Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • INCHIESTA SULLA PEDOFILIA NELLA CHIESA CATTOLICA, È L’ORA DELLA VERITÀ

    INCHIESTA SULLA PEDOFILIA NELLA CHIESA CATTOLICA, È L’ORA DELLA VERITÀ

    Sulla scia di Walter Robinson, nuove indagini di WeReport smascherano in Francia le stesse tecniche di occultamento descritte nel film ‘Spotlight’.

    Dopo aver visto il film ‘Spotlight’, tratto dall’inchiesta del reporter premio PulitzerWalter Robinson, che ha smascherato la pedofilia della Chiesa Cattolica negli Stati Uniti, i giornalisti Mathieu Martiniere e Mathieu Périsse, del collettivo WeReport, hanno deciso di avviare una nuova indagine. Questa volta sulla Chiesa francese. In collaborazione con molteassociazioni locali, alle quali si rivolgono le vittime di stupri e violenze sessuali, i due reporter hanno incontrato diversi ecclesiastici accusati ma mai denunciati. I casi di pedofilia scoperti da WeReport erano riportati soltanto su piccole testate locali. Al momento si aggirano intorno ai 100. Nessun accenno sulla stampa nazionale. Alcune denunce giacciono su giornali di Lione o di Toulouse dagli anni ’50-60.

    Alla domanda di Mediapart, che li ha intervistati in esclusiva, Périsse risponde: “Da secoli la Chiesa lavora sulla nozione di ‘scandalo’, quella verità da nascondere ai cittadini per non dare il cattivo esempio – e continua – non è ammesso nel clero parlare di violenze sessuali né di pedofilia”. Questa sarebbe la ragione per cui, come racconta il film tratto dall’inchiesta di Robinson del 2002 (500 bambini violentati), la Chiesa preferisce appellarsi alla giustizia interna, quella canonica, piuttosto che a quella civile, per evitare di indebolire il suo potere istituzionale.

    La tecnica dell’esfiltrazione

    Negli ultimi tempi Papa Francesco ha emanato una legge di sua iniziativa (Motu Proprio), che prevede l’espulsione di ecclesiastici “negligenti”, aggettivo scelto e diffuso sui media nazionali. Ma perché i titoli dei giornali italiani recavano l’aggettivo “negligenti” e non altri? La tecnica di occultamento della Chiesa è la stessa descritta nel film ‘Spotlight’. In tutti i paesi la strategia è “esfiltrare discretamente i preti chiamati in causa e inabissare l’affare”.

    Alla luce delle loro inchieste, Martiniere e Périsse dichiarano che il primo segnale parte sempre dalla vittima, poi, se non si riesce ad evitare, arriva ai media e, solo ala fine alla Chiesa che, come nel caso dell’ultima legge varata dal Papa, prende provvedimenti. Il cardinale Barbarin, intervistato da Daphiné Gastaldi di Mediapart, era a conoscenza già dal 2007 dei casi di pedofilia (68) denunciati grazie alle ricerche di WeReport: è stato accusato di “dissimulazione di atti di pedofilia” e invitato a dimettersi. Grazie al lavoro di WeReport, inoltre, alcuni ecclesiastici di Toulouse sono già stati interrogati e licenziati, ma anche in questo caso, la stampa nazionale non ne ha parlato. I giornalisti si domandano se lo stesso succeda anche in Italia. Nelle prossime inchieste potrebbero occuparsene.

    Le scoperte di Walter Robinson

    Dal 2002, Walter Robinson segue l’andamento delle inchieste di molti suoi colleghi, soprattutto negli Stati Uniti e in Francia. Grazie a lui, è stata scoperta una villa nascosta nella periferia di Boston in cui si curavano segretamente ecclesiastici pedofili, un centro simile a quelli per gli alcolisti anonimi. Secondo Robinson, “per la Chiesa Cattolica di molti paesi è arrivato il momento della resa dei conti”.

    https://it.blastingnews.com/cronaca/2016/06/inchiesta-sulla-pedofilia-nella-chiesa-cattolica-e-l-ora-della-verita-00961661.html

  • “Romanzo Cardinale” Sala piena alla UBIK per lapresentazione

    “Romanzo Cardinale” Sala piena alla UBIK per lapresentazione

    Sala piena ieri sera alla Libreria UBIK di Savona per la proiezione del Docu-Film Romanzo Cardinale che svela i retroscena dell’avviso di garanzia inviato al presidente dell’APSA, il Cardinale Domenico Calcagno (ex vescovo di Savona) e degli affari, delle speculazioni immobiliari che la chiesa sta facendo in tutta Italia.

