Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • “Corvo di Venezia”, la deposizione del teologo: “Preti con condotte sessuali poco consone, la diocesi non fa nulla”. Il Patriarcato nega

    “Corvo di Venezia”, la deposizione del teologo: “Preti con condotte sessuali poco consone, la diocesi non fa nulla”. Il Patriarcato nega

    Appena sei giorni dopo la deposizione del patriarca Francesco Moraglia in Tribunale, nel caso del “corvo di Venezia” scoppia un inatteso cortocircuito. Il vescovo pensava di aver chiarito tutto in merito alle accuse false e calunniose di abusi sessuali contro sacerdoti della chiesa lagunare, contenute nei volantini che apparvero in città nel 2019 e che hanno fatto finire sotto processo il milanese Enrico Di Giorgi, 77 anni, ex dirigente di Montedison, e Gianluca Buoninconti, 55 anni, tecnico informatico lombardo. Moraglia aveva ricondotto quelle insinuazioni a una ritorsione infondata per il trasferimento di don Massimiliano D’Antiga dalla parrocchia di San Salvador a San Marco. Si era detto addolorato e ferito per essere stato additato come il pastore che aveva chiuso un occhio, evitando di vedere gli scandali nella comunità ecclesiastica veneziana. Alla fine aveva però dovuto ammettere che un caso di abusi nei confronti di minorenni c’era stato, nella parrocchia dei Carmini, dove un sacerdote si spogliava e faceva spogliare alcuni ragazzini. “Una goliardata”, aveva commentato, parlando di una vicenda isolata ma ammettendo che il sacerdote era stato sospeso dal servizio per cinque anni ed era stato sottoposto a un procedimento penale, concluso con un patteggiamento per adescamento di minori.

    In realtà, però, di casi sospetti ce ne potrebbero essere altri: è la clamorosa novità emersa al termine della giornata di venerdì, quando il promotore di giustizia, don Federico Bertotto, ha raccolto per tre ore la deposizione del professor Alessandro Tamborini. Quest’ultimo è stato il principale accusatore di don D’Antiga, al punto da averne chiesto a suo tempo al Vaticano il trasferimento, prima che il sacerdote fosse ridotto dal Papa allo stato laicale a causa della sua insubordinazione verso il Patriarca. Tamborini (che si firma “Plenipotenziario per le politiche di tutela e promozione del patrimonio storico-artistico, Teologo, Cattedratico e studioso di Scienze Religiose”) ha consegnato a don Bertotto un dossier di 33 pagine, con la ricostruzione di una quarantina di fatti e circostanze riguardanti sia “quattro sacerdoti con comportamenti sessuali poco consoni alle regole della Chiesa”, sia “violazioni dei doveri canonici di attendere al governo della Diocesi e un atteggiamento di inerzia sulle molteplici denunce dello scrivente su varie situazioni diocesane e presbiteri sin dal 2014”. Un doppio attacco, alla moralità della Chiesa veneziana e al Patriarca. Paradossalmente sono le stesse accuse contenute nei volantini anonimi del Corvo, la cui paternità diffamatoria è stata attribuita dalla Procura a Di Giorgi e Buoninconti, con un ispiratore rimasto nell’ombra.

    Tamborini, accompagnato dall’avvocato Sara Franchini, ha riferito anche di aver scoperto che un paio di sacerdoti veneziani frequentano l’app Grindr, alla ricerca di incontri occasionali a sfondo sessuale con uomini. Le presunte prove sarebbero contenute nelle pagine del dossier, che darebbero una certa sostanza alle accuse del Corvo, da cui tuttavia Tamborini si è sentito diffamato. Dopo che i giornali locali hanno riferito della deposizione, il Patriarcato ha diffuso un comunicato stampa. Spiega che Tamborini era già stato ascoltato (presente il vicario generale Angelo Pagan) il 14 settembre 2022. A uno scritto successivo di sintesi, “che per la gran parte riprendeva tematiche oggetto del colloquio e che avevano già ricevuto esaustiva spiegazione da parte del Patriarca, è stato dettagliatamente risposto il successivo 4 ottobre“. Il Patriarcato nega di aver trovato in altre mail “segnalazioni di comportamenti sessuali poco consoni alle regole della Chiesa”, ma afferma di aver “ritenuto utile acquisire in modo formale ciò che egli (Tamborini, ndr) diceva di voler riferire circa condotte e comportamenti” attraverso il promotore di giustizia. E nel merito? “Da un primo esame emerge come, in gran parte, si tratta della ripetizione ordinata di questioni già segnalate e debitamente valutate in passato. Riguardo ai sacerdoti, si tratta per lo più di segnalazioni già ricevute e valutate. Due di queste sono relative a presbiteri di altre diocesi, non più presenti nel nostro territorio da diversi anni, e che non hanno avuto l’uno incarichi parrocchiali e l’altro alcun incarico in Diocesi. Le altre segnalazioni appaiono più che altro impressioni e considerazioni generiche (…) prive di rilevanza penale-canonica”, sostiene il Patriarcato.

