Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Pell accusa predecessore a Melbourne: crimini e insabbiamento

    Pell accusa predecessore a Melbourne: crimini e insabbiamento

    Mons. Little e testimonianze davanti a commissione a Roma

    Roma, 2 mar. (askanews) – Il cardinale George Pell ha definito la diocesi di Melbourne – dove è stato vescovo ausiliare (1987-1996) prima di diventare l’arcivescovo – un “mondo di crimini e insabbiamento”, suggerendo in particolare che il suo predecessore, mons. Frank Little, sia stato sollecitato alle dimissioni, nel 1996, per inadempienza verso le accuse emerse contro i preti pedofili della diocesi. Nella terza audizione davanti alla Royal Commission into Institutional Responses to Child Sexual Abuse (“Commissione reale sulle Risposte istituzionali agli Abusi sessuali sui Minori”), la scorsa notte, in video-collegamento da Roma con l’Australia, l’attuale prefetto per la Segreteria dell’Economia, ha espresso il suo “rammarico” per non aver fatto di più nel caso di un prete pedofilo in un’altra diocesi, Ballarat. Il porporato, che si è detto disponibile a incontrare le vittime di preti abusatori giunti a Roma per assistere alle sue audizioni, verrà ascoltato ancora questa sera, per la quarta e ultima testimonianza. Le vittime, intanto, chiedono di incontrare Papa Francesco. Questa sera quarta e ultima testimonianza. La commissione ha esaminato alcuni casi di preti pedofili a Ballarat e Melbourne, nello Stato australiano di Victoria, relativi agli anni Settanta e Ottanta. Quanto al fratello Edward (Ted) Dawlan, insegnante al St Patrick’s College di Ballarat, il porporato, che all’epoca era vicario episcopale per l’educaizone, ha ammesso che vi erano “voci” circa le sue “attività con i giovani”, precisando però che erano “non specifiche” sugli abusi sessuali e concludendo: “Mi rammarico di non aver fatto di più in quel momento”. La commissaria Gail Furness ha poi passato in rassegna il caso del sacerdote Peter Searson, parroco nella diocesi di Melbourne, poi condannato nel 1997 per abusi sessuali su minore e morto nel 2009. Il sacerdote, oggetto di “una litania di accuse”, minacciava i bambini con armi e uccidendo davanti a loro animali, e lo stesso Pell lo ha definito come “un uomo sconcertante, nei suoi momenti peggiori poteva essere descritto come uno dei preti più sgradevoli che io abbia conosciuto”, ma “non avevamo sufficienti evidenze per rimuoverlo”. L’allora arcivescovo della diocesi, mons. Frank Little, ora defunto, “sembrava – secondo Pell – incapace di affrontare padre Searson, o anche di fornire informazioni adeguate sulla situazione” e ha reagito in modo “assolutamente insoddisfacente” alle preoccupazioni che circolavano sul sacerdote, prese “decisioni sbagliate” e, sebbene si dimise in anticipo sull’età della pensione formalmente per motivi di salute, “non mi sorprenderebbe” se tra le reali cause delle dimissioni ci fosse una richiesta del nunzio dell’epoca in Australia, mons. Franco Brambilla, dovuta alla sua inadeguatezza sui casi di pedofilia. “Ero fortemente critico di come l’arcivescovo Little gestiva i casi contro i preti”, ha detto Pell. Il porporato ha detto peraltro di essere stato ingannato dal Catholic Education Office che non gli ha fornito adeguate informazioni sul caso di questo sacerdote. La commissaria, citando questo fatto, le critiche all’arcivescovo Little, e analoghe accuse rivolte da Pell ieri in merito al vescovo Mulkearrns di Ballarat, ha commentato: “E’ una posizione straordinaria, cardinale”. “Quello – ha ribattuto il porporato – era uno straordinario mondo di crimini e coperture e le persone non volevano che lo status quo venisse disturbato”. Ska Ska MAZ

    http://www.askanews.it/top-10/pell-accusa-predecessore-a-melbourne-crimini-e-insabbiamento_711749385.htm

  • Pedofilia, le vittime chiedono udienza al Papa: “Pell ci offende”

    Pedofilia, le vittime chiedono udienza al Papa: “Pell ci offende”

    Le 15 vittime di abusi sessuali da parte di sacerdoti giunte in Italia dall’Australia per seguire da vicino la deposizione del cardinale George Pell, attuale super-ministro delle finanze vaticano, hanno espresso il desiderio di essere ricevute da Papa Francesco prima di lasciare Roma. La notizia e’ trapelata dall’Hotel Quirinale, dove nella Sala Verdi l’audizione del porporato si svolge in teleconferenza a causa del certificato medico, attestante una condizione fisica che non permetterebbe un viaggio Oltreoceano, presentato da Pell alla Commissione Reale di indagine sugli abusi che gli chiede conto della gestione dei casi nell’aricdiocesi di Melbourne, della quale e’ stato arcivescovo dal 1996 al 2001 dopo esserne stato ausiliare e prima ancora vicario episcopale. La terza seduta, iniziata alle 22 ora italiana in un clima piu’ sereno di quello delle precedenti, si e’ infiammata a causa di alcune frasi di Pell che le vittime hanno ritenuto offensive. A suscitare sdegno e’ stata in particolare l’affermazione: “A volte i genitori delle vittime non vogliono che il loro caso passi nelle mani della polizia o delle autorita’ ecclesiastiche”.

