Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: carabinieri

  • Forteto, Fiesoli scarcerato dopo soli sette mesi: era stato condannato per violenze sui minori

    Forteto, Fiesoli scarcerato dopo soli sette mesi: era stato condannato per violenze sui minori

    Rodolfo Fiesoli torna libero. Il fondatore della comunità per minori maltrattati Il Forteto di Vicchio (Firenze), al centro di varie inchieste per maltrattamenti e violenza sessuale, è stato scarcerato a seguito di una decisione della Cassazione del 5 luglio scorso, dopo un ricorso presentato dal suo difensore, l’avvocato Lorenzo Zilletti. Fiesoli era stato condannato a 15 anni e 10 mesi ma la Cassazione aveva stabilito che dovesse scontare un residuo di pena 14 anni, 8 mesi e 17 giorni. Il 23 dicembre scorso venne accompagnato dai carabinieri nel carcere di Sollicciano.

    Fiesoli, 77 anni, è stato scarcerato perché la sentenza della Cassazione del 22 dicembre 2017, che pure lo condannava a scontare la pena residua, non è da considerarsi definitiva: ci sono annullamenti di alcune parti che fanno di Fiesoli ancora un imputato e non un condannato ‘per sempre’, quindi può aspettare ‘fuorì i futuri giudizi.

    La decisione è del 5 luglio ed è stata presa dalla prima sezione su un ricorso fatto dai difensori, gli avvocati Oliviero Mazza e Lorenzo Zilletti. Ricorso discusso e respinto in corte di appello a gennaio, quindi, quasi dimenticato dall’opinione pubblica, portato davanti alla Suprema Corte che, tre giorni fa, appunto, ha deciso. «Dal tenore della decisione, di cui non sono ora note le motivazioni – affermano i difensori – è facilmente arguibile come sia stata accolta in pieno la tesi della difesa circa l’impossibilità di eseguire una pena che non abbia i caratteri di certezza e irrevocabilità.

    Va ricordato, infatti, che la vicenda processuale di Fiesoli non è ancora conclusa perché dovrà celebrarsi un giudizio di rinvio a seguito di alcuni annullamenti pronunciati dalla Corte Suprema il 22 dicembre 2017». Annullamenti con rinvio che riguardano un caso di violenza sessuale su un giovane (è da stabilire se fu violenza semplice o ‘di gruppò) e altri per l’inadeguatezza della motivazione dei giudice della corte di appello riguardo alla determinazione della pena in continuazione di reato su tutte le accuse diverse dalla pena base. La procura generale ha notificato la revoca della carcerazione a Fiesoli il 6 luglio.

    Ora il ‘gurù, che dagli adepti si faceva chiamare ‘profetà, – e che da sei mesi e mezzo (23 dicembre 2017) era nel carcere di Sollicciano, a Firenze -, si trova in una località segreta. Al Forteto non è più tornato dal 2011, quando venne arrestato era in una casa a Pelago (Firenze). Non emergono commenti dalla procura di Firenze, mentre per il deputato Stefano Mugnai (Fi), che da consigliere regionale aveva guidato la commissione di inchiesta dell’Assemblea toscana, «fa male sapere che sia stato scarcerato». Per l’onorevole Giovanni Donzelli (FdI), anche lui impegnato a denunciare la vicenda quando era in Regione, osserva che solo per le vittime di questa storia vale il «fine pena mai» e annuncia che lavorerà per istituire una commissione parlamentare.

    https://www.ilmessaggero.it/primopiano/cronaca/forteto_fiesoli_scarcerato_violenze_minori_comunita-3844344.html

  • Le acrobazie di don Bruno Toscan per sfuggire alle accuse di pedofilia. Il prete calunnia la vittima con una falsa querela per estorsione

    Le acrobazie di don Bruno Toscan per sfuggire alle accuse di pedofilia. Il prete calunnia la vittima con una falsa querela per estorsione

    Più che un uomo di chiesa sembrerebbe “il demonio” in terra. Questo quello che emerge dal profilo che abbiamo potuto ricostruire su don Bruno Toscan, incardinato presso la diocesi di Pescara – Penne, oggi Pro Rettore della Cattedrale di Penne.

    Sul caso sta indagando per competenza territoriale la Procura della Repubblica di Verona dietro querela di parte depositata dalla presunta vittima, difesa dal legale della Rete L’ABUSO, Mario Caligiuri del Foro di Roma.

    I fatti si svolgono nell’estate del 1993, presso Villa Fascinato in Legnago (VR) durante una gita organizzata dalla parrocchia alla quale partecipò anche don Bruno Toscan.

    Nel 2014, a distanza di anni, la presunta vittima prende consapevolezza del trauma e accompagnato dalla moglie decide di incontrare don Bruno. Pochi giorni dopo l’incontro, il sacerdote si rivolge al Comando dei Carabinieri di Penne e, ignaro del fatto che la presunta vittima ha registrato l’incontro avvenuto pochi giorni prima, in totale malafede e a scopo di calunnia, querela la presunta vittima per tentata estorsione; querela che la Procura archivierà perché il fatto non sussiste.

    Ma torniamo ai giorni nostri quando la presunta vittima si rivolge alla Rete L’ABUSO per reclamare i suoi diritti e inizia l’indagine e l’acquisizione del materiale in essere nelle varie procure. Tra questo materiale anche la falsa querela per estorsione fatta dal prete ai danni della vittima – che querelerà il prete non più solo per i presunti abusi, ma anche per la calunnia – nella quale scopriremo un’anomalia, ovvero un messaggio SMS che il sacerdote mette nero su bianco nella falsa querela.

    Quel messaggio che dice testualmente “la pedofilia è un reato punito con la reclusione la vittima ha diritto al risarcimento economico sennò il colpevole verrà denunciato presso questura, arcivescovo, Iene ecc.” spinge il Presidente della Rete L’ABUSO a mettere sull’attenti il suo assistito, in quanto il contenuto è grave.

    Ma è così che si scopre che quel messaggio non è stato mandato dal nostro assistito poichè l’utenza telefonica dalla quale è stato inviato il messaggio non è mai stata intestata a lui: probabilmente, è un’altra vittima ad aver inviato quel messaggio dai toni realmente estorsivi. Il sacerdote lo attribuì al nostro assistito, probabilmente per il solo fatto che lo ricevette pochi giorni dopo la sua visita.

    Ora la domanda è se ci sono altre vittime e quante possono essere.

    L’ufficio di Presidenza

  • Botte e urla ai bimbi dell’asilo, sospese quattro suore: ma tra le mamme c’è chi le difende

    Botte e urla ai bimbi dell’asilo, sospese quattro suore: ma tra le mamme c’è chi le difende

    Botte e urla ai bimbi dell’asilo che dovevano accudire. E se non finivano presto di mangiare li chiudevano in stanze buie come punizione. Un nuovo caso di maltratatmenti a scuola che stavolta però non riguarda insegnanti ma quattro suore che sono state sospese dall’insegnamento in una scuola paritaria per l’infanzia di San Marcellino, nel Casertano.  I carabinieri di San Marcellino hanno eseguito un’ordinanza di applicazione della misura cautelare emessa dal gip del Tribunale di Napoli Nord su richiesta della Procura aversana nei confronti delle quattro suore, rispettivamente di 76, 54, 47 e 34 anni, per le quali è stata disposta la sospensione dal servizio pubblico di insegnamento per la durata di 12 mesi.

