Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • L’incredibile storia dei preti fratelli accusati di abusi e messi nella stessa parrocchia

    L’incredibile storia dei preti fratelli accusati di abusi e messi nella stessa parrocchia

    Manuela D’Alessandro – AGI – Due fratelli preti che vivono insieme nella stessa parrocchia di Santa Maria alla Fontana a Milano: uno, don Alberto Lucchina, è stato ‘sanzionato’ dal Tribunale Canonico a esercitare le sue funzioni per 5 anni in una casa di riposo stando lontano dai minori perché riconosciuto autore di violenza sessuale ai danni di una ragazza all’epoca quindicenne; l’altro, don Maurizio, attuale guida della comunità di fedeli nel quartiere Isola, risulta coinvolto in un procedimento penale per abusi su una donna disabile.

    Don Maurizio conferma che il fratello vive in parrocchia

    Per lui il pm Roberto Fontana, non entrando nel merito della vicenda, ha chiesto l’archiviazione perché la denuncia è stata presentata oltre il limite, previsto dalla legge, di un anno dai fatti ipotizzati. La vicenda è emersa dopo che nei giorni scorsi il sito ‘Rete l’Abuso’ ha dato conto della ‘condanna’ di don Alberto e annunciato di avere presentato un esposto alla Procura “perché il prete  aveva detto al Tribunale Canonico che si sarebbe autosospeso e domiciliato subito in una casa di riposo ma sappiamo che è ancora a contatto coi giovani”.

    “Dopo la pubblicazione dell’articolo su don Alberto qualche giorno fa  – racconta Francesco Zanardi, presidente dell’associazione che raccoglie i casi di violenze da parte dei religiosi e assiste le vittime – mi ha scritto una donna spiegandomi di avere denunciato solo di recente ai carabinieri una violenza sessuale subita da don Maurizio nel 2015”.

     L’AGI ha incontrato don Maurizio nella sua parrocchia: “Sì, mio fratello Alberto vive qui, in attesa che il procedimento canonico faccia il suo corso su fatti che risalgono a 30 anni fa” conferma, senza far riferimento alla sanzione in primo grado e assicurando che don Alberto non segue attività coi ragazzi, come invece riferito da alcuni frequentatori dell’oratorio. “La mia è una storia diversa, sono solo calunnie sul mio conto – prosegue -. Non ho mai saputo di essere stato indagato, l’ho letto sul web. Mi sono informato tramite un avvocato e ho saputo che sono stato archiviato”.

    In realtà al momento pende una richiesta di archiviazione a cui l’avvocato Daniela Cultrera, per conto della ‘Rete l’Abuso’, ha annunciato di avere presentato  opposizione chiedendo al giudice di disporre l’imputazione coatta per l’indagato.  L’udienza deve ancora essere fissata. Don Maurizio dice di avere “rivisto la donna nel 2020” e nega la violenza.

    Le proteste dei parrocchiani

    “L’ho conosciuto la notte di Capodanno del 2015 – si legge nella denuncia della donna di 47 anni -. Tante persone sono al corrente del malessere che mi ha provocato”. “Mi fa male vedere il mio nome associato all’ipotesi di una violenza su una donna, proprio in un momento in cui si parla così tanto di questo tipo di violenza – dice il parroco -. Avrei voluto querelare ma la Diocesi mi ha consigliato di lasciar perdere. I parrocchiani cosa dicono? Bisogna distinguere tra chi frequenta assiduamente la parrocchia e conosce la situazione e chi ci viene in modo occasionale”, facendo intendere che i primi sono con lui, ed esprime il suo sconforto: “Nella vita non sai mai cosa ti può capitare…”.

    “Dopo la sanzione del Tribunale Canonico – afferma Cultrera –  don Alberto avrebbe potuto presentare ricorso entro 5 giorni alla Congregazione per la Dottrina della Fede ma non l’ha fatto. Ora manca un ultimo passaggio davanti al Promotore di giustizia. Durante l’istruttoria, molto approfondita, c’è stato anche un confronto tra lui e la vittima che ha trovato il coraggio di denunciarlo nel 2019, a una trentina d’anni dai fatti. Don Alberto ha ammesso parzialmente le accuse ma il Tribunale ha riconosciuto appieno la ricostruzione della vittima e la sua credibilità”. Intanto all’associazione arrivano le proteste scritte di alcuni parrocchiani: “Don Alberto sta coi ragazzi, è una situazione triste e pazzesca”; “Segue i ragazzi del Gruppo Medie, continua a fare quello che gli pare”.

