Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Pedofilia clericale nella storia. 1646 soppressione dell’ordine degli Scolopi

    Pedofilia clericale nella storia. 1646 soppressione dell’ordine degli Scolopi

    Nel 1597, membro della Confraternita dei Dodici Apostoli in Roma, Josè de Calanzar fondò l’ordine dei Chierici Regolari Poveri, detti popolarmente Scolopi o Piaristi, dediti all’istruzione dei fanciulli poveri. Nel 1600 fondò le Scuole Pie, ma l’Ordie nel 1646 fu soppresso, e le loro scuole vennero chiuse. Riconosciuto nel 1622 dalla chiesa come Ordine dei Chierici Regolari Poveri della Madre di Dio delle Scuole Pie, e fondatore del Collegio Nazzareno, Josè de Calanzar ( in italiano Giuseppe Calasanzio) nasce in un piccolo villaggio della Spagna, Peralta de la Sal, nella regione Aragonese nel 1557. Figlio di uno dei due fabbri del paese, era uno degli otto figli di Pedro Calanzar. Calasanzio fondò a Roma nel 1600 le prime scuole gratuite per i fanciulli poveri, le Scuole Pie, per l’insegnamento delle materie professionali quali aritmetica e calligrafia, che all’epoca permettevano l’accesso ai mestieri di contabile e impiegati. Ma l’Ordine ebbe vita molto breve, coinvolto anche a causa di alcuni infiltrati della Compagnia di Gesù.

    “I Gesuiti”, (altri buoni) loro acerrimi nemici, che volevano impartire l’istruzione soltanto ai rampolli delle famiglie nobili e ricche, che ben pagavano profumatamente i loro servigi, mentre gli Scolopi, ai ragazzi poveri, l’insegnamento lo davano gratuitamente, Dai Gesuiti venivano considerati troppo semplici nel loro abbigliamento, e voto di umiltà. L’ordine fu coinvolto in provate violenze sui fanciulli, in tutte le scuole d’ Italia, ed Europa e fu bruscamente soppresso da papa Urbano VIII nel 1646, per tacitare le molteplici voci di violenze sui fanciulli, che oramai da ogni parte d’Europa, incessantemente giungevano. La storica Karen Liebreich, grazie a una meticolosa ricerca, fatta sui documenti reperiti presso l’archivio Vaticano, quello degli Scolopi a Firenze, e altri ancora, sparsi qua e la, ci dimostra come nel 1646 per i casi di pedofilia sopra citati, all’Ordine fu dichiarato lo scioglimento, ed è grazie a molti di Loro, ed in gran parte anche ai Gesuiti se nell’Europa di quei tempi, ai pederasta, si diceva che fossero affetti dal vizio fiorentino. La gerarchia ecclesiastica, riguardo agli abusi sessuali perpetrati sui bambini, dove i propri membri si trovavano coinvolti, non fu in grado di affrontare i vari scandali, che giorno dopo giorno, la vedeva sempre più coinvolta, e fu così che un gruppo di preti, si impossessò dell’ordine dei Chierici Regolari delle Scuole Pie nel 1643.

    Dire che questo gruppo fosse una organizzazione di pedofili sarebbe anacronistico, è vero però, che uno di loro, accusato di abuso sessuale su diversi ragazzini, affidati ai suoi insegnamenti, fu promosso a vicario generale di un ordine cattolico, dedicato all’istruzione dei fanciulli, con un gruppetto di preti dalla stessa tendenza che lo appoggiò, in un periodo di coscienza religiosa molto forte, e con l’assoluta complicità della S. Inquisizione e del papa. A quei tempi l’abuso sessuale sui bambini era considerato un peccato gravissimo, e fu proprio lui, San. Calasanzio, patrono di tutte le scuole cristiane, che ne ordinò il primo insabbiamento. E fu anche nominato santo. Nel 1948 Pio XII, lo dichiarò: celeste patrono universale, di tutte le scuole popolari cristiane nel mondo.

    Loro vogliono sapere sempre tutto di noi, ma nessuno di noi deve sapere ciò che loro fanno al di là di quelle mura. Nel 1965, il famigerato tribunale dell’inquisizione, venne sostituito dalla congregazione per la dottrina della fede, assumendo così apparentemente questo candido nome, ( l’allora prefetto della congregazione per la dottrina della fede, era il cardinale Joseph Ratzinger, ora PAPA ” guarda caso”con il nome di Benedetto XVI), nel tentare in quel modo, vista la pessima reputazione precedente, di prenderne le distanze. “A proposito della moltitudine di culattoni che si trovano in tutte le varie gerarchie della chiesa, a partire dal chierico, per arrivare fino alla più alta sfera” IL cardinale Ratzinger in una intervista sulla celebre lentezza del suo apparato, nell’affrontare queste e altre situazioni imbarazzanti del Vaticano disse: che potrebbe rivelarsi positivo, soprassedere sul problema, che può permettere alla situazione di decantare, di riprendersi, e quindi di chiarirle.

    http://segreti-e-bugie.blogspot.it/2008/04/chiesa-e-pedofilia.html

  • Pell: inchiesta sui Legionari

    Pell: inchiesta sui Legionari

    Il cardinale di Sidney, di cui si parla come di un prossimo responsabile di un importante dicastero vaticano, propone una “visita apostolica” per la Legione di Cristo.
    MARCO TOSATTI

