Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Bergamo

  • Orge e pedofilia: frate della parrocchia di San Domenico incastrato da finto camionista gay. La Procura apre un’inchiesta

    Orge e pedofilia: frate della parrocchia di San Domenico incastrato da finto camionista gay. La Procura apre un’inchiesta

    di Michele Schinella e Palmira Mancuso

    “Avevo trovato un padre che per prendersi la cocaina mi ha lasciato il figlioletto che accudivo. Alla fine è rientrato: non aveva soldi per prendersi la cocaina, ha voluto 100 euro e io sono andato a darglieli mi ha risposto “Io non sono mica frocio se vuoi ti faccio leccare due minuti il mio figlioletto”. Infine era carino e l’ho fatto. Aveva cinque o sei anni. Ho fatto due foto anche come dire guarda fino a che punto arriva la gente per prendersi la droga”.

    Sul suo profilo facebook campeggiano decine di foto che lo ritraggono con papa Francesco. Ma il frate dell’ordine dei predicatori domenicani, Adriano Stambè, 42 anni, originario di Vibo Valentia, in forza da un anno alla parrocchia di San Domenico di Messina, ubicata nel popoloso quartiere di Giostra, aveva pure foto di tutt’altra natura.

    Più che mostrare “fino a che punto arriva la gente per prendersi la droga” mostrano, come gli dice chi lo ha smascherato fingendosi su internet camionista gay, che “non ha pietà e fa proprio schifo e ha bisogno di essere curato”.

    Le foto del bambino figlio del tossicodipendente, in realtà, sono tre: in una si vede il volto del bambino, in un’altra il culetto e in un’altra ancora il pisellino.

    Sono solo alcune delle foto compromettenti che il frate ha inviato nel corso di chat andate avanti anche su whatsapp per 20 giorni, tra il primo e il 19 aprile 2015, quando Stambè ha tirato fuori le foto del bambino, suscitando l’indignazione del suo interlocutore che lo ha duramente apostrofato.

    Le tre foto fanno parte di un dossier che il finto camionista gay, tre giorni  dopo, il 23 aprile 2015, ha allegato ad una querela depositata alla stazione dei carabinieri di Rovigo. I militari hanno ipotizzato il reato di Atti sessuali con minorenni, trasmettendo le carte alla Procura.

    Il frate ha chattato con il finto camionista gay raccontandosi e raccontando di se, dei suoi rapporti con i ragazzini e di orge cui – secondo il suo racconto – hanno partecipato altri frati e preti.  Nel dossier ci sono tutti gli sms che il finto camionista ha salvato e ha registrato su un cd, comprese le foto del frate nudo.

    Qualche giorno prima il dossier era stato inviato al vescovo di Messina, Calogero La Piana.

    Tra le foto inviate, compendiate nel dossier, quelle raccapriccianti di un rapporto di fisting  con un “ragazzo da favola che però ha 17 anni e mezzo”.

    ORGE CON PRETI E FRATI

    “Una volta due al mese ci si mette d’accordo di trovarci e si affitta una casa con la scusa di un incontro spirituale, invece si fa sesso: Roma, Torino, Genova, Bari, Taranto, Bergamo, Milano, Brescia. Un sacerdote ha il compito di portarsi dietro uno per fare squadra di puro e sano divertimento, se ci stanchiamo paghiamo qualche escort ragazzo, andiamo sul sito che si chiama pianetaescort.com chiediamo e ne paghiamo uno o due e ci facciamo le cavalcate pazzesche”, ha raccontato fra Adriano.

    I partecipanti? “Sempre su 10 circa. A volte usiamo anche delle cose che ti fa sbottare la testa … vai su di giri e godi come una sirena in mare aperto”.

    Fra Adriano ha confidato pure di rapporti con sacerdoti, alcuni già beccati: “A dire il vero uno che è già stato beccato… povero scemo. Poi ci sono altri tre preti a Bari e due di Taranto, ma adesso hanno paura, dopo lo scandalo successo sui giornali.”

    Come e quanto si pagava? Anche in questo caso fra Adriano non ha peli sulla lingua: “Con le offerte che ci da la gente poi paghiamo, dipende se va ad ora o a notte, ma in media tremila euro”.

