Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: carabinieri

  • Calenzano, prete che molestò bambina di 10 anni vive vicino a una scuola materna. Abitanti: “Devono sbatterlo in carcere”

    Calenzano, prete che molestò bambina di 10 anni vive vicino a una scuola materna. Abitanti: “Devono sbatterlo in carcere”

    di Giacomo Salvini

    A Fabbriche di Casabasciana tutti conoscono la storia di don Paolo Glaentzer, eppure nessuno sa precisamente dove stia. Ma non è difficile arrivarci: la piccola frazione di 146 abitanti a pochi chilometri da Bagni di Lucca è un insieme di stradine laterali alla statale Brennero che porta alle montagne dell’Abetone (Pistoia) e la villetta dove abita l’ex prete di Calenzano, arrestato a fine luglio per aver molestato una bambina di 10 anni, si trova proprio lungo una di queste. Dall’altra parte della carreggiata, a poche decine di metri di distanza, c’è una scuola dell’infanzia frequentata dai bambini del paese. “Proprio qui, accanto a una scuola, dovevano farlo venire?”, si chiede con la garanzia dell’anonimato un residente del paese. Don Glaentzer da un mese a questa parte è barricato in casa: non risponde ai giornalisti e non può uscire, controllato a distanza da una pattuglia di Carabinieri della stazione di Bagni di Lucca che ogni tanto si affacciano in paese.

    Ma questo non basta a tranquillizzare gli abitanti: molti di loro hanno firmato una petizione per allontanarlo da Casabasciana e chiedere al Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, di accettare la richiesta della Procura e mandarlo in carcere. “Chi commette questi atti deve scontare la pena prevista dalle legge, senza attenuanti legate all’età o al ruolo che riveste”, si legge nella petizione a cui hanno aderito ben 56mila persone.

    Don Glaentzer, ex parroco della chiesa di Sommaia a Calenzano (Firenze), lo scorso 23 luglio era stato trovato seminudo nell’abitacolo della sua macchina, a Calenzano, con una bambina di 10 anni con la maglietta e i pantaloni abbassati. Ai magistrati della Procura di Prato che lo avevano accusato di violenza sessuale aggravata aveva confessato: “È successo altre volte – aveva detto alla pm Laura Canovai – ma era sempre stata lei a prendere l’iniziativa”. Poi al Corriere Fiorentino aveva detto che non pensava che la bambina avesse 10 anni: “gliene davo 15”. Durante l’interrogatorio con i magistrati il parroco aveva anche dichiarato di conoscere molto bene la famiglia della bambina e di aver donato ai genitori circa 7mila euro “per le difficoltà economiche e quelle di salute in cui versava il padre”.

    La Procura per il parroco reo confesso aveva chiesto il carcere per la gravità dell’episodio ma il gip del Tribunale di Prato aveva concesso solo i domiciliari perché, nonostante ci sia il pericolo di reiterazione del reato, l’uomo è anziano e dopo aver confessato non potrà inquinare le prove né scappare. La curia di Firenze, di cui peraltro l’uomo non faceva parte, aveva preso subito provvedimenti: l’arcivescovo di Firenze, Giuseppe Betori, si era detto “colpito e addolorato” per la vicenda e aveva subito sospeso Don Glaentzer dall’esercizio del ministero pastorale. Dopo la decisione del giudice Francesco Pallino, sulla piattaforma Change.org è partita una petizione per allontanare l’ex prete dal piccolo paese che fino a oggi ha raccolto ben 56mila firme: “Non possiamo permettere che un cittadino, avvantaggiato dal ruolo che riveste, possa abusare di una bambina ed evitare di essere punito come previsto dalla legge!”, si legge nella raccolta firme indirizzata al Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. A lanciare la petizione è stato Massimiliano Vintaloro, residente a Prato (a pochi chilometri da Calenzano), che punta il dito contro la magistratura: “È stato un episodio molto grave e per un reato di questo tipo si deve andare in carcere – dice a Ilfattoquotidiano.it – A una persona comune sarebbe andata diversamente, mentre don Glaentzer, in quanto prete, ha goduto di favori che tutti noi non abbiamo. La mia petizione è stata un piccolo gesto per smuovere le coscienze, anche se credo che non farà cambiare idea al giudice”. Intanto l’ex prete rimane lì, nella sua casa di Casabasciana, a pochi metri dalla scuola materna.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/09/19/calenzano-prete-che-molesto-bambina-di-10-anni-vive-vicino-a-una-scuola-materna-abitanti-devono-sbatterlo-in-carcere/4636006/