    Tra le mamme però, c’è chi difende le suore e la scuola, sostenendo che si trattasse di una scuola di prim’ordine.

    Le suore, responsabili della gestione e delle attività didattiche della scuola paritaria, dovranno rispondere di maltrattamenti aggravati ai danni di alunni minori. Le indagini, condotte tra i mesi di aprile e maggio di quest’anno, sono scaturite dalle denunce presentate ai carabinieri di San Marcellino da parte dei genitori di cinque bambini, alunni della scuola, che, all’interno delle mura domestiche, avevano manifestato disagio e cambiamenti di umore chiaramente riconducibili a comportamenti subiti presso l’istituto scolastico. L’attività di indagine, condotta anche mediante l’utilizzo di videocamere, ha permesso di documentare diversi episodi ai danni dei bambini.

    I Carabinieri hanno installato le telecamere nella scuola accertando le violenze ai danni dei bimbi, in particolare schiaffoni, strattoni, capelli tirati; i piccoli – secondo quanto riferito dagli investigatori – venivano anche chiusi in una stanza buia se non finivano presto di mangiare.

    https://www.ilgazzettino.it/italia/cronaca_nera/bambini_maltrattati_asilo_suore-3824278.html

  • Denuncia choc: “Violentato più volte da un prete in parrocchia quando ero minorenne”

    Denuncia choc: “Violentato più volte da un prete in parrocchia quando ero minorenne”

    LECCE – Un altro caso su un presunto prete pedofilo finisce all’attenzione della Procura. L’inchiesta, appena avviata, è stata messa in moto dopo la denuncia della presunta vittima. Di recente un uomo di mezza età si è presentato direttamente presso gli investigatori. Sposato e ormai padre ha deciso di scacciare dalla coscienza i fantasmi di un’adolescenza, a suo dire, violata. Con un racconto preciso e dettagliato nonostante i fatti siano piuttosto datati l’uomo ha denunciato il presunto prete pedofilo accusato di un reato capace di togliere il sonno a qualsiasi cittadino figuriamoci per chi ha il compito di guidare una comunità di fedeli.

    LA DENUNCIA Ai carabinieri l’uomo ha fornito il nome del parroco. Ha riferito i dettagli dei presunti abusi subiti che risalirebbero a diversi anni fa quando era ancora minorenne. Gli episodi sarebbero stati diversi. Toccatine, palpeggiamenti ma anche qualcosa di molto peggio avvenuti in una parrocchia di un paese del circondario di Lecce che l’uomo frequentava assiduamente. Il racconto dell’uomo dovrà ora essere attentamente vagliato da investigatori e inquirenti che, per la delicatezza delle accuse, mantengono il più stretto riserbo. Il prete, all’epoca dei fatti di mezza età, è ancora in attività? E se ancora in servizio si trova sempre nella stessa chiesa o, nel frattempo, è stato trasferito a distanza di anni ai fatti? Di certo le sole accuse della presunta vittima non possono consentire di ipotizzare una colpevolezza del sacerdote che, al momento, si deve ritenere estraneo ad ogni accusa.

    UN PRIMO CASO Proprio come un altro parroco residente sempre in provincia di Lecce finito da tempo sotto inchiesta per presunti abusi su una minorenne. In questo secondo caso l’inchiesta si trova in uno stato molto avanzato. Nelle scorse settimane, la ragazzina è stata sentita con la forma protetta dell’incidente probatorio. A breve l’inchiesta dovrebbe giungere al capolinea. Di certo i due casi finiti all’attenzione della magistratura non possono in alcun modo minare la credibilità di una categoria che da sempre si prodiga per aiutare il prossimo e a denunciare misfatti e soprusi.

    Francesco Oliva

    Denuncia choc: “Violentato più volte da un prete in parrocchia quando ero minorenne”

  • Il prete pedofilo ha già lasciato il carcere

    Il prete pedofilo ha già lasciato il carcere

    Ha lasciato il carcere da circa un mese, ma la notizia era rimasta riservata, don Giampiero Peschiulli (nella foto) l’ex parroco di Santa Lucia di Brindisi condannato in via definitiva a tre anni e otto mesi di reclusione per pedofilia.

    E’ stata accolta l’istanza di scarcerazione avanzata dall’avvocato Roberto Cavalera, sin dal primo momento difensore del prete pedofilo: la remissione in libertà sarebbe legata a motivi di salute e legati all’età avanzata del sacerdote che ha superato i 75 anni.

    Era stato arrestato il 18 marzo scorso quando le condanne erano divenute definitive per gli abusi sessuali compiuti su due chierichetti minori di 14 anni. L’inchiesta partì da un servizio delle Iene e si sviluppò con il lavoro investigativo dei carabinieri coordinato dal pm Giuseppe De Nozza.

    Il 20 maggio 2015 fu arrestato e posto agli arresti domiciliari. A marzo, a condanna divenuta definitiva, l’ingresso per la prima volta in cella. Ma la detenzione è durata solo poche settimane. Tra condizioni di salute e età, è stata accolta l’istanza del suo avvocato Roberto Cavalera.

    Il prete pedofilo ha già lasciato il carcere

  • I presunti abusi del prete di Milano finiscono all’Onu e inguaiano l’Italia

    I presunti abusi del prete di Milano finiscono all’Onu e inguaiano l’Italia

    di Giorgio Gandola

    Adesso la macchia d’olio sulla tonaca è grande come il mare. E sporca anche l’Italia, che rischia l’incriminazione da parte delle Nazioni unite per favoreggiamento della pedofilia clericale. Il caso di don Mauro Galli, del presunto abuso sessuale nei confronti di un minore e dell’ambigua gestione da parte di Mario Delpini, oggi arcivescovo di Milano, ha assunto una dimensione internazionale. Ieri a Ginevra, nella sede dell’Onu, la vicenda è stata al centro di un forum sulla pedofilia del clero nel quale i testimoni di 23 Paesi del mondo hanno raccontato le loro tristi storie. Per l’Italia è stata ritenuta emblematica quella del sacerdote di Rozzano che alla fine del 2011 ha fatto dormire nel suo letto un ragazzo dell’oratorio dopo averlo confessato e in questi mesi è imputato in un processo per abusi in tribunale a Milano.

    Al culmine di un lungo e tormentato percorso durato tre anni che lo ha portato più volte sulla soglia dell’autodistruzione, il giovane ha trovato la forza di denunciare ai carabinieri gli accadimenti di quella notte attraverso la famiglia. E nel corso dell’inchiesta si è scoperto che don Mario Delpini, allora vicario episcopale di zona, e don Pierantonio Tremolada (allora responsabile dei giovani sacerdoti, oggi vescovo di Brescia) – pur sapendo due giorni dopo dei contorni di quella notte attraverso il racconto del parroco del paese, don Carlo Mantegazza – avevano deciso di non denunciare ai superiori, di non favorire l’apertura di un’indagine previa (invocata da papa Francesco) e semplicemente di trasferire il prete da Rozzano a Legnano, sempre a contatto con adolescenti. L’imbarazzante storia, stigmatizzata anche dall’arcivescovo Angelo Scola in una lettera ai genitori della vittima (“Mi scuso con voi per il comportamento maldestro dei miei collaboratori”), era a conoscenza del Vaticano nel 2017 quando il Pontefice decise di promuovere Delpini e Tremolada.

