Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: cardinale

  • Preti pedofili, nonostante gli abusi dicono messa

    Preti pedofili, nonostante gli abusi dicono messa

    Incalzato dal giudice McClellan, il cardinale Pell ha sostenuto di essere all’oscuro dei 138 abusi ai danni di 53 vittime commessi dal prete Gerald Ridsale con parole che hanno fatto sobbalzare i giudici: «Una storia triste l’ha definita il prelato – ma che per me non era di grande interesse». Nessuno, ha detto il cardinale, ipotizzò mai che quei sacerdoti «fossero pedofili e che venissero allontanati per questo motivo». Tentare di applicare una giustificazione similare ad alcuni casi italiani, sarebbe tuttavia un autentico funambolismo che sfida il buon senso. Perché nella mappa degli abusi sessuali commessi da religiosi in Italia, non ci sono soltanto i 117 religiosi condannati con sentenza definitiva tra il 2000 e il 2014, e i 67 ancora indagati o in attesa di sentenza. Ma ci sono anche alcuni casi, troppi casi, che sono di certo «storie tristi», e di sicuro interesse per tutti, prelati compresi. Il nostro viaggio parte dalla diocesi di Locri-Gerace, dove nel 2006 approda l’allora 32enne don Francesco Rutigliano. Pugliese di nascita, il giovane è al primo anno di sacerdozio, affidato alle parrocchie di Bivongi e Pazzano. Ma a Riace, provincia di Reggio, qualcosa di brutto accade quasi subito. Perché tra il 2006 e il 2008 don Francesco abusa di una giovane vittima di 14-15 anni, dalla psiche fragile e dal vissuto piuttosto travagliato. I fatti vengono alla luce soltanto nel 2011, quando a sancire la colpevolezza di Rutigliano è il decreto di condanna della Congregazione per la Dottrina della Fede del 20 giugno 2011.

    Secondo quanto si apprende dal documento dell’ex Santo Uffizio, il procedimento canonico nei confronti del sacerdote è cominciato due anni prima, quando «il 12 giugno 2009 venne accusato davanti a questo Tribunale per abuso su minori avvenuto a danno del Sig (omissis) nel periodo fra il 2006 e il 2008». Le accuse, precisa il decreto, «riguardavano ripetute molestie, baci, toccamenti, nonché atti sessuali completi avvenuti in molteplici occasioni».Pertanto, conclude il Tribunale ecclesiastico, «il Rev. Rutigliano è dichiarato colpevole del delitto di abuso di minore, con l’aggravante dell’abuso di dignità o ufficio, commesso nei confronti del Sig… (omissis) nel periodo fra il 2006 e il 2008». Le gravissime responsabilità imputate a don Francesco si traducono in una sospensione temporanea di quattro anni dall’esercizio di qualunque ministero pubblico, che fanno salva possibilità di dire messa in forma privata. Il prete pugliese viene trasferito pertanto presso il Santuario dell’Amore misericordioso di Collevalenza a Todi, in provincia di Perugia, dove secondo buon senso dovrebbe rimanere appartato per i successivi 4 anni. Ma come documentato da «l’Abuso», associazione di vittime di preti pedofili, don Francesco è ospite nel 2013 dell’ambasciatore di Spagna in occasione della Cerimonia dell’Omaggio floreale alla Sacra Effige dell’Immacolata, in piazza di Spagna a Roma. E nel febbraio del 2014 partecipa al concistoro dei Vescovi indetto da Papa Francesco in piazza San Pietro. «Il responsabile di abusi sessuali su minori», scrive Rete L’abuso, «andava e veniva alle occasioni importanti in Vaticano, sia con Papa Ratzinger (2013) sia con Papa Francesco (2014)».

    Trascorsi i quattro anni di inibizione prescritti dal Sant’Uffizio, arriviamo al luglio del 2015, quando don Rutigliano, incensurato per la magistratura, ma pedofilo per la Chiesa, torna in pista come viceparroco presso la chiesa di San Gordiano Martire di Civitavecchia: proprio nella stessa città dove vive il giovane che lo ha accusato di violenze sessuali anni prima. Ma a questo punto, la Rete l’Abuso pubblica alcuni on line alcuni articoli sulla vicenda che il prete giudica diffamatori chiedendone pertanto la rimozione. Tuttavia la vicenda si trasforma in un boomerang. Il passato di don Rutigliano giunge a conoscenza della comunità di Civitavecchia che vede ruotare attorno alla parrocchia di San Gordiano 260 bambini. Le mamme mostrano grande allarme. Intervistato dai giornalisti de L’abuso, don Francesco si difende e nega le accuse. Ma il 5 dicembre, è costretto a capitolare. Don Francesco, spiega don Ivan Leto, lascia la diocesi «per fare rientro nei prossimi giorni nella sua realtà di provenienza».Per trovare un altro caso emblematico bisogna recarsi a Trapani, in un luogo, Purgatorio, che sembra avere un forte rischiamo simbolico. In questa piccola frazione di Custonaci, nella parrocchia Maria Santissima del Suffragio, dice messa monsignor Angelo Mustazza. Il parroco trapanese, arrestato nel 1998 con l’accusa di violenza sessuale su minore e prostituzione minorile, fu condannato a un anno e dieci mesi di reclusione con il patteggiamento davanti al Gup.

    http://www.ilmattino.it/primopiano/cronaca/preti_pedofili_nonostante_abusi_dicono_messa-1584979.html

