Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • L’omertà di Papa Francesco alla prova della Francia

    L’omertà di Papa Francesco alla prova della Francia

    Dall’apertura dell’inchiesta per molestie sessuali su mons. Luigi Ventura, nunzio apostolico in Francia, da parte della procura di Parigi, a fine gennaio, le denunce a suo carico si sono moltiplicate. Per ora a proteggerlo ci pensa l’immunità diplomatica di cui gode. Ma la procura ne ha già chiesto la revoca.
    di Ingrid Colanicchia
    È la Francia il nuovo banco di prova per quella tolleranza zero tanto millantata dal papa in materia di abusi sessuali.

    Giusto stamane infatti Bergoglio ha ricevuto in udienza privata il cardinale di Lione, Philippe Barbarin, per decidere se accettare o meno le sue dimissioni. Il prelato il 7 marzo scorso è stato condannato a sei mesi di carcere con la condizionale per non aver denunciato le molestie sessuali commesse da p. Bernard Preynat su decine di minori dei gruppi scout che seguiva negli anni Settanta e Ottanta. Fatti occorsi prima dell’arrivo di Barbarin in diocesi (nel 2002) ma del quale il prelato era venuto a conoscenza (la giornalista di La Croix Isabelle de Gaulmyn – che frequentava proprio la parrocchia incriminata e che alla vicenda ha dedicato un libro, Histoire d’un silence – ha raccontato di aver parlato della questione con il card. Barbarin già a metà degli anni Duemila).

    Al momento non è dato sapere cosa il papa deciderà di fare, ma se dovesse accettare le dimissioni del cardinale potrebbe insorgere qualche problema nella nomina del suo successore, considerato che l’incarico di stilare una lista con i nomi dei tre candidati più adatti a ricoprire l’ufficio – e a subentrare quindi al cardinale nella guida della diocesi di Lione – spetta al nunzio apostolico mons. Luigi Ventura, prelato contro il quale da gennaio a oggi sono state depositate tre denunce per molestie e per il quale la procura ha chiesto la revoca dell’immunità diplomatica. Ad oggi Francesco ha fatto orecchie da mercante: il solenne mea culpa pronunciato il mese scorso in occasione del vertice contro gli abusi si rivelerà solo un bluff?

    In attesa di vedere come il papa affronterà questo ennesimo scandalo, ripercorriamo insieme le tappe di questa storia che imperversa sui giornali d’Oltralpe (meno su quelli italiani, che hanno dato solo parzialmente notizia della vicenda).

    Il 17 gennaio scorso, la sindaca di Parigi, Anne Hidalgo, riceve nel palazzo del municipio le autorità diplomatiche, civili e religiose per i tradizionali saluti. Tra costoro c’è anche il nunzio apostolico in Francia, vale a dire l’ambasciatore della Santa Sede, il 74enne mons. Luigi Ventura, che ricopre questo incarico dal 2009.

    Ad accogliere lui e gli altri ospiti c’è pure Mathieu, responsabile degli eventi internazionali per il municipio, destinato a diventare il primo accusatore del prelato. Non appena sceso dall’auto che lo ha condotto lì, stando al dettagliato racconto pubblicato il 27 febbraio scorso sul quotidiano francese Libération (che ha avuto accesso alla denuncia presentata dalla presunta vittima, oltre ad averla incontrata), mons. Ventura si rivolge a Mathieu dicendogli: «Sei molto bello». Si aggrappa quindi al suo braccio e avanza nel cortile. Pochi metri e toglie la mano dal braccio per infilarla sotto la giacca, carezzando il sedere di Mathieu mentre gli pone domande sulla sua vita, sui suoi studi, sul suo ruolo nel municipio. «Ciò che colpisce il giovane consigliere è che l’ambasciatore “parlava con voce normale, non bisbigliava”». Un minuto dopo, nell’ascensore, il nunzio passa al livello successivo. «Per tutto il tragitto ha strizzato i miei glutei», è la denuncia dell’uomo, cui poi dice: «Spero che tu non riservi questo trattamento a tutti gli ambasciatori». «Stupidamente – racconta Mathieu – gli ho detto che gli era riservato un trattamento speciale perché era il decano del corpo diplomatico».

    L’uomo accompagna quindi mons. Ventura nel Salon des Arcades, dove si sarebbe svolta la cerimonia, e racconta ai superiori quanto accaduto. Ma non finisce qui. Il prelato si piazza al suo fianco e ricomincia a tastargli il sedere. Il tutto sotto gli occhi dei colleghi di Mathieu.

    Scatta la segnalazione al pubblico ministero, sulla base dell’articolo 40 del Codice di procedura penale che obbliga in questo senso qualsiasi dipendente pubblico che sia a conoscenza di un crimine o di un reato. Il procuratore di Parigi, Rémy Heitz, apre quindi un’inchiesta e appena otto giorni dopo i fatti Mathieu deposita la sua denuncia.

    Il 15 febbraio Le Monde rivela la notizia. Incalzato dagli eventi, il direttore della Sala stampa vaticana, Alessandro Gisotti, si limita a dire che la Santa Sede rimane in attesa del risultato delle indagini. Ma la pubblicazione della notizia è l’inizio di un effetto domino che porta in poche settimane al moltiplicarsi delle denunce a carico del prelato.

    Il 18 febbraio è la volta di Benjamin G., 39 anni, che racconta di essere stato vittima di analoghe molestie da parte di mons. Ventura in occasione della stessa cerimonia, ma un anno prima, nel 2018. «All’epoca lavoravo per il Comune di Parigi – spiega a Le Monde(18/2) – e avevo incarichi precisi per la cerimonia di saluto alle autorità civili, diplomatiche e religiose. Ero in prima fila, a due metri dalla sindaca, quando una persona si piazza alla mia sinistra. Occupato com’ero a lavorare non mi giro a guardare. L’uomo posa una mano sulla mia spalla e con l’altra mi inizia a tastare il sedere: un gesto da esperto, che trasudava sicurezza, al quale era anche associato un grande sorriso sul volto, come se si trattasse di qualcosa di normale. Ho capito solo qualche giorno fa che erano i gesti abituali di un predatore».

    L’11 marzo viene depositata una terza denuncia contro Ventura. I fatti, in questo caso, si sarebbero svolti nel corso di un incontro con la comunità italiana a Parigi, nel 2018.

    Ma non è solo dalla Francia che piovono problemi per il prelato. Il 22 febbraio scorso, secondo quanto riporta il quotidiano cattolico francese La Croix, una denuncia per molestie – che risalirebbero al 2008 – è stata depositata presso la nunziatura di Ottawa, in Canada, dove mons. Ventura è stato rappresentante della Santa Sede dal 2001 al 2009. La presunta vittima aveva 32 anni al momento dei fatti denunciati, che avrebbero avuto luogo presso il santuario Sainte-Anne de Beaupré in occasione della festa liturgica di Sant’Anna e San Gioacchino.

    Nel momento in cui è stata resa nota la prima denuncia, inoltre, il quotidiano La Croix ha fatto sapere di aver raccolto una serie di testimonianze analoghe da parte di giovani uomini che non hanno sporto denuncia per diversi motivi. Qualcuno ha detto che il prelato «non si rende conto di quello che fa», qualcun altro, disilluso, ha spiegato che comunque «ha l’immunità diplomatica», qualcun altro ancora ha raccontato che una volta gli fu risposto da un buon conoscitore dei circoli della Chiesa: «Oh, quello è il nunzio, lo sanno tutti…» (La Croix, 15/2).

    Le presunte vittime sembrano però avere dalla loro il governo, considerato che la ministra per gli Affari europei, Nathalie Loiseau, interpellata in merito a inizio mese, ha detto di aspettarsi che la Santa Sede si assuma le proprie responsabilità: «Attualmente – ha dichiarato – il nunzio gode dell’immunità diplomatica ma la Santa Sede è ovviamente al corrente delle gravi accuse contro di lui e sono più che certa che prenderà la decisione giusta» (CNEWS, 1/3).

    E il cerchio sembra stringersi sempre più. È notizia di pochi giorni fa che la procura di Parigi ha chiesto ufficialmente la revoca dell’immunità diplomatica che, al momento, impedisce l’audizione del prelato. La procedura prenderà del tempo poiché, prima di essere inoltrata alla Santa Sede, dovrà passare per il Ministero di Giustizia e per il Ministero degli Esteri, ma la notizia è stata ovviamente accolta con soddisfazione dai querelanti. «È un primo passo. Speriamo vada in porto in modo da poter avanzare nelle indagini», ha commentato Edmond-Claude Fréty, avvocato di due delle presunte vittime (Afp, 15/3). «Vogliamo che il Vaticano dia l’esempio – ha proseguito – che vada fino in fondo nel suo percorso in materia di lotta all’impunità dei reati sessuali commessi da membri del clero. Mostrerebbe così che il cambiamento non è solo a parole». «I nostri assistiti aspettano un gesto politico forte – gli ha fatto eco Jade Dousselin, avvocato del terzo querelante – affinché la giustizia possa fare il suo corso e l’immunità non si traduca in impunità».

    La Santa Sede si trova ancora una volta di fronte a un bivio: usare tutti i mezzi a disposizione per coprire, insabbiare, far cadere nel dimenticatoio il caso oppure privare il prelato dell’immunità diplomatica e fare in modo che la giustizia possa fare il suo corso? Certo è che non ci sarebbe niente di peggio che dimostrare ancora una volta il profondo scarto esistente tra le parole e i fatti.

  • L’omertà condanna la Chiesa cattolica

    L’omertà condanna la Chiesa cattolica

    Troppo poco e troppo tardi. La consumata formula potrebbe sintetizzare l’esito di quattro giorni di lavori della conferenza su abusi sessuali e pedofilia

    di Roberto Antonini, giornalista Rsi

    Troppo poco e troppo tardi. La consumata formula potrebbe sintetizzare l’esito di quattro giorni di lavori della conferenza su abusi sessuali e pedofilia, un po’ eufemisticamente denominata ‘La Protezione dei Minori nella Chiesa’.

    Trentacinque anni dopo il primo scandalo scoppiato in Canada, la Chiesa cattolica ha riunito 190 tra presidenti delle conferenze episcopali, e superiori di ordini religiosi per riflettere sugli errori e definire una strategia, che sarà poi riassunta in un vademecum destinato ai vescovi.

    Papa Bergoglio, messo sotto pressione dalle associazioni delle vittime, ha voluto giocare la carta della trasparenza. Deve tuttavia fare i conti con tre questioni centrali. La prima è l’aperta ostilità delle correnti più conservatrici, che gli rimproverano più o meno apertamente l’orientamento politico e le aperture ideologiche, dalla Cina alla questione omosessuale. La seconda è la diffusa omertà, forse il male peggiore della Chiesa cattolica, con una gerarchia che si è spesso fatta complice dei preti pedofili.

    Proprio sabato la giornalista messicana Valentina Alazraki, invitata quale relatrice, ha riesumato il maggior scandalo avvenuto nel suo Paese, quello che ha avuto quale protagonista Marcial Maciel, fondatore della ‘Legione di Cristo’, molto vicino a Papa Woytila, che ha abusato per anni di seminaristi e bimbi, tra cui anche i figli avuti da diverse donne.

    A rincarare la dose sono giunte le rivelazioni, sconcertanti se non sconvolgenti per molti fedeli, fatte da una delle personalità più vicine a Papa Francesco, l’arcivescovo di Monaco di Baviera e membro del C9, il ristretto consiglio che con il Pontefice governa la Chiesa. In Germania ma anche altrove – ha denunciato Reinhard Marx – la Chiesa ha distrutto dossier sui preti pedofili, cancellando così ogni traccia di abusi. Un fatto di gravità estrema. Di fronte al quale ci si può chiedere, come fa il Washington Post, per quale ragione la Chiesa, nonostante le promesse di trasparenza, non voglia ancora oggi pubblicare nomi e numeri, statistiche relative ai reati di pedofilia.

    Quanto è diffusa la pedofilia? “Sappiate che più nasconderete, più farete gli struzzi, più lo scandalo crescerà” ha ammonito la stessa Alazraki di fronte alla gerarchia ecclesiale.

    Alcune informazioni, come quelle di Vatileaks del 2012 o quelle dell’ambasciatore del Vaticano all’Onu nel 2014 (che ha segnalato 3’420 casi in dieci anni), oltre ai ripetuti scandali (ultimo quello dell’arcivescovo emerito di Washington cardinale McCarrick) fanno facilmente capire che il male è estremamente diffuso.