    Proprio questi aspetti sono stati al centro della puntuale narrazione davanti alla commissione Children rights connect delle Nazioni unite fatta da Francesco Zanardi, presidente dell’associazione Rete l’abuso, che ha ricostruito la vicenda sottolineando testimonianze, perizie, incongruenze con un denominatore comune: la volontà di salvaguardare l’immagine dell’istituzione ecclesiastica prima che riconoscere il trauma della vittima.

    “Il caso dimostra la continuità della linea omissiva della Santa Sede”, ha spiegato Zanardi davanti a rappresentanti di Stati Uniti, Messico, Francia, Cile, Canada, Svizzera, Germania, Inghilterra, Argentina, fra gli altri. “Nella lunga e complessa vicenda di don Galli si vede ben documentata la continuità dei tradizionali insabbiamenti delle denunce e la promozione degli insabbiatori”.

    Parole pesantissime che hanno scosso l’uditorio rispetto a una vicenda che potrebbe avere conseguenze anche per lo Stato italiano. Le Nazioni unite hanno formalmente confermato l’apertura di un’indagine di verifica nei confronti dell’Italia, che proseguirà per tutto il 2018 e si concluderà nel gennaio 2019, con un’ipotesi di reato molto imbarazzante: favoreggiamento della pedofilia clericale per condotte omissive del dovere di protezione dei minori dagli abusi del clero e violazione della convenzione Onu per i diritti del fanciullo.

    Nel febbraio scorso l’associazione Rete l’abuso aveva diffidato il governo italiano per una serie di omissioni d’atti d’ufficio nella ratifica di convenzioni internazionali sul delicatissimo tema.

    L’Onu è irritata con il Vaticano fin dal 2014, quando criticò una lettera circolare inviata alle conferenze episcopali di tutto il mondo perché dava “la precedenza alle procedure della legge canonica sulle procedure penali nazionali”. E chiesero agli uffici papali di “adottare regole chiare per l’immediata denuncia di tutti i casi sospetti alle autorità civili nazionali anche nei casi in cui le leggi nazionali non lo prevedono come obbligatorio”.

    A suscitare i maggiori sospetti sono le cosiddette “aree di immunità” o meglio di impunità. Quelle zone grigie nelle quali la sottovalutazione degli atti, l’omissione dei provvedimenti, la personalizzazione dei comportamenti al di fuori dei protocolli si trasformano in pelose complicità a salvaguardia dei colpevoli e a ulteriore sopraffazione delle vittime. Proprio per costruire un fronte comune nei confronti degli abusi sui minori, oggi a Ginevra nasce Eca (Ending clerical abuse), un’associazione mondiale con il compito di dare forza al grido di dolore.

    Eppure il motu proprio Come una madre amorevole firmato nel 2016 da papa Francesco è limpido come acqua di fonte: “I vescovi diocesani, gli eparchi e coloro che hanno responsabilità di una Chiesa particolare, devono impiegare una particolare diligenza nel proteggere coloro che sono i più deboli tra le persone loro affidate”. Ricordando che il diritto canonico già prevede la possibilità della rimozione dall’ufficio ecclesiastico “per cause gravi”, il Santo padre precisa: “Tra le dette cause gravi è compresa la negligenza dei vescovi nell’esercizio del loro ufficio, in particolare relativamente ai casi di abusi sessuali compiuti su minori e adulti vulnerabili”. Il caso milanese è aperto. E ora è l’Onu a chiedersi perché promossi invece che rimossi.

    (Trascrizione da La Verità, 7 giugno 2018)

  • Abusi sessuali da parte di un sacerdote? Terminato l’ascolto protetto della 13enne

    Abusi sessuali da parte di un sacerdote? Terminato l’ascolto protetto della 13enne

    È continuato, in mattinata, l’incidente probatorio per ascoltare la 13enne, presunta vittima di abusi sessuali per mano di un sacerdote. Davati al gip Cinzia Vergine, presso il Tribunale dei Minorenni, si è svolto anche oggi, “l’ascolto protetto” alla presenza di una psicologa.

    Nell’udienza odierna, le “parti” hanno rivolto alla 13enne (non direttamente, ma tramite il gip), le domande che ritenevano opportune per far luce sulla delicata vicenda. La giovane, per oltre due ore, ha fornito delle risposte, ma sul contenuto vige il massimo riserbo. Le dichiarazioni verranno poi vagliate dal consulente tecnico nominato dal giudice (dr.ssa Francesca Panico), per accertarne l’attendibilità. Anche i legali e la Procura hanno nominato un proprio consulente di parte.

    L’inchiesta

    Nella richiesta d’incidente probatorio inoltrata al gip, a firma del pm Stefania Mininni, comparivano i nomi dei tre indagati: il prete risponde di violenza sessuale aggravata, con riferimento a palpeggiamenti, avances di natura sessuale ed anche a rapporti “completi” con la ragazzina.

    La madre della 13enne è accusata dello stesso reato, ma per presunte “molestie” che si sarebbero consumate tra le mura domestiche. Si tratterebbe anche in questo caso, di un’accusa tutta da verificare. Inoltre, il genitore risponde delle ipotesi di reato di false informazioni al pubblico ministero e favoreggiamento personale.

    Risulta indagata, infine, la nonna della ragazzina, sempre con l’accusa di false informazioni al pubblico ministero, poiché non avrebbe detto tutta la verità al pm, sulla presunta relazione tra il sacerdote e la madre della presunta vittima.

    Le accuse al prete

    Le accuse al prete hanno preso avvio dalla denuncia di una zia (parente del padre) residente in Campania, depositata nell’agosto scorso. I fatti contestati si sarebbero verificati tra dicembre del 2016 e giugno del 2017, in un paese dell’hinterland di Lecce.

    Il sacerdote non è stato mai sospeso dalla Curia che lo ritiene assolutamente estraneo ai gravi addebiti contestatigli.

    Durante le indagini, condotte dai Carabinieri del Norm di Lecce, sono stati sequestrati il telefonino del parroco e della presunta vittima, per essere analizzati da un perito informatico nominato dalla Procura. Nel frattempo sono stati depositati gli esiti della consulenza, eseguita dal dr. Claudio Leone.

    La ragazza è stata anche sentita, attraverso un primo “ascolto protetto”, alla presenza di una psicologa. Per due volte. Anzitutto, subito dopo la denuncia, ma anche in seguito alla visita ginecologica che non avrebbe riscontrato i segni di una violenza sessuale.

    Il ruolo della famiglia

    Dunque, sulla scorta di questi accertamenti, la Procura intende verificare la fondatezza delle accuse. Anche nei confronti della madre. Ciò che è certo, è che ci si trova di fronte ad un contesto familiare degradato, caratterizzato da un’accesa conflittualità e segnato anche da difficoltà economiche. I genitori sono da tempo separati e il padre ha una recente condanna penale alle spalle.

