Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Benedetto XVI

  • Negli Usa la macchia si espande. Anche il Kentucky vuole un grand jury sulla pedofilia nella Chiesa

    Negli Usa la macchia si espande. Anche il Kentucky vuole un grand jury sulla pedofilia nella Chiesa

    L’attorney general chiede che indaghi sulle accuse al clero cattolico, seguendo l’esempio della Pennsylvania. In New Jersey in tilt linea di denunce

    Dal Kentucky, lo Stato americano teatro anni fa di una clamorosa battaglia legale che minacciò di portare in tribunale Benedetto XVI e il Vaticano, arriva un nuovo affondo nella crisi della pedofilia. L’attorney general statale, Michael Brown, vuole costituire un gran giurì che indaghi sulle accuse di molestie al clero cattolico.

    Brown si è consultato con Josh Shapiro, il collega della Pennsylvania dove a metà agosto lo scandalo della pedofilia è riesploso con accuse di mille vittime a oltre 300 sacerdoti predatori: “Vogliamo garantire che anche chi si è rivolto al nostro ufficio riceva giustizia”, ha detto Brown rivolgendosi a tutte e quattro le diocesi: Louisville, Covington, Lexington e Owensboro. Nel 2004 tre ex chierichetti molestati avevano fatto causa alla Santa Sede sostenendo che preti e vescovi in tutto il mondo erano “dipendenti” del Papa. La causa era rientrata sei anni dopo quando le vittime avevano ritirato la denuncia.

    Costata finora oltre tre miliardi di dollari alle casse della Chiesa, la crisi ha mandato in bancarotta dal 2001 una ventina tra diocesi e ordini religiosi. Nella sua nuova versione, ad alimentare le fiamme sono stati leader della destra cattolica che ne hanno fatto uno strumento nelle campagne contro la svolta progressista impressa alla Chiesa da papa Francesco. Solo qualche giorno fa, in una una intervista da Roma alla Reuters, l’ex stratega di Donald Trump, Steve Bannon, ha suggerito la creazione un tribunale indipendente che affronti tutti gli aspetti dello scandalo: qualcosa che lo stesso Bannon, che è cattolico e a Roma ha incontrato Benjamin Harnwell, il capo del think tank conservatore Dignitatis Humanae Institute, starebbe cercando di organizzare in contatto con “gente importante” negli Usa.

    Prima del Kentucky erano sei gli Stati che hanno deciso di indagare sulla crisi 2.0: la scorsa settimana New York e New Jersey si erano uniti a Illinois, Missouri, New Mexico e Nebraska, mentre la Florida sta valutando se seguirne l’esempio.

    In New Jersey, una speciale linea telefonica creata dall’Attorney General Gurbir Grewal per raccogliere nuove denunce è andata in tilt per il numero delle chiamate. “Vogliamo andare a fondo. Lo dobbiamo alle vittime e ai residenti per far sì che non ci siano più cover up”, ha detto Grewal alla National Public Radio sottolineando l’importanza di tali canali per le segnalazioni, in New Jersey e in altri Stati: “Gli abusi, sulla base di quello che è stato identificato in Pennsylvania, non erano limitati al Nord Est”.

    https://www.huffingtonpost.it/2018/09/11/negli-usa-la-macchia-si-espande-anche-il-kentucky-vuole-un-grand-jury-sulla-pedofilia-nella-chiesa_a_23523955/

  • Perché il cardinale McCarrik era considerato “intoccabile”

    Perché il cardinale McCarrik era considerato “intoccabile”

    Il cardinale McCarrick si è dimesso poche settimane fa, ma le accuse risalgono agli anni 2000′. Ecco i presunti perché di una certa “intoccabilità”

    Il cardinal Theodore McCarrick è stato “sporporato”. “Zio Ted”, come pare lo chiamassero alcuni seminaristi americani, non figurerà più nell’elenco dei “principi della Chiesa”.

    Le dimissioni sono arrivate dopo che alcune accuse relative ad abusi sono state ritenute credibili. Delle ricostruzioni pubblicate in questi giorni, tuttavia, sostengono che i comportamenti contestati al prelato statunitense fossero conosciuti da tempo.

    Il “memoriale Viganò”, è ormai noto, accusa papa Francesco di non aver fatto nulla. Lo stesso documento dell’ex nunzio apostolico racconta di come papa Benedetto XVI avesse comminato a McCarrick una sospensione privata: ritiro a una vita di preghiera e penitenza. Un quadro, quello presentato dall’ex membro del Governatorato, che non ha trovato né conferme né repliche ufficiali dalla Santa Sede.

    Ma un altro testo, una lettera del 2006 del cardinale Sandri, registrebbe una notizia non di poco conto: il Vaticano, sin dal 2000, era in possesso di segnalazioni relative a quanto emerso in queste settimane. Il ruolo giocato nell’intera vicenda da Papa Francesco, allora, sarebbe minimo se non inesistente. Anzi: l’argentino diventerebbe il papa sotto il cui pontificato McCarrick è stato effettivamente ‘scardinalato’. Altro che coperture, insomma.

    Ci mancano dei passaggi: non sappiamo se i nunzi dell’epoca abbiano informato i vari pontefici che si sono succeduti. Non sappiamo se Ratzinger abbia davvero sanzionato l’alto prelato a stelle e strisce. Conosciamo almeno il nome di un accusatore: quel padre Ramsey che, per sua stessa ammissione, aveva scritto una lettera nel 2000 “che descriveva in dettaglio la cattiva condotta di McCarrick all’ambasciatore del Vaticano negli Stati Uniti, l’arcivescovo Gabriel Montalvo”. Nessuna risposta delle alte sfere, però, sarebbe mai arrivata al sacerdote accusante.

    “Perché nessuno ha mai toccato McCarrick?”: questa è la domanda che aleggia negli ambienti vaticani. Una parte della stampa si sta interrogando sui motivi per cui, nonostante le accuse risalissero ad almeno un decennio fa, McCarrick sia stato sporporato solo poco fa.

    Procediamo allora citando delle fonti e ipotizzando qualche aspetto: “McCarrick – si legge su Lettera43 -, infatti, ha giocato un ruolo da protagonista nell’attività finanziaria della Chiesa universale. Fra l‘altro, e il particolare ha il suo peso, è stato fra i cardinali membri dell’Apsa, l’Amministrazione del patrimonio della sede apostolica…”. Non solo. Lo stesso quotidiano online ha messo in evidenza, tra i vari punti toccati, come l’ex cardinale avesse “capacità di lavorare come fundraiser per la Chiesa e il Vaticano, di occuparsi di finanziamenti per interventi caritativi, di gestione delle risorse economiche”.

