Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: carabinieri

  • Caso Rugolo: Chiesto il rinvio a giudizio per il colonnello dei carabinieri Saverio Lombardi

    Caso Rugolo: Chiesto il rinvio a giudizio per il colonnello dei carabinieri Saverio Lombardi

    La procura di Enna ha chiesto il rinvio a giudizio per tentativo di induzione indebita a dare o promettere utilità per il colonnello dei carabinieri di Enna, Saverio Lombardi ora trasferito a capo ufficio del personale a Lecce.

    È quanto emerge nel corso della V udienza del processo, che sì celebra al Tribunale ennese, contro Giuseppe Rugolo, agli arresti domiciliari dal 27 aprile deIlo scorso anno, per violenza sessuale ai danni di minori.

    Per la prima volta dall’inizio del processo, in aula era presente Rugolo. Nel corso dell’udienza sono stati sentiti gli ufficiali di PG che hanno confermato l’intervento del colonnello Lombardi il quale consigliò al Vescovo Rosario Gisana di cambiare avvocato per un presunto coinvolgimento di questo in indagini per associazione mafiosa, in cambio della sua insignitura a Cavaliere del Santo Sepolcro.

    È il colonnello Lombardi a chiamare iI vicario del vescovo, Nino Rivoli e annunciare una sua visita aI vescovo per la vicenda Rugolo. Lombardi si sarebbe recato di sera ed in borghese all’episcopio.

    Il fatto non è sfuggito agli inquirenti e la procura ha convocato il vescovo Gisana il quale, candidamente, ha confermato che Lombardi era andato per consigliargli di cambiare avvocato. “Mi disse – dice il vescovo – che era meglio che cambiassi avvocato perché quello che avevo scelto poteva essere finito centro un inchiesta per mafia”.

    Caso Rugolo: richiesto rinvio a giudizio per il Colonnello dei Carabinieri Saverio Lombardi

  • “Faceva sesso in chat con ragazzini in cambio di soldi”, via al processo per un sacerdote

    “Faceva sesso in chat con ragazzini in cambio di soldi”, via al processo per un sacerdote

    Si è aperto il processo a carico di padre Vincenzo Esposito, il sacerdote di 64 anni, originario di Caltavuturo ma assegnato alla parrocchia di San Feliciano Magione (Perugia), accusato di prostituzione minorile perché avrebbe preteso da quattro sedicenni prestazioni sessuali a pagamento attraverso delle videochiamate. Dieci, venti, trenta euro al massimo, questo avrebbe versato il prete per vedere ragazzini mastrubarsi e godere tramite chat Whatsapp e Messenger. Per l’imputato la Procura aveva chiesto ed ottenuto il giudizio immediato e adesso è in corso il dibattimento davanti al tribunale di Termini Imerese.

    Esposito era stato arrestato dai carabinieri ad agosto dell’anno scorso, insieme alla madre di una delle presunte vittime che, secondo l’accusa, avrebbe lucrato sulle prestazioni del figlio, pretendo una tangente di 5 o 10 euro sulle somme che il ragazzo avrebbe ricevuto dal prete. Per lei le indagini sono ancora in corso. Entrambi, difesi rispettivamente dagli avvocati Renato Vazzana e Giuseppe Minà, hanno sempre respinto le accuse.

    L’inchiesta era nata per caso, quando i militari avevano captato alcune telefonate, tra aprile e luglio dell’anno scorso, nell’ambito di un’altra indagine. Esposito, quando venne arrestato esercitava il ministero in provincia di Perugia, ma in passato era stato non solo a Termini Imerese (tre delle presunte vittime vivono proprio lì), ma anche al Buccheri La Ferla.

    I ragazzini sarebbero stati tutti in una condizione di disagio economico ed avrebbero utilizzato il denaro ricevuto in cambio delle chat a sfondo sessuale per comprare sigarette, tagliarsi i capelli o banalmente andare a mangiare una pizza con la fidanzata. Come emergeva dall’ordinanza di custodia cautelare del gip Fabio Pilato, per il prete ogni momento sarebbe stato buono per guardare – anche contemporaneamente – gli adolescenti in atteggiamenti intimi, prima di una messa, ma anche subito dopo aver celebrato un funerale.