    Sullo sfondo di questo complesso quadro, emergerebbe il ruolo del prete. Una figura di “supporto” ad una famiglia segnata da enormi difficoltà e conflittualità,con un continuo “rimpallo” di responsabilità? Oppure, il prete avrebbe approfittato della fiducia incondizionata accordatagli per molestare la 12enne? Domande a cui daranno una risposta nei prossimi mesi gli inquirenti.

    Il sacerdote è assistito dai legali Stefano De Francesco e Vittorio Vernaleone. La madre e la nonna della minore sono invece difese dall’avvocato Francesco Cavallo. Invece, il padre della persona offesa, è assistito dal legale Benedetto Scippa. È stata invece nominata nelle vesti di curatrice speciale della 13enne, l’avvocato Agnese Caprioli.

    http://www.leccenews24.it/cronaca/abusi-sessuali-sacerdote-terminato-ascolto-protetto-vittima-13enne.htm

  • Don Mauro Galli: la ricostruzione fornita in aula non regge, infranto il muro del silenzio sulla provenienza del risarcimento di 150.000 euro

    Don Mauro Galli: la ricostruzione fornita in aula non regge, infranto il muro del silenzio sulla provenienza del risarcimento di 150.000 euro

    Martedì 22 maggio 2018 processo don Mauro Galli quinta sezione penale di Milano aula V terzo piano ore 14.00, è il momento tanto atteso di don Mauro, entra in aula scortato dai suoi legali in un corridoio di telecamere e cronisti. L’aula è piena, sono necessari più carabinieri del solito per sincerarsi che nessuno possa fare riprese audio e video non autorizzate perché la difesa si è opposta.

    Don Mauro appare sicuro di sè, indossa il collarino da prete e la croce sulla giacca, apparentemente un normale sacerdote che continua ad esercitare (il Vescovo dichiarava essere sospeso dal 2015), molto magro rispetto a prima ma determinato, non tentenna, non traspare alcuna emozione, risponde sicuro a tutte le domande del Pubblico Ministero, Lucia Minutella, e del Giudice Ambrogio Moccia.

    Non ha esitazioni e…. una dopo l‘altra arrivano le spiegazioni a tutto, tutto è giustificato, tutto è lineare, almeno secondo don Mauro, ma le versioni da lui fornite non stanno in piedi.

    IL CONTESTO

    Incalzato dalla sequenza delle domande, il Galli non ha difficoltà nel descrivere meticolosamente il contesto… sono un sacerdote, mi occupavo del gruppo di adolescenti di due parrocchie a Rozzano, avevo un sacco di impegni… parla dei gruppi che seguiva, i giorni e gli orari di ritrovo, le confessioni, descrivendo bene anche il rito dal punto di vista canonico, quasi una lezione per i non addetti, le modalità, gli ambienti ecc. insomma un racconto lineare pieno di dettagli, taluni dei quali apparentemente insignificanti, almeno fino a quando è stato condotto a parlare della sua relazione personale con la presunta vittima.

    IL RAPPORTO CON LA PRESUNTA VITTIMA

    Don Mauro descrive il minore come una persona brillante, intelligente ma con qualche difficoltà scolastica, “difficoltà di concentrazione” che lo aveva portato, a suo dire, ad avere delle tensioni importanti in famiglia proprio per il rendimento scolastico.

    Era un ragazzo che partecipava attivamente agli impegni parrocchiali, era inserito in diversi gruppi tra cui quello degli adolescenti da lui gestito.

    Descrive il minore come un ragazzino fuori dalla norma, l’unico con una sensibilità diversa, si confessava da lui più frequentemente di qualunque altro adolescente, lo considerava un riferimento importante al punto da chiedergli di essere la sua guida “Padre Spirituale”, si confidava, gli consegnava i suoi problemi gli raccontava probabilmente del suo vissuto, la scuola, gli amici, la fidanzata, i genitori… don Mauro si limita a dire che parlava con lui non solo in termini di confessione ma dei problemi, della vita quotidiana…

    Don Mauro dispensava consigli… Ammette che lui stesso non aveva idea di cosa potesse voler dire fare il padre spirituale di un adolescente, dovette quindi, a sua volta, farsi consigliare dal suo stesso “padre spirituale” don Angelo Cazzaniga.

    Insomma il ragazzo aveva scelto proprio lui per Guida, e Guida spirituale, riponendo in lui la massima fiducia.

    L’AMBIENTE DOVE E’ AVVENUTO IL PRESUNTO ABUSO

    La descrizione dell’abitazione di don Mauro nella parrocchia a Rozzano che lo stesso sacerdote espone al giudice è puntuale indotta anche, e soprattutto, dalle precisazioni richieste alternativamente dal PM e dal Giudice.

    Camera da letto con due comodini, abat-jour sugli stessi, due libri a sinistra più la sveglia, l’altezza dei comodini rispetto al letto, la cassaforte, la scrivania il bagno ecc. ecc. ma soprattutto la camera degli ospiti con due letti, e il divano letto in sala… Quindi ben tre letti singoli a disposizione oltre al suo letto matrimoniale.

    Il Giudice ha persino chiesto se c’erano le lenzuola nei letti per gli ospiti, se li aveva preparati… Vuole capire se, avendo certamente preventivamente organizzato la nottata, si fosse di conseguenza preoccupato della soluzione ospitale: Don Galli ha risposto che non lo sapeva, non si era preoccupato di preparare altri letti, aggiunge che forse potevano esserci le lenzuola lasciate dai genitori l’ultima volta che li aveva ospitati, non lo sapeva e quindi certamente non aveva preparato quei letti né il divano per ospitare il ragazzo e dunque molto probabilmente aveva premeditato di portare nel suo letto il ragazzo passando dunque la notte nello stesso letto come poi, di fatto, è avvenuto.

    L’ANTEFATTO

    Don Galli racconta che abitualmente il ragazzo andava a studiare a volte con altri minori a casa sua (casa del prete), motivava la necessità di questo tipo di supporto perché il minore non si preparava per le interrogazioni, non riusciva a concentrarsi, e inventava scuse per i genitori (probabilmente il Galli e i suoi avvocati, non sanno che fino a prima di conoscere il prete, e quindi prima della fatidica notte, l’adolescente aveva addirittura conseguito l’attestato di merito della scuola statale ricevendo la “Dote Merito” – che prevede anche un contributo economico – nell’esame di licenza media).

    In ogni caso la narrazione prosegue con gli argomenti delle difficoltà scolastiche, tanto da suggerire ai genitori di non assecondare il figlio nella simulazione di problemi di salute volti ad evitare la scuola, ma bensì di inviare il figlio anche se impreparato.

    Tale circostanza attuata, secondo il prete, un paio di giorni prima della notte incriminata, avrebbe indotto il minore a minacciare di scappare di casa per rifugiarsi a casa sua.

    Don Galli aggiunge di aver detto che non poteva attuare il piano del ragazzino, non avrebbe potuto ospitarlo a casa sua senza il preventivo consenso dei genitori quindi suggerisce di aspettare a scappare di casa ma di chiedere il permesso, peraltro scappare di casa non implica dormire una sola notte fuori...

