Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • A Baltimora l’assemblea dei vescovi americani in piena crisi degli abusi

    A Baltimora l’assemblea dei vescovi americani in piena crisi degli abusi

    Grande l’attesa sulle decisioni dei pastori mentre si moltiplicano le inchieste indipendenti seguite al Report di Pennsylvania e la pubblicazione da parte delle diocesi delle liste degli abusatori

    MARIA TERESA PONTARA PEDERIVA
    SAN FRANCISCO

    Non si annuncia un incontro di ordinaria amministrazione l’Assemblea d’autunno della conferenza episcopale degli Stati Uniti che si apre a Baltimora in una data significativa per la Nazione come il Veterans Day. Un evento eccezionalmente atteso anche dai media quando non si è ancora spento l’eco delle elezioni del Midterm (anche per via dei diversi riconteggi), è ancora vivo lo sgomento per la tragica sparatoria (14 giovani vittime) di Thousand Oaks, a circa 40 miglia da Los Angeles e continua a crescere l’apprensione per i tragici effetti dei devastanti incendi in corso in California (dove un’intera cittadina di 26 mila abitanti come Paradise è praticamente rasa al suolo, ma in tutto lo Stato si contano già decine vittime e centinaia di migliaia sono gli sfollati).

    È un clima grigio di affanno e mortificazione quello che avvolge un appuntamento fra i più difficili degli ultimi decenni, paragonabile alla cappa di fumo che si distende sulla California: un clima che ricorda quel terribile 2002 quando ebbero inizio le prime rivelazioni sugli abusi al punto che Julie Zauzmer dalle colonne del Washington Post parla addirittura di “resa dei conti”. Decapitata ai suoi vertici per le dimissioni del presidente Wuerl dopo settimane di attesa sul da farsi a seguito del Rapporto della Pennisylvania a luglio, la conferenza episcopale si trova ad affrontare una dura crisi.

    Non basta a sollevare la Chiesa americana l’attesa notizia della prossima beatificazione di James Miller, il religioso dei Fratelli delle Scuole Cristiane, originario del Wisconsin, ucciso in Guatemala nel 1982 “in odio alla fede”, perché la preoccupazione resta pesante: ammontano a 13 le diocesi, più il Distretto Columbia (della capitale Washington) in cui si stanno svolgendo indagini analoghe a quella della Pennsylvania, ma sono almeno altrettante dove potrebbero iniziare. E un po’ in tutto il Paese, da una costa all’altra, i fedeli delle parrocchie sono disorientati: e mentre si moltiplicano le veglie di preghiera, diminuisce la fiducia dei laici (talvolta anche il numero di bambini che si iscrivono alla catechesi).

    Dal Missouri a New York, dal New Jersey al New Mexico, dall’Illinois al Nebraska, dal Wyoming alla California e troppi altri il fiato resta sospeso. Secondo gli osservatori della NBC sarebbero gli avvocati di almeno un’altra dozzina di stati ad accingersi a chiedere l’apertura di indagini. Calcolando le 196 diocesi americane, il futuro resta quanto mai incerto. E intanto Thomas Plante, ex consigliere della Conferenza episcopale, va dichiarando «Questo è il #MeToo della Chiesa cattolica».

    Molte le diocesi che si sono dichiarate disposte, con riconosciuta umiltà, a collaborare con i procuratori all’insegna della trasparenza, come è accaduto da poco a Detroit. Le diocesi in California, costrette dalla pressione pubblica, rilasciano a ritmo incalzante i nomi dei preti riconosciuti pedofili: l’ultima è stata la diocesi di San Diego così come già fatto qualche settimana fa dall’arcidiocesi di Los Angeles e la diocesi di Orange, mentre viene sollecitata anche San Francisco. Intanto a Washington (DC) è stato istituito un apposito portale web così da consentire alle vittime di presentare direttamente lì le loro denunce. Ed è annunciata per il 7 dicembre una lista da parte dei gesuiti della costa ovest.

    La sfida per recuperare credibilità non è affatto semplice: mentre cala ancora la percentuale di americani che si dichiarano cattolici (oggi alcuni dati parlano del 21%), una ricerca condotta dal Boston Globe (il quotidiano che nel 2002 aveva tolto il velo alla questione abusi) e dal Philadelphia Inquirer rivela che si calcolano almeno 130 vescovi che nel corso del loro servizio pastorale sono stati accusati in merito alla questione degli abusi e, nel caso di coperture e insabbiamenti, le accuse sarebbero successive al 2002.

    E intanto Paul Mones, un avvocato di New York che si occupa della difesa delle vittime da un capo all’altro della Nazione (prevalentemente tra le fila degli Scout e della Chiesa Cattolica), nel suo sito web va aggiungendo a ritmo settimanale notizie di nuove denunce, 5 solo nel mese di ottobre.

    “Purtroppo bisogna ammettere che non sono mai state prese sul serio le direttive che dovrebbero garantire la protezione dei minori”, ha dichiarato Anne Burke, giudice della Corte Suprema dell’Illinois autrice anche di un testo sul tema degli abusi da parte del clero.

    L’ordine del giorno dell’Assemblea, presieduta dal cardinale Di Nardo arcivescovo di Galverston-Houston e succeduto a Wuerl nella sua qualità di ex-vicepresidente, prevede, oltre ad un’intensa preghiera di riparazione e all’analisi della Lettera pastorale contro il razzismo, la discussione sulla crisi e soprattutto l’adozione di misure idonee. «Mi auguro che quando avremo finito tutti coloro che hanno invocato in queste settimane passi concreti potranno dire: “Davvero i vescovi ci hanno ascoltati”», auspica con convinzione Michael Burbidge, vescovo di Arlington in Virginia. Sul tappeto c’è la decisione in merito alla costituzione di un’apposita commissione per indagare sugli abusi e quale il coinvolgimento dei laici (c’è chi parla della presidenza a loro affidata e ad un adeguato numero di membri laici e chi invoca una commissione di laici del tutto indipendente, come richiesto, ma all’epoca poco ascoltato, già ai primi di agosto dal vescovo di Albany Edward Scharfenberger), ma si parla anche di un codice di condotta per i vescovi, che non sono soggetti a codici etici deontologici, come previsto nelle professioni, ma qui i pareri, almeno alla vigilia, sembrano contrastanti.

    Becky Ianni, leader dello SNAP, associazione in difesa delle vittime, mostra con diverse dichiarazioni tutto il suo scetticismo su quanto potrà uscire dall’Assemblea.

    Solo i prossimi giorni potranno dire in quale direzione vorrà dirigersi, comunque a testa china, la Chiesa americana.

  • Indagine federale negli Usa su Chiesa e abusi

    Indagine federale negli Usa su Chiesa e abusi

    Un conflitto istituzionale e giudiziario senza precedenti si è aperto in America: il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, infatti, ha chiamato in causa gli stessi vertici della conferenza episcopale nelle indagini relative allo scandalo degli abusi sessuali sui minori. Con una lettera inviata il nove ottobre al cardinale Daniel Di Nardo, presidente dei vescovi Usa, il Dipartimento di giustizia – che ha aperto un’indagine sulle diocesi della Pennsylvania – ha fatto sapere che «quest’ufficio sta indagando su possibili violazioni della legge federale»; per tale ragione si chiede alla conferenza episcopale e a tutti i funzionari, a tutte le diocesi del paese, di conservare, e soprattutto «di non distruggere, eliminare o alterare in alcun modo» i documenti relativi ai casi di abuso sessuale nei quali sono coinvolti sacerdoti cattolici, le informazioni relative ai loro trasferimenti o quanto è conservato negli archivi segreti. Rispetto ai reati contestati – per esempio pedofilia o pedopornografia – d’ora in avanti si terrà conto della legislazione federale, assai severa in materia. L’inchiesta, inoltre potrebbe allargarsi a macchia d’olio.

    IL CONFLITTO TRA GOVERNO E CHIESA

    La richiesta avanzata dall’ufficio del procuratore federale per la Pennsylvania orientale, William McSwain, un repubblicano di tendenze conservatrici nominato da Donald Trump, rappresenta una svolta nel lungo conflitto fra la giustizia americana e la Chiesa non solo perché questa volta a scendere in campo è il governo federale. Per la prima volta viene infatti coinvolto anche il vertiche della Chiesa negli Usa e non solo le singole diocesi, prospettando in tal modo ipotesi di reati che richiamano alla responsabilità diretta dell’episcopato. Quest’ultimo, d’ora in avanti, si sentirà inevitabilmente sotto scacco rispetto al governo: fin dove potranno spingersi i vescovi nei loro pronunciamenti pubblici rispetto alle tante questioni critiche che attraversano il Paese se si sentiranno esposti, di fatto, alla minaccia permanente di un’indagine giudiziaria? E tuttavia, se questo è un quadro certamente angoscioso per la Chiesa americana, non ci si è arrivati per caso.

    LA STRATEGIA DELL’INSABBIAMENTO

    L’indagine federale è stata aperta nei confronti delle diocesi cattoliche della Pennsylvania dopo che l’estate scorsa fece scalpore la pubblicazione, seguita a due anni di indagine, del rapporto di un Gran Giurì sugli abusi commessi in 6 delle 8 diocesi dello stato, indagine promossa dal procuratore generale della Pennsylvania Josh Shapiro, del partito democratico. Centinaia di migliaia di documenti esaminati, l’individuazione di 300 preti responsabili di almeno 1000 abusi nell’arco di settant’anni, il sospetto, assai fondato, che non tutti i reati siano stati denunciati in questi decenni: il rapporto aveva un contenuto a dir poco esplosivo. Due elementi dell’indagine del Gran Giurì hanno accelerato gli eventi successivi: la partecipazione all’inchiesta di un gruppo di esperti dell’Fbi, e il fatto che – muovendosi su più diocesi contemporaneamente – sia emersa con una chiarezza estrema una “strategia” dell’insabbiamento. Da qui a coinvolgere l’intera chiesa americana nelle indagini, il passo è stato breve.

    La guerra interna alla Chiesa dietro lo scandalo abusi

    Dietro lo scandalo abusi sui minori c’è una lotta interna alla Chiesa. Dal rapporto Viganò fino ai nuovi filoni di indagine, il punto.

    LA STORIA RACCONTATA DAL FILM IL CASO SPOTLIGHT

    Quella degli abusi sessuali è diventata una storia da premio Oscar con il film Il caso Spotlight, nel 2016, che raccontava la storica inchiesta del Boston Globe sui casi di pedofilia della diocesi di Boston nel 2001. L’indagine all’inizio riguardava pochi preti, poi emerse un’altra realtà: almeno 80 sacerdoti coinvolti, abusi protrattisi negli anni, coperture al più alto livello – venne chiamato in causa l’arcivescovo della città, il cardinale Bernard Law che poi trovò rifugio in Vaticano – lo spostamento dei sacerdoti predatori di parrocchia in parrocchia. Da allora la Chiesa americana, i pontefici che si sono succeduti, hanno cercato di arginare e fermare il fenomeno, di smantellare l’omertà interna, di infrangere la congiura del silenzio e il primato del “buon nome dell’istituzione’ che prevaleva anche sul senso di giustizia e la pietà per le vittime. D’altro canto è vero che molti dei casi denunciati riguardano i decenni passati e tuttavia è altrettanto innegabile che gli episodi di abuso spesso arrivano fino a periodi molto recenti. Di certo il problema era molto più diffuso e radicato di quanto la stessa Chiesa non abbia cercato di far credere, mentre le coperture sono durate fino all’oggi anche per i fatti del passato. Per la Chiesa americana in modo specifico, che aveva proclamato un po’ frettolosamente la “tolleranza zero“, si tratta di una sorta di disfatta generale le cui conseguenze sulla tenuta dell’istituzione sono ancora difficilmente prevedibili.

    UNA SPIA NELLA DIOCESI DI BUFFALO

    D’altro canto l’indagine della Pennsylvania è stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso dando il via a una serie di altri scandali che si stanno aprendo a catena: in Cile sono ormai diversi i vescovi che il Papa ha fatto dimettere mentre la credibilità della Chiesa è ridotta ai minimi termini. Negli Stati Uniti prosegue lo stillicidio di indagini interne alle diocesi o condotte dalle autorità giudiziarie. Da ultimo, un vescovo ausiliare di New York, John Jenik, è stato rimosso dal suo incarico dopo essere stato riconosciuto responsabile di abusi commessi negli anni ’80. Un’ex segretaria del vescovo di Buffalo (mons. Richard Malone), Siobhan O’Connor, ha aiutato l’Fbi a smascherare un gigantesco lavoro di insabbiamento (anche in questo caso è in corso un’indagine federale). Il vescovo è accusato di aver escluso i nomi di decine di preti molestatori da un rapporto pubblicato in marzo nel quale si annunciava un programma di risarcimento delle vittime di una quarantina di sacerdoti.

    L’ARCHIVIO DI O’CONNOR CHE IMBARAZZA LE GERARCHIE

    Ora, centinaia di documenti degli archivi della diocesi fotocopiati segretamente dalla O’Connor, aprono una straordinaria finestra sulle decisioni prese dal vescovo nei confronti dei preti accusati di abusi. I religiosi accusati di molestie sarebbero stati in realtà oltre un centinaio, senza il lavoro di Siobhan O’Connor – che pure si professa cattolica e dice di amare profondamente la Chiesa – sarebbero rimasti segreti. Nelle settimane e nei mesi scorsi, ha fatto scalpore il caso dell’ex cardinale Theodore McCarrick, coinvolto in vicende di abusi avvenute nel corso della sua lunga carriera; McCarrick – ormai molto anziano – non è più cardinale per decisione del Papa; dopo di lui, che ricoprì pure l ‘incarico di arcivescovo di Washington, ha lasciato il suo posto – in seguito a quanto rivelato dal rapporto del Gran Giurì della Pennsylvania, il cardinale Donald Wuerl, successore di McCarrick alla guida della diocesi della capitale americana. Lo tsunami pedofilia, intanto, ha raggiunto pure l’Europa.

    Il rapporto choc sulla Chiesa in Germania: 3.677 abusi su minori

    Il rapporto choc sulla Chiesa cattolica in Germania: 3.677 casi di abusi su minori dal 1946 al 2014.

    DALL’AMERICA ALL’EUROPA: IL CASO FRANCESE

    Il caso abusi sta infatti esplodendo in Spagna dove si parla già di centinaia di vittime, e in Francia dove iniziano i primi processi mentre un rapporto della stessa conferenza episcopale ha cominciato a raccontare una verità amara: dal gennaio 2017 fino ad oggi – riporta il Sir, l’agenzia stampa della Cei riferendo sul caso francese – sono state 211 le persone che hanno denunciato casi di abuso ai vescovi e 75 i fatti segnalati e denunciati alla giustizia; 129 i sacerdoti coinvolti, 49 quelli sospesi precauzionalmente. Dal 3 al 6 novembre, i vescovi francesi si sono riuniti a Lourdes dove, per la prima volta, hanno ascoltato la voce di 8 vittime. Un cammino penitenziale e di trasparenza è dunque iniziato, e tuttavia sembra evidente che la tentacolare crisi degli abusi del clero sia ben lungi dal dirsi conclusa. Per questo, decisivo potrà essere l’incontro dedicato al problema che si svolgerà a febbraio in Vaticano, sarà un confronto aperto fra il Papa e tutti i presidenti delle conferenze episcopali del mondo.

    http://va.newsrepublic.net/a/6621904744333967878?