  • Caserta, abusi su bimba di 8 anni in oratorio: arrestato un pensionato

    Caserta, abusi su bimba di 8 anni in oratorio: arrestato un pensionato

    Avrebbe abusato di una bambina di otto anni, mentre la piccola giocava a biliardino nell’oratorio di una parrocchia. Con questa accusa un pensionato di 67 anni è stato arrestato dai carabinieri e posto ai domiciliari, a Recale, in provincia di Caserta, su ordine del Gip del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. La violenza, un singolo episodio, sarebbe avvenuto il giorno di ferragosto nei locali della parrocchia di Santa Maria Assunta e sarebbe stata ripresa dalle telecamere.

    La telecamera

    E’ stata la madre della piccola, dopo aver saputo da quest’ultima quanto accaduto, a mettere in moto le indagini, che sono state molto celeri. Sono stati immediatamente ascoltati i testimoni presenti al momento della violenza, che hanno confermato quanto raccontato dalla bambina, ovvero che il pensionato le si è avvicinato mentre era intenta a giocare a biliardino con un’amichetta ed ha cominciato l’aggressione sessuale, nonostante lei cercasse di sfuggirgli. Ma l’elemento che ha inchiodato il pedofilo, permettendo agli inquirenti di chiudere il cerchio delle indagini in pochi giorni e ottenere l’emissione dell’ordinanza cautelare, sono state le immagini delle telecamere di video-sorveglianza interne della struttura, che hanno ripreso per intero il fatto, mostrando «senza veli» l’approccio violento del 67enne e i tentativi della piccola di divincolarsi dalla presa.

    https://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/cronaca/18_agosto_27/caserta-abusi-bimba-8-anni-oratorio-arrestato-pensionato-30fb53dc-aa05-11e8-aade-03f35a00d200_amp.html

  • DON PAOLO GLAENTZER, AI DOMICILIARI PER PEDOFILIA/ Ultime notizie: la bambina è stata vittima di altri abusi?

    DON PAOLO GLAENTZER, AI DOMICILIARI PER PEDOFILIA/ Ultime notizie: la bambina è stata vittima di altri abusi?

    SILVANA PALAZZO

    Accuse di molestie e arresti domiciliari per don Paolo Glaentzer, a cui La Vita in Diretta ha dedicato un approfondimento. In studio è emersa un’indiscrezione su cui si attendono riscontri: il giornalista Simone Innocenti parla di un “interlocutore istituzionale” il quale avrebbe segnalato che la bambina potrebbe essere stata vittima di altri abusi. «Giochiamo a babbo e mamma» le avrebbe detto un altro adulto sotto compenso. Anche per questo gli inquirenti starebbero prendendo in considerazione l’ipotesi di un gruppo di pedofili, che però non è detto sia legato al parroco. Innocenti racconta di un terzo caso, una violenza pregressa: il fratello della bambina vittima di abusi sarebbe stato violentato da un’altra persona. Intanto don Nando Ottaviani, parroco di Coreglia, in un videomessaggio su Facebook ha dichiarato: «Un atto da condannare, l’infanzia non si tocca». Poi la richiesta di riduzione allo stato laicale: «La curia di Firenze ha sospeso don Glaentzer ma io mi auguro, da cittadino e da sacerdote, che possa essere ridotto allo stato laicale. Chi sbaglia paga. Non voglio fare di tutta un’erba un fascio, ma purtroppo ci sono tante mele marce nell’ambiente ecclesiastico. Sta crescendo la diffidenza da parte dei cittadini». (agg. di Silvana Palazzo)

