Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: carabinieri

  • Cittanova, “dopo la violenza andai dal parroco” ma il sacerdote nega con i carabinieri

    Cittanova, “dopo la violenza andai dal parroco” ma il sacerdote nega con i carabinieri

    Chiede aiuto al parroco, ma il religioso invece di aiutarlo nega davanti ai magistrati di avere saputo della vicenda.

    È quanto emerge dalla lettura dell’ordinanza con la quale il 9 marzo scorso i carabinieri hanno arrestato M.F., un 53enne di Cittanova, con la grave accusa di violenza sessuale aggravata in danno di un minorenne.

    La vicenda – riportata nella pagine della Gazzetta del Sud – Reggio oggi in edicola – viene denunciata dal padre del 16enne, affetto da una lieve forma di autismo, il 24 aprile dello scorso anno quando apprende da suo figlio della violenza della quale era rimasto vittima: «L’ho sentito in stato confusionale – dichiara il genitore ai carabinieri – non sapeva indicarmi con precisione dove si trovava e con chi stava… Mi ha riferito che si trovava all’interno del comitato San Girolamo, veniva avvicinato da M.F. il quale gli chiedeva di accompagnarlo a casa dove avrebbe preso delle birre e delle sigarette; mio figlio, ingenuamente e tranquillo delle rassicurazioni fatte da don G.B., seguiva M.F. a casa sua, che dista a pochi metri dal comitato; una volta dentro casa, M.F. chiudeva i chiavistelli del portone d’ingresso dell’abitazione e lo faceva sedere».

    Quella sera, secondo il racconta del 16enne, M.F. avrebbe abusato di lui.

    Uscito dalla casa dell’uomo, il ragazzo si dirige in chiesa e, finita la messa, attende il parroco e gli racconta tutto: «Mi ha detto mio figlio – racconta il padre agli investigatori – che il parroco gli ha detto di andare a casa che si sarebbe occupato della cosa e di non raccontare nulla a nessuno…».

    La versione che il giovane ha fornito agli inquirenti è la stessa confermata da alcuni ragazzi che frequentano il comitato San Girolamo.

    https://reggio.gazzettadelsud.it/articoli/cronaca/2019/03/26/cittanova-dopo-la-violenza-andai-dal-parroco-ma-il-sacerdote-nega-con-i-carabinieri-aa4df0eb-ac9b-4e82-a0df-59c2f6d68827/?fbclid=IwAR0nqpH8Cs2uuwZr9w5SLaETFFT_5Jntdk1RLT8omuJPfm3rWaBFpMX2KKQ#.XJoRBv6eE40.facebook

  • Prostituzione minorile e pedofilia, arrestato ex presidente “Ragazzi e Cinema”

    Prostituzione minorile e pedofilia, arrestato ex presidente “Ragazzi e Cinema”

    Guido Milani arrestato, condanna definitiva per abusi su minori prostituzione minorile pedofilia.
    Nella mattinata di martedì i carabinieri della Stazione di Bellaria hanno eseguito l’arresto di Guido Milani, ex presidente dell’associazione “Ragazzi e Cinema” a Lecco e di un centro estivo nella città balneare, per un’ordine di carcerazione arrivato dopo una condanna definitiva a 4 anni e 6 mesi per prostituzione minorile, violenza sessuale e cessione di stupefacenti.

    Le indagini sfociate poi nel processo milanese erano iniziate con la denuncia di un ragazzino. Nell’inchiesta era stato coinvolto anche don Alberto Paolo Lesmo, ex parroco di Santa Marcellina e decano di Milano – Baggio.

    La giovane vittima che, all’epoca dei fatti, aveva tra i 15 e 17 anni (stiamo parlando del 2009 – 2010), aveva sostenuto di aver avuto rapporti sessuali a pagamento con entrambi. L’ex sacerdote è stato poi condannato a un anno e 10 mesi, la Procura aveva chiesto la condanna a tre anni e quattro mesi ma il giudice non aveva riconosciuto l’aggravante dei rapporti sessuali a pagamento con un minore di 16 anni, perché, è probabile che il giovane avesse già più di quell’età quando ha iniziato a prostituirsi con don Lesmo.

