Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Benedetto XVI

  • Pedofilia, Papa Francesco accetta le dimissioni del cardinale Wuerl

    Pedofilia, Papa Francesco accetta le dimissioni del cardinale Wuerl

    Il prelato ha deciso di rinunciare all’arcidiocesi di Washington dopo le accuse dell’ex nunzio Viganò di aver coperto, quando era vescovo di Pittsburgh, molti casi di abusi sessuali: in Pennsylvania sarebbero oltre 300 i preti che avrebbero compiuto violenza su minori

    Papa Francesco ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’arcidiocesi di Washington, presentata dal cardinale Donald Wuerl, accusato di aver coperto numerosi preti pedofili quando era vescovo di Pittsburgh. Lo comunica il bollettino della Sala stampa vaticana. Al momento, non è stata annunciata la nomina del successore alla guida dell’arcidiocesi della capitale americana.

    Coinvolto quando era vescovo di Pittsburgh

    Wuerl, 78 anni il prossimo 12 novembre, arcivescovo di Washington dal 16 maggio 2006, è il prelato più alto in grado coinvolto nelle recenti indagini sulla pedofilia condotte in vari Stati americani, tra cui la Pennsylvania. Il suo coinvolgimento riguarda in particolare l’accusa di aver coperto numerosi casi di abusi sessuali di sacerdoti nel periodo, tra il 1988 e il 2006, quando era vescovo di Pittsburgh.

    Le accuse di Viganò

    Wuerl, che aveva comunicato la volontà di dimettersi a settembre, è uno degli alti prelati vicini a Papa Francesco citato nella lettera dell’ex nunzio negli Stati Uniti Carlo Maria Viganò. Viganò lo ha accusato di aver in parte insabbiato lo scandalo degli abusi sessuali nei confronti di bambini in Pennsylvania e di essere stato a conoscenza delle accuse mosse contro il suo predecessore, l’ex cardinale della capitale Usa, Theodore McCarrick. McCarrick, oggi 88enne, è accusato di aver avuto rapporti con seminaristi e di aver coperto alcuni abusi su minori quand’era sacerdote e New York: per questo è stato recentemente privato della porpora da Papa Francesco.

    Uomo di fiducia di Bergoglio

    Wuerl è considerato un uomo di fiducia di Bergoglio, dopo esserlo stato di Papa Benedetto XVI. Due anni fa, al compimento del suo 75esimo compleanno, aveva rimesso il suo mandato nelle mani del Pontefice per limiti di età ma Papa Francesco preferì tenerlo al suo posto.

    “Errori di giudizio”

    In Pennsylvania, secondo il dossier di un gran giurì, oltre 300 preti avrebbero abusato di minori. A seguito della pubblicazione del dossier sugli abusi in Pennsylvania, Wuerl aveva incontrato in via riservata il Papa per illustrargli la situazione. Il cardinale Wuerl, finora, ha ammesso “errori di giudizio” nell’ambito degli abusi in Pennsylvania mentre ha negato di essere mai stato a conoscenza delle accuse a carico di McCarrick.

    https://tg24.sky.it/mondo/2018/10/12/pedofilia-chiesa-papa-francesco-accetta-dimissioni-cardinale-wuerl.html

  • La pedofilia nella Chiesa Usa diventa materia da Fbi

    La pedofilia nella Chiesa Usa diventa materia da Fbi

    Lo Stendardo sul Sinodo contro il diavolo accusatore, mentre un gruppo di ultraconservatori americani raccoglie un milione di dollari per indagare sui cardinali elettori

    By Maria Antonietta Calabrò

    Il Papa ha aperto il Sinodo sui giovani con una messa in Piazza San Pietro sotto allo stendardo dell’Arcangelo Michele che ricaccia il diavolo all’inferno, ritratto nell’enorme arazzo appeso sotto la Loggia delle Benedizioni. Così è stato plasticamente visibile il giudizio che il Papa ha sul difficile momento che vivono la Chiesa e il suo Pontificato, da lui percepiti come sotto attacco del “Grande Accusatore” (appellativo di satana), a motivo dei “gravi peccati” di cui si sono macchiati preti e vescovi cattolici, come ha detto lo stesso Pontefice. A San Michele in realtà si era richiamato anche l’ex Nunzio Viganò che ha chiesto le dimissioni del Papa per aver “occultato” il caso dell’ormai ex cardinale McCarrick, potente ex arcivescovo di Washington coinvolto in uno scandalo sessuale, nella sua ultima lettera resa nota negli Stati Uniti, il 27 settembre.

    Ma quello stendardo appeso alle colonne della Basilica costruita sulla tomba di Pietro sta lì a ricordare a tutti – urbi et orbi – diciamo così, che il “marchio di fabbrica” dell’Arcangelo appartiene al Papa e a nessun altro. Sia nell’omelia della Messa che nel discorso inaugurale della prima Congregazione generale del pomeriggio, il Papa ha invitato a pensare al futuro della Chiesa con speranza. E si è visibilmente commosso quando ha dato il benvenuto ai due vescovi cinesi, uno a cui ha rimesso la scomunica e l’altro della chiesa fino a pochi giorni fa “clandestina”, giunti a Roma dal gigante asiatico dopo il raggiungimento dell’accordo provvisorio con il governo di Pechino.

    Il Pontefice chiede di guardare all’avvenire della chiesa con speranza nonostante, proprio alla vigilia del Sinodo, il Pew Research Center ha reso noto un sondaggio in base al quale solo il 31 per cento dei cattolici americani pensa che il Papa stia facendo un “eccellente” o “buon lavoro” nell’affrontare il caso degli abusi sessuali e della pedofilia, un crollo dal 45 per cento di gennaio e del 55 per cento del 2015. Mentre è di domenica scorsa, 30 settembre, l’iniziativa di un facoltoso gruppo di cattolici americani che hanno raccolto un milione di dollari durante un party nel campus dell’Università cattolica d’America per compiere indagini su tutto il collegio cardinalizio, o meglio su tutti i 124 cardinali che potranno entrare in un prossimo conclave, cioè con meno di 80 anni.

    A questo scopo hanno assunto un gruppo di investigatori ex appartenenti al Fbi. “Di fronte al rifiuto di Roma di aprire un’indagine sugli abusi omosessuali del cardinale Theodore McCarrick, un gruppo di laici cattolici ha annunciato che sta lanciando una propria inchiesta completa su tutti i cardinali della Chiesa cattolica e il loro rapporto con gli abusi” ha scritto Thomas Williams caporedattore a Roma del sito conservatore Breitbart, fondato da Steve Bannon, l’ex stratega di Donald Trump. Si tratta del “Better Church Governance Group” (BCG): “L’ambizioso progetto di investigare e valutare ogni singolo membro del collegio cardinalizio per nominare coloro che sono accusati di scandalo, abuso o copertura si concluderà con la pubblicazione di un rapporto Red Hat (berretta rossa, ndr) entro l’aprile 2020, ha detto un portavoce del gruppo”, continua il reportage di Breitbart. Il rapporto utilizzerà un sistema di valutazione della connessione di ogni cardinale allo scandalo e agli abusi, utilizzando categorie come “Forte evidenza di abuso/corruzione”, “alcune prove”, “prove positive contro abusi/corruzione”. Ma ci saranno valutazioni anche sugli scandali finanziari. Secondo il sito cattolico americano Crux le indagini saranno condotte da un team di circa 100 ricercatori, accademici, investigatori e giornalisti. Ovunque sia possibile gli “investigatori” si recheranno sul posto, nei vari punti del globo.

