Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • I successivi vescovi hanno coperto gli abusi nella diocesi tedesca

    I successivi vescovi hanno coperto gli abusi nella diocesi tedesca

    La diocesi di Treviri, nella regione al confine con il Lussemburgo, è stata storicamente una delle sedi più importanti del Sacro Romano Impero.
    Wikimedia Commons

    Un’indagine indipendente sugli abusi sessuali nella diocesi di Treviri ha concluso che i vescovi successivi hanno nascosto per decenni le azioni di un noto prete violentatore.

    Anche i procuratori locali della regione, vicino al confine con il Lussemburgo, hanno fatto poco per punire il defunto padre Edmund Dillinger, che secondo l’inchiesta aveva abusato di 19 persone dal 1961 al 2018.

    Inoltre, possedeva “molte persone” fotografate in scene di sesso o “esposte a toccamenti in tutte le parti del corpo”, si legge nel rapporto di due procuratori senior in pensione.

    La diocesi ha denunciato Dillinger alla polizia nel 2012 e gli ha impedito di celebrare la messa in pubblico e di contattare i giovani.

    “È difficile capire che qualcuno come Dillinger possa rimanere al servizio della Chiesa per decenni, nonostante tutta la conoscenza delle sue trasgressioni e dei suoi atti di abuso”, afferma il rapporto.

    “Ha vissuto la sua (omo)sessualità, che esteriormente disapprovava fortemente, senza inibizioni e in un modo che a volte era criminalmente rilevante e sembrava ossessionato dal potere, egocentrico, narcisista ed egoista.”

    Quando il sacerdote morì nel 2022, un nipote trovò tra le sue carte migliaia di foto compromettenti e indizi di abusi su minori. Le ha presentate alle autorità, ma i funzionari giudiziari della capitale dello stato Saarbrücken l’anno scorso hanno distrutto migliaia di foto, spingendo il rapporto a dire che “hanno ampiamente ostacolato questa revisione”.

    Il rapporto afferma che il vescovo Stephan Ackermann, nominato nel 2009, ha adottato una linea dura nei confronti di Dillinger ma ha anche preso alcune decisioni che lo hanno indirettamente aiutato. Ackermann è stato portavoce della Conferenza episcopale tedesca per le questioni relative agli abusi dal 2010 al 2022.

    “Solo nel 2012 si è cominciato a correggere la situazione per quanto possibile”, afferma Gerhard Robbers, uno degli autori del rapporto.

    Nel rapporto non viene nominato il cardinale Reinhard Marx di Monaco, che ha ammesso la corresponsabilità nello scandalo degli abusi della Chiesa tedesca mentre era vescovo di Treviri dal 2002 al 2008.

    Marx, la cui offerta di dimissioni nel 2021 è stata respinta da Papa Francesco , ha espresso rammarico per aver seguito linee guida di divulgazione più flessibili e per questo motivo ha rifiutato il premio dell’Ordine al merito della Germania.

    Mons. Georg Bätzing di Limburgo, attuale presidente della Conferenza episcopale, è stato vicario generale a Treviri dal 2012 al 2016.

    Treviri era storicamente una delle diocesi più potenti del Sacro Romano Impero, ma dopo che Napoleone annesse la riva sinistra del Reno nel 1801, i suoi confini furono ridisegnati. Questa diocesi più piccola divenne infine suffraganea dell’arcidiocesi di Colonia.

    https://www.thetablet.co.uk/news/18759/successive-bishops-covered-up-abuse-in-german-diocese

  • Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 36 del 11 maggio

    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 36 del 11 maggio

    Francesco Zanardi – Prof di religione pedofilo trasferito nel carcere di Via Aspromonte

    Alessandro Frateschi, l’ex professore di religione accusatore di abusi sessuali su minorenni, è stato trasferito dal suo arresto domiciliare alla prigione di via Aspromonte a Latina dopo aver continuato a ricevere visite in casa nonostante il divieto di contatti esterni. Il trasferimento è stato disposto dal giudice Laura Morselli su richiesta della Procura della Repubblica di Latina, dopo una serie di verifiche effettuate dalle autorità.

    L’udienza preliminare per il caso Frateschi è fissata per il 24 maggio. In quella data, il giudice Morselli deciderà sulla richiesta di rinvio a giudizio avanzato dalla Procura. La psicologa nominata dal giudice, Alessia Micoli, depositerà la perizia relativa alle due vittime minori che sono state ascoltate durante l’ultima udienza. Durante l’udienza, gli avvocati di Frateschi potrebbero optare per il processo con rito abbreviato o procedere con il rito ordinario.

    Frateschi è stato arrestato lo scorso anno con l’accusa di abusi su cinque ragazzi minorenni. È stato ai domiciliari dal luglio 2023, ma è stato trasferito in carcere mercoledì. Durante le udienze, sono emersi nuovi dettagli sulle violenze sessuali, incluso l’approccio inappropriato durante le lezioni di religione al liceo Majorana e durante una gita scolastica a Napoli. L’inchiesta è stata avviata dopo la denuncia del Garante dell’Infanzia, Monica Sansoni.


    Alessio Di Florio – Chat “segrete” in Vaticano su Emanuela Orlandi, “dobbiamo far sparire tutto”

    “Dopo che ho scoperto che Pell ha finanziato la diocesi di Bergoglio tu sei sicuro che non finiremo nella merda?”

    “Perché questo sara in Vaticano e noi lo doviamo controllare. Il papa e con noi, il cardinale mi a detto che a septembde ci vediamo”.

     A settembre dobbiamo far sparire quella roba della Orlandi e pagare i tombaroli. Di questo devi parlare al papa. Poi ce la vedremo con il Vam e altre cose. Ora che torniamo si lavora all’archivio. E basta basta giornali e follie varie”.

    “Ascoltami bene, oramai abbiamo perso la battaglia giornalisti o meno non sono la soluzione. Adesso facciamo passare l’estate, io vado a Singapore e capirò di più, quando torno pensiamo a cosa fare e anche il papa sarà più lucido. Buttare tutto per aria e distruggere il Vaticano non ha alcun senso. Vediamo se il papa chiuderà il Vam o che farà, intanto io penso a cosa fare. Io ti voglio bene e veramente credo in te e in questa riforma ma così non andiamo lontano. Il papa sbaglia a gestire questo senza la gendarmeria. Io per quanti amici posso avere questi hanno mondi enormi dietro. Questi del georadar della tomba come li paghiamo? Il papà vuole sapere ma poi? Chi paga? E soprattutto di nascosto chi paga?

    “Piuttosto quella roba della Orlandi deve sparire e tu devi farti gli affari tuoi. Ho visto Giani, io non credo che sia come dici tu su di lui. Quello che hanno fatto è un reato e lui lo deve sapere”.

    “Non dici niente a Ciani. Orlandi sono cose vanno da serio. El cardinale a detto che doviamo mettere tutta la forzain questo, el papa e con noi”

    “Io so solo che se mi succede qualcosa sei morto. Ti avviso (e tre faccine che ridono). Brucia questa conversazione appena leggi. Fai le copie almeno di quella cosadella Orlandi e le mando in procura in forma anonima. Questa roba finisce male”.

    “El papa tiene molto in questo e lo faremo bene. A dopo”

    Questi sono stralci di messaggi su Whatsapp, rivelati in un’inchiesta del direttore del quotidiano Domani Fittipaldi, tra Francesca Immacolata Chaouqui e monsignor Lucio Vallejo Balda, messaggi consegnati alla Commissione bicamerale di inchiesta sulla scomparsa di Mirella Gregori ed Emanuela Orlandi da Pietro Orlandi. All’ANSA, Pietro Orlandi ha confermato che “in parte” il contenuto dei messaggi da lui consegnati corrisponde alla pubblicazione di Domani. “Le pagine consegnate – spiega sono otto anche se ovviamente non tutte le pagine parlano di Emanuela”.
    Queste chat, scrive Emiliano Fittipaldi su Domani, erano state consegnate l’anno scorso al promotore di giustizia vaticano Diddi. “Le chat sarebbero conservate in due cellulari riservati che Chaouqui e Balda chiamavano telefoni bianchi, non si sa che fine abbiano fatto. I messaggi sembrano segnalare come qualcuno si fosse mosso con dei tombaroli con un georadar per identificare la tomba di Orlandi, e che i due proprietari dei telefoni sapessero dell’operazione. Fonti suggeriscono che ora già durante il processo Vatileaks 2 la gendarmeria ipotizzasse che documenti dell’archivio della prefettura degli affari economici fossero stati nascosti in un luogo segreto. Chaouqui nei WhatsApp parla in effetti di una cassa e Pietro Orlandi crede che oggi possa essere stata nascosta sotto i cunicoli della Basilica di Santa Maria Maggiore”. Di fronte a Diddi la Chaouqui avrebbe disconosciuto la paternità di questi messaggi aggiunge Fittipaldi.

    “Il contenuto e le circostanze dei messaggi consegnati da Pietro alla Commissione non saranno oggetto di alcun commento da parte mia perché fanno parte di questioni circa cui sono tenuta al segreto di Stato – ha commentato Chaouqui su X, l’ex Twitter – Mi dispiace solo che il sottofondo non detto sia che qualcuno in Vaticano sappia dove sia Emanuela e non lo dice e non è così. Non conosco dove sia Emanuela e neanche se la pista di Londra sia vera, non ho alcun elemento che possa avvicinare alla verità, se lo avessi e fosse coperto da segreto comunque non lo rivelerei perché per me la lealtà al Pontefice viene prima di tutto. Quindi inutile coinvolgermi. Se c’è una verità io non la conosco”.

    Fonte: Domani, Ansa, X (ex Twitter)


    Ludovica Eugenio – Il sistema di abusi sessuali perpetrati dal prete della diocesi di Treviri

    Il sistema di abusi sessuali perpetrati dal prete della diocesi di Treviri in Germania, Edmund Dillinger, deceduto nel 2022, è più vasto di quanto finora noto. Secondo i risultati del rapporto  presentato il 7 maggio dagli investigatori speciali incaricati dalla Commissione indipendente per l’inchiesta sugli abusi sessuali nella diocesi di Treviri, Dillinger ha abusato sessualmente di almeno 19 persone tra il 1961 e il 2018. Undici le vittime di cui si conosce l’identità, ma “moltissime” sarebbero le persone cadute vittime del comportamento deviante di Dillinger, fotografate in pose sessualizzate, o oggetto di avances.

    Lo studio di 96 pagine conclude “che Dillinger, prete pluripremiato per l’impegno sociale, fondatore di una organizzazione umanitaria in Africa, ha vissuto l’opposto di ciò che ha predicato per decenni”: “Ha vissuto la sua (omo)sessualità, che all’esterno disapprovava fortemente, senza inibizioni e in un modo talvolta criminalmente rilevante e appariva ossessionato dal potere, egocentrico, narcisista”, hanno detto gli investigatori speciali.

    Il rapporto punta il dito anche contro i responsabili della diocesi di Treviri, che hanno insabbiato i casi di abusi divenuti noti, in particolare negli anni ‘60 e ‘70: «È difficile comprendere  – così gli inquirenti – che una personalità come Dillinger possa restare al servizio della Chiesa per decenni, nonostante tutta la conoscenza delle sue trasgressioni e dei suoi atti di abuso». Esaminata la gestione di 5 vescovi, tra cui anche quella del card. Reinhard Marx, vescovo della diocesi dal 2002 al 2008. Nelle parrocchie in cui Dillinger ha lavorato o vissuto come parroco, così come nelle associazioni e nei gruppi in cui era attivo, secondo il rapporto, “gli abusi sono stati taciuti” e le informazioni o i “segreti di Pulcinella” non sono stati affrontati. Solo nel 2012 la diocesi di Dillinger ha vietato di celebrare messe e di avere contatti con i giovani. “L’inazione e la chiusura di un occhio da parte dei responsabili della chiesa, che può essere vista solo come una deliberata copertura, afferma il rapporto, sono servite principalmente a proteggere il buon nome della chiesa e della diocesi”: ” Tutti i riferimenti alle azioni di Dillinger furono in gran parte ignorati.” Gli autori dello studio lamentano che “le autorità investigative del Saarland” hanno trattato le prove essenziali in modo irresponsabile “e le hanno quasi completamente distrutte prima che potessero essere esaminate”.