    DON PAOLO GLAENTZER, AGLI ARRESTI DOMICILIARI PER PEDOFILIA

    Non si sono spenti i riflettori a Fabbriche di Casabasciana per la presenza di don Paolo Glaentzer, il prete accusato di pedofilia ai danni di una bambina di Calenzano. In paese però sembra essere calato il silenzio dopo giorni di agitazioni e proteste. L’apprensione, scrive Il Tirreno, tornerà alta alla riapertura delle scuole, perché a pochi passi dall’abitazione in cui Glaentzer è agli arresti domiciliari c’è la fermata del pulmino. Nessuno però ora vuole più parlare, anche per non allarmare i piccoli con la paura per per “la presenza dell’orco”. Nei bar e per strada le domande sul parroco cominciano a dare fastidio. Si sottolinea invece la presenza costante dei carabinieri e di come ciò abbia portato sicurezza e tranquillità in paese. Nessuna preoccupazione neppure per le due donne che, dopo l’arresto del prete e il trasferimento a Fabbriche, avevano seguito il parroco sistemandosi in un alloggio vicino. I carabinieri comunque hanno ribadito che il parroco, sotto regime di detenzione a tutti gli effetti, non può essere avvicinato.

    COME HA REAGITO FABBRICHE DI CASABASCIANA

    La Curia non ha avuto più notizie su possibili altre destinazioni per don Paolo Glaentzer. Lo ha fatto sapere don Raffaello Giusti, parroco di Bagni. Ma continua a far discutere la petizione comparsa online per mandar via il prete accusato di abusi su una bambina di Calenzano. Non c’è certezza che abbiano partecipato alla raccolta firme persone di Fabbriche o del circondario, sebbene fosse circolata subito in paese l’idea di una petizione per far mettere Glaentzer in carcere o in una struttura della chiesa. Nei fatti, non c’è stata alcuna raccolta firme in città. La vigilanza sulla presenza indesiderata del prete, agli arresti domiciliari, è comunque alta, anche se pare che la parola d’ordine sia ora quella di evitare clamori. Questo, come dicevamo, per tutela la serenità dei bambini. Come riportato da Il Tirreno, si confida che i controlli dei carabinieri restino costanti fino a quando don Glaentzer resterà in paese. Ma il timore che il sacerdote resti a Fabbriche dopo la sentenza definitiva è forte, per questo la gente vorrebbe che la Curia valutasse la possibilità di accogliere il prete in una delle tante strutture della chiesa.

  • Pedofilia, il prete condannato non paga i danni

    Pedofilia, il prete condannato non paga i danni

    Don Ruggero Conti – Ha preso 14 anni, sfugge al carcere per “depressione” e la Curia non risarcisce le vittime

    di Angela Camuso

    Il Papa chiede perdono per i preti pedofili ma chissà se muoverà un dito per i ragazzi violentati dal sacerdote protagonista del più clamoroso caso di abusi sessuali in Italia. L’ex parroco della borgata romana di Selva Candida, don Ruggero Conti, 63 anni, all’epoca dei fatti anche economo della Curia di Santa Rufina è stato condannato nel 2015 in via definitiva a 14 anni e due mesi di carcere per aver violentato 7 minorenni (esclusi altri casi prescritti). I poveretti non hanno ottenuto neppure un euro di risarcimento, né dal sacerdote né dalla Curia.

    E il loro carnefice non è mai stato in galera escluso un periodo durante le indagini preliminari. Il pedofilo in questione infatti, già delegato alle politiche della famiglia dell’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, dopo essere stato arrestato una prima volta, nel 2008, si è visto ripetutamente concedere dal tribunale di Sorveglianza di Milano gli arresti domiciliari per motivi di salute.

    “Depressione”, è la diagnosi. Fatti i conti, nonostante lo scandalo sia scoppiato dieci anni fa, il prete ha vissuto dietro le sbarre per meno di due anni. Poi sempre in convento o in clinica.