  • Pell accusa predecessore a Melbourne: crimini e insabbiamento

    Pell accusa predecessore a Melbourne: crimini e insabbiamento

    Mons. Little e testimonianze davanti a commissione a Roma

    Roma, 2 mar. (askanews) – Il cardinale George Pell ha definito la diocesi di Melbourne – dove è stato vescovo ausiliare (1987-1996) prima di diventare l’arcivescovo – un “mondo di crimini e insabbiamento”, suggerendo in particolare che il suo predecessore, mons. Frank Little, sia stato sollecitato alle dimissioni, nel 1996, per inadempienza verso le accuse emerse contro i preti pedofili della diocesi. Nella terza audizione davanti alla Royal Commission into Institutional Responses to Child Sexual Abuse (“Commissione reale sulle Risposte istituzionali agli Abusi sessuali sui Minori”), la scorsa notte, in video-collegamento da Roma con l’Australia, l’attuale prefetto per la Segreteria dell’Economia, ha espresso il suo “rammarico” per non aver fatto di più nel caso di un prete pedofilo in un’altra diocesi, Ballarat. Il porporato, che si è detto disponibile a incontrare le vittime di preti abusatori giunti a Roma per assistere alle sue audizioni, verrà ascoltato ancora questa sera, per la quarta e ultima testimonianza. Le vittime, intanto, chiedono di incontrare Papa Francesco. Questa sera quarta e ultima testimonianza. La commissione ha esaminato alcuni casi di preti pedofili a Ballarat e Melbourne, nello Stato australiano di Victoria, relativi agli anni Settanta e Ottanta. Quanto al fratello Edward (Ted) Dawlan, insegnante al St Patrick’s College di Ballarat, il porporato, che all’epoca era vicario episcopale per l’educaizone, ha ammesso che vi erano “voci” circa le sue “attività con i giovani”, precisando però che erano “non specifiche” sugli abusi sessuali e concludendo: “Mi rammarico di non aver fatto di più in quel momento”. La commissaria Gail Furness ha poi passato in rassegna il caso del sacerdote Peter Searson, parroco nella diocesi di Melbourne, poi condannato nel 1997 per abusi sessuali su minore e morto nel 2009. Il sacerdote, oggetto di “una litania di accuse”, minacciava i bambini con armi e uccidendo davanti a loro animali, e lo stesso Pell lo ha definito come “un uomo sconcertante, nei suoi momenti peggiori poteva essere descritto come uno dei preti più sgradevoli che io abbia conosciuto”, ma “non avevamo sufficienti evidenze per rimuoverlo”. L’allora arcivescovo della diocesi, mons. Frank Little, ora defunto, “sembrava – secondo Pell – incapace di affrontare padre Searson, o anche di fornire informazioni adeguate sulla situazione” e ha reagito in modo “assolutamente insoddisfacente” alle preoccupazioni che circolavano sul sacerdote, prese “decisioni sbagliate” e, sebbene si dimise in anticipo sull’età della pensione formalmente per motivi di salute, “non mi sorprenderebbe” se tra le reali cause delle dimissioni ci fosse una richiesta del nunzio dell’epoca in Australia, mons. Franco Brambilla, dovuta alla sua inadeguatezza sui casi di pedofilia. “Ero fortemente critico di come l’arcivescovo Little gestiva i casi contro i preti”, ha detto Pell. Il porporato ha detto peraltro di essere stato ingannato dal Catholic Education Office che non gli ha fornito adeguate informazioni sul caso di questo sacerdote. La commissaria, citando questo fatto, le critiche all’arcivescovo Little, e analoghe accuse rivolte da Pell ieri in merito al vescovo Mulkearrns di Ballarat, ha commentato: “E’ una posizione straordinaria, cardinale”. “Quello – ha ribattuto il porporato – era uno straordinario mondo di crimini e coperture e le persone non volevano che lo status quo venisse disturbato”. Ska Ska MAZ

    http://www.askanews.it/top-10/pell-accusa-predecessore-a-melbourne-crimini-e-insabbiamento_711749385.htm

  • Pedofilia, le vittime australiane chiedono udienza con Papa Francesco

    Pedofilia, le vittime australiane chiedono udienza con Papa Francesco

    Chiedono un’udienza con il Papa le vittime australiane di abusi che si trovano a Roma per assistere all’interrogatorio del Cardinale George Pell. Quattordici delle 53 vittime del prete pedofilo Gerald Ridsdale si trovano in Vaticano per seguire la testimonianza del Cardinale che fu vescovo di Melbourn e poi di Sidney. Phil Nagle, una delle vittime:

    “Vogliamo essere ascoltati, vogliamo la dimostrazione che il nostro caso interessa e che può essere utile a cambiare le cose per i bambini nel futur…

    ALTRE INFORMAZIONI: http://it.euronews.com/2016/03/02/ped…

  • C’è un “Caso spotlight anche in Italia? Francesco Zanardi per Radio Cusano Campus

    C’è un “Caso spotlight anche in Italia? Francesco Zanardi per Radio Cusano Campus

    Francesco Zanardi, Portavoce ‘Rete L’Abuso – Onlus’, è intervenuto ai microfoni della trasmissione “Buio in sala”, condotta da Piercarlo Fabi su Radio Cusano Campus, emittente dell’Università Niccolò Cusano (www.unicusano.it).

    “Nel 2004 –ha affermato Zanardi-, il cardinale Joseph Ratzinger fu portato alla sbarra, perché mentre il gruppo Spotlight stava indagando sugli abusi sessuali su minori perpetrati da sacerdoti negli Stati Uniti, lui e Bertone decisero di scrivere ai vescovi di tutto il mondo dicendo che la direttiva del 1962 era tuttora in vigore.

    Quella direttiva chiede alle gerarchie ecclesiastiche di mantenere il segreto su abusi sessuali da parte del clero. Poi Ratzinger fu provvidenzialmente eletto Papa e la prima cosa che fece fu quella di chiedere a Bush l’immunità diplomatica come capo di Stato per non essere processato.

    Questa notizia in Italia non ha avuto quasi alcuna eco”. Il tribunale speciale voluto da Papa Francesco. “Ben vengano le linee guida di Bergoglio –ha affermato Zanardi-, ben vengano i tribunali vaticani.

    Però il Vaticano deve avere l’obbligo di denuncia quando un prete commette un reato sul suolo italiano, perché i processi canonici voluti da Bergoglio prevedono la scomunica come massimo della pena. Quindi il prete pedofilo non fa neanche un giorno di carcere.

    La vittima non viene assistita quindi, anche se questi tribunali non fossero una farsa, il risultato è lo stesso di prima”.