    Nei giorni scorsi il Papa ha usato l’immagine della Chiesa come una barca nella burrasca, la stessa adottata anche di recente da Benedetto XVI in una lettera per i funerali del cardinale Meisner . La burrasca, infatti, non si estingue. L’arcivescovo di Santiago, cardinale Ricardo Ezzati, si è presentato oggi, nella città di Rancagua, nella sede del tribunale dove era stato chiamato dal Procuratore Emiliano Arias come imputato per presunti reati di occultamento di abusi sessuali in due casi. Il porporato però ha deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere.

    E a dirigere il coro della Cappella Sistina, anche per l’apertura del Sinodo, c’era monsignor Massimo Palombella, sotto indagine per un’inchiesta vaticana.

    https://www.huffingtonpost.it/2018/10/03/la-pedofilia-nella-chiesa-usa-diventa-materia-da-fbi_a_23549889/

  • Era ora, Santità: vada fino in fondo

    Era ora, Santità: vada fino in fondo

    Meglio tardi che mai, ora però si vada fino in fondo

    di Maurizio Belpietro

    “Non dirò una sola parola”. Così il Papa aveva commentato il memoriale di Carlo Maria Viganò, con cui l’ex nunzio apostolico negli Stati Uniti lo accusava di aver saputo da tempo delle molestie sessuali del cardinale Theodore Edgar McCarrick. Invece, dopo aver taciuto per un mese e mezzo e invitato i giornalisti a farsi da soli un’idea sulla vicenda, il Pontefice ha deciso di parlare e di rispondere alle accuse dell’arcivescovo, pur senza nominarlo mai. La replica è affidata a una nota della Santa sede in cui, nella sostanza, si riconosce di aver saputo della condotta dell’uomo che guidò la diocesi di Washington prima delle rivelazioni del New York Times. Secondo il comunicato le segnalazioni giunsero nel settembre del 2017. Fu l’arcidiocesi di New York a rendere noto che un uomo accusava McCarrick di avere abusato di lui negli anni Settanta. Bergoglio, a questo punto, avrebbe ordinato un’indagine interna. “Nel frattempo”, si legge nel documento diffuso ieri, “sono emersi gravi indizi e il Santo Padre ha accettato le dimissioni dell’arcivescovo”. I gravi indizi, in realtà, sono costituiti dall’articolo del New York Times, pubblicato nell’edizione del 16 luglio di quest’anno. Undici giorni dopo, papa Francesco “accettava” le dimissioni.

    A scorrere le date e rileggere il comunicato della Santa Sede, le domande vengono spontanee. Ma che cosa è stato fatto dal settembre del 2017 al luglio 2018? Perché, di fronte alle segnalazioni, il Pontefice ha atteso quasi un anno prima di sospendere McCarrick  togliendogli la berretta cardinalizia? Se il 16 luglio non fosse stato pubblicato un articolo sul New York Times, Bergoglio il 27 avrebbe “accettato” le dimissioni dell’arcivescovo o lo avrebbe lasciato al suo posto per altro tempo?

    Domande legittime, anche perché su questa vicenda lo stesso comunicato di ieri ammette che non è ancora detta la parola fine. Nella nota si fa riferimento ad altre accuse portate contro McCarrick, al punto che il Santo Padre avrebbe disposto di integrare le informazioni raccolte tramite l’investigazione con un ulteriore, accurato studio dell’intera documentazione presente negli archivi vaticani. In pratica, Bergoglio dice di voler aprire gli armadi per scoprire se – come ha sostenuto Viganò nel memoriale pubblicato in esclusiva mondiale dalla Verità – ci sono scheletri. L’ex nunzio, nel documento, accusava molti prelati di essere a conoscenza dei fatti che riguardavano McCarrick, denunciando l’esistenza di un dossier fatto preparare da Benedetto XVI, il quale avrebbe anche disposto la destituzione di McCarrick.

    Che fine hanno fatto quei documenti? Perché il cardinale, nonostante in molti fossero a conoscenza delle molestie ai danni di giovani seminaristi, è stato lasciato libero di agire e di continuare la sua opera di predatore sessuale? Dopo aver cercato di minimizzare le accuse e di screditare lo stesso Viganò, descrivendolo come un uomo avido e rancoroso, con la nota diffusa in rete la Santa Sede fa marcia indietro e si dichiara “consapevole che dall’esame dei fatti e delle circostanze potrebbero emergere delle scelte che non sarebbero coerenti con l’approccio odierno a tali questioni”. Tradotto, significa che in Vaticano temono altre sgradevoli sorprese a proposito dell’affaire McCarrick, per esempio sulle coperture di cui il cardinale ha goduto a lungo, coperture che avrebbero consentito per anni l’insabbiamento delle accuse rivolte contro di lui.

    Insomma, dopo aver liquidato il dossier dell’ex nunzio come una “comunicazione”, evitando di dargli valore e dichiarando di non avere intenzione di dargli valore e dichiarando di non avere intenzione di dare alcuna risposta, scosso dalle reazioni nel mondo cattolico, papa Francesco ha deciso di cambiare linea, annunciando guerra senza quartiere “alla grave piaga degli abusi dentro e fuori la Chiesa”. Tuttavia, se da un lato il Pontefice si è deciso a parlare con una nota, dall’altro tace su due passaggi fondamentali del memoriale di Viganò. Bergoglio, pur riconoscendo che nel settembre di un anno fa il Vaticano ricevette segnalazioni sul comportamento di McCarrick, nulla dice a proposito della testimonianza dell’ex nunzio, il quale asserisce di avergli rivelato su sua richiesta non solo il passato di predatore sessuale di giovani seminaristi, ma anche l’esistenza di un fascicolo a carico del cardinale. L’ex nunzio, dunque, non punta il dito solo contro l’arcivescovo di Washington, ma anche contro lo stesso Pontefice. Viganò, poi, non parla solo di pedofilia, ma sostiene che in Vaticano ci sia una lobby gay che ha consentito a McCarrick e ad altri di operare senza che nessuno intervenisse. Ecco, noi apprezziamo che il Santo Padre abbia deciso di non ignorare il dossier che abbiamo pubblicato, ma ora deve rispondere sul nocciolo della questione sollevata dall’ex nunzio: sapeva o no degli abusi commessi dal cardinale? E in caso affermativo, perché non agì?