  • All’Alto Commissariato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite il report “Italia” del marzo 2018 di “National Secular Society” che include anche i report della Rete L’ABUSO

    All’Alto Commissariato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite il report “Italia” del marzo 2018 di “National Secular Society” che include anche i report della Rete L’ABUSO

    Nella sezione del 22 e 23 gennaio 2019, salirà sul “banco degli imputati” la Repubblica Italiana, la cui posizione sarà esaminata dal Comitato Onu per la Tutela del Fanciullo.

    Anche secondo le accuse recentemente formulate dal poll legale della Rete L’ABUSO (Diffida del 19.2.18 e esposto denuncia del 18.10.18), lo Stato italiano, oltre ad essere inadempiente di fronte a trattati internazionali e convenzioni di vario genere, attuerebbe nei confronti del fenomeno, politiche omissive che come diretta conseguenza produrrebbero un favoreggiamento al fenomeno stesso.

    Di seguito, uno dei report sull’Italia agli atti delle Nazioni Unite, report che sarà incluso nella consultazione del prossimo 22 e 23 gennaio 2019, un report che contiene anche la documentazione e le ricerche della Rete L’ABUSO.
    Di seguito il documento di “National Secular Society” Report in lingua originale


    CONVENZIONE DELLE NAZIONI UNITE SUI DIRITTI DEL BAMBINO

    RELAZIONE ALTERNATIVA SULL’ITALIA

    (report sul caso Italia)

    PREPARATO DALLA National Secular Society (UK)

    PRE-SESSIONE ALLA 80ª SESSIONE

    MARZO 2018

    NON ESISTE L’INDICE IN QUANTO IL MATERIALE SI RIFERISCE AL CLUSTER 4.

    4 Diritti civili e libertà (articolo 19)

    Autori

    1. Questo report è stato preparato dalla UK National Secular Society (“NSS”)

    Il presidente, Keith Porteous Wood e membro del Consiglio NSS Josephine Macintosh che ha parlato per l’NSS al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite (“UNHRC”). Sig Porteous Wood ha lavorato presso il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite e presso il Comitato per il Diritti del fanciullo, per assicurare che la Santa Sede sia stata esaminata dal Comitato, come non lo era stato per molti anni, e che il Comitato avesse tutto le informazioni necessarie per aiutarlo a compilare le sue osservazioni conclusive (1)

    Metodologia e approccio generale

    1. La National Secular Society lavora per la separazione tra religione e stato, e per uguale rispetto per i diritti umani di tutti, in modo che nessuno sia avvantaggiato o svantaggiato a causa delle proprie convinzioni. Dal 2016 siamo considerate un organismo consultivo speciale presso il Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite.
    2. Il nostro lavoro menzionato sopra, relativo alla Santa Sede e altrove, per esempio con la Chiesa anglicana, ci ha portato a concludere che l’abuso del clero è molto più diffuso di quanto non ci si accorga, e spesso nascosto da decenni. Questo occultamento è spesso dovuto a voti di segretezza e azioni legali aggressive adottate dal clero. Cerchiamo quindi di sensibilizzare e suggerire i modi in cui può essere ridotto al minimo.
    3. Abbiamo cercato le informazioni più affidabili e disponibili e, pur riconoscendo che ciò potrebbe non essere completo, abbiamo incluso informazioni validate da fonti diverse. Evidentemente l’assenza di informazioni ufficiali non significa l’assenza di un problema, anzi è probabile che sia il contrario, specialmente in Italia dove la cultura del clericalismo e il potere della Chiesa cattolica filtra la società civile, rendendo insensibile la capacità di quest’ultima di ritenere la Chiesa la causa.
    4. Riconosciamo che molti abusi (violenze sessuali e di altra natura da parte di adulti) nei confronti di minori avvengono in famiglia e molti si verificano anche in ambienti istituzionali non ecclesiastici. Chiaramente, le accuse credibili dovrebbero essere perseguite con tutta la forza della legge.
    5. Riconosciamo anche che l’abuso nelle organizzazioni ecclesiastiche non è limitato al cattolicesimo o ad organizzazioni cristiane, ma si estende a tutte le confessioni e le religioni a vari livelli. L’enfasi sugli abusi nelle organizzazioni cattoliche, in questo rapport, è in funzione del gran numero di istituzioni sotto l’egida della Chiesa cattolica e da parte degli Stati sono state riscontrate prove di abusi su scala significativa.
    6. Le organizzazioni ecclesiastiche sono suscettibili di attrarre in modo sproporzionato coloro che sono dediti a tali abusi; la dinamica del potere religioso/spirituale offre maggiori opportunità per perpetratori di abusare e nasconderlo; inoltre, tali organizzazioni possono più facilmente nascondere questo abuso, ad esempio attraverso la negoziazione di concordati (cfr in basso) che consentono espressamente la non divulgazione.
    7. Lo scopo di questa presentazione è di creare, nell’interesse delle vittime di tali abusi, una maggior parità di condizioni affinché tali istituzioni non godano dei privilegi che infatti permettono che molti abusi restino impuniti.

    LE NOSTRE PREOCCUPAZIONI

     

    A – Il livello di abuso clericale dei minori

    1. Non esistono informazioni ufficiali definitive sulla portata dell’abuso clericale dei minori in Italia, tuttavia, tre fonti di informazione sono contenute nell’appendice che fornisce un tentativo di evidenziarne la portata.
    2. L’Esempio 1 (vedi Appendice) mostra un estratto da un rapporto di RMIT University (Melbourne, Australia) Abuso sessuale infantile nella Chiesa cattolica: una rassegna interpretative della letteratura e dei rapporti di inchieste pubbliche scritti da due cattolici accademici. Concludono che “c’è stata la costante sottovalutazione del flagello dell’abuso clericale infantile da parte della Chiesa cattolica in Italia”.
    3. Questo rapporto attira l’attenzione su seri problemi di comportamento del Vaticano che è ragionevole presumere debba prevalere anche in Italia. Un esempio è “se un sacerdote è accusato dovrebbe pentirsi, e se si pentisse dovrebbe essere perdonato e ricollocato nella sua posizione. […] La preoccupazione dei funzionari della Curia Romana presenti all’incontro era di proteggere l’innocente sacerdote, per la loro convinzione che molte delle accuse erano false. […] Né potevano considerare l’idea che il ritorno i preti abusatori al ministero ha comportato un “rischio inaccettabile” per i bambini. Per colpa del loro approccio totalmente legalistico, non consideravano gli obblighi della Chiesa verso le vittime. […] per la Congregazione per la Dottrina della Fede, per esempio, gli abusi sessuali su minori sono classificati sotto l’etichetta “dei reati più gravi”, che includono reati come dissacrare un ostia, celebrare la messa con solo pane o solo vino, e concelebrare la Messa con sacerdoti non cattolici [apparentemente per quanto riguarda il primo come di uguale gravità per gli ultimi due]. Il sacerdote era una persona privilegiata sotto la legge canonica; la vittima non lo era.”
    4. L’Esempio 2 (Appendice) proviene da un’organizzazione italiana che cerca di sottoporre alla giustizia i preti cattolici pedofili in Italia. Mostra 120 condanne definitive per sacerdoti che hanno abusato di bambini negli ultimi 10 anni. Sono contrassegnati su una mappa dell’Italia, indicata da spilli rossi.
    5. L’Esempio 3 (Appendice) utilizza le informazioni statistiche sull’incidenza dell’abuso del clero prodotto nel 2009 dalla Santa Sede in evidenza al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite(2). Si stima che tra l’1,5% e il 5% del clero cattolico è stato coinvolto nei casi di abuso sessuale. Se questo è estrapolato in Italia, sasrebbe pari a ben 3.400 casi, e non meno di 1.000.
    6. Permettendo all’abuso endemico negli ambienti ecclesiastici di continuare indefinitamente e su scala così ampia, è inconcepibile che ciò non sia noto nelle istituzioni. Il Comitato sui diritti dell’infanzia ha scritto, nel 2014, sugli abusi su larga scala nelle istituzioni della Chiesa cattolica, molte delle quali presenti in Belgio. Ha affermato, nelle sue osservazioni conclusive alla Santa Sede, che “è ben noto che chi ha compiuto abusi sessuali su minori è stato trasferito di parrocchia in parrocchia o in altri paesi nel tentativo di coprire tali crimini, una pratica documentata da numerosi cittadini, commissioni d’inchiesta “e che” pone ancora i bambini in molti paesi ad alto rischio di abusi sessuali” (l’intero paragrafo si trova nell’Esempio 3 nell’Appendice).
    7. Restiamo convinti che la segnalazione obbligatoria – se organizzata e fatta in modo appropriato – è uno strumento prezioso, anzi essenziale, per aiutare a ridurre questo endemico abuso. Secondo Mandate Now, un’organizzazione rispettabile con sede nel Regno Unito: (4) “Un recente sondaggio su 62 nazioni ha coinvolto 33 nazioni sviluppate e 29 Nazioni in via di sviluppo. L’indagine ha rilevato, in generale, che, secondo Daro, D, (ed), World Perspectives on Child Abuse, 7 ed, International Society for the Prevention of Child Abuse and Neglect, Chicago, 2006, p 26 .: L’81,8% delle nazioni sviluppate aveva una qualche forma di segnalazione obbligatoria; Il 78,6% delle nazioni in via di sviluppo aveva una qualche forma di segnalazione obbligatoria; mediamente, l’80,3% delle nazioni partecipanti aveva una qualche forma di obbligatorietà nella segnalazione.”
    8. Pur riconoscendo che nessuna delle informazioni di cui sopra è conclusiva, prese congiuntamente forniscono sufficienti motivi di preoccupazione affinché il Comitato cerchi di richiedere allo Stato coinvolto di raccogliere informazioni per formulare raccomandazioni sulle “migliori pratiche” citate di seguito.

    B – Non c’è alcun obbligo per la Chiesa cattolica di denunciare gli abusi

    1. L’articolo 4 del Concordato Lateranense, come modificato nel 1984, afferma che “gli ecclesiastici non sono tenuti a divulgarli informazioni con i magistrati o con altri funzionari dell’autorità su persone o cose a loro rese note attraverso l’esercizio delle loro ministero”. Maggiori dettagli sono riportati nella Sezione B dell’Appendice, tra cui un articolo di conferma da Catholic News.

    LE NOSTRE RACCOMANDAZIONI

    1. Viene richiesto allo Stato coinvolto:
    2. di fornire informazioni supplementari e attuali sul livello di abuso del clero nello Stato;
    3. di stabilire un meccanismo per monitorare il livello delle accuse degli abusi clericali in futuro, compresa la registrazione degli anni in cui il presunto abuso ha avuto luogo;
    4. di stabilire quali misure sta prendendo lo Stato per garantire che il numero di sacerdoti contro i quali erano state mosse plausibili accuse di abuso di minori, sono stati consegnati alla giustizia;
    5. di dichiarare quali misure procedurali sta prendendo lo Stato per aumentare la futura incidenza di procedimenti giudiziari vincenti per abuso del clero.
    1. Il Comitato raccomanda allo Stato coinvolto:
    2. dove un individuo ha una posizione di fiducia personale verso i bambini e mentre questi bambini sono affidati alle sue cure, l’individuo ha ragionevoli motivi per conoscere o sospettare che sia stato commesso un abuso, o abuso fisico o sessuale, per negligenza intenzionale verso tali bambini, si rende obbligatorio denunciare questo alle autorità designate per proteggere i bambini entro sette giorni. Se, tuttavia, il bambino è considerato in pericolo di danno o danno significativo, la questione dovrebbe essere immediatamente segnalata alla polizia. Il mancato rispetto di tale rapporto costituisce un reato per il quale dovrebbe essere prevista un’appropriata sanzione.
    3. agire per rendere obbligatorio, anche in ambienti clericali, per tutti gli accusati di abusi sessuali su minori, noti e sospetti, di essere rimossi dai luoghi o da contatti con i bambini, e la questione segnalata con urgenza a livello regionale o statale all’autorità come descritto in a. sopra.
    4. Adottare misure appropriate per promuovere il recupero fisico e psicologico e il reinserimento sociale di un bambino vittima di: qualsiasi forma di negligenza, sfruttamento, o abuso; tortura o qualsiasi altra forma di trattamento crudele, inumano o degradante o punizione, come previsto dall’articolo 39 della Convenzione sui diritti dell’infanzia. Noi raccomandare che ciò includa un adeguato risarcimento.

    APPENDICE

    Questa appendice contiene fonti di informazioni che suggeriscono un problema significativo di abusi sessuali del clero contro minori.

    A – Il livello di abuso clericale dei minori

     

    ESEMPIO 1

    Desmond Cahill e Peter Wilkinson, “Abuso sessuale infantile nella Chiesa cattolica: una rassegna interpretative della letteratura e dei rapporti di inchieste pubbliche”, Center for Global Scuola di Ricerca di Studi Globali, Urbani e Sociali, RMIT University, Melbourne, Agosto 2017. (5)

    Estratto da pp. 92-93

    Pagina 92

    “[…] Elemento costitutivo dei numerosi malintesi con autorità della Santa Sede è stata la costante sottovalutazione del flagello dell’abuso clericale dei bambini da parte della Chiesa cattolica in Italia anche se diversi libri hanno documentato la questione in una certa misura (Agnoli 2011; Andreoli 2010; Cucci & Zollner 2010; Introvigne 2010, Introvigne e Marchesini 2014), di cui uno di un autore anonimo nel 2010 intitolato Il Peccato Nascosto: Lo Scandalo dei Preti Pedofili e I Silenzi della Chiesa (The Hidden Sin: The Scandal of Preti pedofili e i silenzi della Chiesa) (Anonimo 2010). […] Quanto è grave il problema in Italia è impossibile da dire, perché non ci sono fonti affidabili. Gli articoli sui giornali continuano a diffondersi, come documentato sul sito web di bishops.accountability (6) ma non è ancora stato definito un insieme di eventi per attirare l’attenzione dell’opinione pubblica italiana sulla questione. La popolazione cattolica italiana è sempre stata consapevole dei peccati sessuali dei suoi sacerdoti.

    [pagina 93]

    L’autore anonimo suggerisce che il problema dell’abuso sessuale da parte del clero è “tanto numeroso quanto è sconosciuto”. Dopo aver documentato cinque casi studio irlandesi di preti, l’anonimo ne documenta cinque Casi italiani: don Ruggero Conti, sacerdote di 56 anni dell’arcidiocesi di Roma; Don Giorgio Carli, un prete della diocesi di Bolzano; Don Mauro Stefanoni della Diocesi di Como; don Pierino Gelmini, noto prete per aver fondato una comunità per combattere la droga; e don Luciano Alloisio, amministratore di un istituto salesiano a Torino. Per quanto riguarda l’assistenza residenziale, non ci sono informazioni. “

    ESEMPIO 2

    The Local, “Centinaia di preti pedofili italiani emergono in una mappa scioccante”, 3 marzo 2016 (7)

    “Un’organizzazione italiana che cerca di assicurare alla giustizia i preti cattolici pedofili in Italia ha sviluppato una mappa dettagliata che mostra tutti i casi segnalati negli ultimi 10 anni. La mappa dell’Italia sottostante dipinge un’immagine molto inquietante. Solo nell’ultimo decennio, ci sono state 120 condanne definitive, segnate sulla mappa da spilli rossi, contro i pedofili tra il clero. Spille gialle indicano casi di abuso che sono stati confermati da un tribunale, ma il perpetratore non è stato condannato, più comunemente a causa di cause giudiziarie cadute in prescrizione. Spille nere segnano casi in cui sacerdoti stranieri in Italia, che sono sotto inchiesta all’estero, e sono protetti dal Vaticano. I casi possono essere trovati in tutte le aree del paese.

