Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Bologna

  • Il prete è di una parrocchia della provincia di Ferrara, ma nella diocesi di Ravenna

    Il prete è di una parrocchia della provincia di Ferrara, ma nella diocesi di Ravenna

    Giovane denuncia un sacerdote per abusi

    Il religioso è della diocesi di Ravenna. Gli atti trasmessi alla procura di Ferrara

    Presunti abusi sessuali subiti dal prete che da poco tempo lo stava seguendo in quanto lui è un laico consacrato. È il contenuto della denuncia che un giovane ha sporto contro un parroco della provincia di Ferrara attraverso l’avvocato Nicola Casadio di Ravenna. Quello che il giovane racconta è scritto nero su bianco nella denuncia presentata poche settimane fa dal suo avvocato.

    L’atto, depositato alla Procura della città romagnola, risale a metà ottobre. Ma dopo lo sfogo del ragazzo, la notizia si è diffusa suscitando scalpore negli ambienti della diocesi di Ravenna, nelle cui competenze si trova la parrocchia del sacerdote denunciato. Secondo quanto riferito dal ragazzo nel documento, gli episodi sarebbero almeno quattro, tutti collocati all’inizio di settembre.

    Il parroco, a suo dire, sin dal suo arrivo in canonica si sarebbe proposto con frasi e gesti inequivocabili, in taluni casi palpeggiandolo. E in un caso abusando di lui. Il giovane ha anche aggiunto che in un’occasione, mentre accompagnava il sacerdote a Bologna, sarebbe stato malmenato. Avrebbe inoltre assistito – ha raccontato – a vari accessi del prete a siti hard attraverso un nickname specifico. Da parte sua il religioso lo avrebbe zittito, minacciandolo di ostacolargli il cammino della vocazione.

    A riscontro delle sue affermazioni, il ragazzo ha indicato il nome di un altro uomo che avrebbe avuto una relazione duratura con il prete. Il giovane ha anche precisato di avere ricevuto da ambienti vicini a un alto prelato pressioni per non divulgare la cosa. E di avere già denunciato i fatti a settembre, salvo poi ritirare la querela.

    La tipologia di reato esposta tuttavia non permette remissioni. In tutti i casi, la Procura di Ravenna, per competenza, dovrà trasmettere la denuncia a quella di Ferrara.

  • Un prete di Ferrara è stato denunciato per abusi sessuali.

    Un prete di Ferrara è stato denunciato per abusi sessuali.

    Un altro caso di abusi sessuali rischia di coinvolgere la Chiesa. A denunciarlo è stato un laico consacrato, che sarebbe stato vittima del prete che da poco tempo lo stava seguendo.
    Il giovane ha sporto querela contro un parroco della provincia di Ferrara attraverso l’avvocato Nicola Casadio di Ravenna. L’atto, depositato alla procura della città romagnola, risale a metà ottobre.
    LO SFOGO CON LA STAMPA. Ma dopo lo sfogo del ragazzo pubblicato dal Corriere di Romagna, la notizia si è diffusa suscitando scalpore negli ambienti diocesani. Secondo quanto riferito dal ragazzo nel documento, gli episodi sarebbero almeno quattro, tutti collocati all’inizio di settembre.
    Il parroco, a suo dire, sin dal suo arrivo in canonica si sarebbe proposto con frasi e gesti inequivocabili, in taluni casi palpeggiandolo. E in un caso abusando di lui. Il giovane ha anche aggiunto che in un’occasione, mentre accompagnava il ‘don’ a Bologna, sarebbe stato malmenato.
    Avrebbe inoltre assistito a vari accessi del prete a siti hard attraverso un nickname specifico. Da parte sua il religioso lo avrebbe zittito, minacciandolo di ostacolargli il cammino della vocazione.
    PRESSIONI SUBITE PERCHÉ NON PARLASSE. A riscontro delle sue affermazioni, il ragazzo ha indicato il nome di un altro uomo che avrebbe avuto una relazione duratura con il prete. Il giovane ha anche precisato di avere ricevuto da ambienti vicini a un alto prelato pressioni per non divulgare la cosa.
    E di avere già denunciato i fatti a settembre, salvo poi ritirare la querela. La tipologia di reato esposta tuttavia non permette remissioni. In tutti i casi, la procura di Ravenna, per competenza, deve trasmettere la denuncia a quella di Ferrara.