    https://www.agi.it/cronaca/news/2022-05-31/storia-preti-fratelli-accusati-abusi-messi-stessa-parrocchia-16930884/

  • Perugia, soldi ai minori in cambio di sesso: chiuse le indagini per l’ex prete pedofilo

    Perugia, soldi ai minori in cambio di sesso: chiuse le indagini per l’ex prete pedofilo

    Due anni fa la sua foto aveva fatto il giro delle chat di classe delle scuole di Perugia. Le mamme e i papà erano fortemente allarmati dalla presenza a Ponte San Giovanni di quell’ex religioso, allontanato dalla Chiesa dopo una condanna per abuso su minori, che vestiva ancora l’abito talare e avvicinava i ragazzini fuori dalle scuole. E proprio quando una donna lo vide passeggiare con due ragazzi tenuti per mano scattò l’inchiesta della Procura di Perugia che adesso fa registrare l’avviso di conclusione delle indagini. Per l’ex religioso, accusato di prostituzione minorile e detenzione di materiale pedopornografico, il pm, Massimo Casucci, titolare del fascicolo d’inchiesta procederà alla richiesta di rinvio a giudizio.

    Quel giorno di febbraio 2020, furono i carabinieri di Ponte San Giovanni a intervenire portando in caserma sia i minorenni che il sedicente religioso. “L’ho visto che per strada camminava per mano con due ragazzini – aveva spiegato la donna che aveva chiamato i carabinieri-. Noi mamme siamo in apprensione per la sua presenza già da giorni. Sappiamo chi è e cosa ha fatto in passato. Per questo ho deciso di fermarmi e chiamare i carabinieri. Lui mi ha quasi aggredito quando gli ho detto cosa faceva in giro con quei ragazzini. Mi ha detto che erano i figli del suo badante e che, mentre lui era andato a fare spesa, lui badava ai suoi figli”. Anche la Curia poi era intervenuta con una nota ufficiale in cui spiegava che “avevano segnalato alle forze dell’ordine la presenza di un ex religioso, che ancora veste l’abito talare”, e che “cerca di avvicinare soprattutto ragazzi con la scusa di esercitare il suo ministero sacerdotale”. “Si tratta – aveva spiegato la Curia – di un ex religioso, che a seguito di gravi vicende giudiziarie è stato raggiunto, già nel 2006, da un procedimento di sospensione cautelativa da ogni pubblica attività e funzione sacerdotale”. Il 70enne, assistito dall’avvocato Luca Gentili, aveva lasciato Perugia a ridosso di quei fatti.

    Adesso si trova in una comunità e per lui si aprirà l’ennesimo processo in cui è accusato di prostituzione minorile e detenzione di materiale pedopornografico. In particolare, è accusato di aver offerto soldi e regali ai ragazzini in cambio di rapporti “mostrandosi anche completamente nudo nella propria abitazione in cui aveva fatto dormire i due minori con la scusa di aiutarlo per l’assistenza nei movimenti durante la notte”. Mentre per l’accusa di detenzione di materiale pedopornografico, per la Procura, aveva video “raffiguranti giovanissimi intenti a consumare rapporti sessuali, verosimilmente reperiti tramite il suo account Facebook (ancora attivo, ndr) con cui partecipava a chat di gruppo preordinate alla diffusione dei contenuti pedopornografici”. Calcedonio Di Maggio

  • Il senso di impunità del prete e lo scaricabarile dei vescovi

    Il senso di impunità del prete e lo scaricabarile dei vescovi

    Federica Tourn EDITORIALE DOMANI – Quando apre la porta ai carabinieri, don Livio non sospetta nulla. Conosce già quella coppia, venuta a chiedere informazioni per mandare il figlio nella comunità “Effatà Apriti” che il sacerdote gestisce a Prata Principato Ultra, in provincia di Avellino. Invece si tratta della copertura di un’indagine per violenza sessuale ai danni di un bambino di dodici anni e per don Livio Graziano, 56 anni, scatta l’arresto: l’ordine di custodia cautelare viene firmato il 22 ottobre scorso dalla Gip del tribunale di Avellino Francesca Spella. Quattro giorni dopo, la sede della comunità viene perquisita: «come indicato con precisione dal ragazzo, nell’armadietto del bagno del sacerdote vengono trovati preservativi, vaselina e lubrificanti – afferma l’avvocato Giovanni Falci, difensore del padre della vittima – oltre a 107mila euro in due scatole chiuse a chiave». Quando, due giorni dopo, viene interrogato dalla gip, l’indagato si avvale della facoltà di non rispondere.

