Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Bergamo

  • Condannato a 8 anni e 8 mesi in appello per pedofilia Giovanni Desio, ex parroco di Casal Borsetti

    Condannato a 8 anni e 8 mesi in appello per pedofilia Giovanni Desio, ex parroco di Casal Borsetti

    Otto anni e otto mesi, ovvero due anni in meno rispetto a quelli inflittigli in primo grado dal Gup del Tribunale di Ravenna. E’ questa la sentenza pronunciata a Bologna nel pomeriggio di venerdì per il processo d’appello nei confronti di Giovanni Desio, per 13 anni parroco di Casal Borsetti, sul litorale ravennate, accusato di aver avuto rapporti sessuali con almeno quattro ragazzini a lui affidati, di età tra i 12 e i 15 anni (oltre che di quella di Ravenna, originari anche delle province di Treviso e Bergamo).

    Desio, 53 anni, nato a Milano, a lungo residente a Saronno (Varese) e arrestato per questa vicenda la mattina del 5 aprile 2014 dalla polizia nella canonica della parrocchia di Casal Borsetti, dopo un periodo in carcere a Forlì si trova ancora ai domiciliari in una struttura in provincia di Perugia che accoglie preti segnati da problematiche personali.
    Da tempo il Vaticano lo ha dimesso dallo stato clericale. Confermate dai giudici tutte le provvisionali assegnate alle parti civili (fin qui Desio ha dato 100 mila euro ai quattro minorenni, somma però ritenuta non congrua ai danni subiti): due minorenni attraverso i loro genitori, la Diocesi di Ravenna-Cervia e l’associazione ‘Dalla parte dei minori’, attiva sul territorio ravennate dal 2003.

    http://www.ravennanotizie.it/articoli/2015/11/28/condannato-a-8-anni-e-8-mesi-in-appello-per-pedofilia-giovanni-desio-ex-parroco-di-casal-borsetti.html

  • Fu arrestato per abusi su minori Bergamo, il prete torna in oratorio

    Fu arrestato per abusi su minori Bergamo, il prete torna in oratorio

    Il 26 febbraio scorso aveva patteggiato due anni, con pena sospesa, per atti sessuali con minorenni, due bambini di 8 e 12 anni. A meno di cinque mesi di distanza don Luigi Mantia è in servizio all’oratorio di Casirate d’Adda, paese della Bassa bergamasca dove i genitori dei ragazzi che frequentano la struttura hanno sollevato un polverone dopo aver appreso che anche il sacerdote avrebbe partecipato, da lunedì prossimo, alla vacanza dei loro figli in montagna a Zambla.

    In realtà don Luigi, che abita al santuario di Caravaggio, è in servizio a Pumenengo, sempre in provincia di Bergamo, ma `in prestito´, visto che il parroco è andato in pensione a maggio e che il successore arriverà a settembre. Alle accuse don Luigi ha sempre replicato di essere innocente e di aver voluto patteggiare solo per chiudere la vicenda prima possibile, mentre la Curia di Cremona (Casirate, Pumenengo e Caravaggio, pur in provincia di Bergamo, appartengono infatti a quella Diocesi) spiega che il sacerdote non andrà in vacanza a Zambla. Ma la polemica è ormai scoppiata a Casirate, dove il sacerdote ha contatti con i ragazzi dell’oratorio proprio come a Pumenengo. In quest’ultimo comune i parrocchiani sapevano della sentenza e il sacerdote è comunque riuscito a conquistare la loro fiducia, mentre a Casirate la notizia della sentenza si è appresa solo nei giorni scorsi e rappresenta un problema per i genitori dei ragazzi.

    Mercoledì e ieri si sono tenute due riunioni proprio sull’ argomento, durante le quali i genitori hanno spiegato che manderanno i figli in vacanza soltanto se non ci sarà don Luigi. «All’inizio, quando sono arrivato a Pumenengo, pensavano che mangiassi i bambini – ha raccontato il diretto interessato -. Poi hanno visto che persona sono e ora la vicenda processuale non è un problema per nessuno: qualcuno ci ironizza quando da fuori gliela fanno notare».