    Foto: L’Abuso

    L’Abuso, un’associazione italiana per le vittime della pedofilia da parte di sacerdoti, ha raccolto le cifre dai dati dai tribunali. Ma i casi mostrati sulla mappa sono solo la punta dell’iceberg, ha dichiarato a The Local il Presidente dell’Associazione, Francesco Zanardi. “L’effettiva portata del problema è sconosciuta e abbiamo solo dati per l’ultimo decennio – ma dà un’idea di quanto sia diffuso.”

    Zanardi spera che la mappa aiuti a convincere gli italiani della necessità di condurre finalmente i chierici che abusano di bambini ad essere giudicati dal sistema di giustizia civile. “Il governo italiano ha un trattato con il Vaticano, il che significa che i preti non sono obbligati a segnalare abusi sessuali su minori. In altri paesi questo è un crimine grave di per sé – ma in Italia è solo la norma.”

    La maggior parte delle indagini sull’abuso di bambini da parte della Chiesa in Italia si svolgono quindi dietro a un muro di segretezza nei tribunali ecclesiastici vaticani.

    Una volta giudicato colpevole da una corte vaticana, i preti abusatori non vengono ridotti allo stato laicale e incarcerato. Vengono invece inviati in una nuova diocesi dove l’abuso può ripetersi.

    Questo processo fu persino incoraggiato attivamente dall’istituzione stessa quando il cardinale Joseph Ratzinger inviò una lettera a tutti i vescovi, nel 2001, incoraggiandoli solo a segnalare I casi sospetti di abusi ai tribunali ecclesiastici, a pena di scomunica. Ratzinger divenne Papa Benedetto XVI quattro anni più tardi prima di dimettersi nel 2013.

    Ma gli italiani stanno diventando più critici rispetto agli sforzi della Chiesa per affrontare la pedofilia dal suo interno, grazie alla notevole copertura mediatica del problema.

    In primo luogo, le indagini in corso sul capo della finanza del Vaticano George Pell, che sta ancora lavorando per la Chiesa nonostante ci siano molte prove che suggeriscono che egli ha  coperto anni di abusi mentre operava come sacerdote nello stato australiano di Victoria.

    In secondo luogo, il successo degli Oscar di domenica del film “Spotlight”, che ha ottenuto due riconoscimenti come miglior film e miglior sceneggiatura. Il film racconta la storia di una squadra di giornalisti che lavorando per il Boston Globe ha denunciato per la prima volta l’abuso a livello endemico di bambini in America nel 2003.

    “Sono lieto che le indagini in corso sul cardinale Pell e il recente successo di Spotlight hanno fatto sì che i media italiani parlino di più del problema, ma c’è ancora molto da fare”, ha ditto Zanardi, aggiungendo che dubitava che papa Francesco avrebbe fatto qualcosa per cambiare le leggi rispetto alla segnalazione di abuso.

    Da quando è diventato pontefice nel 2013, Jorge Mario Bergoglio ha cercato di migliorare l’immagine della Chiesa cattolica, ma i critici dicono che non ha affrontato sufficientemente il problema degli abusi sui minori e non ha fatto abbastanza per creare un dialogo con le vittime.

    “È davvero ridicolo,” aggiunse Zanardi.

    “Conosciamo gli abusi sui minori nella Chiesa cattolica da 15 anni ed è ora di affrontarli. La Chiesa deve essere costretta a portare nei tribunal civili coloro che abusano dei bambini  – ma se ciò accade sarà un miracolo, nessun gioco di parole.”

    ESEMPIO 3

    Alla dodicesima sessione del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite (8), l’ International Humanist and Ethical Union ha attirato l’attenzione sulla diffusione degli abusi di minori da parte di religiosi cattolici e ha accusato la Santa Sede di “diffusi tentativi di coprire casi di presunti abusi sui minori perpetrati da membri del suo clero e ordini religiosi” (9).

    L’oratore era Keith Porteous Wood, un coautore di questo rapporto.

    Il rappresentante della Santa Sede presso le Nazioni Unite a Ginevra ha rilasciato una dichiarazione come un diritto di replica a quanto sopra che leggi, in parte:

    “Dalle ricerche disponibili ora sappiamo che negli ultimi cinquanta anni tra l’1,5% e il 5% del clero cattolico è stato coinvolto in casi di abuso sessuale.” (10)

    Secondo una fonte ci sono circa 68.000 sacerdoti e religiosi di sesso maschile in Italia. 5% di questo equivale a 3.400. Anche l’1,5% di esso equivale a oltre 1.000.

    B – Non c’è alcun obbligo per la Chiesa cattolica di denunciare gli abusi

    Concordat Watch (fonti note sulla pagina Web(11))

    Nel maggio 2012, la Conferenza episcopale italiana (CEI) ha dichiarato nelle sue linee guida sulla protezione dei minori (12) che ai sensi degli articoli 2.1 e 4.4 di questo concordato i suoi preti non hanno alcun obbligo di riferire sospetti abusi alla polizia.

    Per il Concordato Lateranense modificato nel 1984:

    “Articolo 4.

    Gli ecclesiastici non sono tenuti a divulgare ai magistrate, o a qualsiasi altro funzionario competente, alcuna informazione su persone o fatti a loro noti attraverso l’esercizio del loro ministero”

    Quanto sopra è confermato qui sotto:

    Carol Glatz, “Nessuna segnalazione obbligatoria nelle norme italiane per la gestione delle accuse di abuso”, Catholic News Service, 4 aprile 2014 (13)

    “ROMA (CNS) – La conferenza episcopale italiana ha incoraggiato i suoi membri a collaborare con autorità civili in caso di abusi sessuali da parte del clero, ma ha affermato che i vescovi non hanno alcun obbligo legale di segnalare denunce di abusi alla polizia o ad altre autorità civili. [grassetto aggiunto]

    Inoltre, le nuove norme della chiesa italiana dicono che i vescovi “sono esonerati” dal rilasciare documenti statali in loro possesso o informazioni connesse a casi di abuso..

    Le Linee Guida prevedono che poiché un vescovo non è un pubblico ufficiale e non è incaricato di “pubblico servizio”, non ha l’obbligo giuridico – salvo per un dovere morale di contribuire al bene comune – di riferire alle autorità giudiziarie civili notizie che ha ricevuto in merito questioni illecite” di abuso sessuale.

    Le linee guida sono le prime norme nazionali pubblicate dalla conferenza episcopale italiana per trattare gli abusi sessuali sui minori da parte dei sacerdoti. Le linee guida sono state pubblicate sul sito web della conferenza il 28 marzo dopo essere state approvate dai vescovi a gennaio.

    Le direttive, di circa cinque pagine, affermano che “il triste e serio fenomeno degli abusi sessuali sui minori da parte dei sacerdoti richiede un rinnovato impegno da parte della chiesa, chiamata ad affrontare la questione con spirito di giustizia, in linea con il presente linee guida”.

    “Il vescovo che riceve una denuncia di abuso deve essere sempre disponibile ad ascoltare la vittima e i suoi familiari”, hanno detto le norme, assicurando loro che il caso sarà trattato in modo giusto, offrendo loro sostegno spirituale e psicologico e rispettando la libertà della vittima di intraprendere “azioni giudiziarie”.

    I vescovi hanno promesso che sarebbe stata data maggiore attenzione allo scambio di informazioni quando i candidati alla vita sacerdotale o religiosa sono trasferiti da un seminario all’altro o da una diocesi o istituto religioso a un altro. Non ha suggerito lo stesso tipo di scambio di informazioni nel caso del trasferimento di uomini già ordinati.

    “Il vescovo tratterà i suoi sacerdoti come un padre e un fratello”, hanno detto le norme, “prendendosi cura della loro formazione permanente e in modo tale che possano apprezzare e rispettare la castità e il celibato”.

    Le linee guida dicevano che durante ogni indagine canonica, il vescovo ha il diritto di fare tutto ciò che ritiene necessario per evitare il rischio di possibili ulteriori abusi. “Il semplice trasferimento del sacerdote in genere finisce per essere inadeguato” come risposta, affermano le norme, a meno cheil trasferimento non comporti “il sostanziale cambiamento delle sue funzioni”.

    “È importante che il vescovo collabori con le autorità civili” quando sono in procinto di condurre un’indagine o un processo penale, affermano le norme. Tuttavia, “i vescovi sono esonerati dall’obbligo di consegnare o mostrare documenti riguardanti ciò che sapevano o che sono in loro possesso” a causa delle disposizioni dei Patti Lateranensi, un trattato formale tra l’Italia e la Santa Sede.

    L’accordo tra i due stati, firmato nel 1929 e modificato nel 1984, afferma che l’Italia riconosce la “piena libertà della Chiesa cattolica di svolgere la sua missione pastorale, educativa e caritatevole” e il ministero, e rispetta la sua giurisdizione nelle questioni ecclesiastiche. Il patto stabilisce inoltre che, a causa della natura particolare del loro ministero, i ministri della chiesa non devono fornire alcuna informazione ai giudici o alle autorità statali.

    Le autorità giudiziarie possono chiedere informazioni su quali procedure canoniche sono state eseguite, ma non possono disporre che tali documenti o gli archivi completi dei vescovi siano  “mostrati o sequestrati”. Tuttavia, secondo le norme, i vescovi possono volontariamente comunicare singole parti di informazione.

    Le linee guida stabilivano anche che la Santa Sede e la conferenza episcopale italiana nel suo complesso “respingevano ogni responsabilità, diretta o indiretta, per eventuali casi di abuso”.

    Le linee guida sono state redatte dopo che la Congregazione per la Dottrina della Fede del Vaticano ha ordinato che i vescovi di ogni nazione e regione abbiano procedure chiare e coordinate per proteggere i bambini, assistere le vittime di abusi, occuparsi di preti accusati, formare il clero e cooperare con le autorità civili.

    I vescovi italiani hanno presentato brevi orientamenti alla Congregazione per la Dottrina della Fede nel 2012. La Congregazione ha dato una serie di suggerimenti e cambiamenti, che si riflettono nelle norme finali, hanno detto i vescovi italiani.

    Descrivendo l’abuso sessuale dei minori come “un crimine perseguito dalla legge civile”, la Congregazione per la Dottrina della Fede ha detto che i vescovi dovrebbero seguire le leggi locali quando richiedono di denunciare casi di abusi sessuali alla polizia..

    Il Vaticano ha insistito sul fatto che la legge ecclesiastica impone ai vescovi e ai superiori religiosi di obbedire leggi locali sulla segnalazione di crimini sospetti; tuttavia, ha anche detto che dove la segnalazione non è obbligatorio e la vittima non vuole andare alla polizia, i desideri della vittima devono essere rispettati.

    Alcuni paesi hanno norme più severe, per esempio “nei casi in cui vi è un sospetto giustificato” di abuso, i vescovi della Svizzera hanno detto che la chiesa dovrebbe andare alla polizia, “a meno che la vittima o il suo rappresentante non si oppongano”.

    Tuttavia, hanno aggiunto, se sembra che ci sia un “pericolo immediato” di un funzionario della chiesa che abusa sessualmente di un bambino, la polizia deve essere informata.

    Il cardinale Sean P. O’Malley di Boston, membro della nuova Pontificia Commissione per La Tutela dei Minori, istituita da Papa Francesco, ha detto che uno dei compiti della commissione è formulare raccomandazioni sulla cooperazione dei funzionari della chiesa con le autorità civili “.

    FINE RAPPORTO

    https://tbinternet.ohchr.org/_layouts/treatybodyexternal/Download.aspx?symbolno=INT%2fCRC%2fNGO%2fITA%2f31110&Lang=en

  • La figura dell’ex card. McCarrick nell’inchiesta del Washington Post

    La figura dell’ex card. McCarrick nell’inchiesta del Washington Post

    Vi propongo una inchiesta di Michelle Boorstein del The Washington Post che delinea la figura dell’ex card. Theodore McCarrick e degli abusi sessuali negli Stati Uniti.

    Eccola nella mia traduzione.

     Sabino Paciolla

    Nel novembre 2000, un sacerdote di Manhattan si era stufato dei segreti che conosceva di un arcivescovo di nome Theodore McCarrick e decise di dirlo al Vaticano.

    Per anni, il reverendo Bonifacio Ramsey aveva sentito dai seminaristi che McCarrick li stava spingendo a dormire nel suo letto. Gli studenti gli dissero che non erano stati toccati, ma comunque, secondo lui, era un comportamento del tutto inappropriato e irresponsabile – specialmente per il nuovo arcivescovo di Washington.

    Ramsey chiamò l’allora ambasciatore del Vaticano, l’arcivescovo Gabriel Montalvo, il quale implorò il sacerdote di scrivere l’accusa perché potesse essere inviata a Roma. “Manda la lettera!“. Chiese Montalvo, ricorda Ramsey.

    Non ricevette mai risposta da Montalvo, e da allora Ramsey distrusse la copia della sua lettera del 2000, ha detto.

    “L’ho pensato come segreto e in qualche modo anche sacro – qualcosa da non divulgare“, ha detto Ramsey al Washington Post. Non è stata la questione di un chierico che occasionalmente “scivolava” riguardo al voto del celibato a scioccare Ramsey, che crede che sia una cosa comune. E’ stata la natura ripetuta e non consensuale delle accuse nei confronti di McCarrick.

    Da quando Papa Francesco ha sospeso McCarrick quest’estate per aver palpeggiato un chierichetto e molti chierici sono stati accusati di aver coperto McCarrick, è stato piazzato un riflettore sull’unico posto con l’autorità di sovrintendere a un cardinale: il Vaticano.

    Ci sono ancora molte più domande che risposte sul ruolo di Roma. A chi è stato detto del problema e cosa è stato detto? Quelle discussioni furono mai trasmesse ai papi Francesco e Benedetto? E, infine, se i pontefici sapevano di quello che stava succedendo, cosa hanno fatto, se non altro?

    La lettera di Ramsey del 2000 a Montalvo, morto da allora, è il primo rapporto noto al Vaticano su McCarrick, che solo un paio di mesi dopo è salito ai vertici del cattolicesimo come cardinale.

    Ma i rapporti sul suo comportamento continuarono, e le accuse divennero sempre più gravi. Oltre a Ramsey, almeno altre tre persone inviarono lettere agli ambasciatori del Vaticano – chiamati nunzi (apostolici, ndr). Tra questi, il noto sacerdote-psicologo Richard Sipe e due vescovi del New Jersey, Paul Bootkoski e John Myers.