    Originario della provincia di Caserta, don Livio è un prete sui generis. Le sue messe sono perturbanti, pervase da spirito carismatico: impone le mani e i fedeli si accasciano a terra, i malati vanno da lui per essere guariti. È anche un educatore: si dedica ai bambini senza famiglia, va nelle periferie per cercare chi è rimasto ai margini. Nel 2002 fonda ad Avellino la Fidde, Fraternità i Discepoli di Emmaus, una onlus che in breve tempo si ramifica in tutta la regione, aprendo ambulatori, attività per disabili, gruppi di auto aiuto per chi soffre di ansia, ludopatie, disforie di genere, disagio giovanile in generale. A Castel Volturno dal 2004 al 2020 il sacerdote gestisce anche una comunità educativa a gestione famigliare, dove accoglie decine di ragazzi in difficoltà.

    Nel 2015 la onlus si costituisce in cooperativa sociale con il nome di Effatà Apriti, specializzata in problemi alimentari e convenzionata con il Servizio sanitario nazionale e con il Tribunale di Avellino, un progetto che sta particolarmente a cuore a don Livio perché, come confessa in un’intervista a Repubblica, lui stesso ha sofferto a lungo di bulimia e anoressia. Fra i vari ambiti della missione del versatile sacerdote c’è, tragica ironia, anche la lotta contro la pedofilia: nel 2012, infatti, don Livio partecipa come esperto a un convegno sulla pedopornografia patrocinato dal Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Benevento, con un intervento sul “recupero del minore vittima di abusi”. Per il suo impegno sociale e umanitario, due anni dopo riceve addirittura il premio “Padre Pio da Pietrelcina”.

    Andrea (nome di fantasia) ha una famiglia normale; va a scuola, ha la passione per il calcio e da tifoso del Napoli sogna di incontrare Insigne. Ha la curiosità e il desiderio di esplorare tipico della sua età: da un rapporto con un coetaneo si prende un’infezione e i genitori, disorientati, lo indirizzano propro a don Livio. La speranza è che il prete, forte della sua esperienza con i ragazzi in crisi, possa aiutare Andrea a mettere ordine nei suoi turbamenti preadolescenziali. Glielo affidano da giugno alla fine di agosto 2021: tre mesi Andrea resterà nella grande casa di Prata Principato Ultra, dormendo su un materasso ai piedi del prete: secondo quanto racconta il padre del ragazzo, dopo solo cinque giorni dal suo arrivo don Livio abusa di lui con il pretesto di “visitarlo”. «Le violenze da quel momento si ripeteranno per tutto il periodo della sua permanenza nella comunità», conferma l’avvocato Falci.

    Il programma della “rieducazione di Andrea” è organizzato in una rigida griglia di impegni giornalieri, seguito passo passo da un’équipe di specialisti, e la famiglia è informata regolarmente dei suoi progressi. «Don Livio mi aggiornava su come proseguiva il soggiorno e mi mandava foto del ragazzo impegnato in diverse occupazioni», racconta il padre, che vede Andrea spazzare il cortile, mettere in ordine i libri in biblioteca ed è convinto che tutto prosegua per il meglio. Ma è soltanto una messinscena per tranquillizzare i genitori: «mio figlio mi ha detto in seguito che il prete lo metteva in posa apposta per le foto», riporta il padre. Al termine dell’estate, nella relazione consegnata ai genitori e firmata dallo stesso don Graziano, si legge che Andrea è molto migliorato e «mostra una serenità e una pace interiore. Quella serenità che è la scoperta di esserci, di vivere l’istante intensamente».

    A settembre, Andrea torna a casa. «Mi sono insospettito perché mio figlio era silenzioso, se ne stava sempre in disparte con il telefono – racconta il padre – gli ho chiesto a chi scrivesse continuamente e mi ha risposto: “a padre Livio, se non gli rispondo subito poi mi stressa”». Dalla chat fra i due, racconta il padre, vengono fuori centinaia di messaggi: quelli del prete sono incalzanti, si lamenta che il ragazzino non lo considera, gli scrive che senza di lui la sua vita non ha più senso. Don Livio è inarrestabile, non cerca nemmeno di essere prudente: manda whatsapp a tutte le ore, anche di notte, pieni di chioccioline che – gli spiega Andrea – significano “ti amo”. «Gli scriveva anche mentre celebrava la messa – sottolinea sempre il padre – Durante il soggiorno estivo gli aveva anche fatto regali costosi: un iphone 12, un orologio, un Apple smart watch». Non è tutto: secondo quanto riportano i difensori della famiglia, il prete dava anche dei soldi al ragazzino in cambio delle prestazioni sessuali. «Durante l’esame del contenuto dell’iphone di don Livio sono emerse anche alcune fotografie di Andrea mentre dorme, in pose inequivocabili – dichiara l’avvocata Benedetta Falci, che rappresenta la madre della vittima – foto cancellate dal sacerdote ma recuperate dagli inquirenti nella memoria dei file eliminati».