    “Sei la mia vita, don Vincè”, “ti voglio bene” e “sono innamorato pazzamente”, così avrebbero detto le presunte vittime al sacerdote, e sarebbero state sempre pronte per una videochiamata proprio perché – sostiene la Procura – avrebbero avuto bisogno di soldi. E non avrebbero esitato ad insultare l’imputato, chiamandolo “cornuto” o “testa di minchia”, quando avrebbe ritardato i pagamenti.

    “Stamattina ti ho messo 30 euro, ora metterò 20 anche perché carissimo sono tre, non è che è uno solo… C’è tuo fratello, quello ha portato un amico di cui non ho visto nulla, sappilo, perché non si vedeva, però lui dice di fargli un regalino comunque”, affermava l’imputato il 24 aprile dell’anno scorso, e aggiungeva: “Tre sono già 60, più 30, non è che posso spendere 100 euro al giorno”.

    “A me piacerebbe fare l’amore con te e lui insieme, non l’ho mai fatto in tre”, diceva Esposito in una conversazione dell’11 maggio. E uno dei ragazzini gli rispondeva: “Lo faremo allora, padre Vincè” e poi aggiungeva: “Mi aiuta allora oggi? Padre Vincè, non è che mi può mandare 50 euro per favore?”. Il sacerdote replicava: “Ti ho detto che ti mando 30 euro perché 20 li ho promessi al nostro caro”. Il ragazzo insisteva: “Ma con questi mi sta facendo il regalo di compleanno… Io lo so che lei me lo fa, lo so che mi vuole bene, amunì, padre Vincè, la mia vita sei! Sei la mia vita!”. L’imputato allora chiedeva: “Senti, ma ti fai vedere un attimo? Ti voglio vedere…”.

    In un’altra circostanza il sacerdote diceva: “Se volete mi fate una videochiamata se state insieme, mi fate felice… Non la potete fare appena arrivate a casa? Siete tutti e due? Gliel’hai detto a lui quanto ti amo? La nostra deve essere una cosa speciale… Ci sentiamo questa sera, non mi deludete, vi aspetto!”. Ma sono state registrate anche le conversazioni tra i ragazzi: “Chiama a quello – diceva uno di loro – perché vuole sentire a te…” e l’altro: “Ma io non ci chiamo, compà, perché non ne manda soldi!”. Il giovane rispondeva: “Minchia, ma tu ogni giorno soldi vuoi mandati? Gli devi dire: ‘Che fai?’, tanto per… Mi ha detto: ‘Ma perché non mi ha chiamato lui, l’altra volta dovevamo fare la videochiamata insieme’ e gli ho detto: ‘Oggi ha avuto impegni, padre Vincè, è un ragazzo a posto, capace che non ha potuto rispondere’ e mi fa: ‘Io lo voglio bene però lui mi deve chiamare, lo voglio sentire io’, tu ci devi chiamare, cretino!”. Ma l’altro adolescente non era convinto: “Compà, lui mi deve sucare la minchia, glielo hai detto questo? Niente manda oggi?”, ma l’altro insisteva: “No, oggi non gli chiedere soldi, glieli chiediamo domani, tutti e due… Chiamaci oggi e gli dici tanto per, ‘che fai?’ e poi domani ci mandiamo la botta di 30 euro l’uno! Non ti fare mandare soldi oggi!”.

    https://www.palermotoday.it/cronaca/prete-sesso-chat-prostituzione-minori-processo.html

  • Augusta, abusi sessuali: in carcere l’ex arciprete Incardona

    Augusta, abusi sessuali: in carcere l’ex arciprete Incardona

    Si aprono le porte del carcere per padre Gaetano Incardona, 83 anni, ex arciprete della chiesa Madre di Augusta. Per lui l’accusa è di abusi sessuali nei confronti di una ragazza. Il sacerdote dovrà scontare nel carcere di Ragusa cinque anni e tre mesi. La vicenda risale al febbraio del 2013. Una ventunenne si presentò dai carabinieri per denunciare le molestie subite. A quel punto i militari le piazzarono una microscopica telecamere addosso che registrò quanto stava accadendo, incastrando Incardona. Il prete fu subito arrestato e gli furono inizialmente concessi i domiciliari, poi il via al processo prima a Siracusa, poi in Corte d’Appello, a Catania.

