Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Bagnasco: ”Disgustoso l’attacco a Boffo”. Feltri: ”Non sono affatto pentito”

    Bagnasco: ”Disgustoso l’attacco a Boffo”. Feltri: ”Non sono affatto pentito”

    Il direttore del ‘Giornale’: ”In una circostanza analoga il mio atteggiamento non cambierebbe di una virgola”
    Bagnasco: ”Disgustoso l’attacco a Boffo”. Feltri: ”Non sono affatto pentito”

    Genova, 29 ago. (Adnkronos) – ”L’attacco fatto al dott. Boffo, direttore di Avvenire è un fatto disgustoso e molto grave”. L’arcivescovo di Genova e presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, prima di celebrare la messa per la festa del santuario della Madonna della Guardia, ha commentato così l’attacco del ‘Giornale’ al direttore di ‘Avvenire’, rinnovando a Boffo ”tutta la stima e la fiducia mia personale e quella di tutti i vescovi italiani e delle comunita’ cristiane”.

    Da parte sua Vittorio Feltri, nel suo editoriale oggi su ‘Il Giornale’, intitolato ‘La rabbia dei moralisti smascherati’ , torna sul caso sollevato in merito al direttore di ‘Avvenire’ per ribadire la sua linea e sottolineare la sua indipendenza: ”Non sono affatto pentito”.

    ”Silvio Berlusconi ha diramato un comunicato nel quale si dissocia dal Giornale perche’ contrario alle polemiche sulla vita intima di chiunque -scrive Feltri- Ci saremmo stupiti se il premier avesse detto il contrario, e cioe’ che approvava la nostra iniziativa. Non c’e’ bisogno di rammentare che il compito di decidere in una redazione spetta al direttore il quale puo’ essere licenziato da un momento all’altro, ma non limitato nei suoi poteri. Se sbaglia, paga; ma e’ libero di sbagliare. Su questo punto il contratto di lavoro non lascia margini a dubbi. Sono pronto a rispondere di quanto abbiamo pubblicato nella consapevolezza che fornire informazioni e commentarle e’ nostro dovere. Aggiungo che non sono affatto pentito di aver divulgato la notizia su Boffo e, in una circostanza analoga, il mio atteggiamento non cambierebbe di una virgola”.

    ”Abbiamo la certezza che questa faccenda non finira’ qui. Replicheremo agli attacchi (scontati) di cui saremo oggetto, e rassicuriamo i lettori: non siamo mammole. Finche’ i moralisti speculeranno su cio’ che succede sotto le lenzuola di altri, noi ficcheremo il naso (turandocelo) sotto le loro”.

    Feltri sottolinea ancora che Boffo ”non ha smentito una riga” di quanto pubblicato dal ‘Giornale’. E osserva: ”Le reazioni sgangherate registrate ieri su questo fatto (e immagino la stampa di oggi quanto strillera’) dimostrano la malafede e il doppiopesismo di tanti politici e giornalisti. Per mesi la Repubblica (e non solo) ha sbattuto in prima, seconda, terza pagina articoli zeppi di insinuazioni, intercettazioni galeotte, interviste a prostitute e amiche di prostitute: una campagna interminabile finalizzata a demolire la reputazione del presidente del Consiglio, enfatizzando le sue performance di amatore instancabile”.

    ”I giornali sedicenti indipendenti e i politici progressisti hanno applaudito al gossip, talvolta alimentandolo; poi noi scopriamo che uno dei massimi censori, il numero uno di Avvenire, e’ un tipo che prima di parlare male di altri dovrebbe guardarsi allo specchio, e veniamo ricoperti di insulti”.

    ”La Cei, non senza imbarazzo, ha espresso generica e formale solidarieta’ a Boffo; non poteva fare diversamente -aggiunge- Forse non era al corrente del vizietto del suo portavoce giornalistico e, quand’anche fosse stata informata, sperava non sarebbero uscite indiscrezioni e ora, colta alla sprovvista, deve riflettere sul da farsi”.

    Caso Boffo, i giovani di Cl
    “L’attacco è una porcata”
    OKNOtizie
    Dillo a un amico Testo piccolo Testo medio Testo grande | 29/08/2009 |
    L’attacco al direttore dell’Avvenire Dino Boffo è arrivato nei giorni del meeting di Rimini organizzato da Comunione e liberazione. E l’eco di quanto apparso sulla prima pagina del Giornale si è fatto sentire – e non poco – tra i giovani che hanno preso parte al tradizionale appuntamento. E che hanno preso di mira il direttore del quotidiano di via Negri, Vittorio Feltri, come testimoniane alcune dichiarazioni raccolte da uno degli inviati dell’agenzia Apcom.
    Un altro studente universitario, Fabio, non usa mezzi termini: “Personalmente non sopporto Feltri, ma l’ultimo attacco a Boffo, anche se fosse stato fatto da un altro, si commenta da solo. Fa pena il Giornale”.
    “Credo che sia tutto un fuoco di paglia – sentenza Anna, 23 anni, universitaria di Milano -. Credo che attacchino quelli che dentro la chiesa dicono cose scomode”. Vincenzo, di Torino, guida alle mostre del Meeting, è più deciso: “Quando non riesci a guardare al di là del tuo naso, dà fastidio quando qualcuno ricorda impegni e doveri anche di politici”. “Fanno molto riflette questi continui attacchi – aggiunge Gabriella, di Milano – ma poi pensando tra me e me, io sono sempre più consapevole della mia appartenenza religiosa”.
    Due ragazzi di Parma, sono sbrigativi, perché rischiano di perdere il treno. “Chiacchiera estiva? Non mi sembra – ragiona Andrea – perché è da anni che i giornali di sinistra e le elites che ci stanno dietro attaccano ingiustamente la chiesa e i suoi rappresentanti”. Quando poi gli ricordi che il Giornale è “di destra”, taglia corto: “Beh, di questa vicenda non ho letto…”.
    Sandra, invece, vuole fare la giornalista in futuro, per ora studia giurisprudenza: “E’ una porcata. Non so se il direttore di Avvenire sia omosessuale o abbia avuto relazioni con minorenni, perché si sentono tante voci… Ma sono convinto che non è necessario usare la privacy e la storia personale di uno per altri interessi politici”.

    http://www.libero-news.it/pills/view/19399

    MARIO ADINOLFI SCRIVE A VITTORIO FELTRI
    sabato 29 agosto 2009 15:54
    Lettera aperta a Vittorio Feltri di Mario Adinolfi, il giornalista che per primo si occupò del caso del direttore di Avvenire, Dino Boffo.

    29 agosto 2009

    Caro direttore,

    senza chiedere alcuna autorizzazione il tuo giornale si è appropriato di due miei scritti, uno del 20 settembre 2005 e uno immediatamente successivo alla pubblicazione del tuo scoop su Dino Boffo, pubblicandoli entrambi. Non me ne dolgo più di tanto, ho un minimo di profilo pubblico e quei testi erano pubblici, magari un filo di cortesia tra colleghi potrebbe sussistere, ma non è su questo che voglio tediarti. Voglio affrontare il nodo della questione che la rottura del muro di omertà sulle relazioni omosex del direttore di Avvenire ha messo in evidenza ed è quello dei rapporti tra poteri in un contesto che vorremmo fosse sempre pienamente democratico.