    La terza questione a cui il Papa deve inevitabilmente far fronte è quella dottrinale, che si trascina da tempo immemore, per certi versi da quando Paolo di Tarso, San Paolo, ha cominciato a evangelizzare i pagani, e che i vari concili, da quelli lateranensi del XII secolo fino al Concilio Vaticano II, hanno man mano definito. Riguarda in particolare il celibato dei preti e il sacerdozio delle donne, vero e proprio tabù.

    “Non c’entrano con gli abusi ai minori”, ha esclamato padre Federico Lombardi, moderatore del summit. Come dire “non si cambia”, anche se le ragioni dottrinali sono tutto fuorché convincenti. Il no categorico a ogni cambiamento, ufficializzato con particolare forza nel 1994 da Giovanni Paolo II, non è stato mai messo in discussione dalla gerarchia ecclesiale. Ma il dissenso tra i credenti cresce così come il loro scollamento da una Chiesa giunta a un vero e proprio punto di svolta storico.

    https://www.laregione.ch/opinioni/l-analisi/1354486/l-omerta-condanna-la-chiesa-cattolica

  • Le vittime dei preti pedofili: “Sugli abusi tolleranza zero”

    Le vittime dei preti pedofili: “Sugli abusi tolleranza zero”

    A piazza San Pietro le organizzazioni escluse dal vertice in Vaticano: “Cacciare i colpevoli ma anche chi li copre”

    CITTÀ DEL VATICANO – Ci sono le vittime ammesse a un incontro con la Commissione che organizza il summit contro la pedofilia in Vaticano (da domani a domenica) e ci sono anche le vittime escluse da questo incontro. Sono riunite a ridosso del Colonnato di piazza San Pietro per chiedere che sia messa in campo una vera tolleranza zero sugli abusi sessuali di minori commessi da preti: “I punti sono due: cacciare i preti abusatori ed espellere anche vescovi e cardinali che hanno coperto, le loro dimissioni non bastano”, dice Peter Isely, portavoce di Ending clergy abuse (Eca).

    La delegazione di Eca non è stata ammessa al summit. “Non ci ricevono come Eca – dice Peter Saunders, ex vittima ed ex membro della pontificia commissione per la tutela dei minori -. Hanno scelto di parlare con le vittime che vogliono loro ma devono capire che noi rappresentiamo 22 Paesi”.

    Alla protesta partecipa anche una rappresentante messicana delle vittime di Macial Marciel Degollado, fondatore dei Legionari di Cristo,“il peggior mostro di tutta la storia della Chiesa”. Spiega: “Ancora queste vittime stanno aspettando delle scuse formali, nessun Papa, neanche Francesco quando è andato in Messico, ha voluto riceverle”.

    Fuori dal colonnato anche Juan Carlos Cruz, la vittima degli abusi subiti in Cile dal sacerdote Karadima, colui che ha fatto sì che Papa Bergoglio si ricredesse sugli abusi cileni e azzerasse la leadership ecclesiastica del Paese.

    Fra i tanti anche una delegazione del popolo indigeno canadese. “Chiederò al Papa – dice – che venga in Canada per scusarsi personalmente per quello che la chiesa ha fatto al popolo indigeno, non solo in termini di abusi sessuali. È stato un vero genocidio, sono state distrutte le radici e la cultura di questo popolo. Chiederò anche – ha aggiunto – la cifra di 22 milioni di dollari di risarcimento al popolo indigeno”.

    Dall’altra parte del colonnato, in piazza San Pietro, Francesco termina l’udienza generale. “Venerdì prossimo – dice – celebreremo la festa della Cattedra di San Pietro Apostolo. Pregate per me e anche per Papa Benedetto”.

    https://www.repubblica.it/vaticano/2019/02/20/news/le_vittime_dei_preti_pedofili_sugli_abusi_tolleranza_zero_-219621948/

  • ‘Tolleranza zero in caso di abusi nella Chiesa’

    ‘Tolleranza zero in caso di abusi nella Chiesa’

    La richiesta arriva dal portavoce di un’associazione di vittime che oggi incontrerà Papa Francesco

    “Quello che gli chiederemo è di mettere in pratica una vera tolleranza zero. I punti sono due: cacciare i preti autori di abusi ed espellere anche vescovi e cardinali che hanno coperto, le loro dimissioni non bastano”. Lo dice alla stampa estera, Peter Isely, portavoce di Ending clergy abuse, associazione di vittime che avrà un incontro con papa Francesco alla vigilia del summit sulla protezione dei minori in Vaticano.

    Nella delegazione che sarà ricevuta dal papa, c’è anche una rappresentante del popolo indigeno canadese. “Chiederò al Papa – ha fatto sapere – che venga in Canada per scusarsi personalmente per quello che la Chiesa ha fatto al popolo indigeno, non solo in termini di abusi sessuali. È stato un vero genocidio, sono state distrutte le radici e la cultura di questo popolo. Chiederò anche – ha aggiunto – la cifra di 22 milioni di dollari (grossomodo la medesima somma in franchi) di risarcimento al popolo indigeno”.

    Tra gli altri membri della delegazione, l’inglese Peter Saunders, ex membro della pontificia commissione per la protezione dei minori e un avvocato indiano in rappresentanza delle suore abusate in India.

    https://www.laregione.ch/estero/estero/1353642/tolleranza-zero-in-caso-di-abusi-nella-chiesa?mr=1&ref=https%3A%2F%2Fwww.google.com%2F&mr=1&ref=

  • Dal Papa il cacciatore di preti pedofili

    Dal Papa il cacciatore di preti pedofili

    Zanardi, presidente della Rete L’Abuso, incontrerà il pontefice mercoledì prossimo insieme a 18 associazioni mondiali

    Silvia Campese /SAVONA

    Incontrerà Papa Francesco in Vaticano, mercoledì prossimo alle 11.30, il savonese Francesco Zanardi, presidente della Rete l’abuso, insieme ai leader delle diciotto associazioni mondiali che lottano contro gli abusi sui minori da parte di sacerdoti. Un evento storico, dove Papa Bergoglio incontrerà tutti i presidenti delle realtà che hanno aderito a Eca (Ending Clergy Abuse,Fine degli abusi clericali), l’associazione internazionale, costituita all’Onu, a Ginevra, nel 2018, nell’ambito di un incontro sui diritti dell’infanzia. All’interno di Eca, c’è anche l’Italia e, più precisamente, l’associazione fondata da Zanardi a Savona, dopo gli scandali che scoppiarono nel 2012. Quandola Procura della Repubblica sequestrò dalla cassaforte della Curia savonese una serie di documenti nell’ambito di un’indagine sui casi di pedofilia, avvenuti nella diocesi ligure. Denunce partite proprio da Zanardi, anche lui vittima di abusi da parte di uno dei sacerdoti, Nello Giraudo, poi condannato per pedofilia insieme a don Giorgio Barbacini. Sino ad oggi, dei casi savonesi il Vaticano era stato informato ufficialmente attraverso la documentazione giudiziaria. Zanardi, che aveva manifestato più volte in piazza San Pietro, non era mai stato ricevuto dai prelati. Ora, dopo anni di lotta per far sentire la voce delle vittime, mercoledì,Papa Francesco e i membri della Commissione per l’Infanzia del Vaticano incontreranno Zanardi e i membri di Eca, che comprende, tra i soci fondatori, Stati Uniti, Ecuador, Regno Unito, Francia,Spagna,Polonia,Germania, Belgio, Cile, Canada, Giamaica, Congo, Messico.

    La svolta è arrivata qualche settimana fa. Dopo la partecipazione di Zanardi e di Eca al Comitato per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza all’Onu, sempre a Ginevra, il 22 e 23 gennaio 2019, a febbraio le Nazioni Unite hanno reso note le conclusioni finali dell’esame, con le “Raccomandazioni che sono state inviate al Governo Italiano in materia specifica di pedofilia nel clero cattolico”. Richiesta fondamentale del

    l’Onu all’Italia: “l’istituzione di una commissione d’inchiesta che esamini tutti i casi di abuso sessuale sui bambini da parte di personale religioso della Chiesa cattolica”. Indicazioni che Zanardi aveva così commentato: «Sono 20 anni che si parla di abusi nella Chiesa e, finora, non è stato fatto nulla di concreto. Se Papa Francesco vuole dare un vero segnale in questo senso,dimostri di voler realmente punire tutti ivescovi che in questi anni non hanno fatto altro che insabbiare gli episodi di abuso». Il giorno dopo, giovedì, sempre Zanardi,con un’altra vittima della pedofilia clericale, Mark Rozzi, rappresentante degli Usa, terrà una conferenza stampa alla Camera dei Deputati.

    il secolo xix savona zanardi incontra il papa

  • I silenzi del papa – una chiesa divisa a metà (Internazionale 7/13 dicembre 2018)

    I silenzi del papa – una chiesa divisa a metà (Internazionale 7/13 dicembre 2018)

    Der Spiegel, Germania

    Subito dopo la sua elezione papa Francesco aveva promesso un cattolicesimo più aperto e rinnovato. Ma oggi, dopo i numerosi scandali per gli abusi sessuali, il Vaticano attraversa una delle crisi più gravi della sua storia

    Il terremoto che sta scuotendo la Città del Vaticano è quasi impossibile da avvertire al suo epicentro. Dietro le alte mura che cingono lo stato della chiesa cattolica regna il silenzio. Nella residenza del papa – la Casa santa Marta – le tendine sono tirate. Una guardia svizzera sorveglia l’ingresso, un gendarme si occupa dei controlli. Il centro nevralgico della chiesa mondiale somiglia a una fortezza. Solo a porte chiuse cardinali e arcivescovi sono disposti a parlare degli eventi che stanno scuotendo le fondamenta della chiesa. Si tratta in primo luogo delle migliaia di abusi sessuali commessi da sacerdoti in ogni parte del mondo.

    Ma si tratta anche, e sempre più, di papa Francesco. Lui, che ha esordito come brillante riformatore, minaccia di giocarsi l’autorevolezza parlando spesso nel momento sbagliato e tacendo quando sarebbe importante parlare. Un anziano cardinale della corte di Francesco denuncia menzogne e intrighi, e tuona contro “un santo padre che mette in discussione le verità della fede come nessuno dei suoi predecessori”. Sono passati meno di sei anni da quando Jorge Mario Bergoglio, arcivescovo di Buenos Aires, è stato eletto 266° successore di Pietro.

    Fin dall’entrata in carica è stato osannato come una figura luminosa, come un papa che avrebbe potuto imprimere a una chiesa retrograda un carattere al passo con i tempi. Oggi invece il gregge sembra sfuggire al controllo del suo capo spirituale. Forse alla fine si avvererà quello che, secondo alcuni testimoni, Francesco avrebbe detto davanti a una ristretta cerchia di persone: “Non è escluso che io passi alla storia come colui che ha creato una frattura nella chiesa cattolica”. In questi giorni si parla della crisi più grave dell’attuale pontificato e di una “guerra civile” tra i fedeli che non si limita a contrapporre i conservatori contrari a Francesco ai progressisti che lo sostengono. Oggi le critiche arrivano soprattutto da cerchie conservatrici degli Stati Uniti, dove si avanza il sospetto che il papa argentino abbia protetto una rete di prelati omosessuali, di fatto rendendosi complice di migliaia di abusi. Ma l’accusa più pesante – e finora non smentita – è che Francesco abbia, contro ogni ragionevolezza, riabilitato un molestatore seriale, il cardinale statunitense Theodore McCarrick (nel frattempo sospeso), e gli abbia affidato delicate missioni diplomatiche. L’accusa arriva dall’ex nunzio apostolico a Washington, Carlo Maria Viganò, che ha anche chiesto le dimissioni di Francesco.

    “Su questo non dirò neanche una parola”, ha dichiarato il papa. Proprio lui, che in altri casi è pronto a esprimere un’opinione, su questo punto è rimasto fedele alla sua linea: tacere sui temi spinosi. È stato così quando quattro cardinali che lo sospettano di diffondere errori dottrinali hanno espresso dubbi sul suo pontificato. È stato così anche ad agosto, quando trentamila donne cattoliche hanno scritto una lettera aperta che chiedeva di conoscere la verità sugli abusi. Ma Francesco preferisce non affrontare l’accusa secondo cui fin dal giugno 2013 era a conoscenza degli abusi di McCarrick.

