Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Bolzano

  • All’Alto Commissariato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite il report “Italia” del marzo 2018 di “National Secular Society” che include anche i report della Rete L’ABUSO

    All’Alto Commissariato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite il report “Italia” del marzo 2018 di “National Secular Society” che include anche i report della Rete L’ABUSO

    Nella sezione del 22 e 23 gennaio 2019, salirà sul “banco degli imputati” la Repubblica Italiana, la cui posizione sarà esaminata dal Comitato Onu per la Tutela del Fanciullo.

    Anche secondo le accuse recentemente formulate dal poll legale della Rete L’ABUSO (Diffida del 19.2.18 e esposto denuncia del 18.10.18), lo Stato italiano, oltre ad essere inadempiente di fronte a trattati internazionali e convenzioni di vario genere, attuerebbe nei confronti del fenomeno, politiche omissive che come diretta conseguenza produrrebbero un favoreggiamento al fenomeno stesso.

    Di seguito, uno dei report sull’Italia agli atti delle Nazioni Unite, report che sarà incluso nella consultazione del prossimo 22 e 23 gennaio 2019, un report che contiene anche la documentazione e le ricerche della Rete L’ABUSO.
    Di seguito il documento di “National Secular Society” Report in lingua originale


    CONVENZIONE DELLE NAZIONI UNITE SUI DIRITTI DEL BAMBINO

    RELAZIONE ALTERNATIVA SULL’ITALIA

    (report sul caso Italia)

    PREPARATO DALLA National Secular Society (UK)

    PRE-SESSIONE ALLA 80ª SESSIONE

    MARZO 2018

    NON ESISTE L’INDICE IN QUANTO IL MATERIALE SI RIFERISCE AL CLUSTER 4.

    4 Diritti civili e libertà (articolo 19)

    Autori

    1. Questo report è stato preparato dalla UK National Secular Society (“NSS”)

    Il presidente, Keith Porteous Wood e membro del Consiglio NSS Josephine Macintosh che ha parlato per l’NSS al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite (“UNHRC”). Sig Porteous Wood ha lavorato presso il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite e presso il Comitato per il Diritti del fanciullo, per assicurare che la Santa Sede sia stata esaminata dal Comitato, come non lo era stato per molti anni, e che il Comitato avesse tutto le informazioni necessarie per aiutarlo a compilare le sue osservazioni conclusive (1)

    Metodologia e approccio generale

    1. La National Secular Society lavora per la separazione tra religione e stato, e per uguale rispetto per i diritti umani di tutti, in modo che nessuno sia avvantaggiato o svantaggiato a causa delle proprie convinzioni. Dal 2016 siamo considerate un organismo consultivo speciale presso il Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite.
    2. Il nostro lavoro menzionato sopra, relativo alla Santa Sede e altrove, per esempio con la Chiesa anglicana, ci ha portato a concludere che l’abuso del clero è molto più diffuso di quanto non ci si accorga, e spesso nascosto da decenni. Questo occultamento è spesso dovuto a voti di segretezza e azioni legali aggressive adottate dal clero. Cerchiamo quindi di sensibilizzare e suggerire i modi in cui può essere ridotto al minimo.
    3. Abbiamo cercato le informazioni più affidabili e disponibili e, pur riconoscendo che ciò potrebbe non essere completo, abbiamo incluso informazioni validate da fonti diverse. Evidentemente l’assenza di informazioni ufficiali non significa l’assenza di un problema, anzi è probabile che sia il contrario, specialmente in Italia dove la cultura del clericalismo e il potere della Chiesa cattolica filtra la società civile, rendendo insensibile la capacità di quest’ultima di ritenere la Chiesa la causa.
    4. Riconosciamo che molti abusi (violenze sessuali e di altra natura da parte di adulti) nei confronti di minori avvengono in famiglia e molti si verificano anche in ambienti istituzionali non ecclesiastici. Chiaramente, le accuse credibili dovrebbero essere perseguite con tutta la forza della legge.
    5. Riconosciamo anche che l’abuso nelle organizzazioni ecclesiastiche non è limitato al cattolicesimo o ad organizzazioni cristiane, ma si estende a tutte le confessioni e le religioni a vari livelli. L’enfasi sugli abusi nelle organizzazioni cattoliche, in questo rapport, è in funzione del gran numero di istituzioni sotto l’egida della Chiesa cattolica e da parte degli Stati sono state riscontrate prove di abusi su scala significativa.
    6. Le organizzazioni ecclesiastiche sono suscettibili di attrarre in modo sproporzionato coloro che sono dediti a tali abusi; la dinamica del potere religioso/spirituale offre maggiori opportunità per perpetratori di abusare e nasconderlo; inoltre, tali organizzazioni possono più facilmente nascondere questo abuso, ad esempio attraverso la negoziazione di concordati (cfr in basso) che consentono espressamente la non divulgazione.
    7. Lo scopo di questa presentazione è di creare, nell’interesse delle vittime di tali abusi, una maggior parità di condizioni affinché tali istituzioni non godano dei privilegi che infatti permettono che molti abusi restino impuniti.

    LE NOSTRE PREOCCUPAZIONI

     

    A – Il livello di abuso clericale dei minori

    1. Non esistono informazioni ufficiali definitive sulla portata dell’abuso clericale dei minori in Italia, tuttavia, tre fonti di informazione sono contenute nell’appendice che fornisce un tentativo di evidenziarne la portata.
    2. L’Esempio 1 (vedi Appendice) mostra un estratto da un rapporto di RMIT University (Melbourne, Australia) Abuso sessuale infantile nella Chiesa cattolica: una rassegna interpretative della letteratura e dei rapporti di inchieste pubbliche scritti da due cattolici accademici. Concludono che “c’è stata la costante sottovalutazione del flagello dell’abuso clericale infantile da parte della Chiesa cattolica in Italia”.
    3. Questo rapporto attira l’attenzione su seri problemi di comportamento del Vaticano che è ragionevole presumere debba prevalere anche in Italia. Un esempio è “se un sacerdote è accusato dovrebbe pentirsi, e se si pentisse dovrebbe essere perdonato e ricollocato nella sua posizione. […] La preoccupazione dei funzionari della Curia Romana presenti all’incontro era di proteggere l’innocente sacerdote, per la loro convinzione che molte delle accuse erano false. […] Né potevano considerare l’idea che il ritorno i preti abusatori al ministero ha comportato un “rischio inaccettabile” per i bambini. Per colpa del loro approccio totalmente legalistico, non consideravano gli obblighi della Chiesa verso le vittime. […] per la Congregazione per la Dottrina della Fede, per esempio, gli abusi sessuali su minori sono classificati sotto l’etichetta “dei reati più gravi”, che includono reati come dissacrare un ostia, celebrare la messa con solo pane o solo vino, e concelebrare la Messa con sacerdoti non cattolici [apparentemente per quanto riguarda il primo come di uguale gravità per gli ultimi due]. Il sacerdote era una persona privilegiata sotto la legge canonica; la vittima non lo era.”
    4. L’Esempio 2 (Appendice) proviene da un’organizzazione italiana che cerca di sottoporre alla giustizia i preti cattolici pedofili in Italia. Mostra 120 condanne definitive per sacerdoti che hanno abusato di bambini negli ultimi 10 anni. Sono contrassegnati su una mappa dell’Italia, indicata da spilli rossi.
    5. L’Esempio 3 (Appendice) utilizza le informazioni statistiche sull’incidenza dell’abuso del clero prodotto nel 2009 dalla Santa Sede in evidenza al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite(2). Si stima che tra l’1,5% e il 5% del clero cattolico è stato coinvolto nei casi di abuso sessuale. Se questo è estrapolato in Italia, sasrebbe pari a ben 3.400 casi, e non meno di 1.000.
    6. Permettendo all’abuso endemico negli ambienti ecclesiastici di continuare indefinitamente e su scala così ampia, è inconcepibile che ciò non sia noto nelle istituzioni. Il Comitato sui diritti dell’infanzia ha scritto, nel 2014, sugli abusi su larga scala nelle istituzioni della Chiesa cattolica, molte delle quali presenti in Belgio. Ha affermato, nelle sue osservazioni conclusive alla Santa Sede, che “è ben noto che chi ha compiuto abusi sessuali su minori è stato trasferito di parrocchia in parrocchia o in altri paesi nel tentativo di coprire tali crimini, una pratica documentata da numerosi cittadini, commissioni d’inchiesta “e che” pone ancora i bambini in molti paesi ad alto rischio di abusi sessuali” (l’intero paragrafo si trova nell’Esempio 3 nell’Appendice).
    7. Restiamo convinti che la segnalazione obbligatoria – se organizzata e fatta in modo appropriato – è uno strumento prezioso, anzi essenziale, per aiutare a ridurre questo endemico abuso. Secondo Mandate Now, un’organizzazione rispettabile con sede nel Regno Unito: (4) “Un recente sondaggio su 62 nazioni ha coinvolto 33 nazioni sviluppate e 29 Nazioni in via di sviluppo. L’indagine ha rilevato, in generale, che, secondo Daro, D, (ed), World Perspectives on Child Abuse, 7 ed, International Society for the Prevention of Child Abuse and Neglect, Chicago, 2006, p 26 .: L’81,8% delle nazioni sviluppate aveva una qualche forma di segnalazione obbligatoria; Il 78,6% delle nazioni in via di sviluppo aveva una qualche forma di segnalazione obbligatoria; mediamente, l’80,3% delle nazioni partecipanti aveva una qualche forma di obbligatorietà nella segnalazione.”
    8. Pur riconoscendo che nessuna delle informazioni di cui sopra è conclusiva, prese congiuntamente forniscono sufficienti motivi di preoccupazione affinché il Comitato cerchi di richiedere allo Stato coinvolto di raccogliere informazioni per formulare raccomandazioni sulle “migliori pratiche” citate di seguito.