    Ho dato subito atto a te e al tuo quotidiano di aver compiuto bene il vostro lavoro citando la sentenza del tribunale di Terni: è un fatto, una notizia, che in qualsiasi paese del mondo sarebbe finita immediatamente in pagina. Il direttore del quotidiano dei cattolici italiani è un personaggio pubblico e quella sentenza che lo riguardava era una bomba giornalistica, in particolare nella fase delicata che vivevamo e tuttora viviamo rispetto al rapporto tra Chiesa e mondo omosex. Hai smascherato una clamorosa ipocrisia e hai raccontato anche qualcosa della magistratura italiana, cui mi ero rivolto nel 2005 per avere copia degli atti della sentenza, sentendomi rispondere per iscritto che a quegli atti non potevo accedere, anche se pubblici e l’articolo 116 del codice di procedura penale prevede che agli atti di un procedimento penale possa accedere “chiunque vi abbia interesse”. Ma tu devi avere amici più potenti dei miei e a quegli atti hai avuto accesso e hai notato come, con la citazione dei nomi pesanti di Ruini, Tettamanzi e Betori, ci fosse anche il racconto di un segmento di storia della Chiesa italiana.

    Ho notato che i tuoi articoli del giorno dopo, forse per via della difficoltà in cui si è trovato Berlusconi, utilizzano toni più soft, dirigendo la bastonatura addosso al direttore di Repubblica. Dino Boffo si difende, la stampa “libera” fa quadrato attorno a lui e nessuno che abbia provato un minimo di pena per quella povera donna martoriata e molestata per via della passione del direttore di Avvenire per il di lei marito. La citazione, poi, dei comportamenti omosessuali di Boffo “attenzionati” dalla polizia inquieta qualcuno, mentre i più sanno che è conseguenza delle frequentazioni del direttore di Avvenire dei luoghi della prostituzione maschile milanese.

    Io credo che la difesa d’ufficio di Boffo da parte della Chiesa italiana fosse inevitabile, mi preoccupa molto invece la scelta dei vertici della Cei di tenere questo soggetto alla guida del potente quotidiano dei vescovi negli ultimi quindici anni, secondo il vecchio schema per cui una persona ricattabile è una persona controllabile, che eseguirà gli ordini. E qui veniamo al punto.

    Il tuo articolo che svela le ipocrisie di Boffo e della Chiesa è un articolo giornalisticamente meritorio, che però semplicemente non avresti scritto se Boffo fosse stato un fedele alleato di Berlusconi, così come non avresti pubblicato le tette di Veronica mentre lei era la moglie formale ma silenziona del Cavaliere, così come non avresti pubblicato la storia di Ezio Mauro che compra l’appartamento a nero se quello stesso comportamento lo avesse avuto Niccolò Ghedini.

    Allo stesso tempo Repubblica non rivolgerebbe quelle stesse dieci insistenti domande all’ingegner De Benedetti e il Corriere della Sera e la Stampa evitano di dare risalto alla meritoria inchiesta di Maurizio Belpietro su Libero (ripresa anche da te) rispetto alla colossale evasione fiscale degli Agnelli. Ecco il nodo: ogni articolo, anche il giornalisticamente più valido, più capace di raccontare lo schifo ipocrita e profondo in cui sguazza ormai il nostro paese, si perde inevitabilmente sotto la coltre del sospetto di strumentalizzazione.

    Si strumentalizza tutto, tutto è bastone per picchiare la banda avversaria, la verità diventa concetto puramente pirandelliano, la confusione regna sovrana e l’impressione è che questa condizione sia l’angolo buio in cui si è ficcata la nostra democrazia.

    Sono preoccupato e non so neanche perché scrivo a te queste parole. Forse perché, lo devo ammettere con fastidio, mi sembra che la concorrenza fra le due principali testate vicine al Cavaliere sta generando un giornalismo molto aggressivo e quindi più capace di scoperchiare pentoloni purulenti che avvelenano da troppo tempo questo paese. Lo fai, lo fate, a senso unico e questo toglie validità al vostro lavoro ed è un peccato.

    Io credo invece che il lavoro di Repubblica da Casoria in poi, le tue prime pagine sull’ipocrisia dei vertici della Chiesa italiana (che allontana tanti fedeli, tra cui anche il sottoscritto, persino dalla fede) ma anche sul ministro terrorista iraniano che detiene un potenziale atomico, l’inchiesta di Belpietro sugli Agnelli, tutti questi sforzi di raccontare la verità, se composti a mosaico raccontino davvero la fotografia della tragedia del nostro paese. Sono tutte inchieste di parte, però, viziate da una manina che strumentalizza e così perdono di valore.

    Forse però da questo angolo buio si può uscire. Con il giornalismo che faccia il giornalismo, la politica che faccia la politica, l’industria e la finanza che facciano l’industria e la finanza, partendo da un riconoscimento reciproco di legittimità e attendendo un’inchiesta dell’Espresso su un leader della sinistra e una tua sui festini spericolati di Berlusconi.

    Il tutto partendo da un principio: chi sceglie nella vita di avere un profilo pubblico ne deriva molti onori (soldi e potere, di solito), quindi deve accettare di esporre la propria vita al giudizio altrui. E’ inevitabile. Questo non significa sognare un’Italia in cui la classe dirigente sia composta da uomini irreprensibili, semplicemente significa lavorare per produrre una classe dirigente disposta ad assumersi pienamente la responsabilità dei propri atti pubblici e anche di quelli privati con rilevanza pubblica, senza ricorrere alla ridicola arma del diritto alla riservatezza.

    Questa Italia diversa, meritocratica e responsabile, non omertosa e finalmente libera da logiche mutuate sostanzialmente dallo stile mafioso, si può costruire: non è un sogno, è un progetto possibile. Passa anche, forse soprattutto, attraverso noi giornalisti militanti, noi che amiamo con nettezza le idee di una parte politica e ci battiamo affinché prevalga. Forse proprio la nostra libertà potenziale è una chiave con cui spurgare il marcio di questo paese.

    Rendiamola libertà effettiva e coraggiosa. Non sarà un esercizio inutile.

  • Irlanda: Premier, Chiesa Cattolica Responsabile Morale Di Abusi

    Irlanda: Premier, Chiesa Cattolica Responsabile Morale Di Abusi

    (ASCA-AFP) – Dublino, 4 giu – Le istituzioni cattoliche irlandesi hanno la ” responsabilita’ morale ” degli abusi avvenuti all’interno di scuole e istituti per ragazzi e devono pagare i danni alle vittime. Lo ha detto il primo ministro irlandese, Brian Cowen, nel corso di un incontro con i vertici dei 18 ordini cattolici coinvolti negli scandali.

    ”Voglio dirvi direttamente che il governo chiede ulteriori e sostanziali contributi per riparare i danni provocati”, ha detto il premier, parlando della ” vergogna e dell’orrore ” provati dall’opinione pubblica irlandese nel leggere i risultati di un’inchiesta ufficiale del governo sugli abusi.

    Secondo Cowen, ”la sistematica natura dei fatti” e ”la scala di sofferenze provate dai ragazzi e gli abusi compiuti su molti di loro” provano che esiste una ”responsabilita’ morale” che deve essere affrontata.