    La Chiesa, alla notizia dell’arresto, prende le distanze. La diocesi di Aversa, a cui il sacerdote appartiene, diffonde un comunicato stampa in cui dice che don Livio «da ormai molti anni aveva intrapreso un suo percorso di attività personali che esulavano dalla vita e dalla pastorale della comunità ecclesiale». Monsignor Arturo Aiello, vescovo di Avellino dal 2017, a sua volta alza le mani e rimpalla la questione al suo predecessore, monsignor Francesco Marino, che a più riprese aveva chiesto al sacerdote di non esercitare il ministero pastorale nel territorio diocesano.

    Marino conferma, spiegando che l’attività terapeutica di don Graziano lo preoccupava: «agiva in maniera autocefala e senza controllo – sottolinea il vescovo – questa situazione a me non convinceva, sia perché sganciata da ogni riferimento ecclesiale, sia perché in campi tanto delicati ci sarebbe stato bisogno di discernimento e competenza, che a me non risultava lui avesse». «Ero convinto – rincara l’ex vescovo di Avellino – che agisse al riguardo senza averne effettiva capacità; lui stesso non mi sembrava avere un retroterra psicologico personale equilibrato ed adeguato».

    Dubbi, chiacchiere sul conto del prete non mancano, ma denunce esplicite non arrivano, specifica monsignor Marino, che non manca di sottolineare come don Graziano operasse comunque non sotto la sua responsabilità ma alle dipendenze del vescovo di Aversa, monsignor Angelo Spinillo. Dal canto suo, Spinillo ribadisce che il prete da ormai quindici anni manteneva con la diocesi di Aversa «un rapporto molto occasionale». «Il mio giudizio – spiega il vescovo –  era che si trattasse di un sacerdote che, pur avendo una buona sensibilità personale, non riuscisse a vivere l’attività che sviluppava come un vero apostolato, ma piuttosto quasi come ricerca di un’affermazione di sé».

    Proprio Spinillo, però, aveva ingiunto a don Livio un periodo di discernimento e di recupero spirituale nella comunità monastica di Montevergine. Don Vitaliano Della Sala, vicedirettore della Caritas di Avellino, che ha conosciuto il sacerdote proprio a Montevergine, lo ricorda come una specie di santone: «padre Livio incoraggiava la superstizione della gente e a volte ho avuto l’impressione che confondesse la fede con la magia». «Che io sappia è stato allontanato da Aversa per sospetti di pedofilia – precisa don Vitaliano – purtroppo i vescovi in questi casi, invece di fare un’indagine seria alle prime avvisaglie e interrompere subito ogni rapporto fra il prete e i ragazzi, lo spostano da un’altra parte aggravando il problema». Con conseguenze drammatiche se, come nel caso di don Livio, il sacerdote si occupa di minori a rischio, anche in convenzione con il servizio pubblico: «se avessero avuto una denuncia in mano, le istituzioni ci avrebbero pensato due volte ad affidargli dei ragazzini», chiosa don Vitaliano.

    Andrea, intanto, ha lasciato gli amici e a calcio non parla con nessuno. «È sempre da solo, gli sta montando la rabbia», dice il padre, desolato. «Il ragazzo ha subito un’esperienza di abuso continuativa che il sacerdote ha qualificato come amore – spiega lo psichiatra Egidio Errico, che ha fatto una perizia su richiesta dell’avvocato Falci – i danni, già evidenti, purtroppo tenderanno a peggiorare con il tempo».

    Il processo a don Livio Graziano è nella fase dibattimentale e si celebra a porte chiuse; è stato chiesto il giudizio immediato ed è probabile che si arriverà presto a una sentenza. Al momento il sacerdote è sospeso dal ministero sacerdotale e il Tribunale ecclesiastico ha avviato un processo a suo carico, che procede su un binario parallelo e indipendente da quello dello Stato. Lo scorso dicembre il sacerdote è uscito dal carcere in seguito a uno sciopero della fame e si trova agli arresti domiciliari in una struttura di proprietà della Chiesa in attesa del giudizio ecclesiastico e civile.