    (trascrizione da La Verità del 7 ottobre 2018)

  • Il Papa si scuote: “Indagherò su McCarrick”

    Il Papa si scuote: “Indagherò su McCarrick”

    A 40 giorni dal memoriale Viganò la Chiesa partorisce un comunicato anodino. Il caso dell’ex porporato verrà approfondito, ma la lobby gay resta un tabù. La Santa Sede comunque ammette che dal passato “potrebbero emergere scelte incoerenti”

    di Lorenzo Bertocchi

    Con un comunicato diramato ieri pomeriggio dalla Sala stampa vaticana, arriva una prima risposta dopo oltre 40 giorni dalla pubblicazione del memoriale dell’ex nunzio Carlo Maria Viganò. Ma è una risposta che non può essere considerata esaustiva dei “chiarimenti” che erano stati annunciati in una dichiarazione del C9, il gruppo di nove porpore che coadiuva il Papa nel governo della Chiesa, il 10 settembre scorso.

    Il comunicato si concentra esclusivamente sul caso dell’ex cardinale Theodore McCarrick, di cui papa Francesco ha accettato le dimissioni dal collegio cardinalizio lo scorso 27 luglio, dopo che le accuse per abusi rivolte nei suoi confronti erano state ritenute “credibili”. Sappiamo, invece, che la testimonianza di Viganò riguarda anche McCarrick, ma apre uno scenario molto più vasto di malgoverno nella Chiesa e di cordate clericali, tra cui spicca quella della famigerata lobby gay, che non può certo ridursi al caso dell’arcivescovo emerito di Washington.

    Comunque nel testo diramato ieri, che non fa mai riferimento al dossier dell’ex nunzio pubblicato su queste colonne, c’è una novità: “Il Santo Padre ha disposto di integrare le informazioni raccolte tramite l’investigazione previa con un ulteriore accurato studio dell’intera documentazione presente negli archivi dei dicasteri e uffici della Santa Sede riguardanti l’allora cardinale McCarrick”.  In un certo senso questa è una risposta anche a Viganò, il quale ha scritto chiaramente che nei dicasteri vaticani sull’ex cardinale ci sono da tempo dei dossier. Sarebbe interessante sapere da quanto tempo esistono e cosa contengono, perché è assodato che almeno dal 2000 tali accuse di abusi su seminaristi erano giunte dagli Stati Uniti alla segreteria di Stato.

    Nella dichiarazione di ieri si dice che “nel settembre 2017 l’arcidiocesi di New York ha segnalato alla Santa Sede che un uomo accusava l’allora cardinale McCarrick di aver abusato di lui negli anni Settanta”, e a quel punto “il Santo Padre ha disposto in merito un’indagine previa approfondita, che è stata svolta dall’arcidiocesi di New York e alla conclusione della quale la relativa documentazione è stata trasmessa alla Congregazione per la dottrina della fede”. Ma di cosa sia successo prima del settembre 2017 non si dice nulla, mentre Viganò sostiene che almeno dal giugno 2013 papa Francesco  sapesse delle accuse rivolte a McCarrick e che lo stesso ex cardinale fosse stato sottoposto a sanzioni in forma “segreta” da Benedetto XVI.

    Tra le righe però si lascia capire che qualcosa deve essere andato storto nella gestione del caso. “La Santa Sede”, si legge, “è consapevole che dall’esame dei fatti e delle circostanze potrebbero emergere delle scelte che non sarebbero coerenti con l’approccio odierno a tali questioni. Tuttavia, come ha detto papa Francesco, “seguiremo la strada della verità, ovunque possa portarci”. C’è poi il riferimento a un’ermeneutica che tenga conto di un imprecisato “contesto storico”, come se, appunto, vi sia stato un tempo in cui insabbiare fosse davvero l’unica soluzione attuata dalla Chiesa per questi casi.

    Con Benedetto XVI nel 2002 assistiamo alla vera svolta sul modo in cui la Chiesa affronta gli abusi, grazie all’istruzione De delicti gravioribus, poi è stato un crescendo di norme e procedure, compreso il Motu proprio di Francesco sulla rimozione dei vescovi “negligenti” del 2016. Ma fino a che punto queste norme sono state attuate? Il caso MaCarrick potrebbe svelare due pesi e due misure, soprattutto quando a essere accusati sono vescovi o cardinali, magari con solidi agganci in curia, come lascia intendere la testimonianza di Viganò.

    Però il comunicato di ieri su questo possibile scenario di coperture ad alto livello non dice assolutamente nulla. Non risponde alle circostanze sollevate da Viganò, che non riguardano solo Francesco, ma tre segretari di Stato, i cardinali Angelo Sodano, Tarcisio Bertone e Pietro Parolin, nonché due prefetti della congregazione dei vescovi, Giovanbattista Re, e l’attuale, il cardinale canadese Marc Ouellet. Tutte queste eminenze non hanno agito in un imprecisato “contesto storico”, ma quasi tutti hanno operato il loro ufficio negli ultimi 20 o 30 anni. E il cardinale Ouellet, di recente chiamato in causa da Viganò nel suo ultimo scritto, è tutt’ora nel ruolo.

    Gli abusi e la loro copertura, dice ancora il comunicato, “non possono essere più tollerati” e “un diverso trattamento per i vescovi che li hanno commessi o li hanno coperti rappresenta infatti una forma di clericalismo mai più accettabile”. Sarà interessante capire allora quali fatti seguiranno all’approfondimento di inchiesta che ha richiesto ora il Papa, per chiarire chi ha permesso la carriera sfolgorante di McCarrick, vescovo di Washington nel 2000 e cardinale nel 2001, poi globetrotter con agganci importanti in varie parti del mondo, nonostante le accuse nei suoi confronti risalenti almeno al 2000.

    È certamente necessario nell’ottica della Chiesa che tutti i fedeli si sentano parte di questa situazione per superarla insieme, come Francesco aveva già scritto nella Lettera al popolo di Dio diramata lo scorso 20 agosto dopo l’esplodere del rapporto del Gran giurì di Pennsylvania. Ma il tornante della storia che deve superare la Chiesa va oltre il caso MaCarrick su cui si concentra il comunicato diramato ieri. Si tratta, infatti, di far uscire dall’ovile i pastori incapaci o corrotti. L’unità, che è importante, e che tutti a parole dicono di voler difendere, può essere pagata a qualsiasi prezzo?

    (trascrizione da La Verità del 7 ottobre 2018)

  • “DER SPIEGEL” E LE COPERTURE DEGLI ABUSI IN ARGENTINA AL TEMPO DI BERGOGLIO. UN’INCHIESTA DI 19 PAGINE.

    “DER SPIEGEL” E LE COPERTURE DEGLI ABUSI IN ARGENTINA AL TEMPO DI BERGOGLIO. UN’INCHIESTA DI 19 PAGINE.

    “Der Spiegel” pubblica oggi diciannove pagine di un’inchiesta dedicata al Pontefice regnante, intitolata “Non dire falsa testimonianza. Il Papa e la Chiesa nella sua crisi più grande”. Nell’articolo, di cui traduciamo qualche paragrafo dalla versione inglese pubblicata da Maike Hickson su LifeSite News si punta l’attenzione sulle mancanze di papa Bergoglio, soprattutto in tema di abusi sessuali.