    LA CHIESA SOTTO SCACCO

    Ma è questo che vuole la Chiesa?, gli ha domandato il finto camionista. “Caro mio, anche noi siamo umani, sai. Ma io giuro, esce qualcosa su altro prete su giornali o simili, prendo mi metto in mezzo ad una strada e inizio a dire a voce alta i nomi di preti diocesani e religiosi o frati, perché nelle orge organizzate ci sono preti diocesani che si vestono da donne”.

    Queste del frate calabrese potrebbero essere anche millanterie. Agli inquirenti il compito ora di accertarlo.

    IL FRATE SCOMPARSO

    “Ci dobbiamo sposare, c’è Frate Adriano? ”. E’ la sera del 23 aprile 2015. Nella parrocchia di San Domenico c’è ancora attività. Ma del frate domenicano non c’è traccia. E quando si chiede di lui la risposta di tutti è secca e imbarazzata: “Non c’è, non sappiamo dove si trova”. A nulla vale cercare di parlare, il giorno dopo, con il parroco Francesco D’Agostino per sapere se il frate è già stato allontanato e quali provvedimenti siano stati presi. “E’ tutto il giorno impegnato in riunioni. Non è assolutamente possibile parlarci”, risponde seccamente una voce femminile al telefono della parrocchia.

    “Il clima è surreale. Non c’è nessuno. E’ stato dato l’ordine di chiudere tutte le porte e di non far entrare nessuno”, racconta un parrocchiano.

    LA POSIZIONE DELLA CHIESA

    “Il frate è stato allontanato nella giornata di ieri. Non è più a Messina”, spiega padre Tanino Tripodo, vicario del Vescovo La Piana, nella tarda serata di venerdì 24. “Il fatto che sia stato denunciato non significa che è colpevole. Una cosa è se navigava su siti porno, altra cosa se ha avuto rapporti sessuali: entrambi sono gravi ma non sono la stessa cosa”, afferma Tripodo. Ma le foto sono eloquenti? “Il dossier è sul mio tavolo da questa mattina ma non l’ho ancora visto. Sono fuori sede”, dice Tripodo.

    IDENTIKIT DI UN FINTO CAMIONISTA

    “Non sono né un camionista, né un gay. Sono solo un cattolico credente che vuole smascherare coloro che tradiscono la legge di Dio e attentano ai bambini”. Raggiunto al telefono, il finto camionista che ha smascherato frate Adriano spiega le ragioni del suo agire. Si chiama Andrea Baldon e non è nuovo a denunce di pedofilia nei confronti dei preti. Qualche mese fa aveva smascherato un sacerdote carmelitano di Taranto, finito sotto inchiesta. Ironia della sorte, il carmelitano altri non è se non il “povero scemo beccato a Taranto”, di cui si faceva beffa fra Adriano.

    (www.micheleschinella)

    Orge e pedofilia: frate della parrocchia di San Domenico incastrato da finto camionista gay. La Procura apre un’inchiesta

  • Don Giovanni Desio, chiesti 9 anni di carcere per sesso con minorenni

    Don Giovanni Desio, chiesti 9 anni di carcere per sesso con minorenni

    RAVENNA – Nove anni di carcere. E’ la pena chiesta perdon Giovanni Desio, l’ex parroco di Casalborsetti, sul litorale Ravennate, accusato di avere avuto numerosirapporti sessuali con alcuni minorenni, anche in canonica. Per il sacerdote – 53 anni, nato a Milano ma residente a Saronno in provincia di Varese, per 13 anni parroco della località rivierasca e ora sospeso a divinis – il Pm Isabella Cavallari, titolare delle indagini della Polizia ha chiesto la condanna per tutti i quattro reati contestati.

    Ovvero, racconta l’Ansa, gli atti sessuali con minori e l’adescamento per avere fatto sesso tra il 2010 e il 2014 con alcuni ragazzini tra gli 11 e i 15 anni a lui affidati dai familiari. Ma anche la violenza sessuale per avere millantato qualifiche infermieristiche al fine di visitare, in un caso anche con un termometro usato in modo improprio, un paio di giovani. Da ultimo c’è la sostituzione di persona per avere usato un profilo Facebook di un minore di cui aveva le password.

