Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Il cardinale Fernández rompe il silenzio sul libro ‘Passione mistica, spiritualità e sensualità’: “Certamente non scriverei adesso”

    Il cardinale Fernández rompe il silenzio sul libro ‘Passione mistica, spiritualità e sensualità’: “Certamente non scriverei adesso”

    Il prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede riconosce che si tratta di “un libro di gioventù che certamente non scriverei adesso”. Inoltre, sottolinea che “molto tempo dopo quel libro ne scrissi altri molto più seri come “La forza curativa del misticismo” e “La forza trasformante del misticismo”.

    Il libro, quindi, è autentico anche se nel corso della giornata si è ampiamente commentato che questo libro non era incluso nel suo curriculum e che egli lo pubblicò sul sito ufficiale del Vaticano quando fu nominato prefetto della Dottrina della Fede in sostituzione del cardinale Ladaria. Víctor Manuel Fernández risulta autore di numerosi libri sulla spiritualità ma questo libro in questione non figura tra le sue opere.

    La spiegazione offerta dal cardinale è che “ho cancellato quel libro poco dopo la sua uscita e non ne ho mai permesso la ristampa”. Riguardo al motivo che lo spinse a scriverlo nel 1998, Víctor Manuel Fernández spiega che il suddetto libro “aveva senso in un momento di dialogo con giovani coppie che volevano comprendere meglio il significato spirituale delle loro relazioni, ma poco dopo ho pensato che Potrei essere frainteso.” In questo modo indica che le descrizioni che fa di natura sessuale sono orientate ai matrimoni.

    Per evitare quanto accaduto oggi, il cardinale argentino ha deciso di cancellare quel libro. Per questo sottolinea che “non credo sia un bene che venga diffuso adesso”. Infine, il cardinale Víctor Manuel Fernández risponde a InfoVaticana dicendo che non ne ha autorizzato la diffusione “ed è contrario alla mia volontà” che questo libro venga diffuso adesso.

    https://infovaticana.com/2024/01/09/el-cardenal-fernandez-rompe-su-silencio-sobre-el-libro-la-pasion-mistica-espiritualidad-y-sensualidad-ciertamente-ahora-no-escribiria/

  • Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 18 del 6 gennaio

    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 18 del 6 gennaio

    • Alessio Di Florio – Verità e giustizia per Emanuela Orlandi, sit in a Roma il 13 gennaio

    Il 13 gennaio è il giorno del compleanno di Emanuela Orlandi, data in cui il fratello Pietro e tutta la famiglia ogni anno tornano ad esprimere la battaglia lunga ormai più di quarant’anni per chiedere verità e giustizia sul suo rapimento. Anche quest’anno ci sarà una nuova manifestazione a Roma. Appuntamento il 13 gennaio in piazza Cavour alle ore 15.30. “Verità e giustizia per Emanuela Orlandi” si legge nel manifesto di convocazione in cui è riportata la frase di Dostoevskij «Chiunque voglia sinceramente la verità è sempre spaventosamente forte».

    Nei giorni scorsi Pietro Orlandi ha rilanciato un’inchiesta di Andrea Purgatori in cui è stata riportata l’inchiesta di Mino Pecorelli sulla “Gran Loggia vaticana”. Purgatori intervistò Rosita Pecorelli, sorella del giornalista ucciso. «Mino mandò a Papa Luciani l’elenco dei prelati infedeli … Quella notte il Papa morì» ha dichiarato Rosita Pecorelli nell’intervista. «Questa interessantissima inchiesta di Andrea Purgatori ( che consiglio di vedere)spiega molto bene il mondo sporco di quegli anni tra Stato, Chiesa e criminalità, il coraggio di Andrea di raccontare le cose senza peli sulla lingua – ha scritto sui social Pietro Orlandi – un mondo che ancora oggi occulta la verità sul rapimento di Emanuela».

    Nell’inchiesta sulla “Gran Loggia vaticana” Pecorelli rivelava che 121 tra alti prelati e cardinali erano membri di una loggia massonica. «Tra loro ce ne erano quattro che riportano ad Emanuela Orlandi: l’allora segretario di Stato Agostino Casaroli, il cardinale Ugo Poletti che fornì la dispensa per la sepoltura del capo della fazione testaccina della Banda Magliana Enrico De Pedis nella Basilica di Sant’Apollinare, sede della scuola di musica di Emanuela – sottolinea Alessandra De Vita su Il Fatto Quotidiano online – nell’elenco consegnato a Papa Luciani, poche ore prima della sua morte, c’erano anche Pietro Vergari, ex rettore della stessa Basilica di Sant’Apollinare e indagato nella seconda inchiesta sul caso Orlandi (poi archiviata) per concorso in sequestro e Paul Marcinkus, ex capo dello Ior, la banca Vaticana».


    • Federica Tourn – I risarcimenti alle vittime di abuso: un problema aperto

    La Chiesa francese sta cominciando a fare letteralmente i conti di quanto costano i preti pedofili. I numeri aggiornati a ottobre 2023 indicano che hanno interpellato la la Commission Reconnaissaince e Réparation, il programma di ascolto e indennizzo delle vittime di abuso clericale una commissione istituita dai vescovi francesi in seguito alla pubblicazione del rapporto Ciase, 801 persone, di cui 313 hanno ricevuto un risarcimento, per una cifra totale che supera gli undici milioni; 1186 persone si sono invece rivolte all’Inirr dell’Inirr, l’Instance nationale de reconaissance et de réparation, , l’omologa commissione istituita per i religiosi (dati del marzo 2023), di cui 190 sono state risarcite con una cifra media di 37mila euro (il massimo è 60 mila euro):  le due commissioni hanno finora sborsato più di diciotto milioni di euro per soli 503 casi. I soldi  arrivano da un fondo di solidarietà, il fondo Selam, istituito dalla conferenza dei vescovi nel luglio 2021. Alla sua costituzione, questo fondo aveva all’attivo venti milioni, cinque dei quali erano destinati a risarcire le vittime di abuso, ma è stato subito evidente che sarebbero bastati appena per un acconto.  Un’inchiesta di France 2, però, ha fatto i conti in tasca alla chiesa nazionale e ha verificato che la cifra messa a disposizione dei sopravvissuti non è che l’1% del suo patrimonio, stimato intorno agli otto miliardi: la sola diocesi di Lione ha 84,3 milioni di beni immobili e quella di Parigi arriva a 238,8 milioni di euro, con ben 737 immobili.

    Oltreoceano, il problema è ben chiaro da anni. Un’ondata di cause legali ha travolto la Chiesa cattolica negli Stati Uniti dopo che, nel 2019, è stata permessa una finestra di deroga di tre anni alla prescrizione per gli abusi sui minori. Per far fronte alle richieste di risarcimento, molte diocesi hanno fatto ricorso al Capitolo 11, una norma del diritto fallimentare che permette di stipulare una sorta di concordato preventivo, in cui viene garantita la liquidazione dei debiti con un risarcimento forfettario; l’azienda o l’istituzione rimangono però in funzione, «con i loro meccanismi di guadagno e i loro segreti legali nascosti», come precisa David Clohessy, ex direttore di Snap, la più grande rete di sostegno ai sopravvissuti agli abusi dei sacerdoti degli Stati Uniti. Questo non significa che la Chiesa non abbia i mezzi per pagare: «nessuna diocesi è senza soldi – precisa Clohessy – i funzionari della Chiesa affermano di essere in rosso, ma in realtà ciò che temono davvero è il contenzioso con le vittime, e in particolare il dover affrontare domande difficili, sotto giuramento, su quanto sapevano e quanto poco hanno fatto per fermare i crimini sessuali commessi dai preti sui minori».

    Fonte: Domani


    • Francesco Zanardi – Più di 40 anni a combattere fantasmi, ricordi, traumi e dolore

    Più di 40 anni a combattere fantasmi, ricordi, traumi e dolore. A quell’età eravamo vittime e non solo di pedofili compulsivi e stupratori seriali, eravamo anche vittime dell’abuso del loro potere e della coscienza.

    Nove mesi dopo lo scandalo degli abusi clericali scoppiato in Bolivia, Flores e un gruppo di persone colpite hanno fondato la Comunità Boliviana dei Sopravvissuti, la prima associazione nazionale delle vittime della pedofilia nel paese latinoamericano. Il suo obiettivo è che ci sia un rifugio per queste persone, in modo che possano venire con fiducia per raccontare la loro storia e sentirsi accolti. “Cerchiamo giustizia, la nostra lotta è per la sicurezza dei nostri ragazzi e ragazze”, dice Flores, che è stato nominato presidente dell’associazione.

    Al momento sono 25 i membri attivi che compongono l’organizzazione, ma già si contano che più di mezzo migliaio di persone hanno subito abusi in Bolivia negli ultimi decenni, circa 200 all’interno della Compagnia di Gesù. Lo scandalo degli abusi in Bolivia è scoppiato a maggio, dopo la pubblicazione di un’inchiesta di EL PAÍS sul diario segreto del sacerdote spagnolo Alfonso Pedrajas in cui questi confessava di aver abusato di 85 minori tra gli anni ’60 e l’inizio degli anni 2000. Il gesuita, che morto nel 2009, ha detto di averlo detto più volte ai suoi superiori e che loro gli hanno insabbiato la cosa.

    “Non sapevamo essere tanti, di essere troppi. Dopo che è stato rivelato il diario del prete pedofilo, ci siamo ritrovati e abbiamo scoperto l’inferno a cui eravamo collettivamente condannati”, dice Flores. Il rapporto ha provocato un terremoto mediatico venendo alla luce numerosi casi fino ad ora inediti.

    La Procura boliviana ha avviato un’importante indagine, ancora aperta, e la Conferenza episcopale boliviana ha creato una commissione per raccogliere denunce.

    El Pais


    • Pierelisa Rizzo – Abusi nella chiesa evangelica

    Sono attesi per il prossimo 25 gennaio i risultati i uno studio, in Germania secondo i quali anche nella Chiesa evangelica riformata in Svizzera ci sono stati molti abusi. A dirlo è la presidente dell’istituzione, Rita Famos, secondo cui vi è la necessità di agire e di riesaminare i casi di violenza sessuale.

    La Chiesa evangelica riformata si è voltata dall’altra parte per troppo tempo”, ha detto la Famos nel corso di una trasmissione su una radio svizzerotedesca.

    “Anche noi abbiamo i nostri casi e certamente sono parecchi”, ha ammesso la presidente, pur dicendosi dell’opinione che la portata sia inferiore a quella emersa nella Chiesa cattolica. La Chiesa Evangelica sta cercando un modo di fare i conti con il proprio passato e garantire di essere un “luogo sicuro” per le persone che cercano sostegno e consulenza, ha continuato Famos. Per far ciò, ad esempio, sono stati istituiti centri di segnalazione per i casi di abuso mentre si fa sempre più strada la possibilità di realizzare uno studio nazionale separato sulla situazione in Svizzera.

    Fonte https://www.laregione.ch


    • Federico Tulli – Dieci anni dopo

    «La Commissione è fortemente preoccupata perché la Santa Sede non ha riconosciuto la portata dei crimini commessi, né ha preso le misure necessarie per affrontare i casi di abuso sessuale e per proteggere i bambini, e perché ha adottato politiche e normative che hanno favorito la prosecuzione degli abusi e l’impunità dei responsabili». È uno dei passaggi più significativi del rapporto redatto dalla Commissione Onu sui diritti dell’infanzia deputata al controllo del rispetto della relativa  Convenzione da Parte del Vaticano. Ratificata nel 1990 dalla Santa Sede, la Convenzione prevede come clausola ineludibile l’obbligo di proteggere la crescita dei bambini da qualsiasi situazione a rischio. Secondo la Commissione Onu l’essenza della Convenzione è stata ripetutamente e palesemente violata dal Vaticano, elencando i motivi in un rapporto che fu reso noto il 5 febbraio 2014 al termine di una capillare inchiesta avviata a luglio del 2013.

    Sono dunque passati dieci anni da quel durissimo atto di accusa. L’indagine si basò su migliaia di denunce raccolte nel corso di anni da Survivors Voice Europe, Snap, Rete l’Abuso e altre onlus che si occupano della tutela dei diritti delle vittime di preti pedofili. Le organizzazioni hanno chiesto di conoscere i motivi per cui la Santa sede per decenni ha ignorato le denunce contro pedofili ben noti. Tra questi spicca il fondatore dei Legionari di Cristo, Marcial Maciel Degollado, ‘protetto’ di Giovanni Paolo II che proprio nel 2014 è stato santificato quasi a tempo di record da papa Francesco e dal papa emerito Benedetto XVI.  Perché per decenni furono ignorate le denunce nei suoi confronti? Perché migliaia di sacerdoti pedofili sono stati trasferiti da un luogo all’altro invece di essere consegnati alle forze dell’ordine?  E come mai a fronte della ‘tolleranza zero’ annunciata sia da Benedetto XVI sia da Francesco I, ci sono stati «tentativi di nascondere e occultare nuovi casi?» è stato chiesto ai nunzi vaticani, monsignori Tomasi e Scicluna. «Come mai non vige l’obbligo di denuncia dei crimini all’autorità giudiziaria del paese? Agire contro i responsabili fa parte della giustizia». Una delle risposte fu che  «la regola è sempre stata quella di rispettare le leggi nazionali vigenti nei paesi dove la Chiesa opera». In Italia come sappiamo questo obbligo non c’è e i vescovi italiani non hanno sentito nemmeno la necessità morale di darselo. Tomasi e Scicluna hanno quindi riferito che la Santa Sede ha accolto favorevolmente tutti i suggerimenti che potessero aiutare a proteggere i bambini. Peccato che solo un mese prima la Santa sede aveva rifiutato di fornire alla Commissione Onu diverse informazioni fondamentali, tra cui l’esito dei procedimenti penali vaticani contro preti pedofili di competenza esclusiva della Congregazione per la dottrina della fede.  Sono passati dieci anni e di queste informazioni non c’è ancora nessuna traccia. Si sa però che centinaia sono stati i pedofili ridotti allo stato laicale. Questo significa che sono in circolazione senza che nessuno conosca la loro identità. Nessuno, tranne la Chiesa.

  • Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 17 del 30 dicembre. Augurando a tutti buone feste

    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 17 del 30 dicembre. Augurando a tutti buone feste

    • Federica Tourn – Il prete che si definiva “mendicante d’amore” per attirare i ragazzini

    La Rete L’Abuso, l’associazione sopravvissuti agli abusi del clero, a ottobre ha presentato un esposto in Procura a Bergamo nei confronti di don Valentino Salvoldi, 78 anni, per le sue «presunte condotte criminali ai danni di circa una decina di persone».