    Le accuse

    Sia in primo che in secondo grado le accuse schiaccianti portarono ad una condanna, poi confermata anche dalla Corte di Cassazione che nell’ottobre 2019 approvò le aggravanti di aver commesso le violenze abusando “dei poteri concernenti la funzione di ministro di culto”. Nonostante il sacerdote si fosse sempre detto innocente. Adesso la pena è diventata esecutiva. Incardona è quindi stato trasferito in carcere. Nel 2013 LiveSicilia raccontò con un servizio l’omertà di Augusta nei confronti della vicenda.

    GUARDA IL VIDEO

    https://livesicilia.it/2022/01/27/augusta-gaetano-incardona-carcere/

  • Indossava la tonaca e diceva messa l’ex prete che offriva soldi ai minorenni per fare sesso

    Indossava la tonaca e diceva messa l’ex prete che offriva soldi ai minorenni per fare sesso

    di Enzo Beretta – Prostituzione minorile, atti sessuali con minorenni, sostituzione di persona. Sono queste le accuse rivolte a un ex prete pisano di 58 anni che in una struttura di accoglienza per profughi a Villanova di Orvieto, «simulando di essere un sacerdote e abusando della qualità di ospite e responsabile educativo», ha fatto sesso con alcuni migranti approfittando delle «condizioni di inferiorità psichica e fisica delle vittime» minorenni e in «posizione precaria e disagiata».

    L’udienza preliminare e il mondo della moda Contro l’ex sacerdote, ridotto allo stato laicale ormai dal 2004, inizierà l’udienza preliminare il 20 gennaio. Il fascicolo è sul tavolo del giudice Angela Avila. Nella richiesta di rinvio a giudizio il sostituto procuratore Mara Pucci racconta i «metodi autoritari» utilizzati dall’indagato nell’estate 2017 insieme a «un clima di generale intimidazione, o comunque soggezione, in cui l’obbedienza alle sue regole era precondizione per ottenere più agevolmente documenti, sussidi economici e altri vantaggi, insieme alla permanenza nella struttura di accoglienza». Le carte, però, raccontano anche di squallidi atti sessuali con un giovane all’epoca 17enne e di proposte indecenti a un altro suo coetaneo, avvenuti nell’appartamento del finto prete che offriva soldi per pratiche sessuali e di prestarsi a sfilare nudo «millantando contatti con l’ambiente della moda».

    I messaggi Attirava la sua preda con la promessa di denaro – si legge negli atti della Procura umbra – «cercando di vincerne le resistenze» parlandogli della «possibilità di fargli guadagnare molti soldi, anche duemila euro a sfilata, lusingandolo con complimenti sulla bellezza del suo corpo e provocandolo con domande esplicite». Tradotto nel linguaggio del Codice penale: prostituzione minorile. Contro il pisano – si legge – ci sono anche quei «petulanti messaggi allusivi» nei quali l’indagato ricordava al giovane: «Non dimenticare ciò che ti ho detto, vieni a trovarmi e non perdere tempo perché il tempo è denaro».

    Sacerdote fino al 2004 quando la Chiesa lo allontanò Secondo la Procura di Perugia distrettualmente competente per i reati contestati il 58enne «si è falsamente attribuito la qualità di sacerdote della Chiesa cattolica, dalla quale era stato allontanato fin dal 2004» sembrando ancor più credibile «indossando abitualmente l’abito talare e celebrando messa». L’obiettivo, infatti, era quello di «essere ben accolto nella struttura d’accoglienza di Villanova e conquistarsi credibilità, fiducia e autorevolezza anche negli uffici della questura per il disbrigo delle pratiche di immigrazione, inducendo in errore gli ospiti e i gestori della struttura», con l’aggravante di «aver commesso il fatto anche al fine di agevolare la consumazione dei reati sessuali».

    Quindici testimoni contro Tra le fonti di prova vengono elencate le indagini svolte dagli agenti del commissariato di Orvieto, le annotazioni di polizia giudiziaria, una relazione di servizio dei carabinieri di San Venanzo, la trascrizione dei messaggi vocali e le sommarie informazioni rese da una quindicina di testimoni.

