla «via da seguire nella cura delle vittime di abusi sessuali, possibili insabbiamenti, negligenze o omissioni in relazione ad essi nel passato», come si legge in una nota pubblicata sul sito ufficiale.

    Ai partecipanti al Capitolo – 66 sacerdoti in rappresentanza di nove territori – è stata presentata una indagine interna dal titolo “Radiografia di otto decenni per sradicare gli abusi”, l’inchiesta pubblicata per volontà della Congregazione lo scorso dicembre, nello stesso giorno in cui il Papa aboliva il segreto pontificio per i casi di abusi. I risultati avevano fatto grande scalpore, soprattutto in America Latina dove i Legionari sono proprietari di una rete di istituti, scuole primarie e secondarie, università, presidi sanitari: per la prima volta nella storia la Legione ammetteva gli abusi commessi al suo interno dalla fondazione fino al dicembre 2019.

    In particolare colpivano i numeri: 175 minorenni, di un’età compresa tra gli 11 e 16 anni, vittime di aggressioni sessuali da parte di 33 sacerdoti appartenenti all’organizzazione religiosa (18 dei quali ancora all’interno), dove ricoprivano incarichi di responsabilità. Proprio la posizione di potere ha reso difficile o a volte ha direttamente ostacolato la possibilità di denunciare i crimini e i loro autori, dal momento che nella Congregazione per anni è rimasto in vigore il “quarto voto” che impediva ad ogni appartenente di criticare e commentare i comportamenti negativi di un superiore e tantomeno di parlarne con qualcuno. Motivo per il quale il cardinale Velasio De Paolis, insigne giurista morto due anni fa, nominato da Benedetto XVI nel 2010 commissario dei Legionari, arrivò a dire che trovare la verità «non fosse così semplice».

    È a causa di questo clima di censure e occultamenti che per decenni si è mantenuto in piedi il sistema che ha garantito l’impunità di Maciel, tossicodipendente, abusatore di seminaristi e anche delle mogli e dei figli avuti nel segreto, acclamato invece come un santo da molti, anche all’interno della Curia romana e delle alte sfere del Vaticano. Dei 175 casi di minori abusati resi noti dalla indagine, sessanta sono stati compiuti da Maciel.

    Un’altra vicenda emblematica – forse la peggiore dopo quella del fondatore – è quella di padre Fernando Martínez Suárez, 79 anni, prete messicano abusato e abusatore che circa una settimana fa è stato dimesso dallo stato clericale con un provvedimento della Congregazione per la Dottrina della Fede, a seguito di «un attento studio» sottoposto all’attenzione del Papa. Martínez, vittima di Maciel nel 1954, all’età di 15 anni, è ritenuto colpevole di ripetuti abusi nei confronti di sei bambine tra i sei e i nove anni, all’inizio degli anni ’90, nell’Istituto Cumbres di Cancun, dove insegnava. È accusato anche di altri abusi, tra cui uno a danno di un bambino di circa 4 anni nell’Istituto Cumbres Lomas di Città del Messico nel 1969.

    Lo scandalo è deflagrato a novembre quando i Legionari hanno confermato ogni accusa al sacerdote chiedendo «umilmente perdono» alle vittime. Una di queste, Ana Lucía Salazar, presentatrice televisiva, aveva reso noto tramite i social di essere stata costretta a subire le violenze di Martínez quando aveva solo otto anni, nell’Istituto Cumbres. A ridosso del Capitolo generale ha rilasciato una infuocata intervista tv in cui ha raccontato nel dettaglio come questa scuola privata, frequentata da figli di famiglie facoltose, con rette altissime, si fosse trasformata in un inferno per lei e le compagne che padre Ferdinando faceva chiamare in sagrestia e toccava nelle parti intime mentre leggeva passi della Bibbia. «È chiaro che dopo tutto questo la vita per noi bambine non fu più la stessa. Il passato è passato, ma è difficile dimenticare», ha detto Ana Lucía, oggi 36enne e madre di tre figli.