    Nel settembre scorso il Tribunale si sorveglianza di Roma, quando don Conti era in una casa di cura nei pressi della Capitale, aveva deciso che le sue condizioni fossero compatibili con il carcere e aveva mandato i carabinieri in clinica per arrestarlo. Don Ruggero però nottetempo era evaso, salendo a bordo di un taxi con destinazione Milano. Giunto nel capoluogo lombardo, il prete si era presentato al pronto soccorso del San Raffaele accusando un malore. Così era entrato nella giurisdizione del tribunale di Milano a esprimersi in merito alla sua salute ed è di nuovo ai domiciliari in una clinica lombarda, peraltro vicino ai suoi familiari dal momento che il prete è di Legnano.

    Don Conti, secondo sentenza, è tenuto a risarcire i ragazzini che violentò, all’epoca fra i 13 e i 17 anni, per complessivi 230.000 euro. Le altre parti civili (le famiglie degli abusati e l’associazione antipedofilia “Caramella buona”, che ha assunto la difesa delle vittime) attendono 57.000 euro. Il prete si è dichiarato nullatenente. Muro di gomma dalla Diocesi di Roma, a cui gli avvocati di uno dei ragazzi violentati si erano rivolti in via bonaria con una lettera all’allora vicario di Sua Santità, cardinale Agostino Vallini. L’arcivescovo aveva risposto che l’affare era di competenza della Curia di Santa Rufina di cui era economo lo stesso don Ruggero e a capo della quale è rimasto lo stesso vescovo indagato e poi prosciolto dall’accusa di aver coperto il prete pedofilo: monsignor Gino Reali, che ricevette più volte segnalazione e persino la denuncia scritta a mano da parte di un ragazzo ma non denunciò don Ruggero, anzi lo riconfermò parroco.

    “È una vergogna. Il Papa non potrà affrontare il problema della pedofilia nella Chiesa fin quando non avrà il coraggio o la forza di affrontarlo in Italia – dichiara Roberto Mirabile, presidente e fondatore di Caramella Buona –. Sono convinto che il Papa subisca fortissime pressioni in Vaticano affinché in Italia non si apra il Vaso di Pandora, perché scoppierebbe il pandemonio”.

    (trascrizione da IL FATTO QUOTIDIANO del 28 agosto 2018)

    https://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/pedofilia-il-prete-condannato-non-paga-i-danni/

  • Parroco accusato di pedofilia: nel paese è calato il silenzio

    Parroco accusato di pedofilia: nel paese è calato il silenzio

    Dopo le proteste e le raccolte di firme online per allontanare il religioso adesso tra gli abitanti pare dominare la voglia di spegnere i riflettori sul caso

    di Emanuela Ambrogi

    L’apprensione tornerà alta tra pochi giorni, alla riapertura delle scuole, a causa di quella fermata del pulmino proprio a pochi passi dall’abitazione in cui è agli arresti domiciliari il prete accusato di pedofilia ai danni di una bambina di Calenzano. Ma dopo l’agitazione e le proteste dei giorni in cui il parroco era arrivato a Fabbriche di Casabasciana, in paese e a Bagni sembra quasi che sulla vicenda la popolazione abbia fatto la scelta del silenzio.

    Nessuno ne vuol più parlare, anche nell’evidente intento di non allarmare i bambini con la paura per “la presenza dell’orco”. Nei bar e per strada le domande del cronista su come vanno le cose non sono accolte con la sollecitudine di qualche settimana fa. Anzi, danno fastidio. Gli unici commenti sottolineano come la presenza dei carabinieri sia costante, e di come, in paese, abbia portato una sicurezza e una tranquillità che prima non c’era. Nessuna preoccupazione, giusta o sbagliata che fosse, c’è più nemmeno per le due donne che, dopo l’arresto del prete e l’arrivo a Fabbriche, avevano seguito don Paolo Glaentzer, sistemandosi in un alloggio vicino. A tutti i carabinieri hanno fatto presente che il parroco, a tutti gli effetti sotto regime di detenzione, non può essere avvicinato.

