Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Vescovi Usa contro la legge anti-pedofili

    Vescovi Usa contro la legge anti-pedofili

    La denuncia dei media: spesi 2 milioni di dollari per mantenere la prescrizione sugli abusi

    La Conferenza Episcopale statunitense, guidata dal cardinale arcivescovo di New York Timothy Dolan, ha speso tra il 2007 ed il 2015 ben 2,1 milioni di dollari per affidare ad una società di lobbisti il compito di bloccare l’approvazione di una legge, «Child Victims Act» che avrebbe reso piu’ semplice alle vittime dei preti pedofili fare causa alla chiesa cattolica. Lo ha scritto il New York Daily News citando documenti statali. Uno dei punti più osteggiati è l’eliminazione della prescrizione per gli abusi sessuali su minori e l’apertura di una «finestra» di un anno per le vittime che non possono più fare causa in base alla legge vigente.

    La notizia ci riporta in pieno nella realtà magistralmente descritta nel film premio Oscar 2016 di Tom McCarthy «Il caso Spotlight» che ripercorre la storia vera trame vere di un’inchiesta realizzata tra il 2001 e il 2002 da un team di giornalisti del Boston Globe, che fece conoscere prima alla città (con la metà degli abitanti di religione cattolica) poi al mondo intero gli abusi sessuali su minori commessi da circa 90 sacerdoti cattolici e mai denunciati dalle autorità ecclesiastiche bostoniane. L’inchiesta del film si allarga fino a toccare molti altri e sempre più importanti esponenti della Chiesa cattolica di Boston, che furono poi accusati di aver coperto quegli abusi, temendone le ripercussioni mediatiche.

    Le inchieste del team Spotlight portarono in seguito alle dimissioni di Bernard Francis Law, arcivescovo di Boston dal 1984. Law si dimise – dopo molte pressioni – perché accusato di non aver denunciato pubblicamente i casi di pedofilia raccontati dal Boston Globe. Sacha Pfeiffer (Rachel McAdams, nel film) ha detto che la storia del film si conclude nel momento giusto, altrimenti «avrebbe dovuto raccontare le dimissioni di Law e la quasi bancarotta dell’arcidiocesi di Boston».

    Michael Rezedes (Mark Ruffalo, nel film) ha detto, sempre parlando del momento in cui finisce Il caso Spotlight: «A quel punto la diga era esplosa. C’erano tutte queste vittime che pensavano di essere sole e soffrivano in silenzio. All’improvviso si sono rese conto di non essere sole. All’improvviso molte di loro volevano parlarne».

    Dal momento in cui finisce il film a oggi ci sono stati soprattutto tribunali, denunce e sentenze. Dal luglio 2003 l’arcivescovo di Boston è lo statunitense Sean O’Malley, che si era già occupato di casi di pedofilia in altre diocesi. Nel settembre 2003 l’arcidiocesi di Boston pagò circa 85 milioni di dollari come risarcimento nei confronti di molte delle vittime di abusi e nell’agosto 2011 l’arcidiocesi di Boston ha pubblicato una lista con i nomi di 159 preti accusati di pedofilia. BBC scrive che il lavoro del team Spotlight fece partire «un effetto domino globale che ha portato a successive inchieste» in altre parti del mondo.

    Ora la notizia apparsa sul New York Daily News riaccende i riflettori sul vergognoso cerchio di omertà sulla pedofilia della Chiesa cattolica in Usa. Ancora non si è spenta negli States la richiesta ai vescovi Usa di di papa Francesco che ha visitato il paese nel settembre 2015: « Mai più crimini di pedofilia» Nel suo discorso ai vescovi incontrati nella cattedrale di San Matteo a Washington, il Pontefice ha ribadito che ci sono «alcune questioni che non è lecito mettere a tacere» come la pedofilia, la «ferita aperta» nel fianco della Chiesa. «Non si ripetano mai più i crimini» ha detto Bergoglio « ho accompagnato il vostro generoso impegno per guarire le vittime, consapevole che nel guarire siamo pur sempre guariti».

    P. Ser.

    http://www.iltempo.it/esteri/2016/06/01/vescovi-usa-contro-la-legge-anti-pedofili-1.1545508

  • Romanzo Cardinale: E don Rebagliati disse basta al vescovo Calcagno.

    Romanzo Cardinale: E don Rebagliati disse basta al vescovo Calcagno.

    Don Carlo Rebagliati, economo della diocesi di Savona lamentava operazioni speculative secondo lui azzardate ed eccessive e lui, in quanto economo ne era penalmente responsabile. Raccontava di un sistema, il così detto “gioco delle tre carte” , fu per questo che ben due volte chiese all’allora vescovo Domenico Calcagno, di potersi dimettere, ma le dimissioni furono respinte.

    Di Rebagliati si diceva anche che fosse pazzo…

    E quei soci dell’INCISA così tanto chiacchierati con i quali per anni l’istituto sostentamento clero ha fatto i suoi affari. Gli avvisi di garanzia degli ultimi giorni forse non sono così inaspettati perché a Savona, in più occasioni, molti avevano da tempo sollevato perplessità, qualcuno le aveva pure scritte.

    Proprio pochi giorni dopo la morte di Rebagliati, a Salerno, viene arrestato monsignor Nunzio Scarano un alto funzionario, contabile dell’APSA (Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica). L’accusa nei suoi confronti è di aver utilizzato conti APSA per fare riciclaggio. Il sistema usato è davvero molto simile a quello che Rebagliati chiamava “gioco delle tre carte”.

    In un’intervista a Repubblica, Scarano dichiarerà; “L’Apsa era diventata come una proprietà privata, che non portava più servigi alla Chiesa né opere di carità”.

