Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Bologna

  • Ancora polemica per la presenza di Don Pinetto nella parrocchia di piazza Bologna: fedele scrive a Lupi

    Ancora polemica per la presenza di Don Pinetto nella parrocchia di piazza Bologna: fedele scrive a Lupi

    “La parola misericordia è in voga, ma esprimo il mio intenso disappunto. Confido in una giustizia differente rispetto a quella umana”

    Savona. Una lettera indirizzata a monsignor Vittorio Lupi, vescovo della diocesi di Savona-Noli. A scriverla è un fedele che, con toni estremamente pacati, ma altrettanto decisi, critica la scelta di collocare Don Pietro Pinetto come collaboratore nella parrocchia di San Pietro da Paola, in piazza Bologna a Savona.

    Di seguito pubblichiamo il testo integrale della lettera: “Buongiorno, non Le faccio perdere tempo e vado al cuore di ciò che intendo comunicarLe tramite lettera aperta inviata anche a principali mezzi di informazione. So che da diverso tempo Lei ha deciso di trasferire nella parrocchia di Piazza Bologna, nel cuore del quartiere più popoloso di Savona , un prete ‘assolto’ dall’infamante accusa di pedofilia, scrivo la parola ‘assolto’ tra virgolette in quanto essa deriva da prescrizione, non perché il fatto non sia accaduto”.

    “Lei – prosegue la lettera – sarà sicuramente a conoscenza delle peculiarità del quartiere almeno per averle lette dagli articoli pubblicati di recente e sarà di certo edotto circa il fatto che in quella parrocchia, vengono portati molti bambini. Scrivo solo ora perché ho atteso l’ufficializzazione a mezzo stampa della sentenza ma, si fidi, ho meditato molto prima di farlo come di certo voglio credere avrà fatto anche Lei. Comprendo che siamo nel periodo in cui è tornata in voga la parola misericordia(parola perché i fatti sono molto differenti), capisco che occorre perdonare (ma anche aiutare il peccatore a non ripetere il peccato), comprendo che bisogna porgere l’altra guancia (la propria, non quella degli altri) non giudico il Suo operato in quanto Lei ha una visione differente rispetto alla mia e magari le Sue ragioni sono validissime, ma mi permetto di esprimerLe tutto il mio vivo, forte ed intenso disappunto”.

    “Le auguro di essere sempre in pace con la Sua coscienza. Rispettosamente Le porgo i miei saluti confidando in una giustizia differente rispetto a quella umana che si sa essere molto limitata, giustizia superiore di cui Lei dovrebbe essere garante” si conclude la lettera firmata dal fedele.

    http://www.ivg.it/2016/02/ancora-polemica-per-la-presenza-di-don-pinetto-nella-parrocchia-di-piazza-bologna-fedele-scrive-a-lupi/

  • SAVONA: Caso pedofilia, così due religiosi scoprirono gli abusi.

    SAVONA: Caso pedofilia, così due religiosi scoprirono gli abusi.