    B – Non c’è alcun obbligo per la Chiesa cattolica di denunciare gli abusi

    1. L’articolo 4 del Concordato Lateranense, come modificato nel 1984, afferma che “gli ecclesiastici non sono tenuti a divulgarli informazioni con i magistrati o con altri funzionari dell’autorità su persone o cose a loro rese note attraverso l’esercizio delle loro ministero”. Maggiori dettagli sono riportati nella Sezione B dell’Appendice, tra cui un articolo di conferma da Catholic News.

    LE NOSTRE RACCOMANDAZIONI

    1. Viene richiesto allo Stato coinvolto:
    2. di fornire informazioni supplementari e attuali sul livello di abuso del clero nello Stato;
    3. di stabilire un meccanismo per monitorare il livello delle accuse degli abusi clericali in futuro, compresa la registrazione degli anni in cui il presunto abuso ha avuto luogo;
    4. di stabilire quali misure sta prendendo lo Stato per garantire che il numero di sacerdoti contro i quali erano state mosse plausibili accuse di abuso di minori, sono stati consegnati alla giustizia;
    5. di dichiarare quali misure procedurali sta prendendo lo Stato per aumentare la futura incidenza di procedimenti giudiziari vincenti per abuso del clero.
    1. Il Comitato raccomanda allo Stato coinvolto:
    2. dove un individuo ha una posizione di fiducia personale verso i bambini e mentre questi bambini sono affidati alle sue cure, l’individuo ha ragionevoli motivi per conoscere o sospettare che sia stato commesso un abuso, o abuso fisico o sessuale, per negligenza intenzionale verso tali bambini, si rende obbligatorio denunciare questo alle autorità designate per proteggere i bambini entro sette giorni. Se, tuttavia, il bambino è considerato in pericolo di danno o danno significativo, la questione dovrebbe essere immediatamente segnalata alla polizia. Il mancato rispetto di tale rapporto costituisce un reato per il quale dovrebbe essere prevista un’appropriata sanzione.
    3. agire per rendere obbligatorio, anche in ambienti clericali, per tutti gli accusati di abusi sessuali su minori, noti e sospetti, di essere rimossi dai luoghi o da contatti con i bambini, e la questione segnalata con urgenza a livello regionale o statale all’autorità come descritto in a. sopra.
    4. Adottare misure appropriate per promuovere il recupero fisico e psicologico e il reinserimento sociale di un bambino vittima di: qualsiasi forma di negligenza, sfruttamento, o abuso; tortura o qualsiasi altra forma di trattamento crudele, inumano o degradante o punizione, come previsto dall’articolo 39 della Convenzione sui diritti dell’infanzia. Noi raccomandare che ciò includa un adeguato risarcimento.

    APPENDICE

    Questa appendice contiene fonti di informazioni che suggeriscono un problema significativo di abusi sessuali del clero contro minori.

    A – Il livello di abuso clericale dei minori

     

    ESEMPIO 1

    Desmond Cahill e Peter Wilkinson, “Abuso sessuale infantile nella Chiesa cattolica: una rassegna interpretative della letteratura e dei rapporti di inchieste pubbliche”, Center for Global Scuola di Ricerca di Studi Globali, Urbani e Sociali, RMIT University, Melbourne, Agosto 2017. (5)

    Estratto da pp. 92-93

    Pagina 92

    “[…] Elemento costitutivo dei numerosi malintesi con autorità della Santa Sede è stata la costante sottovalutazione del flagello dell’abuso clericale dei bambini da parte della Chiesa cattolica in Italia anche se diversi libri hanno documentato la questione in una certa misura (Agnoli 2011; Andreoli 2010; Cucci & Zollner 2010; Introvigne 2010, Introvigne e Marchesini 2014), di cui uno di un autore anonimo nel 2010 intitolato Il Peccato Nascosto: Lo Scandalo dei Preti Pedofili e I Silenzi della Chiesa (The Hidden Sin: The Scandal of Preti pedofili e i silenzi della Chiesa) (Anonimo 2010). […] Quanto è grave il problema in Italia è impossibile da dire, perché non ci sono fonti affidabili. Gli articoli sui giornali continuano a diffondersi, come documentato sul sito web di bishops.accountability (6) ma non è ancora stato definito un insieme di eventi per attirare l’attenzione dell’opinione pubblica italiana sulla questione. La popolazione cattolica italiana è sempre stata consapevole dei peccati sessuali dei suoi sacerdoti.

    [pagina 93]

    L’autore anonimo suggerisce che il problema dell’abuso sessuale da parte del clero è “tanto numeroso quanto è sconosciuto”. Dopo aver documentato cinque casi studio irlandesi di preti, l’anonimo ne documenta cinque Casi italiani: don Ruggero Conti, sacerdote di 56 anni dell’arcidiocesi di Roma; Don Giorgio Carli, un prete della diocesi di Bolzano; Don Mauro Stefanoni della Diocesi di Como; don Pierino Gelmini, noto prete per aver fondato una comunità per combattere la droga; e don Luciano Alloisio, amministratore di un istituto salesiano a Torino. Per quanto riguarda l’assistenza residenziale, non ci sono informazioni. “

    ESEMPIO 2

    The Local, “Centinaia di preti pedofili italiani emergono in una mappa scioccante”, 3 marzo 2016 (7)

    “Un’organizzazione italiana che cerca di assicurare alla giustizia i preti cattolici pedofili in Italia ha sviluppato una mappa dettagliata che mostra tutti i casi segnalati negli ultimi 10 anni. La mappa dell’Italia sottostante dipinge un’immagine molto inquietante. Solo nell’ultimo decennio, ci sono state 120 condanne definitive, segnate sulla mappa da spilli rossi, contro i pedofili tra il clero. Spille gialle indicano casi di abuso che sono stati confermati da un tribunale, ma il perpetratore non è stato condannato, più comunemente a causa di cause giudiziarie cadute in prescrizione. Spille nere segnano casi in cui sacerdoti stranieri in Italia, che sono sotto inchiesta all’estero, e sono protetti dal Vaticano. I casi possono essere trovati in tutte le aree del paese.

    Foto: L’Abuso

    L’Abuso, un’associazione italiana per le vittime della pedofilia da parte di sacerdoti, ha raccolto le cifre dai dati dai tribunali. Ma i casi mostrati sulla mappa sono solo la punta dell’iceberg, ha dichiarato a The Local il Presidente dell’Associazione, Francesco Zanardi. “L’effettiva portata del problema è sconosciuta e abbiamo solo dati per l’ultimo decennio – ma dà un’idea di quanto sia diffuso.”

    Zanardi spera che la mappa aiuti a convincere gli italiani della necessità di condurre finalmente i chierici che abusano di bambini ad essere giudicati dal sistema di giustizia civile. “Il governo italiano ha un trattato con il Vaticano, il che significa che i preti non sono obbligati a segnalare abusi sessuali su minori. In altri paesi questo è un crimine grave di per sé – ma in Italia è solo la norma.”

    La maggior parte delle indagini sull’abuso di bambini da parte della Chiesa in Italia si svolgono quindi dietro a un muro di segretezza nei tribunali ecclesiastici vaticani.

    Una volta giudicato colpevole da una corte vaticana, i preti abusatori non vengono ridotti allo stato laicale e incarcerato. Vengono invece inviati in una nuova diocesi dove l’abuso può ripetersi.

    Questo processo fu persino incoraggiato attivamente dall’istituzione stessa quando il cardinale Joseph Ratzinger inviò una lettera a tutti i vescovi, nel 2001, incoraggiandoli solo a segnalare I casi sospetti di abusi ai tribunali ecclesiastici, a pena di scomunica. Ratzinger divenne Papa Benedetto XVI quattro anni più tardi prima di dimettersi nel 2013.

    Ma gli italiani stanno diventando più critici rispetto agli sforzi della Chiesa per affrontare la pedofilia dal suo interno, grazie alla notevole copertura mediatica del problema.

    In primo luogo, le indagini in corso sul capo della finanza del Vaticano George Pell, che sta ancora lavorando per la Chiesa nonostante ci siano molte prove che suggeriscono che egli ha  coperto anni di abusi mentre operava come sacerdote nello stato australiano di Victoria.