    Milani, residente a Bellaria, è a processo anche a Lecco dove deve rispondere di violenza sessuale (articolo 609 bis e ter del codice penale). Ad accusarlo alcuni giovani residenti sia nel Lecchese che fuori provincia. Uno di loro, all’epoca dei fatti aveva solo 14 anni.“

    Milani era già stato arrestato altre volte. Il trentenne si era poi trasferito a Bellaria – Igea Marina, dove lavorava in una colonia della cooperativa e dove ha continuato a svolgere il suo lavoro con i ragazzi senza alcuna restrizione. Per diverso tempo, nonostante la vicenda giudiziaria che lo vedeva imputato per prostituzione minorile, Milani ha continuato a lavorare in mezzo a tanti giovanissimi.

    Prostituzione minorile e pedofilia, arrestato ex presidente “Ragazzi e Cinema”

  • Marsala supplemento d’indagini nel processo a padre Genna

    Marsala supplemento d’indagini nel processo a padre Genna

    E’ stato rinviato al prossimo 4 Aprile dal giudice Marcello Saladino, presidente del collegio giudicante, il processo che vede imputato padre Nicolò Genna.

    Nella scorsa udienza il pm Niccolò Volpe aveva richiesto per l’anziano sacerdote la condanna a due anni e quattro mesi di reclusione, pur qualificando il fatto “di minore gravità”, per per violenza sessuale. La sentenza era attesa per oggi, ma il Tribunale ha deciso di optare per un ulteriore supplemento d’ indagini. Secondo l’accusa, padre Genna avrebbe tentato di abusare sessualmente di un minore originario del Gambia. Con offerta (non accolta) di denaro o posto di lavoro in cambio di rapporti intimi. Il prete avrebbe adescato il ragazzo africano, ospite di un centro di accoglienza di contrada Bosco, mentre questi camminava sul ciglio della strada lungo la statale 115 nel tratto tra Marsala e Trapani. Con la scusa di un passaggio, lo avrebbe fatto salire in auto e poi con un “gesto repentino”, si legge nel capo d’accusa, gli avrebbe palpeggiato i genitali (coperti dai pantaloni). Il giovane, però, non avrebbe gradito e lo ha denunciato. Il fatto risale al 14 agosto 2017.

    A difendere padre Genna sono gli avvocati Cettina Coppola e Stefano Pellegrino. Nel corso del processo, l’avvocato Coppola aveva fatto rilevare che nella “c.n.r.” redatta dai carabinieri è scritto che fu il prete a chiedere l’intervento di una pattuglia dell’Arma che stava transitando sulla via Trapani. Facendo ampi gesti con le braccia e gridando: “Aiuto, aiuto”. Ma il legale di parte civile, l’avvocato Giacomo Lombardo, sottolineò che non fu il prete a chiamare i carabinieri, ad esempio telefonando, ma che i militari stavano passando “per caso” sulla SS115. Ora si attende il risultato di questo supplemento d’ indagini.

    https://www.itacanotizie.it/udienza-2/

  • Violentata dal parroco, lo fa arrestare e condannare: «Ma in paese tifano per lui»

    Violentata dal parroco, lo fa arrestare e condannare: «Ma in paese tifano per lui»

    Valentina Cavagna, da diversi anni, è una ragazza maggiorenne. Solo dopo aver compiuto 18 anni, però, la donna aveva trovato il coraggio di denunciare gli abusi subiti, ancora bambina, dal parroco del proprio paese, che oltre ad essere un maestro di religione era anche un amico di famiglia. Ora che don Marco Ghilardi, ex parroco di Serina (Bergamo), è stato condannato in via definitiva, il paese si è schierato al fianco del sacerdote.