    Poi c’è la storia della Papal Foundation, che l’ex porporato statunitenese avrebbe contribuito a far crescere in modo esponenziale. Il noto vaticanista Aldo Maria Valli ha scritto al riguardo che: “L’ipotesi è che McCarrick sia stato protetto più che dallo Spirito Santo dai milioni di dollari che mandava regolarmente al Vaticano attraverso la Papal Foundation, fondata nel 1988 proprio da lui con il cardinale John Krol e il cardinale John O’Connor”.

    Per ultimo le prossimità politiche: “zio Ted”, come molti ecclesiastici aperturisti e progressisti americani, avrebbe avuto aderenze nel campo democratico statunitense. Tanto da essere definito cardinale neoliberal o left wing.

    McCarrick, in sintesi, sarebbe stato troppo potente per poter essere messo in discussione, ma siamo, come da premessa, nel campo delle ipotesi. Quella più grave riguarderebbe il fatto che in Vaticano si guardi al “peso” politico-economico dei prelati.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/quei-motivi-dietro-lintoccabilit-cardinale-abusatore-1574104.html?mobile_detect=false

  • FRANCESCO TOLGA IL VELO AL DOSSIER DI RATZINGER

    FRANCESCO TOLGA IL VELO AL DOSSIER DI RATZINGER

    Il Papa starebbe preparando un documento per dimostrare che gli abusi di McCarrick vennero insabbiati prima della sua elezione. Se vuole fare chiarezza, pubblichi anche il rapporto di Ratzinger sui gruppi di potere Lgbt, che avrebbe portato alle sue dimissioni

    di Maurizio Belpietro

    Francesco ha deciso di passare al contrattacco, scrive Il Fatto Quotidiano. Il Papa non ci sta a passare per colui che insabbiò lo scandalo del cardinale Theodore Edgar McCarrick, arcivescovo di Washington che secondo l’accusa lanciata dall’ex nunzio apostolico in America fu per anni predatore seriale di seminaristi. Dunque, di fronte alla documentata ricostruzione dei fatti portata da Carlo Maria Viganò e pubblicata in esclusiva mondiale dalla Verità, il Pontefice avrebbe dato ordine di preparare una puntigliosa risposta, anzi, scrive Carlo Tecce, un dossier, per ribattere punto su punto. La strategia del silenzio e della preghiera sostenuta dal Santo Padre per arginare le reazioni al memoriale dell’ex nunzio evidentemente non ha funzionato.  Negli Stati Uniti molti vescovi ritengono necessaria una risposta a Viganò, non soltanto perché il documento da lui redatto è circostanziato da nomi e date, ma anche perché sono ancora fresche le accuse del New York Times al cardinal McCarrick, dunque far finta di nulla, tacere e pregare mentre sono aperte anche delle indagini di varie Procure, non sembra la soluzione migliore. Come segnalavamo ieri, più che un gesto di umiltà potrebbe apparire una scelta di omertà.

    Dunque, meglio fornire una versione ufficiale. Il Papa perciò vorrebbe sapere chi ricevette le segnalazioni sui comportamenti sessualmente inappropriati di McCarrick e perché non fece nulla. Che i rapporti siano giunti in Vaticano ormai è certo. Prova ne sia che come abbiamo scritto ieri uno degli accusatori del cardinale di Washington ha mostrato una lettera del sostituto della Segreteria di Stato, il cardinale Leonardo Sandri, in cui si fa esplicito riferimento a quanto accaduto in seminario. Perché la Santa sede non si attivò? L’obiettivo di Bergoglio è chiaro. Visto che l’arcivescovo Viganò accusa direttamente lui, sostenendo di avergli rivelato nel giugno del 2013 l’esistenza di un dossier sul “corruttore di seminaristi”, il Papa intende svelare gli altarini precedenti, cioè quando i Pontefici erano Karol Wojtyla e Benedetto XVI.

    La strategia di dimostrare che l’insabbiamento del caso McCarrick è cominciata prima della sua ascesa al soglio di Pietro certo ha un senso. Lo stesso ex nunzio apostolico ne parla nel suo memoriale, facendo i nomi dei precedenti Segretari di Stato, tra i quali cardinali  Angelo Sodano e Tarcisio Bertone, oltre a molti altri. Secondo Viganò il cardinale di Washington avrebbe goduto per anni di alte coperture e questo gli avrebbe consentito di agire indisturbato, sfruttando anche le relazioni con una lobby gay molto forte all’interno della Chiesa.

    Ora papa Francesco vuole far predisporre un dossier su quanto accaduto e sull’insabbiamento delle accuse a McCarrick? Bene. Come abbiamo scritto a più riprese, in questi casi la trasparenza è la miglior strategia, perché panni come questi non si lavano in casa, come sembrava lasciar intendere in un primo momento la scelta del silenzio. Tuttavia ci permettiamo un modesto consiglio: rivelare le connivenze che hanno garantito anni di impunità è giusto, però nella confessione dell’ex nunzio non si parla solo di McCarrick, ma anche della lobby che condiziona il Vaticano e le sue decisioni. Viganò scrive che papa Benedetto XVI avviò un’indagine, affidandola a tre cardinali che operarono in gran segreto. I risultati di quell’inchiesta condotta da Juliàn Herranz, Josef Tomko e Salvatore De Giorgi furono consegnati personalmente da Ratzinger a Bergoglio il giorno del passaggio di consegne a Castel Gandolfo e il Pontefice li custodirebbe personalmente in Vaticano. Che cosa c’è di così esplosivo in quel dossier? Come mai a volte se ne parla lasciando capire che proprio quell’indagine sarebbe all’origine delle dimissioni di Benedetto XVI?

    Fare chiarezza sul caso McCarrick è giusto ed è ciò che chiedevamo sin dal giorno della pubblicazione del memoriale di Carlo Maria Viganò. Ma fermarsi alle accuse al cardinale di Washington sarebbe sbagliato. Francesco è il Papa della trasparenza, colui che chiede scusa per gli abusi sui minorenni commessi da sacerdoti? Colui che vuole rompere con il passato? Ottimo. A questo punto faccia alzare il velo che copre altri scandali, rendendo pubblico il dossier ricevuto da Benedetto XVI. L’ora della verità è giunta e rinviarla sarebbe non solo sbagliato, ma pericoloso, perché una grande ombra offuscherebbe il messaggio di pace e trasparenza del Pontefice.

    (trascrizione da La Verità del 10 settembre 2018)

  • Ramsey: ho cercato di fermare l’ex card. McCarrick per 30 anni, ma nessuno mi ha ascoltato. Ecco la storia.

    Ramsey: ho cercato di fermare l’ex card. McCarrick per 30 anni, ma nessuno mi ha ascoltato. Ecco la storia.

    Padre Bonifacio Ramsey, in questa intervista a Helise Harris, ci racconta tutti i suoi tentativi, fatti nell’arco di trenta anni, di fermare l’ex card. Theodore McCarrick, l’abusatore seriale. Purtroppo, tutti questi tentativi si sono dimostrati vani perché sue lettere sono rimaste sempre senza risposta.