    Si scoprirà che l’APSA ha caratteristiche analoghe allo IOR, ma meno clienti. Secondo Scarano solo 23 conti per pochi potenti, di cui 15 riconducibili a vescovi e cardinali, altri 8 riconducibili a laici. Nel Portfolio 339 dell’Apsa, c’erano per esempio quattro conti su cui il banchiere Giampietro Nattino (proprietario della Banca Finnat) si muoveva autonomamente.

    Un viaggio che secondo Rebagliati partiva anche da Savona, passando per Salerno arrivava in Vaticano e si fermava ad uno sportello bancario che questa volta non si chiama IOR, ma APSA.

    Dall’archivio dell’ex economo don Carlo Rebagliati i documenti che forse potranno fare chiarezza Anche sui fatti che la cronaca savonese ci sta ultimamente proponendo.

    Giovedì 9 giugno 2016, Cristian Abbondanza (Casa della legalità) e Francesco Zanardi (Rete L’ABUSO) presentano “Romanzo Cardinale”, il docu-film sugli affari e gli intrecci di una chiesa decisamente poco francescana.

    Rete L’ABUSO

  • Vatican Insider * Una diocesi in riva al mare per Antonazzo

    Vatican Insider * Una diocesi in riva al mare per Antonazzo

    Il vento torna a soffiare sulle vele di monsignor Gerardo Antonazzo.

    In Vaticano hanno apprezzato molto il silenzio e la discrezione che il vescovo di Sora – Cassino – Aquino – Pontecorvo si è imposto durante e dopo la crocifissione mediatica patita nei mesi scorsi.

    E altrettanto hanno gradito i toni bassi di fronte alle recenti nomine che non lo hanno più visto tra tra gli assegnatari di una nuova sede.

    Stimato dal cardinale Dominique Francois Joseph Mambertì (che lo ha consacrato) e dall’arcivescovo Adriano Bernardini che è il nunzio apostolico in Italia; in Nunziatura, Antonazzo è considerato. E ora circola voce che per lui sia pronta una diocesi di primissimo piano: in un capoluogo di Regione, a ridosso del mare, non in Finibus Terrae. Ma forse meglio.

    Laudetur

    http://www.alessioporcu.it/articoli/vatican-insider-diocesi-riva-al-mare-antonazzo/

  • Il Papa ha ricevuto il cardinale francese Barbarin per 45 minuti

    Il Papa ha ricevuto il cardinale francese Barbarin per 45 minuti

    Accusato di avere insabbiato le accuse ad alcuni preti pedofili, nell’intervista alla Croix Francesco ha escluso le dimissioni: «Si vedrà dopo la conclusione del processo»

    IACOPO SCARAMUZZI
    Papa Francesco ha ricevuto stamane il cardinale francese Philippe Barbarin, arcivescovo di Lione accusato di avere insabbiato le accuse ad alcuni preti pedofili, per un’udienza di 45 minuti.

    Proprio oggi, peraltro, la procura di Lione ha chiesto la non prescrizione degli abusi sessuali che il sacerdote Bernard Preynat avrebbe compiuto su alcuni boyscout tra il 1986 e il 1991, il principale caso che scuote la diocesi da alcuni mesi. La camera di consiglio della corte d’appello deciderà il prossimo 10 giugno. Il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, ha precisato che il Porporato «viene anche a parlare con il Papa dei preparativi del pellegrinaggio delle persone di strada per il Giubileo della misericordia», riporta l’agenzia di stampa francese I.Media, «e di un pellegrinaggio di trecento rappresentanti istituzionali della regione Rhone-Alpes».

    In una intervista comparsa a inizio settimana sul settimanale cattolico francese La Croix, il Papa ha detto che Barbarin «ora non deve dimettersi». «È vero – ha detto in generale Francesco – che non è facile giudicare i fatti decenni dopo, in un altro contesto. La realtà non è sempre chiara. Ma per la Chiesa, in questo campo, non può esserci prescrizione. Con questi abusi, un sacerdote che ha la vocazione di condurre un bambino verso Dio lo distrugge. Semina il male, il risentimento, il dolore. Come ha detto Benedetto XVI, la tolleranza deve essere zero. Dagli elementi di cui dispongo – proseguiva il Papa – credo che a Lione il cardinale Barbarin ha preso le misure necessarie, ha preso bene le cose in mano. È un coraggioso, un creativo, un missionario. Dobbiamo ora attendere il seguito del processo davanti la giustizia civile». Quindi non deve dimettersi? «No, sarebbe un controsenso, un’imprudenza. Si vedrà dopo la conclusione del processo. Ma ora, sarebbe ammettere la propria colpevolezza».

    Il giorno dopo, il sindaco di Lione, Gerard Collomb, socialista, ha difeso il Cardinale, vittima a suo parere di un «falso processo». Oggi La parole liberée, associazione di vittime del prete pedofilo lionese, ironizza su Twitter: «Un anno fa, una vittima ha scritto al Papa per implorare il suo aiuto. E oggi il cardinale Barbarin lo incontra…». Domani, annuncia Le Figaro, il quotidiano pubblicherà un’intervista di Barbarin sull’incontro di oggi con il Papa.

    http://www.lastampa.it/2016/05/20/vaticaninsider/ita/nel-mondo/il-papa-ha-ricevuto-il-cardinale-francese-barbarin-per-minuti-42cw9FbYsXn61B7t9wILbN/pagina.html

  • Romanzo Cardinale, il docu-film sugli “investimenti” del Cardinale Domenico Calcagno . Giovedì 9 giugno, Libreria UBIK Savona

    Romanzo Cardinale, il docu-film sugli “investimenti” del Cardinale Domenico Calcagno . Giovedì 9 giugno, Libreria UBIK Savona

    L’avviso di garanzia inviato Cardinale Domenico Calcagno, gli investimenti spericolati e le speculazioni edilizie della Diocesi savonese.