    Momenti di tensione si sono verificati nella Sala Verdi anche quando il cardinale Pell ha definito “inadeguata” la rete di informazioni che arrivarono al suo ufficio di arcivescovo di Melbourne. Ed ha detto, di fatto addossando ogni responsabilita’ ad altri e sgravando se stesso: “non credo che avrei potuto fare qualcosa di piu’ di quanto ho fatto”. Secondo i membri della Commissione Reale, invece, l’attuale ministro delle finanze di Papa Francesco avrebbe potuto impedire allora il perpetuarsi di questi crimini semplicemente non voltando la testa da un’altra parte. E questo ritengono amche le vittime, tanto che nella Sala Verdi una signora ha imprecato contro Pell a voce alta. In sostanza, il cardinale australiano sostiene di essere stato ingannato dal “sistema dell’epoca” perche’ era risaputo che lui non avrebbe accettato lo stato delle cose e avrebbe proceduto adottando “azioni decisive”. “Sapevano che avrei fatto domande scomode se fossi stato meglio informato”, ha detto. Un ragionamento che contrasta con la realta’ e anche con altre dichiarazioni fatte poco prima dallo stesso Pell, che, ad esempio, si e’ dilungato a descrivere quello che ritiene essere un suo capolavoro (e che per altri e’ invece una ulteriore percossa assestata a persone ferite gravemente dai preti abusatori): il cosidetto “Melbourne Response” da lui creato quando era vescovo ausiliare e che poi ha utilizzato da arcivescovo, uno schema di risarcimenti per le vittime volto a disincentivare le onerose cause giudiziarie contro la diocesi. Lo schema pero’ e’ stato ampiamente criticato dalle vittime e dalle loro famiglie durante tutto il corso dell’indagine condotta dalla Commissione d’inchiesta australiana sulle risposte delle istituzioni agli abusi sessuali sui minori. Nel corso di una pausa dell’audizione di questa notte i giornalisti hanno chiesto dei commenti alle vittime presenti nella Sala Verdi e una di loro ha detto che “Pell avrebbe potuto essere l’eroe dell’Australia se solo fosse stato chiaro sin dall’inizio”.

  • Vittime dei preti pedofili ad askanews: in Italia 200 casi dal 2006. “Obbligare i vescovi a denunciare per evitare insabbiamenti”

    Vittime dei preti pedofili ad askanews: in Italia 200 casi dal 2006. “Obbligare i vescovi a denunciare per evitare insabbiamenti”

    Genova, 2 mar. (askanews) – “Anche in Italia sono tanti i casi di preti pedofili che sono stati insabbiati. Noi abbiamo realizzato una mappa con i casi di abusi sessuali su minori o adolescenti da parte del clero registrati negli ultimi 10 anni e sono quasi 200, di cui circa 120 con condanne ormai definitive”. Lo ha denunciato ad askanews Francesco Zanardi, fondatore e portavoce della “Rete L’Abuso”, l’associazione italiana delle vittime dei preti pedofili, commentando la vittoria agli Oscar 2016 come miglior film della pellicola “Il caso Spotlight”, che racconta l’indagine che nel 2001 il Boston Globe fece sull’insabbiamento sistematico delle accuse ai preti pedofili nella diocesi statunitense allora guidata dal cardinale Bernard Law. “Che questo film abbia vinto l’Oscar – ha sottolineato Zanardi – indubbiamente ci ha fatto piacere e ci ha anche un po’ riscattati perché in alcuni passaggi della pellicola si parla di ‘Snap’, un’associazione statunitense analoga alla nostra che veniva un po’ additata come associazione anticlericale ed è la stessa cosa che succede qui in Italia”.

    “Si parla tanto della ‘grande rivoluzione’ di Papa Francesco ma su questo tema in realtà – ha affermato il portavoce della rete ‘L’Abuso’- stiamo parlando di presupposti per il futuro perché la nostra associazione riunisce quasi 500 vittime e tutte si lamentano di non essere state contattate o aiutate dalla Chiesa. Per il momento a neanche una di queste vittime la Chiesa ha prestato aiuto”.

    Per evitare insabbiamenti, secondo l’associazione italiana che riunisce la vittime dei preti pedofili, i vescovi dovrebbero essere costretti a denunciare alla giustizia ordinaria i casi di abusi sessuali da parte di religiosi. “La nostra associazione e le altre associazioni simili – ha spiegato Zanardi – sono contrarie alle varie commissioni d’inchiesta istituite da Bergoglio. Noi pensiamo che davanti a questo problema ci sia solo una soluzione: obbligare i vescovi a denunciare i casi di pedofilia presso l’autorità giudiziaria dello Stato in cui sono stati commessi questi reati”.

    “Malgrado le linee guida di Papa Francesco – ha denunciato il portavoce della rete ‘L’Abuso’- purtroppo questi casi continuano ad essere sommersi. Inoltre molti sacerdoti condannati dai tribunali ecclesiastici sono stati poi reintegrati e tante volte sono stati reintegrati anche quelli condannati dai tribunali civili”. Come esempio Zanardi ha citato un prete condannato a 4 anni per abusi su minore: “La condanna – ha ricordato – è scaduta nel settembre del 2015 ed è stato subito reintegrato a Civitavecchia”.

    “Quello che manca e non rende credibili le dichiarazioni del Vaticano – ha sottolineato il fondatore dell’associazione italiana delle vittime dei preti pedofili – è che il Vaticano sta facendo dichiarazioni per il futuro senza però assumersi le responsabilità di quello che la Chiesa ha seminato fino ad oggi, cioè soccorrere le altre vittime. Questo – ha concluso – sarebbe un gesto concreto che potrebbe dargli più credibilità”.

    Della rete “L’Abuso”, che da anni si batte per difendere i diritti delle vittime, fa parte anche Mirko Gabossi, che ha raccontato la sua storia ad Askanews. “Sono venuto in contatto con il prete che ha abusato di me – ha spiegato Gabossi – più o meno all’età di 12 anni, partecipando alle attività che si facevano in parrocchia con i ragazzi. Rispetto ad altri però io ho avuto la sfortuna di entrarci in contatto di più”. “Da quando è avvenuto l’abuso – ha ricordato – per oltre 10 anni non ho più pensato a quello che era accaduto. Poi quando ho scoperto che Francesco aveva messo in piedi l’associazione ‘Rete L’Abuso’ questo ricordo è venuto a galla e ho deciso di entrare a far parte anch’io dell’associazione.

    Ora insieme a lui – ha affermato Gabossi – sto contribuendo a fare in modo che le vittime escano allo scoperto con le loro testimonianze”. “Stiamo cercando di trovare giustizia per queste vittime – ha sottolineato – attraverso assistenza legale e di fornire loro l’aiuto necessario. Stiamo inoltre muovendo una battaglia nei confronti della struttura che copre questi abusi che ormai avvengono da moltissimi anni”. “Nel mio caso come in quello di Francesco e di altri – ha precisato Gabossi – sono tutti reati andati in prescrizione ma non per questo sono meno importanti o meno validi di altri. I vescovi -ha concluso- dovrebbero occuparsi di quello che accade nelle strutture di cui sono messi a capo e quindi salta subito agli occhi il fatto che non sia né etico né naturale coprire un abuso sessuale da parte di un loro sottoposto”.