    Riporto ampi stralci dell’intervista, nella mia traduzione.

    Padre Bonifacio Ramsey, l’uomo che quasi 20 anni fa ha segnalato i misfatti sessuali dell’ex cardinale Theohdore McCarrick, ha detto che la Chiesa, pur avendo finalmente agito, non ha fatto abbastanza.(…)

    In un’intervista telefonica con Crux, Ramsey ha detto che “una cosa buona sarebbe laicizzare McCarrick. Mi sembra un modo molto importante per dimostrare che il Papa e tutti gli altri sono seri. Sarebbe un segnale così formidabile della serietà con cui stanno affrontando la questione”.

    Mentre le voci sulla cattiva condotta sessuale di McCarrick con i seminaristi erano note da anni, la notizia delle accuse di abusi sui minori è stata resa pubblica solo a giugno, a seguito di un’indagine interna sulle accuse da parte dell’arcidiocesi di New York e dei successivi articoli del New York Times.

    Papa Francesco in luglio ha tolto la berretta cardinalizia a McCarrick, escludendolo dal Collegio dei Cardinali. Tuttavia, Ramsey ha detto che togliere la berretta rossa “non è niente”, e molto deve essere fatto.

    “Hanno ridotto allo stato laicale i sacerdoti per questo, perché non possono ridurre allo stato laicale McCarrick? (…)

    Da giugno, e specialmente dopo la pubblicazione, il 26 agosto, di una dichiarazione dell’ex ambasciatore del Vaticano negli Stati Uniti, l’Arcivescovo Carlo Maria Viganò, che affermava che Papa Francesco sapeva della cattiva condotta di McCarrick e non ha fatto nulla, “sembra che tutti si stiano agitando”, ha detto Ramsey. (…)

    Ex domenicano, Ramsey ha fatto parte della facoltà del seminario dell’Immacolata Concezione presso la Seton Hall University nel New Jersey durante il periodo di McCarrick come arcivescovo di Newark, dal 1986 al 2000. Ha detto di aver sollevato le prime preoccupazioni al rettore del seminario alla fine degli anni Ottanta dopo aver sentito i seminaristi raccontare come McCarrick condivideva un letto con loro durante le visite notturne presso la sua casa sulla spiaggia.

    “Questo è qualcosa che tutti in seminario sapevano”, ha detto Ramsey, spiegando che all’epoca non sapeva che la cattiva condotta rientrasse nella categoria delle molestie, “Sapevo solo che era sbagliato”.

    Ramsey ha detto che il rettore riconosceva che il comportamento di McCarrick era preoccupante e credeva che qualcosa andasse fatto, ma non è successo nulla.

    “Una specie di intrigo sessuale continuava ad accadere”, ha detto, spiegando che pochi anni dopo, intorno al maggio 1992 o 1993, fu cacciato dalla “voting faculty” del seminario, che autorizza i seminaristi ad avanzare per l’anno successivo, dopo che aveva criticato un seminarista che aveva commesso un comportamento di abuso sessuale con altri seminaristi.

    Dopo le lamentele di Ramsey, questo seminarista, che era vicino a McCarrick, fu espulso dal seminario. Quando Ramsey tornò al campus dopo le vacanze estive, fu informato dal rettore che era stato rimosso dalla “voting faculty” perché “McCarrick sa che non sei d’accordo con lui su certe cose”. Il rettore, ha detto, citava specificamente il seminarista che era stato espulso.

    Quando Ramsey confidò le sue preoccupazioni all’Arcivescovo Thomas Kelly di Louisville, morto nel 2011, Kelly, ha detto, gli disse che non si poteva fare nulla, perché McCarrick “era il capo”, e “ti darebbe un calcio nelle parti basse se ti avvicinassi a lui” per (chiedere chiarimenti) sull’essere stato rimosso dalla “voting faculty”.

    Kelly, ha detto Ramsey, alludeva al comportamento di McCarrick con gli uomini, e diceva: “sappiamo tutti” di quella volta che McCarrick aveva preso un giovane dall’aeroporto, e quell’uomo era il seminarista che era stato espulso. Ramsey ha detto di aver preso il commento “sappiamo tutti” nel senso che tutti i vescovi erano almeno in qualche misura consapevoli del comportamento di McCarrick.

    Ramsey ha detto che dopo la conversazione, mantenne le sue preoccupazioni per lo più per sé stesso e non parlò a nessuno sulla situazione della facoltà del seminario, “ma tutti dovevano sapere della questione”. (…)

    Ramsey ha detto di aver finalmente deciso di scrivere una lettera che descriveva in dettaglio la cattiva condotta di McCarrick all’ambasciatore del Vaticano negli Stati Uniti, l’arcivescovo Gabriel Montalvo, nel 2000, quando McCarrick fu nominato arcivescovo di Washington. Ha detto di essere stato in contatto con Montalvo, che lo esortò a inviare la lettera nonostante i suoi dubbi. Tuttavia, anche se la sua lettera venne ricevuta, Ramsey ha detto di non essere mai stato contattato a riguardo.

    Rivolse nuovamente le sue preoccupazioni al cardinale Edward Egan, allora arcivescovo di New York, nel 2004, dopo aver lasciato l’ordine domenicano per diventare sacerdote diocesano a New York. I due si incontrarono per una conversazione casuale, disse, e ad un certo punto McCarrick si avvicinò.

    Quando confidò le sue preoccupazioni su McCarrick, “Il cardinale Egan chiaramente non voleva sentirne parlare”, ha detto Ramsey. “Sapeva esattamente di cosa stavo parlando. Vedendo come aveva reagito, sapeva esattamente quello che stavo dicendo, e non voleva perseguire sull’argomento”.

    Ramsey ha poi scritto al giornalista Joe Feuerherd nel 2005 dopo aver letto un articolo che Feuerherd aveva pubblicato su McCarrick. Il giornalista, ha detto Ramsey, aveva sentito le stesse voci sul comportamento di McCarrick con i seminaristi, ma non era stato in grado di verificarle, quindi “questo è qualcosa che tutti conoscevano, e ci volle una persona, il ragazzo che fu abusato da bambino, per aprire il vaso di Pandora”.

    Nel 2015, Ramsey decise di scrivere l’ennesima lettera che descriveva in dettaglio le sue preoccupazioni al cardinale Sean O’Malley di Boston, che è il presidente della Pontificia Commissione per la Protezione dei Minori (quella istituita da papa Francesco il 22 marzo 2014, ndr), dopo che era rimasto turbato quando vide McCarrick partecipare alla Messa funebre del card. Egan a New York.

    “Ho pensato dentro di me, cosa ci fa ancora questo tizio in giro? Non sanno tutti della questione? E’ una persona ripugnante“, ha detto Ramsey, spiegando che la risposta che ricevette dalla Commissione (per la Protezione dei Minori) fu che la cattiva condotta di McCarrick non rientrava nelle competenze della Commissione, dato che le accuse di abusi su minori non erano ancora venute alla luce pubblicamente, e gli fu chiesto di indirizzare la questione altrove.