    Il cardinale di Sidney, George Pell di cui si parla come di un possibile candidato a un ruolo di grande importanza nella Curia romana, ha dichiarato pubblicamente che è necessario un intervento esterno per affrontare la crisi che ha colpito la Legione di Cristo. Il porporato, famoso per la sua franchezza, è il primo esponente di rilievo della Chiesa a esprimere un’opinione che però è stata condivisa da molti, nel mondo anglosassone, e fra gli altri dallo storico della Chiesa George Weigel. Pell parlava a Oxford; e ha detto che un’autorità esterna alla Legione dovrebbe investigare sulla persona del fondatore, e riesaminare il carisma dell’organizzazione. I suoi commenti seguivano la rivelazione del fatto che padre Marcial Maciel, che è morto l’anno scorso, aveva una relazione segreta con una donna da cui aveva avuto una figlia. Il cardinale ha detto che non era “interamente ragionevole” aspettarsi che il vertice della Legione possa gestire la situazione nata da queste rivelazioni senza un aiuto esterno. “Credo che dovrebbe esserci un intervento, forse una Visita apostolica o qualche cosa del genere. Non conosco quali sono gli elementi del problema, la presunta corruzione, se questo è il termine giusto, da parte del fondatore, fino a che punto c’è stata una copertura, fino a che punto l’intero quadro dell’ordine dovrebbe essere rivisto, ma credo che dovrebbe essere affidato a un ente eccelesiastico fuori della Legione”. Pell ha detto che c’è “una quantità enorme di persone buone fra i Legionari, fra i loro membri, i seminaristi e i laici”. Il movimento laico “Regnum Christi” conta circa settantamila aderenti in tutto il mondo. Il vetrice della Legione è venuto a conoscenza, secondo quanto è stato detto, alcuni mesi fa della doppia vita del fondatore, e ha cercato di informare i suoi membri prima che la notizia diventasse di dominio pubblico. La reazione è stata molto forte. I ritratti di padre Maciel sono stati rimossi dai seminari, e membri della Legione hanno espresso il loro dolore e shock in messaggi on line. E l’attuale leader della Legione, padre Alvaro Corcuera, è stato criticato da alcuni membri della Legione per non aver fornito dettagli più ampi sulla “corruzione” di padre Maciel.

  • Si dimette il vescovo irlandese Magee, in Vaticano da Paolo VI a Wojtyla

    Si dimette il vescovo irlandese Magee, in Vaticano da Paolo VI a Wojtyla

    Segretario privato di ben tre papi, tra cui Giovanni Paolo II, il vescovo irlandese John Magee è stato costretto ieri a dimettersi, travolto da un’inchiesta su presunti casi di pedofilia. Magee, vescovo dal 1987 di Cloyne, nel sud dell’Irlanda, si è trovato al centro di uno scandalo scoppiato nella sua diocesi su presunti abusi sessuali su minori da parte di preti.

    Negli ultimi anni, la Chiesa cattolica irlandese è stata sconvolta da diversi episodi di pedofilia ed accusata di aver coperto alcuni di questi casi. Più volte, le autorità ecclesiastiche si sarebbero limitate a spostare di parrocchia i preti accusati degli abusi dai minori.
    Lo scorso dicembre, proprio il vescovo Magee fu criticato dal “Comitato nazionale per la salvaguardia dei bambini” per il caso di due preti della diocesi di Cloyne accusati di violenze su minori. Nei confronti di quei religiosi non era stata adottata nessuna sanzione ecclesiastica. Solo nel 2008, ventisei diocesi irlandesi hanno sporto cinquantasei denunce per abuso, una ventina delle quali coinvolgevano preti già deceduti. Un solo prete è stato incriminato. Queste ed altre vicende hanno seriamente intaccato l’autorità morale della Chiesa cattolica irlandese.

    Lo scorso 4 febbraio il vescovo Magee avrebbe chiesto direttamente al papa Benedetto XVI di nominare un amministratore apostolico per gestire la diocesi fino a quando non sarà nominato un nuovo vicario. Per ricoprire questo ruolo, il Vaticano ha scelto l’arcivescovo Dermot Clifford. “La rapidità con cui il Santo padre ha preso questa decisione indica l’importanza che la Chiesa accorda alla salvaguardia dei bambini e quanto abbia a cuore i bisogni delle vittime”, ha dichiarato il cardinale Sean Brady, primate d’Irlanda. Un prelato della diocesi di Cloyne ha detto che “questa nomina consentirà al vescovo Magee di cooperare pienamente con la commissione d’inchiesta voluta dal governo irlandese per far luce sugli abusi commessi sui bambini”.

    John Magee è nato nel 1936 in Irlanda ed è stato segretario privato di ben tre papi: Paolo VI, Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II. Nel 1992 papa Wojtyla lo nominò Maestro di cerimonie pontificie.

    (8 marzo 2009) Tutti gli articoli di esteri

    http://www.repubblica.it/2009/03/sezioni/e…s?ref=rephpnews

  • Un lungo stillicidio di storie di pedofilia nelle pagine dei giornali. Nuovi libri e vicende giudiziarie offrono per la prima volta la possibilità di approfondire anche in Italia il fenomeno ancora sommerso dei crimini contro i minori commessi da uomini di chiesa di Federico Tulli

    Un lungo stillicidio di storie di pedofilia nelle pagine dei giornali. Nuovi libri e vicende giudiziarie offrono per la prima volta la possibilità di approfondire anche in Italia il fenomeno ancora sommerso dei crimini contro i minori commessi da uomini di chiesa di Federico Tulli

    In sede penale è stato riconosciuto colpevole di aver violentato un bimbo di 14 anni. Poi è stato prosciolto perché giudicato incapace di intendere e di volere al momento del fatto. La storia di Giovanni P., il sacerdote che nel 1999 abusò di quel minore, è una delle circa 60 che dal 2000 a oggi nel nostro Paese hanno visto preti protagonisti in crimini di pedofilia. Alcuni di questi sono in attesa di giudizio, molti sono stati giudicati colpevoli di abusi sessuali almeno in primo grado. Quasi tutti indossano ancora l’abito talare e continuano “normalmente” a esercitare il magistero. Ricevendo i bambini in confessionale, facendo catechismo e così via. Padre Giovanni P. è uno di questi.