    Don Raffaello Giusti, parroco di Bagni, informa poi che dalla Curia non ha avuto più notizie su possibili altre destinazioni per il prete agli arresti. Resta a far discutere la petizione comparsa su un sito on-line specializzato, che raccoglie firme ovunque. Dal mondo del web ne sono arrivate più di 800, ma non c’è certezza che ve ne siano anche di persone di Fabbriche o del circondario, sebbene fosse subito circolata in paese l’idea di fare una raccolta di firme perché il sacerdote fosse messo in carcere o in una struttura della chiesa. Nei fatti, però, di fogli per la raccolta di firme non ne sono circolati, né si conosce chi materialmente potrebbe essersi fatto promotore della raccolta. Sconosciuto a Bagni di Lucca è anche il nome (Massimiliano Vintaloro) di chi ha lanciato sul web la petizione perché don Glaentzer finisca in carcere.E c’è chi invita a informarsi bene sul funzionamento di quel sito, citando articoli dei quotidiani nazionali che spiegano come funzionano i siti che lanciano petizioni, invitando anche a stare attenti al destino dei dati sensibili che vengono ceduti. La vigilanza sulla indesiderata presenza del prete agli arresti a Fabbriche comunque rimane alta, anche se pare che la parola d’ordine pare che sia quella di evitare clamori. Gli obiettivi di tutti sono la tutela e anche la serenità dei bambini e si confida che i controlli dei carabinieri restino costanti fino a quando don Glaentzer resterà in paese.

    Il timore che, anche a sentenza definitiva acquisita, il sacerdote possa però rimanere a Fabbriche è forte e la gente vorrebbe che la Curia non chiudesse gli occhi di fronte al disagio dei residenti, valutando l’opportunità di accogliere don Glaentzer in una delle tante strutture della chiesa.

  • Oltre 800 firme contro il prete pedofilo a Bagni

    Oltre 800 firme contro il prete pedofilo a Bagni

    A Bagni di Lucca e, in particolare, a Fabbriche di Casabasciana è rimasto il caso dell’estate. L’argomento caldo tra le mura domestiche e nei bar. Don Paolo Glaentzer, il parroco arrestato con l’accusa di aver abusato di una bambina di 10 anni che le era stata affidata e con la quale si era invece appartato nell’auto in un parcheggio di un supermercato di Calenzano, dove è stato trovato nudo, fa ancora discutere nel comune termale.

    A Fabbriche di Casabasciana gli abitanti non lo vogliono e temono, tra l’altro, per la vicinanza dell’asilo all’abitazione del fratello dove il sacerdote è stato messo ai domiciliari. Ci sono molti paesani tra gli oltre 860 firmatari della petizione online lanciata a inizio agosto su change.org per chiedere che il parroco sia trasferito in carcere (Ecco il link). Una raccolta di firme sul web, lanciata da Massimiliano Vintaloro e rivolta al ministro della giustizia Alfonso Bonafede, al quale si chiede di valutare il caso e intervenire perché sia accolta la richiesta della procura di Prato che chiedeva il carcere per don Paolo Glaentzer. Una proposta tuttavia respinta dal gip che aveva disposto i domiciliari.
    Sospeso dalla diocesi di Firenze, ‘rifiutato’ da quella di Lucca, che gli ha vietato di esercitare, ricordando il provvedimento della curia fiorentina e sottolineando che il parroco pedofilo non è ospitato in alcuna struttura della canonica, né, evidentemente, lo sarà, don Paolo resta nel mirino anche di parte dell’opinione pubblica a Bagni di Lucca.
    “Pensavo che quella bambina avesse 15 anni”, aveva detto agli inquirenti il parroco che quando è stato scoperto ha rischiato di essere linciato dalla folla. Per la bambina, che era seguita dai servizi sociali, è stato invece disposto un sostegno psicologico.
    Secondo quanto è stato ricostruito, il sacerdote si era fermato attorno alle 22 del 23 luglio scorso nel parcheggio di un supermercato lungo il tragitto tra la sua parrocchia – una chiesa in provincia di Firenze – e la casa della bambina. Qui, restando all’interno dell’auto, si sarebbe spogliato e avrebbe molestato la bambina. E’ stato un passante che vive nella zona a notare i due nell’auto, in un angolo piuttosto buio. Il parroco era con i pantaloni abbassati quando è stato aperto lo sportello per far uscire la bambina, dando l’allarme al vicinato. Un gruppetto di persone si è così raccolto nel parcheggio. Tra questi c’era anche il padre della bambina e in attesa dell’arrivo dei carabinieri ci sono stati momenti di tensione. Alcuni hanno cercato di colpire il prete, per linciarlo, ma sono stati bloccati dai carabinieri.
    Contro la permanenza del sacerdote a Fabbriche di Casabasciana si era espresso anche don Nando Ottaviani, vicario di zona per la diocesi di Lucca che attraverso un video messaggio divenuto virale su Facebook aveva chiesto che don Paolo fosse ridotto allo stato laicale.

