Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Abusi, spuntano le lettere di McCarrick: Roma sapeva

    Abusi, spuntano le lettere di McCarrick: Roma sapeva

    Sullo scandalo McCarrick spunta un report del segretario che pubblica le lettere dell’ex cardinale predatore: confermano che fu posto sotto restrizioni nel 2008 e testimoniano che l’arcivescovo di Washington, Wuerl, sapeva; e che McCarrick protestò cercando in tutti i modi di eludere le restrizioni con la complicità di Wuerl. Quel materiale deve essere alla Congregazione dei vescovi. Perché allora il cardinale Ouellet non ne ha fatto menzione nel suo attacco a Viganò? E perché anche ieri – in un’intervista – il Papa ancora diceva che sul suo conto non sapeva nulla? 

    Un rapporto di dieci pagine di quello che è stato il segretario personale di Theodore McCarrick per un anno, e che in seguito l’ha servito come segretario a Roma per diciannove anni, getta una luce ulteriore sulla vicenda, e conferma la veridicità di quanto affermato dall’arcivescovo Carlo Maria Viganò nella sua testimonianza dell’agosto scorso (LEGGI QUI IL DOSSIER). E a questo proposito c’è da registrare la prima risposta fornita dal Pontefice regnante sul colloquio avuto con mons. Viganò il 23 giugno 2013. Lo ha fatto proprio ieri a Valentina Alazraki, di Televisa: ha detto “Su McCarrick non sapevo niente, ovviamente, niente, niente. L’ho detto molte volte, non sapevo niente, nessun’idea”. E alla collega messicana ha detto ancora, su Viganò: “Non ricordo se mi ha parlato di questo. Se è vero o no. Nessun’idea. Ma sapete che di McCarrick non sapevo nulla. Se no, non sarei rimasto tranquillo, giusto?”.

    Bisogna però sottolineare a corredo e luce di questa dichiarazione pontificia, che le circostanze del colloquio con Viganò furono diverse. Non fu il Nunzio a parlare di McCarrick, ma fu il Pontefice a chiedergli, di sua iniziativa, informazioni sul cardinale. Che era stato a vedere il Papa solo tre giorni prima dell’udienza a Viganò, e ne aveva ricevuto l’incarico di andare in Cina come rappresentante non ufficiale del Vaticano. E quando Viganò gli rispose in maniera molto dura e grave, dicendo che c’era un grosso dossier su di lui alla Congregazione per i vescovi, che aveva rovinato generazioni di preti e che Benedetto XVI gli aveva imposto restrizioni, il Pontefice non fece una piega, non mostrò nessuna emozione o interesse, e passò ad altro argomento. Un comportamento certamente singolare. È difficile alla luce di queste circostanze credere – anche se è il Papa a rivendicarlo – in un improvviso vuoto di memoria, su una questione che per quanto si possa essere cinici non sembrava secondaria, o di scarsa gravità. Come gli sviluppi successivi delle indagini hanno dimostrato ad abundantiam.

    Di grande importanza è il rapporto di Anthony Figuereido, che si può trovare a questo indirizzo, http://thefigueiredoreport.com. Anthony Figuereido è un sacerdote americano, ordinato da McCarrick, che ha lavorato con lui come segretario per un anno e in seguito, quando si trovava ormai a Roma, era il suo aiutante, in particolare nelle traduzioni e nella corrispondenza. Le dieci pagine di questo rapporto, scritte per contribuire alla trasparenza e alla limpidezza nella Chiesa, contengono lettere e e-mail d McCarrick. Testimoniano che il cardinale fu posto sotto restrizioni, con una lettera del Prefetto dei Vescovi, il cardinale Re, nell’estate del 2008, da parte di Benedetto XVI; che l’arcivescovo di Washington, Donald Wuerl, contrariamente a quanto ha sempre affermato, e ancora sostiene, sapeva delle misure prese; e che McCarrick protestò prima, e poi fece finta di accettare ma poi cercò in tutti i modi di eludere le restrizioni, probabilmente con la complicità di Wuerl. Fra l’altro, un dettaglio importante: poiché il cardinale Re scrisse sia a McCarrick che all’arcivescovo di Washington, copie della lettera devono essere sia nell’arcidiocesi che alla Congregazione per i Vescovi. Come mai il cardinale Ouellet non ne ha fatto menzione nella sua lettera di attacco a Viganò? E perché la promessa di mettere a disposizione del pubblico tutti i documenti esistenti in Vaticano sul caso McCarrick non è mai stata soddisfatta, a oltre nove mesi dalla testimonianza di Carlo Maria Viganò?

    Anthony Figuereido, che fortunatamente è uscito da un grave stato di dipendenza dall’alcol, indotto, dice dai sensi di colpa originati dalla conoscenza di tante cose riprovevoli, forse scriverà altri rapporti, grazie ai documenti di cui dispone. Dallo scambio di lettere offerto da Figuereido appare chiaro che nell’agosto 2008 McCarrick ricevette una lettera in cui gli si imponevano restrizioni. McCarrick afferma inoltre che il cardinale Donald Wuerl, allora arcivescovo di Washington, ne era a conoscenza e fu coinvolto in conversazioni sull’attuazione delle restrizioni.

    Sebbene i dettagli di quelle restrizioni non siano mai stati resi pubblici, la corrispondenza mostra che la prima richiesta era quella di un cambiamento di residenza (non più nel seminario); McCarrick promette di non viaggiare senza espresso permesso del Vaticano e di dimettersi da tutti i ruoli in Vaticano e all’interno della Conferenza dei vescovi (USCCB) degli Stati Uniti; protesta però per la proibizione di venire a Roma. In una lettera, McCarrick suggerisce che il Vaticano vuole “evitare la pubblicità” e quindi per questo mantiene le restrizioni riservate.

    La corrispondenza mostra anche che, nonostante le restrizioni, McCarrick ha ripreso gradualmente a viaggiare già al tempo di Benedetto XVI, e poi a svolgere ruoli diplomatici di primo piano sotto Francesco. Non è escluso che in questo quadro siano compresi i colloqui con la Cina che potrebbero aver contribuito a definire il controverso accordo del 2018 tra Roma e Pechino sulla nomina dei vescovi.

    Dopo l’elezione di papa Francesco, le attività e i viaggi di McCarrick sono state compiute alla luce del sole; il cardinale scriveva a Papa Francesco tra il 2013 e il 2017 per informarlo sui suoi viaggi e attività. Nella corrispondenza, McCarrick nega qualsiasi condotta sessuale scorretta. “Non ho mai avuto relazioni sessuali con nessuno”, ha scritto, ma ammette “una sfortunata mancanza di giudizio” nel condividere il suo letto con i seminaristi tra i venti ei trent’anni.

    “Mentre i problemi dell’abuso sessuale hanno cominciato a emergere, ho capito che era imprudente e stupido e si è fermato”, ha scritto in una lettera del 2008 a un alto funzionario vaticano. Pare evidente che questa affermazione sia risultata falsa alla Congregazione per la Dottrina della Fede, che lo ha condannato qualche mese fa e in conseguenza della cui condanna è stato ridotto allo stato laicale.

    Da un esame della corrispondenza, che comprende e-mail e lettere private di McCarrick nel periodo 2008-2017, sembra che alti funzionari della Chiesa, incluso il Segretario di Stato vaticano sotto il Papa Benedetto XVI, il capo della Congregazione per i Vescovi, e l’ambasciatore di papa negli Stati Uniti, fossero a conoscenza delle restrizioni. McCarrick scrive anche di aver discusso le restrizioni con Wuerl nel 2008, dicendo che “l’aiuto e la comprensione di Wuerl è, come sempre, un grande aiuto e sostegno fraterno per me”. Ora, è da sottolineare che in caso di restrizioni, la principale responsabilità della sorveglianza cade sul titolare della diocesi. Ma come ha ben testimoniato mons. Viganò, Wuerl probabilmente ha chiuso entrambi gli occhi. E rimase senza risposta una lettera di Viganò all’attuale Segretario di Stato, il card. Parolin, a cui si chiedeva se le restrizioni fossero state abolite, vista l’attività pubblica e i viaggi di McCarrick.

    All’inizio dell’ottobre del 2018, il Vaticano ha rilasciato una dichiarazione in cui diceva che il Pontefice aveva ordinato uno “studio approfondito” dei suoi archivi in relazione al caso McCarrick ; si prometteva che che i risultati sarebbero stati rilasciati “a tempo debito”.  Evidentemente, sei mesi dopo il “tempo debito” non è ancora maturo.

    http://www.lanuovabq.it/it/abusi-spuntano-le-lettere-di-mccarrick-roma-sapeva?fbclid=IwAR1me5z2kGWeAU287Md_3S_JxphJeUkCSGbgNzgHxVpUkEhTKpB1vKQ-Q7c#.XO6mmHIXCck.facebook

  • Ragazzo abusato da un prete, la famiglia al presidente della Cei: “Chi spezzerà catena di omertà?”

    Ragazzo abusato da un prete, la famiglia al presidente della Cei: “Chi spezzerà catena di omertà?”

    Dopo la lettera aperta in cui hanno chiesto le dimissioni di monsignor Mario Delpini, Arcivescovo di Milano, i famigliari di Alessandro, ragazzo che a 15 anni è stato abusato sessualmente da un prete a Rozzano, si sono rivolti anche al presidente della Cei, cardinale Gualtiero Bassetti, che recentemente ha detto di non sapere nulla della vicenda: “Le abbiamo scritto tante volte, inviandole materiale, prove, registrazioni audio e video. Non può affermare che non è a conoscenza della vicenda!”

    di Francesco Loiacono

    Continua la battaglia della famiglia di Alessandro, ragazzo che a 15 anni è stato abusato da un prete a Rozzano, nel Milanese, contro l’omertà che negli ambienti ecclesiastici, milanesi e non, continua a circondare la vicenda che ha visto come vittima il loro famigliare. Una vicenda, che risale al dicembre 2011, sulla quale la giustizia italiana ha già espresso il suo primo verdetto: il sacerdote in questione, don Mauro Galli, è stato condannato in primo grado a sei anni e quattro mesi. Lui, ex parroco dell’oratorio di Rozzano poi trasferito in un’altra parrocchia della diocesi, a Legnano, ma sempre a contatto con minori, ha respinto ogni accusa, sostenendo di aver semplicemente dormito nello stesso letto matrimoniale col ragazzo, senza però averne abusato. Alla famiglia, che non si è costituita parte civile al processo, il sacerdote ha versato in via extragiudiziale 100mila euro. Soldi che per l’accusa, che in sede di requisitoria aveva chiesto dieci anni per il prete, costituiscono una “discrasia evidente”: non si capisce infatti a che titolo sia stata versata questa somma se il sacerdote, come sostiene, si ritiene innocente.