    I guai per don Luigi iniziarono nel 2009, quando era in servizio a Martignana Po (Cremona). Due genitori denunciarono `strusciamenti´ del sacerdote durante i giochi con i loro figli, di 8 e 12 anni. Fatti di contenuta entità, che hanno consentito al sacerdote il patteggiamento, solitamente escluso per i reati sessuali.

    http://www.lastampa.it/2013/07/12/italia/cronache/fu-arrestato-per-abusi-su-minori-bergamo-il-prete-torna-in-oratorio-LOPZD5xQcZAXGx4iuRuR5I/pagina.html

     

  • Don Francesco Zappella è pregiudicato; spunta una precedente condanna.

    Don Francesco Zappella è pregiudicato; spunta una precedente condanna.

    Continua il lavoro degli inquirenti sulla vicenda di don Francesco Zappella, per il momento indagato per violenza sessuale ai danni di un giovane ragazzo uruguayano.

    Si scopre che il sacerdote è già stato giudicato e condannato in precedenza dal Tribunale di Pinerolo ad 1 anno e 2 mesi per gli stessi reati per i quali è accusato a Savona. La notizia di una precedente condanna era stata raccolta dalla Rete L’ABUSO lo scorso settembre, quando da Covo (BG) paese natale di don Francesco Zappella erano arrivate delle segnalazioni le quali indicavano una pagina Facebook appartenente proprio alla città di Covo dove era pubblicato un articolo sul sacerdote.

    La cosa interessante erano i commenti sotto all’articolo nei quali gli abitanti indicavano senza mezzi termini, che già 25 anni fa esistevano pesanti accuse sul sacerdote. Qualcuno addirittura commenta dicendo “se quella volta chi di dovere avesse preso provvedimenti, certe cose non sarebbero più successe”. Un sacerdote interviene nella conversazione e quasi compiaciuto, attribuisce quei fatti al motivo che costrinse don Zappella a lasciare il seminario di Bergamo e venire in quello di Albenga.

    Grazie ad alcuni collaboratori in loco, siamo riusciti ad approfondire quelli che per il momento erano solo dei commenti su un post di Facebook, dopo di che, abbiamo consegnato agli inquirenti tutto il materiale. Oggi la conferma di una precedente condanna a Pinerolo.

    Come dicevamo in un precedente articolo, don Zappella è una bomba inesplosa nelle mani di Borghetti, infatti penderebbe un’altra denuncia per violenza, questa volta su un minore. Ad accusare don Zappella è un ragazzo appena 20enne, per lui non sarebbero ancora intervenuti termini di prescrizione.

    Potrebbero esserci anche altre sorprese nella vicenda di don Zappella, questa volta non inerenti alla sua sfera sessuale. Nelle scorse settimane infatti la Rete L’ABUSO ha raccolto altre testimonianze, ora al vaglio degli inquirenti, le quali potrebbero portare all’apertura di un altro fascicolo.

    Le indagini nel frattempo proseguono anche in Uruguay dove se ne sta occupando la 1° Sezione Investigativa di Trenta Y Tre. Nelle scorse ore, il ragazzo uruguayano che la Rete L’ABUSO aveva portato in Italia per denunciare don Francesco Zappella davanti al P.M. Giovanni Battista Ferro, è stato convocato dalla Magistratura in Uruguay dove sarà ascoltato nelle prossime ore.

    Francesco Zanardi

    Portavoce Rete L’ABUSO.

  • Prete accusato di abusi:  «Ci sono altre due vittime»

    Prete accusato di abusi: «Ci sono altre due vittime»

    di Pietro Tosca – Si complica la posizione di don Francesco Zappella, il sacerdote originario di Covo e parroco a Borghetto Santo Spirito, in provincia di Savona, inquisito nei giorni scorsi per violenza sessuale. Il bergamasco è uno dei tre preti che l’onlus Rete L’abuso ha segnalato a inizio settembre alle autorità dell’Uruguay per abusi su minori raccogliendo testimonianze nel Paese sudamericano.