    Una larga parte dell’articolo è centrato su interviste a vittime di abusi clericali a Buenos Aires, la diocesi di cui Bergoglio era arcivescovo fino all’elezione nel marzo 2013. Scrive Maike Hickson che “Der Spiegel è sorprendentemente critico di papa Francesco per quanto riguarda il suo governo in generale, compresa la sua attitudine ambigua in molti campi – fra cui la comunione ai protestanti e la comunione per i divorziati risposati, e ricorda le parole attribuite al Pontefice, il suo timore “di passare alla storia come qualcuno che ha spaccato la Chiesa”. “Der Spiegel” ricorda inoltre il caso di padre Inzoli, il sacerdote abusatore condannato dalla giustizia italiana, e “graziato” per un certo periodo dal papa contro il parere del card. Müller, il party omosessuale con droga del segretario del fedele card. Coccopalmerio, lo scandalo della copertura a McCarrick e la posizione anomala di uomini di fiducia del Pontefice come i cardinali Maradiaga e Errazuriz. Questa disamina così impietosa e fattuale del giornale tedesco è interessante perché rappresenta una crepa nell’omertà giornalistica che i Main Stream Media hanno riversato sul Pontefice fino ad oggi.

    I giornalisti di “Der Spiegel” hanno viaggiato in Argentina, a Monaco e altrove per raccogliere notizie. Hanno parlato con una donna di La Plata, Julieta Anazco vittima di abusi da parte di un prete, che come ha scoperto in seguito, era stato trasferito per le accuse di abuso sui minori. Julieta ha sofferto molto per questo episodio, è andata in terapia ed è membro adesso di una “Rete di sopravvissuti agli abusi ecclesiastici”.

    Scrive il giornale: “Nel 2013, poco dopo che Bergoglio è stato eletto papa, Julieta Anazco e altre tredici vittime di padre Gimenez scrissero una lettera in cui descrivevano che cosa era accaduto loro, e perché ancora vivessero sotto depressione; e ci fossero stati tentativi di suicidio; o perché alcuni di loro si fossero dati a consumare droga, mentre il prete accusato continuava a celebrare messa ed era a contato con bambini”.

     La lettera è stata inviata con raccomandata e ricevuta di ritorno nel dicembre del 2013, e tre settimane più tardi giunse la conferma della ricezione. Poi, più nulla. Non una parola. Il prete accusato però fu trasferito in una casa di riposo per persone anziane, dove “ancora si mostra ai giornalisti vestito in talare. Continua a celebrare messa ed è rispettato” scrive il giornale.

    “Der Spiegel” spiega che “durante il periodo in cui Bergoglio era cardinale, molte vittime d abusi a Buenos Aires si sono rivolte a lui per aiuto; a nessuno è stato permesso vederlo”. Attualmente sono in corso sessantadue processi contro preti argentini per abusi. “Il numero delle loro vittime potrebbe raggiungere le migliaia”. Spiega Julieta: “Per noi è difficile, perché nessuno ci crede. Vogliamo raggiungere il Papa, ma lui non è interessato a noi”.

    Interessante una riflessione, contenuta nell’articolo, di Juan Pablo Gallego, un eminente avvocato difensore delle vittime, secondo cui “Francesco è ora in esilio a Roma, avendo trovato rifugio (con immunità), per così dire laggiù. In Argentina dovrebbe confutare il sospetto di aver protetto per anni violentatori e abusatori di minori”.

    Gallego ha parlato con “Der Spiegel” del caso di padre Grassi, per cui vi rimandiamo a questo link. Secondo Gallego, Jorge Mario Bergoglio è stato per anni confessore di padre Grassi, e ha ordinato una contro-inchiesta per difendere il prete che sta scontando quindici anni per abusi, e “per criminalizzare le vittime”. Che è quanto il Pontefice ha fatto nel caso del Cile, definendo “calunniatori” quelli che chiedevano giustizia per gli abusi del vescovo Barros. En passant: questa frase dell’avvocato può contribuire a spiegare il mistero di un Pontefice che dopo cinque anni dall’elezione non sembra avere nessuna intenzione di fare un salto a casa…

    Da Rosso Porpora del collega Giuseppe Rusconi abbiamo una notizia interessante:

    “Da Accattoli è venuta un’indiscrezione di portata rilevante: secondo le sue informazioni la prospettata ‘risposta’ della Santa Sede al memoriale di Carlo Maria Viganò è stata presentata al Papa lunedì 17 settembre dal cardinale Parolin e approvata il giorno successivo. Dovrebbe dunque essere questione di ore o di pochi giorni per la sua pubblicizzazione”. Luigi Accattoli ex vaticanista del Corriere della Sera è uno dei colleghi più entusiasticamente filo-Bergoglio in una platea in cui questo genere di persone non fa difetto. Storicamente molto legato alla Segreteria di Stato e all’ala più progressista e sinistra della Chiesa (il suo grande amico e collega, il compianto Giancarlo Zizola, attribuiva il suo ingresso al Corriere al card. Achille Silvestrini, allora Ministro degli Esteri e in seguito king-maker per Bergoglio) un’indiscrezione del genere ha indubbiamente valore. Sarà curioso vedere se è come sarà corretto o smentito, o spiegato, il resoconto del colloquio fra Viganò e il Papa il 23 giugno 2013, quando Viganò spiegò chiaramente che genere di criminale fosse McCarrick, e come Benedetto XVI lo avesse sanzionato.  (di Marco Tosatti su www.marcotosatti.com)

    “DER SPIEGEL” E LE COPERTURE DEGLI ABUSI IN ARGENTINA AL TEMPO DI BERGOGLIO. UN’INCHIESTA DI 19 PAGINE.

  • Il ruolo del Papa nello studio del caso di abuso sessuale argentino sotto i riflettori

    Il ruolo del Papa nello studio del caso di abuso sessuale argentino sotto i riflettori

    BUENOS AIRES, Argentina (AP) – Il ruolo di Papa Francesco nel caso più famoso dell’Argentina relativo agli abusi sessuali, è sottoposto a un nuovo esame mentre affronta la più grande crisi del suo papato sulla tormentata eredità  della copertura della Chiesa cattolica di accuse, e accuse a lui stesso di essersi schierato con l’imputato.

    Francesco, che all’epoca era ancora il cardinale Jorge Mario Bergoglio, nel 2010 commissionò uno studio forense di quattro volumi, più di 2.000 pagine, su un caso giudiziario contro un prete condannato,  lo studio concluse che il prete era innocente, che le sue vittime mentivano e che il caso mai avrebbe dovuto andare in giudizio.

    La chiesa argentina afferma che lo studio ottenuto dalla Associated Press – volumi rilegati completi di riproduzioni di dipinti di Johannes Vermeer sulle copertine – era solo per uso interno alla chiesa. Ma i volumi presumibilmente finirono sulle scrivanie di alcuni giudici di corte argentini che stavano governando sugli appelli del reverendo Julio Grassi.