    La replica di Tamborini è feroce. “Nel comunicato del Patriarcato sono contenute menzognere affermazioni e precipue volontà di discreditare, denigrare e diffamare lo scrivente. Ho già dato incarico ai miei legali di formulare denuncia contro le SS.VV. per diffamazione”, scrive. Inoltre, “in relazione a quanto dichiarato circa le “fantasie” attribuite allo scrivente di aver adito le massime autorità Vaticane intese in S.E. il Nunzio Apostolico (monsignor Emil Paul Tscherrin, ndr), massimo rappresentante della Chiesa e del Vaticano nello Stato Italiano, e S.E. il Segretario di Stato Vaticano (il cardinale Pietro Parolin, ndr)… le citerò con rogatoria internazionale come testimoni nel processo in corso sul “corvo””. Poi polemicamente chiede a don Bertotto: “Quale è la sua funzione di promotore di giustizia se un Patriarca e un vicario generale sovrastano i suoi compiti di indagine, emettendo un comunicato stampa solo 24 ore dopo la consegna di un memoriale di quaranta contestazioni e trenta capi di accusa, nel quale negano ogni addebito, dichiarano false le accuse, indicano fatti e circostanze come non inerenti a procedimenti canonici o penali, affermando dunque di aver svolto le indagini, e denigrando e diffamando lo scrivente?”. Per finire, Tamborini chiede la rimozione del Patriarca, che poi era la stessa minaccia pronunciata da D’Antiga, secondo quanto Moraglia ha riferito in Tribunale. Il 25 aprile si celebra la festa di san Marco: per la Chiesa veneziana non poteva esserci vigilia peggiore.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/04/24/corvo-di-venezia-la-deposizione-del-teologo-preti-con-condotte-sessuali-poco-consone-la-chiesa-non-fa-nulla-il-patriarcato-nega/7140627/

  • Documento segreto: perché la Chiesa di Mendoza non ha voluto indagare internamente sul Provolo

    Documento segreto: perché la Chiesa di Mendoza non ha voluto indagare internamente sul Provolo

    La scoperta dell’abuso sessuale commesso all’Istituto Próvolo ha generato enormi ripercussioni sociali e politiche. La Chiesa di Mendoza ha subito il colpo: marce, obiezioni dei suoi stessi parrocchiani e problemi interni. C’erano anche domande sul principale valore intangibile che hanno i credenti: la fede. Nel pieno della crisi, l’Arcivescovado di Mendoza ha ordinato le sue priorità e ha reso urgente prendersi cura di un principio guida molto più tangibile: il patrimonio della Chiesa e la possibilità di richieste di risarcimento per abusi . Sebbene ci siano state pesanti condanne nei confronti dei principali imputati, i processi giudiziari continuano. 

    L’ arcivescovado di Mendoza , guidato all’epoca da Carlos María Franzini, si rifiutò di svolgere le indagini e approfondire le azioni dei sacerdoti perché, secondo lui, un tale compito li avrebbe esposti a “un grave rischio di richieste di risarcimento civile per il mero fatto di svolgere le indagini.””. Così appare in un documento segreto a cui MDZ ha avuto accesso , all’interno del fascicolo di oltre 400 pagine dove è raggruppato il processo interno svolto dalla Chiesa dopo le denunce. C’è il rifiuto di Franzini che la Chiesa di Mendoza indaghi con l’obiettivo primario della cura del patrimonio.