    Venerdì, 28 Dicembre 2012

  • LA TESTIMONIANZA CHOC «Sono stato violentato da un prete»

    LA TESTIMONIANZA CHOC «Sono stato violentato da un prete»

    Il racconto di un ventenne che, tramite il suo legale, ha presentato una denuncia in procura «Ero suo ospite e sono stato narcotizzato, ma ho visto anche festini con travestiti»

    di Carmelo Domini
    RAVENNA. «Sono stato violentato dal prete che si era offerto di ospitarmi nella sua parrocchia. E’ successo tre volte, lo scorso settembre, forse sono stato anche narcotizzato. E ora che ho avuto il coraggio di denunciarlo in procura, ho trovato anche la forza di raccontare quello che mi è successo. Anzi, forse credo che sia mio dovere farlo, per evitare che succeda anche ad altri».
    Mario (nome di fantasia), 21 anni, accento meridionale, fisico minuto e modi gentili si presenta in redazione dopo aver parlato a lungo con il suo legale, l’avvocato Nicola Casadio. Ha un borsello pieno di fogli stropicciati con appunti presi a penna e una storia molto poco natalizia che vorrebbe raccontare a qualcuno. «Lo faccio anche per sfogarmi – specifica – ma senza rancori o voglia di vendette. Nonostante tutto sono e resto cattolico e credo nella non violenza, anche quella verbale». Eppure di violenza, nella storia che racconta, ce n’è eccome. Una storia che sconvolge, indipendentemente dalla rilevanza penale che potrà avere, perché quello che colpisce è lo spaccato impietoso che Mario tratteggia – da dentro – di un mondo che in pochi conoscono. Dove l’omosessualità, per quanto condannata dai pulpiti ufficiali, viene praticata in maniera tanto diffusa quanto coperta.

    Un mondo, dirà Mario, fatto di festini, di parroci adescatori, di chat per incontri omosessuali, di saune bolognesi e locali gay dove i parroci non solo sono di casa, ma sono persino conosciutissimi in quanto tali. Quello che Mario racconta è scritto nero su bianco nella denuncia presentata poche settimane fa dal suo avvocato ed è una storia che comincia a fine estate quando il 21enne, allora con lo status religioso di “consacrato laico” («in pratica facevo vita da prete senza essere prete»), arriva nel Ravennate e viene ospitato da un parroco all’interno della canonica.La prima (fondamentale) premessa Mario la fa pochi minuti dopo essersi presentato: «Sono gay – dichiara – ne sono consapevole da quando avevo 14 anni. Ma non credo che la mia sessualità abbia influito sulla mia sensibilità religiosa e spirituale. Quel cammino l’ho intrapreso in maniera indipendente, senza dover espiare nulla e dopo un’infanzia felice.

    Qualche mese fa – continua – mi avvicinai a un ordine religioso per un periodo di preghiera e tramite vari contatti ebbi l’opportunità di arrivare qui, nel Ravennate (Mario fornisce dati dettagliati che però evitiamo di pubblicare). In un primo tempo il parroco fu subito molto gentile e disponibile, ma poi capii che la sua era una gentilezza interessata. Dopo pochi giorni, parlando con un altro ragazzo omosessuale che frequentava la parrocchia, capii che per restare ospite di quella canonica avrei dovuto transitare prima o poi dal suo letto. Un giorno mi fece le prime avances che rifiutai, poi una sera successe quello che non avrei mai immaginato: eravamo in cucina, mi preparò una tisana e dopo pochi minuti mi sentivo diverso, avevo perso ogni inibizione e in quell’occasione avvenne il primo episodio di violenza. Episodi che, in circostanze simili, si sono ripetuti altre due sere nei successivi quindici giorni. L’ultima volta, però, decisi di reagire, mi sentivo umiliato, violentato. E così il giorno dopo decisi di affrontarlo.