    “La mia carriera è piena di persone che non rispondono alle lettere, o non rispondono nel modo giusto“, ha detto.

    Dopo che le notizie della lettera del 2015 di Ramsey divennero di pubblico dominio, il card. O’Malley (come detto, in qualità di Presidente della Pontificia Commissione per la Protezione dei Minori, ndr) all’inizio di questo mese ha rilasciato una dichiarazione pubblica con la quale si scusava per non essere riuscito ad agire sulla base delle preoccupazioni sollevate, tuttavia, Ramsey ha detto che non è mai stato contattato direttamente al riguardo.

    O’Malley “avrebbe dovuto mettersi in contatto con lui prima di inviare una dichiarazione pubblica,” Ramsey ha detto, spiegando che ha ricevuto una lettera formale dal cardinale (O’Malley) solo dopo che Ramsey gli aveva scritto per dirgli che fare una dichiarazione senza prima contattarlo era un disastro dal punto di vista delle pubbliche relazioni.

    Il ruolo di Ramsey come informatore di lunga data sul caso McCarrick non è stato reso pubblico fino a quest’estate, quando il New York Times ha riferito di presunti abusi sui minori da parte di McCarrick.

    Da allora, Ramsey ha detto che solo due degli ex seminaristi da lui seguiti a Newark lo hanno contattato, e che nessuno della gerarchia ecclesiastica, compreso il suo arcivescovo, il cardinale Timothy Dolan di New York, lo ha contattato per le sue lamentele o il ruolo che ha svolto nel tentativo di fermare McCarrick per quasi 30 anni.

    Per quanto riguarda la dichiarazione di 11 pagine di Viganó, secondo cui nel 2008 Benedetto XVI avrebbe imposto sanzioni private contro McCarrick, e che Papa Francesco le ha soppresse o ignorate, considerando McCarrick come confidente e consigliere della Chiesa statunitense, Ramsey ha detto di essere “scioccato” dalla lettera.

    Mentre crede che le accuse fondamentali sollevate da Vigano meritino di essere prese sul serio, Ramsey ha detto che si oppone all’immagine che Vigano dipinge di una vasta “rete gay” che opera all’interno della Chiesa, definendo l’affermazione “ridicola”. (…)

    “C’è una parte significativa del clero che è omosessuale, e di questa, c’è una parte significativa che è casta e che cerca di essere casta”, ha detto, aggiungendo che “non ho problemi con persone che ogni tanto cadono”. (…)

    Fonte: Crux Now

    Ramsey: ho cercato di fermare l’ex card. McCarrick per 30 anni, ma nessuno mi ha ascoltato. Ecco la storia.

  • VIGANÒGATE. UNA LETTERA DI SANDRI CONFERMA LA DENUNCIA DELL’EX NUNZIO. IL PAPA TEME DI VEDERE DI NARDO?

    VIGANÒGATE. UNA LETTERA DI SANDRI CONFERMA LA DENUNCIA DELL’EX NUNZIO. IL PAPA TEME DI VEDERE DI NARDO?

    Marco Tosatti

    A letter dated Oct. 11, 2006 from Archbishop Leonardo Sandri, then substitute for the Vatican Secretariat of State, to Father Boniface Ramsey references a Nov. 2000 letter Father Ramsey had written to Archbishop Gabriel Montalvo, Vatican nuncio to the United States, warning about sexual abuse committed by Archbishop Theodore E. McCarrick. The letter, scanned and released by Father Ramsey to Catholic News Service Sept. 7, confirms past remarks by Father Ramsey and also confirms elements of the Aug. 26 testimony by Archbishop Carlo Maria Vigano, former nuncio to the United States. (CNS photo/courtesy of Father Boniface Ramsey) See MCCARRICK-SANDRI-RAMSEY Sept. 7, 2018. EDITORS: Name of priest redacted by Father Ramsey and CNS.

    Il Viganògate, anche se è quasi scomparso dai media mainstream italiani, timorosi di dare fastidio al Pontefice e al Vaticano,  fa registrare nuovi sviluppi. Una lettera dell’ottobre 2006, scannerizzata e fornita al Catholic News Service, conferma quanto denunciato dall’arcivescovo Viganò nella sua testimonianza di undici pagine sulle coperture – a Roma e negli Usa – e sulle complicità di cui ha goduto Theodore McCarrick, omosessuale predatore di seminaristi e giovani preti. E diventato ai tempi di Francesco il master mind delle nomine episcopali e cardinalizie negli Stati Uniti.

    La lettera è stata scritta dall’allora Sostituto alla Segreteria di Stato Leonardo Sandri, ora cardinale e Prefetto delle Chiese Orientali. Fa riferimento a una lettera scritta nel novembre 2000 da padre Bonifacio Ramsey al Nunzio Gabriel Montalvo, in cui si gettava l’allarme per gli abusi sessuali commessi da Mc Carrick. Ramsey ha dichiarato al CNS: “Mi lamentavo per le relazioni di McCarrick con i seminaristi e per tutto l’affare di dormire con i seminaristi e così via; tutta la questione che ormai tutti sappiamo”. Ramsey ha insegnato dal 1986 al 1996 nel seminario dell’Immacolata Concezione. Sandri nel 2006 scriveva a Ramsey chiedendogli informazioni su un sacerdote che era stato proposto per un incarico in Vaticano. “Chiedo con particolare riferimento alle serie questioni che riguardavano alcuni studenti del Seminario dell’Immacolata Concezione, che Lei è stato così gentile da portare confidenzialmente all’attenzione dell’allora Nunzio Apostolico nella Stati Uniti, l’arcivescovo Gabriel Montalvo”.

    Stranamente, nel messaggio di Sandri non si parla di McCarrick. Questo, secondo Ramsey, perché le accuse verso il cardinale “erano troppo sensibili. La mia lettera del 22 novembre 2000era su McCarrick, e non accusava i seminaristi di nulla; accusava McCarrick”.

    Scrive il Catholic News Service: “La lettera del 2006 (di Sandri, n.d.r.) non solo conferma affermazioni fatte in passato da padre Ramesy, ma anche elementi del documento scritto dall’arcivescovo Carlo Maria Viganò, che è stato nunzio negli Stati Uniti dal 2001 al 2016”.

    Quindi, almeno su questo punto, anche i detrattori dell’ex Nunzio sono costretti ad ammettere che non si è inventato nulla. E infatti la linea di condotta dei difensori arroccati nel silenzio straordinario del bunker papale è costretta a cambiare. Ne è testimone il gesuita omosessualista James Martin, che scrive: “La lettera fu ricevuta nel 2000, durante il pontificato  di San Giovanni Paolo II, che alcuni mesi dopo fece McCarrick cardinale. Ha servito come arcivescovo di Washington fino al 2006, sotto Benedetto XVI. Smettiamola di biasimare ingiustamente papa Francesco per l’ascesa al potere di McCarrick”.