    Quattro i giovanissimi individuati dalla Procura tra le parti offese: sono delle province di Ravenna, Bergamo e Treviso. Due costituiti in parte civile sia in proprio che con i genitori (seguiti dagli avvocati Ermanno Cicognani, Giovanni Scudellari, Piera Calandrini e Carlo Cianci) hanno chiesto risarcimenti tra i 300 mila e i 600 mila euro con provvisionali di 100 mila.

    http://www.blitzquotidiano.it/photogallery/don-giovanni-desio-chiesti-9-anni-di-carcere-per-sesso-con-minorenni-2161597/

  • Ravenna, sesso con minorenni, don Desio chiede l’abbreviato: indagini partite dopo incidente con suo Suv

    Ravenna, sesso con minorenni, don Desio chiede l’abbreviato: indagini partite dopo incidente con suo Suv

    Deve rispondere di avere fatto sesso con alcuni ragazzini tra i 12 e i 15 anni che gli erano stati affidati dai genitori. Ma, oltre che di atti sessuali e di adescamento di minorenni, nell’udienza preliminare che si è aperta oggi don Giovanni Desio – 53 anni, di Saronno (Milano) e per 13 anni parroco di Casalborsetti, sul litorale ravennate – deve rispondere di violenza sessuale per avere millantato qualifiche infermieristiche al fine di visitare, anche con un termometro usato in modo improprio, un ragazzino che si vedeva in soprappeso.

    Ultimo reato a lui contestato è la sostituzione di persona, per avere usato un profilo Fb di un minore di cui aveva le password. Quattro i giovanissimi tra le parti offese, due della provincia di Ravenna e gli altri due di quelle di Treviso e Bergamo. Due si sono costituiti parte civile sia in proprio che con i genitori (avvocati Ermanno Cicognani, Giovanni Scudellari e Carlo Cianci di Treviso)

    Via libera dal Gup Antonella Guidomei anche alla costituzione di parte civile dell’associazione ravennate «Dalla parte dei minori» (avvocato Manuela Liverani), e della Curia della città romagnola (avvocato Federica Zaccaria).

    Don Desio, sospeso ‘a divinis’, che dopo sette mesi e mezzo di carcere a Forlì era andato ai domiciliari in una clinica in provincia di Perugia specializzata in preti con disagi personali, attraverso il suo legale Battista Cavassi ha chiesto di potere essere giudicato in abbreviato. Formula che ha tagliato fuori la citazione del responsabile civile, il vescovo Lorenzo Ghizzoni, citato dall’avv.

    Scudellari in qualità di legale rappresentate dell’Arcidiocesi di Ravenna-Cervia. «Dispiace – si legge nella richiesta – constatare come l’Arcidiocesi non abbia sentito la necessità di compiere nei confronti delle vittime degli abusi nemmeno un piccolo gesto».

    Le indagini della squadra Mobile, coordinate dal Pm Isabella Cavallari, erano scattate a inizio marzo 2014 poco dopo il volo dello ‘zio John’, come lo chiamavano i suoi fedeli, in un canale della zona con il suo suv Bmw nuovo da 35 mila euro e un tasso alcolemico tre volte e mezzo i limiti.

    In breve erano emerse intercettazioni di frasi dall’inequivocabile contenuto sessuale, che a inizio aprile avevano portato all’arresto di don Desio in canonica. I reati contestati vanno dall’estate 2010 al giorno dell’arresto e sarebbero stati compiuti, oltre che a Ravenna, anche a Saronno, nella casa del sacerdote, e in località di Bergamo e Treviso. Udienza aggiornata a metà aprile.

    http://www.ilmessaggero.it/PRIMOPIANO/CRONACA/ravenna_prete_parroco_pedofilo_abusi_minori_sesso/notizie/1227912.shtml

  • I preti pedofili spostati dalla comunità per minori del Patronato di Sorisole

    I preti pedofili spostati dalla comunità per minori del Patronato di Sorisole

    Dopo l’articolo pubblicato da Bergamonews i due sacerdoti condannati per abusi sui minori hanno lasciato la struttura di Sorisole.

    Hanno lasciato l’alloggio all’interno del Patronato San Vincenzo di Sorisole i due sacerdoti condannati per abusi sui minori. La decisione è maturata dopo l’articolo pubblicato da Bergamonews (leggi qui) in cui si denunciava il paradosso: i due sacerdoti accusati di abusi sui minori erano ospitati accanto alla Comunità don Milani, una comunità a cui vengono affidati minorenni con un’età compresa tra i 14 e i 18 anni che, per decreto del Tribunale dei Minori, vengono cautelativamente allontanati dalle loro famiglie perché vittime di sfruttamento e violenza; minori agli arresti domiciliari; minori in custodia perché arrestati in flagranza di reato; minori passati in giudicato e per i quali è stata accertata la pericolosità sociale.