    I silenzi e i presunti insabbiamenti da parte della Diocesi ambrosiana

    Al di là dell’aspetto giudiziario della vicenda, che probabilmente proseguirà negli altri gradi di giudizio, da anni la famiglia di Alessandro, molto cattolica, porta avanti una battaglia contro la Chiesa, in particolare gli ambienti ecclesiastici di Milano, colpevoli di aver gestito male la vicenda che riguarda il loro famigliare. I famigliari di Alessandro si sono infatti rivolti alla giustizia solo dopo aver contattato alcune figure apicali della Diocesi ambrosiana, tra cui l’attuale arcivescovo di Milano Mario Delpini e l’attuale vescovo di Brescia Mario Tremolada (che all’epoca dei fatti non ricoprivano gli attuali incarichi). Il loro comportamento è stato però ritenuto inadeguato dai famigliari: un atteggiamento di prudenza estrema che è parso alla famiglia come un tentativo di insabbiare il caso, più che di affrontarlo. E, cosa più grave, i due alti prelati anziché denunciare subito l’accaduto alla giustizia o avviare un’indagine conoscitiva interna alla Chiesa, come era previsto dalle direttive della Cei (Conferenza episcopale italiana), si limitarono a spostare don Galli da Rozzano a Legnano, sempre a contatto con minori: “È vero, lo abbiamo destinato a Legnano, in oratorio, e di questo siamo stati imprudenti”, aveva detto nel 2015 don Pierantonio Tremolada alla famiglia di Alessandro, come documentato da alcuni audio finiti agli atti del processo.

    La richiesta di dimissioni per monsignor Delpini

    L’atteggiamento della Chiesa, e in particolare dell’attuale Arcivescovo di Milano Mario Delpini sulla vicenda di Alessandro ha portato negli scorsi giorni la famiglia a scrivere una lettera aperta a monsignor Delpini chiedendogli di dimettersi dal suo incarico. L’occasione è stata il recente incontro della Conferenza episcopale italiana durante il quale, tra le altre cose, sono state approvate le nuove Linee guida contro gli abusi ai danni dei minori che avvengono all’interno della Chiesa. Nelle nuove direttive per contrastare la pedofilia nel clero è spuntato l’obbligo morale, ma non giuridico, di presentare un esposto alle autorità civili in casi di abusi, quando ritenuti verosimili e previo consenso della vittima e dei suoi famigliari. Il presidente della Cei, il cardinale Gualtiero Bassetti, ha ritenuto l’approvazione di queste linee guida un “passo in avanti”. Eppure lo stesso cardinale ha eluso le domande che alcuni giornalisti gli hanno rivolto sul caso di don Mauro Galli e sull’atteggiamento dell’arcivescovo di Milano, Delpini, dicendo di non sapere nulla della vicenda.

    La risposta del cardinale Bassetti ha provocato l’immediata reazione della famiglia di Alessandro, che in una lunga lettera aperta rivolta al presidente della Cei si è detta stupita dalla sua risposta elencando puntualmente tutte le tappe della vicenda relativa ad Alessandro e tutti i documenti inviati dalla famiglia del ragazzo al cardinale, nonché le risposte inviate dall’alto prelato alla famiglia su carta intestata della Cei: “Sua Eminenza – scrivono i famigliari in un passaggio della missiva, che qui sotto pubblichiamo integralmente – le abbiamo scritto tante volte, inviandole materiale, prove, registrazioni audio e video, le abbiamo chiesto di incontrarci in Vaticano, tante volte purtroppo invano… ma certamente non può ora assolutamente affermare che non è a conoscenza della vicenda! Se non ha voluto leggere, se ci ha risposto solo con frasi fatte, prive di riferimenti contestuali, allora se ne assuma la responsabilità e comunque, da oggi, non potrà più dire che non conosce la vicenda”. In un altro passaggio i famigliari si chiedono: “Ma chi protegge facendo finta di non sapere chi ha coperto coloro che hanno commesso questi gravi reati e peccati (gli abusi sui minori, ndr) non è altrettanto gravemente corresponsabile? Ma chi spezzerà mai questa catena di omertà?”. Chissà se adesso il grido di giustizia dei famigliari di Alessandro troverà una risposta, oltre che nella magistratura che fin qui ha dato loro ragione, anche in quella Chiesa in cui – e lo dimostra la perseveranza con cui continuano a combattere – nonostante tutto continuano a credere.

    La lettera dei famigliari al cardinale Bassetti

    Sua eminenza Cardinale Gualtiero Bassetti, siamo rimasti stupiti nell’apprendere che, durante la conferenza stampa di giovedì 23 maggio, al termine dell’assemblea della conferenza episcopale italiana che lei presiede, in cui sono state approvate le nuove linee guida per la tutela dei minori e adulti vulnerabili, alla precisa domanda di un giornalista che le chiedeva conto della vicenda del Vescovo di Milano mons. Mario Delpini, da noi più volte denunciato in questi anni per aver coperto l’abuso di don Mauro Galli, Lei abbia dichiarato che non sapeva nulla. Questa affermazione evidentemente non è veritiera: noi Le abbiamo personalmente scritto, in copia a molti vescovi e cardinali, oltre che al Santo Padre almeno una decina di volte. Le abbiamo denunciato esplicitamente il caso del comportamento negligente dei due Vescovi coinvolti, mons. Mario Delpini e Mons. Pierantonio Tremolada. Persino il comitato Vittime e Famiglie dell’associazione Rete l’Abuso le ha scritto per poterla incontrare, proprio per documentarle personalmente le diverse istanze (ancora prima del summit sulla tutela dei minori, in quanto lo stesso Papa Francesco esortava i Presidenti delle conferenze episcopali di tutto il mondo ad incontrare personalmente le vittime per essere meglio preparati all’incontro di febbraio).

    Lei ha risposto personalmente, in data 20 febbraio 2019, affermando che la questione degli abusi, oltre che essere un gravissimo reato, è un altrettanto gravissimo peccato, e ci invitava quindi a rivolgerci alle commissioni diocesane. Nel nostro caso, come Le abbiamo puntualmente risposto, significava incontrare la commissione istituita da mons. Delpini in data 11 febbraio 2019 nella quale ha nominato come membro esperto, l’avvocato Mario Zanchetti, cioè il professionista che da oltre quindici anni difende i preti pedofili della diocesi di Milano e non solo. Lo stesso avvocato, che ha difeso il prete che ha abusato di nostro figlio/nipote, don Mauro Galli, condannato in primo grado a sei anni e quattro mesi di carcere, è lo stesso avvocato che ha presentato ricorso in appello, ancora lo stesso avvocato che per conto dell’Arcivescovo Delpini, ci ha minacciato di chiederci i danni se non stavamo zitti o non mettevamo a tacere gli organi di stampa (come se noi avessimo tale potere sopratutto in un processo pubblico a porte aperte).

    Ci ha scritto che Lei personalmente avrebbe agevolato tale incontro “Ora che è stato costituito il Servizio Nazionale per la Tutela dei minori, chiederò che Lei o una rappresentanza delle vittime e delle famiglie del vostro Comitato, siate accolti e ascoltati, come saranno ascoltate altre vittime nelle sedi dei Servizi Regionali”. Le abbiamo risposto che saremmo andati anche da questa “meravigliosa” commissione a ribadire ancora una volta la nostra denuncia, paradossalmente facilitati dal fatto che, nel nostro caso, il difensore del prete, membro della commissione diocesana nominato appunto da mons. Delpini, ha già tutti i documenti del tribunale di Milano, delle indagini che coinvolgono esplicitamente l’Arcivescovo Delpini rispetto alla gestione della vicenda. Dispone del suo interrogatorio dove lo stesso mons. Delpini giura alla Polizia di essere stato subito allertato dell’allora “presunto” abuso sessuale dalla telefonata dell’allora parroco don Carlo Mantegazza due giorni dopo la notte dell’abuso.

    Dispone della dichiarazione giurata e controfirmata dal monsignore che afferma di aver subito incontrato il prete raccogliendo la sua diretta confessione in cui confidava di aver dormito nel suo lettone con il minore, e quindi rivendica la sua decisione di aver spostato rapidamente il prete in un altro oratorio senza avviare alcuna indagine. Dispone dell’interrogatorio del prete che ammette sia di aver dormito nel suo letto matrimoniale con il minore, sia di averlo subito confessato a Delpini. Dispone di tutti gli interrogatori come quello di don Alberto Rivolta che afferma di aver subito e più volte parlato con Delpini per raccontargli dell’accaduto, dispone delle registrazioni audio dove gli stessi sacerdoti parlando con il vescovo Tremolada dissentono dalla decisione di Delpini di spostare il prete da una parrocchia all’altra. Dispone di tutti i documenti, le intercettazioni telefoniche dove lui stesso (avvocato) è coinvolto in quanto allertato personalmente da Delpini che gli segnalava il caso da gestire quando ancora non era stato notificato l’avviso di garanzia al sacerdote.