    In secondo luogo, il successo degli Oscar di domenica del film “Spotlight”, che ha ottenuto due riconoscimenti come miglior film e miglior sceneggiatura. Il film racconta la storia di una squadra di giornalisti che lavorando per il Boston Globe ha denunciato per la prima volta l’abuso a livello endemico di bambini in America nel 2003.

    “Sono lieto che le indagini in corso sul cardinale Pell e il recente successo di Spotlight hanno fatto sì che i media italiani parlino di più del problema, ma c’è ancora molto da fare”, ha ditto Zanardi, aggiungendo che dubitava che papa Francesco avrebbe fatto qualcosa per cambiare le leggi rispetto alla segnalazione di abuso.

    Da quando è diventato pontefice nel 2013, Jorge Mario Bergoglio ha cercato di migliorare l’immagine della Chiesa cattolica, ma i critici dicono che non ha affrontato sufficientemente il problema degli abusi sui minori e non ha fatto abbastanza per creare un dialogo con le vittime.

    “È davvero ridicolo,” aggiunse Zanardi.

    “Conosciamo gli abusi sui minori nella Chiesa cattolica da 15 anni ed è ora di affrontarli. La Chiesa deve essere costretta a portare nei tribunal civili coloro che abusano dei bambini  – ma se ciò accade sarà un miracolo, nessun gioco di parole.”

    ESEMPIO 3

    Alla dodicesima sessione del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite (8), l’ International Humanist and Ethical Union ha attirato l’attenzione sulla diffusione degli abusi di minori da parte di religiosi cattolici e ha accusato la Santa Sede di “diffusi tentativi di coprire casi di presunti abusi sui minori perpetrati da membri del suo clero e ordini religiosi” (9).

    L’oratore era Keith Porteous Wood, un coautore di questo rapporto.

    Il rappresentante della Santa Sede presso le Nazioni Unite a Ginevra ha rilasciato una dichiarazione come un diritto di replica a quanto sopra che leggi, in parte:

    “Dalle ricerche disponibili ora sappiamo che negli ultimi cinquanta anni tra l’1,5% e il 5% del clero cattolico è stato coinvolto in casi di abuso sessuale.” (10)

    Secondo una fonte ci sono circa 68.000 sacerdoti e religiosi di sesso maschile in Italia. 5% di questo equivale a 3.400. Anche l’1,5% di esso equivale a oltre 1.000.

    B – Non c’è alcun obbligo per la Chiesa cattolica di denunciare gli abusi

    Concordat Watch (fonti note sulla pagina Web(11))

    Nel maggio 2012, la Conferenza episcopale italiana (CEI) ha dichiarato nelle sue linee guida sulla protezione dei minori (12) che ai sensi degli articoli 2.1 e 4.4 di questo concordato i suoi preti non hanno alcun obbligo di riferire sospetti abusi alla polizia.

    Per il Concordato Lateranense modificato nel 1984:

    “Articolo 4.

    Gli ecclesiastici non sono tenuti a divulgare ai magistrate, o a qualsiasi altro funzionario competente, alcuna informazione su persone o fatti a loro noti attraverso l’esercizio del loro ministero”

    Quanto sopra è confermato qui sotto:

    Carol Glatz, “Nessuna segnalazione obbligatoria nelle norme italiane per la gestione delle accuse di abuso”, Catholic News Service, 4 aprile 2014 (13)

    “ROMA (CNS) – La conferenza episcopale italiana ha incoraggiato i suoi membri a collaborare con autorità civili in caso di abusi sessuali da parte del clero, ma ha affermato che i vescovi non hanno alcun obbligo legale di segnalare denunce di abusi alla polizia o ad altre autorità civili. [grassetto aggiunto]

    Inoltre, le nuove norme della chiesa italiana dicono che i vescovi “sono esonerati” dal rilasciare documenti statali in loro possesso o informazioni connesse a casi di abuso..

    Le Linee Guida prevedono che poiché un vescovo non è un pubblico ufficiale e non è incaricato di “pubblico servizio”, non ha l’obbligo giuridico – salvo per un dovere morale di contribuire al bene comune – di riferire alle autorità giudiziarie civili notizie che ha ricevuto in merito questioni illecite” di abuso sessuale.

    Le linee guida sono le prime norme nazionali pubblicate dalla conferenza episcopale italiana per trattare gli abusi sessuali sui minori da parte dei sacerdoti. Le linee guida sono state pubblicate sul sito web della conferenza il 28 marzo dopo essere state approvate dai vescovi a gennaio.

    Le direttive, di circa cinque pagine, affermano che “il triste e serio fenomeno degli abusi sessuali sui minori da parte dei sacerdoti richiede un rinnovato impegno da parte della chiesa, chiamata ad affrontare la questione con spirito di giustizia, in linea con il presente linee guida”.

    “Il vescovo che riceve una denuncia di abuso deve essere sempre disponibile ad ascoltare la vittima e i suoi familiari”, hanno detto le norme, assicurando loro che il caso sarà trattato in modo giusto, offrendo loro sostegno spirituale e psicologico e rispettando la libertà della vittima di intraprendere “azioni giudiziarie”.

    I vescovi hanno promesso che sarebbe stata data maggiore attenzione allo scambio di informazioni quando i candidati alla vita sacerdotale o religiosa sono trasferiti da un seminario all’altro o da una diocesi o istituto religioso a un altro. Non ha suggerito lo stesso tipo di scambio di informazioni nel caso del trasferimento di uomini già ordinati.

    “Il vescovo tratterà i suoi sacerdoti come un padre e un fratello”, hanno detto le norme, “prendendosi cura della loro formazione permanente e in modo tale che possano apprezzare e rispettare la castità e il celibato”.

    Le linee guida dicevano che durante ogni indagine canonica, il vescovo ha il diritto di fare tutto ciò che ritiene necessario per evitare il rischio di possibili ulteriori abusi. “Il semplice trasferimento del sacerdote in genere finisce per essere inadeguato” come risposta, affermano le norme, a meno cheil trasferimento non comporti “il sostanziale cambiamento delle sue funzioni”.

    “È importante che il vescovo collabori con le autorità civili” quando sono in procinto di condurre un’indagine o un processo penale, affermano le norme. Tuttavia, “i vescovi sono esonerati dall’obbligo di consegnare o mostrare documenti riguardanti ciò che sapevano o che sono in loro possesso” a causa delle disposizioni dei Patti Lateranensi, un trattato formale tra l’Italia e la Santa Sede.

    L’accordo tra i due stati, firmato nel 1929 e modificato nel 1984, afferma che l’Italia riconosce la “piena libertà della Chiesa cattolica di svolgere la sua missione pastorale, educativa e caritatevole” e il ministero, e rispetta la sua giurisdizione nelle questioni ecclesiastiche. Il patto stabilisce inoltre che, a causa della natura particolare del loro ministero, i ministri della chiesa non devono fornire alcuna informazione ai giudici o alle autorità statali.

    Le autorità giudiziarie possono chiedere informazioni su quali procedure canoniche sono state eseguite, ma non possono disporre che tali documenti o gli archivi completi dei vescovi siano  “mostrati o sequestrati”. Tuttavia, secondo le norme, i vescovi possono volontariamente comunicare singole parti di informazione.

    Le linee guida stabilivano anche che la Santa Sede e la conferenza episcopale italiana nel suo complesso “respingevano ogni responsabilità, diretta o indiretta, per eventuali casi di abuso”.

    Le linee guida sono state redatte dopo che la Congregazione per la Dottrina della Fede del Vaticano ha ordinato che i vescovi di ogni nazione e regione abbiano procedure chiare e coordinate per proteggere i bambini, assistere le vittime di abusi, occuparsi di preti accusati, formare il clero e cooperare con le autorità civili.

    I vescovi italiani hanno presentato brevi orientamenti alla Congregazione per la Dottrina della Fede nel 2012. La Congregazione ha dato una serie di suggerimenti e cambiamenti, che si riflettono nelle norme finali, hanno detto i vescovi italiani.

    Descrivendo l’abuso sessuale dei minori come “un crimine perseguito dalla legge civile”, la Congregazione per la Dottrina della Fede ha detto che i vescovi dovrebbero seguire le leggi locali quando richiedono di denunciare casi di abusi sessuali alla polizia..

    Il Vaticano ha insistito sul fatto che la legge ecclesiastica impone ai vescovi e ai superiori religiosi di obbedire leggi locali sulla segnalazione di crimini sospetti; tuttavia, ha anche detto che dove la segnalazione non è obbligatorio e la vittima non vuole andare alla polizia, i desideri della vittima devono essere rispettati.

    Alcuni paesi hanno norme più severe, per esempio “nei casi in cui vi è un sospetto giustificato” di abuso, i vescovi della Svizzera hanno detto che la chiesa dovrebbe andare alla polizia, “a meno che la vittima o il suo rappresentante non si oppongano”.