    Nonostante le rassicurazioni e le spiegazioni rese da don Fausto Resmini (leggi qui), responsabile della struttura, coordinatore dei cappellani delle carceri lombarde e cappellano di quello di Bergamo, nella mattina di venerdì 24 gennaio i due sacerdoti condannati per abusi sui minori (don Tarcisio Baccalà e don Vincenzo Sorini) hanno lasciato la casa di Sorisole.

  • Vittima di un prete pedofilo s’incatena a oltranza davanti al seminario per essere ricevuto

    Vittima di un prete pedofilo s’incatena a oltranza davanti al seminario per essere ricevuto

    BERGAMO – Alessandro Vavassori, 42 anni, non vuole fermarsi: “Andrò avanti a oltranza, devono ricevermi e trattare”, ha dichiarato raggiunto telefonicamente. Si è incatenato davanti al seminario vescovile di Bergamo per protestare, perché vuole discutere il suo caso – è stato vittima di pedofilia – con la Chiesa. “Da anni chiedo appuntamenti – continua – Sabato il rettore monsignor Pezzoli non mi ha ricevuto perché, come mi ha detto l’uscere, era impegnato in ‘incontri con sacerdoti’”. Incatenato per diverse ore al giorno, ignorato dal seminario. Telefonando al seminario vescovile Giovanni XXIII, in via Arena 11, città alta, si sente rispondere che l’incatenato non si vede. Invece c’è. Si è fatto anche fotografare. Ha sporto denuncia e attende giustizia. Aveva chiesto la scomunica del sacerdote che ha abusato di lui. La Chiesa ha detto di no. E’ un braccio di ferro. Il giovane, ormai non più seminarista, ma imprenditore, lotta da anni. E sa di doversi trovare di fronte una delle diocesi più potenti e più ricche, che si permette l’avvocato che fu di Gianpiero Fiorani.

    “Il vescovo precedente mi ha ricevuto quattro o cinque volte – spiega Vavassori – la scomunica non è stata concessa, chiedo il risarcimento danni. Mi sono stati dati 20mila euro alla presenza di don Alessandro Locatelli per il danno morale e biologico”.

    Chi ha avuto la possibilità di conosce vittime di pedofilia sa che i danni si protraggono negli anni. I ragazzi, o le ragazze, che hanno subito violenza per anni non riescono a fidarsi degli adulti, si chiudono in se stessi, vivono una vita stravolta, subiscono crisi interiori molto dolorose. La stima di sé va in pezzi. Riuscire a riprendersi e iniziare una vita sentimentale più o meno normale è un problema immenso. Anche soltanto il riuscire a protestare, a incatenarsi davanti al seminario, a rendere pubblico il proprio disagio, è stato di sollievo ad Alessandro Vavassori, che ha ben compreso che non può aver vergogna per quel che altri hanno fatto e che lui ha soltanto subito senza colpa. La richiesta del risarcimento danni è ben più elevata. E’ una vita intera che viene rovinata e inquinata da memorie orribili.

    “Finché non mi ricevono, non chiedono scusa e non trattano il risarcimento andrò avanti, a oltranza”.

    Segue un estratto del testo della denuncia presentata da Alessandro Vavassori presso la Procura di Bergamo.

    Purtroppo però la mia vita è stata precocemente sconvolta dalle violenze sessuali subite nei primi due anni di seminario, a opera dell’allora mio padre spirituale Don A. B., poi deceduto nel luglio 2007 .

    Ebbi a subire, fin dal mio ingresso in seminario e con una frequenza pressoché quotidiana, pesanti molestie da parte del richiamato sacerdote il quale le poneva in essere quasi tutte le notti entrando nella camerata che condividevo con altri ragazzi e almeno una volta la settimana nello studio dello stesso sacerdote ove venivano tenuti i colloqui personali con il padre spirituale.