    Si tratta di una ” macchia perenne ”, ha aggiunto il primo ministro e la risposta della Chiesa cattolica determinera’ il modo con cui verra’ giudicata dalla gente d’ora in poi. Il rapporto, pubblicato un mese fa, e’ il risultato di nove anni di inchiesta sugli abusi sessuali, fisici ed emotivi praticati negli istituti fin dall’inizio degli anni quaranta, con oltre 14 mila vittime. Uno shock per la cattolicissima Irlanda.

    E tutto ciò per santa obbedienza alla ipocrite direttive della chiesa cattolica parte dalla centrale vaticana in materia come qui sotto finalmente rese note. (dawww.mednat.org/religione.preti_omo.html)

    “Mantenete segreti abusi dei preti” – CNN rivela: documento-choc del Vaticano

    “Tenere segreti tutti i reati sessuali commessi dai preti”. L’ordine, proveniente dal Vaticano, risale a circa 40 anni fa.
    Nel 2001, in pieno scandalo preti-pedofili, l’allora Prefetto della Congregazione per la Fede Joseph Ratzinger, in una lettera a tutti i vescovi, ribadiva il modo di comportarsi in casi di questo genere già presente in un documento del 1962,
    Con un documento le varie diocesi venivano istruite sul comportamento da tenere per evitare che gli abusi sessuali dei preti diventassero di pubblica opinione… “pena la scomunica. Il materiale è stato pubblicato dalla CNN negli U.S.A, dove è in atto un aspro dibattito sugli abusi sessuali commessi soprattutto verso i minori.
    L’esistenza del documento è stata resa nota dal network americano, che sostiene di averlo ricevuto dalla Conferenza dei vescovi negli Stati Uniti.
    Il dossier, datato 16 marzo 1962, affronta soprattutto il problema dei preti che sollecitano atti sessuali durante la confessione. In questo caso, si legge nel documento, le azioni contro il prete vanno eseguite “nel modo più segreto possibile, pena la scomunica”.
    Secondo Carmen Durso, un avvocato che negli Usa rappresenta parecchie vittime di presunti abusi da parte dei preti, il documento non era altro che un modello in cui si spiegava come dissimulare ogni cattiva condotta. “Erano ordini che venivano dati ai preti e ai loro soprintendenti. Si diceva loro: quando ottenete le informazioni su questo tipo di attività, mantenete il segreto”.
    Ma Francis Maniscalco, un portavoce per il congresso dei vescovi degli Usa ribatte che il documento non deve essere preso fuori dal suo contesto. “Quegli ordini – dice – non sono stati realmente osservati nella maggior parte dei casi avvenuti negli ultimi 20 anni”. Tgcom.it 08/08/03

    Sono sessantanove pagine, un documento che inchioda i vertici della Chiesa di Roma, che getta un’onta senza precedenti sul Vaticano. La rivelazione del quotidiano britannico The Observer è destinata a far esplodere una bufera inimmaginabile sull’istituzione più potente del mondo: un documento che risale al 1962 e che porta il sigillo di Giovanni Paolo XXIII fu spedito a tutti i vescovi del mondo per istruirli a tenere ben nascosti i casi di violenza sessuale all’interno della Chiesa. Il testo, scritto in latino, si trovava negli archivi segreti del Vaticano. “Massima segretezza”: era questo quello che la Chiesa di Roma chiedeva ai propri prelati in materia di abusi sessuali. Nulla doveva venire a galla, tutto andava nascosto nei minimi dettagli. Con la minaccia di scomunica per coloro che non rispettavano l’imposizione.
    A scoprire il documento shock, chiamato “Crimine Solicitationies “, è stato Daniel Shea, avvocato texano impegnato in una serie di casi di abusi contro minori perpetrati da preti cattolici. La Chiesa cattolico-romana di Inghilterra e Galles ne conferma la genuinità.
    In quelle 69 pagine, nero su bianco, c’è l’intenzione di mantenere il più stretto riserbo sugli atti dei prelati che potrebbero danneggiare la Chiesa e dettagliate raccomandazioni su come difendere la segretezza: le indicazioni “devono essere diligentemente nascoste negli archivi segreti della Curia come strettamente confidenziali – si legge nel testo – né dovranno essere pubblicate o in inserite in qualche commento”.
    L’avvocato Shea commenta indignato: “Questi dettami sono arrivati ad ogni vescovo del pianeta. E’ la prova che ci fosse una cospirazione internazionale da parte della Chiesa per insabbiare le vicende legate agli abusi sessuali”.
    Ancora più deciso, Shea aggiunge: “Abbiamo sempre sospettato che la Chiesa cattolica coprisse i casi di abusi sessuali e cercasse di far tacere le vittime. Questo documento lo prova. Minacciare la scomunica a chiunque parli, mostra sino a dove le alte cariche del Vaticano erano pronte ad arrivare pur di evitare che le informazioni sugli abusi diventassero di pubblico dominio”.
    Certo la vicenda è esplosiva. Da tempo la Chiesa cattolica è nella bufera per lo scandalo dei preti pedofili. L’arcivescovo di Boston, il cardinale Bernard Law, è stato costretto a dimettersi dopo avere ammesso di aver coperto alcuni casi di pedofilia nella sua Curia. (Tratto da: Il Nuovo – 17 AGOSTO 2003)
    E’ noto come molti processi sono stati instaurati negli U.S.A contro il Vaticano con richieste di risarcimenti miliardari.

  • VATICANO, CARD. HUMMES: QUASI 4 PRETI SU 100 PEDOFILI, CHIESA APRA OCCHI

    VATICANO, CARD. HUMMES: QUASI 4 PRETI SU 100 PEDOFILI, CHIESA APRA OCCHI

    Note:In una famosa puntata di Annozero, monsignor Fisichella affermò che i preti pedofili erano pochi. Oggi,  il cardinal Hummes invita la chiesa ad aprire gli occhi e dice che in alcune diocesi “non arrivano nemmeno al 4%”. Considerando che i preti cattolici sono 400.000, ci sarebbero 16.000 preti pedofili. Dato che il numero di preti sotto processo o già condannati, non si conosce ufficialmente, ma non è certamente un numero elevato, restano  migliaia di pedofili che sfuggono al controllo della chiesa.

    VATICANO, CARD. HUMMES: QUASI 4 PRETI SU 100 PEDOFILI, CHIESA APRA OCCHI

    (ASCA) – Citta’ del Vaticano, 26 giu – La Chiesa ”non puo’ chiudere gli occhi” di fronte ai casi di pedofilia tra i propri preti, che in alcune diocesi arrivano a coinvolgere quattro preti su cento. Lo afferma, in un’intervista al settimanale cattolico spagnolo ”Vida Nueva’ dedicata al significato dell’Anno sacerdotale aperto lo scorso venerdi’ 19 giugno da papa Benedetto XVI, il prefetto della Congregazione per il clero, card. Claudio Hummes.

    La Chiesa cattolica, in genere, non dispone di statistiche sui sacerdoti coinvolti in casi di pedofilia. Il cardinale brasiliano pero’, offre un indizio, affermando che ”i casi di pedofilia a volte non arrivano nemmeno al 4% dei sacerdoti”.

    Piu’ difficile la situazione di quei preti che non rispettano l’obbligo del celibato: in questi casi ”la percentuale e’ un po’ piu’ alta”, spiega Hummes. In un’intervista all’Osservatore Romano di un anno e mezzo fa, il 5 gennaio 2008, lo stesso cardinale aveva offerto dati leggermente differenti: ”Si deve sempre ricordare – aveva detto – che solo una minima parte del clero e’ coinvolta in situazioni gravi. Neppure l’uno per cento ha a che fare con problemi di condotta morale e sessuale”. I preti cattolici di tutto il mondo, secondo i dati piu’ aggiornati, sono poco piu’ di 400mila.