    Nell’inchiesta interna della Chiesa c’è l’incrocio di lettere, testimonianze di testimoni e di imputati. E poche le vittime. Sì, ci sono riconoscimenti di questi crimini interni e manifestazioni di orrore per i bambini e danni alla Chiesa. Inoltre c’è un dettaglio delle lotte interne e dei contenziosi nell’Istituto stesso; conflitti che gettano schegge in altre giurisdizioni. Dai preti indesiderati per le loro azioni, agli amori riconosciuti. Il denaro torna al centro della scena ed è anche uno degli assi della difesa degli imputati. I sacerdoti Corbacho e Corradi accusano una “operazione interna” di un terzo sacerdote che denunciano per furto e tentativo di trattenere i soldi dell’Istituto. Questo è Ramón Amarilla, che ha guidato il Próvolo, ha avuto varie accuse e poi ha lasciato il sacerdozio. Oltre la fede

    La richiesta del Vaticano

    La chiave dell’evento è stata la denuncia pubblica, presentata dagli studenti dell’Istituto nella legislatura di Mendoza e davanti all’allora luogotenente governatore Laura Montero. Le ripercussioni raggiunsero il Vaticano. Per questo uno stretto collaboratore di papa Francesco si è occupato di disporre le indagini interne attraverso tre lettere che ha inviato all’arcivescovo di Mendoza. Si tratta di Luis Ladaria , cardinale, capo della Congregazione per la dottrina della fede, il più alto sacerdote spagnolo all’interno della Santa Sede. Landria è gesuita, come Francesco, e il papa argentino lo ha promosso cardinale. 

    Le lettere sono arrivate all’ufficio di via Catamarca, ma nonostante la richiesta, c’è stato un rifiuto di indagare. “Ho ricevuto due lettere riferite alla presunta commissione del reato di abuso sessuale da parte di Re. Horacio Corbacho e Nicolás Corradi ai danni di minorenni ospiti presso l’Istituto Antonio Próvolo”, esordisce la lettera di Franzini . “In essi mi è chiesto di accettare l’incarico di procedere all’istruttoria… Con sincero spirito di assicurare gli interessi della giustizia ecclesiale e considerata la peculiare situazione che la Chiesa di Mendoza sta attraversando a seguito delle denunce contro i tre religiosi, io vi permetto di affermare che portare avanti questa indagine dalla nostra arcidiocesi sarebbe chiaramente controproducente”, spiega l’arcivescovo.

    Il provolo È stato inaugurato negli anni ’90 ed era direttamente collegato all’istituzione madre di quella congregazione, situata a Verona, in Italia, e con sede a La Plata. Sebbene vi siano stati collegamenti diretti con l’arcivescovado, non mancano momenti di tensione. È successo, ad esempio, con l’ordinazione del sacerdote Corbacho. L’arcivescovo José María Arancibia si era rifiutato di ordinarlo a Mendoza perché era stato addestrato altrove. Lo ha fatto, come spiegato nello stesso file, “a modo suo”. Tuttavia, è stato costretto ad accettare l’ordinazione. A fine 2016, in una giornata organizzata in Legislatura, il silenzio è stato rotto. Attraverso interpreti, le vittime hanno denunciato di aver subito abusi mentre erano ospitate in quell’istituto e hanno iniziato il percorso per svelare una vicenda oscura che ha coinvolto delitti aberrazionali.

    Il procedimento giudiziario si è concluso con condanne a 42 e 45 anni di reclusione nei confronti dei sacerdoti Nicola Bruno Corradi (deceduto) e Horacio Hugo Corbacho Blanc . Condannato anche Armando Ramón Gómez. Sono stati accertati abusi nei confronti di 11 bambini e adolescenti.

    Franzini ha assunto la guida della chiesa locale nel 2012. Lo scandalo Próvolo ha segnato il suo mandato. L’uomo è deceduto poco dopo per un problema di salute. Dopo le denunce, ci sono stati cortei, rivendicazioni e proteste contro quell’istituzione per l’azione. È che gli abusi provati in giustizia erano avvenuti sotto un silenzio spaventoso. Nonostante la richiesta del Vaticano, Franzini non ha voluto indagare. “Esporrebbe essa – l’Arcidiocesi – a un serio rischio di richieste di risarcimento civile per il solo fatto di svolgere le indagini preliminari… Con il solo caso Próvolo , l’Arcidiocesi avrà un compito arduo nei tribunali civili di Mendoza. Aggiungere lo scenario delle Istruttorie non mi sembra conveniente”, si legge nel documento.