    Gli atti cui ci si riferisce sono chiaramente descritti (e qui si richiamano integralmente) nella relazione della D.ssa Alessandra Bramante, Psicologa e Criminologa clinica che da tempo mi ha preso in terapia e che ne ha valutato l’attendibilità delle sue affermazioni e la gravità della patologia che me ne è residuata e alla successiva relazione di consulenza specialistica psichiatrico-forense redatta, dopo visita peritale, dal Dr. Marco Garbarini, specialista Psichiatra Perfezionato in Psicopatologia e Psicologia Forense.
    Il mettere in atto molestie da parte del prete in questione verso bambini del seminario messi nelle sue mani da parte di famiglie ignare di tutto ciò , viene confermato dal manoscritto dell’ex vescovo di Bergamo Mons. R., che all’epoca della mia prima lettera raccomandata denunziante i fatti subiti, confermava anche che da parecchi anni si era venuto a sapere di quanto questo prete faceva nella sua vita, ma comunque proseguiva indisturbato e non punito nella sua attività pastorale.
    Viene menzionata nella relazione psicologica una tale gravissima turbativa che mi ha lasciato un trauma pesantissimo che non mi ha portato a termine gli studi seminaristici abbandonando il seminario nel 1986, a 16 anni.
    Viene inoltre descritta Anche la mia successiva vita “laica” che è stata pesantemente turbata dai patiti anni di reiterate violenze subite con un continuo malessere malamente dissimulato ma sempre presente in ogni mia iniziativa prima di studio e poi lavorativa, ma ancor più nei miei rapporti sentimentali
    Il malessere si è però pesantemente aggravato qualche tempo dopo attorno agli anni 2003-2004, quando, nel corso di un colloquio con mia madre che improvvisamente ed inaspettatamente mi chiese cosa mi fosse successo in Seminario, il ricordo di quanto subito si è violentemente quanto impietosamente riaffacciato alla mia coscienza e la stessa mia madre, mi disse che il motivo del mio abbandono del seminario, lei lo aveva intuito e per tutti quegli anni lo aveva tenuto sofferente dentro di sé.
    Le violenze poste in essere all’interno del seminario, per la loro gravità, a parer degli specialisti che hanno seguito il mio caso, di cui intendo espormi di persona senza assistenza legale hanno sostanzialmente condizionato sin dall’inizio, ovvero a far tempo dal 1981, la mia vita affettiva e il mio equilibrio psicofisico i cui risvolti veramente devastanti sono chiaramente evidenziati sia nella relazione della D.ssaBramante stessa che in quella del Dr. Garbarini e che qui vengono allegate, sia per evidenziare la descrizione degli spregevoli atti di violenza messi in atto sulla mia persona (all’epoca avevo undici anni) portati avanti per circa un biennio che per certificare la loro veridicità testata con professionalità dai qualificatissimi consulenti.

    Dalla relazione del Dr. Garbarini, lo stesso ha infine quantificato la residualità del danno biologico riscontrata con valutazione medico/legale in ragione di un individuato disturbo post-traumatico da Stress Cronico Moderato, complicato da una patologica strutturazione della personalità valutabile in un valore che può arrivare fino al 25% (venticinque per cento).

    http://it.paperblog.com/vittima-di-un-prete-pedofilo-s-incatena-a-oltranza-davanti-al-seminario-per-essere-ricevuto-e-trattare-il-risarcimento-danni-1228197/

  • «Mi molestò da bambina» L’ex curato di Serina a processo

    «Mi molestò da bambina» L’ex curato di Serina a processo

    Prima udienza il 24 giugno. Fu la presunta vittima a denunciarlo compiuti i 18 anni.

     Si difenderà a processo don Marco Ghilardi, ex curato della parrocchia di Serina, accusato di abusi sessuali su una ragazza del paese che oggi ha 19 anni. Difeso dall’avvocato Roberto Bruni, il sacerdote ha sempre proclamato la sua innocenza. La prima udienza è stata fissata per il 24 giugno.