    Il sacerdote, 44 anni, dopo essere stato condannato a sei anni si trova in carcere, dopo essere stato riconosciuto colpevole degli abusi avvenuti per cinque anni, sin da quando Valentina aveva iniziato le scuole elementari. La ragazza, in un’intervista a La Repubblica, ha spiegato il perché di quella denuncia tardiva: «Ero una bambina, lui era amico dei miei, un maestro e io facevo la chierichetta… Avevo paura di non essere creduta o di fare un casino, anche se le mie amiche mi dicevano di denunciarlo. Per tanto tempo ho ripetuto a me stessa: “Quando sarò maggiorenne lo farò”. Non mi pento di ciò che ho fatto, anzi: tornassi indietro, lo denuncerei prima».

    Ad accompagnare Valentina nella caserma dei carabinieri di Serina per presentare la denuncia era stata l’ex fidanzata del fratello. La notizia, in paese, si era diffusa in poco tempo e la ragazza ricorda così quei momenti: «Dalla raccolta delle prove fino all’inizio del processo, avevo capito subito che sarebbe stata dura. La mia vita era comunque rovinata. Dopo la sentenza di primo grado avevo l’umore sotto i piedi. Ma al mio avvocato che è subentrato dopo, Francesca Longhi, ho detto: non mi fermo qua. Vado avanti a lottare perché voglio giustizia. Voglio che quell’uomo paghi per quello che ha fatto».

    Alla fine, don Marco Ghilardi è stato condannato anche in Cassazione. «Ho accolto quella sentenza scoppiando a piangere con i miei genitori e i miei fratelli, che hanno sofferto con me. Alla fine ho vinto io, spero che il prete sconti l’intera pena», spiega Valentina. Eppure, in paese molti si sono schierati dalla parte del parroco, colpevolizzando la ragazza e parlando di sentenza ingiusta. Valentina non si sa spiegare tutto quell’astio: «Rispetto il pensiero di tutti, ma forse la gente segue l’onda: basta che un gruppo di persone dica “povero prete”. Non dimentico, però, che l’ex sindaco del paese veniva in aula, dicendo che era per la verità e di non parteggiare per nessuno, ma poi alle udienze stava sempre vicino al prete e al suo avvocato…».

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/abusi_pedofilia_vaticano_inchiesta_bergamo_oggi-4361196.html

  • Pedofilia: condannato a 5 anni di carcere don Paolo Glaentzer. Sorpreso in auto con bimba di 10 anni

    Pedofilia: condannato a 5 anni di carcere don Paolo Glaentzer. Sorpreso in auto con bimba di 10 anni

    Quattro anni e quattro mesi di carcere: è la condanna emessa dal Tribunale di Prato per don Paolo Glaentzer, l’ex prete della chiesa di San Rufignano a Sommaia di Calenzano (Firenze), imputato in un processo in rito abbreviato per violenza sessuale su una bambina di 10 anni. Il gup ha stabilito anche un risarcimento di 50mila euro per la minore. Nessun risarcimento, invece, per i genitori della bambina. La Procura di Prato aveva chiesto 5 anni.

    Don Glaentzer è stato tratto in arresto il 23 luglio 2018 e si trova agli arresti domiciliari. Era stato sorpreso da un passante mentre di sera era in auto insieme a una bimba: il passante aprì uno sportello della vettura e fece allontanare la bimba. Seguì un parapiglia, altri passanti vennero a colluttazione col prete. La situazione venne interrotta con l’arresto del sacerdote da parte dei carabinieri fatti intervenire nel frattempo.