    Eravamo insieme nella sua auto, senza nessuno che potesse sentirci. Lui rispose in maniera violenta, mi aggredì e anche io lo colpii. Mi scaricò sulla statale e poi venne a riprendermi. Ma per me, ormai, era troppo; così scappai dalla canonica, ma non sapevo cosa fare e dove andare. Vagai per qualche ora e il giorno successivo, con il volto ancora tumefatto, feci denuncia ai carabinieri di Bologna. Ma quella querela, pochi giorni dopo, la ritirai. Perché? Perché non volevo fare del male a nessuno, perché mi sarebbero bastate delle scuse, e perché ricevetti anche sms come questo (dice mostrando il testo sullo schermo del cellulare) in cui lui, e persone vicine a lui, mi chiedevano di non sollevare “polveroni”».

    Ma sono proprio certe pressioni a fare su Mario un effetto contrario. «Io potevo anche perdonare – racconta – ma restare in silenzio mi avrebbe fatto sentire complice di tutto quello che accadeva (e forse accade ancora) in certi ambienti religiosi, e posso assicurare che si tratta di cose inimmaginabili da fuori». E mentre la sua voce cambia tono, il suo racconto cambia passo: «Conosco almeno cinque o sei religiosi della provincia notoriamente gay e conosciuti negli ambienti omosessuali del Bolognese. E’ qui che gravitano – racconta Mario – ma non fanno nulla per nascondere di essere religiosi. Uno di loro ad esempio è conosciuto con il soprannome di “sacerdotessa” e io stesso ho visto festini in cui partecipava con travestiti e ventenni adescati chissà dove. Altri ancora preferiscono le saune di Bologna e molti di loro fanno presenza fissa in un locale gay che si chiama Red, anche se ormai il luogo di incontri preferito è diventato la rete e in particolare un sito che si chiama “Gayromeo”. Alcuni dei loro nickname (soprannomi, ndr) sono noti a tutti e in tanti sanno che dietro si celano dei sacerdoti. Se ho mai raccontato tutto questo ai vertici ecclesiastici?

    Certo che l’ho fatto, sono stato sentito anche per due ore e mezza da persone molto in alto. Io non volevo vendette, non volevo fare del male a nessuno, ma volevo almeno ascolto e comprensione. E se oggi sono qui è perché non ho trovato nulla di tutto questo, ma solo una Chiesa che mi umilia come omosessuale e mi abbandona come cristiano».

    www.corriereromagna.it/ravenna/2012…-un-prete%C2%BB

  • Bologna, processo a don Dessì Condanna si riduce a sei anni

    Bologna, processo a don Dessì Condanna si riduce a sei anni

    Il sacerdote di Villamassargia era stato condannato in primo grado a 12 anni, ridotti a 9 e, dopo un annullamento della Corte Suprema, diventati 7 al secondo processo d’appello. LEGGI L’ARTICOLO COMPLETO SU L’UNIONE SARDA

    Ancora uno sconto di pena per don Marco Dessì al termine del quarto processo per gli abusi sessuali commessi su alcuni minori ospiti della sua missione in Nicaragua. Ieri mattina la terza sezione della Corte d’appello di Bologna gli ha ridotto la pena a 6 anni, uno in meno rispetto alla precedente pronuncia di secondo grado che era stata annullata dalla Cassazione. In precedenza il religioso originario di Villamassargia era stato condannato a 12 anni in primo grado e a 9 nel primo processo d’appello, che fu a sua volta annullato dalla Suprema Corte.

    Sabato 31 marzo 2012 07:24

    http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/260078

  • Ex prete condannato per pedofilia Gli fu imposto di vivere a S.Luca

    Ex prete condannato per pedofilia Gli fu imposto di vivere a S.Luca

    In Appello riduzione della pena da sei anni e dieci mesi a quattro anni e due mesi: è giudicato colpevole di atti sessuali su dieci bambine compiuti nel 2005, quando gestiva un asilo nel Ferrarese. La Curia: “Da due anni si è ritirato a vita privata”
    di LORENZA PLEUTERI
    Un ex prete di 68 anni, che dopo lo scandalo fu costretto a risiedere per un certo periodo presso il santuario di di San Luca, è stato condannato per pedofilia anche al processo d’appello: quattro anni e due mesi di reclusione, contro i sei anni e dieci mesi inflitto in primo grado. I giudici lo hanno ritenuto responsabile di atti sessuali su dieci bambine dell’asilo che gestiva nel Ferrarese, nel 2005, quando era sacerdote.