  • Zungri, parroco denunciato per molestie; nessun intervento da parte della diocesi

    Zungri, parroco denunciato per molestie; nessun intervento da parte della diocesi

    E’ un paese diviso Zungri, piccolo borgo nella provincia di Vibo Valentia. Appena due anni fa l’ex parroco, don Felice La Rosa, era stato arrestato per sfruttamento della prostituzione minorile. Oggi una nuova grana si abbatte sul nuovo parroco del paese, don Giuseppe Larosa, denunciato da un suo ex collaboratore. Accuse gravissime che vanno dalla molestia sessuale al furto.

    A raccontare la vicenda è Pietro Serra, aspirante giornalista che in Calabria, fino a qualche mese fa, scriveva per diverse testate online e cartacee. Una vicenda surreale che ripercorre con fatica: “Incontrai per la prima volta don Larosa lo scorso anno a Zungri, pochi giorni dopo la festa della Madonna della Neve. Rimasi lì alcuni giorni e notai che qualcosa non andava quando al termine della celebrazione di un matrimonio nella frazione vicina, Papaglionti, un altro giovane sacerdote, don Mimmo Barletta, ci raggiunse nella casa parrocchiale proponendo un rapporto a tre. Idea che respinsi con fermezza, al termine del quale andò via imbronciato. Non ne parlai con Larosa per pudore e dopo pochi giorni andai via, ritornando in Campania”.

    Ma i contatti tra don Larosa e Serra proseguirono, fintanto che quest’ultimo lo andò a trovare in occasione della ricorrenza di Tutti i Santi. Una circostanza tranquilla, che non rivelò nessuna intenzione particolare. Ben diverso il quadro che si sarebbe prospettato circa due mesi dopo. In occasione delle festività natalizie, Serra si recò a Zungri e Mesiano per aiutare il sacerdote che iniziò ad alzare le mani toccando le parti intime. E, come se non bastasse, il ritorno dell’altro sacerdote, don Barletta, che volle andare a fare un giro su Lamezia Terme utilizzando un’applicazione per incontri omosessuali, chiamata Grindr. Fatti che irritarono Serra, tanto da intimare a don Giuseppe Larosa di non avvicinare quel soggetto, sia per tutela personale propria, che del sacerdote. Così come minacciò di non recarsi alla conferenza sui terremoti e protezione civile che da lì a poco si sarebbe svolta a Zungri. Don Larosa, stando a quanto afferma Serra, pareva aver accolto di buon grado le parole, a tal punto che prese parte alla conferenza tenuta il 25 febbraio a Zungri, nel salone parrocchiale.