    Fu la ragazza a denunciarlo poche settimane dopo aver compiuto i 18 anni. Lo accusa di averla molestata da quando aveva 6 anni, nel 2001, un anno dopo che lui era arrivato a Serina, fino al 2008, nei primi anni delle scuole medie.

    http://bergamo.corriere.it/notizie/cronaca/14_novembre_18/mi-molesto-bambina-l-ex-curato-serina-processo-ad9b364a-6f22-11e4-a038-d659db30b64c.shtml

  • Pedofilia. 19enne conferma accuse contro don Marco Ghilardi, parroco di Serina (BG), nascosto in Trentino

    Pedofilia. 19enne conferma accuse contro don Marco Ghilardi, parroco di Serina (BG), nascosto in Trentino

    Bergamo, 16 maggio 2014 – Ha ribadito le sue accuse davanti al gip Giovanni Petillo, in sede di incidente probatorio, la 19enne che nel luglio scorso aveva accusato di abusi sessuali l’ex vice parroco del suo paese, Serina, da dove il religioso se n’è andato per riparare in un convento del Trentino. La ragazza e il prete non si sono incrociati, sono entrati da due diversi ingressi del tribunale di via Borfuro e in aula lei, per non incrociare lo sguardo dell’imputato, ha chiesto la protezione di una tenda.

    In due ore, alla presenza anche del pm Gianluigi Dettori, titolare dell’inchiesta, la giovane ha ripercorso il suo presunto calvario. Ha riferito di più episodi, a partire dal 2001, un anno dopo che il religioso, 39 anni, novello di ordinazione, era arrivato a Serina. Lei allora aveva sei anni. E secondo quanto ha denunciato, i fatti si sarebbero ripetuti anche negli anni successivi, fino al 2008. Lo incontrava spesso. A scuola, perché era l’insegnante di religione alle elementari. Così come all’oratorio e anche in chiesa. Lei era una bambina devota, anche per tradizione familiare. Perché la denuncia é arrivata così tardi? Lei lo ha spiegato: «Avevo paura di non essere creduta. Quando se n’è andato dal paese ho trovato il coraggio». Se è vero quello che dice, perché¨ non é successo più  niente dopo il 2008, anche se il prete era ancora in paese? Anche a questo interrogativo la ragazza ha fornito una spiegazione. Dice che è stata lei a ribellarsi e a prendere le distanze.

    di Michele Andreucci

    http://www.ilgiorno.it/bergamo/cronaca/2014/05/16/1065958-Abusi-Prete.shtml

  • Alla Casa del Giovane i domiciliari per don Marco condannato per pedofilia

    Alla Casa del Giovane i domiciliari per don Marco condannato per pedofilia

    La vicenda era iniziata il 26 novembre 2007 creando non poco scalpore: don Marco Baresi era stato prelevato dal Seminario di via Bollani a Brescia, dove era vicerettore, e portato in isolamento nel carcere di Canton Mombello. Sull’ordinanza di custodia cautelare un’accusa da brivido: violenza sessuale su minore e diffusione di materiale pedopornografico.

    In cella don Baresi era rimasto solo per una notte, il giorno successivo all’arresto il gip Silvia Milesi aveva accolto la richiesta dei difensori e concesso gli arresti domiciliari. Il sacerdote era tornato a casa dei genitori e aveva atteso il processo con il sostegno dei familiari, ma soprattutto di un gruppo di giovani che aveva creato in Rete il sito “FreeDon” per dimostrare l’innocenza del sacerdote e chiedere la sua assoluzione. Anche nei giorni scorsi il gruppo ha ribadito “Chi condanna don Marco, condanna un innocente”.

    A inchiodare don Marco c’erano le accuse di un ragazzo che due anni prima dell’arresto, in cura da una psicologa, si era confidato raccontando di aver avuto rapporti sessuali con il sacerdote quando frequentava le medie al Seminario e non aveva ancora compiuto 14 anni. Dalla scuola del Seminario il ragazzino era stato allontanato per una serie di problemi, ma in precedenza non aveva raccontato nulla.

    La psicologa, ricevuta la confidenza, aveva subito avvisato i genitori del ragazzino che si erano rivolti alla polizia. La credibilità del ragazzino era stata valutata da esperti, le accuse avevano retto e il 26 novembre 2007 erano scattate le manette. Dopo l’arresto l’abitazione del sacerdote in Seminario era stata perquisita dagli investigatori della Mobile.

    Il computer aveva riservato una serie di sorprese. Nell’hard disk del portatile, senza alcuna password d’accesso, in uso al sacerdote – ma utilizzabile anche da altre persone come è stato sostenuto nel corso dei processi dall’imputato e dai difensori – l’esperto aveva trovato traccia di ben seicento files dal contenuto pedopornografico. I files erano stati cancellati, ma in modo non perfetto, nei giorni immediatamente precedenti all’arresto.