    Un altissimo gradimento da parte di tutti i presenti ma anche tanta tristezza nel vedere documentati i sotterfugi, le pressioni e l’atteggiamento di una chiesa, quella savonese che sembra non avere nulla a che fare con il vangelo, ma che si presta ad un altro dio, dio denaro.

    Ospite di eccezione Ferruccio Sansa del Fatto Quotidiano e Christian Abbondanza della Casa della Legalità.

  • Romanzo Cardinale. “Il gioco delle tre carte”

    Romanzo Cardinale. “Il gioco delle tre carte”

    L’avviso di garanzia inviato Cardinale Domenico Calcagno, gli investimenti spericolati e le speculazioni edilizie della Diocesi savonese. E quei collegamenti con personaggi così tanto chiacchierati con i quali per anni l’istituto sostentamento clero ha fatto i suoi affari.

    Una situazione che non arriva così inaspettata perché a Savona, in più occasioni, molti avevano da tempo sollevato perplessità.

    Dall’archivio dell’ex economo don Carlo Rebagliati i documenti consegnati prima di morire a Francesco Zanardi con il preciso compito di farli avere all’autorità giudiziaria, i documenti che forse potranno fare chiarezza su quella che è stata la spericolata gestione di una diocesi, dedita a un Dio che col vangelo ha poco a che fare.

    Giovedì 9 giugno 2016, Cristian Abbondanza (Casa della legalità) e Francesco Zanardi (Rete L’ABUSO) presentano “Romanzo Cardinale”, il docu-film sugli affari e gli intrecci di una chiesa decisamente poco francescana.

  • Preti pedofili: interrogato arcivescovo di Lione accusato di omessa segnalazione

    Preti pedofili: interrogato arcivescovo di Lione accusato di omessa segnalazione

    Si stringe il cerchio delle indagini sull’arcivescovo di Lione, cardinale Philippe Barbarin, che è stato convocato e sentito dalla polizia francese che lo accusa di non aver segnalato casi di presunta pedofilia da parte di sacerdoti della diocesi retta dall’alto prelato. Le indagini preliminari nell’ambito delle due inchieste aperte dalla procura di Lione in merito si chiudono con questo interrogatorio.

    La parola passa ora ai magistrati che dovranno decidere se istituire o meno un procedimento a carico del cardinale, che non è in stato di fermo ed è stato sottoposto a interrogatorio in regime di audizione libera, come precisa Le Figaro.

    Barbarin è stato “sentito come testimone e come ogni testimone, gli viene chiesto ciò che sa” ha detto uno dei suoi legali, André Soulier. Il cardinale francese secondo gli investigatori non avrebbe denunciato abusi sessuali su minori, in dettaglio il caso di un sacerdote accusato di violenze sessuali commesse nell’arco di 5 anni, dal 1986 al 1991, ai danni di giovani scout.

    Il 25 aprile scorso il porporato ha riconosciuto “gli errori nella gestione e la nomina di alcuni sacerdoti” e chiesto scusa alle vittime. Di recente il Papa ha voluto un giro di vite sui vescovi che non denunciano gli abusi sessuali commessi dai “loro” sacerdoti.