    Intanto, nella terza audizione davanti alla Royal Commission into Institutional Responses to Child Sexual Abuse (“Commissione reale sulle Risposte istituzionali agli Abusi sessuali sui Minori”), la scorsa notte, in video-collegamento da Roma con l’Australia, il cardinale George Pell ha definito la diocesi di Melbourne – dove è stato vescovo ausiliare (1987-1996) prima di diventare l’arcivescovo – un “mondo di crimini e insabbiamento”, suggerendo in particolare che il suo predecessore, mons. Frank Little, sia stato sollecitato alle dimissioni, nel 1996, per inadempienza verso le accuse emerse contro i preti pedofili della diocesi. L’attuale prefetto per la Segreteria dell’Economia, ha espresso il suo “rammarico” per non aver fatto di più nel caso di un prete pedofilo in un’altra diocesi, Ballarat. Il porporato, che si è detto disponibile a incontrare le vittime di preti abusatori giunti a Roma per assistere alle sue audizioni, verrà ascoltato ancora questa sera, per la quarta e ultima testimonianza. Le vittime, intanto, chiedono di incontrare Papa Francesco. Questa sera quarta e ultima testimonianza. Fos/Int9

    http://www.askanews.it/top-10/vittime-dei-preti-pedofili-ad-askanews-in-italia-200-casi-dal-2006_711749646.htm

  • Il caso Spotlight in Italia, le vittime: “200 casi insabbiati”

    Il caso Spotlight in Italia, le vittime: “200 casi insabbiati”

    Roma, (askanews) – L’Oscar al film “Il caso Spotlight” e le udienze al cardinale Pell hanno riacceso i riflettori sul tema dei numerosi casi di pedofilia da parte di sacerdoti. Il portavoce della “Rete l’Abuso”, Francesco Zanardi, denuncia i numerosi casi insabbiati anche in Italia.

  • Pell, secondo interrogatorio: “Pedofilia di un prete? Storia triste ma di non grande interesse”

    Pell, secondo interrogatorio: “Pedofilia di un prete? Storia triste ma di non grande interesse”

    Il porporato ha negato di essere stato a conoscenza degli abusi di Gerald Ridsdale, da lui spostato di parrocchia in parrocchia. Il sacerdote, attualmente in carcere, è stato condannato per 138 reati commessi ai danni di 53 vittime. Il cardinale ha dichiarato di avere il “pieno appoggio di Papa Francesco”

    “La pedofilia di un prete? Storia triste ma non di grande interesse per me”. Ha risposto così il cardinale australiano George Pell al secondo interrogatorio della Commissione del suo Paese che indaga sugli abusi sessuali commessi dal clero. Il porporato ha negato di essere stato a conoscenza della pedofilia di padre Gerald Ridsdale, da lui spostato di parrocchia in parrocchia. Il sacerdote, attualmente in carcere, è stato condannato per 138 reati commessi ai danni di 53 vittime. Pell condivise l’alloggio con lui quando erano giovani preti e lo accompagnò anche alla prima udienza del processo a suo carico nel 1993.

    Ai giornalisti il cardinale ha dichiarato di avere “il pieno appoggio diPapa Francesco” che, il giorno dopo la prima delle quattro audizioni via webcam con la Commissione australiana che indaga sugli abusi, lo ha ricevuto in udienza privata. Ma i giudici che stanno interrogando Pell sono convinti che il cardinale fosse a conoscenza della pedofilia del suo clero e che abbia insabbiato per anni gli abusi e lo hanno ribadito diverse volte durante l’interrogatorio. La legale della Commissione riunita a Ballarat,Gail Furness, ha incalzato il porporato sottolineando che “dato che i sacerdoti sono esseri umani come tutti certamente avranno parlato tra di loro circa le ragioni vere dei trasferimenti”. Ma Pell ha ribattuto che “gli esseri umani in diverse categorie hanno approcci molto diversi a tali questioni. Noi lavoriamo nell’ambito della morale cristiana e la discussione dei difetti degli altri non è ben vista”.

    Alla domanda se accettava responsabilità per i trasferimenti delpadre Ridsdale da una parrocchia all’altra e per non averlo invece rimosso e denunciato alla polizia, Pell ha risposto di no. I commissari hanno anche voluto approfondire il ruolo del cardinale accanto a monsignor Ronald Mulkearns, suo predecessore a capo della diocesi di Melbourne. Il suo incarico iniziato nel 1977gli consentiva di aiutare il vescovo in varie questioni concernenti le nomine e gli spostamenti di sacerdoti da una parrocchia all’altra. Per questa ragione, dopo aver rivolto al porporato domande su padre Ridsdale, la dottoressa Furness si è concentrata proprio sul periodo in cui Pell, da sacerdote, lavorò nell’ufficio del vescovo. In quel periodo molti preti furono trasferiti all’improvviso, a volte quasi di nascosto, perché probabilmente avevano abusato di bambini. Ma Pell ha sempre sostenuto che allora nessuno ipotizzò mai che quei sacerdoti “fossero pedofili e che venissero allontanati per questo motivo”.