    Confessato il “peccato” e ricevuta l’assoluzione del papa, accade raramente che la Chiesa costringa un prete pedofilo ad abbandonare il sacerdozio. priest_collar_apNegli ultimi anni, in Italia, è arrivato sulle pagine di cronaca un unico caso del genere. Quello di don Lelio Cantini, parroco della chiesa Regina della Pace a Firenze fino al 2005, accusato per abusi sessuali avvenuti tra il 1973 e il 1987, denunciato nel 2004 al vescovo dai parrocchiani, e ridotto allo stato laicale, quando ormai era ultraottantenne, lo scorso ottobre. Al contrario di Cantini, Giovanni P. che di anni ne ha 46, è ancora un prete “in attività”.

    Ma, per diversi motivi, anche il suo è un caso particolare, «anzi, per quanto accaduto nel processo civile addirittura unico» racconta a left l’avvocato Luciano Santoianni, che in sede civile ha difeso la vittima, risarcita nel luglio 2008 dal prelato con oltre 40mila euro. Proprio in questo ultimo processo l’avvocato Santoianni ha posto all’attenzione del giudice l’Istruzione Crimen sollicitationis, per la prima volta in Europa citato nell’aula di un tribunale “laico”. Questo documento, emanato nel 1962 dalla Congregazione per la dottrina della fede e mai pubblicato nell’Acta apostolicae sede (la gazzetta ufficiale vaticana), per quasi mezzo secolo ha fornito al Vaticano lo strumento giuridico per coprire i crimini di pedofilia, ma anche altri tipi di violenza sessuale, derubricati dalla Chiesa come “situazioni negative”, alla stregua di atti contro la morale cattolica, insomma.

    Il Crimen, infatti, istruisce i vescovi su come devono comportarsi nel caso in cui vengano a conoscenza di violenze sessuali da parte di appartenenti al clero, imponendo loro, ma anche agli autori della violenza nonché alle vittime, di mantenere il segreto; pena la scomunica. Secondo l’avvocato, riguardo il comportamento del sacerdote ci sarebbe stata «una responsabilità oggettiva della curia di Napoli, in particolare del cardinal Giordano che, come dichiarato in sede penale da un teste, era stato messo al corrente della “stranezza” di certi comportamenti del presunto pedofilo». A quel punto la curia invece di denunciare tutto all’autorità giudiziaria si sarebbe limitata a spostare Giovanni P. in un’altra parrocchia. «Il condizionale è d’obbligo – spiega Santoianni – perché nel corso della causa civile il testimone ha ritrattato parzialmente quanto aveva dichiarato nel primo processo. “Rivedendo” in particolare tutto quello che chiamava in causa proprio la curia». Tutto ciò, prosegue Santoianni, «ha comportato che il giudice si limitasse ad acquisire il Crimen senza approfondirne la valutazione». pedof1L’avvocato è però convinto della responsabilità delle gerarchie ecclesiastiche, e per uno come lui che è sempre stato particolarmente impegnato nel sociale ed è esperto nella difesa di vittime in processi per pedofilia la battaglia non è finita.

    A questo punto tutto può decidersi nelle prossime settimane in caso di ricorso in appello. Che si fonderà sulla querela per falsa testimonianza presentata dal ragazzo nei confronti dell’autore della ritrattazione e sulla ripresentazione del Crimen sollicitationis quale causa della reticenza del teste. «Sotto l’aspetto processuale le colpe del prete sono acclarate e la presunta “omertà” del testimone non fa che aumentare i sospetti verso l’atteggiamento di chi aveva il potere di fermare padre Giovanni», conclude l’avvocato che a istruttoria in corso «di più non può dire». Così alcuni tasselli mancanti della storia vengono forniti da don Vitaliano della Sala, da sempre voce critica nei confronti della Chiesa anche per il debole atteggiamento verso la piaga della pedofilia. Secondo don Vitaliano, che sul proprio sito ricostruisce gran parte della vicenda, la tesi di Santoianni si fonda su una lettera che il teste, Franco P., un medico psichiatra e docente all’università statale di Milano, avrebbe scritto alla curia sostenendo che padre Giovanni «è affetto da disturbo bipolare di primo tipo, in fase di grave eccitamento maniacale».

    Una diagnosi che evidenziava la necessità di allontanare il sacerdote da quei servizi di catechesi particolarmente seguiti dai bambini. Il medico, in sede penale, ha quindi sostenuto di aver parlato del caso per tre volte al telefono col cardinale Giordano. Ma a oggi, dopo le due sentenze che hanno accertato la responsabilità del prete e dopo la perizia psichiatrica che ha stabilito che «il fatto è stato commesso in stato di incapacità di intendere e di volere», l’unica misura a cui è stato sottoposto il vice parroco Giovanni P. dai suoi superiori è stato il trasferimento. Per qualche tempo in un’altra parrocchia di Napoli al quartiere dell’Arenaccia. Poi in uno dei maggiori ospedali del capoluogo campano, che ogni anno ospita in media tremila bambini.

    http://federicotulli.com/…ta-in-vaticano/

  • Irlanda: l’archivio su abusi sessuali dei chierici

    Irlanda: l’archivio su abusi sessuali dei chierici

    L’arcivescovo di Dublino Diarmuid Martin dà il benvenuto alle “Linee guida per la salvaguardia dell’infanzia”, che saranno a breve pubblicate dal Comitato nazionale per la tutela dei bambini nella Chiesa cattolica (Nbsccc). Il report comprenderà anche un database degli abusi sessuali commessi dai chierici: solo nel 2008, ventisei diocesi irlandesi hanno sporto 56 denunce per abuso, 21 delle quali coinvolgevano preti già deceduti. Un prete è stato incriminato.