    Con le altre sopravvissute e le rispettive famiglie oggi chiede giustizia e il risarcimento dei danni. Nei mesi scorsi le donne hanno annunciato anche la presentazione di una denuncia penale collettiva e hanno chiamato in causa padre Eloy Bedia, candidato a vicario capitolare dei Legionari, accusato di aver insabbiato i misfatti di Martinez. Nei mesi scorsi il sacerdote ha ricevuto una lettera in proposito del Tribunale ecclesiastico dell’arcidiocesi di Monterrey. Secondo le vittime, Bedia aveva assicurato di occuparsi del caso, di fornire un accompagnamento ai minori abusati e ai loro familiari, di ritirare il prete pedofilo dal ministero attivo, ma le sue sono state tutte «false promesse». Lo dimostra il fatto che a Martínez, dopo le accuse, fu affidato un altro incarico a Salamanca, sempre a contatto con minori.

    Padre Bedia continua a ribadire la sua estraneità ai fatti adducendo la colpa del trasferimento ad una decisione dello stesso Maciel. Tuttavia, nel polverone generale, ha chiesto di essere dispensato dalla partecipazione al Capitolo generale per rispetto ai sopravvissuti: «Tramite una lettera mi hanno riferito che la mia partecipazione causerebbe grande dolore… Comprendo che sentano la mia presenza come una nuova ferita», scrive in un comunicato. «Spero con tutto il cuore che la mia richiesta possa alleviare in qualche modo la sofferenza delle vittime e che come Congregazione possiamo andare verso l’incontro con loro e contribuire a una guarigione delle ferite».

    La tensione rimane comunque alta in Messico, patria natale di Maciel, dove, peraltro, la settimana scorsa il capo della Financial Intelligence Unit (FIU) del Ministero delle Finanze, Santiago Nieto, ha rivelato che è in corso un’indagine contro l’organizzazione religiosa per presunti casi di riciclaggio e per i legami con Martha Sahagún, moglie dell’ex presidente Vicente Fox.

    Da Roma i partecipanti al Capitolo recepiscono tutte le preoccupazioni e cercano di tirare le somme per il futuro, riflettendo anche sulla missione e l’identità della Congregazione. In più occasioni, nel passato, si è parlato di una chiusura della Legione che, tuttavia, nonostante gli scandali avvicendatisi quasi ciclicamente negli anni e l’emorragia di appartenenti, ha continuato a mantenere un numero elevato di vocazioni e di appartenenti al ramo laico del Regnum Christi.

    Negli ultimi anni, dopo la riforma avviata dalla Santa Sede, la Congregazione ha iniziato a vivere ed esercitare l’autorità secondo le nuove Costituzioni, ad elaborare un rapporto per rinnovare il processo formativo dei membri, ad attuare politiche di ambienti sicuri per la cura e la protezione dei minori, e la configurazione canonica di tutto il Regnum Christi. Un compito svolto sotto la guida dell’assistente pontificio, il gesuita Gianfranco Ghirlanda.

    Il Capitolo in corso a Roma – al quale undici sacerdoti partecipano per la prima volta – dovrà valutare questi temi nelle prossime settimane. Soprattutto dovrà eleggere il nuovo superiore generale che prenderà il posto di padre Eduardo Robles-Gil, nell’incarico dal 2014, e dei suoi consiglieri.

    https://www.lastampa.it/vatican-insider/it/2020/01/21/news/legionari-di-cristo-al-via-il-capitolo-generale-2020-tra-gli-scandali-per-gli-abusi-1.38363768?utm_source=dlvr.it&utm_medium=facebook&refresh_ce
  • Ratzinger e il celibato – #CEI-Comic

    Ratzinger e il celibato – #CEI-Comic

    Joseph Ratzinger: “Il celibato dei sacerdoti è indispensabile, ha grande significato.

    Non posso tacere” “Benedetto XVI – affermano dal Mater Ecclesiae – non ha scritto un libro a quattro mani con Sarah, tanto che non ha visto né approvato la copertina e il fatto di far uscire un volume a quattro mani.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/01/14/ratzinger-contro-i-preti-sposati-la-smentita-mai-scritto-libro-con-sarah-ma-il-cardinale-pubblica-le-prove-georg-ritirare-firma/5669762/

  • Pedofilia, l’inchiesta del Washington Post: “Soldi dal cardinale a Giovanni Paolo II e Benedetto XVI in cambio del silenzio”

    Pedofilia, l’inchiesta del Washington Post: “Soldi dal cardinale a Giovanni Paolo II e Benedetto XVI in cambio del silenzio”

    L’inchiesta del quotidiano americano su Theodore Mc Carrick, spretato nel 2018 da Francesco dopo le accuse di violenze: dal 2001 in poi avrebbe versato 600mila euro a due diversi pontefici e a ecclesiastici “direttamente coinvolti nella valutazione della sua condotta”