    Il capo della Commissione, Peter McClellan, ha contestato al cardinale che tutti i consultori del vescovo sapevano che padre Ridsdale fosse pedofilo e che abusasse dei bambini: “È possibile che nessuna di queste persone abbia condiviso con lei ciò che si raccontava sul conto di Ridsdale?”. “Queste informazioni – ha risposto Pell – non vennero affrontate nelle riunioni dei consultori del vescovo”. Il cardinale ha anche sostenuto di essere stato ingannato da monsignor Mulkearns. In realtà, ha affermato Pell, “potevano esserci altre ragioni per spostare un sacerdote: irrequietezza, scarsa propensione ai rapporti umani, disguidi con colleghi. Per quanto riguarda padre Ridsdale nessuno – ha giurato il cardinale – esplicitò le ragioni, ma era chiaro che ci dovevano essere dei motivi di fondo”.

     http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/03/01/pell-secondo-interrogatorio-pedofilia-di-un-prete-storia-triste-ma-di-non-grande-interesse/2508100/

     

  • Il Vaticano vince l’Oscar per la pedofilia. Hollywood chiede ancora giustizia. Il cardinale Pell ammette “fatti tremendi”

    Il Vaticano vince l’Oscar per la pedofilia. Hollywood chiede ancora giustizia. Il cardinale Pell ammette “fatti tremendi”

    di Francesco Bonazzi

    In una delle scene più azzeccate del “Caso Spotlight”, il film sulla pedofilia nel clero americano che ha vinto l’Oscar, il cardinale di Boston convoca il nuovo direttore del locale Globe, ebreo e per questo sospettato di muoversi per pregiudizio religioso, e gli regala un catechismo per adulti. Insomma, lo invita a convertirsi e a non rompere le scatole. Eppure, anziché fare proselitismo in mondo tanto arrogante, sarebbe bastato aprire quel catechismo per ripassare alcuni concetti semplici e chiari: “Non commettere atti impuri” (sesto comandamento) e “Chi scandalizza anche solo uno di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina” (Matteo, 18,6). Le regole spesso ci sono già, basta rispettarle. E le regole negli Stati Uniti sono importanti. Da quelle parti barare e mentire sono crimini (da noi decisamente un po’ meno). Forse sarà per questo che lo scandalo della pedofilia dall’altra parte dell’Oceano è una ferita ancora aperta. Una ferita che ha prodotto un film molto bello come questo, scritto da Tom Mc Carthy e Josh Singer, e che ha costretto la Chiesa cattolica a rinnovarsi (e a svenarsi). La vicenda raccontata dal film è venuta fuori nel 2002 ed è stato grazie a un’inchiesta da manuale, di quelle come si facevano sulla carta stampata quando i giornalisti avevano il tempo di lavorare su un caso anche per diverse settimane.

    COPERTURE – Il Boston Globe, con un team di “inchiestisti” chiamato appunto “Spootlight”, riesce a inchiodare 90 sacerdoti dell’arcidiocesi e accusa il cardinalBernard Francis Law di aver coperto i preti pedofili. Alla fine Law verrà trasferito a Roma, dove fino al 2011 è stato arciprete della basilica di Santa Maria Maggiore. Non esattamente una diminutio. Ma si sa, la misericordia è una virtù. Il problema degli abusi sui minori nella Chiesa nord-americana, tuttavia, non riguardava solo il New England. Nel 2004, nel pieno degli scandali sulla pedofilia, la conferenza episcopale Usa affidò uno studio mirato al John Jay College of Criminal Justice della City University of New York per tentare di dare dei contorni più precisi al fenomeno. Ebbene, l’indagine confermò la fondatezza di 6.700 accuse nei confronti di 4.392 preti statunitensi tra il 1950 e il 2002, ovvero circa il 4% del totale. Gran parte dei casi erano stati maneggiati dalle varie diocesi nella massima segretezza, con risarcimenti diretti alle famiglie in cambio del silenzio totale. Ma dopo l’inchiesta del Boston Globe furono in molti a prendere coraggio e a uscire dall’ombra e dalla vergogna.

    SBANCATI – Qualche flash. La diocesi di Fairbanks, in Alaska, ha dovuto pagare un risarcimento a 150 vittime, per fatti avvenuto tra il 1950 e gli anni Ottanta, e alla fine ha dichiarato bancarotta. Per gli stessi motivi, ha finito per portare i libri in tribunale anche la diocesi di Milwaukee, nello stato del Wisconsin. Decine di casi sono emersi a Filadelfia, in Pennsylvania, e a Chicago la Chiesa ha patteggiato (o versato su condanna) circa 80 milioni di dollari, per un totale di circa 250 casi di pedofilia. A Los Angeles sono stati scoperti 113 sacerdoti, che nel 2007 sono “costati” alla loro diocesi la cifra-monstre di 660 milioni.

    LE SCUSE – Appena vinto l’Oscar, Michael Sugar, produttore de “Il caso Spotlight”, si è rivolto al Vaticano: “Papa Francesco, è ora di proteggere i bambini e di restaurare la fede”. Diciamolo, per la Chiesa di Roma questo film di enorme successo è un pugno nello stomaco perché riaccende i riflettori su uno scandalo planetario e riapre ferite ricucite a fatica e con esborsi di denaro notevoli. In ogni caso, è giusto ricordare che già due papi hanno risposto sulla pedofilia negli Usa. Ad aprile del 2008, Benedetto XVI andò a Washington in visita a George Bush e disse: “Proviamo una profonda vergogna e faremo tutto il possibile perché questi fatti non si ripetano più”. Quanto a Bergoglio, ha fatto cose impensabili fino a qualche anno fa. Lo scorso 27 settembre, a Philadephia, ha voluto incontrare alcune vittime di preti pedofili e poi ha arringato duramente i vescovi: “Sappiate che mi vergogno per questi abusi, Dio piange. E i responsabili dovranno renderne conto”. Poi, certo, l’industria del cinema americano non fa mai sconti al Vaticano, dal Padrino parte terza, ad Angeli e Demoni fino a questo Spotlight da Oscar, passando per i meno noti Philomena di Stephen Frears e il durissimo Dogma di Kevin Smith.

    L’ammissione di Pell. In Australia fatti tremendi

    di Giorgio Ferrini

    Nelle stesse ore in cui “Il Caso Spotlight” conquistava la statuetta dorata dell’Oscar per il miglior film, c’era un cardinale che deponeva proprio in un processo sui casi di pedofilia. Non è stato mediaticamente fortunato George Pell, scelto da Papa Francesco come suo ministro dell’Economia per dare un segnale di rinnovamento e trasparenza nelle segrete stanze vaticane, ma ancora inseguito dall’onda lunga degli scandali sessuali avvenuti quando guidava l’episcopato australiano. Scandali  che ovviamente non dispiacciono più di tanto ai suoi avversari tra le Mura leonine (vedi articolo a fianco). Pell, 75 anni a giugno, ha testimoniato in videoconferenza dall’Hotel Quirinale di Roma davanti alla Commissione d’inchiesta australiana sulla risposta delle istituzioni agli abusi sessuali su minori avvenuti negli anni Settanta e Ottanta. Si tratta della prima di quattro deposizioni, che andranno tutte in scena in questi giorni, a partire dalle 22. Subito dopo la seduta di esordio, il porporato si è fatto ricevere da Bergoglio, al quale ha spiegato la propria linea difensiva.