    Il rapporto più completo su ciò che può essere accaduto alle comunicazioni su McCarrick una volta entrate in Vaticano è stato quello dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò, un ex ambasciatore negli Stati Uniti, che ha sganciato una bomba a fine agosto. Viganò ha scritto che un certo numero di alti funzionari vaticani – tra cui i papi Benedetto e Francesco – erano stati informati del presunto comportamento scorretto di McCarrick.

    Da quando Viganò ha pubblicato il suo resoconto, in gran parte non verificato, su diversi siti conservatori, la maggior parte delle persone in esso citate hanno rifiutato di commentare. Almeno uno, monsignor Jean-François Lantheaume, che lavorava presso l’Ambasciata degli Stati Uniti in D.C., ha risposto alla lettera, dicendo, senza dare ulteriori dettagli, che esso è vero.

    Domenica scorsa (il 7 ottobre 2018, ndr), un cardinale (Marc Ouellet, ndr), nella prima risposta diretta del Vaticano alle accuse che papa Francesco fosse a conoscenza e abbia nascosto la presunta cattiva condotta sessuale (di McCarrick, ndr), ha descritto quelle affermazioni come “un complotto politico che non ha alcuna base reale”.

    La lettera, scritta dal cardinale canadese Marc Ouellet, Prefetto della Congregazione dei vescovi del vaticano, diceva che era “incredibile e senza fondamento” accusare Francesco di “aver coperto consapevolmente il caso di un presunto predatore sessuale“. Ouellet – che, come Lantheaume, è stato nominato nella lettera come persona a conoscenza delle azioni di McCarrick – ha raffigurato Viganò come pieno di amarezza e deluso a causa della sua carriera (mancata, ndr) all’interno della Santa Sede e ha detto di essere in “ribellione aperta e scandalosa“. Ouellet lo ha anche accusato di sfruttare il più ampio scandalo degli abusi sessuali del clero negli Stati Uniti come un modo per sferrare “un colpo immeritato e inaudito” sul Papa.

    Attraverso decine di interviste, documenti e post pubblicati sul blog dell’epoca, The Washington Post ha messo insieme un resoconto dettagliato sull’origine e la natura delle denunce al Vaticano su McCarrick. Il racconto dietro le denunce, di cui almeno tre nel 2000 o più tardi, illustra anche il grande valore attribuito al rispetto della gerarchia all’interno della Chiesa cattolica, il silenzio e la segretezza intorno al tema dell’attività sessuale dei sacerdoti e l’estrema opacità della burocrazia vaticana – fattori che hanno contribuito a far sì che le accuse contro McCarrick rimanessero nascoste per così tanto tempo.

    “La curia porta la disfunzione a un livello completamente nuovo”, ha detto Tom Doyle, che ha lavorato presso l’Ambasciata del Vaticano negli anni ’80 come sacerdote ed esperto di diritto canonico e che ora lavora come difensore dei sopravvissuti agli abusi del clero.

    Doyle dice di credere che gli ambasciatori negli anni ’90 e all’inizio del 2000 a volte hanno ignorato le comunicazioni sugli abusi sessuali perché l’argomento era nuovo ed esplosivo, e meno tracce cartacee c’erano e meglio era. L’ambasciata del Vaticano a Washington è la prima tappa per le denunce all’interno della Chiesa americana.

    Montalvo, in particolare, “ha semplicemente ignorato tutte le comunicazioni che ha ricevuto sugli abusi sessuali sui bambini“, ha detto Doyle.

    I documenti inviati ai nunzi sono stati molto probabilmente – anche se non sempre – inoltrati al segretario di Stato, presso il Vaticano a Roma, ma spettava a quell’ufficio determinare quali di quelle informazioni dovessero essere trasmesse al pontefice, secondo gli esperti a conoscenza del funzionamento (della burocrazia, ndr) del Vaticano. La Chiesa non condivide abitualmente informazioni sulle comunicazioni interne con laici cattolici o giornalisti.

    Le lamentele su McCarrick inviate da Ramsey, Bootkoski, Myers e Sipe sono entrate in questo oscuro sistema, e i loro viaggi all’interno del Vaticano rimangono per lo più un mistero.

    “Inviami la lettera”.

    Ramsey si assunse un grosso rischio come sacerdote nel novembre 2000, il giorno dopo che Papa Giovanni Paolo II nominò McCarrick arcivescovo di Washington. Il ruolo (specialmente in quella sede, centro della vita politica statunitense, ndr), una delle posizioni più importanti del cattolicesimo americano, garantisce praticamente la berretta rossa di cardinale e il potere indiscusso che ne consegue.

    Ramsey ha detto al Washington Post che chiamò Montalvo per condividere ciò che sapeva. Ramsey era professore di un seminario nel New Jersey quando McCarrick era arcivescovo. Stava condividendo (in quel periodo, ndr) ciò che gli avevano detto i suoi seminaristi.

    Ha detto di aver descritto la situazione al telefono e di aver chiesto se Montalvo avrebbe accettato di ricevere una lettera sull’argomento; l’ambasciatore gli disse di sì. Ramsey ha detto che il giorno dopo era spaventato, e che chiamò Montalvo per dire che aveva avuto dei ripensamenti. E se avessero spifferato a McCarrick che lui aveva condiviso le accuse?

    “Mi mandi la lettera, mi mandi la lettera“, lo esortò con forza Montalvo, ha detto Ramsey. “Cosa pensa che siamo degli stupidi?“.

    Ramsey ha detto di aver inviato la lettera a Montalvo, ma non ha mai ricevuto alcun avviso di ricevimento. Anche se Ramsey ha distrutto la sua copia della lettera, dice che il suo contenuto era simile a quello di una nuova lettera che in seguito ha inviato, nel 2015, all’arcivescovo di Boston, il cardinale Sean O’Malley, capo della Commissione sugli abusi sessuali clericali istituita da Papa Francesco. In quella lettera, che Ramsey ha condiviso con The Washington Post, ha espresso preoccupazione per “una forma di abuso sessuale – molestie sessuali – intimidazione o forse anche solo altamente immorale“.

    Qualche settimana fa, Ramsey ha detto di aver scoperto nei suoi documenti una lettera del 2006 del cardinale Leonardo Sandri, ora capo del collegamento del Vaticano per le Chiese cattoliche in Nord Africa e Medio Oriente. Quella lettera, riportata per la prima volta dal Catholic News Service, sembra confermare che gli alti prelati a Roma avessero ricevuto la nota di Ramsey sulla questione del letto che veniva condiviso (da parte di McCarrick, ndr).

    In quella lettera, Sandri chiede informazioni su un candidato che ha frequentato il seminario di Ramsey. Sembra che Sandri abbia chiesto se il candidato fosse coinvolto nelle accuse su McCarrick.

    “Chiedo con particolare riferimento alle gravi questioni che coinvolgono alcuni degli studenti del Seminario dell’Immacolata Concezione, che nel novembre 2000 lei è stato così gentile da portare all’attenzione di Montalvo in modo confidenziale“, scrive Sandri.

    Nella lettera di Viganò, dice Montalvo e il suo sostituto a Washington, Pietro Sambi – morto nel 2011 – “non ha mancato di informare immediatamente la Santa Sede” della lettera di Ramsey, eppure non offre dettagli e prove.

    Alcuni cattolici hanno messo in dubbio la credibilità di Viganò, un conservatore anti Francesco il cui curriculum personale sulla gestione dei casi di abuso del clero è stato oggetto di esame.

    A Roma, Sandri e una suora che lo accompagnava ha detto a The Washington Post il mese scorso che non avrebbe parlato di nulla di quello di cui era a conoscenza sulle lamentele su McCarrick.

    “Mai, mai“, ha detto la suora che camminava con Sandri a The Washington Post.

    “Oh, beh, Dio solo sa del futuro”, ha detto Sandri con una risata. Ma “nessuno parlerà. È una questione di prudenza, di saggezza“.

    Molte più accuse schiaccianti sarebbero arrivate.

    Le cause legali

    Negli anni ’90, secondo documenti ottenuti da The Washington Post, un sacerdote trentenne della diocesi di Metuchen (New Jersey, USA) ha riferito ai suoi superiori e agli specialisti della salute mentale che in passato era stato molestato e vittima di molestie sessuali, in seminario e dal “suo vescovo”. Mentre i documenti non citano McCarrick, una fonte che conosce molto bene il caso dell’uomo conferma che si trattava di McCarrick.

    Queste storie sono venute fuori attraverso la consulenza dopo che il sacerdote ha riferito ai suoi superiori di essere stato sessualmente coinvolto con due minori maschi. I consulenti, nel corso degli anni ’90, hanno stabilito che il sacerdote era stato vittima varie volte nella sua vita, non era un pedofilo e poteva essere rimandato al ministero.

    Ma dopo l’esplosione degli scandali di abusi all’inizio degli anni 2000, riferisce la fonte, il caso del sacerdote riemerse perché il nuovo vescovo del sacerdote – in un ambiente più consapevole, post-scandalo – riesaminò tutti gli archivi dei suoi sacerdoti, ed avendo visto le situazioni del sacerdote con i minori, cercò di farlo allontanare dal ministero.

    Questo fatto sconvolse gravemente il sacerdote, che fece causa.

    A metà degli anni 2000, il sacerdote raggiunse un accordo transattivo con le diocesi di Trenton, Metuchen e Newark, di cui sono trapelati i dettagli. Viganò ha sostenuto nella sua lettera (testimonianza, ndr) che il sacerdote stesso aveva inviato i dettagli “a circa 20 persone, tra autorità giudiziarie civili ed ecclesiastiche, polizia e avvocati“. Alcuni stralci – senza il nome del sacerdote – erano anche sul noto blog di Sipe e su altri blog cattolici della metà degli anni 2000 che circolano ancora oggi.

    I presunti episodi riportati negli stralci dell’accordo transattivo sono inquietanti. L’allora seminarista descriveva una battuta di pesca con McCarrick e due sacerdoti che si concludeva in una camera di motel con due letti matrimoniali. Egli descrive di essere stato osservatore angosciato mentre McCarrick e un altro sacerdote si accarezzavano “dalla testa ai piedi”, ridendo nel letto accanto. Ad un certo punto, il seminarista ha detto di aver incrociato lo sguardo di McCarrick, e, riferisce: “[McCarrick] mi ha sorriso, dicendo ‘sei il prossimo’. . . . Mi sono sentito male allo stomaco e mi sono rifugiato sotto le coperte“.

    In un altro stralcio dell’accordo transattivo pubblicato sul blog di Sipe, il seminarista ha detto che McCarrick lo convocò per accompagnarlo da Newark a New York City e di aver deviato in un appartamento in città per la notte. McCarrick, si legge nello stralcio dell’accordo transattivo riportato sul blog, è salito nel letto del seminarista e si è avvolto strettamente intorno al giovane, il quale descrive di essersi sentito “paralizzato” e di aver sentito male allo stomaco fino al punto che si è nascosto nel bagno e ha vomitato e pianto.

    L’uomo non ha risposto alle richieste di interviste da parte del The Washington Post. I funzionari diocesani di Newark e Metuchen, che nel 2006 gli hanno pagato 100.000 dollari, hanno rifiutato di commentare questo articolo, così come Barry Coburn, l’avvocato di McCarrick.

    Dopo che l’uomo è diventato sacerdote, alla fine è stato rimosso dal ministero a causa delle accuse che avevano coinvolto i due minori.

    Le diocesi del New Jersey hanno raggiunto l’accordo con quell’uomo, e un secondo ex sacerdote, Robert Ciolek, dice che McCarrick lo ha sottoposto a massaggi indesiderati sulle spalle. Questi risarcimenti sono stati resi pubblici proprio quest’estate, quando McCarrick è stato accusato per la prima volta di aver fatto del male a un chierichetto adolescente.

    Ma le diocesi ora dicono di aver riferito tutto al Vaticano.

    Bootkoski, che guidava la diocesi di Metuchen all’epoca dei due risarcimenti, ha rilasciato una dichiarazione il 28 agosto dicendo di aver chiamato Montalvo (il nunzio apostolico, ndr) e poi di avegli scritto di quelle due denunce contro McCarrick, nel dicembre 2005.

    Bootkoski e le diocesi di Metuchen e Newark hanno rifiutato di condividere con The Washington Post il testo specifico che ha inviato a Montalvo, ma hanno condiviso la lettera di presentazione.

    “In allegato trovate le informazioni di cui abbiamo parlato ieri“, (Bootkoski) scrive a Montalvo. “Se posso esserle di ulteriore aiuto in questa materia, non esiti a chiamarmi. Con sentimenti di stima personale, e i miei auguri di buon auspicio per un Avvento e un Natale benedetti“.

    Un portavoce dell’arcidiocesi di Newark, James Goodness, ha recentemente detto a The Washington Post che Myers, che ha lasciato l’incarico di arcivescovo nel 2016, ha detto anche all’ambasciatore vaticano (cioè al nunzio, ndr) dei due risarcimenti, ma ha rifiutato di dire quando o di fornire la comunicazione.

    Comportamento sessuale tra i sacerdoti

    Il linguaggio delle lettere, che rivela poca urgenza, indica un paradosso nel cuore della Chiesa: Perché tutti erano così tranquilli sui comportamenti sessuali di qualsiasi tipo tra i chierici che avevano fatto voto di castità?

    Il caso McCarrick rivela, tra l’altro, le contraddizioni non dette tra l’immagine dei sacerdoti come completamente celibi e la realtà degli uomini che a volte lottano con la loro sessualità. Alcuni esperti e chierici hanno paragonato i voti di castità dei sacerdoti a quelli delle coppie sposate che diventano infedeli. In altre parole, avviene il contatto fisico o sessuale tra sacerdoti. Ma non è chiaro quanto sia frequente e con quale frequenza sia non consensuale.

    Nel caso di McCarrick, ci sono accuse di comportamenti abusivi in corso. Ma nei decenni passati, le molestie o il comportamento sessuale tra adulti non hanno suscitato altrettanta preoccupazione rispetto agli abusi sui minori da parte dei sacerdoti.

    Anche così, la sessualità dei sacerdoti è stata in gran parte una terza corsia nella Chiesa, con scarso riconoscimento aperto della questione.

    Alcuni citano l’opera di Sipe (un monaco benedettino che in seguito ha lasciato l’abito talare, studioso, ndr), scomparso quest’estate ma che ha passato la sua vita a studiare il celibato nella Chiesa cattolica. Nel suo libro del 1990, “A Secret World“, basato su uno studio sui sacerdoti del periodo 1960-1985, Sipe sosteneva che ad un certo punto solo circa la metà dei sacerdoti erano celibi.

    Monsignor Stephen Rossetti, uno psicologo che studia e scrive sul benessere dei sacerdoti, dice che la Chiesa negli ultimi 15 anni circa è diventata gradualmente molto più severa sul celibato e disposta a discutere l’argomento.

    “Trent’anni fa il messaggio è stato confuso“, ha detto, sostenendo che McCarrick è la prova che le linee erano sfocate. “Abbiamo visto il disastro che ne è derivato“.

    Doyle dice che lo scandalo McCarrick è parte di un processo lungo anni del “mito dei sacerdoti che non hanno vite sessuali distrutte”. Ha detto che molti sacerdoti che conosce cercano di essere celibi, ma spesso falliscono. “E sono buoni sacerdoti”.

