Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • “Il vescovo chiedeva sesso a chi aveva bisogno di soldi. E diceva: ‘Fammi gustare la natura di Dio’” (Contiene estratti dei verbali)

    “Il vescovo chiedeva sesso a chi aveva bisogno di soldi. E diceva: ‘Fammi gustare la natura di Dio’” (Contiene estratti dei verbali)

    Di Ferruccio Sansa

    L’accusa di don Filippo Bardini è agli atti della Procura di Savona nell’ambito dell’inchiesta sullo scandalo che coinvolge le curie di Savona e Albenga. Racconta delle presunte richieste di prestazioni del vescovo Mario Oliveri – che non è indagato – a persone bisognose di aiuto economico. E parla degli abusi perpetrati da un altro sacerdote di cui, dice, i vertici della diocesi sapevano.

    “Fammi gustare la natura di Dio”. È scritto così nella testimonianza di don Filippo Bardini agli atti della Procura di Savona sullo scandalo sessuale che coinvolge le curie di Savona e Albenga. Questa frase, secondo l’allora direttore della Caritas di Albenga, sarebbe stata pronunciata da un vescovo nel momento in cui incontrava i suoi amanti. Povera gente che sarebbe andata dal prelato per chiedere un aiuto economico e che, sostiene il sacerdote, veniva convinta a fornire prestazioni sessuali dal vescovo che poi gli avrebbe pagato tra 600 e 700 euro per gli incontri.

    È il 15 gennaio 2015 quando il pm savonese Giovanni Battista Ferro ascolta come testimone don Bardini, all’epoca direttore della Caritas di Albenga. Oggi il contenuto di quelle carte è pubblico con gli atti dell’inchiesta sul sacerdote Nello Giraudo (che patteggiò un anno, mentre tante altre accuse sono finite in prescrizione). Francesco Zanardi, attivista anti-pedofilia della Rete l’Abuso, commenta: “Le parole di don Bardini sono fondamentali, perché sono il primo atto d’accusa proveniente da unsacerdote – poi sostituito alla guida della Caritas – nei confronti delle diocesi di Albenga e Savona”. Quelle diocesi al centro di scandali di pedofilia e non solo.

    Don Bardini è un sacerdote scomodo, da sempre critico con chi guida la sua diocesi. E anche davanti al pm decide di non tacere. Anzi: “Devo riferirle che il vescovo Mario Oliveri – racconta – paga sistematicamente per avere prestazioni sessuali nel suo studio. Che io sappia si tratta di maggiorenni, i quali in cambio della prestazione sessuale ottengono soldi. Sono soggetti che vanno per un aiuto, e poi subiscono le pesanti richieste del vescovo”. Un atto d’accusa nei confronti del vescovo Oliveri che all’epoca guidava Albenga e che poi è stato sostituito per volere di Papa Francesco. Sulle affermazioni di Bardini è stato aperto un fascicolo senza indagati. Oliveri non è stato indagato: i fatti sarebbero comunque prescritti e non è detto che siano da considerare reati.

    Il verbale entra nei dettagli (alcuni di una crudezza che non è possibile riportare), ma utili secondo Bardini per descrivere l’ambiente delle diocesi oggetto dell’inchiesta: i soggetti che hanno rapporti con il vescovo, sostiene il sacerdote, “si rivolgono a lui inizialmente per chiedere un aiuto economico o lavorativo e poi vengono” convinti “a subire l’atto sessuale in discussione… l’allora convivente di una di queste persone mi ha parlato di corrispettivi in contanti anche di 600-700 euro per un rapporto sessuale. Non so di che soldi disponga il vescovo Oliveri e dove attinga per pagare le prestazioni sessuali”.

    Fino a quel passaggio: “Negli ultimi due mesi si sono rivolte a me cinque o sei persone per raccontarmi sempre questa storia, ragion per cui mi son risolto a contattare la magistratura… tutti dicono le stesse cose, con singolari coincidenze tra i dichiaranti, per esempio circa la geografia dei luoghi e il frasario del vescovo (“fammi gustare la natura di dio”). Sono portato ad escludere pertanto un disegno calunnioso o anche solo diffamatorio in capo alle persone che ho sentito”.

    Ripetiamo: Oliveri non è stato indagato. Per Zanardi “si tratta comunque di una testimonianza di pubblico interesse. Icittadini, soprattutto i fedeli, hanno interesse a conoscere questo racconto dopo gli scandali che hanno toccato le curie del Ponente ligure. E perfino la Chiesa dovrebbe essere interessata vista la battaglia di Papa Francesco contro gli scandali sessuali”.
    Ma Bardini parla anche di Domenico Calcagno, all’epoca dei fatti vescovo di Savona e oggi potentissimo cardinale in Vaticano. È presidente dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica: “Posso dichiarare che il fatto che don Giraudo avesse rapporti sessuali con minori era di dominio pubblico e i vertici della chiesa locale tacquero; sia l’allora vescovo Dante Lafranconi che Calcagno, che si avvaleva di Giraudo come cuoco, erano a conoscenza del fatto che abusava dei minori affidatigli”.

    E tra le carte ecco una lettera che Calcagno scrisse nel 2003 all’allora cardinale Joseph Ratzinger: “Presento con animo colmo di sofferenza il caso di don Nello Giraudo… per quanto possibile intendo evitare che abbia comunque responsabilità che lo mettano a contatto di bambini e adolescenti”. Calcagno insomma scrisse in Vaticano. Ma nell’estate 2005 Giraudo, durante un campo scout a Vara, molestò un ragazzo e fu per questo condannato.

    I vertici ecclesiastici sapevano? Un’accusa che non abbandona i vescovi di Albenga e Savona. Calcagno ha sempre negato. Non è stato indagato. E Benedetto XVI lo ha promosso in Vaticano. Nel maggio scorso eccolo indagato in un’inchiesta per malversazioni amministrative relativa al periodo in cui era stato vescovo di Savona. “Ho fiducia nella magistratura, chiarirò tutto”, aveva detto. Poi le polemiche per la collezione di armi, la grande passione di Calcagno.

    Don Filippo Bardini, il sacerdote scomodo autore della testimonianza, non è più ai vertici della Caritas di Albenga. E qui un altro scandalo, ma avvenuto quando già in Riviera era arrivatoGuglielmo Borghetti, vescovo mandato da Bergoglio per rivoluzionare la Curia: alla Caritas, infatti, dopo Bardini era stato nominato don Francesco Zappella. Ma nel settembre 2015 ecco che viene toccato da un’inchiesta per reati sessuali. Borghetti sembrò difenderlo: “Per quanto lo conosco io don Francesco è una persona buona e generosa”, disse. L’inchiesta si risolse con un’archiviazione (tra l’altro i fatti sarebbero stati prescritti), ma emerse – come riportarono Il Secolo XIX e il Corriere della Sera – che lo stesso sacerdote anni prima era già stato condannato per atti di libidine su minorenni.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/10/19/il-vescovo-chiedeva-sesso-a-chi-aveva-bisogno-di-soldi-e-diceva-fammi-gustare-la-natura-di-dio/3108852/

  • Pedofilia: diocesi NY risarcirà vittime abusi preti

    Pedofilia: diocesi NY risarcirà vittime abusi preti

    L’arcidiocesi di New York ha creato un fondo per risarcire le vittime di abusi sessuali, in particolare di pedofilia da parte del clero.

    Lo ha annunciato lo stesso cardinale Timothy Dolan, vescovo della città, nella speranza che la decisione possa aiutare a portare pace a coloro che hanno subito abusi sessuali da parte del clero dell’arcidiocesi.

    Secondo un comunicato ufficiale, i risarcimenti saranno effettuati tramite un programma che prevede la creazione di un fondo che interesserà 170 casi avvenuti negli ultimi 40 anni. Ogni vicenda personale sarà esaminata da un’apposita commissione, mentre, come ha sottolineato il cardinale Dolan, la Chiesa provvederà a risolvere internamente lo scandalo degli abusi. Tra i componenti della commissione esaminatrice ci sono l’avvocato Kenneth R. Feinberg, che ha supervisionato i risarcimenti per le vittime degli attacchi dell’11 settembre e l’ex capo della polizia di New York, Ray Kelly.

    “Le vittime di abusi – ha spiegato il cardinale Dolan – sono invitate a partecipare a quello che consideriamo un programma impegnativo mentre quelle che non si sono ancora presentate per denunciare quanto avvenuto, potranno farlo a partire dal prossimo gennaio”.

    Il programma, infatti, nella prima fase interesserà soltanto coloro che hanno già presentato denuncia di abusi.

    L’arcidiocesi ha anche sottolineato che non è stato stabilito un tetto per i risarcimenti. E, come è avvenuto con il fondo creato per le famiglie delle vittime dell’attentato dell’11 settembre, chiunque accetterà di essere risarcito non potrà in seguito fare causa alla Chiesa cattolica.

    Secondo quanto riferiscono alcuni media americani, il programma è finito immediatamente sotto accusa perché viene considerato un tentativo di impedire alle vittime di fare causa. Inoltre, le persone che già si sono fatte avanti presentando accuse di abusi sessuali hanno tempo soltanto entro la fine dell’anno per fare richiesta di risarcimento.