    Per monsignor Martin «è spaventoso» che non sia possibile stabilire l’esatto numero di abusi sessuali in ogni diocesi: i report sono attualmente inaffidabili e lacunosi. Ha, poi, chiesto agli altri vescovi e alle autorità religiose locali severità e rigore nell’applicare, in tutto il paese, le linee guida della Chiesa cattolica. «Questo documento», ha detto Martin, «costituisce un passo importante nella ricerca, da parte della chiesa irlandese, di maggiori tutele per l’infanzia. È un segnale di speranza per il futuro».

    L’aspetto più scottante (e significativo) delle linee guida è il nuovo database che raccoglierà tutte le denunce di abusi contro preti e figure religiose, sulla base di informazioni raccolte ogni due mesi nelle diocesi e nelle congregazioni. L’obiettivo è, in generale, di coltivare una «più matura cultura della responsabilità all’interno della Chiesa»; la nuova politica scritta servirà, inoltre, a suggerire procedure e modalità di risposta alle accuse e ai sospetti.

    Il Comitato nazionale ha rinnovato la fiducia nelle diocesi irlandesi, certo che d’ora in poi riferiranno ogni denuncia di abuso: le linee guida servono, infatti, a eliminare ogni ambiguità nella tutela dell’infanzia. «Chiunque possegga informazioni riguardanti sospetti, accuse e denunce è responsabile e rigorosamente tenuto a renderle note: ora non ci saranno più equivoci né ipocrisia», ha commentato il cardinale Sean Brady. «Le linee guida testimoniano l’irremovibile decisione della chiesa di proteggere i bambini in qualsiasi modo». La Chiesa cattolica irlandese si assume così la responsabilità di passare ogni informazione, concernente la protezione dei minori, alle autorità civili, anche qualora le accuse o i sospetti non coinvolgano direttamente membri ecclesiastici.

    Gli impegni assunti dai vescovi irlandesi sono giunti a conclusione di un incontro sulla salvaguardia e tutela dei bambini: dibattito sollevato dalla recente decisione del Ministro per l’infanzia di avviare un’inchiesta sui casi di abusi nella diocesi di Cloyne. Questa diocesi ha, accuratamente, evitato di commentare l’adozione delle linee guida: reticenza che ha scatenato le ire delle vittime di abusi sessuali. «È difficile restare ottimisti basandosi sugli eventi passati», ha commentato Marie Collins, una delle vittime di violenza da parte di un prete quando era bambina. «Finché non sarà dimostrato che la realtà è davvero cambiata, è duro avere speranza e ancor più duro entusiasmarsi per la stesura di nuove linee guida».

    Camilla Tagliabue

  • “Curie e Curiali Ora don Gelmini accusa il Vaticano: certi cardinali sembrano dei cuculi”

    “Curie e Curiali Ora don Gelmini accusa il Vaticano: certi cardinali sembrano dei cuculi”

    Curie e Curiali Ora don Gelmini accusa il Vaticano: certi cardinali sembrano dei cuculi
    PRIMO PIANO
    Di Andrea Bevilacqua

    In Vaticano la grana don Pierino Gelmini non è stata ancora dissinescata. L’ultima, infatti, viene proprio da Amelia dove don Gelimini risiede. Dalla sua abitazione don Gelmini ha accusato pesantemente il Vaticano in questo modo: «Il Vaticano – ha detto testuale – ha perso la fede, segue regole rigide di potere». E ancora: «Il cristianesimo è la religione del sì, non del divieto. Certi cardinali facciano un passo indietro, sembrano dei cuculi». È la prima volta che don Gelmini parla dopo che è stato ridotto allo stato laicale a seguito dello scandalo dei presunti abusi sessuali su ospiti delle sue comunità di recupero. Sul sito religioso Pontifex, il «J’accuse» contro la Santa Sede è durissimo. La Santa Sede, dice, «non sa perdonare». E ancora: «In Vaticano non hanno più la fede e trasformano il cristianesimo in una cosa burocratica. Troppi documenti confusi e poche idee».

    Don Gelmini ha raccontato anche le sue giornate ad Amelia: «Quando la sera mi addormento – dice – benedico il Nord, il Sud, l’Est e l’Ovest pensando ai miei figli che soffrono». E poi il racconto dei compleanni festeggiati in convention via satellite con leader politici e cardinali, una fiction Mediaset in lavorazione sull’«eroica epopea del prete anti-droga», il Mulino Silla trasformato da rudere nella campagna di Amelia in sfavillante «città della speranza», casa madre di una multinazionale della speranza che nei cinque continenti assiste emarginati e accumula crediti nei palazzi del potere civile ed ecclesiastico, il seggio all’Onu come ong. «Abbiamo trovato – dice – una casa distrutta e da qui abbiamo iniziato. Eravamo talmente poveri che mangiavamo pane, mortadella e una mela».

    Tra i mille impegni, don Pierino, «prete non per caso», si è pure conquistato i galloni di cappellano e guida spirituale della Casa della libertà. Del resto chiama tutti «figli»: Silvio Berlusconi che gli dona pubblicamente 5 milioni di euro, i profughi del Sud-est asiatico soccorsi per lo tsunami e Alfredo il primo ragazzo incontrato per caso a piazza Navona nel 1963 e strappato alla droga: «Non voleva soldi, ma una prospettiva». Da allora don Pierino ha rinunciato «alla carriera in Vaticano per imbarcarmi in una corriera piena di balordi». Adesso ad ogni festa della comunità si affollano decine di ministri e parlamentari, arcivescovi, personaggi dello spettacolo, vip di curia come il vicario papale Angelo Comastri e il cardinale Jorge Mejia. «Grazie Gianfranco per la legge anti-droga! Affido a voi di An il compito di difendere i principi cristiani», disse a Fini alla conferenza programmatica, davanti alla platea di partito in piedi ad applaudirlo. «Sono con voi – spiegò -, non potevo essere altrove. Credo negli ideali che difendete». Poi lanciò la crociata contro le unioni di fatto: «Esiste un solo matrimonio, sacro ed inviolabile. Difendetelo!». Quando due anni fa il premier Berlusconi, accompagnato dai ministri Buttiglione, Lunardi e Gasparri, varcò la soglia dell’auditorium Incontro, don Pierino lo fece accogliere da un sacrale «Alleluja» cantato a tremila voci. Eppure, in pieno Giubileo, aveva bacchettato i «ragazzi» per l’accordo diabolico tra il Polo e l’antiproibizionista Pannella: «Casini, Buttiglione, guardatemi in faccia: ci tradite per un piatto di lenticchie?», tuonò don Pierino. Ci fu bisogno di un «vis-à-vis» chiarificatore con «il buon cristiano Silvio» per esorcizzare l’avvicinamento. Questo è don Gelmini, prete anti-droga che su Pontifex ha voluto condurre la sua ultima battaglia, quella contro il Vaticano.

