Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • I Focolari e i bambini abusati. Le accuse e i silenzi vaticani

    I Focolari e i bambini abusati. Le accuse e i silenzi vaticani

    In caso di violenza clericale, oltre alla «tolleranza zero» predicata dalla Chiesa, è ormai di rito la richiesta di perdono alle vittime. Una prassi che vale anche per le comunità ecclesiali, come dimostra la «vergogna» espressa dalla presidente dei Focolari, Margaret Karram, al momento della diffusione, il 31 marzo scorso, del primo resoconto sui casi di abusi su minori e adulti vulnerabili e di abusi spirituali o di autorità avvenuti all’interno del movimento. Nel report, in particolare, si dà conto delle segnalazioni delle violenze sui minori pervenute alla Commissione interna per il Benessere e la Tutela della persona (Co.Be.Tu) dal 2014 al 2022. I risultati indicano che dal 1969 al 2012 66 membri del movimento, in tutto il mondo, sono stati accusati di aver abusato di 42 minori (29 fra i 14 e i 18 anni e 13 con meno di 14 anni) e di 17 adulti vulnerabili.

    Fondato nel 1943 da Chiara Lubich e approvato dalle gerarchie ecclesiastiche nel 1962 con il nome di Opera di Maria, il movimento dei Focolari ha la sede centrale a Rocca di Papa ed è diffuso in 182 paesi. I dati ufficiali sui membri che vivono in comunità, sia consacrati (cioè che hanno fatto voto di castità, povertà e obbedienza) che sposati, parlano di 4304 donne e 2540 uomini, a cui si aggiunge un imprecisato numero di aderenti (il sito dei Focolari parla di due milioni ma la cifra non è attendibile perché il movimento, come peraltro la Chiesa, soffre di un costante stillicidio di fedeli).

    A due mesi di distanza dalla pubblicazione dei dati sugli abusi interni, però, non si sa quali provvedimenti siano stati presi nei confronti degli autori delle violenze, né tantomeno si conoscono le circostanze, la portata e la durata nel tempo di questi abusi e, di conseguenza, nemmeno le eventuali responsabilità dei vertici del movimento. Il report comunica soltanto che di questi 66 abusatori (di cui 63 sono uomini), 20 sono stati dimessi (cioè dispensati dai voti presi), 9 sottoposti a sanzioni, 6 sospesi perché in attesa del giudizio dell’autorità ecclesiastica, 9 segnalati all’autorità giudiziaria, mentre 19 casi risultano ancora pendenti e 12 sono stati archiviati (11 in assenza di prove sufficienti e uno per decesso). In sostanza non abbiamo che qualche dato scarno, risultato di segnalazioni pervenute a una commissione interna in un periodo di tempo decisamente insufficiente. Una cosa, però, emerge chiaramente: non si tratta di poche mele marce, ma di un problema sistemico e che ha radici profonde.

    Questo rapporto, più che inaugurare una nuova stagione di trasparenza, sembra la reazione dovuta, tra imbarazzo e omissioni, allo scandalo scoppiato nel movimento dopo la pubblicazione, un anno fa, dell’inchiesta della società Gcps Consulting su un ex membro consacrato francese, Jean-Michel Merlin, responsabile di aver abusato di almeno 37 ragazzi a partire dagli anni ’70. Merlin, nonostante un processo penale a suo carico per violenza sessuale su minori, aveva continuato ad avere ruoli apicali nel movimento fino al 2016, quando era stato infine dimesso dai Focolari. Quanti Merlin ci sono anche in Italia, protetti dalla negligenza, se non addirittura dall’omertà dei vertici? Nel nostro paese, almeno sei casi sono stati considerati «verosimili» dall’indagine interna della Co.Be.Tu, secondo quanto dichiarava il coordinatore della commissione, l’avvocato Oreste Moscatello, in un articolo uscito su Domani il 25 luglio scorso. Quasi un anno dopo, non sappiamo se queste persone continuino ad avere un ruolo nel movimento o siano state segnalate alle autorità dello Stato. Il rapporto non lo dice: tace sui pedofili e rende invisibili le vittime.

    Eppure, dopo decenni di silenzio sul tema, oggi in mano a Margaret Karram e al copresidente Jesús Morán c’è una lista di almeno cinquantacinque nomi di persone le cui responsabilità sono state accertate da una commissione interna. Nomi che però il Movimento ha deciso di non rendere pubblici. «Non li abbiamo rivelatiper garantire la privacy delle persone coinvolte. Siamo presenti in paesi che hanno approcci anche molto diversi sulle sanzioni previste per questo genere di reati: vogliamo trasparenza, ma anche salvaguardare i diritti di tutti», ha dichiarato a Domani Joachim Schwind, sacerdote e responsabile della comunicazione dei Focolari. «In alcuni Stati, per l’abuso sui minori è prevista la pena di morte – ha aggiunto Schwind – davvero vogliamo esporre a tanto i responsabili?». Resta da chiedersi perché non si possano adottare soluzioni diverse a seconda dei paesi, a cominciare dall’Europa. Schwind, che è anche membro del Consiglio generale al Centro Internazionale dei Focolari, ammette che «è un grande problema, perché le persone che frequentano i nostri incontri ci chiedono di essere protette». E come fanno a tutelarsi, se non sanno chi sono i predatori? «Il fatto è che, in assenza di una sentenza che attesti la responsabilità in sede penale, potremmo essere denunciati per diffamazione», sottolinea Schwind. Tutti i casi della “lista”, però, sono ormai prescritti per la giustizia civile e i pochi considerati non risolti sono in attesa di una decisione del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita della Santa Sede, che ha la giurisdizione sulle comunità ecclesiali. Si tratta insomma di bilanciare il diritto alla privacy con il diritto dei bambini e delle famiglie ad essere al riparo da potenziali abusatori. Questa discrezione nel rivelare i nomi non nasconde anche imbarazzanti retroscena o complicità dei vertici del movimento, se non addirittura della stessa Chiara Lubich? Certamente, il divieto di divulgare i nomi dei pedofili rappresenta per i Focolari l’indubbio vantaggio di non dover rispondere delle decisioni prese negli anni in merito a trasferimenti o promozioni.

    «I vertici non hanno parlato apertamente degli abusi sui minori nemmeno ai loro membri – dice Oscar (nome di fantasia), un ex focolarino che ha trascorso 25 anni nel movimento – ma alcuni nomi sono circolati lo stesso nelle chat di chi aveva frequentato la scuola di formazione a Loppiano, vicino a Firenze». Uno di questi, italiano, oggi ottantaseienne, ha ricoperto diversi incarichi di responsabilità nei Focolari ed è stato vicino alla stessa Lubich. «Faceva parte del sistema e le denunce di abuso lo hanno perseguitato per anni: lo spostavano da una parte all’altra del mondo per toglierlo dai guai – racconta Oscar – Io l’ho conosciuto quando era responsabile dei giovani: ci controllava, faceva commenti su come ci vestivamo – continua Oscar – una volta ammise candidamente di essere influenzato dall’aspetto fisico del candidato alla consacrazione: per lui bastava quasi che un ragazzo sorridesse e fosse ben pettinato per essere ammesso fra i focolarini».

    Chi ha affidato la formazione dei giovani a una persona che aveva già ricevuto segnalazioni di molestie? Chi era al corrente della propensione per i ragazzini di questo infaticabile missionario della parola di Chiara Lubich, che ha attraversato i cinque continenti senza essere fermato? «Non sono a conoscenza di nessun caso di abuso noto ai responsabili del movimento, nè di persone che sono state spostate e hanno continuato ad abusare», commenta Schwind, che però ammette che questa persona è stata dimessa «per gravi motivi». La stessa sanzione è stata inflitta ad altri due membri che avevano incarichi rilevanti nell’Opera, i cui nomi sono stati fatti a Domani da diverse fonti. Uno di questi, ha testimoniato un ex focolarino, aveva l’abitudine di portare i minorenni sul suo letto, dove li abbracciava e si intratteneva con loro. Schwind conferma che sono stati entrambi allontanati dai Focolari già due anni fa.

    «Dove abbiamo riscontrato una verosimiglianza dei fatti, i responsabili sono stati dimessi dal movimento, anche per casi avvenuti decenni fa», precisa Schwind. Per quanto riguarda la segnalazione alle autorità giudiziarie, che secondo il report ha riguardato soltanto nove persone su 66, Schwind spiega che la commissione si è regolata secondo le leggi dei diversi paesi. «Dove non c’è obbligo di denuncia, abbiamo segnalato i responsabili soltanto se erano le vittime a volerlo; dove c’è l’obbligo invece abbiamo interrotto le nostre verifiche per non interferire con le indagini», spiega il sacerdote. «Con le nuove linee guida, entrate in vigore il 31 marzo – aggiunge Schwind – abbiamo stabilito che porteremo tutti i casi a conoscenza delle autorità giudiziarie, anche nei paesi in cui non è espressamente prescritto». Alla domanda se questa decisione riguardi anche i 66 casi evidenziati nel report, Schwind ammette «che non ci hanno ancora pensato», così come non sono ancora riusciti a formare una commissione disciplinare, annunciata un anno fa, che stabilisca le complicità dei vertici del movimento nel caso di Jean-Michel Merlin.