    Ma le settimane a seguire diventarono un calvario per l’aspirante giornalista. “Don Larosa si prodigò per trovarmi un lavoretto sulle testate giornalistiche locali. Iniziai a collaborare con un quotidiano e un periodico, fintanto che mi regalò un cellulare nuovo dal prezzo modesto. Iniziai a chiedermi il perché e lo scoprii poco dopo, quando nuovamente mi toccò i genitali chiedendo “come sta Gigino?”. Toccamenti che si ripeterono in altre occasioni, chieste per sdebitarmi del suo attivismo, fintanto che persi la pazienza dandogli un ceffone all’interno della sacrestia”. Da quell’episodio, racconta ancora Serra, un’escalation di torti e vendette da parte del sacerdote. “Per due giorni il sacerdote mi lasciò nella casa parrocchiale privo di acqua e cibo, fintanto che tentando un rappacificamento per la debolezza fisica sempre più consistente, svenni a Vibo Valentia in un’altra struttura della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea”. E prosegue: “Una volta accompagnato in ospedale dal 118, stetti solo per diverse ore, fintanto che don Larosa portò due persone del luogo, un ex fotografo e un insegnante di matematica in pensione, che mi annunciarono di aver portato i miei beni quali indumenti e pc nella casa in cui svenni e che non dovevo far ritorno nella casa parrocchiale. Infatti a Zungri trovai lavoro nel santuario della Madonna della Neve, poiché don Larosa tentando di mettermi a tacere chiese al Comune un contributo di 1.000 euro che sono stati accreditati al santuario e che personalmente non ho mai ricevuto nonostante la mattina andavo ad aprire e chiudere la chiesa. Mi disse di non dirlo in giro poiché in paese si sarebbe scatenata una rivolta visto che non ero del luogo. Perciò stavo sia nella casa parrocchiale di Zungri che in quella di Vibo, visto che lui stava a Coccorino, frazione di Joppolo nel vibonese e io potevo sta solo”.

    “Una volta dimesso – conclude – chiesi di portarmi a Tropea e di restituirmi i miei averi così da poter ritornare in Sardegna, mia terra di origine, visto che avevo lasciato la Campania per la Calabria. Questo non avvenne e al contrario venni minacciato dal sacerdote, da un ex fotografo e un veterinario della zona. Contattai allora il 112 che mi aiutò e l’indomani contattarono per ben due volte don Larosa che non si presentò alla stazione dei carabinieri. Così decisi di tornare nell’isola con solo gli indumenti che portavo addosso e privo del restante materiale che mi è stato restituito in questi giorni, benché manchi ancora  una cartella clinica indispensabile per poter curare una disfunzione alla gamba”.

    Della vicenda è stato informato lo scorso 15 giugno il vicario diocesano che avrebbe informato il vescovo, monsignor Luigi Renzo. Nonostante la querela di Serra, composta da 6 pagine ricche di particolari, nessuna azione è stata intrapresa nei confronti del parroco di Zungri e Mesiano. Il giovane si dice rammaricato e allo stesso tempo sereno, conscio che le autorità troveranno conferma alle sue parole, soprattutto per quanto riguarda l’utilizzo di applicazioni non proprio in linea con i dettami della Chiesa Cattolica.

    Nel frattempo, in queste ore, nuove persone hanno deciso di parlare del caso. In particolare un giovane della zona avrebbe rivelato di aver avuto rapporti con don Larosa e altri ragazzi, nonostante fosse sacerdote e i restanti all’oscuro di tutto.

    Lettera firmata

  • Aliminusa, abusò di una minorenne: don Paolino Marchese condannato a 5 anni in Cassazione

    Aliminusa, abusò di una minorenne: don Paolino Marchese condannato a 5 anni in Cassazione

    Lui ha sempre negato. Ha sempre parlato di una “storia d’amore”. Ma i giudici non gli hanno creduto, ed anche in Cassazione don Paolino Marchese, ora semplice laico, è stato condannato a 5 anni e 6 mesi per violenza sessuale e atti di sessuali con minorenne.

    La storia arriva da Aliminusa racconta del parroco del borgo madonita che inizia quella che, secondo lui è una relazione d’amore, quando la ragazza ha appena 13 anni e finisce quando la ragazza è da poco diventata maggiorenne. I giudici non credono mai alla versione del prete. I genitori della ragazza avevano chiesto al parroco un maxi-risarcimento per mettere a tacere la vicenda. Una richiesta rifiutata da Marchese.