  • USA. Abusi nel mondo della Chiesa. “Non meno di 40.000 casi”

    USA. Abusi nel mondo della Chiesa. “Non meno di 40.000 casi”

    Esce un libro sulla violenza sessuale nelle diocesi americane
    sabato 24 gennaio 2009 , di la Repubblica

    Cifre realistiche indicano tra i quaranta e i sessantamila casi negli Usa

    Una delle autrici del dossier ha assistito alle riunioni a porte chiuse dei vescovi

    Denunce che vengono dall´interno dell´area cattolica

    Non è il celibato in sé a favorire le pulsioni trasgressive

    Non è solo la descrizione di una catastrofe che ha scosso i cattolici ma la riflessione sull´istituzione e sulle vittime, in maggioranza ragazzi in età pre e post puberale

    di MARCO POLITI

    Le voci dall´inferno sono innumerevoli. «Accadde quando il sacerdote J. era chierichetto. Un giorno, dopo la messa, il prete si mise davanti a J. con il pene eretto e guidò le sue mani fino a raggiungere l´orgasmo… Quando entri in sacrestia, dopo aver servito messa, padre Bill ti dice che hai fatto un buon lavoro e tu sei felice e orgoglioso. Il tuo prete ti offre di aiutarti a sfilare la veste, scherzando. Ma appena l´ha sollevata, padre Bill la spinge sulla tua faccia con una mano mentre con l´altra si sbottona i pantaloni e si spinge dentro di te… Andai su e c´era il buon padre Donald, fumammo insieme (dell´erba) e poi mi fece delle proposte. Era la prima volta che qualcuno soddisfaceva me e mi piacque molto… Il dodicenne Julian fu abusato per tre anni da padre Scott, il quale gli aveva detto che per ricevere la cresima avrebbe dovuto partecipare a speciali sessioni di consulenza… All´età di cinque anni X cominciò ad essere prelevato da letto e portato sul divano del sacerdote (ospite dei genitori), che lo stendeva sopra di sé… I miei ricordi più terribili sono di noi due, io e padre Larry, che facciamo sesso nella mia stanza e dopo scendiamo al piano di sotto per cenare con la mia famiglia… La chiesa nella quale fui violentata era la stessa in cui i preti ascoltavano le confessioni, era la chiesa in cui tutti i figli della mia famiglia si sono sposati e alcuni nipoti battezzati, e in cui sono sepolti i miei genitori».

    Il panorama è devastante. Quando papa Ratzinger è stato in America nell´aprile scorso il nuovo cardinale di Boston, Sean O´Malley, lo ha fatto incontrare con un piccolo gruppo di vittime di abusi che portavano con sé un libriccino con i nomi di altri mille abusati. Mille. Proviamo a trasporre la cifra in una diocesi come Torino, Bologna o Genova. Mille casi nascosti, insabbiati, negati e poi faticosamente portati alla luce. Ma basta già lo scandalo esploso ora a Verona, dove decine di ex allievi di un istituto per sordomuti, ormai adulti, hanno denunciato abusi sistematici da parte di esponenti del clero avvenuti nell´arco di un trentennio, per mostrare ciò che può nascondersi dietro la facciata della normalità quotidiana.

    Le statistiche (come i processi) negli Stati Uniti sono impietose. Tra il 1950 e il 2004 si sono registrati undicimila casi documentati. Ma tutti i poliziotti sanno che le statistiche dei furti sono per difetto, perché riguardano solo gli episodi denunciati. Lo stesso vale per gli abusi sessuali. E così le cifre realistiche indicano in quaranta-sessantamila i casi di violenza subiti da minori da parte di predatori in tonaca. La media dei preti diocesani coinvolti è del 4,3 per cento. Certe annate di ordinazioni sacerdotali hanno prodotto tassi specialmente alti di preti-predatori. Otto per cento nel 1963, nel ´66, nel ´70, nel ´74. Addirittura 9 per cento nel 1975.

    Atti impuri. La piaga dell´abuso sessuale nella Chiesa cattolica (a cura di Mary Gail Frawley-O´ Dea e Virginia Goldner, ed. Raffaello Cortina, pagg. 294, euro 20) non è solo la descrizione di una catastrofe che ha scosso i cattolici americani e portato alla bancarotta per risarcimenti più di una diocesi, ma è soprattutto un´analisi dell´istituzione in cui tutto ciò è potuto avvenire e una riflessione sugli individui colpiti, in maggioranza maschi tra gli undici e i diciassette anni nell´età pre o post-puberale, quando la psiche è maggiormente fragile. Riflessioni e denunce che vengono dall´interno stesso della Chiesa cattolica. Mary Gail Frawley-O´ Dea, una delle curatrici del dossier, è stata l´unica psicoterapeuta ammessa al vertice dei vescovi americani, quando a porte chiuse hanno discusso degli abusi sessuali. Hanno collaborato sacerdoti, religiosi, oltre ad esperti di problemi sessuali, docenti di religione e rappresentanti di altre confessioni cristiane.