    Anche se aveva avvertito il Vaticano della presunta cattiva condotta di McCarrick, Sipe sembrava a volte deferente al sistema a cui ha dedicato la sua vita alla sfida.

    Il suo sito web contiene una lettera del maggio 2008 che dice di aver inviato a Papa Benedetto XVI.

    “Vostra Santità, io, Richard Sipe, mi avvicino a voi a malincuore per parlare del problema dell’abuso sessuale di sacerdoti e vescovi negli Stati Uniti“, ha scritto sul post che è stato ampiamente condiviso.

    Un caso, ha affermato, riguardava McCarrick.

    Sipe scrisse che quando insegnava al St. Mary’s Seminary & University di Baltimora, alla fine degli anni ’70 e all’inizio degli anni ’80 “un certo numero di sacerdoti” gli vennero a riferire che McCarrick li portava in varie case nella zona di New York/New Jersey “e dormiva con alcuni di loro“.

    Sipe ha citato i rapporti di un altro blogger relativi a tre ecclesiastici senza nome (uno un ex sacerdote) che non avevano avuto “nessun contatto sessuale“, ma che avevano condiviso un letto e successivamente avevano ricevuto biglietti e lettere da McCarrick.

    Sipe sembra anche citare, senza nomi o dettagli, la scena della stanza d’albergo che si è conclusa con il risarcimento del seminarista diventato prete.

    I post di Sipe spesso non includevano citazioni, ma quest’estate, prima di morire, ha detto al The Washington Post che aveva parlato con più persone che erano state coinvolte sessualmente con McCarrick, compreso il seminarista che in seguito ha ricevuto un risarcimento. Sipe ha rifiutato di identificare le persone per nome o di mettere in collegamento il Washington Post con loro.

    “Vostra Santità, dovete cercare e ascoltare le loro storie, come ho fatto io da molti sacerdoti sulla loro seduzione da parte di chierici di alto livello, e sulle terribili conseguenze nella loro vita“, scrive Sipe a Benedetto XVI.

    Un post del 2010 di Sipe dice che il caso del seminarista fu inviato alla sezione vaticana dell’enforcing-doctrine (dovrebbe trattarsi del ramo della Congregazione per la Dottrina della Fede, ndr), che supervisiona i casi di abuso del clero, “ma non ha ancora ricevuto risposta“, scrive Sipe (se ci si riferisce alla Congregazione per la Dottrina della Fede, allora il prefetto era il card. Levada, ndr).

    La moglie di Sipe, Marianne Sipe, e Doyle, che ha lavorato a stretto contatto con Sipe, dicono che non ci sono prove che Benedetto abbia mai ricevuto le sue lamentele. C’è, tuttavia, una breve lettera datata 5 maggio 2008, dell’allora nunzio Sambi, che riconosce le accuse esplosive di Sipe su McCarrick.

    “Riconosco la sua gentile lettera, con allegato“, scrive Sambi in una lettera sul sito di Sipe. “Siate certi che la vostra corrispondenza indirizzata alla Santa Sede è stata trasmessa mediante la borsa diplomatica. Con cordiali saluti e auguri di preghiera, io sono, sinceramente vostro in Cristo”.

    (Stefano Pitrelli e Chico Harlan hanno contribuito da Roma)

    Fonte: The Washington Post

    La figura dell’ex card. McCarrick nell’inchiesta del Washington Post

  • Denunciamo Chiesa e Stato, complici dei preti pedofili

    Denunciamo Chiesa e Stato, complici dei preti pedofili

    L’associazione Rete L’Abuso onlus ha depositato un esposto presso sei procure italiane, documentando diversi casi di insabbiamento e di violazione delle leggi che obbligano le istituzioni laiche e quelle ecclesiastiche a vigilare sull’incolumità dei bambini prepuberi

    di Federico Tulli

    Gli ecclesiastici non sono tenuti a dare a magistrati o ad altra autorità informazioni su persone o materie di cui siano venuti a conoscenza per ragione del loro ministero”. E ancora: “La Repubblica italiana assicura che l’autorità giudiziaria darà comunicazione all’autorità ecclesiastica competente per territorio dei procedimenti penali promossi a carico di ecclesiastici”.

    Sono due passaggi chiave del Nuovo Concordato tra l’Italia e il Vaticano firmato il 18 febbraio 1984, in seguito ratificato con la legge 121/85. Poche righe dietro le quali si cela, nel nostro Paese, l’orrendo mondo della pedofilia di matrice clericale e la sua continua espansione di cui sono responsabili in solido Stato e Chiesa che poco o nulla fanno per prevenire questo fenomeno criminale. Ne è convinta la onlus Rete L’Abuso che il 17 ottobre ha depositato un esposto-denuncia presso le procure di Savona, Pavia, Milano, Verona, Roma e Napoli, in cui si contesta da un lato una prassi consolidata di insabbiamenti delle denunce per abusi attuata dalla Santa sede e dalla Conferenza episcopale italiana – portando come prova quattro gravissimi casi (vedi Left del 21 settembre 2018) -, e dall’altro si accusa il governo italiano di omesso controllo nei confronti delle autorità ecclesiastiche e si evidenziano una serie di vantaggi determinati dal Concordato per i sacerdoti presunti responsabili di violenze su minori, a danno delle loro vittime, e in caso di depistaggi, per coloro che li proteggono.

    Vantaggi che mal si combinano con la Convenzione di Lanzarote sulla protezione dei minori dagli abusi sessuali, ratificata dall’Italia il 1 ottobre 2012, e con la Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia, ratificata dalla Santa Sede nel 2013 e dall’Italia nel 1991. «Il Concordato si può cambiare se le due parti si mettono d’accordo ma Stato e Chiesa non hanno mai manifestato questa intenzione, eppure sarebbe un segnale inequivocabile in direzione di una concreta lotta contro  la pedofilia tanto sbandierata a parole» ci dicono da Rete L’Abuso.

    L’associazione – che è parte per l’Italia di Ending clergy abuse (Eca), un’organizzazione mondiale di sopravvissuti e attivisti per i diritti umani, i cui membri rappresentano 18 Paesi e 4 continenti – nell’esposto sottolinea anche la necessità improrogabile di realizzare nel nostro Paese una inchiesta su scala nazionale come quelle che altrove (Irlanda, Usa, Germania, Belgio, Olanda, Australia etc) hanno portato risultati innegabili soprattutto in termini prevenzione della pedofilia clericale. «Ma nemmeno da questo orecchio Stato e Chiesa vogliono sentire».

    Eppure seri campanelli d’allarme non mancano. Ci riferiamo sia al numero dei sacerdoti pedofili che in percentuale supera centinaia di volte la più pessimistica stima relativa agli ambienti “laici” (papa Bergoglio ha riferito che i preti pedofili sarebbero il 2%, la Australian Royal Commission arriva addirittura al 7% e la Nsac sostiene che nella sola Diocesi di Boston si giunga all’8,9%), sia al numero delle vittime. A tal proposito Rete L’abuso nell’esposto cita due studi: quello di Andrew Greeley (docente di sociologia all’Università di Chicago) che calcola una media di 50 vittime per sacerdote pedofilo e quello di A. W. Richard Sipe (ex assistente psicoterapeuta e psichiatra nello stato del Maryland) che moltiplica di cinque volte questo dato di per sé già mostruoso: 250.

    In Italia la popolazione ecclesiastica conta circa 30mila unità. Prendendo per buona la percentuale più bassa (quella di Bergoglio) e il dato più basso (Greeley) staremmo parlando di 600 serial killer e almeno 30mila vittime. Forse non a caso il 21 agosto scorso padre Hans Zollner, psicologo alla Gregoriana e membro della Pontificia Commissione per la protezione dei minori, ha detto chiaro e tondo in un’intervista alla Sir, l’agenzia stampa dei vescovi: «La Chiesa italiana affronti il tema degli abusi sui minori o ne verrà travolta». Anche il governo faccia altrettanto, aggiungiamo noi.

    LEFT del 19 ottobre 2018 pag. 45

    https://left.it/

  • La Chiesa cattolica italiana sta negando gli scandali sugli abusi sessuali del clero?

    La Chiesa cattolica italiana sta negando gli scandali sugli abusi sessuali del clero?

    Finora, il paese con il maggior numero di preti cattolici al mondo – l’Italia – è stato risparmiato da uno scandalo di sacerdoti pedofili. L’anomalia potrebbe riflettere l’incapacità di Papa Francesco di ripulire la Chiesa – o la riluttanza della società italiana ad affrontare la questione.

    Alvise Armellini and Lena Klimkeit

    Roma (dpa) – I preti pedofili – e la tendenza della Chiesa a coprire i loro crimini – hanno generato la più grave crisi del pontificato di Papa Francesco di cinque anni.

    Gli scandali di abusi sessuali sono emersi negli Stati Uniti, in Cile, in Germania, in Australia e altrove. Ma in Italia – il paese che circonda il Vaticano – la situazione è tranquilla.

    Com’è possibile che un paese che ospita 35.000 preti cattolici – più di ogni altra nazione al mondo – non abbia dovuto affrontare un singolo scandalo internazionale per gli abusi sessuali del clero?

    “La chiamo crisi globale, [ma] sembra che non sia una crisi italiana – eppure,” Matthias Katsch, un membro tedesco di Ending Clergy Abuse (ECA), un gruppo di pressione internazionale, ha dichiarato a Roma il 2 ottobre.

    Il giorno dopo aver parlato, un gruppo di circa trenta sopravvissuti agli abusi del clero italiano ha inscenato una protesta nei pressi della Cattedrale di San Pietro.

    Alessandro Battaglia, 22 anni, era uno di loro. A 15 anni è stato abusato dal suo parroco, padre Mauro Galli, che il mese scorso è stato condannato a 6 anni e quattro mesi di reclusione.

    “Gli ho affidato la mia vita, gli ho parlato di cose di cui non avrei parlato con i miei genitori, i miei amici e mi ha distrutto la vita”, ha detto Battaglia a dpa.

    Ex-boy scout e attivista parrocchiale della periferia di Milano, Battaglia ha dichiarato di aver tentato il suicidio più volte e di aver perso due anni di scuola e la sua fede cattolica a causa dell’abuso.

    Ha detto che la sua famiglia ha cercato una condanna penale contro Galli dopo aver compreso che i superiori cattolici, dei quali inizialmente si sono fidati nel trattare il caso, si sono dimostrati riluttanti a prendere provvedimenti efficaci.

    Dopo che il caso di Galli fu riferito al vescovo locale, il sacerdote fu trasferito in una parrocchia vicina. Ma invece di essere tenuto lontano dai bambini, è stato lasciato a gestire quattro oratori giovanili cattolici, ha detto Battaglia.

    Battaglia era particolarmente arrabbiato con papa Francesco perché promosse l’arcivescovo di Milano, il funzionario della chiesa che aveva a che fare con Galli, monsignor Mario Delpini.

    Il giorno in cui Battaglia prese parte alla protesta di Roma, Francesco aprì un vertice di vescovi cattolici, o sinodo, che avrebbe dovuto discutere di questioni giovanili, compresa la protezione dell’infanzia.

    Ma Battaglia e i suoi coetanei, che indossavano magliette con slogan come “Abusato a 9 anni” e “Rompete il muro di omertà del Vaticano”, non sono riusciti a dare un’impressione. Le persone hanno camminato casualmente per la loro manifestazione, la polizia li ha allontanati dal Vaticano, e le loro rimostranze si sono appena registrate nei media italiani.

    Rete l’Abuso, il gruppo delle vittime che ha organizzato la protesta, ha detto che il sistema giudiziario italiano ha trattato circa 300 casi di preti e suore predatori e ha accumulato 150-170 condanne dall’inizio degli anni 2000.

    Un numero simile di preti – circa 250 – sono stati implicati nel Boston Globe che ha denunciato lo scandalo clandestino del 2002 per il clero degli abusi sessuali negli Stati Uniti, che è stato in seguito rappresentato nel film premio Oscar “Spotlight”.

    In Italia, il problema è per lo più limitato alle notizie locali.

    “Non avremo mai un caso ‘Spotlight’, o almeno lo vedremo come molto, molto, molto, remoto”, ha detto Francesco Zanardi, fondatore di Rete l’Abuso, all’evento di Roma in cui ha parlato anche Katsch.

    Secondo Emiliano Fittipaldi, un giornalista investigativo che ha pubblicato due libri sugli scandali vaticani, la situazione italiana è un riflesso del fallimento di Francesco nel ripulire la chiesa.

    “Non ha cambiato nulla, al contrario: ha sistematicamente promosso vescovi e cardinali insabbiatori”, ha detto.

    Fittipaldi ha citato i cardinali George Pell, Oscar Maradiaga, Francisco Errazuriz e Luis Ladaria, che hanno tutti posti di lavoro vaticani e si trovano ad affrontare abusi o accuse di insabbiamento.

    Alcune figure della chiesa hanno puntato il dito contro la Chiesa cattolica italiana. Uno è Hans Zollner, un sacerdote tedesco e esperto di protezione dell’infanzia presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma.

    “L’Italia non ha ancora vissuto un momento di verità sull’abuso sessuale e sullo sfruttamento del potere nel passato”, ha detto Zollner al SIR, un’agenzia di stampa della Conferenza episcopale italiana (CEI), in agosto.

    In una successiva intervista con dpa, Zollner ha dichiarato di sospettare che la società italiana nel suo insieme – non solo la sua Chiesa cattolica – stia negando le questioni dell’abuso sessuale.

    Come prova, Zollner ha sottolineato che il movimento #MeToo non ha avuto successo in Italia, e all’indulgenza generale riservata all’ex premier Silvio Berlusconi, che è stato processato per adescamento sessuale di una prostituta minorenne nel famigerato affare “bunga bunga””. Berlusconi è stato assolto in appello per mancanza di prove e rimane politicamente attivo.

    “Se vogliamo parlare della situazione all’interno della Chiesa [italiana], dovremmo anche considerare la situazione nella società nel suo insieme, dove un ex capo di governo è stato accusato di abusare di minori”, ha detto Zollner.

    In un’implicita ammissione dell’inadeguatezza dello status quo, la CEI sta lavorando per rafforzare le sue linee guida contro gli abusi sui minori, per includere una maggiore attenzione alla prevenzione.

    Ciò che ha detto Zollner “è un incentivo per la CEI ad andare avanti”, ha detto a dpa il vescovo di Ravenna Lorenzo Ghizzoni, che siede sul pannello che sta riformulando le linee guida.

    Ma è improbabile che i vescovi italiani pubblichino dati sugli abusi passati o introducano la segnalazione obbligatoria dei presunti sacerdoti predatori alle autorità italiane, come richiesto dagli attivisti anti-abuso.

    Nel frattempo, i politici stanno prestando scarsa attenzione al problema.

    Giuseppe ‘Pippo’ Civati, un ex parlamentare di sinistra, lo scorso anno ha presentato una mozione parlamentare sollecitando il governo a fare pressioni sul Vaticano sulla questione della segnalazione obbligatoria. “Nessuno ci ha supportato su questo”, ha detto Civati.

    “Presto o tardi, esploderà uno scandalo”, predisse Fittipaldi, il giornalista. “È difficile curare la ferita se non la pulisci prima.”