    Con un motu proprio Francesco ha introdotto nuove misure che rendono possibile rimozione dei vescovi dal loro incarico nei casi di abusi sui minori: “fra le cosiddette gravi ragioni (di rimozione, Ndr) c’è sicuramente la negligenza dei vescovi nell’esercizio delle loro funzioni, specialmente nei casi di abusi sessuali sui minori o sugli adulti vulnerabili” ha chiarito il Pontefice.

    http://www.crimeblog.it/post/200561/preti-pedofili-interrogato-arcivescovo-di-lione-accusato-di-omessa-denuncia

  • Quelle orge gay di seminaristi. E la Tv dei vescovi sdogana gli Lgbt

    Quelle orge gay di seminaristi. E la Tv dei vescovi sdogana gli Lgbt

    Il 6 giugno sulla televisione della Conferenza episcopale italiana, durante il programma “Il diario di Papa Francesco”, é successo qualcosa che non ha precedenti. Per la prima volta un’emittente cattolica ufficiale e legata alla gerarchia ecclesiastica, Tv2000, ospitava coloro che già all’inizio di maggio erano stati definiti dal quotidiano della Cei, Avvenire, con l’espressione di «cristiani Lgbt». Un ossimoro non meno grave che se il giornale avesse titolato «cristiani abortisti», indice della grande confusione dottrinale ed esistenziale della Chiesa.

    In studio, tre sedicenti cattolici del gruppo “Ponti Sospesi”, cheraccoglie appunto quanti si definiscono “cristiani Lgbt” e che non solo hanno attrazioni verso persone dello stesso sesso, ma convivono con loro convinti che la Chiesa debba arrendersi all’”amore”. Fra gli ospiti anche una suora senza abito e un sacerdote sicuri che «siccome Dio ci ama» approva qualsiasi cosa facciamo. Così, in appena una ventina di minuti, lo sdoganamento di quello che prima veniva respinto, almeno pubblicamente dagli organi ufficiali della Chiesa, è avvenuto citando l’esortazione apostolica “Amoris Letitia” di papa Francesco. Precisamente al punto 250 che parla di «rispettoso accompagnamento, affinché coloro che manifestano la tendenza omosessuale possano avere gli aiuti necessari per comprendere e realizzare pienamente la volontà di Dio nella loro vita». Volontà che, non si ricorda mai, è inscritta nella natura ordinata dal Creatore stesso, come dice il Catechismo. E che, se tradita, si ritorce contro l’uomo.

    Ma mentre la televisione dei vescovi parlava dell’omosessualità normalizzandola e nascondendone il dramma esistenziale, in modo affettato e quindi fuorviante, a Roma una voce coraggiosa e importante si è alzata per difendere quello che la Chiesa di Gesù Cristo proclama da 2000 anni attraverso il suo Magistero e le Sacre scritture: la verità sulla pratica omosessuale che è in contrasto con la volontà di Dio (un abominio ai suoi occhi dice san Paolo), innanzitutto perché nuoce alla creatura che la pratica. Colleen Bayer, presidente del “Family Life International” della Nuova Zelanda, ha raccontato durante un incontro di cui circola un video in rete pubblicato sempre il 6 giugno, alcune storie diverse, ma tutte legate all’ideologia gender e all’omosessualità.

    Bayer ha cominciato ricordando «quello che ci hanno detto su Christoph Schönborn  (il cardinale diVienna che ha presentato l’esortazione apostolica, ndr)», il quale ha fatto «un errore enorme parlando di “elementi positivi” dell’omosessualità» e spiegando in un’intervista del 2015 alla Civiltà cattolica che «la Chiesa non deve guardare per prima cosa nella camera da letto, ma in sala da pranzo!». Dire questo, ha continuato Bayer, è «spazzatura, spazzatura», perché «un nostro amico prete ha perso la vita per quello che succede in camera da letto: per favore pregate per la sua anima». La donna ha quindi narrato la vicenda di questo giovane anglicano, convertito al cattolicesimo, che entrò in seminario a Roma, nonostante avesse dichiarato ai superiori le sue angosce e fatiche nelle relazioni, che lo portavano ad avere attrazioni compulsive verso gli uomini.

