Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Bergamo

  • Bergamo, abusi su un giovane della comunità: Padre Zanotti rinviato a giudizio

    Bergamo, abusi su un giovane della comunità: Padre Zanotti rinviato a giudizio

    Bergamo – Lui non era presente. Era a casa, con problemi di salute. Lui è padre Antonio Zanotti, 73 anni, nei guai per abusi sessuali denunciati da un giovane che era ospite della sua comunità Oasi 7, ad Antegnate. Ma il frate ha fornito una versione dei fatti. Ieri mattina il gup Alessia Solombrino lo ha rinviato a giudizio, dopo che il pm Maria Esposito aveva chiesto il processo. Se ne riparla il 31 marzo. Non è l’unico guaio per don Zanotti, che sempre a Bergamo ha patteggiato a quattro anni definitivi per la truffa dell’accoglienza dei migranti. I fatti che gli vengono adesso contestati riguardano il periodo tra il 2015 e il 2018. Ad agosto 2020, mentre è ai domiciliari per la truffa, si confida con la sua guida spirituale, che gli chiede, senza girarci troppo attorno: “Per parlarci chiaro, con (… ) è successo qualcosa o no?”. “Niente!”, gli risponde don Zanotti che, incalzato sui dettagli, non può smentire la foto.

    Si giustifica dicendo che era stato il ragazzo a chiedergli il Viagra e a denudarsi “se no mi spaccava tutto”. Ai carabinieri all’epoca aveva parlato di sé come vittima: “Mi disse che ormai mi aveva in pugno e avrei dovuto fare tutto ciò che lui voleva”. Il giovane è arrivato nella comunità nel 2014 e se ne è andato nel 2018, denunciando il frate. Lo ha fatto a Roma, assistito dall’avvocato Laura Sgrò : “Ha subìto di tutto nella vita, è ora che abbia giustizia. Attendo anche di sapere l’esito del procedimento canonico”. Il caso passa a Bergamo, dove il frate è ben conosciuto. Le memorie difensive raccontano invece la storia di un giovane problematico, con una “vera e propria ossessione” nei suoi confronti , “che chiamava papà”, e “per il sesso”. “Mai promesso una lira o regali”. Piuttosto, gli sono spariti 17mila euro (c’è la denuncia contro ignoti). “Mai fatto alcun gesto simile”, riferito alle avance, era il ragazzo che si spogliava davanti a lui “sempre in modo improvviso”.

  • Ravenna, torna libero Don Desio, il parroco condannato per pedofilia

    Ravenna, torna libero Don Desio, il parroco condannato per pedofilia

    È tornato in libertà dopo un periodo trascorso in carcere perché colpevole di abusi su minori Giovanni Desio, 59 anni, parroco per 13 anni a Casal Borsetti, frazione del Comune di Ravenna poi ridotto allo stato laicale. A riportare la notizia è Il Resto del Carlino. Don Desio era stato condannato in Cassazione in via definitiva nel novembre del 2016 e lo scorso 28 aprile ha terminato il periodo di affidamento in prova dopo essere uscito dal carcere di Opera a Milano.

    Gli abusi sessuali

    Desio era stato condannato per aver abusato sessualmente di almeno 4 minori dell’età compresa tra i 12 e i 15 (oltre che di Ravenna originari anche delle province di Treviso e Bergamo). Il processo in primo grado si era concluso con una condanna a dieci anni e otto mesi inflitti dal Tribunale di Ravenna nel 2015 nel mese di maggio. Nello stesso anno, il 27 novembre, il processo in Appello a Bologna si chiuse con la condanna a otto anni e otto mesi e l’anno dopo nel novembre 2016 quello in Cassazione a Roma si concluse con la conferma della condanna inflitta in Appello. Di lì a poco per il parroco milanese si sarebbero aperte le porte del carcere. Per la cronaca Desio aveva più volte usufruito di misure detentive alternative al carcere.

    https://corrieredibologna.corriere.it/bologna/cronaca/21_giugno_14/ravenna-torna-libero-don-desio-parroco-condannato-pedofilia-430469c8-cd3f-11eb-a5ee-6781eaf8108d.shtml

  • Savona: don Ilario Verri calunniò il presidente della Rete L’Abuso e mentì al processo.