    Francesco aveva una certa familiarità con questo cardinale statunitense. Quando McCarrick, orgoglioso di poter ancora andare in missione a 84 anni per conto del papa, ha detto: “A quanto pare il Signore ha ancora un po’ di lavoro da farmi fare”, sembra che Francesco abbia ribattuto beffardo: “Può anche darsi che il diavolo non avesse ancora pronta la sua camera”.

    Questo papa spesso incline alle chiacchiere e agli scherzi continua a irritare l’élite vaticana, così attenta al rigore dei contenuti e alla severità delle forme. “Fin dall’inizio non ho mai creduto a una parola di questo Francesco”, dice un cardinale di grande esperienza, che preferisce restare anonimo, all’interno delle mura vaticane. “Predica la misericordia, ma in realtà è freddo e scaltro, direi macchiavellico. E – cosa peggiore – bugiardo”.

    Quando mai si è sentito parlare così di un successore al soglio di Pietro? Di una personalità a capo di 1,3 miliardi di fedeli, che esercita la sua sovranità assoluta su un’istituzione sopravvissuta a tanti regni e imperi e che continua a opporsi alla globalizzazione? In Francesco riposano le speranze di chi attribuisce a questa chiesa il compito di conciliare passato e futuro. Quello che sognano un ruolo più forte per le donne, il sacerdozio per gli omosessuali, ma anche più ecumenismo, più misericordia e meno fasto. Se Francesco fallisce, non finirà male solo il pontificato di un papa venuto dall’America Latina.

    In effetti i problemi non mancano. Lo studio di 356 pagine commissionato dalla conferenza episcopale tedesca sugli abusi sessuali ai danni di minori, di cui Der Spiegel ha fornito alcune anticipazioni, è stato presentato ufficialmente dal cardinale Reinhard Marx il 25 settembre 2018. Quelle pagine documentano in modo sconvolgente gli abusi. Secondo gli autori non c’è motivo di pensare che “gli abusi sessuali commessi da esponenti del clero cattolico nei confronti di minori siano un problema limitato al passato e ormai superato”.

    Sotto la pressione delle allarmanti notizie provenienti dalla Germania, il papa ha indetto per febbraio del 2019 un incontro tra i presidenti di tutte le conferenze episcopali nazionali sul tema degli abusi. Dovranno insomma trascorrere altri due mesi prima che gli alti prelati cattolici si riuniscano a Roma. Parliamo di quelle stesse eminenze ed eccellenze che, in virtù della loro posizione di potere, spesso costituiscono il problema, non la soluzione.

    Chi ascolta con attenzione la base della chiesa cattolica sente forti borbottii nel ventre di questa potente comunità che ha radici in tutto il mondo. Un viaggio alla ricerca delle vittime di abusi ha portato i giornalisti di Der Spiegel nello stato americano della Pennsylvania, tra le vittime argentine e nell’arcidiocesi del cardinale Reinhard marx, un amico intimo di Francesco. In questi posti si parla apertamente del “problema sistemico” e della “crisi spirituale” della chiesa.

    Ma i nostri giornalisti sono andati anche nell’epicentro del terremoto, a Roma, dove vescovi e cardinali hanno detto cosa pensano del sistema di potere della curia. Secondo uno di loro, in particolare , in Vaticano regna un “clima di paura e di insicurezza”.

    Buenos Aires, Argentina

    Ultimamente il papa viaggia molto. Dal 22 al 25 settembre è stato in Lituania, Lettonia, ed Estonia. Finora, però, Francesco non è mai andato nel suo paese, l’Argentina. “Ci chiediamo perché”, si sente dire tra i suoi collaboratori. Secondo l’avvocato Juan Pablo Gallego, la risposta è semplice: “A Roma Francesco è in esilio. Ci si è quasi rifugiato, perché in Argentina dovrebbe innanzitutto allontanare il sospetto di aver coperto per anni persone che hanno abusato di minorenni”. Gallego è il più famoso difensore delle vittime argentine di abusi sessuali da parte del clero cattolico. Riceve gli assistiti nel suo studio legale, nel centro di Buenos Aires. Chi vuole conoscere i punti oscuri del passato di Bergoglio, dice Gallego, deve occuparsi anche dell’ascesa e della caduta di Julio Cesar Grassi, un sacerdote in carcere dal 2013 per aver abusato di ragazzi di età compresa tra gli undici e i 17 anni. Prima di diventare papa, Bergoglio è stato il confessore di Grassi e, secondo Gallego, ha fatto anche realizzare uno studio di 2600 pagine che doveva contribuire a scagionare Grassi e a criminalizzare le vittime.

    “Nel 2006 ebbi un colloquio con Bergoglio”, dice Gallego. “Era chiuso, severo e diffidente, e non ha detto una parola sul fatto che i difensori di Grassi erano pagati dalla chiesa. L’immagine attuale, quella di un papa aperto e simpatico, non corrisponde a quella dell’uomo che mi trovai davanti in quell’occasione”. Gallego si lamenta del fatto che nessuno dei suoi assistiti è mai stato invitato in Vaticano: “Perché Francesco, invece di ricevere quelle vittime ha preferito accogliere Lionel Messi?”.

    Julieta Añazco è una delle vittime che finora non è stata ricevuta dal papa. Questa donna minuta è originaria di La Plata, una città di circa un milione di abitanti non lontana da Buenos Aires. In questo pomeriggio di fine estate siede con noi in un caffè e si sforza di trattenere le lacrime. Aveva sette anni quando trascorse per la prima volta le vacanze estive con gli scout della sua parrocchia, nei dintorni di La Plata. Nel campo c’era una tenda dove il sacerdote Ricardo Giménez confessava i bambini. Solo in seguito Julieta seppe che quel prete era stato trasferito. Circolavano voci che nel suo precedente posto di lavoro avesse abusato di minorenni. In quella tenda Giménez, un ometto grasso con gli occhi da pesce lesso, fece sedere Julieta a gambe larghe sulle sue ginocchia. Quindi la bambina avvertì le dita del prete sulla pelle e poi sentì che la penetravano. Ricorda ancora l’odore della guancia di lui contro la sua. Ancora oggi, a quarant’anni di distanza, le viene da piangere quando ne parla.

    All’epoca Añazco non disse niente ai genitori, perché si vergognava. In seguito andò da uno psicologo, ma poi abbandonò la terapia perché non riusciva ad aprirsi. Oggi però, insieme ad altre vittime della Rete dei sopravvissuti agli abusi dei sacerdoti, parla apertamente di quello che le successe. Ha ancora davanti agli occhi quelle immagini rimaste sepolte dentro di lei per tanto tempo: le immagini delle confessioni sotto quella tenda.

    Nel 2013, quando Bergoglio era papa da poco, Julieta Añazco e altre tredici vittime di Giménez hanno scritto in una lettera quello che gli era successo. In seguito agli abusi alcuni avevano sofferto di depressione, altre avevano tentato il suicidio o erano diventate tossicodipendenti, mentre Giménez continuava a celebrare la messa e a occuparsi di bambini. Le vittime hanno spedito la lettera all’indirizzo “Papa Francisco, Vaticano” nel dicembre 2013. Tre settimane dopo ricevettero la conferma che era arrivata a destinazione, poi più niente. Giménez è stato trasferito in una casa di riposo, dove ancora oggi si presenta ai giornalisti in abito sacerdotale. È rispettato e continua a dire messa.

    Molte delle vittime di abusi residenti a Buenos Aires avevano già chiesto aiuto a Bergoglio quando era ancora cardinale, ma nessuna era stata ricevuta. Ora Julieta Añazco e altre esigono che i loro aguzzini siano processati nei tribunali ordinari. In Argentina ci sono 62 procedimenti giudiziari in corso contro sacerdoti cattolici, e secondo alcuni le vittime sono migliaia. Ma i sacerdoti continueranno a restare in silenzio, dice Añazco: la chiesa non fa niente per denunciare lo scandalo e cerca di mettere tutto a tacere. “Per noi è difficile, perché nessuno ci crede. Vorremmo andare dal papa, ma lui ci ignora”.

    Mentre parliamo con Julieta Añazco, all’altro capo della piazza i gradini della grande cattedrale si riempiono lentamente di persone. Decine di studenti si sono riuniti qui per annunciare tutti insieme al vescovo la loro uscita dalla chiesa cattolica, anche per via dello scandalo degli abusi. Quello che, visto da lontano, sembra solo un episodio che coinvolge molte persone, ha un valore simbolico: è un’istantanea scattata nel paese del papa nel settembre 2018 e mostra giovani donne e uomini che si allontanano dalla fede cattolica.

    Roma, Italia

    I giornali italiani fanno a gara avanzando ipotesi ai limiti dell’incredibile. L’ex nunzio pontificio Viganò avrebbe in casa valigie piene di materiali compromettenti. E in Vaticano, a quanto pare, si parla dell’imminente esplosione di una “bomba atomica”.  Un influente padre gesuita, Antonio Spadaro, ribatte che le accuse contro Francesco sono una “farsa” e resteranno senza conseguenze, perché “questo papa trae energia dai conflitti”. Ma al momento sembra proprio che l’uomo di Buenos Aires difficilmente potrà portare a termine il pesante compito di smantellare il potente e a volte arrogante apparato di governo della curia, mettere ordine nelle finanze vaticane e allo stesso tempo trovare risposte inattaccabili sul piano dogmatico alle questioni morali e di fede del ventunesimo secolo. Francesco vuole democratizzare la chiesa cattolica e renderla meno centralizzata. Vuole che la chiesa pensi in modo aperto e in linea con la realtà sociale contemporanea. Ma secondo i suoi avversari, la dottrina cristiana non può lasciarsi guidare dalla realtà sociale: l’unico metro di misura sono la vita e le opere di Gesù Cristo. Un papa non deve puntare alla creatività, ma alla continuità, dicono.

    Francesco ha più di un punto debole. Da anni tuona contro il capitalismo globale ma, come del resto i suoi predecessori, ha accettato milioni dal cardinale McCarrick (ora caduto in disgrazia), raccolti con le offerte. E ancora: esalta il valore della famiglia tradizionale, ma si circonda di consiglieri e collaboratori che danno l’esempio contrario, visto che convivono, in modo più o meno palese, con persone dell’uno o dell’altro sesso.

    Il giornale Il Fatto Quotidiano afferma di essere in possesso di un elenco che a suo tempo fu consegnato da papa Benedetto XVI a Francesco nella residenza di Castel Gandolfo. L’elenco, scritto su carta intestata della Città del Vaticano, contiene i nomi di presunti esponenti di una “lobby omosessuale”, una rete che avrebbe un grande potere ricattatorio e una forte influenza in Vaticano.

    Insomma, Francesco ha ancora il controllo della situazione? Ormai a criticarlo non sono più i circoli ultraconsevatori collegati tra loro in tutto il mondo. Questi cattolici temono che Francesco ammetta alla comunione i protestanti e mal digeriscono che faccia la lavanda dei piedi a una musulmana o che accusi alcuni vecchi esponenti del Vaticano di perdere colpi. I segnali di allarme arrivano anche dalla cerchia interna: “Il papa e i suoi fedelissimi sono visibilmente nervosi”, dice l’esperto vaticanista Edward Pentin. “Sono convinti che ci sia un complotto dei conservatori per sbarazzarsi di Francesco. Da questo punto di vista il suo problema principale è che non ascolta chi non la pensa come lui. E queste persone si vendicano”.

    Hagamos lìo, “facciamo un casino”, era il motto di Bergoglio ai tempi in cui era arcivescovo di Buenos Aires. Ora che è papa, continua a seguire lo stesso principio, mettendo in discussione certi dogmi, ignorando procedure collaudate e disdegnando alcuni obblighi cerimoniali. “Francesco è bravissimo a mettere le cose in movimento”, sostiene un prelato tedesco. “Ma tutto questo non produce risultati se alla fine si limita a dare degli scossoni”. Qualche esempio? Per quanto riguarda l’ipotesi di ammettere alla comunione anche i coniugi protestanti di fedeli cattolici, il papa ha incoraggiato il cardinale tedesco Marx a fare un gesto di apertura pionieristico sotto il profilo ecumenico, ma poi – in seguito alle proteste dei conservatori – ha fatto marcia indietro, lasciando ogni decisione alla volontà dei vescovi tedeschi.