    E quei collegamenti con personaggi così tanto chiacchierati con i quali per anni l’Istituto Sostentamento Clero ha fatto i suoi affari.
    Una situazione che non arriva così inaspettata perché a Savona, in più occasioni, molti avevano da tempo sollevato perplessità.
    Dall’archivio dell’ex economo don Carlo Rebagliati i documenti consegnati prima di morire a Francesco Zanardi con il preciso compito di farli avere all’autorità giudiziaria, documenti che forse potranno fare chiarezza su quella che è stata la gestione di una diocesi, dedita a un Dio che col vangelo ha poco a che fare.
    Giovedì 9 giugno 2016, Cristian Abbondanza (Casa della legalità) e Francesco Zanardi (Rete L’ABUSO) presentano “Romanzo Cardinale”, il docu-film sugli affari e gli intrecci di una chiesa decisamente poco francescana.

  • Secondo papa Francesco, Barbarin non deve dimettersi. Per ora. E sulle Unioni civili chiede rispetto per tutti

    Secondo papa Francesco, Barbarin non deve dimettersi. Per ora. E sulle Unioni civili chiede rispetto per tutti

    Per ora “non deve dimettersi il cardinale Philippe Barbarin, l’arcivescovo di Lione, accusato in Francia di non essere intervenuto adeguatamente dopo le denunce di abusi compiuti da preti pedofili. Lo afferma Papa Francesco in un’intervista al quotidiano cattolico “La Croix”. “Sarebbe – spiega – un controsenso, un’imprudenza”. “Si vedrà – promette – dopo la conclusione del processo. Ma ora, significherebbe ammettere la colpevolezza”.
    Su temi come le Unioni civili “tocca al Parlamento discutere, argomentare, spiegare, ragionare”, riconosce poi Francesco rispondendo alle domande del quotidiano cattolico. Ma, aggiunge, “una volta che la legge è approvata, lo Stato deve rispettare le coscienze. In ogni struttura giuridica, l’obiezione di coscienza deve essere presenta perchè è un diritto umano. E questo vale anche per un funzionario del governo, che è una persona umana. Lo Stato deve anche rispettare le critiche”. Secondo il Papa, in sostanza, “uno Stato deve essere laico. Gli Stati confessionali finiscono male. Vanno contro la storia”, ma, osserva con una “piccola critica” alla cultura d’Oltralpe, bisogna stare attenti a non “esagerare con la laicità”
    Nell’intervista, Francesco precisa non visiterà la Frabncia nel 2017 “perchè l’anno prossimo è elettorale e, in generale, la pratica della Santa Sede è di non cimpiere uno spostamento del genere in questo periodo”. “L’anno scorso – spiega il Papa – si è iniziato a fare qualche ipotesi in vista di un tale viaggio, compreso un passaggio a Parigi e nella sua banlieu, a Lourdes e in una città dove nessun Papa è mai stato, ad esempio Marsiglia, che rappresenta una porta aperta sul mondo”.
    Quella di una prelatura personale per i lefebvriani è “una soluzione possibile, ma prima bisogna stabilire con loro un accordo fondamentale. Il Concilio vaticano II ha il suo valore. Si va avanti lentamente, con pazienza”, conferma inoltre Bergoglio al giornale francese. Nell’intervista, il Papa risponde inoltre a una domanda sul tema del prossimo Sinodo: “non è ancora maturo – dice – il tempo per un sinodo sulla sinodalità”.

  • Vingt-Trois vuol vederci chiaro sugli abusi sessuali attribuiti al sacerdote psicanalista Tony Anatrella

    Vingt-Trois vuol vederci chiaro sugli abusi sessuali attribuiti al sacerdote psicanalista Tony Anatrella

    L’arcivescovo di Parigi, il cardinale André Vingt-Trois, ha diffuso una nota per invitare coloro che ritengono di essere stati vittime di abusi sessuali da parte di monsignor Tony Anatrella a presentare all’Autorità ecclesiastica una formale denuncia contro questo prelato. “Non essendo in grado di agire sulla base di dichiarazioni anonime e indirette, il cardinale ha chiesto di incoraggiare le persone a stabilire un contatto personale e presentare una denuncia”, afferma la nota dell’arcidiocesi di Parigi che sembra finalmente intenzionata a vederci chiaro nell’attività del sacerdote psicoanalista accusato di molestie sessuali sui suoi pazienti.

    Come è noto, i primi fatti addebitati al sacerdote, che attualmente è consultore del Pontificio Consiglio per la famiglia e collabora anche con altri dicasteri vaticani, risalgono a 39 anni fa. La denuncia alla polizia è stata presentata da Daniel Lamarca, un ex seminarista che nel 1987 era in terapia psicanalitica con Anatrella, che avrebbe avuto con lui dei rapporti sessuali proprio dopo essersi impegnato a ‘guarirlo’ dalla omosessualità. La sua testimonianza è apparsa nel 2006 su Golias, rivista diretta da Christian Terras, che ha redatto un dossier su “Gli strani metodi del dottor Anatrella”, che esamina in tutta la sua gravità la trasgressione, da parte del sacerdote psicoterapeuta della deontologia professionale e il superamento delle frontiere di ciò che è legalmente accettabile: “cosa che rappresenta – si legge – il colmo dell’ipocrisia”.