    Nonostante lo studio, la Corte suprema argentina nel marzo 2017 ha confermato la condanna e la condanna a 15 anni di prigione contro Grassi, un sacerdote considerato una celebrità che gestiva case per bambini di strada in tutta l’Argentina.

    Lo studio, e il ruolo di Francesco nel caso Grassi, hanno assunto una nuova rilevanza dopo le accuse di un ex nunzio apostolico vaticano per le quali Francesco, e una lunga fila di funzionari vaticani prima di lui, coprirono la cattiva condotta sessuale di un eminente cardinale statunitense.

    Né Francesco né il Vaticano hanno risposto alle accuse secondo cui Francesco avrebbe riabilitato l’ex-cardinale Theodore McCarrick dalle sanzioni nel 2013. Il Vaticano non ha risposto a una richiesta di commento sul ruolo di Francesco nel caso Grassi.

    In un’intervista esclusiva con AP, la vittima di Grassi, Gabriel, ha detto che sta ancora aspettando che Francesco riconosca il suo dolore, dato che la Corte Suprema ha ora stabilito che è stato aggredito da Grassi quando aveva 13 anni.

    “Mi piacerebbe che la chiesa dicesse qualcosa, anche se non mi aspetto che succederà”, ha detto Gabriel a AP, seduto accanto al suo psichiatra. “Nessuno mi ha mai contattato,” disse. “Nessuno si è disturbato.”

    Francesco, l’ex arcivescovo di Buenos Aires, non era il vescovo di Grassi e non aveva alcuna responsabilità diretta per lui. Ma nel 2006, è stato citato dalla scomparsa rivista argentina Veintitres dove aveva affermato che le accuse contro Grassi erano “accanimento informativo contro di lui, una condanna da parte dei media”.

    Disse che avrebbe trattenuto il giudizio in attesa dell’esito del processo, ma lo stesso Grassi testimoniò che Bergoglio “non mi lasciò mai la mano” durante il processo legale.

    Sotto la presidenza di Bergoglio, la conferenza episcopale argentina nel 2010 ha arruolato un avvocato penalista argentino, Marcelo Sancinetti, per indagare su una contro-inchiesta nel caso dei pubblici ministeri contro Gabriel e altri due ex-residenti delle case di Happy Children di Grassi i cui casi sono stati considerati nel processo iniziale.

    Nello studio, Sancinetti ha concluso che non solo le accuse contro Grassi non erano sufficientemente provate, “la falsità di ognuna delle accuse è oggettivamente verificabile”.

    Nei quattro tomi, che sono stati prodotti in una clip annuale dal 2010 al 2013, Sancinetti ha accusato Gabriel di aver cambiato la sua storia e di tentare di estorcere Grassi. Ma una corte anni prima aveva già rigettato una causa intentata da Grassi accusando Gabriel di estorsione.

    Sancinetti ha paragonato “gli attuali processi, e le condanne con frasi severe, basate esclusivamente sulla parola di una persona che si definisce vittima di abusi sessuali, ai processi per stregoneria del Medioevo”. E nel volume finale e sul sito web del suo studio legale, Sancinetti ha detto che Francis in particolare aveva commissionato il lavoro. Non ha risposto a più richieste di commenti.

    La Corte suprema argentina non fu d’accordo con l’analisi di Sancinetti e il 21 marzo 2017 confermò la condanna di Grassi per aver abusato sessualmente e corrotto Gabriel.

    Attraverso le lacrime, Gabriel aveva testimoniato che in due diverse occasioni nel 1996 il sacerdote una volta lo aveva accarezzato, e poi aveva fatto sesso orale con lui nel suo ufficio.

    Gabriel, che per un certo periodo è stato inserito nel programma di protezione dei testimoni in Argentina dopo aver subito un attacco, attacchi fisici e minacce, ha detto di essere rimasto scioccato quando Grassi ha testimoniato che Bergoglio “non mi ha mai lasciato andare la mano”.

    “Eravamo tutti come ‘wow!’ Era Bergoglio “, ha detto.

    Gabriel ha detto che lui e il suo avvocato hanno consegnato una lettera indirizzata a Francesco due mesi dopo essere stato eletto primo papa dell’America Latina, portandolo all’ambasciata del Vaticano a Buenos Aires l’8 maggio 2013.

    Nella lettera, Gabriel si è identificato come vittima di “crimini aberranti di abusi sessuali ripetuti e corruzione” da parte di Grassi.

    Si è lamentato che i dettagli del suo abuso erano stati esposti dallo studio, che lo ha “denigrato” personalmente e ha contraddetto la politica dichiarata “tolleranza zero” sia di Papa Benedetto XVI che di Francesco.

    “Ho sofferto e continuo a soffrire”, ha scritto.

    Ha chiesto un’udienza con il papa “e ti prego sinceramente per la compassione e l’aiuto nel recuperare la mia fede”.

    Non ha mai ricevuto una risposta. In realtà, il suo avvocato ha detto che sono stati minacciati dall’ambasciata e non sanno cosa ne è stato della lettera.

    Alla domanda sul perché la conferenza episcopale argentina abbia commissionato lo studio, una portavoce della conferenza ha detto che è stato per aiutare i vescovi a capire meglio il caso.

    “La conferenza episcopale ha ritenuto che potesse fornire ulteriori informazioni in vista della procedura canonica”, ha detto la conferenza in una dichiarazione rilasciata alla AP.

    Un tale studio, tuttavia, sarebbe impensabile per l’uso in un processo canonico. Mentre i processi alle chiese utilizzano le indagini di polizia e prove dai tribunali laici, un contro-studio commissionato da un’intera conferenza episcopale potrebbe incorrere in problemi di giurisdizione a un processo canonico, hanno detto i canonisti.

    Inoltre, l’avvocato di Gabriel, Juan Pablo Gallego, ha detto che i libri sono finiti sulle scrivanie di alcuni giudici argentini che hanno deciso gli appelli di Grassi e hanno rappresentato quello che ha definito un palese, sebbene infruttuoso, tentativo di lobbying.

    La diocesi di Moron, che era responsabile di Grassi, aveva a lungo difeso la sua decisione di mantenerlo nel ministero anche dopo l’inizio del processo dicendo che non voleva pregiudicare il risultato.

    Diciotto mesi dopo che l’alta corte argentina si è pronunciata contro di lui, Grassi rimane un prete mentre serve la sua condanna a 15 anni nel carcere di Unidad 41 de Campana, nella provincia di Buenos Aires.

    La diocesi di Moron ha detto che Grassi è stato rimosso dalle funzioni pastorali quando è iniziato il processo e che ora è stato escluso dall’esercizio di qualsiasi ministero pubblico. La diocesi ha detto all’AP che il caso canonico è ora con la Congregazione per la Dottrina della Fede, l’ufficio del Vaticano che gestisce i casi di abuso sessuale.