    Nell’intervista con la rivista spagnola, il cardinale Hummes si sofferma ampiamente sulla questione della pedofilia, tornata alla ribalta dopo i risultati del ”rapporto Ryan” in Irlanda.

    Di fronte a questi casi, il prefetto della Congregazione del clero invoca la ”linea dura’, invitando la Chiesa a ”non chiudere gli occhi di fronte al fenomeno”. Le sue parole arrivano una settimana dopo che, in un’intervista sull’Osservatore Romano del 19 giugno, il numero due della sua Congregazione, mons. Mauro Piacenza, aveva denunciato ”un preciso disegno che va ben oltre il diritto di cronaca” da parte dei media che raccontano i casi di pedofilia nella Chiesa.

    ”Ci sono dei problemi – concede anche Hummes -, come i casi di pedofilia e quelli dei sacerdoti che non rispettano il celibato, che sono stati molto pubblicizzati negli ultimi tempi”. ”La pedofilia – prosegue pero’ -, senza dubbio, e’ un crimine terribile, di fronte al quale la Chiesa non puo’ chiudere gli occhi. Non c’e’ posto nel ministero sacerdotale per le persone che hanno commesso questi crimini. La Chiesa non puo’ accettare i casi di pedofilia; i colpevoli devono essere puniti tanto con le leggi civili quanto con quelle canoniche”.

    ”Detto questo – prosegue -, bisogna sottolineare che la grande maggioranza del clero non ha nulla a che fare con questi problemi. E’ per questa che la Chiesa deve reagire e non deve accettare che sia questa l’immagine del sacerdote cattolico, formata da un preconcetto negativo molto forte che umilia e ferisce l’immensa maggioranza dei sacerdoti. I casi di pedofilia a volte non arrivano nemmeno al 4% dei sacerdoti. Per la questione del non rispetto del celibato la percentuale e’ un po’ piu’ alta. Ma bisogna mettere in evidenza che il resto dei sacerdoti sono uomini degni e rispettabili, che danno la loro vita completamente e senza condizioni a Gesu’ Cristo e al popolo”.
    26 giugno 2009

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  • Don Roberto Berti in uno dei suoi tipici atteggiamenti

    Don Roberto Berti in uno dei suoi tipici atteggiamenti

    San Mauro: don Roberto “si prende una pausa”

    Don Roberto Berti in uno dei suoi tipici atteggiamenti

    Che quella appena passata non fosse una domenica come le altre si era capito subito. Don Roberto Berti, infatti, reduce da un anno pastorale particolarmente stancante e dopo aver parlato con il cardinale, si è preso un periodo di riposo. Tornerà quando la situazione si sarà stabilizzata. (L’articolo completo su Metropoli Piana in edicola dal 6 giugno)

    Ginestra Fiorentina
    Parroco accusato di abusi su minori, in corso un’inchiesta
    Il sacerdote è stato denunciato dal padre di una vittima. I fatti risalgono agli anni Novanta
    28/06/2008 – 08:42
    E’ in corso “un’inchiesta canonica” sul parroco rimosso dalla curia di Firenze per abusi su minori. E’ quanto rende noto la diocesi con un comunicato, diffuso in serata, in cui si parla di “comportamenti riprovevoli di un sacerdote fiorentino in ambito sessuale risalenti agli anni Novanta”. Nella nota la diocesi precisa anche che il sacerdote “sotto inchiesta” ha accettato prontamente di “interrompere ogni servizio pastorale”. Si tratterebbe di don Roberto Berti, 52 anni, ex parroco di San Mauro a Signa. Pare che a scatenare la vicenda sia stata la denuncia del padre di una delle vittime. Le probabili violenze sembra siano avvenute nella parrocchia di Ginestra Fiorentina tra l’inizio degli anni Novanta e il 2001 e abbiano coinvolto giovani nati tra il ’77 e l’86. In corso le indagini.

  • “Il direttore di Nigrizia accusato di pedofilia È tutto un complotto”

    “Il direttore di Nigrizia accusato di pedofilia È tutto un complotto”

    SCANDALI & CHIESA. Il missionario comboniano padre Renato Kizito Sesana indagato dalla polizia di Nairobi dopo alcuni servizi della televisione kenyota KTN

    «Sono invenzioni di chi vuole appropriarsi dei beni dell’organizzazione che ho creato per aiutare i poveri»