    La Arcidiocesi bolognese, appena si è diffusa la notizia della condanna, in una nota ha aggiunto alcune precisazioni. Andrea Agostini, il prete pedofilo, “dopo le prime denunce era stato cautelativamente sospeso ‘a divinis’, cioè da tutte le facoltà sacerdotali, che da allora non ha più esercitato”. Terminati gli arresti domiciliari, ammette la Curia, “per un certo tempo gli fu imposto di risiedere presso il santuario di San Luca”. Da due anni è tornato allo stato laico e non abita più in un complesso religioso. “A seguito del processo canonico, terminato con la definitiva dimissione dallo stato clericale da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede, decreto del 22 gennaio 2010, egli si è ritirato a vita privata”

    http://bologna.repubblica.it/cronaca/2012/03/09/news/ex_prete_condannato_per_pedofilia_gli_fu_imposto_di_vivere_a_s_luca-31219473/

  • Bologna, condannato in appello a 4 anni il prete pedofilo

    Bologna, condannato in appello a 4 anni il prete pedofilo

     Ha abusato tra il 2003 e il 2005 di dieci bambini tra i tre e i sei anni. Da una parrocchia ferrarese il religioso è stato ridotto nel 2008 allo stato laicale e trasferito nel santuario di San Luca

    Quattro anni e 2 mesi di detenzione per l’ormai ex don Andrea Agostini, nato 72 anni fa a Verona. È questa la condanna che la Corte d’Appello di Bologna ha inflitto al sacerdote di una parrocchia nel ferrarese accusato e riconosciuto colpevole di aver abusato tra il 2003 e il 2005 di 10 minori tra i 3 e i 6 anni che frequentavano l’asilo gestito dal religioso. Rispetto alla sentenza del tribunale di Ferrara, che risale all’aprile 2008, il prete si è visto scontare 2 anni e 8 mesi perché tra i reati non c’è più il palpeggiamento di due insegnanti, dato che secondo la corte la querela sarebbe stata tardiva.

    Al termine della sua requisitoria, a fine febbraio, il procuratore generale Miranda Bambace aveva chiesto la conferma della prima sentenza a 6 anni e 10 mesi mentre per l’avvocato della difesa,Giuseppe Coliva, il sacerdote andava assolto perché innocente, come si è sempre proclamato. Malgrado la riduzione della condanna, si tratta comunque di una “conferma delle responsabilità di don Agostini”, ha commentato a caldo uno dei legali di parte civile, Carlo Bergamasco, sostituito in udienza dal collega Simone Tritone. “Ora aspetto di leggere le motivazioni della sentenza”, ha aggiunto. Motivazioni che giungeranno entro 90 giorni e che anche per Claudia Colombo, altro avvocato delle giovanissime vittime, spiegheranno più nel dettaglio la pena più mite. “La sentenza mi rende comunque molto contenta. La difesa ha annunciato il ricorso in Cassazione e noi rispondiamo che resisteremo anche in quella sede”.

    Quella di don Agostini – la cui identità venne svelata solo nel 2010 da un’inchiesta giornalistica – è una storia che prosegue da anni. Era l’aprile 2008 quando in primo grado il sacerdote era stato condannato a 6 anni e 10 mesi di reclusione (una pena più elevata di quanto richiesto dal pubblico ministero Filippo Di Benedetto), oltre al pagamento di una provvisionale esecutiva di 28 mila euro e delle spese processuali. La vicenda era stata denunciata nel 2005 da un’educatrice e aveva portato a ricostruire una serie di carezze fuori luogo, palpeggiamenti nelle parti intime e baci sulle labbra nei confronti dei minori che frequentavano la struttura.

    Anche due maestre avrebbero subito le attenzioni del sacerdote e un anno prima dell’avvio ufficiale dell’inchiesta avevano informato le autorità religiose di quanto stava avvenendo. Dopo però avevano perso il lavoro, che riottennero all’inizio del successivo anno scolastico, quando venne assunta anche la dirigente che poi, resasi conto di quanto stava avvenendo, informò i genitori e denunciò quanto avvenuto ai carabinieri di Ferrara.