    Una considerazione analoga è stata formulata dalla psicanalista Louisa de Urtubey, per la quale “il passaggio all’azione sessuale da parte di un analista, è considerato da diversi psichiatri alla stregua di un atto di pedofilia”, dal momento che “la posizione del terapeuta è di tipo parentale, per la regressione indotta dal trattamento e l’instaurazione del transfert”.
    Le “strane pratiche” alle quali Anatrella ha fatto ricorso durante la psicoterapia con Lamarca, afferma Terras, sono certamente “deontologicamente inaccettabili, moralmente rivoltanti, ben lungi da una sana assistenza psicologica”, e sembrerebbero ricondurre al tentativo, non raro in alcuni psicanalisti “scelti in modo imprudente”, di “servirsi del loro paziente per risolvere i loro problemi psicologici, per esempio un rapporto difficile nei confronti della propria tendenza omosessuale mal accettata”. Tentativo tanto più grave in questo caso, in cui l’analista è anche un sacerdote, che nasconde “un grave attentato alla dignità di persone libere e un’impostura intellettuale completata da un grave attentato all’integrità dell’altro”.
    L’ex seminarista de La Mission de France, Lamarca, ha raccontato che nell’87, a 23 anni, si era lasciato convincere, dal sacerdote psicanalista, a condividere insieme alcuni esercizi di “lavoro corporeo” che sarebbero poi sfociati in abusi sessuali.
    La psicanalista Dominique Bourdin, docente in psicopatologia clinica all’Università di Parigi, ha seguito Daniel Lamarca dopo la traumatica esperienza con Anatrella, nella quale “costui aveva ripetutamente imposto a Daniel carezze e approcci sessuali, che provocavano il godimento del ‘terapeuta’, sotto il pretesto di tentare innovativi approcci terapeutici”. “Daniel è stato dolorosamente segnato da questa esperienza”, afferma l’analista che lo ha aiutato a rielaborare i gravi abusi sessuali e di potere subiti ad opera di Anatrella.
    La professoressa Bourdin, che aveva lasciato a Daniel Lamarca l’espletamento dei passi ufficiali per la denuncia dell’abuso, si è poi stupita della successiva carriera folgorante di Anatrella in Vaticano. Una carriera scandita da “prese di posizione sempre più intransigenti” tanto da ingenerare nella Bourdin il dubbio se effettivamente il giovane si fosse rivolto alle autorità ecclesiastiche competenti e se fosse il caso di intervenire di persona. “Per ciò che mi riguarda – aveva scritto su Golias – dopo le informazioni datemi da Daniel, ogni volta che mi si è presentata l’occasione ho fatto sapere a colleghi o responsabili ecclesiali che vi erano ragioni etiche importanti (senza precisare quali) per non inviare pazienti da Anatrella. E talvolta ho espresso la mia tristezza e la mia collera per vederlo sfilare sui media”. “Ho avuto l’occasione di constatare – aveva confidato inoltre – la pressione e la forza della legge del silenzio ecclesiale sugli atti di pedofilia. E la maniera in cui arrivano a tacere coloro che in un primo momento sono indignati e tormentati”. “La parola libera. L’impostura menzognera uccide”, aveva sintetizzato invece il dossier firmato da Christian Terras, annotando: “Qualche volta i lupi approfittano dello smarrimento del gregge o del pastore”.
    Lamarca denunciò 10 anni fa quanto gli era accaduto all’allora arcivescovo di Parigi, il cardinale Lustiger, che gli promise di interessarsene. Ma in realtà non fece niente e Anatrella rimase dov’era a fare quello che faceva. E col tempo è diventato uno degli esperti cattolici più quotati sul tema dell’omosessualità, citatissimo da tutti i siti cattolici. Collaboratore, a quanto risulta, alla stesura dell’istruzione di Benedetto XVI che proibisce l’ingresso in seminario a quanti pur inconsapevolmente hanno tendenze omosessuali. Tanto che l’associazione francese omosessuale cristiana “David et Jonathan” si è chiesta: “Tenuto conto di questi nuovi elementi, Tony Anatrella resterà il portavoce ufficiale o semiufficiale della Chiesa Cattolica in Francia su tutti i temi che concernono l’omosessualità?”.

    S.C.

  • Tornano le accuse contro monsignor Anatrella, consultore del Pontificio Consiglio per la famiglia

    Tornano le accuse contro monsignor Anatrella, consultore del Pontificio Consiglio per la famiglia

    Monsignor Tony Anatrella, psicanalista francese, consultore del pontificio consiglio per la famiglia, viene accusato di molestie sessuali. Le accuse, raccolte dal sito Mediapart (fondato da ex giornalisti di Le Monde), provengono da “diverse vittime” che sarebbero state molestate nel corso di sedute psicoterapeutiche. Monsignor Anatrella era stato bersaglio già negli anni passati di accuse, che non avevano avuto seguito, e l’arcidiocesi di Parigi avrebbe ricevuto segnalazioni già nel 2001. Il prelato l’anno scorso fu definito da Avvenire “tra i massimi studiosi mondiali del ‘rischio gender’, autore di numerosi saggi sul tema”. Ed è suo il commento che ha corredato il Documento della Congregazione per l’Educazione Cattolica sulla non ammissione dei gay al sacerdozio, pubblicato sull’Osservatore Romano il 29 novembre 2005.

    “A febbraio scorso – ricorda AskaNews –  monsignor Anatrella ha avuto una certa risonanza mediatica quando, ad un corso di aggiornamento per nuovi vescovi, ha affermato che per i vescovi questo obbligo non esiste. Per il “Vaticano”, i vescovi cattolici “non sono obbligati a denunciare gli abusi del clero sui bambini”, ha riassunto il quotidiano britannico The Guardian. Subito contestato dal cardinale Sean O’Malley, presidente della Pontificia commissione per la tutela dei minori, che in una nota a nome della commissione ha affermato che vige invece la “responsabilità morale ed etica di denunciare gli abusi presunti alle autorità civili”.