    Racconta che, sia il minore che lui stesso, hanno quindi chiesto ed ottenuto il permesso dei genitori un paio di giorni prima di ospitare il ragazzo poiché la notte individuata era perfetta, la sera le confessioni del gruppo di adolescenti in preparazione al Natale (era il 19 dicembre) e la mattina la preghiera del medesimo gruppo prima di andare a scuola (i genitori nelle precedenti udienze avevano confermato la circostanza della richiesta da parte del Galli ma che li aveva indotti a credere che fosse un’attività prevista per l’intero gruppo di adolescenti, in oratorio e non certamente solo il loro figlio a casa del prete e tanto meno nel suo letto).

    Secondo la narrazione i genitori erano contenti, finalmente qualcuno che poteva strigliare per bene il figlio… Il Galli sempre nella sua versione dei fatti si era proposto proprio per avere un’occasione privilegiata per parlare a lungo con il ragazzino e quindi per scuoterlo rispetto al tema dello studio scolastico.

    LA FATIDICA NOTTE

    Il racconto entra quindi nel vivo: dopo le confessioni prete e ragazzo vanno nell’appartamento del sacerdote si siedono ben distanti sul divano in sala, una coperta li separava nettamente, un breve consiglio da parte del “padre spirituale”: “appunta su un quaderno ogni giorno una cosa positiva” poi le preghiere, e quindi subito a letto, la sveglia è puntata presto perché la mattina c’è l’incontro programmato con il resto del gruppo prima della scuola.

    Ma la famosa strigliata motivo per cui era stato invitato il ragazzo? Già dimenticata? Improvvisamente il minore non doveva più essere ripreso per la condotta scolastica e doveva semplicemente dormire perché, come previsto, l’impegno mattutino richiedeva una levataccia?

    Prosegue: il minore è andato in bagno, si è messo il pigiama completo e poi sono andato io e ha mia volta ho messo il pigiama completo, quando sono uscito dal bagno ho trovato il minore in piedi in un lato del lettone, casualmente quello giusto, quello senza sveglia e senza libri sul comodino, e aveva già messo in carica il telefonino proprio nella presa accanto al lettone.

    Secondo il Galli nessuno si pone alcuna domanda, né il minore né tanto meno lui, si coricano, come fosse normale dormire insieme, spengono subito la luce e dormono tutta la notte.

    In effetti, almeno per il Galli, è stata una fortuna che il cellulare avesse bisogno della ricarica e che, casualmente, fosse inserito in quella presa, d’altra parte diversamente avrebbe dovuto anche pensare alle lenzuola dei letti per gli ospiti…

    Durante la notte però il Galli si sveglia due volte, la prima perché infastidito dal russare del suo vicino ospite, la seconda perché l’ospite smette di russare ma inizia a gridare, il prete accende quindi la luce e, fortunatamente, vede il minore in un imminente situazione di pericolo: il comodino descritto prima meticolosamente, può essere urtato nello spigolo dalla testa del ragazzo che stava cadendo dal lettone… forse per questo gridava… si stava immaginando di cadere sul comodino…

    Don Galli è quindi costretto (non per sua volontà ma per motivi di sicurezza) ad avere un contatto fisico con il minore ma solo per il tempo necessario per spostarlo in una posizione sicura più vicino a lui, la sicurezza viene prima di tutto, ovviamente.

    Per fortuna non è successo nulla: il peggio, grazie a don Mauro, si è potuto scongiurare, nessuna pericolosa caduta dal lettone con in mezzo il comodino spigoloso. 

    Il ragazzo non si accorge di nulla, ora al sicuro vicino a don Mauro smette di russare e di urlare “mugugna” solo qualcosa senza senso.

    Presto arriva la mattina e suona la sveglia, Il Galli si alza, si prepara, lascia il minore e si precipita ad accogliere il resto del gruppo per la preghiera prima della scuola, nel frattempo anche l’ospite raggiunge gli altri per la breve colazione, la preghiera e quindi di corsa a scuola.

    Don Mauro accompagna il minore in macchina insieme ad altri due ragazzi.

    Tutto bene, non è successo assolutamente nulla, serena notte!

    DOPO IL FATTO

    La mattina dopo don Galli sostiene di aver ricevuto un SMS dalla madre del ragazzo che chiedeva se era successo qualcosa la notte… risposta sempre via SMS “no”.

    Don Galli viene quindi contattato da un altro sacerdote, don Alberto Rivolta, che aveva immediatamente parlato la mattina stessa con la madre del ragazzo che, chiamata subito dalla scuola, era andata a prendere il figlio trovandolo scioccato, non parlava, sguardo nel vuoto, rispose solo alla domanda: “è successo qualcosa questa notte da don Mauro?” risposta lapidaria “quello che si può immaginare”.

    Don Alberto il pomeriggio stesso vede il minore, lo trova ancora sotto shock, raccoglie più informazioni, il ragazzo si è sentito toccare, il fiato sul collo ecc. ma don Alberto non riferisce nulla a don Mauro, secondo quest’ultimo, tanto che il Pubblico Ministero gli chiede se aveva la trascrizione dell’interrogatorio e se riteneva coerente la testimonianza di don Alberto.

    Don Alberto aveva dichiarato in tribunale che aveva subito visto il minore: “…era sicuramente molto scosso. Molto… Sì, era scosso, era un po’… era scosso, era angosciato, era sicuramente stato… così, aveva vissuto… era rimasto… Era in una situazione certo non normale, non ottimale. Sicuramente era un ragazzo scosso, mi vien da dire forse impaurito o comunque certamente non parlava con libertà e tranquillità”.

    Don Mauro risponde affermativamente rispetto alla sua precedente lettura della testimonianza di Don Alberto, ma ricorda solo che era molto arrabbiato: è in quella circostanza che si era reso conto di avere commesso quello che, però, ritiene essere solo una “leggerezza”.

    Nei giorni immediatamente successivi viene quindi trasferito, mons. Mario Delpini, all’epoca Vescovo ausiliario della zona che include il comune di Rozzano, gli comunica il trasferimento a Legnano incaricato della pastorale giovanile, il motivo: aveva perso autorevolezza, le leggerezze portano a questo!

    Don Mauro non si chiese se il trasferimento anzi i successivi spostamenti, uno dopo l’altro a distanza sempre di pochi mesi, da Rozzano a Legnano, poi Milano e dopo a Roma, fossero dettati da altre motivazioni, o fossero proporzionati rispetto alla notte passata a dormire… alla leggerezza.

    Solo nel 2014 seppe sempre da mons. Delpini che era in corso un procedimento penale nei suoi confronti per l’accusa di abusi sessuali, ancora prima dunque che ricevesse l’avviso di garanzia, anche in quel caso nessuna reazione, nessun contatto con i familiari o con il minore, accetta passivamente.

    Infine dichiara di aver pagato personalmente grazie ai genitori, nonni e zii, un risarcimento che era già noto essere di 150.000 euro (incluso le spese), senza che nessuno chiedesse nulla, ma esclusivamente di sua spontanea volontà.

    LA RICOSTRUZIONE NON REGGE

    La lunga ricostruzione, preparata evidentemente ad arte per tentare di giustificare quanto ormai era emerso sia dagli interrogatori durante le indagini preliminari, sia durante il processo, documenti a disposizione delle parti, fa acqua da tutte le parti, in effetti è difficile tentare di dare una giustificazione credibile a tutto.