    (traduzione con Google)

    http://www.dpa-international.com/topic/italy-catholic-church-denial-clergy-sex-abuse-scandals-181014-99-360920

    Is Italy’s Catholic Church in denial on clergy sex abuse scandals?

    So far, the country with the world’s largest number of Catholic clergy – Italy – has been spared a major paedophile priest scandal. The anomaly may reflect Pope Francis’ failure to clean up the Church – or Italian society’s reluctance to confront the issue.

    Alvise Armellini and Lena Klimkeit

    Rome (dpa) – Paedophile priests – and the Church’s tendency to cover up their crimes – have spawned the most serious crisis of Pope Francis’ five-year pontificate.

    Sex abuse scandals have surfaced in the United States, Chile, Germany, Australia and elsewhere. But in Italy – the country that surrounds the Vatican – the situation is quiet.

    How is it possible that a country hosting 35,000 Catholic priests – more than any other nation in the world – has not had to weather a single international clergy sex abuse scandal?

    “I call it a global crisis, [but] it seems it is not an Italian crisis – yet,” Matthias Katsch, a German member of Ending Clergy Abuse (ECA), an international advocacy group, said in Rome on October 2.

    The day after he spoke, a group of about 30 Italian clergy sex abuse survivors staged a protest in the vicinity of St Peter’s Cathedral.

    Alessandro Battaglia, 22, was one of them. When he was 15, he was abused by his parish priest, Father Mauro Galli, who last month was sentenced to 6 years and four months’ imprisonment.

    “I entrusted my life to him, I talked to him about things that I would not talk about with my parents, my friends. And he destroyed my life,” Battaglia told dpa.

    A former boy scout and parish activist from the outskirts of Milan, Battaglia said he attempted suicide several times and lost two years of school and his Catholic faith as a result of the abuse.

    He said his family sought a criminal conviction against Galli after realizing that the Catholic higher-ups they initially trusted to deal with the case proved unwilling to take effective action.

    After Galli’s case was reported to the local bishop, the priest was moved to a nearby parish. But rather than being kept away from children, he was left running four Catholic youth clubs, Battaglia said.

    Battaglia was especially angry with Pope Francis because he promoted the church official who dealt with Galli, Monsignor Mario Delpini, to Archbishop of Milan.

    On the day that Battaglia took part in the Rome protest, Francis opened a summit of Catholic bishops, or synod, that was due to discuss youth issues, including child protection.

    But Battaglia and his peers, wearing t-shirts with slogans such as “Raped at 9 years of age” and “Break the Vatican’s code of silence” failed to make an impression. People casually walked by their demonstration, police pushed them further away from the Vatican, and their grievances barely registered in the Italian media.

    Rete l’Abuso, the victims’ group that organized the protest, said the Italian justice system has treated about 300 cases of predator priests and nuns and netted 150-170 convictions since the early 2000s.

    A similar number of priests – about 250 – were implicated in the Boston Globe’s expose of the landmark 2002 clergy sex abuse cover-up scandal in the United States, which was later depicted in the Oscar-winning film “Spotlight.”

    In Italy, the issue is mostly confined to local news.

    “We will never have a ‘Spotlight’ case, or at least I see it as very, very, very, remote,” Francesco Zanardi, founder of Rete l’Abuso, said at the Rome event where Katsch also spoke.

    According to Emiliano Fittipaldi, an investigative journalist who has published two books on Vatican scandals, the Italian situation is a reflection of Francis’ failure to clean up the church.

    “He has not changed anything, on the contrary: he has systematically promoted cover-up bishops and cardinals,” he said.

    Fittipaldi mentioned cardinals George Pell, Oscar Maradiaga, Francisco Errazuriz and Luis Ladaria, who all have Vatican top jobs and face abuse or abuse cover-up accusations.

    Some church figures have pointed a finger against the Italian Catholic Church. One is Hans Zollner, a German priest and child protection expert at Rome’s Pontifical Gregorian University.

    “Italy has not yet experienced a moment of truth about sexual abuse and the exploitation of power over the past,” Zollner told SIR, a news agency of the Italian Bishops’ Conference (CEI), in August.

    In a later interview with dpa, Zollner said he suspected that Italian society as a whole – not just its Catholic Church – was in denial about sex abuse issues.

    As evidence, Zollner pointed to the #MeToo movement failing to gain traction in Italy, and to the general indulgence reserved for former premier Silvio Berlusconi, who was tried for soliciting sex from an underage prostitute in the notorious “bunga bunga” affair. Berlusconi was acquitted on appeal for lack of evidence and remains politically active.

    “If we want to talk about the situation inside the [Italian] Church, we should also look at the situation in society as a whole, where an ex-head of government has been accused of abusing minors,” Zollner said.

    In an implicit admission of the inadequacy of the status quo, CEI is working to strengthen its guidelines against child abuse, to include a stronger focus on prevention.

    What Zollner said “is an incentive for CEI to move forward,” Ravenna Bishop Lorenzo Ghizzoni, who sits on the panel that is redrafting the guidelines, told dpa.

    But Italian bishops are unlikely to publish data about past abuses or introduce the mandatory reporting of suspected predator priests to Italian authorities, as requested by anti-abuse campaigners.

    Meanwhile, politicians are paying scant attention to the problem.

    Giuseppe ‘Pippo’ Civati, a left-wing former lawmaker, last year filed a parliamentary motion urging the government to put pressure on the Vatican on the mandatory reporting issue. “Nobody supported us on this,” Civati said.

    “Sooner or later, a scandal will explode,” Fittipaldi, the journalist, predicted. “It’s hard to heal the wound if you don’t clean it up first.”

    http://www.dpa-international.com/topic/italy-catholic-church-denial-clergy-sex-abuse-scandals-181014-99-360920

  • Cupich: i vescovi cedano alcuni poteri e permettano ai laici di vigilare sui casi di abusi

    Cupich: i vescovi cedano alcuni poteri e permettano ai laici di vigilare sui casi di abusi

    La proposta dell’arcivescovo di Chicago, in vista dell’incontro di novembre dei vescovi Usa sulla pedofilia: creare un nuovo organo investigativo nazionale

    JOSHUA J. MCELWEE – HEIDI SCHLUMPF
    CITTÀ DEL VATICANO

    I vescovi cattolici degli Stati Uniti devono rinunciare ad alcuni dei propri poteri nelle diocesi per consentire la creazione di un nuovo organismo nazionale che possa indagare sulle accuse di cattiva condotta di membri dell’episcopato. È quanto afferma il cardinale Blase Joseph Cupich di Chicago, in un’intervista esclusiva del 13 ottobre con il National Catholic Reporter, in cui spiega che sarà questa la sua proposta all’incontro dei presuli statunitensi che si terrà a Baltimora dal 12 al 14 novembre per rispondere alla dilagante crisi sollevata dalle rivelazioni sugli abusi compiuti dall’ex cardinale Theodore McCarrick.

    Secondo l’arcivescovo di Chicago, quando si riuniranno a novembre per discutere della piaga della pedofilia del clero i presuli «dovranno essere molto chiari in merito alla procedura di responsabilità per le accuse sui vescovi».«Cediamo i nostri diritti come vescovi per far subentrare qualcun altro e indagare su di noi»: a giudizio del cardinale è questo ciò che si dovrebbero stabilire. «Ognuno dovrebbe essere disposto a dire: “Lascerò che un gruppo indipendente indaghi la mia persona qualora ci fosse un’accusa contro di me”».

    Il cardinale, che sta partecipando al Sinodo dei Vescovi sui giovani del 3-28 ottobre, parla anche della propria esperienza con i sopravvissuti agli abusi, del cambio di mentalità che i vescovi devono adottare in merito alla propria responsabilità, e di come spesso i sacerdoti di orientamento omosessuale siano considerati «un capro espiatorio».

    Per la prima volta Cupich commenta anche le dimissioni di Donald Wuerl, il cardinale di Washington che venerdì 12 ottobre – sulla scia dei risultati del rapporto del Grand Jury della Pennsylvania e le polemiche per la gestione di alcuni casi di preti predatori all’inizio degli anni Novanta – ha concluso la sua lunga carriera lunga. «Non mi ha sorpreso la sua decisione di farsi da parte perché ha sempre messo il bene della Chiesa prima di tutto il resto… fino al punto di dire: “Ho commesso degli errori”», dice Cupich, «Questo è l’uomo che conosco: un uomo onesto che ha sempre cercato di fare del suo meglio per amore della Chiesa, al punto da ammettere di aver commesso quegli errori».

    Nell’intervista a margine dei lavori sinodali, il porporato sottolinea come le dimissioni di Wuerl daranno «l’opportunità alle persone di fare un passo indietro e guardare anche a tutti i modi in cui ha contribuito alla vita della Chiesa». «Se davvero vogliamo dire la verità, dobbiamo fare in modo di dirla tutta fino in fondo e approfittare di questo momento per apprezzare il suo contributo» che è «enorme».

    Sulla questione dei sacerdoti omosessuali, invece, Cupich spiega che: «Dobbiamo fare in modo che tutti all’interno della Chiesa vivano una vita autentica e casta. Questo è fuori discussione»; tuttavia «è stato dimostrato che la crisi degli abusi, le violenze sui minori, in realtà siano imputabili ad altri fattori, non solo al fatto che qualcuno fosse gay». «Questo è chiaro. Le ricerche lo hanno dimostrato. Non si tratta di una mia opinione personale», afferma il cardinale, «Penso che stiamo andando fuori strada se non ci occupiamo di ciò che ruota attorno alla cultura del clericalismo, e ai privilegi, i poteri e la protezione che offre. Questi tre elementi devono essere eliminati dalla vita della Chiesa. Tutto il resto è secondario se prima non affrontiamo questo».

    Per Cupich, inoltre, è necessario che ogni singolo prelato cattolico ceda una parte della propria autorità per consentire la creazione di un nuovo organo investigativo nazionale; la Conferenza episcopale nazionale non ha tuttavia il potere di istituire tale organo da sola: «Non può farlo, l’iniziativa deve provenire da Roma o dal singolo vescovo». L’organismo in questione dovrebbe essere «una sorta di commissione laica di supervisione che ha il compito di ricevere le denunce di abuso, le accuse sui vescovi, o accuse sulla cattiva gestione da parte dei vescovi di questi casi», ha spiegato Cupich. Un organo del genere a livello nazionale sarebbe necessario per ricostruire la fiducia tra laici e vescovi e «per assicurarsi che non ci sia il minimo dubbio di favoritismo» quando si indaga per un’accusa su un prelato.

    Le rivelazioni di quest’estate su McCarrick, uno dei leader più influenti della Chiesa statunitense dell’ultimo quarto di secolo, hanno portato infatti molti cattolici a domandarsi come mai non sia stato denunciato prima e quindi a chiedere un processo indipendente per valutare le future accuse contro i vescovi. Il comitato amministrativo dei vescovi statunitensi ha intanto annunciato a settembre di aver approvato la creazione di un «sistema di segnalazione da parte di terzi» per le accuse contro i prelati, ma non ha fornito informazioni specifiche che, probabilmente, saranno argomento di discussione all’incontro di novembre. Cupich ha detto di non aver ancora ricevuto alcun materiale preparatorio per la riunione: «Sono sicuro che ci stanno lavorando, ma ad oggi non abbiamo ricevuto nulla».

    «Il nostro popolo non è contro di noi: vogliono che la Chiesa abbia successo. Vogliono che i vescovi abbiano successo, ma vogliono anche aiutarci e non dovremmo averne paura», ha affermato il cardinale. «Questa non è scienza missilistica», ha aggiunto. «Possiamo essere trasparenti. Possiamo avere un modo per determinare le responsabilità. Possiamo farcela. Non dovrebbe essere qualcosa di faticoso per noi».

    La spinta del porporato ad affrontare gli abusi sessuali del clero «nel modo più onesto, trasparente e responsabile possibile» è nata dai suoi incontri con i sopravvissuti. In particolare il primo incontro quando era vescovo di Rapid City, South Dakota, dal 1998-2010, con un uomo di 50 anni abusato da un sacerdote decenni prima. «Mentre parlava ho capito che stavo ascoltando un bambino di nove anni», ha detto «Era straziante il modo in cui raccontava la storia perché raccontava i dettagli in modo molto grafico, molto reale».

    Secondo Cupich, «le nostre parole di scuse non significano nulla se non entriamo in contatto concreto, e ci sediamo di fronte alle vittime e permettiamo davvero di essere investiti dal trauma, dal dolore, che hanno sofferto». La sua prima reazione nel sentire la storia di quell’uomo è stata «rabbia, profonda rabbia», ma questa rabbia «si è trasformata in determinazione affinché le vittime vengano sempre prima di tutto, affinché si trovi un modo per far sì che la Chiesa faccia la cosa giusta» assicura l’arcivescovo, attivo nel Comitato episcopale statunitense che si occupa di proteggere i bambini dagli abusi, in passato ne è stato pure presidente.

    Dopo aver ascoltato la storia del sopravvissuto, Cupich si è anche recato nella parrocchia dove il sacerdote aveva servito, ha preso una sua foto, e ha inviato lettere a tutte le altre parrocchie dove aveva lavorato, rendendo pubblica la questione. «Volevo divulgare questa storia in tutte le parrocchie, in modo che altre vittime si sentissero libere di farsi avanti», ha raccontato il cardinale, aggiungendo che spera che la recente pressione mediatica permetta anche ad altre vittime di denunciare gli abusi. «Mi chiedono sempre: “Non sei stanco di queste notizie? Continuano a riemergere”. No, rispondo, perché questa pubblicità, questa notizia, quell’altra notizia, ha una funzione quasi liberatrice e permette alle vittime di farsi avanti». Certo tutto ciò provoca «dolore» alla Chiesa, ma «è un piccolo prezzo da pagare per la liberazione di persone come quest’uomo che si è fatto avanti».

    Oltre alla questione di un organismo nazionale per indagare le accuse contro i prelati, Cupich è convinto che nella riunione di novembre, i vescovi americani debbano anche affrontare le rivelazioni contenute nel rapporto del Grand Jury della Pennsylvania. Pubblicato il 14 agosto, il documento mette sotto esame la gestione della Chiesa in merito ai casi di pedofilia in sei diocesi dello Stato, identificando almeno mille vittime minorenni nel corso di settant’anni.

    «Sappiamo se tutte queste vittime hanno ricevuto cura e attenzione pastorale?» si domanda Cupich in riferimento alle vittime, ricordando che la stessa Carta per la protezione dei bambini e dei giovani, adottata nel 2002 dopo lo scandalo degli abusi a Boston, ordina che i prelati «dovrebbero essere trasparenti con le persone e raggiungere le vittime».

    E i sacerdoti? «Quei sacerdoti sono stati rimossi? Sono stati segnalati a Roma, come avrebbero dovuto essere, anche se si trattava di casi storici?», prosegue il porporato. Sempre la Carta del 2002 non prevede che i vescovi debbano elencare pubblicamente nella loro diocesi i sacerdoti che sono stati credibilmente accusati di abusi, ma il cardinale di Chicago afferma lo stesso: «Avrebbero dovuto essere resi pubblici per permettere ad altre vittime di farsi avanti». «Penso – ha aggiunto – che sia importante che le persone coinvolte in casi del genere comprovati, con accuse credibili, debbano essere nominate pubblicamente in modo che le vittime si facciano avanti. Io l’ho sempre fatto, ma non è così in tutte le diocesi».