    L’interpretazione che hanno dato dalla Chiesa ha evidenziato che le informazioni generate in quell’indagine potrebbero essere successivamente utilizzate negli uffici civili a causa della fuga di documenti. È che, hanno spiegato in quel momento, la Corte Suprema di Mendoza aveva già dichiarato incostituzionale la procedura prevista dal diritto canonico perché non consente la partecipazione delle vittime.

    L’arcivescovo individua il possibile risarcimento che potrebbe essere chiesto e suggerisce che la produzione di prove interne gli darebbe strumenti per quelle pretese che “finiscono per perseguire l’istanza canonica davanti alla giustizia civile, in attesa di ricevere il risarcimento dei danni”. “È iniziato in questo senso, negazione della giustizia e rancore morale”, aggiunge. Il contesto, secondo loro, giocava contro e avrebbe facilitato “qualsiasi pretesa contro la Chiesa di Mendoza”.

    La lettera termina con una singolare raccomandazione: che l’indagine sia svolta dagli stessi membri della Compagnia di Maria per l’educazione dei Sordi”, cioè dallo stesso Próvolo. L’altra richiesta che è stata accolta dai collaboratori di papa Francesco è stata che, altrimenti, lo facciano i vicari giudiziari di La Plata o Córdoba.

    Il Próvolo lavorava in una vasta proprietà situata a Luján. Dopo lo scandalo è stato chiuso ed è accaduto un fatto che ha generato polemiche, legate anche al denaro. La proprietà è stata venduta rapidamente e “a un prezzo vile”. Il posto ha 9 ettari, in via Boedo. Il Comune di Luján lo ha acquisito nel 2018, con tutti i procedimenti legali in corso, per 153 milioni di pesos. A quel tempo si stimava che potesse avere un valore di mercato vicino ai 1000 milioni di pesos. Adesso vi lavora la sede municipale.

    https://www.mdzol.com/politica/2023/4/24/documento-por-que-la-iglesia-de-mendoza-no-quiso-investigar-internamente-al-provolo-332440.html

  • ALTO COMMISSARIATO PER I DIRITTI UMANI – diritti dell’infanzia

    ALTO COMMISSARIATO PER I DIRITTI UMANI – diritti dell’infanzia

    L’esponente Francesco Zanardi, nato a Torino il 19 luglio 1970, agisce nel presente atto in qualità di Presidente pro tempore delle ONG Rete L’ABUSO – Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero – CF 92109400090; Rete L’ABUSO – Human Rights Connect EDV/ETS (Registro nazionale) – C.F. 92111440092; nella qualità osservatore e referente per l’Italia ECA Global con sede in Seattle.

    Al fine di rendere quanto piu consapevole questo Comitato della drammatica situazione dello Stato membro, ha inserito nell’esposizione oltre ai soliti allegati cartacei (all. x) anche dei (link x), per sottolineare che i gravi fatti che andremo ad esporre NON SONO frutto di documentazione conosciuta ristrettamente dall’Associazione esponente, ma sono dati pubblici denunciati e documentati persino sui quotidiani italiani.

    Questo a riprova dell’inerzia delittuosa e sistematica delle istituzioni del paese, che le ignorano puntualmente in tutta la loro gravità, legittimandole, negando nei fatti l’accesso alla Giustizia.

    L’esponente fa anche notare che, se pur approfondisca nei testi in particolare quanto l’Associazione documenta per sua specifica finalità riguardo alla chiesa cattolica, questo deve essere visto in una panoramica di 360°: dalla società civile a tutte quelli situazioni che vedono aggregazione, comunità, associazioni di vario genere, cooperative di servizi, confessioni religiose e confraternite.

    La chiesa cattolica come vedremo, si differenzia in modo preoccupante nello Stato membro, per il fatto di essere un’associazione strutturata che, a fronte del problema e grazie ai vuoti legislativi, si è regolamentata internamente dietro a un Motu proprio, che mantiene tutte le modalità omissive e criminali storicamente originarie del problema stesso, in Italia favorite in modo particolarmente “floreo” grazie allo Stato, che la sta supportando con il silenzio e, come vedremo, favorendone la linea criminale.

    Nell’ottica di quanto sopra il reportage di BBC dell’8 giugno 2022 “Our World: Italy’s Hidden Sins” prodotto, sottolineo, non dalla TV italiana, tra i tanti problemi del caso (link 1 con sottotitoli), ma dalla TV inglese. Questo per accrescere ulteriormente e doverosamente l’attenzione proprio sui fatti di cronaca che indicheremo come (link x), tanto gravi da essere finiti sulla cronaca e questo malgrado i silenzi dell’informazione nel paese.