    Savona: don Ilario Verri calunniò il presidente della Rete L’Abuso e mentì al processo.

    Giudice e PM non se ne accorsero, con grave danno per la Giustizia nella quale, continuo a credere fiducioso nonostante alcuni suoi pessimi rappresentanti.

    Un clamoroso documento proveniente dalla procura di Bergamo non solo prova come don Ilario Verri, abbia sporto una querela calunniosa nei confronti del Presidente della Rete L’ABUSO Francesco Zanardi, ma soprattutto palesa una gravemente lacunosa attività investigativa sia da parte della procura di Bergamo che di quella di Savona. Viene quasi da pensare alla luce dei vari casi, che la giustizia si accanisca contro chi denuncia e non contro chi è querelato. Soprattutto quando è un prete.

    Ma partiamo dall’inizio, quando sul sito della Rete L’ABUSO ripubblicammo un articolo edito da “El Pais”, testata giornalistica portoghese tra le più quotate, firmato da ANA DIAS CORDEIRO, giornalista di fama.

    Don Verri sporse nei nostri confronti querela per diffamazione nanti alla Procura di Bergamo determinando l’apertura di un’indagine a carico del Presidente, Francesco Zanardi, nonostante il procedimento dovesse essere radicato in Savona. Sollevammo l’eccezione, all’udienza preliminare ottenendo il trasferimento per competenza nanti il Tribunale di Savona, dove il Presidente dell’unica associazione italiana di sopravvissuti agli abusi sessuali del clero, venne inquisito e rinviato a giudizio da un PM che non verificò se a Bergamo ci fossero state le indagini oggetto dell’articolo inquisito, cosa che avrebbe evitato l’instaurazione del procedimento.
    Punti di svista… a meno che tu non sia un prete italiano.

    Ed al processo don Verri proseguì con le sue falsità, rispondendo alle domande poste dall’avvocato Riccardo Di Rella: “lei è mai stato indagato per questi fatti?” e la risposta fu “no, ho saputo che la polizia mi cercava e sono andato spontaneamente a vedere che cosa volevano “.

    Il sacerdote, malgrado tutto ebbe persino la faccia tosta e il coraggio di costituirsi in udienza parte civile chiedendo all’associazione 50.000€ di danni.

    Tutto questo è accaduto a Savona dove la Procura ha archiviato senza neppure inserirlo a ruolo, un esposto contro il Governo italiano per omissioni in materia, proprio durante l’esamina del Comitato per la tutela dell’infanzia delle Nazioni Unite che rispose: “il Comitato è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica nel territorio dello Stato Membro e per il basso numero di indagini criminali e azioni penali da parte della magistratura italiana.”

  • CRIMINI E CRIMINOLOGIA – Caso Emanuela Orlandi: la verità fa ancora paura?

    CRIMINI E CRIMINOLOGIA – Caso Emanuela Orlandi: la verità fa ancora paura?

    A Crimini e Criminologia un ospite d’eccezione come Pietro Orlandi, il fratello di Emanuela Orlandi.
    Con lui e con l’avvocato Laura Sgrò (legale della famiglia Orlandi) Fabio Camillacci ripercorre le tappe principali di un’incredibile vicenda cominciata il 22 giugno 1983; focus sugli ultimi sviluppi con i relativi intrecci e misteri vaticani.
    Infine, per la rubrica “La Galleria degli Orrori”, lente d’ingrandimento su Marco Bergamo passato alla storia del crimine come “Il Mostro di Bolzano”.
    CUSANO ITALIA TV (Ch. 264 del digitale terrestre)
  • “La casta dei casti”: i preti, il sesso e l’affettività

    “La casta dei casti”: i preti, il sesso e l’affettività

    La castità dei membri del clero è una delle peculiarità che distinguono la Chiesa cattolica da ogni altra istituzione, religiosa o laica che sia. È uno degli elementi ancora oggi fondanti del cattolicesimo e viene difesa a spada tratta dalle gerarchie ecclesiastiche con solo poche eccezioni.