    Indossava la tonaca e diceva messa l’ex prete che offriva soldi ai minorenni per fare sesso

  • Sovere – Padre Zanotti (dopo i 4 anni di condanna) di nuovo a processo per abusi sessuali, il racconto del giovane

    Sovere – Padre Zanotti (dopo i 4 anni di condanna) di nuovo a processo per abusi sessuali, il racconto del giovane

    Altro processo per Padre Antonio Zanotti, frate cappuccini di 73 anni, fondatore e guida spirituale della cooperativa Oasi 7 di Antegnate e della Rinnovamento di Fontanella Onlus, per anni nel convento dei Frati di Sovere, già condannato in via definitiva, aveva patteggiato la pena, a 4 anni di reclusione per la truffa dell’accoglienza dei migranti. Questa volta Zanotti è a processo perché avrebbe abusato di un giovane ospiti della sua comunità di Fontanella. Secondo l’accusa coordinata dal pm Maria Esposito, il religioso approfittando della sua posizione di comando avrebbe costretto un ragazzo straniero a subire atti sessuali, dal 2015 al 2018, con “cadenza quasi quotidiana, in un’occasione facendogli assumere anche del Viagra”. Abusi che sarebbero avvenuti “in cambio di denaro, oggetti in oro, viaggi o altri favori”. Scene che il ragazzo avrebbe anche ripreso con il cellulare in un paio di occasioni, con i filmati che ora sostengono le sue dichiarazioni nella denuncia presentata ai carabinieri di Roma dove si è trasferito dopo aver lasciato la comunità Oasi 7. Zanotti difeso dall’avvocato Rosario Minniti, si è difeso sostenendo che in realtà lui era una “vittima e costretto a fare tutto ciò che desiderava il ragazzo per evitare che spaccasse tutto”. Ma nell’udienza preliminare il gip non ha creduto alle sue parole e ora si apre per lui un nuovo processo, la prima udienza è prevista a marzo.  Il giovane era arrivato in Italia a sei anni con l’adozione, e a dieci inizia a girare per le comunità. All’Oasi di Padre Zanotti arriva nel 2014 e se ne va nel 2018, denunciando il frate.

    https://www.araberara.it/sovere-padre-zanotti-dopo-i-4-anni-di-condanna-di-nuovo-a-processo-per-abusi-sessuali-il-racconto-del-giovane/

  • Messaggi e regali costosi, don Livio in carcere in attesa di essere interrogato

    Messaggi e regali costosi, don Livio in carcere in attesa di essere interrogato

    Solo domenica dall’altare professava la parola di Dio, oggi invece è chiuso in una cella del carcere di Bellizzi e deve difendersi da una gravissima accusa, quella di atti sessuali su un minore.

    Don Livio Graziano, 50 anni, è stato denunciato dai genitori di un ragazzino di 13 anni della provincia di Salerno, che aveva in cura nella sua struttura irpina di Prata Principato Ultra. Qui, secondo le indagini della Procura di Avellino, avrebbe abusato del giovane. Agli atti dell’inchiesta ci sono soprattutto i messaggi che il religioso si scambiava con il 13enne.

    Ma non solo. Sempre secondo le carte dell’inchiesta, il prete era solito fare anche regali costosi. Questi elementi hanno fatto sorgere il dubbio nei genitori che sono andati a fondo alla questione e hanno convinto il figlio a raccontare quanto avveniva nella struttura sociale di Prata Principato Ultra. Ieri sono scattati gli arresti.

    I carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Avellino hanno dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del tribunale su richiesta della Procura.

    Le indagini sono state coordinate dal procuratore capo Domenico Airoma e sono state avviate proprio dopo la denuncia presentata dal padre del ragazzino che a quanto si apprende aveva problemi con l’alimentazione. Per quattro mesi, da giugno a settembre, il ragazzo ha frequentato la struttura, gestita dalla Coperativa Effatà – Apriti, una cooperativa sociale preposta all’assistenza di persone con problemi di ansia, depressione e disturbi dell’alimentazione nonché finalizzata ad offrire opportunità ed esperienze sociali e spirituali.

    Don Livio Graziano, un religioso che, stando a quanto si è appreso, vanta una lunga esperienza con giovani colpiti da disturbi alimentari (obesità, anoressia e bulimia nervosa). Ed è per questo motivo che l’avvocato difensore Giampiero De Cicco, in attesa dell’interrogatorio di garanzia che si terra nel carcere di Bellizzi davanti al gip Spella, tiene a tutelare l’immagine del suo assistito, soprattutto in questa fase.

    “Don Livio ha fatto tanto per il sociale e il suo lavoro non deve essere cancellato e lo dimostreremo nelle sedi opportune”.  Ma la notizia dell’arresto di don Livio, ha destato scalpore anche ad Aversa. La diocesi aversana, attraverso un comunicato ha preso le distanze dal prete: «La Diocesi di Aversa prende atto dell’arresto e del capo di imputazione addotto a don Livio Graziano.