    Negli scorsi mesi le indagini hanno tentato di fare luce su altre eventuali violenze del sacerdote ai danni di altri minori. Nessun caso è però emerso e il prete  ha ‘candidamente’ confermato – durante l’interrogatorio di garanzia davanti al gip – tre/quattro episodi nei confronti della stessa bambina (“credevo che la ragazza avesse 14-15 anni”, è stata la sua difesa). Fin dall’inizio della terribile vicenda, si erano accesi i riflettori sulla famiglia della vittima, una famiglia disagiata, con problemi anche economici, seguita dai servizi sociali e a cui erano stati allontanati già i figli per ‘incapacità genitoriale’. Dopo aver riottenuto l’affidamento, però, nel gennaio del 2018 le autorità avevano riportato l’attenzione sulla famiglia della bimba chiedendo di nuovo l’allontanamento dei tre minori. La richiesta sarebbe stata al vaglio del tribunale dei minori quando don Paolo Glaentzer è stato sorpreso in macchina con la bimba da un residente insospettitosi dopo aver visto i due allontanarsi nel buio alle 22. Il padre della piccola ha raccontato di non essersi mai reso conto che il sacerdote, da sempre presente in casa sua, avesse molestato la sua figlia.

    https://www.fanpage.it/pedofilia-condannato-a-5-anni-di-carcere-don-paolo-glaentzer-sorpreso-in-auto-con-bimba-di-10-anni/

  • Prete accusato di violenze su una bambina, il pm chiede 5 anni per don Glaentzer

    Prete accusato di violenze su una bambina, il pm chiede 5 anni per don Glaentzer

    Prato, 5 marzo 2019 – La procura di Prato ha chiesto 5 anni di reclusione per don Paolo Glaentzer, l’ex parroco della chiesa di San Rufignano a Sommaia di Calenzano, imputato in un processo in rito abbreviato per violenza sessuale su una bambina di 10 anni. La sentenza del tribunale di Prato è attesa entro stasera.

    Don Glaentzer venne stato arrestato il 23 luglio 2018 e si trova agli arresti domiciliari. Era stato sorpreso da un passante mentre di sera era in macchina con la bambina, il passante aprì uno sportello della vettura e fece allontanare la bimba. Ci fu un parapiglia, altri passanti vennero a colluttazione col prete. La situazione venne interrotta con l’arresto del sacerdote da parte dei carabinieri fatti intervenire nel frattempo.(ANSA).

  • “Via i pedofili dalla Chiesa”. Ma don Felix, condannato per abusi su 17 minori, continua a fare il prete

    “Via i pedofili dalla Chiesa”. Ma don Felix, condannato per abusi su 17 minori, continua a fare il prete

    di Mirko Bellis – L’arcivescovo di Malta, Charles Scicluna, ha adottato la linea della “tolleranza zero” nei confronti dei preti pedofili. Una posizione ribadita anche in occasione dell’incontro “La protezione dei minori nella Chiesa” svolto in Vaticano il mese scorso.  “Una persona che costituisce un rischio per i minori – ha dichiarato Scicluna – non può essere nel ministero”. Per don Felix Cini (altro…)

  • BEFFA VATICANA – La vittima di abusi che accusa Delpini mandata da Bassetti a parlare con lui

    BEFFA VATICANA – La vittima di abusi che accusa Delpini mandata da Bassetti a parlare con lui

    Decisione beffa della Cei dopo i propositi del summit vaticano anti pedofilia. Rete l’Abuso chiede di punire l’arcivescovo per il caso don Galli. La Chiesa li farà ricevere dal comitato in cui c’è pure il legale della diocesi

    di Giorgio Gandola

    A pochi giorni dai buoni propositi usciti dal summit vaticano anti pedofilia, per le vittime è già arrivata la beffa. La Rete l’Abuso, che chiede provvedimenti contro l’arcivescovo di Milano, Mario Delpini, per la gestione del caso del prete molestatore don Galli ha ricevuto una risposta dalla Cei. L’associazione dovrà rivolgersi alla commissione istituita dallo stesso Delpini e nella quale c’è anche l’avvocato che difese il sacerdote condannato.