    Soldi a Wojtyla e Ratzinger in cambio del silenzio sulla pedofilia. È la sconcertante accusa che emerge da un’accurata inchiesta del Washington Post, finora non smentita dalla Santa Sede, che punta il dito nuovamente contro l’ex cardinale Theodore McCarrick, ridotto allo stato laicale da Papa Francesco proprio per aver commesso abusi sessuali su minori. Violenze che lo “zio Ted”, come si faceva chiamare dalle sue vittime, avrebbe coperto per decenni versando ben 600mila dollari, nell’arco di due decenni, prima a San Giovanni Paolo II e poi a Benedetto XVI. In questo modo, l’ex arcivescovo di Washington si sarebbe garantito quell’omertà che gli ha permesso una lunga e incontrastata carriera all’interno delle gerarchie della Chiesa cattolica, diventando il porporato più potente negli Usa. Cioè fino al 2018 quando Bergoglio lo ha prima privato della porpora, cosa che non succedeva dal 1927, e poi lo ha ridotto allo stato laicale, caso più unico che raro. Un provvedimento durissimo frutto della linea della tolleranza zero sulla pedofilia messa in atto con determinazione da Francesco.

    McCarrick avrebbe versato 90mila dollari a San Giovanni Paolo II, soprattutto negli ultimi anni del suo pontificato, e 291mila dollari in favore di Benedetto XVI. Anche i Segretari di Stato vaticani Angelo Sodano e Tarcisio Bertone avrebbero ricevuto soldi. Il primo 19mila dollari e il secondo 7mila. Sempre il Washington Post ha rilevato come proprio la Segreteria di Stato possa aver deciso di usare le cifre provenienti dall’ex cardinale per la beneficenza, molto probabilmente facendole finire all’interno dell’Obolo di San Pietro, fondo col quale sono sovvenzionate non solo le opere di carità del Papa, ma anche le strutture della Chiesa cattolica in tutte le parti del mondo, come per esempio le nunziature apostoliche. Ma le finalità con le quali sono stati adoperati quei soldi non scagionano di certo l’ex porporato, intenzionato, stando a quanto emerso dall’inchiesta, ad apparire agli occhi dei due Pontefici come un grande benefattore, assicurandosi così la loro omertà davanti alle pesanti accuse nei suoi confronti già emerse in Vaticano durante gli anni dei loro pontificati.

    Gli assegni delle donazioni ai due Papi sono stati collegati a un conto corrente poco noto trovato presso l’arcidiocesi di Washington, di cui McCarrick è stato arcivescovo dal 2000 al 2006, quando si è dimesso per raggiunti limiti di età. Il “Fondo speciale dell’arcivescovo” gli avrebbe così permesso di raccogliere denaro da ricchi donatori cattolici e di spenderlo come voleva, senza alcuna supervisione, secondo la testimonianza resa da diversi ex funzionari dell’arcidiocesi di Washington. Soldi che alla fine arrivavano nella Segreteria di Stato vaticana nelle mani di chi avrebbe dovuto aprire un fascicolo contro McCarrick e indagare per le pesanti accuse di pedofilia fatte dalle sue vittime. Accuse che, come ha rivelato l’ex nunzio negli Usa, monsignor Carlo Maria Viganò, nei sacri palazzi erano note da molto tempo, forse già dall’inizio degli anni Novanta. Eppure McCarrick continuava a fare carriera e a ricevere per giunta, dalle mani di Wojtyla, la porpora nel concistoro del 2001, lo stesso in cui ricevette la berretta rossa anche Jorge Mario Bergoglio. Un modo per accrescere a dismisura il potere dello “zio Ted”, che per decenni ha controllato tutte le nomine episcopali negli Stati Uniti, rendendolo così anche elettore nel conclave che sarebbe seguito alla morte di San Giovanni Paolo II.