    Dal dossier emerge un quadro di analisi sfaccettato. Non è di orientamento omosessuale la maggioranza dei colpevoli, ma è l´«opportunità» che favorisce i rapporti con maschi dello stesso sesso. Non è il celibato in sé – come astensione da relazioni sessuali – a favorire le pulsioni all´abuso, ma una concezione del celibato come «integrità» ossessivamente ideologizzata e come «purezza» contrapposta ad una sessualità considerata peccaminosa o di inferiore. Non è tanto questione di trasgredire divieti, ma di personalità che scoppiano perché educate a idealizzare il sacerdozio e che non reggono l´urto con il quotidiano. Del tutto falso, poi, è che questi episodi siano frutto dello spirito libertino contemporaneo, poiché da diciotto secoli la Chiesa ha sancito norme e punizioni (il più delle volte rimaste teoriche) per combattere il fenomeno.

    La vicenda non riguarda solo l´America, riguarda l´Italia, l´Irlanda, la Polonia, tutte le nazioni cristiane in misura variabile. L´America è solo il laboratorio di uno studio approfondito che interessa tutta la Chiesa. L´aspetto fondamentale è che le vittime sono «superstiti», carichi di ferite, segnati dall´orrore o dalla manipolazione della propria personalità. «Papa, funzionari del Vaticano e vescovi – scrive il domenicano Thomas Doyle – hanno mancato sistematicamente di accogliere le vittime come fratelli e sorelle in Cristo». Non è questione di brevi incontri dei papi con i «sopravvissuti» né di alcuni interventi, che condannano la mostruosità degli abusi. Il fatto è che finora né Giovanni Paolo II né Benedetto XVI sono arrivati a riconoscere fino in fondo le responsabilità dell´istituzione ecclesiastica e le sue manovre di occultamento. Se l´ex arcivescovo di Boston, cardinale Bernard Law, colpevole di non aver perseguito immediatamente i preti predatori, limitandosi a trasferirli di incarico, viene poi nominato (da papa Wojtyla) arciprete di una delle basiliche più venerande della cristianità, Santa Maria Maggiore, per sistemare lo scandalo dei vertici, l´esempio è assolutamente negativo.

    Ancora di più pesa che la maggioranza dei vescovi non abbia saputo instaurare un rapporto umano con le vittime. Troppi vescovi, commenta il gesuita James Martin, hanno finito per anteporre alle vittime gli interessi dei preti violentatori.

    Lo si coglie dalle strategie di fuga sistematicamente messe in atto dalla Chiesa allo scoppio di uno scandalo. La vittima ha enormi difficoltà a farsi sentire, i «superiori» invitano al segreto, il primo riflesso è di trasferire i colpevoli in altra parrocchia, poi si accusano i media, infine si pensa che il risarcimento economico chiuda la vicenda, magari concentrando l´attenzione sulla Chiesa «ferita».

    Così rimane al centro l´istituzione e non la vittima. E invece gli abusi pongono interrogativi di fondo. E´ pronta la Chiesa a formare preti disposti a crescere con la propria comunità, ad ascoltarla, a considerarsi guide che «imparano» smettendo di autorappresentarsi in versione super-sacralizzata di «altro Cristo»? Il pastore che non è nutrito, sottolinea la pastora anglicana Anne Richardson, «divorerà la pecora».

  • Scomode verità in Vaticano

    Scomode verità in Vaticano

    Pubblicato da Federico Tulli su 23 Gennaio 2009

    Un lungo stillicidio di storie di pedofilia nelle pagine dei giornali. Nuovi libri e vicende giudiziarie offrono per la prima volta la possibilità di approfondire anche in Italia il fenomeno ancora sommerso dei crimini contro i minori commessi da uomini di chiesa di Federico Tulli