    I due investigatori, l’ex procuratore di Coblenza Jürgen Brauer e l’ex viceprocuratore di Treviri Ingo Hromada, che hanno completato le loro ricerche in Germania intervistando più di 50 testimoni e persone colpite e hanno valutato i fascicoli della diocesi di Treviri e dei pubblici ministeri coinvolti , continueranno il loro lavoro per un altro anno; lamentando “che il Ministero degli Esteri ha completamente ignorato le richieste di informazioni o di sostegno”, continuano la loro indagine nei Paesi africani dove Dillinger era solito viaggiare. Domande importanti sono rimaste senza risposta.

  • Il santo che copriva i pedofili e il fido scudiero che copriva il santo

    Il santo che copriva i pedofili e il fido scudiero che copriva il santo

    Mezzo secolo di accuse. Così titolava nel 2002 una scheda pubblicata su “L’Espresso” da Sandro Magister dedicata a Marcial Maciel Degollado fondatore dei Legionari di Cristo, una congrega di livello mondiale potente all’epoca quanto l’Opus Dei: “Le prime accuse di violenza su minori sono del 1948. Sono trasmesse a Roma dai gesuiti di Comillas, in Spagna, dove Maciel aveva mandato i suoi discepoli a studiare. Ma il Vaticano le lascia cadere. Secondo round nel 1956. Questa volta il Vaticano indaga su nuove accuse ancor più pesanti. Maciel è sospeso per due anni dalle sue funzioni ed esiliato da Roma. Ma nel febbraio del 1959 è reintegrato a capo dei legionari. Terzo. Nel 1978 è l’ex presidente dei legionari negli Stati Uniti, Juan Vaca, con un esposto a Giovanni Paolo II, ad accusare Maciel di comportamenti peccaminosi con lui quand’era ragazzo in Messico. Nel 1989 Vaca ripresenta a Roma le sue accuse. Senza risposta. L’ultima tornata inizia nel febbraio del 1997 con la denuncia pubblica, da parte di otto importanti ex Legionari, di abusi sessuali commessi da Maciel a loro danno negli anni Cinquanta e Sessanta in Messico. Nel 1998, il 17 ottobre, due degli otto accusanti, Arturo Jurado Guzman e José Barba Martin, accompagnati dall’avvocato incontrano in Vaticano il sottosegretario della Congregazione per la dottrina della fede, Gianfranco Girotti, e chiedono la formale apertura di un processo canonico contro Maciel. Il 31 luglio del 2000 Martin, incontra di nuovo in Vaticano monsignor Girotti. Ma senza alcun risultato”.

    La situazione per Maciel precipita pochi anni dopo. Nel 2004 il promotore di giustizia, monsignor Charles Scicluna, incaricato dalla Santa Sede di indagare, raccoglie le testimonianze di trenta ex seminaristi Legionari che accusavano Maciel di abusi sessuali e psicologici. Nel 2005 Joseph Ratzinger diventa Benedetto XVI. Il 19 maggio 2006 l’ultraottantenne fondatore dei Legionari viene sospeso a divinis per le violenze pedofile e per aver assolto dei pedofili in confessione, ed è «invitato» dalla Congregazione, con l’avallo di Benedetto XVI, a ritirarsi a una vita di preghiera e di penitenza e a rinunciare a ogni ministero pubblico. Ma Benedetto XVI è, come detto, Joseph Ratzinger, cioè la stessa persona che quando era a capo della Congregazione per la dottrina della fede tra il 1981 e il 2005 sapeva delle accuse contro Maciel Degollado e non ha fatto letteralmente nulla contro di lui. Ecco cosa scrivono al termine di un’inchiesta condotta per sei anni i giornalisti statunitensi Jason Berry e Gerald Renner, raccolta nel

    libro “I Legionari di Cristo. Abusi di potere nel papato di Giovanni Paolo II” (Fazi ed.): “Sotto il papato di Wojtyla, varie inchieste, avviate dopo le numerose accuse di abusi sessuali a carico di Maciel, vennero insabbiate dal Vaticano. Nel 2004, Giovanni Paolo II arrivò a elogiare pubblicamente Maciel durante una solenne cerimonia. E Ratzinger, allora a capo della Congregazione per la Dottrina della Fede, eluse ogni richiesta di mettere il prete messicano sotto processo, mentre il segretario di Stato Sodano si impegnò strenuamente per difenderlo. L’inchiesta vaticana è brevemente avanzata dopo la morte di Wojtyla per il quale iniziò subito il processo di beatificazione; ma l’annuncio del Segretariato di Stato (20 maggio 2005) che Maciel non avrebbe dovuto affrontare un processo canonico solleva gravi interrogativi sul nuovo papato. Ancora in settembre, otto mesi prima della punizione inflitta da Benedetto XVI, Sodano invita Maciel a Lucca come ospite ufficiale di una prestigiosa conferenza”.

    La tesi di Berry e Renner è convincente, osservò il “Boston Globe”: “Maciel ha compiuto abusi sessuali in serie e avrebbe dovuto essere allontanato dalla Chiesa da lungo tempo, ma è rimasto indenne grazie al potere che ha acquisito in Vaticano sotto Giovanni Paolo II”. Morto Wojtyla la Santa Sede, come da prassi consolidata, si affrettò a sminuire le responsabilità del nuovo papa Ratzinger affidando la ricostruzione ufficiale a un comunicato in cui viene valorizzato il suo ruolo di quando era il capo della magistratura vaticana. Nella nota della sala stampa vaticana del 19 maggio 2005 tra le altre cose si legge: “… l’allora prefetto della Congregazione, il cardinale Joseph Ratzinger, ha autorizzato una investigazione delle accuse. Dopo aver sottomesso le risultanze dell’investigazione ad attento studio la Congregazione, sotto la guida del nuovo prefetto, il cardinale William Levada, ha deciso – tenendo conto sia dell’età avanzata del reverendo Maciel che della sua salute cagionevole – di rinunciare ad un processo canonico e di invitare il padre a una vita riservata di preghiera e di penitenza, rinunciando a ogni

    ministero pubblico. L’attuale Pontefice – cioè Joseph Ratzinger [sic!] – ha quindi approvato queste decisioni. E la Santa Sede – conclude la nota – indipendentemente dalla persona del fondatore, riconosce con gratitudine il benemerito apostolato dei Legionari di Cristo e dell’associazione Regnum Christi”. Cinque anni dopo, nel 2010, quando non sarà più possibile sviare l’attenzione dell’opinione pubblica mondiale dallo scandalo planetario di cui per decenni scanditi da violenze e abusi su donne, ragazzi e minori, si erano resi responsabili decine di membri della congregazione, Benedetto XVI si decise a commissariare i Legionari di Cristo. Come sempre agisce la Chiesa in questi casi, per le vittime, era ormai troppo tardi.

  • Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 35 del 4 maggio

    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 35 del 4 maggio

    Francesco Zanardi – Urbino, la procura apre un fascicolo su don Roberto Pellizzari

    È stata ascoltata dalla Procura di Urbino la presunta vittima nell’inchiesta che ha coinvolto, con l’accusa di abuso su minore, il sacerdote 63enne Roberto Pellizzari, attualmente residente in Svizzera, la cui villa di Sant’Angelo in Vado era stata perquisita e posta sotto sequestro due settimane fa dalla polizia scientifica di Ancona.

    Gli inquirenti avevano messo i sigilli alla grande abitazione e, per molte ore, avevano passato al setaccio ogni stanza della grande casa messa in vendita dal parroco già dagli inizi del 2022. L’apertura del fascicolo d’indagine, da parte della Procura di Urbino che attualmente sta procedendo d’ufficio, risale al 2023: mesi dopo la Procura ha disposto questa perquisizione su larga scala, con l’utilizzo di otto agenti da Ancona e l’impiego di strumentazioni specifiche volte a cercare non solo impronte digitali ma anche eventuali liquidi biologici.

    Secondo fonti giornalistiche svizzere Roberto Pellizzari, per il quale non sono noti provvedimenti restrittivi né procedimenti penali a carico in Svizzera, si trova tuttora a Le Locle, sospeso dall’esercizio delle funzioni sacerdotali ma non trasferito.


    Federica Tourn – Il legame fra arte e abusi nell’opera di don Marko Rupnik

    L’11 maggio sarà inaugurata la facciata sud del Santuario di Nostra Signora di Aparecida, la seconda basilica più grande del mondo dopo San Pietro in Vaticano. Come nel caso del rivestimento della facciata nord, inaugurata nel marzo 2022, anche i mosaici che ricoprono il lato sud del Santuario portano la firma di Marko Rupnik, l’ex gesuita accusato di abusi su almeno una ventina di donne ed espulso lo scorso luglio dalla Compagnia di Gesù.

    L’inaugurazione prevista ad Aparecida per l’11 maggio appare una provocazione per le vittime.

    Lo stretto legame fra l’opera artistica di Marko Rupnik e gli abusi da lui commessi è confermato proprio da una delle sue vittime, Gloria Branciani, ex religiosa della Comunità Loyola. Branciani ha raccontato (prima al giornale Domani e poi durante una conferenza stampa, lo scorso 21 febbraio a Roma) di aver subito violenze per nove anni da padre Rupnik, quando il gesuita era il padre spirituale della Comunità Loyola, che aveva contribuito a fondare insieme a Ivanka Hosta all’inizio degli anni ’90 in Slovenia.

    «In Rupnik, la dimensione sessuale non si può separare dall’esperienza creativa. Nel ritrarmi, mi spiegava che rappresentavo l’eterno femminino: la sua ispirazione artistica deriva proprio dal suo approccio alla sessualità», spiega Gloria Branciani, che è stata modella di Rupnik quando era ancora studentessa di medicina e frequentava il suo atelier in piazza del Gesù un rom. «Sosteneva che la sessualità si trasforma e viene purificata nell’opera d’arte», aggiunge Branciani.

    «Le mie attese spirituali per una riflessione sul rapporto fra arte e liturgia sono state la porta che ha permesso a Rupnik di manipolarmi», conferma suor Samuelle, eremita diocesana in una diocesi francese. Suor Samuelle ha vissuto dal 2010 al 2014 al Centro Aletti, dove era andata a fare pratica come mosaicista nell’atelier guidato dall’ex gesuita.

    Per suor Samuelle, il cantiere è stato il luogo dell’approccio sessuale: «nella realizzazione dei mosaici in Italia e all’estero sono coinvolte persone manipolate e molestate da lui – dice la religiosa – oggi che ne abbiamo la consapevolezza, come possiamo pregare davanti a opere fatte da vittime?». Non solo: «Rupnik ha imparato a fare i suoi disegni quarant’anni fa, grazie alle aggressioni sessuali su Gloria – sottolinea suor Samuelle – I mosaici di oggi hanno la radice nel periodo in cui usava le donne come modelle e mezzora dopo abusava di loro ».

    Intanto, dopo che il papa ha tolto la prescrizione, si è riaperto il processo a Rupnik per i fatti risalenti all’epoca della Comunità Loyola. Lo scorso 3 aprile l’avvocata rotale Laura Sgrò ha depositato al Dicastero per la Dottrina della fede le denunce di cinque donne, fra cui Gloria Branciani e suor Samuelle .

