Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Chiesa e pedofilia: grosso guaio in Vaticano

    Chiesa e pedofilia: grosso guaio in Vaticano

    Il film di Tom McCarthy, “Il caso Spotlight”, arriva in Italia in uno dei periodi più controversi della lotta alla pedofilia clericale annunciata dalla Chiesa di Bergoglio.

    di Federico Tulli

    Massima trasparenza e tolleranza zero. Da tre anni sono le parole d’ordine di papa Bergoglio quando c’è di mezzo la storica e drammaticamente attuale questione della pedofilia nel clero cattolico. Ma queste parole corrispondono a fatti concreti? L’occasione per capire a che punto è l’opera di rinnovamento della Chiesa guidata dal pontefice gesuita è venuta in questi giorni da due vicende scollegate tra loro, almeno in apparenza.

    Della prima è stato protagonista nella totale indifferenza dei media italiani un alto esponente della Compagnia di Gesù, monsignor Tony Anatrella. «I vescovi non sono obbligati a denunciare gli abusi sui minori compiuti da preti» ha tuonato il prelato francese dal pulpito del Pontificio Consiglio per la Famiglia di cui è consulente in qualità di psicoterapeuta. Di fatto negando uno dei capisaldi della Lettera circolare pubblicata il 3 maggio 2011 dalla Congregazione per la dottrina della fede con l’obiettivo di suggerire la traccia da seguire da parte di tutte le diocesi del mondo nelle rispettive Linee guida antipedofilia. «L’abuso sessuale di minori – si legge al punto 1e) della Lettera della Cdf – non è solo un delitto canonico, ma anche un crimine perseguito dall’autorità civile.

    Sebbene i rapporti con le autorità civili differiscano nei diversi paesi, tuttavia è importante cooperare con esse nell’ambito delle rispettive competenze. In particolare, va sempre dato seguito alle prescrizioni delle leggi civili per quanto riguarda il deferimento dei crimini alle autorità preposte, senza pregiudicare il foro interno sacramentale. Naturalmente, questa collaborazione non riguarda solo i casi di abusi commessi dai chierici, ma riguarda anche quei casi di abuso che coinvolgono il personale religioso o laico che opera nelle strutture ecclesiastiche».

    L’esternazione di mons. Anatrella è stata rilanciata dalla stampa in (quasi) tutto il mondo occidentale – dal Guardian al Washington post – proprio nelle ore in cui si consumava una clamorosa rottura all’interno della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori creata da papa Francesco nel 2014. Dopo diversi mesi da separato in casa, uno dei membri laici, il britannico Peter Saunders, è stato messo in “aspettativa” per “meditare” sul contributo che può portare alla Commissione. Qual è il compito specifico di questo organismo lo ha spiegato lo stesso Francesco all’atto della fondazione: «…. sarà quello di propormi le iniziative più opportune per la protezione dei minori e degli adulti vulnerabili, sì da realizzare tutto quanto è possibile per assicurare che crimini come quelli accaduti non abbiano più a ripetersi nella Chiesa».

    Come riporta Repubblica, la decisione di allontanare Saunders, che in patria svolge la professione di avvocato di vittime di sacerdoti pedofili, è legata alle sue critiche nei confronti del cardinale George Pell. Dalla scorsa primavera il super ministro vaticano dell’Economia è accusato da Saunders di sottrarsi con dei certificati medici agli interrogatori della Commissione governativa australiana che deve far luce sugli abusi nel suo Paese d’origine, riguardo alla gestione dei sacerdoti colpevoli o sospettati di pedofilia nella diocesi di Melbourne, quando Pell ne era l’arcivescovo. Tuttavia l’avvocato inglese non è stato il solo a puntare il dito contro la scarsa propensione di Pell a fare chiarezza sugli scandali pedofili di cui si è macchiata la Chiesa cattolica australiana. Emiliano Fittipaldi nel suo libro inchiesta “Avarizia” (Feltrinelli) racconta di diversi mal di pancia scoppiati nell’entourage di papa Francesco quando il pontefice argentino ha chiamato Pell a ripulire l’immagine internazionale della Chiesa sporcata da decenni di gestione opaca (in alcuni casi criminale) delle finanze vaticane. Data la fama che si porta appresso dall’emisfero australe, per alcuni confidenti di Bergoglio Pell non sembra la persona più indicata a riflettere nel mondo l’immagine di pulizia e trasparenza che richiede un ruolo del genere.

    Tutti elementi inducono a pensare che, sebbene la commissione antipedofilia sia stata presentata urbi et orbi come un chiaro segnale di discontinuità rispetto ai pontificati precedenti, la Santa Sede ha ancora delle notevoli contraddizioni interne da risolvere.

    A cominciare proprio dalla svolta rispetto al passato, come si evince da un’affermazione di Saunders: «Nulla è cambiato in questi anni in termini di trasparenza quando in Vaticano si devono affrontare casi di abusi su minori» ha detto l’avvocato durante la conferenza stampa di “commiato” dalla Commissione che si è svolta a Roma il 6 febbraio.

    Con questo scenario sullo sfondo va sottolineata la tempistica con cui la Bim distribuzione porta nelle sale italiane “Il caso Spotlight”. Candidato a sei Oscar e tre Golden globe, il film di Tom Mc Carthy esce giovedì 18 febbraio. Spotlight era il nome della squadra di giornalisti del Boston Globe che nel 2001 indagarono su alcuni casi di pedofilia segnalati in precedenza anche al giornale e mai finiti nel mirino dell’autorità giudiziaria. Per mesi i coraggiosi giornalisti, guidati da un direttore per nulla intimorito dalle pressioni più o meno velate di illustri abitanti della città più europea e cattolica degli Stati Uniti, intervistarono le vittime, passando in rassegna migliaia di pagine di documenti fino a scoprire anni di insabbiamenti da parte delle gerarchie cattoliche guidate dal potente arcivescovo Bernard Law. Il 6 gennaio 2002 la svolta. Dopo aver sistemato tutti i tasselli, il Globe apre con il primo articolo dall’eloquente titolo a nove colonne: “Church allowed abuse by priest for years”. Alla fine del 2002 si conteranno altri 600 articoli, in cui furono ricostruiti circa 1000 casi di abusi psicofisici nei confronti di altrettanti bambini da parte di 70 preti della diocesi di Boston. Su tutti spicca padre Geoghan, ucciso in prigione nel 2003 dove si trovava per una condanna a dieci anni, al quale sono attribuiti ufficialmente 130 stupri.

    Lo scoop, che nel 2003 fruttò il Pulitzer al Boston Globe, fu per la Chiesa cattolica americana l’equivalente del Watergate. Non solo costò il posto a mons. Law che ammise di aver nascosto per anni gli abusi dei suoi sacerdoti, ma dette la forza a migliaia di vittime rimaste in silenzio e isolate dalla Chiesa di cui si fidavano ciecamente (questo genere di abusi avviene quasi sempre all’interno di ambienti profondamente religiosi) di denunciare quanto subito alle autorità civili. Emerse così che l’insabbiamento delle segnalazioni e il trasferimento dei sacerdoti sospettati di pedofilia erano la norma negli Usa. Ben presto, grazie alla lezione universale di giornalismo realizzata dall’inchiesta Spotlight e magistralmente ricostruita da Mc Carthy, si scoprirà che lo stesso accadeva da decenni anche in Europa, Australia, Sud America e Africa.