    Comunque ordinato, venne inviato in Nuova Zelanda, dove cinque anni di ministero non servirono alenirne la disperazione, sebbene continuasse a dare sfogo alle sue compulsioni. Fu allora che, incontrando Bayer e suo marito, il sacerdote si confidò chiedendo loro aiuto: «”Oh Colleen”, mi disse, “non sai cosa facevamo a Roma il venerdì sera, ci incontravamo”…e facevano quello che fanno gli omosessuali». In quel momento, ha spiegato l’attivista pro family, «mi svelò i festini romani del venerdì sera con altri seminaristi», che «si concludevano in orge omosessuali». E «mi si spezzò il cuore. Fino ad allora pensavo che noi tutti adoravamo Dio sotto la cupola di Roma, che venire qui era venire a casa. Ma poi, sapere che nei seminari qui…».

    Il sacerdote gli svelò infatti «la devastazione, la sporcizia e cose avvenute che sono spaventose».Bayer si é poi chiesta chi ha accettato queste persone nei seminari, spiegando l’angoscia del sacerdote poi morto suicida. E ha concluso: «Come, nel nome di Dio, è avvenuto questo sotto la cupola di Roma?…Come un cardinale di Roma, se è vero che ha detto così, può affermare una cosa del genere?». Successivamente, ha ricordato un’altra vicenda, quella di una ragazza incinta malmenata dalla “fidanzata” abortista, descrivendo la relazione sentimentale fra due donne come violenta e possessiva: «Quando vidi il corpo di Jackie mi pianse il cuore per via dei tagli e dei lividi e i pizzicotti, sapendo che nella sua vita era stata terribilmente violentata e ferita». E non è che questo avvenga indipendentemente dal sesso diverso o identico del partner. O che si debba per forza arrivare alla violenza fisica.

    Infatti, per dire quanto la dottrina di Cristo e della Chiesa che deplora l’omosessualità sia piùcaritatevole di ogni melassa mondana spacciata per amore di Dio, basta leggere chi, come Luca Di Tolve, in seguito alla conversione e alla psicoterapia ha trovato il compimento che cercava solo con una donna. Nel suo libro, “Ero Gay. A Medjugorje ho trovato me stesso”, Di Tolve scrive il perché della natura disperante di questi rapporti: «Il movente profondo che spinge ad adottare comportamenti omosessuali è sempre il medesimo: quello di assumere le caratteristiche maschili che non riesci a esprimere in te stesso». Mentre solo «due uomini o due donne scoprono nella diversità gli elementi complementari per cui arrivano a essere, creando una famiglia, dono gli uni per gli altri…due uomini e due donne, invece, non riusciranno mai, mettendosi insieme, ad arrivare alla pienezza di sé, perché non troveranno nel partner dello stesso sesso quegli elementi biologici e psicologici costitutivi dell’altro sesso, che li completa…È forse per questo che, nel praticare sesso con altri uomini, non ho trovato pace. Forse per questo ho avuto poi la forza di reagire e intraprendere un cammino di virilità, utile e autorevole nella mia identità». Quella che Cristo e la Chiesa hanno a cuore e per cui bisognerebbe combattere con forza e coraggio ogni menzogna.

    Invece, pare proprio di assistere a quanto la Madonna predisse nel 1995 a Civitavecchia, conl’ammissione finale dell’allora vescovo della diocesi, monsignor Girolamo Grillo, inizialmente feroce oppositore delle apparizioni: «Figli miei le tenebre di satana stanno oscurando ormai tutto il mondo e stanno oscurando anche la Chiesa di Dio. A Roma le tenebre stanno scendendo sempre di più sulla roccia che mio figlio Gesù vi ha lasciato per edificare, educare e far crescere spiritualmente i suoi figli». Di fronte all’apostasia, Bayer ha spiegato che occorre «essere consapevoli dei tentacoli di satana, cercare le mani di Dio e perseverare», affinché Dio stesso «ci guidi fuori dal fango» attraverso «uomini e donne di Dio», attraverso «l’ortodossia, mettendo al centro la Chiesa e il suo servizio, con un grande senso di urgenza e con pazienza».