    Alcune considerazioni. Né di Giovanni Paolo II né di Benedetto abbiamo testimonianza di qualcuno – come invece accade per Francesco – che abbia informato DIRETTAMENTE il papa su chi era McCarrick e cosa faceva. Di Francesco, sì; e lui non vuole rispondere, su questo punto, cruciale e centrale.

    Né Giovanni Paolo II né Benedetto (che l’ha sanzionato, a quanto pare senza molto successo) erano amici di McCarrick; avevano goduto (l’ha detto McCarrick stesso) della sua opera di lobbying per diventare pontefice; l’hanno mandato in giro per il mondo come loro rappresentante personale; l’hanno usato come consigliere eccellente per nominare vescovi e cardinali negli Stati Uniti. Tutte cose che Francesco ha fatto. Quindi dire che il ragionamento di James Martin (e di altri della stessa combriccola, gesuiti e non) è almeno carente, se non semplicemente falso appare più che ragionevole.

    Ricordiamo, ancora una volta, il nodo di questa storia. E cioè la testimonianza in prima persona di mons. Viganò (trovate qui tutti i documenti) dell’udienza con il Pontefice nel giugno 2016:

    “Subito dopo il papa mi chiese con tono accattivante: “Il card. McCarrick com’è?” Io gli risposi con tutta franchezza e se volete con tanta ingenuità: “Santo Padre, non so se lei conosce il card. McCarrick, ma se chiede alla Congregazione per i Vescovi c’è un dossier grande così su di lui. Ha corrotto generazioni di seminaristi e di sacerdoti e papa Benedetto gli ha imposto di ritirarsi ad una vita di preghiera e di penitenza”. Il papa non fece il minimo commento a quelle mie parole tanto gravi e non mostrò sul suo volto alcuna espressione di sorpresa, come se la cosa gli fosse già nota da tempo, e cambiò subito di argomento. Ma allora, con quale finalità il papa mi aveva posto quella domanda: “Il card. McCarrick com’è?”. Evidentemente voleva accertarsi se ero alleato di McCarrick o no”.

    Solo di passaggio accenniamo – ci torneremo sopra presto – che la Chiesa negli Stati Uniti, come quella in Honduras, Cile e Australia – sta per trovarsi nel pieno di una tempesta giudiziaria senza precedenti, perché numerosi Stati, a catena, hanno deciso di aprire inchieste sulla questione degli abusi. E anche alla luce di questo fatto appare sconcertante che il Pontefice non abbia ancora accolto la richiesta di un’udienza formulata dal presidente della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti, il card. Di Nardo. Certamente straordinario; tanto più perché ha trovato il tempo e il modo di ricevere nel frattempo due amici e protetti dell’ex cardinale McCarrick, Cupich e Wuerl, e di organizzare (se le notizie non ufficiali corrispondono a verità, come sembra) una riunione con il card. Coccopalmerio ed esperti di diritto per studiare quali sanzioni comminare eventualmente all’arcivescovo Viganò. Il che, lasciatecelo dire, corrisponderebbe a un errore di portata clamorosa. Far punire un testimone scomodo da cardinale che – sostiene – non si era accorto delle strane abitudini di un segretario che organizzava orge omosessuali spruzzate di droga in un palazzo della Santa Sede davanti a San Pietro. Se lo vedessimo in un film diremmo che il regista esagera con toni e colori per screditare la Chiesa.

  • “Giusto tacere”, dice l’altro Viganò. Quello che fabbricava fake news

    “Giusto tacere”, dice l’altro Viganò. Quello che fabbricava fake news

    Al coro del “silenzio” sui fatti scoperchiati dall’ex-nunzio, si unisce l’esperto di comunicazione del Vaticano famoso per aver taroccato una lettera di Benedetto XVI. Il popolo dei fedeli intanto attende ancora la verità

    di Giorgio Gandola

    Undici campanili. Dalla terrazza a sbalzo sul presepe d’acqua davanti al santuario della Madonna del Soccorso, dove quell’altro ramo del lago di Como diventa magico e silenzioso, se ne contano undici. Piccole pievi dove la fede è ancora pietra angolare. Li ha innalzati il popolo di Dio in duemila anni di cristianità e da qui è più facile osservare l’orizzonte, andare oltre la canea delle polemiche che mettono in imbarazzo la Chiesa.  Non è ai cosiddetti cani mediatici che il Papa nega una risposta, una parola di verità sul memoriale Viganò, ma a questi uomini e donne, a questi fedeli perplessi, che continuano a salire fin qui sotto il sole a picco per confrontarsi con la bellezza assoluta.

    Lobby gay, pedofilia, torbidi maneggi curiali denunciati con puntualità. È troppo facile sbarazzarsi dell’ansia di verità con la formuletta dei benedettini, quel “silenzio e preghiera” fuori dal tempo che oggi – nella società della comunicazione – significa omertà. È troppo comodo lasciare che la violenza continui a scorrere nelle penombre vaticane additando chi solleva il tappeto per mostrare la polvere come nemico da abbattere a colpi di alabarda. È troppo riduttivo seguire il grido indignato di Avvenire, che da giorni fa la lista dei buoni e dei cattivi. I buoni sono coloro che custodiscono il silenzio turbato del Papa, i cattivi sono coloro che chiedono di illuminare il problema, di accendere la luce che lo stesso Pontefice auspica quando apre le imposte di quella finestra a San Pietro, ogni mercoledì.

    Lo scritto di Viganò ha colto nel segno, per il bene della Chiesa. Non si tratta solo di fare luce sull’omosessualità praticata da numerose tonache che si autoassolvono andando contro il dettato di castità, ma di estirpare la mala pianta della pedofilia troppe volte coperta quando si tratta di un nome, una vittima, una storia scabrosa. Mentre i cani da guardia consigliano ai fedeli di guardare altrove, i fatti si ostinano a smentire i princìpi astratti.

    Perché è un fatto che il cardinale Theodore McCarrick abbia imperversato nonostante Francesco. È un fatto che monsignor Battista Ricca, pur con un imbarazzante curriculum coperto dalla lobby gay, continui a far parte del cerchio magico del Pontefice. È un fatto che mille bambini negli Stati Uniti sono stati vittime di violenze sessuali da parte di 300 preti, come ha rivelato il procuratore della Pennsylvania, Josh Shapiro, aggiungendo: “Abbiamo le prove che il Vaticano sapeva e ha coperto gli abusi”. È un fatto che, anche in conseguenza di questo, oggi sono molti gli alti prelati americani che sottoscrivono il memoriale Viganò sul sito lifesitenews.com. Vescovi del Texas, Wisconsin, California, Hawaii, Arizona, Illinois, Oklahoma, Colorado, Virginia, Ohio, Rhode Island chiedono trasparenza. Adottare la furbesca arte del silenzio come impone Avvenire significa sfiorare il grottesco, mettersi nei panni di Ugo Tognazzi nel Federale quando, tornato nella Roma liberata, si ostina a ripetere: “Quanti prigionieri americani ci sono in giro!”. La forza della verità è sempre stata il motore del popolo cattolico. Ed è a quel popolo che si devono risposte.