    Ciò che serve è anzitutto un cambio di mentalità da parte dei vescovi in merito alla propria responsabilità, per questo Cupich ritiene importante che i prelati si rivolgano costantemente al popolo della loro diocesi e imparino dai sacerdoti ciò che vivono i loro parrocchiani. «Bisogna essere responsabili dei propri sacerdoti, perché sono loro in prima linea con il popolo. Ti dicono quello che dice la gente, forse prima che lo faccia la gente».

    Quando incontra gruppi di sacerdoti diocesani, il cardinale cerca sempre infatti di mettere a disposizione almeno mezz’ora per una sessione di domande e risposte.  «Dico loro che possiamo parlare di tutto, e che nulla può offendermi. Comunicare è parte fondamentale del senso di responsabilità». E anche se qualcuno si lamenta della Chiesa, lo fa per il desiderio di migliorarla. «Dietro tutta quella rabbia c’è anche la tristezza nel cuore di tutte quelle persone che sanno che possiamo fare di meglio», sostiene Cupich. «Dobbiamo essere maturi abbastanza per non reagire alla rabbia, ma per entrare in contatto con il dolore. Non possiamo stare sulla difensiva, questo non funziona… Non si arriva da nessuna parte. La leadership esige che facciamo un passo avanti, ed essere disposti ad assorbire la rabbia della gente, ma anche a guardare dietro, a quello che sta accadendo».

    Infine commentando il Sinodo sulle esigenze dei giovani di oggi – il secondo a cui il cardinale partecipa, dopo quello del 2015 sulla famiglia – Cupich afferma: «È qualcosa di arricchente e, allo stesso tempo, inquietante. Per noi del mondo occidentale, soprattutto degli Stati Uniti, è scioccante venire a contatto con i traumi, le difficoltà, le lotte, le sfide dei giovani di tutto il mondo». In particolare il cardinale è rimasto profondamente colpito dal discorso di un giovane iracheno che ha parlato della sua vita vissuta nella violenza costante. «Mi ritrovo a cedere nella trappola del concentrarmi sulla mia zona, sulle questioni e le preoccupazioni che abbiamo negli Stati Uniti».

    Alla domanda su come il Sinodo stia bilanciando le preoccupazioni dei giovani provenienti sia dalle aree sviluppate sia da quelle in via di sviluppo, Cupich ha risposto che un punto di convergenza tra i giovani di tutto il mondo è la loro ricerca di autenticità: «Non stanno cercando una Chiesa perfetta, sono alla ricerca di una Chiesa autentica. Possono tollerare gli errori, ma non possono tollerare l’inautenticità o la mancanza di onestà sui difficili problemi di oggi».

    http://www.lastampa.it/2018/10/16/vaticaninsider/cupich-i-vescovi-permettano-ai-laici-di-vigilare-sui-casi-di-abusi-rYvtDXqxx6qn9PtMt5ZPUN/pagina.html

  • Quanti sono i preti pedofili in Italia? Dalle proiezioni l’Italia ha il potenziale più alto di qualsiasi paese.

    Quanti sono i preti pedofili in Italia? Dalle proiezioni l’Italia ha il potenziale più alto di qualsiasi paese.

    Secondo la proiezione del collega irlandese Mark Vincent Healy, che in assenza di un dato italiano che il governo ancora oggi rifiuta di produrre, sulla base dei dati emersi dalle commissioni governative di inchiesta effettuate in tutto il mondo, ha prodotto una proiezione del dato italiano dalla quale emerge che la portata degli abusi in Italia ha il potenziale per essere il più grande di qualsiasi paese.

    Livello stimato di abusi sessuali da parte del clero sul livello stimato di preti pedofili

    Le seguenti figure riflettono la percentuale stimata del sacerdote pedofilo che usa determinate fonti per qualificare quelle figure;

    1. Varie fonti hanno affermato che la percentuale di sacerdoti religiosi che sono pedofili è approssimativamente:

    a. 2% come sostenuto da Papa Francesco (intervista con Eugenio Scalfari ) in linea con il dott. Richard Sipe nel 1990, John Jay Report all’indirizzo pagina 216 .

    b. 4% come sostenuto da Bryan T. Froehle nel 1997, John Jay Report su pagina 27.

    c. Il 6% come rivendicato da Spotlight in linea con le referenze di Dr. Richard Sipe fatte nel film in cui 90 sacerdoti sono la stima di una popolazione di 1.500

    d. 7% secondo quanto affermato dalla Australian Royal Commission http://jrnl.ie/3224627 Rapporto basato su accuse tra il 1950 e il 2010.

    e. Variazioni sulla percentuale sono anche note dove NSAC sostiene che Boston in realtà ha l’8,9% dei religiosi cattolici pedofili

    Ciò che è chiaramente dimostrato da queste cifre per gli abusi sessuali su minori cattolici è che l’Italia come paese ha il potenziale per superare il numero riportato in altri paesi in tutto il mondo.

    La portata degli abusi in Italia ha il potenziale per essere il più grande di qualsiasi paese. Non ho idea di quali siano le cifre su quanti sopravvissuti agli abusi sessuali di bambini clericali si siano fatti avanti in Italia.

    Ho svolto la seguente ricerca sulla base delle statistiche correnti sulla popolazione cattolica e sul numero totale di sacerdoti in Italia in questo momento. A seconda della percentuale di sacerdoti considerati pedofili, 2%, 4%, 6%, ecc. sono stato in grado di stimare il numero di preti pedofili in Italia in base a tale percentuale.

    Ho poi moltiplicato il numero di preti pedofili per il numero stimato di vittime per sacerdote pedofilo per stimare il numero di sopravvissuti. Se solo il 10% dei sopravvissuti si fosse fatto avanti in Italia, dove il 7% dei preti italiani erano pedofili, la stessa proporzione dell’Australia, ci sarebbero stati da 17.500 a 87.700 sopravvissuti denuncianti abusi sessuali da parte del clero.

    Attualmente il numero totale di sopravvissuti segnalati in Irlanda e negli Stati Uniti è di 18.500, o 4.444 sopravvissuti in Australia, o 3.677 in Germania, con molti altri ancora da includere. La scala dei sopravvissuti segnalati è in aumento poiché più persone trovano la forza e il coraggio per farsi avanti.

    I seguenti dati forniscono stime di percentuali variabili di sacerdoti che potrebbero essere pedofili in questo momento. Le cifre risultanti che rappresentano il numero stimato di preti pedofili in un certo numero di paesi diversi sono quindi moltiplicate per il numero stimato di vittime per sacerdote pedofilo. Da questo possiamo stimare il numero totale di vittime non dichiarate.

    Alcuni esperti ritengono che solo il 10% delle vittime si faccia avanti. Dalla seguente tabella è facile stimare il numero atteso di vittime che potrebbero aver denunciato il loro abuso in paesi come l’Italia dove non è stata condotta alcuna indagine governativa sugli abusi sessuali di bambini clericali.

    Fr Andrew M. Greeley, Professore di sociologia all’Università di Chicago, che crede che ci siano 50 vittime per sacerdote.

    A. W. Richard Sipe era assistente psicoterapeuta e psichiatra nello stato del Maryland. Se leggi il Rapporto Sipe (http://archives.weirdload.com/sipe.html) RAPPORTO SIPE – afferma: “Studi ben consolidati mostrano che il pedofilo medio ha 250 o più vittime nel corso della sua vita”.

    IT – Estimated percentage of paedophile priest using sources to qualify the figures

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webpwp-content/uploads/2025/02/chiesa-e-pedofilia-la-condanna-del-card-pell-in-australia-lalto-prelato-mai-sfiorato-dalla-magistratura-ecclesiastica.webpwp-content/uploads/2025/02/domenica-15-a-celle-ligure-gianluigi-nuzzi-presenta-il-suo-ultimo-libro-inchiesta-peccato-originale-interverra-francesco-zanardi-presidente-della-rete-labuso.webp2022/04/12/italia-nelle-stime-e-il-primo-paese-in-europa-per-gli-abusi-del-clero-su-minori-doppia-la-polonia-al-secondo-posto/

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  • “Non sputare del piatto in cui mangi” –  Abusi nella chiesa cattolica italiana

    “Non sputare del piatto in cui mangi” – Abusi nella chiesa cattolica italiana

    L’Italia è in difficoltà nel fornire chiarimenti su atti di abuso da parte della chiesa. Attivisti riferiscono su accordi tra Chiesa e Stato, il comportamento sbagliato del papa peggiora la situazione.

    A volte, arriva il momento della soddisfazione. Per Alessandro Battaglia è accaduto giovedì, quando Mauro Galli è stato condannato a sei anni e quattro mesi di reclusione dal tribunale di Milano. L’ex-vicario di Rozzano è stato ritenuto colpevole di avere commesso abuso sessuale ai danni di Alessandro nel 2011.

    “Oggi è una giornata positiva” ha affermato il 23enne. Si tratta di una sanzione insolitamente alta per l’Italia. L’annuncio della difesa di ricorrere in appello non può certo offuscare la gioia dei Battaglia.

    I sentimenti positivi, nei sette anni passati, erano stati più che altro l’eccezione, per Alessandro Battaglia. Subito dopo l’abuso, il ragazzo sarebbe rimasto come pietrificato. Con poche parole, egli informò sua madre che in quella notte di dicembre del 2011 era successo qualcosa di grave, “tutto quello che ti puoi immaginare”.

    Poi tacque, per tre lunghi anni.

    La madre si confidò con un prete della comunità. Nella chiesa, evidentemente in agitazione, si cercava una soluzione discreta.

    Mauro Galli venne trasferito in una comunità a 20 km da Milano. Nel 2012, la famiglia venne a sapere che l’ecclesiastico continuava a lavorare con i minorenni. I genitori presentarono allora un reclamo presso la direzione della chiesa, scrissero lettere a papa Benedetto e al suo successore Francesco. Il cardinale Angelo Scola sospese don Mauro e prese in considerazione un procedimento ecclesiastico, mentre si scusava con la famiglia, che però nel 2014 sporse denuncia.

    “All’improvviso non avevo più nulla”

    L’abuso portò lo scompiglio nella vita della famiglia Battaglia.

    “Più volte sono stato dallo psichiatra e cinque volte ho tentato di togliermi la vita”, dice Alessandro. “Però, sono ancora qui”.

    Vicini e amici del centro ecclesiastico giovanile evitavano di incontrarlo per strada e il suo migliore amico dichiarò, durante il processo, che nelle accuse contro il prete non c’era niente di vero. La sua ragazza lo lasciò, proprio come Dio, la sua fede, la sua fiducia innata.

    “La chiesa era la mia vita” dice Battaglia. “All’improvviso non avevo più nulla”. La sua famiglia era profondamente religiosa, trascorreva molto tempo con gli scout cristiani, nel coro della chiesa, nella comunità dove ci si prendeva cura dei bambini. “E ogni due giorni mi sono confessato da Don Mauro”.

    Poco prima del Natale 2011, il vicario, dopo la confessione, lo invitò nella sua stanza da letto. “C’era un grande letto matrimoniale. All’inizio mi sono sentito addirittura privilegiato di avere l’onore di stare con lui. Sembrava che tutto fosse perfettamente normale per lui. La mattina dopo, mi accompagnò a scuola con la sua macchina”.

    “Un viaggio doloroso”

    Il prete ha ammesso in tribunale di aver dormito insieme all’allora 15enne in un letto. Ha negato l’abuso. Tuttavia, ha pagato alla famiglia la somma di 150.000 euro a titolo di risarcimento extragiudiziale: “un’evidente contraddizione”, per il pubblico ministero.

    Anche l’arcivescovado di Milano è oggetto di critiche. Durante il processo, sono stati utilizzati verbali di colloqui nei quali l’arcivescovo Mario Delpini – responsabile di Rozzano come vescovo ausiliare all’epoca dell’abuso – propose di trasferire don Mauro in un’ altra parrocchia. Si sospetta, quindi, un tentativo di insabbiamento e connivenze ad altissimo livello.

    “È stato un viaggio doloroso, un eterno dramma, ma oggi a mio figlio è stata restituita credibilità”, ha detto la madre dopo il verdetto.

    È stato un peso, per Alessandro Battaglia, vedere i genitori che continuavano di andare in chiesa e gli chiedevano di accompagnarli e addirittura di confessarsi. Gli ci è voluto molto tempo per dire di no. Solo pochi mesi fa è arrivata la svolta. “Non avevo più voglia di andare avanti così. Mi sono arrabbiato moltissimo, era il mio modo di passare da vittima a sopravvissuto.”

    È stato aiutato da Francesco Zanardi, un compagno di sventura, che nel 2010 aveva creato insieme ad altri attivisti la “Rete L’Abuso”.

    Dice Zanardi: “La vicinanza dell’istituzione chiesa alla politica e all’economia italiana è dannosa per ogni forma di chiarimento”.

    Tra i 15 paesi che si sono uniti per formare la rete internazionale antiabuso ECA (Ending Clergy Abuse), l’Italia sarebbe all’ultimo posto in classifica. Mancherebbe di tutto: indagini statistiche, commissioni d’inchiesta, incaricati contro l’abuso e una politica di prevenzione a livello nazionale.

    Il governo rimane fuori dal dibattito.

    “Ho avuto bisogno di quattro anni per trovare un politico disposto a presentare un’interrogazione parlamentare sugli abusi sui minori nella chiesa”, dice Zanardi. Nel novembre 2017, Matteo Mantero, deputato del Movimento 5 Stelle, l’ha finalmente presentata, chiedendo tra l’altro un fondo per il risarcimento per le vittime di abuso. Quello che ne è seguito è…niente.

    Zanardi avanza gravi accuse contro giudici e pubblici ministeri italiani per il loro comportamento troppo fiacco verso le istituzioni ecclesiastiche.

    Ci sono casi in cui si rinuncia all’arresto perché i religiosi sospettati si troverebbero già in un istituto ecclesiastico sorvegliato, dove pregano e fanno penitenza.

    Inoltre, la stampa italiana non sta adempiendo al suo dovere di chiarire la questione. Mancano rapporti investigativi di grande impatto, tipo “Spotlight” del Boston Globe. “Abbiamo bisogno di attenzione per far sì che i genitori non affidino più i loro figli alle istituzioni ecclesiastiche”.

    La gestione della questione degli abusi da parte del papa è ambigua. Dopo le  ultime notizie di abusi negli Stati Uniti e in Germania, ha invitato per febbraio a Roma i capi delle conferenze episcopali per tenere un summit di crisi. Sembra improbabile che vengano decisi cambiamenti strutturali apprezzabili.

    La commissione papale per la tutela dei minori si riunisce raramente e si è fatta conoscere per le scandalose dimissioni di due membri che a loro volta hanno subito abusi e hanno chiesto maggiore trasparenza. Non è mai stato istituito un tribunale speciale per chiedere conto al clero in caso di occultamento.

    Francesco ha protetto vescovi e cardinali sospettati di aver occultato abusi o persino di averne commesso essi stessi.