    Tuttavia, hanno aggiunto, se sembra che ci sia un “pericolo immediato” di un funzionario della chiesa che abusa sessualmente di un bambino, la polizia deve essere informata.

    Il cardinale Sean P. O’Malley di Boston, membro della nuova Pontificia Commissione per La Tutela dei Minori, istituita da Papa Francesco, ha detto che uno dei compiti della commissione è formulare raccomandazioni sulla cooperazione dei funzionari della chiesa con le autorità civili “.

    FINE RAPPORTO

    https://tbinternet.ohchr.org/_layouts/treatybodyexternal/Download.aspx?symbolno=INT%2fCRC%2fNGO%2fITA%2f31110&Lang=en

  • Pedofilia del clero in Italia: il vero problema sono I vescovi. Documento del movimento Noi Siamo Chiesa

    Pedofilia del clero in Italia: il vero problema sono I vescovi. Documento del movimento Noi Siamo Chiesa

    “Noi Siamo Chiesa”, con l’allegato documento, dà un contributo, dalla base della Chiesa cattolica, sul problema della pedofilia del clero nel nostro paese, rispondendo alla richiesta di papa Francesco di attivarsi contenuta nella sua  “Lettera al Popolo di Dio” del 20 agosto.

    “Noi Siamo Chiesa” ritiene che i vescovi italiani siano gravemente responsabili per una situazione diversa da tutte le altre dove il problema è esploso e dove delle iniziative sono state prese nella Chiesa. I vescovi in Italia infatti non riconoscono il fenomeno nella sua gravità e non organizzano quanto dovrebbero fare da subito (monitoraggio della situazione, interventi a favore delle vittime ed autorità indipendenti per il loro ascolto, atti penitenziali collettivi, modifiche alle regole che si sono date che tengono a proteggere il sistema ecclesiastico e a non prevedono l’obbligo di denuncia alla magistratura).

    Il Consiglio Episcopale Permanente della CEI , che si riunisce lunedì,dovrebbe prendere decisioni urgenti per dare una svolta radicale alla linea tenuta fino ad ora. Un gruppo di lavoro sul problema, interno alla CEI e costituito un anno fa, non può essere considerato in alcun modo un intervento significativo e sufficiente.

    “Noi Siamo Chiesa” propone che in ognuna delle forme di intervento auspicate sia garantita una presenza femminile paritetica a quella maschile.

    Roma, 21 settembre 2018                                                                          NOI SIAMO CHIESA

    1. Oggi don Mauro Galli, della diocesi di Milano, è stato condannato a sei anni e quattro mesi

     

    Rispondiamo alla “Lettera al Popolo di Dio” di papa Francesco:  il vero problema sono i vescovi per quello che pervicacemente si ostinano a non fare.

    Siamo in ritardo nelle azioni e sanzioni necessarie sulla questione della pedofilia del clero, ha detto papa Francesco nella sua “Lettera al Popolo di Dio” del 20 agosto. Ora “ciascun battezzato si senta coinvolto nella trasformazione ecclesiale e sociale  di cui abbiamo tanto bisogno”. Prendiamo in parola questo insolito appello e cerchiamo di dire pane al pane e vino al vino su una  questione sulla quale la base cattolica non può che interloquire con le  strutture del potere ecclesiastico, perché sono esse, ed esse sole, le responsabili della situazione. Ci sembra che quanto ha detto Gesù sullo scandalo ai  piccoli (Mt 18,6)  è ancora  scritto  nel Vangelo!

    Diamo per  ben conosciute le informazioni e gli interventi di ogni tipo che hanno percorso e scosso l’universo cattolico da tempo, ma particolarmente in queste ultime settimane.

    Quello che i vescovi italiani non hanno fatto fino ad ora:

    • non hanno voluto riconoscere la gravità  della situazione anche nel nostro paese ed hanno continuato a prendere tempo, usando in troppe occasioni solo belle parole. Nel 2002 la CEI definiva il fenomeno “talmente minoritario da non meritare un’attenzione specifica”. Poi si parlò anche di “complotto laicista”! Da allora ogni decisione è stata presa al traino degli input del Vaticano, a partire dalle “Linee Guida per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici” del 2012 (1). Tutto ciò ha portato alla logica de “il problema non è grave come altrove” e, comunque, “il vescovo è il supremo responsabile in ogni diocesi” scaricando così la questione o sul Vaticano o sul singolo  Tra le campagne organizzate dalla CEI in questi anni su tante questioni (unioni civili, testamento biologico, legge 40 ecc…) è mancata quella nei confronti dei preti pedofili; è sempre passata la linea di un facile giustificazionismo intrecciato con la logica, non evangelica, della difesa  dell’istituzione.
    • non hanno organizzato un monitoraggio continuativo e sistematico della situazione, caso unico in tutta Europa. A domanda Mons. Galantino ha candidamente confessato che la CEI non ha dati generali e ha invitato a documentarsi dalla stampa d’informazione.
    • non hanno mai pensato ad alcun intervento a favore delle vittime. Ad esse tutti i testi della CEI dedicano solo poche generiche parole. A scanso di possibili rischi (per timore della magistratura) il comma 2 del punto 6 delle citate Linee Guida recita “Nessuna responsabilità diretta od indiretta per gli eventuali abusi sussiste in capo alla S. Sede o alla CEI”. Ci si riferisce  con tutta evidenza a possibili rivendicazioni di tipo patrimoniale (2). Neanche lontanamente si è pensato ad interventi di tipo economico  e neppure ad aiuti, nelle forme opportune,  di tipo psicologico o di assistenza spirituale a favore di soggetti che hanno subito danni gravi le cui conseguenze, in genere, durano per decenni.   
    • non si rendono conto che le Linee Guida da loro approvate nel 2012 (e corrette nel 2014 dopo le osservazioni critiche del Vaticano) sostanzialmente difendono solo la loro casta clericale perché: non prevedono l’istituzione di strutture di accoglienza e di ascolto delle vittime che interagiscano col vescovo e con la magistratura. L’hanno fatto solo la diocesi di Bolzano nel 2010 e, in questi giorni, i vescovi dell’Emilia Romagna (3) ; non prevedono alcun intervento per controllare (od aiutare se del caso) il comportamento dei   226 vescovi; si appellano a  discutibili  norme di tutela  (codice di procedura penale, Concordato del 1984 e diritto canonico) (4) per blindare qualsiasi intervento esterno per ottenere dai vescovi e  dagli uffici dei vescovi informazioni o documenti (negli altri paesi la situazione è ben diversa); ricordano che il vescovo non ha l’obbligo giuridico di denuncia alla magistratura del prete pedofilo “salvo il dovere morale di contribuire al bene comune” (5). Una tale espressione appare risibile in sé per la sua genericità e  per la sua  inconsistenza ma soprattutto se confrontata col generale disinteresse per gli interessi generali della collettività (e per le vittime) dimostrato fino ad ora dalla scelta di dare sempre priorità alla copertura del prete pedofilo praticata in modo generalizzato dai vescovi italiani (6). L’assenza dell’obbligo giuridico dovrebbe essere sostituito da una, non ambigua, decisione dell’assemblea della CEI che obblighi i vescovi alla denuncia alla magistratura.
    • Non hanno mai preso in considerazione la necessità “dell’esercizio penitenziale della preghiera e del digiuno” come ha chiesto papa Francesco per espiare come “santo Popolo di Dio” il peccato di alcuni dei suoi membri in modo comunitario. In altri paesi ciò è stato già fatto in molte sedi ed occasioni (7).

    Quello che i vescovi potrebbero fare subito,  entro tre mesi

    Di fronte al riemergere ed all’aggravarsi del problema e dopo la “Lettera”  del papa del 20 agosto, dopo le informazioni dalla Pennsylvania, dalla Germania, dall’Olanda (e altre sono preannunciate) i vescovi dovrebbero condividere quello che ha suggerito il Padre Hans Zollner S.J. (responsabile del “Centro per la protezione dei minori” dell’Università Gregoriana) nell’intervista al “Corriere della Sera” del 22 agosto: “la Chiesa italiana capisca che rischiare una brutta figura adesso è meglio che farla tra qualche anno ed essere travolti dagli scandali” (8). Di conseguenza riteniamo doveroso che la CEI (a partire dal suo Consiglio Episcopale Permanente che si riunisce settimana prossima) faccia scelte operative sulla base dei punti sopraesposti in modo che gli interventi concreti ( monitoraggio, atti penitenziali, referenti per le vittime, riscrittura completa della Linee Guida ecc… ) possano essere tutti realizzati o in fase di realizzazione entro un anno. All’avvio della  sua presidenza della CEI il Card. Bassetti usò espressioni nuove, parlò di una Chiesa “un po’ pigra”, dalla “mentalità clericale”, “di laici cattolici che hanno molto da dire e da offrire al paese”. Le sue buone intenzioni sono state già neutralizzate od assorbite?