    Nel processo d’appello la difesa aveva sostenuto che il giorno in cui vennero scaricati 180 files (l’ordine era partito dal computer alle 12.30 del 28 aprile 2007) don Baresi non era al Seminario, ma era ospite a pranzo in un’altra parte della città. Il 20 maggio 2009 il Tribunale di Brescia ha condannato don Baresi a sette anni e mezzo di reclusione.

    Un anno dopo, il 16 giugno 2010, in secondo grado è stata confermata la condanna. In questa occasione il vescovo di Brescia Luciano Monari si era detto fiducioso che don Baresi potesse dimostrare la propria innocenza. Ma anche in Cassazione, il 23 giugno 2011, la condanna a sette anni e mezzo è stata confermata a seguito delle prove ritenute schiaccianti nei confronti dell’imputato. Nel febbraio 2013 è stato arrestato per scontare la pena nel carcere di Bergamo.

    A dicembre 2013 don Fausto Resmini aveva annunciato che a breve don Marco sarebbe potuto uscire dal carcere per seguire un percorso personale. Percorso che era previsto al Patronato San Vincenzo di Sorisole da lui diretto, e dove ha sede la Comunità per minori “Don Milani” che si occupa di ragazzini vittime di violenza o che stanno scontando pene per reati gravi.

    Bergamonews aveva sollevato il caso denunciando la contraddizione di questa convivenza tra sacerdoti condannati per pedofilia e minori vittime di abusi sessuali. Il direttore della struttura di Sorisole aveva garantito che non esisteva questa possibilità.

    Tempo tre mesi e don Baresi è stato affidato al Conventino alla Casa del Giovane. Il Conventino dà ospitalità ad anziani sacerdoti, ma nella stessa struttura ci sono adolescenti e giovani studenti ospiti alla Casa del Giovane, non ultimi i ragazzi delle fomazioni giovanili dell’Atalanta.

    http://www.bergamonews.it/cronaca/alla-casa-del-giovane-i-domiciliari-don-marco-condannato-pedofilia-189423

  • Ravenna, don Giovanni in manette per pedofilia Controlli anche a Bergamo

    Ravenna, don Giovanni in manette per pedofilia Controlli anche a Bergamo

    Le verifiche hanno interessato anche le province di Bergamo e di Treviso. Ad allargare le possibilità di contatto del religioso con ragazzini, oltre alla posizione geografica offerta da Casalborsetti – sul litorale e quindi meta turistica – c’è anche la passione per il cinema che lo aveva portato in varie città

      L’inchiesta che ha portato in manette per pedofilia un parroco della provincia di Ravenna è arrivata fino a Bergamo. Don Giovanni Desio era stato arrestato lo scorso 5 aprile per atti sessuali con minori Casalborsetti, sul litorale ravennate.

    Soprannominato ‘zio John’, 52 anni, originario di Milano e da 13 anni parroco della piccola località rivierasca, don Desio è finito al centro di un’inchiesta anti-pedofilia.

    Nella tarda mattinata di mercoledì nel locale dove abitava il don, sigillato dal giorno dell’arresto, sono giunti gli agenti della squadra Mobile e della Scientifica, il vicequestore aggiunto Nicola Gallo e il Pm Isabella Cavallari, titolare del fascicolo. Gli inquirenti sono in cerca di altro materiale utile alle indagini, oltre a quello sin qui sequestrato come computer, cellulari, fotografie e giocattoli. In particolare saranno acquisiti i numerosissimi filmati che don Desio, appassionato cinefilo, ha collezionato negli anni.

    Nei giorni scorsi la polizia, oltre a diversi ragazzini, ha ascoltato numerosi genitori che si sono fatti avanti dopo avere appreso della notizia dell’arresto del sacerdote. Oltre a quella di Ravenna, le verifiche hanno toccato le province di Bergamo e di Treviso. Ad allargare le possibilità di contatto del religioso con ragazzini, oltre alla posizione geografica offerta da Casalborsetti – sul litorale e quindi meta turistica – c’è anche la passione per il cinema che aveva portato don Desio in varie città sedi di festival, tanto che nel novembre 2011 aveva rappresentato l’Italia nella giuria del festival di Mar del Plata, in Argentina.