    L’appello: “Chiediamo soltanto giustizia”. La risposta: “Avete diritto alla giustizia”. In teoria c’è unità d’intenti, anzi una consonanza totale fra vittime dei preti pedofili e l’istituzione ecclesiastica incarnata dal suo rappresentante più alto, l’uomo più vicino a Dio, vale a dire il Papa. E questo connubio finalmente saldato dall’abbraccio cercato e voluto dalla Chiesa dovrebbe essere ancora più forte dopo il summit mondiale tenutosi in Vaticano la scorsa settimana (titolo “La protezione dei minori nella Chiesa”), presieduto dal Pontefice in persona e organizzato per dare un segnale concreto contro la piaga che più imbarazza il cattolicesimo del terzo millennio.

    Rompere il codice del silenzio, illuminare penombre purtroppo abituali: ecco le priorità indicate dal Pontefice e dai suoi fedelissimi per “far sì che i crimini non si ripetano e i luoghi della Chiesa siano sicuri per i minori”, come ha sottolineato con sincera enfasi Francesco nel discorso finale, annunciando un altro motu proprio dopo quello dal titolo “Come una madre amorevole”, per codificare meglio la prevenzione e il contrasto agli abusi. Questo in linea di principio, ma per comprendere che la realtà rimane altra cosa rispetto alle buone intenzioni e che (parafrasando un motto di Anton Cechov) “Mosca è lontana”, basta leggere una lettera.

    Ha l’intestazione della Conferenza episcopale italiana, è firmata dal presidente della Cei, cardinal Gualtiero Bassetti, ed è datata 21 febbraio, giorno d’inizio del summit mondiale antipedofilia a Roma. Con la missiva, il numero uno dei vescovi risponde alla richiesta di ascolto delle vittime da parte dell’associazione Rete l’Abuso, che riporta come esempio di omertà e di cattiva applicazione dei dettami papali (già Giovanni Paolo II e Benedetto XVI stigmatizzarono l’insabbiamento e l’omissione) il comportamento dell’attuale arcivescovo di Milano, Mario Delpini, e del vescovo di Brescia, Pierantonio Tremolada, nella gestione del caso di abuso sessuale sul giovane Alessandro Battaglia.

    Il ragazzo, che al tempo dei fatti aveva 15 anni, nel dicembre 2011 fu invitato a “dormire nel lettone” da un sacerdote, don Mauro Galli, condannato per ciò che accadde quella notte a 6 anni e 8 mesi in primo grado dal tribunale di Milano. E i due alti prelati (allora vicario episcopale e responsabile dei giovani sacerdoti) si limitarono a trasferirlo dall’oratorio di Rozzano a quello di Legnano, sempre a contatto con adolescenti. Non aprirono l’indagine previa (prevista dal diritto canonico) fino a quando la famiglia, scossa dagli scompensi psicologici del ragazzo e dalle melliflue risposte dell’arcidiocesi alla quale da ferventi cattolici si erano affidati, non decise di varcare la soglia di una stazione dei carabinieri per la denuncia penale.

    Ebbene, cosa risponde il cardinal Bassetti alle vittime degli abusi, quindi anche a questi genitori che chiedono giustizia con l’apertura di un procedimento che chiarisca quei fatti, con il coinvolgimento del massimo rappresentante della Chiesa meneghina? “Abbiamo proposto a tutti i vescovi italiani di ascoltare le vittime che si presentassero, con calma ed empatia, per rendersi conto della profondità delle ferite, dell’umiliazione, della vergogna, del senso di colpa, della repulsione verso la vita”.

    Il presidente dei vescovi rimanda dunque alla commissione di esperti diocesana per la tutela dei minori. A Milano c’è, è stata istituita proprio dall’arcivescovo Delpini all’inizio di febbraio con presidente il vicario generale, monsignor Franco Maria Agnesi, ed è composta da dodici membri come gli apostoli, nove sacerdoti e tre laici. Il paradosso sta nell’indirizzare le vittime verso un consesso di persone incaricate da colui che non applicando la “tolleranza zero” si attirò le critiche del suo predecessore, Angelo Scola. E, come sottolinea Francesco Zanardi, presidente di Rete l’Abuso, “dovrebbe per questo essere rimosso”.