    Proprio monsignor Viganò ha chiesto a Francesco di dimettersi accusandolo di aver coperto anche lui McCarrick. Ma come è emerso dalle indagini, Bergoglio, appena ha appreso che le accuse di pedofilia nei confronti del cardinale erano credibili, gli ha subito tolto la porpora prima di ridurlo allo stato laicale. Non un dollaro risulta donato da McCarrick a Francesco, mentre è stata inviata un’offerta di mille dollari al cardinale Pietro Parolin dopo la sua nomina a Segretario di Stato vaticano, nella seconda metà del 2013. Donazioni che questa volta non hanno impedito all’ex porporato di essere finalmente condannato per i suoi abusi, rompendo così un muro di omertà che andava avanti da due pontificati.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/12/27/pedofilia-linchiesta-del-washington-post-soldi-dal-cardinale-a-giovanni-paolo-ii-e-benedetto-xvi-in-cambio-del-silenzio/5640050/?fbclid=IwAR12U60qW3JsgjRU_VRcSujuN2cqcz2EbGeRI6rYb7SZjloe6bN97zKZg4Q

  • Preti pedofili, così il muro di gomma del Vaticano fece prescrivere abusi compiuti da don Mauro Inzoli

    Preti pedofili, così il muro di gomma del Vaticano fece prescrivere abusi compiuti da don Mauro Inzoli

    Nel giorno Papa Francesco ha deciso di abolire il segreto pontificio sugli abusi sessuali dei sacerdoti pubblichiamo il capitolo del libro La Repubblica degli impuniti (PaperFirst) dedicato alla prescrizione delle violenze subite da alcuni ragazzini anche a causa della rogatoria negata agli inquirenti di Cremona da parte della Santa Sede

    Nel giorno Papa Francesco ha deciso di abolire il segreto pontificio sugli abusi sessuali dei sacerdoti pubblichiamo il capitolo del libro La Repubblica degli impuniti (PaperFirst) dedicato alla prescrizione degli abusi sessuali compiuti su alcuni ragazzini da don Mauro Inzoli anche a causa della rogatoria negata agli inquirenti di Cremona da parte del Vaticano. Inzoli, ridotto allo stato laicale nel 2017, sta scontando dal 7 aprile 2018 nel carcere di Bollate la pena a 4 anni e 7 mesi dopo la conferma in Cassazione della sentenza d’appello.

    Prima il muro di gomma opposto da Chiesa e Comunione e Liberazione e poi dal Vaticano stesso. E così decine di ragazzini di dodici o tredici anni molestati o abusati da don Mauro Inzoli, sacerdote e capo spirituale di cl, non avranno mai giustizia. Perché i loro casi si erano già prescritti ancora prima che iniziasse l’inchiesta che poi ha portato, il 29 giugno del 2016, a una condanna a soli quattro anni e nove mesi per violenza sessuale su minori grazie allo sconto di pena previsto dal rito abbreviato. Poi addirittura ridotti di due mesi in Appello e confermata in Cassazione, il 14 marzo 2018.

    Il gup Letizia Platè, nelle motivazioni della sentenza di primo grado, ricorda come i genitori di alcune vittime si fossero rivolte fiduciose alle autorità ecclesiastiche già alla fine degli anni Novanta. Ma è solo nel 2014 (al termine di un procedimento ecclesiastico iniziato tra il 2009 e il 2010) che don Mauro, detto don Mercedes a causa del suo amore per le auto di lusso, finisce sotto inchiesta per gli appuntamenti che dava agli studenti del Liceo linguistico Shakespeare di Cremona o a quelli che frequentavano la chiesa Santissima Trinità. Incontri che dovevano essere momenti per consigli di vita e che invece si trasformavano in baci, carezze e toccamenti. Don Inzoli, negli anni, ha «approfittato con spregiudicatezza della propria posizione di forza e prestigio per ottenere soddisfazione sessuale, tradendo la fiducia in lui riposta dai giovani nei momenti di confidenza delle proprie problematiche personali e anche nel corso del sacramento della Confessione». Otto gli episodi di violenza sessuale contestati e per cui l’allora procuratore di Cremona Roberto Di Martino aveva chiesto sei anni di reclusione: il sacerdote ha risarcito cinque vittime con la somma di 25 mila euro a testa. Anche se i casi, in parte prescritti, di cui si sono occupati gli investigatori sono, a detta dei giudici, «venticinque-trenta».

    Gli abusi, per cui si è andati a processo, sono stati commessi tra il 2005 e il 2008 non solo nell’ufficio del religioso ma anche nei luoghi di villeggiatura durante le vacanze estive. Tutti minorenni vittime di una «forte sottomissione psicologica». Contro don Inzoli era già intervenuta la Santa Sede, sotto Benedetto XVI, punendolo con la riduzione allo stato laicale. Francesco, in seguito, aveva ammorbidito la sanzione e invitato il prete a condurre una vita di «preghiera e di umile riservatezza come segni di conversione e di penitenza» per poi ridurlo nuovamente allo stato laicale nel giugno del 2017.