    Il direttore responsabile di Nigrizia, battagliero mensile dei comboniani, padre Renato Sesana, che tutti in Africa conoscono come padre Kizito (nome preso in onore del primo martire africano santificato da Paolo VI nel 1964), è finito sotto inchiesta in Kenya per un’accusa di pedofilia che gli è stata rivolta da due adolescenti, ripresi con il volto mascherato. Le molestie sarebbero avvenute nel corso di una sua visita al centro missionario Dagoretti Corner a Nairobi.
    L’indagine della polizia kenyota fa seguito ad alcuni servizi televisivi, trasmessi dalla Ktn, Kenya Television Network, (visibili anche su Youtube), con testimonianze contro il sacerdote, assai famoso per la sua attività di missionario e autore di numerosi libri. «Abbiamo sentito parlare di questa vicenda nei media», ha detto il vice portavoce della polizia Charles Owino Wahongo. «È stata aperta un’inchiesta per verificare queste accuse. È un caso grave». Il portavoce ha comunque precisato di non aver ricevuto nessuna denuncia. Un’approfondita indagine è stata promessa anche dal vescovo di Nairobi, il cardinale John Njue.
    [FIRMA]MAI ABUSATO DI BIMBI. Il missionario, nato nel 1943 a Lecco, che si trova in Africa da un quarto di secolo e ha vinto due premi internazionali per la sua attività, ha depositato presso la stazione di polizia di Kilimani e consegnato a Njue una dichiarazione in cui respinge le accuse.
    «Sono stato assente dal Kenya dall’inizio di gennaio e solo ieri mattina sono rientrato, dopo aver saputo delle accuse che mi muovono e ho deciso di affrontare la situazione. Vorrei dire subito con chiarezza che non ho avuto rapporti sessuali con bambini», ha smentito con forza. «Sono pronto a confrontarmi con chiunque voglia provare il contrario».
    PAGATI PER ACCUSARMI. «Appena tornato in Kenya», continua, «sono andato al commissariato di polizia del quartiere di Kilimani per rilasciare una dichiarazione e depositare una dichiarazione scritta in cui un giovane giura di aver avuto una sostanziosa offerta di denaro qualora avesse accettato di dichiarare false accuse di natura sessuale contro di me. E ha aggiunto che, quando si è rifiutato, è stato minacciato. So che alcuni criminali ricorrono ad accuse a sfondo sessuale per instillare paura sia nei laici che nei religiosi che operano con i giovani, di solito con l’intento di estorcere denaro. Non sono affatto disposto a cadere in questa trappola».
    FALSE FOTO ONLINE. «Questa particolare vicenda», continua l’autodifesa di padre Kizito, «ha inizio lo scorso ottobre, quando un messaggio e-mail, senza firma, fu messo in rete, recante foto di un adulto nudo con un giovane, dando ad intendere che l’adulto fossi io. È impossibile dire se si trattava di un uomo o di una donna. Erano immagini chiaramente elaborate con un programma di photo editing, e per questo non diedi ad esse molta importanza».
    UN COMPLOTTO. «Sfortunatamente», prosegue il missionario, «la situazione si è deteriorata quando ho lasciato il Kenya per un periodo di riposo. A poco a poco, mi sono reso conto che non si trattava di un semplice caso di tentata diffamazione, ma era un piano ben più ampio per appropriarsi delle proprietà che la Comunità Koinonia, una realtà costruita lungo gli anni con l’aiuto dell’organismo non governativo “Amani”. Non avevo mai preso in considerazione il valore monetario delle strutture che avevamo costruito per il bene dei bambini e dei ragazzi sotto la nostra cura. Va, tuttavia, detto che oggi il loro valore commerciale stimato si aggira attorno ai 3 milioni di euro (cioè oltre tre miliardi di scellini kenyani). Temo che questi beni immobili siano il vero scopo cui mirano le persone che sono dietro le accuse mossemi. Sono persone che hanno goduto della mia fiducia e avuto accesso ai documenti della Comunità Koinonia, e sono certamente a conoscenza del loro valore commerciale. Sono giunte molto vicine al punto di trasferire tutte le proprietà di Koinonia ai propri nomi. In verità, i rogiti notarili delle nostre strutture sono stati rimossi dal mio ufficio. Ma abbiamo prontamente reagito per vie legali e oggi queste persone non sono più tra gli amministratori fiduciari della Koinonia Community Trust».
    IL VERO SCOPO È KOINONIA. «Noi abbiamo altre persone», spiega ancora il padre comboniano, «che sono pronte a giurare di essere state “comprate” con bustarelle, minacciate e anche torturate perché testimoniassero il falso contro di me. Al presente, hanno ancora paura; ma, al momento giusto, presenteranno dichiarazione giurate scritte. Una di esse si era detta pronta a essere qui con me oggi. Ma io non voglio usare i metodi di chi mi accusa e non intendo sottoporla (o sottoporle) a traumi per il resto della loro vita. Esse comunque saranno sottoposte ai dovuti interrogatori da parte della polizia, e sono pronte a testimoniare in un eventuale processo. Mi domando se coloro che mi stanno accusando di violenze sessuali e di condotta immorale abbiano mai presentato una denuncia scritta contro di me alla polizia, accompagnandola con prove».
    AGGRESSIONE MEDIATICA. «Sono rimasto sorpreso», denuncia poi padre Sesana, «dal modo non professionale con cui i giornalisti della Kenya Television Network mi hanno avvicinato. Si sono presentati “a voce”, senza mostrarmi alcun documento di riconoscimento, e sia le telecamere che le loro automobili non avevano alcun marchio dell’emittente. Erano le 18, ed io non mi ero ancora ripreso dal lungo volo della notte precedente. E quando ho detto loro che ero stanco e desideroso di riposare, hanno acceso le telecamere e cominciato a registrare. Non ho seguito il telegiornale della KTN. Alcuni amici esperti di informazione che l’hanno potuto seguire, mi hanno detto che non sono stati rispettati i minimi standard etici e professionali.Vivo in Kenya da oltre 21 anni e ho avviato centri multimediali, come New People Media Centre e Radio Waumini. Mi sono preso cura di migliaia di bambini di questo Paese. Eppure non mi è data la possibilità di difendermi contro queste infamanti accuse. Inoltre, il Kenya ha una sua forza di polizia. I poliziotti del quartiere di Riruta avrebbero potuto dare “interessanti” informazioni sulle due persone che sono menzionate nel reportage giornalistico che mi accusa. C’è anche una funzionaria statale incaricata dell’infanzia che visita regolarmente il Centro di Kivuli della Comunità Koinonia, e di certo è a conoscenza di ciò che sta accadendo. Perché questa signora non è stata intervistata?».
    NESSUN PRIVILEGIO. «Oggi è la giornata del Bambino Africano», dice ancora Kizito. «Koinonia e le sue molte istituzioni al momento aiutano 250 ex bambini di strada notte e giorno, e altre centinaia sono da noi assistiti mentre vivono in famiglia. Non chiedo un trattamento privilegiato, ma solo la possibilità di potermi difendere attraverso i normali canali della giustizia. Temo che questo complotto per impossessarsi delle proprietà di Koinonia possa danneggiare i bambini e faccio appello alle autorità del Kenya e ai cittadini di questo Paese di continuare a supportare il buon lavoro svolto dai nostri assistenti sociali in tutte le nostre strutture dedicate alla cura dei bambini».
    PRONTO AD ANDARE DAI GIUDICI. «Se le accuse mosse contro me risultassero fondate», conclude il firettore di Nigrizia, «sono pronto ad affrontare la legge. Ma se risultassero false, coloro che le hanno create e “gestite” dovrebbero essere altrettanto pronti a sottoporsi al giudizio di un tribunale».
    Koinonia, l’organizzazione creata da Sesana in Kenya, può vantare una fitta rete di case famiglia e di attività per avviare al lavoro i giovani delle zone più povere.

  • L’esortazione di Benedetto XVI alla Conferenza episcopale del Paese dopo le rivelazioni del “rapporto Ryan” sugli abusi compiuti nei decenni scorsi

    L’esortazione di Benedetto XVI alla Conferenza episcopale del Paese dopo le rivelazioni del “rapporto Ryan” sugli abusi compiuti nei decenni scorsi

    Il mea culpa dei vertici cattolici dell’isola: “Crimini odiosi, proviamo vergogna”

    Pedofilia nella Chiesa irlandese Il Papa: “Sia fatta giustizia”

    Benedetto XVI
    CITTA’ DEL VATICANO – Benedetto XVI ha esortato la Chiesa irlandese e i cattolici dell’isola a fare giustizia sui tanti casi di pedofilia: un invito “a continuare a stabilire la verità di ciò che è accaduto e perché; a garantire che venga fatta giustizia per tutti; a vedere se le misure messe in atto per prevenire il ripetersi degli abusi siano pienamente applicate e aiutare il processo di guarigione alle vittime degli abusi ancora in vita”. Le parole del Papa sono contenute del comunicato finale del “Summer General Meeting” della Conferenza episcopale irlandese.

    Nel comunicato, i vescovi di Irlanda ricordano gli incontri che il cardinale Sea’n Brady, arcivescovo di Armagh e primate di Irlanda, e monsignor Diarmuid Martin, arcivescovo di Dublino, hanno avuto la scorsa settimana in Vaticano col Papa e con i responsabili di congregazioni vaticane. Scopo dei colloqui: parlare del “rapporto Ryan”, il documento che ha mostrato come, per decenni, abusi e violenze a danni dei minori siano stati “endemici” nelle scuole cattoliche dell’isola.

    ”Abbiamo vergogna, siamo umiliati e chiediamo scusa se il nostro popolo si è allontanato così tanto dagli ideali cristiani”, scrivono i vescovi irlandesi nel comunicato, esprimendo ”profonda tristezza” per gli abusi che migliaia di minori hanno subito negli anni 40-80 in istituti religiosi irlandesi. Proprio mentre i vescovi si riunivano, a Dublino migliaia di persone sono scese per strada per manifestare la loro solidarietà alle vittime.