    Una lezione ignorata a tutti i livelli in Italia se pensiamo che la Conferenza episcopale in piena sintonia con mons. Anatrella e ignorando il suggerimento della Cdf di cui si è parlato all’inizio, nelle proprie Linee guida antipedofilia stabilisce che i vescovi italiani non sono obbligati a denunciare i sacerdoti pedofili alla magistratura. Perché? «Per tutelare la privacy delle vittime» ha spiegato senza imbarazzo il capo della Cei, card. Bagnasco, il 30 marzo 2014. Una presa di posizione che finalmente la Pontificia commissione antipedofilia si è decisa a criticare, con inspiegabile ritardo, proprio in queste ore. “Abbiamo tutti la responsabilità morale ed etica di denunciare gli abusi presunti alle autorità civili che hanno il compito di proteggere la nostra società” si legge in una nota diramata il 15 febbraio dall’organismo presieduto dal cardinale di Boston, il cappuccino Sean Patrick O’Malley.

    A tal proposito, tra i tanti meriti de “Il caso Spotlight”, nel cui cast troviamo Michael Keaton, Mark Ruffalo, Rachel McAdams e Stanley Tucci, c’è quello di aver reso con estrema precisione l’idea di quanto sia importante la trasparenza nella gestione dei casi di abusi clericali e al tempo stesso quanto sia distruttiva per la salute psico fisica delle vittime qualsiasi strategia “istituzionale” che non vada in questa direzione. In questo contesto, occorre ribadirlo, la pellicola di Tom Mc Carthy dimostra quanto sia decisivo il ruolo di un’informazione libera e indipendente. Ma non solo.

    La chiave per capire come i giornalisti di Spotlight siano riusciti a sbaragliare il potentissimo avversario sta nel fatto che si sono posti con un approccio laico, affettivo, nei confronti dei loro interlocutori sopravvissuti alle violenze. Vale a dire senza innalzare la barriera del giudizio morale che scatta con il pensiero religioso fondato sulla convinzione violentissima che sia il bambino (cioè il diavolo che sarebbe la sessualità umana) a indurre in tentazione l’uomo di fede. Una idea perversa che annulla la realtà del bambino (che non ha sessualità, la dimensione psicofisica che si realizza nella consapevolezza di sé con la pubertà), e che da un lato ha sempre alimentato il senso di colpa e di oppressione delle vittime riducendole al silenzio e dall’altro ha fornito alla Chiesa cattolica la giustificazione ideologica su cui poggia la garanzia di impunità ai pedofili in tonaca e crocifisso al collo.

  • Quell’impunità che accomuna narcos e preti pedofili

    Quell’impunità che accomuna narcos e preti pedofili

    “Perseguitata e quasi impedita a svolgere la propria missione negli anni ’20 del secolo scorso, la Chiesa del Messico – scrive l’inviato dell’Agi Salvatore Izzo – ha poi visto un grande sviluppo delle sue strutture, in parte favorito da compromessi di suoi membri con i gruppi di potere che da queste parti spesso si identificano con la criminalità organizzata, cioè con i narcos”. Le dimensioni di quella che il Papa prima di partire ha definito “un pezzetto di guerra mondiale” sono impressionanti: 27 mila le persone scomparse negli ultimi dieci anni in Messico e tra i cadaveri ritrovati negli ultimi quattro sono una quindicina quelli di preti. Su colpevoli e mandanti di questi omicidi scende praticamente sempre una coltre di nebbia, come accadde 20 anni fa per l’uccisione del cardinale Posada O Campo. Ma fino ad ora – rimprovera Francesco – la Chiesa ha fatto finta di non vedere e non sentire, preda di quella che ha chiamato “la tentazione demoniaca della rassegnazione”.
    Ma c’è pure una forma tutta ecclesiastica della corruzione il cui emblema è il prete messicano Marcial Maciel (nella foto con il cardinale di Città del Messico Norbrto Rivera Carrera e l’allora nunzio apostolico Prigione), fondatore dei Legionari di Cristo, ai quali sono affidate in Messico molte importanti istituzioni culturali. I crimini da lui compiuti (stuprò molti giovani religiosi e pure i suoi stessi figli, avuti da due donne con le quali aveva fatto famiglie in Messico e Spagna) non sono certo attribuibili agli attuali membri e superiori del suo istituto, che ne sono in un certo senso vittime. Ma i vescovi che avrebebro dovuto intervenire davanti alle denunce di troppi abusati, quelli sono complici, come ha detto chiaramente Papa Francesco istituendo in Vaticano un tribunale che deve giudicarli. Il male – infatti – va addebitato anche a chi si rassegna alla sua ineluttabilità e non fa nulla per impedirlo. è questo il sottotesto delle parole forti che Papa Francesco grida da quattro giorni in giro per il Messico.
    A Morelia, dove ha incontrato sacerdoti, religiosi e religiose del Messico, Francesco c’è andato giù ancora una volta abbastanza pesante, pur senza esplicitare il legame che evidentemente spesso sussiste (e si chiama impunibilità) tra i crimini commessi all’interno della Chiesa (pedofilia e arricchiminti illeciti) e quelli dei narcos, le bande che devastano il Paese: “laici, religiosi ed episcopato”, non devono rassegnarsi al male del narcotraffico e della violenza che da esso si diffonde Tutto questo “sembra essere diventato un sistema inamovibile”. Il Papa ha parlato di “ambienti dominati molte volte dalla violenza, dalla corruzione, dal traffico di droghe, dal disprezzo per la dignità della persona, dall’indifferenza davanti alla sofferenza e alla precarietà”. “Che tentazione potremmo avere di fronte a questa realtà? Credo che potremmo riassumerla – ha detto – con la parola rassegnazione. Di fronte a queste realtà ci può vincere una delle armi preferite del Demonio: la rassegnazione”.