    Come mai è così importante difendere il voto di castità per la Chiesa? E soprattutto: in che modo l’istituzione ecclesiastica cerca di rispondere alla delicata questione dell’affettività degli appartenenti al clero?

    A queste e ad altre domande egualmente importanti per quanto riguarda la vita interna della Chiesa cattolica prova a rispondere Marco Marzano, docente di Sociologia all’Università di Bergamo, nel suo La casta dei casti (Bompiani, 2021, pp. 280, anche e-book). Frutto di anni di ricerche e di studi e di decine di interviste a sacerdoti ed ex sacerdoti, il saggio di Marzano ci offre uno spaccato sorprendente della vita intima dei preti, uomini formati fin dal seminario a nascondere la propria essenza più intima, le proprie emozioni e desideri invece che viverli in pienezza e libertà.

    Il tutto nel nome di quello che appare un totem intoccabile: la castità, appunto. Vale allora veramente la pena di porre proprio a Marco Marzano la domanda con cui abbiamo introdotto il suo libro: perché è così importante per la Chiesa difendere il voto di castità? “La mia risposta di sociologo è che la castità del clero risponde a due esigenze della Chiesa.

    La prima è di avere a disposizione dei funzionari totalmente dediti all’istituzione perché privi di legami di alcun tipo al di fuori dell’istituzione stessa.

    La Chiesa ha, infatti, bisogno di sacerdoti che abbiano la minor autonomia possibile al di fuori dell’ambito ecclesiastico. In secondo luogo, la castità a mio parere è il fondamento della sacralità dei sacerdoti e determina il rapporto esistente tra la Chiesa e i fedeli, un rapporto a cui le gerarchie ecclesiastiche non vogliono rinunciare”.

    https://www.unionesarda.it/articolo/cultura/2021/01/31/la-casta-dei-casti-i-preti-il-sesso-e-l-affettivita-8-1109663.html

  • Ascoli, abusi sessuali su due fratellini nella “comunità spirituale”: il “santone” finisce in manette

    Ascoli, abusi sessuali su due fratellini nella “comunità spirituale”: il “santone” finisce in manette

    ASCOLI – Un bergamasco di 50 anni è stato arrestato dai carabinieri di Almenno San Salvatore perchè accusato di abusi sessuali su due fratelli (bambino e bambina). I fatti contestati risalgono tra il 2012 e il 2014 in provincia di Ascoli e a Fermo, luoghi dove il cinquantenne orobico, secondo l’accusa, , aveva costituito una sorta di «comunità» di studio e meditazione su tematiche asseritamente spirituali e di crescita interiore a cui partecipavano diversi adulti, anche provenienti da altre regioni, e nella quale aveva il ruolo di indiscusso maestro e guida spirituale.

    Le indagini sono state inizialmente sviluppate dai carabinieri di Almenno San Salvatore a luglio 2019 e quindi sono state coordinate da Procura della Repubblica di Ascoli che ha svolto direttamente investigazioni in provincia di Bergamo e ha delegato molte attività anche di tipo tecnico alla propria sezione di polizia giudiziaria e al Nucleo Investigativo di Ascoli.

    https://www.corriereadriatico.it/ascoli_piceno/ascoli_abusi_sessuali_due_fratellini_comunita_spirituale_santone_manette_ultime_notizie-5157732.html?fbclid=IwAR3vqze54JXLuYQXrom2mjGXBByuW5njPIeylTZrxDyLMEyQ7jrSK8wvSeQ

  • SAVONA: assolto dalle accuse di diffamazione, il Presidente della Rete L’ABUSO

    SAVONA: assolto dalle accuse di diffamazione, il Presidente della Rete L’ABUSO

    Si è tenuta questa mattina, presso il tribunale di Savona,  l’udienza che vedeva indagato per diffamazione, Francesco Zanardi, sopravvissuto e Presidente dell’unica rete nazionale di vittime di preti pedofili.