    Un rappresentante del gruppo “Survivors network of those based by priests” ha sottolineato che il piano è troppo poco e viene troppo tardi. “Questo fondo per i compensi – ha detto – è un’altra tattica di Dolan per evitare rivelazioni”.

    sda-ats

    http://www.swissinfo.ch/ita/pedofilia–diocesi-ny-risarcir%C3%A0-vittime-abusi-preti/42499824

  • Don Lucio e nuove accuse per abusi sessuali: la sospensione scadrà tra un anno…

    Don Lucio e nuove accuse per abusi sessuali: la sospensione scadrà tra un anno…

    La prossima primavera (2017) terminerà la sospensione da qualsiasi attività pastorale per Don Lucio Gatti, l’ex parroco di Cenerente e gestore di importanti comunità della Caritas nel perugino, ora però accusato di nuovo di abusi sessuali su un minore di 13 anni, dopo il patteggiamento del 2014 sempre per molestie (ma su maggiorenni ospiti della sua comunità a San Fatucchio). Il destino di Don Lucio, oltre che dalla magistratura penale e civile, sarà deciso direttamente dal Cardinale Gualtiero Bassetti che dovrà decidere se ri-accettarlo nella grande madre Chiesa romana oppure optare per sempre per abiti civili.

    Ma le voci su Don Lucio continuano ad arrivare senza sosta: per l'associazione "test.retelabuso.org/" c’è il sospetto che il prete sospeso continui a lavorare per alcune comunità della Caritas di casa nostra ma fuori dal Paese. La fonte sarebbe una presunta talpa perugina che manda informazioni importanti all’associazione.

    Ma tutto questo non trova conferma nel palazzo dove opera il Cardinale Bassetti. Si ribadisce che Don Lucio è sospeso da qualsiasi attività e in particolare dalle strutture umbre o gestite dalla diocesi di Perugia e Città della Pieve dove sono accolti giovanissimi e giovani. Ma dove starebbe Don Lucio dopo il patteggiamento nel 2014? I rumors – raccolti in ambienti ecclesiastici – ribadiscono che avrebbe trovato accoglienza in strutture specializzata legate alla Chiesa, per i casi come i suoi, dove starebbe affrontando un nuovo cammino di vita e spirituale. Nessun viaggio all’estero. Tra un anno si conoscerà il suo destino: di nuovo prete dopo aver spiato presunte colpe oppure un cittadino qualsiasi.
    http://www.perugiatoday.it/cronaca/don-lucio-gatti-sospensione-accuse.html

     

  • VI° Anniversario della Giornata della Memoria delle Vittime dei reati di pedofilia commessi da religiosi

    VI° Anniversario della Giornata della Memoria delle Vittime dei reati di pedofilia commessi da religiosi

    Da anni seguiamo la vicenda degli ex alunni dell’Istituto Provolo di Verona, una ferita aperta che a distanza di decenni dalle molestie subite, di 9 anni dal tentativo di dialogo con la curia e di 7 anni dalle pubbliche denunce dei fatti ancora non trova risposte. Solo la tenacia delle vittime, per troppo tempo inascoltate e addirittura offese, ha consentito all’opinione pubblica di conoscere una vicenda che la Chiesa e la quasi totalità degli esponenti del mondo politico avrebbero voluto tenere nascosta e sottrarre alla memoria. Per questo, anche quest’anno, in occasione della “Giornata della Memoria delle Vittime dei reati di pedofilia commessi da religiosi”, ringraziamo l’Associazione Sordi “Antonio Provolo” – Onlus per la grande battaglia di conoscenza e verità che da anni combatte. Siamo stati, siamo e saremo al vostro fianco.

    Di seguito, il comunicato dell’associazione.


    COMUNICATO DELLE VITTIME DI ABUSI DA PARTE DEI RELIGIOSI DELL’ISTITUTO ANTONIO PROVOLO DI VERONA

    OGGI, SI CELEBRA IL SESTO ANNIVERSARIO DELLA GIORNATA DELLA MEMORIA, PER TENERE VIVO IL RICORDO DEGLI ABUSI CLERICALI PERPETRATI SU BAMBINI SORDOMUTI E DELLA PEDOFILIA CLERICALE IN GENERALE.

    QUANTO E’ ACCADUTO ALL’ISTITUTO ANTONIO PROVOLO DI VERONA E’ ORMAI FATTO BEN NOTO A TUTTI MA VOGLIAMO AGGIORNARVI SUGLI ULTIMI ACCADIMENTI.

    IL VESCOVO DI VERONA, MONSIGNOR GIUSEPPE ZENTI, DA NOI DENUNCIATO PER DIFFAMAZIONE, HA PUBBLICAMENTE FATTO LE PROPRIE SCUSE ALL’ASSOCIAZIONE SORDI PROVOLO E AL PRESIDENTE, GIORGIO DALLA BERNARDINA, NEL 2010.
    A DICEMBRE 2010, DIETRO RICHIESTA DEL VATICANO, LA CURIA DI VERONA E’ STATA COSTRETTA A CHIEDERE DI POTER AUDIRE LE VITTIME DEGLI ABUSI.

    E’ STATO CONCORDATO CHE CIO’ AVVENISSE NELLA SEDE DEL TRIBUNALE ECCLESIASTICO DI VERONA MA ABBIAMO PRETESO CHE NON CI FOSSE LA PRESENZA DI ALCUN SACERDOTE E CHE LE DOMANDE ALLE VITTIME FOSSERO POSTE DAL DOTT. MARIO SANNITE, EX PRESIDENTE DEL TRIBUNALE PENALE DI VERONA, CON LA PRESENZA DEL CANCELLIERE DEL TRIBUNALE, DI NOSTRI MEDIATORI ALLA COMUNICAZIONE, DEL NOSTRO AVVOCATO E CON REGISTRAZIONE VIDEO: TALI NOSTRE RICHIESTE SONO STATE TOTALMENTE ESAUDITE.

    A FINE FEBBRAIO 2011 SONO FINITE LE AUDIZIONI, ALLE QUALI HANNO VOLUTO PARTECIPARE CINQUE PERSONE CHE IN PRECEDENZA NON AVEVANO DICHIARATO NULLA, E HANNO RACCONTATO PER LA PRIMA VOLTA GLI ABUSI SESSUALI E LE VIOLENZE FISICHE SUBITI.

    DURANTE L’AUDIZIONE DI BISOLI GIANNI IL QUALE HA DENUNCIATO ABUSI SESSUALI DA PARTE DEL VESCOVO GIUSEPPE CARRARO, E’ STATO CHIESTO ALLO STESSO SE FOSSE STATO DISPOSTO A FARE UN SOPRALLUOGO NELL’APPARTAMENTO VESCOVILE. NONOSTANTE BISOLI ABBIA DATO LA PROPRIA DISPONIBILITA’, DETTO SOPRALLUOGO NON E’ STATO FATTO.

    IL 24 MAGGIO 2011 ALLA TRASMISSIONE DI CANALE 5 “MATRIX” IL DOTT. SANNITE, INTERPELLATO DAL GIORNALISTA, HA DICHIARATO CHE “ALMENO TRE TRA SACERDOTI E LAICI HANNO AMMESSO GLI ABUSI”.

    A TUTT’OGGI, NONOSTANTE NOSTRE REITERATE RICHIESTE RIVOLTE A DON MAZZONI, PRESIDENTE DEL TRIBUNALE ECCLESIASTICO DI VERONA, NON CI SONO STATE DATE, COME ERA STATO CONCORDATO, NE’ LE REGISTRAZIONI VIDEO NE’ I VERBALI DELLE AUDIZIONI SOTTOSCRITTI DAGLI ABUSATI, TRINCERANDOSI DIETRO LA MOTIVAZIONE CHE ATTENDEVANO UNA DECISIONE DEL VATICANO, IL QUALE, A DETTA DI DON MAZZONI, AVREBBE RICHIESTO ULTERIORI AUDIZIONI DEI PRETI COINVOLTI, AUDIZIONI CHE SAREBBERO TERMINATE IL 31 LUGLIO 2011.

    IL 18 LUGLIO 2011 E’ STATA INVIATA UNA LETTERA AL PAPA, AL CARDINALE BERTONE, AL CARDINALE BAGNASCO E AL VESCOVO DI VERONA CON LA QUALE SI CHIEDEVA DI SCONSACRARE LE TRE CHIESE DELL’ISTITUTO PROVOLO DOVE SONO STATI PERPETRATI GLI ABUSI (MASTURBAZIONI, SODOMIZZAZIONI, RAPPORTI ORALI, …) A DANNO DEI PICCOLI SORDOMUTI.

    IL VATICANO, DOPO IL LAVORO DELLA COMMISSIONE DI INDAGINE, HA AMMESSO GLI ABUSI.

    IL VATICANO ASSERISCE LA NON COMPLETA ATTENDIBILITÀ DI BISOLI GIANNI BASANDOSI SULLA DATA DI UNA PAGELLA CHE AVREBBE ATTESTATO LE DIMISSIONI DALL’ISTITUTO PER SORDOMUTI PROVOLO NEL 1963. BISOLI HA TROVATO TRA LE SUE CARTE L’ORIGINALE DELLA PAGELLA CHE È DATATA UN ANNO DOPO (SULLA COPIA PRESENTATA AL DOTT. SANNITE LA DATA APPARE CONTRAFFATTA) QUINDI IL TEMPO DI PERMANENZA DI BISOLI ALL’ISTITUTO È ASSOLUTAMENTE COMPATIBILE CON QUANTO DENUNCIATO.

    UN’ALTRA VITTIMA DI ABUSI ACCUSA L’EX VESCOVO GIUSEPPE CARRARO, MENTRE UN TERZO ABUSATO, CHE AVEVA CONFESSATO AD UN AMICO DI ESSERE STATO SODOMIZZATO DAL VESCOVO STESSO,SI E’ TOLTO LA VITA, IMPICCANDOSI NEL GENNAIO DEL 1991.