    Ancora più sconcertante è la condotta del papa nell’ambito in cui la credibilità della chiesa è più in gioco, cioè nel modo di affrontare gli abusi sessuali sui minori commessi da sacerdoti. Il tribunale speciale annunciato nel 2015 e destinato a giudicare i vescovi sospettati di aver coperto gli abusi fino è rimasto lettera morta. Nel 2017 l’irlandese Marie Collins (in passato vittima di abusi) si è dimessa, tra le proteste, dalla Pontificia commissione per la tutela dei minori, parlando di “belle dichiarazioni pubbliche contraddette dai fatti in privato”.

    Può darsi che il papa abbia drammaticamente sottovalutato la misura della decadenza morale all’interno della chiesa: la cultura generalizzata “dell’abuso e dell’omertà”, come la chiama lui. Ma può darsi anche che voglia chiudere gli occhi davanti a indizi di reati commessi dai suoi fedelissimi, perché è interessato a salvare questo cardinale o quel vescovo per motivi politici.

    Tre dei nove componenti del Consiglio dei cardinali, il cosiddetto C9 istituito da Francesco, sono sospettati. L’australiano George Pell, signore delle finanze vaticane e numero tre della gerarchia della Santa Sede, dal 1 maggio 2018 è sotto processo nel suo paese. Sembra che molti anni fa abbia abusato di minori, ma i suoi sostenitori dicono che è un pretesto per sbarazzarsi di un cardinale malvisto per aver lanciato l’allarme sulla giungla delle finanze vaticane. Oscar Andrés Rodrìguez Maradiaga, uno dei più stretti collaboratori del papa, è nell’occhio del ciclone da quando sono state diffuse delle notizie sugli scandali sessuali che sarebbero avvenuti nella sua diocesi in Honduras; anche un vescovo ausiliario che era un suo protetto è sotto accusa. Inoltre Maradiaga, seguace della “chiesa dei poveri” sostenuta da Francesco, è stato accusato da un giornalista italiano di aver intascato quasi 660mila dollari nel 2015, quando era gran cancelliere dell’università cattolica di Tegucigalpa. Lui sostiene che quei soldi sono andati tutti alla sua diocesi. Infine il cardinale cileno Francisco Javier Erràzuriz Ossa è accusato nel suo paese di aver coperto i crimini del sacerdote Fernando Karadima. Solo molto più tardi il capo della chiesa ha ammesso “gravi errori” e ha chiesto perdono.

    Ingenuità, faccia tosta o mancanza di alternative? Perché Francesco, salutato come riformatore anche – o forse soprattutto – in ambienti lontani dalla chiesa, si circonda di uomini che con la loro condotta incarnano molte delle cose che lui stesso condanna?

    Nasce il sospetto che la scelta di mantenere al loro posto prelati molto discussi sia dovuta a un misto di disinteresse e malinteso spirito di corpo. Francesco deve affrontare casi molto diversi tra loro. Ci sono i fedeli omosessuali le cui inclinazioni, secondo la dottrina cattolica, “non sono in sé peccaminose”, ma “rappresentano condotte malvagie se considerate sotto il profilo morale”. Poi ci sono i sacerdoti che violano il loro voto di castità e il celibato, e infine gli uomini che, come il cardinale McCarrick, abusano di minorenni.

    Corrono voci sul caso di uno dei fedelissimi di Francesco, un cardinale che fino alla primavera del 2018 lavorava nel palazzo della Congregazione per la dottrina della fede come responsabile della stesura di testi legislativi e del trattamento riservato ai colpevoli di reati sessuali. Questo cardinale non avrebbe messo fine a certe attività del suo segretario, a cui era stato concesso, secondo direttive dall’alto, un lussuoso appartamento. Nel 2017 la gendarmeria vaticana lo ha arrestato irrompendo nel bel mezzo di una “battaglia a palle di neve” (un festino a base di cocaina riservato a dipendenti del Vaticano) in compagnia di omosessuali. I gendarmi lo hanno preso di peso e trasportato in una clinica per la disintossicazione.

    Poi c’è il direttore della foresteria della Casa santa Marta, dove risiede il papa. Si è distinto come uomo del Vaticano in Uruguay, dov’era arrivato insieme a un ex ufficiale della guardia svizzera a cui era legato da una relazione. All’inizio del 2001 è stato picchiato in un locale per incontri gay ed è stato messo in salvo da alcuni sacerdoti. Ma è agli atti anche un episodio in cui, a Montevideo, il tecnico arrivato per riparare un ascensore guasto ci ha trovato dentro il diplomatico in compagnia di un ragazzo. Eppure Francesco nel 2013 l’ha nominato “prelato”, cioè supervisore dello Ior, la banca del Vaticano.

    Infine c’è don Mauro Inzoli, soprannominato “don Mercedes” a causa della sua passione per le auto di lusso. Tolto di mezzo da Benedetto XVI per abusi sui minori, nel 2014 è stato in parte riabilitato da Francesco, nonostante l’opposizione dell’allora prefetto per la dottrina della fede, il cardinale tedesco Gerhard Mueller. Poco tempo dopo Inzoli è stato condannato a quattro anni e sette mesi di carcere in seguito a decine di “episodi” con ragazzi giovanissimi. Il papa ha commentato così: “Questa vicenda mi ha insegnato a non fare più simili errori”. Quella promessa risale all’autunno del 2017. Neanche un anno dopo scoppiava il caso del cardinale McCarrick.

    Diocesi di Erie, Pennsylvania

    Lawrence Persico, 67 anni, sembra provato. Dal 2012 guida la diocesi di Erie, nello stato della Pennsylvania, sull’omonimo lago poco distante dal confine tra gli Stati Uniti e il Canada. A bassa voce, visibilmente ansioso di mostrarsi calmo, il vescovo ci dice che la crisi della chiesa cattolica non è mai stata così evidente: “Siamo nel bel mezzo di un uragano”.

    Quello che è emerso ad agosto dal rapporto di un gran giurì va al di là di ogni immaginazione. Nel documento si parla di abusi commessi per decenni in sei delle 197 diocesi cattoliche statunitensi. Almeno trecento sacerdoti avrebbero abusato di più di mille minori. Si parla di stupro, di bambini incatenati dentro i confessionali, di un ragazzo fotografato nella posa di un crocifisso. Si descrive lo stupro di cinque suore. Si dice che le vittime designate erano segnalate ai violentatori da ciondoli d’oro a forma di crocifisso.

    Com’è possibile che un sacerdote della diocesi di Erie abbia abusato di numerosi ragazzini e nonostante tutto sia stato ringraziato dal suo vescovo “per quanto ha fatto per il popolo di Dio”? Com’è possibile che un altro sacerdote, che aveva violentato almeno 15 ragazzi da quando avevano sette anni, sia stato elogiato dal suo vescovo come “uomo retto e limpido”? La diocesi di Persico è una delle sei finite sotto inchiesta. Tra i presunti violentatori – molti dei quali sono ancora in vita – 41 venivano da Erie. Cosa distingue il vescovo Persico dai suoi colleghi? Il fatto che lui fin dall’inizio ha accettato di rendere pubblica la verità. Ha aperto un’indagine interna quando gli inquirenti erano ancora occupati nell’istruttoria. Ha parlato con le vittime e altre persone coinvolte nella vicenda e ha incaricato uno studio legale di verificare le accuse. Già nell’aprile 2018 Persico ha pubblicato sul sito della diocesi i nomi dei primi sospetti: 34 parroci e 17 collaboratori “accusati in modo credibile” di aver commesso personalmente abusi sessuali o di esserne stati a conoscenza e di aver taciuto. Nell’elenco di Persico c’è anche il nome di uno dei suoi predecessori, il vescovo Alfred Watson, che ha guidato la diocesi fino al 1982. Watson avrebbe detto a un sacerdote visto in compagnia di un bambino mezzo nudo: “Va’ a casa e sii un buon parroco”.

    A quel punto Persico si è messo a disposizione degli inquirenti come testimone ed è stato l’unico vescovo a presentarsi spontaneamente davanti al gran giurì. “La trasparenza è una cosa positiva solo se la si segue”, ci dice Persico ricevendoci nella sala riunioni della diocesi. Il vescovo ha anche fatto installare una linea telefonica dedicata alle vittime di abusi, riceve tutte le persone coinvolte e cerca di riparare torti fondamentalmente irreparabili.

    Sharon Tell aveva dodici anni quando fu toccata per la prima volta da James McHale, parroco della cittadina di Bethlehem, a più di cinquecento chilometri dalla sede diocesana. McHale si era occupato della madre di Sharon quando la donna era in ospedale. In seguito andava spesso a trovare la famiglia e veniva invitato in occasione di compleanni e altri festeggiamenti. Una volta andò addirittura in vacanza insieme ai Tell e nei fine settimana dormiva a casa loro. Sharon, che oggi ha 66 anni, dice che all’epoca i suoi genitori si fidavano del prete e che continuarono a non sospettare niente neanche quando cominciò a entrare di sera nella sua cameretta.

    Gli abusi cominciarono furtivamente. La prima volta McHale l’accarezzò attraverso il pigiama, le prese la mano e se la posò sui genitali. Sharon fece finta di dormire: non immaginava neanche che quello sarebbe stato l’inizio di vent’anni di abusi. Il sacerdote la violentò per la prima volta quando compì 18 anni, ma passarono decenni prima che lei riuscisse a parlarne ai genitori.

    Le aggressioni continuarono anche dopo che Sharon si era sposata e aveva avuto dei figli. Il prete andava da lei due volte alla settimana. Lei si rese conto di cosa le stava succedendo solo quando, dopo che il sacerdote era scomparso dalla sua vita, si rivolse a un centro di assistenza per le vittime di violenza sessuale, perché soffriva di un disturbo bipolare e delle conseguenze di un grave trauma.

    Crede ancora in Dio? Sharon Tell guarda fuori dalla finestra e risponde: “Ma certo, che domanda!”. Tuttavia, quando pensa alla chiesa cattolica, quando pensa al papa, ai cardinali e ai vescovi, vede un’istituzione marcia e corrotta fino al midollo. “La chiesa”, dice Sharon, “deve ricominciare da zero”.

    Intanto sono state annunciate indagini della magistratura o della polizia in altri otto stati americani. Gli attivisti hanno inviato lettere di protesta a Roma, hanno organizzato veglie a lume di candela e hanno chiesto spiegazioni al Vaticano. Hanno perfino organizzato una manifestazione davanti all’ufficio del vescovo Persico. Lui non ha cercato neanche una volta di sottrarsi alla rabbia dei fedeli. Quando gli chiediamo cosa pensa del papa, Persico spera che Francesco capisca cos’è successo qui: “Reagire con il silenzio non aiuta”.

    Arcidiocesi di Monaco e Freising, Baviera

    Una domenica mattina davanti alla Marienkirche, la cattedrale di Monaco di Baviera, sotto il sole estivo c’è chi alza già il suo boccale di birra. Ma all’interno dell’edificio regna un silenzio opprimente. Alla messa assistono, quasi dispersi tra i banchi, circa sessanta fedeli. La crisi della chiesa non si ferma nella capitale della Baviera. Meno di un terzo degli abitanti della regione dichiara ancora di essere di fede cattolica. All’arcivescovado qualcuno commenta: “La vera misura del disastro sarà evidente tra dieci anni”. E aggiunge che il papa, che va tanto volentieri nei paesi periferici della cristianità, farebbe bene a non dimenticare la Baviera: “Chi pensa solo a ciò che sta ai margini, si ritrova presto con un buco al centro”.

    In parte il problema dell’arcidiocesi di Monaco di Baviera ha origine al suo interno. Per esempio si parla di un esponente in vista del clero cittadino che non si fa scrupolo di piazzare la sua amante al primo banco della chiesa. in città si mormora di preti apertamente omosessuali. E s’inveisce contro questo papa imprevedibile. Perfino in una regione tradizionalmente cattolica come la Baviera tutto questo aggrava la crisi di credibilità della chiesa.

    A ciò si aggiunge che il cardinale Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco e di Freising, un uomo potente e molto vicino al papa, non rende la vita facile ai fedeli bavaresi. A volte, scherzando sul suo stesso cognome, parla di un’imminente “rinascita del marxismo”. E quando è andato alla spianata delle moschee di Gerusalemme si è tolto dal collo il crocifisso per non irritare i padroni di casa musulmani.