    Dal primo maggio, la Co.Be.Tu è stata sostituita dalla nuova commissione indipendente centrale, che in realtà di indipendente ha ben poco, visto che i suoi membri saranno scelti direttamente dalla presidente Karram. La nuova commissione, a cui è affiancato un organo di vigilanza di cinque membri esterni, si occuperà soltanto della gestione delle segnalazioni, mentre la formazione verrà coordinata a livello centrale e locale da un altro team di esperti e consulenti. Un’impalcatura che dovrebbe garantire, almeno sulla carta, “la tutela integrale della persona”, come viene definito il piano anti-abusi, ma che per ora lascia trasparire molta approssimazione sulla gestione dei pedofili e vaghi accenni a non meglio precisati interventi disciplinari. Al posto di un chiaro percorso di trasparenza che assicuri giustizia alle vittime, con l’apertura degli archivi e la ricostruzione delle responsabilità personali, si preferiscono la maldicenza e la gogna sotterranea del “lo sanno tutti”, alimentata dalle voci di corridoio e dalle chat di whatsapp.

    In questo quadro, delle vittime sappiamo ancora meno: quante sono, quanti anni avevano al momento degli abusi, quali sono state le conseguenze che hanno dovuto affrontare? L’Oref, Organizzazione ex focolari, un’associazione nata nel 2021 come spazio di ascolto per i sopravvissuti, non è stata coinvolta nell’indagine della Co.Be.Tu, ma Schwind tiene a dire che la presidente ha «speso molto tempo in incontri personali con altre vittime». Sulla “riparazione finanziaria” esiste un protocollo che invita chi lo desidera a farsi avanti ma non stabilisce l’entità dei risarcimenti in caso di abuso accertato: «non abbiamo stabilito cifre perché valuteremo caso per caso, anche a seconda dei paesi in cui è avvenuto il reato – dice Schwind – non sempre si parla di un aiuto economico: a volte chi si rivolge a noi chiede di essere sostenuto in un percorso terapeutico, o di trovare un lavoro o una casa».

    Molti sopravvissuti, in realtà, si sono trovati di fronte a un muro. Silvia Ciccarelli, figlia di due membri attivi del movimento, nel 2016 ha addirittura mandato una lettera personale alla Co.Be.Tu e all’allora presidente dei Focolari, Maria Voce, in cui raccontava di essere stata picchiata senza pietà per anni da suo padre, ritenuto un “uomo di fede”. «Diceva sempre che lo faceva “per volontà di Dio”, così come diceva che mi picchiava in modo da non lasciare tracce o lividi, per “non darmi la soddisfazione di fare la vittima” – si legge nella lettera – Mia madre non si è mai frapposta. Ho visto vestitini nuovi, a cui tenevo, sparire nell’immondizia perché macchiati di sangue». Nè la Co.Be.Tu né Maria Voce, dice Ciccarelli, hanno risposto.

    «Nel movimento continua a esserci una forte omertà sulle violenze strutturali che lo attraversano, che riguardano il sesso, la manipolazione delle coscienze, l’abuso di potere e lo sfruttamento economico – dice Oscar – Per decenni i focolari hanno organizzato happening per giovani, a cui partecipavano anche migliaia di bambini e adolescenti senza precauzioni né controlli: era un bacino di caccia perfetto per i predatori». Il terreno dell’abuso (di potere, in primo luogo) era preparato dall’obbedienza assoluta imposta da Chiara Lubich: le “pope” e i “popi”, come venivano chiamati i suoi seguaci in un linguaggio non a caso infantilizzante, dovevano «tagliarsi la testa», affidandosi totalmente a lei e ai capifocolare che la rappresentavano. «Se si voleva fare la volontà di Dio, bisognava seguire Chiara – racconta Cintia Costa – era richiesta un’obbedienza cieca, non potevi avere dubbi o fare domande». Costa ha fatto parte dai 12 ai 19 anni del movimento Gen, la sezione dei giovani, prima a Belem, in Brasile, e poi a Loppiano, dove ha subito ed è stata testimone di violenze psicologiche pesantissime su ragazzine appena adolescenti. «La nostra responsabile ci insultava senza una spiegazione, eravamo terrorizzate – racconta – io sono stata costretta a lasciare il mio fidanzato, che era in Brasile. Dato che piangevo disperata, lei si è seduta vicino a me e mi ha dettato la lettera per lui, che poi ha spedito con posta prioritaria». Non solo: Cintia racconta che nell’estate del 1992, insieme a una quindicina di altre ragazze, si è ritrovata a cucire le copertine per i diari della Benetton: «eravamo in un capannone, dove i visitatori che arrivavano a Loppiano non potevano vederci, e dovevamo applicare le etichette su queste agende – dice – Ovviamente, come per tutti i lavori che facevamo, non siamo state pagate». Una circostanza confermata anche da Oscar: «negli anni ’80 e ’90 i Focolari prendevano spesso commissioni da aziende per dei lavori, e Benetton era una di queste». Difficile pensare che la partita di agende fatta a mano dalle ragazze fosse un regalo per la multinazionale. «Per ironia della sorte, in quei giorni si vedeva ovunque la campagna pubblicitaria della United Colors of Benetton con la foto di un prete che bacia una suora – commenta Costa – e a noi ripetevano che dovevamo essere pure e che non potevamo nemmeno abbracciare i nostri amici maschi».

    Cintia e moltissime altre ragazze arrivate a Loppiano in quegli anni per fare un’esperienza religiosa si sono ritrovate in realtà alla mercé di persone che le hanno private di ogni libertà, le hanno fatte lavorare gratis e hanno persino interferito con la loro vita intima e famigliare. Silvia Ciccarelli testimonia che da bambina le fu proibito di vedere i nonni, perché considerati “non allineati” alle regole dellla comunità e quindi nocivi; a quattordici anni, inoltre, le fu fatta una visita ginecologica da un medico focolarino per accertare che non avesse già avuto rapporti sessuali. Magda (nome di fantasia), una focolarina slovena che voleva studiare, fu costretta dalla responsabile di zona a lasciare gli studi perché «i libri andavano messi in soffitta». Negli anni Settanta è stata anche molestata dalla sua capofocolare quando era alla scuola di formazione di Loppiano: «una sera, con la scusa di darmi la sua benedizione, è entrata nel mio letto e mi ha baciata – racconta a Domani – ho saputo che in seguito è stata allontanata, ma nessuno mi ha mai detto il motivo».

    Se Rocca di Papa tace, Roma certo non parla: il Dicastero per i laici, la famiglia e la vita, messo al corrente dall’ex focolarina Renata Patti, già alcuni anni, fa di alcune denunce di abuso sessuale nel movimento, non ha mai dato riscontri ufficiali. Il prefetto del Dicastero, il cardinale Kevin Farrell, interpellato in proposito da Domani, non ha mai risposto e la responsabile per la comunicazione Pamela Fabiani ha spiegato che «il Dicastero tratta le segnalazioni che riceve in maniera riservata, nel rispetto dei criteri previsti dall’ordinamento canonico, in generale e specificamente per la Curia Romana, e nel rispetto delle persone coinvolte». Quindi, non soltanto non sappiamo come sono stati trattati questi casi, ma non sappiamo nemmeno se sono stati presi in considerazione o archiviati.

    Per quanto la tendenza alla riservatezza (per non dire l’omertà) accomuni Focolari e Vaticano, fra i due si avverte una certa tensione, se è vero che, come attesta una nostra fonte, il Dicastero sta facendo pressione sul movimento perché metta finalmente mano ai problemi interni. «Siamo in contatto con il Dicastero e la curia romana, ma le indicazioni su cosa fare non sono univoche», ha ammesso Joachim Schwind parlando dell’opportunità di rendere pubblica “la lista”. Lo stesso papa Francesco, d’altronde, durante l’assemblea generale dei Focolari del febbraio 2021 aveva già ammonito le comunità ecclesiali di «evitare ogni autoreferenzialità». La situazione è delicata: all’orizzonte per i Focolari potrebbe esserci addirittura lo spettro del commissariamento, e la trasparenza sugli abusi è una carta importante su cui puntare, ma ci sono certamente diversi equilibri in gioco di cui tenere conto.

    https://www.editorialedomani.it/fatti/chiesa-abusi-minori-lista-segreta-degli-le-accuse-contro-il-movimento-dei-focolari-h7n1mjbm

  • La Chiesa cattolica in California è alle prese con più di 3.000 cause legali per presunti abusi sessuali su minori

    La Chiesa cattolica in California è alle prese con più di 3.000 cause legali per presunti abusi sessuali su minori

    (RNS) – Almeno un terzo delle 12 diocesi cattoliche romane in California ha presentato istanza di fallimento o sta pensando di farlo per far fronte a un afflusso di azioni legali intentate da sopravvissuti ad abusi sessuali infantili dopo che una legge statale ha aperto una finestra di tre anni in quali casi sono stati esentati dai limiti di età.