    In merito all’atteggiamento della curia di Bologna, da cui la parrocchia di don Agostini dipendeva, le motivazioni della sentenza di primo grado parlavano del “silenzio dei vertici ecclesiastici. La loro ritrosia a mettere sul tappeto le notizie sulle accuse che già da tempo circolavano sul conto [di don Agostini] equivale a implicita ammissione di conoscenza di quei fatti da parte delle gerarchie e consente di leggere tutta la vicenda come un tentativo di evitare uno scandalo che si considerava inevitabile perché fondato su fatti inoppugnabili”. Un “muro di gomma”, si legge in un passaggio, a cui non sarebbe stato estraneo nemmeno il vescovo ausiliario, monsignor Ernesto Vecchi, per evitare che la vicenda diventasse di dominio pubblico.

    Giunta la condanna in primo grado, i legali del sacerdote avevano presentato appello. Ma intanto si era mossa anche la giustizia ecclesiastica, per quanto in ritardo, era stata la critica sollevata dallaRete Laica di Bologna. All’inizio don Agostini era stato sospeso a titolo cautelativo dalle funzioni sacerdotali e solo nel dicembre 2008, 8 mesi dopo la sentenza del tribunale di Ferrara, era iniziato il processo canonico. Il sacerdote così è stato ridotto allo stato laicale dopo essere stato trasferito nel santuario della Beata Vergine di San Luca, dove gli è stato notificato l’atto di citazione per il giudizio d’appello.

    In queste settimane tutto è stato ricostruito di nuovo di fronte alla Corte d’Appello di Bologna, presieduta dal giudice Alberto Pederiali, che ha preso in considerazione una seconda volta le deposizioni della dirigente scolastica, del personale didattico e ausiliario dell’asilo e dei genitori delle vittime. E si è giunti alla nuova sentenza di colpevolezza in attesa che si definisca anche la questione del versamento della provvisionale, non pagata alle vittime dall’ex prete perché nullatenente, e del risarcimento del danno, che avverrà solo dopo il pronunciamento in Cassazione.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/07/bologna-condannato-appello-quattro-anni-prete-pedofilo/196045/

  • Pedofilia, ridotta la pena al prete condannato per atti sessuali su bambine

    Pedofilia, ridotta la pena al prete condannato per atti sessuali su bambine

    BOLOGNA – La seconda sezione della Corte d’appello di Bologna ha condannato a 4 anni e 2 mesi, dopo una camera di consiglio di meno di un’ora, un sacerdote bolognese di 68 anni per atti sessuali su 10 bambine di un’asilo che gestiva nel Ferrarese, nel 2005. La corte ha ridotto la pena rispetto al primo grado dell’aprile 2008, 6 anni e 10 mesi, ma ha di fatto accolto le tesi dell’accusa e confermato l’impianto delle contestazioni di pedofilia mosse al sacerdote. La difesa e le parti civili attenderanno i 90 giorni per la motivazione per l’eventuale ricorso in Cassazione.

    Lo farà la difesa che aveva rinnovato in appello le tesi difensive che vertevano sull’ipotesi di una ritorsione sul parroco, messa in atto dalle educatrici poiché temevano di perdere il lavoro, visto che il sacerdote gestiva l’asilo in cui lavoravano. Le educatrici denunciarono atti ambigui ma di chiara matrice sessuale – come hanno detto i vari giudici susseguiti – tra cui toccamenti sulle parti intime, sfregamenti, contatti con le bimbe, caramelle messe nelle mutandine, baci in bocca ad una di loro. Proprio sulla inattendibilità e ritardi delle denunce si era soffermato il difensore, parlando di gesti interpretati in modo difforme dalla realtà.