    Don Desio, tuttora nel carcere di Forlì in ragione dell’ordinanza emessa dal Gip Rossella Materia, è accusato di adescamento, atti sessuali con alcuni giovani tra 14 e 15 anni e di sostituzione di persona, per avere preso su un social network l’identità di un ragazzino al fine di scriversi un post di autosostegno e di attaccare i giornalisti dopo l’incidente che nel febbraio scorso lo aveva visto finire nel canale di Casalborsetti con un suv Bmw nuovo da 35 mila euro e un tasso alcolemico di quasi quattro volte superiore al limite.

    http://www.bergamonews.it/cronaca/ravenna-don-giovanni-manette-pedofilia-controlli-anche-bergamo-188594

  • Ragazzino scappò di casa per don Desio

    Ragazzino scappò di casa per don Desio

     Da una città del Veneto, l’adolescente aveva raggiunto di nascosto dai genitori la canonica di Casalborsetti per essere ospitato dal sacerdote: a trovarlo e a riconsegnarlo alla madre erano stati i Servizi sociali

     CASALBORSETTI – Era accaduto qualche mese fa. La denuncia della scomparsa di un ragazzino da parte dei genitori era arrivata da una provincia del Veneto (finora mai emersa) a Ravenna. I Servizi sociali del comune bizantino lo avevano rintracciato proprio a Casalborsetti. Dove? Affidato a Don Giovanni Desio. Quando di preciso non è dato saperlo trattandosi di un caso che riguarda un minorenne. Fatto sta che nei registri dell’Asp (l’azienda servizi alla persona) quell’intervento ‘a lieto fine’ lascia spazio ora a un inquietante interrogativo che potrebbe portare a nuovi approfondimenti. In quei giorni erano stati interessati gli operatori ravennati, i quali avevano provveduto a contattare la madre dell’adolescente per dirle che il figlio si trovava al sicuro. D’altra parte agli occhi dei più il parroco 52enne d’origine milanese non era altro che il sacerdote che da 13 anni guidava la comunità rivierasca; eccentrico e insolito, certo, ma non per questo sospetto. E così gli assistenti sociali avevano seguito la procedura. Avevano allertato la famiglia del ragazzino. La madre era quindi scesa a Casalborsetti per riprendersi il ragazzo. E l’ ‘avvenuta consegna’ era stata opportunamente registrata.

    La vicenda si era chiusa lì. Insospettabile, o quasi, almeno prima del 3 marzo,
     quando le indagini della squadra Mobile hanno iniziato a tenere d’occhio abitudini e conversazioni del don con alcuni ragazzini, passando al pettine gli sms e i messaggi di WhatsApp con riferimenti troppo espliciti per essere equivocati. Quel che è successo poi – le intercettazioni finite nel fascicolo aperto dal pm Isabella Cavallari, l’arresto con l’ordinanza del gip Rossella Materia, e le verifiche tuttora in corso degli inquirenti per fare luce sul passato del parroco – è ormai affidato alle pagine della cronaca. E alla luce delle intercettazioni emerse sulla stampa, in questi giorni non sono mancate le segnalazioni in questura da parte di genitori preoccupati, interessati a riferire dettagli rimasti nascosti o a chiarire eventuali dubbi. Anche perchè le indagini, come noto, valicano i confini ravennati. Oltre a Milano, città natale del sacerdote, e a Bergamo, da dove per Pasqua sarebbe dovuto arrivare l’adolescente poi finito nelle intercettazioni, emerge ora la città veneta dove presto potrebbero recarsi gli agenti ravennati per ascoltare il giovane. Una località tra l’altro interessata da una nota rassegna cinematografica, tra le passioni di Don Desio.

    Proprio cinema e viaggi (il parroco era stato invitato come giurato al festival argentino di Mar del Plata) potrebbero spiegare l’eterogeneo bacino di conoscenze coltivate da un personaggio non certo convenzionale. Nella canonica, ancora sotto sequestro, i prossimi sopralluoghi del magistrato e della polizia Scientifica esamineranno le innumerevoli videocassette e dvd catalogate alle pareti. Sono già stati sequestrati computer, telefonini, IPad, ma anche palloni, giochi, regali che ora vengono visti sotto una luce diversa. Come quella fuga di casa di qualche mese fa, finita a centinaia di chilometri nella piccola Casalborsetti.

    Federico Spadoni