    Più di 3.000 azioni legali sono state intentate contro la Chiesa cattolica in California ai sensi di una legge statale del 2019 che consentiva alle presunte vittime di fare causa fino all’età di 40 anni.

    Gli avvocati sono rimasti sbalorditi dal numero di casi emersi durante la finestra, che si è chiusa alla fine di dicembre.

    La diocesi di Santa Rosa, che sta affrontando più di 200 cause legali, ha presentato istanza di fallimento a metà marzo. Nella sua  istanza di fallimento , ha rivendicato beni per un valore compreso tra $ 10 milioni e $ 50 milioni. Ha stimato le sue passività nella stessa fascia di dollari.

    La diocesi di Oakland, alle prese con circa 330 cause legali per abusi sessuali, ha presentato istanza di fallimento all’inizio di maggio. Ha rivendicato beni per un valore compreso tra $ 100 milioni e $ 500 milioni con passività stimate nella stessa fascia di dollari, secondo la sua  petizione di fallimento .

    Il vescovo di Oakland Michael C. Barber, in una  lettera , ha affermato che i “luoghi di culto” chiuderanno e la diocesi dovrà “reimmaginare” come vengono utilizzati gli altri luoghi.

    “Chiedo il vostro impegno a lavorare con me e con i nostri pastori nei prossimi mesi mentre determiniamo il modo migliore per affrontare l’esito del processo di bancarotta e come ‘ridimensionare’ le nostre parrocchie per servire i fedeli e tutti coloro che vengono da noi cercando il tenero amore di Cristo”, ha detto Barber.

    La diocesi di San Diego ha preso la decisione all’inizio di questo mese di presentare istanza di fallimento questo autunno, ha dichiarato Kevin Eckery, portavoce della diocesi.

    Il cardinale Robert McElroy, vescovo della diocesi di San Diego,  ha annunciato  all’inizio di febbraio la possibilità di bancarotta poiché la diocesi deve affrontare costi legali “sbalorditivi” nell’affrontare circa 400 cause legali riguardanti preti e altri bambini abusati sessualmente. La maggior parte dei presunti abusi citati nelle cause ha avuto luogo da 50 a 75 anni fa e la prima denuncia risale al 1945.

    La maggior parte dei beni della diocesi, ha detto McElroy in una lettera, sono stati utilizzati per risolvere precedenti accuse, finendo con un pagamento di 198 milioni di dollari nel 2007. Eckery ha  previsto che il costo per risolvere i casi pendenti contro la diocesi potrebbe ammontare a 550 milioni di dollari.

    Le diocesi di Stockton, Fresno e San Jose non hanno risposto a una domanda del Religion News Service per conoscere i loro piani per affrontare le cause legali. La diocesi di Orange ha dichiarato di non aver ancora finalizzato il numero di cause pendenti e di non considerare il fallimento. Il diacono David Ford della diocesi di Monterey ha affermato che la diocesi preferisce “non fare una dichiarazione in questo momento”, in merito a qualsiasi potenziale piano di bancarotta.

    Il vescovo Jaime Soto, in una  dichiarazione  alla fine di febbraio, ha affermato che la bancarotta potrebbe essere un’opzione per la diocesi di Sacramento mentre è alle prese con più di 200 cause legali per presunti abusi sessuali su minori .

    Continua…

    Catholic Church in California Grapples With More Than 3,000 Lawsuits, Alleging Child Sex Abuse

  • Pedofilia, polemica Cei-Procura Tivoli: “omertosi? Falso” – Zuppi replica ai PM

    Pedofilia, polemica Cei-Procura Tivoli: “omertosi? Falso” – Zuppi replica ai PM

    “La Chiesa italiana non puo accettare accuse di atteggiamenlo omertoso“. Questa la rispsta del cardinale e presidente della Cei, Matteo Zuppi, alle parole del procuratore di Tivoli, Francesco Menditto, che ha definito la condotta dell’autorità ecclesiastica “di omertà ambientale, molto simile a quella mafìosa“.

    Menditto si riferisce alle accuse di abusi a carico di un insegnante di relìgione di Tivoli, pervenute all’autorita ecclesiastica nel 2019 e nel 2021 e di cuì la diocesi non avrebbe tenuto opportunamente conto. Tanto che quando il caso e arrivato all’attenzione delle forze dell’ordine, le ricostruzioni sarebbero state incomplete e inutilizzabili per un’indagine.

    La Procura ha recentemente scoperto, a seguito della denuncia di una delle vittime, oggi maggìorenne, che il professore per anni avrebbe abusato di almeno quattro ragazzi, tutti maschi, di età compresa, all’epoca dei fatti tra i 10 e i 15 anni.

    Tuttavia nelle ultime ore sono emrse le storie più recenti di altre due presunte svittime sulle quali la Procura si è immediatamente messa al lavoro.

    Il docente – che ricopriva anche ruoli apicali in diverse associazioni religiose – è stato posto agli arresti domiciliari con l’accusa di violenza sessuale aggravata.

    Il Gip nelle esigenze cautelari ha evidenziato che esse si sono rese necessarie per “il concreto e attuale pericolo di reiterazione delle medesime condotte criminose” . Inoltre aggiunge il Gip, “l’uomo presenta totale incapacitità di contenere gli impulsi.”Alessandro Frateschi  Mirko Campoli

    Da IL FATTO QUOTIDIANO 

  • Abuso sessuale nella chiesa cattolica: oltre 1.900 minori abusati in Illinois, afferma lo stato

    Abuso sessuale nella chiesa cattolica: oltre 1.900 minori abusati in Illinois, afferma lo stato

    Più di 450 molestatori sessuali su minori accusati in modo credibile hanno prestato servizio nella Chiesa cattolica dell’Illinois per quasi sette decenni, ha dichiarato martedì l’ufficio del procuratore generale dello stato, Kwame Raoul, in un rapporto investigativo. Questo è più di quattro volte il numero che la chiesa aveva divulgato pubblicamente prima del 2018, quando lo stato ha avviato le indagini.

    Il rapporto di 696 pagine ha rilevato che membri del clero e fratelli religiosi laici avevano abusato di almeno 1.997 bambini dal 1950 nelle sei diocesi dello stato, inclusa l’importante arcidiocesi di Chicago.

    Il rapporto aggiunge 149 nomi agli elenchi di pedofili che le stesse diocesi avevano identificato pubblicamente prima o durante le indagini. Ciò porta il numero totale di autori di abusi identificati a 451, afferma il rapporto. Nessuno di loro è noto per essere attivo nel ministero e si ritiene che almeno 330 siano morti.

    I 149 nuovi nomi sono per lo più fratelli religiosi, che rispondono principalmente a ordini religiosi indipendenti piuttosto che a diocesi e vescovi locali.

    Gli investigatori hanno intervistato centinaia di vittime e hanno confrontato i loro resoconti con i registri diocesani e altre interviste per comprovare i loro resoconti. Gli investigatori hanno anche esaminato più di 100.000 pagine di file detenuti dalle diocesi e intervistato i leader della chiesa ei loro rappresentanti.

    Un caso tra i tanti documentati nel rapporto riguarda Thomas Francis Kelly, un prete che ha abusato di più di 15 ragazzi di età compresa tra gli 11 ei 17 anni in diverse parrocchie negli anni ’60 e ’70. Tre vittime hanno contattato gli investigatori del procuratore generale, incluso uno che ha descritto di essere stato individuato da padre Kelly come un chierichetto di 11 anni. Il prete ha invitato il ragazzo al drive-in ea passare la notte in canonica, dove il prete gli ha offerto della birra. Il ragazzo si è svegliato di notte per trovare padre Kelly che gli faceva sesso orale, dice il rapporto.

    L’arcidiocesi ha trasferito il sacerdote di parrocchia in parrocchia, osserva il rapporto del procuratore generale. Il sacerdote è morto nel 1990.

    Procuratori generali e gran giurì in un certo numero di stati hanno indagato sugli abusi sessuali nella chiesa, inclusa un’indagine sull’arcidiocesi di Baltimora che è stata rilasciata il mese scorso. Le numerose indagini sono state ispirate da un ampio rapporto del 2018 su sei diocesi in Pennsylvania , che ha sbalordito i cattolici di tutto il Paese.