    Il caso scoppiò nel 2005, dopo le indagini dei carabinieri nate dalle denunce per cui il sacerdote venne anche arrestato, ai domiciliari. Poi l’inchiesta, il processo di primo grado e due anni fa la notizia che il prete era stato sospeso a divinis dal Papa e ora, secondo le notifiche eseguite per il processo, vivrebbe in una comunità religiosa nel santuario di San Luca a Bologna. (fonte: Ansa)

    07 marzo 2012

    http://corrieredibologna.corriere.it/bologna/notizie/cronaca/2012/7-marzo-2012/pedofilia-ridotta-pena-prete-condannato-atti-sessuali-bambine-2003585895872.shtml

  • Bologna, condannato in appello a quattro anni il prete pedofilo

    Bologna, condannato in appello a quattro anni il prete pedofilo

    www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/07…edofilo/196045/

    Bologna, condannato in appello a quattro anni il prete pedofilo

    Ha abusato tra il 2003 e il 2005 di dieci bambini tra i tre e i sei anni. Da una parrocchia ferrarese il religioso è stato ridotto nel 2008 allo stato laicale e trasferito nel santuario di San Luca
    Quattro anni e 2 mesi di detenzione per l’ormai ex don Andrea Agostini, nato 72 anni fa a Verona. È questa la condanna che la Corte d’Appello di Bologna ha inflitto al sacerdote di una parrocchia nel ferrarese accusato e riconosciuto colpevole di aver abusato tra il 2003 e il 2005 di 10 minori tra i 3 e i 6 anni che frequentavano l’asilo gestito dal religioso. Rispetto alla sentenza del tribunale di Ferrara, che risale all’aprile 2008, il prete si è visto scontare 2 anni e 8 mesi perché tra i reati non c’è più il palpeggiamento di due insegnanti, dato che secondo la corte la querela sarebbe stata tardiva.

    Al termine della sua requisitoria, a fine febbraio, il procuratore generale Miranda Bambace aveva chiesto la conferma della prima sentenza a 6 anni e 10 mesi mentre per l’avvocato della difesa, Giuseppe Coliva, il sacerdote andava assolto perché innocente, come si è sempre proclamato. Malgrado la riduzione della condanna, si tratta comunque di una “conferma delle responsabilità di don Agostini”, ha commentato a caldo uno dei legali di parte civile, Carlo Bergamasco, sostituito in udienza dal collega Simone Tritone. “Ora aspetto di leggere le motivazioni della sentenza”, ha aggiunto. Motivazioni che giungeranno entro 90 giorni e che anche per Claudia Colombo, altro avvocato delle giovanissime vittime, spiegheranno più nel dettaglio la pena più mite. “La sentenza mi rende comunque molto contenta. La difesa ha annunciato il ricorso in Cassazione e noi rispondiamo che resisteremo anche in quella sede”.

    Quella di don Agostini – la cui identità venne svelata solo nel 2010 da un’inchiesta giornalistica – è una storia che prosegue da anni. Era l’aprile 2008 quando in primo grado il sacerdote era stato condannato a 6 anni e 10 mesi di reclusione (una pena più elevata di quanto richiesto dal pubblico ministero Filippo Di Benedetto), oltre al pagamento di una provvisionale esecutiva di 28 mila euro e delle spese processuali. La vicenda era stata denunciata nel 2005 da un’educatrice e aveva portato a ricostruire una serie di carezze fuori luogo, palpeggiamenti nelle parti intime e baci sulle labbra nei confronti dei minori che frequentavano la struttura.

    Anche due maestre avrebbero subito le attenzioni del sacerdote e un anno prima dell’avvio ufficiale dell’inchiesta avevano informato le autorità religiose di quanto stava avvenendo. Dopo però avevano perso il lavoro, che riottennero all’inizio del successivo anno scolastico, quando venne assunta anche la dirigente che poi, resasi conto di quanto stava avvenendo, informò i genitori e denunciò quanto avvenuto ai carabinieri di Ferrara.

    In merito all’atteggiamento della curia di Bologna, da cui la parrocchia di don Agostini dipendeva, le motivazioni della sentenza di primo grado parlavano del “silenzio dei vertici ecclesiastici. La loro ritrosia a mettere sul tappeto le notizie sulle accuse che già da tempo circolavano sul conto [di don Agostini] equivale a implicita ammissione di conoscenza di quei fatti da parte delle gerarchie e consente di leggere tutta la vicenda come un tentativo di evitare uno scandalo che si considerava inevitabile perché fondato su fatti inoppugnabili”. Un “muro di gomma”, si legge in un passaggio, a cui non sarebbe stato estraneo nemmeno il vescovo ausiliario, monsignor Ernesto Vecchi, per evitare che la vicenda diventasse di dominio pubblico.