    Sua Eminenza, le abbiamo scritto tante volte, inviandole materiale, prove, registrazioni audio e video, le abbiamo chiesto di incontrarci in Vaticano, tante volte purtroppo invano… ma certamente non può ora assolutamente affermare che non è a conoscenza della vicenda! Se non ha voluto leggere, se ci ha risposto solo con frasi fatte, prive di riferimenti contestuali, allora se ne assuma la responsabilità e comunque, da oggi, non potrà più dire che non conosce la vicenda. Può un Cardinale, il presidente della Conferenza Episcopale Italiana lavarsene le mani rispetto ad una vicenda tanto grave di un Arcivescovo membro della medesima Conferenza Episcopale? Il Sommo Pontefice esorta a denunciare: con il nuovo Motu Proprio “Vos estis lux mundi” introduce l’obbligo di denunciare alla chiesa regolamentando anche con precisione come e dove denunciare un vescovo che sposta i preti sospettati di abuso senza segnalarli, cioè al Vescovo Metropolita come mons. Delpini e specifica anche il caso in cui si intende denunciare lo stesso Metropolita…

    Voi membri della CEI introducete l’obbligo morale di esposto alle autorità civili. Il Papa ha affermato ancora una volta, dopo il Summit di febbraio, che anche un solo caso di abuso è mostruoso e inaccettabile, lei afferma che oltre ad essere un grave peccato è anche un grave reato, il Papa afferma che anche coprire questi gravi reati è altrettanto grave (Motu Proprio “Come una Madre Amorevole”). Ci chiediamo quindi ora: “ma chi protegge facendo finta di non sapere chi ha coperto coloro che hanno commesso questi gravi reati e peccati non è altrettanto gravemente corresponsabile?” Ma chi spezzerà mai questa catena di omertà?

    Noi in questi anni abbiamo denunciato innumerevoli volte il caso e quindi mons. Delpini e Mons. Tremolada a tutte le cariche istituzionali della Chiesa: partendo dall’allora Arcivescovo di Milano Cardinale Scola, al tribunale ecclesiastico Regionale, ai prefetti della Congregazione per la Dottrina Della Fede che si sono susseguiti (Cardinale Müller e Cardinale Ladaria), al Presidente della Pontificia Commissione per la tutela dei Minori (Cardinale O’Malley), al Prefetto della Congregazione dei Vescovi (Cardinale Ouellet), al supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, ai nunzi apostolici che si sono susseguiti, ai segretari di Stato, all’Arcivescovo Scicluna presidente del Collegio per l’esame dei ricorsi della Sessione Ordinaria della Congregazione per la Dottrina della Fede consegnando brevi mano il dossier completo del caso Delpini, al Papa Emerito Benedetto XVI, al Santo Padre Papa Francesco….. ricevendo di volta in volta diverse benedizioni e risposte a partire da quelle del Cardinale Scola che definiva maldestri i suoi collaboratori, dal Cardinale Müller che ci riferiva che se ne sarebbe occupato ma, poco dopo, venne licenziato dall’incarico, alla Pontificia Commissione che ci riferiva che non era suo compito occuparsene (loro si dovevano limitare a dare suggerimenti per il bene universale dei minori e che avrebbero inviato tutto il fascicolo alla Congregazione per la Dottrina della Fede), ai Nunzi Apostolici che ci riferivano che era tutto nelle mani del Santo Padre…

    Pare che tutte queste regole, obblighi morali, tolleranza zero, indichino esattamente come e dove denunciare: ma nella realtà non è affatto possibile denunciare o meglio è assolutamente inutile. Tutti sanno, molti fanno finta di non sapere… e comunque o non è compito di nessuno o nessuno se ne occupa! gli unici che rispondono sono quelli che rimandano al mittente o ad altri dicasteri… il risultato è sempre il medesimo: IL NULLA! Per quanto tempo ancora potrà reggere questa farsa? a quale impietoso teatrino il mondo deve ancora assistere? Tutti sanno ma nessuno ammette di sapere, paradossalmente solo Mons Delpini ha ammesso di sapere (o meglio è stato costretto a rispondere alla Polizia quando è stato interrogato), e persino mons. Tremolada che saccentemente senza nessun pudore ammetteva l’errore “va bene, abbiamo sbagliato, lo diremo se ci verrà chiesto…”, sapendo perfettamente che nessuno gli avrebbe mai chiesto nulla. Per aver obbedito a questi “obblighi morali” di cui voi oggi vi dotate, per aver obbedito alle esortazioni del Papa che anni fa ringraziava chi aveva il coraggio di denunciare con nomi e cognomi, noi familiari siamo stati definiti “IPOCRITI perché sputiamo nel piatto in cui mangiamo”, così come ci ha prontamente accolto il nostro nuovo parroco don Roberto Soffientini.

    Ma dove dimora l’ipocrisia in tutta questa vicenda? noi vogliamo solo poter continuare a credere in questa chiesa! Vogliamo poter continuare a credere in una chiesa che non violenta i bambini, in una chiesa che non copre chi violenta i bambini, in una chiesa che non protegge chi copre chi violenta i bambini, in una gerarchia che non mente facendo finta di non sapere, che non si nasconde dietro al fatto che tocca sempre a qualcun altro…. Perché, nel nostro caso, sono finiti “tutti gli altri”, tutti i vertici della gerarchia, non ci sono “altri” a cui poter denunciare, lo sanno ormai tutti, tutti gli uffici, dicasteri, congregazioni… Vogliamo poter credere ad una chiesa che coerentemente da seguito ai propri stessi proclami, obblighi morali, una chiesa autentica e meno ipocrita che si assume la responsabilità degli errori che alcuni suoi ministri compiono, ma anche la responsabilità delle conseguenze!

    Basta che invece che introdurre gli “obblighi morali” ci diciate e diciate apertamente al mondo che è moralmente accettabile che un prete si porti a letto un bambino! Quindi il suo vescovo non avrà più nemmeno la necessità di far sparire il sacerdote spostandolo da una parrocchia all’altra sperando che, così, i genitori non denuncino l’accaduto ai carabinieri…. e noi a quel punto smetteremo di chiedere conto di questa “negligenza” perché rientrerebbe quindi nella normalità… “normale tolleranza” al posto di “tolleranza zero”. Non sareste nemmeno costretti a mentire ad invadenti domande in una qualsiasi conferenza stampa, tanto nessuno chiederà mai conto.

    Noi saremmo gli ipocriti perché ci siamo illusi che era una cosa buona ubbidire al Papa che esortava a denunciare questi orribili reati, da lui definiti “equivalenti ad una messa nera”, azione del demonio che si insidia in questa orribile catena di omertà??? Ma se lei, che è il presidente della Conferenza Episcopale Italiana, non è in grado nemmeno di rispondere a chi gli ha chiesto lumi su questa vicenda, se non ha nemmeno avuto il coraggio di ammettere, almeno, che era al corrente della vicenda, nemmeno appena un minuto dopo aver approvato le nuove linee guida che dovrebbero garantire trasparenza in una maggiore tutela dei minori….!

    Cosa si deve aspettare la gente? e le vittime? o i familiari come noi? Che brutta pagina della chiesa cattolica! La preghiamo, almeno per pietà cristiana, di risponderci, di risponderci nel merito. Se fino ad ora non sapeva nulla, ora sa! Chiediamo anche a lei l’esito del processo canonico relativo a don Mauro Galli (Immaginiamo che almeno a lei risponderanno, se osa chiedere) oppure anche lei si nasconderà come altri dietro al “non è mio compito”…??? Ma di chi è compito? vuole ancora rimandarci alla Commissione Diocesana dall’avvocato professore Zanchetti? L’unico che, dietro lauto compenso, si offre per conto “vostro” di fare il lavoro sporco (in Tribunale però) senza tuttavia voler far sapere chi paga, questo no! Deve rimanere rigorosamente segreto, forse il povero prete nullatenente, l’unico sacrificabile ormai scaricato!?!

    Sua Eminenza Cardinale Bassetti, la preghiamo di avere la pietà evangelica di volersi documentare finalmente! Quantomeno per poter rispondere la prossima volta con un minimo di cognizione di causa se per caso un comune mortale dovesse nuovamente osare porle una domanda pertinente. Ciò che le chiediamo è solo coerenza, oppure anche questa è coperta dal Segreto Pontificio a discapito della proclamata trasparenza? Non si preoccupi della nostra privacy, argomento strategicamente richiamato nell’ultimo Motu Proprio: se ci risponde e vuole rispondere apertamente, noi le diamo anticipatamente il nostro consenso perché ci sono tanti altri cattolici che, come noi, desiderano poter ancora credere ad una chiesa, ai suoi insegnamenti, ad una chiesa meno ipocrita e più credibile. Il garante della privacy se ne farà una ragione.

    https://milano.fanpage.it/ragazzo-abusato-da-un-prete-la-famiglia-al-presidente-della-cei-chi-spezzera-catena-di-omerta/

  • POLONIA: Scandalo pedofilia nella Chiesa polacca, centinaia di minori abusati

    POLONIA: Scandalo pedofilia nella Chiesa polacca, centinaia di minori abusati

    La pedofilia nella Chiesa, piaga morale che non cessa di sanguinare, nascosta per decenni e per decenni tollerata, continua a lacerare il corpo dei comunità religiosa cattolica, assumendo le sembianze di una crisi peggiore di quella che, con la vendita delle indulgenze, portò alla protesta di Lutero. Periodicamente emergono casi di abusi anche perché sempre più persone trovano il coraggio di denunciare, rompendo il muro di silenzio che da sempre circonda quello che – è bene ricordarlo – non è un peccato, né uno scandalo, ma un crimine.

    Il ‘libro nero’ della pedofilia polacca

    Nel marzo scorso la Conferenza episcopale polacca ha reso noti centinaia di casi di violenze sessuali su minori. Un vero e proprio ‘libro nero‘ che monsignor Wojciech Polak ha consegnato nelle mani di papa Bergoglio. I numeri, mostrati durante una conferenza stampa da padre Wojciech Sadlon, direttore dell’Istituto di statistica della Chiesa polacca, lasciano senza parole: 625 minori, di cui 345 al di sotto 15 anni di età; ben 382 casi di sacerdoti e persino suore che hanno abusato sessualmente di minori tra il 1990 e il 2018. Già, perché malgrado negli ultimi anni il muro del silenzio sia crollato, la violenza sessuale non accenna a diminuire. In Polonia, dove la Chiesa è un’istituzione rispettata e potente, espressione dell’identità nazionale, la notizia ha straziato le coscienze.