    Il rapporto dell’Illinois è stato avviato da Lisa Madigan , il predecessore del signor Raoul come procuratore generale, che ha identificato all’inizio della sua indagine un divario significativo tra il numero di membri del clero che erano stati accusati in modo credibile e il numero molto più piccolo rivelato dalla chiesa.

    Gli effetti della crisi degli abusi sessuali da parte del clero si sono propagati per decenni nella Chiesa cattolica negli Stati Uniti e sono esplosi alla vista del pubblico 20 anni fa, quando il Boston Globe ha documentato un tentacolare insabbiamento degli abusi nelle strutture della chiesa.

    La Catholic Conference of Illinois stima che i cattolici costituiscano circa il 27% della popolazione dello stato, al di sopra della media nazionale.

    All’inizio degli anni ’90, il cardinale Joseph Bernardin di Chicago ha guidato una commissione pionieristica sugli abusi sessuali in ambienti ecclesiastici, istituendo un consiglio composto principalmente da laici per valutare le accuse di abusi contro i membri del clero. Ma il rapporto documenta anche come l’arcidiocesi di Chicago a volte non abbia agito secondo le proprie raccomandazioni.

    Il cardinale Blase J. Cupich, arcivescovo di Chicago, ha dichiarato martedì in una dichiarazione che l’arcidiocesi “è stata in prima linea nello sviluppo e nel miglioramento di politiche e programmi per affrontare il flagello degli abusi sessuali sui minori e per sostenere i sopravvissuti”.

    Mike McDonnell, portavoce di SNAP, un gruppo di difesa delle vittime di abusi sessuali da parte del clero, ha dichiarato: “Questo rapporto ci dice chiaramente che nessuno sapeva di più sugli abusi, e nessuno ne ha fatto di meno, di queste stesse diocesi”.

    La maggior parte degli abusi documentati nel rapporto sono avvenuti decenni fa. Il rapporto riconosce che i procedimenti penali e le azioni civili saranno impossibili per molte vittime, a causa dei termini di prescrizione e del fatto che la maggior parte degli autori è morta.

    Alcuni stati, tra cui California e New York, hanno emanato una “finestra di controllo” che consente alle vittime di abusi sessuali su minori di intentare azioni civili che sarebbero altrimenti vietate dai termini di prescrizione, ma l’Illinois non è tra questi.

    Il rapporto aveva lo scopo di fornire “responsabilità pubblica e una misura di guarigione ai sopravvissuti che hanno sofferto a lungo in silenzio”, ha detto Raoul in una conferenza stampa martedì mattina. Ha detto che le diocesi hanno adempiuto ai loro impegni di cooperare pienamente con le indagini.

    https://www.nytimes.com/2023/05/23/us/illinois-catholic-church-sex-abuse.html

  • Abusi sessuali, vittime percorrono in bici 700 chilometri da Monaco a Roma per chiedere al Papa di fare di più

    Abusi sessuali, vittime percorrono in bici 700 chilometri da Monaco a Roma per chiedere al Papa di fare di più

    Settecento chilometri in bicicletta, da Monaco di Baviera a Roma, per chiedere a Papa Francesco un impegno ancora maggiore nel contrastare gli abusi sessuali nella Chiesa cattolica: si è concluso oggi a piazza San Pietro, in occasione dell’udienza generale, il pellegrinaggio di un gruppo di nove persone, uomini e donne, che da bambini o ragazzi sono stati vittime di “sacerdoti, religiosi e religiose”, e che ora hanno consegnato a Francesco una lettera nella quale gli chiedono di dare un “chiaro segnale” ai vescovi “che non hanno adempiuto alle loro responsabilità e che, in una certa misura, non lo fanno ancora oggi”.

    “Ci ha ascoltato e credo che abbia capito quel che volevamo dirgli”, spiega Richard Kick. L’incontro col Papa, in piazza subito dopo la catechesi, è durato più del previsto, una ventina di minuti, e il gruppo di sopravvissuti ha parlato in tedesco con Bergoglio, che conosce la lingua per aver studiato alcuni anni in Germania. Kick è stato abusato quando era giovane, il suo abusatore non è mai stato sanzionato: l’uomo lo ha denunciato al cardinale Reinard Marx, arcivescovo di Monaco di Baviera, nel 2010, solo nel 2017 è arrivata una risposta della congregazione per la Dottrina della fede, secondo la quale i tempi erano prescritti. “Dal 2017 non è successo niente, e lui è morto nel 2019”, racconta Kick. Marx in passato ha tentato senza successo di rassegnare le dimissioni denunciando il fallimento personale e istituzionale di fronte alla crisi degli abusi.

    Bergoglio: “E’ difficile”
    Nel colloquio con il Papa, “gli abbiamo chiesto cosa succederà in futuro ai preti colpevoli, se verranno puniti. Lui ha riflettuto, ha riflettuto, ha riflettuto, e poi ha detto: è difficile, è molto difficile”, racconta il portavoce del gruppo. “Credo che sappia perfettamente cosa dovrebbe fare la Chiesa, ma non credo che lo possa realizzare. Credo che molti vescovi non siano interessati, dicono “queste persone sono anziane, prima o poi moriranno, la questione passerà e non facciamo niente”. Secondo Kick, “la Chiesa non ha idea di cosa fare, e per questo dobbiamo essere noi a proporre cosa la Chiesa dovrebbe fare. Se non diciamo noi cosa è importante, non succede niente. E penso che anche lo Stato debba prendersi le sue responsabilità di fronte alla Chiesa”.

    “I primi passi non bastano”
    “Vogliamo incontrarla guardandoci negli occhi”, si legge nella missiva consegnata al Papa e diffusa dall’arcidiocesi di Monaco e Frisinga. “Ci aspettiamo che facciate tutto ciò che è in vostro potere per assicurare che in tutti gli angoli della Chiesa universale la questione degli abusi sessuali e spirituali sia vista, affrontata e impedita attraverso adeguate misure preventive. I primi passi sono stati fatti, ma dal nostro punto di vista è ancora necessario un impegno forte e chiaro di tutte le persone responsabili all’interno della Curia e nelle diocesi della Chiesa universale. Inoltre, è necessario inviare un chiaro segnale ai perpetratori e ai vescovi che non hanno adempiuto alle loro responsabilità e che, in una certa misura, non lo fanno ancora oggi”.

    La tappa a Bolzano con Marx
    Il pellegrinaggio in bicicletta, iniziato nel capoluogo della Baviera sabato 6 maggio, è intitolato “Siamo in cammino! Chiesa, ti unisci a noi?”. Il cardinale Reinhard Marx ha incontrato il gruppo in una tappa intermedia a Bolzano, insieme al vescovo della città altoatesina, Ivo Muser. La diocesi di Bolzano-Bressanone è, in Italia, tra le primissime in Italia ad avere intrapreso iniziative per il contrasto e la prevenzione della pedofilia del clero, con un servizio specialistico diretto dal sacerdote e psicologo Gottfried Ugolini. Scendendo lungo l’Italia il gruppo ha incontrato altri due vescovi italiani, a Trento e Verona. I partecipanti al pellegrinaggio incontreranno domani padre Hans Zollner all’istituto di Antropologia della Pontificia università Gregoriana. Secondo Richard Kich, non c’è grande differenza tra Italia e Germania: “In Germania c’è più attenzione sul tema, i media ne parlano, ma i vescovi sono come quelli italiani: molti parlano, ma non fanno nulla, anche in Germania”.

    Ciò che accomuna i partecipanti al pellegrinaggio, si legge nella lettera, “è la terribile esperienza di abusi subiti da bambini e giovani per mano di sacerdoti, religiosi e religiose. Uomini e donne al servizio della Chiesa hanno inflitto gravi violenze fisiche, sessuali e psicologiche alle persone affidate alle loro cure, spesso ferendo profondamente e distruggendo anche l’anima dei giovani. Il messaggio del Vangelo è stato pervertito dagli autori e dalle autrici dei reati. Le vittime soffrono ancora oggi le conseguenze e la loro vita ne è ancora influenzata e limitata in modi e intensità diverse. Ciò che li accomuna è il cuore ferito, la grande ferita della vita che fa male giorno dopo giorno”. I sopravvissuti agli abusi hanno regalato al Papa una opera dell’artista tedesco Michael Pendry che raffigura un cuore. “Egli guarisce il cuore spezzato e fascia le ferite”, scrivono citando il salmista: “Le vittime di abusi e violenze dell’arcidiocesi di Monaco si rivolgono a Lei, Santo Padre, con il cuore aperto e allo stesso tempo ferito”.