    Le accuse contro il sacerdote psicanalista per comportamenti impropri e molestie sessuali durante le sedute di analisi (al limite dello stupro se si considera che l’analista esercita comunque una funzione di guida sul paziente e può abusare di tale potere)  si ripropongono a dieci anni esatti da episodi analoghi che nel 2006 furono riportati dall’agenzia Adista insieme alla drammatica testimonianza di una vittima. In psicoanalisi,  terapia orale fondata sulla parola, senza alcuna azione, non devono esservi contatti fisici di nessun genere. L’analista come persona deve mantenere un ruolo di pura neutralità, per consentire il corretto avvenire del transfert; tra paziente e analista, nessun altro incontro al di fuori delle sedute. “Queste regole fondamentali e rigorose della psichiatria freudiana, monsignor Anatrella, psicanalista, da anni interprete e portavoce delle teorie le ha violate”, denunciò Adista rivelando anche il nome di colui che subì gli abusi sessuali, l’ex seminarista francese Daniel Lamarca, 23enne all’epoca dei fatti.

    Il giovane raccontò che anni dopo gli abusi ebbe un colloquio con Anatrella “per sapere come spiegava che vi fossero stati dei rapporti sessuali nell’ambito di una terapia”. “Lui – ricostruisce l’ex allievo del Seminario della Missione di Francia – cerca di intellettualizzare o di filosofeggiare sui termini, e di spiegarmi che non si può parlare di ‘rapporti sessuali’, che i termini ‘rapporti’ e ‘sessuali’ non potevano essere impiegati qui. Che lui lo chiami come vuole, io so quello che è stato fatto. Gli chiedo se lo trova normale. Allora mi cita il nome di un terapista americano ai cui lavori si appoggia. Allora gli chiedo se è così che cura di solito le persone che vanno da lui. Mi dice che sono stato l’unico. Gli chiedo allora che cosa mi ha fatto meritare questa terapia così particolare. Mi risponde: “perché è lei che me l’ha chiesta”. Ed aggiunge: ‘forse mi sono sbagliato’. Anche se è una risposta che non è da terapista, mi ci è voluto molto tempo per capire che no, non l’avevo chiesta io. Nel 1999 ottengo un’udienza presso il cardinale Lustiger. Gli confido la mia storia. Lui è sorpreso, sconvolto, afferma di credermi, mi assicura la sua preghiera, si preoccupa di quello che mi può accadere, mi dice che dev’essere aperta un’inchiesta. Mi chiede se sarei d’accordo, nel caso in cui l’inquirente lo volesse, a testimoniare davanti a lui ed eventualmente a mettere per scritto ciò che gli ho raccontato. Rispondo di sì, ma fino ad oggi non sono mai stato contattato da un inquirente…”.

    Sante Cavalleri

  • Francia, i gesuiti: sulla pedofilia a rischio la credibilità della Chiesa

    Francia, i gesuiti: sulla pedofilia a rischio la credibilità della Chiesa

    La rivista Études affronta il nodo degli abusi sessuali e rileva come la reputazione dell’istituzione troppo spesso venga prima dell’ascolto delle vittime, mentre le norme introdotte da Benedetto XVI e Francesco con difficoltà trovano applicazione a livello locale. E’ invece importante che i ragazzi sotto choc siano aiutati a parlare, a liberarsi di un’esperienza tanto traumatica. Il potere della Chiesa deve essere al servizio dei più deboli.

    FRANCESCO PELOSO – CITTA’ DEL VATICANO

    «Études», la rivista dei gesuiti francesi, nel suo numero in uscita a maggio, interviene con un editoriale dal titolo «La verità vi renderà liberi» sul tema pedofilia nella Chiesa. Il testo trae spunto da una serie di eventi e di fatti di cronaca che hanno rimesso al centro del dibattito pubblico il tema degli abusi sui minori. Eventi come il film «Spotlight», vincitore del premio Oscar, che racconta la celebre inchieste del «Boston Globe» del 2001 sull’insabbiamento da parte della diocesi dei tanti casi di abuso su minori verificatisi in lungo arco di tempo. La vicenda si concluse con le dimissioni dell’arcivescovo dalla città americana, il cardinale Bernard Law. Poi c’è stata la testimonianza del cardinale George Pell, prefetto della Segreteria per l’economia, di fronte alla «Royal commission» australiana che indaga sul fenomeno degli abusi sui minori nel Paese, nella Chiesa e non solo. La testimonianza del cardinale ha suscitato clamore e attenzione a livello mondiale. Infine ha avuto eco mediatica la chiamata in causa del cardinale Philippe Barbarin di Lione da parte della giustizia francese, con l’accusa di aver coperto alcuni episodi di abuso, vicende alle quali fra l’altro la Chiesa francese sta provando a rispondere.

    Secondo Etudes vanno sottolineati alcuni punti: intanto lo scandalo degli abusi oltre alla gravità in sé, al danno enorme che provoca alla vittima, getta discredito sulla morale cattolica e su quella sessuale in particolare, una morale molto esigente, che esce danneggiata nella sua proposta da vicende di questo tipo. «Ne va – si afferma – della stessa testimonianza cristiana». Quindi si precisa che l’imposizione del silenzio alla vittima, circostanza emersa in tanti casi, soprattutto in quelli meno recenti, equivale ad abusare una seconda volta di quest’ultima. E ancora si mette in luce come troppe volte prevalga, nelle diocesi, nel clero, la preoccupazione per il buon nome dell’istituzione rispetto al crimine commesso, alla violenza subita dal minore. Per altro le varie norme e la sensibilità introdotte sulla materia da Benedetto XVI e da Francesco, non trovano sempre riscontro nella realtà delle chiese locali, il clericalismo ha ancora la meglio (e non va confuso con l’obbedienza).