    Ma c’è un ulteriore motivo di imbarazzo. Nella commissione siede il professor Mario Zanchetti, principe del foro di Milano, da 15 anni legale ufficiale dell’arcidiocesi, che nel recente processo per abusi difendeva don Galli. C’è qualcosa di surreale in tutto questo, un corto circuito che lascia esterrefatti. E come puntualizza un parente della vittima: “Dovremmo chiedere all’avvocato Zanchetti, che nel processo rappresenta la controparte e difendeva un prete pedofilo, di impegnarsi a far avere la verità al Papa sul coinvolgimento di Delpini e Tremolada affinché applichi la tolleranza zero ribadita nel summit a Roma e rimuova Delpini, cioè un cliente di Zanchetti stesso? La pare normale? È questo l’esito del summit?”.

    La decisione di istituire una commissione con il compito di “suggerire quanto è necessario e opportuno introdurre in diocesi per la più efficace prevenzione di abusi sui minori o sugli adulti che hanno un uso imperfetto della ragione e che possono essere compiuti da quanti rivestono compiti educativi nelle realtà diocesane”, è certamente un passo avanti rispetto alla polvere sotto il tappeto e a quel “silenzio e preghiera” che talvolta nasconde inquietanti penombre. Ma in questo caso la mossa del cardinal Bassetti è improvvida: pare come minimo inopportuno rimandare le vittime davanti a chi fece muro contro di loro. In un’aula di tribunale la legittima suspicione sarebbe automatica, qui sembra tutto normale. Nonostante le buone intenzioni e il marketing curiale, la via della trasparenza sembra ancora lunga.

    (trascrizione da La Verità del 2 marzo 2019)

  • Molestò una bimba: ex curato di Serina condannato a 6 anni di carcere

    Molestò una bimba: ex curato di Serina condannato a 6 anni di carcere

    Ha molestato una bambina del paese. Per questo motivo mercoledì 27 febbraio la Corte di Cassazione di Roma ha confermato la condanna a sei anni nei confronti di don Marco Ghilardi, ex curato di Serina.

    In primo grado, nel 2016, il sacerdote di 44 anni era stato assolto perché “il fatto non sussiste” dal collegio presieduto dal giudice Antonella Bertoja. Ma il sostituto procuratore della Repubblica di Bergamo Gianluigi Dettori, che aveva chiesto 12 anni di carcere, presentò ricorso in appello. In secondo grado la sentenza venne ribaltata e arrivò la condanna a sei anni, confermata poi in Cassazione dopo il ricorso questa volta da parte del religioso, che sperava in una nuova assoluzione.

    Il caso era emerso dopo che la giovane, ora 23enne, nel 2013, pochi giorni dopo essere diventata maggiorenne, aveva trovato il coraggio di sporgere denuncia ai carabinieri di Serina. In lacrime aveva ricostruito gli abusi subiti quando aveva tra i 6 e i 10 anni da quell’uomo di cui si dava, avvenuti nella scuola dove lui insegnava religione, nella sagrestia della parrocchia e tra le stanze dell’oratorio.

    Oltre alla sua testimonianza, in aula erano state portate anche quelle dell’ex danzatino e delle amiche della ragazza, anche se nessuna era diretta. Un punto quest’ultimo che nel processo di primo grado aveva inciso nell’assoluzione. Ma prima la Corte d’Assise poi la Cassazione hanno dato ragione alla vittima.