    MEA CULPA – Nella prima deposizione Pell non si è nascosto dietro a un dito. “La Chiesa cattolica ha commesso errori tremendi, ma sta lavorando per rimediare. Ha causato gravi danni in molti luoghi e ha deluso i fedeli”, ha ammesso l’ex arcivescovo di Melbourne e poi di Sydney, ora prefetto degli Affari economici del Vaticano. Dopo di che  ecco quasi uno slogan:  “Non sono qui a difendere l’indifendibile”. In quei giorni la Chiesa era “fortemente propensa” a prendere per buone le smentite degli abusi da parte di chi ne era accusato. L’istinto allora era più di “proteggere dalla vergogna l’istituzione”, ha continuato Pell, che ha tuttavia negato di aver avuto alcuna conoscenza delle malefatte dei preti pedofili che operavano nella diocesi di Ballarat, in cui era viceparroco e assistente del vescovo Ronald Mulkearns.

    TRASFERIMENTI – Alla sua prima deposizione hanno assistito 14 vittime di abusi sessuali. Il cardinale ha ammesso che la maniera in cui il prete pedofilo Gerald Ridsdaleè stato trasferito da una parrocchia all’altra, invece di essere denunciato alla polizia, è stata una “catastrofe” che gli ha consentito di continuare ad abusare di ragazzini. Ridsdale oggi è in carcere dopo essere stato condannato per 138 capi d’imputazione ai danni di ben 53 vittime. Che cosa c’entra con lui Pell? Solo una coincidenza: avevano condiviso l’alloggio quando erano giovani sacerdoti appena ordinati. Va detto che la modalità delle deposizioni è stata scelta per via delle condizioni di salute che  in questa fase non consentono a Pell di affrontare un lungo viaggio. Ma come ha raccontato Andrea Tornielli su Vatican Insider, il cardinale s’è comunque trovato in compagnia, visto che in albergo c’erano alcuni seminaristi australiani e una delegazione delle vittime che aveva organizzato una colletta per godersi la diretta italiana dell’audizione.
    Il ministro dell’Economia è divenuto sacerdote nel 1966 ed è diventato ben presto uno dei consiglieri di Mulkearns, accusato di aver sistematicamente insabbiato le denunce di pedofilia che toccavano  alcuni preti della sua diocesi. Non solo, l’ex vescovo avrebbe perfino nascosto dei documenti compromettenti, ovviamnente per il “buon nome” della Chiesa tutta. Va detto che invece a Pell viene solo addebitato di aver ospitato, in una zona dell’arcidiocesi della quale era responsabile, un sacerdote pedofilo. In Australia è però ritenuto da molti uno che “non poteva non sapere”,anche se lui ha sempre negato di essere stato a conoscenza tanto degli abusi quanto dei trasferimenti prudenziali di pedofili.

    Il Vaticano vince l’Oscar per la pedofilia. Hollywood chiede ancora giustizia. Il cardinale Pell ammette “fatti tremendi”

  • Pell fa l’arrogante: “Il Papa mi appoggia”. Ma si mette male: gli contestano mancati provvedimenti

    Pell fa l’arrogante: “Il Papa mi appoggia”. Ma si mette male: gli contestano mancati provvedimenti

    Arrivato alle 22 in punto, ora italiana, all’Hotel Quirinale, il cardinale George Pell si è presentato per la seconda volta davanti ai membri della Commissione Reale australiana dopo le 4  ore di videoconferenza di domenica sera. La Sala Verdi appare oggi meno affollata e il ministro delle finanze vaticane prima di avviarsi alla sua postazione ha detto ai giornalisti di avere “il pieno sostegno del Papa”. Come è noto Papa Francesco e il cardinale Pell si sono incontrati faccia a faccia in Vaticano questa mattina, poche ore dopo la prima sessione del processo che si è concluso alle 2 della notte (ora italiana). Il Vaticano tuttavia non ha fornito dettagli sull’incontro di oggi.  Francesco in realtà – nel volo che lo riportava dal Messico – ha detto che “i vescovi che si sono limitati a trasferire i preti pedofili debbono dimettersi”. “E’ chiaro?”, ha domandato in quella circostanza ai giornalisti per rafforzare il concetto. E, fanno sapere gli inquirenti australiani, “può accettare le dimissioni forzate di Pell a giugno, se la Commissione Reale australiana affermerà il pieno coinvolgimento del cardinale nei provvedimenti di delocalizzazione che hanno interessato i sacerdoti sospettati di abusi su minori”. Infatti, ha affermato la responsabile dell’audizione  Gail Furness, “la Commissione Reale, esaminato il caso Ridsdale trasferito per 5 volte e considerata la posizione che l’attuale cardinale Pell ricopriva nel 1982, ritiene non plausibile che lui si dichiari all’oscuro dalle ragioni che avevano indotto il vescovo Ronald Mulkearns a questi provvedimenti.

    “Se ci fossero oggi prove che le vere ragioni erano state dette nelle riunioni che facevamo, allora sarà plausibile quanto lei afferma. Altrimenti si tratta di sciocchezze”, ha replicato con una certa dose di arroganza Pell.  Il cardinale – che l’inglese Saunders, per questo messo in aspettativa nella Commissione vaticana per i minori,  ha recentemente definito “sociopatico” proprio per il suo distacco dal dolore degli altri – sembra non essere per nulla toccato dalla presenza di 15 vittime che gli contestano di non averle salvate dalle grinfie dei loro stupratori, mentre forse avrebbe potuto farlo semplicemnete aprendo gli occhi su quanto accadeva accanto a lui. E addirittura è arrivato a chiedere di poter suggerire alla Commissione che lo interroga “un diverso metodo di lavoro”. “Sappiamo noi cosa fare”, lo ha zittito la dottoressa Gail Furness, che ha aperto la seduta presentando una serie di prove che sono state fornite da una delle vittime che sarebbe stata abusata da padre Gerald Ridsdale accusato di aver commesso 130 abusi su bambini di età inferiore ai 14  tra i 1960 e 1980. Uno dei casi esaminati questa sera dalla Commissione Reale australiana riguarda infatti Paul Levey, rimasto vittima di abusi sessuali negli anni ’70 presso la parrocchia di Mortlake.