    I rapporti nella Chiesa tedesca
    La diocesi di Monaco di Baviera, come diverse altre diocesi tedesche e, prima ancora, la conferenza episcopale a livello nazionale, ha commissionato negli anni scorsi analisi indipendenti che hanno portato alla luce migliaia di abusi compiuti nel corso dei decenni a danno di minorenni. E’ stato messo in discussione anche il ruolo di Joseph Ratzinger, il futuro Benedetto XVI, arcivescovo di Monaco dal 1977 al 1982. Proprio a partire dalla crisi degli abusi, peraltro, la Chiesa tedesca – vescovi e laici insieme – hanno avviato un “percorso sinodale” che ha voluto affrontare alcune questioni di fondo – morale sessuale, celibato obbligatorio, ruolo delle donne – che hanno suscitato più di un’appresione a Roma. “Ad ogni nuova notizia nei media sugli abusi nel contesto della Chiesa, ad ogni report di esperti che viene prodotto nelle diocesi della Chiesa universale e che rivela le azioni crudeli di sacerdoti e religiosi, così come il fallimento e l’insabbiamento dei responsabili, le cicatrici si riaprono e le ferite ricominciano a sanguinare”, scrivono ora le vittime nella lettera al Papa. “Eppure, ci sono persone vittime di abusi che non vogliono e non possono chiudere definitivamente con la “loro chiesa” e con la fede, che continuano a sperare e ad aspettarsi che i responsabili della Chiesa cattolica affrontino con coerenza e decisione gli abusi del passato e facciano di tutto per garantire che la Chiesa sia un luogo sicuro per i bambini e i giovani, dove possano sperimentare la bellezza e la liberazione del messaggio di Gesù Cristo”.

    Alla fine dell’incontro papa Francesco “ci ha detto di pregare per lui e che lui avrebbe pregato per noi. Ma credo che pregare non basti”, commenta Richard Kick. “Penso che dovrebbero essere i vescovi a venire da noi, non noi che veniamo, bussiamo alla porta, chiediamo aiuto. Dovrebbe essere la Chiesa a venire da noi e domandarci: cosa possiamo fare per voi vittime? Questo non succede in Germania e non succede neanche qui”.

    https://www.repubblica.it/cronaca/2023/05/17/news/vittime_abusi_sessuali_bicicletta_da_monaco_a_roma_papa-400507708/

  • ABUSI: LA CEI INCONTRA LE “SUE” VITTIME. E PER LORO CREA UN OSSERVATORIO

    ABUSI: LA CEI INCONTRA LE “SUE” VITTIME. E PER LORO CREA UN OSSERVATORIO

    41466 ROMA-ADISTA. Un incontro tra il presidente CEI card. Matteo Zuppi e il segretario generale mons. Giuseppe Baturi con «alcune vittime, familiari e sopravvissuti ad abusi compiuti da chierici e operatori pastorali in ambito ecclesiale avvenuti in tempi recenti e passati» è avvenuto il 10 marzo scorso presso la sede della Cei, a Roma.

    L’incontro, a cui ha partecipato anche mons. Lorenzo Ghizzoni, responsabile del servizio tutela minori della Cei, si è svolto in un clima «sereno ma intenso», scrive in un comunicato il direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali, Vincenzo Corrado, aggiungendo che «è stato un momento molto importante e significativo in cui ciascuna vittima ha condiviso la propria storia di dolore esprimendo, al tempo stesso, il desiderio di assistere e accompagnare la Chiesa in Italia per far sì che questi episodi non si ripetano e per tutelare sempre meglio minori e adulti vulnerabili» e che «l’ascolto e l’accoglienza delle vittime costituiscono una linea d’azione importante della Chiesa», addirittura una «priorità» che è «già un primo atto di prevenzione», afferma citando le Linee guida della Cei, perché «solo l’ascolto vero del dolore delle persone che hanno sofferto questo crimine ci apre alla solidarietà e ci interpella a fare tutto il possibile perché l’abuso non si ripeta». L’incontro rappresenta – è sempre Corrado a raccontare – «la prima tappa verso la costituzione di un gruppo operativo, formato da vittime di abusi in ambienti ecclesiali e da loro familiari».

    Sarà una sorta di «osservatorio, composto da persone che hanno generosamente dato la loro disponibilità ad offrire, a titolo personale e nella massima libertà, un contributo propositivo per migliorare e rendere più efficaci le attività di formazione e prevenzione messe in atto dalle Chiese in Italia attraverso la rete territoriale dei Servizi tutela minori», direttamente dipendente dalla presidenza Cei.

    Vittime di serie A e di serie B?
    Tutto bene dunque?

    A scavare un po’, si scoprono molte crepe. Intanto, nella scelta di non consultare le vittime della Rete L’Abuso, unica associazione in Italia ad avere elaborato, in quasi 15 anni di lavoro, un prezioso database dei casi di pedofilia e ad avere accompagnato numerose vittime nel percorso di giustizia. Zuppi, che ha incontrato due volte il suo presidente Francesco Zanardi, non appare più intenzionato a cercare il dialogo con la Rete L’Abuso, tanto da non averla nemmeno informata di questa iniziativa: ci sono vittime di serie A e di serie B? «La domanda è: che cosa farà in concreto per queste persone?», si chiede Zanardi (Ansa, 10/5), definendo l’iniziativa un’opera di «propaganda». «Noi li abbiamo denunciati, al governo, all’Unione Europea e all’Onu, in quanto garante per i diritti dell’infanzia».

    Anche lo Stato è sotto accusa: ci sono «tante problematiche che lo Stato italiano fa finta di non sapere: dalla difficoltà delle denunce, alle possibili modalità di insabbiamento, fino alla mancanza di una commissione nazionale indipendente per fa re luce sugli abusi».

    Quale prevenzione senza verità sul passato?
    E questa è l’altra grossa crepa nell’iniziativa CEI: quale prevenzione è possibile, quale ascolto autentico delle vittime è possibile in mancanza di una totale trasparenza sul passato, raggiungibile soltanto con una inchiesta indipendente? Una misura chiesta da tempo anche dal Coordinamento #ItalyChurchToo contro gli abusi nella Chiesa, per il quale la prevenzione può passare soltanto dalla verità e dalla giustizia. Ma che la CEI non abbia la minima intenzione di dare mandato a una commissione indipendente di fare una ricerca seria sul passato, come negli altri Paesi europei, lo aveva già chiarito oltre ogni dubbio, oltre a Zuppi, lo scorso anno, quando presentò “la via italiana” alla lotta agli abusi, anche qualche mese fa Ghizzoni, quando a un convegno della Pontificia Università Lateranense disse testualmente, alludendo alla Francia e alla Commissione Ciase: «Non faremo proiezioni di dati o campionamenti come si fa in altre realtà ecclesiali, con cifre che piacciono a chi vuole seminare zizzania», e che gli enti indipendenti di ricerca «hanno fatto danni», ribadendo che la CEI non costituirà «una commissione nazionale composta da persone che non sanno nulla della vita della Chiesa» e ridicolizzando l’iter di verità e giustizia affermando che alla CEI «non interessa mettere alla berlina preti e vescovi» (v. Adista Notizie n. 41/22).

    L’intervento di Ghizzoni arrivava a due giorni dalla presentazione del I Report della Cei, lacunosissimo, sugli abusi (v. Adista Notizie n. 40/22), nel quale i dati sui casi erano molto poveri, provenendo da appena 30 centri d’ascolto diocesani, attivi da meno di due anni (gli unici che avevano ricevuto segnalazioni) su un totale di 90 (su 226 diocesi, di cui alcune accorpate).

    Addirittura un quarto delle diocesi totali (sessanta) si era sottratto all’indagine, in alcuni casi persino dove sono in corso processi penali contro preti accusati di pedocriminalità. Con tutto ciò, occorre rilevare che, nonostante il limitato arco temporale di esame, i numeri del Report CEI erano preoccupanti: pur in un periodo in cui la pandemia ha limitato i contatti (biennio 2020-2021), si parlava infatti di ben 89 presunte vittime e 68 presunti autori: un numero rilevante.

    Il controreport pubblicato il primo febbraio dalla Rete L’abuso portava le cifre relativa a 13 anni di monitoraggio: 88 preti non noti segnalati dalle vittime che, per improcedibilità spesso legata alla prescrizione, non sono conosciuti alle autorità civili; 166 preti accusati, attualmente denunciati, indagati, in attesa di giudizio o in attesa di sentenza definitiva in Italia, compresi coloro che si sono salvati grazie alla prescrizione; 164 condannati in via definitiva, per un totale di 418. Dati che sarebbero utili alla Cei: «Nei due incontri che ho avuto col cardinale ero disposto a consegnare i dati dei non procedibili. Ma non li hanno voluti», ha detto Zanardi (v. Adista n. 5/23).