    Cosa si fa nel mondo

    I vescovi  dovrebbero  conoscere tutti i tentativi, in genere meritori, che tanti episcopati hanno organizzato negli ultimi  anni sul problema della pedofilia. Non c’è da vergognarsi nel fare tesoro delle esperienze altrui in situazioni simili o identiche perché –ce ne  accorgiamo ora- è stato generalizzato nella struttura ecclesiastica nel mondo  il sistema della copertura della pedofilia del clero (quasi una procedura standard, un atto dovuto). Esiste poi  il già citato “Centre for Child Protection” dell’Università Gregoriana, è quanto di meglio si possa trovare, ha già fatto incontri di riflessione e proposte al massimo livello italiano e internazionale. Bisogna poi sapere che le vittime sono riuscite ad organizzarsi. Da anni, a partire dagli USA, esiste il Survivor’s Network of Abused by Priests (SNAP). Si è  costituito l’anno scorso in giugno l’ Ending Clergy Abuse (ECA), coordinamento mondiale delle vittime, che ha concluso un incontro a Berlino questo 16 settembre e che interloquisce con l’Alto Commissariato dell’ONU per i diritti umani, che, a sua volta, ha aperto un’inchiesta sulla situazione italiana che sarà resa pubblica in gennaio. In Italia il sito www.reteabuso.org ha una forte caratterizzazione antagonistica; la sua documentazione e le sue denunce non possono però essere ignorate od archiviate sulla base del fatto che esso è fortemente  anticlericale.

    Basta un gruppo di lavoro che non si occupa del problema principale ed urgente?

    I vescovi non dovrebbero considerare in alcun modo soddisfatto il loro impegno sulla  questione della pedofilia del clero  con una ovvia e generica adesione alla “Lettera” del papa di agosto e con quanto sta facendo il Gruppo di lavoro istituito nel settembre 2017 dal Consiglio Episcopale Permanente della CEI e presieduto dal vescovo di Ravenna Mons.  Lorenzo Ghizzoni . Esso, per i pochi nomi conosciuti (9), è costituito da membri degli uffici centrali della CEI e  da esperti non indicati; non si ha notizie della presenza di vittime degli abusi (Galantino aveva assicurato che ci sarebbero state). Il gruppo di lavoro deve occuparsi solo di formazione e di  prevenzione, fornendo supporto alle diocesi. Ghizzoni (Avvenire del 23 agosto) ha parlato di una bozza di documento già elaborata da sottoporre poi a diverse fasi di discussione e di deliberazione (10). A prescindere dal modo di procedere (tutto interno, quasi clandestino) l’impegno nella formazione  è di lungo periodo, va fatto ovviamente ma presuppone, per essere credibile, una precedente radicale scelta di pulizia e di purificazione che riguardi il passato e che allontani il sospetto che questo Gruppo di lavoro sia soprattutto un modo informale  per prendere tempo, per darsi una qualche immagine (anche presso il Vaticano) senza mettere- come si usa dire- i piedi nel piatto. Non si pensi e non si dica che la CEI fa il suo dovere perché esiste questo nebuloso gruppo di lavoro! La prima formazione da fare, il primo vero ed efficace messaggio per seminaristi, educatori, preti e vescovi è quello di scoperchiare il mondo clericale di cui ha parlato il papa con azioni concrete riconoscendo che il problema, dopo quello degli abusi concreti  da parte dei preti, è costituito dall’ignavia e dal silenzio dai vescovi.

    La presenza femminile

    Infine, la questione dei preti pedofili non può essere posta come tutta interna a uomini maschi ed adulti, siano essi quelli che costituiscono il problema siano, invece, quelli che lo vogliono affrontare  correttamente. I soggetti deboli, anche per la minore età , sottoposti, non solo agli abusi sessuali ma anche a quelli “di potere e di coscienza” di cui ha parlato il papa dovrebbero incontrare  il volto femminile della Chiesa. In ogni forma di intervento tra quelle ipotizzate ci sia una presenza femminile, almeno paritetica con quella maschile, selezionata non in modo clericale ma in base alla capacità  di affrontare  queste  questioni  con la sapienza del cuore, come diceva papa Giovanni, e senza le preoccupazioni di tutelare il sistema ecclesiastico.

    Sentendoci, nel nostro piccolo, espressione di quel Popolo di Dio a cui si è rivolto papa Francesco invitando a farsi carico della grave questione perché “se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme (I Cor. 12,26)” pensiamo che le nostre considerazioni e proposte debbano fare  parte   degli orientamenti che la nostra Chiesa  dovrebbe assumere senza indugi.

    Roma,  21 settembre 2018                                                   NOI SIAMO CHIESA

    (1) Mons. Charles J. Scicluna, uomo di fiducia del papa sul problema della pedofilia, dal 2010 in poi è intervenuto più volte dicendo “Vedo ancora troppo diffusa nella chiesa italiana la cultura del silenzio”.

    (2) Altrove la situazione è ben diversa sotto molti aspetti. Per esempio, proprio in questi giorni la Conferenza episcopale svizzera ha stanziato 800.000 franchi  a favore delle vittime di abusi prescritti.

    (3) Essi istituiranno in ognuna  delle quindici diocesi una équipe, composta prevalentemente da professionisti laici, appositamente formati, che si occuperà della prevenzione degli abusi e dell’educazione necessaria ad arginare una piaga che mina la credibilità delle istituzioni ecclesiali. Queste équipes raccoglieranno anche denunce su casi sospetti di pedofilia perpetrati da preti, religiosi e laici impegnati nella pastorale.

    (4) Il comma 4 dell’art. 4 del Concordato del 1984  riprende  integralmente il testo dell’art. 7 del  Concordato del 1929,  che dice: «gli ecclesiastici non sono tenuti a dare a magistrati o ad altra autorità informazioni su persone o materie di cui siano venuti a conoscenza per ragione del loro ministero.” In questo modo si garantisce la completa  separazione ed indipendenza dell’ordinamento canonico.

    (5) Questa frase,  insignificante da una parte e “furba” dall’altra, fu aggiunta dalla CEI  alle Linee Guida nel marzo 2014 a seguito delle osservazioni critiche su questo punto espresse dal Vaticano che però chiedevano ben altro.

    (6) In una famosa intervista al “Giornale” dell’1-4-2010 il p.m. di Milano Pietro Forno, competente sui reati sessuali,  ha detto : “«Nei tanti anni in cui ho trattato l’argomento non mi è mai arrivata una sola denuncia, né da parte dei vescovi né da parte dei singoli preti e questo è un po’ strano». Forno aveva spiegato che «la lista dei sacerdoti inquisiti per reati sessuali non è corta», ma in nessun caso la denuncia è partita dall’ambiente ecclesiastico, bensì dai familiari delle vittime «dopo che si sono rivolti all’autorità religiosa e questa non ha fatto assolutamente niente». Una tale affermazione, mai contraddetta, è una vera e propria condanna senza appello della struttura ecclesiastica.

    (7) Tra quanto a nostra conoscenza: la Giornata di digiuno e preghiera dei vescovi francesi il 7 novembre 2016 a Lourdes, un triduo simile dei vescovi del Sud Africa nel dicembre 2016 e, particolarmente toccante, la funzione penitenziale dei vescovi svizzeri a Sion, sempre nel dicembre dello stesso anno.

    (8) Zollner continua “Mi preme di dire che l’Italia non ha ancora vissuto un momento di verità riguardo l’abuso sessuale e lo sfruttamento del potere per quanto riguarda il passato” e ancora “Mi auguro che le ultime settimane , con tante notizie sconvolgenti, abbiano aperto gli occhi e  il cuore anche alla Chiesa italiana e ai suoi responsabili per impegnarsi senza esitazione e in modo consistente in questa chiamata del Signore a tutto il Popolo di Dio”.

    (9) Tra chi partecipa al gruppo di lavoro l’unico nome di donna segnalatoci è quello di Anna Deodato. Da quello che sappiamo, sarà importante il suo contributo per il suo approfondimento del problema delle violenze nei confronti delle donne, soprattutto di quelle consacrate.

    (10) Se testi devono essere scritti, dopo aver rifatto le Linee Guida in vigore, suggeriamo un testo vincolante in cui ci si occupi solo delle vittime e in cui si preveda che esse siano riconosciute, ascoltate, difese, assistite e anche indennizzate (per quanto ciò possa servire).

    Roma,  21 settembre 2018                                                   NOI SIAMO CHIESA

  • Caso Emanuela Orlandi, nuovi frammenti di verità da ambienti ecclesiastici

    Caso Emanuela Orlandi, nuovi frammenti di verità da ambienti ecclesiastici

    Pubblichiamo dal blog di Fabrizio Peronaci, giornalista del “Corriere della Sera” e scrittore, l’ultimo contributo sul caso di Emanuela Orlandi, alla vigilia del 35esimo anniversario dalla scomparsa (22 giugno 1983). Oltre a due libri sul giallo della giovane cittadina vaticana, Peronaci ha pubblicato di recente “La Tentazione”, libro-verità su ripetuti scandali sessuali nell’ordine dei carmelitani scalzi.