     

    ESPONE

     Nella 65° sezione del 31 gennaio 2014 questo Comitato esaminava a seguito dei persistenti silenzi il rapporto periodico della Santa Sede riportando queste osservazioni conclusive.

    (link 2 al paragrafo 43 e 44)

    Sfruttamento e abuso sessuale

    43 – “Il Comitato prende nota dell’impegno espresso dalla delegazione della Santa Sede di ritenere inviolabile la dignità e l’intera persona di ogni fanciullo. Il Comitato cionondimeno esprime la sua più profonda preoccupazione circa l’abuso sessuale sul bambino commesso dai membri degli ordini cattolici che operano sotto l’autorità della Santa Sede, con chierici che sono stati coinvolti nell’abuso sessuale di decine di migliaia di bambini in tutto il mondo. Il Comitato è gravemente preoccupato per il fatto che la Santa Sede non ha riconosciuto l’entità dei crimini commessi, non ha preso le misure necessarie per affrontare i casi di abuso sessuale sul bambino e per proteggere i bambini, e ha adottato politiche e pratiche che hanno condotto alla continuazione dell’abuso da parte dei perpetratori e all’impunità degli stessi. Il Comitato è particolarmente preoccupato del fatto che:

    (a) Ben noti autori di abusi sessuali su bambini sono stati trasferiti di parrocchia in parrocchia o in altri Paesi nel tentativo di tenere nascosti tali crimini, una pratica documentata da numerose commissioni nazionali d’inchiesta. La pratica della mobilità dei criminali, che ha permesso a molti preti di rimanere in contatto con i fanciulli e di continuare ad abusare di loro, tuttora pone i fanciulli di molti Paesi ad alto rischio di abuso sessuale, poiché dozzine di autori di abusi sessuali su bambino sono segnalati essere tuttora in contatto con fanciulli;

    (b) Ancorché la Santa Sede ha stabilito la sua piena giurisdizione sui casi di abuso sessuale su bambino nel 1962 e li ha posti nel 2001 sotto l’esclusiva competenza della Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF), ha deciso di fornire al Comitato i dati su tutti i casi di abuso sessuale su bambino portati alla sua attenzione nel corso del periodo del rapporto e le risultanze dei procedimenti interni in tali casi;

    (c) I casi di abuso sessuale su bambino, quando affrontati, sono stati trattati come gravi delitti contro la morale tramite procedimenti riservati previsti per misure disciplinari che hanno permesso a un’ampia maggioranza di autori di abuso e a quasi tutti quelli che hanno nascosto l’abuso sessuale su bambino di sfuggire ai procedimenti giudiziari negli Stati dove gli abusi sono stati commessi;

    (d) A causa del codice del silenzio imposto a tutti i membri del clero sotto pena di scomunica, i casi di abuso sessuale su bambino non sono quasi mai stati denunciati alle autorità per l’applicazione della legge nei Paesi dove tali crimini sono stati commessi. Al contrario, casi di suore e preti ostracizzati, degradati e licenziati per non aver rispettato l’obbligo del silenzio sono stati denunciati al Comitato così come casi di preti che hanno ricevuto congratulazioni per essersi rifiutati di denunciare gli autori di abuso su bambino, come dimostrato nella lettera indirizzata dal Cardinale Castrillon Hojos al Vescovo Pierre Pican nel 2001;

    (e) Denunciare alle autorità nazionali per l’applicazione della legge non è mai stato reso obbligatorio e ciò è stato esplicitamente rifiutato in una lettera ufficiale indirizzata ai membri della Conferenza Episcopale Irlandese dal Vescovo Moreno e dal Nunzio Storero nel 1997. In molti casi, le autorità della Chiesa, incluso al più alto livello della Santa Sede hanno mostrato riluttanza e in alcuni casi, hanno rifiutato di cooperare con le autorità giudiziarie e le commissioni nazionali d’inchiesta.

    (f) Limitati sforzi sono stati fatti per mettere in grado i fanciulli iscritti nelle scuole e istituzioni cattoliche di proteggere se stessi dall’abuso sessuale.