    Fonte: Radio Cusano Campus

  • Spotlight, Oscar su inchiesta scottante. In Italia invece…

    Spotlight, Oscar su inchiesta scottante. In Italia invece…

    LOS ANGELES – Il film sul caso Spotlight ha vinto l’Oscar nella categoria miglior film. Josh Singer e Tom McCarthy hanno vinto il premio Oscar per la miglior sceneggiatura nel film. Il film parla di uno scoop giornalistico sul caso dei preti pedofili. La storia è ambientata negli Stati Uniti, ma diventa uno spunto di riflessione anche per il giornalismo di casa nostra. Ad esempio, Emiliano Fittipaldi de L’Espresso (che ha scritto un libro che ha di fatto dato il via a Vatileaks), ha scritto su Facebook: In Usa i giornalisti che hanno indagato e scoperto i preti pedofili hanno prima vinto il Pulitzer, e oggi il film sulla loro storia l’Oscar. In Italia i giornalisti d’inchiesta vengono ignorati, più spesso incriminati dai giudici italiani e qualche volta, come nel caso mio e di Nuzzi, processati da quelli vaticani. Solo per aver scritto fatti veri e accertati. Anche l’Osservatore Romano ha voluto commentare questo premio: Spotlight “non è un film anticattolico perché il cattolicesimo in sé non viene neppure toccato” ma “indiscutibilmente è un film che ha il coraggio di denunciare casi che vanno condannati senza alcuna esitazione”. Così il giornale della Santa Sede commenta la decisione di assegnare l’Oscar per il miglior film alla pellicola che racconta la vicenda dei preti pedofili, partendo dal caso di Boston. Per la storica Lucetta Scaraffia, alla quale il giornale affida il commento sul film, Spotlight “ha una trama avvincente”, “non è un film anticattolico” e “riesce a dare voce allo sgomento e al dolore profondo dei fedeli davanti alla scoperta di queste orribili realtà”. Seicento articoli, 1000 casi di bambini vittime di abusi sessuali e psicologici, 70 preti pedofili, una storia che comincia decenni prima e che viene fuori solo nel 2002 con uno scandalo mondiale dovuto alla super inchiesta del Boston Globe. Il pool di giornalisti investigatori, che lavorano insieme in una newsroom intitolata Spotlight, tenaci, senza fretta, testardi, a schiena dritta, coraggiosi, vince il Pulitzer. Più o meno un caso Watergate sulla omertosa chiesa americana in fatto di pedofilia. E esattamente come fu per l’inchiesta di Bob Woodward e Carl Bernstein del Washington Post, la bella lezione di giornalismo come si deve arriva al cinema: è Il Caso Spotlight. Il film diretto da Tom MacCarthy e con un gran cast in cui spiccano Michael Keaton, Mark Ruffalo e Stanley Tucci. I colleghi del pool di Spotlight, cani sciolti del Boston Globe, lavorano senza orari e senza l’incubo del pezzo del giorno dopo, martellano le fonti, consultano i documenti in biblioteca, bussano alle porte di probabili testimoni in un giogo concentrico che vuole, da un singolo caso di denuncia di molestie, capire se c’e’ un sistema piu’ grande, un coinvolgimento di istituzioni e gerarchie, un’omertà colpevole. E scoprono tassello dopo tassello nel corso di mesi tutto questo e oltre, compresi documenti pubblici secretati contro le leggi, accordi sottobanco con l’arcidiocesi di Boston e soprattutto, cosa che ha creato scandalo mondiale, la copertura colpevole del cardinale di Boston, Bernard Law, che sapeva da sempre e comprava i silenzi semplicemente spostando i preti pedofili da una parrocchia all’altra o mettendoli temporaneamente in malattia. Ritmo incalzante e una sceneggiatura che fa centro riuscendo a non perdersi dietro il filo delle tante singole storie. Michael Keaton è il caporedattore della sezione Spotlight, Stanley Tucci l’avvocato armeno che difende le vittime ma non vuole finire in prima pagina, Rachel McAdams una giornalista appassionata e compassionevole che riesce ad entrare empaticamente in contatto con chi vorrebbe dimenticare il passato di molestie, mentre Mark Ruffalo è il cronista mastino che non si ferma davanti a nessun no. Liev Schreiber interpreta il neodirettore del giornale. E’ ebreo, viene da Miami, di Boston ha solo la mappa per orientarsi e alla prima riunione spiega cosa vuole dai suoi: rendere il giornale indispensabile ai lettori con inchieste e approfondimenti.

    http://www.blitzquotidiano.it/cinema/spotlight-oscar-su-inchiesta-scottante-in-italia-invece-2400204/#sthash.fqiNdOXr.dpuf

  • Dall’Australia a Roma: “Noi, vittime di abusi qui per vedere Pell”

    Dall’Australia a Roma: “Noi, vittime di abusi qui per vedere Pell”

    A Roma una delegazione di alcune delle vittime di Ballarat, dove il cardinale ha occupato posizioni di rilievo mentre si verificavano gli abusi. L’accusa: “Sapeva delle violenze”. La replica: “Falso”