    LE PENE COMMINATE DAL VATICANO AI PRETI RITENUTI RESPONSABILI, SONO STATE ESTREMAMENTE LIEVI, TENUTO CONTO CHE HANNO ROVINATO LA VITA A BAMBINI CHE POI HANNO AVUTO ENORMI PROBLEMI DA ADULTI.

    LA CEI, SOLLECITATA PIU’ VOLTE, NON HA ANCORA PARLATO DEL FATTO DI PROMUOVERE UNA COMMISSIONE D’INDAGINE INDIPENDENTE AL FINE DI APPURARE L’ENTITA’ DELLE VIOLENZE SESSUALI COMMESSE IN STRUTTURE E/O DA MEMBRI DEL CLERO ANCHE IN PASSATO.

    LA STESSA RICHIESTA E’ STATA RIVOLTA AL PAPA CON LETTERA 31 DICEMBRE 2013.
    L’ONU, NEL FEBBRAIO 2014, HA FATTO UNA DURISSIMA REPRIMENDA NEI CONFRONTI DEL VATICANO, ACCUSANDOLO DI AVER FATTO POCO O NULLA PER PREVENIRE O FAR CESSARE GLI EPISODI DI PEDOFILIA CLERICALE, PARAGONANDO DETTI ABUSI AL DELITTO DI TORTURA.

    IN OTTOBRE 2015 ABBIAMO AVUTO , IN VATICANO, UN COLLOQUIO DI CIRCA 10 MINUTI CON PAPA FRANCESCO, DURANTE IL QUALE, TRA LE ALTRE COSE, GLI ABBIAMO PROPOSTO DI ISTITUIRE UNA COMMISSIONE DI INCHIESTA INDIPENDENTE E L’APERTURA DEGLI ARCHIVI INERENTEMENTE AI CASI DI PEDOFILIA. CI E’ STATO RISPOSTO CON LETTERA A FIRMA MONS. BECCIU, DOVE VENIVAMO INFORMATI CHE SAREBBE STATA INTERESSATA LA CEI.

    STIAMO ASPETTANDO RISPOSTA.

    AD OGGI I PRETI RESPONSABILI DEGLI ABUSI VIVONO TRANQUILLAMENTE ANCORA NELL’ISTITUTO ANTONIO PROVOLO DI VERONA E IN ARGENTINA.
    COME ABBIAMO SEMPRE DETTO, CONTINUEREMO A CHIEDERE GIUSTIZIA AFFINCHE’ CHI HA COMMESSO DETTI CRIMINI, CHE HANNO ROVINATO LA VITA DI TANTE PERSONE SORDE, VENGANO INCHIODATI ALLE PROPRIE RESPONSABILITA’.

    SIRMIONE (BS), 01 OTTOBRE 2016
    info@associazionesordiprovolo.it

    RELIGIOSI E LAICI ANCORA IN VITA:
    – OTTO PRETI
    – DUE LAICI
    – UN EX PRETE
    – UN EX LAICO

    VI° Anniversario della Giornata della Memoria delle Vittime dei reati di pedofilia commessi da religiosi

  • Preti pedofili, spunta la lettera che incriminerebbe l’arcivescovo Pell: Saunders profetico

    Preti pedofili, spunta la lettera che incriminerebbe l’arcivescovo Pell: Saunders profetico

    I preti pedofili sono senz’altro una delle piaghe maggiori che affliggono il Vaticano e la Chiesa, sia a livello di immagine pubblica, sia per le atroci  brutalità comportate dalla loro esistenza. Delle quali a farne le spese sono peraltro le vittime più indifese e sensibili: i bambini. Peter Saunders, ex membro della commissione vaticana contro i preti pedofili, parlò all’emittente britannica BBC del suo lavoro pochi giorni dopo la sua sospensione.

    “Durante il papato di Francesco, la Chiesa non ha fatto nulla per eliminare gli abusi sui minori da parte del clero“. L’accusa diSaunders fu lapidaria e non ammise repliche, ed a fare ancora più rumore fu proprio il fatto che l’attivista inglese contro la pedofilia venne scelto proprio dallo stesso Papa Francesco per entrare a far parte della Commissione della Santa Sede contro gli abusi sui bambini due anni fa.

    Saunders però venne messo “in aspettativa” il 6 febbraio 2016, dopo che ebbecriticato il cardinale George Pell (anch’egli un “protetto” di Papa Francesco) poiché quest’ultimo, indagato dalla Commissione governativa australiana per aver taciuto abusi su minori nella diocesi di Melbourne durante il suo arcivescovato, rifiutò ogni interrogatorio portando dei certificati medici per non dover tornare in Australia, evitando così di venire interrogato.

    “Si sta prendendo gioco della commissione contro gli abusi, del Papa stesso ma, soprattutto, di tutte le vittime e dei sopravvissuti” dichiarò lo stesso Saunders in relazione al caso, parole che gli costarono il suo incarico all’interno della Commissione. “Sono sempre stato una spina nel fianco del Vaticano fin dal primo momento del mio ingresso nella Commissione“.

    “Pensai che il nostro lavoro sarebbe stato quello di prendere delle decisioni contro i singoli sacerdoti abusatori e invece l’obiettivo è creare politiche e linee guida per stabilire quali sono le migliori pratiche per evitare gli abusi“, senza però intervenire attivamente su chi li compie e chi li protegge.

    In questi giorni però, a mesi di distanza da quelle dichiarazioni, è giunta nuova linfa a corroborare le accuse dell’ex membro della task force vaticana contro i preti pedofili: alla Commissione australiana d’inchiesta sulle risposte delle istituzioni agli abusi sessuali a minori è stata fatta pervenire una lettera il cui contenuto dimostrerebbe che George Pell fosse a conoscenza degli abusi sui minori che avvenivano nella sua diocesi, e non abbia fatto nulla per porvi fine.

    Nell’attesa che venga finalmente messa la parola “fine” a questo scandalo, la notizia potrebbe forse far affiorare un tiepido sorriso sulle labbra di Peter Saunders, cacciato dalla commissione proprio perché “troppo zelante” nel dare la caccia ai pedofili tra le fila del clero; ma anche così fosse, sarebbe indubbiamente un sorriso dal gusto terribilmente amaro.

    http://news.fidelityhouse.eu/cronaca/preti-pedofili-spunta-la-lettera-che-incriminerebbe-larcivescovo-pell-saunders-profetico-233437.html

  • Pedofilia: inchiesta Australia, card. Pell sapeva di abusi

    Pedofilia: inchiesta Australia, card. Pell sapeva di abusi

    Sarebbe stato avvisato da un prete notoriamente pedofilo

    SYDNEY – Il cardinale George Pell, già arcivescovo di Melbourne, di Sydney e poi prefetto degli Affari economici del Vaticano, era stato avvisato degli abusi commessi da un prete notoriamente pedofilo, trasferito da una parrocchia all’altra dove continuava a commettere abusi, un decennio prima che una speciale task force della polizia cominciasse nel 2012 a indagare sui suoi crimini. Lo rivela una lettera presentata come prova davanti alla Commissione australiana d’inchiesta sulle risposte delle istituzioni agli abusi sessuali a minori, che conduce udienze ormai da tre anni. Il sacerdote, John Farrell, è stato infine condannato lo scorso maggio a 18 anni di carcere per 62 reati di pedofilia contro 12 vittime. Una delle sue vittime, il cui nome non può essere divulgato, scrisse nel 2002 al card. Pell, allora arcivescovo di Sydney, “per richiamare la sua attenzione ai severi e prolungati abusi sessuali che ho sofferto” come chierichetto nei primi anni 1980. Nella lettera la vittima nomina Farrel e aggiunge: “chiedo spiegazioni sulla maniera in cui la Chiesa cattolica ha trattato tali eventi” e sul trattamento riservato al sacerdote. Pell è stato nominato in testimonianze durante diverse udienze della Commissione e ha deposto egli stesso di persona riguardo ai tempi in cui serviva a Ballarat, Melbourne e Sydney.
    E’ anche sotto indagine della polizia dello stato di Victoria per accuse di abusi a minori che egli ha descritto come “totalmente falsi”, accusando la polizia di aver fatto trapelare dettagli delle indagini per danneggiarlo.

    http://www.ansa.it/legalita/rubriche/cronaca/2016/09/16/pedofilia-inchiesta-australia-card.-pell-sapeva-di-abusi_c2375fe5-d732-4907-863b-60498ede73f4.html

  • Caso Giada Vitale; Il testo integrale della lettera inviata dalla Consigliera Regionale Nunzia Lattanzio a Papa Francesco

    Caso Giada Vitale; Il testo integrale della lettera inviata dalla Consigliera Regionale Nunzia Lattanzio a Papa Francesco