    Non si poteva negare di aver dormito con il minore, di averlo toccato, di aver pagato, di essere stato semplicemente spostato da una parrocchia all’altra ancora con i minori… troppe testimonianze, troppe versioni che già coincidevano, la sua stessa ammissione il giorno dopo a Don Alberto, poi a Don Carlo e ancora a Mons. Delpini, Mons. Tremolada… le registrazioni, le intercettazioni, troppo materiale per poter negare l’evidenza… quindi?

    Quindi stesso letto ma solo per dormire…

    Toccato si, ma solo per mettere il minore in sicurezza…

    Pagato certo ma… forse don Mauro si scopre essere anche particolarmente generoso con i soldi degli altri (altri vero, dato che aveva dichiarato di essere nullatenente ma che lui sostiene essere proveniente dai parenti altrettanto generosi)… ma perché i parenti regalano 150.000 euro a un minore che aveva solo dormito? Hanno pagato veramente loro quell’importante capitale? E solo perché, sia il sacerdote che il ragazzo, avevano riposato tranquilli tra la preghiera della sera e quella del mattino? Molto generosi anche i parenti di Don Mauro!!!

    Ma andiamo con ordine.

    Don Mauro aveva un rapporto privilegiato di fiducia con un ragazzino che era orgoglioso di avergli chiesto esplicitamente di essere la propria guida, il suo “padre spirituale”.

    Questo rapporto di fiducia si interrompe drasticamente e inspiegabilmente dalla sera alla mattina, (cioè dopo quella notte dove don Mauro sostiene non essere successo altro che il semplice dormire): il ragazzo da lui salvato, che rischiava di cadere rovinosamente dal letto urtando lo spigolo del comodino, non si è accorto di nulla, lo ribadisce in aula perché dice di averlo persino chiesto al minore che avrebbe riferito di non essersi accorto di nulla, dormendo bene tutta la notte.

    Dunque se è vero che viene allarmato dalla mamma e quindi poi sgridato pesantemente da Don Alberto e ancora da Don Carlo, come mai si limita ad un semplice SMS per altro non riscontrato dove afferma con un semplice “no” (non è successo nulla)???

    Come mai quando è sgridato da don Alberto, che gli riferisce che il ragazzo era scioccato, non chiama subito i genitori, magari anche il minore anche in presenza dei parroci per fugare ogni dubbio??? Certamente il ragazzo, che aveva una così grande stima e fiducia, stando alla sua ricostruzione, non avrebbe potuto essere scioccato, a causa sua, al punto da non volerlo mai più rivedere!…

    Seguendo linearmente la ricostruzione offerta, Il ragazzo si sarebbe certamente precipitato, casomai per essere consolato, consigliato, compreso, dalla sua guida: sarebbe stata preziosa in un momento di sconforto dovuto ad altro, magari alla scuola…

    E don Mauro non dice nulla? Non si domanda nulla? Viene trasferito d’urgenza, accetta, gli viene impedito anche solo di incrociare il minore e non gli viene in mente che potrebbe tranquillamente spiegare? Tanto hanno solo dormito, cosa può mai turbare il ragazzo o i genitori? Non ha nemmeno la curiosità di chiederlo e capirlo… per fortuna che era una guida spirituale…

    In tutti i primi tre trasferimenti non domanda nulla, non chiede niente ai superiori ma ubbidisce, se lo spostano ci sarà un motivo (il PM gli chiedeva se secondo lui erano commisurate quelle disposizioni a fronte del semplice dormire).

    Quando poi  viene finalmente allarmato, ancora una volta sempre da mons. Delpini, rispetto alla denuncia, non gli viene in mente di querelare il minore o la famiglia per calunnia nei suoi confronti, pensa invece di fare un bel regalo di 150.000 euro. Così, giusto perché è generoso… non fa una piega!

    Dunque c’è una spiegazione a tutto, dall’ubbidienza cieca e incondizionata, all’essere particolarmente rispettoso e premuroso: se il ragazzo ha deciso da un giorno all’altro di non vedere più la sua principale figura di riferimento, rispettiamo la decisione, ci mancherebbe… infine una incredibile e sorprendente generosità, chiedendo pure il prestito ai parenti, i suoi genitori non bastavano, la generosità supera ogni limite consentito anche al nucleo familiare più ristretto, ma tutti, anche i parenti sono della stessa pasta, tutti molto generosi.

    E la curia, la diocesi a cui appartiene e a cui deve dare conto, il suo superiore mons. Mario Delpini non gli chiede nulla rispetto a questo suo gesto di generosità, pensa solo a precisare, con una nota ufficiale, che lui non c’entra nulla, non un centesimo, Delpini è meno generoso dei suoi sacerdoti,  avrà pensato: “ma guarda che bravi sacerdoti che abbiamo tirato su… in fondo vuol dire che siamo stati bravi anche noi, siamo riusciti a trasmettergli quei valori evangelici, nemmeno noi avremmo elargito tanto…”

    Ottimo sacerdote: quanti altri sarebbero stati capaci di mettere mano al portafoglio dei propri cari per fare un regalo così grande ad un ragazzino per nulla?

    Quindi di fatto con altre parole il PM gli chiede come si spiega che il ragazzo lo accusa invece di reati gravissimi, si rende conto del capo di imputazione? Non si parla di dormire? Che spiegazione si è dato?

    Don Maro semplicemente pensa che il minore abbia riferito qualcosa sentito da altri, dunque perché chiarire? Anzi perché non aveva voluto chiarire subito? Aveva ricevuto l’SMS dalla mamma poche ore dopo! Era stato ripreso da Don Alberto il giorno seguente!

    Forse don Mauro è orgoglioso, si era sorpreso del rimprovero, “piuttosto che chiarire mi faccio spostare da una parte all’altra”, così avrà pensato, “costi quel che costi, piuttosto che spiegare che ho dormito come tutte le altre notti mi faccio il processo…”

    Ma chi avrebbe raccontato una favola al minore? Il ragazzino ha subito detto che era successa una cosa brutta quella notte (lo dice anche la fidanzata che lo ha visto poche ore dopo l’evento), dice alla mamma che la cosa brutta è quella che si può immaginare possa essere avvenuta nella notte con il prete…

    Sono forse stati gli insegnanti? Loro sono gli unici che hanno visto il ragazzo scioccato poche decine di minuti dopo che don Mauro lo aveva accompagnato a scuola dopo la fatidica notte (notte che, secondo don Mauro, il ragazzo avrebbe detto la sera agli altri compagni che era orgoglioso di trascorrere dal sacerdote, perché avrebbe dormito più degli altri, essendo già sul posto per la preghiera mattutina), e prima della mamma, della fidanzata e di don Alberto, nessun altro lo aveva incontrato nel frattempo… Ma gli insegnanti non sapevano della notte passata fuori casa… e quindi?

    Tutti hanno tramato segretamente una versione contro don Mauro? Sono stati interrogati diversi amici, la fidanzata, i parenti, i sacerdoti, l’attuale Arcivescovo di Milano mons. Mario Delpini che ha riferito che Don Carlo lo ha chiamato immediatamente in quei giorni tanto che si era precipitato la vigilia di Natale a Rozzano, ha detto che Don Carlo gli aveva parlato subito di presunti abusi sessuali, ha riferito di aver incontrato don Mauro per chiedere personalmente la sua versione… ma anche di questo non c’è traccia nella ricostruzione offerta dal Galli.