    di PAOLO RODARI

    CITTÀ DEL VATICANO – Inizia oggi, nel territorio neutrale dell’hotel Quirinale di Roma, la deposizione, in video conferenza con l’Australia, del cardinale George Pell (capo della Segreteria per l’Economia della Santa Sede) davanti alla Commissione governativa australiana che indaga sugli abusi sessuali su minori commessi da uomini di Chiesa quando egli era semplice prete a Ballarat e poi vescovo a Melbourne e a Sydney. L’accusa è di aver coperto i preti pedofili, spostandoli – come era prassi consolidata in alcune diocesi del mondo – da una parrocchia a un’altra.
    Caso Josef Wesolowski a parte, è la prima volta che accuse dirette arrivano a coinvolgere un alto esponente della Santa Sede. Oggi il porporato australiano, dopo la video conferenza, viene ricevuto da Francesco.
    L’udienza è in realtà in “tabella” e dunque dovrebbe essere legata principalmente all’incarico ricoperto in Vaticano. Anche se non è escluso che papa Bergoglio possa essere informato in tempo reale anche di quanto appena avvenuto all’Hotel Quirinale.
    Soltanto pochi giorni fa, del resto, tornando dal viaggio apostolico in Messico, egli aveva definito “una mostruosità ” gli abusi sessuali commessi dai preti e aveva detto: “Un vescovo che cambia la parrocchia ad un sacerdote, quando si verifica un caso di pedofilia, è un incosciente, e la cosa migliore che possa fare è presentare la rinuncia”.
    Pell ha sempre respinto con forza ogni addebito dicendo di non essere mai stato a conoscenza dei fatti. Ancora pochi giorni fa ha ribadito che “le accuse sono senza fondamento e completamente false”. Ma la sua difesa non è mai avvenuta davanti alla Commissione, bensì attraverso dichiarazioni a distanza.
    La Commissione avrebbe voluto ascoltare Pell in Australia, ma il porporato ha presentato certificati medici che gli impediscono il viaggio.
    Per questo, a Melbourne come a Sydney, l’attesa per il faccia a faccia di oggi è grande. Pell è ritenuto da parte dell’opinione pubblica del suo Paese colpevole: in sostanza, dicono, non poteva non sapere.
    Non così a Roma, dove il porporato è invece conosciuto principalmente per essere colui al quale Francesco ha affidato il delicato compito di riforma dell’economia vaticana. In suo favore si è recentemente espresso anche il padre gesuita Frank Brennan. In passato critico nei confronti del porporato, ha detto recentemente “che nessuna prova è stata prodotta per dimostrare che Pell sapesse qualcosa degli abusi”.
    A Roma per ascoltare la deposizione ci sono oggi anche alcune delle vittime di Ballarat. Dice il loro portavoce, Andrew Collins, che desiderano “sentire la verità dalla bocca di Pell”. E ancora: “Occupava posizioni di rango a Ballarat quando sono accaduti gli abusi peggiori. Vogliamo sapere cosa ha saputo e quando ne è venuto a conoscenza. Vogliamo anche sapere perché le vittime non sono state prese in seria considerazione e perché la Chiesa ha tentato di insabbiare questi crimini”.
    Spiega Carolyn Worth, portavoce del “The Victorian Casa Forum”, il centro di aiuto di Melbourne per chi ha subito abusi sessuali e al quale fanno riferimento anche le vittime di Ballarat, che “un certo numero di vittime crede che Pell non è stato trasparente nelle sue risposte date in passato alla Commissione Reale.
    Soprattutto in merito alle risposte date circa gli abusi di Ballarat, quando era vescovo ausiliare di Melbourne. Per le vittime è importante vedere il cardinale dare la sua testimonianza. Vedono ciò come parte del loro processo di recupero “.
    http://www.repubblica.it/vaticano/2016/02/29/news/vittime_abusi_a_roma_audizione_pell-134465225/
  • Preti pedofili, Zanardi, portavoce Rete L’Abuso-onlus: “Il Tribunale speciale voluto da Papa Francesco è inefficace, ecco perchè”

    Preti pedofili, Zanardi, portavoce Rete L’Abuso-onlus: “Il Tribunale speciale voluto da Papa Francesco è inefficace, ecco perchè”

    Francesco Zanardi, Portavoce ‘Rete L’Abuso – Onlus’, è intervenuto ai microfoni della trasmissione “Buio in sala”, condotta da Piercarlo Fabi su Radio Cusano Campus, emittente dell’Università Niccolò Cusano (www.unicusano.it).

    “Nel 2004 –ha affermato Zanardi-, il cardinale Joseph Ratzinger fu portato alla sbarra, perché mentre il gruppo Spotlight stava indagando sugli abusi sessuali su minori perpetrati da sacerdoti negli Stati Uniti, lui e Bertone decisero di scrivere ai vescovi di tutto il mondo dicendo che la direttiva del 1962 era tuttora in vigore. Quella direttiva chiede alle gerarchie ecclesiastiche di mantenere il segreto su abusi sessuali da parte del clero. Poi Ratzinger fu provvidenzialmente eletto Papa e la prima cosa che fece fu quella di chiedere a Bush l’immunità diplomatica come capo di Stato per non essere processato. Questa notizia in Italia non ha avuto quasi alcuna eco”.

    Il tribunale speciale voluto da Papa Francesco. “Ben vengano le linee guida di Bergoglio –ha affermato Zanardi-, ben vengano i tribunali vaticani. Però il Vaticano deve avere l’obbligo di denuncia quando un prete commette un reato sul suolo italiano, perché i processi canonici voluti da Bergoglio prevedono la scomunica come massimo della pena. Quindi il prete pedofilo non fa neanche un giorno di carcere. La vittima non viene assistita quindi, anche se questi tribunali non fossero una farsa, il risultato è lo stesso di prima”.

    Fonte: Radio Cusano Campus

    http://www.iltabloid.it/blog/2016/02/25/preti-pedofili-zanardi-portavoce-rete-labuso-onlus-il-tribunale-speciale-voluto-da-papa-francesco-e-inefficace-ecco-perche/

  • Pedofilia nella chiesa, 600 denunce l’anno. In 10 anni, espulsi 900 preti

    Pedofilia nella chiesa, 600 denunce l’anno. In 10 anni, espulsi 900 preti

    La piaga degli abusi sui minori da parte del clero si era diffusa a macchia d’olio in tutto il mondo e si è arrivati anche ad 800 denunce in un solo anno in Vaticano.

    La piaga degli abusi sui minori da parte del clero si era diffusa a macchia d’olio in tutto il mondo e si è arrivati anche ad 800 denunce in un solo anno in Vaticano. Era il 2004 ma anche negli ultimi anni i casi sottoposti all’ex sant’Uffizio di aggirano intorno ai 600 l’anno. Queste dunque le denunce di tipo “canonico”, secondo i dati forniti dal Vaticano nel 2013, ma restano poi le inchieste giudiziarie aperte dalla magistratura civile.