    Paul, “abusato sessualmente per tutto il tempo quasi tutti i giorni” all’età di 14 anni, fa parte di quel gruppo di vittime arrivato a Roma per assistere personalmente alle deposizioni del cardinale George Pell. Nel corso della seconda giornata di interrogatori, i membri della CAR hanno manifestato una certa impazienza nei riguardi del presule australiano, che al momento dei fatti – lo ricordiamo – era vicario del vescovo Ronald Mulkearns. Pertanto
    la dottoressa Furness ha chiesto a Pell perché padre Ridsdale, accusato di questi crimini, sia stato semplicemente spostato di parrocchia in parrocchia invece di essere segnalato alla polizia. Pell ha dichiarato che i provvedimenti che il vescovo Mulkearns e monsignor Fiskilini adottarono nei riguardi di Ridsale sono “inaccettabili” perché  “sono stati un rischio per i bambini di Inglewood”.
    Il cardinale australiano ha affermato che all’epoca dei fatti non sapeva le circostanze che portavano Gerald Ridsdale di parrocchia in parrocchia. “Io credevo che questi continui trasferimenti riguardassero la sua formazione e che gli avrebbero garantito di ampliare la sua esperienza sul territorio”. Tuttavia il cardinale ha ammesso che questi continui cambiamenti sono un provvedimento “insolito”. E ha confermato di aver coabitato con il sacerdote proprio in quel periodo, senza però sospettare nulla circa le sue inclinazioni e i suoi comportamenti.

    In seguito, c’è stato un acceso scambio di battute tra Pell e la Furness sulla responsabilità della Chiesa nei riguardi dei bambini. Dopo aver detto che la triste storia di Ridsdale non era di grande interesse per lui, causando qualche malumore tra la platea di Roma e quella di Melbourne, Pell ha osservato che sta a ciascun uomo seguire una propria etica perché le cose possano procedere senza problemi e senza che si verifichino episodi spiacevoli. Inoltre ha definito “eccellente” il vicario generale dell’epoca, che era tra l’altro suo cugino, monsignor Henry Nolan, che intervenne per allontanare Paul dal sacerdote pedofilo. Ma il capo della Commissione Reale, Peter McClellan, ha insisitito più volte sulla scarsa credibilità dell’asserzione di Pell sulla propria ignoranza dei fatti che avvenivano attorno a lui e,  intervenendo nell’interrogatorio ha sottolineato con impazienza che tutti i consultori del vescovo sapevano Gerald Ridsdale fosse pedofilo e che abusasse dei bambini. “E’ possibile che nessuna di queste persone ha condiviso con te ciò che si raccontava sul conto di Ridsdale?”, ha chiesto al porporato. “Queste informazioni non sono state affrontate nelle riunioni dei Consultori, al massimo si era accennato a problemi di omosessualità e non di pedofilia”, ha risposto Pell ammettendo di essere stato ingannato da monsignor Mulkearns, che gli aveva fatto credere che i  6 spostamenti del sacerdote fossero in realtà finalizzati ad una brillante carriera e che ci fosse dietro l’angolo una importante promozione. In realtà, ha proseguito, potevano esserci una serie di ragioni per cui un religioso veniva spostato, irrequietezza, scarsa propensione ai rapporti umani, disguidi con colleghi, e se anche nessuno esplicitò le ragioni, “era chiaro che ci dovevano essere dei motivi di fondo”, ha spiegato Pell.

    Malgrado George Pell continui a sostenere la sua mancata conoscenza delle ragioni effettive dei trasferimenti, i membri della Commissione Reale australiana non sembrano convinti, considerato che negli anni ’70 l’attuale ministro delle finanze di Papa Francesco era una figura di alto livello all’interno della diocesi, consultore e vicario episcopale, quindi molto vicino a molte altre figure di alto livello oltre che al vescovo Mulkearns, sul quale il giudizio di Pell è apparso severo perché all’epoca “non ha preso i provvedimenti necessari affinché il ragazzo venisse allontanto da Ridsdale e che questo venisse denunciato”.

    “Dato che i sacerdoti sono esseri umani come tutti – ha detto Furness – certamente avranno parlato tra di loro circa le ragioni vere dei trasferimenti”. A questo punto Pell ha relicato: “Gli esseri umani in diverse categorie hanno approcci molto diversi a tali questioni. Noi lavoriamo nell’ambito della morale cristiana e la discussione dei difetti degli altri non è ben vista”. 

    Mentre era sacerdote a Ballarat, dunque, George Pell era già uno dei collaboratori più stretti del vescovo Ronald Mulkearns, allora a capo della diocesi. Il suo incarico iniziato nel 1977 gli consentiva di aiutare Mulkearns su varie questioni che riguardassero le nomine e i movimenti di sacerdoti da una parrocchia all’altra. Per questa ragione, dopo aver rivolto al cardinale domande su Ridsdale, Gail Furness si è concentrata proprio sul periodo in cui Pell, da sacerdote, lavorava nell’ufficio del vescovo. In quegli anni molti sacerdoti furono oggetto di trasferimenti immediati e a volte sottaciuti perché probabilmente avevano abusato di bambini. Pell ha sempre sostenuto che allora nessuno mai aveva ipotizzato che quei sacerdoti “erano pedofili e che venivano spostati per questo motivo”.

    Ma se le prime due ore dell’udienza sono state interessate dal caso di padre Gerard Ridsdale, il più famigerato pedofilo australiano, la seconda parte è stata invece incentrata nello specifico sulla drammatica esperienza dei ragazzi rimasti vittime di abusi.
    Furness ha mostrato a Pell i documenti che documenterebbero i diversi reclami fatti dai genitori dei bambini nei riguardi di Ridsdale, ma lui ha sostenuto per tutto il tempo che non solo non è era a conoscenza ma che non ha mai sentito parlare del sacerdote accusato come un pedofilo. “Ma, certamente, quella gente sapeva. Posso solo ripetere ciò che ho detto prima. Intorno al 1980, sono diventato Presidente dell’Istituto di Formazione cattolica che contava 2000 studenti tra Ballarat e Melbourne. Non era un piccolo lavoro. Andavo a Melbourne almeno un paio di volte alla settimana, non ero a contatto con la vita della diocesi, come chi lavorava a tempo pieno nelle parrocchie, per questo non sapevo cosa accadeva”, ha replicato il cardinale.