    A settembre il cardinale ha presentato a Fulda un rapporto sugli abusi sessuali di minori da parte di sacerdoti cattolici, diaconi e religiosi di sesso maschile nella giurisdizione della Conferenza episcopale tedesca. Lo studio riguarda casi avvenuti tra il 1946 e il 2014. Sfogliando i 38mila dossier provenienti da 27 diocesi tedesche emerge un quadro che danneggi ulteriormente l’immagine della chiesa. Dagli archivi delle diocesi sono venuti alla luce procedimenti per abusi sessuali ai danni di 3.677 minori, commessi da 1670 esponenti del clero. Più della metà delle vittime aveva meno di tredici anni all’epoca dei fatti. Ma si dice che i casi non denunciati siano ancora di più.

    Solo un terzo dei colpevoli degli abusi documentati è stato sottoposto ai procedimenti previsti dalla legge canonica. Molti sacerdoti accusati sono stati semplicemente trasferiti, senza che “la comunità di destinazione” fosse informata. Insomma, ai colpevoli di abusi sui minori sono state affidate parrocchie senza che i fedeli sapessero niente dei loro precedenti. Inoltre, i loro fascicoli sono stati spesso “distrutti o manipolati”.

    Il gesuita bavarese Hans Zollner fa parte della commissione del Vaticano contro gli abusi. Si mostra scosso, ma non troppo sorpreso dall’ultimo scandalo di pedofilia. “Francamente”, dice, “ormai mi stupisco poco. Naturalmente è insensato supporre che tutti i sacerdoti siano angeli in Terra, incapaci di fare del male”. Cosa consiglia Zollner? Dove, come negli Stati Uniti, la realtà delle cose è stata denunciata e affrontata con severità e gravi conseguenze “è poi emersa una consapevolezza accresciuta di questo problema e ci sono stati progressi significativi”. Degli oltre mille casi raccolti dal gran giurì della Pennsylvania, nel recente passato ce n’erano pochi ancora aperti.

    Roma, Città del Vaticano

    L’uomo che probabilmente sa già come andrà a finire questa vicenda si trova al primo piano del palazzo Apostolico, su una poltrona rococò ricoperta di velluto rosso e sovrastata da arazzi di seta e da un ritratto a olio di Francesco. È l’arcivescovo  Georg Gӓnswein. Nella sua qualità di prefetto della Casa pontificia, questo sacerdote venuto dalla foresta Nera – e soprannominato a Roma “il bel Giorgio” – è in contatto costante con Francesco. Ogni mercoledì, durante l’udienza generale del papa in piazza san Pietro, siede alla destra del pontefice. Ma allo stesso tempo, in qualità di segretario privato e coinquilino, è la persona in assoluto più vicina al papa emerito Benedetto XVI.

    Dal 2013 Gӓnswein è servitore di due padroni e oggi si trova in mezzo a un fuoco incrociato. Nel monastero Mater Ecclesiae, su un’altura all’interno del Vaticano, celebra la messa mattutina con Benedetto, il papa che si è battuto più di ogni altro contro gli abusi e ha allontanato dal servizio pastorale circa ottocento sacerdoti, anche se tutto questo è passato inosservato in Germania a causa dell’indignazione provocata dagli scandali per gli abusi nel monastero di Ettal e nel Canisius college. Dopo la messa Gӓnswein scende nel palazzo Apostolico e incontra Francesco, che invece è accusato di aver insabbiato gli abusi sessuali.

    Chi può saperne di più di Gӓnswein? È vero – come sostiene Viganò – che Benedetto XVI, quando sedeva sul soglio di Pietro, ha imposto sanzioni contro il cardinale McCarrick che poi sono state ritirate da Francesco? “Su questo cosiddetto memorandum Viganò non dice neanche una parola”, risponde Gӓnswein. Lo sa bene: in questa situazione senza precedenti nella storia, in cui all’interno delle mura vaticane ci sono due papi, qualsiasi cosa gli sfugga di bocca potrebbe danneggiare l’uno o l’altro.

    Ma come si comporta Francesco di fronte all’accusa mostruosa di aver mentito? E alla richiesta delle sue dimissioni? “Tanto per il suo spirito quanto per il suo modo di affrontare le cose, il papa iene prima di Viganò e sarà ancora lì dopo Viganò”, dice Gӓnswein.

    Ma quello che pensa davvero, Gӓnswein lo lascia intendere quando parla fuori dalle mura vaticane. L’11 settembre a Roma, in occasione della presentazione di L’opzione Benedetto, di Rod Dreher (secondo il New York Times “il libro più importante degli ultimi dieci anni in materia di religione”), l’alto prelato tedesco ha affermato che negli Stati Uniti lo scandalo degli abusi è stato una specie di 11 settembre della chiesa cattolica. Le anime ferite a morte e inguaribili delle numerose vittime “ci consegnano un messaggio che è ancora più grave di quanto lo sarebbe il crollo improvviso di tutte le chiese della Pennsylvania”.

    Per descrivere l’attuale situazione della chiesa cattolica, Gӓnswein ricorre a immagini forti, degne dell’Antico testamento. Vede avvicinarsi “una crisi davvero escatologica”, un “grande diluvio che sommerge il vecchio occidente cristiano” e la minaccia di “un’eclissi di Dio davanti alla quale noi tutti nel mondo proviamo terrore”. Potrebbe essere fondata, quindi, l’affermazione fatta nel 2012 da Benedetto XVI, secondo il quale ci dibattiamo nella più profonda crisi spirituale “dal tramonto dell’impero romano, verso la fine del quinto secolo: la luce del cristianesimo si sta spegnendo in tutto l’occidente”. Intanto l’uomo che deve tenere alta la fiaccola del cristianesimo si considera vittima. Il 18 settembre, durante la messa del mattino alla Casa santa Marta, Francesco spiega il suo silenzio di fronte alle accuse e paragona la sua situazione a quella del figlio di Dio moribondo: “Quando la gente lo insultava, quel venerdì santo, e gridava “crucifige!”, restava zitto perché aveva compassione di loro”. Perché, aggiunge, “nei momenti difficili, nei momenti in cui il diavolo si scatena dove il pastore è accusato, il pastore soffre, offre la vita e prega”.

    (Gli autori di questo articolo sono Marian Blasberg, Walter Mayr, Valentyna Polunina e Christoph Scheuermann. – Internazionale 7/13 dicembre 2018)

  • Il giudice dice che l’avvocato ha calunniato il tribunale per aver insinuato di favorire il Canada sul caso di Sant’Anna

    Il giudice dice che l’avvocato ha calunniato il tribunale per aver insinuato di favorire il Canada sul caso di Sant’Anna

    Il sopravvissuto alla scuola residenziale di St. Anne dice che le parole del giudice potrebbero disincentivare altri richiedenti che cercano rimedi giudiziari

    Jorge Barrera · Notizie dalla CBC ·Inserito: 16 gennaio 2018 8:44 ET | Ultimo aggiornamento: 17 gennaio

    Un giudice dell’Ontario incaricato di supervisionare l’Accordo di insediamento della scuola residenziale indiana dice che un avvocato che rappresenta i sopravvissuti della scuola residenziale di St. Anne “ha diffamato la corte” suggerendo che fosse prevenuta a favore del governo federale.

    Il giudice della Corte Superiore dell’Ontario Paul Perell ha emesso una disposizione pesante, lunedì, rivolta a Fay Brunning, un avvocato di Ottawa che ha rappresentato i sopravvissuti di St. Anne per diversi anni, ottenendo importanti vittorie lungo la strada.

    Casi da Fort Albany, Ontario, scuola, dove una sedia elettrica fatta in casa era stata usata per punizione e sport, sono stati invalidati dalla decisione di Ottawa che inizialmente riuniva migliaia di documenti di un’indagine della polizia provinciale dell’Ontario, varata negli anni ’90, che aveva portato ad accuse e condanne per ex personale scolastico.

    Perell ha posto una obiezione alle recenti deposizioni del Tribunale da parte di Brunning, relative alla dichiarazione che il Tribunale ha dato “trattamento preferenziale” al Canada. Perell ha anche espresso disagio rispetto all’e-mail  della Brunning, inviata il 12 gennaio al legale della Corte, dove ha dichiarato che il Tribunale aveva “trascurato di imporre i propri ordini contro il Canada” nei casi che coinvolgono i sopravvissuti di Sant’Anna e che “presume sempre che il Canada sia sincero”.

    Perell ha scritto che era preoccupato per le “accuse di Brunning che riducono la fiducia dell’opinione pubblica nella supervisione della Corte” sull’accordo transattivo con le scuole residenziali, che ha impostato una sentenza per stabilire un risarcimento per gli abusi subiti dalle istituzioni.

    “Le sue affermazioni possono essere forse sprezzanti”, ha scritto Perell, uno dei nove giudici che supervisionano l’attuazione dell’accordo transattivo.

    “Ha messo in discussione l’imparzialità della Corte e la sua integrità”.

    “I difensori hanno un dovere … per l’amministrazione della giustizia”

    Nella stessa e-mail, Brunning ha detto che la sua cliente, Stella Chapman, nota anche come C-14114 di St. Anne nelle registrazioni giudiziarie, non avrebbe partecipato a una ri-audizione della sua richiesta di indennizzo per abuso di studenti contro studenti, fissata per venerdì, come risultato delle azioni del Tribunale e del Canada. L’ordine di Perell ha indirizzato Brunning a presentarsi con il suo cliente per l’udienza programmata.

    “Credo che la signora Brunning sia un avvocato zelante e leale a favore di C-14114, ma i difensori hanno un dovere non solo verso i loro clienti, hanno anche il dovere di amministrare la giustizia e lo stato di diritto”, ha scritto Perell.

    “Se C-14114 avesse dato istruzioni alla signora Brunning di procedere come ha fatto, cosa di cui dubito, la signora Brunning non avrebbe dovuto accettare quelle istruzioni, ed è stato poco professionale per lei farlo”.

    Brunning ha dichiarato in una e-mail a CBC News che avrebbe consultato il proprio avvocato e Chapman riguardo ai suoi “diritti legali”.

    Brunning ha messo in dubbio l’imparzialità della Corte in seguito alla sentenza Perell, del 4 gennaio, che ha respinto un tentativo di Chapman di obbligare i legali federali ad accettare come trascrizioni delle prove da un’indagine della polizia provinciale dell’Ontario, degli anni ’90, sugli abusi a St. Anne, e da un caso del tribunale civile del 2003 a Cochrane, Ontario.

    Perell ha stabilito che il governo federale aveva il diritto, in base all’accordo transattivo, di contestare le richieste di risarcimento per la scuola residenziale e di respingere alcune prove.

    Chapman richiedeva le trascrizioni utilizzate nell’udienza del venerdì nell’ambito del processo di valutazione indipendente (IAP), che è stato impostato dall’accordo transattivo per l’indennizzo.

    Il ministro delle relazioni indigene della corona, l’ufficio di Carolyn Bennett, ha detto che il governo non si sta più impegnando per la ri-audizione della richiesta di Chapman di IAP.

    Le parole del giudice possono disincentivare

    Chapman inizialmente perse la sua istanza IAP nel 2013, in un periodo in cui il governo federale teneva migliaia di file OPP che descrivevano abusi diffusi – tra cui l’uso di una sedia elettrica fatta in casa, aggressioni sessuali e percosse con fili rullanti di castoro – sottosopra.

    Perell ordinò la pubblicazione dei file OPP nel 2014 in un caso in cui Brunning rappresentava 60 sopravvissuti di St. Anne.

    Il sopravvissuto di Sant’Anna, Edmund Metatawabin, che è stato rappresentato da Brunning, ha detto che l’ordine di Perell probabilmente ha gelato gli altri sopravvissuti e gli avvocati continuano a lottare per i diritti.

    “Ora non sappiamo cosa aspettarci dal Tribunale: qual è l’avvertimento ad altre persone giuridiche, ad altri avvocati quando scelgono di parlare per le persone delle First Nations, che c’è un pericolo in futuro?” ha detto Metatawabin, in un’intervista telefonica martedì.

    “È molto strano: un giudice rappresenta cose più forti, dovrebbe essere in grado di sentire tutto e fare del suo meglio per arrivare a una decisione senza attaccare nessuna delle due parti”.

    L’ordine di Perell ha anche rivelato che Brunning, a nome di Chapman, ha comunicato in una altra e-mail, l’11 gennaio, che stava progettando di presentare una opposizione per la mozione della Corte contro Bennett e il ministro della Giustizia Jody Wilson-Raybould, sostenendo che non avevano rispettato l’ordine di divulgazione del 2014 e i requisiti previsti dall’accordo transattivo. Brunning lasciò scadere i termini  suggeriti dalla Corte e dal governo federale.