    A SUA SANTITA’ PAPA FRANCESCO
    CASA SANTA MARTA
    00120 CITTA’ DEL VATICANO
    e, p.c.
    A SUA EMINENZA CARDINALE GERHARD LUDWIG MULLER
    PREFETTO DELLA CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE
    P. ZZA DEL SANT’UFFIZIO N.11
    00193 ROMA
    A Sua Santità Papa Francesco,

    nella mia qualità di mamma, già Esperto del Tribunale di Sorveglianza di Bari, già Tutore Pubblico dei Minori della Regione Molise, già Giudice Onorario del Tribunale per i Minorenni di Campobasso, Consigliere regionale del Molise nonché Presidente della IV Commissione consiliare Affari sociali, sono a portare alla Sua riflessione quanto segue:
    – negli anni 2009-2010, nel piccolo borgo di Portocannone (CB), si consumava un gravissimo crimine ai danni dell’allora minorenne Giada Vitale, a causa dei reiterati abusi compiuti da Don Marino Genova, Ministro della Chiesa cattolica. Il sacerdote, all’epoca dei fatti parroco per mandato ad adempiere dal Vescovo De Luca, ebbe infatti ad intrattenere inammissibile relazione carnale con la giovinetta di soli 13 anni;
    – conobbi Giada nelle stanze della Procura della Repubblica del Tribunale di Larino. Il nostro gancio l’Avv. Cavaliere della Rete l’Abuso. La ragazza aveva compiuto da pochi giorni il diciottesimo anno di età. Sguardo smarrito, corpo ritratto al suo interno, braccia conserte, capo flesso sulla spalla destra, negli occhi della bambina/adulta il colore della diffidenza. Al gelo fisiologico, sceso al primo istante tra noi, ebbe seguito un’intesa grande che non troverà mai pause o ripensamenti. In nostro soccorso il pianoforte (offertole in dono dalla prematuramente scomparsa nonna paterna), rivelatosi nel tempo strumento riabilitativo privilegiato. Un contesto povero e sfortunato il suo. Privata dell’affetto del padre a soli 3 anni, di quello della nonna paterna convivente a soli 12 anni, figlia unica, preda facile per un uomo adulto (di oltre cinquantacinque anni) vestito del Cristo;
    – Don Marino Genova la prese in consegna a 13 anni, come già riportato, introducendola nel coro della Parrocchia di Portocannone, per trasformarla di lì a breve nel suo ‘giocattolo’ erotico;
    – nella fase delle indagini preliminari, il sacerdote sostenne di averla “soltanto” toccata in rare occasioni; di avviso diverso il P.M. Luca Venturi che ne ha chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio. Tuttavia, della vicenda resta singolare l’Ordinanza di archiviazione in favore del prelato emessa dal G.I.P. Dott. Daniele Colucci del Tribunale di Larino in altro procedimento penale (n. 224/15 ex art. 609 quater c.p.), sempre per violenza sessuale nei confronti della già ‘perdente’ Giada Vitale. Il Giudice, suscitando indignazione e clamore, ha inteso non procedere per i fatti accaduti dopo il compimento del quattordicesimo anno di età della fanciulla, poiché “va osservato che il Genova non è uno psicologo e nel rapportarsi alla ragazza non le somministrava il Minnesota o altri test, per cui non poteva configurare o riconoscere uno stato di deficienza psichica della Vitale…”.

    Mutuando le parole del Giudice dunque, “il sacerdote di 40 anni più grande e socialmente più autorevole”, non avendo a proprio corredo la batteria di test che ogni tecnico esperto in psicologia porta con sé nel bagaglio esperienziale, l’uomo di Dio, con cognizione del “profano” ricorreva ad altri strumenti d’indagine tali da consentirgli di avviare una relazione “consenziente” con la minore. La stessa minore che a 13 anni, 11 mesi e 364 gg. per la Legge italiana non avrebbe potuto prestare consenso a rapporti di natura sessuale con quell’adulto.

    Per quanto attiene, quindi, le ipotesi di relazioni inopportune tra adulti e bambini, dobbiamo forse Santo Padre augurarci che l’intero Universo maschile possa essere popolato da soli psicologi, detentori esclusivi della capacità di valutazione del livello di maturità del proprio interlocutore?

    I minori sessualmente abusati sono sempre dei ‘perdenti’, assistere però inerti al loro declino non è consentito a nessuno, ed io, come tutti quelli che prestano orecchio e cuore per ascoltare, voglio non farlo! Per tali ragioni sono qui a invocare l’autorevole aiuto della Chiesa per il suo più Alto tramite di Dio.

    Se è pur vero, Santo Padre, che nessuno di noi ha la pretesa di giudicare aspramente le condotte di chicchesìa, nulla mi vieta, con la sensibilità che da sempre mi conduce verso il mondo dell’Infanzia, di poter continuare a sperare in una diversa determinazione degli uomini. Auspico quindi, fatte salve le opportune verifiche del caso, che un esemplare monito o segnale possa giungere ancora una volta dalla Santa Sede che già in passato intese rispondere a una mia richiesta di aiuto con riferimento al caso di Don Felix Cini, operante nel 2009 in Cercemaggiore (CB).

    Il diritto di ogni bambino di vivere serenamente e di essere protetto dalle Istituzioni, sia esse civili che religiose, è sacro, ed è sancito da Carte di diritto nazionale e internazionale. I minori abusati non possono essere ‘perdenti perdenti’, Le rivolgo pertanto questa mia nuova preghiera. La Giustizia Ordinaria farà il proprio corso, quella dei credenti, invece, non deve e non può attendere oltre. Giada Vitale è donna nelle sue caratteristiche fisiche, ma la sua psiche e il suo livello di maturità sono rimasti inevitabilmente compressi. La vittima di abusi sessuali per parte muore, nostro dovere difendere con amore la parte sopravvissuta, ricorrendo ad ogni strumento utile.

    Chiedo quindi giustizia per Giada Vitale e per tutti i bambini colpiti gravemente dalle azioni di alcuni uomini di Chiesa. In considerazione delle Sue recenti dichiarazioni del seguente tenore: “…….ferisce profondamente il cuore della Chiesa. Accertate oggettivamente le responsabilità di tanto male, bisogna andare risolutamente sino in fondo, anche facendo ricorso alla giustizia ordinaria”, chiedo anche di procedere con sollecitudine!

    Chiedo che Don Marino Genova, al di là del giudizio degli uomini, venga sospeso dalle funzioni clericali. Nondimeno, risulterebbe doveroso procedere anche nei confronti di quegli esponenti del Clero che hanno subito condanne per pedofilia, decretandone la riduzione allo stato laicale. Importante disposizione giurisdizionale che segnerebbe una svolta necessaria per la interpretazione corretta e conforme dei diritti dei minori di età nella potestas iudicialis
    Con l’umiltà di sempre, ossequio e rispetto a Lei, mio Santo Padre.
    Campobasso, lì 19 settembre 2016.

    Nunzia Lattanzio

    PDF integrale della lettera 51fec243

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  • Non chiamateli Padri

    Non chiamateli Padri

    intervista a Federico Tulli
    di Francesca Palazzi Arduini
    Abusi su minori commessi da sacerdoti e uomini di chiesa. La reticenza della politica e dei media. Le responsabilità degli ultimi tre papi: Karol Wojtyla, Joseph Ratzinger e Jorge Bergoglio.
    Ce ne parla Federico Tulli, unico giornalista ad aver condotto un’inchiesta completa sui casi italiani dall’unità ai nostri giorni.

    Federico Tulli, giornalista e scrittore, ha pubblicato nel 2010, per L’Asino d’oro edizioni, il libro Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro. Nel 2014, con la stessa editrice, ha pubblicato: Chiesa e pedofilia, il caso italiano. I due libri inquadrano il problema nel più vasto panorama della corruzione all’interno della Chiesa, a livello mondiale e poi nazionale, esaminando anche i legami del fenomeno della pedofilia del clero con la tradizione culturale religiosa, rispetto allo status del bambino come persona, alla concezione della segretezza e del sacro, alla sessuofobia e omofobia.
    L’abbiamo incontrato per approfondire l’argomento, in quanto unico giornalista ad aver avuto il coraggio di pubblicare due inchieste sui casi italiani, cercando tra silenzi, omissioni e bugie.