    Federica Tourn EDITORIALE DOMANI del 23/5/22

     

  • Festini a base di sesso e droga: prete indagato anche per possesso di materiale pedopornografico

    Festini a base di sesso e droga: prete indagato anche per possesso di materiale pedopornografico

    Don Alberto Bastoni, riminese, ex vice parroco della cattedreale di Ascoli Piceno, si è recato ieri in udienza per venire ascoltato nel processo che vede imputati un uomo e una donna con l’accusa di avergli spacciato cocaina. La vicenda risale al  giugno del 2020, quando i Carabinieri del capoluogo ascolano, a seguito di una perquisizione in Curia, avevano trovato Don Alberto in possesso di poco più di tre grammi di sostanza stupefacente.

    Il religioso era stato accolto nella provincia meridionale delle Marche dopo essere stato coinvolto in un altro scandalo nel 2012, quando era parroco di Collevalenza, frazione di Todi in provincia di Perugia, dove venne trovato in possesso di cocaina in macchina e in seguito indicato da un testimone come frequentatore di festini a base di sesso e droga.

    All’ udienza di ieri, nel ripercorrere i fatti del 2020 ha raccontato di essersi recato dalla imputata, una donna brasiliana di 44 anni, per una prestazione sessuale e di aver poi assunto la cocaina che lei stessa gli avrebbe procurato. In precedenza ne avrebbe acquistata un altro quantitativo dal secondo imputato, originario della città.

    L’ex religioso, sospeso dalla diocesi di Ascoli Piceno nell’immediatezza dei fatti, era stato indagato anche dalla Procura di Ancona per detenzione e  scambio di materiale pedopornografico scaricato da internet.

    https://picchionews.it/cronaca/ascoli-don-alberto-bastoni-assuntore-di-cocaina-indagato-per-possesso-di-materiale-pedopornografico

  • Catturano in Italia un sacerdote colombiano denunciato per pedofilia

    Catturano in Italia un sacerdote colombiano denunciato per pedofilia

    Il sacerdote colombiano Carlos Alberto Pérez Arco , 40 anni, che fa parte dell’Istituto Missionario San Juan Eude, è stato arrestato dai carabinieri lo scorso Venerdì Santo a Carpineto Romano, in provincia di Roma, in Italia, con l’accusa di pedofilia.

    Monsignor Humberto Lugo Argüelles, fondatore dell’Istituto, ha avvertito il 31 agosto 2018 il superiore generale della comunità, padre  Jesús Amaya, circa il comportamento dei religiosi nei confronti dei minori , avendo sentito “commenti” che l’indicato, “sarebbe hanno commesso questo crimine contro i bambini”.

    “ Mi sono già rivolto, come vedete nella lettera, ai vescovi della Colombia ai quali corrisponde , come è diritto diocesano, agire sulla causa. Il 29 di questo mese abbiamo compiuto esattamente due mesi dalla mia consegna di questa lettera nella Curia di Bogotà e dall’invio di due copie ai vescovi che corrispondono a tale materia.

    Fino ad oggi non ho avuto risposta, ma nell’affrontare una questione così delicata aspetterò ancora un po’ per rispetto dei vescovi, per rivolgermi direttamente alla Santa Sede”, ha detto in una lettera quattro anni fa.

    In un altro passaggio della lettera svelata da Blu Radio, monsignor Lugo si lamenta con  padre Jesús Amaya , “che in queste materie il  papa chiede tolleranza zero e ricorda di aver informato i vescovi della Colombia delle presunte irregolarità che c’erano nell’istituto”.

    Secondo i media locali di quel Paese, Il Messaggero, il sacerdote Carlos Pérez ha ricevuto due denunce di abusi sessuali , presentate nel dicembre 2021 dai genitori di alcuni minori residenti nella città di Carpineto Romano, che hanno raccontato come si è avvicinato ai minori fuori parrocchia e ha fatto avances “di natura sessuale”.

    Pérez è detenuto in carcere, in attesa di spiegare la sua versione dei fatti in tribunale. E finora la Conferenza episcopale della Colombia non si è pronunciata sulle denunce.

    https://www.publimetro.co/noticias/2022/04/22/capturan-en-italia-a-sacerdote-colombiano-denunciado-por-pedofilia/

  • Abusi su 13enne, il padre accusa il prete: “Qualcosa in lui si è spento”

    Abusi su 13enne, il padre accusa il prete: “Qualcosa in lui si è spento”

    Le molestie subite lo hanno cambiato al punto che “qualcosa in lui si è spento”. Lo ha riferito il padre del 13enne vittima dei presunti abusi da parte di don Livio Graziano, il sacerdote di 50 anni fondatore di una cooperativa sociale per l’assistenza alle persone, con problemi di depressione e disturbi dell’alimentazione.