    Il governo federale ha chiesto alla Corte di ordinare a Brunning di pagare le sue spese legali, in una mossa Perell ha detto che era un “regolamento delle tariffe”, secondo la sua sentenza del 4 gennaio.

    https://www.cbc.ca/news/indigenous/judge-st-anne-s-residential-school-lawyer-reprimand-1.4490498

  • L’ordine religioso degli Oblati coprì decenni di abusi sessuali sui bambini delle First Nations, sostengono le vittime

    L’ordine religioso degli Oblati coprì decenni di abusi sessuali sui bambini delle First Nations, sostengono le vittime

    L’abuso sessuale di Innu, i bambini di Atikamekw per mano dei missionari è stato dilagante, rileva un’indagine

    Julia Page , Loreen Pindera · CBC News ·

    Questa storia è basata su una relazione di Anne Panasuk del programma investigativo, un’indagine. Guarda  il rapporto completo di Enquête  qui, in francese.

    “Ci lasciava guidare, sapeva come fare tutto, eravamo impressionati nel vedere un prete agire in quel modo”, ricorda Jason Petiquay.

    Petiquay aveva 11 anni quando fu abusato sessualmente da Raynald Couture, un missionario degli Oblati che lavorava a Wemotaci, Que., Dal 1981 al 1991.

    La comunità di Atikamekw, 285 chilometri a nord di Trois-Rivières, era una delle tante remote comunità delle First Nations del Quebec dove sacerdoti appartenenti ai Missionari Oblati di Maria Immacolata (OMI) erano leader spirituali e figure di autorità per generazioni.

    Petiquay descrisse come Couture avrebbe attirato giovani ragazzi nel suo abitacolo invitandoli a fare un giro sul suo fuoristrada o sul suo pick-up.

    La sua storia di abusi è una delle dozzine di Atikamekw e Innu in Québec ha detto al programma investigativo di Radio-Canada Enquête in un rapporto che andrà in onda giovedì sera.

    Dipinge di un cupo ritratto di abusi sessuali diffusi per mano di almeno 10 sacerdoti oblati in otto diverse comunità servite dall’ordine missionario, che iniziò il suo lavoro di evangelizzazione tra gli Inuit e le prime nazioni in Canada nel 1841.

    MMIWG mette in luce un segreto vecchio di decenni

    È passato quasi un anno da quando le donne delle comunità Innu isolate di Unamen Shipu e Pakua Shipu, sulla sponda settentrionale del Québec, hanno raccontato di essere state aggredite sessualmente da un sacerdote Oblato che ha lavorato nel loro territorio per quattro decenni, fino alla sua morte nel 1992 .

    Una dopo l’altra, le presunte vittime del nativo belga, padre Alexis Joveneau, hanno raccontato nell’inchiesta federale sulle donne indigene scomparse e assassinate (MMIWG) su come il sacerdote carismatico e ammirato le avesse violentate da bambini.

    “Non potrei parlarne”, ha detto Thérèse Lalo ai commissari. “Era come un dio.”

    Sulla scia della testimonianza di Lalo e altri, i Missionari Oblati di Maria Immacolata hanno rilasciato scuse, istituito una linea telefonica e offerto supporto psicologico alle presunte vittime di Joveneau.

    “Siamo assolutamente devastati da queste problematiche testimonianze”, ha detto l’ufficio OMI in Quebec in una dichiarazione di marzo.

    Ma le accuse nel rapporto dell’Ente suggeriscono che i superiori dell’ordine religioso conoscevano a lungo le accuse contro Joveneau.

    Francis Mark, un uomo Innu di Unamen Shipu che ha detto di essere stato abusato da Joveneau, ha detto molti anni fa, ha chiesto aiuto al defunto arcivescovo Peter Sutton, un Oblato che è stato nominato vescovo della diocesi di Labrador City-Schefferville nel 1974.

    “Mi ha deluso”, disse Mark. “Non mi ha condotto, c’era giustizia? No”

    Gli anziani devoti hanno tenuto il silenzio

    In alcuni casi esaminati, quando i superiori oblati o ufficiali della chiesa venivano informati dell’abuso, i sacerdoti venivano semplicemente inviati alle comunità vicine, dove altri bambini indigeni venivano abusati a turno.

    In altri casi, come in quello di Padre Raynald Couture a Wemotaci, gli anziani profondamente religiosi della comunità insistevano sul silenzio.

    “I mushums , i kookums [nonne e nonni], gli hanno chiesto di rimanere nella comunità”, ha detto Charles Coocoo, un uomo di Wemotaci che una volta ha chiesto che Couture se ne andasse.

    Mary Coon, un’assistente sociale all’epoca, andò direttamente all’ordine religioso per chiedere loro di intervenire, ma senza un reclamo ufficiale della polizia, gli Oblati rifiutarono.

    “I ragazzi non denunciano”, ha detto Coon. “Volevamo tirarlo fuori da qui, ma come potevamo? Non ci sono state denunce, non abbiamo avuto nulla.”

    Nel 1991, Couture fu inviato in Francia, dove rimase fino a quando otto delle sue vittime non fecero pressione. Nel 2004, è stato condannato a 15 mesi di prigione, una punizione definita da un’altra vittima, Alex Coocoo, così leggera da essere “ridicola”.

    ‘Un peccato da confessare’

    Claude Niquay ha detto di essere un chierichetto di sette anni quando sostiene di essere stato molestato per la prima volta da padre Clément Couture, un altro missionario oblato che è stato inviato a Manawan, una comunità Atikamekw a sud-ovest di Wemotaci, fino al 1996.

    Niquay era costretto a vedere il suo presunto violentatore ogni giorno, quando consegnava i pasti cucinati da sua nonna al sacerdote.

    Quando ha cercato di dire a sua nonna gli assalti, è stato punito.

    “Mi diceva di andare a sedere in un angolo, che era un peccato parlare di quelle cose”, ha detto.

    Prima dell’arrivo di Couture, la comunità era stata servita da altri due sacerdoti Oblati, Édouard Meilleur, e più tardi Jean-Marc Houle, le cui presunte vittime – anziani ora – ricordano ancora vividamente le violenze subite.

    Antoine Quitish aveva solo cinque anni quando Meilleur si tolse il mantello e si costrinse a “picchettare” il petto di Quitish con il suo pene.

    “Sono felice che [la storia] sia uscita adesso”, ha detto Quitish, ora 75.

    Altri anziani di Atikamekw descrissero Meilleur come un esibizionista che si sarebbe infilato le mani sotto gli abiti delle ragazze durante la confessione.

    L’inchiesta, che è stata pubblicata a Manawan dal 1953 al 1970, ha ritenuto che Houle era attratto dalle donne incinte: si dice che abbia diffuso olio santo sugli stomaci, i seni e i genitali delle sue vittime, spiegando che stava allontanando il diavolo dai loro bambini non nati.

    Le storie sono uscite.

    “Ho detto all’arcidiocesi, ‘Se non lo fai uscire di lì, domani mattina sarà sulla prima pagina dei giornali’”, ricorda il leader di Huron-Wendat, Max Gros-Louis, allora il capo dell’Associazione degli indiani del Quebec.

    Houle è stato rimosso, ha detto Gros-Louis – solo per essere inviato alla comunità Innu di Pessamit, sulla costa settentrionale del Québec.

    La comunità ha avvertito dei comportamenti del prete

    Robert Dominique, allora consigliere di una band di Pessamit, ha detto che i suoi amici di Atikamekw lo hanno avvertito di Houle, ma la cultura del tempo ha assicurato il suo silenzio.

    “Per gli anziani, la loro fede è profondamente radicata”, ha detto Dominique. “La religione è sacra”.

    Dire ad alta voce che un prete stava violentando donne e bambini era inconcepibile, concordò Gros-Louis.

    “Non ti sarebbe più permesso uscire, saresti bandito, scomunicato” disse.

    Non ci sono prove che i presunti assalti di Houle siano continuati in Pessamit. Tuttavia, le persone in quella comunità ricordano gli abusi di tre sacerdoti Oblati che lo hanno preceduto.

    La sorella di Dominique, Rachelle, sostiene di essere stata aggredita per la prima volta da padre Sylvio Lesage negli anni ’60, e quando padre Roméo Archambault lo sostituì negli anni ’70, per lei le cose andarono peggio.

    L’avrebbe portata nella cantina della chiesa, ricorda.

    “Era dietro di me, teneva i miei piccoli seni”, afferma, “e dopo che ho dovuto masturbarlo nel buio.”

    Ha descritto di sentirsi “spezzata, denigrata”.

    Jean-Yves Rousselot ha anche raccontato di essere stato aggredito sessualmente da Archambault – presunti assalti che sono continuati quando il missionario Oblato è stato sostituito da padre René Lapointe. Il giovane chierichetto raccontò a suo nonno cosa era successo e fu picchiato.

    “Dovevo andare a confessarmi, confessare che avevo commesso una bestemmia”, ha detto Rousselot.

    Lapointe era il suo confessore.

    Il prete sarebbe poi stato trasferito in un’altra comunità Innu, a Nutashkuan, dove rimase per 30 anni, presumibilmente pagando dei bambini per masturbarlo.

    Nel 2003, la polizia provinciale ha avviato un’indagine a seguito di una denuncia, ma le accuse non sono mai state fatte.

    Una Class Action attende gli Oblati

    Nella comunità di Innu di Mani-Utenam, Gérard Michel ricorda agli anziani della comunità che lo mandarono, insieme ad un altro giovane, a Baie-Comeau nel 1970 per chiedere all’arcivescovo di rimuovere padre Omer Provencher, che è accusato di aver aggredito sessualmente le ragazze nella Comunità.

    Non è stato fatto nulla

    “Niente, niente, niente,” disse Michel, ora  egli stesso un anziano.

    Provencher, che ha lasciato il sacerdozio per vivere con una donna Innu anni fa, ha detto a Enquête che non risponderà a nessuna domanda finché non sarà formalmente accusato di un crimine.

    Padre René Lapointe, il prete che ha trascorso tre decenni a Nutashkuan, nega di aver mai aggredito sessualmente i bambini.

    Ora nella casa di riposo degli Oblati a Richelieu, ha detto a Enquête che  non c’è assolutamente nulla di vero in tutto ciò.

    “Nulla è vero in questa storia: sono tutte invenzioni”, ha detto.

    Raynald Couture, il prete Oblato che è stato riconosciuto colpevole di aver aggredito sessualmente i bambini a Wemotaci, vive nella stessa casa di riposo.

    Ammette i suoi crimini passati.

    “Ho bevuto come un bastardo, ed è allora che sono successe quelle cose”, ha detto a Enquête . Chiamò i suoi assalti “una debolezza” e poi un “gioco con i bambini”, e disse che cercava aiuto dai suoi superiori, chiedendo di vedere lo psicologo degli Oblati.

    “Non sono nemmeno venuti” disse.

    La maggior parte dei sacerdoti accusati di aver aggredito così tante persone Innu e Atikamekw da bambini adesso sono morti; Padre Alexis Joveneau, morto nel 1992, è sepolto nel cimitero di Unamen Shipu, dove ha trascorso così tanti anni.

    Alla fine di marzo, pochi giorni dopo che gli Oblati avevano rilasciato le loro scuse e istituito una linea diretta per le presunte vittime di Joveneau, fu lanciata una causa collettiva in Québec per tutte le vittime di violenza sessuale per mano di preti oblati.

    L’avvocato Alain Arsenault dice che fino ad oggi, 48 vittime si sono fatte avanti, sostenendo che sono state aggredite da 14 diversi missionari oblati.

    Con la causa pendente in sospeso, il capo dell’Ufficio degli Oblati in Quebec, il Padre Superiore Luc Tardif, respinse la richiesta di essere intervistato per questa storia.

    Indipendentemente dai risultati di quella causa, le persone in Unamen Shipu chiedono che i resti di Joveneau, sepolti accanto ai loro cari Innu, vengano esumati e portati via.

    – Sulla base di un rapporto di Anne Panasuk di Radio-Canada  Enquête

    (Traduzione con Google)

    https://www.cbc.ca/news/canada/montreal/oblate-priests-accussed-sexual-abuse-quebec-indigenous-1.4868067?fbclid=IwAR3mwJktI_orSxrmkfr699j-y70gFjWAFd17wfhKycobDy_5Iwfd7zYZlos

  • L’ECA si unisce alle richieste pubbliche che questi Cardinali siano indagati, non onorati

    L’ECA si unisce alle richieste pubbliche che questi Cardinali siano indagati, non onorati

    I Sopravvissuti agli abusi del Clero e attivisti all’Arcivescovo di Dublino: chiedere al Papa di rimuovere tre cardinali legati alla copertura degli abusi sessuali del clero dal WMOF (World Meeting of Families – Incontro Mondiale delle Famiglie n.d.r.)