    Caso Orlandi, nuovi frammenti di verità da ambienti ecclesiastici: Emanuela fu portata all’Aventino e poi trasferita al Nord. Uccisa la stessa sera?

    Trentacinque anni dopo, emergono nuovi e importanti frammenti di verità sulla fine di Emanuela Orlandi. Il caso resta dunque apertissimo, nonostante l’autorità giudiziaria nel 2015, su impulso del procuratore Giuseppe Pignatone, abbia disposto l’archiviazione dell’inchiesta.

    I nuovi elementi emergono da ambienti ecclesiastici legati all’ordine dei benedettini e riguardano le prime ore della scomparsa della ragazza quindicenne, il 22 giugno 1983. Emanuela, secondo il combinato disposto di alcune testimonianze autorevoli, sarebbe stata vista poco dopo le 19 all’Aventino, a bordo di una Bmw verde. La ragazza avrebbe tentato di scappare mentre era ancora a Roma e subito dopo sarebbe scattato il trasferimento verso nord, direzione Bolzano, passando per Bologna. Un allontanamento purtroppo finito tragicamente.

    I testimoni a conoscenza di questa evoluzione dei fatti portano, a supporto della loro attendibilità, tre elementi di conoscenza il cui riscontro è relativamente semplice.

    1) La ragazza soffriva di congiuntivite allergica

    2) La voce di Emanuela sulla famosa cassetta fatta pervenire dai rapitori fu registrata durante una recita avvenuta nel marzo precedente, organizzata dall’Azione cattolica

    3) La lista dei compagni di classe di terza media di Emanuela contiene due nomi di battesimo rivelatori

    Le fonti entrate in contatto con questo gruppo di Giornalismo Investigativo aggiungono un’ultima rivelazione di un certo interesse: Marco Accetti, il fotografo allora 27enne reo confesso del sequestro Orlandi, nella fase preliminare dell’azione avrebbe preso ordini da personaggi legati a monsignor Paul Marcinkus, l’allora presidente dello Ior.

    Se tale indicazione risultasse fondata, l’autoaccusa dello stesso Accetti, realizzata tramite il memoriale acquisito dalla Procura di Roma nel 2013, tornerebbe in primo piano, ma con un capovolgimento di ruoli: il supertestimone, al contrario che nel “ganglio” filocomunista che in Vaticano faceva capo al cardinal Casaroli, avrebbe militato nella fazione filoatlantica raccolta attorno a Giovanni Paolo II e al capo dello Ior. Si tratta di uno scenario già balenato in passato, in linea con il profilo da doppiogiochista del supertestimone.

    Caso Emanuela Orlandi, nuovi frammenti di verità da ambienti ecclesiastici

  • Prete pedofilo, nuove accuse ma il Vaticano archivia il caso

    Prete pedofilo, nuove accuse ma il Vaticano archivia il caso

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano Pedofilia, tolleranza zero, o meglio quasi zero. Il fatto è che più di uno scenario sembra sfuggire ancora alle maglie dei procedimenti vaticani. Per esempio una brutta storia di presunti abusi in una parrocchia di Ponticelli, a Napoli, rimbalzata solo nel 2014 dalla Segreteria di Stato alla Congregazione della Fede, dove ha terminato il suo periplo burocratico con una asettica formula notarile: «Non si ravvisano elementi tali da giustificare l’ apertura di un procedimento canonico» nei confronti di un sacerdote sul quale pesano le accuse pesantissime della sua vittima, D.E. «All’ epoca avevo 13 anni. Mi faceva tanti regali. Ero dominato dalla sua personalità, lusingato da questa amicizia. Quando succedeva ero impietrito, mi ha violentato, ho vomitato. Diceva che il mio seme lo aiutava a stare meglio, a curarsi. Solo a 16 anni mi sono sottratto a questo dominio, all’ epoca non ne ho parlato con nessuno per vergogna».

    La curia di Napoli dopo avere svolto una prima indagine «per verificare la verosimiglianza delle accuse» ha fatto calare un velo sulla vicenda dando sostanzialmente poco credito al denunciante, causandogli persino la perdita del posto di lavoro per avere rivelato la sua identità attraverso un comunicato stampa, mentre don Silverio M., il prete accusato, veniva fatto trasferire «per un periodo di riposo e distacco» dalla parrocchia di Ponticelli e dalla scuola in cui insegnava religione, in una struttura religiosa top secret, tenuta nascosta a tutti. Si ipotizza che si tratti di una delle strutture dei padri Venerini dove vengono mandati dalle diocesi i preti pedofili a curarsi, ma non ci sono conferme.

    L’ impressione è che non sempre le vittime vengano protette dalla Chiesa, ascoltate e tutelate come indicato da Papa Bergoglio e imposto da documenti e procedure canoniche. Così per il caso Ponticelli, considerando che, nel frattempo, sono affiorati dal silenzio altri ex bambini pronti a fare sentire la propria voce, anch’ essi molestati, esattamente come D.E. Un caso non isolato.
    Le vittime pare siano molte di più e potrebbero presentarsi a ottobre alla seconda udienza nella causa civile di risarcimento avviata presso il tribunale di Napoli.

    La curia partenopea ha sempre respinto le accuse. Continuando a difendere don Silverio: «Ha sempre goduto della stima dei superiori». Inoltre, a sua tutela, mette in evidenza che la prima vittima, D.E. non si è mai voluta sottoporre ad una visita psichiatrica con un esperto di ricostruzione della falsa memoria e di vittimologia in grado di verificare le accuse e produrre una perizia condivisa. Cosa non vera, visto che la seduta, invece, avvenne nell’ aprile del 2016. I legali dell’ ex bambino raccontano che fu fatta nella clinica psichiatrica del Policlinico. Per tre ore il perito psichiatra di fiducia della curia, Antonio d’ Ambrosio, utilizzando «metodi investigativi e metodologia poliziesca vecchio stile», avrebbe provocato «in maniera selvaggia la destrutturazione del periziando, volendo frantumare le sue difese faticosamente costruite».
    Questo scriveva il dottor Alfonso Rossi, lo psichiatra che aveva in cura D.E.
    e che per proteggere il suo paziente sconvolto da quell’ esperienza gli impediva di prendere parte a una ulteriore seduta, fissata per il mese successivo.

    «Ho cercato di rassicurarlo, ma sono stato costretto ad aumentare il dosaggio dei farmaci». Il medico ha fatto presente a tutti gli interlocutori ecclesiastici della curia, con i quali è venuto in contatto, che D. E. è «ossessionato dal bisogno di avere giustizia dalla Chiesa, nella quale continua a credere».
    La seconda vittima, invece, è un uomo di 37 anni, G.S.. Una storia simile. «Anche io sono stato violentato da don Silverio. La prima volta accadde in canonica e avevo 11 anni. Cominciò a toccarmi in mezzo alle gambe».
    G.S., a riprova dell’ autenticità del suo racconto, riferisce persino alcuni dettagli anatomici intimi del prete. «Ora ho paura che possa fare del male ad altri bambini. Quando vedo mio figlio di 4 anni, penso alla necessità che la Chiesa intervenga per togliergli per sempre la possibilità di fare del male.
    Fino al 2014 ha continuato ad insegnare nelle scuole». All’ interno della Chiesa questa storia è apparsa come una specie di sceneggiata messa in piedi per spillare soldi alla curia, piuttosto che affrontarla come un caso inquietante che necessitava di un supplemento di attenzione generale per diradare ogni ragionevole dubbio.

    Eppure gli elementi per incoraggiare un’ indagine non erano pochi. C’ erano una denuncia ai carabinieri sporta 4 anni prima da uno degli abusati (sebbene il reato sia ormai caduto in prescrizione), referti psichiatrici, ma soprattutto accuse fermissime, piene di dettagli, ripetute in modo accorato da quegli ex bambini, che oggi sono adulti. Storie parallele, sinistramente affini, con strascichi psicologi pesanti. Le vittime delle molestie dicono di non riuscire a capacitarsi di tanta indifferenza da parte della Chiesa, e invocano giustizia canonica, per impedire che il prete accusato possa nuocere ad altri bambini. Nel frattempo hanno avviato una causa civile, chiedendo un risarcimento di 1.200.000 euro, perché il reato, come si è detto, è ormai prescritto.
    I procedimenti di questo genere spesso si concludono con un accordo extragiudiziale tra le parti, come è accaduto recentemente anche a Bolzano. È il caso di una giovane donna che, durante le sedute di psicanalisi a cui si sottoponeva per guarire dai suoi disturbi di ansia, ha rievocato l’ inferno di un abuso da parte di un parroco subìto quando aveva 8 anni.

    Se davanti allo scandalo del Cile il Papa, colto da mille dubbi al suo ritorno a Roma, ha sentito il bisogno di mandare un vescovo specializzato ad ascoltare le vittime e a cercare riscontri oggettivi, per fare luce sull’ operato del vescovo Barros accusato di coperture a un pedofilo cileno, sul caso di Napoli sembra che a nessuno sia ancora venuto in mente di andare a fondo. Facendo fare altri riscontri. Dando voce alle vittime.