    In sede penale è stato riconosciuto colpevole di aver violentato un bimbo di 14 anni. Poi è stato prosciolto perché giudicato incapace di intendere e di volere al momento del fatto. La storia di Giovanni P., il sacerdote che nel 1999 abusò di quel minore, è una delle circa 60 che dal 2000 a oggi nel nostro Paese hanno visto preti protagonisti in crimini di pedofilia. Alcuni di questi sono in attesa di giudizio, molti sono stati giudicati colpevoli di abusi sessuali almeno in primo grado. Quasi tutti indossano ancora l’abito talare e continuano “normalmente” a esercitare il magistero. Ricevendo i bambini in confessionale, facendo catechismo e così via. Padre Giovanni P. è uno di questi. Confessato il “peccato” e ricevuta l’assoluzione del papa, accade raramente che la Chiesa costringa un prete pedofilo ad abbandonare il sacerdozio. priest_collar_apNegli ultimi anni, in Italia, è arrivato sulle pagine di cronaca un unico caso del genere. Quello di don Lelio Cantini, parroco della chiesa Regina della Pace a Firenze fino al 2005, accusato per abusi sessuali avvenuti tra il 1973 e il 1987, denunciato nel 2004 al vescovo dai parrocchiani, e ridotto allo stato laicale, quando ormai era ultraottantenne, lo scorso ottobre. Al contrario di Cantini, Giovanni P. che di anni ne ha 46, è ancora un prete “in attività”. Ma, per diversi motivi, anche il suo è un caso particolare, «anzi, per quanto accaduto nel processo civile addirittura unico» racconta a left l’avvocato Luciano Santoianni, che in sede civile ha difeso la vittima, risarcita nel luglio 2008 dal prelato con oltre 40mila euro. Proprio in questo ultimo processo l’avvocato Santoianni ha posto all’attenzione del giudice l’Istruzione Crimen sollicitationis, per la prima volta in Europa citato nell’aula di un tribunale “laico”. Questo documento, emanato nel 1962 dalla Congregazione per la dottrina della fede e mai pubblicato nell’Acta apostolicae sede (la gazzetta ufficiale vaticana), per quasi mezzo secolo ha fornito al Vaticano lo strumento giuridico per coprire i crimini di pedofilia, ma anche altri tipi di violenza sessuale, derubricati dalla Chiesa come “situazioni negative”, alla stregua di atti contro la morale cattolica, insomma. Il Crimen, infatti, istruisce i vescovi su come devono comportarsi nel caso in cui vengano a conoscenza di violenze sessuali da parte di appartenenti al clero, imponendo loro, ma anche agli autori della violenza nonché alle vittime, di mantenere il segreto; pena la scomunica. Secondo l’avvocato, riguardo il comportamento del sacerdote ci sarebbe stata «una responsabilità oggettiva della curia di Napoli, in particolare del cardinal Giordano che, come dichiarato in sede penale da un teste, era stato messo al corrente della “stranezza” di certi comportamenti del presunto pedofilo». A quel punto la curia invece di denunciare tutto all’autorità giudiziaria si sarebbe limitata a spostare Giovanni P. in un’altra parrocchia. «Il condizionale è d’obbligo – spiega Santoianni – perché nel corso della causa civile il testimone ha ritrattato parzialmente quanto aveva dichiarato nel primo processo. “Rivedendo” in particolare tutto quello che chiamava in causa proprio la curia». Tutto ciò, prosegue Santoianni, «ha comportato che il giudice si limitasse ad acquisire il Crimen senza approfondirne la valutazione». pedof1L’avvocato è però convinto della responsabilità delle gerarchie ecclesiastiche, e per uno come lui che è sempre stato particolarmente impegnato nel sociale ed è esperto nella difesa di vittime in processi per pedofilia la battaglia non è finita. A questo punto tutto può decidersi nelle prossime settimane in caso di ricorso in appello. Che si fonderà sulla querela per falsa testimonianza presentata dal ragazzo nei confronti dell’autore della ritrattazione e sulla ripresentazione del Crimen sollicitationis quale causa della reticenza del teste. «Sotto l’aspetto processuale le colpe del prete sono acclarate e la presunta “omertà” del testimone non fa che aumentare i sospetti verso l’atteggiamento di chi aveva il potere di fermare padre Giovanni», conclude l’avvocato che a istruttoria in corso «di più non può dire». Così alcuni tasselli mancanti della storia vengono forniti da don Vitaliano della Sala, da sempre voce critica nei confronti della Chiesa anche per il debole atteggiamento verso la piaga della pedofilia. Secondo don Vitaliano, che sul proprio sito ricostruisce gran parte della vicenda, la tesi di Santoianni si fonda su una lettera che il teste, Franco P., un medico psichiatra e docente all’università statale di Milano, avrebbe scritto alla curia sostenendo che padre Giovanni «è affetto da disturbo bipolare di primo tipo, in fase di grave eccitamento maniacale». Una diagnosi che evidenziava la necessità di allontanare il sacerdote da quei servizi di catechesi particolarmente seguiti dai bambini. Il medico, in sede penale, ha quindi sostenuto di aver parlato del caso per tre volte al telefono col cardinale Giordano. Ma a oggi, dopo le due sentenze che hanno accertato la responsabilità del prete e dopo la perizia psichiatrica che ha stabilito che «il fatto è stato commesso in stato di incapacità di intendere e di volere», l’unica misura a cui è stato sottoposto il vice parroco Giovanni P. dai suoi superiori è stato il trasferimento. Per qualche tempo in un’altra parrocchia di Napoli al quartiere dell’Arenaccia. Poi in uno dei maggiori ospedali del capoluogo campano, che ogni anno ospita in media tremila bambini.

    Mercoledì, 9 Luglio : 2008

  • Pulizie d’autunno

    Pulizie d’autunno

    Le prime denunce risalgono al 1992. Forse anche a prima. Alcuni provvedimenti erano già stati presi: recitare il salmo 51 tutti i giorni, o le litanie alla Madonna.

    Per più di dieci anni, don Lelio Cantini ha abusato dei ragazzini e delle ragazzine della sua parrocchia.

    Ne ha abusato fisicamente e psicologicamente. Ha plagiato i ragazzi per convincerli ad entrare in seminario, e diventare sacerdoti, ha plagiato le ragazzine per piegarle ai rapporti sessuali. E per questo si è servito anche di una “veggente”, una specie di perpetua che diceva di essere in quotidiano contatto con Dio e la Madonna. E la “veggente” aveva visto una nuova chiesa, fondata da don Cantini, ed un esercito di preti uscire dalla nuova chiesa, primo fra tutti Claudio Maniago, che sarebbe diventato vescovo.

    Ma non era ancora abbastanza. La nuova chiesa aveva bisogno di sostenersi, e per questo ai fedeli era richiesto un grande contributo: don Cantini spingeva le famiglie a donare appartamenti e denaro, in cambio della promessa che a loro e ai loro figli “avrebbe pensato Gesù”.

    Quando le denunce giunsero al cardinale Antonelli, il reato era ormai caduto in prescrizione anche per il diritto canonico. Ma si decise comunque per un processo amministrativo. In una lettera pubblica, il cardinale scriveva: “Don Lelio Cantini è stato riconosciuto responsabile di delittuosi abusi sessuali su alcune ragazze negli anni che vanno dal 1973 al 1987, di falso misticismo, di controllo e dominio delle coscienze”, tuttavia, a motivo della sua età avanzata e dei tanti acciacchi di cui soffriva il sacerdote, si riteneva che la “pena” delle litanie alla madonna, della proibizione di confessare per cinque anni e di una offerta annuale ad una istituzione caritativa fosse una punizione sufficiente.

    E di fronte alle vittime, che trovavano la “pena” troppo all’acqua di rose, il cardinale ribadiva: “Comprendo le vittime, ma bisogna tenere presente che la Chiesa deve dare testimonianza alla divina Misericordia e mirare soprattuto al ravvedimento del peccatore e cercare di vincere il male con la forza della mitezza”.