    Si definisce «un mendicante d’amore», don Valentino Salvoldi, sacerdote della diocesi di Bergamo. Dopo essere stato missionario in Africa, torna in Italia e all’inizio degli anni ’90 comincia ad organizzare campi per giovani adulti. Ben presto, però, decide di rivolgersi agli adolescenti perché, sostiene, è quella l’età in cui si forma la persona e dopo «è tardi per cambiare». Li invita a cercare la verità, a viaggiare e a scegliersi un maestro di vita che li guidi. Proprio questo è il rapporto che lui instaura con i suoi “prediletti”, a cui rivolge attenzioni speciali, baciandoli sulla bocca e portandoseli nel  letto “per un riposino” o per la confessione.

    «Valentino nei campi aveva creato una realtà alternativa, in cui le regole del mondo esterno non valevano: ti invitava a esplorare il tuo corpo, ti incoraggiava a esprimerti, a ribellarti alle convenzioni e nel farlo ti riempiva di elogi, ti convinceva che eri nel giusto», racconta Stefano Schiavon, che ha frequentato i suoi campi a partire dal 1998, quando aveva diciassette anni. Don Salvoldi ha modi informali, sa come conquistarsi la fiducia dei ragazzi quando evoca culture lontane in cui l’amore non è mai proibito ma sempre «generoso, prolifico, senza barriere». «Aveva 35 anni più di me e quando mi baciava era sgradevole, ma lo accettavo come parte dell’esperienza speciale che lui proponeva» dice Andrea Travani, un’altra vittima, all’epoca minorenne. Soprattutto, quel prete che pare così colto ripete ai suoi preferiti che loro hanno menti superiori e sono destinati a realizzare grandi cose: alla molestia sessuale, si somma quindi la manipolazione psicologica. «Il rapporto fisico era la conseguenza dell’appartenere alla sua “élite”: mentre mi toccava, continuava a dirmi che ero unico e avevo qualità straordinarie, mi faceva il lavaggio del cervello», spiega Travani.

    Prete fidei donum, Salvoldi è anche un autore e conferenziere affermato. All’inizio del Duemila ha fondato la onlus Shalom, «un’organizzazione non lucrativa di utilità sociale, avente come finalità la formazione morale e la crescita culturale dei giovani». Presidente è il fratello, Giancarlo Salvoldi, politico, eletto alla Camera dei Deputati per i Verdi dal 1987 al 1992. Dopo qualche anno la onlus viene messa in liquidazione e in rete non si trovano tracce di progetti effettivamente realizzati.

    La Rete l’Abuso ha segnalato il caso alla diocesi di Bergamo, dove il prete risulta ancora incardinato, e al presidente della Cei Matteo Zuppi.

    Fonte: Domani


    • Francesco Zanardi – Sentenza e condanna definitiva per Don Vincenzo Esposito

    La sentenza è diventata definitiva e Don Vincenzo Esposito è stato condannato a cinque anni per induzione alla prostituzione minorile. Lo hanno condotto in carcere dopo che la Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della difesa. I legali stanno valutando se rivolgersi alla Corte europea dei diritti dell’uomo perché al sacerdote non sarebbe stato garantito un equo processo.

    Originario de provincia di Palermo, e parroco a San Feliciano Magione in Umbria, Esposito fu intercettato dai carabinieri della compagnia di Termini Imerese mentre effettuava delle videochiamate hard con quattro ragazzini di 16 e 17 anni. In cambio dava loro dei soldi, tramite ricariche telefoniche o Postpay. Piccole cifre comprese fra 10 e 30 euro, utilizzati per andare a mangiare la pizza con gli amici o recarsi dal barbiere.

    Esposito, il cui fine pena è previsto nel 2026, dovrà risarcire i familiari dei ragazzini, parte civile con l’assistenza degli avvocati Francesco Paolo Sanfilippo, Giuseppe Canzone e Caterina Intile.

    Una parentesi nel contesto di “una stimata missione pastorale” che non configurava il reato di prostituzione minorile. Così si era difeso il sacerdote sostenendo di non avere chiesto ai minorenni di effettuare le videochiamate. Sarebbe stata una iniziativa dei ragazzini. Esposito si limitava a guardare gli adolescenti in atteggiamenti intimi, prima di servire messa o celebrare un funerale.

    Fonte Live Sicilia


    • Alessio Di Florio – La Chiesa cattolica italiana continua a non affrontare il proprio scandalo degli abusi sessuali

    Sono passati ventuno anni da quando negli Stati Uniti scoppiò il “caso Spotlight”, lo scandalo degli abusi sessuali su minori da parte di preti cattolici, che spinse la conferenza episcopale del Paese a redigere la prima Carta per la protezione dei bambini e dei giovani nella Chiesa, che consentiva di rimuovere i membri del clero colpevoli e alle diocesi venne chiesto di collaborare con le autorità civili in casi di violenza contro i minori in nome della trasparenza.

    In cinque lustri tanto è cambiato e anche il Vaticano ha introdotto politiche per proteggere le vittime, collaborare con le autorità giudiziarie in diversi paesi e riflettere sulle cause profonde dello scandalo, vale a dire l’abuso di potere e di coscienza, e la tendenza della Chiesa a difendere l’istituzione a tutti i costi.

    Il nuovo approccio vaticano è comunque molto limitato: nella realtà di migliaia di diocesi sparse in tutto il mondo la segretezza spesso prevale sulla ricerca della verità, la Chiesa cattolica italiana sembra essere insuperabile nel mantenere un rigido voto di silenzio. Negli ultimi anni si è distinta per la tendenza a lasciare le cose come stanno, sperando che i problemi prima o poi svaniscano. Ma alla fine questo non è stato possibile con lo scandalo degli abusi, soprattutto quando divenne chiaro che avrebbe continuato ad allargarsi e a travolgere la Chiesa in molti paesi. In Francia, Germania, Australia, Austria, Belgio e altri Stati sono state avviate commissioni indipendenti o ci sono stati comunque sconvolgimenti all’interno delle Chiese. In Italia sono stati pubblicati due report sugli abusi da parte della Conferenza Episcopale ma chi sperava in una svolta verso la verità e la giustizia è rimasto deluso: si tiene conto solo dei casi di abusi denunciati ai centri di ascolto ad hoc nel biennio 2020-2021, escludendo quelli pervenuti alla magistratura o a terzi. partiti. Durante questo periodo di tempo ridicolmente breve, nel pieno della pandemia di COVID-19 , sono stati segnalati 89 casi di abuso da 30 centri. Ed è stata completamente esclusa ogni possibilità di creare commissioni indipendenti: “Non creeremo una commissione nazionale composta da persone che non sanno nulla della vita della Chiesa, che si qualificano come oggettive solo perché non sono vescovi, né preti, né credenti, come è stato fatto altrove e causato danni”, ha affermato mons. Lorenzo Ghizzoni, presidente del Servizio nazionale per la protezione dei minori e delle persone vulnerabili del Consiglio dei vescovi, presentando il rapporto del novembre 2022 sugli abusi.

    Fonte: worldcrunch.com/


    • Ludovica Eugenio – Le religiose della Comunità Loyola, co-fondata da Marko Ivan Rupnik e da Ivanka Hosta, torneranno allo stato laicale

    Tutte le religiose della Comunità Loyola, co-fondata dall’ex gesuita e noto mosaicista sloveno accusato di abusi sessuali Marko Ivan Rupnik e da Ivanka Hosta e recentemente sciolta dal Vaticano, torneranno allo stato laicale. Una conclusione per nulla scontata anche dopo il recente scioglimento della Comunità da parte del Vaticano, come se si affermasse che un carisma autentico non c’è mai stato, che ai voti pronunciati non viene (più) riconosciuta una validità. A rivelare i dettagli del provvedimento, che non è stato pubblicato, è colui che della Comunità Loyola è stato il commissario per due anni, il vescovo ausiliare di Roma mons. Daniele Libanori, in una intervista rilasciata all’agenzia Aci Prensa il 22/12 e ripresa dalla Catholic News Agency. Libanori ha anche rivelato che sarà istituito un fondo per assistere le donne che appartenevano alla comunità al momento del suo scioglimento. La Comunità Loyola, creata in Slovenia negli anni ’80 da Ivanka Hosta e Rupnik, accusati di aver commesso per decenni gravi abusi sessuali, spirituali e psicologici sulle consorelle, è stata sciolta dal Dicastero per gli Istituti di Vita consacrata e le società di Vita apostolica lo scorso ottobre, dopo la lunga indagine condotta da mons. Libanori, il quale ha affermato che coloro che ne facevano parte «sono allo stesso tempo dispensate dai voti religiosi e ritornano allo stato laicale», trovandosi quindi «nelle stesse condizioni di tutti i laici». Nessun risarcimento è invece previsto, dal momento che, ha spiegato Libanori, «bisogna distinguere tra lo scioglimento dell’istituto e gli abusi attribuiti a Marko Rupnik».

    E fino a oggi non c’è l’ombra di processi, sentenze o condanne a carico di Rupnik, nonostante papa Francesco abbia deciso di derogare alla prescrizione per i presunti abusi sessuali denunciati, rendendo così possibile un processo. Tuttavia,«il patrimonio intestato alla Comunità di Loyola – ha affermato Libanori – servirà a creare un fondo per l’assistenza di tutte le suore che erano incardinate nella comunità al momento della soppressione».

    Ivanka Hosta, che ha servito dal 1994 come superiora generale della Comunità di Loyola, è stata rimossa a giugno di quest’anno dal suo ruolo e le è stato proibito di contattare le attuali o ex suore per tre anni. Quanto a Rupnik, espulso lo scorso giugno dalla Compagnia di Gesù, ma solo per disobbedienza ai provvedimenti restrittivi imposti dall’Ordine, oggi è attivo come prete, essendo stato incardinato nella diocesi di Capodistria, nella sua Slovenia.


    • Federico Tulli – Perché tanto odio?

    Silenzio e preghiera. È la pena comminata dalla Chiesa cattolica agli ecclesiastici che violano le sue leggi interne. È il modo in cui di norma la Chiesa «reagisce» pubblicamente alle notizie sui crimini compiuti da ecclesiastici in diverse parti del mondo. Sono le parole usate da papa Francesco per

    commentare l’accusa – che gli è stata rivolta dall’ex nunzio vaticano negli Usa, monsignor Carlo Maria Viganò – di aver insabbiato le denunce per abusi su minori e adulti contro l’ex cardinale e arcivescovo emerito di Washington Theodore McCarrick. «Perché la verità è mite, la verità è silenziosa, la verità non è rumorosa» e quindi «il giudizio fatelo voi», disse Bergoglio il 3 settembre 2018 durante la sua omelia a Santa Marta.

    Come si combina l’esortazione al silenzio e alla preghiera con i suoi frequenti proclami di «tolleranza zero»? Bisogna considerare innanzitutto che è prassi consolidata in Vaticano intervenire pubblicamente laddove non è più possibile celare e risolvere le situazioni di crisi nelle «segrete stanze». Inoltre, le fragilità di un ecclesiastico, le sue cadute, ancorché sfocino nel comportamento

    criminale, per la Chiesa sono pur sempre peccati, e dai peccati Dio salva, e verso i peccatori vanno usati misericordia e perdono, perché «chi tra voi è senza peccato scagli la prima pietra».

    Questa doppia morale affonda le sue radici nella confusione che la Chiesa fa tra reato e peccato. L’abuso, per fare un esempio, cioè «l’atto sessuale di un chierico con un minore», è ritenuto un’offesa a Dio, in violazione del sesto comandamento, prima che una violenza efferata contro

    una persona. Di conseguenza i responsabili, secondo la visione degli appartenenti al clero, devono risponderne all’Altissimo, nella persona del suo rappresentante in Terra, e non alle leggi della società civile di cui fanno parte.

    Oltretevere la chiamano giustizia. Una giustizia, diciamo noi, che piega le esigenze della carità alle convenienze della monarchia papale. E che si fonda sulla convinzione che il più violento dei crimini nei confronti di un bambino o una bambina sia prima di tutto un delitto contro la morale.

    E come tale viene trattato: il punto non è tanto evitare che un pedofilo ghermisca la sua preda ma che un prete «con» la sua vittima facciano del «male» a Dio. È questo

    che è intollerabile, sta qui la «tolleranza zero» del pontefice tanto esaltato anche dai progressisti in Italia. È pertanto lecito chiedersi, perché tanto odio nei confronti dei bambini?

  • Perché tanto odio?

    Perché tanto odio?

    di Federico Tullli – Silenzio e preghiera. È la pena comminata dalla Chiesa cattolica agli ecclesiastici che violano le sue leggi interne. È il modo in cui di norma la Chiesa «reagisce» pubblicamente alle notizie sui crimini compiuti da ecclesiastici in diverse parti del mondo. Sono le parole usate da papa Francesco per

    commentare l’accusa – che gli è stata rivolta dall’ex nunzio vaticano negli Usa, monsignor Carlo Maria Viganò – di aver insabbiato le denunce per abusi su minori e adulti contro l’ex cardinale e arcivescovo emerito di Washington Theodore McCarrick. «Perché la verità è mite, la verità è silenziosa, la verità non è rumorosa» e quindi «il giudizio fatelo voi», disse Bergoglio il 3 settembre 2018 durante la sua omelia a Santa Marta.

    Come si combina l’esortazione al silenzio e alla preghiera con i suoi frequenti proclami di «tolleranza zero»? Bisogna considerare innanzitutto che è prassi consolidata in Vaticano intervenire pubblicamente laddove non è più possibile celare e risolvere le situazioni di crisi nelle «segrete stanze». Inoltre, le fragilità di un ecclesiastico, le sue cadute, ancorché sfocino nel comportamento

    criminale, per la Chiesa sono pur sempre peccati, e dai peccati Dio salva, e verso i peccatori vanno usati misericordia e perdono, perché «chi tra voi è senza peccato scagli la prima pietra».

    Questa doppia morale affonda le sue radici nella confusione che la Chiesa fa tra reato e peccato. L’abuso, per fare un esempio, cioè «l’atto sessuale di un chierico con un minore», è ritenuto un’offesa a Dio, in violazione del sesto comandamento, prima che una violenza efferata contro

    una persona. Di conseguenza i responsabili, secondo la visione degli appartenenti al clero, devono risponderne all’Altissimo, nella persona del suo rappresentante in Terra, e non alle leggi della società civile di cui fanno parte.

    Oltretevere la chiamano giustizia. Una giustizia, diciamo noi, che piega le esigenze della carità alle convenienze della monarchia papale. E che si fonda sulla convinzione che il più violento dei crimini nei confronti di un bambino o una bambina sia prima di tutto un delitto contro la morale.

    E come tale viene trattato: il punto non è tanto evitare che un pedofilo ghermisca la sua preda ma che un prete «con» la sua vittima facciano del «male» a Dio. È questo

    che è intollerabile, sta qui la «tolleranza zero» del pontefice tanto esaltato anche dai progressisti in Italia. È pertanto lecito chiedersi, perché tanto odio nei confronti dei bambini?