    Fonte: OSV Notizie


    Alessio Di Florio – Aggressione e minacce, ha chiuso in anticipo la mostra sessualizzata

    “Gratia Plena” è una mostra allestita nell’ex chiesa di Sant’Ignazio di Carpi (Modena), sede del Museo Diocesano, dall’artista Andrea Saltini. Ne abbiamo parlato già nell’edizione numero 31 di questo notiziario. Saltini e chi ospita la sua mostra sono finiti nel mirino di chi lo accusa di blasfemia. Secondo taluni la mostra sarebbe blasfema e in ogni rappresentazione ci sarebbero riferimenti sessuali. Saltini ha smentito e dimostrato che così non è e le immagini sono più che chiare. Nonostante questo nelle scorse settimane, come abbiamo raccontato il mese scorso, c’è stato un crescendo contro di lui che è arrivato a minacce fisiche e un’aggressione.

    Nel ventre del mondo cattolico accade anche questo: si minimizzano o si occultano gli abusi, si nasconde il criminale dominio sessuale esistente e si vede – scatenando un’indignazione e una mobilitazione che mai abbiamo visto nei confronti di abusatori e stupratori seriali, pedofili e non solo – una blasfemia sessuale lì dove non c’è. Un dato su cui ci sarebbe molto da riflettere.

    Di fronte a tutto questo Saltini ha annunciato di recente la chiusura anticipata della mostra. «La decisione è dettata dal mio precario stato di salute, conseguente all’aggressione e alle continue manifestazioni di dissenso culminate nei noti episodi di violenza fisica e verbale . Per altro, non mi è più possibile sostenere i costi relativi alla sicurezza, prima non preventivati, indispensabili al fine di garantire l’accesso sereno dei visitatori alla mostra e l’incolumità di tutti i collaboratori ed i volontari. Un sentito e doveroso ringraziamento ai curatori della mostra, al mio team ea tutti coloro che mi hanno sostenuto» ha dichiarato Saltini, ripreso dal quotidiano Avvenire.


    Federico Tulli – Il santo che copriva i pedofili e il fido scudiero che copriva il santo

    Mezzo secolo di accuse. Così titolava nel 2002 una scheda pubblicata su “L’Espresso” da Sandro Magister dedicata a Marcial Maciel Degollado fondatore dei Legionari di Cristo, una congrega di livello mondiale potente all’epoca quanto l’Opus Dei: “Le prime accuse di violenza su minori sono del 1948. Sono trasmessi a Roma dai gesuiti di Comillas, in Spagna, dove Maciel aveva mandato i suoi discepoli a studiare. Ma il Vaticano le lascia cadere. Secondo round nel 1956. Questa volta il Vaticano indaga su nuove accuse ancor più pesanti. Maciel è sospeso per due anni dalle sue funzioni ed esiliato da Roma. Ma nel febbraio del 1959 è reintegrato a capo dei legionari. Terzo. Nel 1978 è l’ex presidente dei legionari negli Stati Uniti, Juan Vaca, con un esposto a Giovanni Paolo II, ad accusare Maciel di comportamenti peccaminosi con lui quand’era ragazzo in Messico. Nel 1989 Vaca ripresenta a Roma le sue accuse. Senza risposta. L’ultima tornata inizia nel febbraio del 1997 con la denuncia pubblica, da parte di otto importanti ex Legionari, di abusi sessuali commessi da Maciel a loro danno negli anni Cinquanta e Sessanta in Messico. Nel 1998, il 17 ottobre, due degli otto accusanti, Arturo Jurado Guzman e José Barba Martin, accompagnati dall’avvocato incontrano in Vaticano il sottosegretario della Congregazione per la dottrina della fede, Gianfranco Girotti, e chiedono la formale apertura di un processo canonico contro Maciel. Il 31 luglio del 2000 Martin, incontra di nuovo in Vaticano monsignor Girotti. Ma senza alcun risultato”.

    La situazione per Maciel precipita pochi anni dopo. Nel 2004 il promotore di giustizia, monsignor Charles Scicluna, incaricato dalla Santa Sede di indagare, raccoglie le testimonianze di trenta ex seminaristi Legionari che accusavano Maciel di abusi sessuali e psicologici. Nel 2005 Joseph Ratzinger diventa Benedetto XVI. Il 19 maggio 2006 l’ultraottantenne fondatore dei Legionari viene sospeso a divinis per le violenze pedofile e per aver assolto dei pedofili in confessione, ed è «invitato» dalla Congregazione, con l’avallo di Benedetto XVI, a ritirarsi a una vita di preghiera e di penitenza ea rinunciare a ogni ministero pubblico. Ma Benedetto XVI è, come detto, Joseph Ratzinger, cioè la stessa persona che quando era a capo della Congregazione per la dottrina della fede tra il 1981 e il 2005 sapeva delle accuse contro Maciel Degollado e non ha fatto letteralmente nulla contro di lui. Ecco cosa scrive al termine di un’inchiesta condotta per sei anni i giornalisti statunitensi Jason Berry e Gerald Renner, raccolta nel libro “I Legionari di Cristo. Abusi di potere nel papato di Giovanni Paolo II” (Fazi ed.): “Sotto il papato di Wojtyla, varie inchieste, avviate dopo le numerose accuse di abusi sessuali a carico di Maciel, vennero insabbiate dal Vaticano. Nel 2004, Giovanni Paolo II arrivò a elogiare Maciel durante una solenne cerimonia. E Ratzinger, allora a capo della Congregazione per la Dottrina della Fede, eluse ogni richiesta di mettere il prete Casabella sotto processo, mentre il segretario di Stato Sodano si impegnò strenuamente per difenderlo. L’inchiesta vaticana è brevemente avanzata dopo la morte di Wojtyla per il quale iniziò subito il processo di beatificazione; ma l’annuncio del Segretariato di Stato (20 maggio 2005) che Maciel non avrebbe dovuto affrontare un processo canonico solleva gravi interrogativi sul nuovo papato. Ancora in settembre, otto mesi prima della punizione inflitta da Benedetto XVI, Sodano invita Maciel a Lucca come ospite ufficiale di una prestigiosa conferenza”.

    La tesi di Berry e Renner è convincente, osservò il “Boston Globe”: “Maciel ha compiuto abusi sessuali in serie e avrebbe dovuto essere allontanato dalla Chiesa da lungo tempo, ma è rimasto indenne grazie al potere che ha acquisito in Vaticano sotto Giovanni Paolo II”. Morto Wojtyla la Santa Sede, come da prassi consolidata, si affrettò a sminuire le responsabilità del nuovo papa Ratzinger affidando la ricostruzione ufficiale a un comunicato in cui viene valorizzato il suo ruolo di quando era il capo della magistratura vaticana. Nella nota della sala stampa vaticana del 19 maggio 2005 tra le altre cose si legge: “… l’allora prefetto della Congregazione, il cardinale Joseph Ratzinger, ha autorizzato una investigazione delle accuse. Dopo aver sottomesso le risultanze dell’investigazione ad attento studio la Congregazione, sotto la guida del nuovo prefetto, il cardinale William Levada, ha deciso – tenendo conto sia dell’età avanzata del reverendo Maciel che della sua salute cagionevole – di rinunciare ad un processo canonico e di invitare ilpadre a una vita riservata di preghiera e di penitenza, rinunciando a ogni ministero pubblico. L’attuale Pontefice – cioè Joseph Ratzinger [sic!] – ha quindi approvato queste decisioni. E la Santa Sede – conclude la nota – indipendentemente dalla persona del fondatore, riconosce con gratitudine il benemerito apostolato dei Legionari di Cristo e dell’associazione Regnum Christi”. Cinque anni dopo, nel 2010, quando non sarà più possibile sviare l’attenzione dell’opinione pubblica mondiale dallo scandalo planetario di cui per decenni scanditi da violenze e abusi su donne, ragazzi e minori, si erano resi responsabili decine di membri della congregazione, Benedetto XVI si decise a commissariare i Legionari di Cristo. Come sempre agisce la Chiesa in questi casi, per le vittime, era ormai troppo tardi.

  • Vittime: l’arte di Rupnik non può essere separata dalle accuse di abuso

    Vittime: l’arte di Rupnik non può essere separata dalle accuse di abuso

    TORINO, Italia (OSV News) — Per il rettore della seconda chiesa più grande del mondo dopo la Basilica di San Pietro, il Santuario di Nostra Signora di Aparecida in Brasile, l’11 maggio sarà un giorno in cui si celebrerà l’inaugurazione dei mosaici della facciata sud, tutti creato da Padre Marko Rupnik .

    Ma le presunte vittime dell’ex gesuita caduto in disgrazia e molti fedeli non sono in vena di festeggiamenti. Nel mezzo di un acceso dibattito su cosa si dovrebbe fare con i mosaici di padre Rupnik in tutto il mondo, OSV News ha chiesto se quest’arte possa essere separata dai presunti atti di abuso da parte del prete-artista sloveno e cosa si dovrebbe fare con i suoi mosaici che decorano le chiese iconiche di tutto il mondo. il globo.

    Accuse contro padre Rupnik

    Nel dicembre 2022, il quartier generale dei gesuiti di Roma, in seguito alle notizie dei media riguardanti presunti abusi da parte di padre Rupnik, ha ammesso che le indagini preliminari avevano ritenuto credibili le accuse già nel 2019, e nel 2020 è stato scomunicato per “assoluzione di un complice”, riferendosi a quando un sacerdote fa sesso con qualcuno e poi assolve la persona in confessione. La scomunica è stata revocata dopo solo poche settimane, sulla base del fatto che padre Rupnik si era pentito, cosa che non si è mai verificata, hanno riferito fonti a OSV News.

    Nel dicembre 2022, sotto la pressione dei media, i gesuiti hanno ammesso che, all’epoca, erano già in vigore delle restrizioni (incluso il divieto di celebrare la messa in pubblico o di condurre esercizi spirituali). Il fatto non era mai stato reso pubblico prima. I gesuiti hanno annunciato ulteriori restrizioni dopo le denunce di abusi sessuali del dicembre 2022.

    Nel 2023, i gesuiti hanno vietato a padre Rupnik, nato in Slovenia, di continuare il suo lavoro artistico, prima di annunciare la sua dimissione dall’ordine nel giugno 2023, con effetto a luglio. Ma ad Aparecida i lavori sui colonnati della facciata sud sono proseguiti, nonostante un dossier di 150 pagine di accuse credibili contro padre Rupnik, che si ritiene coinvolgano tra le 20 e le 40 donne.

    Le presunte vittime di padre Rupnik hanno riferito a OSV News che l’inaugurazione della nuova facciata di Aparecida prevista per l’11 maggio sembra essere per loro una provocazione, soprattutto quando altrove negli ambienti ecclesiastici è in corso la discussione sullo smantellamento delle opere dell’artista caduto in disgrazia.

    Impatto sul patrimonio artistico

    In uno dei santuari mariani più famosi al mondo a Lourdes, una commissione istituita nel 2023 dal vescovo Jean-Marc Micas di Tarbes e Lourdes dovrà decidere se i mosaici di padre Rupnik sulla facciata della Basilica di Nostra Signora del Rosario, installati nel 2008, debbano essere rimosso.

    Secondo fonti intervistate da OSV News, la commissione avrebbe già preso la decisione, ma mons. Micas si è riservato di comunicarla entro la fine di giugno.

    Il Consiglio 11302 del Cardinale Patrick O’Boyle dei Cavalieri di Colombo, con sede a Washington, avrebbe adottato una risoluzione il 9 aprile che sollecitava la leadership esecutiva dell’organizzazione fraterna a rimuovere e sostituire i mosaici creati da Padre Rupnik per il Santuario Nazionale di San Giovanni Paolo II, che il Knights si è stabilito nella capitale della nazione nel 2011. La risoluzione è stata resa pubblica il 16 aprile da The Pillar, che ha dichiarato di aver ottenuto una copia del documento.

    Le vittime parlano

    Lo stretto legame tra l’opera artistica di padre Rupnik e gli abusi da lui presumibilmente commessi è confermato da una delle sue vittime, Gloria Branciani, ex religiosa della Comunità di Loyola in Slovenia.