    Sebbene incardinato in questa Diocesi, da ormai molti anni, il sacerdote aveva intrapreso un suo percorso di attività personali che esulavano dalla vita e dalla pastorale di questa comunità ecclesiale. Esprimendo grande solidarietà e vicinanza a chi è stato vittima della violenza, La Diocesi attende con fiducia che l’azione investigativa dei competenti organi giudiziari faccia il suo corso e nella preghiera affida ogni fratello e sorella alla carità di Dio».

    https://www.ottopagine.it/av/cronaca/272341/messaggi-e-regali-costosi-don-livio-in-carcere-in-attesa-di-essere-interrogato.shtml

  • Sacerdote arrestato per abusi sessuali su un 13enne: chi è don Livio Graziano

    Sacerdote arrestato per abusi sessuali su un 13enne: chi è don Livio Graziano

    È don Livio Graziano il prete arrestato ad Aversa, con l’accusa di abusi sessuali su un bambino di 13 anni. Nella mattinata di martedì 26 ottobre, i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Avellino hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Avellino, su richiesta di questa Procura, nei confronti di un sacerdote (fondatore e responsabile di una Cooperativa Sociale preposta all’assistenza di tipo terapeutico di persone con problemi di ansia, depressione e disturbi dell’alimentazione, nonché finalizzata a offrire opportunità ed esperienze sociali e spirituali).

    Prete arrestato ad Aversa, chi è don Livio Graziano

    Il sacerdote, il 50enne don Livio Graziano, è gravemente indiziato di atti sessuali con un minorenne di età inferiore ai 14 anni. L’indagine, avviata a seguito della denuncia presentata dal genitore del 13enne, ha consentito di accertare il compimento di atti sessuali con il minore da parte del religioso, che aveva ospitato l’adolescente presso la citata struttura il tredicenne nel periodo giugno-settembre 2021.

    La comunità di Montevergine

    Il sacerdote risulta incardinato presso la Diocesi di Aversa da cui si era allontanato qualche anno fa. In passato ha vissuto in ritiro spirituale presso il Santuario di Montevergine. Ad Avellino il sacerdote ha fatto sorgere un ufficio di consulenza nutrizionista. Ha poi fondato la cooperativa sociale “Effatà, Apriti” con sedi in due comuni a pochi chilometri da Avellino.

    Decisiva la denuncia del padre

    Decisiva – ai termini delle indagini coordinate dal procuratore della Repubblica di Avellino Domenico Airoma – la denuncia del padre del 13enne che sarebbe stato vittima di abusi sessuali. Il bambino sarebbe stato ospite della cooperativa sociale fondata dal sacerdote per l’assistenza alle persone con problemi di depressione e disturbi dell’alimentazione.

  • Avellino: abusi su 13enne accolto nella comunità, arrestato un sacerdote. Aveva vinto il premio Padre Pio

    Avellino: abusi su 13enne accolto nella comunità, arrestato un sacerdote. Aveva vinto il premio Padre Pio

    Un sacerdote è stato arrestato dai Carabinieri del nucleo investigativo di Avellino in quanto gravemente indiziato di atti sessuali compiuti su un 13enne.

    I militari hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del Tribunale di Avellino su richiesta della Procura irpina. Il sacerdote è fondatore e responsabile di una cooperativa sociale preposta all’assistenza di tipo terapeutico di persone con problemi di ansia, depressione e disturbi dell’alimentazione, nonché finalizzata a offrire opportunità ed esperienze sociali e spirituali.

    L’indagine, avviata a seguito della denuncia presentata dal genitore del 13enne, ha consentito di accertare il compimento di atti sessuali con il minore da parte del religioso, che aveva ospitato l’adolescente nella struttura da lui gestita nel periodo tra giugno e settembre di quest’anno. II sacerdote risulta incardinato presso la Diocesi di Aversa.