    In particolare contro don Zappella c’è il racconto di un 29enne che avrebbe subìto abusi nella missione di Trenta y Tres da quando era minorenne fino a 19 anni. Fatti risalenti a circa 10 anni fa e che sarebbero ormai prescritti. C’è però un episodio più recente che sarebbe accaduto durante un soggiorno ad Albenga. Per questo l’associazione a fine agosto ha chiamato in Italia il 29enne che è stato ascoltato per 5 ore dal sostituto Giovanni Battista Ferro della procura di Savona che ha aperto un fascicolo contro ignoti. Una scelta dettata da una strategia investigativa per aver il tempo di raccogliere gli elementi necessari ed evitare che l’inchiesta fosse subito segnalata alla diocesi di Albenga, a cui fa capo la parrocchia di Borghetto.

    Sabato scorso il primo sviluppo con l’iscrizione del sacerdote nel registro degli indagati. La vicenda sin dall’inizio è diventata di dominio pubblico sulla stampa ligure e don Zappella ha rilasciato più di un’intervista per smentire le accuse scrivendo anche su Facebook. «Mi trovo a dover lottare contro le calunnie – scriveva – contro persone senza scrupoli che vogliono diffamare le persone e si sentono dei novelli Savonarola. La mia coscienza è a posto, la gogna mediatica è tanta e ti distrugge». La diocesi di Albenga non ha adottato provvedimenti verso il sacerdote. «Sono nella bufera da 21 giorni per questa storia – ha detto ieri sera -. Sono malato e le accuse mi stanno uccidendo. Voglio solo essere lasciato in pace». Proprio ieri, inoltre, la onlus ha diramato un comunicato in cui sostiene di aver individuato in Sudamerica altre due presunte vittime del sacerdote, più giovani del primo accusatore, uno ha 20 anni, che al tempo degli abusi sarebbero stati minorenni, e di aver depositato in procura le loro testimonianze.

    http://bergamo.corriere.it/notizie/cronaca/15_ottobre_02/prete-accusato-abusi-ci-sono-altre-due-vittime-716cdaac-68dc-11e5-a7ad-17c7443382c3.shtml

  • PEDOFILIA; altre denunce per il prete missionario don Francesco Zappella.

    PEDOFILIA; altre denunce per il prete missionario don Francesco Zappella.

    Potrebbe cambiare da violenza sessuale in abuso di minori la posizione del prete missionario di Borghetto S. Spirito don Francesco Zappella. Nelle ultime settimane la Rete L’ABUSO ha continuato a raccogliere segnalazioni arrivate non solo da oltre oceano, ma anche dalla Liguria e dal bergamasco dove sembrerebbe che la posizione del sacerdote fosse già piuttosto chiacchierata venti anni fa, al punto tale di costargli l’allontanamento dal Seminario di Bergamo e il successivo reclutamento in quello di Albenga.

    L’associazione ha puntualmente trasmesso agli inquirenti quanto appreso dalle segnalazioni depositando agli atti ben 4 informative, l’ultima di ieri mattina, contenente anche la denuncia di un’altra presunta vittima poco più che 20enne, la quale potrebbe costare al sacerdote, attualmente indagato per violenza sessuale, l’incriminazione per abuso di minori.

    Nel frattempo l’avvocato della Rete L’ABUSO Sergio Cavaliere ha provveduto a comunicare formale messa in mora non solo alla Diocesi di Albenga ma anche al vescovo Mario Olivieri, alla parrocchia S. Antonio da Padova e al collegio Quo Vadis in Uruguay.

    Un atto dovuto e attualmente limitato solo a “Fernando”, utile a bloccare nel suo caso il rischio di prescrizione in sede civile. Per quanto riguarda le altre presunte vittime si è preferito per il momento non comunicare tramite la messa in mora i loro nominativi alla diocesi, anche perché in questo caso non esiste il rischio di imminente prescrizione, ne penale, ne civile.

    L’inchiesta non solo su Zappella, ma anche sugli altri 2 sacerdoti indicati da Fernando, procede anche oltreoceano dove sta indagando la 1° sezione investigativa della polizia di Trenta y Tres. Per quanto riguarda le accuse di molestie da parte di “Fernando” a danno di una 12enne fatte dal sacerdote durante un’intervista, risulterebbero infondate.

    Per l’ufficio di presidenza

    Francesco Zanardi

  • Don Francesco Zappella; forse una bomba inesplosa nelle mani “ingenue” di mons. Borghetti?