    Profilo criminale e patologico

    Il film “Il caso Spotlight” ha vinto lo scorso marzo l’Oscar come miglior film e miglior sceneggiatura. Ciò ha riportato alla ribalta il tema della pedofilia del clero cattolico nel mondo; abbiamo tutti notato che alla fine del film, nei titoli di coda che riportavano un elenco dei casi internazionali più discussi, non era presente nessun caso italiano. Interpellando il sito che costituisce il database più noto negli USA sui casi di pedofilia, BishopAccountability.org, ci è stato risposto che dall’Italia non ricevevano indicazioni sui casi, in effetti sulla stampa italiana le segnalazioni raramente compaiono in prima pagina e vengono rilanciate in altre lingue. Cosa ne pensi?
    L’attenzione della stampa e la sensibilità dell’opinione pubblica è particolarmente sviluppata nei Paesi in cui le istituzioni hanno fatto luce sulla portata della diffusione di questa tipologia di crimine nella società. Mi riferisco, solo per citarne alcune, alle Commissioni d’inchiesta – governative oppure miste Stato/Chiesa – che in Irlanda, Stati Uniti, Olanda, Belgio, Australia, Germania hanno dato un nome, rimasto segreto per decenni, a migliaia di sacerdoti pedofili. Evidenziando complicità a tutti i livelli, dei vescovi con i preti pedofili, delle autorità civili con i vescovi, e restituendo dignità, purtroppo però raramente giustizia per via della prescrizione, a decine di migliaia di vittime a loro volta inascoltate per decenni.
    In Italia né lo Stato né la Chiesa hanno mai preso in considerazione l’idea di un’indagine su scala nazionale. Nemmeno è stata mai avvertita l’esigenza quanto meno di mappare e monitorare il fenomeno della pedofilia in generale e di quella clericale in particolare, con l’obiettivo di fare prevenzione. Ho chiesto di persona a un ministro per le Pari opportunità (Mara Carfagna) e al portavoce della Santa Sede (mons. F. Lombardi) come mai l’Italia – dove vivono oltre 30mila sacerdoti – non prende esempio da altri Paesi molto simili al nostro per tradizione cattolica: perché da noi il problema non sussiste, mi è stato risposto da mons. Lombardi. Ho scritto Chiesa e pedofilia, il caso italiano pure per verificare la fondatezza della sua replica e dopo quasi 300 pagine di inchiesta e di analisi sono giunto a una conclusione opposta. Avvalendomi, oltre ai pareri di esperti in diverse discipline (storia, psichiatria, giurisprudenza, filosofia politica, ecc.), delle durissime conclusioni della Commissione Onu sui diritti dell’infanzia (febbraio 2014) che nessuno in Italia tranne me si è preso la briga di tradurre integralmente e rendere pubbliche in italiano. Tuttavia anche solo i numeri che si ricavano mettendo insieme le notizie di stampa – invero frammentate, scarne e spesso relegate in cronaca locale – lasciano intuire che c’è un problema serio da affrontare.
    Dal 2000, 170 sacerdoti sono stati condannati in via definitiva per abusi. Oltre 60 sono quelli denunciati oppure in attesa di una sentenza definitiva. La maggior parte delle 226 diocesi italiane è stata interessata da almeno un caso. E questi sono i fatti noti. Ciò che non sappiamo è quanti sono e dove vivono oggi i sacerdoti italiani dimessi dallo stato clericale in seguito a una sentenza di condanna per abusi emessa dalla Congregazione per la dottrina della fede (Cdf). I processi canonici sono soggetti a segreto pontificio e una volta cacciati dalla Chiesa nessuno si prende la briga di fare i loro nomi alla polizia.
    Nemmeno la Commissione Onu sui diritti dell’infanzia è riuscita a ottenere questa informazione sebbene la Santa Sede (di cui la Cdf fa parte) abbia ratificato la relativa Convenzione che vincola i Paesi aderenti a emanare leggi che tutelino in ogni modo i diritti e l’incolumità dei bambini. È facile immaginare quanto invece siano a rischio diritti e incolumità dei bambini laddove ad un pedofilo è consentito di circolare liberamente mantenendo l’anonimato. Stiamo parlando di un profilo criminale e patologico equiparabile a quello di un serial killer – non si ferma fino a quando non viene preso e isolato -, tuttavia la priorità per la Chiesa e per papa Bergoglio quando annuncia la “tolleranza zero”, è che il prete stia lontano dai luoghi di culto: perché l’abuso di un minore è un peccato in violazione del VI comandamento, quindi un’offesa a Dio. Non c’è un giornale italiano che abbia mai evidenziato questo aspetto che invece è centrale perché la pedofilia non è un delitto contro la morale, ma un crimine violentissimo contro esseri umani in carne e ossa.

    Nel film “Il caso Spotlight” è stato dato rilievo alla linea giornalistica del Boston Globe, per la quale era necessario denunciare il “sistema” di coperture dato ai casi di pedofilia da parte di preti, svelando la responsabilità dei vescovi in questa trama di copertura e spostamenti dei preti predatori verso parrocchie sempre nuove. La denuncia del sistema richiedeva un’indagine completa sui rapporti tra denuncianti, preti, vescovi, autorità di polizia e della magistratura. In Italia è stato mai fatto qualcosa di simile?
    Sono state fatte diverse inchieste su singoli casi, sono state raccontate tante storie in alcuni libri, ma un lavoro d’inchiesta capillare come quello condotto dal team di Spotlight ha scarse possibilità di essere realizzato. Viviamo nel Paese in cui un magistrato, tra i massimi esperti europei nel campo della lotta alla pedofilia è stato messo sotto inchiesta dal ministro della Giustizia per aver evidenziato la scarsa propensione dei vescovi italiani a collaborare con chi indaga su questi crimini. A denunciare, insomma, alle autorità civili i presunti casi di cui vengono a conoscenza. È accaduto nel 2010 all’allora capo del pool antimolestie di Milano, Pietro Forno.
    Intervistato da Il Giornale nel pieno degli scandali che stavano sconvolgendo mezza Europa, Forno disse tra l’altro (cito): «Nei tanti anni in cui ho trattato l’argomento non mi è mai, e sottolineo mai, arrivata una sola denuncia né da parte di vescovi, né da parte di singoli preti, e questo è un po’ strano. La magistratura quando arriva a inquisire un sacerdote per questi reati ci deve arrivare da sola, con le sue forze. E lo fa in genere sulla base di denunce di familiari della vittima, che si rivolgono all’autorità giudiziaria dopo che si sono rivolti all’autorità religiosa, e questa non ha fatto assolutamente niente». Qualche giorno dopo il magistrato si ritrovò a dover rendere conto delle sue affermazioni agli ispettori spediti dal ministro Alfano per verificare che non avesse divulgato segreti d’ufficio.

    Politica genuflessa e complice

    In Europa il numero delle richieste di sbattezzo è aumentato in seguito agli scandali per pedofilia, anche in coincidenza con inchieste scomode, anche televisive, si pensi al documentario della BBC “Sex Crimes and the Vatican” del 2006. Proprio in Irlanda, nel 2010, dopo aver raccolto centinaia di migliaia di moduli di sbattezzo, il sito “Countmeout” chiude i battenti per il rifiuto della Chiesa irlandese di accettare le notifiche. Quanto pensi avrebbe potuto incidere in Italia, ad esempio rispetto alla campagna omofoba condotta da una parte del clero contro le unioni civili (vedi quella del cardinal Bagnasco), una più esaustiva informazione sui reati di pedofilia commessi da preti omosessuali sessualmente repressi?
    In Italia è cosa rara l’informazione sulle cose di Chiesa indipendente dalla Chiesa stessa. Tutte le notizie principali (politica, economia, finanza e scandali) che passano attraverso i media generalisti sono filtrate dai “vaticanisti”, giornalisti cioè accreditati e formati presso la Sala Stampa vaticana. Il quadro si è ancor più definito negli ultimi tre anni con l’ascesa del gesuita Bergoglio al soglio pontificio. Papa Francesco e il suo staff curano in maniera maniacale la comunicazione perché devono ricostruire l’immagine internazionale della Chiesa cattolica e apostolica romana devastata dai crimini compiuti durante i pontificati di Karol Wojtyla e Joseph Ratzinger. La mala-gestione della Curia romana, dello Ior e della pedofilia, oltre alla crociata in difesa dei cosiddetti valori non negoziabili il più delle volte condotta sulla pelle delle donne (aborto, fecondazione assistita), sono risultati fatali a Benedetto XVI e hanno acuito notevolmente il distacco dei fedeli dalla Chiesa. Basta citare il caso dell’Irlanda che di recente non a caso ha visto la vittoria dei sì al referendum in favore dei matrimoni gay. Nel 2005, quando Ratzinger si è insediato, il 67% della popolazione irlandese si dichiarava cattolica. Nel 2013 l’indice era sceso al 49%. In mezzo due grandi inchieste governative avevano scoperchiato oltre 50 anni di abusi insabbiati dalla Chiesa irlandese con la complicità di numerose istituzioni laiche, ai danni di circa 35mila piccoli fedeli e studenti delle scuole cattoliche. Uno studio commissionato nel 2012 dalla Pontificia accademia di Roma ha calcolato che il danno d’immagine provocato dalla sola pedofilia nel biennio 2010-2011 è costato alla Santa Sede 2mld di dollari in termini di mancati introiti: meno fedeli = meno offerte, meno testamenti, meno donazioni, ecc. In due parole: meno potere.
    In Italia, nonostante le Chiese vuote e dismesse, il calo inesorabile dei battesimi e dei matrimoni concordatari, l’aumento dei divorzi e delle convivenze, gli esoneri crescenti dall’ora di insegnamento della religione cattolica nella scuola pubblica, la pesante ingerenza del Vaticano e della Conferenza episcopale nella vita socio-politica rimane costante. E qualunque dichiarazione di papa Bergoglio ci viene proposta in maniera acritica e senza alcun contraddittorio.
    Complice la politica genuflessa; anche la Rai, in primis, che svilisce il ruolo di servizio pubblico di uno Stato laico ingolfando di papi, preti e monsignori i suoi programmi di intrattenimento e informazione. E complici, come dicevo, i media generalisti che tranne rari casi (il Corriere della Sera ad esempio, riguardo l’affaire Ior) raccontano in maniera del tutto parziale, cioè solo dal punto di vista del Vaticano, le situazioni di criticità che riguardano tutto ciò che accade all’interno e in “prossimità” delle mura leonine. E poi ci sono i giubilei, le beatificazioni e le canonizzazioni. Veri e propri strumenti di auto-promozione a spese del contribuente italiano, glorificati dai media come se si trattasse del primo passo dell’uomo su Marte.