  • Una vittima di abusi sessuali nella chiesa è stata risarcita, ma non è merito della Cei

    Una vittima di abusi sessuali nella chiesa è stata risarcita, ma non è merito della Cei

    Editoriale DOMANI – Si chiama Piero Brogi ed è l’unico italiano vittima di abusi ad essere stato apertamente risarcito dalla chiesa. Non in seguito alla sentenza di un tribunale, né con un accordo privato, ma esplicitamente come indennizzo per essere stato abusato da un sacerdote quando aveva nove anni.

    Brogi, pur avendo subito violenza in Italia da un prete di Roma, don Angelo Pio Loco Boscariol, non è stato risarcito dalla chiesa italiana ma da quella francese, che lo ha fatto rientrare – in via del tutto eccezionale – nel programma di ascolto e indennizzo delle vittime di abuso clericale dell’Inirr, l’Instance nationale de reconaissance et de réparation, una commissione istituita dai vescovi francesi in seguito alla pubblicazione del rapporto Ciase nell’ottrobre 2021. Secondo quanto riportato dalla Ciase, la Commissione sugli abusi sessuali nella Chiesa che ha agito su mandato dei vescovi francesi, sono 216mila i minori vittima di violenza da parte di preti o religiosi cattolici in Francia fra il 1950 e il 2020 (il numero sale a 330mila se si considerano anche i laici che lavorano nelle istituzioni della chiesa cattolica), mentre i sacerdoti pedofili sono circa tremila.

    La vicenda di Brogi, che oggi vive a Lione e ha la doppia nazionalità, non è certo lineare. Nel 2015 scrive alla parrocchia dei santi Aquila e Priscilla di Roma, raccontando quello che gli è successo fra quelle mura quando era chierichetto, ma il parroco don Santino Quaranta non gli risponde. «Allora mi sono rivolto agli scout, all’associazione parrocchiana dei genitori e anche al cardinale Angelo De Donatis, vicario di Roma, ma mi hanno ignorato», dice Brogi. Dal silenzio alla beffa: a Natale 2016 nel presepe della parrocchia compare una statuetta del prete pedofilo. «È stato come ricevere uno schiaffo in faccia», commenta Brogi a Domani. Per sollecitare una reazione della chiesa, decide di intentare una causa civile per avere un risarcimento: a quel punto il parroco reagisce dicendo che il sacerdote accusato è ormai morto e che la parrocchia è «totalmente estranea, in punto di fatto e in punto di diritto, alle vicende ascritte», terminando la lettera con una «paterna benedizione». Esasperato, Brogi prova a fare richiesta alla commissione francese ma il suo caso non viene ritenuto di competenza dell’Inirr perché l’abuso è avvenuto in Italia. Lui non si arrende e scrive al presidente Macron, minacciando di rivolgersi alla Corte europea dei diritti umani e perfino di incatenarsi all’arcidiocesi di Lione. L’arcivescovo Olivier de Germay si prende a cuore la sua storia e dopo poco tempo Brogi è infine convocato e risarcito dall’Inrr. «Hanno ritenuto che ci fosse una colpevolezza del prete – commenta Brogi – Non basta certo a ripagarmi della sofferenza patita in tutti questi anni, ma almeno qualcuno mi ha ascoltato».

    Se Parigi si è mossa, infatti, Roma è rimasta ancora una volta immobile. In fatto di risarcimenti alle vittime, la chiesa italiana per ora se l’è cavata perlopiù con accordi sottobanco di 25mila euro con la clausola di riservatezza (come abbiamo raccontato su Domani). La Cei, che non ha promosso un’inchiesta indipendente sugli abusi nella chiesa ma sta conducendo un’indagine interna limitata al lavoro dei Servizi diocesani per la tutela dei minori, ha espressamente evitato di parlare di risarcimenti alle vittime. Lo stesso presidente dei vescovi, il cardinale Matteo Zuppi, al momento del suo insediamento, nel maggio 2022, sul punto era stato vago e aveva soltanto detto che «nei centri diocesani si fa accompagnamento psicologico gratuito a chi lo richiede». Una linea, se così si può dire, confermata il 17 novembre 2022 in occasione della presentazione del primo report nazionale sugli abusi da monsignor Giuseppe Baturi: «come Conferenza episcopale non abbiamo articolato forme più precise di aiuto», aveva infatti dichiarato il segretario generale della Cei.

    D’altronde lo stesso Zuppi non ha mai nascosto le sue riserve sul lavoro svolto dalla Ciase, ritenuto poco affidabile perché basato non su dati certi ma su proiezioni statistiche. Diffidenza condivisa da papa Francesco, che due anni fa ha rinviato a data da destinarsi il previsto incontro con il presidente della Ciase, Jean-Marc Sauvé, e il 28 novembre scorso non ha voluto ricevere in udienza suor Véronique Margron, presidente della Conferenza dei religiosi e delle religiose di Francia, e Antoine Garapon, che accompagnavano un gruppo di vittime della congregazione Frères Saint-Gabriel. Garapon è il presidente della Crr, la Commission Reconnaissaince e Réparation, l’omologa per i religiosi di quello che l’Inirr è per i sacerdoti diocesani, e Margron, in quanto presidente dei religiosi di Francia, è colei che ha dato mandato alla Crr di occuparsi della “riparazione” degli abusi e del conseguente risarcimento. Il mancato incontro sembra confermare la freddezza che Francesco ha sempre riservato alla “via francese” che, con la sua trasparenza e radicalità di approccio ha evidenziato la dimensione sistemica delle violenze sessuali sui bambini nella Chiesa cattolica. Certo è che i vescovi italiani sembrano molto attenti a non addentrarsi nella spinosa questione dei soldi, perché fin troppo consapevoli di quello che accade in altri paesi quando le vittime cominciano a chiedere un risarcimento economico per quello che hanno subito.

    Appena oltralpe, la Chiesa francese sta cominciando a fare letteralmente i conti di quanto costano i preti pedofili. I numeri aggiornati a ottobre 2023 indicano che hanno interpellato la Crr 801 persone, di cui 313 hanno ricevuto un risarcimento, per una cifra totale che supera gli undici milioni; 1186 persone si sono invece rivolte all’Inirr (dati del marzo 2023), di cui 190 sono state risarcite con una cifra media di 37mila euro (il massimo è 60 mila euro):  le due commissioni hanno finora sborsato più di diciotto milioni di euro per soli 503 casi. I soldi  arrivano da un fondo di solidarietà, il fondo Selam, istituito dalla conferenza dei vescovi nel luglio 2021. Alla sua costituzione, questo fondo aveva all’attivo venti milioni, cinque dei quali erano destinati a risarcire le vittime di abuso, ma è stato subito evidente che sarebbero bastati appena per un acconto. «Non abbiamo certo denaro nascosto in cantina!», aveva detto il presidente della conferenza episcopale francese Éric de Moulins-Beaufort, lasciando intendere che per i risarcimenti ci si doveva affidare alle donazioni (dei vescovi certo, ma anche dei fedeli). Un’inchiesta di France 2, però, ha fatto i conti in tasca alla chiesa nazionale e ha verificato che la cifra messa a disposizione dei sopravvissuti non è che l’1% del suo patrimonio, stimato intorno agli otto miliardi: la sola diocesi di Lione ha 84,3 milioni di beni immobili e quella di Parigi arriva a 238,8 milioni di euro, con ben 737 immobili.

    Oltreoceano, il problema è ben chiaro da anni. Un’ondata di cause legali ha travolto la Chiesa cattolica negli Stati Uniti dopo che, nel 2019, è stata permessa una finestra di deroga di tre anni alla prescrizione per gli abusi sui minori. Per far fronte alle richieste di risarcimento, molte diocesi hanno fatto ricorso al Capitolo 11, una norma del diritto fallimentare che permette di stipulare una sorta di concordato preventivo, in cui viene garantita la liquidazione dei debiti con un risarcimento forfettario; l’azienda o l’istituzione rimangono però in funzione, «con i loro meccanismi di guadagno e i loro segreti legali nascosti», come precisa David Clohessy, ex direttore di Snap, la più grande rete di sostegno ai sopravvissuti agli abusi dei sacerdoti degli Stati Uniti. Questo non significa che la Chiesa non abbia i mezzi per pagare: «nessuna diocesi è senza soldi – precisa Clohessy – i funzionari della Chiesa affermano di essere in rosso, ma in realtà ciò che temono davvero è il contenzioso con le vittime, e in particolare il dover affrontare domande difficili, sotto giuramento, su quanto sapevano e quanto poco hanno fatto per fermare i crimini sessuali commessi dai preti sui minori».

    https://www.editorialedomani.it/fatti/una-vittima-di-abusi-sessuali-nella-chiesa-e-stata-risarcita-ma-non-e-merito-della-cei-l4m1mddf

  • La risposta istituzionale della Chiesa cattolica neozelandese agli abusi sessuali clericali e religiosi: un’analisi critica

    La risposta istituzionale della Chiesa cattolica neozelandese agli abusi sessuali clericali e religiosi: un’analisi critica

    Christopher Longhurst – 14 dicembre 2023 – Nel ministero di guarigione della chiesa contemporanea, il risarcimento per gli abusi sessuali da parte di clero e religiosi nella Chiesa cattolica di Aotearoa Nuova Zelanda/Te Hāhi Katorika ki Aotearoa viene fornito alle vittime e ai sopravvissuti attraverso l’applicazione di un protocollo intitolato Te Houhanga Rongo: un percorso di guarigione (APTH). [1] Quanto segue esamina criticamente l’efficacia e la credibilità dell’APTH alla luce delle testimonianze di vittime e sopravvissuti, gruppi di difesa, esperti, avvocati e la Commissione reale neozelandese di inchiesta sugli abusi storici nella cura dello stato e nella cura della fede. istituzioni (la Commissione). Lo scopo generale di questo documento è quello di discernere se la Chiesa cattolica neozelandese (la Chiesa), attraverso il suo Ufficio nazionale per gli standard professionali (NOPS) istituito per coordinare le risposte ai reclami ai sensi dell’APTH, [2] è un’operazione efficace e credibile.

    Dopo aver individuato i criteri essenziali dell’APTH, una valutazione critica accerta l’efficacia con cui i leader della Chiesa cattolica in Nuova Zelanda hanno affrontato le denunce di abusi sessuali e cattiva condotta perpetrati dal clero e dai religiosi cattolici. La valutazione è supportata dalla documentazione delle vittime e dei sopravvissuti in tutta la Nuova Zelanda, comprese le testimonianze dirette dei sopravvissuti e i risultati riportati nel rapporto provvisorio della Commissione sui risarcimenti, He Purapura Ora, he Māra Tipu, From Redress to Puretumu Torowhānui (FRPT) pubblicato nel dicembre 2021. Vengono evidenziate le sfide affrontate dalle vittime e dai sopravvissuti quando cercano riparazione da parte delle autorità ecclesiastiche.

    Viene seguita una prospettiva incentrata sulle vittime e sui sopravvissuti, concentrandosi sulle testimonianze principalmente delle vittime e dei sopravvissuti perché sono loro i principali beneficiari del risarcimento. Il modo in cui si sono comportati con l’APTH deve essere lo standard per giudicare l’efficacia del programma. Le conclusioni raggiunte determineranno se i leader della Chiesa cattolica in Nuova Zelanda hanno adempiuto con successo e stanno adempiendo ai loro obblighi fondamentali previsti dal loro sistema di ricorso nazionale.

    Lo scopo di questa analisi critica risiede nell’affermazione fatta dai leader della Chiesa riguardo al loro documento di riparazione: “Lo consideriamo come un documento pubblico che stabilisce criteri pubblici in base ai quali la comunità può giudicare la determinazione dei leader della Chiesa nell’affrontare i problemi in modo equo e compassionevole. .” [3] È giunto il momento di giudicare tale decisione.

    Criteri APTH fondamentali

    L’APTH informa il piano di risarcimento della Chiesa cattolica locale stabilendo i principi e le procedure per gestire le denunce di abusi sessuali e illeciti contro clero e religiosi nella Chiesa cattolica della Nuova Zelanda. I leader della Chiesa in Nuova Zelanda hanno dichiarato che l’APTH è “credibile solo nella misura in cui le sue disposizioni vengono messe in atto e si ritiene che affrontino la questione degli abusi sessuali nella Chiesa in modo efficace e con vera compassione”. [4] Pertanto, è importante valutare come l’applicazione ordinaria dell’APTH si è comportata rispetto ai suoi stessi criteri.

    Poiché l’APTH ha affermato fin dall’inizio di essere “un documento pubblico che stabilisce criteri pubblici in base ai quali la comunità può giudicare la determinazione dei leader della chiesa nell’affrontare i problemi in modo equo e compassionevole”, [5] le sue attività devono essere soggette al controllo pubblico. Tali attività devono essere aperte e trasparenti per il pubblico. Il ruolo della trasparenza in qualsiasi organizzazione ben funzionante è ovvio. Normalmente deve essere possibile per il pubblico sapere cosa fanno i leader dell’organizzazione quando svolgono i loro ruoli.

    APTH ha subito due importanti revisioni sin dal suo inizio. I leader della Chiesa affermano di aver adottato la versione del 2007 nel 1993. [6] Tuttavia, non ci sono prove che le diocesi cattoliche o gli istituti religiosi in tutta la Nuova Zelanda abbiano concordato collettivamente una politica nazionale prima del 1998. [7] La ​​versione di lunga data dell’APTH in base alla quale la maggior parte dei ricorrenti fino ad oggi ha sperimentato un risarcimento nell’edizione del 2007, con modifiche nel 2010. Se non diversamente specificato, i riferimenti all’APTH in questo documento citano la versione del 2007 perché è stato in base a quella versione e alla sua applicazione che la maggior parte dei sopravvissuti è stata sottoposta al processo APTH. Questa edizione è stata rivista nel febbraio 2020. Tuttavia, l’ultima versione non ha modificato l’effetto o l’impatto sulle vittime e sui sopravvissuti riguardo agli esiti delle loro denunce. [8]

    L’APTH ha affermato di fornire “un quadro di riferimento di base per gestire le denunce di abusi sessuali”. [9] Si affermava che “tutti i membri della Chiesa dovrebbero essere a conoscenza di questo documento e della disponibilità di un’assistenza rapida ed efficace per gestire qualsiasi denuncia di abuso sessuale”. [10] Presumibilmente, una parte centrale di qualsiasi processo di guarigione sarebbe l’attuazione piena e incondizionata dei principi e delle procedure stabiliti nel rispettivo protocollo di risarcimento in modo che le vittime e i sopravvissuti possano beneficiare di tale risarcimento.