    “Francesco – sottolinea il commento dell’inviato dell’Agi – ha dunque denunciato l’avanzare nella Chiesa del Messico di “una rassegnazione che ci paralizza e ci impedisce non solo di camminare, ma anche di fare la strada; una rassegnazione che non soltanto ci spaventa, ma che ci trincera nelle nostre ‘sacrestie’ e apparenti sicurezze; una rassegnazione che non soltanto ci impedisce di annunciare, ma che ci impedisce di lodare”. “Una rassegnazione – ha detto il Papa – che non solo ci impedisce di progettare, ma che ci impedisce di rischiare e di trasformare le cose”.
    Ai cristiani del Messico, Francesco ha chiesto di scuortersi da quasto atteggiamento passivo davanti al male ed ha indicato dunque la via di una conversione di vita, che si può percorrere però, ha spiegato, solo pregando. “Gesù stesso – ha ricordato – lo fece. Egli pregò perchè noi suoi discepoli, di ieri e di oggi, non cadessimo in tentazione”. “Non siamo nè vogliamo essere dei ‘funzionari del sacrò, non siamo nè desideriamo mai essere ‘impiegati di Diò”. è questo il monito che Papa Francesco ha lanciato a Moreila, nello stadio cittadino gremito da oltre 20 mila fedeli. Per il quarto giorno di seguito il Papa ha continuato a martellare la Chiesa del Messico che rischia di adagiarsi sulle sue strutture e dimenticare che la sua missione è annunciare il Vangelo a partire dai poveri. “Cos’è la missione – si è chiesto ad alta voce Bergoglio all’omelia – se non dire con la nostra vita: Padre nostro? A questo Padre nostro noi ci rivolgiamo tutti i giorni pregando: non lasciarci cadere in tentazione”. “Per questo – ha invocato – Padre Nostro, non lasciarci cadere nella tentazione”.

    “Padre, papà, abbà – ha pregato ancora Bergoglio nello Stadio di Moreila – non lasciarci cadere nella tentazione della rassegnazione, non lasciarci cadere nella tentazione della perdita della memoria, non lasciarci cadere nella tentazione di dimenticarci dei nostri predecessori che ci hanno insegnato con la loro vita a dire: Padre Nostro, perché siamo invitati a partecipare alla sua vita, siamo invitati a introdurci nel suo cuore, un cuore che prega e vive dicendo: Padre nostro”.

  • Francia, ex-scout contro il prete pedofilo rompono il silenzio dopo 25 anni

    Francia, ex-scout contro il prete pedofilo rompono il silenzio dopo 25 anni

    “La possibilità di denunciare è già per me una prima vittoria, come l’avere ottenuto delle confessioni e poter richiamare alle proprie responsabilità le autorità religiose, perché possa essere fatta luce su tutto ciò che è stato nascosto per 25 anni. È gravissimo ciò che è accaduto. E la nostra battaglia è per conoscere semplicemente la verità”.

    Bertrand et Pierre Emmanuel pensavano di non avere nulla in comune, fino a quando non hanno scoperto di avere vissuto, da bambini, lo stesso incubo, dietro le mura di una delle chiese alla periferia di Lione.

    Bertrand Virieux, presunta vittima di pedofilia e cofondatore dell’associazione “Parole liberate”, in dica il luogo delle violenze:

    “Il prete che celebrava proprio là, abusava sessualmente di decine e decine di bambini”

    Pierre-Emmanuel Germain-Thill, presunta vittima di pedofilia:

    “Quello che più mi sciocca è che cercava di baciarmi con la lingua. Mi accarezzava le parti intime e non sono mai riuscito ad evitarlo. Avevo voglia di scappare ma allo stesso tempo ero bloccato, avevo paura che nessuno mi avrebbe creduto”.

    Bertrand Virieux:

    “Mi ricordo dell’odore del sudore, del contatto con i vestiti, mi ricordo delle sue mani addosso, sotto la mia camicia, che mi stringevano forte a lui”.

    Didier Burdet, presunta vittima di pedofilia:

    “Mi bloccava mettendo una gamba dietro di me e si strofinava contro il mio corpo, me ne ricordo molto bene, sentivo il suo membro contro di me … mi diceva: “Dimmi che mi ami”. E poi mi diceva: “Sei il mio bambino, è un segreto tra noi due e non bisogna dirlo”.

    Un segreto che ha pesato per decenni su decine di ex-scout tra gli 8 e i 12 anni di cui si occupava padre Bernard Preynat, dal 1970 al 1991. Un uomo carismatico, apprezzato dai fedeli che ogni settimana gli affidavano i loro bambini, come racconta un parrocchiano:

    euronews:

    “Nessuno sospettava nulla all’epoca?

    Un parrocchiano:

    “Certo, c’erano persone che sapevano, ma nessuno parlava … il prete di cui parliamo aveva un grande carisma … sono sicuro che alcuni genitori avranno risposto alle rivelazioni dei figli dicendo:” Ci prendi in giro, non è vero”.

    Bertrand Virieux, indicando gli interni della chiesa:

    “Mi ricordo molto bene, accadeva in questa stanza. È successo una o due volte, all’angolo con l’altra stanza … Come c’era rumore all’esterno così c’era silenzio qui all’interno, come quello di oggi, è lo stesso”

    Il silenzio, Didier ne ha sofferto per più di 30 anni. È stato vittime di abusi sessuali dagli 8 agli 11 anni.

    Lo incontriamo a casa di Bernard, cofondatore dell’associazione la Parola Liberata ,
    creata nel dicembre scorso con altre presunte vittime di padre Bernard Preynat. Alcune lo hanno denunciato per aggressione sessuale su minori di 15 anni.

    Grazie all’aiuto di una psicologa, il gruppo offre sostegno e ascolto alle vittime delle aggressioni sessuali del prete. In poche settimane l’associazione ha ricevuto decine di testimonianze di presunte vittime, che non avevano finora osato rompere il silenzio o non erano state ascoltate.

    François Devaux:

    “Siamo riusciti a liberare le parole e a rivelare i fatti, dicendo chiaramente che questa è una realtà, una verità, è ciò che i bambini hanno vissuto. In modo da non lasciare campo libero a chi minimizza quanto accaduto … Questa è la lettera raccomandata che i miei genitori hanno inviato nel 1991”.

    François Devaux si era confidato con genitori e avevano scritto all’arcidiocesi di Lione per chiedere la sospensione del prete. Padre Preynat aveva amesso i fatti e l’arcivescovo dell’epoca lo aveva allontanato dalla parrocchia. Ma sei mesi più tardi aveva ripreso il servizio a contatto con i bambini di altre parrocchie della regione, per 25 anni.
    È stato sollevato dalle sue funzioni nel maggio 2015, dall’attuale arcivescovo, il cardinale Barbarin. Preynat ha celebrato l’ultima messa nell’agosto scorso. Indagato a gennaio 2015, Bernard Preynat ha ammesso tutto, anche di avere commesso violenze sessuali. Confessioni che si aggiungono a quelle fatte 30 anni fa, sottolinea il suo avvocato.

    Frédéric Doyez, avvocato:

    “Se giustizia non è stata fatta, non è certo padre Preynat che l’ha impedito. Lui, nell’istante in cui è stato indicato, ha ammesso tutto. La sua vita va avanti come prima nonostante le infrazioni che ha comesso 25 anni fa. Con una particolarità, ha mantenuto una certa rispettabilità come se nulla fosse successo, con la convinzone che fosse sufficente spostarlo in un altro luogo perché tutto fosse dimenticato”.

    Tra gli ex parrocchiani di padre Preynat, il caso ha suscitato stupore e qualche imbarazzo.