    Una visione distorta della realtà del bambino

    Uno studioso e politico italiano appartenente alla destra tradizionalista cattolica, Massimo Introvigne, ha dichiarato: “L’età della pubertà varia nei singoli casi, ma le stesse fonti – ai fini statistici – considerano “pedofilia” l’attività sessuale con minori di undici anni. Quando si parla di “pedofilia” per tutti i casi di rapporti sessuali di sacerdoti con minorenni si dice, semplicemente, una sciocchezza. Un sacerdote di trent’anni che scappa con una parrocchiana di sedici viola certamente la morale cattolica e secondo le leggi di molti paesi commette anche un reato, ma non è certamente un pedofilo. Né lo è, tecnicamente, chi va con una dodicenne per quanto il suo comportamento sia ripugnante e sia più che giusto sanzionarlo.” Nel tuo libro ci sono pagine importanti sulla concezione del bambino battesimato, sull’età della comunione e sulla confessione…
    Introvigne cita a sostegno delle sue affermazioni sulla pedofilia il Dsm, Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Ma Introvigne è un sociologo, non un medico quindi ha una visione molto superficiale. Io nei miei due saggi per chiarire a chi legge cosa è la pedofilia intervisto medici, scienziati e ricercatori. Professionisti che hanno avuto in cura vittime e carnefici. Ad esempio, lo psichiatra e psicoterapeuta Domenico Fargnoli evidenzia i tanti errori di fondo del Dsm. In particolare spiega che ciò che conta, secondo gli psichiatri americani, è il controllo razionale cosciente, improntato a valori morali di rispetto per l’infanzia, su di una situazione di conflitto intrapsichico.
    Dall’allusione all’implicazione morale si capisce perché il cattolico Introvigne si ispira al Dsm. E ancora, per farsi un’idea dell’attendibilità di certe fonti, se il Dsm-IV, come sottolinea lo psichiatra e psicoterapeuta Andrea Masini, equipara la pedofilia al voyeurismo – come se fosse la stessa cosa collezionare mutandine e violentare un bimbo di 4 anni – l’ultima versione del Manuale distingue fra pedofili che «“desiderano” fare “sesso” con bambini e quelli che mettono in atto i loro “desideri”». In quest’ultima categoria rientrano i pedofili criminali, colti con le mani nel sacco. Questa distinzione è subdola perché prelude a una normalizzazione della pedofilia da considerare un orientamento sessuale come un altro. Un’idea che coincide niente affatto casualmente con quella del catechismo della Chiesa cattolica che parla di sesso fuori del matrimonio, masturbazione, pornografia e stupri di donne e bambini come se fossero la stessa cosa: sono tutte «offese alla castità». Cioè, Introvigne, il catechismo e il Dsm non distinguono la sessualità umana che in estrema sintesi è rapporto e desiderio, dalla pedofilia che in quanto violenza non è mai sessualità. E soprattutto parlando di pedofilia come di attività sessuale “dimenticano” che il bambino non ha sessualità.
    C’è dunque di fondo una visione distorta della realtà umana del bambino. Un annullamento, per dirla in termini psichiatrici. Perché la sessualità comincia alla pubertà con lo sviluppo degli organi genitali, prerequisito indispensabile per poter parlare di sessualità. Prima c’è una dimensione di rapporto affettivo, profondo e potente che può essere con il padre, la madre, il fratello, l’amico o gli insegnanti. È di questa dimensione che “approfittano” i criminali pedofili. E qui entra in gioco una grande ambiguità che è tutta all’interno del pensiero religioso e che consiste nel farsi chiamare “padre” da parte dei sacerdoti. Per un bambino che vive una situazione familiare difficile – le vittime preferite dei pedofili – questo appare come un tentativo di ricostruire almeno il rapporto con il genitore, che però non è reale perché nessun prete è padre di nessuno.
    È questa ambiguità “calcolata” che apre la strada alla violenza pedofila celata dietro una richiesta affettiva del bimbo. Ed è questa una delle tante drammatiche confusioni che sono state fatte sulla figura del bambino, per cui poi può essere torturato, violentato senza che sia considerato un crimine particolarmente grave. Al punto che spesso abbiamo sentito dire a degli uomini di Chiesa che è il bambino che provoca il sacerdote. Difatti come viene raccontato nel film “Spotlight”, c’è chi ha ritenuto sufficiente trasferire i preti violentatori da una diocesi all’altra. Non proprio una manifestazione d’interesse per le vittime.
    A completamento del quadro cito una frase pronunciata nel gennaio del 2014 da papa Francesco durante un’udienza generale: «Un bambino battezzato non è lo stesso che un bambino non battezzato». Questo pensiero discriminatorio se da un lato “stranamente” non ha stimolato l’attenzione dei media, dall’altro ci aiuta a scoprire che le radici della complicità morale e materiale delle istituzioni vaticane con i preti pedofili affondano nella cultura cattolica. In questa frase c’è l’idea che in fondo il bambino non sia ancora un essere umano per cui, appunto, gli si può fare quel che si vuole. Nella quarta di copertina di Chiesa e pedofilia, il caso italiano ho voluto mettere la frase molto significativa con cui la psicoterapeuta e neonatologa Maria Gabriella Gatti commenta l’affermazione del papa: «Il problema è che nel cattolicesimo è sempre mancato il rapporto uomo-donna, e con esso si è sempre annullato il discorso della nascita umana, perché il bambino per la Chiesa non ha identità: l’identità gliela dà il battesimo».

    Ma l’abuso è un crimine seriale

    Nel film “Il caso Spotlight” si racconta dei contatti intercorsi tra la redazione e Richard Sipe, l’ex prete studioso di pedofilia nel clero, autore del libro “Il mondo segreto” sulla sessualità dei preti. Dalle sue ricerche condotte tra il 1960 e il 1985 sul clero, la percentuale di preti pedofili era del 6%, mentre i preti che nonostante il voto di celibato avevano rapporti sessuali con donne era di circa il 25%, e quelli omosessuali era del 15%.
    In una famosa nota sul blog di Alessandro Capriccioli (Metilparaben), nel 2007 si irrideva alla dichiarazione di Don Fortunato Di Noto il quale dichiarava che contrariamente a quanto diceva la stampa, i casi di pedofilia in Italia imputabili a preti erano solo l’1% del totale. Ciò in realtà dava come risultato che i preti erano dieci volte più pedofili dell’italiano medio. Cosa è cambiato da allora nei dati sulla pedofilia nel nostro Paese?
    Mentre all’estero, penso alla Gran Bretagna, per monitorare il fenomeno della pedofilia istituzioni e associazioni private collaborano alla costruzione di reti di conoscenze, di scambio e condivisione dei dati, in Italia, al di là delle dichiarazioni di principio, poco o nulla è stato fatto dai diversi governi che si sono succeduti negli ultimi anni. Il risultato è che i dati disponibili sono pochi e lacunosi, ottenuti più che altro grazie all’iniziativa di singole associazioni come il Telefono Azzurro. Non rendono pertanto conto di un fenomeno che rimane in larghissima parte sommerso, anche a causa della sua natura, nemmeno le cifre del ministero di Giustizia secondo cui in carcere si trovano oltre 1300 pedofili e i bambini abusati sono circa 150 l’anno.
    Il punto è che l’abuso su minori in molti casi avviene in contesti sociali legati a istituzioni come la scuola o la chiesa, le quali, per tutelarsi dal grave danno di immagine che ne conseguirebbe, hanno spesso la tendenza a insabbiare episodi di questo tipo. Anche le violenze che avvengono in ambito familiare difficilmente vengono segnalate. Telefono azzurro ha stimato che per ogni denuncia che arriva in commissariato ci sono almeno 140 casi che rimarranno per sempre sconosciuti.
    Un discorso simile vale per le statistiche dei pedofili intercettati dalle autorità ecclesiastiche. Come detto in precedenza, la Santa Sede oltre ai nomi dei preti pedofili non fornisce dati globali sul fenomeno. Per farsi un’idea ci si può affidare ad alcuni studi approfonditi realizzati a livello locale, come quello del John Jay College of Criminal Justice di New York pubblicato nel 2004 e commissionato dalla Conferenza episcopale Usa sulla scia dell’inchiesta di Spotlight del 2002. Secondo la ricerca nei 50 anni precedenti oltre il 4% dei sacerdoti americani aveva compiuto almeno un abuso. Le critiche e i distinguo suggeriti da Introvigne riguardano proprio questa statistica. A lui farei rispondere direttamente da papa Francesco: «Dati attendibili valutano la pedofilia dentro la Chiesa al livello del due per cento» dice Bergoglio in un articolo di Eugenio Scalfari su Repubblica (luglio 2014). Vale a dire una percentuale da 20 a 200 volte più elevata di quella stimata riguardo le professioni più a rischio: quelle che si svolgono a contatto con i bambini (educatore, allenatore, maestro, ecc).
    L’affermazione di Bergoglio non è mai smentita dalla Santa Sede a differenza di altre riportate nello stesso articolo da Scalfari. In pratica, in base alla percentuale espressa dal papa, solo in Italia, dove vivono circa 30mila sacerdoti, i pedofili in abito talare potrebbero essere almeno 600. Se pensiamo – come peraltro non fa mai nessuno di coloro che si affrettano a distinguere lo stupro di una bambina di 11 anni da quello di una di 13 – che l’abuso è un crimine seriale e che ci sono preti pedofili che hanno confessato oltre 130 stupri (è il caso di padre Geoghan che ha dato il via all’inchiesta di Spotlight) allora forse si può iniziare a intuire la reale dimensione di un fenomeno che Stato e Chiesa non intendono investigare.