    Alessandro Notarnicola

  • Abusi su minori, chiesto giudizio immediato per don Elice

    Abusi su minori, chiesto giudizio immediato per don Elice

    Il prete di 40 anni è stato arrestato dalla polizia mentre si trovava a Roma, dopo oltre un anno di indagini

    PALERMO. Dopo la confessione di don Roberto Elice, il prete accusato di aver abusato di due fratelli di 13 e 15 anni e di un altro minore, la Procura ha deciso di chiedere il giudizio immediato per l’ex parroco palermitano. L’evidenza della prova ha fatto propendere il procuratore aggiunto Salvatore De Luca e il sostituto Claudio Camilleri per questo rito. Adesso la palla passa al gip che dovrà decidere se ci sono gli elementi necessari a procedere con l’immediato. Elice, 40 anni, è stato arrestato dalla polizia mentre si trovava a Roma, dopo oltre un anno di indagini.

    Secondo il racconto dei ragazzini, tutto sarebbe cominciato durante un pellegrinaggio a Medjugorje. Il sacerdote, parroco nella chiesa di Maria Santissima Assunta, si offrì di pagare il viaggio ai due ragazzini. Le molestie sarebbero poi continuate anche al ritorno in città. A scoprire degli abusi fu la madre dei due fratellini che lo denunciò nel 2014, dopo essere riuscita a farlo confessare in chat. A quel punto, la donna è andata dagli investigatori e ha raccontato le confidenze raccolte dai figli. Don Roberto li avrebbe molestati sessualmente più volte. Le indagini hanno poi permesso di individuare un’altra vittima. Agli atti anche una conversazione, via chat, tra il sacerdote e una parrocchiana nella quale il prete confessava quanto aveva fatto in un momento di debolezza, durante un pellegrinaggio.

    Dopo essere finito il manette, il prete ha confessato tutto. “Mi sono autodenunciato alla Curia a novembre del 2014”, ha detto al gip. La Curia, dopo la confessione, ha trasferito il prete a Roma in una struttura per sacerdoti con problemi, l’ha sospeso a divinis e ha avviato un procedimento penale canonico a suo carico. Dopo l’arresto, ci fu anche una polemica tra l’ex cardinale di Palermo Paolo Romeo e chi si chiedeva come mai la Curia non fosse andata dagli inquirenti. “Non spettava a me – ha detto Romeo – denunciare don Roberto. Abbiamo subito contattato la madre dei bambini informandola del suo diritto-dovere di denunciare. Ci disse che l’aveva già fatto. Noi abbiamo seguito le regole del diritto canonico. Ci siamo offerti anche di sostenere economicamente la mamma dei bambini”.

    http://palermo.gds.it/2016/03/01/abusi-su-minori-chiesto-giudizio-immediato-per-don-elice_481534/

  • Gerald Ridsdale, il prete pedofilo che ha abusato di 54 bambini

    Gerald Ridsdale, il prete pedofilo che ha abusato di 54 bambini

    “Non sapevo che padre Ridsdale fosse un pedofilo. Certo è una storia triste, ma non era di grande interesse per me”. Potrebbe essere racchiusa in queste parole la seconda giornata di deposizioni del cardinale australiano, George Pell, interrogato dalla Commissione reale d’inchiesta che indaga sugli abusi sessuali su minori commessi dal clero australiano negli anni 1970 e 1980.

    Quasi del tutto incentrata sulla figura del prete pedofilo seriale Gerald Ridsdale, condannato alla reclusione per aver abusato di 54 bambini a partire dal 1961, la videoconferenza è durata circa 4 ore scaturendo dissensi e malumori tra le vittime presenti sia Roma che a Melbourne. “Una volta si disse che era omosessuale, se ben ricordo, ma che fosse pedofilo non è mai stato detto”, ha affermato il prefetto delle finanze vaticane sostenendo di essere stato tenuto all’oscuro delle “ragioni precise” relative i continui trasferimenti del sacerdote oggi ottantunenne, con il quale Pell ha ocndiviso un appartamento quando entrambi erano giovani sacerdoti.

    Ma chi è Ridsdale? Gerald Francis Ridsdale è un sacerdote australiano condannato tra il 1993 e il 2013 per aver commesso un gran numero di abusi sessuali contro 54 tra bambini e ragazzi mentre lavorava come cappellano nella scuola di Sant’Alfio a Ballarat. In realtà, nel corso del primo processo la Commissione reale ha accusato il sacerdote di aver abusato sessualmente di bambini già all’età di 21 anni, nel 1955.

    Dopo aver ricevuto molteplici denunce dai genitori dei ragazzi abusati, il vescovo James O’Collins dispose il primo trasferimento mandando il giovane prete a Mildura. Si sarebbe trattato solo del primo “provvedimento” nei riguardi di padre Gerald, ben conosciuto da Pell, trasferito per altre cinque volte. La Commissione Reale inoltre ritiene che anche il vescovo Mulkearns fosse a conoscenza dei reati commessi dal sacerdote, ed è proprio una lettera di Ridsdale indirizzata a Mulkearns, dell’11 Aprile 1988, a confermarlo: “Confermo la mia richiesta di dimissioni da questo lavoro parrocchiale che per me rappresenta una tentazione e una difficoltà”.

    Lo stesso Pell ha attribuito al vescovo di Ballarat, di cui era consultore, la responsabilità di aver trasferito da una parrocchia all’altra Ridsdale, che ha continuato a commettere innumerevoli abusi fino ad essere condannato al carcere per aver commesso 138 reati ai danni di 53 vittime. Alla domanda se accettava responsabilità per i trasferimenti del prete da una parrocchia all’altra, invece di rimuoverlo dalla Chiesa e di denunciarlo alla polizia, Pell ha risposto di no. La Furness, il legale che interroga il cardinale, ha definito “non plausibile” che Pell non sapesse che le accuse di pedofilia verso Ridsdale erano la ragione per cui era necessario allontanarlo.