    Nel corso dell’udienza – celebrata dinanzi al collegio presieduto dal giudice Lucio Galeota del tribunale di Avellino – è stato escusso il genitore del ragazzino vittima dei presunti abusi. Il padre del ragazzino ha raccontato cosa l’ha spinto a sporgere denuncia nei confronti di Don Livio e tutto ciò che, stando a quanto riferisce l’accusa, avrebbe subito il giovanissimo nel periodo in cui è stato ospite della cooperativa (da giugno fino al mese di settembre 2021).

    Nel corso del processo sono stati escussi anche due carabinieri che hanno indagato su don Livio riferendo anche del rinvenimento, all’interno del cellulare del prete, di messaggi compromettenti e anche cinque immagini esplicite che hanno attirato l’attenzione degli inquirenti. Si torna in aula ad inizio maggio quando in aula prenderà la parola proprio la vittima delle molestie.

    Don Livio venne arrestato a fine ottobre dell’anno scorso per presunti abusi su minore. Don Livio Graziano fa parte della Diocesi di Aversa. Dopo aver vissuto diverso tempo in ritiro spirituale presso il Santuario di Montevergine, il sacerdote ha realizzato, proprio nel capoluogo irpino, un ufficio di consulenza nutrizionista e successivamente ha fondato la cooperativa sociale “Effatà, Apriti” con sedi in due comuni a pochi chilometri da Avellino. La sua permanenza nella Diocesi irpina, come ricordano le cronache, è stata “contestata” a più riprese dall’allora Vescovo di Avellino, monsignor Francesco Marino, originario di Caserta come il sacerdote arrestato. Per la sua “intensa attività sociale e umanitaria” a don Livio è stato assegnato nel 2014 a Benevento il premio “Padre Pio da Pietrelcina”.

    https://www.casertanews.it/cronaca/processo-prete-abusi-padre-vittima-accuse-aversa.html

  • Sacerdote colombiano catturato in Italia per pedofilia a Pasqua

    Sacerdote colombiano catturato in Italia per pedofilia a Pasqua

    Diversi media italiani hanno riportato l’arresto, lo scorso Venerdì Santo, di un sacerdote colombiano identificato come Carlos Arcos Pérez , accusato di pedofilia dai familiari di due minori, che sarebbero le vittime. Dovrebbe essere ascoltato dal giudice per definire la tua situazione.

    L’episodio è avvenuto nella città natale di papa Leone XIII, Carpineto Romano , un comune di circa 4.000 abitanti della provincia di Roma della Sierra Lepini, dove tre anni fa era arrivato il sacerdote Arcos Pérez.

    Il quotidiano locale Il Corriere della Città ha assicurato che venerdì scorso i carabinieri sono giunti alla casa parrocchiale e hanno portato in carcere il parroco, per metterlo a disposizione delle autorità, mentre la sua situazione giudiziaria si risolveva.

    Il mandato di cattura è stato emesso dalla Procura di Velletri , ha aggiunto il quotidiano La Repubblica , a causa di una denuncia di due famiglie, che lo hanno accusato lo scorso dicembre di molestie sessuali su due minori. Li avrebbe contattati fuori dalla chiesa.

    Secondo i media italiani, alcuni abitanti del villaggio non sono rimasti sorpresi dalla cattura, perché le voci si erano già sparse in tutta la città. Tuttavia, le opinioni sono divise su ciò che potrebbe essere accaduto e sul fatto che la giustizia debba finire.

    In un primo momento, secondo membri della parrocchia sul quotidiano Il Messaggero , il sacerdote aiutava con alcune messe e funerali, ma non era il padre principale. Ma siccome le indagini erano note, doveva rimanere chiuso in casa per quattro mesi, non avrebbe praticato nessuna attività ecclesiale e non avrebbe avuto contatti con nessuno. Alcuni lo hanno descritto come una persona molto tranquilla che non attira l’attenzione.

    Le congregazioni non si sono ancora parlate, secondo i giornali locali, ad eccezione del vescovo della diocesi di Anagni-Alatri, a cui appartiene la parrocchia di Carpineto Romano, Lorenzo Loppa.

    Ora si prevede che venga definito cosa accadrà al sacerdote e che il processo continui, mentre la sua versione viene ascoltata davanti a un giudice e se è accusato di pedofilia.