    “Posso solamente dire – dichiara una donna – “Chi non ha peccato scagli la prima pietra, è tutto”. Certo é una cosa fastidiosa, ma per noi è stato un ottimo prete, l’abbiamo amato molto e lo rimpiangiamo. Nostro figlio era il suo chirichetto ed era dispiaciuto quando se n‘è andato”.

    “Amava i bambini e i bambini amavano lui e il catechismo piaceva a tutti – racconta un uomo – e non ho mai neanche immaginato che facesse delle cose del genere, era il mio superiore, io ero il vicario, era il mio prete. Ci sarei rimasto davvero male se lo avessi saputo, sarebbe stato insopportabile, meglio non sapere”.

    Molti cardinali si sono succeduti alla testa della Diocesi di Lione,
    anche a loro le presunte vittime di Bernard Preynat chiedono si assumano la responsabilità di quelle violenze.

    Didier Burdet:

    “Io ce l’ho con il sistema della chiesa, con tutti quelli che sapevano, il vicario di ieri e quelli di oggi. Tutti hanno lasciato fare. Perché questo prete non è stato allontanato dai bambini? – questa è una domanda che adesso è necessario porsi”.

    Il Cardinale Barbarin prima ha affermato di non essere stato a conoscenza degli atti di
    Bernard Preynat fino al 2014, poi di recente ha ammesso che sapeva dal 2007, precisando che si trattava di fatti del passato per cui non c’era mai stata alcuna denuncia, né recidiva.

    L’arcivescovo di Lione ha declinato la nostra richiesta di intervista. Al suo posto ci risponde Régine Maire, già membro del Consiglio episcopale e coinvolta nell’inchiesta. È incaricata del caso Preynat e del rapporto con le vittime per la Diocesi.

    Regine Maire, portavoce arcidiocesi di Lione:

    “Possiamo deplorare questa sorta di omertà e la protezione più dell’istituzione che delle vittime, ma … “

    Una risposta che non basta alle vittime di Preynat. Molte di lorohanno denunciato l’arcivescovo di Lione e Régine Mairie, per non avere denunciato gli atti di pedofilia. Loro lo apprenderanno solo dopo averci incontrato per questa intervista.

    Régine Maire:

    “Il cardinale Barbarin credo sia cosciente dei rischi che corre … della sua complicità … se emergerà che ha coperto o è stato reticente, lui sa che … credo rischi la prigione … quindi … credo ne sia cosciente. E credo sia pronto a dimettersi se necessario … ne va della credibilità della Chiesa”.

    Una Chiesa da cui i membri dell’associazione “Parole Liberate” vogliono delle risposte. La loro denuncia potrebbe essere indirizzata anche ai responsabili del Vaticano. La Santa Sede ha di recente confermato l’obbligo per i prelati di segnalare i casi di pedofilia alle autorità civili.

    Per molte presunte vittime i fatti sono ormai prescritti. Altri invece possono cominciare ora la loro battaglia per la verità. Come Pierre Emanuel. Per tutti le aule del tribunale non dovranno restare gli unici luoghi in cui parlare del caso Preynat.

    Pierre-Emmanuel Germain-Thill, presunta vittima di pedofilia:

    “La possibilità di denunciare è già per me una prima vittoria, come l’avere ottenuto delle confessioni e poter richiamare alle proprie responsabilità le autorità religiose, perché possa essere fatta luce su tutto ciò che è stato nascosto per 25 anni. È gravissimo ciò che è accaduto. E la nostra battaglia è per conoscere semplicemente la verità”.

    http://it.euronews.com/2016/02/19/francia-ex-scout-contro-il-prete-pedofilo-rompono-il-silenzio-dopo-25-anni/

  • Coprì decine di abusi pedofili: interrogato a Roma davanti alle vittime il cardinale Pell

    Coprì decine di abusi pedofili: interrogato a Roma davanti alle vittime il cardinale Pell

    Già arcivescovo di Melbourne e Sydney, ora prefetto degli Affari economici del Vaticano, il prelato è atteso dalla comissione d’inchiesta.

    Redazione Tiscali

    Ha superato ogni aspettativa in Australia la raccolta fondi per finanziare il viaggio a Roma di vittime di abusi del clero, perché possano assistere di persona alla testimonianza del cardinale George Pell, già arcivescovo di Melbourne e poi di Sydney e ora prefetto degli Affari economici del Vaticano, davanti alla Commissione d’inchiesta sulle risposte delle istituzioni agli abusi sessuali a minori.

    L’obiettivo quadruplicato – Il presidente della Commissione, il giudice Peter McClelland, dopo aver esaminato il certificato medico, secondo cui le condizioni cardiache sconsigliano al 74/enne prelato il viaggio in aereo, ha accettato che deponga da Roma in videolink. E’ presto scattata una campagna di sottoscrizione per finanziare il viaggio delle vittime, con un target di 55 mila dollari (36 mila euro) subito superato, con un totale che ha già raggiunto quota 200 mila. Una campagna a cui ha dato ancora più visibilità una canzone satirica, ‘Come home (torna a casa) cardinal Pell’, che ha subito spopolato sui social media.

    Trovare il luogo giusto – I fondi raccolti consentiranno al gruppo di vittime e sostenitori di essere accompagnati da medici e psicologi. La Commissione d’inchiesta non ha ancora assicurato un luogo appropriato da cui Pell possa testimoniare, e perché le vittime possano assistere è necessario che sia aperto al pubblico e che Pell sia d’accordo con il luogo scelto. Luogo preferito sarebbe l’ambasciata australiana a Roma.

    Abusi coperti per decenni – In passate udienze Pell è stato nominato più volte da vittime di pedofilia, secondo cui avrebbe ignorato e anche coperto per decenni abusi commessi da sacerdoti, permettendone il trasferimento da una parrocchia all’altra. Asserzioni che Pell ha più volte respinto. L’ufficio di Pell ha rilasciato un comunicato in cui dichiara che “il cardinale continuerà a cooperare con qualsiasi disposizione che la commissione d’inchiesta determinerà. Come ha fatto in udienze precedenti, è disposto a incontrare e ad ascoltare le vittime e a esprimere il suo continuato sostegno”. Il gruppo di vittime ha accolto con soddisfazione la notizia che il cardinale li potrà incontrare a Roma, ma sottolinea che la loro priorità è di vederlo deporre sotto giuramento, non di avere un ‘incontro privato con lui. “Questo sarà un viaggio estenuante, doloroso per tutti noi. Lo affrontiamo per poter essere nella stessa aula con lui e vederlo essere parte dei procedimenti della commissione, come abbiamo fatto noi”, ha detto uno di loro, David Ridsdale, che subì abusi dallo zio sacerdote e ha accusato Pell non solo di averlo ignorato, ma anche di aver tentato di comprare il suo silenzio.

    http://notizie.tiscali.it/cronaca/articoli/Copri-decine-di-abusi-pedofili-interrogato-a-Roma-davanti-alle-vittime-il-cardinale-Pell/