    L’ECA si unisce alle richieste pubbliche che questi Cardinali siano indagati, non onorati

    I sopravvissuti irlandesi meritano più rispetto da visita papale, dice l’organizzazione

    Organizzazione apprezza gli sforzi di Martin per ottenere il tema degli abusi del clero nell’agenda papale

    Vedi: Lettera aperta al Arcivescovo Martin disponibile in http://www.ecaglobal.org/open-letter-to-archbishop-martin-from-eca/   (riportiamo traduzione in fondo n.d.r.)

    I sopravvissuti al clero e gli attivisti per i diritti umani stanno consegnando oggi una lettera aperta all’arcivescovo Diarmuid Martin di Dublino tramite un’organizzazione globale che ritiene il Vaticano responsabile per porre fine agli abusi del clero.

    Gli attivisti stanno spingendo Martin a chiedere al Papa di compiere tre azioni decisive, tra cui la rimozione dal World Meeting of Families (WMOF) di tre cardinali di fronte a seri interrogativi circa la protezione dei Vescovi sui loro fratelli sacerdoti che hanno commesso abusi sessuali.

    I cardinali devono essere indagati, non onorati, dice il gruppo.

    “Siamo sbalorditi viste le recenti dichiarazioni del Papa di cambiare la cultura di abuso e copertura della chiesa, che questi cardinali non abbiano già volontariamente abbandonato i loro ruoli al WMOF”, ha detto Peter Isely, membro fondatore e portavoce del nuovo gruppo

     “Il loro risalto, in occasione della conferenza, non rispetta la sofferenza dei sopravvissuti irlandesi”.

    Il gruppo sta chiedendo a Martin di intensificare i suoi sforzi pubblici per rendere la crisi dell’abuso sessuale del clero un punto centrale nella prossima visita papale nel suo paese.

    La lettera a Martin è sponsorizzata dalla nuova organizzazione internazionale Ending Clergy Abuse (ECAglobal.org). ECA è un team globale di sopravvissuti, leader e attivisti, che ha avuto inizio con la visione e la concezione di sopravvissuta e attivista di fama internazionale, Barbara Blaine. Blaine è morta prima della prima assemblea di membri riuniti a Ginevra a giugno per il lancio dell’organizzazione (che rappresenta 15 paesi di 4 continenti).

    Il gruppo esorta Martin a richiedere tre azioni da parte del Papa prima della sua visita in Irlanda. Il Papa dovrebbe:

    1. Ordinare che tre cardinali di fronte a seri interrogativi e proteste pubbliche riguardo alla protezione dei Vescovi verso sacerdoti che hanno commesso abusi sessuali, vengano rimossi dai loro ruoli di spicco nel WMOF. Dovrebbero essere indagati, invece. I tre sono Cardinale Óscar Maradiaga dell’Honduras e cardinali Kevin Farrell e Donald Wuerl degli Stati Uniti (vedi sotto).
    2. Riconoscere e incontrare pubblicamente i leader dei sopravvissuti dell’Irlanda durante la sua visita.
    3. Annunciare che il prossimo WMOF sarà dedicato all’impatto e alla prevenzione della violenza sessuale, in particolare della violenza sessuale del clero, sulle famiglie.

    Nella lettera, l’ECA sottolinea l’importanza di Francesco dimostrando che non tollererà nulla o nessuno, connesso al suo viaggio, che congedi, silenzi o mini l’esperienza dei traumi irlandesi dei sopravvissuti e la loro continua lotta per la giustizia. Ciò è particolarmente importante perché il Papa viene in Irlanda per l’Incontro mondiale delle famiglie (WMOF), che si concentra sull’importanza della famiglia come pietra angolare della vita, della società e della chiesa.

    “Nessuna singola forza ha devastato la vita familiare cattolica più dello stupro e della violenza sessuale dei bambini cattolici in tutto il mondo, da parte di sacerdoti, e la copertura di quei crimini da parte del Vaticano e dei membri della gerarchia”, ha affermato Isely.

    Riguardo ai tre cardinali, l’organizzazione scrive nella lettera a Martin: “Nessun vescovo che copra un altro vescovo dovrebbe essere considerato di fiducia per salvaguardare le famiglie cattoliche, e ancor meno per predicare al mondo la sacra e intrinseca dignità e significato della vita familiare”

    Riguardo alla sua richiesta di incontrare i leader dei sopravvissuti in Irlanda, il gruppo scrive: “Incontri privati con sopravvissuti anonimi sono sempre benvenuti, se condotti correttamente, ma non possono sostituire un dialogo pubblico con i leader dei sopravvissuti di tutto il mondo”.

    Riguardo alla loro terza raccomandazione, che il prossimo WMOF sia dedicato agli abusi sessuali del clero, il gruppo scrive: “La violenza sessuale è un’epidemia nel mondo moderno. La chiesa non può pretendere di affrontarla a meno che non affronti la violenza sessuale che è stata e viene perpetrata all’interno dei suoi meccanismi strutturali globali. Tale argomentazione, onesta e difficile, è perfettamente inserita nel prossimo WMOF”.

    Rappresentanti dell’ECA provenienti da Germania, Belgio, Stati Uniti e Regno Unito si recheranno in Irlanda da martedì 21 agosto fino a lunedì 27 agosto per unirsi ai sopravvissuti irlandesi per costringere l’azione della gerarchia cattolica a rispondere globalmente a questo problema mondiale.

    ECA sarà:

    (1) condividere un messaggio dei sopravvissuti di tutto il mondo sull’impatto degli abusi sessuali del clero sulle famiglie,

    (2) discutere della responsabilità del Papa, dei diplomatici e dell’attuale Pontificia Commissione per la protezione dei minori per arrestare la piaga degli abusi

    (3) la richiesta di intervento da parte della gerarchia cattolica e

    (4) la risposta come voce globale unificata alle diverse attività intorno al WMOF e alla visita del Papa in Irlanda.

    I membri dell’assemblea dell’ECA hanno viaggiato da 15 nazioni per affrontare la crisi degli abusi del clero e recentemente si sono riuniti con i funzionari dell’Ufficio dell’Alto Commissario per i Diritti Umani delle Nazioni Unite e con il Comitato dei Diritti del Fanciullo per esplorare gli sforzi congiunti della Comunità Internazionale.

    CONTATTO

    Peter Isely

    ECA Socio Fondatore, Stati Uniti sopravvissuto.

    peterisely@gmail.com

    +14144297259

    CHI SIAMO

    Ending Clero Abuse (ECA) è un’organizzazione mondiale di sopravvissuti e attivisti per i diritti umani che costringono la Chiesa Cattolica Romana per porre fine abusi del clero, in particolare abusi sessuali, al fine di

    proteggere i bambini e per chiedere giustizia per le vittime. Membri dell’assemblea ECA rappresentano 15 paesi e 4 continenti. http://ecaglobal.org – @ENDCLERGYABUSE – contact@ecaglobal.org

    LINK

    INFORMAZIONE

    Nel mese di luglio, stretto collaboratore del cardinale Maradiaga e vescovo ausiliare in Honduras, il vescovo Juan José Pineda, è stato rimosso a causa di abuso sessuali a seminaristi . Secondo i rapporti, il comportamento di Pineda era di vecchia data e ben conosciuto da funzionari della chiesa, tra cui Maradiaga . Maradiaga sta affrontando anche le accuse di cattiva condotta finanziaria.

    Negli Stati Uniti, l’ex cardinale arcivescovo Theodore McCarrick di recente è stato rimosso dal ministero e del Collegio Cardinalizio. Egli è stato accusato di aver abusato sessualmente di almeno due minorenni  e di abusare e molestare sessualmente seminaristi e giovani preti. Le rivelazioni hanno portato a richieste da parte di cattolici di spicco per un’inchiesta indipendente sugli abusi sessuali dei seminaristi, inclusi i presunti crimini di McCarrick e la rete di funzionari della chiesa che ha coperto la sua condotta illecita.

    Come soci di McCarrick, cardinali Farrell e Wuerl si trovano ad affrontare le domande valide su ciò che sapevano di cattiva condotta di McCarrick. Sebbene i presunti abusi ai bambini da parte di McCarrick sono stati resi pubblici solo di recente, il suo comportamento predatorio nei confronti di seminaristi era un segreto di Pulcinella nella chiesa cattolica americana; è stato pubblicamente discusso e documentato on-line per anni. Nel 2005 e nel 2007, le diocesi del New Jersey pagati due risarcimenti alle sue vittime adulte. [Vedere questa utile linea temporale .] Sia Farrell che Wuerl negano di aver saputo della condotta illecita di McCarrick, ma le loro affermazioni sono state contestate dai commentatori cattolici ed esperti (vedere gli articoli 1 , 2 e 3 ).

    Kevin Farrell era vicario generale della McCarrick nella DC dell’arcidiocesi di Washington, ed a quanto riferito il suo protetto. Secondo un editorialista del National Review, una pubblicazione statunitense di stampo conservatore, “Farrell ha condiviso un appartamento con McCarrick per sei anni, anni in cui i risarcimenti venivano pagati nel New Jersey per i misfatti di McCarrick.” Farrell dice che non è vero che lui e McCarrick vivevano insieme.

    Il cardinale Wuerl è succeduto a McCarrick come Arcivescovo di Washington DC nel 2006, nel periodo in cui le diocesi del New Jersey si stavano sistemando con le vittime di McCarrick. Su una questione separata ma altrettanto grave: come vescovo di Pittsburgh 1988-2006, quando migliaia di  vittime degli Stati Uniti stavano segnalando il loro abuso alle diocesi, Wuerl non ha mai reso pubblico un elenco degli autori di reati, a differenza di più di 30 altri vescovi degli Stati Uniti e superiori religiosi. Si prevede che un rapporto della giuria, che sarà pubblicato la prossima settimana, indicherà  circa 90 preti accusati di Pittsburgh, molti dei quali sicuramente sono stati segnalati a Wuerl.

    Articoli correlati circa McCarrick e la sua rete:

    La verità su Cardinal McCarrick: La Chiesa cattolica ha bisogno di un’inchiesta in quello che i colleghi del cardinale pederasta sapevano, e quando , da Ross Douthat, New York Times, 25 luglio 2018

    Ultimi membri recensione di bordo: un’inchiesta indipendente sugli abusi seminarista necessari , da Heidi Schlumpf, National Catholic Reporter, 7 agosto 2018

    Il Cardinal McCarrick: tutti sapevano , da Rod Dreher, l’American Conservative (blog), 20 giugno 2018

    McCarrick, i Vescovi e Unanswered Question s, di JD Flynn, Catholic News Agency attraverso il National Catholic Register, 24 Luglio 2018

    Rete del cardinale McCarrick , da Rod Dreher, l’American Conservative, 20 luglio 2018

    Episcopale Beg per una politica chiara contro il Male , da Michael Dougherty Brendan, National Review, 26 luglio 2018

    Intervistare il cardinale Wuerl su McCarrick: Impossibile WTOP e gli altri fare di meglio? da Julia Duin, Get Religione blog, 30 luglio 2018

    Editoriale: vescovi dell’America non dovrebbero essere indagando uno di loro , New York Post, 9 agosto 2018

    Rivelazioni di US abusi sessuali cardinale forzeranno la mano del papa, da Nicole Winfield, Associated Press, 21 luglio 2018

    Timeline sulla vita, ministero, denunce di abusi Arcivescovile McCarrick mosse contro di lui , dal Catholic News Service via Catholic Register, 9 ago 2018

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    Papa Francesco Dimissioni del Vescovo honduregno accusati di abusi sessuali , National Catholic Register, da Edward Pentin, 20 Luglio, 2018

    Habla La Viuda estafada: “Maradiaga sabe todo lo que hace el obispo Pineda ” [La vedova condannato parla: “Maradiaga sa tutto ciò che il vescovo Pineda fa”], Criterio, 12 giugno 2018

    Gli ex seminaristi sostengono gravi illeciti sessuali da honduregno Vescovo Pineda , National Catholic Register, 4 marzo 2018

    Cardinale Maradiaga accusato di cattiva gestione finanziaria , Catholic News Agency 17 Dic 2017

    (traduzione Lettera aperta all’Arcivescovo Martin di Dublino):

    Lettera aperta all’Arcivescovo Martin di Dublino a nome dei sopravvissuti globali degli abusi sessuali del clero

    Dott.ssa Denise Buchanan – contact@ecaglobal.org – Sopravvissuto giamaicano, membro del Consiglio ECA Peter Isely – peterisely@gmail.com – Sopravvissuto degli Stati Uniti, membro fondatore della ECA e portavoce Fernando Brierley – fbrierley@gmail.com – Sopravvissuto cileno, membro fondatore della ECA

    10 agosto 2018

    Caro Arcivescovo Martin,

    Ending Clergy Abuse (ECAglobal.org) ti sta facendo appello a nome dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero di tutto il mondo.