    Perché è ancora un fatto che l’arcivescovo di Lione, Philippe Barbarin, perseguito per omissione su casi di pedofilia, rischia un processo. È un fatto che il procuratore francese vorrebbe ascoltare sul tema il cardinale Luis Francisco Ladaria Ferrer, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, e per due volte ha inviato Oltretevere l’invito a comparire. Ma per due volte gli è tornato indietro.

    È un fatto – e che fatto – che monsignor Mario Delpini cercò di chiudere lo scandalo di un giovane prete che aveva portato un minorenne “nel lettone” (in seguito il ragazzo tentò più volte il suicidio) mandando il sacerdote a occuparsi di adolescenti in un’altra parrocchia. Delpini è stato nominato arcivescovo di Milano proprio da Francesco nel 2017.

    Eppure Bergoglio, firmando il motu proprio intitolato Come una madre amorevole, aveva sottolineato la possibilità di rimuovere dall’ufficio ecclesiastico vescovi colpevoli di comportamenti omertosi.

    La conferma che una parola di verità fuori dal copione sia liberatoria arriva, per contrapposizione, da un prete chiacchierato, uomo di potere e di curia, il Viganò sbagliato che di nome fa Dario e che proprio ieri ha deciso di rompere il suo doveroso silenzio. “Alimentare questo circolo del detto e non detto è sbagliato, lo stile giusto è silenzio e preghiera”, ha suggerito il presunto esperto di comunicazione della Santa Sede costretto alle dimissioni per quella lettera di sostegno a papa Francesco da parte di Benedetto XVI, poi risultata manipolata.

    Come una madre amorevole. E allora si torna alla fine del bosco in quel centro lago manzoniano, percorso dai pellegrini di ogni nazionalità. Prima di salire al santuario della Madonna del Soccorso si toccano 14 cappelle; la quinta è dedicata alla disputa di Gesù con i dottori del tempio. Con il potere. I fedeli si fermano a tergersi il sudore e pregano. Pregano anche per il Papa, come chiese lui. Per la sua santità e perché quel silenzio finisca.

    (trascrizione da La Verità del 7 settembre 2018)

  • Il Papa dica tutto quel che sa

    Il Papa dica tutto quel che sa

    «Siamo mogli, madri, donne single, donne consacrate e sorelle religiose», si firmano le mittenti 

    Siamo la spina dorsale delle parrocchie cattoliche

    di Alessandra Nucci

    Se si muovono anche le donne, questa volta è difficile che Papa Francesco possa non rispondere. A chiedere una risposta, anzi l’invio di un visitatore apostolico incaricato di fare luce sugli abusi su minori da parte di membri del clero denunciati dal Grand Giurì della Pennsylvania era stato, a metà agosto, innanzitutto il presidente della Conferenza episcopale statunitense Mons. Daniel Di Nardo. A tutt’oggi non risulta esserci stata risposta alla richiesta dei vescovi americani, ma a non lasciar morire l’argomento ha provveduto nel frattempo l’ex nunzio apostolico in Usa, Mons. Carlo Maria Viganò, rivolgendo al Papa stesso l’accusa di aver saputo degli abusi del cardinal Theodore Mc Carrick e di non averlo sanzionato prima delle dimissioni dello stesso McCarrick a fine luglio.

    A questo punto cominciano a essere diversi i casi in cui il Pontefice si è rifiutato di fornire chiarimenti, di cui il più clamoroso certamente rimane quello in cui ignorò le domande, definite «dubia», di quattro cardinali (Burke, Caffarra, Brandmuller e Meisner) riguardo a dei punti dell’esortazione apostolica Amoris Laetitae. Inizialmente riservate, le domande furono rese pubbliche dai porporati dopo aver atteso molto tempo un riscontro da Papa Francesco.

    Forse è per questo che una cinquantina di donne di punta nel panorama cattolico, soprattutto americano, hanno preso l’iniziativa di rivolgere al Pontefice un appello accorato proprio in quanto donne, affinché non taccia.

    «Siamo mogli, madri, donne single, donne consacrate e sorelle religiose» si firmano le donne del documento pubblicato il 30 agosto. «Siamo le madri e sorelle dei vostri sacerdoti, seminaristi, futuri sacerdoti e religiosi. Siamo leader laiche della Chiesa e le madri della prossima generazione. Siamo professori nei vostri seminari e leader nelle cancellerie cattoliche e nelle istituzioni. Siamo teologhe, evangeliste, missionarie e fondatori dell’apostolato cattolico. Siamo il popolo che si sacrifica per finanziare il buon lavoro della Chiesa. Siamo la spina dorsale delle parrocchie cattoliche, scuole e delle diocesi. Noi siamo le mani, i piedi e il cuore della Chiesa. In breve, noi siamo la Chiesa, tanto quanto i cardinali e i vescovi».

    Cosa chiedono le 53 firmatarie iniziali, a cui si sono aggiunte nel giro di tre giorni altre decine di migliaia di firme, per un totale che al momento di scrivere si avvicina ai 29 mila? Facendo leva sull’invito di Bergoglio ad essere «una presenza femminile più incisiva nella Chiesa», le donne fanno quesiti che «non richiedono lunghe indagini né prove fisiche. Essi richiedono solo una Sua risposta diretta, Santo Padre. Quando l’hanno interrogata recentemente sulle accuse di monsignor Viganò, lei ha risposto: non dirò una sola parola su questo. Ha invitato i giornalisti a leggere attentamente l’informativa e farvi il vostro giudizio». Ma «per il suo gregge sofferente, papa Francesco, le sue parole sono inadeguate. Feriscono, ricordano il clericalismo che lei ha così recentemente condannato. Abbiamo bisogno di leadership, verità e trasparenza. Noi, il vostro gregge, meritiamo risposte in questo momento».

    In particolare il documento enuclea tre domande specifiche riguardo alle accuse di Monsignor Viganò, secondo cui nel giugno 2013 aveva detto direttamente al Pontefice che l’allora cardinale McCarrick aveva danneggiato generazioni di seminaristi e sacerdoti e che Papa Benedetto XVI gli aveva ordinato di ritirarsi a una vita di preghiera e di penitenza, senza però ottenerne l’obbedienza. Le donne chiedono:

    1) È vero questo? Che cosa le disse l’arcivescovo Viganò nel giugno 2013 riguardo all’allora cardinale McCarrick?

    2) Quando ha saputo delle accuse di abuso sessuale o di comportamenti sessuali scorretti con adulti da parte dell’allora cardinale McCarrick?