    Uno scandalo enorme che portò Papa Benedetto XVI, già da quando era ancora cardinale con la responsabilità di Prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede (l’istituzione vaticana che si occupa della materia) ad alzare i tappeti sotto i quali era nascosta la ‘polvere’ e a decidere per la ‘tolleranza zero’. Linea confermata e rafforzata da Papa Francesco che ha assunto in questi tre anni di pontificato una serie di decisioni molto forti. Anche quella di voler processare in Vaticano, un Nunzio, un alto esponente della diplomazia, come nel caso di Jozef Wesolowski.

    In dieci anni, dal 2004 al 2013, sono stati circa 900 i preti ridotti allo stato laicale. Praticamente ‘cacciati’ dalle gerarchie e impossibilitati a proseguire nel loro ministero sacerdotale. Questi sono gli ultimi dati diffusi dallo stesso Vaticano, nel 2014, in occasione dell’inchiesta aperta in sede Onu nel Comitato contro la tortura.

    Ma enorme non è solo il numero dei casi e di Paesi coinvolti nello scandalo della pedofilia da parte di uomini di Chiesa.

    Gigantesche sono state anche le cifre già sborsate in alcune realtà per i reati commessi da ecclesiastici.

    La sola Chiesa degli Stati Uniti ha già pagato nell’ultimo decennio, quando le denunce sono venute alla luce e sono state coinvolte anche le Corti di Giustizia, quasi 3 miliardi di dollari, tra patteggiamenti, terapie e spese legali. In questo contesto emblematico è proprio il caso di Boston, raccontato nel film Spotlight che ha vinto l’Oscar. L’attuale cardinale della cittadina americana, Sean Patrick O’ Malley, scelto da Papa Francesco per presiedere la Commissione vaticana sulla pedofilia, dopo aver ‘ereditato’ la difficile situazione creata dal suo predecessore, Bernard Francis Law, decise di vendere il palazzo vescovile e scelse per sé una residenza ordinaria, proprio al fine di risarcire le vittime di pedofilia.

    http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2016/03/01/pedofilia-nella-chiesa-600-denunce-lanno.-in-10-anni-espulsi-900-preti_ff7e020c-3aac-429f-a0bf-278700841a1d.html

  • Preti pedofili, il vero volto del cardinale Pell

    Preti pedofili, il vero volto del cardinale Pell

    Il braccio destro di papa Francesco è accusato da molte vittime e sopravvissuti di aver protetto i sacerdoti che avevano compiuto abusi sui bambini quando era in servizio in Australia. Tra lussi sfrenati e un passato ingombrante, ecco chi è il porporato chiamato a Roma da Bergoglio per fare trasparenza nei conti del Vaticano

    DI EMILIANO FITTIPALDI
    Il cardinale George Pell ha cambiato strategia. «Non sono qui a difendere l’indifendibile: la Chiesa cattolica ha commesso enormi errori, ma sta lavorando per rimediare». Così ha detto solenne, testimoniando in videoconferenza dall’Hotel Quirinale a Roma davanti alla Commissione d’inchiesta voluta dal governo australiano per far luce sulle violenze dei pedofili durante gli anni ’70, ’80 e ’90. «È vero, in quel periodo la Chiesa era fortemente propensa a smentire gli abusi per proteggere l’istituzione», ha aggiunto. Un cambio di rotta rispetto all’ultima deposizione di un anno fa, quando paragonò i sacerdoti pedofili agli autotrasportatori: «Da un punto di vista legale non credo che una compagnia di trasporti possa essere considerata responsabile delle azioni dei suoi camionisti», disse sconcertando giudici e vittime. Un passo avanti, ma non decisivo: Pell continua infatti a negare di essere stato a conoscenza di abusi a minori, nonostante uno dei preti in carcere, condannato per aver violentato 53 bambini, fosse suo amico, e con lui avesse condiviso l’alloggio a Ballarat.

    «Il mio predecessore Little ha nascosto le lettere di denuncia delle vittime? Di certo in alcune occasioni non ha agito come avrebbe dovuto. Io ho ancora il pieno sostegno del papa».

    Eppure è noto che i rapporti tra i due siano peggiorati già un anno fa, quando qualcuno inviò al papa tutte le voci di spesa della neonata segreteria per l’Economia, che Bergoglio aveva affidato qualche mese prima proprio a Pell, il cardinale chiamato dall’Australia per raddrizzare usi e abitudini nefaste della curia che ha spadroneggiato durante l’era di Benedetto XVI. Bergoglio inforcò gli occhiali, scorse la lista, una ventina di pagine fitte di numeri e fatture, e raggiunta l’ultima pagina scosse la testa sconsolato: il suo protetto – oltre alle beghe australiane – aveva investito centinaia di migliaia di euro per voli in business class, vestiti su misura, mobili di pregio, perfino per un sottolavello da 4600 euro.

    Un elenco di spese pazze che ha raggiunto per appena sei mesi di attività del nuovo dicastero un totale di oltre mezzo milione di euro. Il prelato venuto da Melbourne per mettere a posto i conti del Vaticano, però, non ha battuto ciglio di fronte ai mugugni. E a chi lo criticava ha risposto secco di fidarsi di lui, di aver comprato solo quello che serviva per il suo lavoro. Eppure le carte raccontate in anteprima da “L’Espresso” e poi pubblicate integralmente nel libro inchiesta “Avarizia” parlano chiaro, e Oltretevere sono in tanti a essere rimasti di stucco davanti alle uscite del centro di costo del ministero (numero D70000) nato con l’obiettivo dichiarato di moralizzare il corrotto clero di Roma.

    Da luglio 2014 a gennaio 2015 gli esborsi hanno infatti toccato i 501 mila euro, tra computer, stampati interni, stipendi monstre per amici degli amici, vestiti messi in conto al Vaticano, affitti, biglietti aerei, arredi di lusso e tappezzeria su misura. Non male, per un ente che non era ancora operativo (gli statuti sono stati approvati solo il 22 febbraio 2015) e per un ufficio dove lavoravano appena tre persone. Per fare un confronto, il neo consiglio per l’Economia ha speso nello stesso periodo 95 mila euro, meno di un quinto, nonostante sia composto da ben 15 membri. Le cifre sono un paradosso per chi, come Pell, in un rapporto interno sulle “Politiche di Financial Management” ha invitato gli altri cardinali a capo di ministeri vaticani a “rafforzare il processo di pianificazione affinché le risorse economiche siano destinate alla missione della Chiesa secondo criteri di efficienza, efficacia e una gestione saggia e ragionevole delle risorse”.