    La prefazione alla versione del 2007 dell’APTH afferma, a nome dei vescovi cattolici e dei leader della Congregazione, che “è nostra sincera speranza che i processi delineati in Te Houhanga Rongo – Un percorso di guarigione consentiranno risposte rapide e compassionevoli alle accuse di abuso sessuale. ” La prima parte afferma: “Una risposta compassionevole al denunciante deve essere la prima priorità in tutti i casi di abuso”. [11] Allo stesso modo, la versione del 2020 afferma: “È nostra sincera speranza che i processi delineati in Te Houhanga Rongo – Un percorso di guarigione consentiranno risposte compassionevoli alle accuse di abuso sessuale o cattiva condotta sessuale e aiuteranno la Chiesa a vivere in modo più autentico La cura di Gesù per i bambini e per tutte le persone”. [12] Il primo principio del documento è la fornitura di una risposta compassionevole: “PRINCIPIO 1: Prendersi cura delle persone: la nostra prima priorità è una risposta compassionevole a un denunciante”. [13]

    La prima sezione del documento del 2007 delineava i principi che costituiscono la base del risarcimento della Chiesa. Si afferma che “la risposta della Chiesa cattolica agli abusi sessuali da parte del clero e dei religiosi deve fondarsi sul riconoscimento del torto che è stato fatto a coloro che hanno subito gli abusi”. [14] In modo simile, la sezione 1.1 afferma che la risposta della Chiesa:

    […] devono essere consapevoli del danno che tale abuso provoca e del danno a lungo termine che può causare. Deve anche essere caratterizzato dalla compassione e dal riconoscimento che la comunità ecclesiale deve fare tutto il possibile per guarire il dolore e riparare il danno. [15]

    Questa affermazione è stata ribadita nella versione del 2020: “La nostra prima priorità è una risposta compassionevole a un denunciante in cui si presuppone abuso sessuale o cattiva condotta sessuale. I reclami contro chierici e religiosi saranno presi sul serio. Il querelante sarà ascoltato con simpatia e sensibilità”. [16] La sezione 4.4 ha ripetuto che “una risposta compassionevole al denunciante deve essere la prima priorità”. [17] Inoltre, APTH 2007 affermava che “le autorità ecclesiastiche garantiranno che alle vittime venga fornita l’assistenza richiesta dalla giustizia e dalla compassione”. [18] Ancora una volta, questi sentimenti trovano eco nella versione 2020. [19]

    La seconda parte dell’APTH 2007 riguardava le procedure per la gestione delle denunce di abusi sessuali. Affermava che tali procedure dovevano “essere attuate nel contesto della precedente sezione sui principi”. [20] Nel paragrafo conclusivo, l’APTH ha affermato che “il problema degli abusi sessuali non è un problema che appartiene semplicemente ai vescovi e ai leader delle congregazioni. È un problema che riguarda l’intera comunità ecclesiale e che deve essere affrontato in modo sensibile ed efficace”. [21] L’APTH ha inoltre affermato che i vescovi cattolici e i leader della congregazione

    accettare che la comunità si aspetta da noi un ruolo serio e continuo nel cercare di garantire che gli autori di reato siano ritenuti responsabili di ciò che hanno fatto, arrivino ad un vero apprezzamento del danno duraturo che hanno causato, cerchino un aiuto professionale per superare i loro problemi e facciano qualunque cosa sia in loro potere per fare ammenda. [22]

    Pertanto, le domande pertinenti sono ora aperte al pubblico sulla base delle testimonianze delle vittime e dei sopravvissuti che, come hanno ammesso i leader della chiesa, devono valutare l’efficacia dell’APTH e confermare se la guarigione è stata raggiunta. Come hanno affermato i leader della chiesa: “Se non agiamo secondo i principi di questo documento e non seguiamo procedure fondate su questi principi, secondo i nostri stessi criteri avremo fallito”. [23]

    Una domanda da porsi è se i principi e le procedure dell’APTH sono stati seguiti secondo i suoi criteri quando sono stati presentati i reclami. A una domanda così fondamentale si può rispondere sulla base delle testimonianze presentate dalle vittime e dai sopravvissuti alle udienze di risarcimento basate sulla fede della Commissione: fasi 1 e 2. [24]

    Le conclusioni tratte dai dati ricevuti dalla Commissione riflettono gli abusi fisici, sessuali ed emotivi perpetrati contro bambini, giovani e adulti vulnerabili nella Chiesa cattolica neozelandese. [25] Tuttavia, l’APTH si occupa solo di abuso sessuale, mentre la definizione di abuso della Commissione è più ampia di quella dell’APTH. Tuttavia, il campo di applicazione dell’APTH è compreso nel mandato della Commissione. Inoltre, la maggior parte dei casi di abuso nella Chiesa cattolica segnalati alla Commissione riguardano adulti che hanno subito abusi sessuali di età inferiore ai diciotto anni al momento dell’abuso. In altre parole, erano minorenni. Sono tutti i casi di abuso sessuale da parte del clero e dei religiosi della Chiesa cattolica in Nuova Zelanda attestati nelle udienze di risarcimento della Commissione, Fasi 1 e 2, che sono rilevanti qui.

    Sulla base delle prove e dei criteri stessi dell’APTH, ci si aspetta ora che il pubblico giudichi se i leader della chiesa hanno affrontato la questione “con equità e compassione”, come avevano assicurato di fare. [26]

    Testimonianza di risarcimento di un sopravvissuto

    All’udienza della Commissione per il risarcimento basato sulla fede – Fase 2, le vittime, i sopravvissuti, le loro famiglie e i loro sostenitori hanno guardato e ascoltato con sgomento mentre i testimoni della chiesa e gli avvocati fornivano le loro prove. Lo sgomento derivava dal fatto che tali testimonianze contraddicevano palesemente le testimonianze delle vittime e dei sopravvissuti e dei portavoce delle loro reti di sostegno. L’assistente legale della Commissione ha sfidato i testimoni della chiesa a dimostrare che stavano rispettando i loro standard professionali. Durante le dichiarazioni conclusive, l’avvocato della Chiesa è stato intervenuto dal giudice Coral Shaw, presidente della Commissione, che ha contestato direttamente le affermazioni avanzate dall’avvocato della Chiesa secondo cui “spesso viene fornito il sostegno pastorale”. [27] Shaw ha letto direttamente la dichiarazione di chiusura della rete dei sopravvissuti agli abusi da parte dei preti (SNAP) ad Aotearoa in Nuova Zelanda per contrastare ciò che veniva detto. Lei disse:

    Penso che sia giusto sollevare un paio di questioni sollevate [dai sopravvissuti] per darvi l’opportunità di commentare a nome della chiesa. Proprio parlando di cura pastorale, la dichiarazione conclusiva della Rete dei sopravvissuti agli abusi da parte dei preti, è SNAP, che mette in dubbio se lo schema di risarcimento NOPS sia un processo di guarigione.
    Viene definito un termine improprio, i nostri membri hanno descritto A Path to Healing come un’inquisizione con la sensazione di essere loro ad essere messi sotto processo. La signora Noonan ha parlato con sicurezza dei sopravvissuti che li accompagnano – questa è la Chiesa cattolica – nei loro percorsi di guarigione individuali e il suggerimento è che una volta che la fiducia è stata persa a causa di abusi e ulteriori tradimenti, è sbagliato presumere che possa essere riconquistata così facilmente. …
    Poi alla fine ha detto che la signora Noonan ha affermato che ai sopravvissuti viene offerto supporto durante tutto il processo NOPS, nessuno se lo ricorda. “Dalle nostre aspettative, il processo NOPS non ha mai riguardato noi o la nostra guarigione, si è trattato di proteggere l’istituzione”. [28]

    Secondo testimonianze coerenti e unanimi delle vittime e dei sopravvissuti agli abusi, ad esempio, provenienti dalle reti di sopravvissuti presenti e da altre testimonianze di esperti del settore come Desmond Cahill e Peter Wilkinson della School of Global, Urban and Social Studies dell’Università RMIT, [ 29 ] tra gli altri, insieme alle testimonianze indipendenti dei sopravvissuti presentate nelle fasi 1 e 2 dell’udienza di risarcimento basata sulla fede, e al rapporto provvisorio della Commissione, la politica dell’APTH promossa dai vescovi cattolici e dai leader congregazionali della Nuova Zelanda ha manifestato il suo funzionamento come una sequenza di negazione, inganno, evasione, segretezza e insabbiamento. [30] Durante l’udienza della Commissione per un risarcimento basato sulla fede nel marzo 2021, i sopravvissuti hanno respinto le affermazioni avanzate dalla direttrice del NOPS Virginia Noonan secondo cui A Path to Healing della Chiesa cattolica era un processo giusto e compassionevole: “La nostra esperienza universale indica che il NOPS conduce un contraddittorio processo investigativo e che i sopravvissuti non hanno voce in capitolo su questo processo o sui suoi risultati che influenzano le nostre vite”. [31]

    La testimonianza di SNAP Aotearoa consegnata alla Commissione durante l’udienza di risarcimento basata sulla fede di Fase 2 menzionava come le vittime e i sopravvissuti avessero trovato poca o nessuna consolazione o giustizia nel portare avanti i loro casi attraverso il NOPS. [32] Affermava che i suoi membri erano stati nuovamente traumatizzati, nuovamente vittimizzati e isolati dal processo di riparazione della Chiesa. Come riportato nella dichiarazione di apertura dei sopravvissuti, i sopravvissuti hanno notato che non solo avevano subito abusi storici, ma molti li subivano ancora oggi a causa di “fattori come la segretezza, il silenzio, il ritardo, la negazione, la difesa, insieme a insegnamenti e pratiche dottrinali socialmente malsane”. , preservazione istituzionale e protezione del patrimonio al di là della missione e della moralità, delle strutture giuridiche e gerarchiche, della minimizzazione elitaria e, soprattutto, del clericalismo e del privilegio religioso”. [33] FRPT ha inoltre osservato che “molti sopravvissuti” che si sono rivolti alle organizzazioni in cui hanno subito abusi hanno trovato l’interazione “angosciante o traumatizzante”. [34]

    Nella sua tesi di dottorato, “‘Il Gremlin del silenzio’: esplorare le risposte istituzionali cattoliche, metodiste e presbiteriane della Nuova Zelanda alla violenza interpersonale”, Michelle Egan-Bitran ha scoperto che la cultura e l’attenzione istituzionale cattolica “non hanno dato priorità alle vittime, piuttosto ha spesso messo a tacere implicitamente ed esplicitamente le vittime e le discussioni sulla violenza interpersonale”. [35] Citando i risultati della Commissione del 2020 e del 2021, Egan-Bitran ha osservato come “l’indifferenza alla sofferenza delle vittime” da parte delle autorità ecclesiastiche fosse evidente nei resoconti dei sopravvissuti agli abusi. [36] Ha inoltre notato come questa indifferenza fosse contraria ai principi dell’insegnamento sociale cattolico delineati dalla NZCBC, in particolare, alla protezione preferenziale per i poveri e i vulnerabili: «La nostra tradizione cattolica ci insegna a mettere i bisogni dei poveri e dei vulnerabili prima vulnerabile. Lo richiede il bene della società nel suo insieme. È particolarmente importante considerare le decisioni di politica pubblica in termini di come influiscono sui poveri. [37]

    Il rapporto intermedio della Commissione ha concluso che, a seguito dell’assenza di un audit annuale del lavoro della NOPS, come richiesto dai suoi stessi standard professionali al fine di garantire la coerenza dell’approccio e l’aderenza ai principi dell’APTH, di conseguenza, “non ci sono informazioni sul fatto che il Il sistema della Chiesa, che è responsabile della risposta nazionale delle autorità della Chiesa cattolica alle denunce di abusi sessuali, funziona come previsto”. [38] L’avvocato Sonja Cooper, direttrice di Cooper Legal e assistente legale di diversi sopravvissuti associati ad abusi nella Chiesa cattolica neozelandese, ha spiegato come le vittime e i sopravvissuti hanno subito ulteriori danni per aver chiesto un risarcimento alla chiesa. [39] Secondo Cooper, le pratiche investigative del NOPS sono discutibili. Ad esempio, come riportato in FRPT, un investigatore del NOPS ha fatto quanto segue:

    Ho cercato i precedenti penali di un sopravvissuto, suggerendo un punto di partenza di incredulità;
    Informazioni divulgate in modo inappropriato ai familiari del sopravvissuto a scopo di conferma;
    Hanno rischiato di traumatizzare nuovamente un sopravvissuto perché le loro linee di indagine sono andate oltre ciò che era ragionevole e anche perché sono stati coinvolti più investigatori che cercano ulteriori interviste con il sopravvissuto . [40]

    Inoltre, Cooper ha riferito come il Complaints Assessment Committee (CAC), istituito per esaminare le denunce di abusi sessuali ricevute o trasmesse al NOPS, avrebbe dovuto raggiungere una conclusione sull’”equilibrio delle probabilità”. Tuttavia, in realtà ha applicato uno standard di prova penale, vale a dire “oltre ogni ragionevole dubbio”. [41] Allo stesso modo, i sopravvissuti hanno testimoniato che, invece di risolvere i reclami, il NOPS li ha regolarmente sciolti nel processo APTH utilizzando oneri della prova così elevati che non è stato possibile ottenere un risarcimento. Come riportato nella dichiarazione di chiusura di SNAP, “SNAP ha sperimentato che ciò ha portato ad applicare un onere della prova ‘oltre ogni ragionevole dubbio’ ai reclami dei nostri membri [sic], piuttosto che al corretto standard di ‘equilibrio delle probabilità’, con conseguenze di giustizia viene ulteriormente negata”. [42] All’udienza di risarcimento basata sulla fede della Commissione, sono stati forniti diversi esempi di sopravvissuti disillusi che si sono pentiti di aver intrapreso la strada dell’APTH per chiedere un risarcimento. Un sopravvissuto ha paragonato l’APTH a “una rete da pesca che pesca a strascico in cerca di denunce prima che raggiungano i media e la polizia”. [43] Un altro sopravvissuto ha affermato che questo sistema di risarcimento era solo un esercizio di pubbliche relazioni per far credere al pubblico che i vescovi cattolici e i leader della congregazione stavano affrontando la questione degli abusi sessuali clericali e religiosi nella Chiesa e fornendo giustizia alle loro vittime e sopravvissuti quando in effetti non lo erano. [44]

    La dichiarazione conclusiva di SNAP alla Commissione durante l’udienza di risarcimento basata sulla fede di Fase 2 ha affermato che l’APTH si è rivelata un percorso verso ulteriore dolore, isolando vittime e sopravvissuti, isolandoli dai loro compagni sopravvissuti, spesso con l’offerta di un intervento minimo e inadeguato pagamenti ex gratia. [45] Come già accennato, i sopravvissuti hanno descritto l’APTH come “un’inquisizione, sentendosi loro stessi sotto processo”. [46] Ancora una volta, la testimonianza del sopravvissuto concludeva che “chiamare il risarcimento NOPS un processo di guarigione è un termine improprio”. [47]