    Quindi partì l’inchiesta dei Carabinieri della compagnia di Termini Imerese per presunti abusi sessuali. Secondo il racconto degli inquirenti. la storia comincia quando la ragazzina confidò al prete di voler diventare suora. E iniziò a frequentare assiduamente la parrocchia di Aliminusa. Con la scusa di accompagnare il percorso vocazionale della ragazzina, don Paolino avrebbe approfittato della situazione per intraprendere con la ragazza un “rapporto d’amore” che sarebbe andata avanti per anni, fino a quando venne scoperto dai genitori. Era l’estate del 2014.

    La ragazzina si era trasferita a Roma e si era liberata di quello che era diventato un incubo. Era andata in cura anche da una psicologa ed era venuta a contatto con un maresciallo della compagnia dei Carabinieri di Termini, Jessica Burattin. L’ultimo abuso risalirebbe a quando la ragazza aveva 16 anni, perché i giudici hanno escluso che i rapporti avuti dopo il compimento dei 16 anni e terminati dopo il compimento della maggiore età fossero non consenzienti. Al processo di primo grado il parroco parlò di vera storia d’amore.

    La stessa ragazzina, come fecero emergere i difensori del parroco, nelle sue deposizioni negò sempre di essere stata vittima di violenza, arrivando ad affermare che si sentiva “fidanzata” di don Paolino. Ma nonostante ciò, il Gup Sabina Raimondo condannò il prete a sei anni di reclusione e 200 mila euro di risarcimento. Una sentenza che venne riformata dalla terza sezione della Corte d’Appello di Palermo presieduta da Raimondo Loforti che accolse in parte la linea della difesa e ridusse la pena si sei mesi. Verdetto confermato dalla Cassazione.

    Aliminusa, abusò di una minorenne: don Paolino Marchese condannato a 5 anni in Cassazione

  • Pedofilia: ex animatore in carcere

    Pedofilia: ex animatore in carcere

    Carabinieri eseguono provvedimento dopo conferma appello

    http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2018/08/13/pedofilia-ex-animatore-in-carcere_11851854-355e-4976-b091-fda437bdc2b7.html
  • Montemagni: “Prete pedofilo, serve pena esemplare”

    Montemagni: “Prete pedofilo, serve pena esemplare”

    Dopo le proteste dei cittadini di Bagni di Lucca e la prima raccolta firme contro il prete accusato di abusi sessuali su una bambina di 10 anni, arrestato dai carabinieri lunedì scorso (23 luglio), sulla questione interviene Elisa Montemagni, capogruppo in consiglio regionale della Lega. La Montemagni condivide la protesta dei cittadini, sottolineando l’auspicio che al prete “venga comminata una pena esemplare e tempestiva”.

    “La vicenda è vergognosa e non merita, per decenza, ulteriori commenti – afferma Elisa Montemagni riferendosi alla questione legata ad atti di pedofilia commessi da un prete, ora ai domiciliari a Bagni di Lucca. E’ normale e più che condivisibile che la popolazione della piccola località lucchese sia insorta perché non vuole che il suo territorio ospiti una persona, tra l’altro pure un ecclesiastico, che si è macchiato di un reato così grave ed indegno, ma pensiamo che la scelta del giudice di non mandare in carcere il settantenne parroco, sia dovuta al fatto che, dietro le sbarre, dove comunque meriterebbe di stare, probabilmente avrebbe dovuto subire l’ira dei detenuti, solitamente molto severi con chi commette questo tipo di reati infami. Una sorta, dunque – sottolinea l’esponente leghista – di forma preventiva a salvaguardia del prelato a cui ci auguriamo venga però comminata una pena esemplare e tempestiva”.
    “Riguardo, infine – conclude seccamente Elisa Montemagni – alla recente e quantomeno infelice, per usare un eufemismo, copertina di Famiglia Cristiana dedicata al ministro dell’interno, chissà se il periodico dedicherà lo stesso titolo “distensivo” a questo suo esimio rappresentante? Si accettano scommesse”.