    Dunque tutti hanno tramato una versione coincidente a dispetto di don Mauro: non è chiaro per quale motivo, incluso il capo scout che riferisce che già il 6 gennaio (pochi gironi dopo), il ragazzo gli aveva confessato l’abuso sessuale e lui lo aveva riferito a Don Alberto, e Don Alberto gli aveva detto che lo sapeva anche mons. Delpini.

    Tutti hanno mentito in Tribunale e ancora prima, durante le indagini preliminari, ma nessuno aveva il privilegio di essere a conoscenza delle indagini stesse e di chi avrebbero interrogato: solo don Mauro era stato favorito da mons. Delpini come lui stesso ha ammesso, non gli altri…

    UN PRECEDENTE INQUIETANTE

    Don Mauro non ha avuto alcuna esitazione nel rispondere e nel destreggiarsi tra le domande (a prescindere dall’esito del suo esame) tranne che per l’ultima forse inaspettata domanda.

    Il PM si rivolge all’imputato con tono quasi liberatorio, “le pongo solo un ultima domanda” è dunque finita, quasi finita… la tensione può lasciare il posto a… “le chiedo conosce il sig. xxxxxxx xxxxxxx?”

    Cosa c’entra con il processo? Perché questa domanda? Un attimo di silenzio e… “si lo conosco mi pare fosse un ragazzo del mio paese, Cislago, quando ero seminarista, lui frequentava l’oratorio estivo, animatore, non partecipava però con costanza…”

    Perché salta fuori ora questo tizio? Chissà da quanto tempo non lo vedeva… tuttavia don Mauro ha confermato di conoscerlo, ha confermato che era un ragazzo del suo paese di origine e che in qualche modo frequentava gli ambienti ecclesiastici (si ricordava in realtà persino che era un animatore dell’oratorio estivo, che coincidenza esattamente come l’adolescente che lo ha accusato in questo processo)… Il PM “Grazie, ho concluso”.

    Il Ragazzo in questione “probabilmente” potrebbe essere quello che ha scritto a Quarto Grado:

    “Buongiorno! Ho avuto modo di vedere la sua trasmissione sulle molestie dei preti. Vengo dal paese di origine di don Mauro Galli, di cui parlate. Durante una gita con l’oratorio fui costretto a dormire in un letto matrimoniale con lui, avevo 16 anni, ci furono atteggiamenti molto strani da parte sua e decisi di andarmene in un’altra stanza con una scusa fortunatamente. Sono passati più di 10 anni e Grazie al suo programma ora so cosa ho rischiato. La ringrazio per portare alla luce certe cose.”

    Ancora a sorpresa, al termine dell’udienza del giorno successivo, quando sono stati sentiti quelli che dovevano essere gli ultimi teste, gli psicologi di parte, del PM e dell’avvocato della difesa, quando ormai si attendeva solo la fissazione dell’ultima udienza con le arringhe finali del Pubblico Ministero e dell’Avvocato della difesa, ancora una volta il PM Lucia Minutella sorprende tutti, incluso la difesa di don Mauro e lo stesso imputato che, probabilmente, vedeva ormai quasi concluso l’iter del primo grado di giudizio, invocando per due volte l’articolo 507 del codice di procedura penale, ovvero l’acquisizione di nuovi elementi decisivi di prova derivanti da informazioni acquisite in aula durante i dibattimenti… Di cosa si tratterà???

    Il giudice ha ritirato le carte e si è quindi riservato di decidere se ammettere tali elementi e quindi ascoltare i nuovi testimoni.

    Attendiamo pertanto la prossima udienza fissata per il 20 settembre alle ore 9.30 stessa aula della quinta sezione penale del tribunale di Milano.

    Redazione

  • Prete accusato di pedofilia: sopralluogo dei carabinieri in canonica

    Prete accusato di pedofilia: sopralluogo dei carabinieri in canonica

    LECCE – Continua a muoversi, seppur sotto traccia, l’inchiesta sul presunto prete pedofilo accusato di violenza sessuale su una ragazzina di neppure 13 anni. I carabinieri del Norm di Lecce hanno effettuato un sopralluogo all’interno della canonica in cui i sarebbero consumati gli abusi così come denunciati dalla ragazzina. I militari, su input del sostituto procuratore Stefania Mininni, hanno effettuato rilievi fotografici per cristallizzare al meglio tutti gli elementi d’indagine finora acquisiti.

    Nei prossimi giorni, poi, verranno acquisite soggetto molto vicino alla minore come persona informata dei fatti. I nuovi accertamenti giungono a distanza di poche settimane dall’apertura dell’incidente probatorio in cui la ragazzina ha fornito le prime parziali ammissioni su quanto accadeva in chiesa.

    L’ascolto della minore proseguirà il 31 maggio quando dovrà sottoporsi al controesame rispondendo alle domande del pubblico ministero e degli avvocati degli indagati (Stefano De Francesco, Antonio Vernaleone e Francesco Cavallo) e di parte civile (il padre della ragazzina assistito dall’avvocato Benedetto Scippa). Nel registro degli indagati sono iscritti tre nomi. Il prete risponde di violenza sessuale aggravata, atti sessuali con minorenni mentre la madre è accusata di violenza sessuale, abusi sessuali con minorenni e false informazioni al pubblico ministero e favoreggiamento personale.

    Quest’ultimo reato viene contestato anche alla nonna materna. Secondo le indagini, da dicembre del 2016 fino a giugno dello scorso anno, il prete avrebbe costretto la ragazzina a consumare rapporti sessuali anche completi e a subire palpeggiamenti e toccatine in canonica. In un’occasione avrebbe persino obbligato la ragazzina a guardarlo mentre praticava atti di autoerotismo. I fatti si sarebbero consumati si è sviluppata in un contesto familiare molto complesso in cui i rapporti burrascosi tra i genitori della ragazzina sarebbero culminati in una relazione clandestina della madre con il prete: un doppio scandalo tra adulti e minorenni. Curatrice speciale della minore è stata nominata l’avvocatessa Agnese Caprioli.

    Prete accusato di pedofilia: sopralluogo dei carabinieri in canonica

  • “Perdono don Mauro, ma non il vescovo” – L’intervista

    “Perdono don Mauro, ma non il vescovo” – L’intervista

    La madre del ragazzo che avrebbe subito molestie da parte del sacerdote punta il dito contro Delpini: “Parlare con lui è stata una delusione, mi ha fatto sentire una seccatrice. Provo pietà per quel prete, non per chi mette la gerarchia davanti alla verità”

    di Giorgio Gandola

    Tre metri di dolore. È difficile anche solo percorrerli con lo sguardo in un’aula del tribunale di Milano, fra avvocati, cancellieri, i due carabinieri d’ordinanza e qualche curioso. Tre meri di silenzio, la distanza siderale che separa don Mauro Galli, il sacerdote accusato di abusi sessuali nei confronti di un ragazzo di 15 anni, e la mamma della vittima. Sono seduti sulla stessa fila di panche, fra il pubblico, durante il processo che sta creando più di un imbarazzo all’arcivescovo Mario Delpini e al Vaticano.