    Cooper ha elencato quanto segue come alcune delle cause: il processo è stato contraddittorio, altamente stressante e ha richiesto anni; i sopravvissuti si sono sentiti totalmente sopraffatti e quindi incapaci di impegnarsi e raccontare adeguatamente le loro storie; le persone coinvolte, compresi gli investigatori nominati dal NOPS, mancavano di compassione e sembravano avere poca o nessuna comprensione del trauma; i bisogni specifici dei sopravvissuti, il loro sostegno emotivo e la consulenza erano assenti; i cosiddetti investigatori “indipendenti” furono assunti dalla Chiesa e sul libro paga della Chiesa. [48] ​​Il danno aggiuntivo causato da un’istituzione dopo il ricorso per risarcimento da parte dell’istituzione responsabile come qui riportato è noto come doppio abuso. [49]

    Dichiarazione del testimone WITN0377001 ha testimoniato davanti al pubblico neozelandese che i processi di risarcimento dell’APTH hanno causato ulteriori danni ai sopravvissuti e li hanno nuovamente traumatizzati. “I nostri membri hanno segnalato che i principi e le procedure stabiliti nei protocolli come APTH, creato per rispondere alle denunce delle vittime e dei sopravvissuti agli abusi sessuali perpetrati dal clero e dai religiosi della Chiesa cattolica in Nuova Zelanda, non sono stati adeguatamente rispettati”. [50] Allo stesso modo, una revisione intermedia della Rete dei sopravvissuti all’abuso nelle cure basate sulla fede (NSAFC) sulla storia e sull’incidenza dei reati da parte dei leader della Chiesa cattolica in Nuova Zelanda ha riportato: “Il percorso verso la guarigione ha dimostrato di essere un percorso al Dolore, isolando le vittime sopravvissute e tagliandole fuori dai loro compagni sopravvissuti, spesso con l’offerta di un intervento minimo e patetici pagamenti ex-gratia . La Rete ha numerosi esempi di membri disillusi che si pentono di aver intrapreso questa strada per cercare un risarcimento.”[51] Il rapporto della NSAFC menzionava anche come i sopravvissuti si fossero incontrati con i leader della chiesa per ottenere un risarcimento. Tuttavia, quei leader “hanno continuato ad agire in malafede, a ostacolare, prevaricare, fuorviare e mentire nei contatti faccia a faccia e in altre interazioni”. [52] Il rapporto affermava inoltre che le promesse venivano “routinariamente non mantenute e ignorate in modo cinico, premeditato, spudorato e insensibile”. [53] Le vittime e i sopravvissuti che hanno chiesto risarcimento tramite l’APTH hanno parlato all’unanimità del danno subito a causa del trattamento da parte dei funzionari del NOPS. I sopravvissuti hanno riferito:

    – “Inizialmente [i funzionari del NOPS] si sono comportati in modo gentile, ma poi hanno ignorato le promesse fatte di ‘indagare’ sulle mie accuse”;

    – “Mi aspettavo che i funzionari cattolici fossero irremovibili nelle loro promesse di rispondere in modo equo e compassionevole, sebbene la risposta [del NOPS] dimostri un’altra realtà”;

    – “Il [protocollo di ricorso della chiesa] dà l’apparenza pubblica di uno schema di ricorso responsabile, ma i suoi principi e processi non sono seguiti e quindi non applicati in casi concreti”;

    – “Spesso, i funzionari volevano che raccontassimo tutti i ‘dettagli’ e in alcuni casi, e poi in seguito cercavano di usare quelle dichiarazioni come prova contro di noi”;

    – “A volte ci veniva suggerito che eravamo cattivi anche solo per aver detto una cosa del genere, che in qualche modo era colpa nostra”;

    – “Mentre [APTH] promette una risposta onesta e compassionevole, invece [NOPS] è stato utilizzato per nascondere le denunce di abuso attraverso il pretesto di un processo di risarcimento ben congegnato.” [54]

    Secondo i documenti presentati alla Commissione Reale, dopo aver intrapreso il processo APTH, le denunce credibili dei sopravvissuti non sono state accolte con un equilibrio di probabilità. [55] Alla fine del processo APTH i sopravvissuti hanno ricevuto lettere dalle autorità ecclesiastiche competenti – il vescovo o il leader della congregazione, [56] in cui si affermava:

    “Scrivo per informarvi che, dopo aver attentamente considerato il rapporto e il materiale di supporto, il mio punto di vista sulle prove concorda con quello del Comitato e pertanto accetto la raccomandazione del Comitato secondo cui la denuncia non può essere accolta.”

    John Cardinal Dew, Autorità ecclesiastica per l’Arcidiocesi di Wellington

    “Il Comitato ha considerato ogni aspetto del tuo reclamo e le relative prove e ha concluso che il reclamo non è stato dimostrato.”

    John Cardinal Dew, Autorità ecclesiastica per l’Arcidiocesi di Wellington.

    “Sulla base delle informazioni disponibili fornite da Investigation Consultants Ltd, la CAC ha ritenuto che il reclamo non fosse dimostrato sulla base delle probabilità e il comitato non ha raccomandato di accogliere il reclamo.”

    John Cardinal Dew, Autorità ecclesiastica per l’Arcidiocesi di Wellington.

    “Lo standard di prova richiesto in relazione al presunto abuso durante la residenza [in casa] non è stato raggiunto.”

    John Cardinal Dew, Autorità ecclesiastica per l’Arcidiocesi di Wellington.

    “hanno riscontrato che il tuo reclamo relativo al tempo trascorso a [casa] e di nuovo al [campo] non è stato dimostrato sulla base delle probabilità e il comitato non ha raccomandato di accogliere il tuo reclamo.”

    John Cardinal Dew, Autorità ecclesiastica per l’Arcidiocesi di Wellington.

    “Il comitato di valutazione dei reclami ha esaminato il tuo reclamo e la documentazione di supporto ed è giunto alla conclusione che, sulla base delle probabilità, il reclamo non poteva essere accolto.”

    Monsignor Brian Walsh, Autorità ecclesiastica per la diocesi di Palmerston North.

    “Dopo aver esaminato il materiale del reclamo, accetto la raccomandazione del Comitato. Quindi la tua denuncia non è stata accolta”.

    Monsignor Brian Walsh, Autorità ecclesiastica per la diocesi di Palmerston North. [57]

    Tuttavia, le lettere non indicavano i criteri necessari per un equilibrio delle probabilità. Né hanno fornito la prova che le relative prove fossero state ottenute. Ancora più allarmante potrebbe essere il fatto che le autorità ecclesiastiche che si occupano di arbitrare le denunce a danno dei sopravvissuti sono esse stesse accusate di gravi violazioni sessuali contro i bambini. [58] Una lettera aperta a Papa Francesco datata 7 giugno 2023 da parte dei sopravvissuti chiedeva: “Come può essere altro che evidente che gli imputati non possano sedere come arbitri di giustizia in un processo in cui sono accusati?” [59] Inoltre, i membri del comitato menzionati in queste lettere sono sconosciuti al pubblico.

    Nel caso delle lettere di John Dew, in risposta alla domanda durante l’udienza di inchiesta sulla riparazione basata sulla fede della Commissione nel marzo 2021 sui processi per garantire che i sopravvissuti si sentissero creduti, il cardinale ha dichiarato come sperava che i sopravvissuti venissero creduti. Quando è stata contattata dai media per i dettagli sul numero di reclami ricevuti e su quanti sono stati accolti, il direttore del NOPS Virginia Noonan ha risposto: “L’analisi di queste informazioni non è stata resa pubblica in precedenza, tuttavia questa è una questione che il National Safeguarding & Professional Standards La commissione valuterà in futuro”. [60]

    Di conseguenza, non solo non è possibile che avvenga una guarigione in un processo che non riconosce gli illeciti nei casi concreti di abuso, o che opera in modo non trasparente, ma risulta pericoloso per tutti i membri dell’istituzione quando la giustizia viene negata perché “quando non c’è ammissione di malefatte, allora non c’è giustizia, e quando non c’è giustizia, allora nessuno è al sicuro”. [61] Di conseguenza, piuttosto che essere un meccanismo di guarigione, l’APTH sembra essere stato utilizzato per nascondere e dissolvere i reclami senza riconoscere il danno arrecato. [62]

    Per suffragare questa affermazione, i sopravvissuti e i loro gruppi di supporto hanno testimoniato come coloro che hanno intrapreso la riparazione hanno riferito di sentirsi peggio in seguito e di aver subito ulteriori danni emotivi e psicologici. [63] Alcuni sopravvissuti hanno riferito che il processo di risarcimento è stato in realtà “peggiore del loro abuso iniziale”. [64] I casi di reclamo venivano regolarmente bloccati, oppure deviati o lasciati irrisolti poiché i principi e le procedure che avrebbero dovuto costituire la base del risarcimento non venivano seguiti. [65] Alcuni casi sembrano essere stati semplicemente abbandonati dal personale del NOPS poiché le richieste di risposta rimangono indeterminatamente ignorate. Le richieste da parte dei denuncianti di vedere i rapporti finali delle indagini e di sapere chi faceva parte delle commissioni che valutavano le prove sono state continuamente respinte. [66]

    Le denunce erano inoltre prive di un adeguato processo investigativo. Le informazioni fornite dai sopravvissuti sono state ignorate. I testimoni nominati dai sopravvissuti non sono stati contattati e le testimonianze delle persone interessate non sono mai state raccolte. Durante le revisioni delle indagini del NOPS, le prove materiali successivamente presentate dai denuncianti sono state ignorate, come successivamente accertato. Non sono state ancora raccolte altre prove. I testimoni nominati non sono stati ancora contattati. [67] Alcuni casi in esame dal febbraio 2019 hanno da allora ricevuto ulteriori prove da altri testimoni. Tuttavia, gli investigatori indipendenti nominati dal NOPS non hanno agito.

    Sono state sollevate preoccupazioni sul fatto che la NOPS controlli la portata delle indagini e non consenta agli investigatori di seguire le prove. [68] Revisioni esterne di casi non accolti dalle autorità ecclesiastiche competenti hanno identificato “altre aree” nei processi investigativi del NOPS che non sono state indagate. [69] Tali revisioni hanno raccomandato che la documentazione delle denunce delle indagini iniziali fosse trasmessa ad altri investigatori per ulteriori chiarimenti. [70] Ad esempio, il rapporto di revisione dell’avvocato Michael Lennard, datato 2 ottobre 2020, riguardante il fascicolo NOPS 11/2017 riguardante abusi sessuali su minori perpetrati da un fratello marista, affermava:

    Le procedure in APTH non sono state eseguite adeguatamente o non sono state eseguite affatto in relazione alla seconda e alla terza denuncia in quanto:

    1. Non sono stati adeguatamente (o non sono stati affatto) indagati:

    UN. Nessuna intervista al denunciante almeno in relazione alla terza denuncia. Il NOPS era a conoscenza del fatto che il denunciante aveva rilasciato un’ulteriore dichiarazione alla polizia, a ciò non è seguita la richiesta di tale dichiarazione o la richiesta al denunciante di ripetere tale dichiarazione all’investigatore. La seconda denuncia non sembra essere stata rivolta [all’accusato] e la sua risposta non è stata suscitata, la terza denuncia certamente non lo è stata. Né la seconda né la terza denuncia sono state presentate alla CAC. [71]

    Pertanto, si è scoperto che un’equa revisione del processo promesso in APTH è stata negata nella pratica. [72] Al momento della stesura di questo articolo, quasi tre anni dopo la stesura del rapporto di Lennard, il caso rimane irrisolto.

    Un altro esempio è un rapporto di revisione datato 8 febbraio 2021 completato dallo studio legale Cavell Leitch di Christchurch in riferimento ai file NOPS 12/2017 e 25/2018 riguardanti le molestie sessuali da parte di un sacerdote della diocesi cattolica di Palmerston North e la copertura di tale abuso dall’allora vescovo di Palmerston North. Il rapporto affermava:

    46. ​​In questa fase raccomandiamo che la documentazione del reclamo e questa lettera siano rinviate all’investigatore per ulteriori chiarimenti, o ad un ulteriore investigatore per svolgere e riferire sulle restanti aree identificate. Successivamente suggeriamo che il rapporto aggiornato venga sottoposto all’esame del Comitato di valutazione dei reclami.

    47. Sebbene molte di queste questioni possano essere affrontate abbastanza rapidamente, finché queste incertezze non saranno risolte non possiamo raccomandare in modo definitivo che non siano necessarie ulteriori azioni. Appaiono invece necessarie ulteriori indagini. [73]

    Oltre due anni e mezzo dopo, entrambi questi casi rimangono irrisolti.

    Inoltre, è stato riferito che la NOPS non ha fornito consulenza e fornito copie delle lettere ai denuncianti. È stato anche riferito come il direttore del NOPS fosse fuorviante nelle informazioni che condivideva con i sopravvissuti, fornitele dal suo staff. [74] All’udienza di risarcimento basata sulla fede, la sig.ra Noonan non è stata in grado di descrivere l’APTH né come un servizio di ascolto né di consulenza. [75] È stato inoltre riferito che i processi erano segreti e che i sopravvissuti non avevano alcun input o controllo su tali processi. [76] Le ripetute richieste fatte al NOPS e al Comitato nazionale per la salvaguardia e gli standard professionali che supervisiona il NOPS di sostenere il criterio dell’APTH sono state ignorate. [77] Più preoccupante potrebbe essere il fatto che il NOPS abbia negato i suoi risultati sulle denunce di abusi sessuali [78] e sul numero di denunce che ha accolto. [79]

    Nel rapporto provvisorio della Commissione sui risarcimenti, sono state rilevate diverse carenze nel processo di ricorso nazionale della Chiesa cattolica, vale a dire, l’incapacità di indagare adeguatamente, [80] il mancato rispetto degli impegni presi con Maori, [81] e l’incapacità di rendere disponibili i rapporti investigativi ai sopravvissuti . [82] La Commissione ha inoltre riferito che “non c’è stato alcun processo sistemico per coinvolgere i sopravvissuti nella progettazione o nella riforma del processo di risposta. Non c’è stato alcun tentativo sistematico di chiedere feedback alle persone che denunciano abusi sessuali su ciò che funziona o meno dal loro punto di vista, né di coinvolgerle nella progettazione o nella riforma del processo di risposta”. [83] Lo stesso rapporto provvisorio concludeva che “non ci sono informazioni sul fatto che il sistema della Chiesa, responsabile della risposta nazionale delle autorità della Chiesa cattolica alle denunce di abusi sessuali, funzioni come previsto”. [84]

    Sebbene l’avvocato che rappresenta la Chiesa all’udienza della Commissione sulla riparazione basata sulla fede della Fase 2 abbia affermato che alcuni denuncianti hanno trovato utile la risposta della Chiesa, non è stata fornita alcuna prova. [85] Anche dopo che è stata fatta una richiesta al NOPS per copie oscurate di presunte lettere o riconoscimenti di gratitudine da parte dei sopravvissuti che avevano intrapreso il processo di risarcimento per verificare le dichiarazioni dell’avvocato, la richiesta è stata respinta “a causa della sensibilità di tutta la nostra corrispondenza con sopravvissuti.” [86] Invece, la direttrice del NOPS Virginia Noonan ha detto al corrispondente di citare altri commenti non verificati fatti da lei stessa. Come notato, una delle rivelazioni più evidenti durante l’udienza è stata quanto le testimonianze dei sopravvissuti fossero contraddette da dichiarazioni infondate della testimonianza della signora Noonan. Pertanto, la dichiarazione conclusiva dei sopravvissuti sul risarcimento ha concluso che il NOPS e i processi di risarcimento dell’APTH “non erano adatti allo scopo”. [87] Secondo i sopravvissuti, il personale del NOPS è stato responsabile di molteplici fallimenti nell’indagare a fondo sulle accuse di abuso. Pertanto, la guarigione dei membri della chiesa vittime di abusi sessuali non è stata raggiunta.