    Le carenze della “via italiana”
    Le vittime «ascoltate» da Zuppi, con ogni probabilità, sono tra quelle che si sono rivolte ai centri d’ascolto, e che dunque accettano, senza metterla in discussione, la “via italiana” del cardinale. Ben diverso l’approccio e la posizione di Zanardi. Durante la conferenza stampa di chiusura dell’assemblea Cei del 27/5/22, il presidente della Rete L’Abuso aveva rivolto domande piuttosto pressanti al cardinale sulla linea che la CEI aveva deciso di adottare per contrastare la pedofilia clericale, ottenendo da Zuppi la promessa di vedersi successivamente.

    Durante gli incontri, avvenuti durante l’estate, che «in alcuni momenti sono stati anche piuttosto turbolenti» (Il Post, 9/9), è emersa la distanza di vedute riguardo alle modalità dell’indagine, tanto per ciò che riguardava lo spazio temporale che la Cei intendeva mettere sotto la lente d’ingrandimento, giudicato troppo breve, quanto per il rifiuto dei vescovi di prevedere risarcimenti economici alle vittime di abusi, quanto per l’indipendenza dell’istituzione (l’Università cattolica di Piacenza) incaricata di esaminare i dati raccolti. Senza parlare dell’inefficacia degli stessi centri d’ascolto, cui manca il requisito della terzietà indispensabile per garantire un ascolto obiettivo: «Il 70-80% delle persone che subiscono abusi – rilevava su Il Post (9/9) Zanardi – non si rivolge alla Chiesa, non arriva quindi agli sportelli diocesani, costituiti nel 2019»; «Le vittime spesso vengono sottoposte a un ostracismo tale che si tirano indietro.

    In quegli sportelli non ottengono risarcimenti, spesso nemmeno processi e l’allontanamento del prete. La denuncia rimane tra l’altro riservata perché, è stato detto da parte delle istituzioni della Chiesa, bisogna evitare giustizialismo e gogna mediatica. È giustissimo, ma in qualche modo bisogna pur far capire che quel determinato prete è pericoloso». La chiave di lettura, insomma, deve essere quella del principio di “Interesse superiore del minore”, all’interno del quale la Rete l’Abuso agisce anche sul piano delle azioni verso lo Stato italiano e verso gli
    organismi sovranazionali come Unione europea e Onu. (ludovica eugenio)

  • Vittime oltre che della pedofilia dei preti, anche della sgradevole propaganda farlocca del Cardinale Zuppi

    Vittime oltre che della pedofilia dei preti, anche della sgradevole propaganda farlocca del Cardinale Zuppi

    “Noi non ne sapevamo nulla. Nessuno ci ha chiamato”. Lo sottolinea all’Adnkronos Rete l’Abuso, la più grande associazione in Italia che raggruppa vittime di abusi sessuali da parte del clero, attraverso il suo presidente Francesco Zanardi, dopo l’incontro avvenuto stamani in Cei con alcune vittime di abusi da va parte del clero.

    “Capisco i probabili sforzi. Le vittime però vanno aiutate. L’obiettivo e’ quello di fare di tutto per prevenire gli abusi . Dove va questa cosa? – dice Zanardi riferendosi all’incontro -. A me par più che altro propaganda . Faccio notare che l’unica associazione di vittime in Italia di questo incontro non ne sapeva nulla”.

    Il presidente della Rete l’Abuso, la più grande e unica associazione italiana di vittime di preti pedofili, allarga la questione ricordando di avere chiesto una inchiesta a livello parlamentare: “Cosa intendono fare Ue e Onu per fermare gli abusi sui minori del clero in Italia?”.

    Per Francesco Zanardi ci sono “tante problematiche che lo Stato italiano fa finta di non sapere: dalla difficoltà delle denunce, alle possibili modalità di insabbiamento, fino alla mancanza di una commissione nazionale indipendente per fare luce sugli abusi”.

  • Associazione vittime abusi, “ma Zuppi chi ha incontrato?”

    Associazione vittime abusi, “ma Zuppi chi ha incontrato?”

    “Prima di tutto sarebbe interessante sapere: chi sono queste vittime che ha incontrato il card. Zuppi? In altri Paesi ci sono varie associazioni di vittime dei preti pedofili, in Italia ci siamo solo noi, e noi di questo incontro non sapevamo nulla”. Esprime stupore, e allo stesso tempo molti dubbi, Francesco Zanardi della Rete l’Abuso, sull’incontro di oggi alla Cei tra il cardinale presidente Matteo M. Zuppi e alcune vittime, familiari e sopravvissuti ad abusi compiuti da chierici e operatori pastorali in ambito ecclesiale.

    “Mi sembra una cosa molto propagandistica – dice Zanardi all’ANSA -. Se vogliamo dirlo, l’anno scorso Zuppi a Bologna mi ha incontrato due volte. E ora la Cei se ne esce con questa cosa. Ma la domanda è: che cosa farà in concreto per queste persone?”. “Noi li abbiamo denunciati, al governo, all’Unione Europea e all’Onu, in quanto garante per i diritti dell’infanzia – ricorda Zanardi -.

    Il card.Zuppi dichiara che ci sono gli sportelli, ma allo stesso tempo ammette anche l’omissione di denuncia, che è un reato, dicendo che non passerà i dati alla magistratura”. “Finora in Italia le nostre denunce su questi aspetti sono state ignorate – aggiunge il leader di Rete l’Abuso -, è per questo che siamo andati agli organi sovranazionali, come l’Ue e l’Onu”.

    Per quanto riguarda invece l’Osservatorio annunciato dalla Cei, composto da vittime di abuso e loro familiari, Zanardi lo definisce “un escamotage con cui loro in realtà vanno contro le vittime, le combattono”. “Se vogliamo fare gli ipocriti c’è spazio per tutti – rincara il responsabile dell’associazione -, ma sono vent’anni che ci muoviamo in questo campo e non c’è una sola vittima che ringrazi la Chiesa. Quindi qualche domanda me la faccio”. (ANSA).
    GR/ S0A QBXB

  • «Cosa intendono fare Ue e Onu per fermare gli abusi sessuali sui minori del clero in Italia?»

    «Cosa intendono fare Ue e Onu per fermare gli abusi sessuali sui minori del clero in Italia?»

    di Francesco Bertolucci – Una petizione all’Unione Europea e una istanza di procedura di infrazione urgente all’Onu. Entrambe, per chiedere cosa intendano fare questi due organismi sovranazionali per «risolvere il problema italiano», costringere il nostro paese a «prevenire il fenomeno» e «proteggere i minori dagli abusi sessuali, specie quelli ecclesiastici» visto che «la chiesa cattolica si differenzia in modo preoccupante per essere un’associazione strutturata che, grazie ai vuoti legislativi, si è regolamentata internamente dietro a un Motu proprio che mantiene tutte le modalità omissive e criminali originarie del problema stesso, in Italia favorite in modo ‘floreo’ dallo stato, che la sta supportando con il silenzio e favorendone la linea criminale».

    È quanto si può leggere in quella che si può tradurre come una richiesta di pronto soccorso fatta da Rete L’Abuso, associazione dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero in Italia attiva dal 2010 che già in passato aveva sottoposto il problema sia all’Ue che all’alto commissariato per i diritti umani del comitato per i diritti dell’infanzia delle Nazioni Unite. E che a metà febbraio di quest’anno ha inviato una informativa urgente alla Procura generale della Repubblica e alle forze dell’ordine dove denunciava la situazione degli abusi sessuali del clero sui minori italiani.

    «Lo abbiamo fatto – spiega Francesco Zanardi, presidente di Rete L’Abuso – perché in Italia manca una indagine governativa che faccia comprendere la grandezza del problema. Questa sarebbe necessaria. Già quando avevamo sottoposto il problema a Ue e Onu anni fa, ambedue gli organismi si erano detti molto preoccupati per quanto accadeva in Italia e avevano chiesto spiegazioni al nostro stato. Secondo il primo report dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero italiano presentato da noi ai primi di febbraio, in Italia ci sarebbero 418 preti pedofili sparsi per tutta la penisola per un numero potenziale di vittime stimato in circa 30mila. Ma sono numeri in difetto visto che l’arco di riferimento è di circa 13 anni e basato sulle denunce raccolte. Una stima possibile, basandosi su calcoli fatti da altre commissioni straniere, potrebbe variare da 50mila a oltre 1 milione di vittime, ovvero il numero più alto mai registrato in tutto il mondo».

    Le mancanze italiane 

    Oltre a quello di Rete L’Abuso, l’unico altro rapporto ufficiale è quello realizzato e diffuso a novembre 2022 dalla Conferenza Episcopale Italiana sulla pedofilia nel clero italiano. Nel rapporto della Cei si legge che nel biennio ’20-’21, nel Belpaese ci sarebbero state 89 vittime di 68 persone di ambito ecclesiastico. «Tralasciando che più di un quarto delle diocesi non ha fornito dati ma riferirsi solo agli anni 20-21 è risibile e non ha senso – afferma Michelangelo Ventura di Noi Siamo Chiesa, associazione che fa parte di ItalyChurchToo, coordinamento contro gli abusi nella chiesa – dovrebbero rendere disponibili gli archivi almeno degli ultimi 50 anni con indagini affidate a commissioni indipendenti. Come è stato fatto ad esempio in Germania, Francia e Portogallo. Lo Stato italiano dovrebbe chiederle a gran voce».