    Il primo atto di George è stato quello di assumere il suo economo personale, Danny Casey, con un appannaggio da 15 mila euro al mese. Esentasse, naturalmente. Il monsignore per il suo commercialista di fiducia vuole il meglio. Così la segreteria gli ha pure affittato una casa da 2900 euro al mese a via dei Coronari e ha pagato arredi di qualità per l’ufficio e per l’abitazione: le tabelle segnano alla voce “tappezzeria” 7292 euro, quasi 47 mila euro per “mobili e armadi” (tra cui il “sottolavello” da 4600 euro), oltre a lavoretti vari da 33 mila euro.

    Spulciando i rendiconti di spesa si scopre che il cardinale (o uno dei suoi segretari) ha messo in nota spese anche gli acquisti fatti al negozio Gammarelli, sartoria storica che dal 1798 veste la curia della città eterna: in genere i porporati pagano di tasca loro tuniche e berretta, ma stavolta la segreteria ha fatturato direttamente abiti per 2508 euro. Il nuovo boss del Vaticano non ha risparmiato nemmeno per i viaggi. Il “Ranger” per andare da Roma a Londra lo scorso 3 luglio ha speso 1103 euro. Un prezzo da business class.

    Quando vola, il cardinale al lusso non rinuncia mai: quattro giorni dopo si è fatto rimborsare dal suo ministero un volo Roma-Dresda, in Germania, da 1150 euro, un altro per Monaco da 1238, mentre lo scorso settembre la Scuola dell’Annunciazione del Devon, di cui l’ultraconservatore è diventato “patrono”, ha dovuto sganciare per un Roma-Londra 1293 euro. Pell e Casey si accomodano in business anche quando devono partire per Malta, dove vanno ad ascoltare i consigli del finanziere Joseph Zahra. Ma sono tutti gli uomini vicini al cardinale a volare in business, da lord Christopher Patten (ex presidente della Bbc che dovrebbe riformare la comunicazione della Santa Sede) all’industriale di Singapore George Yeo, membro della Commissione per la riforma del Vaticano.

    “Su Pell, Bergoglio ha preso un granchio colossale”, è il refrain ripetuto all’ombra delle sacre mura. “L’avevamo avvertito subito dell’inchiesta sulla pedofilia in Australia. Lui ha fatto di testa sua. Così, mentre da un lato il papa ha fatto arrestare l’ex nunzio polacco Józef Wesolowski, accusato di pedofilia (poi deceduto a fine agosto del 2015), abbiamo Pell che paragona i preti maniaci ai camionisti che molestano le autostoppiste. È imbarazzante.”

    L’ex vescovo di Melbourne e di Sydney (che Bergoglio ha voluto prima dentro il C9 – il gruppo dei “magnifici” chiamati a consigliare il pontefice nel governo della Chiesa universale – poi come prefetto del nuovo superministero che gestirà tutte le finanze vaticane) nell’agosto del 2014 è stato interrogato una prima volta dalla Commissione d’inchiesta creata dal governo di Canberra, a causa di alcune decisioni prese quando era arcivescovo, e per lo schema di risarcimenti da lui introdotto a partire dal 1996, il cosiddetto “Melbourne Response”, che stabilì un protocollo con cui la diocesi doveva affrontare ogni caso di pedofilia gli si profilasse davanti.

    “In realtà si trattava di un sistema progettato per controllare le vittime, contenere gli abusi e proteggere la Chiesa,” ha spiegato la ricercatrice e editorialista Judy Courtin, che insieme a molti altri osservatori considera le azioni di Pell volte – più che ad aiutare i sopravvissuti – a “minimizzare i reati, occultare la verità, manipolare, intimidire e sfruttare le vittime”. Di certo uno studio di un avvocato australiano, Kieran Tapsell, dimostra che in media le famiglie che hanno accettato lo schema di Pell hanno avuto solo 33 mila dollari australiani (circa 22 mila euro), mentre coloro che hanno ottenuto giustizia attraverso i tribunali ordinari hanno intascato risarcimenti molto più alti, di circa 382 mila dollari. Chiamato a rispondere del suo operato, Pell s’è giustificato paragonando i sacerdoti pedofili ad autotrasportatori e la Chiesa a un’azienda di tir: “Da un punto di vista legale non credo che una compagnia di trasporti possa essere considerata responsabile delle azioni dei suoi camionisti”. Una frase che ha choccato le vittime presenti all’udienza e i giornali di mezzo mondo (tranne quelli italiani, che al tempo non hanno scritto una riga sulla vicenda), provocando un diluvio di polemiche.

    Se le persone violentate da preti australiani hanno firmato lettere in cui parlano di “vergogna e oltraggio”, Tapsell ha ipotizzato che il cardinale voglia solo proteggere i soldi della diocesi “nascosti in un trust che controlla immobili” da possibili risarcimenti milionari ordinati dai giudici. Le prime controversie sulla figura di Pell risalgono a oltre dieci anni fa.

    Nel 2003, quando Giovanni Paolo II decise di promuoverlo con la porpora, furono molti a biasimare apertamente Wojtyla.

    Ultraconservatore, oratore schietto dotato di grande ironia, Pell qualche mese prima era stato infatti costretto ad autosospendersi dalla carica di arcivescovo dopo essere stato accusato di abusi sessuali su un ragazzino di dodici anni. Un’infamia da cui fu scagionato nel 2002 per mancanza di prove. Non solo. Se nel 2008 un’altra presunta vittima incolpò il cardinale di aver coperto un sacerdote maniaco (alcune lettere assai imbarazzanti firmate da Pell furono rese pubbliche da un programma d’inchiesta della tv nazionale Abc), i progressisti ricordano che il presule ex campione di football australiano è stato portato in tribunale anche da un ex chierichetto, John Ellis. Nel 2007 i legali del cardinale furono costretti ad ammettere gli abusi compiuti da un prete poi deceduto, ma riuscirono a convincere la Corte d’Appello che “la Chiesa non esiste come entità legale”. La causa è costata alla diocesi di Pell la bellezza di 750 mila dollari, ma la sentenza ha permesso alla Santa Sede di risparmiare milioni di dollari di risarcimenti.