    Il provvedimento è stato firmato dal Gip del Tribunale di Avellino su richiesta del Procuratore capo, Domenico Airoma. Le indagini, avviate dopo la denuncia presentata dal padre di un ragazzo di tredici anni, ospite della cooperativa da giugno a settembre scorsi, avrebbero accertato gli abusi. Il sacerdote, don Livio Graziano, 50 anni, non è alle dipendenze della Diocesi di Avellino ma è incardinato in quella di Aversa (Caserta). Dopo aver trascorso alcuni anni in ritiro spirituale presso il Santuario di Montevergine ( Avellino), don Livio aprì ad Avellino un ufficio di consulenza nutrizionista e successivamente ha fondato la cooperativa sociale «Effatà, Apriti» con sedi in due comuni a pochi chilometri da Avellino. La sua permanenza nella Diocesi irpina, come ricordano le cronache, è stata «contestata» a più riprese dall’allora Vescovo di Avellino, monsignor Francesco Marino, originario di Caserta come il sacerdote arrestato. Per la sua «intensa attività sociale e umanitaria» a don Livio è stato assegnato nel 2014 a Benevento il premio «Padre Pio da Pietrelcina». 

    https://www.ilmattino.it/avellino/sacerdote_pedofilo_abusi_su_ragazzo_13_anni_avellino_aversa_caserta-6282175.html

  • Atti sessuali con un bambino di 13 anni: carabinieri Avellino arrestano un sacerdote

    Atti sessuali con un bambino di 13 anni: carabinieri Avellino arrestano un sacerdote

    I carabinieri del Nucleo Investigativo operativo del comando provinciale di Avellino stamane hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del Tribunale di Avellino su richiesta della Procura agli ordini del Procuratore Airoma.

    Destinatario un sacerdote (fondatore e responsabile di una cooperativa sociale preposta all’assistenza terapeutica di persone con problemi di ansia, depressione e disturbi dell’alimentazione e ad offrire opportunità ed esperienze socali e spirituali), indiziato di atti sessuali con un 13enne.

    Le indagini sono cominciate dopo la denuncia della famiglia del ragazzo ed hanno appurato il compimento di atti sessuali del religioso con il minorenne, il quale era stato ospite della struttura da giugno a settembre di quest’anno. Il sacerdote risulta incardinato presso la diocesi di Aversa.

    Atti sessuali con un bambino di 13 anni: carabinieri Avellino arrestano un sacerdote

  • Bergamo, abusi su un giovane della comunità: Padre Zanotti rinviato a giudizio

    Bergamo, abusi su un giovane della comunità: Padre Zanotti rinviato a giudizio

    Bergamo – Lui non era presente. Era a casa, con problemi di salute. Lui è padre Antonio Zanotti, 73 anni, nei guai per abusi sessuali denunciati da un giovane che era ospite della sua comunità Oasi 7, ad Antegnate. Ma il frate ha fornito una versione dei fatti. Ieri mattina il gup Alessia Solombrino lo ha rinviato a giudizio, dopo che il pm Maria Esposito aveva chiesto il processo. Se ne riparla il 31 marzo. Non è l’unico guaio per don Zanotti, che sempre a Bergamo ha patteggiato a quattro anni definitivi per la truffa dell’accoglienza dei migranti. I fatti che gli vengono adesso contestati riguardano il periodo tra il 2015 e il 2018. Ad agosto 2020, mentre è ai domiciliari per la truffa, si confida con la sua guida spirituale, che gli chiede, senza girarci troppo attorno: “Per parlarci chiaro, con (… ) è successo qualcosa o no?”. “Niente!”, gli risponde don Zanotti che, incalzato sui dettagli, non può smentire la foto.

    Si giustifica dicendo che era stato il ragazzo a chiedergli il Viagra e a denudarsi “se no mi spaccava tutto”. Ai carabinieri all’epoca aveva parlato di sé come vittima: “Mi disse che ormai mi aveva in pugno e avrei dovuto fare tutto ciò che lui voleva”. Il giovane è arrivato nella comunità nel 2014 e se ne è andato nel 2018, denunciando il frate. Lo ha fatto a Roma, assistito dall’avvocato Laura Sgrò : “Ha subìto di tutto nella vita, è ora che abbia giustizia. Attendo anche di sapere l’esito del procedimento canonico”. Il caso passa a Bergamo, dove il frate è ben conosciuto. Le memorie difensive raccontano invece la storia di un giovane problematico, con una “vera e propria ossessione” nei suoi confronti , “che chiamava papà”, e “per il sesso”. “Mai promesso una lira o regali”. Piuttosto, gli sono spariti 17mila euro (c’è la denuncia contro ignoti). “Mai fatto alcun gesto simile”, riferito alle avance, era il ragazzo che si spogliava davanti a lui “sempre in modo improvviso”.