    Julieta Anazco, presidente della rete Argentina di sopravvissuti agli abusi del clero, ha detto che il caso Grassi è stato uno spartiacque per l’Argentina dal momento che le vittime si sono scontrate con un sacerdote considerato una celebrità, che aveva il sostegno dell’élite cattolica argentina, e ha subìto l’umiliazione pubblica di essere accusato di cercare solo denaro.

    “Hanno reso più facile la nostra lotta per noi”, ha detto. “Grazie alla loro lotta, molti di noi sono stati incoraggiati a denunciare (i nostri abusatori) pubblicamente”.

    Ha citato il recente caso di vittime sorde dell’ormai noto istituto Antonio Provolo che si è fatto avanti per denunciare abusi da parte dello stesso prete italiano, accusato da alcuni studenti del Provolo italiani, che nel 2014 hanno allertato Francesco e il Vaticano del luogo dove si trovava. La polizia argentina ha arrestato don Nicola Corradi e fatto irruzione nelle scuole di Provolo.

    “Prima che papa Francesco possa emanare la responsabilità per i vescovi e gli altri leader della chiesa, deve essere all’altezza del danno che lui stesso ha causato alle vittime in Argentina”, ha detto Anne Barrett Doyle della risorsa online Bishop Accountability, che ha raccolto la documentazione sul caso di Grassi.

    Il caso ha paralleli con quello del vicino Cile, dove Francis ha difeso ripetutamente un vescovo accusato di coprire per il più famoso predatore del paese, il Rev. Fernando Karadima. Francesco screditò le vittime di Karadima, che pose il vescovo Juan Barros sulla scena del loro abuso, dicendo che le loro accuse erano “calunnia”.

    Alla fine Francesco riconobbe di aver commesso “gravi errori di giudizio” su Barros, si scusò con le vittime e lanciò un’indagine del Vaticano che portò tutti i vescovi attivi del Cile a offrire le dimissioni.

    Non ha offerto nessun mea culpa sul caso Grassi. Gabriel, che fa lavori saltuari non in regola, e non ha carte di credito, sta aspettando.

    “Sono cattolico, ma sì, ci sono momenti in cui non so se la chiesa mi rappresenta”.

    (Traduzione con Google)

    http://www.newser.com/article/08f0f88f03b7470b8117cef48e11aa73/pope-role-in-study-of-argentine-sex-abuse-case-in-spotlight.html

  • Germania sotto choc: oltre 3mila abusi su minori da parte di preti pedofili

    Germania sotto choc: oltre 3mila abusi su minori da parte di preti pedofili

    Berlino, 13 set – Dopo lo scandalo dei preti pedofili in Pennsylvania anche la Germania viene scossa da migliaia di casi di abusi sessuali da parte di esponenti della Chiesa Cattolica. Uno studio rivela che sono 3.677 i minori abusati sessualmente da parte di 1.670 preti o religiosi in Germania tra il 1946 e il 2014. Abusi che sono stati regolarmente insabbiati.

    I dati sono emersi dai risultati di uno studio commissionato dalla stessa Conferenza episcopale tedesca e condotto per oltre tre anni da un’equipe delle università di Mannheim, Heidelberg e Giessen, che hanno esaminato 38.156 dossier che 27 diocesi hanno consegnato ai ricercatori. Ne è venuto fuori che il 4,4% dei religiosi del Paese ha abusato di minorenni. I dettagli della ricerca verranno resi noti il 25 settembre, anche se il quotidiano Spiegel ha dato l’anticipazione dei dati più eclatanti.

    I numeri sono davvero spaventosi: oltre al dato sulle quasi 3mila e 700 vittime, si è scoperto che solo 122 pedofili sono stati assicurati alla giustizia civile. 1.023 assalitori hanno abusato una sola volta, 782 hanno compiuto da due a 10 abusi, 96 sono veri e propri violentatori seriali con decine di abusi. 969 dei minori abusati, infine, erano chierichetti.

    Non è la prima volta che la Germania viene investita da uno scandalo pedofilia nella chiesa cattolica. Già nel 2017 un altro rapporto evidenziò che a Regensburg, dove il fratello del Papa emerito Benedetto XVI era direttore del coro, dal 1945 al 1992 si verificarono 547 abusi da parte di preti pedofili. Lo studio anticipato ieri dallo Spiegel, però, ha allargato lo sguardo a tutta la Germania, con risultati sconfortanti.

    E dire che monsignor Georg Gaenswein, segretario del Papa emerito Benedetto XVI, aveva paragonato solo due giorni fa la pedofilia nel clero all’11 settembre americano. Proprio per questo motivo il Papa ha deciso di convocare a Roma i vertici di tutte le conferenze episcopali del mondo. l’incontro si svolgerà tra il 21 e il 24 febbraio 2019 e gli alti prelati discuteranno come risolvere “una volta per tutte” gli scandali di pedofilia.

    Anna Pedri

    Germania sotto choc: oltre 3mila abusi su minori da parte di preti pedofili

  • “Ho la prova dell’onestà di Viganò”

    “Ho la prova dell’onestà di Viganò”

    Intervista a GEORGE WEIGEL

    Il maggior intellettuale cattolico statunitense si schiera al fianco dell’ex nunzio: “È un uomo di fede, educato e difendere la Chiesa. Non criticherebbe mai il Papa se non avesse serissimi motivi per farlo”

    di Emanuele Boffi

    “L’arcivescovo Carlo Maria Viganò e io abbiamo parlato di molte cose durante i suoi anni a Washington e siamo diventati amici. Credo che le affermazioni specifiche che fa a proposito del suo incontro con il Santo Padre nel giugno 2013, cioè che aveva avvertito il Papa che c’erano questioni problematiche che coinvolgevano l’ex cardinale Theodore McCarrick, di cui il Pontefice doveva essere messo al corrente, debbano essere prese sul serio”.

    E tutto il resto?

    “Il resto è marginale”.

    Nel dare una risposta agli interrogativi sollevati dal memoriale di Viganò, la Chiesa sta tergiversando?

    “Molti vescovi americani sono determinati ad arrivare a una riforma che cominci, in questo caso, con il fare piena luce sulla carriera di Theodore McCarrick”.

    E il Vaticano?

    “Il Vaticano, ahimè, sembra muoversi con la stessa lentezza del 2002 (quando vennero alla luce i primi scandali sessuali riguardanti il clero, ndr)”.

    George Weigel è unanimemente considerato fra i più importanti intellettuali cattolici statunitensi. Autore di una ventina di volumi, deve la sua fama alla monumentale biografia di Giovanni Paolo II, Witness to Hope (1999), che gli ha consentito di diventare il punto di riferimento del cattolicesimo d’oltreoceano. Weigel oggi è senior fellow alla Ethics and Public Policy Center di Washington e fra i più apprezzati commentatori sullo scenario internazionale di vicende religiose e vaticane.