    «Da Benedetto XVI in avanti – si legge nel testo – la dottrina ufficiale della Chiesa è chiara e ferma nel condannare questi atti, nella necessità di segnalare alla giustizia i preti potenzialmente colpevoli, nello stabilire la loro esclusione da ogni attività con i giovani e l’eventuale sospensione dallo stato clericale. Ma resta una distorsione fra i principi e la pratica». «Troppo spesso, ancora – si osserva – la volontà di proteggere la reputazione dell’istituzione ha la meglio sulla cura e l’ascolto effettivo delle vittime», al contrario la cultura del segreto impone il silenzio laddove la parola sarebbe liberatoria. Anche nelle società secolarizzate, si spiega, la Chiesa resta una istituzione educativa di riferimento, e non verrà perdonata a causa delle contraddizioni fra l’esigenza alta del suo messaggio, e i comportamenti di coloro che sono incaricati di diffonderlo. Si delinea poi il quadro psicologico dell’abuso sul minore; quest’ultimo per la vergogna e lo choc tende a non raccontare quanto gli è accaduto, anche per molto tempo. Tanto più è necessario allora, è la valutazione, ascoltare le vittime. Al contrario «imporre il silenzio alla vittima, o anche dargli la sensazione che le sue parole ’disturbano’, equivale ad abusarla una seconda volta».

    «Lo scandalo della pedofilia clericale» ci mostra il prete inteso come ’uomo di Dio’, che vive separatamente, in modo differente dagli altri uomini. «Il ragazzo che lo vede come tale – prosegue l’editoriale – perché gli viene presentato così, è portato a donargli tutta la sua fiducia. Abusare di questa fiducia e imporgli una relazione di dominio che vìola la sua intimità, significa distruggere nel ragazzo ogni capacità di stabilire con gli altri un’autentica relazione di fiducia. Colui che si credeva un amico ha invece le sembianze di un predatore».

    Si fa quindi riferimento al Vangelo e al fatto che Gesù stesso si presenta come colui che accoglie i bambini, che li riconosce come persone e non come oggetto di cui disporre a proprio piacimento. «Quando le vittime sono invitate ad esprimersi in piena libertà se ne vedono i frutti positivi E’ il caso della Germania dove, nel 2009, l’episcopato ha attivato un numero di telefono per raccogliere le loro testimonianze». In molti Paesi sono poi state istituite commissioni indipendenti grazie al lavoro delle quali sono venuti alla luce fatti che gravavano sulla memoria delle vittime. L’editoriale ricorda inoltre come presso l’Università Gregoriana di Roma sia stato creato un Centro di protezione per l’infanzia, lanciato nel febbraio del 2015, il cui obiettivo è quello di formare dei responsabili della Chiesa per far fronte al problema e sviluppare dei programmi di prevenzione. In Francia, poi, il vescovo di Orleans, monsignor Jaques Blanquart, ha promosso una struttura d’accoglienza formata da volontari fra cui si trovano anche uno psicanalista, un terapeuta, e una persona che ha subito abusi in passato, c’è poi un numero verde per le vittime. «Nella tradizione cristiana – è la conclusione – il potere deve essere messo al servizio dei più deboli. Ne va della coerenza del messaggio».

    http://www.lastampa.it/2016/05/07/vaticaninsider/ita/nel-mondo/francia-i-gesuiti-sulla-pedofilia-a-rischio-la-credibilit-della-chiesa-IZMKIRYLSiQxCGbzkWzngL/pagina.html

  • Vaticano: Pedofilia e giochi di potere

    Vaticano: Pedofilia e giochi di potere

    VATICANO E PEDOFILIA: SCANDALO, ORRORE, PULIZIA E MANOVRE DI POTERE

    03 Marzo 2016 Fausto Carotenuto

    Il film Spotlight ha vinto l’Oscar come miglior film del 2015 occupandosi di un terribile scandalo a Boston: la struttura della diocesi ha protetto per anni ben 70 preti pedofili.

    Singolare che l’industria cinematografica americana attacchi così pesantemente la potente Chiesa cattolica e che la giuria degli Oscar riesca a premiare questo attacco a maggioranza.

    Forse però non si tratta di un attacco generalizzato al Vaticano, come potrebbe apparire ad una visione superficiale, ma piuttosto ad una sua corrente da parte di un’altra, sostenuta dalla massoneria internazionale.

    Ed infatti gli autori, registi ed attori del film non hanno fatto altro che dire che uno solo può salvare la Chiesa da questa piaga: Papa Francesco… il gesuita. E che quindi la Chiesa non è morta, anzi può risorgere se una corrente “nuova” – quella ora al comando – prevarrà sulle vecchie correnti chehanno prodotto questi disastri… E allora il film diventa un grande spot pubblicitario per la chiesa “buona” di Francesco alle prese con il difficile compito di fare fuori quella “cattiva” woitiliana opusdeista. Il che fa un favore alla verità ed al bene – cosa che apprezziamo moltissimo – ma anche al potere dei gesuiti.

    Cosa che apprezziamo molto di meno, visto l’enorme potere che stanno assumendo a livello mondiale in alleanza con parti importanti della massoneria internazionale.

    Ma non basta il caso Spotlight. In questi giorni c’è anche il “Caso Pell”, proprio a Roma.

    Una commissione governativa australiana sta interrogando via web il cardinale Pell sul grave problema della pedofilia nella chiesa australiana e sulla possibilità che nella sua carriera abbia coperto e quindi consentito numerosi abusi sui minori. Le domande partono dall’Australia e Pell risponde in diretta video dall’Hotel Quirinale di Roma. Il cardinale è a Roma in quanto “Ministro dell’Economia” del Vaticano, e non si è recato in Australia a rispondere “per motivi di salute”.