    In una presentazione formale alla Commissione, Cahill e Wilkinson hanno criticato l’APTH per non essersi concentrata sui più vulnerabili, sui bambini: “Sembra più focalizzata sulle vittime adulte, sebbene le successive Linee guida nazionali di salvaguardia siano più incentrate sui bambini. La politica complessiva è fortemente incentrata sulla diocesi e segue un processo interno”. [88] Dal punto di vista di un sopravvissuto, l’obiettivo primario è stato la protezione dell’istituzione e non la guarigione delle vittime.

    La seconda parte dell’articolo si trova qui :  https://hail.to/app/laidlaw-college/article/view/j9Bq7cX

    [1] Chiesa cattolica ad Aotearoa in Nuova Zelanda, Te Houhanga Rongo: UN PERCORSO DI GUARIGIONE (APTH). Edizione 2007 con modifiche dal 2010 ed edizione 2020.

    [2] Ufficio nazionale per gli standard professionali (NOPS), Safeguarding Diagram, 2018, https://safeguarding.catholic.org.nz/wp-content/uploads/2018/11/Standards-diagram-Oct-2018.pdf .

    [3] APTH, introduzione.

    [4] APTH, introduzione.

    [5] APTH, introduzione.

    [6] APTH, introduzione.

    [7] Rapporto provvisorio della Commissione reale neozelandese sul risarcimento, He Purapura Ora, he Māra Tipu, From Redress to Puretumu Torowhānui (FRPT), 2021, vol. 1.

    [8] Survivors Network of those Abused by Priests (SNAP), Dichiarazione di apertura, 2020, Dichiarazione di chiusura, 2020, e RC, Udienza di risarcimento basata sulla fede – Fase 1, novembre/dicembre 2020.

    [9] APTH, 2007, II.11.2.

    [10] APTH, 2007, II.11.2.

    [11] APTH, I.2.

    [12] APTH, 2020, 1.

    [13] APTH, 2020, 2

    [14] APTH, I.

    [15] APTH, I.1.

    [16] APTH, 2020, 2.

    [17] APTH, II.4.4.

    [18] APTH, I.4.

    [19] APTH, 2020, 1 e 2 al principio 1 [b] e [c].

    [20] APTH, II.1.1.

    [21] APTH, II.11.1.

    [22] APTH, I.3.

    [23] APTH, introduzione.

    [24] Commissione reale neozelandese d’inchiesta sugli abusi storici nell’assistenza statale e nella cura delle istituzioni religiose (RC), udienza di risarcimento basata sulla fede – Fase 1, novembre/dicembre 2020; RC, udienza di risarcimento basata sulla fede – Fase 2, marzo 2021; e SNAP, Dichiarazione di apertura, 2020 e Dichiarazione di chiusura, 2020.

    [25] Il RC comunica il proprio mandato sul proprio sito web. Vedi RC, Termini di riferimento, 2018, https://www.abuseincare.org.nz/library/v/3/terms-of-reference .

    [26] APTH, introduzione.

    [27] RC, Udienza per un’indagine di risarcimento basata sulla fede, trascrizione delle dichiarazioni conclusive , 930:19–20.

    [28] RC, Udienza per un’indagine di risarcimento basata sulla fede, trascrizione delle dichiarazioni conclusive , 930:32–24 e 931:1–11.

    [29] Cahill, D. e Wilkinson, P., “Presentazione formale alla Commissione reale d’inchiesta della Nuova Zelanda sugli abusi storici nella cura dello Stato e nella cura delle istituzioni basate sulla fede”. Melbourne: RMIT University School of Global, Urban and Social Studies, 2019, https://www.abuseincare.org.nz/assets/Uploads/Documents/Public-Hearings/Contextual/28.-Peter-Wilkinson-and-Des- Cahill.pdf .

    [30] RC, Udienza di risarcimento basata sulla fede: Fase 1, novembre/dicembre 2020 e Fase 2, marzo 2021; SNAP, Dichiarazione di apertura 2020 e Dichiarazione di chiusura, 2020.

    [31] RC, Udienza per un’indagine di risarcimento basata sulla fede, trascrizione delle dichiarazioni di chiusura, 29 marzo 2021, 952:21–24.

    [32] SNAP, Dichiarazione di testimonianza della rete dei sopravvissuti agli abusi da parte dei sacerdoti ad Aotearoa in Nuova Zelanda per l’udienza di risarcimento basata sulla fede WITN0377001, 2021.

    [33] SNAP, Dichiarazione di apertura, 2020.

    [34] FRPT, 2021, 276.

    [35] Michelle Egan-Bitran, “’The Gremlin of Silence’: Exploring the New Zealand Catholic, Methodist, and Presbyterian Institutional Responses to Interpersonal Violence” (PhD in Social Work, Università di Auckland, Nuova Zelanda, 2022), cap. .5.

    [36] Egan-Bitran, “Il Gremlin del silenzio”, 111.

    [37] Conferenza dei Vescovi Cattolici della Nuova Zelanda, 2021. Principi , https://www.catholic.org.nz/socialaction/principles/#section_117 . Vedi anche Egan-Bitran, “The Gremlin of Silence”, cap.5.

    [38] FRPT, 2021, https://www.abuseincare.org.nz/our-progress/reports/from-redress-to-puretumu/from-redress-to-puretumu-4/1-1-introduction-9 /1-1-introduzione-2/

    [39] FRPT, 2021, 175 e SNAP, dichiarazione di apertura, 2020, 16.

    [40] FRPT, 2021, vol. 1, 175.

    [41] FRPT, 2021, vol. 1, 175.

    [42] SNAP, dichiarazione di chiusura, 2020.

    [43] M. Hall, “L’avvocato delle vittime perde la fiducia in un organismo ecclesiale “incapace””, RNZ, 26 ottobre 2018, https://www.rnz.co.nz/news/national/369544/victims-advocate- perde la fede in un corpo ecclesiale incapace .

    [44] Sala, 2018.

    [45] SNAP, Dichiarazione di chiusura, 2020, 23.

    [46] RC, Udienza per un’indagine di risarcimento basata sulla fede, trascrizione delle dichiarazioni di chiusura, 29 marzo 2021, 953: 27–28.

    [47] RC, Udienza di richiesta di risarcimento basata sulla fede, trascrizione delle dichiarazioni di chiusura, 29 marzo 2021, 953: 26.

    [48] ​​SNAP, Dichiarazione di apertura, 2020, 16, e FRPT, vol. 1, 175.

    [49] Progetto MEND. Gli strati sistemici dell’abuso istituzionale, https://themendproject.com/institutional-abuse/ .

    [50] SNAP, Testimonianza WITN0377001, 2021, 33.

    [51] NSAFC, 2018.

    [52] NSAFC, 2018.

    [53] NSAFC, 2018.

    [54] SNAP, Testimonianza WITN0377001, 2021 , 36.

    [55] Vedi A, McRae, “Reclami non accolti, processo di risarcimento tenuto segreto, afferma il sostenitore degli abusi con sede nella chiesa”. RNZ , 25 marzo 2023, https://www.rnz.co.nz/news/national/486704/complaints-not-upheld-redress-process-kept-secret-says-church-based-abuse-advocate .

    [56] Cfr. NOPS, diagramma di salvaguardia, 2018.

    [57] La ​​dichiarazione del testimone RC WITN0237001 riporta WITN0237011 e WITN0237012 e documenti privati ​​di SNAP.

    [58] Cfr. la dichiarazione del testimone RC WITN1598001 e il rapporto NOPS del 5 maggio 2023. Cfr. anche il fascicolo della polizia neozelandese 230315/4927.

    [59] SNAP, Seconda Lettera aperta a Papa Francesco, 7 giugno 2023, https://www.scoop.co.nz/stories/AK2306/S00145/2nd-open-letter-to-pope-francis-from-survivors- of-clergy-religioso-bambino-abuso-sessuale-nella-nz-chiesa-cattolica.htm .

    [60] McRae, 2023.

    [61] Longhurst, “Salvaguardare le persone prima delle istituzioni”.

    [62] M. Epsom, “Covering up the coverups”, The Gisborne Herald , 2 ottobre 2021.

    [63] RC, Udienza di ricorso basata sulla fede – Fase 1, novembre/dicembre 2020.

    [64] SNAP, Dichiarazione di apertura, 2020, 35.

    [65] SNAP, Dichiarazione di testimonianza RC WITN0377001, 2021.

    [66] Cfr. RC Faith-based Institutional Response Hearing, prove fornite il 17 ottobre 2022, https://www.abuseincare.org.nz/our-inquiries/faith-based-institutions-response-hearing/

    [67] Dichiarazione di testimonianza RC WITN0377001.

    [68] Questo dettaglio è stato segnalato all’autore da un investigatore della Commissione reale sulla Chiesa cattolica e si prevede che sarà documentato nel rapporto finale della Commissione previsto entro il 28 marzo 2024.

    [69] Fascicoli privati ​​dell’autore. Copia disponibile su richiesta.

    [70] Vedere il documento WITN0237021della dichiarazione di testimonianza RC WITN0237001.

    [71] Reperto WITN0237021 della dichiarazione di testimonianza RC WITN0237001.

    [72] WITN0377001.

    [73] Fascicoli privati ​​dell’autore. Copia disponibile su richiesta.

    [74] WITN0377001.

    [75] RC, Udienza di risarcimento basata sulla fede – Fase 2, marzo 2021.

    [76] WITN0377001.

    [77] SNAP, dichiarazione di chiusura, 2020; Dichiarazione di testimonianza RC WITN0377001; RC, Udienza di ricorso basata sulla fede – Fase 1, novembre/dicembre 2020.

    [78] P. Pennington, “La Chiesa cattolica neozelandese trattiene i risultati sulle denunce di abusi sessuali, RNZ , 2 ottobre 2018, https://www.rnz.co.nz/news/national/367733/nz-catholic-church-withholds- risultati sulle denunce di abuso sessuale .

    [79] McRae, 2023.

    [80] FRPT, 130.

    [81] FRPT, 173.

    [82] FRPT, 175.

    [83] FRPT, 177.

    [84] FRPT, 177.

    [85] S. McKechnie, Dichiarazione di chiusura del consulente legale della Chiesa , Commissione reale neozelandese d’inchiesta sugli abusi storici nell’assistenza statale e nella cura delle istituzioni religiose, 2021 , 931:21–27, https://www.abuseincare .org.nz/assets/Uploads/Transcript-of-closing-statements-from-Faith-based-Redress-Hearing-29-March.pdf .

    [86] V. Noonan, E-mail, 2021.

    [87] SNAP, Dichiarazione di chiusura, 2020, 28.

    [88] Cahill e Wilkinson, Presentazione formale, 2019.

  • LETTERA APERTA / COMUNICATO STAMPA – Noi siamo Chiesa

    LETTERA APERTA / COMUNICATO STAMPA – Noi siamo Chiesa

    A Sua Eminenza Cardinale

    Matteo Maria Zuppi

    Presidente della Conferenza Episcopale Italiana

    Ai Rev.mi membri tutti della C.E.I.

    Affrontare il tema degli abusi sui minori e le persone vulnerabili è dirimente per poter parlare degnamente di sinodalità e riforma della Chiesa.

    Prima di “PROTEGGERE, PREVENIRE, FORMARE” è necessario ricercare VERITA’, FARE GIUSTIZIA, ASSICURARE RISARCIMENTI MORALI ED ECONOMICI alle vittime/sopravvissuti.

    Chiediamo di passare dalle parole ai fatti

    I dati rassegnati con la Vostra “ SECONDA RILEVAZIONE” ci appaiono contrastanti e insufficienti per approccio, consistenza ed effettivi contenuti, peraltro privi di riscontri esterni alla realtà ecclesiale.

    Cosa significa “ …chiunque denuncia anche a distanza di anni viene ascoltato, e comunque noi facciamo un procedimento interno. E’ difficile che oggi un vescovo insabbi. Semmai il rischio è quasi il contrario: che per prudenza si avviino procedimenti giuridici anche soltanto per verificare i fatti.”

    Il sistema giudiziario del nostro Paese non è degno di fare verità e rendere giustizia alle numerosissime vittime nascoste e sofferenti ?

    In merito ai vescovi insabbiatori, abbiamo dettagliata conoscenza di casi esistenti che contraddicono tale affermazione.

    Ancora una volta, come parte del Coordinamento ITALYCHURCHTOO contro gli abusi nella Chiesa Cattolica,

    CHIEDIAMO

    LA COSTITUZIONE DI UNA COMMISSIONE INDIPENDENTE ED ESTERNA

    TOTALE MESSA A DISPOSIZIONE DEGLI ARCHIVI DIOCESANI E DI OGNI ISTITUZIONE DELLA CHIESA E DEGLI ISTITUTI RELIGIOSI

     INDIVIDUAZIONE ED ALLONTANMENTO IMMEDIATO DI CHI HA OMESSO E COPERTO

    DENUNCIA ALL’AUTORITA’ GIUDIZIARIA DEI PRESUNTI COLPEVOLI

    Ci pare evidente che nel modo in cui si sta procedendo non si va da alcuna parte.

    Improponibile fare prevenzione senza prima fare verità e giustizia.