    Il caso Jankowski 

    Tra i prelati coinvolti nello scandalo figura anche Henryk Jankowski, scomparso nel 2010, che fu uno dei più importanti sostenitori del movimento di Solidarność. In suo onore è stata persino eretta una statua nel centro di Danzica. Qualche settimana fa, nottetempo, quella statua è stata abbattuta. Gli autori del gesto hanno deposto  sulle macerie decine di mutandine di bambini.

    Alla fine del 2018 il caso di Jankowski era esploso sui media polacchi dopo che alcune delle sue presunte vittime avevano raccontato degli abusi subiti. Già allora alcune proteste ebbero luogo ai piedi della statua, segno che il disagio e la rabbia stanno crescendo all’interno della società malgrado la tradizionale religiosità dei polacchi e la loro fiducia verso l’operato del clero.

    Fare pulizia?

    A realizzare il ‘libro nero’ è stata la stessa Chiesa polacca. Un segno evidente di come le autorità religiose locali siano decise ad affrontare la piaga della pedofilia sulla scorta dell’impegno che in tal senso proviene dalle massime autorità vaticane.

    La fine dell’impunità del clero polacco, finora intoccabile, è un segno evidente del rinnovato clima ma molte restano le incertezze e i passi indietro, come dimostra il recente scritto di Benedetto XVI che, accusando il clima del Sessantotto di aver portato nella Chiesa costumi sessuali impropri, tra cui la pedofilia, dichiara il problema come esterno alla Chiesa: una Chiesa pura, ma inquinata da agenti esterni, dal secolarismo, dalla modernità. Una visione che sconforta e che molti, più o meno implicitamente, sembrano sostenere: Marek Jedraszewski, arcivescovo di Cracovia, in merito alla pubblicazione del dossier sugli abusi sessuali in Polonia, ha dichiarato che “la Chiesa deve stigmatizzare il male, ma deve anche mostrare misericordia con i colpevoli, se cercano una conversione interiore, se esprimono rimpianto”. Il pentimento e la conversione, dunque, possono salvare l’anima del peccatore. Ma basterà qualche Ave Maria a cancellare un crimine?

    POLONIA: Scandalo pedofilia nella Chiesa polacca, centinaia di minori abusati

  • Gruppi globali uniranno le forze con le vittime degli abusi del clero in Argentina dal 2 al 6 maggio

    Gruppi globali uniranno le forze con le vittime degli abusi del clero in Argentina dal 2 al 6 maggio

    Azioni pubbliche e proteste da tenersi a Buenos Aires e Mendoza.

    I sopravvissuti e gli attivisti inviteranno Papa Francesco a “tornare a casa” e ad applicare “tolleranza zero” per gli abusi.

    L’Argentina, dicono i gruppi, è “ground zero” per la promessa del Papa di “una battaglia a tutto campo” contro gli abusi e le insabbiamenti.

    (Vedi sotto per il programma completo degli eventi pubblici e dei media)

    Buenos Aires, 24 aprile 2019 – Due mesi dopo lo storico summit papale che promette la fine degli abusi e delle coperture del clero in tutto il mondo, due gruppi globali che combattono per la responsabilità nella chiesa cattolica si uniranno alle vittime in Argentina per chiedere a Papa Francesco di tornare nel suo paese d’origine e mettere in atto ciò che dicono “vera tolleranza zero”.

    I due gruppi globali sono Ending Clergy Abuse (ECA) e BishopAccountability.org.

    ECA è una rete internazionale di eminenti sopravvissuti e attivisti provenienti da 5 continenti e 29 paesi. L’ECA ha guidato le proteste dei sopravvissuti globali a Roma durante il vertice di febbraio sull’abuso sessuale del clero del Papa e ha incontrato alti funzionari vaticani.

    Bishop-Accountability.org, è la principale organizzazione di ricerca globale che segue i casi di abuso in tutto il mondo, incluso in Argentina, e ha sede negli Stati Uniti

    La chiamata arriva come cardinale Mario Poli, vescovo Óscar Ojea, e gli altri vescovi argentini si riuniscono a Roma per incontrare papa Francesco. I vescovi hanno detto che chiederanno al Papa di tornare in Argentina, dove è stato arcivescovo, provinciale dei gesuiti e leader della conferenza episcopale. Sia Papa Giovanni Paolo II che Papa Benedetto XVI hanno visitato presto i loro paesi d’origine e spesso nei loro pontificati. Nessun papa ha visitato l’Argentina dal 1987.

    I due gruppi globali si uniranno alle vittime, agli attivisti e ai gruppi argentini in tre eventi a Buenos Aires e Mendoza tra il 2 e il 6 maggio. I leader dei gruppi:

    – Evidenziare ciò che dicono è il “ruolo chiave” dell’Argentina nel risolvere la crisi di abusi globali nella chiesa cattolica

    – Presenta il curriculum di Papa Francesco sulla gestione dei casi di abuso in Argentina

    – Identificare i vescovi argentini che dovrebbero essere indagati per non aver protetto i bambini

    – Annunciare le misure urgenti che Francesco e i vescovi devono adottare per raggiungere la vera tolleranza zero e perché richieda a Francesco di tornare nel suo paese d’origine.

    PROGRAMMA COMPLETO DI EVENTI NEWS PRENDENDO ABUSO CLERGY (ECA), BISHOPACCOUNTABILITY.ORG E GRUPPI DI SOPRAVVIVENZA ARGENTINA

    10:30 Giovedì 2 maggio: conferenza stampa, capitale federale.

    Chi: i leader di BishopAccountability.org e Ending Clergy Abuse Abuse (ECA), insieme alle vittime argentine di abusi sessuali

    Dove: Fuori da Condarco 581, Flores, Buenos Aires (Hogar Sacerdotal de Bs As Mons. Mariano A. Espinosa)

    10:00 Domenica mattina, 5 maggio: Vigilia diurna dei sopravvissuti argentini sui gradini della Cattedrale Metropolitana di Buenos Aires

    Chi: 15-20 vittime argentine, insieme a leader di ECA e BishopAccountability.org

    Dove: San Martín 27, C1004 CABA, Argentina

    13:00 – 16:00 Domenica pomeriggio, 5 maggio: Survivor Forum on Sex Abuse

    Chi: sopravvissuti argentini e attivisti sopravvissuti lanciano una nuova ONG argentina e discutono questioni e strategie per rendere giustizia alle vittime di abusi sessuali nella chiesa e nello stato argentino.

    Dove: En un Auditorio Eva Perón de la Asociación Trabajadores del Estado , Carlos Calvo 1375

    12:00 Lunedì 6 maggio: Dimostrazione e marzo a Mendoza con i sopravvissuti del Próvolo disabili udenti

    Chi: i leader di BishopAccountability.org e Ending Clergy Abuse (ECA), insieme alle vittime di disabilità uditive che hanno subito abusi all’Istituto del Próvolo per i non udenti a Lujan de Cuyo

    Dove: L’ evento inizia ad Arzobispado de Mendoza, San Juan, M5500 Mendoza. A seguito di brevi osservazioni di sopravvissuti e attivisti, i gruppi marciano verso il Poder Judicial de Mendoza, Patricias Mendocinas 441, Mendoza

    CONTATTO

    DA BISHOPACCOUNTABILITY.ORG: 
    Anne Barrett Doyle, 
    condirettore barrett.doyle@comcast.net 
    US mobile e WhatsApp: 001 781 439 5208

    DALLA CCE ( ABUSIONE DEGLI ABUSI CLERGY ) 
    Peter Isely 
    peterisely@gmail.com, contactus@ecaglobal.org 
    +14144297259 (disponibile GMT)

    Denise Buchanan, PhD 
    denise@ecaglobal.org 
    +13109802770

    DALL’ARGENTINA 
    Gabriel Ferrini, sopravvissuto agli abusi di Padre Rubén Pardo 
    ferrinigabriel@live.com

    Sebastián Cuattromo, superstite e fondatore di Adultxs per los Derechos de la Infancia 
    adultxsporlainfancia@gmail.com 
    +54 911 6972 9541

    ANCHE DALL’ARGENTINA: MIEMBROS de ISA: IGLESIA SIN ABUSOS 
    Julieta Anazco 
    almadediamante1972@hotmail.com
    +54 9 221 6743793

    Ricardo Benedetti 
    benedetti.ricardo@gmail.com
    +54 9 11 64994609

    Valeria Regner 
    valeriabregner@hotmail.com
    +54 9221 6743793

    E DA XUMEK ARGENTINA 
    Dr. Sergio Salinas 
    sergiosalinas@gmail.com
    +54 9 2615116963

    Dr. Juan Manuel Lavado 
    juanmanuellavado@hotmail.com
    +54 9 261 609 2297

    https://www.ecaglobal.org/global-groups-will-join-forces-with-clergy-abuse-victims-in-argentina-may-2-6/

  • Two Popes. Zero Solutions. Where’s the Hope? – Due Papi. Zero soluzioni. Dov’è la speranza?

    Two Popes. Zero Solutions. Where’s the Hope? – Due Papi. Zero soluzioni. Dov’è la speranza?

    Mentre i cattolici celebrano la Pasqua, la chiesa istituzionale è più esposta che in qualsiasi punto della sua storia.

    I pubblici ministeri e i legislatori di tutto il mondo stanno mettendo fine all’impunità dei leader della chiesa cattolica che consentono abusi o commettono abusi stessi.

    Negli Stati Uniti, i ministri della giustizia in oltre 15 stati hanno avviato indagini o analisi delle loro diocesi locali.

    In due dei più popolosi Stati cattolici, New York e New Jersey, migliaia di vittime della chiesa più anziane saranno presto in grado di presentare cause legali, grazie a nuovi cambiamenti dei termini legali di prescrizione degli Stati.