    È stata Branciani che, in una prima intervista in assoluto di una presunta vittima di padre Rupnik, pubblicata dal quotidiano italiano Domani il 18 dicembre 2022, ha parlato di una “discesa agli inferi” vissuta per nove anni. Ha ricordato come “padre Marko all’inizio si è infiltrato lentamente e delicatamente nel mio mondo psicologico e spirituale facendo appello alle mie incertezze e fragilità mentre usava la mia relazione con Dio per spingermi ad avere esperienze sessuali con lui”.

    Alla conferenza stampa di febbraio a Roma, ha confermato ai giornalisti di aver subito abusi da parte di padre Rupnik per nove anni, quando il gesuita era direttore spirituale della Comunità di Loyola, quella che aveva contribuito a fondare con Ivanka Hosta all’inizio degli anni ’90 in Slovenia. Le vittime hanno testimoniato che gli abusi includevano la sua passione per il sesso a tre “a immagine della Trinità”.

    “In Rupnik, la dimensione sessuale non può essere separata dall’esperienza creativa”, ha detto Branciani a OSV News, quando gli è stato chiesto dei suoi progetti artistici. «Nel ritrarmi mi ha spiegato che rappresentavo l’eterno femminile: la sua ispirazione artistica nasce proprio dal suo approccio alla sessualità», ha spiegato.

    Branciani fu la modella di padre Rupnik quando era ancora studentessa di medicina e assidua ospite del suo atelier in Piazza del Gesù a Roma.

    “Sosteneva che la sessualità viene trasformata e purificata nell’opera d’arte”, ha detto Branciani a OSV News.

    Storie di manipolazione

    “Le mie aspettative spirituali per una riflessione sul rapporto tra arte e liturgia sono state la porta che ha permesso a Rupnik di manipolarmi”, ha detto a OSV News un’altra presunta vittima, suor Samuelle.

    Suor Samuelle è un’eremita diocesana in una diocesi francese. Dal 2008 al 2014, suor Samuelle ha lavorato presso il Centro Aletti , un luogo dedicato alla vita religiosa e alla creatività artistica, fondato da padre Rupnik quando si trasferì dalla Slovenia a Roma.

    È proprio al Centro Aletti che suor Samuelle ha esercitato il suo mestiere di mosaicista nell’atelier guidato dall’ex gesuita.

    “Da un lato mi disse che avevo un grande talento artistico, dall’altro mi fece capire che se non avessi fatto quello che voleva lui avrebbe potuto mandarmi via da un momento all’altro”, ha ricordato.

    Una “tortura psicologica”, secondo le sue stesse parole, “ha cancellato ogni fiducia” in lei. “Ero così malata che non sapevo più cosa volevo dalla vita, se abbandonare l’abito religioso o smettere di fare arte”, ha detto a OSV News.

    Suor Samuelle ha spiegato che padre Rupnik ha approfittato della sua confusione per oltrepassare i limiti.

    “Mi invitava nel suo appartamento a tarda notte per dei colloqui e alla fine mi abbracciava forte”, ha ricordato. “Se mi tiravo indietro, mi sgridava, dicendomi che non c’era niente di sbagliato perché lui era un prete e io ero una suora e tutto tra noi era puro”.

    Cantieri utilizzati per molestie e abusi

    La pressione è continuata anche durante i lavori nei cantieri, in corrispondenza della ragnatela di impalcature montate per completare l’allestimento dei mosaici.

    “Mi mandava baci mentre eravamo in mezzo alla gente, cercava di restare da solo con me, di accarezzarmi la schiena e di giocare con il mio reggiseno, anche quando eravamo sull’impalcatura”, ha detto suor Samuelle a OSV News.

    “Aveva trovato un modo per controllarmi e vivevo in costante tensione”, ha detto.

    Per Suor Samuelle il cantiere era il luogo in cui padre Rupnik si avvicinava sessualmente alle persone. “In Italia e all’estero, le donne coinvolte nella realizzazione dei mosaici potrebbero subire molestie”, ha detto suor Samuelle.

    “Oggi che ne abbiamo la consapevolezza, come possiamo pregare davanti alle opere realizzate dalle sue vittime?” lei chiese.

    “I mosaici di oggi affondano le loro radici nel tempo in cui usava le donne come modelli e mezz’ora dopo abusava di loro”, ha detto a OSV News.

    Suor Samuelle ha anche sottolineato che padre Rupnik “ha imparato a realizzare i suoi disegni 40 anni fa, grazie alle violenze sessuali su Gloria”, ha detto.

    Come risponderà la Chiesa?

    Per Branciani, però, la questione della rimozione delle opere di Rupnik non è di facile soluzione. “L’atto di distruggere la sua opera aggiunge violenza alla violenza”, ha spiegato.

    “Se ammettesse la sua responsabilità e la Chiesa riconoscesse il danno arrecato alle vittime, forse i credenti guarderebbero le sue opere in modo diverso”, ha detto.

    “Non è solo un problema personale ma anche ecclesiale”, ha sottolineato Branciani, aggiungendo però che “nessuno ha chiesto scusa alle vittime per quanto accaduto”.

    “Sto ancora aspettando una risposta dalla Chiesa”, ha detto.

    Intanto, il 3 aprile, l’avvocato delle presunte vittime, Laura Sgrò, ha presentato denuncia al Dicastero per la Dottrina della Fede da parte di cinque donne, tra cui Gloria Branciani, Mirjam Kovac e suor Samuelle, riguardo all’entrata in giudizio e alle richieste risarcitorie.

    Victims: Rupnik’s art cannot be separated from abuse claims

  • Predazione sessuale, silenzio della Chiesa, e poi?

    Predazione sessuale, silenzio della Chiesa, e poi?

    Qui l’introduzione a questo testo.

    Pascal Hubert (PH): Ci ritroviamo per un nuovo scambio di opinioni, stavolta sul caso Rupnik. Prima di affrontare l’argomento, vorrei che tu dicessi in poche parole qual è la ragione della tua presenza qui oggi.

    Renata Patti (RP): Ho risposto due settimane fa a un’intervista apparsa il 21 febbraio sul giornale Dimanche. In questa intervista, che è stata molto importante per me, Christophe Henning mi ha posto domande molto precise, sapendo che avevo partecipato alla redazione del libro Dall’abuso alla libertà. Ero molto contenta di poter usare la parola emprise, in francese, perché in italiano non c’è traduzione. L’emprise non è l’abuso: succede prima. E parlando del Movimento dei Focolari, dal quale io provengo, abbiamo parlato degli abusi spirituali, di coscienza, psicologici, finanziari e sessuali.

    L’ultima domanda era: «Ha qualcosa da aggiungere?». Ho risposto: «Sì». Perché per il fatto di aver testimoniato in questo libro, non da sola logicamente, Renata Patti era ritrovabile sia con un numero di telefono, sia con un indirizzo mail su Internet. E altre vittime, questa volta di don Marko Ivan Rupnik e della ex suora – perché la Comunità Loyola è stata sciolta e le religiose laicizzate – Ivanka Hosta, hanno preso contatto con me. La domanda mi ha dato l’occasione di parlare di questi contatti. Importante per me sottolineare che dialogando con queste vittime abbiamo trovato il denominatore comune di tutti i fondatori e le fondatrici. Loro, uomini fondatori e donne fondatrici, hanno voluto prendere il posto di Dio e penetrare nella coscienza di noi vittime, che cercavamo Dio con sincerità. Il fatto che quello stesso 21 febbraio ci fosse a Roma la conferenza stampa di due vittime di Rupnik che conoscevo è stata per me una coincidenza sconvolgente. Non so se in Belgio, in Francia, questa notizia ha veramente spaccato. Fatto sta che non ho parole per definire questo evento.

    PH: Parleremo infatti di questa conferenza stampa del 21 febbraio 2024. Magari prima torniamo brevemente sugli antecedenti di questo fatto. Ricordiamo che inizialmente, in un’altra vicenda, Rupnik è stato accusato di aver avuto rapporti sessuali con una donna prima di darle l’assoluzione. Dopodiché, nel 2020, Rupnik è stato scomunicato dal Vaticano per un breve periodo di tempo, cosa che di fatto rappresenta la sanzione più grave sul piano canonico, ma lui, si dice, ha riconosciuto i fatti, si è pentito e la sanzione è stata revocata. In seguito, a giugno 2023, l’Ordine dei gesuiti, dal quale proviene anche papa Francesco, ha espulso Rupnik. Il Vaticano aveva invocato la prescrizione dei fatti per chiudere il caso nel 2022 senza indagini.

    Altro evento di estrema importanza in questa vicenda è che due giorni dopo l’incontro del 15 settembre 2023 tra il papa e la direttrice del Centro Aletti, la diocesi capitolina parla di vita comunitaria sana e senza problemi particolari. È evidente che purtroppo le donne maltrattate sono completamente assenti da questo dibattito. Quindi forse per questo motivo a un certo punto i principali interessati, cioè le vittime di Rupnik, decidono di prendere la parola ed ecco che arriviamo, Renata, a questa famosa conferenza stampa del 21 febbraio 2024, durante la quale Gloria Branciani, ex membro della Comunità Loyola, si mostra stavolta a viso aperto e parla a lungo degli abusi subiti per mano dell’ex gesuita. Stessa cosa per l’altra vittima di cui parleremo, ossia Mirjam Kovac. Puoi illustrarci come si sono svolti i fatti durante questa conferenza stampa? Cosa è stato detto esattamente?

    RP: Allora, io spero che le persone interessate possano leggere un articolo, che è quello che mi sembra aver colto ciò che occorre oggi denunciare. Allora, detto che in Italia il Corriere della Sera ha pubblicato e subito dopo The Guardian, giornale che è mondialmente considerato come uno dei più obiettivi, anche altri giornali hanno pubblicato, ma, alla conferenza stampa, di italiani ce n’erano ben pochi. Su circa 35 o 40 giornalisti, 4 o 5 erano italiani, il resto stranieri. L’articolo italiano che io tengo a sottolineare è quello della Bussola Quotidiana di Luisella Scrosati, la quale, dato atto della presenza di un avvocato, e dell’introduzione in inglese fatta dall’organizzatrice, Anne Barrett Doyle, copresidente di BishopAccountability, ha sottolineato che Mirjam Kovac (che era la segretaria personale della fatidica Ivanka Hosta, prima sorella, alla quale ancora molte sono legate), era lì garante di ciò che Gloria Branciani raccontava nei dettagli. Ci sono stati dettagli commoventi in almeno tre momenti: Mirjam è garante del fatto che Gloria è fuggita dalla comunità e ha tentato il suicidio. Mirjam ha lasciato la comunità tre anni dopo. Il percorso spirituale di Gloria è il suo personale e lei ha tenuto a dire questo travaglio. Era presente l’avvocatessa Laura Sgrò, che è colei che porta anche avanti l’inchiesta su Emanuela Orlandi come legale della famiglia. Ma a parte questo, per il percorso fatto Gloria ha tenuto a dire: «Io ho perdonato me stessa, ho perdonato anche Rupnik. Cerco la verità e attendo la giustizia». Questa frase, che per Gloria è essenziale, perché dice quello che lei sta vivendo, è stata presa da Vatican News, testata ufficiosa del Vaticano, come unico punto di citazione virgolettata di questa enorme conferenza stampa, durata quasi due ore. Come ha sottolineato con il suo humour Luisella Scrosati, guarda caso Vatican News si è svegliato proprio quel giorno, perché era stato in silenzio dal momento in cui il Santo Padre, papa Francesco, aveva tolto la prescrizione per questi reati, delitti, e non peccati.

    Perché dico questa cosa del peccato? Perché in Italia, non so in Francia o in Belgio o in altri parti, è apparso un titolo: “Le vittime si devono vergognare”. Un gesuita sloveno di nome Roblek, che è stato il maestro dei novizi al tempo di Rupnik, ha accusato le vittime non solo di avere peccato con don Marko Ivan Rupnik dicendo che si dovevano vergognare per questo, ma che peccavano la seconda volta e ancor più mettendo in pubblico tutto ciò che hanno raccontato.