    Zanardi era stato citato in giudizio da padre Ilario  Verri, un sacerdote di Bergamo missionario in Mozambico, che insieme ad un altro sacerdote italiano, missionario in Mozambico, erano stati indicati da un insegnante portoghese , João Oliveira, come responsabili di turismo sessuale ai danni di alcuni minori dell’orfanotrofio gestito dal secondo sacerdote, padre Luciano Cominotti, indagato in Mozambico, ma archiviato in quanto nel frattempo rientrato in Italia.

    Zanardi, difeso dall’avvocato Riccardo Di Rella, segretario della Rete L’ABUSO, non è stato neppure chiamato a deporre, in quanto durante l’audizione di padre Ilario Verri, è chiaramente emersa l’eccezione di querela tardiva, che ha così portato all’assoluzione di Zanardi.

    Tuttavia, durante l’audizione del sacerdote, alla luce di alcune sue dichiarazioni fatte al Giudice, Zanardi annuncia che la Rete L’ABUSO aprirà un secondo fascicolo sul caso (il primo mod. 21 fu depositato lo scorso 26 luglio 2018). Al momento si riserva di rendere note le incongruenze emerse durante l’audizione, ma rende noto che saranno acquisite le trascrizioni dell’intera udienza.

    L’Ufficio di Presidenza

  • Serina, la vittima del prete condannato scrive a Papa Francesco

    Serina, la vittima del prete condannato scrive a Papa Francesco

    Eleonora Busi

    Da una parte una ragazza come tante altre, bambina ancor prima di diventare donna, che raggiunta la maggiore età denuncia il prete che l’ha molestata da piccola. Dall’altra il paese, che si schiera dalla parte del sacerdote e sottoscrive una raccolta firme in suo sostegno, nonostante sia stato condannato in via definitiva a sei anni di carcere. È quanto accaduto a Serina, che negli ultimi giorni si è ritrovata con i riflettori puntati addosso dopo la controversa decisione: ora la vittima ha preso nuovamente il coraggio a due mani e ha deciso di scrivere una lettera a Papa Francesco, per raccontargli la storia del suo abuso, del paese e di quel prete, che fino ad ora si è sempre dichiarato innocente.

    Una lettera colma di dolore, che racconta il terrore di non essere creduta da nessuno. “Caro Papa Francesco, – inizia così la missiva – sono Valentina e vorrei raccontare la mia storia. Quando ero bambina, un prete del mio paese, don Marco Ghilardi, ha abusato di me. Era anche il mio maestro di religione alle elementari. Purtroppo, ho aspettato molti anni per denunciare, perché avevo paura di non essere creduta, anche perché questo prete era molto attaccato alla mia famiglia”.

    La lettera continua, spiegando cosa è accaduto dopo: a 18 anni, nel 2013, la denuncia, il paese che dava le prime avvisaglie di schieramento, il primo processo in cui il prete è stato assolto e i due successivi in cui i giudici le hanno creduto, l’ex sindaco presente ad ogni udienza per sostenere il sacerdote e la sentenza definitiva, a gennaio. Ma è in quel frangente che le cose hanno iniziato a precipitare.