    SAVONA. La bacchettata del gip Fiorenza Giorgi alla Chiesa savonese riguardo alla presunta indifferenza nei confronti delle vittime di fronte a casi scottanti (pedofilia ed omosessualità) non sarebbe passata inosservata. E le reazioni nel mondo cattolico sono state immediate, vibranti, fino a raggiungere i piani alti. L’accurata indagine condotta dal pm Giovanni Battista Ferro e dalla squadra mobile ha infatti permesso di portare alla luce uno spaccato inquietante della vita in Seminario negli anni’70-’80 che si sarebbero poi riverberate anche in seguito con i casi scottanti che hanno portato alla condanna di don Giorgio Barbacini e don (ormai ex) Nello Giraudo sempre per pedofilia. Un fenomeno che negli ultimi decenni avrebbe subìto un rallentamento, ma che per molto, troppo, tempo, sarebbe stato ignorato se non addirittura “coperto” «per salvaguardare l’immagine della Diocesi». E servirebbe un gesto deciso, preciso,della Chiesa per porre fine a quel periodo di veleni. Don Pietro Pinetto ha comunque sempre rigettato al mittente le accuse di aver toccato le parti intime di due minorenni dei quali si doveva occupare, accusando soprattutto S. P. di mentire. Nella sua versione dei fatti, il prete cellese, ora in piazza Bologna, ha contestato anche la ricostruzione dei luoghi fatta dalla vittima e in particolare su una stanzetta a fianco della camerata principale dove si sarebbero consumati alcuni atti di libidine. Ma se i genitori della vittima – in particolare la madre – non sembrano avere dubbi sul comportamento dell’educatore nei confronti del figlio, uno squarcio di sereno e aria pura nel cielo plumbeo dei non so, non ricordo, assolutamente non ricordo nulla del genere, è arrivato dal vicario generale della diocesi, Antonio Ferri e dall’ex prete Eugenio Illarcio. Don Ferri, infatti nel corso dell’audizione davanti agli agenti di polizia ha in un primo momento sostenuto di non aver mai avuto notizia di comportamenti sospetti di don Pinetto, per poi aggiungere di aver appreso da un prete (ora deceduto) della richiesta d’aiuto della mamma di S. P. per una serie di problemi che avrebbe avuto il giovane seminarista con don Pinetto. Ma da un confronto con i superiori, sempre secondo il racconto derelato fatto a don Ferri, il prete negò gli addebiti. A conferma della tesi dell’accusa sulla conferma degli avvenuti abusi è arrivata la dichiarazione di Eugenio Illarcio nella quale – era il 2013 – sottolineava che don Pinetto si sarebbe giustificato delle accuse di un secondo seminarista limitandosi a un «gli ho insegnato a lavarsi». Un discorso che sarebbe avvenuto a Celle a commento delle notizie giornalistiche proprio sulla vicenda giudiziaria che aveva travolto don Pietro Pinetto.

    ciolina@ilsecoloxix.it

  • Bologna, adescava ragazzini in rete: arrestato un capo scout

    Bologna, adescava ragazzini in rete: arrestato un capo scout

    BOLOGNA – Erano riusciti a carpire la fiducia di un ragazzino bolognese di 12 anni, chattando con lui il pomeriggio e la sera tarda o addirittura di notte. Uno dei due adulti l’aveva convinto a incontrarlo, e in quell’appuntamento il 12enne e l’uomo si erano ripromessi di rivedersi per un rapporto intimo, che non c’è stato grazie alla scoperta della chat da parte dei genitori del ragazzino. Chat che conteneva quasi solo argomenti di tipo sessuale. La polizia postale ha denunciato i due adulti che avevano contattato il piccolo bolognese, grazie alle tracce lasciate sui social network dai due indagati, un 48enne pugliese da tempo residente a Modena, operaio metalmeccanico, celibe, con numerosi precedenti per pornografia minorile e abuso di minori; e un 24enne veneto, residente a Bologna, capo scout e impegnato nel volontariato, arrestato in flagranza e sottoposto a obbligo di dimora: poco tempo fa ha incontrato un 12enne di Treviso.

    In una nota la Postale spiega che “la strategia che sottende alle condotte dell’adescatore prevede che questi contatti le proprie vittime in ambienti virtuali che potenzialmente gli consentono di interagire con i minori lontano dal controllo dei genitori, mettendolo al riparo dal rischio di essere individuato e fermato”. “Il pedofilo, a differenza dei genitori, ma degli adulti in genere – sottolinea la Postale – è aggiornatissimo su ogni fluttuazione e sulle nuove “tendenze” dei giovani nell’utilizzo degli smartphone: sa agire con efficacia ed adotta egli stesso le modalità di comunicazione proprie degli adolescenti”.

    Il 48enne infatti attraverso account facebook falsi aveva raggiunto almeno 180 ragazzini fra gli 11 e i 15 anni, “che l’uomo contattava via chat per dialogare principalmente di sesso, incalzandoli con domande sulle loro preferenze e sulle loro “esperienze” in merito e poter ottenere foto e video a contenuto pedopornografico”. Durante un sequestro nella sua abitazione è stato individuato materiale informatico.

    Il più giovane dei due, il 24enne, che in rete utilizzava il

    suo vero nome, aveva almeno 300 contatti di adolescenti e preadolescenti; fra di essi anche un minorenne di Treviso, che il capo scout ha incontrato: in quell’occasione, per pedinarlo e incastrarlo, “è stato predisposto un servizio di appostamento che portava al suo arresto nella flagranza del reato di “atti sessuali con minorenne”, nella camera del ragazzino. I contatti tra l’educatore scout ed il minore avvenivano soprattutto attraverso Whatsapp.

    http://bologna.repubblica.it/cronaca/2016/02/06/news/adescavano_minori-132833064/