  • L’errore del cardinale Romeo: non denunciare il prete pedofilo Elice

    L’errore del cardinale Romeo: non denunciare il prete pedofilo Elice

    Errori su errori hanno contraddistinto la carriera sacerdotale dell’ex arcivescovo Romeo, un uomo che ha sempre visto la carriera come fine ultimo e non si è mai dato apertamente agli altri cercando anzi di bloccare i bravi sacerdoti che con onestà portavano avanti il loro lavoro favorendo chi invece non lo meritava affatto. Il cardinale Romeo però ha compiuto un gesto ancor più grave, non ha denunciato don Roberto Elice, arrestato recentemente per pedofilia. L’ex arcivescovo di Palermo era da tempo a conoscenza degli abusi nei confronti di tre minori. La difesa sulle pagine di Repubblica è sterile: “Abbiamo informato la madre del suo diritto-dovere di sporgere denuncia. Non spettava a me denunciare don Roberto”. Solo scuse che offendono chi crede veramente nei valori della Chiesa che spinge all’aiuto verso il prossimo, e che vanno in netta controtendenza anche con le parole di Papa Francesco che ha sempre sostenuto che chi commette azioni penali va consegnato all’autorità giudiziaria e processato.

    Ciò che è avvenuto

    La polizia ha arrestato a Roma Roberto Elice, ex parroco 40enne della chiesa Maria Santissima Assunta di via Perpignano, nel quartiere della Noce, a Palermo. Il prelato avrebbe commesso abusi sessuali su tre minori mentre era parroco nel capoluogo siciliano. Gli uomini della squadra mobile hanno eseguito l’ordinanza cautelare, emessa dal Tribunale di Palermo, nella capitale. Le indagini avrebbero fatto emergere che due fratelli minorenni erano stati vittime di violenza sessuale da parte dell’ex parroco della chiesa di Palermo che frequentavano. Gli episodi sarebbero cominciati in occasione di un pellegrinaggio e sarebbero poi continuati in periodi successivi anche nell’abitazione dei due ragazzi. Il sacerdote, abusando del rapporto di fiducia che si era instaurato con la madre dei minori – emerge dagli investigatori – era diventato un punto di riferimento per i due ragazzini, tanto da pagare il biglietto per un pellegrinaggio all’estero per uno dei due e fare loro diversi regali. La madre dei due ragazzi, dopo aver appreso da uno dei figli cosa fosse successo, ha denunciato il prete. Le indagini, coordinate dalla Procura, si sono avvalse di alcune testimonianze ed hanno permesso di ricostruire un’altra vicenda, avvenuta qualche tempo prima, di abusi sessuali ai danni di una terza vittima, oggi maggiorenne. Gli agenti hanno acquisito anche la conversazione, via chat, che il sacerdote aveva intrattenuto con una parrocchiana, nella quale lo stesso le confessava quanto aveva fatto in un momento di debolezza, durante un pellegrinaggio. L’indagine a carico del sacerdote è stata coordinata dall’aggiunto Salvo de Luca e dal pm Claudio Camilleri.

    Le parole non comprese del cardinal Bagnasco

    Ben diverso il caso del Presidente della Cei cardinal Angelo Bagnasco che fu male intrepretato quando disse: “Ciò che è più importante è il rispetto delle vittime e dei loro familiari che non è detto vogliano presentare denuncia, per ragioni personali. Bisogna essere molto attenti affinché noi sacerdoti, noi vescovi non andiamo a mancare gravemente di rispetto alla privacy, alla discrezione alla riservatezza e anche ai drammi di eventuali vittime che non vogliano essere ‘messe in piazza’, brutalmente parlando”. In questo modo il cardinale voleva solo salvaguardare il bambino e la famiglia dando a loro per primi la possibilità di denunciare un simile abominio, ma mai sostenere che un sacerdote non debba denunciare. Questo è ben diverso rispetto al “lavarsi le mani” di chi sostiene: “Non spettava a me denunciare… Diverso anni luce…

    Interviene il Vaticano

    Il cardinale Sean Patrick O’Malley, presidente della Pontificia Commissione per la tutela dei minori ha rilasciato insieme agli altri 16 membri dell’organismo la seguente dichiarazione, che riguarda l’obbligo di segnalare sospetti abusi sessuali alle autorità civili: “Come Papa Francesco ha così chiaramente affermato: ‘I crimini e i peccati degli abusi sessuali sui bambini non devono essere tenuti segreti mai più. Garantisco la zelante vigilanza della Chiesa per proteggere i bambini e la promessa della piena responsabilità per tutti’ (27 settembre 2015).  Noi, il presidente e gli altri membri della Commissione, desideriamo affermare che i nostri obblighi ai sensi del diritto civile devono essere rispettati, certamente, ma anche al di là di tali vincoli, abbiamo tutti la responsabilità morale ed etica di denunciare gli abusi presunti alle autorità civili che hanno il compito di proteggere la nostra società”.

    Prosegue la dichiarazione del cardinale O’Malley: “Negli Stati Uniti, la charter dei nostri vescovi afferma chiaramente l’obbligo per tutte le diocesi/eparchie e per tutto il personale di denunciare i sospetti abusi alle autorità pubbliche. Ogni anno presso la nostra riunione di novembre, in una sessione di formazione per i nuovi vescovi, questo obbligo è ribadito, e durante ogni mese di febbraio la seconda Conferenza propone un programma di formazione per i nuovi vescovi che ribadisce in modo chiaro ed esplicito questo obbligo. Come Commissione consultiva del Santo Padre per la tutela dei minori, abbiamo recentemente condiviso con Papa Francesco una panoramica estesa delle iniziative di educazione della Commissione per le Chiese locali nel corso degli ultimi due anni, e ribadito la volontà dei Membri di fornire materiali per i corsi offerti in Roma, compreso tra gli altri il programma annuale di formazione per nuovi vescovi e per gli uffici della Curia romana affinché possano utilizzarli nei loro sforzi per la protezione dei minori.”

    Edoardo Izzo

  • Pedofilia, il Vaticano sbugiarda i vescovi: “Denunciare abusi all’autorità giudiziaria è obbligo morale”

    Pedofilia, il Vaticano sbugiarda i vescovi: “Denunciare abusi all’autorità giudiziaria è obbligo morale”

    La Pontificia Commissione istituita da Papa Francesco punta il dito contro le conferenze episcopali, Chiesa italiana in primis, che nelle loro linee guida non prevedono l’obbligo di denuncia. Il testo della Cei afferma che “il vescovo, non rivestendo la qualifica di pubblico ufficiale né di incaricato di pubblico servizio, non ha l’obbligo giuridico di denunciare all’autorità statuale”

    Sulla pedofilia il Vaticano e la Cei non parlano la stessa lingua. La Pontificia Commissione anti abusi istituita da Papa Francesco ha attaccato le conferenze episcopali, Chiesa italiana in primis, che nelle loro linee guida per combattere la pedofilia non prevedono l’obbligo di denuncia alle autorità civili. Nella dichiarazione dell’organismo presieduto dal cardinale di Boston, il cappuccinoSean Patrick O’Malley, infatti, si legge che “abbiamo tutti la responsabilità morale ed etica di denunciare gli abusi presunti alleautorità civili che hanno il compito di proteggere la nostra società”.