    Allora: da una parte c’è un’avvocatessa, Laura Sgrò, che porta due vittime a denunciare dei reati. Sono delitti, non sono peccati. Dall’altra, un gesuita che si permette, pur con l’età e tutte le scusanti che si potrebbero trovare, di essere una mina vagante e colpire queste creature. Basta! Io non posso più permettere, in quanto vittima di abuso spirituale e a conoscenza di tutto ciò che è ormai pubblico, che non ci sia una reazione pubblica dei gesuiti, il gesuita provinciale sloveno o anche il generale dei gesuiti. Per favore, fatevi sentire!

    PH: Di certo, alla Chiesa non piace quando le vittime si esprimono, perché preferisce che gli abusi siano per così dire risolti al suo interno, è una questione di reputazione da tutelare. Il problema qui è che Gloria aveva già denunciato le violenze che aveva subito da parte di Rupnik nel 1993 alla sua superiora Ivanka, e all’epoca ovviamente non è stato fatto niente.

    RP: Certo, è così.

    PH: Oggi Rupnik, all’età di 69 anni, è accusato di aver perpetrato violenze sessuali e psicologiche su almeno una ventina di donne, per un periodo di 30 anni, soprattutto all’interno della comunità di cui era mentore, che è stata sciolta. Ora, è chiaro che se le vittime non prendono la parola in prima persona, all’interno della Chiesa non succede niente. Vorrei un po’ parlare, Renata, dei fatti di cui Rupnik si sarebbe reso colpevole, perché non sono fatti di poca importanza, tutt’altro, sono fatti estremamente gravi. In particolare, Gloria ha fatto questa dichiarazione alla conferenza stampa del 21 febbraio 2024: «Mi portava nei cinema pornografici per aiutarmi a crescere spiritualmente. Diceva che non sarei potuta crescere spiritualmente se non avessi soddisfatto i suoi bisogni sessuali. E per raggiungere i suoi scopi, padre Rupnik invocava la Trinità per obbligare le religiose ad avere rapporti sessuali a tre con lui». Dal canto suo, Mirjam Kovac, che ha abbandonato la Comunità Loyola nel 1996, ha dichiarato durante questa stessa conferenza: «Eravamo giovani, ma i nostri ideali sono stati sfruttati medianti abusi di coscienza, di potere, spirituali, fisici e spesso sessuali». Questo è per capire anche l’impatto estremamente profondo sulla vita di queste religiose che hanno dovuto subire abusi sessuali con il silenzio complice del Vaticano. Cosa evoca in te questo genere di episodi che arriva adesso a conoscenza del grande pubblico? Perché da un lato si dice alle vittime: “Avreste dovuto tacere”, e allo stesso tempo sappiamo che il fatto di tacere può sfociare, come hai detto tu, in tentativi di suicidio o in suicidi.

    RP: Comunicando tra noi c’è un dialogo, ciascuna di noi arriva da esperienze diverse. Anche per esempio con Fabrizia Raguso, che forse un mese fa, ha risposto a delle domande fatte proprio attraverso di te. Ciò che noi rimarchiamo e che io voglio sottolineare stasera per fare la mia parte è che questo abuso di potere ecclesiale diventa abuso spirituale di coscienza e piano piano, non sempre come nel mio caso, arriva all’abuso sessuale. Non dimentichiamo che in questo momento in cui tutte queste cose vengono alla luce, Ivanka Hosta conduce la sua vita placidamente a Braga, in Portogallo, come se niente fosse. Ci sono una parte di ex sorelle che sono talmente fuse con la fondatrice che non riescono nemmeno a capire che la Chiesa ha pronunciato un giudizio. Le si vede in prima o seconda fila in cattedrale ogni domenica e ricevono la comunione dal vescovo. Questo con anche i saluti – o prima o dopo, come funziona quando si va alla messa la domenica – dei gesuiti e tutti le conoscono. Allora, queste si aggrappano alla fondatrice; altre sono disperate. Perché? Perché hanno un anno per reinserirsi nella vita diciamo “normale” con l’aiuto di tre persone a loro presentate come gli aiuti psicologici, morali, eccetera. Ma quelle sono 45, queste sono 3. Ciascuna di quelle 45 ex sorelle avrebbe bisogno di una psicoterapia, a volte psichiatrica. Voglio specificare che non sto parlando a vanvera, perché anche noi, ex focolarini e focolarine (ormai esiste l’Oref, organizzazione di ex focolari, anche se io non ne faccio parte), ci siamo trovati in un disequilibrio quando siamo usciti dal focolare. Faccio un esempio. Ero in Belgio, a Bruxelles, Nunziatura Apostolica. Non ci sono più religiose, perché sono state ritirate dalla loro congregazione e il nunzio attende delle nuove religiose di un’altra congregazione. Ne arrivano quattro dalla Polonia, non conoscono né il francese, né il fiammingo, né il tedesco. La prima cosa di cui il nunzio ha bisogno è: «Andate a fare la spesa, abbiamo bisogno di riempire il frigorifero». Queste religiose si sono ritrovate dalla Polonia in un supermercato di Bruxelles incapaci di fare la spesa. Perché? Troppa scelta, troppa scelta. Non sapevano scegliere. Quattro tipi di mele! Panico! Cosa scegliamo?

    PH: È un altro mondo.

    RP: Esattamente. Dunque le sorelle che si sono trovate malgrado loro in questo… come chiamarlo? mulino di pietra, macinate, durante tutti questi anni, perché non hanno mai dovuto fare nulla per conto loro, era tutto dettato dalla religiosa superiora. Ecco, adesso, la Comunità Loyola non esiste più: viva la libertà, no?

    PH: Per concludere, Renata, un’ultima domanda. Sappiamo che anche nel Movimento dei Focolari si sono verificati abusi sessuali. C’è stata una relazione implacabile che ha denunciato l’inerzia dei dirigenti. Parlavamo della scomunica di Rupnik nel 2020. Qui, per quanto riguarda i Focolari, nell’ottobre del 2020, più o meno nello stesso periodo, il più alto responsabile francese si dimette in seguito alla rivelazione di abusi sessuali perpetrati all’interno del movimento da uno dei membri più carismatici. Qui non si parla di religiose, ma di una trentina di bambini e adolescenti che sarebbero state vittime di aggressioni sessuali da parte di Jean-Michel Merlin, figura di spicco dei Focolari. Riprendo un articolo di Christophe Henning pubblicato su La Croix. Quindi è evidente, come dicevo prima, che se la presa di coscienza non proviene dall’esterno della Chiesa, non si mette in moto niente. Quindi ti voglio fare questa domanda, Renata: le vittime della Chiesa, di una comunità o di un movimento ecclesiale, cosa devono aspettarsi dalla Chiesa per quanto riguarda la denuncia, dal momento che la Chiesa stessa non fa assolutamente niente?

    RP: Niente. Niente. Le vittime che hanno veramente capito questo devono andare dalla polizia, alla questura, dalla magistratura. Allora, c’è una cosa che è uscita in questi giorni ed è proprio una francese che l’ha postato su Facebook, MarieJo Thiel, per quanto riguarda il cardinale canadese Lacroix, del Quebec, che fa parte del C9, cioè il circolo ristretto di papa Francesco. Sembrerebbe che il papa abbia firmato che l’indagine su questo cardinale, accusato di abusi, deve essere fatta da un giudice esterno al Vaticano. Se veramente papa Francesco ha capito che non si muove nulla negli ingranaggi vaticani, noi attendiamo che ci si muova attraverso anche una firma sua autorevole, che solo lui può mettere e che mette da parte tutte le amicizie, tutti i ricordi che riguardano persone che hanno commesso delitti. Se il padre Roblek, sloveno, ha questa affinità di affetto con Rupnik (d’altra parte metà dei gesuiti in Slovenia è dalla parte di Rupnik e l’altra metà è contro di lui), per lui la Chiesa e il Vaticano non esistono! Siamo arrivati al punto di dirci, noi che veniamo dalla Chiesa cattolica, che resta la nostra coscienza.

    Ricordo perfettamente un gesuita, p. Jean-Marie Hennaux, che ha avuto qualche cosa da dire fin dall’inizio del mio risveglio, per così dire, alla verità, e ha messo nero su bianco, ha scritto l’accusa contro Chiara Lubich. Lui ha detto a una mia amica che ho condotto da lui, ex Opus Dei, «L’importante è la fedeltà alla propria coscienza, se lo ricordi, la fedeltà alla propria coscienza».

    PH: Sono belle parole, certo, ma se fosse realtà non saremmo qui a denunciare abusi che vanno avanti da oltre 30 anni. Vorrei citare brevemente qualche frase di un articolo pubblicato sulla rivista Golias del 13 gennaio 2023. E del resto anche questa rivista è stata aspramente criticata all’epoca, accusata di complotti, mentre avrebbe dovuto tacere come tutti gli altri. In questo caso penso si possa dire che la coscienza ha avuto la meglio sul silenzio. L’articolo si intitola: “Caso Rupnik: scandalo al livello più alto”. E tra le altre cose, l’articolo dice: «Quello che emerge adesso è terribile. Marko Rupnik è un predatore sessuale che opera tra le religiose da più di 30 anni. È gesuita e tutto lascia credere che a questo titolo abbia beneficiato di una protezione totale». Penso che sia chiaro che in questo caso la coscienza non si sa bene dove potremmo ritrovarla.

    RP: Sai, Pascal, quello a cui padre Hennaux si riferiva, è che questa persona aveva già deciso di abbandonare la Chiesa, perché diceva: la stessa deriva settaria che trovo nell’Opus Dei, nei Focolari, nei Legionari è palese nella struttura ecclesiale. Con una differenza… Cioè: i Focolari, Opus Dei, Comunione e Liberazione dicono: siamo i migliori, guardate a noi! E la Chiesa cosa fa? Parla ma non agisce secondo le parole che dice. Proprio l’altro giorno, il Vangelo diceva: fate quello che dicono, ma non quello che fanno. Io non mi posso mettere al posto di Gesù, ma queste sono le sue parole!

    PH: Beh, di certo, in generale si chiede alle persone di essere fedeli alla propria parola e non viceversa, è una questione di credibilità!

    RP: Certamente, è così. Questo però è importante: che le vittime parlino e denuncino e non attendano giustizia e verità dalla Chiesa. Occorre andare alla polizia! In ogni Paese c’è qualcuno che ha una divisa! Quando è stato rilanciato un appello della polizia di Nanterre che chiedeva alle vittime di Jean-Michel Merlin di farsi avanti, perché il rapporto di GCPS Consulting non era soddisfacente, mi sono sentita spinta in quattro e quattr’otto a fare una mail; due minuti dopo, esattamente due minuti dopo la spedizione di questa mail, il telefono è suonato e avevo al telefono il questore, che si occupava del caso, che non aveva capito bene la mia mail e voleva delle spiegazioni. Questa è stata la più bella telefonata di 40 minuti che io ho potuto avere per dire ciò che sapevo, ciò che pensavo ed esprimere le derive settarie del Movimento dei Focolari non all’interno della Chiesa, ma alla polizia. Pensate un po’: sono loro che mi hanno telefonato! Quindi la situazione è la seguente: questa è la Francia, Golias è in Francia, ci sono dei libri – come La Trahison des Pères di Céline Hoyeau – che, portati in Italia, grazie a Dio (Il tradimento dei padri), fanno riflettere. Guardate: siete partiti voi francesi, eh! La Francia è avanti mille miglia!

    PH: Certo, l’Italia è un’altra storia rispetto alla Francia.

    RP: Proprio così, è veramente tutta un’altra triste storia.