    L’inchiesta penale era partita dopo gli esposti, tra gli altri, presentati dal sindaco di Crema e di Franco Bordo, parlamentare di Sinistra Ecologia Libertà, nel giugno 2014, solo dopo la pubblicazione sul sito della curia cremasca della decisione della Santa Sede. Prima su questa brutta storia di pedofilia c’erano state solo famiglie cui era stato garantito che si sarebbe fatto qualcosa, ma che hanno atteso invano.

    Gli inquirenti sono riusciti a identificare solo alcune vittime perché il Vaticano ha sempre negato la rogatoria: con quella richiesta la procura aveva invocato di poter conoscere atti inerenti i casi di abusi sui minori, ma la risposta era che vigeva il segreto. Quello che don Inzoli – fotografato nel gennaio del 2015, quando, già sotto inchiesta, è tra le prime file al convegno sulla famiglia organizzato dalla Regione Lombardia – ha fatto prima, non potrà mai più essere perseguito. «Nonostante la Santa Sede non si sia prodigata nella consegna degli atti, sono contento che si sia giunti all’accertamento della verità. Se ci fosse stata più collaborazione, avremmo potuto sentire anche qualcun altro e in questo modo nelle testimonianze ci sarebbe stata una maggiore diversificazione» aveva detto il Pubblico Ministero. Un muro descritto anche nelle motivazioni della sentenza di primo grado: «La prima fase delle indagini compendiata in atti appare primariamente volta all’individuazione di eventuali ipotesi di reati e relative vittime di abusi sessuali […] i cui nominativi non sono mai stati comunicati dalle autorità ecclesiali nemmeno a seguito della rogatoria internazionale promossa dal pm […] In tale contesto» prosegue il giudice «veniva individuato un consistente numero di persone che riferivano di essere state vittime di attenzioni di ordine sessuale da parte di don Inzoli, quando erano ancora minorenni o da poco avevano raggiunto la maggiore età, per i cui fatti non era possibile promuovere l’azione penale per mancanza delle condizioni di procedibilità in assenza di tempestiva querela o per i quali era già decorso il termine prescrizionale».

    Grazie a questi ritardi il prete, considerato «una specie di idolo meritevole di venerazione», ha potuto invadere la vita e l’intimità di molti. Un’invasione descritta da una delle vittime così: «Sono stato trattato proprio come un oggetto e mi ero sentito praticamente violentato». Vergogna, imbarazzo, disgusto i sentimenti delle vittime durante gli incontri che poi venivano giustificati dal prete citando passi biblici o episodi della tradizione ebraica come l’inesistente “battesimo dei testicoli”. «Alla vastità dell’azione commessa corrisponde anche un danno nelle giovani vittime su larga scala» chiosa il giudice. Tanto che fra le vittime del prete di cl c’è anche chi poi si è suicidato.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/12/17/preti-pedofili-cosi-il-muro-di-gomma-del-vaticano-fece-prescrivere-abusi-compiuti-da-don-mauro-inzoli/5622416/?fbclid=IwAR2YNCoUVBELbwa7CwOAuUxOr5Xp1GvlKD-VsPi-APHH61Kyt7cBRUMwEL4

  • Pedofilia, espulso un gesuita per abusi ai danni di cinque minori

    Pedofilia, espulso un gesuita per abusi ai danni di cinque minori

    Un padre gesuita è stato espulso dalla Compagnia di Gesù per abusi ai danni di minori. L’indagine dell’ex Sant’Uffizio ha confermato il quadro delle accuse

    Padre Leone Ibabache, gesuita, è stato espulso perché ritenuto responsabile di abusi ai danni di cinque minori.

    “Il collasso morale” – come lo chiama Benedetto XVI – continua ad interessare le cronache ecclesiastiche. E la “linea della tolleranza zero”, che è stata inaugurata da Joseph Ratzinger e che sta trovando continuità nell’operato di Papa Francesco, non fa eccezioni. Oggi il gesuita al centro di questi accadimenti ha quasi cento anni – novantasei per l’esattezza – ma il superiore generale dei gesuiti, ossia Padre Artur Sosa – ha comunque optato per un provvedimento esemplare: l’espulsione, appunto.