    Quale credibilità potrà avere la Chiesa italiana se non pone in essere misure coraggiose al pari di quanto già deciso e posto in essere da altre conferenze episcopali in Europa (tra queste in Germania, Francia, Spagna,Portogallo, Svizzera, Irlanda)

    L’ ASSEMBLEA NAZIONALE DI “NOI SIAMO CHIESA”

    Sezione italiana del movimento internazionale We are Church per la riforma della Chiesa Cattolica.

    Milano, 2 dicembre 2023 Lettera aperta Comunicato Stampa

  • Abusi, la Santa Sede scioglie una comunità di suore fondata da Rupnik

    Abusi, la Santa Sede scioglie una comunità di suore fondata da Rupnik

    L’ennesima visita apostolica che si conclude con un decreto di scioglimento. Il dicastero per gli istituti di vita consacrata ha emesso un decreto di scioglimento per la Comunità di Loyola che dovrà essere attuato entro un anno. Lo ha comunicato la diocesi di Lubiana, territorio canonico dove la comunità era eretta. Era stato proprio l’arcivescovo locale, monsignor Stanislav Zore ad ordinare una visita nel 2019. Nel comunicato si parla di “gravi problemi riguardanti l’esercizio dell’autorità e della convivenza comunitaria” dietro la decisione della Santa Sede. Il riferimento è presumibilmente all’influenza esercitata sulle consorelle dalla fondatrice Ivanka Hosta. Ma questa storia si intreccia ad uno dei più recenti e clamorosi scandali che hanno coinvolto la Chiesa: il caso di padre Marko Ivan Rupnik, teologo e artista sloveno conosciuto in tutto il mondo. Accusato di abusi da più donne, l’uomo era stato scomunicato nel 2020 dalla congregazione per la dottrina della fede per aver assolto in confessione una complice nel peccato contro il sesto comandamento. Subito dopo, però, quella scomunica era stata revocata: ancora oggi, un anno dopo l’emersione dello scandalo, non si sa da chi.

    L’indagine per abusi

    La Comunità di Loyola, infatti, è stata fondata nella metà degli anni ’80 proprio da Rupnik e da suor Ivanka Hosta. Ed è proprio dalle ex suore di questa comunità che sono partite le prime denunce nei confronti dell’artista sloveno, all’epoca cappelano. Secondo le testimonianze di alcune sopravvissute, le prime denunce di abusi psicologici e sessuali commessi dal religioso vennero fatte internamente alla madre superiora già nel 1993. Rupnik ruppe con suor Hosta, fu allontanato dall’arcivescovo dell’epoca Alojzij Suàtar e si trasferì a Roma per fondare il Centro Aletti. La seconda indagine dell’ex congregazione per la dottrina della fede sulle presunte violenze dell’artista nacque proprio nell’ambito della visita in corso nella Comunità di Loyola a seguito delle segnalazioni fatte da alcune consacrate. Ad inizio 2022 la Compagnia di Gesù concluse la sua indagine interna raccomandando al dicastero per la dottrina della fede di istruire un processo penale a carico di Rupnik dopo aver constatato “l’effettiva consistenza delle accuse”. Ma l’ex congregazione per la dottrina della fede non istruì il processo perché subentrarono i termini di prescrizione e, pur potendolo fare, non vi rinunciò.

    Lo scandalo

    Rupnik, che nel 2020 venne invitato a tenere gli esercizi spirituali di Quaresima alla Curia Romana, è stato nel frattempo destinatario di nuove accuse, molto pesanti da parte di presunte vittime che contemplavano anche racconti di abusi sessuali a sfondo sacrilego. Lo scorso giugno la Compagnia di Gesù ha dimesso Rupnik ritenendo il “grado di credibilità di quanto denunciato o testimoniato come molto alto”. Nonostante ciò, la sua parabola nella Chiesa non è finita perché pur essendo un ex gesuita, non è stato ridotto allo stato laicale. Così, ad ottobre, l’artista è riuscito a trovare una diocesi che lo incardinasse a Capodistria, in Slovenia. Tutto questo un mese dopo essere stato difeso pubblicamente in una nota del Vicariato di Roma a conclusione di una visita nel Centro Aletti e che si concludeva a proposito della condotta di Rupnik sostenendo di aver “segnalato procedure gravemente anomale il cui esame ha generato fondati dubbi anche sulla stessa richiesta di scomunica”. Un anomalo ed inedito giudizio del Vicariato di Roma sull’operato del dicastero più importante della Curia.

    L’accoglienza di Rupnik a Capodistria ha suscitato moltissime polemiche ed amareggiato le presunte vittime che da tempo denunciano di non essere prese sul serio dalle autorità ecclesiastiche competenti in Vaticano e nelle diocesi interessate. Ci ha dovuto pensare la Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori che su iniziativa del presidente cardinale Sean Patrick O’Malley ha segnalato al Papa l’esistenza di “gravi problemi nella gestione del caso di P. Marko Rupnik e la mancanza di vicinanza alle vittime”. Dopo questa mossa e dopo le critiche delle ex suore sopravvissute, dal Papa è arrivata la richiesta al dicastero per la dottrina della fede di esaminare il caso e la deroga alla prescrizione per consentire lo svolgimento di un processo sulle denunce relative agli anni della Comunità di Loyola.

    https://www.ilgiornale.it/news/vaticano/abusi-santa-sede-scioglie-comunit-suore-fondata-rupnik-2256645.html

  • L’elenco dei preti denunciati per pedofilia e abusi sessuali in Colombia

    L’elenco dei preti denunciati per pedofilia e abusi sessuali in Colombia

    Juan Pablo Barrientos (a destra) e Miguel Ángel Estupiñán, giornalisti autori dell’inchiesta. A destra, la copertina del libro che pubblicano.

    Foto: per gentile concessione di Daniel Reina

    Il fascicolo segreto È il terzo libro sugli abusi sessuali del clero scritto in Colombia negli ultimi quattro anni. Se ne potrebbero scrivere ancora decine e non finiremmo mai di raccontare come migliaia di ragazzi, ragazze e adolescenti abbiano subito abusi sessuali da parte di preti e vescovi. Ma non solo minorenni, ma anche uomini e donne incapaci di resistere sono stati violentati sessualmente da sedicenti rappresentanti di Cristo sulla terra. Alcune denunce furono registrate in un dossier tanto segreto quanto aberrante.

    Il libro è il frutto di sette anni di ricerca, il cui primo momento di diffusione è stata la pubblicazione, il 21 marzo 2018, dello speciale radiofonico dal titolo “Lasciate che i bambini vengano a me”, su W Radio, che denunciava l’esistenza di una rete di preti pedofili e molestatori sessuali nell’arcidiocesi di Medellín. La ricerca che pubblichiamo in questo libro conferma che questa rete si è diffusa in tutto il Paese con l’insabbiamento di vescovi, superiori di comunità religiose e perfino del Vaticano.

    Siamo arrivati ​​a questa conclusione grazie ai giudici della repubblica che hanno costretto alcuni vescovi del Paese a consegnare il dossier segreto. Il 10 gennaio 2023, alle 8:32 del mattino, tutti i vescovi della Colombia hanno ricevuto un diritto di petizione con quattro punti che indagavano sulla carriera dei sacerdoti e sulle possibili denunce contro di loro per abusi sessuali. Il giornalista Miguel Ángel Estupiñán Medina, coautore di questo libro, si è unito a questa indagine nel 2022. Insieme abbiamo inviato centotrentasette petizioni sui diritti ai vescovi e ai superiori delle comunità religiose della Chiesa cattolica in Colombia. Ma centoventi di loro hanno deciso di ignorare, all’unisono, la giurisprudenza emessa dalla Corte Costituzionale in due sentenze del 2020 e del 2022 che li obbliga a fornire l’informazione. Diversi religiosi sono stati assistiti da Marcel Fernando Tangarife Torres, avvocato dell’arcivescovo di Medellín, denunciato per frode procedurale insieme al vescovo militare Víctor Manuel Ochoa, in una causa che chiede il risarcimento di due vittime di un prete pedofilo.

    Visto il rifiuto dei gerarchi anziani, abbiamo depositato centoventi tutele pretendendo le dovute risposte: settantacinque tutele sono state risolte a nostro favore e quarantacinque contro. Per garantire l’obiettività e la trasparenza di questa indagine giornalistica, cerchiamo l’accesso alle informazioni semi-private che risiedono negli archivi segreti delle istituzioni religiose del Paese. Questi dati sono necessari per rispondere a quattro domande:

    1) quanti sacerdoti sono stati denunciati alle autorità clericali per delitti contro la formazione, l’integrità e la libertà sessuale di ragazzi, ragazze e adolescenti.

    2) Come ha reagito alle denunce la gerarchia locale della Chiesa cattolica.

    3) In che misura queste denunce sono state portate all’attenzione della Procura per evitare l’impunità.

    4) Quali misure sono state adottate contro i religiosi denunciati, al loro interno, per proteggere i bambini e gli adolescenti.

    Nel 2020, la sentenza T-091 della Corte Costituzionale ha risolto due casi molto simili a quelli sollevati nelle centoventi tutele che abbiamo presentato nel 2023 e ha protetto i diritti di petizione e di accesso alle informazioni. A causa di questa decisione, l’arcidiocesi di Medellín ha dovuto fornire i dati di centocinque sacerdoti. Nel 2021, abbiamo inviato un nuovo diritto di petizione della stessa natura all’Arcivescovo Ricardo Tobón Restrepo, dell’Arcidiocesi di Medellín, chiedendo informazioni su novecentoquindici chierici di cui non gli era mai stato chiesto.

    Nonostante il precedente costituzionale, l’arcidiocesi si è rifiutata di fornire l’informazione, quindi abbiamo presentato una nuova tutela contro mons. Tobón. Il giudice Muriel Massa Acosta costrinse l’Arcidiocesi a consegnare le informazioni, ma, in secondo grado, la Sezione Civile della Corte Superiore di Medellín, su presentazione del giudice Julián Valencia Castaño, revocò tale sentenza e negò l’accesso all’archivio segreto di l’Arcidiocesi di Medellin.

    L’errata decisione del giudice Valencia Castaño, ignorando un precedente costituzionale per proteggere l’arcivescovo di Medellín, ha attirato l’attenzione della Corte costituzionale e, nel gennaio 2022, il giudice Jorge Enrique Ibáñez Najar ha insistito sulla scelta della tutela contro l’arcidiocesi di Medellín. La Camera Plenaria ha accolto la sua richiesta all’unanimità ed ha emesso la Sentenza SU-191 del 2022, riaffermando l’obbligo di Mons. Tobón di rispondere ai diritti della petizione così come le ha ricevute.

    I vescovi e i superiori delle comunità religiose, seguendo l’esempio di Tobón, hanno distorto le due sentenze della Corte Costituzionale per continuare a rifiutarsi di fornire tutte le informazioni che chiediamo loro. Solo 19 su 137 vescovi e superiori di comunità religiose (13%) hanno fornito informazioni su tutti i sacerdoti nella loro giurisdizione; Cioè hanno risposto alle quattro domande e ai 22 letterali del nostro diritto di petizione. Quarantacinque leader hanno mentito nelle risposte incomplete che hanno fornito e, nel processo, hanno commesso il reato di falsità ideologica in un documento privato.

    Su 569 sacerdoti denunciati per pedofilia e abusi sessuali, 155 esercitano attualmente il sacerdozio. Trecentoquarantaquattro denunce sono state inviate alle autorità civili, ma la stragrande maggioranza dalle vittime stesse; Quaranta delle persone segnalate da vescovi e superiori di comunità religiose sono state portate all’attenzione della Procura solo dopo aver ricevuto il diritto di ricorso per questa inchiesta giornalistica. Secondo le informazioni in nostro possesso, ci sono state solo cinquantuno condanne penali in Colombia e nove all’estero. Sedici sacerdoti sono stati assolti da giudici della repubblica o di altri paesi. Il 94% dei reclami risale agli ultimi 20 anni; Il 96%, per fatti denunciati che hanno coinvolto minori e almeno 552 sacerdoti.

    Dall’alto verso il basso, l’insabbiamento e la protezione dei preti pedofili sono stati il ​​denominatore comune. Il cardinale Luis José Rueda Aparicio, arcivescovo di Bogotá, come la maggior parte dei vescovi del Paese, ha incaricato uno studio legale molto costoso di intervenire nelle tutele che abbiamo depositato e si rifiuta di ottemperare a quanto ordinato dalle sentenze T-091 del 2020 e SU – 191 del 2022. La cosa non sarebbe così grave se non fosse il presidente della Conferenza episcopale e primate della Colombia, il vescovo più importante del Paese, chiamato a dare un esempio di pulizia e trasparenza. Al contrario, in una prima risposta a un diritto di petizione nel 2022, Rueda ha assicurato che, in tutta la storia dell’arcidiocesi, solo sei sacerdoti erano stati denunciati per violenza sessuale su minori nella capitale del Paese. Rispetto ad altre città (Medellín: 70, Villavicencio: 50, Manizales: 24, Armenia: 12, Rionegro: 21), questa cifra è chiaramente una bugia. E sì, lo è, perché in risposta ad un altro diritto di petizione inviato da Miguel Estupiñán nel 2023, il cardinale Rueda si rifiutò di rispondere alle quattro domande e alle undici letterali, e in cambio fornì i nomi di nove sacerdoti denunciati e una scatola con centocinquantasei copie di una rivista istituzionale che non rispondono a tutte le domande che ci poniamo sul diritto di petizione, dando libero sfogo a leggi tipiche di chi insabbia crimini gravi come quelli contro i bambini.

    Testimonianze e documenti dimostrano che, fornendo informazioni incomplete, vescovi e superiori di comunità religiose intendono nascondere la gravità del fenomeno degli abusi sessuali da parte del clero in Colombia, che sono riusciti a coprire non inoltrando, ove opportuno, le denunce alla Procura Ufficio. Il cardinale Rueda, per citarne solo uno, ha insabbiato, nella sua carriera episcopale, almeno dieci sacerdoti denunciati per abusi sessuali. Con il permesso di vescovi, cardinali e papi, la stessa cosa è avvenuta nel resto del mondo. Tra il 1950 e il 2020, in Portogallo, 4.815 ragazzi e ragazze hanno subito abusi sessuali da parte di membri della Chiesa cattolica. Nello stesso periodo in Francia ci furono 216.000 denunce contro preti, 200.000 in Spagna. E molto recentemente è stato scoperto il diario di un prete gesuita spagnolo pedofilo che ha violentato più di 85 bambini in Bolivia e ha lasciato l’orrore catturato in diversi quaderni come se fossero storie per bambini.