    PH: Volendo quindi concludere magari con una nota di speranza, Renata, la morale di questa storia, se possiamo ricavarne una da quello che è stato detto brevemente sul caso Rupnik, è che le vittime non devono aspettarsi niente dalla Chiesa e che dovrebbero comportarsi come qualsiasi altra vittima in un caso civile classico. Quindi, da un lato osare far sentire la propria voce senza più sentirsi in colpa, e poi in secondo luogo denunciare i fatti sapendo che saranno ascoltate e che devono andare fino in fondo con una denuncia che sarà poi oggetto di una vera e propria sentenza in sede di tribunale.

    https://www.adista.it/articolo/71742

  • Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 32 del 13 aprile

    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 32 del 13 aprile

    Francesco Zanardi – I sopravvissuti agli abusi sessuali raccontano le loro storie nel tribunale fallimentare alla presenza dell’arcivescovo di Baltimora

    L’arcivescovo William E. Lori era seduto in silenzio lunedì mentre i sopravvissuti ad abusi sessuali violenti per mano di sacerdoti e personale impiegato dall’arcidiocesi di Baltimora, raccontavano le loro storie.

    Una donna ha raccontato che i suoi abusi sono iniziati in prima elementare. Un altra che un prete la minacciava abitualmente con una pistola e che una volta le ha tenuto la testa sott’acqua vicino alle eliche di una barca, per farla tacere sui suoi ripetuti stupri. Un uomo ha descritto come gli abusi subiti da adolescente lo abbiano portato su un percorso di distruzione che lo ha perseguitato per anni. Tutti hanno affermato di vivere ancora oggi con la depressione e gli incubi legati agli abusi subiti.

    I sopravvissuti agli abusi sessuali hanno combattuto per questa opportunità da quando l’ arcidiocesi di Baltimora ha dichiarato bancarotta, lo scorso autunno, pochi giorni prima che entrasse in vigore una legge del Maryland chiamata Child Victims Act. La legge consente ai sopravvissuti di fare causa indipendentemente da quando è avvenuto l’abuso.

    Lori ascoltava attentamente mentre i sopravvissuti raccontavano le storie di come le loro vite e, in alcuni casi, la loro volontà di vivere, furono portate via per mano dei leader della chiesa di cui si fidavano.

    “Sono venuto come sacerdote e pastore e come qualcuno che spera che, questo possa contribuire in qualche modo alla guarigione”, ha detto l’arcivescovo.


    Alessio Di Florio – La Chiesa italiana non accetta indagini indipendenti sugli abusi

    In Italia, paese a maggioranza cattolica, lo scandalo degli abusi all’interno della Chiesa ha avuto un impatto deflagrante per la popolazione che ha dovuto prendere coscienza della vastità del fenomeno. Secondo i dati diffusi nel 2022 dall’Osservatorio permanente della Rete L’Abuso, in Italia sono 325 i sacerdoti denunciati per pedofilia e 161 sono stati condannati in via definitiva, ma sarebbero migliaia le vittime di violenza sessuale da parte di membri del clero. A differenza di quanto accaduto in Francia nel 2018, in Italia non è mai stata avviata una indagine indipendente che potesse far luce sulla reale portata del fenomeno degli abusi nella Chiesa ma sono stati pubblicati, sempre nel 2022, solo i risultati di un rapporto che si basa su alcuni casi segnalati alla Chiesa stessa tramite i suoi Centri d’ascolto, fra il 2020 e il 2021. Secondo tale report vi sarebbero state 89 segnalazioni di molestie a carico di prelati e 613 fascicoli aperti, ma i dati forniti dalla Cei sono ben lontani dalla realtà.  Bisogna sottolineare, infatti, che in Italia non vi è l’obbligo da parte di sacerdoti o vescovi, di denunciare i pedofili alle competenti autorità italiane e, per tale motivo, molti sacerdoti denunciati per abusi sono stati semplicemente trasferiti di sede, lasciando loro la libertà di reiterare i propri comportamenti.

    È un passaggio di un articolo pubblicato dalla testata Tio.Ch dal titolo “Quella Chiesa che odia i bambini”, report sulla situazione in vari Stati europei. Nel 2022 citato nell’articolo, in occasione della presentazione del report della CEI, mons. Ghizzoni (presidente del Servizio nazionale per la protezione dei minori e delle persone vulnerabili del Consiglio dei vescovi) disse esplicitamente che la CEI non accetterà mai una commissione indipendente per indagare sugli abusi. Per Ghizzoni e la conferenza dei vescovi italiani solo loro possono “indagare”, solo loro possono occuparsene, solo loro possono esprimersi. In sostanza la posizione dei vescovi italiani è che gli unici autorizzati o dotati delle competenze necessarie per svolgere indagini sulla Chiesa sono gli stessi chierici – ha sottolineato in un articolo già citato in una precedente edizione del tg worldcrunch.com – in questa prospettiva la prevenzione, di per sé giusta e necessaria, serve soprattutto come alibi per non fare luce sul passato.


    Federica Tourn – In Polonia un terzo degli abusi è commesso da preti

    La Chiesa cattolica in Polonia è precipitata in una crisi ancora più profonda dopo che un nuovo rapporto, che ha rivelato che quasi il 30% dei recenti casi di abusi sessuali su minori sono stati commessi da preti.

    Tra il 2017 e il 2020 sono stati segnalati 345 casi di pedocriminalità e di questi la commissione “si sta occupando di 100 casi in cui un membro del clero è stato segnalato come autore di violenza sessuale su un bambino sotto i 15 anni”.

    La percentuale è tanto più scioccante perché equivale quasi alla percentuale di abusi sui minori commessi da familiari delle vittime, che la commissione valuta pari al 35%.

    “È davvero una cosa enorme”, ha detto Stéphane Joulain, sacerdote e psicoterapeuta francese specializzato nel trattamento degli abusi sessuali sui minori.

    “Ciò dimostra tutta la portata del problema in Polonia”, ha affermato.

    Inoltre, la commissione ha rivelato di aver inoltrato 55 richieste di rinvio a giudizio alla magistratura polacca.

    Di questi, 36 riguardavano la mancata denuncia di casi di abusi sessuali su minori di cui erano sospettati membri del clero.

    La commissione ha lamentato che la Chiesa non le ha fornito una serie di documenti richiesti.

    “Finora abbiamo ricevuto ripetute assicurazioni sulla disponibilità a collaborare. Ne siamo molto soddisfatti, ma non abbiamo ancora visto la realizzazione di questa assicurazione”, ha detto il presidente della commissione Blazej Kmieciak.

    “Anche se è costretta ad andare avanti su questi temi, l’istituzione polacca resiste e persevera in un sistema di copertura di questi scandali”, ha detto Joulain.

    È convinto che le cifre appena annunciate siano solo la punta dell’iceberg.

    “Nel mondo laico, così come in quello religioso, gli abusi sessuali sono largamente sottostimati”, ha sottolineato.

    “Ciò è particolarmente vero in una società radicata nella tradizione in cui la Chiesa e la famiglia svolgono un ruolo importante: nessuno vuole offuscare l’immagine di queste istituzioni”, ha detto il sacerdote-terapeuta.

    La Chiesa polacca è scossa da quasi due anni da una grave crisi di fiducia nella sua gerarchia.

    Il documentario del giornalista Tomasz Sekielski sulla questione nel 2019 ha suscitato indignazione tra i cattolici polacchi.

    La Conferenza episcopale polacca ha poi pubblicato lo scorso giugno un rapporto da cui sono emerse diverse centinaia di nuove denunce dal 2018 contro membri del clero.

    A causa di questi scandali molti cattolici polacchi si allontanano dalla Chiesa.

    “Ci sono sempre più atti pubblici di apostasia”, constata padre Joulain.

    “In un Paese marcatamente di destra, con una forte presenza della Chiesa nel tessuto sociale, e che è oltretutto il paese natale di Giovanni Paolo II, queste rivelazioni sono un enorme schiaffo in faccia”, ha ammesso.

    Papa Francesco, solo nell’ultimo anno, ha sanzionato otto vescovi polacchi per aver insabbiato casi di abusi sessuali da parte del clero.

    “Ma se non saranno assicurati alla giustizia, ciò favorirà un sentimento di imputazione”, ha lamentato Joulain.

    Ha detto che non escluderebbe uno scenario in Polonia simile a quello verificatosi nel giugno 2019, quando tutti i vescovi del Cile presentarono le loro dimissioni al papa.

    Fonte: La Croix


    Ludovica Eugenio – Decapitato il Vicariato di Roma

    Decapitato il Vicariato di Roma: il cardinal vicario Angelo De Donatis è stato nominato da papa Francesco a penitenziere maggiore in Vaticano e il gesuita mons. Daniele Libanori finora vescovo ausiliare per il settore di Roma centro, diventa «assessore del Santo Padre per la vita consacrata», un ruolo che non ha precedenti. Siluramenti o promozioni? Libanori, nominato ausiliare nel 2017,

    Libanori ha maturato molta esperienza nella sua veste di commissario di comunità religiose problematiche: dalla slovena Comunità Loyola, co-fondata dall’ex gesuita abusatore Marko Rupnik, alla Famiglia di Maria. Nella gestione del caso Rupnik, Libanori ha sempre ascoltato le sopravvissute agli abusi, e non ha mai difeso Rupnik, che invece gode ancora adesso di grandi protezioni in Vaticano e presso il cardinale, ormai ex vicario, De Donatis, di cui è stato mentore e guida spirituale, che lo ha sempre spalleggiato. Di Libanori è l’indagine che ha portato allo scioglimento della comunità Loyola, dove il teologo artista ha perpetrato a partire dagli anni ‘90 abusi psicologici, spirituali e sessuali su diverse consacrate. In un’intervista al quotidiano francese La Croix del 16 febbraio 2023, Libanori smentì che Rupnik si fosse mai pentito, smentendo di fatto quanto affermato dal generale dei gesuiti p. Arturo Sosa, che in un’intervista aveva affermato il contrario. Libanori ha poi sempre sostenuto le vittime dell’ex gesuita nel loro diritto a un processo e aveva messo in luce che a impedirlo era intervenuta la prescrizione». Il papa, che ha sempre protetto Rupnik, tanto da incontrare non le vittime, ma la presidente del Centro Aletti di Rupnik, lo scorso ottobre, quella prescrizione l’ha tolta, per rendere possibile il processo. Forse ha cominciato forse a nutrire dubbi sull’innocenza di Rupnik, forse ha capito e apprezzato la posizione di Libanori e lo ha voluto valorizzare ora con un incarico di rilievo, al suo fianco. Si capirà solo con il tempo.

    Quanto alla rimozione del cardinal vicario De Donatis, quasi certamente si tratta di un siluramento. La Penitenzieria apostolica è infatti un organismo antico e prestigioso di scarsa rilevanza su un piano “politico”. Se è vero che il papa sta cambiando idea su Rupnik, potrebbe aver punito De Donatis, con cui il rapporto è sempre stato teso, per la sua posizione ultragarantista nei confronti del mosaicista, poi espulso dalla Compagnia di Gesù, o per il comunicato del vicariato dai toni compiaciuti e ben poco formali che lo scorso autunno dava conto delle conclusioni positive della visita canonica al Centro Aletti definendone la vita comunitaria «sana e priva di particolari criticità», che sembra aver messo in imbarazzo i vescovi della Diocesi.

  • Mano dura del papa sulla “sua” diocesi: De Donatis e Libanori rimossi dal Vicariato di Roma

    Mano dura del papa sulla “sua” diocesi: De Donatis e Libanori rimossi dal Vicariato di Roma

    ROMA-ADISTA. La notizia era stata anticipata il 5 aprile in serata dal blog Messa in latino, ma la conferma è arrivata il 6, dal Bollettino della Sala Stampa vaticana: decapitato il Vicariato di Roma, con la nomina del cardinal vicario Angelo De Donatis a penitenziere maggiore in Vaticano (e la conseguente uscita del predecessore card. Mauro Piacenza, ottantenne, presidente internazionale della fondazione Aiuto alla Chiesa che soffre), e la rimozione dal suo ruolo di vescovo ausiliare per Roma centro del gesuita mons. Daniele Libanori, per il quale è stato disegnato il ruolo di «assessore del Santo Padre per la vita consacrata». Un vero terremoto nella diocesi di cui papa Francesco è vescovo, epilogo di un lungo periodo di tensioni e conflitti interni, che si aggiunge alla recente rimozione di un altro vescovo ausiliare, mons. Riccardo Lamba (ora vescovo a Udine) a nemmeno due anni dalla sua nomina a responsabile del settore est di Roma e a poco più di uno da quella a guida del servizio diocesano tutela minori e persone vulnerabili.