    Difficile battere uno come Pell. Furbo, intelligente e scaltro, è figlio di un barista di Ballarat, città di ottantamila anime a cento chilometri da Melbourne. Affabile con tutti (capacità appresa servendo alcolici dietro il bancone del pub di famiglia), riuscì da bambino a sopravvivere a un tumore al collo, appassionandosi negli anni al football australiano, al canottaggio e al pugilato. Iniziò a frequentare il seminario nel 1960, poi volò a Oxford dove ottenne un dottorato in Storia della Chiesa. Nel 1996 il grande salto, quando viene nominato – su volere della gerarchia vaticana che ne apprezzava l’intransigenza dottrinaria – vescovo di Melbourne. Dopo aver risanato i conti della diocesi grazie all’aiuto del suo economo di fiducia Danny Casey che ora ha voluto con sé a Roma, negli anni si fa notare anche per dichiarazioni sorprendenti: da quelle sui preti pedofili (“È colpa anche del celibato e della diffusione della pornografia”) alle battute sull’Islam (“È una religione guerresca per natura”), fino alle aspre critiche rivolte al dimissionario Benedetto XVI. Ma sono le indagini della Commissione speciale a far finire il nome di Pell sui giornali anglosassoni: davanti ai giudici sono molte le vittime a tirarlo in ballo per i suoi modi spicci e intransigenti.

    Tra loro c’è Anthony Foster, padre di due bambine molestate da un prete (una si suicidò, l’altra è su una sedia a rotelle dopo un incidente causato dall’alcolismo) che definì a verbale Pell come un uomo con “una sociopatica mancanza di empatia”. Visto il clima, il ragazzo che nei sogni del padre doveva diventare un medico o un grande avvocato decide che è arrivato il momento di lasciare l’emisfero australe. Nel 2010 prova a trasferirsi a Roma per la prima volta, pregando Ratzinger di nominarlo prefetto della Congregazione per i vescovi. L’operazione non riesce. Arrivato Francesco, l’ex atleta gioca davanti al nuovo papa nuove carte, e si presenta come esperto di finanza in grado di mettere in ordine la babele vaticana: dopo gli scandali, il suo piano di rifondazione dello Ior e dell’Apsa convince Bergoglio, che lo nomina di fatto suo braccio destro. Prima delle deposizioni di questi giorni, le ultime tegole cadute in testa a Pell risalgono all’inizio del 2015: il cardinale amante del buon vino quando era vescovo di Melbourne non avrebbe agito da buon cristiano, negando con forza le accuse delle vittime e offrendo risarcimenti ridicoli in sede civile.

    “Pell così facendo voleva scoraggiare altri potenziali querelanti dal citare in giudizio la Chiesa per abusi sessuali,” si legge sul rapporto preliminare della Commissione nazionale d’inchiesta sulla pedofilia voluta dal governo australiano. “Il prelato mancò di agire equamente da un punto di vista cristiano. L’arcidiocesi preferì difendere il suo patrimonio piuttosto che dare giustizia e compassione”. Ma Pell è stato attaccato anche da Peter Saunders, un laico irlandese abusato da ragazzo, che Francesco in persona ha voluto come membro della neonata Pontificia commissione per la tutela dei minori e che poi è stato allontanato proprio per le critiche rivolte al cardinale: “Personalmente penso che la posizione di Pell sia insostenibile, perché ora ha un catalogo di smentite. Ha ripetutamente denigrato le persone e ha agito con insensibilità, durezza di cuore, in modo quasi sociopatico”.

    Anche un vescovo in pensione, Geoffrey Robinson, parlando ai giudici australiani a fine agosto 2015, ha spiegato non solo che in Australia gli abusi venivano coperti sistematicamente e che i preti sospettati erano trasferiti da una parrocchia all’altra, ma che Pell – ideando il Melbourne Response – aveva “distrutto” la possibilità di risposta unitaria della Chiesa nei confronti dello scandalo delle violenze sessuali nel paese. Per replicare alle dichiarazioni giurate di testimoni e vittime, Pell non è volato in Australia per rendere testimonianza giurata, ma ha mandato un comunicato stampa in cui nega di essere stato complice o di aver coperto sacerdoti pedofili.

    “I suicidi di tante vittime sono una tragedia enorme, i crimini commessi contro di loro da preti e fratelli sono profondamente malvagi e completamente ripugnanti per me”. È improbabile che Pell perda oggi la poltrona di prefetto della segreteria per l’Economia. Ed è impossibile che possa essere inquisito dal tribunale vaticano, a cui recentemente Francesco ha dato nuovi poteri per perseguire i vescovi insabbiatori. Non solo perché a Roma nessuno ha mosso, nemmeno nei media, critiche formali a Pell, ma perché è stato Bergoglio in persona a promuoverlo prima tra i membri del cosiddetto C9 (il gruppo di cardinali che deve consigliare il papa nel governo della Chiesa universale) e poi prefetto del nuovo dicastero. È probabile che quando compirà 75 anni lascerà l’incarico andando in pensione. Sarebbe difficile per la Chiesa fare marcia indietro dopo le deposizioni di queste ore: i contraccolpi, anche mediatici, rischierebbero di essere devastanti.

    http://espresso.repubblica.it/inchieste/2016/03/01/news/preti-pedofili-ecco-il-vero-volto-del-cardinal-pell-1.252270
  • I 281 preti pedofili coperti Pell interrogato nella notte