    Nei tre stati europei, commissioni indipendenti hanno ravvisato migliaia di casi grazie anche all’apertura degli archivi da parte della chiesa. In  Portogallo, dove oggi i preti sono circa 4mila, la commissione indipendente coordinata dal neuropsichiatra infantile Pedro Strecht ha censito un “numero minimo”, come precisa nella relazione, di 4815 vittime tra il 1950 e il 2022. In Germania secondo la commissione condotta dalle università di Mannheim, Heidelberg e Giessen invece i minori abusati sessualmente sono stati 3677 da parte di 1670 religiosi tra il 1946 e il 2014, corrispondenti al 4,4% degli ecclesiasti tedeschi.

    La commissione indipendente sugli abusi sessuali nella chiesa francese (Ciase) presieduta dall’ex vicepresidente del consiglio di stato Jean-Marc Sauvé e pubblicata a fine 2021 ha riscontrato che, negli ultimi 70 anni, il 3 per cento del numero totale stimato dei preti francesi sarebbe pedofilo, pari a circa 3mila ecclesiastici, con una media di 72 vittime per sacerdote per un numero potenziale di abusati stimato in 216mila persone. Dai 29mila del 1995, oggi i sacerdoti in Francia sono circa 14mila, in Germania si è passati dai circa 18mila del 1997 ai 12mila di oggi mentre in Italia, che ha il numero più alto al mondo, si è passati dai circa 50mila dei primi anni 2000 (tra diocesani e religiosi) ai circa 43mila odierni, diaconi permanenti compresi. Il numero degli abusati è difficile ipotizzarlo ma, se guardiamo alle statistiche degli altri paesi, ci sarebbe poco da star tranquilli. Per far chiarezza, l’unica via sarebbe scoperchiare il vaso.

    «In Germania e Francia la chiesa ha stabilito un fondo per le vittime di 40 e 20 milioni di euro – continua Ventura – mentre qua da noi questo non esiste e già le commissioni indipendenti sono un tabù. Monsignor Lorenzo Ghizzoni, presidente del servizio tutela minori della Cei, durante il convegno ‘Dalla parte delle vittime’ del 19 novembre scorso alla Pontificia Università Lateranense, ha specificato che gli enti indipendenti di ricerca ‘Hanno fatto danni’ che ‘Non sarà costituita una commissione nazionale composta da persone che non sanno nulla della vita della chiesa’, ‘Non faremo proiezioni di dati o campionamenti come si fa in altre realtà ecclesiali, con cifre che piacciono a chi vuole seminare zizzania’ e precisato che il caso di ‘un prete che abusa una sola volta perché magari ubriaco o perché provocato in situazioni provocanti non è grave quanto quello di un abusatore seriale’.

    La chiesa italiana deve fare come quella tedesca, portoghese e francese: aprire gli archivi e darli a una commissione indipendente. E lo dico perché, come cattolico, voglio salvare la chiesa». La richiesta di un fondo a favore delle vittime, insieme all’obbligatorietà di un certificato antipedofilia esteso anche al clero e al volontariato attivo nella chiesa, sono altri due punti presenti nelle istanze inviate da Rete L’Abuso.  A questi si aggiunge la richiesta di estendere l’obbligo di denuncia a tutti i cittadini e l’eliminazione dei termini di prescrizione per gli abusi, come già sta avvenendo in altri paesi, «Uno dei nostri grossi problemi legislativi» come spiega Zanardi.

    Il problema delle denunce 

    Alcuni esperti affermano che solo il 10 per cento degli abusati presenta denuncia. Di per sé, già questo sarebbe un dato che lascia spazio a un potenziale sommerso gigantesco. «In più c’è da considerare che la persona abusata – chiarisce l’avvocato Mario Caligiuri che si occupa dei reati di abusi sessuali e collabora con Rete L’Abuso – può metterci molti anni a realizzare di aver subito un abuso. Il fatto che in Italia il reato di violenza, se non denunciato, può finire in prescrizione, è una spada di Damocle sulla testa degli abusati. Che andrebbe tolta. Poi ci sarebbe il problema degli sportelli diocesani, che la chiesa ha aperto in funzione di ascolto. Apparentemente sarebbero una buona cosa. Ma si tratta di una politica equiparabile a una apologia di efficienza della chiesa nel riuscire a controllare e gestire questo fenomeno autonomamente. Un aspetto grave che si può paragonare a una sorta di scippo della funzione allo stato. La chiesa non può essere la sola a trattare questi reati. Lo stato italiano sta facendo finta di non sapere».

    Se vagliamo le denunce che possiamo trovare da parte delle vittime, la maggior parte di queste iniziano con “ho denunciato il fatto alla parrocchia” come ha raccontato una ragazza sarda o “mi sono fatto forza e sono andato allo sportello diocesano” come ammetteva un ragazzo siciliano. Non che dire le cose in parrocchia sia il male ma nessuno di loro va direttamente dai carabinieri. Una soluzione ‘interna’ pensata anche in Vaticano se consideriamo il motu proprio del 2019 Vos Estis Lux Mundi di Papa Francesco nel quale aveva specificato «l’obbligo di segnalare tempestivamente» gli abusi al funzionario ecclesiastico ma non alla giustizia italiana. «La chiesa insiste a non rendere obbligatoria la denuncia alle autorità civili – continua l’avvocato Caligiuri – ma se vogliono acquistare credibilità, sarebbe la prima cosa che dovrebbero fare».

    «Negli sportelli diocesani – aggiunge Zanardi, che all’età di 11 anni ha vissuto in prima persona il dramma di essere abusato – si raccolgono le testimonianze con l’accordo tra le parti di non divulgare i dati. Te vai lì, denunci la cosa, lasci i dati, sottoscrivi e non ti viene dato alcun consenso informato. Te vai in nome di dio ma di fatto finisce tutto nell’archivio diocesano. E non te ne danno copia. All’interno archivio c’è un avvocato della chiesa che spesso insabbia tutto o che comunque può utilizzare poi le tue dichiarazioni in sede processuale. Questi poi non sono obbligati a denunciare ma gestiscono la cosa internamente». La segnalazione fatta prima in chiesa che alla giustizia, accadrebbe per un motivo psicologico. Il sacerdote è una figura autorevole e della quale la vittima si fida ciecamente, essendo una persona di cui si fidano anche i genitori stessi.

    «Il traumatismo derivato dall’abuso sessuale – spiega Sara Simona Racalbuto, psicologa clinica e psicoterapeuta, dell’ambulatorio Bambi dell’ospedale Regina Margherita di Torino, centro specializzato nell’intervento psicologico e medico in caso di abuso sessuale e maltrattamento su minori – trova la propria potenza destruente in relazioni in cui si è per natura preposti a fidarsi ed affidarsi. L’aggravante dal punto di vista psichico è proprio la confusività generata da quel tipo di relazione, dove la vittima si sente colpevole e partecipa essendo legata emotivamente al suo abusante. Da qui la fatica del rivelare o di violare quel patto anche non esplicito di non tradire l’abusante o di non tradire i genitori o l’altro riferimento adulto non abusante».

    Denunciando i fatti alla chiesa, la persona abusata pensa quindi di fare la scelta più giusta. Possibili problemi poi potrebbero derivare dall’aspetto della riforma Cartabia approvata nel 2022 che ha reso procedibili secondo querela di parte anche i reati di violenza e la cosiddetta giustizia riparativa, che andrà in vigore da giugno di questo anno. Se da un lato questa ha il lato nobile di far cercare un accordo tra le parti, può essere avviata dall’autore del reato e comportargli una pena più favorevole, dall’altro mettere a fronte la vittima con una persona che magari non propriamente pentita di quanto fatto, potrebbe dare nuovi problemi psicologici. Queste ultime però sono solo ipotesi. «Di sicuro – sottolinea Zanardi – c’è il problema dei Patti Lateranensi stipulati nel ’29 da Mussolini. Questi dicono in sostanza che il vescovo qualora intervistato da un magistrato su un reato commesso da un suo prete, se ritiene che la questione sia riservata al suo ministero, ha facoltà di non rispondere al magistrato. Ci vorrebbe l’obbligo di denuncia e di cambiare i Patti Lateranensi».