    Mentre, come domandò la Madonna a Civitavecchia, invitando alla fedeltà, alla verità, alla preghiera,all’Eucarestia il popolo, toccherebbe anche ai vescovi: «…il vostro compito è di continuare la crescita della Chiesa di Dio, essendo voi gli eredi di Dio, tornate a essere un cuor solo pieno di vera fede… consacratevi tutti a me, al mio Cuore Immacolato, e io proteggerò la vostra Nazione sotto il mio manto ora pieno di grazie».

    http://www.lanuovabq.it/it/articoli-quelle-orge-gay-di-seminaristi-e-latv-dei-vescovi-sdogana-gli-lgbt-16426.htm

  • Pedofilia, ascoltato dalla polizia a Lione il cardinale Barbarin

    Pedofilia, ascoltato dalla polizia a Lione il cardinale Barbarin

    Lione (askanews) – Il cardinale Philippe Barbarin è stato ascoltato a Lione dalla polizia francese nell’ambito di due inchieste per omessa denuncia di casi di presunta pedofilia da parte di sacerdoti della sua diocesi. L’interrogatorio segna la fine delle indagini preliminari nell’ambito delle due inchieste aperte dalla Procura di Lione che dovrà decidere se procedere o meno a carico del prelato. L’arcivescovo di Lione, è accusato di “non aver denunciato” abusi sessuali su minori e di aver messo in pericolo la vita degli altri. In particolare, non avrebbe denunciato il caso di un sacerdote accusato di violenze sessuali su giovani scout commesse tra il 1986 e il 1991. (Immagini Afp)

  • Denunce, abusi e cacciate dei vescovi. Ecco le novità del motu proprio di Bergoglio

    Denunce, abusi e cacciate dei vescovi. Ecco le novità del motu proprio di Bergoglio

    Dal 5 settembre prossimo i vescovi negligenti in tema di protezione dei minori potranno essere rimossi dalla diocesi loro affidata. Ed a cacciarli potranno essere le Congregazioni della Curia Romana, investite di un apposito potere d’indagine. Queste, in sintesi, sono le due innovazioni portate dal motu proprio “Come una madre amorevole”, emanato giorni fa da Papa Francesco ma che entrerà in vigore, come detto, fra 90 giorni.

    A CHI SI RIVOLGE

    Il testo voluto dal Papa chiarisce che “la Chiesa dedica una cura vigilante alla protezione dei bambini e degli adulti vulnerabili”, quindi i primi ad occuparsene e assumersene la responsabilità sono: “I Vescovi diocesani, gli Eparchi (i ‘vescovi’ delle Eparchie, cioè le ‘diocesi’ che in Italia sono di rito greco-cattolico e ammettono i preti sposati, parliamo di Piana degli Albanesi in Sicilia e Lungro in Calabria) e coloro che hanno la responsabilità di una Chiesa particolare”, che vengono chiamati ad “impiegare una particolare diligenza nel proteggere coloro che sono i più deboli tra le persone loro affidate”.

    SI AMPLIANO LE “CAUSE GRAVI”

    Già oggi il Codice di Diritto Canonico, voluto da Giovanni Paolo II nel 1983 (quello precedente risaliva al 1917), stabilisce che si può perdere un ufficio ecclesiastico per “cause gravi”. Un esempio? Il canone 696, rifacendosi ai religiosi (i frati), parla di cause “gravi, esterne, imputabili e comprovate giuridicamente” come ad esempio: “l’ostinato appoggio o la propaganda di dottrine condannate dal magistero della Chiesa”. È come se – per fare un esempio banale, ma chiaro – Padre Raniero Cantalamessa, il noto religioso che per anni ha telepredicato il Vangelo agli italiani e oggi è Predicatore della Casa Pontificia, improvvisamente si iscrivesse all’UAAR (Unione Atei, Agnostici Razionalisti) ed entrasse nelle Brigate Rosse. In questo caso potrebbe essere rimosso.