    Una storia orribile, nella quale il cardinale sta facendo una orrida figura. La Royal Commission governativa sulla pedofilia è diretta da Peter Mc Kellan, che ha definito le risposte del cardinale insufficienti e “del tutto prive di senso”. Alle domande degli inquirenti ha risposto con una impressionante serie di “non ricordo”, “non sapevo”, “non mi hanno informato”, “certo forse potevo fare di più”. Quando è ormai provato che non poteva non sapere, che gli era stato detto varie volte quello che succedeva, e che lui non aveva mai approfondito. E poi ha anche detto che l’età gli crea problemi ai ricordi. Certo questa difficoltà senile non gli ha però fatto sorgere nessuno scrupolo quando ha accettato gli incarichi di Prefetto della Segreteria per l’Economia e membro del C9, il consiglio di cardinali che aiuta Papa Francesco nella riforma della Curia e nel governo della Chiesa universale.

    Tra i casi eclatanti che Pell non aveva approfondito: dei preti pedofili seriali, come Peter Searson e Edward Dowlan, ed il caso terribile di Gerald Ridsdale stupratore di almeno 54 bambini. Questi preti, quando ormai tutti sapevano quello che combinavano, venivano semplicemente trasferiti in altre parrocchie. Dove potevano tranquillamente ricominciare a praticare la loro perversione.

    Pell taceva, non vedeva, non interveniva… Per lui la difesa della struttura veniva evidentemente prima del bene dei bambini, che potevano tranquillamente essere sacrificati. Anzi evidentemente questo atteggiamento era utile, perché lui intanto nella chiesa conservatrice woitiliana e ratzingeriana faceva carriera, fino a diventare primate della Chiesa australiana. E poi lui su come mantenere l’autorità ecclesiastica la sapeva lunga: si era persino laureato in teologia proprio con una tesi sul principio di autorità nella Chiesa…

    Un vero enorme scandalo, aggravato dal fatto che questo meccanismo abominio-protezione avviene un po’ ovunque nella Chiesa cattolica, ed anche in Italia, in base al principio che il primo compito che si danno i vescovi e i responsabili gerarchici è spesso quello di coprire per salvare l’autorevolezza della Chiesa. Di salvare il suo principio di autorità “morale”, e quindi anche politica ed economica, derivato direttamente dall’Impero Romano, del quale la struttura di potere Vaticana è discendente diretta, mascherata da cristianesimo.

    Certamente il primo riferimento alla base di questi comportamenti è il potere, e non l’attenzione agli esseri umani, ai quei bambini che vengono fisicamente e psichicamente massacrati da orchi protetti dalle strutture gerarchiche.

    Il problema per gente come Pell o per tanti altri cardinali e vescovi americani, austriaci, australiani, belgi, irlandesi, inglesi, tedeschi, olandesi, svizzeri, maltesi, italiani, ecc. , non è mai stato quello oggettivo e gravissimo del male fatto ai bambini, ma quello di preservare la credibilità di facciata della Chiesa cattolica. Freddi burocrati del finto amore. Del tutto privi di cuore.. . Del tutto privi di Cristo, anche se per una vita hanno campato e si sono arricchiti riempiendosene abusivamente la bocca. Mentre per una Chiesa veramente legata al Cristo, all’Essere dell’Amore, dovrebbe valere prima di tutto quello che Lui diceva: “Chi … scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina di quelle tirate da un asino, e fosse gettato negli abissi del mare. Guai al mondo per gli scandali! È inevitabile che avvengano scandali, ma guai all’uomo per colpa del quale avviene lo scandalo!“ (Matteo 18,6-7) E quindi comportamenti del genere dovrebbero essere evitati a tutti i costi, denunciando subito penalmente ed escludendo immediatamente certi individui dalla funzione e dal ruolo sacerdotale.

    Sacerdoti dei quali per secoli la gente si è fidata lasciando nelle loro mani i propri bambini.

    Lasciando gli orchi liberi di agire, il Vaticano ha creato un meccanismo di sfiducia generalizzato tra i propri fedeli anche nei confronti di quella parte della Chiesa che è sana e fatta di gente per bene, che veramente mette la sua vita a disposizione del prossimo, dei poveri, dei deboli, dei piccoli… Quella parte dalla quale vengono i santi veri, e che “stranamente” non fa mai carriera nella struttura gerarchica e non viene mai protetta da nessuno… Anzi spesso maltrattata in tutti i modi.

    Anche figure importanti e molto venerate come grandi santi, come Papa Woityla, hanno protetto consapevolmente degli orchi, come il caso del potentissimo fondatore dei Legionari di Cristo, il pedofilo e violentatore prete messicano Marcial Maciel. Nonostante in tutti i modi Woityla fosse stato informato della doppia o tripla vita di questo individuo, non volle mai rinunciare al sostegno della sua potente organizzazione, e lo lasciò fare, riempiendolo di onori e di lodi…

    L’audizione di Pell, un vero e proprio processo mediatico diffuso in tutto il mondo, che sta esponendo il cardinale ad una pessima figura, insieme al film Spotlight, la dicono lunga sulle perversioni praticate e coperte in seno alla Chiesa per decenni, qualcuno dice per millenni. E infatti è cosa vecchia: la prima traccia già nel Concilio di Elvira del 306 dc, quando i vescovi furono costretti a dichiarare: “Stupratoribus puerorum nec in fine danda esse communionem” ( Agli stupratori di bambini la comunione va negata anche in punto di morte).

    E in questi giorni il clamore della vicenda Pell viene accresciuto dal fatto che 15 vittime degli abusi sono arrivate negli stessi giorni a Roma per parlargli e per essere ricevute dal Papa. «A Pell non importa di noi, siamo qui perché vogliamo fare qualcosa per le future generazioni di bambini».