    Fuori dagli Stati Uniti, nelle ultime sei settimane: la polizia indiana ha accusato un vescovo di aver violentato una suora; un tribunale francese ha condannato il cardinale-arcivescovo di Lione per aver violato la legge di denuncia obbligatoria della nazione; e l’ex zar della finanza del Papa, il cardinale George Pell d’Australia, fu condannato a sei anni di prigione per aver abusato sessualmente di due ragazzi del coro.

    Le autorità civili stanno colmando un vuoto di leadership che inizia ai vertici: il rifiuto di Papa Francesco – e dei suoi predecessori – di attuare le necessarie riforme.

    Papa Francesco ha di nuovo mostrato la sua resistenza a rimedi cruciali al suo summit sugli abusi globali di febbraio, che aveva convocato in risposta a un tumulto internazionale.

    Molti speravano che papa Francesco avrebbe promulgato nuove leggi universali sulla chiesa, imponendo tolleranza zero per il clero abusatore e tolleranza zero per i loro vertici abusatori.

    Non si è avvicinato. I risultati netti del vertice fino ad oggi: nuove leggi per Città del Vaticano – popolazione 800 abitanti – e promesse di un manuale e di task force.

    Per essere onesti, si dice che l’editto papale sulla responsabilità sia imminente. Ma comporterà sanzioni significative? Le azioni recenti non lo suggeriscono: questo è un papa che sta dalla parte dei suoi vescovi. A marzo, ha rifiutato di accettare le dimissioni del cardinale francese Philippe Barbarin, nonostante la sua condanna per non aver segnalato gli abusi. Lo scorso autunno, il Papa ha elogiato la “nobiltà” del cardinale Donald Wuerl, nonostante le prove che Wuerl abbia taciuto sulle molestie dell’ex cardinale McCarrick.

    Ma l’impronta papale non è iniziata con Francesco. Ci è stato ricordato la settimana scorsa, quando Benedetto XVI è rientrato inaspettatamente nella sfera pubblica con la sua posizione sulla crisi.

    Il papa emerito ha tracciato la crisi degli abusi partendo dalla rivoluzione sessuale degli anni ’60 e la “dissoluzione dell’autorità di insegnamento morale della Chiesa”, che ha portato a trascurare le norme morali.

    L’analisi di Benedetto XVI ha ignorato due realtà centrali dell’epidemia di abusi: il diffuso insabbiamento di crimini da parte di vescovi e superiori religiosi e la pervasività dell’abuso in tutto il mondo, non solo in Occidente.

    Molto è stato fatto dai commentatori sulle differenze tra i due papi. Poco è stato detto della loro somiglianza principale. Nessuno dei due ha realizzato quello che avrebbe dovuto essere il lavoro principale: correggere il danno incalcolabile fatto a centinaia di migliaia di bambini abusati sessualmente dai chierici. Benedetto lasciò al potere centinaia di vescovi colpevoli e un sistema di segretezza intatto. Francesco è sulla buona strada per fare lo stesso.

    Allora, dov’è la speranza?

    Nonostante le delusioni, piccoli segni di progresso stanno germogliando all’interno della chiesa. Più della metà delle diocesi statunitensi, ad esempio, pubblica le liste di clero accusato.

    Eppure la vera speranza si trova fuori dalla chiesa. Un movimento globale verso la responsabilità viene accelerato dalle autorità civili – ma esiste solo per il coraggio e la forza dei sopravvissuti disposti a farsi avanti per il loro abuso.

    Nella loro lotta per proteggere i bambini e gli adulti vulnerabili dalla violenza sessuale, i sopravvissuti ora formano l’opinione pubblica sulla crisi.

    Questo fatto è stato più evidente del summit sull’abuso.

    Ho avuto la fortuna di essere a Roma per tenere conferenze stampa durante il summit, insieme all’attivista e sopravvissuto Phil Saviano, membro del consiglio di amministrazione di BishopAccountability.org.

    Mentre il Papa si incontrava con uomini di chiesa all’interno del Vaticano, in Piazza San Pietro si svolgeva un vivace “summit del popolo”. Centinaia di giornalisti di tutto il mondo si sono collegati a una moltitudine di sopravvissuti provenienti da dozzine di paesi – alcuni lì da soli, molti affiliati a Ending Clergy Abuse (ECA), SNAP (Survivors Network of those Abused by Priests), Voices of Faith, e le vittime italiane della scuola di Provolo per sordi.

    I sopravvissuti e gli attivisti hanno tenuto conferenze stampa, veglie e una marcia attraverso Roma. Migliaia di notizie sono state pubblicate, tra cui inchieste incisive che hanno messo in luce paesi come la Polonia, dove i preti abusatori svolgono un ministero attivo.

    Si trattava di sensibilizzazione pubblica su vasta scala. Sembrava una trasformazione.

    Tutto ciò mi ricorda un’osservazione della nostra amica e collega Kathy Shaw, che è morta lo scorso giugno. Kathy parlava spesso del contributo dei sopravvissuti alla chiesa. Era stata una reporter innovativa sulla crisi prima di passare alla gestione di Abuse Tracker, il nostro blog quotidiano che raccoglie notizie sulla crisi.

    In un video sul nostro lavoro, ha detto: “Gli attivisti che stanno cercando di rendere la chiesa più sicura … finiranno per salvare fondamentalmente la chiesa”.

    Condivido la sua speranza e ottimismo. Non c’è mai stato un momento più promettente per proteggere i bambini, ottenere giustizia per i sopravvissuti e … speriamo … facilitare il tanto necessario cambiamento nella chiesa cattolica.

    I migliori auguri per una buona Pasqua,
    Anne Barrett Doyle, Co-Director  BishopAccountability.org

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  • Gli strani silenzi di Ratzinger nel testo sulla pedofilia

    Gli strani silenzi di Ratzinger nel testo sulla pedofilia

    Il papa emerito si è avvalso di un ghost writer? Perché non parla di Maciel e dei Legionari di Cristo? E perché il documento non è stato diffuso attraverso i media vaticani? Tutte le ombre.

    FRANCESCO PELOSO

    La pubblicazione del documento di Joseph Ratzinger sulla pedofilia e il clamore mediatico che ne è derivato hanno riaperto la discussione sulla ‘convivenza’ fra il papa argentino e il suo predecessore in Vaticano.

    In breve, il nodo è rappresentato dal rischio che il magistero del pontefice in carica venga in qualche modo messo in discussione. D’altro canto la Chiesa vive una condizione storica inedita – anche in relazione all’esercizio dell’autorità – da quando Benedetto XVI ha rinunciato al papato nel 2013 e subito dopo è stato eletto Francesco. Ratzinger da allora si è ritirato nel monastero interno al Vaticano, il Mater Ecclesiae,dove è assistito da alcune suore e dove, nel corso di questi anni, ha ricevuto e riceve diverse visite.

    RATZINGER E LE IPOTESI SULLA STESURA DEL TESTO SULLA PEDOFILIA

    L’ex pontefice ha oggi 91 anni, vive la fragilità di uno stato di salute tipico della sua età, tanto da far supporre a qualcuno che vi possano essere dubbi sulla paternità effettiva del documento sugli abusi sessuali. Si tratta però di ipotesi o illazioni; l’impianto teorico del testo contiene molti riferimenti al pensiero già noto di Ratzinger a cominciare dalle accuse rivolte al 1968, alla rivoluzione sessuale, in parte al Concilio Vaticano II quali fattori che – con modalità molto diverse – hanno indebolito la morale cattolica, favorito l’affermazione di un mondo che vuole fare a meno di Dio e accentuato il diffondersi degli abusi nella Chiesa. Qualcuno, addirittura uno o più ghost writer, potrebbe aver “aiutato” l’ex papa a scrivere il suo resoconto? A priori non si può escludere nulla, e del resto un ‘aiuto’ non significa automaticamente una forzatura non autorizzata nell’estensione del testo, tuttavia è opportuno restare alle cose note.

    I DUBBI SULLA RICOSTRUZIONE DEL PAPA EMERITO

    In tal senso è bene ricordare che Joseph Ratzinger, ben prima di essere eletto al soglio di Pietro nel 2005, per circa 24 anni è stato prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, organismo vaticano che, come ricorda lui stesso nel documento all’origine del dibattito di questi giorni, ha avuto l’onere di seguire fin dal principio il flusso di denunce che approdavano in Vaticano relative a vicende delittuose, coperture e reticenze da parte dei vescovi. In tale posizione Ratzinger non puòò non sapere che gli abusi sono ben precedenti agli Anni 60, anzi migliaia di casi segnalati o denunciati risalgono agli Anni 40 e 50 del secolo scorso. Possibile che se ne sia dimenticato o che non abbia voluto tenere conto? Che abbia aggirato un fatto così evidente da rendere scarsamente credibile tutta la teoria messa a punto nel testo?

    PERCHÉ RATZINGER NON CITA IL CASO MACIEL?

    Inoltre, fra le vicende che videro il cardinale tedesco entrare in conflitto con personalità di altissimo livello della Curia vaticana c’è quella di padre Marcial Maciel fondatore del movimento dei Legionari di Cristo, abusatore seriale e criminale incallito. Ratzinger si scontrò con il cardinale Angelo Sodano, ex segretario di Stato – e tuttora indicato nei corridoi vaticani come una sorta di potenza ‘ombra’ Oltretevere – e con l ‘ex segretario di Giovanni Paolo II, l’attuale cardinale Stanislaw Dziwisz, negli anni finali del pontificato detentore di un potere assai superiore alle sue reali funzioni. Forse Ratzinger non ha fatto tutto quello che era in suo potere contro Maciel, ma di certo è stato l ‘unico che ha provato a fermarlo in Vaticano. Per quale motivo non vi è alcun riferimento nello scritto di Ratzinger al caso Maciel?