    LA NEGLIGENZA E LA DENUNCIA

    Naturalmente il motu proprio del Papa allarga adesso le gravi cause. E parla espressamente di “negligenza dei Vescovi nel loro ufficio, in particolare relativamente ai casi di abusi sessuali compiuti su minori ed adulti vulnerabili”. Possiamo fare molti esempi di possibile negligenza: il vescovo che trasferisce di parrocchia in parrocchia il prete pedofilo non dando corso alle denunce dei fedeli; oppure il vescovo che omette di denunciare il sacerdote all’autorità civile (e quindi alla magistratura). Questo punto ci sembra suggerito dal testo del documento, e potrebbe anche chiudere le polemiche sulla decisione – quantomeno discutibile – presa dalla Conferenza Episcopale Italiana di non obbligare i vescovi alla denuncia dei preti pedofili alla magistratura italiana. Era il marzo 2014 e il presidente dei vescovi italiani, cardinale Angelo Bagnasco, si giustificò dicendo che tale norma fosse “a tutela delle vittime” e che un obbligo “morale” fosse più pesante di uno “giuridico”. Posizione quantomeno opinabile.

    COME AVVIENE LA CACCIATA DEL VESCOVO

    La rimozione del vescovo può avvenire se “per negligenza” abbia “posto od omesso atti che abbiano provocato un danno grave ad altri” che può essere “fisico, morale, spirituale o patrimoniale”. Nel caso di abuso su minori o adulti vulnerabili basta che “la mancanza di diligenza sia grave” (art. 1, §3). In questo caso “la competente congregazione della Curia Romana” (che nei casi di pedofilia è quella per la Dottrina della Fede, l’ex Sant’Uffizio) può agire d’ufficio, iniziando un’indagine e (art. 4) cacciare il vescovo con il decreto di rimozione, o invitarlo a dimettersi entro 15 giorni pena la cacciata d’ufficio. Sempreché (art. 5) il Papa, sentito un collegio di giuristi, approvi la decisione della Congregazione competente.

    Il motu proprio di Francesco segue la linea – prima di Giovanni Paolo II, poi di Benedetto XVI – di massima severità nella gestione dei casi di pedofilia del clero; e richiama infatti il motu proprio emanato da Karol Wojtyla e poi emendato da Joseph Ratzinger Sacramentorum Sanctitatis tutela. Un testo che non ha mancato di suscitare apprezzamento negli ambienti ecclesiastici.

    MA NON C’E’ SOLO L’ABUSO

    Con una precisazione. Il motu proprio parla di danno anche patrimoniale non solo verso il singolo, ma anche verso una comunità. Non è difficile ripensare ai casi di cronaca recente a proposito di presunte malversazioni economiche compiute in alcune diocesi italiane. Come quello di monsignor Francesco Micciché, vescovo emerito di Trapani, rimosso nel 2012 dalla Santa Sede e sotto inchiesta dal 2015 della Procura della Repubblica di Trapani per malversazione (spariti 2 milioni di euro destinati alla diocesi) in relazione ai soldi dell’8 per mille. Dal 5 settembre prossimo, insomma, uno strumento in più in mano alla Santa Sede.

    http://formiche.net/2016/06/06/denunce-abusi-e-cacciate-dei-vescovi-ecco-le-novita-del-motu-proprio-di-bergoglio/

  • Don Rebagliati, monsignor Scarano e il cardinale Domenico Calcagno. Il Docu-Film

    Don Rebagliati, monsignor Scarano e il cardinale Domenico Calcagno. Il Docu-Film

    Il Docu-Film Giovedì 9 giugno ore 18 Libreria UBIK Savona

    Ancora una volta la chiesa savonese finisce sulle pagine delle cronache nazionali ed estere, l’ennesimo scandalo che questa volta coinvolge oltre alla Diocesi uno dei più potenti cardinali, monsignor Domenico Calcagno, ex vescovo di Savona e oggi presidente dell’APSA (amministrazione del patrimonio della sede apostolica).

    Un’indagine partita nel 2011 grazie al coraggio e alle denunce di don Carlo Rebagliati, suo economo ai tempi in cui era vescovo di Savona. Rebagliati voleva vederci chiaro su alcuni affari, speculazioni e legami con aziende molto chiacchierate con le quali la Diocesi faceva affari.

    A soli due anni dall’arrivo di Calcagno a Savona, Rebagliati chiese di essere dimesso da tutti gli incarichi, temeva di rimanere coinvolto in quei traffici. Ma Calcagno, ben 2 volte gli negò le dimissioni lasciandolo di fatto senza poteri, ma giuridicamente responsabile dell’economato.