    Don Francesco Zappella; forse una bomba inesplosa nelle mani “ingenue” di mons. Borghetti?

    Cominciano a traballare le dichiarazioni rilasciate da don Francesco Zappella, nonché la fiducia riposta da Papa Francesco e dai cattolici nei confronti del vescovo Guglielmo Borghetti che malgrado le accuse al sacerdote, ha rifiutato la sua richiesta di sospensione dallo stato clericale.

    Le dichiarazioni rilasciate al SECOLO XIX Savona da don Francesco Zappela, secondo le quali esisterebbe nei confronti del 29enne una accusa per aver molestato una 12enne, sembrerebbero infondate o quanto meno sconosciute all’autorità giudiziaria. Questo è quanto si apprende dall’Uruguay, dove non risulterebbero denunce a tal proposito nei confronti di “Fernando” (nome di fantasia) il ragazzo uruguayano che accusa di molestie il sacerdote. Potremmo dire che la stessa cosa vale per eventuali fatti riferiti all’Italia, dove “Fernando”, dopo essere stato ascoltato dall’autorità giudiziaria, è stato lasciato libero di rientrare senza alcun impedimento al suo paese.

    Sembrerebbe invece complicarsi non poco la posizione del sacerdote, la cui vicenda è uscita ieri anche sul Corriere di Bergamo, sua provincia natale, dove chi lo ha conosciuto pare avere ricordi tutt’altro che piacevoli.
    In un gruppo Facebook del bergamasco infatti, molti hanno commentato l’articolo che annuncia che il sacerdote è accusato di molestie, con testimonianze che potrebbero far pensare a dei precedenti anche nella zona, denunciando che il sacerdote, già 20 anni fa, prima di prendere i voti in Liguria, fosse piuttosto chiacchierato.

    Ad intorpidire ulteriormente la situazione è il fatto che don Francesco Zappella, pochi giorni dopo lo scandalo esploso anche su molti i quotidiani nazionali, abbia chiuso senza apparente motivo, entrambi i suoi profili di Facebook, dove stando alla stampa locale, riceveva parecchia solidarietà.

    L’associazione Rete L’ABUSO rende noto inoltre che Francesco Zappella è stato denunciato nei giorni scorsi per aver rivelato su un post di Facebook il nome della presunta vittima violando così l’articolo 734 bis del codice penale.

    Nel frattempo continuano parallelamente le indagini in Uruguay, questa volta non solo nei confronti di don Francesco Zappella, ma anche di padre Gabriel Tojos e Sebastian Silvera.

    La Rete L’ABUSO rinnova l’invito a tutti coloro che sono a conoscenza di fatti inerenti alla vicenda, a rivolgersi all’autorità giudiziaria, opure a contattarci all’indirizzo info@retelabuso.org .

    L’ufficio di Presidenza

    Rete L’ABUSO

  • Abusi sessuali su bambini ospiti in comunità: sospettato prete bergamasco

    Abusi sessuali su bambini ospiti in comunità: sospettato prete bergamasco

    Ci sarebbe anche don F. Z., un prete originario della provincia di Bergamo, tra i tre sacerdoti accusati di pedofilia da parte di un ragazzo sudamericano che sarebbe stato abusato ripetutamente, insieme ad altri ragazzini ospiti di una comunità in Uruguay.

    Per il religioso bergamasco, in passato missionario proprio in Uruguay e ora al servizio in una parrocchia del nord Italia, la onlus Rete L’Abuso ha chiesto ufficialmente la rimozione dall’incarico e l’apertura di un processo canonico.

    “Sono nato in Brasile. All’età di 6 mesi mia madre mi ha portato con sé in Uruguay, la sua terra – il racconto del ragazzo che ora ha 29 anni a Il Secolo XIX- . Mio padre non poteva tenerci con sé perché era sposato. Aveva già una famiglia. Dall’età di sei mesi fino a otto anni sono cresciuto in un istituto cattolico. Poi, in altre missioni. E sono stato abusato da tre sacerdoti”.