    Il testo della Cei, bocciato dal Vaticano una prima volta proprio su questo punto e poi emendato senza recepire la modifica che era stata chiesta, afferma che “nell’ordinamento italiano il vescovo, non rivestendo la qualifica di pubblico ufficiale né di incaricato di pubblico servizio, non ha l’obbligo giuridico, salvo il dovere morale di contribuire al bene comune, di denunciare all’autorità giudiziaria statuale le notizie che abbia ricevuto in merito ai fatti illeciti oggetto delle presenti Linee guida”.

    Una posizione contraria a quella ribadita recentemente dal Papa che ha sottolineato che “i crimini e i peccati degli abusi sessuali sui bambini non devono essere tenuti segreti mai più. Garantisco – ha precisato Bergoglio – la zelante vigilanza della Chiesa per proteggere i bambini e la promessa della piena responsabilità per tutti”. Eppure ci sono ancora numerosi casi di insabbiamento di questi reati, paragonati da Francesco a una “messa nera“. Ne è prova il fatto che il Papa ha istituito una nuova sezione giudiziaria, all’interno della Congregazione per la dottrina della fede, per processare i vescovi che vengono denunciati per abuso d’ufficio episcopale per casi di violenza sessuale dei loro preti sui minori.

    Il cardinale O’Malley ha voluto anche ribadire che “negli Stati Uniti la charter dei nostri vescovi afferma chiaramente l’obbligo per tutte le diocesi e per tutto il personale di denunciare i sospetti abusialle autorità pubbliche. Ogni anno presso la nostra riunione di novembre, in una sessione di formazione per i nuovi vescovi, questo obbligo è ribadito, e durante ogni mese di febbraio la seconda conferenza propone un programma di formazione per i nuovi vescovi che ribadisce in modo chiaro ed esplicito questo obbligo. Come Commissione consultiva del Santo Padre per la tutela dei minori – ha aggiunto il porporato – abbiamo recentemente condiviso con Papa Francesco una panoramica estesa delle iniziative di educazione della Commissione per le Chiese locali nel corso degli ultimi due anni, e ribadito la volontà dei membri di fornire materiali per i corsi offerti a Roma, compreso tra gli altri il programma annuale di formazione per i nuovi vescovi e per gli uffici della Curia romana affinché possano utilizzarli nei loro sforzi per la protezione dei minori”.

    La precisazione della Pontificia Commissione anti pedofilia arrivadopo il duro scontro verificatosi proprio al suo interno con l’allontanamento di uno dei suoi 17 membri, l’ex vittima di abusiPeter Saunders. Quest’ultimo aveva duramente criticato il cardinale australiano George Pell, sotto inchiesta nel suo Paese con l’accusa di aver insabbiato la pedofilia del suo clero quando era arcivescovo di Melbourne. Ma Saunders aveva attaccato duramente anche il Papa definendo “oltraggiosa” la nomina di monsignorJuan de la Cruz Barros Madrid a vescovo di Osorno in Cile. Il presule, amico personale di Bergoglio, è infatti accusato di aver coperto la pedofilia di padre Fernando Karadima, un leader spirituale nella Chiesa cilena, che nel 2011 fu ritenuto colpevole di aver abusato sessualmente di minori.

    Twitter: @FrancescoGrana

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/02/16/pedofilia-il-vaticano-sbugiarda-vescovi-denunciare-abusi-allautorita-giudiziaria-e-obbligo-morale/2469130/

  • Il Caso Spotlight, al cinema l’inchiesta sulla pedofilia nella Chiesa

    Il Caso Spotlight, al cinema l’inchiesta sulla pedofilia nella Chiesa

    18 dicembre 2015, sacerdote arrestato in un paesino della Piana di Gioia Tauro per abusi a carico di minori. 28 gennaio 2016, prete arrestato a Brindisi e condannato a tre anni e otto mesi di reclusioneper atti sessuali su minori. 11 febbraio 2016, un sacerdote tra gli undici arrestati con l’accusa di aver avuto rapporti sessuali a pagamento con ragazzi minorenni. L’ultimo episodio risale a pochi giorni fa e andando a ritroso la media è di un caso al mese, quantomeno per quelli che diventano di dominio pubblico.

    Gli abusi sono talmente tanti che a raccontarli non si rende l’idea della vastità del problema, motivo per cui la onlus Rete l’Abuso ha stilato una mappa che indica caso per caso gli abusi sessuali commessi in Italia dai membri del clero, raggruppando tutti quelli noti, quelli giunti al terzo grado di giudizio, quelli attualmente in corso e quelli di cui non si è più saputo nulla.

    È in questo contesto che arriva in sala un film potente e necessario, che dimostra ancora una volta che la settima arte, così come il giornalismo, sono un bene imprescindibile per la società civile. Candidato a 6 premi Oscar tra cui Miglior film, Miglior regia e Miglior sceneggiatura originale, Il Caso Spotlight racconta la storia del team di giornalisti investigativi delBoston Globe soprannominato appunto Spotlight, che nel 2002 ha sconvolto il capoluogo della contea di Suffolk con le sue rivelazioni sulla copertura sistematica da parte della Chiesa Cattolica degli abusi sessuali commessi su minori da oltre 70 sacerdoti locali. Un’inchiesta talmente importante da ricevere il Premio Pulitzer, lasciando ai posteri una lezione del miglior giornalismo possibile, a cui oggi, specialmente in Italia, non siamo più abituati.

    L’avvio dell’indagine giornalistica e, nel film, della narrazione parte dall’arrivo nell’estate del 2011 di Marty Baron, a cui presta il voltoLiev Schreiber, atterrato da Miami per prendere le redini delGlobe. Senza indugiare un giorno il neodirettore incarica il team Spotlight di indagare sulla notizia di cronaca di un prete locale accusato di aver abusato sessualmente di decine di giovani parrocchiani nel corso di trent’anni. Consapevoli dei rischi a cui si espongono mettendosi contro un’istituzione come la Chiesa Cattolica a Boston, il caporedattore del team Spotlight, Walter “Robby” Robinson, interpretato da un immenso Michael Keaton, i cronisti Sacha Pfeiffer (Rachel McAdams) e Michael Rezendes (Mark Ruffalo) e lo specialista in ricerche informatiche Matt Carroll (Brian d’Arcy James) iniziano ad andare a fondo con le indagini sul caso.

    Non appena i giornalisti del team di Robinson iniziarono a parlare con l’avvocato delle vittime,Mitchell Garabedian, interpretato da Stanley Tucci, a intervistare gli adulti molestati da piccoli e a cercare di accedere agli atti giudiziari secretati, iniziò a emergere con sempre maggiore chiarezza che l’insabbiamento dei casi di abuso era ben più ampio e sistematico di quanto si potesse immaginare e che il fenomeno era molto più grave ed esteso.