    A proposito del memoriale Viganò, Weigel ha scritto due articoli: il primo è apparso su First Things, la rivista cattolica più influente al mondo; il secondo sul Wall Street Journal, la Bibbia del pensiero laico. In entrambi i casi, gli è piaciuto andare controcorrente rispetto al pubblico di lettori cui si rivolgeva: su First Things ha difeso l’onore dell’ex nunzio dalle dicerie e dagli attacchi di altri esponenti e intellettuali cattolici (“non ho mai avuto l’impressione che mi dicesse qualcosa di diverso da quello che in coscienza riteneva essere la verità”, ha scritto). Sul Wall Street Journal ha ricordato ai suoi interlocutori non credenti che la Chiesa non può essere ridotta agli errori dei suoi componenti.

    “Subito dopo la pubblicazione del memoriale – ha scritto Weigel su First Things –, le polemiche all’interno della chiesa si sono immediatamente intensificate, rimbalzando attraverso i media. In questa atmosfera febbrile è praticamente impossibile per chiunque dire qualcosa senza destare sospetti e accuse. Ma poiché ho conosciuto bene l’arcivescovo Viganò durante il suo servizio come rappresentante diplomatico pontificio a Washington, mi sento obbligato a parlare di lui, in modo tale, spero, da poter aiutare gli altri a riflettere attentamente sulle sue affermazioni molto, molto serie”.

    A questo proposito, lei scrive che l’arcivescovo Viganò è “un coraggioso riformatore” e, per quella che è la sua esperienza, “un uomo onesto”. Tuttavia, come lei sa, dopo la pubblicazione del suo memoriale, egli è stato assai screditato dalla stampa che lo ha presentato come un arcivescovo poco attendibile perché risentito nei confronti del Vaticano e di papa Francesco.

    “Uccidere il messaggero è una tattica molto antica e alquanto riprovevole, che viene usata da persona che non hanno intenzione di prendere sul serio le questioni sollevate da quel messaggero”.

    A parte la sua conoscenza personale, che prove ha dell’onestà dell’ex nunzio a Washington?

    “A dire il vero, ne ho una molto importante”.

    Quale?

    “Nella sua testimonianza monsignor Viganò dice che è «pronto a sostenere le accuse sotto giuramento chiamando Dio come testimone».”

    E dunque?

    “Viganò è un uomo di fede, un credente. Lui sa che fare un giuramento è come mettere a nudo la propria anima davanti a Dio. Sapendolo, si rende conto che se non dicesse ciò che egli in coscienza sa essere la verità, condannerebbe sé stesso per l’eternità”.

    Ma Viganò non ha agito con alti intendimenti? In molti, qui in Italia, lo presentano come di una persona appartenente alla “destra” cattolica e conservatrice che si opporrebbe alla “sinistra” progressista capeggiata dal Pontefice.

    “Questa vecchia abitudine di dividere tutto e tutti nella Chiesa tra progressisti e conservatori è un esercizio di pigrizia intellettuale cui le persone serie non dovrebbero dedicare i propri sforzi”.

    Perché dice così?

    “Perché non è ragionevole pensare che un uomo educato a difendere il papato praticamente a ogni costo criticherebbe pubblicamente il Papa, a meno che non credesse di avere serissime motivazioni per farlo”.

    Sul Wall Street Journal lei ha scritto che la serie di scandali che ha colpito il mondo cattolico è “una sfida per capire che cosa è davvero la Chiesa”. Però lei scrive anche che è il momento della purificazione e che “i vescovi che hanno fallito nelle loro responsabilità di insegnanti, pastori e amministratori in genere lo hanno fatto perché hanno messo il mantenimento istituzionale davanti alla missione evangelica”. Cosa intende?

    “Il cattolicesimo potrebbe vivere con vescovi della «conservazione istituzionale» nei periodi in cui la cultura pubblica circostante fosse di aiuto alla trasmissione della fede. Allora tutto ciò che è necessario alla Chiesa è mantenere le sue scuole, le sue parrocchie, i suoi ospedali. Ma ora non siamo più in questa situazione”.

    In che situazione siamo?

    “Il periodo in cui il cattolicesimo era trasmesso da una cultura o dall’appartenenza a una certa etnia o popolo non esiste più in Occidente. Lo rilevò anche papa Francesco  quando nel 2007, quindi ben prima di diventare Pontefice, aiutò a redigere il Documento di Aparecida dei vescovi latinoamericani”.

    Se è questa la situazione, cioè quella di un mondo non più cristiano, qual è il compito della Chiesa?

    “Oggi abbiamo bisogno di vescovi che incarnino l’apostolato missionario: abili evangelizzatori che abbiano dato prova della loro capacità di introdurre le persone a Gesù Cristo e di portarle nella comunione dei santi in cui consiste la Chiesa”.

    Come si fa?

    “Bisognerebbe tornare a quell’espressione che spesso era usata da papa Benedetto XVI durante il suo pontificato: “l’amicizia con Cristo”, cioè una relazione personale con il Signore, nutrita dalla preghiera, dall’immersione nella Bibbia e dai sacramenti”.

    Lei, però, ha scritto che una vera riforma della Chiesa sarà attuabile solo da coloro che non si accontenteranno di conservare l’istituzione, ma, pur mortificati dagli scandali, non saranno “scossi dalla loro fede”.

    “Sì, questi cattolici esistono e sono ancora tanti. Non direi che la maggioranza dei cattolici sia composta da riformisti evangelici, ma le minoranze creative possono cambiare le grandi istituzioni. E direi anche che le membra vive della Chiesa in tutto il mondo sono coloro che hanno abbracciato la nuova evangelizzazione e che comprendono come la piena verità della fede cattolica è liberatoria. Le parti morenti della Chiesa, incluse quelle corrotte, sono quelle che ancora vivono un cattolicesimo dedito solo alla conservazione dell’istituzione”.

    (trascrizione da La Verità del 17 settembre 2018)

  • Pedofilia, nuove accuse alla Chiesa in Olanda/ L’inchiesta: “Abusi coperti dai vescovi per 65 anni”

    Pedofilia, nuove accuse alla Chiesa in Olanda/ L’inchiesta: “Abusi coperti dai vescovi per 65 anni”

    Pedofilia in Olanda, nuove accuse contro la Chiesa: l’inchiesta di Nrc, “abusi coperti da alcuni vescovi per oltre 65 anni”. Le parziali conferme e la preoccupazione del Vaticano

    Non bastavano i casi “incendiari” dal Cile all’Irlanda, passando ai più recenti e gravissimi scandali esplosi in Pennsylvania e Germania: dall’Olanda giungono nuove accuse alla Chiesa sempre sul fronte pedofilia. Nello specifico, secondo una inchiesta choc del quotidiano olandese Nrc ci sarebbero oltre metà dei vescovi e cardinali attivi in Olanda tra il 1945 e il 2010 ad aver coperto diversi casi di abusi interni alla Chiesa. Nel corso di 65 anni, «20 dei 39 cardinali, vescovi e vescovi ausiliari olandesi hanno coperto abusi sessuali, permettendo ai responsabili di fare molte altre vittime», attacca duramente l’inchiesta con l’ennesimo macigno “scaricato” contro il Vaticano in un periodo già piuttosto delicato in merito. Il segretario di Papa Benedetto XVI Mons. Georg Gaenswein, pochi giorni fa aveva spiegato come «gli abusi sono l’11 settembre della Chiesa. È rimasto inascoltato il grido di Papa Ratzinger»: e in effetti, gli effetti sono davvero sempre più tremendi.