    Dunque non si può ipotizzare il numero del rapporto tra casi denunciati alle autorità ecclesiali e casi denunciati alle autorità giudiziarie in Italia?
    Purtroppo no, come dicevo in precedenza, i casi denunciati all’autorità ecclesiastica sono vincolati al segreto pontificio. Nel 2014 di fronte a due commissioni delle Nazioni Unite (Diritti dell’infanzia, Contro la tortura) gli emissari di papa Bergoglio hanno dichiarato che la Santa Sede ha valutato circa 7000 denunce in dieci anni e che nel periodo in questione oltre 800 sacerdoti sono stati espulsi dalla Chiesa di Roma per aver compiuto abusi su minori. Ma i nunzi della Santa Sede hanno rifiutato di dire i loro nomi e le loro nazionalità.

    “La Santa Sede è la prima a non denunciare”

    Dopo l’elezione di papa Bergoglio, si sono levate alcune voci che informavano sul fatto che in alcuni casi di pedofilia in Argentina, per i quali i familiari delle vittime avevano chiesto aiuto ai vescovi senza essere ascoltati, l’arcivescovo Bergoglio era stato silente, se non addirittura attivo nel proteggere la reputazione dei preti coinvolti. Il cardinale di Boston, Bernard F. Law, nonostante dopo lo scandalo abbia rassegnato le dimissioni, è stato trasferito ad un prestigioso incarico presso Santa Maria Maggiore a Roma e lì è rimasto nonostante le voci che lo volevano cacciato da un Papa da “tolleranza zero”. I segnali più recenti fanno pensare ancora ad un intervento contro la pedofilia più mediatico che concreto?
    Per decenni le autorità ecclesiastiche sono state attente solo a preservare l’immagine pubblica, propria e della Chiesa. In nome di quella cosa che chiamano “ragion di Stato”, in cui non c’è spazio per l’attenzione alla salute mentale e fisica delle giovanissime vittime, hanno adottato come misura più “incisiva” lo spostamento in gran segreto da una parrocchia all’altra dei casi più pericolosi (per la Chiesa), come dimostra con precisione l’inchiesta di Spotlight. La possibilità per dei serial killer di agire indisturbati, addirittura tutelati, si è ovviamente tradotta in una diffusione esponenziale degli abusi. Le frequenti dichiarazioni pubbliche di Bergoglio danno l’idea che l’ago della bilancia si stia spostando verso un atteggiamento più responsabile. È presto per parlare di effetti concreti ma gli annunci di “tolleranza zero” possono avere un effetto deterrente. Nel senso che potrebbe finalmente venire meno la certezza di impunità che ha spinto molti pedofili a intraprendere la carriera clericale.
    Tuttavia anche Benedetto XVI nella seconda metà del suo papato era per la “tolleranza zero” e sappiamo come è andata a finire. Nelle considerazioni conclusive della Commissione Onu per i diritti dell’infanzia elaborate a febbraio 2014 c’è scritto: «La Commissione è fortemente preoccupata perché la Santa Sede non ha riconosciuto la portata dei crimini commessi, né ha preso le misure necessarie per affrontare i casi di abuso sessuale e per proteggere i bambini, e perché ha adottato politiche e normative che hanno favorito la prosecuzione degli abusi e l’impunità dei responsabili».
    È bene chiarire che gli investigatori delle Nazioni Unite puntavano il dito contro i tre papi che hanno guidato la Chiesa tra il 1991 e il 2014: Wojtyla, Ratzinger e Bergoglio. Quindi, come dicevo, in concreto c’è ancora molto da fare. Non basta aumentare i termini di prescrizione del reato e inasprire le norme penali, cosa che di fatto in tre anni ha portato a un unico arresto da parte dei gendarmi vaticani (l’ex nunzio della rep. Dominicana, Józef Wesołowski).
    Finché la pedofilia verrà considerata un peccato o per dirla come Ratzinger “un abuso morale”, tutte le azioni intraprese per estirparla saranno una conseguenza di questo pensiero scarsamente aderente alla realtà. Cioè poco incisive, soprattutto per quanto riguarda la prevenzione che in questi casi è determinante.
    Ne è la prova la mancata chiusura dei pre-seminari e dei seminari minori gestiti da ordini e congregazioni religiosi. Gran parte degli abusi imputati a religiosi si consuma tra le mura di questi istituti in cui vengono educati minori dai 6-8 anni in poi. L’Onu ha fatto richiesta esplicita alla Santa Sede di chiuderli anche perché è noto che spesso il pedofilo è una persona abusata in giovane età, ma solo in Italia ne esistono ancora una sessantina con oltre 1200 studenti.
    Un altro deterrente potrebbe essere l’innalzamento della soglia della discrezione, cioè l’età in cui un bambino può accedere alla confessione. Nel 1910 è stata abbassata a 7 anni. Alcune associazioni cattoliche hanno più volte chiesto al card. Bagnasco di intercedere presso il papa per elevarla a 14 anni. Perché sulla base delle testimonianze raccolte nelle grandi inchieste governative e miste di alcuni Stati europei è emerso che quasi tutte le violenze avvengono nell’ambito di questo rito che non si consuma solo nel confessionale ma ha una durata indefinita e soprattutto è soggetto al vincolo di segretezza. Il segreto, insieme al senso di colpa instillato nella vittima dal suo “confessore”, è la chiave dell’impunità. I preti pedofili lo sanno bene.

    La Pontificia commissione per la tutela dei minori, istituita nel 2014, ha di recente tentato di richiamare all’ordine la CEI imponendo per “necessità morale” che i sacerdoti e i vescovi denuncino alle autorità civili i casi di pedofilia di cui vengono a conoscenza. Quanto pesano su questi tentativi di cambiamento il rapporto Onu sui diritti dell’infanzia, non favorevole all’immagine della Chiesa cattolica per quel che concerne la pedofilia, e il nuovo papato?
    La mancata collaborazione delle autorità ecclesiastiche con gli organi di polizia è un altro sintomo di scarsa propensione della Chiesa a voler affrontare fino in fondo il fenomeno della pedofilia. Nel 2011 la Congregazione per la dottrina della fede ha emanato una serie di indicazioni per le conferenze episcopali di tutto il mondo, alle quali attenersi nella redazione delle linee guida anti-pedofilia, il vademecum per i vescovi nella gestione dei casi di abusi. Contrariamente a quanto indicato dalla Cdf, nel 2014 la Cei del card. Bagnasco ha deciso di non inserire nelle linee guida l’obbligo per i vescovi italiani di denunciare i sacerdoti pedofili all’autorità giudiziaria. In Italia questo obbligo vincola per esempio i pubblici ufficiali – come il preside di una scuola. I vescovi non sono pubblici ufficiali ma non hanno avvertito nemmeno l’obbligo morale di stabilire come doverosa la collaborazione con la magistratura “laica”.
    La motivazione fornita dal card. Bagnasco va al di là di qualsiasi immaginazione: «La denuncia è una decisione che spetta ai genitori, noi non denunciamo per tutelare la privacy delle vittime». Per il capo della Cei è secondario che in questo modo si sta tutelando anche quella del pedofilo. E che quindi oltre a contribuire ad acuire l’isolamento affettivo e fisico della vittima di cui come detto in precedenza approfitta sempre il violentatore, si mette a rischio l’incolumità di altri bambini. È talmente palese la pericolosità di una posizione del genere che a febbraio scorso la Pontificia commissione per la tutela dei minori di recente ha emanato una nota dicendo chiaro e tondo: «Abbiamo tutti la responsabilità morale ed etica di denunciare gli abusi presunti alle autorità civili che hanno il compito di proteggere la nostra società». Secondo voi questo monito finora ha avuto qualche effetto? La Pontificia commissione è un organo consulente della Santa Sede. Esorta tutta la comunità ecclesiale a denunciare e ovviamente fa bene.
    Ma, se come abbiamo visto nel caso delle informazioni richieste dall’Onu, la stessa Santa Sede è la prima a non denunciare quel che sa, quale credibilità può avere un organismo del genere all’interno della Chiesa (e non solo)?

    A prescindere dai provvedimenti di natura canonico-giuridica della Chiesa, quali sono state secondo te in questi ultimi anni le politiche efficaci della Chiesa per evitare altri casi e altri scandali? C’è una tendenza a non far entrare più in contatto diretto i singoli preti in generale con i singoli bambini? E quanto può pesare invece nel proseguire del “sistema” la vocazione terzomondista del modello di chiesa di Bergoglio?
    Oltre a quanto già detto a proposito della Cei, il caso di don Inzoli mi porta a pensare che pochi per non dire nessuno all’interno della Chiesa si preoccupano concretamente dell’incolumità dei bambini. L’ex parroco di Crema ed ex presidente ciellino della onlus Fraternità che, per inciso, tra le altre cose si occupa dell’affido di bambini provenienti da famiglie in difficoltà, due anni fa è stato condannato per abusi su minori dalla Congregazione per la dottrina della fede. Cito: «In considerazione della gravità dei comportamenti e del conseguente scandalo, provocato da abusi su minori, don Inzoli è invitato a una vita di preghiera e di umile riservatezza, come segni di conversione e di penitenza. Gli è inoltre prescritto di sottostare ad alcune restrizioni, la cui inosservanza comporterà la dimissione dallo stato clericale».
    Lo scorso anno a gennaio, cioè sei mesi dopo la sentenza della Cdf, Inzoli se ne stava placidamente seduto in platea al Palazzo della Regione Lombardia dove si svolgeva un convegno sulla tutela dei valori della famiglia tradizionale. L’ex parroco era in seconda fila, davanti a lui sedevano Roberto Formigoni e Roberto Maroni. Si dice che Inzoli sia stato anche il confessore di Formigoni ma non è questo il punto. Il punto è che la condanna a “una vita di preghiera e di umile riservatezza” evidentemente non impedisce a un sacerdote di partecipare alla vita pubblica. E risulta difficile pensare che ad esempio per le vie di Milano non si incontrino bambini.