  • SAVONA; Il rettore disse al ragazzino abusato: «Hai fatto solo un brutto sogno»

    SAVONA; Il rettore disse al ragazzino abusato: «Hai fatto solo un brutto sogno»

    L’ULTIMA ARCHIVIAZIONE PER DON PINETTO SI TRASFORMA IN UN’INVETTIVA CONTRO LACHIESA OMERTOSA

    SAVONA. «Mi disse che avevo fatto un brutto sogno». L’allora rettore del seminario, Andrea Giusto, avrebbe liquidato con queste poche parole il giovane seminarista S. P.(ora ha 54 anni) che si era rivolto a lui dopo le morbose attenzioni ricevute da don Pietro Pinetto.

    Era il 1974 quando nel seminario di Savona si sarebbero verificati i drammi. «Con Giusto parlai direttamente, prima ancora di scappare, dentro al seminario – aggiunge una delle vittime del prete- io del rettore mi fidavo; andai a colloquio con lui alla fine,dopo aver assistito all’episodio in cui don Pinetto masturbava un mio compagno».

    È uno dei passaggi più delicati e crudi del decreto di archiviazione firmato dal giudice delle indagini preliminari Fiorenza Giorgi per l’ex parroco di San Michele a Celle ed attualmente“aiutante” nella parrocchia di San Francesco da Paola in piazza Bologna, indagato di calunnia nei confronti della vittima che lo aveva denunciato.

    «Pinetto ha avuto degli atteggiamenti particolari nei mie confronti….ricordo che la prima volta che mi ha toccato è stato quando mi voleva spiegare come bisognava lavarsi nelle parti intime – è il racconto di D. G., una presunta seconda vittima del prete – Ha iniziato facendomi spogliare….».

    Ma c’è una lettera autografata scritta da S. P. ai genitori subito dopo i fatti e nella quale aveva trovato le parole per confidare ai suoi quelle terribili esperienze nel seminario savonese: «Cominciò ad abbracciarmi e piano piano scendeva sempre più in basso: quando arrivò a quel punto divenni freddo come il ghiaccio, non riuscivo più a parlare e mentre lo trastullava diceva “chissà se muovendo un poco…»

    G.CIO. Il Secolo XIX Savona

  • Accusò il don di pedofilia: cominciato il processo per estorsione e calunnia

    Accusò il don di pedofilia: cominciato il processo per estorsione e calunnia

    Il parroco fu condannato in primo grado e assolto in appello, per poi passare al ‘contrattacco’

    È cominciato davanti al giudice Alessandra Testoni il processo per estorsione e calunnia che vede alla sbarra un 35enne di origine serba che accusò il parroco Andrea Margutti di violenza sessuale sul figlio.

    Una vicenda che ha visto prima la condanna in primo grado e poi l’assoluzione in appello per il ‘don’, che affiancato dal proprio legale Claudio Maruzzi è poi passato al contrattacco denunciando il 35enne, che a suo avviso si sarebbe inventato l’accusa di pedofilia per riuscire a farsi intestare la casa del prete.

    La vicenda inizia nell’estate del 2010, quando il parroco accoglie il 35enne e la sua famiglia nella propria abitazione. Pochi mesi dopo sono già sorti i problemi:  il parroco chiedeva ai suoi ospiti di trovare una nuova sistemazione, ma il capofamiglia gli avrebbe risposto minacciando di denunciarlo per violenza sessuale sul figlio, di appena tre anni: “Se mi sfratti ti denuncio per pedofilia”, sono le parole che don Margutti riportò in aula durante il processo di primo grado. Dopo la condanna a un anno e quattro mesi per violenza sessuale su minore, il parroco fu sospeso ‘a divinis’ dal vescovo Luigi Negri. Ma la decisione del tribunale ferrarese fu ribaltata due mesi fa dalla corte di appello di Bologna, che lo assolse con formula piena ‘perchè il fatto non sussiste’.

    Ieri (3 febbraio) si è svolta la prima udienza del nuovo processo, in cui il giudice ha ammesso tutti i circa 30 testimoni indicati da procura, parte civile e difesa, oltre ai due consulenti indicati dall’avvocato Maruzzi: una psicologa che descriverà le condizioni psicologiche in cui versava il prelato all’epoca della denuncia e un tecnico che ha ricostruito gli orari di arrivo del sacerdote alla festa di compleanno del figlio dell’imputato, che secondo il don sono incompatibili con la versione di alcuni testimoni. In quell’occasione si sarebbe verificato l’episodio di molestie sessuali che portò alla condanna di Margutti, poi annullata in appello.