    Giunta la condanna in primo grado, i legali del sacerdote avevano presentato appello. Ma intanto si era mossa anche la giustizia ecclesiastica, per quanto in ritardo, era stata la critica sollevata dalla Rete Laica di Bologna. All’inizio don Agostini era stato sospeso a titolo cautelativo dalle funzioni sacerdotali e solo nel dicembre 2008, 8 mesi dopo la sentenza del tribunale di Ferrara, era iniziato il processo canonico. Il sacerdote così è stato ridotto allo stato laicale dopo essere stato trasferito nel santuario della Beata Vergine di San Luca, dove gli è stato notificato l’atto di citazione per il giudizio d’appello.

    In queste settimane tutto è stato ricostruito di nuovo di fronte alla Corte d’Appello di Bologna, presieduta dal giudice Alberto Pederiali, che ha preso in considerazione una seconda volta le deposizioni della dirigente scolastica, del personale didattico e ausiliario dell’asilo e dei genitori delle vittime. E si è giunti alla nuova sentenza di colpevolezza in attesa che si definisca anche la questione del versamento della provvisionale, non pagata alle vittime dall’ex prete perché nullatenente, e del risarcimento del danno, che avverrà solo dopo il pronunciamento in Cassazione.

    http://corrieredibologna.corriere.it/bolog…585895872.shtml

    l caso in un asilo del ferrarese
    Pedofilia, ridotta la pena al prete
    condannato per atti sessuali su bambine
    La Corte d’Appello ha deciso per 4 anni e 2 mesi di carcere. La difesa: si trattò solo di una ritorsione delle educatrici nei confronti del sacerdote

    BOLOGNA – La seconda sezione della Corte d’appello di Bologna ha condannato a 4 anni e 2 mesi, dopo una camera di consiglio di meno di un’ora, un sacerdote bolognese di 68 anni per atti sessuali su 10 bambine di un’asilo che gestiva nel Ferrarese, nel 2005. La corte ha ridotto la pena rispetto al primo grado dell’aprile 2008, 6 anni e 10 mesi, ma ha di fatto accolto le tesi dell’accusa e confermato l’impianto delle contestazioni di pedofilia mosse al sacerdote. La difesa e le parti civili attenderanno i 90 giorni per la motivazione per l’eventuale ricorso in Cassazione.

    Lo farà la difesa che aveva rinnovato in appello le tesi difensive che vertevano sull’ipotesi di una ritorsione sul parroco, messa in atto dalle educatrici poiché temevano di perdere il lavoro, visto che il sacerdote gestiva l’asilo in cui lavoravano. Le educatrici denunciarono atti ambigui ma di chiara matrice sessuale – come hanno detto i vari giudici susseguiti – tra cui toccamenti sulle parti intime, sfregamenti, contatti con le bimbe, caramelle messe nelle mutandine, baci in bocca ad una di loro. Proprio sulla inattendibilità e ritardi delle denunce si era soffermato il difensore, parlando di gesti interpretati in modo difforme dalla realtà.

    Il caso scoppiò nel 2005, dopo le indagini dei carabinieri nate dalle denunce per cui il sacerdote venne anche arrestato, ai domiciliari. Poi l’inchiesta, il processo di primo grado e due anni fa la notizia che il prete era stato sospeso a divinis dal Papa e ora, secondo le notifiche eseguite per il processo,vivrebbe in una comunità religiosa nel santuario di San Luca a Bologna. (fonte: Ansa)

    07 marzo 2012

  • Pedofilia, Bologna: pena ridotta in appello a don Andrea Agostini (Ansa)

    Pedofilia, Bologna: pena ridotta in appello a don Andrea Agostini (Ansa)

    La II sezione della Corte d’appello di Bologna (Pederiali, Di Bari e Passerini) ha condannato a 4 anni e 2 mesi, dopo una camera di consiglio di meno di un’ora, un sacerdote bolognese, don Andrea Agostini, 68 anni, per atti sessuali su 10 bambine dell’asilo che gestiva nel Ferrarese, nel 2005.