    Il Mattino del 2-2-2018

  • E’ morto il vescovo Karl Golser, il “nemico dei preti pedofili”

    E’ morto il vescovo Karl Golser, il “nemico dei preti pedofili”

    A dare la triste notizia della morte del vescovo emerito è stato il vescovo Ivo Muser durante la Messa di Natale nel Duomo di Bolzano

    BOLZANO – E’ morto nella notte di Natale il vescovo emerito della Diocesi Bolzano-Bressanone Karl Golser. Lo ha annunciato il vescovo Ivo Muser durante la Messa di Natale nel Duomo di Bolzano.

    LA TRISTE NOTIZIA – “Siamo rattristati dalla perdita ma in noi è viva la speranza natalizia-pasquale che adesso, dopo anni di sofferenza, il vescovo Karl sia nella luce, sia da Cristo che è la nostra pace”, ha affermato il vescovo Ivo Muser ringraziando anche tutte le persone che negli ultimi anni sono state accanto a mons. Golser sia umanamente che spiritualmente che dal punto di vista medico.

    CAMPANE A LUTTO – Dopo il messaggio di mons. Muser, la campana grande del Duomo di Bolzano e di Bressanone hanno annunciato la morte del vescovo Karl Golser.

    LA LOTTA ALLA PEDOFILIA – Karl Golser aveva conquistato le prime pagine dei giornali nel 2010, in piena lotta alla pedofilia guidata all’epoca da papa Benedetto XVI: diversi furono i servizi dedicati alla sua iniziativa di dar vita a una sorta di sportello per chi ha subito abusi sessuali da parte dei preti. “Un prete ti ha molestato, hai subito abusi? Mandaci una email”. L’iniziativa, senza precedenti in Italia, fu voluta proprio da Karl Golser nominà addirittura un “responsabile diocesano per presunte molestie”.

    http://www.today.it/cronaca/bolzano-morto-karl-golser-vescovo.html

  • «Così i bambini vengono abusati due volte»

    «Così i bambini vengono abusati due volte»

    Don Gottfried Ugolini, prete psicologo, guida la commissione per la prevenzione della pedofilia

    TRENTO. «Le parole di don Gino Flaim sono irresponsabili. L’adulto ha sempre una posizione di potere sul bambino e deve agire con responsabilità. Sempre». Don Gottfried Ugolini è un prete psicologo, a Bolzano ha fondato e guida la commissione della Diocesi per la prevenzione degli abusi e delle violenze sui minori, mentre a Trento sta lavorando a un progetto simile insieme al vicario generale della Diocesi e collabora con il Seminario. L’intervista di don Flaim l’ha sorpreso e amareggiato.

    Don Ugolini cosa state facendo contro la pedofilia?

    L’idea è di avviare una collaborazione per formare un gruppo di lavoro per la prevenzione degli abusi. A Bolzano abbiamo formato un gruppo interdisciplinare che si occupa di fare informazione e prevenzione. Siamo in 12 e tra noi ci sono sacerdoti, psicologi, insegnanti e avvocati. Organizziamo convegni, distribuiamo questionari nei convitti, nelle parrocchie e in tutti i gruppi giovanili. Cerchiamo di fare formazione.

    Le parole di don Flaim, però, dimostrano che la pedofilia è ancora un problema per la chiesa.

    Tutta la sfera della sessualità è stata un tabù troppo a lungo. E’ un problema reale e costante che ci accompagnerà a lungo. E non solo per la chiesa. Quelle parole contraddicono sia il messaggio evangelico che i diritti dei bambini. Noi stiamo lavorando per un grande cambiamento della mentalità, per arrivare a una difesa integrale dei bambini. Per farlo ci vogliono direttive, programmi e standard di comportamento per il personale e per tutti gli adulti che trattano con i bambini. Questo facciamo noi. Le violenze e gli abusi si combattono non solo con a posteriori, ma anche con la prevenzione. Abbiamo visto che non basta pensare che a trattare con i bambini siano sacerdoti perché vada tutto bene. Ci sono grandi problemi anche in questo caso.

    Ma perché accade? Cosa succede?

    Purtroppo c’è scarsa informazione e anche scarsa formazione. Per questo sentiamo affermazioni irresponsabili come quelle di don Flaim. Sono parole che non hanno soprattutto rispetto per le vittime che, in questo modo si sentono abusate una seconda volta. Le affermazioni di don Flaim non rappresentano la chiesa e un altro aspetto preoccupante è che dimostrano una grande disinformazione e una grave negligenza, oltre che orgoglio.

    Perché sono parole sbagliate?

    Che i bambini cerchino affetto è vero, ma è anche vero che l’adulto ha la massima responsabilità nei confronti del bambino indifeso. Non può usarlo come un oggetto per la sua gratificazione. Come dice la chiesa, l’adulto deve avere maturità psicoaffettiva. Le tenerezza è necessaria e noi sacerdoti dobbiamo sempre operare per il bene del bambino. La pedofilia è ingiustificata e ingiustificabile. Sempre. L’affetto deve far crescere il bambino non essere una scusa per abusarne. Don Flaim ha fatto molta confusione e, quello che è ancora più grave, ha creato confusione. Gli abusi sui minori sono tutta una questione di potere. Gli adulti hanno il potere sui bambini e i pedofili usano questo potere per soddisfare i propri bisogni o perché hanno gravi carenze psicoaffettive. Poi cercano ogni genere di giustificazione. C’è addirittura chi dice che lo ha fatto per il bene del bambino.

    Don Flaim ha anche detto che l’omosessualità è una malattia.

    Papa Francesco ha detto chiaramente gli omosessuali sono fratelli e sorelle. Ha detto: chi sono io per poter giudicare? Gli omosessuali fino agli anni ’60 erano visti come criminali, poi come malati. Adesso sono fratelli e sorelle con un altro orientamento.

  • Caso don Carli, trovata l’intesa per il risarcimento

    Caso don Carli, trovata l’intesa per il risarcimento

    L’accordo extragiudiziale chiude il contenzioso per sempre Le parti hanno sottoscritto un patto di segretezza assoluta

    di Mario Bertoldi

    BOLZANO. Il caso don Giorgio, il sacerdote bolzanino accusato di aver violentato in parrocchia una bambina, è definitivamente chiuso. A 25 anni dai fatti (che il religioso ha sempre negato) tutte le parti in causa hanno trovato un accordo con definizione extragiudiziale del risarcimento riconosciuto alla famiglia della presunta vittima. Non solo. L’intesa (che ha portato all’abbandono della causa civile per il mancato risarcimento indicato nella sentenza penale di prescrizione del reato) è stata «blindata» con un vincolo assolutamente rigido che nessuna delle parti in causa può permettersi di violare.

    L’accordo (che rispetta ovviamente l’interesse di riservatezza di tutte le parti) è stato sottoscritto alla presenza degli avvocati, protagonisti dell’ultimo braccio di ferro legale. Due anni fa gli avvocati Roland Riz (per la Curia) e Kitty De Guelmi (per la Parrocchia di San Pio X) avevano ottenuto la sospensione della provvisoria esecutività della sentenza di primo grado del giudice Andrea Pappalardo che aveva stabilito che Curia e Parrocchia, in solido con don Giorgio, dovessero pagare il risarcimento di 760 mila euro deciso in sede penale. La sospensione della provvisoria esecutività della condanna era stata concessa in vista del processo civile d’appello che però non si è mai concluso in quanto la causa è stata abbandonata a seguito dell’intesa raggiunta in sede extragiudiziale.

    Ricordiamo che don Giorgio aveva sempre rigettato ogni richiesta di risarcimento non solo dichiarandosi innocente (al di là della sentenza penale) ma anche dimostrando di non possedere nulla.

    Di qui la decisione della presunta parte lesa di coinvolgere Curia e Parrocchia come responsabili civili del comportamento del sacerdote in qualità di «Ministro di culto» (aggravante riconosciuta in via definitiva nella sentenza della Cassazione).

    Come detto l’accordo è caratterizzato da un vincolo di segretezza assoluta con pesanti penali previste per chi dovesse violare il patto di riservatezza. Di conseguenza, nessuno parla. Si tratta, di fatto, di un accordo che non riconosce il diritto della collettività ad essere informata su come la vicenda processuale si sia conclusa in sede civile. Questo nell’interesse di tutte le parti posto che l’accordo quasi certamente è stato raggiunto sulla base di un compromesso che potrebbe essere letto in maniera specularmente opposta. In altri termini la presunta parte lesa potrebbe non avere interesse a far sapere di aver accettato di chiudere il caso per una somma inferiore a quella prevista in sentenza. Specularmente Curia e Parrocchia non hanno certo interesse a far sapere di aver comunque pagato una somma (anche se inferiore a quella richiesta) per chiudere una volta per tutte il contenzioso su un caso dal quale si erano sempre dichiarate estranee. Ecco perchè nessuno saprà mai che cosa preveda l’intesa raggiunta. Sotto il profilo logico è comunque evidente che il compromesso sottoscritto non può non aver soddisfatto, almeno in parte, anche le richieste della presunta parte lesa. L’accordo ha previsto anche il ritiro in via definitiva di alcune querele per diffamazione ancora in piedi sempre legate al caso.