    ”Il Rapporto Ryan – si legge ancora nel comunicato – rappresenta il più recente e inquietante atto d’accusa a una cultura che è stata prevalente nella Chiesa cattolica in Irlanda, per troppo tempo. Crimini odiosi sono stati perpetrati contro i più innocenti e i più vulnerabili, e sono stati commessi atti vili con effetti duraturi nella vita con il pretesto della missione di Gesù Cristo. Questo rappresenta un grave atto di tradimento della fiducia, che il nostro popolo ha riposto da sempre nella Chiesa. Per questo chiediamo perdono”.

    ”La nostra prima reazione – proseguono i vertici cattolici irlandesi – è di una profonda tristezza per le sofferenze di tanti, provate per così lungo tempo. Vogliamo invitare le vittime ad impegnarsi con noi per vedere come possiamo aiutare coloro che sono stati abusati. Vogliamo rispondere come pastori, nonostante le carenze a volte delle nostre precedenti risposte pastorali. Invitiamo tutta la Chiesa ad unirsi con noi in preghiera per il benessere e la pace della mente per tutti coloro che hanno sofferto”.

    (11 giugno 2009) Tutti gli articoli di esteri

    http://www.repubblica.it/2009/05/sezioni/esteri/benedetto-xvi-34/appello-irlanda/appello-irlanda.html

  • La Chiesa irlandese nella bufera “Abusi sessuali su migliaia di bimbi”

    La Chiesa irlandese nella bufera “Abusi sessuali su migliaia di bimbi”

    LONDRA – È una delle pagine più nere della storia d’Irlanda, e della storia della Chiesa cattolica: l’abuso sessuale sistematico e ampiamente diffuso ai danni di bambini e adolescenti di entrambi i sessi, in scuole, orfanotrofi, riformatori e altri istituti gestiti da ordini religiosi cattolici irlandesi. Una macchia vergognosa, di cui finora si conosceva l’esistenza attraverso documentari televisivi, film di denuncia come il pluripremiato “Magdalene” di qualche anno fa, inchieste dei giornali e indagini preliminari. Ma adesso la Child Abuse Commission, la commissione istituita dall’allora primo ministro irlandese Bertie Ahern, per fare luce su questo indegno scandalo, ha concluso i suoi lavoro dopo nove anni di inchieste e presentato un rapporto che fotografa con esattezza le dimensioni e i dettagli di quanto è avvenuto.

    Il risultato suscita orrore: un dossier con le testimonianze di 2500 vittime di violenze, avvenute tra gli anni ’40 e gli anni ’80, negli istituti gestiti da preti e suore in Irlanda. Racconti atroci, di uomini e donne oggi adulti che ricordano di essere stati picchiati in ogni parte del corpo con le mani e con ogni tipo di oggetti, seviziati, stuprati, talvolta da più persone contemporaneamente.

    E’ la cronaca di una discesa agli inferi, tenuta nascosto per decenni, poi trapelata qui e là, ma solo ora svelata in tutta la sua mostruosa realtà. Che questo sia avvenuto nel paese più cattolico d’Europa, dove la Chiesa ha per lungo tempo sovrastato con la sua influenza ogni aspetto della società civile, è ancora più grave e raccapricciante, commenta la stampa irlandese. Il rapporto non è una lettura facile. “Credevo che mi avrebbero rivoltato le budella”, dichiara un testimone. Altri parlano di “predatori sessuali che colpivano sistematicamente e abusavano sessualmente i bambini più vulnerabili”. Le vittime erano spesso giovani “difficili”, orfani, disabili, abbandonati, che speravano di ricevere dalla Chiesa il conforto che non avevano mai conosciuto e si ritrovavano invece inghiottiti in un feroce cuore di tenebra. La pedofilia e l’abuso sessuale nei confronti dei bambini erano un fatto “endemico”, conclude il documento.

    Il fatto che questo orrore sia venuto pienamente alla luce, per iniziativa del governo, è un segno di quanto sia cambiata l’Irlanda negli ultimi vent’anni: oggi è colpita come tanti dalla crisi economica, ma è un paese irriconoscibile, trasformato dalla globalizzazione, moderno e aperto. La Chiesa cattolica irlandese piega la testa: il cardinale Sean Brady dice di essere “profondamente dispiaciuto” per gli abusi sessuali. “Mi vergogno che dei bambini abbiano sofferto in un modo così orribile in queste istituzioni”, afferma in un comunicato l’arcivescovo di Armagh e Primate di tutta Irlanda.

    Tra gli ordini religiosi investigati dalla commissione ci sono anche le Sisters of Our Lady of Charity Refuge, le suore che gestivano la Magdalene Laundry di Dublino, il soggetto dell’omonimo film del 2002. Ma le resistenze di associazioni religiose e del ministero dell’Istruzione hanno prolungato l’inchiesta, cosicché molti dei carnefici sono già morti; e in base a restrizioni legali la commissione non ha potuto nominarli, tranne nei rari casi in cui un prete o una suora abbia già subito una condanna giudiziaria.

    (21 maggio 2009)

    http://www.repubblica.it/2009/05/sezioni/esteri/preti-irlandesi/preti-irlandesi/preti-irlandesi.html

  • Salerno. Don Giuseppe Salomone sentenza definitiva per molestie su alunne 12enni

    Salerno. Don Giuseppe Salomone sentenza definitiva per molestie su alunne 12enni

    Chiesa e pedofilia: un rapporto difficile
    Scritto da Aldo Bianchini – 15 Maggio 2009 – 15:47

    Aldo Bianchini

    Ho riflettuto molto prima di pubblicare, per stralci, una sentenza di condanna passata in giudicato che ha interessato un sacerdote salernitano (docente di religione) che dopo la condanna non solo continua a fare il docente ma è anche cresciuto nella considerazione della Curia salernitana. Mi sono deciso alla pubblicazione dopo le dichiarazioni del ministro Brunetta sullo scandalo dei preti pedofili e dopo l’intervento durissimo del vescovo di Teggiano mons. Spinillo contro “una certa stampa” rea (secondo Lui) di aver massacrato un povero sacerdote di Torre Orsaia che, tanto per cambiare, si fa chiamare “don Py” ed usa il social network facebook come un modello religioso parrocchiale. Che nella Chiesa, di ogni tempo, ci siano e ci saranno casi di preti pedofili è un fatto ormai acclarato; quanti palpeggiamenti di innocenti fanciulli si sono consumati nelle sagrestie e negli oratori: infiniti!! Quanti di questi eccessi sono venuti alla luce: pochissimi!! E la cosa fin quì potrebbe anche essere considerata come un rischio generico aggravato dalla circostanza dell’ambiente promiscuo che indurrebbe ad atti di libidine i preti più deboli.