    Poi, come un fulmine a ciel sereno, sabato 11 ottobre, arriva a don Lelio Cantini una comunicazione dal Vaticano: ridotto allo stato laicale. Una comunicazione durissima, un provvedimento preso dalla Congregazione per la Dottrina della Fede e decretata dal Papa il 19 settembre del 2008. Domenica 12 ne ha dato comunicazione ufficiale il cardinale Antonelli: «È giunto a conclusione il procedimento canonico a carico di don Lelio Cantini, protagonista di una dolorosa e scandalosa vicenda».

    Nella comunicazione di Antonelli si legge che la Congregazione ha constatato «che per lunghi anni don Lelio Cantini ha commesso il delitto di abuso plurimo e aggravato nei confronti di minori, di sollecitazione a rapporti sessuali compiuto nei confronti di più persone in occasione della Confessione, l’abuso nell’esercizio della potestà ecclesiastica nella formazione delle coscienze» e che il Papa ha decretato «la pena espiatoria perpetua della dimissione dallo stato clericale con la dispensa dagli obblighi sacerdotali e ha imposto con severo precetto penale l’obbligo di dimora vigilata in spirito di preghiera e penitenza in una residenza stabilita dall’Ordinario di Firenze, sotto pena di scomunica in caso di disobbedienza».

    Un provvedimento che giunge al fotofinish, quello contro don Cantini, alla vigilia di un cambio al vertice: Antonelli, il 26 ottobre, lascerà ufficialmente la diocesi al nuovo arcivescovo di Firenze, Giuseppe Betori. E il Vaticano pare proprio gliela voglia affidare, questa diocesi, dando un colpo di scopa a tutte le magagne che ancora giacciono sul tappeto della curia. Ma non basta certo il provvedimento contro don Cantini, ormai divenuto il signor Cantini.

    C’è ancora molta giustizia e molta chiarezza, da fare. Possibile che, negli anni, nessuno abbia mai preso in considerazione le voci che circolavano sul conto dell’ormai ex sacerdote? Come mai il cardinale Antonelli affidò proprio a Claudio Maniago, pupillo del “priore”, il compito di indagare su quello che succedeva alla Regina della Pace? Perchè una “condanna” quasi ridicola nel 2007 e una ben più pesante adesso, con la minaccia di scomunica in caso di disobbedienza? Come mai un “caso caduto in prescrizione” è stato invece riesaminato e sanzionato dalla Congregazione e dal Pontefice? Ma soprattutto, a quanto ammonta il patrimonio, in soldi e in immobili, che i fedeli hanno “donato” nel corso degli anni sotto la spinta plagiante del “priore”?Dove sono finiti i soldi e gli appartamenti? Chi li ha amministrati e per quali finalità?

    Nella fretta di spazzare la diocesi, pare che il Vaticano si sia scordato di nuovo di tutta la polvere nascosta sotto il tappeto.

  • Padre Ivan – Prete sotto accusa per abusi su minore; condannato in sede civile.

    Padre Ivan – Prete sotto accusa per abusi su minore; condannato in sede civile.

    NAPOLI – Luca partirà per Reggio Emilia con in tasca un «indennizzo» di 40 mila euro, ché ormai di Napoli ne ha le scatole piene. Il prete che ha più volte abusato di lui, padre Ivan, prosciolto dalle accuse in sede penale perché incapace di intendere e di volere (ma solo al momento di commettere i fatti) continuerà a fare il cappellano all’ospedale Cardarelli di Napoli.

    La vicenda è quella che vide coinvolti nel ’99 un minorenne che denunciò abusi sessuali da parte di un prete che lavorava in una chiesa dei Quartieri Spagnoli, e nel 2005 la stessa vittima che citò in giudizio la Curia perché – sostenevano i suoi avvocati – i suoi vertici erano a conoscenza dei fatti e non fecero niente per impedire al viceparroco di nuocere al prossimo.

    Oggi, dopo la sentenza del tribunale penale che prosciolse il prete – e che divenne definitiva perché il pm accolse la richiesta di appello un giorno dopo i termini di scadenza – arriva quella del tribunale civile che da una parte stabilisce l’assenza di responsabilità da parte della Curia, e dall’altra condanna padre Ivan al versamento di un «indennizzo» di 40 mila euro alla giovane vittima, che all’epoca dei fatti era ben lontana dalla maggiore età. Luca subì violenze prima a Napoli, poi a Roma, nella struttura dei Padri missionari della Carità che ospita (normalmente) persone senza fissa dimora di sesso maschile. In quell’occasione, il prete coinvolse nel menage anche un gruppo di clochard.

    «Ma non erano proprio bambini…avevano almeno quattordici-quindici anni», rispose padre Ivan allo psichiatra Pannain che gli domandava perché rivolgesse le sue attenzioni ai bambini, nel corso di una perizia nel 2001. Lo psichatra che invece aveva in cura il prete, lo stesso dottor Poterzio che aveva sostenuto in sede penale di aver più volte avvisato il cardinale Giordano delle condizioni di padre Ivan, «consapevole che dato il ruolo che rivestiva, poteva essere pericoloso per gli altri», in sede civile ha ritrattato quasi del tutto le dichiarazioni rese, scaricando la Curia di ogni responsabilità.

    Allontanamento dalla scuola, inappetenza per molti mesi con senso di nausea, insonnia e frequenti incubi per oltre tre anni, crisi di pianto, comportamenti regressivi, tendenza all’isolamento: Luca viene «indennizzato» con 40 mila euro. Padre Ivan, fa il cappellano. Gli avvocati Giuseppe Aulino e Luciano Santoianni, che difendono la vittima, ora vogliono querelare per falsa testimonianza lo psichiatra Poterzio in base alla difformità delle due dichiarazioni rese. Poi, appelleranno la sentenza nella parte dove si esclude la responsabilità della Curia.
    Ste. Pie.

    Padre Ivan