    A Savona qualcuno mise in giro la voce che Rebagliati fosse “pazzo” per via di ciò che sosteneva e che aveva denunciato all’Autorità Giudiziaria savonese.

    Pochi mesi dopo la sua morte però, da tutt’altra parte d’Italia, a Salerno, viene arrestato un contabile dell’APSA, monsignor Nunzio Scarano che agli inquirenti racconterà non di riciclaggio su conti APSA, ma anche di traffici e di finte donazioni che hanno una somiglianza impressionante con quelli che Rebagliati raccontava a Savona. Scarano accuserà i suoi superiori di essere stati a conoscenza di quanto accadeva.

    Tra questi anche il presidente dell’APSA monsignor Domenico Calcagno, oggi indagato a Savona per malversazione.

    Grazie alla carte interne alla Diocesi savonese e alle memorie che don Rebagliati lasciò a Francesco Zanardi con il preciso ordine di consegnare alla procura, oggi siamo stai in grado di ricostruire, anche grazie all’aiuto di un revisore contabile, quanto potrebbe essere accaduto e come funziona quel sistema che veniva chiamato “il gioco delle tre carte”.

    Giovedì 9 giugno presso la Libreria UBIK di Savona, la Rete L’ABUSO e la Casa della Legalità (osservatorio sulle mafie) presentano “Romanzo Cardinale” il docu-film, dedicato alla memoria di don Carlo Rebagliati, nel quale si ricostruisce la vicenda che oggi ha portato gli inquirenti savonesi all’indagine.

    Interverranno Francesco Zanardi, portavoce della Rete L’ABUSO, Christian Abbondanza, Presidente della Casa della Legalità e Ferruccio Sansa, giornalista del Fatto Quotidiano che pochi mesi prima della morte di Rebagliati raccolse le sue dichiarazioni.

    Un documento prodotto da Francesco Zanardi, Christian Abbondanza e Mario Molinari.

    Si ringrazia per la collaborazione; Ferruccio Sansa, Mimmo Lombezzi, WWF Savona, Ernesto Johansson per l’elaborazione dei dati contabili, Francesca Lagatta per l’ufficio stampa.

    L’evento sarà trasmesso in diretta streaming sulla pagina Facebook della Rete L’ABUSO https://www.facebook.com/retelabuso/

    Per informazioni ufficiostampa@retelabuso.org

  • Barbara Blaine: “Oggi la Chiesa è più sicura ma servono le condanne”

    Barbara Blaine: “Oggi la Chiesa è più sicura ma servono le condanne”

    La fondatrice della Snap fu molestata da un prete negli Stati Uniti a dodici anni

    di ARTURO ZAMPAGLIONE

    NEW YORK – “Dal Vaticano arrivano solo parole e promesse, invece di azioni concrete per rimediare alla vergogna”. Barbara Blaine, fondatrice e presidente della Snap (Survivors network of those abused by priest), la più grande associazione americana (e mondiale) delle vittime degli abusi sessuali nella chiesa, non esulta affatto per l’ultimo “motu proprio” di Papa Francesco.

    “Sono triste, scettica, delusa”, dice la Blaine, che fu molestata da un sacerdote quando aveva appena 12 anni.
    La mobilitazione contro i preti pedofili è partita proprio negli Stati Uniti, dove, secondo gli ultimi dati di
    bishopsaccountability. com, 6.528 religiosi sono stati accusati di molestie (il 5,6 per cento del numero totale di sacerdoti) e le vittime superano quota 100mila. Ci sono state migliaia di cause giudiziarie, manifestazioni di protesta, indagini giornalistiche, mentre molte diocesi sono state costrette ad avviare le procedure fallimentari dopo aver pagato miliardi di dollari di risarcimento. Le associazioni delle vittime, a cominciare dalla Snap, sono sempre state una spina nel fianco per il Vaticano.