    CHIESA OLANDA CONFERMA “PARTE DELLE RIVELAZIONI”

    L’attacco dei media olandesi spiegano che, dei 20 coinvolti, «quattro hanno abusato di bambini e altri 16 hanno permesso il trasferimento in altre parrocchie dei preti pedofili, che avrebbero così potuto causare nuove vittime». Ora, in attesa di avere reali conferme con le dovute indagini che andranno svolte, la portavoce della Chiesa olandese Daphne van Roosendaal ha spiegato all’AFP come «possiamo confermare solo una parte delle rilevazioni. I nomi di diversi vescovi corrispondono a quelli che cita un rapporto ordinato dalla Chiesa nel 2010», spiega la portavoce sottolineando come però sono quasi tutti morti o in prescrizione i possibili responsabili. Secondo ancora Nrc, «Nessuno dei vescovi messi in discussione dall’inchiesta del nostro giornale è ancora attivo e quelli ancora in vita non hanno voluto commentare». Impossibile non essere d’accordo, se si ha veramente a cuore la Chiesa e il messaggio di pace e libertà del Signore Gesù, con quanto affermato ancora pochi giorni fa dal segretario di Ratzinger, che conferma l’impegno attuale di Papa Francesco nel continuare l’opera del suo predecessore «la gravità del crimine della pedofilia è paurosa. Gli abusi del clero sono come un attacco alla stessa Chiesa dal suo interno».

  • La rivista America: “Su McCarrick la Chiesa dovrebbe vergognarsi”

    La rivista America: “Su McCarrick la Chiesa dovrebbe vergognarsi”

    Il duro editoriale sul magazine dei gesuiti statunitensi: molte autorità della Chiesa avevano ricevuto diversi avvisi sul comportamento del cardinale, le diocesi sapevano, il nunzio a Washington pure

    ANDREA TORNIELLI
    CITTÀ DEL VATICANO

    «Molte autorità della Chiesa avevano ricevuto diversi avvisi sul comportamento del cardinale. Le diocesi locali erano state informate, il nunzio papale a Washington sapeva e persino a Benedetto XVI era stato detto». È durissimo l’editoriale dedicato da America, la rivista dei gesuiti statunitensi, al caso dell’arcivescovo emerito di Washington Theodore McCarrick. Come si ricorderà il cardinale è stato sospeso dal ministero a motivo di un processo canonico su un presunto abuso su un minore avvenuto quasi cinquant’anni fa a New York : nel corso della vicenda è stata reso ufficialmente pubblico che il porporato, da vescovo, aveva molestato sessualmente alcuni seminaristi maggiorenni e alcuni sacerdoti. Un atteggiamento divenuto abbastanza noto nell’entourage e tra il clero delle diocesi che McCarrick ha guidato (ci furono risarcimenti), ma che non ne ha frenato l’ascesa alla guida della Chiesa della capitale federale e al cardinalato.

    «È vero – si legge nell’editoriale – che nessuno dei precedenti rapporti di abuso riguardano presunti comportamenti criminali con minori, ma si trattava di fatti abbastanza noti e il cardinale McCarrick avrebbe dovuto essere chiamato a rendere conto del terribile abuso del suo ministero e della sua autorità. La Chiesa e i suoi leader dovrebbero vergognarsi della loro incapacità».

    La rivista dei gesuiti fa anche una sorta di autocritica – merce davvero rara di questi tempi – affermando: «Né i media, compresi noi, nei media cattolici (il cardinale McCarrick è stato amico di lunga data di questa rivista e ha tenuto l’omelia durante la nostra celebrazione del centenario nel 2009), può essere assolto dalla responsabilità per aver mancato di prendere sul serio queste voci e altre voci e rapporti, come era richiesto. Indicare la responsabilità solo della gerarchia è di per sé ipocrita».

    «La Chiesa – continua l’editoriale – non può fingere che si tratti di un incidente isolato. Sono molto i probabili rapporti simili che coinvolgono altri vescovi e leader della Chiesa che hanno abusato della loro autorità o hanno commesso reati sessuali che sono stati ignorati negli ultimi decenni. Mentre le società di tutto il mondo fanno i conti con il dispiegarsi del movimento #MeToo e le vittime di abusi sessuali e molestie trovano le loro voci, la Chiesa non deve fingere che questo sia soltanto un episodio deplorevole che presto sarà finito».

    «Con ogni probabilità – scrive America – ci sono ancora altre notizie che mostreranno che questa situazione è peggiore di quanto non si sappia oggi. La Chiesa dovrebbe ricordare che il vero miglioramento non consiste nella cessazione della cattiva stampa che la riguarda, ma nello sviluppo di una cultura in cui i leader potenti non si aspettano che le loro malefatte vengano nascoste in silenzio. Una cultura nella quale le vittime di abusi e molestie vengano sostenute nella loro decisione di affrontare coloro che le hanno maltrattate».

    La rivista dei gesuiti suggerisce tre punti imprescindibili: «Primo, la Chiesa deve stabilire una volta per tutte la sua disponibilità ad ascoltare notizie di abus i e di abusi di potere che sono stati ignorati o “trattatiˮ in passato. Le Conferenze episcopali dovrebbero stabilire procedure chiare» a questo proposito.

    «Secondo, Papa Francesco e il Vaticano devono dimostrare di essere disposti a rimuovere vescovi e altri dirigenti ecclesiastici colpevoli di qualsiasi forma di abuso, non solo di abusi sessuali su minori». Una «riforma ancora più importante sarebbe una maggiore trasparenza nell’indagare e nel rendere pubbliche le decisioni nei casi che coinvolgono i vescovi. Cioè, quando un vescovo viene rimosso, il Vaticano ha bisogno di dichiarare pubblicamente perché viene rimosso».

    «Terzo, anche prima dell’azione di Roma, i vescovi possono compiere sforzi sostanziali per cercare giustizia per le vittime e per la comunità ecclesiale , anche a costo di risorse istituzionali e della reputazione. La decisione delle due diocesi del New Jersey di liberare uno degli accusatori del cardinale McCarrick dagli accordi di riservatezza è un primo passo positivo».

    Un punto aggiuntivo, non presente nell’elenco di America, potrebbe riguardare il fatto che queste tristi vicende non dovrebbero rappresentare per alcuni una pietra tombale mentre per altri vengono insabbiate o cancellate, a seconda dell’appartenenza a certe cordate e delle amicizie potenti dietro alle quali ci si può riparare.

    http://www.lastampa.it/2018/07/18/vaticaninsider/la-rivista-america-su-mccarrick-la-chiesa-dovrebbe-vergognarsi-vGKKUvahx5UjCXs1iTXTJM/pagina.html