  • BOLZANO. CHIUSO IL CASO DON GIORGIO, SOTTOSCRITTO UN ACCORDO EXTRAGIUDIZIALE DAL CONTENUTO SEGRETO

    BOLZANO. CHIUSO IL CASO DON GIORGIO, SOTTOSCRITTO UN ACCORDO EXTRAGIUDIZIALE DAL CONTENUTO SEGRETO

    Il caso don Giorgio si è chiuso per sempre.  Come si ricorderà si tratta del sacerdote accusato di aver abusato sessualmente di una bambina, all’epoca di 8 anni, che frequentava la parrocchia di San Pio decimo a Bolzano. Il sacerdote ha sempre negato i fatti contestati che riemersero sulla base di un sogno della presunta vittima e di successive cure psicologiche.

    Assolto in primo grado penalmente, il sacerdote venne condannato in appello, con successiva prescrizione del reato  sancita dalla Cassazione che però confermò i risarcimenti in sede civili previsti dalla sentenza di secondo grado per 760 mila euro. A seguito dell’impossibilità del sacerdote di far fronte al pagamento, con successivo procedimento civile vennero citate in giudizio, per rispondere in solido, anche la Curia e la Parrocchia.

    Ora la vicenda è stata definitivamente chiusa con un accordo extragiudiziale i cui contenuti sono però destinati a rimanere segreti. Tutte le parti in causa hanno infatti sottoscritto un impegno di totale segretezza che prevede, in caso di violazione, pesanti penali.

    BOLZANO. CHIUSO IL CASO DON GIORGIO, SOTTOSCRITTO UN ACCORDO EXTRAGIUDIZIALE DAL CONTENUTO SEGRETO

  • Pedofilia online, arrestati un prete ad Alassio e un disoccupato a Bordighera

    Pedofilia online, arrestati un prete ad Alassio e un disoccupato a Bordighera

    Secondo quanto si è appreso, il religioso è stato arrestato ad Alassio ed è stato portato in carcere: si tratta di un uomo di 49 anni, che è accusato di “cessione aggravata di materiale pedopornografico”, contestazione che prevede l’aver trattato «materiale con minori di anni 16» e in «numero maggiore di 3».

    I due disoccupati hanno 51 e 58 anni, l’operaio 51: sono stati arrestati a Bordighera, Lariano (in provincia di Roma) e nella Capitale.

    Nel complesso, sono 25 le province italiane toccatedall’operazione, comprese Alessandria, Genova, Livorno e Bolzano.

    http://www.ilsecoloxix.it/p/savona/2015/05/26/ARObCyZE-bordighera_disoccupato_arrestati.shtml

  • Potente di Cl e confessore di Formigoni. I guai sessuali di Don Inzoli

    Potente di Cl e confessore di Formigoni. I guai sessuali di Don Inzoli

    L’INCHIESTA/ Presidente del Banco Alimentare, erede designato di Don Giussani e confessore di Formigoni. Don Mauro Inzoli è però anche invischiato in una brutta storia di abusi sessuali….

    Presidente del Banco Alimentare, erede designato di Don Giussani in Cl e, a quanto pare, confessore di Formigoni. E invischiato in una brutta vicenda di abusi sessuali su minori. È don Mauro Inzoli, conosciuto anche come “il prete in Mercedes”. Ratzinger l’aveva ridotto allo stato laicale, Bergoglio ha ridotto la pena a una “vita di preghiera e riservatezza”. Ma c’è chi vuole che anche la giustizia vada a fondo. L’associazione Rete l’Abuso Onlus presenta un esposto per ulteriori indagini alla Procura di Cremona e, sulla scia dell’ordinanza del gip di Savona (8 maggio 2012) sul caso Lanfranconi, chiede di accertare le eventuali coperture della curia.

    l-abuso–diocesi-crema-mauro-inzoli

    IL PRETE IN MERCEDES – La vicenda di Don Mauro Inzoli non è la (purtroppo ricorrente) storia del prete di provincia accusato di abusi sessuali. Don Inzoli è di tutto un altro spessore. Per tre decenni è stato uno dei punti di riferimento di Comunione e Liberazione in Lombardia. Ha fondato il Banco alimentare, che si occupa della raccolta di generi alimentari destinati ai più bisognosi all’interno dei supermercati italiani. Non solo. Inzoli, animatore della onlus cremasca “Fraternità”, pare sia stato per anni il confessore di Roberto Formigoni, un altro che in Cl ha sempre avuto un certo peso. Negli anni si era anche guadagnato l’appellativo di “don Mercedes” per la sua (pare) passione per auto di lusso e ristoranti alla moda.

    LE ACCUSE – Nel 2010 si diffondono delle voci su suoi presunti abusi sessuali a danni di minori. Due anni più tardi, arriva la durissima decisione della Congregazione per la dottina della fede che lo riduce allo stato laicale. Don Inzoli avrebbe dunque dovuto abbandonare lo stato clericale. Ma lui non si rassegna e fa ricorso contro la decisione. E solo poche settimane fa, dopo il passaggio da Ratzinger a Bergoglio, la sua pena è stata commutata in una “vita di preghiera e di umile riservatezza”. Il Vaticano riconosce e ammette la gravità dei suoi (presunti) comportamenti, tanto che spiega nella decisione: n considerazione della gravità dei comportamenti e del conseguente scandalo, provocato da abusi su minori, don Inzoli è invitato a una vita di preghiera e di umile riservatezza, come segni di conversione e di penitenza. Gli è inoltre prescritto di sottostare ad alcune restrizioni, la cui inosservanza comporterà la dimissione dallo stato clericale”. Ma allo stesso tempo Don Inzoli potrà mantenere gli abiti sacerdotali.

    L’ESPOSTO – Nel frattempo però la giustizia italiana non ha mai aperto alcun procedimento a carico del prelato. Il sindaco di Crema ha chiesto che venga disposta un’indagine sull’associazione Fraternità, presieduta da Don Inzoli, e l’associazione Rete L’Abuso ha presentato un esposto presso la Procura della Repubblica di Cremona per chiedere ulteriori approfondimenti di indagine. L’esposto, firmato dal portavoce della Onlus Francesco Zanardi, chiede in particolare di approfondire “perché né il vescovo, né il Vaticano che è stato investito della vicenda, gli organi direttivi della Cei guidata dal cardinal Angelo Bagnasco, abbiano ritenuto di comunicare i fatti all’autorità giudiziaria”. La tesi è che i vertici della curia locale fossero a conoscenza dei presunti abusi. Si legge nell’esposto: “C’è stata una condanna dal punto di vista canonico, è verosimile pensare che la Diocesi sapesse, o che almeno oggi sia in possesso di materiale di indagine, lo stesso materiale che ha portato Inzoli alla condanna canonica, tenendo conto tra le altre cose, che il Canone del Codice di Diritto Canonico violato (n. 1720) riguarda gli abusi sessuali su minori”.

    IL NODO DELLE RESPONSABILITA’ – Nell’esposto si chiede anche, qualora emergesse che la diocesi e/o altre strutture responsabili dei minori rimasti vittime, fossero a conoscenza delle tendenze pedofile dell’Inzoli, di valutarne le responsabilità. Come previsto dal secondo comma dell’articolo 40 del Codice Penale che recita “Non evitare un evento che si ha l’obbligo giuridico di evitare, equivale a cagionarlo”. In presenza di un non semplice quadro giudiziario, nell’esposto si fa comunque menzione di un caso di giurisprudenza, vale a dire l’ordinanza del gip del Tribunale di Savona, datata 8 maggio 2012, che pur respingendo un esposto e archiviando la sua posizione per avvenuta prescrizione, riconosce le responsabilità del vescovo Dante Lanfranconi in merito a un’altra vicenda di abusi sessuali. Si legge nell’ordinanza: “La sola preoccupazione dei vertici della Curia era quella di salvaguardare l’immagine della diocesi piuttosto che la salute fisica e psichica dei minori che erano affidati ai sacerdoti”. È la durissima considerazione del gip di Savona (contenuta nell’ordinanza dell’8 maggio 2012) sulla curia locale”. Anche per questo l’esposto sulla vicenda di Inzoli mira anche a capire se ci sono state responsabilità ai piani più alti. Non solo, sulla scia di una sentenza del Tribunale di Bolzano “si chiede anche in nome delle vittime che si intervenga, facendo intanto luce sui loro nominativi e che si proceda anche nei loro confronti al fine di ottenere un adeguato sostegno psicologico ed un legittimo risarcimento”.

     LEGGI L’ORDINANZA DEL GIP DI SAVONA

    http://www.affaritaliani.it/cronache/don-inzoli150714.html?refresh_ce