    TROPPI SILENZI VATICANI SUI LEGIONARI DI CRISTO

    I legionari sono stati una sorta di “armata delle tenebre” il cui principale impegno era quello di contrastare, in ogni modo, il diffondersi della teologia della liberazione in America Latina e i settori del cattolicesimo progressista nel mondo, con grossi finanziatori all’estero e protezioni importanti fra le mura vaticane. Come ha ricordato all’inizio di gennaio il cardinale brasiliano Joao Braz de Aviz, prefetto vaticano della Congregazione per gli istituti di vita consacrata (il ‘ministro’ dei religiosi), Oltretevere erano a conoscenza delle accuse a Maciel dal 1943, contro di lui però non si è fatto nulla poiché «quanti lo proteggevano erano una mafia, non erano Chiesa». «Ho l’impressione», spiegava il cardinale, «che le denunce di abusi cresceranno, perché siamo solo all’inizio. Sono 70 anni di insabbiamento, e questo è stato un tremendo errore». Secondo Braz de Aviz «il problema attuale ci indica che molte cose nel passato si sono fatte male, si mentiva». «A quelli della mia generazione», aggiungeva, «nessuno parlava di sessualità e questo oggi va ripensato nel quadro della formazione». Benedetta rivoluzione sessuale verrebbe da dire, ma certo sul capitolo Maciel, in Vaticano sia il papa emerito che molti cardinali avrebbero ancora molto da raccontare.

    I DUBBI SULLA PUBBLICAZIONE FUORI DAL CIRCUITO VATICANO

    Negli appunti di Ratzinger, insomma, ci sono molte – troppe? – dimenticanze, ma va da sé l’autore ha fatto le sue scelte e vanno rispettate. Altrettanto curiosa appare tuttavia la modalità scelta per la pubblicazione: non uno dei tanti media vaticani, ma altri canali che hanno rapidamente raggiunto siti e testate appartenenti alla galassia ultratradizionalista cattolica. Perché il papa emerito avrebbe seguito un simile criterio? A quest’ultimo interrogativo sarebbe opportuno che lo stesso Vaticano provasse a dare una risposta quanto meno per fugare il dubbio che ci si trovi di fronte all’ennesima variazione del genere “vatileaks”.

    LA DISTANZA TRA BERGOGLIO E RATZINGER

    D’altro canto la vicenda fa anche un po’ di chiarezza: nella vulgata ufficiale, infatti, fra i due pontefici vi era e vi doveva essere una perfetta continuità di scelte e di visione. Non è così, ora è più evidente; per altro non solo sulla vicenda abusi sessuali vi sono significative differenze – decadenza dei costumi per Ratzinger, eccessi del clericalismo e abuso di potere per Francesco – ma anche su molte altre questioni dirimenti per la Chiesa. Intanto in Vaticano si lavora alla redazione di nuove linee guidaper la gestione e la denuncia dei casi di abuso in base a quanto è scaturito dall’ultimo summit sulla pedofilia tenutosi in Vaticano. Infine non no va dimenticato che, sia pure a fatica, il progetto di riforma della Curia vaticana sta andando in porto; entro la fine dell’anno la sua versione definitiva vedrà la luce, e non è escluso che pure in questo caso si possano creare tensioni per i nuovi assetti.

  • In Vaticano c’è un problema Ratzinger dopo l’uscita sugli abusi

    In Vaticano c’è un problema Ratzinger dopo l’uscita sugli abusi

    Francesco preso in contropiede. Nessun cenno agli insabbiamenti. E dettagli su una Chiesa boccaccesca. Perché il testo che associa rivoluzione sessuale del ’68 e pedofili ha creato un terremoto.

    Contrordine fratelli, la pedofilia nella Chiesa non è colpa degli abusi di potere, del clericalismo, del mostruoso deficit formativo su affettività e sessualità nei seminari come ripetono Francesco e i suoi collaboratori.

    No, secondo Joseph Ratzinger all’origine del problema c’è la rivoluzione sessuale e dei costumi del 1968 dintorni. Il nemico è fuori della Chiesa che è stata corrotta dal mondo, dal diavolo sempre in agguato; fino a un certo punto però, perché in quel clima libertino e immorale creatosi negli Anni 60, è maturato pure il Concilio Vaticano II che – male interpretato – ha messo in soffitta la teologia morale – “la tradizione” – e con essa la differenza certa fra bene e male; di sicuro dalle società senza Dio nasce anche la pedofilia, perché tutto è autorizzato e permesso. Così almeno la pensa il tedesco, papa emerito, per 24 anni – dal 1981 al 2005 – a capo della Congregazione per la dottrina della fede e dal 2005 al 2013, per altri otto anni, alla guida della Chiesa di Roma come Benedetto XVI fino al gesto clamoroso delle dimissioni.

    IL PAPA EMERITO NON SI È RITIRATO: E INTERFERISCE CON FRANCESCO

    Ratzinger doveva ritirarsi in Vaticano a vita privata per non interferire con il papa in carica, ma di tanto in tanto in tanto sente nostalgia del suo ruolo pubblico, non resiste e si mette a scrivere lettere, testi, piccoli pamphlet. Come quello dedicato al tema degli abusi sessuali del clero e destinato alla pubblicazione sulla testata tedesca Klerusblatt, mentre in Italia l’ha diffuso il Corriere della sera.

    VATICANO CHOC: GLI UOMINI DELLA COMUNICAZIONE PRESI ALLA SPROVVISTA

    Ratzinger afferma di aver avuto «contatti con il segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, e con lo stesso Santo padre» per la stesura e, pare, la pubblicazione o diffusione delle 18 pagine, anche se il passaggio in merito è piuttosto vago. Eppure il Vaticano, pur dotato di un articolato apparato comunicativo per altro di recete rinnovato negli uomini chiave, è stato preso completamente alla sprovvista; in poche parole i responsabili della comunicazione e dei media non erano stati informati e sono stati presi in contropiede. La cosa ha destato sconcerto soprattutto considerato l‘impatto mediatico inevitabile che avrebbe avuto un intervento scritto del papa emerito su un tema così scottante. Avrà giocato un ruolo nella pubblicazione per esempio monsignor Georg Gaenswein, fedele amico e tuttora segretario particolare di Ratzinger? È una domanda che è legittimo porsi.

    JOSEPH CAPO DELL’OPPOSIZIONE TRADIZIONALISTA AL RIFORMATORE FRANCESCO?

    In ogni caso il portale Vatican news e L’Osservatore romano hanno riportato la notizia dell’intervento dell’emerito come fosse una news fra le tante, senza minimizzare e soprattutto però senza enfatizzare. Ambienti ultra-ratzingeriani, del resto, negli ultimi anni, hanno cercato di accreditare, un po’ fantasiosamente, la figura dell’ex pontefice tedesco come capo di un’opposizione tradizionalista al papato attuale giudicato troppo riformatore e per questo detestato e giudicato eretico in ambienti “ultrà”. Non è il primo caso in cui si creano tensioni legate alla persona di Ratzinger, magari usata un po’ strumentalmente da alcuni; di certo però l’ex prefetto della dottrina della fede ci mette del suo, se non altro per il gusto alla disputa teologica che lo caratterizza. Ma, al di là dell’episodio, Oltretevere resta sempre aperto li capitolo “comunicazione istituzionale”: è infatti su questo terreno che si giocano complesse partite di potere e conflitti interni.

    Nel merito del testo in oggetto, tuttavia forse c’è una nota personale in più – pure accennata da Ratzinger – circa le responsabilità da lui a lungo ricoperte al vertice della Chiesa. Date le dimensioni raggiunte dallo scandalo, infatti, che hanno pure indotto papa Francesco a convocare un summit straordinario in Vaticano fra tutti i capi delle conferenze episcopali del mondo per affrontare il problema, Ratzinger ci tiene a sottolineare che lui e Giovanni Paolo II avevano in realtà cominciato a intraprendere un cammino per arginare il fenomeno (favorendo la procedura di riduzione allo stato laicale); non erano insomma rimasti inerti mentre la metastasi corrompeva il corpo della Chiesa.

    NESSUN RIFERIMENTO A INSABBIAMENTI, COPERTURE E COMPLICITÀ

    Di fatto, però, quella dell’ex arcivescovo di Monaco resta una trattazione prevalentemente sociologica, puntellata di osservazioni personali, a volte curiose e bizzarre, che non fa i conti fra l’altro con la gigantesca opera di insabbiamento e copertura dei crimini messa in atto da decine di diocesi e vescovi in tutto il mondo non di rado con la complicità del Vaticano.

    Ratzinger scivola sulle date: migliaia di abusi sono avvenuti negli Anni 50 per proseguire fino agli Anni 2000. Dunque c’erano prima della rivoluzione sessuale del ’68 e anche parecchio tempo dopo
    Il fenomeno delle “coperutre” non è praticamente toccato nel pamphlet, eppure è proprio su questo punto – la protezione offerta dall’istituzione ai pedofili – che esplode lo scandalo e che gli anni del pontificato wojtyliano risultano decisivi. Inoltre Ratzinger scivola sulle date e fa partire gli scandali dagli Anni 60, ma in realtà migliaia di abusi – come è emerso ormai da diverse indagini giudiziarie e rapporti di commissioni d’inchiesta governative – sono avvenuti negli Anni 50 e anche prima, per proseguire fino a tutti gli Anni 2000. Dunque le violenze sui minori c’erano prima della rivoluzione sessuale e anche parecchio tempo dopo.

    IL COLLASSO SPIRITUALE CHE AVREBBE PORTATO «VIOLENZA» E «AGGRESSIVITÀ»

    Scrive poi il papa emerito: «Tra le libertà che la rivoluzione del 1968 voleva conquistare c’era anche la completa libertà sessuale, che non tollerava più alcuna norma. La propensione alla violenza che caratterizzò quegli anni è strettamente legata a questo collasso spirituale». E aggiunge: «In effetti negli aerei non fu più consentita la proiezione di film a sfondo sessuale, giacché nella piccola comunità di passeggeri scoppiava la violenza. Poiché anche gli eccessi nel vestire provocavano aggressività, i presidi cercarono di introdurre un abbigliamento scolastico che potesse consentire un clima di studio». Insomma sotto accusa c’è tutta un’epoca. «Della fisionomia della Rivoluzione del 1968 fa parte anche il fatto che la pedofilia sia stata diagnosticata come permessa e conveniente», afferma Ratzinger che aggiunge: «Quantomeno per i giovani nella Chiesa, ma non solo per loro, questo fu per molti versi un tempo molto difficile».