    Nelle sue prediche, il papa si scusa con le vittime. Però, davanti ad accuse dirette di abuso, spesso esita e agisce solo quando la pressione pubblica si fa troppo forte. Le lotte di potere degli integralisti conservatori rendono il problema ancora più complicato.

    Nel caso Battaglia, l’arcivescovo di Milano, dopo il verdetto contro Don Mauro, ha dichiarato di essere ansioso di conoscere l’esito del procedimento ecclesiastico. La chiesa era al fianco della famiglia, che “ha sofferto ingiustamente”.

    Il nuovo parroco della parrocchia dei Battaglia vede la situazione in modo diverso. Alludendo alla famiglia e alla perdita di credibilità della chiesa ha detto: “Non sputare nel piatto in cui mangi.”

    http://www.spiegel.de/panorama/gesellschaft/katholische-kirche-und-missbrauchsaufklaerung-in-italien-betroffene-erzaehlen-a-1229376.html

    (traduzione a cura di Lidia Untergantschnig)

    TESTO ORIGINALE:

    Missbrauch in Katholischer Kirche Italiens”Spuck nicht in den Teller, von dem du isst”

    Italien tut sich schwer mit der Aufklärung kirchlicher Missbrauchstaten. Aktivisten berichten von Absprachen zwischen Kirche und Staat, das erratische Verhalten des Papstes verschlimmert die Lage.

    Von Annette Langer

    Manchmal gibt es ihn, den Moment der Genugtuung. Für Alessandro Battaglia kam er am Donnerstag, als Mauro Galli von einem Mailänder Gericht zu sechs Jahren und vier Monaten Haft verurteilt wurde. Der ehemalige Vikar aus der Stadt Rozzano wurde schuldig gesprochen, Alessandro im Jahr 2011 sexuell missbraucht zu haben.

    “Heute ist ein guter Tag”, sagt der 23-Jährige. “Das ist ein für Italien ungewöhnlich hohes Strafmaß.” Zwar hat die Verteidigung angekündigt, in Berufung gehen zu wollen. Doch das kann Battaglias Freude nicht trüben.

    Positive Gefühle waren in den vergangenen sieben Jahren für Alessandro Battaglia eher die Ausnahme. Nach der Vergewaltigung sei er zunächst wie versteinert gewesen. Mit knappen Worten informierte er seine Mutter, dass etwas Schlimmes passiert sei in jener Dezembernacht 2011, “alles, was du dir vorstellen kannst”. Dann schwieg er, drei Jahre lang.

    Die Mutter vertraute sich einem Priester der Gemeinde an, in der Kirche suchte man – offenbar nervös geworden – nach einer diskreten Lösung.

    Mauro Galli wurde versetzt, in eine Gemeinde 20 Kilometer von Mailand entfernt. 2012 erfuhr die Familie, dass der Geistliche noch immer mit Minderjährigen arbeitete. Die Eltern beschwerten sich bei der Kirchenleitung, schrieben Briefe an Papst Benedikt, später an seinen Nachfolger Franziskus. Kardinal Angelo Scola suspendierte Don Mauro, stellte ein kirchliches Verfahren in Aussicht und entschuldigte sich bei der Familie. Die erstattete 2014 Anzeige.

    “Plötzlich hatte ich gar nichts mehr”

    Der Missbrauch brachte Battaglias Welt zum Einstürzen. “Ich war mehrere Male in der Psychiatrie, habe fünfmal versucht mich umzubringen”, sagt er. “Aber ich bin noch hier.”

    Nachbarn und Freunde aus dem kirchlichen Jugendzentrum wichen ihm auf der Straße aus, sein bester Kumpel sagte im Prozess aus, an den Vorwürfen gegen den Priester sei nichts dran. Seine Freundin verließ ihn – genau wie Gott, sein Glauben, sein Urvertrauen.

    “Die Kirche war mein Leben”, sagt Battaglia. “Plötzlich hatte ich gar nichts mehr.” Seine Familie war tief religiös, er verbrachte viel Zeit bei den christlichen Pfadfindern, im Kirchenchor, in der Gemeinde, wo er Kinder betreute. “Und jeden zweiten Tag habe ich bei Don Mauro gebeichtet.”

    Nach einer solchen Beichte bat ihn der Vikar kurz vor Weihnachten 2011 in sein Schlafzimmer. “Da stand ein großes Ehebett. Ich fühlte mich anfangs sogar privilegiert, dass mir die Ehre zuteilwurde, bei ihm übernachten zu dürfen. Es wirkte, als wäre das alles völlig normal für ihn. Am Morgen danach hat er mich im Auto zur Schule gebracht.”

    “Ein schmerzlicher Weg”

    Der Priester räumte vor Gericht ein, mit dem damals 15-Jährigen in einem Bett geschlafen zu haben. Den Missbrauch stritt er ab. Trotzdem ließ er der Familie außergerichtlich eine Entschädigungssumme von 150.000 Euro zukommen – für die Staatsanwaltschaft ein “offensichtlicher Widerspruch”.

    Auch das Erzbistum Mailand steht in der Kritik: Im Prozess wurden Gesprächsprotokolle verwertet, in denen Erzbischof Mario Delpini – zum Tatzeitpunkt noch als Weihbischof für Rozzano zuständig – anregt, den sündigen Don Mauro in eine andere Pfarrei zu versetzen. Vertuschung und Mitwisserei auf höchster Ebene, so der Verdacht.

    “Es war ein schmerzlicher Weg, ein ewiges Drama – aber heute ist die Glaubwürdigkeit meines Sohnes wiederhergestellt worden”, sagte die Mutter nach dem Urteil. Es war belastend für Alessandro Battaglia, dass seine Eltern weiter zur Kirche gingen, ihn aufforderten, mit zum Gottesdienst zu kommen und sogar die Beichte abzulegen. Es dauerte lange, bis er sich dagegen auflehnen konnte. Erst vor wenigen Monaten kam der Wendepunkt. “Ich hatte keine Lust mehr so zu leben. Ich bin sehr wütend geworden, das war mein Weg vom Opfer zum Überlebenden.”

    Geholfen hat ihm Francesco Zanardi, ein Leidensgenosse, der 2010 mit anderen Aktivisten das Netzwerk “Rete Abuso” gründete. “Die Nähe der Institution Kirche zur italienischen Politik und Wirtschaft ist schädlich für jede Form der Aufklärung”, sagt Zanardi.

    Von den 15 Ländern, die sich zum internationalen Antimissbrauchs-Netzwerk ECA (Ending Clergy Abuse) zusammengeschlossen haben, stünde Italien in Sachen Aufarbeitung am schlechtesten da. Es fehle an allem: statistischen Erhebungen, Untersuchungskommissionen, Missbrauchsbeauftragten und einer nationalen Präventionspolitik.

    Die Regierung halte sich aus der Debatte heraus. “Ich habe vier Jahre gebraucht, um einen Politiker zu finden, der eine parlamentarische Anfrage zum Kindesmissbrauch in der Kirche stellt”, sagt Zanardi. Im November 2017 brachte der Abgeordnete Matteo Mantero von der Fünf-Sterne-Bewegung die Anfrage ein und forderte unter anderem einen Entschädigungsfonds für Missbrauchsopfer. Geschehen ist – nichts.

    Zanardi erhebt schwere Vorwürfe gegen italienische Richter und Staatsanwälte, deren Umgang mit kirchlichen Institutionen zu lasch sei. Es gebe Fälle, in denen auf Arrest verzichtet würde, weil die Kirche behaupte, die tatverdächtigen Geistlichen befänden sich bereits in einer überwachten kirchlichen Einrichtung, wo sie beten und Buße tun würden.

    Zudem komme die italienische Presse ihrem Aufklärungsauftrag nicht nach. Es fehle an investigativen Berichten, an einem großen Aufschlag des Typs “Spotlight” des “Boston Globe”. “Wir brauchen die Aufmerksamkeit, damit die Eltern aufhören, ihre Kinder den kirchlichen Einrichtungen anzuvertrauen.”

    Der Umgang des Papstes mit dem Thema Missbrauch ist erratisch. Nach den jüngsten Missbrauchsberichten aus den USA und Deutschland hat er für Februar die Chefs der Bischofskonferenzen zum Krisengipfel nach Rom geladen. Dass dort nachhaltige strukturelle Änderungen beschlossen werden, scheint unwahrscheinlich.

    Zu schlecht ist die bisherige Bilanz: Die päpstliche Kommission zum Schutz von Minderjährigen kommt nur selten zusammen und machte vor allem mit den skandalösen Austritten zweier Mitglieder von sich reden, die selbst missbraucht wurden und mehr Transparenz gefordert hatten. Ein geplantes Sondergericht, das Geistliche im Fall von Vertuschung zur Rechenschaft ziehen sollte, wurde nie eingesetzt.

    Franziskus hat Bischöfe und Kardinäle protegiert, die unter Verdacht stehen, sexuellen Missbrauch vertuscht oder gar selbst begangen zu haben. In seinen Predigten entschuldigt sich der Papst wortreich bei den Opfern und mahnt Besserung an. Doch bei konkreten Missbrauchsvorwürfen zögert er häufig und handelt erst, wenn der öffentliche Druck zu groß wird. Machtkämpfe konservativer Hardliner in der Kirche machen das Thema nur noch komplizierter:

    Im Fall Battaglia erklärte die Erzdiözese Milano nach dem Urteil gegen Don Mauro, man sei nun gespannt auf den Ausgang des kirchlichen Verfahrens. Die Kirche stehe der Familie zur Seite, die doch “zu Unrecht gelitten habe”.

    Der neue Pfarrer in Battaglias Gemeinde sieht die Sache wohl anders: Er erklärte mit Seitenhieb auf die Familie und den Gesichtsverlust der Kirche: “Spuck nicht in den Teller, von dem du isst.”

    http://www.spiegel.de/panorama/gesellschaft/katholische-kirche-und-missbrauchsaufklaerung-in-italien-betroffene-erzaehlen-a-1229376.html

  • Abusi in Cile, il Papa dimette Karadima dallo stato clericale

    Abusi in Cile, il Papa dimette Karadima dallo stato clericale

    Il sacerdote 88enne al centro dello scandalo che sta scuotendo la Chiesa cilena. Tra i suoi allievi a Santiago del Cile il vescovo Barros ora dimesso

    IACOPO SCARAMUZZI CITTÀ DEL VATICANO
    Papa Francesco ha dimesso dallo stato clericale Fernando Karadima, sacerdote al centro dello scandalo degli abusi sessuali in Cile.

    Papa Francesco, si legge in una nota diramata questo pomeriggio in spagnolo dalla Sala stampa vaticana, «ha dimesso dallo stato clericale Fernando Karadima Farina, dell’arcidiocesi di Santiago del Cile. Il Santo Padre ha preso questa decisione eccezionale in coscienza e per il bene della Chiesa. Il Santo Padre ha esercitato la sua “potestà ordinaria suprema, piena, immediata e universale sulla Chiesa, potestà che può sempre esercitare liberamente” (Codice del Diritto Canonico, canone 331), cosciente del suo servizio al popolo di Dio come successore di San Pietro. Il decreto, firmato dal Papa giovedì 27 settembre 2018, è entrato in vigore automaticamente a partire dallo stesso momento, e comporta altresì la dispensa da tutti gli obblighi clericali. È stato notificato a Karadima Farina venerdì 28 settembre 2018».

    Karadima, oggi 88 anni, influente sacerdote della borghesia di Santiago sin dai tempi di Pinochet, nella parrocchia del Bosque, è stato condannato per pedofilia dalla Congregazione per la Dottrina della Fede in primo grado a febbraio del 2011 e in via definitiva il successivo giugno. Papa Francesco ha nominato un suo allievo, il vescovo Juan Barros, nella diocesi di Osorno, nel 2015, ed ha dapprima ignorato le proteste dei fedeli nei suoi confronti, e definito «calunnie» le denuncie delle vittime di Karadima che accusavano Barros di avere insabbiato le denuncie di Karadima. Poi, dopo le riserve espresse dai suoi stessi collaboratori, a partire dal cardinale Sean O’Malley, arcivescovo di Boston e presidente della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori, il Papa ha deciso di inviare in Cile monsignor Charles Scicluna e monsignor Jordi Bartomeu per una istruttoria sul caso. Dopo aver ricevuto il rapporto di questa visitazione, Francesco ha invitato in Vaticano tre note vittime di Karadima, ha poi scritto ai fedeli cileni per chiedere scusa ed ha convocato i vescovi cileni che, duramente ripresi, a maggio hanno rassegnato in blocco le dimissioni nelle sue mani. Tra i primi dei sette presuli dei quali il Pontefice argentino ha accettato le dimissioni, sinora, c’è monsignor Juan Barros.

    Esultano le vittime di Karadima che sono state ricevute dal Papa a Casa Santa Marta. «Il pedofilo Karadima espulso dal sacerdozio. Nessuno avrebbe pensato che sarebbe venuto questo giorno. Un uomo che ha rovinato la vita a tante persone», ha commentato su Twitter Juan Carlos Cruz. «Ringrazio Papa Francesco per avere infine preso questa decisione. Spero che molti sopravvissuti sentano oggi un lieve sollievo».

    Nel commentare la decisione, il cardinale di Santiago del Cile, Riccardo Ezzati, ha detto che il Papa ha agito «per il bene della Chiesa e nella Chiesa c’è tutto il popolo di Dio, il bene delle persone che sono state vittime e hanno sofferto gli abusi, il bene dei fedeli che sono chiamati a camminare con rettitudine di vita, il bene dei sacerdoti che sono chiamati a camminare in accordo con i grandi valori della loro vocazione e per il bene della società». I «cattolici di Santiago e le persone di buona volontà», ha proseguito il porporato italo-cileno, «siamo chiamati a accogliere questa decisione del Santo Padre» con «fede e fedeltà alla azione del Santo Padre», e a farlo «con atteggiamento di collaborazione con il compito proprio della Chiesa di riparare a ogni danno causato alle vittime e anche a tutte le persone che hanno sofferto e soffrono per questo fatto, e anche in vista di un cammino che vogliamo sia sempre più trasparente di accompagnamento delle situazioni di formazione affinché non succedano più (gli abusi, ndr.), affinché il “mai più” sia una realtà nella nostra Chiesa di Santiago». La decisione papale è stata comunicata a Karadima questa mattina in un incontro di «mezz’ora».

    Ci sono «due chiavi» per interpretare la decisione del Papa, ha commentato il direttore della sala stampa vaticana, Greg Burke: «La prima è che il Papa agisce in coscienza, la seconda è la motivazione, per il bene della Chiesa. Papa Francesco sta agendo come pastore, come padre, per il bene di tutto il popolo di Dio. La dimissione dallo stato clericale di Fernando Karadima è un passo in più nella linea ferrea di Papa Francesco di fronte agli abusi. Eravamo davanti a un caso molto serio di marciume che andava strappato alla radice. Si tratta di una misura eccezionale, senza dubbio, ma i delitti gravi di Karadima sono stati un danno eccezionale in Cile».

    http://www.lastampa.it/2018/09/28/vaticaninsider/abusi-nella-chiesa-del-cile-il-papa-dimette-karadima-dallo-stato-clericale-GrWwRtrkS3Gv96NgwAIpCL/pagina.html