    Barbara Blaine, perché tanto scetticismo? Non è forse un tentativo, quello di Papa Bergoglio, di rendere più spedite le azioni contro i vescovi che hanno nascosto e protetto i preti pedofili?
    “Non è una questione di procedure giudiziarie, ma di volontà. Nel settembre scorso, sull’onda dell’indignazione e delle cause giudiziarie, il Papa decise l’istituzione di un tribunale ad hoc per processare i vescovi. A parte il fatto che dovrebbero essere la polizia e i magistrati, non il Vaticano, a compiere le indagini e a punire i colpevoli, che cosa è successo in questi nove mesi? Nulla. Tutto è rimasto fermo, come prima. Nessuno è stato punito”.

    Ma che cosa avrebbe potuto fare il Vaticano?
    “Come Sommo Pontefice, il Papa è come un monarca assoluto: ha il diritto di agire da solo, senza aspettare pareri o tribunali, come succede in tante altre occasioni quando qualche vescovo si discosta della linea della Chiesa. Basterebbe quindi che Francesco punisse subito, senza indugi, i vescovi complici dei pedofili e stabilisse il principio che, così come le donne e gli uomini sposati non possono diventare sacerdoti, anche i molestatori devono lasciare l’abito talare. Solo un’azione del genere potrebbe sconfiggere il nostro scetticismo e proteggere davvero i bambini nell’ambito della chiesa”,

    Non negherà, tuttavia, che negli ultimi anni sono stati fatti molti passi avanti, almeno negli Stati Uniti.
    “Sì, la Chiesa è più sicura, grazie a tante vittime che hanno avuto il coraggio di superare la vergogna e denunciare i carnefici. Ma non basta. Dobbiamo fare di più per far rimarginare le ferite, soprattutto psicologiche. E occorre segnalare le ricorrenti ipocrisie del Vaticano”.

    Ipocrisie? Può farci degli esempi?
    “Purtroppo non mancano: cominciamo dal vescovo Robert Finn di Kansas City? Nel 2012 Finn fu condannato da un tribunale americano per non aver denunciato subito alla polizia, pur essendone a conoscenza, un sacerdote della diocesi che aveva scattato foto porno ad alcuni ragazzini. A dispetto della condanna, il vescovo è rimasto in carica per altri due anni: poi si è semplicemente “dimesso” dall’incarico, non è stato certo punito. E continua a conservare i privilegi”.

    Un altro esempio?
    “Lo avete adesso a Roma ed è persino più eclatante: quando era arcivescovo di Boston, il cardinale Bernard Law aveva nascosto alle autorità le malefatte di dozzine di sacerdoti. Alla fine è stato costretto

    ad andarsene da Boston, ma non ha dovuto rinunciare alla toga cardinalizia e gli è stata persino affidata la Basilica di Santa Maria Maggiore. E adesso, sotto Papa Francesco, il cardinale vive ancora nel Palazzo della Cancelleria all’ombra del Vaticano “.

    http://www.repubblica.it/cronaca/2016/06/05/news/barbara_blaine_oggi_la_chiesa_e_piu_sicura_ma_servono_le_condanne_-141346836/

  • «La Chiesa pagò lobbisti per bloccare una legge a favore delle vittime dei preti pedofili»

    «La Chiesa pagò lobbisti per bloccare una legge a favore delle vittime dei preti pedofili»

    Lo scrive il tabloid New York Daily News citando documenti statali

    NEW YORK – La Conferenza Episcopale statunitense, guidata dal cardinale arcivescovo di New York Timothy Dolan, ha pagato tra il 2007 ed il 2015 2,1 milioni di dollari ad alcune società di lobbisti con l’obiettivo di bloccare l’approvazione di una legge, “Child Victims Act”, e di altre misure che avrebbero reso più semplice per le vittime dei preti pedofili fare causa alla chiesa cattolica.

    Lo scrive il tabloid New York Daily News citando documenti statali. Uno dei punti più osteggiati l’eliminazione della prescrizione per gli abusi sessuali su minori.

    http://www.tio.ch/News/Estero/Attualita/1088693/-La-Chiesa-pago-lobbisti-per-bloccare-una-legge-a-favore-delle-vittime-dei-preti-pedofili-/