    Nel corso del processo del 1994 è inoltre saltato fuori che a Ridsdale fosse stato consigliato uno psicologo, già nel 1971, anche se il vescovo della diocesi di Ballarat, Ronald Mulkearns, ha sempre sostenuto di essere rimasto all’oscuro dei fatti accaduti fino al 1975, quando il sacerdote era a Inglewood. In verità, il vescovo conosceva perfettamente le “tentazioni” di padre Gerald, tanto che sempre nel corso dello stesso processo un agente di polizia coinvolto nel caso ha testimoniato di aver parlato con Mulkearns e che quest’ultimo si è fatto carico di gestire Ridsdale. La via dell’occultamento ebbe inizio nel 1976, quando Ridsdale fu spostato a Edenhope. A questo primo cambio seguì nel 1980 Elsternwick, nel 1981 Sydney, e ancora nel 1986 Horsham. In questa diocesi due persone depositarono denunce su di lui nel 1988. Nel 1990, fu nominato cappellano all’ospedale S. Giovanni di Dio a Richmond, ma dopo qualche tempo venne arrestato dalla polizia australiana a seguito di una ennesima denuncia depositata al comando.

    Nel maggio del 1993 la Commissione Reale chiamò a depositare l’allora arcivescovo di Melbourne, George Pell, il quale affermò di aver condiviso l’appartamento con padre Ridsdale mentre questi era cappellano all’istituto Sant’Alfio, ma che non poteva recriminare all’amico coinquilino alcuna colpa.

    Ridsdale è stato, in quell’occasione, condannato al carcere per un periodo di 12 mesi. Poche settimane più tardi, è stato processato con l’accusa di abuso sessuale su minori. Imprigionato nel 1994 dopo essersi dichiarato colpevole di 46 accuse per aver abusato di 20 ragazzi e una ragazza tra il 1961 e il 1982, è stato condannato a 18 anni di reclusione, poi ridotti a 15.

    Nel 2013, inoltre, Ridsdale è stato accusato dalla polizia australiana di essersi macchiato di 84 reati contro 14 vittime, tra il 1961 e il 1981. Dichiarato colpevole per 29 di questi, è stato condannato a otto anni di carcere nel mese di aprile 2014.

     

    Alessandro Notarnicola

  • “La piccola emma abusata a 5 anni. Quelle violenze l’hanno uccisa

    “La piccola emma abusata a 5 anni. Quelle violenze l’hanno uccisa

    Da Sydney in Italia per sentire l’audizione internazionale del cardinale Pell. I genitori a caccia della verità

    GIACOMO GALEAZZI – ROMA
    La via crucis di reticenze, candore tradito e sofferenze si stempera nella penombra di un hotel romano. «Il cardinale George Pell non mi ha neppure guardato negli occhi», si rabbuia, nel salone dell’albergo Quirinale, Anthony Foster, 63 anni. Sua moglie Chrissie siede a pochi metri dalla saletta in cui il porporato sta deponendo in video-collegamento alla commissione governativa sugli abusi sessuali.

    «Ci saremmo aspettati dal cardinale Pell almeno un po’ di umiltà: è il minimo dopo tutto quello che la nostra famiglia ha sofferto per colpa di padre Kevin O’Donnell e degli insabbiamenti di cui ha beneficiato per anni», aggiunge Chrissie con gli occhi lucidi. Il primo dovere della Chiesa, corruga la fronte, «è garantire la sicurezza dei bambini, in Australia le gerarchie ecclesiastiche hanno protetto preti criminali, boicottando l’accertamento giudiziario della verità e intimidendo le famiglie delle vittime». Con un unico obiettivo «evitare lo scandalo pubblico»

    Sono sposati da 36 anni, alla tragedia non è seguito il rimpallo di responsabilità tra le mura domestiche. «Non potevamo immaginare che dietro il paradiso ci fosse l’inferno». L’educatore era da manuale, ma era solo una facciata che nascondeva l’abisso. La figlia Emma ha cominciato a subire «violenze sessuali» da padre O’Donnell a 5 anni, a 26 è morta di overdose. Ad «ucciderla dentro erano state le attenzioni morbose di un predatore mascherato da pastore». Adocchiata sui banchi delle elementari e chiamata a far parte di un gruppetto di bimbi in oratorio. «Da ragazzina ha tentato più volte il suicidio, poi ha iniziato a drogarsi: non si era mai ripresa dalle ferite insanabili dell’infanzia, covate in un silenzio impenetrabile». Genitori premurosi eppure non si erano accorti di niente. «Mia moglie è cattolica, io non sono credente ma ero felice che Emma frequentasse la scuola del Sacro Cuore di Oakleigh – spiega Anthony -. Non ci ha mai parlato delle molestie subite da padre O’Donnell, però i disturbi nel comportamento erano sempre più devastanti. La nostra fiducia verso quell’anziano sacerdote era totale, gli abbiamo affidato Emma e la sorellina Katie». Anni di lagnanze, sospetti, segnalazioni sono caduti nel vuoto. «Le accuse sono state ignorate dai vescovi che dovevano garantirci come genitori». Invece di denunciarlo alle autorità civili e ridurlo allo stato laicale, i suoi superiori «hanno in continuazione spostato padre O’Donnell da una parrocchia all’altra». Quando la verità è venuta a galla i danni erano ormai irreversibili. «Anni dopo gli abusi, in piena adolescenza – racconta il papa di Emma -. E lì è cominciato il nostro calvario. Il dolore e la rabbia si sono scontrati contro un muro di omertà. Non basta una denuncia per ottenere giustizia. Abbiamo ascoltato di altre vittime». Sempre lo stesso schema: negare, insabbiare, contrattare indennizzi. «Da 20 a 50mila dollari per chiudere senza arrivare in tribunale. Il prezzo del silenzio».

    http://www.lastampa.it/2016/03/01/vaticaninsider/ita/nel-mondo/la-piccola-emma-abusata-a-anni-quelle-violenze-lhanno-uccisa-liZB1jKTXfuZdUdJRLm30H/pagina.html