    3) Quando ha saputo delle restrizioni di Papa Benedetto all’allora cardinale McCarrick? E lei ha sciolto l’allora cardinale McCarrick da una qualche restrizione impostagli da Papa Benedetto XVI?

    «Santo Padre», continua il documento, «per favore, non si giri dall’altra parte. Lei si è impegnato a cambiare i modi di fare clericali nella Chiesa. Che un cardinale predi i seminaristi è ripugnante. Abbiamo bisogno di sapere che possiamo fidarci che lei sia onesto con noi su ciò che è accaduto. Le vittime che hanno sofferto così tanto hanno bisogno di sapere che possono fidarsi di Lei. Le famiglie, che saranno la fonte di rinnovamento della Chiesa, hanno bisogno di sapere che possiamo fidarci di Lei, così da poterci fidare della Chiesa.

    Per favore non ci tenga a distanza su queste domande. Siamo figlie fedeli della Chiesa che hanno bisogno della verità in modo da poter aiutare a ricostruire. Non siamo cattolici di seconda classe che si possono ignorare mentre i vescovi e i cardinali gestiscono le questioni fra loro privatamente. Abbiamo il diritto di sapere. Abbiamo diritto ad avere le Sue risposte».

    https://www.italiaoggi.it/news/il-papa-dica-tutto-quel-che-sa-2295288

  • Pedofilia nella Chiesa Incontro tra Papa Francesco e il cardinale Donald Wuerl

    Pedofilia nella Chiesa Incontro tra Papa Francesco e il cardinale Donald Wuerl

    L’arcivescovo di Washington è accusato di aver coperto degli abusi in passato

    Salvatore Tropea

    Il cardinale arcivescovo di Washington, Donald Wuerl, ha incontrato Papa Francesco la scorsa settimana in Vaticano, discutendo con il Pontefice della sua situazione personale, dal momento che l’alto prelato è accusato per la sua gestione del dossier sugli abusi sessuali quando era arcivescovo di Pittsburgh, in Pennsylvania. A riferire dell’incontro è stata la Cnn, mentre da fonti ufficiali è arrivata solo la conferma del viaggio in Vaticano di Wuerl da parte del direttore della comunicazione dell’arcidiocesi di Washington, ma nessun ulteriore dettaglio sui contenuti dell’incontro.

    Secondo quanto riportato dalla Cnn, il cardinale statunitense avrebbe confidato i contenuti dell’udienza con il Papa durante una presentazione ai preti locali nella capitale statunitense. In particolare, Papa Francesco avrebbe consigliato a Wuerl di confidarsi proprio con i sacerdoti della sua arcidiocesi circa il futuro del cardinale. Wuerl è chiamato in causa dal Gran Giurì della Pennsylvania per una presunta copertura degli abusi sui minori negli anni in cui era vescovo in quelle diocesi, ed è inoltre stato citato nel dossier dell’ex Nunzio degli Stati Uniti, monsignor Carlo Maria Viganò. In particolare, l’ex Nunzio accusa Wuerl di essere stato informato delle sanzioni imposte al suo predecessore Theodore McCarrick da Papa Benedetto XVI, ma di aver taciuto.

    La settimana scorsa, inoltre, l’attuale arcivescovo di Washington ha scritto una lettera ai sacerdoti della sua diocesi, ribadendo la sua volontà di continuare a servire la Chiesa, chiedendosi quale sia ora il modo migliore. Nel dettaglio, il porporato esprime la sua “angoscia per coloro che hanno sofferto e il dolore per non essere stato in grado di essere presente sia per gli abusati che per tutti coloro che ora sentono un senso di alienazione. Nel mio cuore – si legge nella lettera – ora mi chiedo quale sia il modo in cui posso servire meglio questa Chiesa, che amo molto”.

    Pedofilia nella Chiesa, incontro tra il Papa e il cardinale statunitense Donald Wuerl

  • I sopravvissuti agli abusi del clero spingono per un’indagine federale sulla Chiesa cattolica

    I sopravvissuti agli abusi del clero spingono per un’indagine federale sulla Chiesa cattolica

    By Daniel Burke, CNN Religion Editor

    (CNN) I sopravvissuti agli abusi sessuali del clero si sono presentati davanti all’ambasciata vaticana a Washington giovedì e hanno esortato due alte potenze – il Papa e il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti – a prendere provvedimenti concreti per prevenire ulteriori abusi e ritenere gli abusatori responsabili.

    La Rete dei sopravvissuti di coloro che sono stati abusati da sacerdoti (SNAP) e Centro per i diritti costituzionali hanno anche inviato una lettera al sostituto procuratore generale Rod Rosenstein chiedendo “indagini e azioni penali contro funzionari di alto livello nella Chiesa cattolica” per crimini sessuali e insabbiamenti.

    “È passato molto tempo, che il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti avvii un’indagine su vasta scala a livello nazionale sugli stupri sistemici e le violenze sessuali e le coperture nella Chiesa cattolica e, se del caso, porti a procedimenti penali e / o civili contro la gerarchia che ha permesso le violazioni”, hanno detto i gruppi nella lettera.

    Pam Spees, procuratore senior del Centro per i diritti costituzionali, ha detto che un funzionario del Dipartimento di Giustizia ha confermato la ricezione della richiesta. Spees faceva parte della piccola protesta davanti all’ambasciata vaticana giovedì.

    Chiesto un commento, un portavoce del Dipartimento di Giustizia ha dichiarato: “Non confermiamo o neghiamo l’esistenza di indagini”.

    “Hanno un sacco di prove”, ha detto Peter Isely, portavoce del gruppo Ending Clergy Abuse. “Lanciamo questa indagine. Facciamolo ora”.

    La lettera di SNAP che richiede un’indagine federale è datata 15 agosto, un giorno dopo un rapporto schiacciante da parte di un gran giurì in Pennsylvania ha detto che ci sono prove credibili che 301 “preti predatori” hanno abusato di più di 1.000 bambini in sei diocesi dal 1947.

    Poiché la legge sulle prescrizioni era intervenuta nella maggior parte dei crimini, solo due preti sono stati accusati a seguito dell’indagine durata due anni.

    Ma il rapporto della Pennsylvania ha spinto funzionari di diversi altri Stati , tra cui l’Illinois e il Missouri, ad aprire indagini su accuse di cattiva condotta sessuale da parte del clero cattolico.

    Lo SNAP ha affermato di aver chiesto un’indagine federale sulla Chiesa cattolica dal 2003, durante l’ultimo diffuso scandalo della violenza sessuale da parte del clero.

    Mentre la bandiera papale bianca e gialla dell’ambasciata ondeggiava dietro di loro, i sopravvissuti hanno anche chiesto a Papa Francesco di rilasciare documenti che potessero far luce su quali alti funzionari vaticani erano a conoscenza dell’ex cardinale di Washington, l’arcivescovo Theodore McCarrick, accusato di aver abusato di un minore e seminaristi.