    Lui resiste, dice che non può fare nulla per farle ricevere dal Papa e che se le riceve lui, le vuole non tutte insieme ma solo una per volta… anche accompagnate da qualcuno ma certamente non avvocati o media… Poi ne ha ricevute alcune mostrandosi contrito… Troppo forti le pressioni…

    nota: Molto significativo questo VIDEO

    GIOCHI DI POTERE DIETRO GLI SCANDALI DI PEDOFILIA

    Orribile questa perversione della pedofilia ed orribile che la si consenta e protegga nelle strutture religiose. E’ bene che questi scandali vengano fuori… perché è bene che tutti ne siano al corrente e che si prendano opportuni provvedimenti.

    Occorre tuttavia anche notare che spesso dobbiamo ringraziare di questo portare alla luce nefandezze, non tanto e solo i bravi e gli onesti, ma anche – e talvolta soprattutto – gruppi di potere oscuro che usano gli scandali per indebolire i gruppi di potere avversari.

    Nel caso della pedofilia delle gerarchie cattoliche, questo risulta con particolare evidenza. La Chiesa prima degli scandali di pedofilia e di corruzione, che la attraversano ormai da anni, era nelle mani dei conservatori opusdeisti di tipo woitiliano o ratzingeriano.

    La Chiesa dopo gli scandali è saldamente nelle mani dei loro avversari: i gesuiti. Se qualcuno “avesse voluto” facilitare la loro ascesa avrebbe avuto a disposizione creando questi scandali – sia pure su concretissime basi di verità – un formidabile strumento di manovra. E tuttora è facile notare che gli scandali di pedofilia e di corruzione – come i vari vatileaks – colpiscono in modo eclatante quei settori conservatori della Chiesa che fanno resistenza al dilagare del potere gesuita.

    Anche molti scandali italiani di politica e malaffare si possono ora interpretare facilmente in questo modo. golpe in vaticanoIl vero e proprio colpo di stato che denunciammo al momento delle dimissioni di Ratzinger, si è basato su un enorme ricatto di questo tipo. (vedi i nostri articoli precedenti su questo scottante argomento ) A conferma di questa visione, lo stesso cardinale Pell in Australia è sempre stato il protettore delle correnti e delle posizioni più conservatrici. E nel suo “regno”, dopo la nomina a Cardinale nel 2003 da parte del conservatore opusdesita Woityla, ha assegnato molte posizioni di potere a preti conservatori.

    Con il Papa gesuita invece è stato presto richiamato a Roma con un apparente “PROMOVEATUR”, che lo ha isolato dal suo regno australiano. Per essere poi ora sottoposto al ludibrio, al disprezzo internazionale ed ai giusti attacchi delle sue vittime.

    Il che significa sostanzialmente la probabile fine del suo potere – “AMOVEATUR” – e campo libero in Australia per l’influenza gesuita.

    Operazione doppia quindi: sacrosanta pulizia da una parte, che accogliamo con soddisfazione, e gioco di potere nella lotta tra piramidi imperiali in Vaticano e nel Mondo. Una ulteriore mossa del risiko, con la conquista del potente cattolicesimo australiano.

    Gli scandali per la pedofilia e la corruzione, molto eclatanti e accuratissimi nella raccolta e dimostrazione di prove in tutto il mondo occidentale – ma soprattutto dove i gesuiti sono più potenti ed in accordo con la massoneria – hanno prodotto un enorme indebolimento del fronte conservatore opusdeista woitiliano. Infarcito da mille vizi di corruzione e pedofilia.

    Quasi del tutto assenti nel morigerato esercito del potere professorale gesuita.

    La pedofilia e gli scandali per corruzione puntano il dito su una parte oscura e rivoltante della Chiesa, che non vediamo l’ora finisca. Ma dobbiamo anche essere consapevoli del fatto che viene adoperata come una clava per raggiungere il potere da parte di un gruppo di potere.

    Non ci troviamo di fronte allo scontro tra il Bene ed il Male, ma tra due piramidi oscure in competizione tra loro. E spesso è proprio da questi scontri che viene fuori per noi un po’ di verità ed un po’ di bene. Ma questo non significa che dobbiamo lasciarci sedurre da chi attacca in questo momento. Non è necessariamente buono chi attacca un male. Ci fa un piacere certamente in un dato momento, ma occorre vedere perché lo fa. Per non rischiare di affidarci nelle mani sbagliate.

    E’ poi evidente che interesse dei gesuiti è anche che questa Chiesa – finalmente agguantata al suo vertice dopo secoli di inutili tentativi – non crolli sotto i colpi della dilagante sfiducia nelle sue istituzioni, e che quindi certi comportamenti distruttivi, come la pedofilia, abbiano a cessare veramente. Per non compromettere la struttura nelle sue basi, che sono tuttora nell’indispensabile consenso dei fedeli. Ricercato ogni giorno in tutti i modi da Bergoglio.

    Bene che certe cose vengano fuori, e ringraziamo chi lo sta facendo, anche se non apprezziamo affatto i suoi secondi fini: la realizzazione di un dilagante superpotere gesuita-massonico, già ora al comando di buona parte della politica, della finanza, della cultura e delle religioni mondiali.

    Non diventeremo “papisti” a seguito di questi scandali e delle sia pur opportune decisioni che Bergoglio potrebbe prendere.

    Per noi la spiritualità non ha nulla a che fare con il potere e con le manovre per mantenerlo e rafforzarlo.

    Per noi la spiritualità è la voglia di fare il bene vero nostro e di chi ci circonda contemporaneamente.

    Senza strumentalizzazioni, senza idolatranti culti della personalità e senza principio di autorità di nessuno.

    Nel rispetto del bene, della pari dignità, e della libertà di tutti.

    A cominciare dai più piccoli e dai più deboli.

    http://www.oggitreviso.it/vaticano-pedofilia-giochi-di-potere-134684