    Francesco Zanardi , vittima di abusi da parte di un sacerdote e presidente dell’associazione L’Abuso in Italia, ha detto ai media di RFI che l’Italia è uno dei Paesi in ritardo nelle indagini sugli abusi sessuali e sulla pedofilia da parte dei sacerdoti, così come spesso i media ignorano alcuni informazioni dovute alla presenza del Vaticano in quel paese.

    La rete L’Abuso, la principale associazione di vittime in Italia, con 1.300 membri, ha individuato negli ultimi 15 anni più di 300 sacerdoti coinvolti o condannati dei 50.000 che risiedono nella penisola.

    Tuttavia, è impossibile ottenere “cifre precise” per l’assenza di “un rapporto indipendente”, come è successo in Francia, con le rivelazioni sconvolgenti della Commissione Jean-Marc Sauvé, o in Germania, con il recente rapporto che va così fino a interrogare il papa emerito Benedetto XVI per aver gestito quattro casi di preti pedofili quando era arcivescovo di Monaco.

    https://www.infobae.com/en/2022/04/17/colombian-priest-was-captured-in-italy-for-pedophilia-at-easter/

  • Arrestato sacerdote: accusato di pedofilia per abuso su due minori

    Arrestato sacerdote: accusato di pedofilia per abuso su due minori

    Un episodio sconcertante quello che è accaduto a Carpineto Romano e che ha come protagonista un prete. L’uomo, un missionario sudamericano, è accusato di pedofilia. Arrestato venerdì, i Carabinieri del posto lo hanno prelevato dalla casa parrocchiale e condotto in carcere. L’ordine di custodia cautelare è stato emesso dal giudice per le indagini preliminari di Velletri.

    La denuncia ai Carabinieri e l’adescamento dei minori

    La denuncia ai Carabinieri è arrivata poco prima del Natale scorso da parte dei genitori di due minorenni del posto. L’uomo avrebbe infatti avvicinata al di fuori della parrocchia i due minorenni e rivolto loro delle attenzioni di natura sessuale.  L’ipotesi attualmente a carico del sacerdote è atti sessuali con minore: pedofilia.

    Il parroco di Carpineto Romano e i dissidi con 

    Il parroco, Carlos Arcos Pèrez colombiano sulla quarantina è stato arrestato il venerdì Santo ed ora è in attesa di essere ascoltato dal giudice. Don Carlos si trovava da circa tre anni nel paese lepino con la missione della Congregazione di Gesù e Maria e la sua accusa ha scatenato pareri discordanti nei residenti.

    Infatti alcuni di loro sono rimasti piuttosto sorpresi dell’accaduto mentre altri non lo sono stati affatto. Questo perché in paese circolavano già delle voci, sommandosi alle chiacchiere sui passati dissapori tra la missione e il parroco di allora Fabio Tagliaferri.

    Le dichiarazioni del vescovo Loppa

    Dalla missione dei Padri Eudisti, quella di cui faceva parte il sacerdote, non sono arrivati commenti, mentre l’ambito ecclesiastico aspetto l’esito delle indagini.

    Dalla diocesi di Anagni-Alatri, il vescovo Lorenzo Loppa si dichiara fiducioso nell’operato dei giudici: ‘Ho appreso la notizia dalle forze dell’ordine perché la famiglia si è rivolta alla magistratura ordinaria. Conosco il sacerdote e credo si sia trattato di una gravissima imprudenza: non credo ci sia altro. Abbiamo fiducia nella giustizia ordinaria e aspettiamo che faccia il suo corso’, conclude.

  • Indagine parallela sul prete arrestato a Enna: rinviato a giudizio colonnello dei carabinieri

    Indagine parallela sul prete arrestato a Enna: rinviato a giudizio colonnello dei carabinieri

    Il colonnello dei carabinieri, Saverio Lombardi, è stato rinviato a giudizio con l’accusa di tentativo di induzione indebita a dare o promettere utilità.

    Lombardi, che è stato a capo dei carabinieri di Enna, qualche mese fa è stato trasferito a Lecce come capo ufficio del personale.

    Il rinvio a giudizio, al termine dell’udienza preliminare, presente il procuratore di Enna, Massimo Palmeri, pm Michele Benintende, giudice Michele Martino Ravelli. La vicenda del colonnello Lombardi è emersa nel corso dell’inchiesta, condotta dalla squadra mobile di Enna e coordinata dalla Procura ennese, sul sacerdote Giuseppe Rugolo, agli arresti domiciliari dal 27 aprile dello scorso anno, per violenza sessuale a danno di minori. Nel corso di una telefonata, intercettata all’epoca dagli inquirenti, tra il colonnello ed il vicario del vescovo, Nino Rivoli, Lombardi annuncia una sua visita al vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana perchè vuole parlare della vicenda Rugolo. La procura decide così di interrogare il vescovo Gisana per comprendere quali siano le ragioni che possano avere portato un ufficiale dei carabinieri a recarsi di sera ed in borghese all’episcopio.