    McCarrick ha negato le accuse secondo cui ha abusato del minore e non ha commentato le accuse sui seminaristi.

    In una lettera esplosiva pubblicata domenica, l’ex ambasciatore vaticano, l’arcivescovo Carlo Maria Viganò, ha affermato che i massimi esponenti della chiesa, incluso papa Francesco, sapevano che McCarrick era stato accusato di aver abusato dei seminaristi, ma l’aveva coperto. Viganò ha anche accusato Francesco di aver revocato le restrizioni imposte a lui dal precedente papa, Benedetto XVI.

    Vigano ha scritto che i documenti a sostegno delle sue accuse erano in archivi vaticani nell’ambasciata di Washington, dove ha lavorato dal 2011 al 2006, quando è stato rimosso da Papa Francesco.

    Il Papa ha detto che non commenterà le accuse.

    “Non dirò una sola parola su questo”, ha detto domenica in una conferenza stampa a bordo dell’aereo papale. “Credo che la dichiarazione parli da sola e che tu abbia la capacità giornalistica sufficiente per trarre le tue conclusioni: è un atto di fiducia”.

    Il Vaticano non ha risposto a una richiesta della CNN di rivedere i file della chiesa di McCarrick. La CNN ha anche tentato di parlare ai funzionari vaticani presso l’ambasciata a Washington giovedì, ma nessuno ha risposto alla porta.

    Ha esortato il Papa a fare immediatamente tre passi: attuare una politica di “tolleranza zero” in tutto il mondo per ogni sacerdote accusato di abusi sessuali; fare lo stesso per i vescovi accusati di abuso sessuale o di aver coperto i crimini degli altri; pubblicare un registro completo di ogni sacerdote cattolico accusato in modo credibile di abuso sessuale.

    (traduzione con google translate)

    https://edition.cnn.com/2018/08/30/us/church-abuse-investigation/index.html

     

  • La toppa del vaticanista pompiere

    La toppa del vaticanista pompiere

    Nell’ansia di screditare l’autore del documento, Andrea Tornielli finisce per mollare pure Ratzinger. E attribuisce a Viganò la firma (inesistente) della “Correctio filialis”

    Di Giorgio Gandola

    Angeli e demoni. Quando uno schizzo di verità cola su una tonaca candida mettendo in imbarazzo chi la indossa, i rimedi sono due: il silenzio contrito e distante o il pronto intervento di don Andrea. Come una candeggina. Poiché davanti all’eco mondiale delle parole di monsignor Carlo Maria Viganò non è possibile tacere, ecco scendere in campo Andrea Tornielli, vaticanista di lungo corso e di altro magistero, che sul sito Vatican Insider (autorevole finestra sui cortili d’Oltretevere inglobata nella Stampa) ieri ha provato a distruggere dalle fondamenta le accuse a papa Francesco. E lo ha fatto da difensore d’ufficio, da alabardiere svizzero con la penna al posto della picca col fiocco, applicando al caso la regola numero uno dello smontaggio mediatico: se non riesci a colpire il ragionamento, colpisci il ragionatore.

    Così Viganò si trasforma in un cupo prelato millenarista corroso dall’invidia neanche fosse uscito da Il nome della rosa; un opportunista che pretende di scoperchiare il verminaio della lobby gay davanti all’altare di Cristo ma si faceva fotografare con il cardinale Theodore McCarrick; un uomo confuso che parla per frustrazione contro sua santità Jorge Bergoglio senza averne motivo. E che farebbe parte di una de stabilizzatrice Spectre mondiale riconducibile ai firmatari della famosa “Correzione filiale” all’esortazione post-sinodale Amoris Laetitia.

    Il problema delle difese d’ufficio è quasi sempre il trasporto, lo slittamento della frizione. Tornielli scrive che Viganò firmò quel documento eretico, ma del suo nome nel sito ufficiale correctiofilialis.org non c’è traccia. Lo stesso vaticanista spiegava nei giorni della lettera scarlatta, un anno fa: “A sorpresa il documento non contiene le firme di cardinali (…). Non compaiono nemmeno le firme di vescovi in comunione con Roma”. Impossibile che un fuoriclasse come lui abbia preso un buco.

    Nel comprendibile tentativo di gettarsi a corpo moro su papa Francesco per difenderlo dalle critiche, Tornielli sostiene che non del Pontefice argentino sia la colpa dello scandalo, semmai del suo predecessore Joseph Ratzinger “non in grado di far rispettare i suoi stessi ordini, senza battere ciglio vedendoselo arrivare in Vaticano in più occasioni” (il soggetto è sempre il pedofilo McCarrick). E qui sembra un altro giornalista, che evidentemente ha cambiato punto di vista sul Golgota della verità, non certo il coautore con Paolo Rodari del bestseller Attacco a Ratzinger contro chi osava sollevare il sopracciglio nei confronti di Benedetto XVI che nel 2012 (non è inutile ricordarlo) era il Papa in carica.

    Chi accusa di omissioni il mondo, talvolta finisce per omettere. Per esempio che monsignor Viganò non può essersi vendicato  per una mancata promozione di qualche mese fa poiché già nel 2011, proprio a Benedetto XVI, aveva denunciato la presenza di una potente lobby gay in Vaticano. E per questo suo amore di verità si giocò la carriera. Allora era vicegovernatore, in pole position per diventare governatore fra le sacre mura anche per le sue qualità amministrative: era riuscito ad ottenere un avanzo di 22 milioni limitando gli sprechi babilonesi dei preti. Ma pagò il so coraggio con un allontanamento punitivo in Africa deciso dall’allora segretario di stato, Tarcisio Bertone. Quando Ratzinger lo seppe stracciò la lettera d’incarico e gli cambiò destinazione, riconoscendogli lealtà e trasparenza, e attribuendogli il prestigioso ruolo di nunzio apostolico a Washington. Il prelato allegramente screditato dalle penne all’incenso, in realtà sacrificò il proprio futuro in nome della verità; sarebbe piaciuto a Gilbert Keith Chesterton e ai grandi cristiani della Storia. Dopo 7 anni ha continuato a pronunciarla, anzi a gridarla com’è giusto, perché il cancro della pedofilia continua ad albergare fra le tonache nonostante le dichiarazioni di principio di Bergoglio, applaudite dalla claque. Prima dell’estate il caso del ragazzo di Rozzano, abusato sessualmente da un prete coperto da Mario Delpini, è finito davanti alla platea dell’Onu a Ginevra. Non per la straordinarietà della vicenda, ma perché il sacerdote omertoso è stato nominato arcivescovo di Milano proprio da papa Francesco, che ha (invano) il dossier della vittima sulla scrivania. Angeli, demoni e alabardieri fuori taglia. Ma la luce delle candele resta tremula, come la carne di troppi preti.

    (trascrizione da La Verità del giorno 29 agosto 2018)