    Ad oggi, la Corte Costituzionale ha selezionato per la revisione quarantotto tutele delle centoventi che abbiamo depositato contro vescovi e superiori di comunità religiose. La negligenza degli alti gerarchi sembra essere una buona notizia in mezzo a tutto, poiché la Corte emetterà una terza sentenza, speriamo, questa volta non solo contro l’arcivescovo di Medellín, ma contro tutti gli alti gerarchi colombiani, con la quale potrebbe costringere a consegnare il dossier segreto una volta per tutte. La decisione è nelle mani dei giudici Jorge Enrique Ibáñez Najar, Alejandro Linares Cantillo e Antonio José Lizarazo Ocampo. Dipenderà da loro se i progressi in termini di accesso all’informazione saranno tali che i giornalisti, e la società in generale, possano conoscere i file etichettati come segreti e che sono di interesse generale.

    Il libro si compone di due parti e di un allegato: dodici racconti, l’archivio segreto della Chiesa cattolica della Colombia e un’intervista rivelatrice a un sacerdote che ha detto in pubblico ciò che i presuli dicono – e credono – in privato. In Il fascicolo segreto non ci sono dati incompleti o mancanti. Questi sono i dati che abbiamo grazie, principalmente, a due fonti: i vescovi e i superiori delle comunità religiose, obbligati dai giudici della repubblica a rispondere ai nostri diritti di petizione, e le storie dei sopravvissuti.

    L’indagine sull’archivio segreto non si esaurisce con il libro; Continueremo ad ascoltare le vittime e a raccogliere dati. Confidiamo che la Corte Costituzionale riaffermi e garantisca il diritto fondamentale di petizione e di accesso alle informazioni che ci permettono di accedere all’archivio segreto dell’87% dei vescovi e dei superiori delle comunità religiose che non hanno fornito tutte le informazioni da noi richieste. Dopo tale pubblicazione, il dossier segreto continuerà ad essere aggiornato sul portale giornalistico casamacondo.co.

  • Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 14 del 9 dicembre

    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 14 del 9 dicembre

    Federica Tourn – Gli 80 anni dei Focolari, tra luci e molte ombre

    Margaret Karram e Jesús Morán, presidente e copresidente dei Focolari, sono stati ricevuti in udienza dal papa il 7 dicembre, giorno in cui ricorrono gli ottanta anni dalla fondazione del movimento da parte di Chiara Lubich. Nel pomeriggio, il cardinale Kevin Joseph Farrell, prefetto del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, ha presieduto una messa di ringraziamento nella Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma, insieme ad altri cardinali e vescovi. Una celebrazione in pompa magna per un movimento che ha dovuto ammettere di avere al suo interno diversi casi di pedofilia (66 i casi individuati dal 1969 al 2012, secondo i dati raccolti dalla Commissione interna dei Focolari): il più eclatante è senz’altro quello di Jean-Michel Merlin, un focolarino francese che ha violentato almeno 37 bambini e che è stato definito un «abusatore seriale di minori».

    Meno di due settimane fa, il 25 novembre, lo stesso papa ha però nominato Margaret Karram membro del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita: una decisione che ha destato stupore e scandalo fra le vittime e i fuorisciti dal movimento. L’Oref, organizzazione ex focolari, ha scritto una lettera aperta al cardinale Farrell in cui sottolinea la grave incompatibilità della nomina della presidente dei Focolari con la funzione di tutela che il Dicastero riveste in caso di denunce di abuso all’interno dei movimenti. «Questa nomina – si legge nella lettera di Oref – si configura come un grave conflitto di interessi: per noi e per le vittime di abusi, quel Dicastero era l’ultima istanza cui rivolgersi nella speranza di ottenere ascolto, comprensione e giustizia. E ora?».

    Ora, chi controlla adesso il controllore? La contraddizione appare evidente, soprattutto se si pensa alla “tolleranza zero” sugli abusi proclamata più volte da Bergoglio. «Margaret Karram dovrebbe contemporaneamente operare per risolvere il problema degli abusi all’interno del Movimento dei Focolari ed esprimersi poi sulle accuse di questi ultimi in seno al suo Dicastero», spiegano gli ex focolarini.

    Approvato dalle gerarchie ecclesiastiche nel 1962 (quasi vent’anni dopo la sua fondazione) con il nome di Opera di Maria, il movimento dei Focolari ha la sede centrale a Rocca di Papa ed è oggi diffuso in 182 paesi.

    Fonte: Domani


    Ludovica Eugenio

    E’ dedicato interamente al tema degli abusi nella Chiesa l’ultimo numero, il quarto de  2023, della rivista internazionale di teologia Concilium. Un tema già affrontato nel 2004, in un numero intitolato “il tradimento strutturale della fiducia”, che oggi viene ripreso e attualizzato. Cosa si intende per abuso? Lo spiega l’editoriale: “abuso – si legge – è un termine problematico perché potrebbe suggerire che vi possa essere un uso “corretto” di una persona, in contrasto con il suo ab-uso.

    Ciò non è possibile: non esiste un “uso” giusto o sbagliato di una persona, giacché una persona non dovrebbe mai essere usata. Eppure questa terminologia fa emergere esattamente il nocciolo della questione: nei casi di abuso sessuale gli individui non sono percepiti e rispettati come soggetti e persone. Sono usati, oggettivati, strumentalizzati. L’abuso è quindi sempre un abuso di potere e un abuso di fiducia, soprattutto nei rapporti di dipendenza. In particolare, nei rapporti di direzione spirituale o di cura pastorale. Proprio questo è il fulcro di questo fascicolo.

    Concilium tratta il tema da diverse prospettive e su un piano internazionale, registrando la difficoltà di contesti molto diversi tra loro in alcuni dei quali è ancora difficile mettere a tema l’abuso clericale. Vi sono dunque contrubuti molto diversi, ma tutti accomunati dal fatto che il contesto istituzionale in gioco è sempre la chiesa. Viene dunque messo in discussione il ruolo e la responsabilità istituzionale e teologica della chiesa cattolica, sia nel consentire relazioni di abuso sia coprendo e insabbiando.

    Undici i contributi presenti nel numero, tra i quali quelli della teologa tedesca Ute Leimgruber sulla rilevanza teologica della narrazione delle vittime, quello della teologa francese  Marie-Jo Thiel sul Rapporto Sauvé nella Chiesa francese, della ex religiosa, vittima di abusi Doris Reisinger sull’abuso spirituale e di p. Hans Zollner, preside dell’Istituto di antropologia della università Gregoriana sul significato della rielaborazione.


    Alessio Di Florio – L’ascolto che non ascolta del Vaticano

    Ascolto. Tante volte papa Francesco, Zuppi o altri della CEI hanno usato questa parola. Ascolto delle vittime, ascolto delle donne, ascolto di tante e tanti. A parole, la verità come spesso accade dietro le mura vaticane è un’altra come sottolinea questa dichiarazione di “Donne per la Chiesa”.

    Leggiamo la notizia che uno dei temi che verrà trattato da Papa Francesco, riunito con il gruppo dei 9 cardinali in questi giorni, sarà “la dimensione femminile nella Chiesa”. Da una parte ci incuriosisce cosa potrà emergere; dall’altra ci delude che, di nuovo e nonostante le tante istanze della nostra associazione, come di altre, le donne siano assenti al tavolo dove si parla del loro ruolo.

    Parlano di noi e su di noi ma non con noi.

    Auspichiamo invece e continuiamo a sollecitare un dialogo più autentico e sinodale, dove le donne siano soggetti del proprio processo di partecipazione nella comunità ecclesiale e dove si possa parlare di ministerialità così come di altre riforme necessarie.

    Alcune di noi insieme a tante teologhe e teologi contemporanei si domandano se non sia tempo per un superamento del principio petrino e mariano. Aggiungiamo che questa modalità binaria di definire la realtà presuppone separazione e impone paletti che ingabbiano invece di liberare i carismi di ciascuna e ciascuno.

    Abbiamo la sensazione che questo arroccarsi su alcune specifiche posizioni o teorie teologiche, di nuovo, nasconda un timore per una partecipazione sempre più ampia delle donne nella Chiesa.


    Francesco Zanardi – Ci siamo fatti in TRE. Nasce Rete L’ABUSO WEB PORTAL con tre siti tematici dedicati
    Un’esigenza per continuare a mantenere un servizio informativo di eccellenza, soprattutto in Italia dove l’informazione è estremamente carente, tanto da venire troppo spesso meno a quella che dovrebbe essere la sua funzione sociale.

    Una scelta radicale che valorizza con i suoi contenuti la stessa storia del paese e le inascoltate proteste dei sopravvissuti, documentata con migliaia di contenuti di cui molti non più reperibili sul web, ma presenti nel nostro archivio.

    Il nuovo PORTALE trova oggi all’indirizzo solito test.retelabuso.org/ tre distinte strutture:
    Il PORTALE – ASSOCIAZIONE SOPRAVVISSUTI che conterrà i soli contenuti relativi all’Associazione, l’operato negli anni, i consigli e i servizi MEDICI e LEGALI regionali, per le vittime.

    Il PORTALE – TG NEWS – NOTIZIE REGIONALI contenente non solo tutte le edizioni del TG NEWS ma la selezione di tutte le notizie di archivio storico, suddivise per Regione e categoria.

    Il PORTALE – OSSERVATORIO PERMANENTE contenente gli unici dati statistici italiani.
    I database sui sacerdoti accusati; quelli condannati; le strutture della chiesa per curare i preti pedofili (nessuna per le vittime); i vescovi insabbiatori tuttavia rimasti al loro posto in Itali, malgrado il Motu proprio; le statistiche sulla base europea; i riscontri sull’entità del fenomeno in Italia.

    Dati unici in quanto a differenza degli altri paesi, l’Italia non ha mai prodotto.
    Come è visibile a colpo d’occhio da ogni portale di accesso tematico, emerge uno storico molto chiaro, malgrado i contenuti siano gli stessi di prima.

    La struttura in realtà, malgrado i tre PORTALI tematici permette tramite la ricerca interna al PORTALE – indipendentemente dal portale utilizzato – la scansione dell’intero ARCHIVIO STORICO, con contenuti documentali che partono dal 1870 con sentenze di condanna (all’epoca MORALE) del RE d’Italia Umberto 1° e continuano con la storia “censurata” dalla memoria del paese, come lo “scandalo” di Varazze, luglio 1907, dietro ai preti pedofili, la guerra civile che in due giorni da Savona, travolse tutta Italia.
    I tre PORTALI sono già attivi e consultabili a pieno regime nella maggior parte dei servizi, alcuni ancora in fase di riallestimento.


    Pierelisa Rizzo

    La chiameremo Sheila ed è l’assistente sociale che ha testimoniato in tribunale ed ha contribuito a mettere in prigione uomini che hanno abusato di bambini e adolescenti ospiti degli orfanatrofi cattolici Madonna Manor e Hope Haven, a diverse miglia da New Orleans. “Ho provato. Ho fatto tutto quello che potevo per far arrestare quell’uomo”, ha detto, riferendosi a Harold Ehlinger, che viveva in un dormitorio quando il suo lavoro quotidiano fare l’assistente sociale ai ragazzi del Madonna Manor, ora chiuso.

    Questi due edifici, che ospitavano gli orfanatrofi belli allora e ben curati,  sono stati il rifugio di sadici e violentatori per decenni, beni immobili importanti  nella protezione dalla bancarotta che l’arcidiocesi ha voluto nel 2020, affrontando cause legali per le vittime di abusi. Il caso della Chiesa ora supera le 500 denunce di abuso grazie anche ad una legge della Louisiana , a rischio di sopravvivenza, che ha eliminato i termini di presentazione delle domande per le vittime.

    Man manco che si va avanti sta emergendo i contorni di una cultura religiosa criminale sotterranea con circa 100 denunce di abusi incentrate sui due orfanotrofi.

    Lo chiameremo Leon. Nato nel 1971, fu mandato a Madonna Manor da una famiglia che si era separata, alla fine del 1982 o 1983. “Invece di subire abusi, scappavo – troppe volte per poterle contare.  Era praticamente una prigione”. Era l’autunno del 1980, quando Sheila andò a lavorare al Madonna Manor. Nella consulenza e nella terapia di gruppo trovò ragazzi arrabbiati, cinici e che agivano per gli abusi sessuali subiti

    Sheila,  se n’era già andata quando arrivò Leon. Le autorità della Chiesa avevano permesso al fratello Harold Ehlinger di risiedere in un cottage vicino a Hope Haven.

    “Il fratello Harold era come il capo- dice Leon –   A volte indossavano maschere per nascondere la loro identità così non sapevi chi ti avesse violentato”.

    Ehlinger era uno del gruppo di presunti pedofili presenti a Hope Haven e Madonna Manor, secondo varie cause pendenti, deposizioni e documenti che forniscono nuovi, agghiaccianti particolari su due delle istituzioni più famigerate legate alla crisi degli abusi del clero cattolico, ma i cui dettagli sono stati in gran parte sepolti nel passato. La storia di Leon è solo una delle decine di testimonianze drammatiche . C’è Joe, violentato da Martin Marie, un membro delle Suore Scolastiche di Notre Dame e che, secondo Joe, non è stata l’unica suora complice delle percosse e degli abusi sessuali che ha subito sull’orlo della pubertà. C’è Rene Perez,  investito mentre a bordo della sua bicicletta era fuggito dall’orfanatrofio.

    Non è chiaro quando esattamente le due istituzioni la Hope Haven che aprì negli anni 20 e la Madonna Manor, aperta pochi anni dopo,  siano diventate una calamita per i pedofili e le persone inclini a comportamenti sadici. Ma 17 cause legali avviate nel 2005 contenevano accuse risalenti agli anni ’50 che descrivevano abusi orribili.

    Una figura importante nel contenzioso del 2005, è un prete di nome Ray Hebert, direttore delle due strutture dal 1966 al 1971.

    Hebert,  che era un monsignore  aveva la responsabilità degli orfanotrofi ed era a conoscenza delle dinamiche interne alle due strutture. Era lui che dopo avere accettato l’incarico, negli anni ’90 come vicario del clero presso l’arcidiocesi di New Orleans, avrebbe dovuto indagare sui preti accusati di abusi sessuali su minori.

    Hebert avrebbe stilato un rapporto al suo capo di allora l’arcivescovo Philip Hannan su una conversazione che aveva avuto con padre Lawrence Hecker accusato varie volte di abusi e ora in carcere in attesa di processo . Rapporto poi distrutto.

    Alla fine, dopo che l’arcidiocesi ha risolto la controversia Hope Haven-Madonna Manor per 5 milioni di dollari, le vittime che hanno nominato Hebert  hanno ritirato le accuse contro di lui.

    Tra il 2010 e il 2020, l’arcidiocesi ha risolto più di 130 denunce di abusi sessuali, per un totale di 11,7 milioni di dollari, in molti casi richiedendo alle vittime di firmare accordi di riservatezza

    L’arcidiocesi non avrebbe mai pagato un tale risarcimento se non considerasse credibili le vittime .

    Pierelisa Rizzo

    Fonte The Guardian.