    RESPONSABILITÀ DEL CONCILIO, UN CLASSICO DI RATZINGER

    Inoltre, spiega, si assiste al «collasso della teologia morale cattolica» figlio del Concilio Vaticano II. Del resto che la riforma conciliare sia, almeno in parte, responsabile dello scandalo delle violenze sui minori, è una vecchia teoria di Ratzinger già enunciata dall’allora Benedetto XVI nella celebre “lettera ai cattolici d’Irlanda” del 2010 dedicata allo scandalo cha aveva devastato la chiesa irlandese. «Il programma di rinnovamento proposto dal Concilio Vaticano II», scriveva, «fu a volte frainteso e in verità, alla luce dei profondi cambiamenti sociali che si stavano verificando, era tutt’altro che facile valutare il modo migliore per portarlo avanti. In particolare, vi fu una tendenza, dettata da retta intenzione ma errata, a evitare approcci penalinei confronti di situazioni canoniche irregolari».

    Secondo il pensiero del papa emerito la Chiesa post-conciliare è stata lassista e poco propensa a processare i colpevoli

    Benedetto XVI aggiungeva: «È in questo contesto generale che dobbiamo cercare di comprendere lo sconcertante problema dell’abuso sessuale dei ragazzi, che ha contribuito in misura tutt’altro che piccola all’indebolimento della fede e alla perdita del rispetto per la Chiesa e per i suoi insegnamenti». La Chiesa post-conciliare è stata quindi lassista e poco propensa a processare i colpevoli, concetto che, secondo la ricostruzione offerta nel pamphlet, fu reintrodotto dallo stesso Ratzinger da prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, anche se poi, aggiunge, vi furono ritardi nell’applicazione.

    ANEDDOTI SUI FILM PORNOGRAFICI MOSTRATI AI SEMINARISTI

    Ratzinger, in definitiva, se l’è presa ancora una volta con il «processo di dissoluzione della concezione cristiana della morale», ricordando nel suo nuovo intervento, a riprova, che «in non pochi seminari, studenti sorpresi a leggere i miei libri venivano considerati non idonei al sacerdozio. I miei libri venivano nascosti come letteratura dannosa e venivano per così dire letti sottobanco». Quindi descrive un clima dissoluto nella Chiesa tedesca e rileva come «in diversi seminari si formarono club omosessuali che agivano più o meno apertamente e che chiaramente trasformarono il clima nei seminari», poi regala aneddoti pruriginosi come questo: «Un vescovo, che in precedenza era stato rettore, aveva mostrato ai seminaristi film pornografici, presumibilmente con l’intento di renderli in tal modo capaci di resistere contro un comportamento contrario alla fede. Vi furono singoli vescovi, e non solo negli Stati Uniti d’America, che rifiutarono la tradizione cattolica nel suo complesso mirando nelle loro diocesi a sviluppare una specie di nuova, moderna “cattolicità”».

    UNA SORTA DI CHIESA BOCCACCESCA TRA SESSO E DIAVOLO

    Una sorta di Chiesa boccaccesca dove finalmente, dopo secoli, il sesso e il diavolo impazzavano. In realtà, al di là di qualche spigolatura, il testo dimostra come vi sia una pluralità di interpretazioni su una crisi che ha scosso la Chiesa nelle fondamenta. Nel frattempo in Vaticano, secondo quanto riportato dall’agenzia Reuters, sono allo studio linee guida destinate a tutte le chiese nazionali per toccare il delicato e nevralgico nodo della denuncia dei vescovi che hanno insabbiato i casi di abuso e violenza.

    https://www.lettera43.it/it/articoli/politica/2019/04/11/pedofilia-ratzinger-rivoluzione-sessuale/231150/?fbclid=IwAR2ar5RJmEl1CZ5sKWU7rbODEQk6I-ANQdvNRz0fn2HHIxLlP4BykhsZAmg

  • L’interferenza che Bergoglio non ha gradito

    L’interferenza che Bergoglio non ha gradito

    Il testo sarebbe stato concordato con Francesco. Molti segnali dicono di no

    Il «nonno saggio in casa» – così l’ha più volte definito papa Francesco ha battuto un colpo. E che colpo.

    Il testo di Benedetto XVI sulla pedofilia nella Chiesa è un documento lucidissimo, altro che «appunti» come li chiama lui: 18 pagine, quasi 40mila battute, una bozza di enciclica. Una testimonianza drammatica, con denunce impressionanti che, oltre alle derive culturali ed etiche del Sessantotto, colpiscono la Chiesa degli ultimi 50 anni. Non direttamente il Vaticano, ma seminari, episcopati, teologi: cattivi maestri di cui Ratzinger fa nomi e cognomi. C’è una critica pesantissima sul «garantismo» ingiustificato di vaste correnti teologiche. Un documento in «ratzingerese» puro dove riappaiono i «valori non negoziabili» e i «beni indisponibili» e si depreca che l’Europa abbia perso le radici cristiane.

    Ma è un duro atto d’accusa anche verso la Chiesa di oggi, non soltanto quella del passato. Ratzinger lamenta la disaffezione alla messa, l’abbandono dei sacramenti, la perdita della fede. «Come ha potuto la pedofilia raggiungere una dimensione del genere?», si chiede. E risponde: «In ultima analisi il motivo sta nell’assenza di Dio. Anche noi cristiani e sacerdoti preferiamo non parlare di Dio». E indica, come esempio da seguire, i nuovi martiri contemporanei: «È pigrizia del cuore non volere accorgersi di loro».

    Ratzinger racconta di avere elaborato i suoi appunti prima della riunione dei vescovi del 21-24 febbraio. L’intento era «fornire qualche indicazione che potesse essere di aiuto in questo momento difficile». Ma del suo approfondimento, che è storico, culturale, teologico ed ecclesiale, non c’è stata traccia nei lavori di quei tre giorni. Ratzinger ha allora ritenuto giusto pubblicare il suo testo «a seguito di contatti con il segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, e con lo stesso Santo Padre». Oltre a questo passaggio, Benedetto cita Francesco soltanto un’altra volta, nell’ultima riga, per ringraziarlo.

    Fila tutto liscio tra i due uomini vestiti di bianco, regnante ed emerito? Non sembrerebbe. La diffusione del testo avrebbe creato imbarazzo a Santa Marta perché appare come un puntello, non richiesto, a un magistero considerato non sufficientemente chiaro e approfondito. Un sostegno storico e teologico a una riunione tra papa e vescovi poco efficace. Si potrebbe anche pensare che i due papi lavorino in tandem, e che l’emerito si sia permesso di dire quello che l’altro è costretto a tacere. Un gioco di sponda. Invece no, come dimostra l’accoglienza dei media ecclesiastici al testo ratzingeriano.

    Vatican News ospita un breve sunto. Il sito di Avvenire non ne parla per niente, mentre la vaticanista del quotidiano dei vescovi, Stefania Falasca, amica personale di Bergoglio, ha pubblicato due tweet inequivocabili contro Ratzinger citando altrettanti articoli del Direttorio per i vescovi dal titolo Apostolorum successores. «Il Vescovo emerito avrà cura di non interferire in nulla nella guida della diocesi ed eviterà ogni atteggiamento e rapporto che potrebbe dare anche solo l’impressione di costituire quasi un’autorità parallela a quella del Vescovo reggente», è il primo tweet. Ratzinger è vescovo emerito di Roma.

    Il secondo è giunto quattro ore dopo, se la tirata d’orecchi non fosse stata sufficientemente chiara: «Per l’unità pastorale il Vescovo emerito svolgerà la sua attività sempre in pieno accordo e in dipendenza dal Vescovo in modo che tutti comprendano chiaramente che solo quest’ultimo è capo e primo responsabile del governo della diocesi». Quella di Benedetto, insomma, è considerata un’interferenza, un magistero parallelo che rischia di oscurare quello di Francesco.

    http://www.ilgiornale.it/news/politica/linterferenza-che-bergoglio-non-ha-gradito-1678212.html?fbclid=IwAR30JEe9eYwf9QaZc40lvQ8JNEUXDJ2j6rq2ciUWO8Lyxna2cvo1bIogoPU

  • «Pedofilia, Ratzinger su ’68 dimostra sessuofobia della Chiesa»

    «Pedofilia, Ratzinger su ’68 dimostra sessuofobia della Chiesa»

    «La Chiesa ha un grosso problema di sessuofobia e questo scritto di Joseph Ratzingerpurtroppo lo conferma». È quanto sostiene all’Adnkronos Francesco Zanardi (in foto),presidente di Rete L’Abuso in difesa delle vittime di pedofilia da parte del clero, commentando l’intervento del papa emerito Benedetto XVI a proposito dello scandalo della pedofilia e degli abusi sessuali nella Chiesa, in cui si sottolinea che «l’origine va fatta risalire al collasso morale del ’68».

    Per Zanardi, «è semplicemente assurdo dare la colpa di certi misfatti a un’evoluzione della società umana, specie se messa a confronto con un’involuzione della Chiesa cattolica, la quale si mostra incapace di accettare che l’essere umano abbia anche una sua sessualità. Confondere tutto ciò con la pedofilia, suona davvero ipocrita. Ed è quantomeno riduttivo paragonare l’abuso sessuale, che è un grave reato penale, a una questione di morale perduta». (r.a.)