    Stando a quanto si apprende dall’Adnkronos, non si può parlare d’incertezza attorno a questi casi di abuso. Gli episodi, infatti, “sono stati chiaramente accertati dall’indagine e confermati nel processo”. Ad indagare ogni dettaglio è stata la Congregazione per la Dottrina della Fede, ossia l’ex Sant’Uffizio. Ibabache è cileno. La Chiesa sudamericana sta attraversando delle fasi complesse. Ricorderete di quanto emerso all’epoca della visita apostolica del pontefice argentino, con le dimissioni dell’intero episcopato. Ma due viaggi dell’arcivescovo maltese Charles Scicluna hanno contribuito a far chiarezza. E ora la situazione sembra mutare in nome della sopracitata “tolleranza zero”. In relazione a questo singolo caso, si parla di due distinti provvedimenti: oltre all’espulsione della Compagnia di Gesù, che dipende da Sosa, il Vaticano dovrebbe aver adottato la sospensione a divinis. Ma non si può escludere, tenendo in considerazione la prassi, che Ibabache venga anche spretato.

    Gli abusi ai danni dei minori e degli adulti vulnerabili costituiscono il principale dramma con cui gli ambienti ecclesiastici devono fare i conti. Ma il continente sudamericano è solo uno dei luoghi interessati da questa piaga. Su quanto messo in atto da padre Ibabache, intanto, la Chiesa cattolica è intervenuta con fermezza.

  • Abusi nella Chiesa: “In Italia fino a 4mila pedofili e un milione di vittime”

    Abusi nella Chiesa: “In Italia fino a 4mila pedofili e un milione di vittime”

    Gli abusi sessuali ai danni di minori sconvolgono pure la Chiesa italiana. I dati choc riportati dall’associazione Rete l’Abuso

    Duecentonovantotto consacrati incaricati in Italia risultano essere stati chiamati in causa per abusi sessuali ai danni di minori. Centoquarantaquattro sono quelli che hanno confessato o che sono già stati giudicati come colpevoli nei tribunali.

    Vale la pena sottolineare sin da subito come la fattispecie degli abusi possa essere estesa o considerata riferibile anche a quelli commessi – in circostanze che sembrano però essere davvero minoritarie – ai danni di quelli che la Santa Sede chiama “adulti vulnerabili”.

    In Vaticano si è parlato anche di quel genere di abusi. In specie durante l’incontro straordinario sulla protezione dei minori voluto dal vescovo di Roma, ossia il summit straordinario che si è tenuto nel febbraio del 2019. Ma il discorso, che riguarda per lo più quanto subito dai minori, non cambia: i dati, che sono stati diffusi dalla Rete l’Abuso, sono drammatici. Le stime ipotizzabili presentate dalla medesima associazione fanno riflettere con una facilità persino maggiore di quella espressa per la prima casistica: la forbice dei sacerdoti pedofili oscilla, stando a quanto si legge sul sito della realtà indicata, tra i mille, che è il numero minimo, ai quattromila, che è la cifra massima dichiarata. Sono statistiche presumibili che riguardano la nostra nazione. E il fatto che la natura di questi episodi, per ciò che concerne l’Italia, sia sporadica, rischia di essere smentito di netto.

    Il Belpaese non è stato sconvolto dal “collasso morale” – così come lo chiama Benedetto XVI – della Chiesa cattolica. Il Cile, gli Stati Uniti, l’Australia, la Francia e la Germania: sono queste le nazioni di cui abbiamo raccontato con costanza in questi anni in relazione agli abusi commessi da ecclesiastici. Per dirne una: alcune diocesi statunitensi sono fallite o quasi a causa dei risarcimenti dovuti alle vittime. Da noi non è ancora accaduto. Ma sembra appunto che l’Italia possa entrare a far parte di questo elenco: quello delle nazioni in cui la Chiesa cattolica deve affrontare, e con urgenza, la questione. Il Vaticano, anche dopo la serie di scandali che ha sollevato più di una bufera attorno a qualche alto ecclesiastico (si veda, per esempio, il caso dell’ormai ex cardinal Theodore McCarrick), non tollera più i comportamenti delittuosi degli appartenenti al clero: quando non si tratta di fumus persecutionis o di voci non confermate dalle indagini interne, ormai si tende a procedere nell’immediato con quanto previsto dal diritto canonico. Sempre che le norme siano considerate sufficienti. Ma ogni tanto si scopre di qualche sacerdote che viene “spostato” di diocesi o di parrocchia.