    «Assessore del Santo Padre»

    Perché il papa ha voluto rimuovere Libanori, dopo averlo nominato ausiliare nel 2017, e chiamarlo a un ruolo del tutto inedito, ad hoc, che non ha precedenti? Promozione o siluramento? Difficile dirlo, per il momento. Ci sono casi pregressi di nomine ad “assessore”, un ruolo che in genere è stato attribuito a personaggi da “salvare” o per i quali non si intravedevano altri incarichi all’interno dell’organigramma vaticano. Ma qui c’è un plus: «assessore del Santo Padre». L’assessore è colui che assiste un superiore nell’esercizio delle sue funzioni. Nella versione inglese del comunicato è supervisor: sovrintendente, garante. Si brancola nel buio, perché di una simile carica non c’è traccia. Sulla carta potrebbe trattarsi di una superpromozione, ma perché, allora, non inquadrarlo in una posizione apicale all’interno di un Dicastero? Già, perché se diventasse una sorta di supergarante della vita consacrata che affianca e consiglia il papa in questa materia, in che rapporto si porrebbe con il Dicastero per la vita consacrata, e in particolare con il prefetto, card. João Braz de Aviz?

    Libanori ha maturato molta esperienza nella sua veste di commissario di comunità religiose problematiche: dalla slovena Comunità Loyola, co-fondata dall’ex gesuita abusatore Marko Rupnik, alla Famiglia di Maria, comunità dalle origini controverse della quale su Adista abbiamo documentato le derive settarie attraverso la voce di testimoni. E forse in questo ambito è da cercare una risposta.

    La difesa delle vittime di Rupnik

    Nella gestione del caso Rupnik, Libanori ha sempre ascoltato le sopravvissute agli abusi, dando loro credito e attenzione, e non ha mai difeso Rupnik, che invece gode ancora adesso di grandi protezioni in Vaticano e presso il cardinale, ormai ex vicario, De Donatis. Di Libanori l’indagine che ha poi portato allo scioglimento della comunità Loyola, dove il teologo artista ha perpetrato a partire dagli anni ‘90 abusi psicologici, spirituali e sessuali su diverse consacrate. In un’intervista al quotidiano francese La Croix del febbraio 2023, Libanori smentì che Rupnik si fosse mai pentito: «Quando si commettono atti del genere, si tiene un profilo basso. Ma lui non ha mai avuto una parola da dire loro [alle vittime], non si è mai assunto la responsabilità. Da parte mia, sono convinto che la questione sia psichiatrica». Una affermazione dirompente, perché di fatto si scontrava con quanto affermato dal generale dei gesuiti p. Arturo Sosa in un’intervista all’Associated Press (14/12/22), in relazione all’annullamento (proprio in seguito a un presunto pentimento) della scomunica latae sententiae (cioè automatica) comminata al religioso sloveno dal Dicastero per la Dottrina della Fede (DDF) nel 2019 per assoluzione del complice in confessione, poi revocata, presuntamente dal papa stesso: «Come si revoca una scomunica? La persona deve riconoscerlo e deve pentirsi, cosa che Rupnik ha fatto».

    Libanori ha poi sempre sostenuto le vittime nel loro diritto a un processo: «Nessuno può far tacere il sangue di Abele che grida», disse nella stessa intervista a La Croix, «per farlo tacere, è necessario un giudizio. Le vittime, anche a distanza di più di trent’anni – un tempo che equivale a una condanna all’ergastolo – hanno il diritto di sentire dalle autorità una parola definitiva che metta a tacere il dubbio sulla loro colpevolezza e restituisca loro dignità proclamando ciò che è vero, cioè che sono state vittime». E dunque metteva in luce, sempre nell’intervista, il fatto che «se la loro testimonianza non è stata seguita da una sentenza, è perché è intervenuta la prescrizione».

    Il papa, lo scorso ottobre, quella prescrizione l’ha tolta, per rendere possibile il processo (almeno sulla carta, perché a ora, e sono passati mesi, non se ne ha alcuna notizia). Si è convinto forse che l’innocenza di Rupnik andava verificata? Ha capito e apprezzato la posizione di Libanori? Lo ha voluto valorizzare ora con un incarico straordinario e di enorme rilievo? Anche a voler vedere positivo, un legame esplicito alla figura del papa (come assessore del Santo Padre) suona in ogni caso come un salto nel vuoto, nella fase finale del pontificato.

    È un fatto, in ogni caso, che papa Francesco abbia sempre sostenuto l’ex gesuita abusatore: presunta revoca della scomunica a parte, non ha mai voluto incontrare le vittime ma lo scorso settembre ha ricevuto la presidente della scuola d’arte-atelier-comunità di Rupnik (Centro Aletti), Maria Campatelli diffondendo pubblicamente le foto dell’incontro.

    Letto in questa diversa chiave, l’atteggiamento rigoroso di Libanori nel caso Rupnik (che lo ha messo anche in tensione con il suo superiore De Donatis) potrebbe avere spinto un Francesco difensore di Rupnik a “renderlo innocuo”, mettendolo in una posizione sostanzialmente ininfluente, in cui possa controllarlo. Si torna alla domanda iniziale: promozione o punizione? Si capirà solo con il tempo.

    Il declino di Roma sotto De Donatis

    La rimozione del cardinal vicario Angelo De Donatis e la nomina a penitenziere maggiore in Vaticano potrebbe essere dovuta a motivazioni differenti, e suona inequivocabilmente come un siluramento. La Penitenzieria apostolica è un organismo antico e prestigioso che si occupa di delitti del foro interno, ossia azioni considerate sotto l’aspetto del peccato (“tribunale della misericordia”, lo ha definito papa Francesco) al quale ci si rivolge per ottenere penitenze e indulgenze, ma ha scarsa rilevanza e incidenza su un piano “politico” e di “potere”.

    Insomma, sembra di poter affermare che il papa ha scaricato il “suo” cardinal vicario. Sono passati i tempi della stretta coesione tra il vescovo di Roma e il suo vice, con i loro fasti: basti pensare allo stretto rapporto Wojtyla–Ruini (l’uomo dei superpoteri: vicario dal 1991 al 2008, quando andò in pensione a 77 anni; ma anche presidente CEI per tre quinquenni, nello stesso periodo) o Ratzinger–Vallini (vicario per 9 anni, dal 2008 al 2017, quando andò in pensione all’età di 77 anni).

    Il card. De Donatis fu scelto dopo aver consultato la Chiesa romana, clero e laici: il papa infatti convocò a sorpresa i 36 parroci prefetti della diocesi di Roma, chiedendo loro di indicare criticità ed esigenze della diocesi e il profilo del nuovo vicario e spingendoli a fare anche dei nomi. A quanto sembra, il nome che uscì da queste “primarie” fu proprio quello di De Donatis, che aveva un lungo pregresso di familiarità con il clero romano e un curriculum tutto interno ai sacri palazzi (al contrario, ad esempio, di mons. Paolo Lojudice, per anni parroco di periferia a Tor Bella Monaca, prima di essere nominato, nel 2015, vescovo ausiliare per il settore sud della diocesi di Roma e poi, nel 2019, vescovo a Siena). De Donatis fu direttore dell’ufficio clero del vicariato dal 1990 al 1996, direttore spirituale al Pontificio Seminario Romano Maggiore dal 1990 al 2003, poi parroco della basilica di San Marco Evangelista al Campidoglio, assistente per la diocesi di Roma dell’Associazione Nazionale Familiari del clero; membro del Consiglio presbiterale diocesano; nel 2014 predicatore degli esercizi spirituali alla Curia romana in quaresima, l’anno dopo papa Francesco lo nomina vescovo titolare di Mottola e vescovo ausiliare di Roma, incaricato per la formazione permanente del clero. Nel 2016 presiede la riflessione nel corso del Giubileo dei sacerdoti della diocesi di Roma.

    Nonostante il placet del clero di Roma, le cose tra De Donatis e Francesco non vanno lisce; è noto lo strappo con il papa nel marzo 2020, durante il lockdown, quando De Donatis decreta la chiusura delle chiese della diocesi fino al 3 aprile, come da disposizioni del Consiglio dei Ministri italiano e della CEI. Ciò provoca il risentimento del papa, che il giorno successivo afferma in un’omelia che «le misure drastiche non sempre sono buone» e prega perché i pastori prendano «misure che non lascino da solo il santo popolo fedele di Dio». Immediata la rettifica di De Donatis, che riapre le chiese della diocesi, affermando però che la decisione “drastica” del giorno precedente non era stata presa autonomamente, ma di concerto con il papa.

    Da lì in poi, le cose vanno sempre peggio, tanto da far parlare di una imminente sostituzione, forse proprio con quel Lojudice che il papa stimava e che conosceva bene Roma. Nel dicembre 2022 l’esplosione del caso Rupnik sulle pagine di Domani vedono il cardinal vicario (del quale Rupnik è stato mentore e guida) trincerarsi in una posizione ultragarantista nei confronti del mosaicista gesuita, poi espulso dalla Comagnia di Gesù: «Noi ministri di Cristo – scriveva in un comunicato stampa all’epoca – non possiamo essere meno garantisti e caritatevoli di uno Stato laico, trasformando de plano una denuncia in reato. I giudizi che vediamo diffondersi da parte di molti con particolare veemenza, non sembrano manifestare né un criterio evangelico di ricerca della verità, né un criterio di base su cui si fonda ogni stato di diritto, a verbis legis non est recedendum». Nel settembre 2023, poi, subito dopo l’incontro del papa con Maria Campatelli, un comunicato del vicariato dai toni soddisfatti che dava conto delle conclusioni della visita canonica al Centro Aletti (dal 2019 associazione pubblica di fedeli, sotto la giurisdizione della diocesi di Roma) definendone la vita comunitaria «sana e priva di particolari criticità», sembra aver messo in imbarazzo i vescovi della Diocesi.

    La posizione di De Donatis nel caso Rupnik accende certamente polemiche e tensioni interne al vicariato, ma più in generale, sotto il suo governo (e anche ultimamente), si aggravano anche questioni amministrative e finanziarie che alimentano conflitti intestini e che l’inspiegabile girandola di vescovi ausiliari spesso spediti altrove di punto in bianco a pochi mesi dalla nomina, unita ai malumori dei parroci e a squilibri di potere, non contribuisce certo a risanare. Tanto che già nell’aprile 2021, senza alcun annuncio ufficiale (la notizia trapelò grazie all’agenzia Aci Prensa), era stato avviato un audit contabile dell’ufficio del revisore generale della Santa Sede, presieduto da Alessandro Cassinis Righini. L’audit mirava a valutare il bilancio consuntivo e previsionale, vari aspetti dell’amministrazione e delle procedure, gli investimenti finanziari, la gestione del patrimonio e le risorse umane della diocesi di Roma, che amministra più di 500 chiese (330 le parrocchie) e numerosi enti, e che conta circa 1.000 sacerdoti diocesani. Una misura tanto più necessaria quanto più ci si avvicinava all’avvio di progetti per il Giubileo.