    “Il 28 febbraio – continua Valentina – è uscito l’articolo in cui si scriveva che il sacerdote era in carcere. Il primo marzo mi sono trovata nella bacheca sotto casa un foglio con la raccolta delle firme per mandargli una lettera. Ognuno può avere il pensiero che vuole, non pretendo che, nemmeno dopo la sentenza, il paese sia dalla mia parte. Vorrei, però, che chi vuole sostenere il sacerdote lo facesse privatamente, non diffondendo quel foglio ovunque. Sono anche io una persona di Serina e continuo a viverci. Una persona, sotto casa, mi ha detto che dovrei abbassare la testa per quello che ho fatto. Chi mi incontra mi saluta a fatica. Non chiedo che vengano ad abbracciarmi. Ma nessuno, mai, mi ha chiesto una volta come sto. Ho momenti in cui esplodo e piango. Si ripete sempre di denunciare, ma se poi una ragazza si trova in questa situazione come può avere il coraggio di farlo?”.

    Una realtà dura e comune a moltissime vittime di abuso, che porta a riflettere. La comunità di Serina, infatti, ha deciso per la quasi totalità di schierarsi apertamente a favore del parroco attraverso un foglio di firme, sottoscritto da 1250 persone su 2073 abitanti: più della metà della comunità serinese. Fra l’elenco di firme, spunta anche quella dell’ex sindaco Giovanni Fattori, sempre presente alle udienze, e dell’attuale primo cittadino Giorgio Cavagna, che ieri mattina durante la trasmissione“Storie Italiane” su Rai Uno, si è difeso affermando di sapere “perfettamente che sostenere un pedofilo non ha alcun senso, ma si tratta solo un attestato spontaneo della gente di Serina senza andare contro nessuno, non vi è alcuna parola che vada contro la ragazza. La solidarietà a Valentina è totale, assolutamente, non deve essere letta come contrapposizione”.

    “Un attestato spontaneo” che, stando a quanto racconta la ragazza nella lettera, sarebbe finito appeso nella bacheca sotto la sua casa poco dopo la carcerazione del sacerdote, come una bandiera sotto la quale i suoi concittadini sembrano volersi riunire. “Il processo è finito, i giudici hanno deciso – prosegue la lettera – Ma quella sotto processo sono io e non vedo una via d’uscita. Vorrei incontrarla per sentirmi compresa da lei. Per me sarebbe un modo per andare avanti. Per me e per la mia famiglia. Mi creda, non sono felice perché un prete è in carcere, anche se penso che sia giusto, dopo anni da quello che è successo. Non mi consola nemmeno, tanto la ferita mi rimarrà. Però se avesse ammesso, qualcosa sarebbe cambiato. Almeno l’atteggiamento della gente”.

    Per il momento, non c’è stata ancora alcuna risposta da parte di Papa Bergoglio, nemmeno dalla Conferenza episcopale italiana, entrambi freschi di summit sulla pedofilia svoltosi dal 21 al 24 febbraio scorsi. In quell’occasione, il pontefice ha dichiarato che “Se nella Chiesa si rilevasse anche un solo caso di abuso – che rappresenta già di per sé una mostruosità – tale caso sarà affrontato con la massima serietà”. Anche il vescovo di Bergamo, monsignor Francesco Beschi, per ora non ha lasciato trapelare alcuna risposta. “Purtroppo non è un caso isolato” ha dichiarato Francesco Zanardi, presidente della “Rete L’abuso” – una associazione dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero – in un’intervista a Il Fatto Quotidiano.

    Diverse, infatti, le vicende analoghe a quella accaduta a Serina, come ad esempio quella di don Luciano Massaferro ad Alassio, dove gli abitanti organizzarono una fiaccolata a suo sostegno passando proprio sotto l’abitazione della vittima. “Purtroppo questi episodi spesso derivano principalmente dalla cultura – ha proseguito Zanardi – Il nostro Paese fino a non molti anni fa aveva come prima figura di riferimento il sacerdote, poi veniva il medico, il maresciallo e infine il primo cittadino. A fare nascere poi i giudizi nei confronti delle vittime è il fatto che troppo spesso non si conosce la materia”.