    “Non mi spiego il fatto che, a tutt’oggi, dopo l’assoluzione in appello decisa a settembre – commenta l’avvocato Maruzzi dopo l’udienza -, chiesta dalla stessa Procura Generale, non sia stata ancora revocata la sospensione  a divinis disposta nei confronti del sacerdote dopo la condanna in primo grado. Forse per la Curia il prelato, in attesa della definitività della assoluzione, è ancora da ritenersi presunto colpevole?”.

    Accusò il don di pedofilia: cominciato il processo per estorsione e calunnia

  • Pedofilia, sconto di pena per l’ex prete Giovanni Desio

    Pedofilia, sconto di pena per l’ex prete Giovanni Desio

    Ravenna, 27 novembre 2015 – Ha ottenuto uno sconto di pena di due anni rispetto alla condanna che aveva rimediato in primo grado dal Gup del Tribunale di Ravenna. Nel pomeriggio a Bologna è finito con una condanna a otto anni e otto mesidi carcere il processo d’appello contro Giovanni Desio, per 13 anni parroco di Casal Borsetti, sul litorale ravennate, accusato di avere avuto rapporti sessuali con almeno quattro ragazzini a lui affidati di età tra i 12 e i 15 anni.

    Cinquantatrè anni, anni, nato a Milano, a lungo residente a Saronno, in provincia di Varese, e arrestato per questa vicenda la mattina del 5 aprile 2014 dalla polizia in canonica a Casal Borsetti, Desio dopo un periodo in carcere a Forlì si trova ancora ai domiciliari in una struttura di Città di Castello, in provincia di Perugia, che accoglie preti segnati da problematiche personali che possono andare da turbe della sfera sessuale a depressioni. Da tempo il Vaticano lo ha dimesso dallo stato clericale dispensandolo di conseguenza dal celibato.

    Confermate tutte le provvisionali assegnate alle parti civili: due minorenni attraverso i loro genitori, la Diocesi di Ravenna-Cervia e l’associazione ‘Dalla parte dei minori’, attiva sul territorio ravennate dal 2003.Finora ai quattro minorenni Desio ha dato 100 mila euro, somma ritenuta non congrua ai danni subiti.

    http://www.ilrestodelcarlino.it/ravenna/don-desio-condanna-appello-1.1525162

  • Condannato a 8 anni e 8 mesi in appello per pedofilia Giovanni Desio, ex parroco di Casal Borsetti

    Condannato a 8 anni e 8 mesi in appello per pedofilia Giovanni Desio, ex parroco di Casal Borsetti

    Otto anni e otto mesi, ovvero due anni in meno rispetto a quelli inflittigli in primo grado dal Gup del Tribunale di Ravenna. E’ questa la sentenza pronunciata a Bologna nel pomeriggio di venerdì per il processo d’appello nei confronti di Giovanni Desio, per 13 anni parroco di Casal Borsetti, sul litorale ravennate, accusato di aver avuto rapporti sessuali con almeno quattro ragazzini a lui affidati, di età tra i 12 e i 15 anni (oltre che di quella di Ravenna, originari anche delle province di Treviso e Bergamo).

    Desio, 53 anni, nato a Milano, a lungo residente a Saronno (Varese) e arrestato per questa vicenda la mattina del 5 aprile 2014 dalla polizia nella canonica della parrocchia di Casal Borsetti, dopo un periodo in carcere a Forlì si trova ancora ai domiciliari in una struttura in provincia di Perugia che accoglie preti segnati da problematiche personali.
    Da tempo il Vaticano lo ha dimesso dallo stato clericale. Confermate dai giudici tutte le provvisionali assegnate alle parti civili (fin qui Desio ha dato 100 mila euro ai quattro minorenni, somma però ritenuta non congrua ai danni subiti): due minorenni attraverso i loro genitori, la Diocesi di Ravenna-Cervia e l’associazione ‘Dalla parte dei minori’, attiva sul territorio ravennate dal 2003.

    http://www.ravennanotizie.it/articoli/2015/11/28/condannato-a-8-anni-e-8-mesi-in-appello-per-pedofilia-giovanni-desio-ex-parroco-di-casal-borsetti.html

  • Pedofilia, nuovo affondo di don Lupino A fine messa: «Solidale con don Pinetto? No, sono solidale con le sue vittime»