    Il 29enne ha deposto in Uruguay, e poi, grazie al sostegno della Rete L’Abuso, ha affrontato il viaggio aereo per deporre in Italia. Ha raccontato della fiducia che aveva nei sacerdoti, e in particolare in quel prete bergamasco che gli era stato assegnato come tutor. Provvedeva lui ad aiutarlo a studiare. Ma, in cambio, esigeva di essere “massaggiato”: e questi massaggi si traducevano poi in pratiche sessuali.

    Ha aggiunto di avere ricevuto regali, come altri ragazzini ai quali poi veniva chiesto di fare sesso. Racconta di ingenti quantità di denaro, che il prete avrebbe usato per quegli acquisti, dopo avere ricevuto donazioni da parte di fedeli devoti. Dice anche di avere provato a denunciare, quando si è reso conto che quello che credeva un padre non si comportava come un padre.

    Una dichiarazione di parte la sua, che è ora al vaglio della Procura. Se sarà ritenuta attendibile, il sacerdote bergamasco sarà invitato a chiarire, e nel caso a smentire, le accuse che il ragazzo gli muove.

    La vicenda è venuta alla luce grazie all’associazione La Rete L’Abuso, fondata da Francesco Zanardi, vittima a suo tempo di abusi da parte di un altro sacerdote ligure.

    Intanto don Z. si difende: “Chi mi attacca era stato mandato in un collegio rieducativo perché accusato di violenza sessuale su una dodicenne. La gogna mediatica è tanta e ti distrugge, ma ho un Vescovo che sa tutto e mi sprona ad andare avanti”, scrive sulla sua pagina di Facebook.

    http://www.bergamonews.it/cronaca/abusi-sessuali-su-bambini-ospiti-comunit%C3%A0-sospettato-prete-bergamasco-207883

  • “Violentato da un prete a Capocotta”. Il memoriale di Paolini.

    “Violentato da un prete a Capocotta”. Il memoriale di Paolini.

    “Soldi per giocare a bocce e altri divertimenti ma senza violenza sessuale”. A raccontare gli amori impossibili di Gabriele Paolini, il disturbatore tv,  è stato Davide, da pochi mesi maggiorenne e amico del cuore di Daniel, il grande amore che ha portato il “folle catodico” in tribunale di induzione alla prostituzione minorile, produzione di materiale pedopornografico e tentata violenza sessuale.

    Nella prima udienza calda, il teste ha raccontatola sua versione dei fatti e risposto alle domane del piemme Terracina, mettendo in difficoltà l’accusa. Paolini in aula, ha seguito e preso appunti come uno scolaro. Alla madre Bice Bochicchio ha poi consegnato un memoriale che affaritaliani.it, pubblica in esclusiva.