    “Un trauma psicologico, ancor prima di essere fisico”: con queste parole Zanardi riassume la natura di un abuso, sottolineando come, quando la vittima è una donna, ad innestarsi sono anche tutta una serie di pregiudizi che, purtroppo, vanno a provocare reazioni simili a quello accaduto nel paesino brembano.“A mio avviso, quando si verificano cose del genere, credo che intanto dovrebbe essere la stessa Chiesa a dover cercare di dissuadere dal mettere in atto queste iniziative. Se nel nostro Paese ci fossero più informazione e maggiori campagne di consapevolezza, probabilmente le persone rifletterebbero di più prima di avviare certe iniziative” conclude.

    http://www.lavocedellevalli.it/cronaca/articolo/serina-la-vittima-del-prete-condannato-scrive-a-papa-francesco

  • Abusata da prete/ Eleonora Daniele vs sindaco Serina: “no solidarietà a violentatore”

    Abusata da prete/ Eleonora Daniele vs sindaco Serina: “no solidarietà a violentatore”

    Emanuela Longo

    A Serina, paese in provincia di Bergamo, è successo un fatto alquanto emblematico: nel 2013 una ragazza, Valentina Cavagna, decide di denunciare le molestie subite anni prima da un prete quando era ancora minorenne. Dalla denuncia prendono il via le indagini poi culminate nei successivi processi che si sono conclusi con la condanna di don Marco Ghilardi, che in Cassazione ha ottenuto una pena di 6 anni. Nonostante la condanna però, l’incubo per la giovane vittima non è ancora finito perché ha dovuto fare i conti con le accuse che il paese ha rivolto a lei, schierandosi chiaramente dalla parte del prete in carcere. La vicenda delicatissima è stata affrontata oggi dalla trasmissione Storie Italiane suscitando l’indignazione di Eleonora Daniele che ha commentato: “invece di dare solidarietà alla ragazza hanno dato solidarietà a chi è stato condannato?! Ma vi rendete conto?”. A replicare è stato il sindaco, in collegamento con la trasmissione: “Nessuno ha messo in discussione il responso dei giudici anche se purtroppo non hanno fatto chiarezza”. Il primo cittadino ha ricordato l’assoluzione del sacerdote in primo grado “per non aver commesso il fatto”, mentre il Appello è stato condannato. “I giudici fanno il loro mestiere”, ha proseguito, spiegando che la lettera dei cittadini inviata per solidarietà al prete è stato solo un gesto sul piano personale, “nessuno ha mai fatto menzione della vicenda processuale”.

    ABUSATA DA PRETE, ELEONORA DANIELE CONTRO IL SINDACO DI SERINA

    “Ma un atto così non le sembra grave?”, lo ha incalzato la conduttrice di Storie Italiane. “Nessuno ha mai speso una parola contro la ragazza”, la replica del sindaco che ha ignorato la domanda della Daniele alimentando ulteriormente la polemica in studio. Parlando del prete, ha proseguito: “ha fatto tanto bene a Serina e la gente in modo spontaneo e senza fare qualcosa contro gli ha dimostrato solidarietà in questo momento di difficoltà”. Le testimonianze del paese hanno confermato la presa di posizione dei cittadini contro la ragazza: “C’è qualcosa che non torna”, “è una storia strana, si è saputo dopo tanti anni”, “conosciamo il nostro parroco, non credo alla ragazza”, sono solo alcuni dei commenti raccolti di chi parla di un vero e proprio “errore”. “Penso sia solo un approccio umanistico nei suoi confronti”, ha ribadito il sindaco, scatenando l’ira della padrona di casa: “rimaniamo allibiti da questo!”. “Lei non ha letto la lettera”, ha accusato il primo cittadino, continuando a tirare in ballo la solidarietà della popolazione. “Ma solidarietà di ché?”, è esplosa ancora la Daniele, “lei le ha lette le carte del processo?”. “Io non ho seguito il processo”, ha spiegato, “sabato sera ero a cena con il padre della ragazza e non ci sono problemi nei loro confronti. Non vedrete alcuna intervista o parole contro la ragazza, anzi massima solidarietà alla ragazza che ha sofferto e sta soffrendo”. Eppure, la Daniele ha contestato ancora una volta la lettera di solidarietà al prete: “Non andava fatta!”. Il sindaco ha espresso il suo disappunto, ribadendo le volontà dei suoi cittadini e smentendo di essere contro Valentina e contro la sentenza: “è solo solidarietà umana”. “Ma solidarietà umana verso un violentatore?”, ha domandato la Daniele. “Chi va in galera allora voi bruciatelo perchè sono tutti colpevoli! Io non la penso così”, ha replicato il sindaco. “La solidarietà su un abuso sessuale non ci deve stare!”, ha controreplicato la conduttrice. “Siamo dalla parte delle donne e dei più deboli!”, ha chiosato.