    Pedofilia, nuovo affondo di don Lupino A fine messa: «Solidale con don Pinetto? No, sono solidale con le sue vittime»

    SAVONA. Mentre il mondo clericale savonese si è stretto intorno a don Pietro Pinetto, a seguito delle perplessità espresse da alcune mamme sul suo ruolo nella nuova parrocchia di San Francesco, in piazza Bologna, qualcuno ha riservato un pensiero alle vittime di pedofilia. È, ancora una volta,il grande accusatore della pedofilia clericale, don Giovanni Lupino, che ieri, al termine della messa, ha precisato la sua posizione. «Dal vicariato diocesano – ha detto il parroco di Lavagnola Lupino- ho ricevuto una e-mail,in cui si precisava che tutti i sacerdoti savonesi sono solidali con don Pinetto, eccetto qualcuno. Specifico ai parrocchiani che, quel “qualcuno”, sono io. Sono solidale non con il collega, ma con le vittime. Mi risulta che le accuse di pedofilia, contro il sacerdote, siano risultate reali, ma prescritte». Dure parole anche verso chi aveva, in questi giorni, tentato di denigrare le vittime, definendole ex tossicodipendenti ed ex galeotti. «Le vittime, che ho riascoltato, di recente, e le cui storie mi sono tristemente note – dice Lupino -, si trovavano in seminario e avevano 12anni, quando hanno subito molestie. Non erano,a quel tempo, né ex carcerati né drogati. Se, poi, qualcuno si è avvicinato all’eroina e uno si è suicidato, dovremmo farci qualche domanda. Per questo, nei miei incontri con il nunzio apostolico, ho chiesto che venga avviato seriamente un processo canonico contro don Pinetto». Nei giorni scorsi il gruppo scout di Lavagnola, in aperta polemica con l’atteggiamento di don Lupino,ha annunciato l’addio alla parrocchia.

    Silvia Campese IL SECOLO XIX Savona

  • Don Pinetto in chiesa, le famiglie si dividono tra allarme e silenzi

    Don Pinetto in chiesa, le famiglie si dividono tra allarme e silenzi

    C’è chi porterà via il figlio e chi «sorveglierà»

    SILVIA CAMPESE SAVONA.

    Non si parlava d’altro,ieri mattina, all’ingresso delle scuole di via Verdi,a Villapiana. Il giorno dopo l’incontro nella parrocchia di San Francesco, in piazza Bologna, in cui sono emerse preoccupazioni, da parte dei genitori, rispetto al ruolo che don Pietro Pinetto assumerà nell’attività con i bambini, erano tante le mamme che hanno chiesto spiegazioni sugli esiti della serata. Una riunione, in apparenza, come tutte le altre, finalizzata a organizzare, dividere i compiti e creare un clima di collaborazione, in apertura dell’attività di catechismo. Ma la tensione era nell’aria. Sino a che una mamma ha alzato la mano per chiedere chiarimenti. «Solo una di noi ha trovato il coraggio di rivolgersi al nostro parroco, don Danilo Grillo,e alle catechiste – dice uno dei genitori, presenti all’incontro in piazza Bologna-.

    Ha alzato la mano e, senza tergiversare, si è detta preoccupata della presenza, in parrocchia, di un sacerdote, accusato di pedofilia. Ha aggiunto che avrebbe voluto rassicurazioni sul fatto che, don Pinetto, non avrebbe avuto nulla a che fare con i bambini e con i ragazzi. Altrimenti avrebbe portato la figlia altrove». Di seguito, un attimo di gelo. Il dubbio, che risuonava nella testa di parecchie famiglie, era diventato pubblico e, quindi, non era più tabù. «Non abbiamo aggiunto una parola – continua il genitore- ma abbiamo percepito, da parte di qualcuno, un certo malcontento per l’intervento. Un padre e altri due genitori si sono rivolti con durezza alla donna invitandola, se aveva di questi dubbi, a portare via la figlia. Altri, come noi, la maggior parte, abbiamo tirato un sospiro di sollievo,perché qualcuno aveva trovato il coraggio di avanzare la domanda che, da qualche giorno, avevamo in testa.