    La “linea della tolleranza zero” di Joseph Ratzinger, che rimane il Papa recordman per numero di consacrati “spretati”, ha avuto i suoi effetti. E Papa Francesco non è tornato indietro, anzi. Per quanto durante questo pontificato le accuse di pedofilia siano arrivate ad interessare persino il prefetto della Segreteria per l’Economia, il cardinale George Pell, che ora si trova in carcere in Australia, ma che potrebbe essere giudicato in modo diverso rispetto al primo grado per il tramite dell’appello.

    Non deve stupire più di tanto, comunque sia, che l’Italia non possa definirsi estranea al “collasso morale”. Il caso del San Pio X – sul quale la Santa Sede ha indagato almeno nel corso degli ultimi due anni e per il quale è stato rinviato a processo anche Don Gabriele Martinelli, è abbastanza emblematico. Prima i libri di Gianluigi Nuzzi, poco dopo le Iene: come direbbe Jorge Mario Bergoglio, “la pentola” sembra essere stata “scoperchiata”, ma in questo caso soprattutto da fuori le mura leonine. I racconti delle presunte vittime e dei presunti testimoni sono stati fondamentali. Per quanto si debba comunque attendere gli esiti processuali. All’interno di un pre-seminario del Vaticano potrebbero essere accaduti fatti di questa tipologia e di questa gravità. Cosa potrebbe accadere, con continuità, nelle periferie, che possono non essere sottoposte a un controllo troppo serrato? Papa Francesco, in questi sei anni e mezzo di pontificato, ha ribadito qual è l’avversario da abbattere: il clericalismo. L’ex arcivescovo di Buenos Aires ritiene che siano le distorsioni dei rapporti tra i membri del clero a contribuire agli abusi sessuali.

    Il papa emerito Benedetto XVI, dal suo canto, è invece tornato sull’argomento, centrando la sua riflessione scritta sulle conseguenze dovute all’innesto dell’ideologia sessantottina all’interno della Ecclesia. Una posizione – quella del teologo tedesco – che è stata stigmatizzata dal fronte progressista. Il papa emerito ha fatto intendere come la liberalizzazione dei costumi, che ha fatto la sua comparsa in contemporanea con il 68′, abbia sconvolto l’assetto ecclesiastico. Poi c’è il cosiddetto “fronte tradizionale”, che associa il dramma della pedofilia a quella che i tradizionalisti chiamano “agenda omosessualista”. La disamina sulle cause, dinanzi certe rilevazioni numeriche, possono passare in secondo piano.

    Le stime sulle vittime: forse un milione solo in Italia

    Se è vero che di sacerdoti italiani pedofili ne esistono migliaia, allora è lecito anche parlare di migliaia di vittime L’equazione, nella sua freddezza, diviene purtroppo semplice. Citiamo tuttavia pure qualche cirfra che non può essere verificata in maniera certosina. Se non altro perché è abbastanza noto di come insabbiamenti e dubbi di natura morale – questi ultimi attribuiti spesso anche alle famiglie e non solo alle povere vittime – possano influire sia sul numero di denunce sia sulla facoltà di poter analizzare il fenomeno nella sua interezza. Il totale, insomma, è di difficile individuazione.Ma un numero di riferimento viene comunque riportato: “I minori violentati potrebbero arrivare nel nostro Paese fino al milione”, fanno presente sempre da Rete l’Abuso. Qualche Stato, come quello australiano, pensa che un modo utile a far cadere qualche muro di silenzio sia quello di legiferare sul segreto confessionale, che per certi progressisti dovrebbe venire meno. I sacerdoti, dal canto loro, segnalano come la confessione sia, in realtà, uno dei pochi strumenti tramite cui si può giungere ad avere contezza degli abusi. Quello – dicono – è il luogo in cui si trova il coraggio di parlare. Guardando bene, però, il limite vero deriva dalla mancanza di denunce, provengano queste dai sacri palazzi, dalle parrocchie, dalle vittime o dalle famiglie. Pure per questo, il Santo Padre ha deliberato sull’obbligo di segnalazione per tutti coloro che, facendo parte della Chiesa cattolica, vengono a sapere di abusi. Il Papa ha stilato Motu proprio ad hoc: Vox estis lucis mundi. Ma il sistema di prevenzione italiano funziona?