    Abusata da prete/ Eleonora Daniele vs sindaco Serina: “no solidarietà a violentatore”

  • Violentata dal parroco, lo fa arrestare e condannare: «Ma in paese tifano per lui»

    Violentata dal parroco, lo fa arrestare e condannare: «Ma in paese tifano per lui»

    Valentina Cavagna, da diversi anni, è una ragazza maggiorenne. Solo dopo aver compiuto 18 anni, però, la donna aveva trovato il coraggio di denunciare gli abusi subiti, ancora bambina, dal parroco del proprio paese, che oltre ad essere un maestro di religione era anche un amico di famiglia. Ora che don Marco Ghilardi, ex parroco di Serina (Bergamo), è stato condannato in via definitiva, il paese si è schierato al fianco del sacerdote.

    Il sacerdote, 44 anni, dopo essere stato condannato a sei anni si trova in carcere, dopo essere stato riconosciuto colpevole degli abusi avvenuti per cinque anni, sin da quando Valentina aveva iniziato le scuole elementari. La ragazza, in un’intervista a La Repubblica, ha spiegato il perché di quella denuncia tardiva: «Ero una bambina, lui era amico dei miei, un maestro e io facevo la chierichetta… Avevo paura di non essere creduta o di fare un casino, anche se le mie amiche mi dicevano di denunciarlo. Per tanto tempo ho ripetuto a me stessa: “Quando sarò maggiorenne lo farò”. Non mi pento di ciò che ho fatto, anzi: tornassi indietro, lo denuncerei prima».

    Ad accompagnare Valentina nella caserma dei carabinieri di Serina per presentare la denuncia era stata l’ex fidanzata del fratello. La notizia, in paese, si era diffusa in poco tempo e la ragazza ricorda così quei momenti: «Dalla raccolta delle prove fino all’inizio del processo, avevo capito subito che sarebbe stata dura. La mia vita era comunque rovinata. Dopo la sentenza di primo grado avevo l’umore sotto i piedi. Ma al mio avvocato che è subentrato dopo, Francesca Longhi, ho detto: non mi fermo qua. Vado avanti a lottare perché voglio giustizia. Voglio che quell’uomo paghi per quello che ha fatto».

    Alla fine, don Marco Ghilardi è stato condannato anche in Cassazione. «Ho accolto quella sentenza scoppiando a piangere con i miei genitori e i miei fratelli, che hanno sofferto con me. Alla fine ho vinto io, spero che il prete sconti l’intera pena», spiega Valentina. Eppure, in paese molti si sono schierati dalla parte del parroco, colpevolizzando la ragazza e parlando di sentenza ingiusta. Valentina non si sa spiegare tutto quell’astio: «Rispetto il pensiero di tutti, ma forse la gente segue l’onda: basta che un gruppo di persone dica “povero prete”. Non dimentico, però, che l’ex sindaco del paese veniva in aula, dicendo che era per la verità e di non parteggiare per nessuno, ma poi alle udienze stava sempre vicino al prete e al suo avvocato…».

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/abusi_pedofilia_vaticano_inchiesta_bergamo_oggi-4361196.html