    “Figli rubati” in Spagna e Argentina

    A proposito di uso, abuso ed educazione dei minori, vuoi dirci qualcosa del tuo ultimo libro, “Figli rubati”?
    Si tratta di un libro-inchiesta nel quale faccio il punto sulla ricerca dei figli rubati ai desaparecidos durante le dittature sudamericane degli anni ’70. Secondo le Abuelas di Plaza de Mayo almeno 60 “figli rubati” che oggi hanno 35-40 anni potrebbero vivere in Italia senza conoscere la propria storia. Ma fino a oggi nel nostro Paese non è mai avvenuto un ritrovamento. Le famiglie a cui vennero venduti, in base al Piano di appropriazione dei bambini ordito dalla dittatura argentina, dovevano essere di provata fede cristiana e cultura occidentale. Perché avevano il compito di rieducarli per interrompere la catena di trasmissione delle idee marxiste di cui erano portatori i loro genitori naturali. Nel libro oltre a spiegare perché non si riesce a trovarli – e di mezzo c’è la Chiesa, la P2 e i cosiddetti servizi segreti deviati – indago sulle radici culturali di questa forma orrenda di violenza sui bambini. La cosa interessante è che l’inchiesta a un certo punto mi porta in Spagna nel bel mezzo della dittatura clerico-fascista di Franco.
    Quello che in pochi forse sanno è che durante i 36 anni di dittatura vennero sottratti alle donne repubblicane circa 30mila figli, i quali come poi avvenne in Sud America sono stati affidati a famiglie contigue al regime per essere rieducati… secondo valori cristiani e occidentali. Quello che è ancora meno noto è che dopo la morte di Franco e la fine della dittatura, l’appropriazione di bambini da strumento di repressione è diventata un vero e proprio business facendo della Spagna uno dei crocevia mondiali delle adozioni illegali. Secondo una stima del magistrato Baltasar Garzon, lo stesso che nel 1998 incriminò e fece arrestare Pinochet a Londra, tra il 1975 e il 1996 almeno 270mila neonati sono stati sottratti con l’inganno alle loro madri naturali. Che non erano più le donne repubblicane – si trattava infatti di ragazze madri, prostitute, figlie di “famiglie perbene” che non potevano abortire, ecc. – tuttavia le cliniche “specializzate” a gestire questi casi rimasero le stesse di cui si serviva Franco: strutture facenti capo in massima parte a congreghe, ordini e sette religiose cattoliche.

    Francesca Palazzi Arduini

    http://www.arivista.org/?nr=409&pag=31.htm

  • Pedofilia. Polizia australiana: nuove accuse a Pell

    Pedofilia. Polizia australiana: nuove accuse a Pell

    Il cardinale George Pell, prefetto delle finanze vaticane, attende di sapere se la polizia australiana di Vittoria lo accuserà formalmente di abuso sessuale sui minori dopo due denunce presentate da ex studenti che riguardano fatti accaduti, secondo il loro racconto, dagli anni ’70 agli anni ’80 quando il prelato occupava incarichi di rilievo presso le diocesi di Melbourne e Ballarat.

    Lo scorso mese la questura di Vittoria aveva confermato ai media che le denunce nei confronti di Pell erano state segnalate alla procura, chiedendo se la polizia avrebbe dovuto continuare l’inchiesta a carico del cardinale formulando un capo d’accusa, oppure se chiudere definitivamente il dossier.

    Nel primo caso, la polizia australiana dovrebbe inviare a Roma agenti con l’incarico di interrogare il cardinale Pell, che comunque respinge fermamente le accuse.

    A febbraio Pell è stato ascoltato in una lunga audizione dalla Royal Commission into institutional responses to child sexual abuse, organismo con gli stessi poteri di una commissione d’inchiesta istituito in Australia nel 2013 per affrontare gli innumerevoli casi di abuso sessuale sui minori avvenuti dagli anni ’60 agli anni ’80 specialmente nelle diocesi di Melbourne e Ballarat, dove Pell è nato e dove poco a poco ha raggiunto i vertici della gerarchia ecclesiastica fino a diventare il potente “ministro” delle finanze di papa Francesco.

    La commissione d’inchiesta non lo ha mai accusato di essersi macchiato personalmente di abusi sessuali nei confronti di bambini e adolescenti, semmai ha insinuato il dubbio che Pell non abbia agito con forza sufficiente per evitare che i preti pedofili potessero mietere centinaia di vittime, indisturbati.

    Il fascicolo che riguarda ora Pell è decisamente scottante. Come riferisce il Guardian, la polizia di Vittoria ha raccolto la denuncia di tre uomini che raccontano come il prelato abbia mostrato loro le sue parti intime durante un campeggio nell’estate 1986 o 1987. Due ex studenti della scuola St. Alipus, invece, accusano Pell di aver toccato loro i genitali in maniera insistente mentre nuotavano insieme in una piscina di Ballarat alla fine degli anni ’70, quando il cardinale era vescovo vicario per l’educazione nella diocesi.

    Accuse pesantissime che già Pell qualifica come orribili calunnie. Ora le forze dell’ordine di Vittoria confermano che dovranno prendere una decisione sulle sorti del prelato: “Così come accade per ogni inchiesta, tocca alla polizia decidere se queste accuse cadranno”.

  • Che cosa succede tra Papa Francesco e George Pell

    Che cosa succede tra Papa Francesco e George Pell

    Il punto di Antonino D’Anna

    Fa un passo indietro e aspetta, Papa Francesco. Aspetta che la giustizia australiana faccia il suo corso in merito alle accuse di pedofilia mosse contro il cardinale George Pell, “ministro delle finanze” vaticano. Accuse datate attorno al 1978-’79, sulle quali sta indagando la polizia dello stato australiano del Victoria. La notizia delle indagini, per le quali il cardinale ha immediatamente protestato la sua più completa innocenza, è stata data dal programma tv australiano 7.30 dell’emittente ABC il 27 luglio scorso; nel corso della trasmissione sono state riferite le accuse di due ex studenti della scuola elementare St. Alipius di Ballarat (da dove proviene Pell), che hanno accusato il cardinale di aver giocato con loro nella piscina della scuola e di averli molestati.

    Il cardinale ha parlato di “cospirazione” per sovvertire il cammino della giustizia, smentendo tutte le accuse rivoltegli, accusando la polizia del Victoria di aver spifferato la notizia ad ABC per danneggiare il cammino della giustizia e chiedendo a sua volta una controindagine. Ma il 28 luglio, durante un’intervista radiofonica, il comandante della polizia del Victoria Graham Ashton ha detto che le accuse al cardinale sono ancora una possibilità e che i suoi investigatori stanno aspettando il parere dell’Office of Public Prosecution (una sorta di Procura della Repubblica, N.d.R.) se proseguire o no nelle indagini. “È stata una lunga indagine… ci sono un sacco di indizi da verificare”, ha detto Ashton. Che ha spiegato come ancora non si è deciso se inviare gli inquirenti australiani a Roma oppure no. E per il quale no, la polizia non ha spifferato niente alla rete tv, ritenendo sufficientemente chiaro il fatto che le fonti del servizio di 7.30 sono le presunte vittime.

    Su tutto questo le parole del Papa nella sua conferenza stampa di ritorno dalla Giornata Mondiale della Gioventù in Polonia il 31 luglio scorso: “Le prime notizie arrivate erano confuse. Erano notizie di quarant’anni fa e neppure la polizia ci aveva fatto caso in un primo momento. Una cosa confusa”. Ma, una volta avviatasi la macchina della giustizia australiana, dice il Pontefice: “Non si deve giudicare prima che la giustizia giudichi. Se io dessi un giudizio a favore o contro il Cardinale Pell, non sarebbe buono, perché giudicherei prima. E’ vero, c’è il dubbio. E c’è quel principio chiaro del diritto: in dubio pro reo. Dobbiamo aspettare la giustizia e non fare prima un giudizio mediatico, perché questo non aiuta”. Poi precisa: “Il giudizio delle chiacchiere, e poi? Non si sa come risulterà. Stare attenti a quello che deciderà la giustizia. Una volta che la giustizia ha parlato, parlerò io”.

    Con un prudente passo indietro, Francesco ha dunque lasciato Pell da solo. Mani libere: se sarà condannato, procederà in un modo; se sarà assolto, il risultato sarà ovviamente differente. Francesco è l’uomo che ha voluto e chiamato Pell in Vaticano, per ricordarlo ai lettori: e sa che il cardinale è già stato sentito (ma non indagato) dalla Royal Commission australiana sugli abusi dei preti pedofili nella primavera scorsa. Adesso aspetta: certo, per un Papa pronto a dare il via libera ai magistrati vaticani per il processo Vatileaks 2 (risoltosi in un nulla di fatto), adesso è tempo della prudenza. E dello stile Bergoglio: lasciar cuocere l’interessato nel proprio brodo fino al momento opportuno. Nel frattempo, in Australia il quotidiano The Age ha chiesto pubblicamente al cardinale di farsi da parte, almeno finché dureranno le indagini; mentre i genitori con bambini iscritti ad una scuola elementare cattolica di Mentone, sobborgo di Melbourne, hanno chiesto la rimozione di un ritratto di Pell dalla hall dell’istituto.

    http://formiche.net/2016/08/10/che-cosa-succede-tra-papa-francesco-e-george-pell/