    Ora ci avrebbero dovuto rispondere». Difficile ignorare la vicenda giudiziaria, che ha coinvolto don Pinetto: il caso, formalmente, non è ancora chiuso. Era il 2013 quando il sacerdote fu iscritto nel registro degli indagati per abusi sessuali su almeno quattro dodicenni: solo uno ha,di fronte al pm, ritrattato, a differenza di quanto – riferiscono alcuni genitori- abbiano detto ieri alla riunione, nel tentativo di rassicurare le famiglie. Il fascicolo è ancora nelle mani del pm Giovanni Battista Ferro, in attesa della richiesta al gip di archiviazione per prescrizione. Fatti accaduti troppo tempo fa, secondo la giurisprudenza.

    «Don Grillo è stato accogliente e disponibile come sempre – spiega il genitore-, così come le catechiste. Hanno difeso l’innocenza di don Pinetto e hanno, comunque, garantito che non si sarebbe occupato del catechismo». Non tutti, al termine, hanno confermato l’iscrizione al catechismo. «Tutti noi abbiamo grande fiducia nel nostro parroco e, quindi, penso che saranno in pochi a ritirare i figli–conclude il genitore-. Don Danilo è un esempio e crediamo nel suo ruolo di supervisore. Una cosa è certa: la nostra comunità è unita. Sorveglieremo sull’attività con un occhio particolare»

    Il Secolo XIX Savona

  • Rivolta in chiesa contro don Pinetto catechista

    Rivolta in chiesa contro don Pinetto catechista

    I genitori non vogliono il prete che fu indagato per pedofilia: «Porteremo via i nostri figli»

    IL SACERDOTE TRASFERITO DA CELLE A SAN FRANCESCO E SANLORENZO. IERI INCONTRO FAMIGLIE-PARROCO

    SAVONA. Le voci corrono. Ma l’arrivo di don Pietro Pinetto, dalla parrocchia di San Michele di Celle a Savona, era passato inosservato. Sino a ieri. Quando le mamme dei bimbi delle due chiese cittadine, in cui il sacerdote svolgerà attività accanto al parroco don Daniele Grillo, San Francesco inpiazza Bologna e San Lorenzo alla Rusca, si sono rivoltate contro la decisione della curia. La causa è da rintracciarsi nelle vicende giudiziarie, che hanno coinvolto il sacerdote, e che si sono concluse ormai due anni fa. Nel 2013, don Pinetto è stato iscritto nel registro degli indagati per abusi sessuali su almeno quattro dodicenni (uno solo di fronte al pm e agli agenti della squadra mobile ha negato), ed il fascicolo è ancora nelle mani del pm Giovanni Battista Ferro in attesa della richiesta dal gip di archiviazione per prescrizione. Don Pinetto, successivamente, era stato accusato di aver ingiustamente denunciato per diffamazione a mezzo stampa Sandro P., una delle vittime,«pur sapendolo innocente, visto che, dalle indagini compiute,sono risultate fondate le accusa di abusi sessuali su minore, perpetrate agli inizi degli anni settanta, in seminario». Un profilo, quello del sacerdote proveniente da Celle, che non è passato inosservato ad alcune delle madri dei duecento bambini, che frequentano le parrocchie savonesi, tra attività di catechismo e scout. Tanto che, ieri sera, prima della consueta riunione di inizio anno per la dottrina dei figli, hanno manifestato con chiarezza l’intenzione di ritirare i figli se sarà don Pinetto a occuparsi delle attività riguardanti i minorenni, come riportato anche da una comunicazione della Rete l’Abuso. «Ci siamo confrontate da alcuni giorni, appena abbiamo preso coscienza della situazione che si sarebbe creata in parrocchia – spiega Francesca, portavoce del gruppo delle mamme savonesi-. Questa sera, nella consueta riunione con il parroco,esprimeremo la nostra assoluta opposizione all’affidamento dei nostri figli al sacerdote, su cui pesano accuse estremamente gravi. Non vogliamo né fare polemiche né attirare l’attenzione dei media: semplicemente, non intendiamo che i nostri figli si possano trovare in situazioni che possano mettere a repentaglio la serenità della loro infanzia. La decisione, che coinvolge un folto gruppo di noi, è chiara: se il sacerdote non verrà sollevato dalle attività, che coinvolgono i nostri bambini e ragazzi, li porteremo altrove». Parole dure, che rischiano di aprire una ferita, nella chiesa savonese, che sembrava ormai chiusa. Costringendo la curia a rivedere i ruoli dei suoi sacerdoti e, soprattutto,a ricreare un filo diretto con i fedeli.

    S.C. Il Secolo XIX Savona