    I più alti funzionari del clero, tra cui il Cardinale Law, arcivescovo di Boston, tentarono in tutti i modi di ostacolare il loro lavoro con svariate intimidazioni. Un disperato tentativo per non far pubblicare il dossier che, nonostante tutto, venne reso pubblico dal Globe nel 2002 e che scoperchiò letteralmente un vaso di Pandora, aprendo finalmente la strada a tante analoghe rivelazioni in oltre 200 diverse città del mondo.

    Presentato fuori concorso alla scorsa Mostra del Cinema di Venezia, il film diretto da Tom McCarthy è arrivato fino alla Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori che l’ha visionato in una proiezione privata. La Commissione è quella istituita da Papa Francesco nel 2014, la stessa attorno cui i giorni scorsi si erano scatenate le polemiche per l’allontanamento di uno dei suoi componenti, Peter Saunders, a fronte delle durissime critiche al cardinale George Pell e perfino al Papa stesso, sulle politiche messe in campo per contrastare i reati di pedofilia. Ovviamente il Vaticano non ha rilasciato alcun commento ufficiale sul film, un motivo in più per andarlo a vedere, dal 18 febbraio al cinema.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/02/15/spotilight/2464642/

  • Pedofilia, la Commissione pontificia: obbligo di denunciare gli abusi alle autorità civili

    Pedofilia, la Commissione pontificia: obbligo di denunciare gli abusi alle autorità civili

    L’Organismo guidato dal cardinale Sean O’Malley dopo le dichiarazioni di monsignor Anatrella: c’è «responsabilità morale ed etica» di segnalare i presunti crimini.

    IACOPO SCARAMUZZI – CITTÀ DEL VATICANO

    C’è la «responsabilità morale ed etica di denunciare gli abusi presunti», compiuti da sacerdoti su minori, «alle autorità civili»: lo puntualizza la Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori, guidata dal cardinale statunitense Sean O’Malley, dopo che nei giorni scorsi la stampa anglofona aveva dato risalto alle dichiarazioni di un esponente vaticano secondo il quale – è stato il titolo che ne ha tratto per esempio il britannico Guardian – per il «Vaticano», i vescovi cattolici «non sono obbligati a denunciare gli abusi del clero sui bambini».

    La Santa Sede ha diramato oggi una «dichiarazione» scritta dal cardinale Seán O’Malley insieme agli altri membri, «che riguarda l’obbligo di segnalare sospetti abusi sessuali alle autorità civili».

    «Come papa Francesco ha così chiaramente affermato» lo scorso 27 settembre, si legge nel testo: «I crimini e i peccati degli abusi sessuali sui bambini non devono essere tenuti segreti mai più. Garantisco la zelante vigilanza della Chiesa per proteggere i bambini e la promessa della piena responsabilità per tutti». La dichiarazione prosegue: «Noi, il Presidente e gli altri Membri della Commissione, desideriamo affermare che i nostri obblighi ai sensi del diritto civile devono essere rispettati, certamente, ma anche al di là di tali vincoli, abbiamo tutti la responsabilità morale ed etica di denunciare gli abusi presunti alle autorità civili che hanno il compito di proteggere la nostra società». Prosegue la dichiarazione del Cardinale O’Malley, «negli Stati Uniti, la Charter dei nostri Vescovi afferma chiaramente l’obbligo per tutte le diocesi/eparchie e per tutto il personale di denunciare i sospetti abusi alle autorità pubbliche. Ogni anno presso la nostra riunione di novembre, in una sessione di formazione per i nuovi vescovi, questo obbligo è ribadito, e durante ogni mese di febbraio la seconda Conferenza propone un programma di formazione per i nuovi vescovi che ribadisce in modo chiaro ed esplicito questo obbligo. Come Commissione consultiva del Santo Padre per la Tutela dei Minori, abbiamo recentemente condiviso con papa Francesco una panoramica estesa delle iniziative di educazione della Commissione per le Chiese locali nel corso degli ultimi due anni, e ribadito la volontà dei membri di fornire materiali per i corsi offerti in Roma, compreso tra gli altri il programma annuale di formazione per nuovi vescovi e per gli uffici della Curia romana affinché possano utilizzarli nei loro sforzi per la protezione dei minori».

    In merito ad alcuni articoli che ipotizzavano nuove «guidelines», o addirittura un nuovo documento vaticano, in materia di abusi sessuali da parte di membri del clero, era già intervenuto nei giorni scorsi padre Federico Lombardi, direttore della Sala stampa vaticana: l’articolo del Guardian e altri articoli usciti in quei giorni negli stessi giorni «si riferiscono a una relazione fatta da monsignor Tony Anatrella sul tema: “La relation pastorale, l’équilibre de la vie affective des pretres, et problèmes de déviances” pubblicata nel volume collettivo “Testimoni del Risorto. Atti del corso annuale di formazione per i nuovi Vescovi”», ricapitolava Lombardi, ricordando inoltre che il corso «è organizzato dalla Congregazione dei Vescovi ogni anno, questi sono gli atti del corso del 2015». Anatrella, proseguiva il Gesuita, «è un esperto in psichiatria e psicologia e sui problemi della famiglia, ecc. Non si tratta quindi in alcun modo – come erroneamente qualcuno ha interpretato – di un nuovo documento vaticano o di una nuova istruzione o di nuove “guidelines” per i vescovi, ma di una conferenza di un esperto, pubblicata insieme a diverse altre su diversi argomenti. Anatrella non dice nulla di nuovo o di diverso da quanto detto finora dalle competenti istituzioni ecclesiastiche». La Commissione è stata protagonista, nel corso dell’ultima riunione avvenuta nei giorni scorsi, quando ha deciso l’uscita di uno dei suoi membri, il britannico Peter Saunders, ex vittima di abusi sessuali. Sul tema è intervenuta, con una presa di posizione sul National Catholic Reporter, un altro membro della Commissione, l’irlandese Marie Collins, a sua volta sopravvissuta ad abusi sessuali di un sacerdote quando era bambina.

  • Francia: caso di pedofilia a Lione. Card. Barbarin, “alcuni mi rimproverano di avergli creduto. Sì, gli ho creduto”

    Francia: caso di pedofilia a Lione. Card. Barbarin, “alcuni mi rimproverano di avergli creduto. Sì, gli ho creduto”