    Don Ghilardi, difeso dall’avvocato Roberto Bruni, si era sempre proclamato innocente: “Il racconto della ragazza è pieno di inverosimiglianze e discrasie – le parole del suo legale – . La denuncia anni dopo i fatti pesa perché i racconti non sono quelli di una bambina, situazione che sarebbe stata comunque delicata, ma di una bambina che è diventata nel frattempo adulta”. Il sacerdote è già rinchiuso nel carcere di via Gleno a Bergamo, dove dovrà restare per sei anni.

    https://www.bergamonews.it/2019/02/28/molesto-una-bimba-ex-curato-di-serina-condannato-a-6-anni-di-carcere/303258/

  • Abusi, la Germania chiede l’accesso agli archivi della Chiesa tedesca

    Abusi, la Germania chiede l’accesso agli archivi della Chiesa tedesca

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – Il giorno dopo il summit sugli abusi, in Vaticano si tirano le somme, si difende il segreto pontificio e si cerca di dare concretezza ai punti programmatici individuati mentre il governo tedesco, a Berlino, chiede che la Chiesa in Germania apra i propri archivi che finora ha secretato.

    Nella Sala Bologna del Palazzo Apostolico si è tenuta una riunione inter-dicasteriale  ristretta dove, ha spiegato il portavoce Alessandro Gisotti, si è «messo l’accento su quanto fosse necessario organizzare tale incontro, fortemente voluto da Papa Francesco». I cardinali di curia hanno fatto un ripasso dei principi fondamentali che ispirano i documenti annunciati e per i quali in Vaticano sta lavorando da tempo. «Tali iniziative dovranno essere comunicate nel modo più chiaro, tempestivo e dettagliato possibile (…) È stato infine evidenziato che è opportuno verificare con riunioni a livello Interdicasteriale il progresso del follow up dell’Incontro nel segno della sinodalità e della sinergia». Insomma il cammino è destinato ad andare avanti anche se qualcosa è stato fatto e qualcos’altra ancora no.

    Ancora stamattina le vittime delle pedofilia manifestavano delusione. Si aspettavano di più, per esempio provvedimenti verso quei vescovi che nel corso degli anni hanno insabbiato casi di pedofilia. Le aspettative di questo summit erano piuttosto alte. Non solo le vittime anche l’opinione pubblica si attendeva una vera svolta politica da parte del Papa con l’annuncio di nuove regole interne. Per esempio regole riguardanti l’esclusione dei vescovi o dei prelati che, in modo complice, hanno contribuito a coprire i predatori. Ma tutto questo non è stato annunciato, sicchè il cammino resta aperto e dovrebbe con il tempo portare ad un ampio cambiamento culturale. «Alla fine, sono i cambiamenti del cuore ad essere importanti», ha detto domenica pomeriggio l’arcivescovo di Malta, Charles Scicluna.

    La stragrande maggioranza dei giornali (soprattutto stranieri) ha dato un giudizio negativo, ritenendo che il summit sugli abusi sia stato sostanzialmente una occasione mancata. Per certi versi una specie di fiasco.

    Ma il  giorno dopo si è registrata anche una importante richiesta politica da parte del governo tedesco. «Sulla pedofilia, la Chiesa deve collaborare con gli organi di Giustizia, e mettere gli atti a disposizione delle procure, per fare in modo che i colpevoli possano essere giudicati con regolari procedimenti». E’ la richiesta del ministero della Giustizia tedesca, emersa a Berlino in conferenza stampa, in seguito a una domanda sul vertice di Papa Francesco sulla pedofilia. «Nell’ordine statale non è ammissibile la pratica del segreto», ha aggiunto il portavoce.

    Un argomento, quello dell’abolizione del segreto e della collaborazione con i magistrati, che sostanzialmente per resta invece un tabù per i vescovi italiani visto che per il nostro ordinamento, non prevede l’obbligo di denuncia alla polizia o ai carabinieri. Il cardinale Bassetti anche stamattina, attraverso l’Avvenire, ha detto che a maggio, durante l’assemblea generale dei vescovi, si affronterà l’argomento su come garantire maggiore cooperazione.

    Il tema degli abusi è finito poi al centro del carnevale di Malo, in provincia di Vicenza. Un carro raffigurava un prete con un chierichetto, avvolti tra le fiamme. La rappresentazione choc è sfilata ieri ed era dedicata alle piaghe della violenza nella società.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/papa_francesco_pedofilia_abusi_ultime_notizie_oggi-4323794.html