    Ma quando ci troviamo di fronte ad una sentenza conclamata di condanna per atti di libidine nei confronti delle alunne a lui (prete) affidate per motivi di istruzione, la cosa mi sembra molto più grave e riprovevole. Tanto da beccare una condanna a due anni e quattro mesi di reclusione, con tutte le attenuanti generiche riconosciute a favore dell’imputato. La scena del delitto una scuola media del nostro territorio, una classe mista (la 1^ a), un docente G.S. e due allieve dodicenni D.R.A.A. e P.A.; la sentenza n. 659 divenuta irrevocabile qualche anno fa dopo i vari gradi di giudizio. Dalla sentenza si legge: “”…durante lo svolgimento delle lezioni tenute presso il corso I-A di quell’Istituto, in più di un’occasione , approfittando della presenza ravvicinata della minore DRAA chiamata alla cattedra per la lettura di un brano, toccava con la propria mano la schiena e le natiche della giovane studentessa, ed in un’altra occasione infilò la mano all’interno del maglione indossato dalla minora PA nel mentre questa era intenta a svolgere un compito in classe, così toccandole la schiena nuda partendo dal collo. Il GS, poi, in altre occasioni utilizzò epiteti offensivi nei confronti di alcuni alunni della scuola, lesivi dell’onore dei medesimi … <ricchione, puttanelle, ma che cosa hai fatto ti sei masturbato con degli amici>… “”. Così si muoveva GS all’interno dell’istituto scolastico statale, utilizzando frasari scurrili e non consoni sopprattutto ad un sacerdote insegnante di religione. Ma sulle due minorenni si scatenava letteralmente.

    Sempre nella sentenza i giudici Verasani-Cirillo-Orio scrivono: “”…la DRAA ha precisato che durante l’ora di religione il prof. la chiamava alla cattedra e che durante la lettura doveva tenere il libro sulla cattedra ed abbassarsi; terminata la lettura l’insegnante la avvicinava a sè prendendola per la vita e la interrogava su quanto appena letto, ma nel contempo con la mano cominciava a scendere piano piano, e a tiirarla più vicino a lui … con la mano scendeva nel sedere e rimaneva con la mano lì ad accarezzare … insomma a tenerla sempre lì praticamente fino a quando veniva rimandata a posto … la PA ha invece riferito che un giorno, mentre era seduta al banco e stava scrivendo un compito in classe il prof. sopraggiunto alla sue spalle infilò la mano nella schiena superando maglione e camicia, toccando la schiena nuda fino al centro, al punto tale da osservare la presenza di brufoli sulla pelle della ragazza…. la PA, dal canto suo (continuano i giudici) ha asserito di aver visto l’episodio occorso alla compagna di classe confermando in toto la descrizione … con l’unica divergenza del sito anatomico nel quale si sarebbe soffermata la mano del docente … non già sul sedere bensì in mezzo alle gambe…””. Le notizie degli atti di libidine escono dalla scuola e i genitori insorgono; la preside prende provvedimenti disciplinari ed avverte l’Arcivescovo del grave accadimento mentre i genitori denunciano i casi alla Procura della Repubblica. Viene effettuata anche una perizia tecnica da parte di un CTU della Procura sulla disposizione dei banchi nell’aula per valutare i vari punti di visibilità e quindi l’attendibilità di molti alunni diquiella classe.

    Alla fine la sentenza durissima: due anni e quattro mesi di reclusione e interdizione dai pubblici uffici per lo stesso periodo. Giustizia sembrerebbe fatta. Macchè, passa il tempo e invece di scomparire il prete cresce nella stima e nella fiducia della Curia e ritorna oltretutto ad insegnare in una scuola forse anche più prestigiosa di quella in cui aveva commesso i crimini puniti. Come se un malato di pedofilia potesse all’improvviso redimersi, guarire e ritornare sulla retta via. Quante altre minorenni sono state palpate da GS dopo la severa condanna? E’ impossibile rispondere, soltanto la sua coscienza potrà dirlo ed anche la coscienza di chi lo ha riconfermato, quasi premiandolo, nei posti di assoluta responsabilità. Altro che “Uccelli di rovo” di antica memoria, almeno lì il sacerdote, facendo l’uomo e non il pedofilo, guadagnò sul campo i galloni di cardinale. Alla prossima puntata.

    http://www.dentrosalerno.it/web/2009/05/15/chiesa-e-pedofilia-un-rapporto-difficile-2/

  • Vita segreta dei legionari di Cristo Padre Marcial Maciel Degollado, il fondatore dell’ordine

    Vita segreta dei legionari di Cristo Padre Marcial Maciel Degollado, il fondatore dell’ordine

    http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezion…42472girata.asp

    2/4/2009 (7:29) – RETROSCENA
    Vita segreta dei legionari di Cristo
    Padre Marcial Maciel Degollado, il fondatore dell’ordine

    Sesso, denaro e tesori spariti.
    Il Vaticano ha aperto un’ispezione:
    sospetti sul fondatore Maciel
    G. GALEAZZI, G.A. ORIGHI
    Padre Marcial Maciel Degollado, il defunto fondatore dei Legionari di Cristo? Un tombeur des femmes che spremeva le sue amanti, latino-americane, spagnole e anche italiane. E forse con altri figli oltre alla madrilena di 30 anni che, come sostiene «El Mundo», starebbe ricattando per l’eredità l’Ordine insieme alla madre, una donna sposata e ricchissima. Non solo: persino la figlia di una sua ex fiamma, la messicana Flora Garza, ha confessato al settimanale «Proceso»: «Maciel, dopo aver ricevuto 50 milioni di dollari e un rapporto durato 20 anni, abbandonò mia madre». Agli ospiti danno ancora da baciare la sua immaginetta, ma ora nella preghiera che i conservatori Legionari di Cristo recitano ogni sera la devozione al fondatore è attenuata. La Santa Sede ha disposto un’ispezione sull’ordine religioso in più forte crescita nel mondo per accertare gli scandali su «relazioni con donne» divampati dopo la conferma che padre Maciel Degollado, morto lo scorso anno a 87 anni e accusato di pedofilia, aveva un’amante fissa e una figlia. Come richiesto anche dal cardinale George Pell, gli ispettori (vescovi ed ecclesiastici indicati dal Papa) dovranno far chiarezza sui Legionari e sul ramo laico «Regnum Christi» per presentare poi un rapporto al segretario di Stato, Tarcisio Bertone.

    A rivelare le sacrileghe love story del Rasputin azteco, nel libro «El Ilusionista», è il suo nipote (ed ex legionario) Alejandro Spinosa. La lista delle amanti è lunga e composta da signore che nuotavano tutte nell’oro. Talita Retes, la prima «dama benefactora» negli Anni 40. Poi Pachita Gandarillas, Edmé de Galas, Guillermina Dikins, la paperona Josefita Pérez, figlia di una stirpe di petrolieri che gli donò persino una villa a Cannes, Consuelo Fernández, sposa di un diplomatico di Madrid. Infine la ancor misteriosa amante spagnola. «El Mundo» sostiene che la figlia ha frequentato l’università Francisco de Vitoria (Madrid), dell’Ordine. «Io sono stato testimone di alcune delle sue conquiste, di cui si vantava», assicura Spinosa. I Legionari sono un movimento tradizionalista, retto da un ordine ferreo al suo interno, con sedi in 40 paesi del mondo, 650 sacerdoti e 2.500 seminaristi. A Roma gestiscono l’ateneo pontificio «Regina Apostolorum» e il collegio «Maria Mater Ecclesiae». Un ordine religioso che dal Messico è sbarcato in Spagna e in Irlanda prima di arrivare in Italia e che, alla generalizzata crisi delle vocazioni, oppone una clamorosa crescita nel numero di sacerdoti e chierici che si preparano nei suoi 25 seminari e noviziati sparsi nei cinque continenti.