    I 281 preti pedofili coperti Pell interrogato nella notte

    Collegamento video tra Roma e l’Australia, da dove la Commissione governativa chiederà conto al cardinale dei casi tenuti sotto silenzio. Lui replica: «Calunnie»

    di Gian Guido Vecchi

    CITTÀ DEL VATICANO La deposizione del cardinale australiano George Pell, dopo una lunga attesa, comincia nella notte tra oggi, domenica e domani, lunedì, quattro ore dalle 22 alle 2, e proseguirà agli stessi orari «per tre o quattro giorni». Dovrà rispondere alle domande della Commissione governativa australiana istituita nel 2003 che indaga sui crimini dei preti pedofili, alle accuse che lo braccano da anni e che lui ha sempre negato con sdegno: in sostanza, di avere coperto sacerdoti responsabili di abusi, permettendo che fossero trasferiti da una parrocchia all’altra, e di aver insabbiato gli scandali per evitare risarcimenti. Il cardinale parla da Roma, all’Hotel Quirinale di via Nazionale è stato allestito tutto il necessario per il collegamento audio e video. A Roma è arrivato anche un gruppo di una quindicina di vittime guidate da Andrew Collins, portavoce del Ballarat Survivors Group. Avevano lanciato in Rete una raccolta fondi per arrivare a 40 mila dollari e pagarsi il viaggio, hanno superato i duecentomila. Assisteranno all’audizione nell’hotel, «vogliamo guardarlo negli occhi».

    Le denunce sono state 853

    Ballarat, città natale di Pell, è un nome che ha una eco sinistra in Australia: 853 denunce per abusi su minori commessi soprattutto negli Anni Settanta, 281 sacerdoti coinvolti, la congregazione dei «Christian Brothers» costretta a pagare 37,5 milioni di dollari di risarcimenti. David Ridsdale, abusato dallo zio – padre Gerard Ridsdale, il più famigerato pedofilo australiano – sillaba: «Siamo qui per cercare la verità. Siamo qui per guarire la nostra città. Abbiamo il più alto tasso di suicidi in Australia». Ma la faccenda arriva fino al cuore del Vaticano. Il porporato Il cardinale australiano George Pell – prima nella diocesi di Ballarat, poi arcivescovo di Melbourne e infine di Sydney – è dal 2014 prefetto della Segreteria per l’Economia, un dicastero chiave nella riforma della Curia. Tra i capofila del fronte interno più conservatore, Pell è stato tra l’altro l’artefice della lettera al Papa firmata da un gruppo di tredici porporati (si disse, ma alcuni smentirono) che alla vigilia del Sinodo sulla famiglia di ottobre ne contestava il metodo e il documento di lavoro. Chi lo difende allude a fango contro la sua opera di riforma economica.

    Faccia a faccia con Bergoglio

    Di ritorno dal Messico, ai giornalisti che gli chiedevano di chi ha coperto i preti pedofili, spostandoli da un posto all’altro, Francesco ha risposto così: «Un vescovo che per questo cambia di parrocchia un prete è un incosciente e la cosa migliore che possa fare è dimettersi». Comunque sia, l’8 giugno Pell compirà 75 anni, l’età alla quale i cardinali di Curia sono «tenuti» a presentare rinuncia al proprio incarico. Proprio lunedì mattina Pell andrà dal Papa: un’udienza «di cartello», come si dice, gli incontri periodici che il Pontefice ha con i capi dicastero. Ma è difficile pensare che nel colloquio, oltre alle questioni economiche, non si parli anche dell’audizione. La commissione La «Royal Commission into Institutional Responses to Child Sexual Abuse» (Commissione reale sulle Risposte istituzionali agli Abusi sessuali sui Minori, www.childabuseroyalcommission.gov.au) aveva chiesto che Pell andasse in Australia per deporre. Il cardinale ha presentato un certificato medico, il 29 gennaio, in cui si dice che il viaggio in aereo sarebbe stato pericoloso causa ipertensione e cardiopatia. Di qui l’audizione a distanza. Le domande partiranno dall’epoca in cui, negli anni Settanta, Pell era tra i consulenti del vescovo della diocesi di Ballarat e aveva «responsabilità nel consigliare il vescovo sulla nomina dei preti nelle parrocchie». Sotto osservazione anche il periodo, dall’87, in cui era vescovo ausiliare a Melbourne.

    Le nuove accuse e la replica

    Peter Saunders, vittima della pedofilia che ha lasciato di recente la Commissione pontificia per la protezione di minori (il Vaticano lo ha definito un «periodo di aspettativa»), era stato durissimo con Pell: «Si sta prendendo gioco della commissione, del Papa e delle vittime, dovrebbe dimettersi». Il cardinale ha parlato di accuse «false, fuorvianti e oltraggiose». I vescovi australiani lo hanno difeso in una nota: «È stato uno dei primi vescovi nel mondo a mettere in campo una risposta comprensiva della Chiesa alle indagini sulle accuse di abusi sessuali perpetuati da clero cattolico». Da ultimo, una decina di giorni fa, un giornale australiano ha accusato Pell direttamente di abusi, parlando di un’indagine della polizia dello Stato di Victoria. Accuse «senza fondamento e assolutamente false», ha replicato il cardinale. I suoi uffici hanno ricordato il «rapporto Southwell», una indagine indipendente della Chiesa che lo scagionò dall’accusa di avere abusato di un bambino durante un campo estivo a Phillip Island nel 1962: «Le accuse relative a Phillip Island sono pubbliche da 15 anni e il rapporto Southwell che scagiona il cardinale Pell è di pubblico dominio dal 2002». Insomma, il cardinale è «certo che la polizia raggiungerà velocemente la conclusione che le accuse erano false», concludono i suoi collaboratori: «Come arcivescovo per circa venti anni egli ha avuto un ruolo di guida nel porre fine agli insabbiamenti, nel proteggere le persone vulnerabili e nel tentare di portare giustizia alle vittime. Come il cardinale Pell ha fatto dopo le prime audizioni, è pronto a incontrare ed ascoltare le vittime ed esprime il suo continuo sostegno».

    http://www.corriere.it/cronache/16_febbraio_28/i-281-preti-pedofili-coperti-pell-interrogato-notte-australia-vaticano-16399338-de4c-11e5-8660-2dd950039afc.shtml