    La diocesi di Lione è in queste ore alle prese con un caso di abusi sessuali commessi, circa 25 anni fa, da un sacerdote, padre Bernard Preynat, su dei ragazzi scout. Il caso è stato sollevato da una vittima del sacerdote, oggi diventato medico cardiologo e cofondatore con altre vittime dell’associazione “La Parole liberée”. I fatti risalgono agli anni ’80 e il ragazzo a quell’epoca aveva solo 10 anni. Credeva che il sacerdote fosse morto, ma poi casualmente su un giornale ha visto una sua foto in cui era circondato da ragazzi ed è rimasto “scioccato”. Molti sono i ragazzi che hanno subito violenza e abuso da parte del sacerdote. Il caso è oggetto diun’indagine penale e il sacerdote, oggi 71 anni, è stato incriminato e posto sotto sorveglianza giudiziaria “per violenza sessuale aggravata” dopo che quattro denunce sono state depositate nel maggio 2015. Ma il caso pare che non sia ancora finito: da dicembre, il blog aperto dall’associazione è stato letteralmente affollato di testimonianze e ci sarebbero circa “45 vittime dichiarate”. Interpellato dal quotidiano cattolico “La Croix”, il cardinale Philippe Barbarin racconta di essere stato messo al corrente dell’affare negli anni 2007/2008 ma anche di aver creduto alla versione che gli diede all’epoca il sacerdote incriminato rispetto ai fatti: “Una persona di Sainte-Foy-lès–Lyon – racconta il cardinale – mi ha parlato del comportamento di P. Preynat, negli anni 2007-2008. Allora gli ho chiesto appuntamento per chiedergli se, dal 1991, fosse successa la minima cosa in questo senso. E lui mi ha assicurato: ‘Assolutamente niente, sono stato completamente scottato da questo cas’. Alcuni mi rimproverano di avergli creduto… Sì, gli ho creduto”.

    “Quando sono arrivato a Lione – spiega ancora il cardinale –, non sapevo nulla. Quando poi ho appreso i fatti, non disponevamo di alcuna denuncia. Attendo la fine della procedura civile. Se il processo si chiude a causa della prescrizione, poi aprirò un processo canonico, perché un giudizio deve essere fatto: per questo chiederò a Roma che sia levata la prescrizione prevista in base al diritto canonico”. Il cardinale Barbarin dice anche di aver chiesto consiglio al cardinale Sean Patrick O’Malley, presidente della Pontificia Commissione per la tutela dei minori, creata nel 2013. E quindi aggiunge: “Posso dire che, dal momento che sono vescovo,ogni volta che mi è stato segnalato un abuso, ho reagito immediatamente,sospeso il prete e avvisato la giustizia: è successo a Lione nel 2007 e nel 2014. Nel caso di padre Preynat, la situazione è molto diversa perché erano fatti vecchi per i quali non era mai stata presentata alcuna denunciané alcun indice di recidiva. La mia unica preoccupazione è sempre stata quella di garantire che nessun male sia mai più commesso”.

  • FEDE IN BILICO PER L’AUMENTO DEI PRETI PEDOFILI? SI ACCETTANO MIRACOLI

    FEDE IN BILICO PER L’AUMENTO DEI PRETI PEDOFILI? SI ACCETTANO MIRACOLI

    Sempre più persone smettono di credere. La pedofilia nella Chiesa è l’Anticristo, una piaga che va sanata con denunce immediate.

    “Troppi preti pedofili, basta! Smetto di credere in Dio”, capita spesso di sentire questa frase lanciata tra i passanti, per le strade del centro o in metropolitana. Ormai, la gente è sfiduciata, ha smesso di credere nella figura del sacerdote e di conseguenza ha deposto anche la fede. Nulla di più sbagliato. La religione è una pratica, ma la fede è un sentire. Cosa ha a che fare con i preti pedofili? Dietro l’abito talare si nasconde sempre un uomo con pregi e difetti umani, questo non va mai dimenticato.

    E talvolta, purtroppo, anche con la tendenza pedofila. È inaccettabile tollerare la violenza sui minori, celandosi dietro la figura di ministrante di Dio. Ancor più grave è non denunciare un confratello o consorella quando si è consapevoli degli abusi che hanno commesso. Ogni tribunale, ecclesiastico e civile, dovrebbe giudicare il reato e non la gerarchia o la sacralità dell’abito che porta. Viene da pensare che nemmeno Dio la tolleri e pertanto fa sì, ora in un modo, ora nell’altro che la pederastìa esca allo scoperto nelle file della Chiesa.

    La pedofilia tra i sacerdoti, vizio antico o moda del 2000?

    Se guardiamo agli ultimi 14 anni di cronaca e gossip vari (inutile prendersi in giro, molte riviste ci mangiano su questi casi osceni di violenza su minori) ci accorgiamo che il boom di queste notizie ha avuto inizio nel 2002 a Boston, quando il The Boston Globe riportò il primo caso di pedofilia: il prete John J. Geonghan condannato a 10 anni di carcere per aver violentato un bambino di soli 10 anni. Da allora in poi le menti vennero sconvolte da questo nuovo orrore e si procedette alla condanna di 89 preti e alla destituzione di altri 55. Un caso eclatante che cambiò il modo di vedere e di sentire la Chiesa da parte dell’opinione pubblica.

    Dall’America all’Europa il fenomeno di pedofilia sacerdotale rimbalzò in pochi istanti e le condanne, gli insabbiamenti, i non detti e tutti gli annessi e connessi ai vari casi finirono di competenza del Vaticano. Il resto è storia. Tutto nero su bianco. E a proposito di storia, ma siamo proprio sicuri che gli antichi ignorassero questo disturbo del comportamento sessuale che non risparmia nemmeno coloro che per voto davanti a Dio dovrebbero essere “puri e immacolati”? Se andiamo a scavare indietro nel tempo qualche “scheletro parlante” esce sempre. Mi viene in mente la vicenda di Papa Giulio III che nominò cardinale un suo nipote adottivo, tale Innocenzo del Monte ancora in età puberale, così come l’antipapa Giovanni XXIII (vissuto tra 1300 e 1400) condannato e poi reintegrato, dopo aver abusato di alcuni ragazzini che gli erano stati procurati da un chierico della camera apostolica. E casi simili si possono raccontare all’infinito. La pedofilia è una patologia difficile da individuare in soggetti apparentemente sani di mente, figuriamoci tra i preti, che dovrebbero essere immagini di beatitudine in terra.

    Lotta ai preti pedofili, Papa Francesco un vero crociato

    Il punto è che non si può rinunciare alla propria fede in un Dio creatore solo perché “alcuni soldati del suo esercito hanno defezionato” dirigendosi verso l’inferno infinito che gli attende. Perché? Non c’è peccato e reato più grave dell’abusare di anime innocenti e piene di vita come i bambini. Una cura contro questo cancro orribile c’è? Certamente. Una Chiesa che non abbia paura di denunciare gli scandali che avvengono al suo interno.

    Papa Francesco, in questo senso, sta facendo un ottimo lavoro con le sue doti di diplomazia, alternate a severità, con la dichiarazione di reato canonico l’abuso di  ufficio episcopale. Siamo solo all’inizio. La crociata contro i preti pedofili non è terminata. Prima di abusare di un minore ogni presunto sacerdote, potenziale pedofilo, farebbe bene a rileggersi queste parole del Vangelo di Matteo 18,6: “Ma chi avrà scandalizzato uno di questi piccoli che credono in me, meglio per lui sarebbe che gli fosse appesa al collo una macina da mulino e fosse gettato in fondo al mare”.

    http://it.blastingnews.com/opinioni/2016/02/fede-in-bilico-per-l-aumento-dei-preti-pedofili-si-accettano-miracoli-00782189.html