    Ed è proprio il Vescovo a raccontare che Lombardi sarebbe andato a trovarlo per consigliargli di cambiare avvocato per un presunto coinvolgimento di questo in indagini per associazione mafiosa, in cambio della sua benemerenza come Cavaliere del Santo Sepolcro. “Mi disse – dice il vescovo – che sarebbe stato meglio cambiare avvocato perché, quello che avevo scelto, poteva essere finito dentro un’inchiesta per mafia“. Il processo al colonnello Lombardi inizierà al Tribunale di Enna il prossimo 5 luglio.

    Indagine parallela sul prete arrestato a Enna: rinviato a giudizio colonnello dei carabinieri

  • Gli abusi sessuali di don Rugolo a Enna, l’inchesta si allarga: chiesto il processo per il colonnello dei Cc Saverio Lombardi

    Gli abusi sessuali di don Rugolo a Enna, l’inchesta si allarga: chiesto il processo per il colonnello dei Cc Saverio Lombardi

    La procura di Enna ha chiesto il rinvio a giudizio per tentativo di induzione indebita a dare o promettere utilità per il colonnello dei carabinieri di Enna, Saverio Lombardi ora trasferito a capo ufficio del personale a Lecce.

    È emerso nel corso dell’udienza del processo, ieri a tarda sera, che si celebra al Tribunale ennese, contro il prete Giuseppe Rugolo, agli arresti domiciliari dal 27 aprile dello scorso anno, per violenza sessuale a danno di minori. Durante l’inchiesta che riguardava le violenze su un minore sono emersi altri due casi. Per la prima volta, dall’inizio del processo, in aula era presente l’imputato.

    Nel corso dell’udienza sono stati sentiti gli ufficiali di pg che hanno confermato che il colonnello Lombardi avrebbe consigliato al Vescovo Rosario Gisana di cambiare avvocato per un presunto coinvolgimento di questo in indagini per associazione mafiosa, in cambio dell’appoggio dell’alto prelato per diventare cavaliere del Santo Sepolcro.

    È il colonnello Lombardi a chiamare il vicario del vescovo, Nino Rivoli, e annunciare una sua visita per la vicenda Rugolo. Lombardi si sarebbe recato di sera ed in borghese all’episcopio. Il fatto non è sfuggito agli inquirenti e la procura ha convocato il vescovo Gisana il quale ha confermato che Lombardi era andato a trovarlo per consigliare di cambiare avvocato. «Mi disse – ha affermato il vescovo- che era meglio che cambiassi avvocato perché quello che avevo scelto poteva essere finito dentro un’inchiesta per mafia».

    Nell’udienza gli investigatori della polizia di Stato che hanno testimoniato hanno raccontato di foto e chat a sfondo sessuale sequestrati nei supporti informatici a don Giuseppe Rugolo. Dalle intercettazioni, sulle quali hanno riferito gli ufficiali di P.G., emerge che tra i prelati della diocesi di Piazza Armerina fosse diffuso il timore che fossero in corso le intercettazioni. L’analisi dei dati informatici confermerebbe che il sacerdote intratteneva rapporti sessuali con giovani, anche dopo il suo trasferimento a Ferrara, nonché con giovani che erano stati suoi alunni in istituti scolastici di Enna.

    Da una registrazione fatta dallo stesso imputato, nel corso di un incontro con il vescovo Gisana, viene fuori come quest’ultimo fosse disponibile ad elargire somme di denaro per soddisfare tutte le esigenze di natura economica dell’imputato che veniva anche informato delle iniziative legali della vittima da parte della Diocesi. A conferma di questo, tra i file rinvenuti all’interno dei supporti informatici sequestrati, è stata trovata la denuncia consegnata dalla vittima nelle mani del Vescovo, che doveva avere natura strettamente riservata. Nel corso dell’udienza è emerso che il vescovo Gisana era già stato informato prima della denuncia della parte offesa, delle presunte violenze sessuali di Rugolo a danno di altri giovani.

    https://www.lasicilia.it/cronaca/news/gli-abusi-sessuali-di-don-rugolo-a-enna-l-inchesta-si-allarga-chiesto-il-processo-per-il-colonnello-dei-cc-saverio-lombardi-1513442/