    La corte ha ridotto la pena rispetto al primo grado dell’aprile 2008, 6 anni e 10 mesi, ma ha di fatto accolto le tesi dell’accusa e confermato l’impianto delle contestazioni di pedofilia mosse al sacerdote. La difesa (avv. Giuseppe Colliva) e le parti civili (avv. Colombo, Pritoni e Bergamasco) attenderanno i 90 giorni per la motivazione per l’eventuale ricorso in Cassazione.

    Lo farà la difesa che aveva rinnovato in appello le tesi difensive che vertevano sull’ipotesi di una ritorsione sul parroco, messa in atto dalle educatrici poiché temevano di perdere il lavoro, visto che il parroco gestiva l’asilo in cui lavoravano. Le educatrici denunciarono atti ambigui ma di chiara matrice sessuale – come hanno detto i vari giudici susseguiti – tra cui toccamenti sulle parti intime, sfregamenti, contatti con le bimbe, caramelle messe nelle mutandine, baci in bocca ad una di loro.

    Proprio sulla inattendibilità e ritardi delle denunce si era soffermato il difensore, parlando di gesti interpretati in modo difforme dalla realtà. Il caso scoppiò nel 2005, dopo le indagini dei carabinieri nate dalle denunce per cui il sacerdote venne anche arrestato, ai domiciliari. Poi l’inchiesta, il processo di primo grado e due anni fa la notizia che il prete era stato sospeso a divinis dal Papa e ora, secondo le notifiche eseguite per il processo, vivrebbe in una comunità religiosa nel santuario di San Luca a Bologna. (YWV-MR)

    http://norational.wordpress.com/2012/03/07/pedofilia-bologna-pena-ridotta-in-appello-a-don-andrea-agostini/

  • Prete pedofilo in Appello

    Prete pedofilo in Appello

    Iniziato il secondo grado per il sacerdote condannato a Ferrara a 6 anni

    Non si è ancora conclusa la vicenda giudiziaria del prete, residente nell’alto ferrarese, accusato di aver molestato una decina di bambine affidate all’asilo nido parrocchiale. La vicenda iniziò nel 2005, con la denuncia presentata ai carabinieri da alcune maestre impegnate nella stessa struttura, le quali avevano notato nel comportamento dell’uomo con i più piccoli degli atteggiamenti poco chiari. Le insegnanti, inizialmente timorose nell’esprimere un giudizio così forte sul sacerdote, vennero motivate a presentare i loro dubbi all’autorità dalla direttrice didattica della scuola materna, testimone oculare di alcune attenzioni particolari riservare dall’uomo a una bambina originaria del Kosovo, ospitata assieme ai suoi familiari nella struttura.

    Le indagini condotte sulla vicenda portarono il tribunale di Ferrara ad emettere nei confronti dell’uomo una sentenza di colpevolezza, per scontare la quale veniva stabilita una condanna a sei anni e dieci mesi di reclusione (vai all’articolo). L’avvocato del sacerdote, Giuseppe Coliva, ricorse in secondo grado e per questo ieri il caso è stato discusso nella sede della Corte d’Appello di Bologna.

    Il legale in aula ha sostenuto come ai danni del’ex sacerdote – l’uomo infatti, già sospeso in via cautelare dall’esercizio di tutte le facoltà sacerdotali nell’aprile 2005, dopo gli arresti domiciliari, è stato ridotto dalla Congregazione per la Dottrina della Fede allo stato laicale (vai all’articolo) – possa essere stato organizzato un complotto, da parte delle maestre che temevano di perdere il lavoro. Inoltre ha contestato la tardività della denuncia e ha insistito affinché fossero reinterpretati i gesti considerati equivoci. Quest’ultimo punto è stato fermamente rigettato sia dalla procura generale che dalle parti civili.

    La discussione si è conclusa con la richiesta di assoluzione da parte della difesa, e in subordine la contestazione per un fatto lieve, a cui si è contrapposta la procura assieme alle parti civili,  rappresentate dagli avvocati Colombo e Pritoni, i quali vorrebbero invece la riconferma della sentenza di primo grado.

    Il collegio dei giudici, composto dal presidente Pederiali assieme a Di Bari e Passerini, renderà noto il proprio giudizio il 7 marzo.

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