    Una possibile soluzione 

    Nello specifico, Zanardi si riferiva all’articolo 4 dei Patti Lateranensi che dice testualmente: gli ecclesiastici non possono essere richiesti da magistrati o da altra autorità a dare informazioni su  persone o materie di cui siano venuti a conoscenza per ragione del sacro ministero. Cambiare unilateralmente i Patti Lateranensi, oltre forse a non centrare del tutto il problema, non sarebbe semplice. «La Costituzione – chiarisce Piercamillo Davigo, ex presidente della II Sezione Penale della Corte Suprema di Cassazione ed ex membro togato del Consiglio Superiore della Magistratura – dice che le modifiche di comune accordo dei Patti Lateranensi non richiedono modifiche costituzionali. Quindi quelle senza accordo richiedono un procedimento di revisione  costituzionale».

    L’obbligo di denuncia per reati contro le persone invece riguarda i pubblici ufficiali. “Tutti i ministri del culto, non sono né pubblici ufficiali né incaricati di pubblico servizio. L’obbligo di denuncia quindi non c’è – specifica Piero Forno, ex magistrato e sostituto procuratore del Tribunale di Milano, noto come «il pm dei bambini’ e che inventò in Italia la specializzazione in reati sessuali – Io sarei dell’idea, e con questo non prendo posizione contro la chiesa cattolica ma prendo posizione sul problema, che un abuso sessuale in danno di minori appartiene a quella categoria di reati per i quali qualunque cittadino, se ne viene a conoscenza, lo deve denunciare. E sarebbe una soluzione in radice che non lascia spazi a fori esterni. Non è che dobbiamo inventarci qualcosa. Basta modificare l’articolo 364 del codice penale».

    L’articolo 364 specifica: il cittadino, che, avendo avuto notizia di un delitto contro la personalità dello stato, per il quale la legge stabilisce la pena di morte o l’ergastolo, non ne fa immediatamente denuncia all’autorità, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa da 103 a 1032 euro. Facendo un esempio, reati contro personalità dello stato può significare che se abbiamo un vicino di casa con la casa piena di armi e veniamo a conoscenza che sta organizzando un attentato, ovvero reato contro la personalità dello stato, siamo obbligati a denunciare. «Basterebbe aggiungere all’articolo una cosa come ‘e un reato in danno di minori’, ovvero una violenza sessuale o maltrattamenti – afferma Forno – che è quello che succede in Francia. In Francia è stato condannato, poi andato in prescrizione, il cardinale Philippe Barbarin perché ha coperto un parroco che aveva abusato di un centinaio di ragazzi della sua parrocchia. Lui lo sapeva, lo ha preso e trasferito. Come cittadino però aveva obbligo di denunciare. Manca questo obbligo in Italia».

    Questo non andrebbe contro al cosiddetto segreto professionale, inteso come quello salvaguardato dall’articolo 200 del codice di procedura penale il quale specifica che non si può obbligare a deporre su quanto conosciuto per ragione del proprio ministero, i ministri di confessioni religiose. «Se stabiliamo un principio generale del cittadino – osserva Forno – è difficile che il ministro del culto possa avvalersi del segreto professionale. Perché il segreto professionale è sostanzialmente legato al sacramento della confessione. Non ci sono deroghe. Se vado a confessare anche il più atroce delitto, questo non può dire: vado dai carabinieri. La legge non stabilisce nessun obbligo. L’unica sarebbe quella che impone a tutti i cittadini di denunciare non solo i delitti contro la personalità dello stato ma anche maltrattamenti e violenze sessuali in danno di minori. Se voi venite a conoscenza di una notizia di reato, una confidenza di una amica minorenne ‘guarda, son stata violentata’, vai a denunciare. È di una semplicità tale da far pensare che se questo non succede è perché c’è una volontà politica, spiace dirlo, in senso contrario.  Altrimenti non si spiega».

    Quanti potrebbero essere gli abusati in Italia e perché
    Per cercare di inquadrare il problema nell’arco di più anni, ci sono ipotesi che si basano su potenziali stime su preti-orchi e vittime, dettate da quanto è accaduto negli altri stati. Si può arrivare all’8 per cento del totale dei preti presenti sul territorio calcolato dalla Nsac, la National Sexual Assault Conference, passando dal 4 per cento stimato da Bryan Froehle, professore di teologia alla Palm Beach Atlantic University e il 6 per cento di Richard Sipe, ex presbitero e psicoterapeuta, conosciuto al grande pubblico perché citato anche nel film Il caso Spotlight, che durante le sue ricerche sul comportamento sessuale dei preti cattolici e dei loro superiori, aveva intervistato 1500 sacerdoti rilevando che 90 di loro avevano rapporti con minori. Stando agli studi realizzati dallo stesso Sipe, ogni prete pedofilo, visto il numero di adolescenti e preadolescenti coi quali è quotidianamente a contatto nell’esercizio delle sue funzioni, potrebbe arrivare ad abusare di oltre 250 vittime nel corso della propria vita.

    Ovviamente non è una equazione sicura. Per altri casi negli  Stati Uniti, Andrew Greeley, professore di sociologia all’Università di Chicago, presume che si possano contare 50 vittime per sacerdote pedofilo. Quasi dieci anni fa, nel 2014, Papa Francesco  diceva in una intervista all’ex direttore di Repubblica Eugenio Scalfari che la pedofilia all’interno di tutta la chiesa sarebbe al livello del 2 per cento. Fino a pochi anni fa i sacerdoti in Italia erano poco più di 50mila. Tenendoli come numero medio nel corso dei decenni, fossero ad esempio il 2 per cento, ovvero 1000, facendo un rapido calcolo gli abusati potrebbero oscillare dai 50mila di Greeley ai 72mila della Ciase fino ad arrivare ai 250mila di Sipe. Fossero l’8 per cento invece, si tratterebbe di 4000 preti pedofili per potenziali 1 milione di vittime stimate sui numeri di Sipe. Così fosse, i numeri italiani sarebbero i più alti mai registrati in tutto il mondo. Ma senza una commissione indipendente, si tratta solo di ipotesi.

    https://www.tio.ch/dal-mondo/attualita/1665464/chiesa-vittime-stato-italia-puo-anni-problema-abusi-abuso-numero

  • Chiedono al Papa che “intervenga” la commissione vaticana antiabuso dopo le dimissioni di Zollner

    Chiedono al Papa che “intervenga” la commissione vaticana antiabuso dopo le dimissioni di Zollner

    Dopo le sorprendenti dimissioni di Hans Zollner, le acque continuano a scendere in tumulto per la Pontificia commissione vaticana per la tutela dei minori , da cui il gesuita è uscito a gran voce alla fine dello scorso marzo.

    Ora, l’ex presidente dell’Irlanda, Mary McAleese, e la sopravvissuta agli abusi a Dublino, Marie Collins, hanno scritto una lettera al Papa chiedendo “una revisione esterna e indipendente” di quell’organismo vaticano, considerato la punta di diamante per combattere il flagello della pedofilia ecclesiastica, ed è stato creato da Francisco nel 2014.

    Profonda preoccupazione

    Nella loro lettera, entrambe le donne hanno espresso “profonda preoccupazione” per le dimissioni della commissione “del suo membro fondatore più esperto, rispettato a livello mondiale e illustre , padre Hans Zollner SJ”, riferisce The Irish Times

    Nelle sue dimissioni, spiegate in una conferenza stampa a Roma, Zollner ha invitato la Pontificia Commissione, presieduta dal cardinale di Boston Sean Patrick O’Malley, a  prendere sul serio i principi di “trasparenza, compliance e responsabilità” .

    Secondo McAleese e Collins, ci sono tentativi da parte di eminenti personalità della Chiesa “di screditare padre Zollner” , la cui integrità e onestà, a loro avviso, “sono fuori dubbio. Il suo impegno nel proteggere i bambini all’interno della chiesa non è secondo a nessuno”.

    “Tu, che hai nominato padre Zollner, sai dello straordinario rispetto che il suo lavoro gli ha guadagnato in tutto il mondo e che è stato fondamentale per ricostruire la fiducia infranta delle vittime e dei fedeli”, sottolineano nella lettera.

    Evita di affondare la commissione

    Per questo hanno esortato il Papa a evitare che  la commissione ora “affonda senza lasciare traccia e porti con sé la credibilità della Santa Sede” , ricordando che questo organismo – di cui faceva parte la stessa Marie Collins, fino a quando anche lei ha presentato le sue dimissioni nel 2017 per la “resistenza” che vi ha incontrato – “era, all’inizio, un’iniziativa papale gradita e necessaria”, e che “un decennio dopo, ha bisogno di un altro intervento papale”.

    ” Gli auguriamo successo nel gestire questa sfortunata situazione che può solo causare più angoscia alle vittime , specialmente a coloro le cui speranze erano state suscitate, solo per essere nuovamente deluse”, McAleese e Collins concludono la loro petizione al Papa.

    https://www.religiondigital.org/vaticano/Piden-Papa-intervenga-Vaticano-Zollner_0_2556644326.html