    Le zone italiane coinvolte dagli scandali legati agli abusi

    Il lavoro di Rete l’Abuso è tanto meticoloso da proporre ai lettori una vera e propria configurazione, con tanto di connotazioni e specifiche geografiche, ritraente tutti i casi per cui è corretto annotare delle certezze giudiziarie o quantomeno delle accuse in fase di accertamento. Distinguendo solo per religiosi condannati o rei confessi e per religiosi che per ora risultano essere solo indagati, si ottiene in ogni caso una conclusione choccante: tranne alcune zone, come buona parte della Basilicata, il nord della Sardegna, la striscia settentrionale dell’Emilia Romagna e una fascia consistente della Toscana, del Veneto e del Friuli, nessuna macrozona ecclesiastica italiana – su base regionale e non diocesana – può dirsi estranea a casi, presunti o no, di pedofilia. E questo, considerando quanto poco si parli degli abusi sessuali commessi dai sacerdoti in Italia rispetto ad altre nazioni del mondo, raffigura già di per sé un fattore di rilievo. Un grande assembramento di sacerdoti condannati o autori di confessioni sulla pedofilia perpetrata è riconducibile al Nord Ovest: tra Lombardia, Piemonte e Liguria si conta quasi un terzo degli episodi totali. Come non far notare, poi, come la mappa si addensi proprio in prossimità del Vaticano? Uno delle ultime condanne emesse nei confronti di un sacerdote è inerente a quanto commesso da padre Pio Guidolin, che è stato condannato a 12anni di carcere. Una storia in cui c’entrerebbe pure l’utilizzo improprio dell’olio santo. Eppure, nonostante il lavoro degli inquirenti, alcune di queste storie vengono rivelate dopo anni. Francesco Zanardo, che è il presidente della Rete l’Abuso, ha reso noto come uno degli ostacoli possa derivare dai rapporti intercorrenti tra i principali enti istituzionali: “Troppo forte l’influenza vaticana, troppe le convivenze tra apparati dello Stato e gerarchie ecclesiastiche”, ha dichiarato a Il Fatto Quotidiano. Come se i cosiddetti poteri forti fossero troppo legati tra di loro per poter squarciare il velo di Maya.

    L’intervento della Chiesa cattolica per la protezione dei minori

    “Dietro l’enfatizzazione degli abusi su minori compiuti da preti cattolici c’è di tutto preti spretati, teologi eretici come Hans Küng, lotte interne dei modernisti contro il papa, radicali che suonano la tromba, movimenti gay o pro choice, che vogliono far pagare alla chiesa le sue posizioni in materia etica”. A scriverlo è stato il professor Francesco Agnoli in “Chiesa e pedofilia”, un libro edito da Cantagalli e pubblicato nel 2011. La disamina di fondo è questa: la pedofilia non è affatto un unicum ecclesiastico. Una parte consistente dei cattolici non nega che la Chiesa stia attraversando un “collasso morale”, ma non accetta che “pedofilo” e “sacerdote” vengano accomunati senza pensarci troppo. I cattolici-conservatori ritengono che la distorsione della dottrina cattolica perpetrata attraverso le svolte progressiste – distorsione che avrebbe attecchito in delle correnti teologiche statunitensi durante il boom delle avanguardie degli anni 60′ e degli anni 80′ – abbia avuto un ruolo chiave nello sviluppo di atteggiamenti non conformi alla dottrina e, persino, della pedofilia. Sembra giusto, dopo aver rimarcato pure come gli ultimi due pontefici abbiano riformato la prassi – Ratzinger ha anche inasprito le norme – evidenziare come la Chiesa cattolica stessa metta in campo degli strumenti in grado di recuperare le vittime. E non solo quelle che hanno subito abusi perpetrati dagli ecclesiastici. L’esperienza guidata da Don Fortunato Di Noto, cioè la Meter Onlus, è la dimostrazione pratica di come le istituzioni ecclesiastiche siano impegnate nella protezione, ma anche nella rinascita spirituale e psicologica, delle persone abusate.

    http://www.ilgiornale.it/news/abusi-dei-preti-ecco-tutti-i-dati-choc-che-riguardano-1794416.html