    Nei loro ranghi figurano personaggi quali l’imprenditrice spagnola Alicia Koplowitz, una delle donne più facoltose del mondo. Nelle università occidentali come nelle comunità parrocchiali delle zone rurali e indigene dell’America Latina, i Legionari predicano un’etica dell’economia ispirata più al liberismo cattolico statunitense che al terzomondismo dei teologi progressisti. Entrare nella Congregazione richiede 14 anni di studio e apostolato, tanto che la rivista americana «Time» ha equiparato i Legionari ai Gesuiti per la disciplina e la complessità del percorso formativo. Dall’antologia di scritti del loro discusso fondatore emerge la convinzione che i laici siano investiti di una missione assimilabile a quella sacerdotale. Il loro grande «sponsor» Karol Wojtyla li ha esortati a testimoniare nella società la loro solidarietà, ben sapendo che, a partire da un territorio missionario grande quanto la Svizzera assegnato da Paolo VI nella penisola messicano dello Yucatán, i Legionari sono riusciti a fondare centinaia di istituti superiori e università in tutto il mondo. Ogni dieci anni raddoppiano le vocazioni e migliaia tra i 70 mila membri del «Regnum Christi» lavorano a tempo pieno come assistenti spirituali al servizio delle parrocchie. Come già accaduto per Opus Dei e Comunione e Liberazione, la crescita tumultuosa dei Legionari è stata accompagnata da diffidenze e ostilità, come quella del capo del Sant’Uffizio, Ottaviani, bilanciata però dal favore di vescovi sudamericani e potenti cardinali. Pio XII li ricevette, col loro fondatore Marcial Marciel, con le parole: «Siate come un esercito schierato».

  • Legionari di Cristo sotto inchiesta, l’accusa: “Abusi e relazioni clandestine”

    Legionari di Cristo sotto inchiesta, l’accusa: “Abusi e relazioni clandestine”

    Notizia del 31/03/2009 – 17:11

    CITTÀ DEL VATICANO
    Legionari di Cristo sotto inchiesta, l’accusa: “Abusi e relazioni clandestine”

    ROMA – Una commissione voluta dal papa ispezionerà opere e attività dei Legionari di Cristo, il cui fondatore Marcial Maciel, morto l’anno scorso, oltre ad essere accusato di abusi sessuali sui seminaristi ha avuto una figlia da una relazione clandestina.

    Benedetto XVI, informa l’agenzia dei Legionari, Zenit, ha infatti nominato una equipe di prelati (vescovi o ecclesiastici) che realizzeranno una visita apostolica alle istituzioni dei Legionari. I visitatori apostolici dovranno poi fare rapporto alla Santa Sede circa l’attività dell’ordine fondato da padre Maciel.

    La disposizione di papa Ratzinger è stata comunicata dal cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato vaticano, in una lettera inviata al Superiore dei Legionari di Cristo, padre Alvaro Corcuera. Bertone riferisce che il papa “rinnova ai Legionari di Cristo, ai membri del Movimento Regnum Christi (i Legionari laici, ndr) e a tutti coloro che vi sono spiritualmente vicini, la sua solidarietà e la sua preghiera in questi momenti delicati.

    Il Santo Padre – aggiunge – cosciente degli alti ideali che vi animano, e della fortezza e spirito di preghiera con cui state affrontando le attuali circostanze, vi incoraggia a continuare la ricerca del bene per la Chiesa e per la società, mediante le iniziative e le istituzioni che sono a voi proprie. A questo proposito, potrete contare sempre sull’aiuto della Santa Sede affinché, attraverso la verità e la trasparenza, in un clima di dialogo fraterno e costruttivo, superiate le difficoltà esistenti”, dichiara Bertone.

    ATS

    http://www.tio.ch/aa_pagine_comuni/articolo_interna.asp?idarticolo=452083&idsezione=9&idsito=1&idtipo=2

    martedì 31 marzo 2009, 19:40
    Legionari di Cristo, il Papa ordina ispezione

    Città del Vaticano – L’ombra del fondatore Marcial Maciel – accusato di abusi su seminaristi e del quale, già morto, è spuntata anche una figlia frutto di una relazione clandestina – si allunga sui Legionari di Cristo, uno degli ordini cattolici più ricchi di vocazioni. Il papa ha infatti istituito una commissione di prelati, che realizzeranno una visita apostolica alle istituzioni dei Legionari e del ramo laico Regnum Christi, e dovranno fare rapporto alla Santa Sede.

    La disposizione di papa Ratzinger è stata comunicata dal cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato vaticano, in una lettera inviata al superiore dei Legionari di Cristo, padre Alvaro Corcuera. Il provvedimento era nell’aria, tanto che alcune settimane fa l’arcivescovo di Sydney George Pell, commentando la notizia della figlia segreta di padre Maciel, aveva chiesto una indagine vaticana, ipotizzando proprio l’opera di visitatori apostolici.

    La lettera di Bertone riferisce che il papa “rinnova ai Legionari di Cristo, ai membri del Movimento Regnum Christi e a tutti coloro che vi sono spiritualmente vicini, la sua solidarietà e la sua preghiera in questi momenti delicati. Il Santo Padre – aggiunge – cosciente degli alti ideali che vi animano, e della fortezza e spirito di preghiera con cui state affrontando le attuali circostanze, vi incoraggia a continuare la ricerca del bene per la Chiesa e per la società, mediante le iniziative e le istituzioni che sono a voi proprie”.

    Il cardinale invita inoltre a contare sull’aiuto della Santa Sede affinché, “attraverso la verità e la trasparenza, in un clima di dialogo fraterno e costruttivo, superiate le difficoltà esistenti”. I Legionari dunque non hanno ancora finito di fare i conti con il fondatore, un sacerdote messicano morto nel 2008 a 87 anni, accusato da alcuni seminaristi di abusi sessuali e punito dal Vaticano nel 2006 con il divieto di celebrare la messa in pubblico. Nonostante le restrizioni al suo ministero, le accuse infamanti (da lui sempre respinte), Maciel era rimasto fino alla fine il leader carismatico e indiscusso del suo ordine. I Legionari furono fondati nel 1941, e si presentarono subito come un movimento tradizionalista, retto da un ordine ferreo al suo interno. Fu però Paolo VI, papa conciliare, a sancirne un riconoscimento ufficiale nel 1965. Il movimento ha oggi sedi in 40 paesi del mondo e conta circa 650 sacerdoti e 2.500 seminaristi. A Roma gestisce il prestigioso Ateneo Pontificio Regina Apostolorum e il Collegio Maria Mater Ecclesiae. Le nuvole sul fondatore dei Legionari, dopo decenni di sospetti e voci riportate dai media, si addensarono a partire dal 1998, quando alla Congregazione vaticana per la dottrina della fede cominciarono ad arrivare accuse formali nei suoi riguardi: si parlava di abusi sessuali da lui perpetrati su seminaristi sin dagli anni ottanta. E’ stato papa Ratzinger a far ripartire il procedimento contro il sacerdote messicano, anche sull’onda dello scandalo dei preti pedofili che aveva messo in ginocchio la Chiesa negli Stati Uniti. Nel 2006, il prete non è stato ridotto alla stato laicale solo per ragioni di età. La Congregazione per la Dottrina della Fede gli ha però imposto “una vita riservata di preghiera e di penitenza, con la rinuncia ad ogni ministero pubblico”.