    “Oggi per me è la giornata più importante della mia vita, infatti finalmente è arrivato il giorno dove le persone che mi vogliono bene la mia famiglia prima di tutto e anche quelle che non me ne vogliono possono avere chiarezza di quello che è avvenuto durante l’estate del 2013: un’estate magica che io non dimenticherò mai nella mia vita. Il mio intento è quello di raccontare questo al Giudice e di fronte al pubblico ministero Claudia Terracina.
    Oggi verrà ascoltato Davide diventato maggiorenne lo scorso luglio… Chi è Davide? Davide è un ragazzo importantissimo per me perché è il migliore amico di Daniel che verrà ascoltato il 13 luglio prossimo. Quello che vorrei far capire oggi ai giudici è che a me non interessa né quello che sarà la sentenza né la risultanza della stessa. Perché se io come ho detto il giorno in cui mi hanno arrestato ho sbagliato in qualcosa è giusto che paghi. Infatti non sono abituato rispetto ad altre persone che ho conosciuto in carcere  a fare la vittima; io sempre per vent’anni ho attaccato tutti ho attaccato la Chiesa, ho attaccato la politica ho attaccato la televisione… Tornando ai ragazzi, Davide mi ha presentato Daniel il 21 luglio del 2013 e quella è stata la giornata più bella della mia vita.   I cittadini non potranno mai in qualche modo giustificarmi perché un uomo di 41 anni non può innamorarsi di un ragazzo di 17 anni perché secondo la morale è una persona che sbaglia. Ma dall’altra parte c’è anche una persona che a 40 anni non era all’epoca capace di raccontare a se stesso che cosa poteva significare amare una persona. Io ho amato Daniel lo amo ancora. Tutta la tragedia che sto vivendo e solamente chi la vive può immaginare cosa significhi quando si esce di casa e si viene additati come quello, come hanno scritto i media, che va con i ragazzini . A me dispiace molto che le forze di polizia quando mi hanno arrestato attraverso le agenzie, hanno diffuso notizie che non erano assolutamente autentiche. Io ho avuto la responsabilità di frequentare Davide e Daniel, diciassettenni, che condividevano la mia amicizia, offrivo loro delle cene e li portavo a prendere il thè a casa mia, ho conosciuto le loro famiglie.
    Oggi Davide verrà ascoltato dal Pm Terracina io alla fine dell’interrogatorio se ne avrò la forza mostrerò delle fotografie che io stesso ho portato in tipografia in via Nomentana dove si vede il sottoscritto che mangia la carbonara, che va a giocare a bocce e a bwooling in tutti i parchi di Roma perché cosa mi è successo in quell’estate? Di vivere l’adolescenza che io non avevo mai vissuto. Una delle cose che non ho mai accettato della mia famiglia è che mio padre, generale,  ha sempre dato importanza alle istituzioni, infatti voleva che mi diplomassi e laureassi cosa che nonostante avessi frequentato due anni di liceo classico ho abbandonato tutto per fare un dispetto. Mio padre quando avevo tredici anni mi mandò al mare a Capocotta ad Ostia, affidandomi ad un prete Don Vittorio Damiani, dal quale ho subito una violenza sessuale, che poi è stato incarcerato e poi si è suicidato a Bergamo. La mia vita è stata distrutta proprio dall’incontro con questa persona e non è quindi una contraddizione che io abbia frequentato e amato diciassettenni.  Questa è una contraddizione su cui sto lavorando con la mia psichiatra.
    Tornando al processo posso dire che Daniel ha sempre fatto tutto volutamente con la piena consapevolezza. E con Davide ci sono stati momenti di amicizia sfociati in intimità nel momento in cui Davide mi raccontò di avere avuto un’esperienza con il suo medico di famiglia che gli dava lezioni di sesso, io gli ho raccontato della mia esperienza e così è nato un rapporto molto più stretto. Davide seppe che tra me e Daniel c’era una relazione d’amore e divenne così gelosissimo e iniziò a stimolarmi ad avere momenti di intimità con lui e questa è stata la mia fragilità perché io dovevo difendere me stesso e la nostra relazione, momenti di intimità limitati a massaggi alla schiena e alle gambe. Non ho mai sfiorato le parti intime. Non siamo mai andati oltre.
    Vorrei concludere con questo scritto di Daniel dopo la famosa sera in cui abbiamo giocato a bwooling  e in cui Davide me lo presentò “Dear “Gabriele” today we make History i pochi momenti passati con te mi hanno acceso in un certo senso, sarò per sempre grato di averti finalmente conosciuto. Abbiamo passato dei momenti assieme che non dimenticherò, momenti importanti. Love Daniel”.

    La prossima udienza è fissata per il 13 luglio. Quel giorno Daniel dovrà raccontare la sua versione dei fatti.

    http://www.affaritaliani.it/roma/violentato-da-un-prete-a-capocotta-il-memoriale-di-paolini-esclusivo-371206.html

  • Abusi sessuali su quattro minorenni 10 anni e 8 mesi per l’ex parroco Desio

    Abusi sessuali su quattro minorenni 10 anni e 8 mesi per l’ex parroco Desio

    L’accusa aveva chiesto 9 anni. Il 53enne a Casalborsetti dal 2001 al 2014 ora a Perugia in un centro di recupero dopo 7 mesi di carcere

    La sentenza del giudice è stata più pesante della richiesta dell’accusa: il 53enne Giovanni Desio, ex parroco a Casalborsetti dal 2001 al 2014, è stato condannato a dieci anni e otto mesi (18 mesi in più della richiesta del pm) per violenza sessuale su minori. Un anno dopo l’arresto nella canonica di Casalborsetti è arrivata quindi la condanna in primo grado per Desio che da lunedì scorso non è più un sacerdote: il Vaticano aveva trasmesso alla diocesi di Ravenna il decreto con cui lo ha dimesso dallo stato clericale e contemporaneamente gli ha dato la dispensa dal celibato.