    Siamo un’organizzazione che parla a nome dei sopravvissuti di diverse parti del mondo in cui si può trovare la Chiesa cattolica.

    I sopravvissuti all’abuso del clero formano insieme una comunità globale di dolore e solidarietà, memoria e testimonianza. Parlano in tutte le lingue della terra; sono di ogni colore della pelle; sono di tutte le età. Sono maschi e femmine; sono di diversi orientamenti sessuali; provengono da luoghi di privilegio e povertà. Ciò che condividono è che ognuno di loro è stato preso come un bambino dalla chiesa in un luogo di afflizione sessuale. Molti di loro sono ancora silenziosi e noi cerchiamo di essere la loro voce.

    ECAGlobal.org è grato per il fatto che insiste sul fatto che Papa Francesco debba affrontare la questione degli abusi sessuali del clero mentre si trova nel vostro paese. Ci sono tre cose che puoi chiedere al Papa prima di arrivare in Irlanda per dimostrare che non tollererà nulla o qualcuno connesso al suo viaggio che congeda, silenzia o mina l’esperienza delle sofferenze dei superstiti irlandesi e la loro continua lotta per la giustizia.

    Vi esortiamo, Arcivescovo, a chiedere al Papa di:

    1. Ordinare che tre cardinali che affrontano gravi domande e proteste pubbliche riguardo alla protezione dei vescovi fratelli che hanno commesso abusi sessuali siano rimossi dai loro ruoli di spicco nel WMOF. Dovrebbero essere investigati invece. I tre sono il cardinale Óscar Maradiaga dell’Honduras e i cardinali Kevin Farrell e Donald Wuerl degli Stati Uniti (vedi sotto).
    2. Riconosci e incontra pubblicamente i capi sopravvissuti dell’Irlanda durante la sua visita.
    3. Annuncia che il prossimo WMOF sarà dedicato all’impatto e alla prevenzione della violenza sessuale, in particolare della violenza sessuale del clero, sulle famiglie.

    In primo luogo, qualsiasi vescovo che copra un altro vescovo non dovrebbe essere considerato di fiducia per salvaguardare le famiglie cattoliche, e ancor meno per predicare al mondo la sacra e intrinseca dignità e significato della vita familiare. Siamo profondamente turbati dal fatto che tre cardinali che potrebbero aver protetto i vescovi violenti abusati (vedi sotto) stanno svolgendo ruoli significativi nel World Meeting of Families. I tre cardinali sono il cardinale Óscar Maradiaga dell’Honduras e i cardinali Kevin Farrell e Donald Wuerl degli Stati Uniti. Maradiaga sta conducendo un importante workshop presso WMOF. Farrell è un celebrante principale e un homilist. Wuerl è un oratore principale. Siamo stupiti di fronte al recente voto del Papa di cambiare la cultura di abuso e insabbiamento della chiesa, che questi cardinali non hanno già volontariamente abbandonato i loro ruoli di spicco nel WMOF.

    In secondo luogo, gli incontri privati ​​con sopravvissuti anonimi sono sempre benvenuti se condotti correttamente, ma non possono sostituire un dialogo pubblico con i leader sopravvissuti su come affrontare la crisi in Irlanda e nel mondo.

    In terzo luogo, la violenza sessuale è un’epidemia nel mondo moderno. La chiesa non può pretendere di affrontarla a meno che non affronti la violenza sessuale che è stata e viene perpetrata all’interno dei suoi meccanismi strutturali globali. Tali conversazioni oneste e difficili sono perfettamente posizionate nel prossimo WMOF.

    La sofferenza dei sopravvissuti irlandesi ha spostato il mondo e lo farà di nuovo, quando il Papa visiterà il tuo paese. Queste tre azioni di Francesco prima del suo arrivo, sollecitate da voi, onoreranno i loro sforzi storici e valorosi e daranno loro una misura del rispetto e della gratitudine che meritano.

    Cordialmente,

    Ending Clergy Abuse (ECA)

    contact@ecaglobal.org

    Membri fondatori della ECA

    Barbara Blaine (deceduta) – Stati Uniti

    Lieve Halsberghe – Belgio

    Evelyn Korkmaz – Canada

    Catalina Venegas – Cile

    Fernando Brierley – Cile

    José Andrés Murillo – Cile

    Juan Carlos Claret Pool – Cile

    Benjamin Kitobo – Congo

    Sara Oviedo – Ecuador

    Alexandre Hezez – Francia

    François Devaux – Francia

    Nadia Debbache – Francia

    Matthias Katsch – Germania

    Francesco Zanardi – Italia

    Simone Padovani – Italia

    Denise Buchanan – Giamaica

    Adalberto Méndez – Messico

    Alberto Athie – Messico

    Marek Lisińki – Polonia

    Miguel Hurtado – Spagna

    Jacques Nuoffer – Svizzera

    Jean-Marie Fürbringer – Svizzera

    Peter Saunders – Regno Unito

    George Mead – Stati Uniti

    Peter Isely – Stati Uniti

    Timothy Law – Stati Uniti

    INFORMAZIONI

    A luglio, lo stretto collaboratore del Cardinale Maradiaga e il vescovo ausiliare in Honduras, il vescovo Juan Jose Pineda, è stato rimosso a causa dei seminaristi che abusavano sessualmente. Secondo i rapporti, il comportamento di Pineda era di vecchia data e ben noto ai funzionari della chiesa, incluso Maradiaga. Maradiaga sta anche affrontando accuse di cattiva condotta finanziaria.

    Negli Stati Uniti, l’ex cardinale Arcivescovo Theodore McCarrick è stato recentemente rimosso dal ministero e dal Collegio cardinalizio. È stato accusato di aver abusato sessualmente di almeno due minorenni e di molestare e abusare sessualmente di seminaristi e giovani sacerdoti. Le rivelazioni hanno portato a richieste da parte di importanti cattolici per un’inchiesta indipendente sull’abuso sessuale dei seminaristi, inclusi i presunti crimini di McCarrick e la rete di funzionari ecclesiastici che hanno coperto la sua azione illecita.

    Come soci di McCarrick, i cardinali Farrell e Wuerl stanno affrontando domande valide su quello che sapevano della cattiva condotta di McCarrick. Sebbene i presunti assalti di bambini di McCarrick siano stati resi pubblici solo di recente, il suo comportamento predatorio nei confronti dei seminaristi era un segreto aperto nella chiesa cattolica americana; è stato discusso pubblicamente e documentato online per anni. Nel 2005 e nel 2007, le diocesi del New Jersey hanno pagato due insediamenti alle sue vittime adulte. [Vedi questa timeline utile.] Sia Farrell che Wuerl negano di aver saputo della trasgressione di McCarrick, ma le loro affermazioni sono state contestate da commentatori ed esperti cattolici (vedi articoli 1, 2 e 3).

    Kevin Farrell era vicario generale di McCarrick nell’arcidiocesi di Washington DC e, a quanto riferito, era il suo protetto. Secondo un editorialista della National Review, una pubblicazione conservatrice basata negli Stati Uniti, “Farrell ha condiviso un appartamento con McCarrick per sei anni, anni in cui gli insediamenti venivano pagati nel New Jersey per le misfatte di McCarrick.” Farrell dice che non è vero che lui e McCarrick vivevano insieme.

    Il cardinale Wuerl è succeduto a McCarrick come arcivescovo di Washington DC nel 2006, nel periodo in cui le diocesi del New Jersey si stavano sistemando con le vittime di McCarrick. Su una questione separata ma ugualmente seria: come vescovo di Pittsburgh dal 1988 al 2006, quando migliaia di vittime degli Stati Uniti riportavano i loro abusi sulle diocesi, Wuerl non ha mai reso pubblico un elenco di criminali, a differenza di oltre 30 altri vescovi e superiori religiosi statunitensi. Si prevede che un rapporto della giuria che sarà rilasciato la prossima settimana indicherà circa 90 preti di Pittsburgh accusati, molti dei quali sicuramente riferiti a Wuerl.

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  • L’ITALIA DEFERITA ALL’ONU PER I PRETI PEDOFILI

    L’ITALIA DEFERITA ALL’ONU PER I PRETI PEDOFILI

    “Favoreggiamento della pedofilia clericale per motivi di realpolitik e di diplomazia con il Vaticano”.

    Per l’Italia all’Onu da tempo è stato aperto un fascicolo che, se dovesse tradursi in un’accusa formale, rischierebbe di coprirci di ridicolo oltre che metterci in enorme imbarazzo. E questo con buona pace della campagna di immagine anti preti pedofili a suo tempo avviata da Papa Francesco. Tutto questo accade a causa delle reiterate denunce della “Rete L’Abuso”, una onlus di oltre 500 ex vittime di abusi sessuali da parte di preti in Italia, nonché di altre organizzazioni similari che già da tempo esistono all’estero. Particolarmente quelle che sono state costituite in Paesi come Usa, Messico, Francia, Congo, Cile, Canada, Svizzera, Belgio, Polonia, Germania, Spagna, Inghilterra, Equador, Argentina. Tutte riunite tra il 4 e l’8 giugno scorso in gran segreto a Bernex (Francia) per mettere a punto le strategie diplomatiche contro il Vaticano. E, pare, anche contro l’Italia stessa. Accusata di aver avuto un ruolo di copertura e favoreggiamento verso la “pedofilia clericale”.

    Nel febbraio del 2018, l’associazione di cui sopra, tramite il proprio avvocato Mario Caligiuri, aveva diffidato il Governo italiano per una serie di gravi omissioni nella ratifica di convenzioni internazionali; diffida che aveva inviato anche al Comitato Onu per la tutela del fanciullo. Nella seduta di inizio giugno le Nazioni Unite hanno confermato l’apertura di una indagine di verifica nei confronti dello Stato italiano, che proseguirà per tutto l’anno 2018 e che vedrà il suo report finale il 18 gennaio 2019. Proprio ai primi di giugno inoltre Francesco Zanardi, presidente della “Rete L’Abuso”, era stato ricevuto presso le Nazioni Unite di Ginevra insieme ad altri rappresentanti delle suddette associazioni di sopravvissuti arrivate da tutto il mondo. Più precisamente è stato sentito dai funzionari della commissione Crc (Children Right Connection) e aveva confermato le accuse alla base dell’apertura del fascicolo sul “caso italiano”.

    Uno degli episodi più spinosi documentati da Zanardi riguarderebbe la presunta “continuità della linea omissiva della Santa Sede”. Condotta evidenziata in un report riguardante la vicenda di don Mauro Galli, che dimostrerebbe la continuità dei tradizionali insabbiamenti delle denunce e la promozione degli insabbiatori. Sembra infatti – secondo le accuse depositate dalla “Rete L’Abuso” e rilanciate in un comunicato stampa – che i due protagonisti, monsignor Mario Delpini e il collega Pierantonio Tremolada, malgrado la Santa Sede sia stata da tempo messa al corrente delle accuse ben argomentate di omissione in vigilando nei loro confronti, nel luglio 2017, anziché essere puniti secondo gli assunti della campagna comunicativa di pretesa tolleranza zero avviata da Papa Francesco, sarebbero stati entrambi promossi. Il primo a capo della diocesi più grande al mondo, quella di Milano, il secondo in quella di Brescia.

    Per l’Italia il capitolo spinoso è quello secondo il quale, “per motivi di diplomazia con il Vaticano”, spesso le autorità competenti avrebbero chiuso un occhio. Non tanto sui fatti di pedofilia e sui loro protagonisti, ma su chi li avrebbe coperti dall’alto delle proprie cariche arcivescovili all’interno della Chiesa. Una brutta gatta da pelare in sede Onu anche per il nostro ministro degli Esteri.

    http://www.opinione.it/societa/2018/07/17/rocco-schiavone_italia-onu-fascicolo-favoreggiamento-pedofilia-clericale-rete-abuso-papa-francesco/