    Fonte: Adnkronos

    https://www.vvox.it/2019/04/11/pedofilia-ratzinger-su-68-dimostra-sessuofobia-della-chiesa/

  • Ratzinger e la pedofilia: «Il collasso spirituale è cominciato nel ’68»

    Ratzinger e la pedofilia: «Il collasso spirituale è cominciato nel ’68»

    Il testo integrale

    La denuncia in un testo del Papa emerito: «Fu teorizzata l’idea che fosse giusta». Sono 18 pagine di «appunti», pubblicati sul mensile tedesco Klerusblatt dopo averne parlato con Papa Francesco. Sferzano i ritardi della Chiesa: «Per molto tempo troppo garantismo a favore dei preti accusati»

    Con un’ombra di minimalismo, spiega di avere «messo insieme degli appunti con i quali fornire qualche indicazione che potesse essere d’aiuto in questo momento difficile». Ma sono ben altro. Le diciotto pagine e mezzo sulla «Chiesa e lo scandalo degli abusi sessuali», scritte dal Papa emerito, Benedetto XVI, rappresentano l’analisi più corposa dei vertici vaticani su un tema che sta squassando l’universo cattolico, e non solo: la pedofilia. E il fatto che arrivino dopo la riunione del febbraio scorso a Roma dei presidenti delle conferenze episcopali del mondo, convocati da Francesco, aggiunge interesse e mistero a questo documento. Anche perché Joseph Ratzinger punta il dito su un «garantismo» della Chiesa per il quale, negli Anni Ottanta del secolo scorso, sulla pedofilia «dovevano essere garantiti soprattutto i diritti degli accusati. E questo fino al punto di escludere di fatto una condanna. Il loro diritto alla difesa venne talmente esteso che le condanne divennero quasi impossibili».

    La pubblicazione

    Il testo è un pugno nello stomaco. E probabilmente non potrà non creare polemiche, perché ci sarà chi vedrà nelle affermazioni di Benedetto XVI un attacco a un’evoluzione dei costumi in Occidente negli ultimi cinquant’anni. Joseph Ratzinger parte da lontano, e spiega di avere deciso di pubblicarlo sul mensile tedesco Klerusblatt dopo «contatti», li definisce così, con il segretario di Stato, Pietro Parolin, e con lo stesso Papa Francesco. Dunque, ne ha informato i vertici della Santa Sede. Ma scorrendolo, probabilmente qualcuno avrà la sensazione che finisca per affiancare e sovrastare le conclusioni della riunione globale di febbraio. E sarà tentato di considerare gli «appunti» come un modo per dare profondità teologica e spessore culturale alle conclusioni raggiunte in quella sede: come se fossero mancati nelle risposte agli scandali sulla pedofilia tra i sacerdoti. Se Benedetto ha sentito il bisogno di aggiungere il suo pensiero a quello ufficiale, si sente dire, significa che non è stato del tutto convinto dalla reazione ufficiale della Chiesa, nonostante l’inasprimento delle pene e il «grazie» netto all’azione di papa Francesco.

    «Collasso morale»

    Il Papa emerito si affaccia sull’abisso che si è aperto in mezzo secolo di quella che sembra bollare solo come cultura della trasgressione. E lo analizza, lo denuncia, lo osserva senza nascondere nulla delle responsabilità della nomenklatura ecclesiastica. C’è un’espressione che ricorre spesso nelle sue riflessioni: «Collasso morale». Ratzinger lo fa risalire alla seconda metà degli Anni Sessanta del secolo scorso: a quella «fisionomia della Rivoluzione del 1968» della quale farebbe parte «anche il fatto che la pedofilia sia stata diagnosticata come permessa e conveniente». «Mi sono sempre chiesto», annota, «come in questa situazione i giovani potessero andare verso il sacerdozio e accettarlo con tutte le sue conseguenze. Il diffuso collasso delle vocazioni sacerdotali in quegli anni e l’enorme numero di dimissioni dallo stato ecclesiastico furono una conseguenza di tutti questi processi». Fu nello stesso periodo, a suo avviso, che cominciò «un collasso della teologia morale cattolica che ha reso inerme la Chiesa di fronte a questi processi della società». Si tratta di un processo proseguito, a suo avviso, negli Anni Settanta e Ottanta, quando la pedofilia è diventata «una questione scottante».

    «Club omosessuali»

    Lo sguardo di Benedetto è puntato soprattutto sulla sua Germania come laboratorio di una trasgressione progressiva. Ma da lì spazia sugli Stati Uniti e abbraccia in una visione pessimistica, quasi apocalittica, l’intero Occidente. Nella sua analisi racconta come in quel periodo si radicò l’idea che non esistesse più il bene, «ma solo ciò che sul momento e a seconda delle circostanze è relativamente meglio». La crisi, a quel punto, aveva raggiunto «forme drammatiche». Parla di «club omosessuali» che si formarono in molti seminari; di vescovi che rifiutavano la tradizione cattolica, e non solo negli Stati Uniti, in nome di «una specie di moderna cattolicità». Accenna al fatto che in alcuni seminari, addirittura «studenti sorpresi a leggere i miei libri venivano ritenuti non idonei al sacerdozio». E «la Santa Sede sapeva di questi problemi», sebbene non in dettaglio. Il Papa emerito rivaluta lo sforzo compiuto da Giovanni Paolo II per arginare quella che ha ritenuto una deriva pericolosa. Ne sottolinea la figura e la fermezza teologica, in un momento in cui, invece, alcune correnti progressiste del cattolicesimo tendono a svalutarlo.

    «Bisogna riflettere seriamente»

    Fu il pontefice polacco, ricorda il successore, a pubblicare nel 1993 un’enciclica, la Veritas Splendor, che «conteneva l’affermazione che ci sono azioni che non possono mai diventare buone. Ci sono beni che sono indisponibili. Ci sono valori che non è mai lecito sacrificare in nome di un valore ancora più alto e che stanno anche al di sopra della conservazione della vita fisica. Dio» scrive Benedetto XVI, «è di più anche della sopravvivenza fisica». Per questo, ribadisce che «è importante e abbisogna di garanzia non solo il diritto dell’accusato. Deve proteggere anche la fede, che al pari è un bene importante protetto dalla legge». La duplice garanzia, a suo avviso, è «la protezione dell’accusato e la protezione giuridica del bene che è in gioco». Ma quando oggi se ne parla, «ci si scontra con sordità e indifferenza… È una situazione preoccupante, sulla quale i pastori della Chiesa devono riflettere seriamente». Rispuntano i controversi «valori non negoziabili», seppure chiamati diversamente, che hanno caratterizzato i pontificati prima di quello di Francesco.

    «Dio assente nella sfera pubblica»

    Ma il pontefice tedesco vede in quanto è accaduto e sta emergendo proprio la rinuncia a quei valori. E chiama in causa le responsabilità dell’Occidente. «La società occidentale», denuncia, «è una società nella quale Dio nella sfera pubblica è assente e per la quale non ha più nulla da dire. In alcuni punti, allora, a volte diviene immediatamente percepibile che è divenuto addirittura ovvio quel che è male e distrugge l’uomo. È il caso della pedofilia». Benedetto XVI ricorda come «non molto tempo fa» fosse «teorizzata come del tutto giusta»; e come si sia «diffusa sempre più. E ora, scossi e scandalizzati, riconosciamo che sui nostri bambini e giovani si commettono cose che rischiano di distruggerli. Che questo potesse diffondersi anche nella Chiesa», aggiunge, «deve scuoterci e scandalizzarci in maniera particolare. Come ha potuto la pedofilia raggiungere una dimensione del genere? Il motivo sta nell’assenza di Dio».

    «Quella giovane chierichetta…»

    Il vuoto non riguarda solo il mondo esterno alla Chiesa. Ratzinger vede nel calo drammatico dei fedeli alle Messe domenicali la riduzione di queste celebrazioni a «gesto cerimoniale». E raccomanda non «un’altra Chiesa inventata da noi», ma un «rinnovamento della fede». Per far capire il solco profondo scavato dai sacerdoti pedofili in questi decenni, cita un episodio raggelante. «Una giovane ragazza che serviva all’altare come chierichetta mi ha raccontato che il vicario parrocchiale introduceva l’abuso sessuale su di lei con queste parole: “Questo è il mio corpo dato per te”. È evidente», chiosa, «che quella ragazza non può più ascoltare le parole della consacrazione senza provare terribilmente su di sé tutta la sofferenza dell’abuso subito». Ma il testo va ancora più a fondo. E mette in discussione il modo in cui negli ultimi anni la Chiesa è stata percepita: come un apparato politico.

    La Chiesa come apparato politico

    Secondo il papa emerito, «di essa si parla solo utilizzando categorie politiche e questo vale perfino per dei vescovi che formulano la loro idea sulla Chiesa di domani in larga misura quasi esclusivamente in termini politici. La crisi causata da molti casi di abuso ad opera di sacerdoti spinge a considerare la Chiesa addirittura qualcosa di malriuscito che dobbiamo prendere per mano noi stessi». Ma secondo Ratzinger si tratta di un’illusione, di una «proposta del diavolo». A suo avviso, non esiste «una Chiesa migliore creata da noi stessi». E infatti, la parte finale dei suoi «appunti» è una rivendicazione dell’esigenza di «contrapporre alle menzogne e alle mezze verità del diavolo tutta la verità: sì, il peccato e il male nella Chiesa ci sono», scrive il Papa emerito. «Ma anche oggi c’è pure la Chiesa santa che è indistruttibile. La Chiesa di oggi è come non mai una chiesa di martiri…».

    Il ringraziamento a Francesco

    Il tono è drammatico, somiglia a un grido degno di una sorta di requisitoria. Indica una strada lastricata di errori tragici, e di una perdita progressiva dell’identità cattolica. E addita una via d’uscita dai tanti «collassi» morali di mezzo secolo attraverso scelte difficili, radicali, che non prevedono scorciatoie. E probabilmente promettono di dividere il mondo cattolico, e non solo, prefigurando nuovi spartiacque. L’impressione è che dall’eremo vaticano nel quale vive dalle sue dimissioni del 2013, Benedetto XVI guardi già oltre questa fase; e oltre il pontificato dello stesso Francesco, al quale rivolge un accorato ringraziamento finale «per tutto quello che fa».

    https://www.corriere.it/cronache/19_aprile_11/ratzinger-pedofilia-il-collasso-spirituale-cominciato-68-d1051736-5bc7-11e9-ba57-a3df5eacbd16.shtml?fbclid=IwAR3RXJvfTaeialHyyMP74hTIDKYEWkRRoizQ3F46vq8G4u4kVlU_emaNz5U