     Desio, originario di Milano, è accusato di avere fatto sesso tra il 2010 e il 2014 con alcuni ragazzini tra gli 11 e i 15 anni a lui affidati dai familiari. Quattro i giovanissimi individuati dalla Procura tra le parti offese: sono delle province di Ravenna, Bergamo e Treviso. Ma è accusato anche di violenza sessuale per avere millantato qualifiche infermieristiche al fine di visitare un paio di giovani. L’ex prelato, difeso dall’avvocato Battista Cavassi, dopo sette mesi di carcere a Forlì, si trova da mesi in un apposito centro di recupero della provincia di Perugia.

    L’indagine condotta dalla squadra mobile di Ravenna era partita un paio di mesi prima dell’arresto avvenuto ad aprile 2014, dalla denuncia di un genitore di un bambino della località rivierasca che aveva confessato al padre di aver dato le credenziali di accesso al proprio profilo Facebook al prete che lo aveva poi utilizzato per rilanciare la propria immagine dopo un volo nel canale del paese con il suo suv Bmw nuovo da 35 mila euro e un tasso alcolemico di quasi quattro volte i limiti.

  • “Sesso con minori”, pugno duro del giudice: Giovanni Desio condannato a 10 anni e 8 mesi „

    “Sesso con minori”, pugno duro del giudice: Giovanni Desio condannato a 10 anni e 8 mesi „

    A comunicare la decisione a Desio, ospitato in una comunità nella zona di Città di Castello (Perugia) è stato l’avvocato Battista Cavassi. Il pubblico ministero Isabella Cavallari aveva chiesto nove anni di reclusione.

    Dieci anni e otto mesi di reclusione. E’ la condanna inflitta venerdì mattina dal giudice del tribunale di Ravenna Antonella Guidomei a Giovanni Desio, l’ex parroco di Casalborsetti arrestato il 5 aprile dello scorso anno con l’accusa di aver avuto rapporti sessuali con alcuni ragazzini. Il 53enne è accusato di atti sessuali con minori (tra il 2010 e il 2014 con ragazzini tra i 11 ed i 15 anni a lui affidati dai familiari), adescamento di minori, violenza sessuale (per avere millantato qualifiche infermieristiche al fine di visitare, in un caso anche con un termometro usato in modo improprio, un paio di giovani) e sostituzione di persona (per avere usato un profilo Facebook di un minore di cui aveva le password).

    A comunicare la decisione a Desio, ospitato in una comunità nella zona di Città di Castello (Perugia) è stato l’avvocato Battista Cavassi. Il pubblico ministero Isabella Cavallari aveva chiesto nove anni di reclusione. Tra trenta giorni saranno rese note le motivazioni della sentenza. La decisione del giudice ha colto di sorpresa sia l’avvocato Cavassi che Giovanni Scudellari, che rappresentava la parte offesa. Secondo la requisitoria del pubblico ministero, quella di don Desio è stata un’azione organizzata, andata avanti per anni, di selezione dei ragazzi dei quali aveva conquistato la fiducia per poi aprofittarsene.

    Attraverso una lettera Desio era tornato a ribadire le proprie responsabilità come gia’ fatto di recente in una lunga missiva ai tre quotidiani locali. Secondo quanto emerso, ha già risarcito in totale 100mila euro ai quattro minorenni, cosa che gli e’ valsa un’attenuante così come le parziali ammissioni rese al pubblico ministero e la sua quasi incensuratezza. Quattro i giovanissimi individuati dalla Procura tra le parti offese: sono delle province di Ravenna, Bergamo e Treviso. Due si sono costituiti in parte civile sia in proprio che con i genitori ed hanno chiesto risarcimenti tra i 300mila e i 600mila euro con provvisionali di 100mila. Si è costituita parte civile anche la Curia ravennate, che ha chiesto 100 euro simbolici, e l’associazione ‘Dalla parte dei minori’, nata nel 2003 e la cui ragione sociale è proprio la tutela dei minorenni protagonisti di abusi.

    http://www.ravennatoday.it/cronaca/condanna-giovanni-desio-ex-parrocco-casalborsetti-15-maggio-2015-sentenza.html