    L’imputato è qui per la prima volta, ufficialmente “per farlo ambientare” prima dell’interrogatorio della prossima settimana (22 maggio, ore 14). Luisa invece è qui dal primo giorno, non ha mancato un’udienza. Se ne sta in un angolo, non perde una parola delle deposizioni, dei riti processuali, degli interventi del pm e di quelli dei legali a difesa. Quando le sfugge qualcosa se lo fa spiegare dall’avvocato Fulvio Gaballo, che la rappresenta, e dal fratello che la sostiene in questi sette anni di via crucis. Manca un testimone, la mattinata finisce nel nulla. Torna il silenzio su questa storia di abusi sottaciuti, di un prete spostato in tutta fretta (“e con un comportamento maldestro”, parola del cardinal Angelo Scola) da Rozzano a Legnano dal futuro arcivescovo di Milano, di depistaggi e denari, di pulsioni autodistruttive, di ombre. Torna il silenzio, ma oggi una mamma ha deciso di parlare.

    “Potevamo chiuderci nel nostro dolore o lasciare la Chiesa. Preferiamo lottare per cambiare le cose”

    Signora, cosa la induce a essere così tenace, così determinata?

    “Avevamo tre strade possibili. O chiuderci in noi stessi e tenere il nostro dramma solo nel nucleo famigliare, oppure uscire dalla Chiesa e rinnegare tutto ciò in cui la nostra famiglia cattolica ha sempre creduto. O infine approfondire quello che è successo, confrontarci con chi sta vivendo la nostra stessa esperienza, scegliendo di rimanere nella Chiesa e continuando a credere nella giustizia umana e divina. Stiamo percorrendo quest’ultima strada, forse la più faticosa. Ma sono convinta che sia la più pura”.

    Partecipare a ogni udienza, sentir parlare di particolari scabrosi non le riapre una ferita?

    “Rivivere tutto ogni volta è molto dura, ma per mio figlio lo è ancora di più. Quando arrivano i giorni del processo sta male, non riesce ad andare a lavorare (oggi ha 22 anni e fa il grafico, ndr). È ancora fragile, si è diplomato con due anni di ritardo. Gli devo rispetto. Lei mi vede minuta, ma ho le spalle larghe, lavoro da 30 anni nell’ambito psichiatrico, sono caposala in un istituto, sto costantemente a contatto con i malati. Piango anch’io, ho bisogno di telefonate di conforto, ho una cerchia di amici che sono meravigliosi salvagenti. Ma sono allenata. Solo chi ha vissuto una simile esperienza può capire cosa provo”.

    Stamane ha visto don Mauro. Non vi siete detti nulla?

    “No. Da quando se ne andò da Rozzano sette anni fa dopo quella notte l’ho rivisto dimagrito, tirato. È un dramma anche per la sua famiglia, prego per la mamma di don Mauro. Sa cosa le dico? Io don Mauro l’ho perdonato, e so che con questa frase mi attirerò le ire di molti. Ma non ho perdonato la Chiesa che continua a permettere che questo accada, non ho perdonato Mario Delpini perché non comprendo il suo comportamento”.

    Cosa l’ha maggiormente delusa?

    “La mancanza di umanità dell’arcidiocesi. Quando è accaduto il fattaccio noi avevamo la più totale fiducia negli organismi ecclesiastici e ci siamo affidati a loro; non avevamo bisogno di denunciare ad altri. Abbiamo chiesto un incontro con il cardinal Scola e lo abbiamo ottenuto tre anni dopo. Mi ha deluso il gelido distacco della gerarchia in tonaca, la sua lontananza da un percorso di fede e di comprensione. Le lettere ricevute si concludevano sempre con un “prego per voi” che non era pietas cristiana, ma solo una formula di saluto”.

    Come sono stati i colloqui con monsignor Delpini?

    “L’ho incontrato una sola volta e mi ha trasmesso un senso di delusione. Era il 2012 e mi diceva “Adesso ho capito come stanno le cose”. Ma io sapevo che il parroco di Rozzano gli aveva spiegato tutto il giorno dopo l’abuso. Ho avuto la sensazione che la seccatura fossimo noi, più che intraprendere un percorso di verità. Da quell’incontro sono uscita più determinata ad andare avanti. Voler anteporre l’immagine dell’istituzione alla verità è il danno supremo per la Chiesa stessa”.

    In questa battaglia vi siete sentiti soli?

    “Chi ci è più vicino ci sostiene, ma sono in molti anche su Facebook a dirci di lasciar perdere, a sottolineare la nostra ingenuità nel metterci contro il potere ecclesiastico. Gli agnostici, gli atei ci dicono: siete sciocchi a chiedere giustizia, andatevene e basta. Ma io voglio rimanere dentro la Chiesa perché credo profondamente nella parola di Dio, vado a messa, mi confesso”.

    Ha trovato conforto anche nei preti che frequentava?

    “Si, la loro solidarietà sembra un paradosso, ma c’è ed è forte. Molti sacerdoti, semplici parroci senza potere, mi esortano ad andare avanti. Uno da Bergamo mi ha scritto: “Ricorda sempre che le lacrime dei giusti e dei poveri non saranno lasciate cadere dal Signore. Quanto alle minacce, non avere paura di renderle pubbliche”. La base della Chiesa è con noi. Ci hanno accusato di avere registrato gli incontri con i prelati. Sa chi ci ha consigliato di farlo? Un sacerdote”.

    Lei ha chiesto di incontrare il Papa, che ha nominato Delpini arcivescovo pur essendo a conoscenza (i suoi uffici lo erano) della cattiva gestione della vicenda. Cosa direbbe a Francesco?

    “Gli direi che facciamo tutto questo perché non succeda ad altri ciò che è successo a noi. Poi gli chiederei com’è finita l’inchiesta ecclesiastica su don Mauro; se non c’è alcuna conseguenza, significa ammettere che un prete può portare a letto un ragazzino. È tollerabile? E lo è rispetto alla tolleranza zero chiesta da sua santità? Papa Francesco dice che ogni venerdì parla con le vittime di abusi, ma chissà chi invita, perché di nostra conoscenza non c’è nessuno. Eppure facciamo rete, ci conosciamo, ci sosteniamo”.

    Mi hanno detto che sta scrivendo un libro.

    “S’intitola Chiesa, perché mi fai male?. È tutto documentato. E le carte inviate in Vaticano sono anche più di quelle del processo di Milano. Per finirlo attendo la sentenza di primo grado.

    Perché avete accettato di ritirare la costituzione di parte civile in cambio di 100.000 euro?

    “Perché la parte civile si costituisce per ottenere un risarcimento e se l’avessimo rifiutato saremmo stati accusati di avere un secondo fine, di volerci accanire contro don Mauro e l’arcidiocesi. In questi sette anni, fra perizie, visite, cure e altro ne abbiamo spesi anche di più”.

    La settimana prossima depone don Mauro. Lei sarà ancora qui?

    “Certo. Lo ascolterò con tristezza e con un senso di pietà. Sono convinta che adesso anche lui sia una vittima”.

    (trascrizione da La Verità – 18 maggio 2018)