    Il papa si riprende il vicariato

    Nel gennaio 2023 il papa prende da lontano la questione della leadership romana, emanando la costituzione apostolica In ecclesiarum communione, con la quale ristruttura il vicariato, le cui difficoltà sono anche testimoniate dall’avvicendamento repentino di diversi vescovi ausiliari e dal grande potere conquistato da alcuni responsabili di settore, a cominciare dal segretario generale, il prete neocatecumenale cremonese Pierangelo Pedretti (che ereditò il suo ruolo nel 2019 dall’ausiliare mons. Gianrico Ruzza, anche lui durato appena 4 anni in vicariato). È una ristrutturazione per lo più di facciata, che afferma di voler valorizzare la «sinodalità» e la «collegialità episcopale» ma che nella sostanza sottopone tutto rigidamente al giudizio finale e al potere decisionale del vescovo di Roma, il papa stesso, e nella quale il ruolo dei laici è ridotto a mero ornamento di funzioni saldamente in mani ecclesiastiche. Fa eccezione una nuova creatura, la Commissione indipendente di vigilanza, formata da sei laici, voluta da Francesco per controllare la gestione amministrativa e finanziaria della diocesi, anche per ciò che riguarda la suddivisione dei poteri tra vescovi.

    Nella sostanza, questa ristrutturazione sembra una sorta di commissariamento dello stesso De Donatis, drasticamente demansionato: il cardinale vicario «non intraprenderà iniziative importanti o eccedenti l’ordinaria amministrazione» senza preventivamente consultarsi col papa. E a guadagnare terreno è il vicegerente, che supera in incarichi il vicario, e coordina l’amministrazione interna della Curia diocesana, dirige gli uffici della Segreteria generale del Vicariato, modera gli uffici del Vicariato nell’esercizio delle loro funzioni, convoca mensilmente la riunione dei direttori di tutti gli uffici del Vicariato. Scelto per questa funzione è mons. Baldassarre Reina, ausiliare a Roma da pochi mesi (sostituisce mons. Gianpiero Palmieri, anch’egli ausiliare per poco tempo, poi nominato da Francesco vescovo ad Ascoli Piceno), che il 2 aprile scorso è stato nominato anche nuovo vescovo responsabile del Servizio Diocesano per la Tutela dei Minori e delle Persone vulnerabili (ruolo già di mons. Lamba). «La Chiesa perde la sua credibilità quando viene riempita da ciò che non è essenziale alla sua missione o, peggio, quando i suoi membri, talvolta anche coloro che sono investiti di autorità ministeriale, sono motivo di scandalo con i loro comportamenti infedeli al Vangelo», scrive Francesco nella costituzione apostolica, che esprime l’intenzione del papa di riprendere in mano personalmente la gestione della diocesi, anche a livello amministrativo, e di avere l’ultima parola su molte cose, compresa la nomina dei parroci.

    Un nuovo cardinal vicario per il Giubileo?

    L’attuale rimozione di De Donatis è tanto più significativa dal momento che è molto raro che un cardinale sia rimosso dalla sua diocesi prima dello scadere dei 75 anni: per motivi molto diversi e non paragonabili lo furono il card. Giacomo Lercaro e il card. Angelo Scola. Ma è ancora più significativa dal momento che la diocesi in questione è Roma, il cui vescovo è il papa.

    E se al momento diverse sono le voci di “candidature” che si rincorrono sull’identità del prossimo cardinal vicario (da Lojudice, a Reina, al presidente della Cei card. Matteo Zuppi), non ci sarebbe da stupirsi se il ruolo restasse vacante: avendolo svuotato di significato e avendone ridotto rilevanza e competenza, Francesco potrebbe pensare di farne a meno, assumendo in prima persona il governo della diocesi, in quanto già vescovo di Roma. Se non fosse che il Giubileo alle porte forse consiglierebbe di integrare una figura che funga da interfaccia tra Roma e Vaticano. Per il momento, a presidiare la tormentata diocesi romana – sempre che non vi siano altri avvicendamenti in vista: il papa ha convocato per domani 8 aprile un Consiglio episcopale a Santa Marta – restano gli ausiliari mons. Daniele Salera (dal 2022), mons. Dario Gervasi (dal 2020), mons. Baldassare Reina (vicegerente, nominato ausiliare nel 2022), mons. Paolo Ricciardi (dal 2017, ha appena sostituito nel settore est di Roma mons. Riccardo Lamba, dall’1 marzo vescovo a Udine), mons. Benoni Ambarus (dal 2021) e mons. Michele Di Tolve (dal 2023).

    Qualche ora dopo la diffusione della notizia della propria rimozione, De Donatis ha pubblicato una lettera: al netto dei ringraziamenti e delle frasi di prammatica, a dare il tono del suo stato d’animo è la citazione evangelica con cui lo scritto si apre: «In verità, in verità ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi. E detto questo aggiunse: “Seguimi”».

    https://www.adista.it/articolo/71719

  • Denunciano che il segretario della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori ha coperto un prete colombiano

    Denunciano che il segretario della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori ha coperto un prete colombiano

    Luis Manuel Alí , il nuovo segretario della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori, ha coperto un sacerdote colombiano. Lo ha ammesso in una comunicazione con questo corrispondente il 15 settembre 2023, riconoscendo di non aver mai informato la Procura Generale del caso di José de Jesús Amaya León , superiore generale dei Missionari Eudisti.

  • Il Papa scambia i leader alla commissione abusi, mesi dopo i rapporti sui rapporti finanziari del prete

    Il Papa scambia i leader alla commissione abusi, mesi dopo i rapporti sui rapporti finanziari del prete

    Papa Francesco il 15 marzo ha nominato una nuova leadership alla sua commissione papale sugli abusi sessuali del clero, nominando un prelato colombiano e un ex funzionario della conferenza episcopale degli Stati Uniti per gestire le operazioni quotidiane del gruppo.

    Il cambio di leadership segue le dimissioni di uno dei membri più importanti della commissione e arriva mesi dopo che i rapporti sui precedenti rapporti finanziari del segretario uscente hanno sollevato dubbi sulla sua idoneità a guidare un gruppo incaricato di promuovere le migliori pratiche per prevenire comportamenti scorretti e abusi.

    Oblato p. Andrew Small, con doppia cittadinanza britannica e statunitense, dal 2021 prestava servizio ad interim come funzionario n. 2 presso la Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori. Gli succederà mons. Luis Manuel Alí Herrera, attualmente vescovo ausiliare di Bogotá , Colombia, che Francesco ha nominato nuovo segretario del gruppo.

    Alí, uno psicologo, è già stato membro della commissione. Dal 2022 è segretario generale della Conferenza episcopale colombiana. 

    Al fianco di Herrera ci sarà Teresa Kettelkamp, ​​ex funzionaria delle forze dell’ordine statunitensi che in precedenza ha guidato l’ufficio per la protezione dell’infanzia e della gioventù per i vescovi statunitensi. Kettelkamp, ​​che Francis ha nominato segretario aggiunto, è membro della commissione dal 2018. 

    Il cardinale di Boston Sean O’Malley, che è stato presidente della commissione sin dalla sua creazione da parte di Francesco nel 2014 , rimane in quel ruolo. Il suo mandato dovrebbe concludersi a giugno, quando O’Malley raggiungerà gli 80 anni, l’età pensionabile obbligatoria per i vescovi cattolici.

    In una dichiarazione, O’Malley ha affermato che Ali è attualmente il membro più longevo della commissione e che Kettelkamp aveva precedentemente guidato uno dei più grandi uffici di tutela nazionale nella chiesa statunitense. 

    “Come membri della Commissione da molti anni, riflettono una forte attenzione alla continuità del lavoro e dell’agenda della Commissione sin dalla sua espansione nel 2022”, ha affermato O’Malley. “Sono ben conosciuti nella comunità dei professionisti della tutela e sono fiducioso che porteranno un approccio basato sul lavoro di squadra al nostro lavoro comune.”

    Il cardinale ha anche elogiato quella che ha definito “visione e tenacia” di Small nel suo lavoro per la commissione.

    Le domande hanno turbinato sul futuro di Small per quasi un anno, dopo che un’indagine dell’Associated Press nel maggio 2023 ha rivelato dettagli di operazioni finanziarie da lui intraprese nel suo precedente ruolo di direttore nazionale di un’organizzazione cattolica negli Stati Uniti incaricata di indirizzare denaro verso le missioni della chiesa in paesi in via di sviluppo.

    Il rapporto descrive in dettaglio il trasferimento di almeno 17 milioni di dollari dalle Pontificie Opere Missionarie a un’operazione di investimento ad impatto creata da Small. Inizialmente il sacerdote aveva continuato a dirigere quell’operazione mentre prestava servizio in Vaticano.

    Small ha negato qualsiasi illecito finanziario e non ha risposto alle richieste di commenti di NCR lo scorso anno in merito al rapporto.

    La situazione della commissione ha suscitato indignazione da parte di numerosi importanti sopravvissuti agli abusi e dei loro sostenitori, inclusi ex membri della commissione vaticana sugli abusi. Almeno uno di questi membri ha chiesto un’indagine interna sui rapporti finanziari di Small.

    Tre giorni dopo la pubblicazione del rapporto iniziale dell’AP su Small, Francesco è uscito dal copione parlando a un raduno di raccoglitori di fondi missionari del Vaticano per mettere in guardia dal rischio di corruzione tra i loro ranghi.

    «Se manca la spiritualità ed è solo una questione di imprenditorialità, arriva subito la corruzione», disse allora il papa. “E lo abbiamo visto anche oggi: sui giornali si vedono tante storie di presunta corruzione in nome della natura missionaria della Chiesa”.

    NCR ha successivamente confermato che il Papa ha fatto riferimento direttamente all’articolo di AP in un incontro con i giornalisti spagnoli quello stesso giorno.

    Oltre alle Pontificie Opere Missionarie, Small aveva precedentemente lavorato anche come consigliere di politica estera presso la Conferenza episcopale statunitense.

    Mentre Small è stato elogiato per la sua abilità nella raccolta fondi – inclusa la supervisione del trasferimento della commissione in un nuovo ufficio in uno storico palazzo del XVI secolo nel centro di Roma – gli ex membri della commissione hanno ripetutamente sollevato dubbi sulla sua leadership. Hanno anche sollevato dubbi sull’indipendenza del gruppo dalle strutture vaticane, a seguito di una revisione dei suoi membri e delle sue operazioni prevista nel 2022. 

    Nel marzo 2023, il gesuita p. Hans Zollner, consigliere di lunga data del papa sugli abusi del clero, si è dimesso dalla commissione dopo aver sollevato pubblicamente seri dubbi sulla sua leadership. All’epoca, O’Malley difese l’efficacia dell’organismo, impegnandosi ad affrontare le preoccupazioni sollevate da Zollner. 

    Alla luce dello sconvolgimento, l’ex membro della commissione e sopravvissuta irlandese agli abusi Marie Collins, insieme all’ex presidente irlandese Mary McAleese, hanno scritto una lettera al papa nel maggio 2023 sostenendo che la commissione aveva subito “danni esistenziali” e chiedendo a Francesco di farlo. intervenire per salvare il gruppo. 

    Nel corso dei mesi successivi, continuarono ad emergere domande sull’idoneità di Small per il ruolo. 

    Un post del 25 dicembre 2022 di Small in cui lui tiene in braccio un cucciolo di 3 mesi, descrivendosi come “si sente felice nella Città del Vaticano” e con il testo “Buon Natale da me e Mancia. Ha 3 mesi. Tenendo il minorenni al sicuro!” è stato ampiamente diffuso sia tra i funzionari vaticani che tra i sopravvissuti agli abusi. Ciò ha suscitato preoccupazioni per il suo utilizzo dei social media, dove apparentemente scherzava sulla questione della protezione dei minori.

    All’inizio di questo mese, la commissione si è riunita a Roma per la sua riunione plenaria regolarmente programmata e ha annunciato che presto pubblicherà il suo “rapporto annuale pilota” sulle politiche di salvaguardia su richiesta del papa.

    Il rapporto, atteso per giugno, offrirà “raccomandazioni su come andare avanti nel raggiungimento degli obiettivi di verità, giustizia, riparazione” e su come prevenire gli abusi sessuali sui minori nella Chiesa, ha affermato la commissione.

    https://www.ncronline.org/vatican/vatican-news/pope-swaps-leaders-abuse-commission-months-after-reports-priests-financial