    44 – Il Comitato accetta la dichiarazione della Santa Sede circa l’importanza di stabilire la verità di ciò che è accaduto nel passato, per adottare i necessari provvedimenti per impedire che ciò accada ancora, per assicurare che i principi di giustizia siano pienamente rispettati e, soprattutto, per portare riparazione alle vittime e a tutti quelli colpiti da questi enormi crimini. In questa prospettiva, Il Comitato sollecita fortemente la Santa Sede a:

    (a) Assicurare che la Commissione creata nel dicembre del 2013 investigherà in maniera indipendente tutti i casi di abuso sessuale su bambino così come le condotte della gerarchia cattolica nell’occuparsi di essi. La Santa Sede dovrebbe considerare di invitare la società civile e le organizzazioni delle vittime a unirsi a questa Commissione e gli apparati internazionali per i diritti umani a supportare il suo lavoro. Le risultanze di questa investigazione dovrebbero essere rese pubbliche e servire a prevenire il ripetersi dell’abuso sessuale su bambino all’interno della Chiesa cattolica;

    (b) Rimuovere immediatamente tutti coloro che sono noti e sospetti autori di abuso sessuale su bambino dai loro incarichi e rinviare la questione alle pertinenti autorità per l’applicazione della legge per le investigazioni e i fini di azione giudiziaria;

    (c) Assicurare una trasparente condivisione di tutti gli archivi che possono essere usati per tenere gli autori degli abusi responsabili così come quelli che hanno nascosto i loro crimini e scaltramente hanno posto gli offensori in contatto con i fanciulli;

    (d) Emendare il Codice canonico affinché l’abuso sessuale su bambino sia considerato come i crimini e non come “delitto contro la morale” e abrogare tutte le disposizioni che possono imporre un obbligo di silenzio sulle vittime e su tutti quelli che vengono a conoscenza di tali crimini:

    (e) Stabilire chiare regole, apparati e procedure per la denuncia obbligatoria di tutti i casi sospetti di abuso e sfruttamento sessuale del bambino alle autorità per l’applicazione della legge;

    (f) Assicurare che tutti i preti, il personale religioso e gli individui che lavorano sotto l’autorità della Santa Sede siano resi edotti dei loro obblighi di denuncia e del fatto che in caso di conflitto, questi obblighi prevalgono sulle disposizioni del codice canonico;

    (g) Sviluppare programmi e politiche per la prevenzione di tali crimini e per il ristabilimento e la reintegrazione sociale delle vittime bambino, in accordo con i documenti conclusivi adottati dai Congressi Mondiali contro lo Sfruttamento Sessuale dei Bambini del 1996, 2001 e 2008, tenuti a Stoccolma, Yokohama e Rio de Janeiro, rispettivamente;

    (h) Sviluppare programmi di educazione preventiva per innalzare la consapevolezza dei fanciulli sull’abuso sessuale e per insegnare loro le necessarie capacità tramite le quali proteggere se stessi; e

    (i) Considerare di ratificare la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla Protezione dei Bambini contro lo Sfruttamento Sessuale e l’Abuso Sessuale.”

    Questo comitato concludeva e rimandava;

    66 – Il Comitato invita la Santa Sede a presentare il suo rapporto periodico combinato dal terzo al sesto entro il primo settembre 2017 e ad includere in esso le informazioni sull’implementazione delle presenti osservazioni conclusive…

     

    -o-O-o-

    Nell’ottobre del 2018 l’Osservatorio permanente della Rete L’ABUSO relazionerà con un report a questo Comitato (link 3) la già all’epoca grave situazione dello Stato membro, in particolare per quanto riguarderà l’ambito dei rapporti con la Santa Sede e la Conferenza Episcopale Italiana.

    Il report verrà esaminato nell’80° sezione, nelle sedute del 23 e 24 gennaio 2019, durante l’esamina periodica dell’Italia.

    Il 28 febbraio 2019, questo Comitato si esprimerà riportando queste osservazioni conclusive

    (link 4 al paragrafo 21):

    “21. Accoglie favorevolmente il piano nazionale per la prevenzione e la lotta contro gli abusi e lo sfruttamento sessuale dei bambini 2015-2017 e la rivitalizzazione dell’Osservatorio per contrastare la pedofilia e la pornografia infantile, il Comitato è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica nel territorio dello Stato Membro e per il basso numero di indagini criminali e azioni penali da parte della magistratura italiana. Con riferimento alle sue precedenti raccomandazioni (CRC / C / ITA / CO / 3-4, par. 75) e al commento generale n. 13 (2011) sul diritto del bambino alla libertà e contro tutte le forme di violenza nei suoi confronti e prendendo atto dell’Obiettivo 16.2 per lo Sviluppo Sostenibile, il Comitato raccomanda all’Italia di:

    (a) Adottare, con il coinvolgimento attivo dei bambini, un nuovo piano nazionale per prevenire e combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei bambini e assicurarne l’uniforme implementazione su tutto il suo territorio e a tutti i livelli di governo;

    (b) Istituire una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale per esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica;

    (c) Garantire l’indagine trasparente ed efficace di tutti i casi di violenza sessuale presumibilmente commessi da personale religioso della Chiesa Cattolica, il perseguimento dei presunti autori, l’adeguata punizione penale di coloro che sono stati giudicati colpevoli, e il risarcimento e la riabilitazione delle vittime minorenni, comprese coloro che sono diventate adulte;

    (d) Stabilire canali sensibili ai bambini, per i bambini e altri, per riferire sulle violenze subite;

    (e) Proteggere i bambini da ulteriori abusi, tra l’altro assicurando che alle persone condannate per abuso di minori sia impedito e dissuaso il contatto con i bambini, in particolare a livello professionale;

    (f) Intraprendere tutti gli sforzi nei confronti della Santa Sede per rimuovere gli ostacoli all’efficacia dei procedimenti penali contro il personale religioso della Chiesa Cattolica sospettato di violenza su minori, in particolare nei Patti Lateranensi rivisti nel 1985, per combattere l’impunità di tali atti;

    (g) Rendere obbligatorio per tutti, anche per il personale religioso della Chiesa Cattolica, la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti dello Stato Membro;

    (h) Modificare la legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da garantire che non escluda il volontariato, compreso il personale religioso della Chiesa Cattolica, dai suoi strumenti di prevenzione e protezione.”

    Raccomandazioni che mi permetto la triste ironia, oggi è evidente siano sfuggite decisamente di mano allo Stato membro e afferrate al volo dallo Stato del Vaticano che, trovato il vuoto, si è infilato e lo ha sfruttato come vedremo. Non di certo nell’interesse superiore del minore e della convenzione ONU.

     

    ESPONE

     il 7 maggio 2019, a seguito del Motu Proprio emesso dal Legislatore dello Stato della Città del Vaticano anche le diocesi italiane si sono adeguate alla normativa interna alla Santa Sede. (link 5)

    Secondo il report della Conferenza Episcopale Italiana (all. 1) (link 6) diffuso il 17 novembre 2022 sarebbero su un totale di 226 diocesi, 166 ad aver attivato i c.d. sportelli diocesani (il 73,4%), delle quali si evince, tranne un’assistenza psicologica presente solo nel 12,3%, non hanno alcun programma concreto di prevenzione; la denuncia resterà rigorosamente interna alla chiesa; nessun indennizzo o soccorso è previsto per le vittime.

    Un grave squilibrio che va sottolineato tra vittime e clero pedofilo: per il clero troviamo 23 strutture (link 7) di “ricovero e redenzione” per i sacerdoti accusati o condannati, presso le quali la chiesa sostiene tra le contestazioni della comunità scientifica, di “curarli” prima di reinserirli nelle parrocchie. Come spiega Marco Ermes Luparia – Psicologo, Psicoterapeuta, Antropologo Prenatale e Diacono Permanente – “Noi siamo un’officina, non siamo uno sfasciacarrozze”. (EURONEWS link 8)

    Proseguendo nella lettura del report della CEI, la situazione che emerge è grave!

    I dati se pur davvero molto scarni, esaminano due anni, il 2020 e il 2021 con le risposte pervenute agli sportelli in un periodo sicuramente ostile, in quanto la pandemia ha limitato moltissimo anche nelle diocesi l’accesso agli stessi da parte dei sopravvissuti.

    Lo stesso report – dichiara CEI – non comprenderà i dati pervenuti alla Congregazione per la Dottrina della Fede.

    Ebbene, delle 166 diocesi italiane che hanno attivato gli sportelli, i dati trasmessi che lo stesso report riconduce a soli 30 di questi (di cui non è stata resa nota la posizione geografica nel paese), dichiarano che dei 68 presunti autori denunciati; 30 sarebbero chierici, che sommati ai 15 consacrati fanno 45.

    Si legge che i laici educatori, insegnanti di religione ecc.) sarebbero 23 dei 68, il 33,8% del totale. (#)

    Riservo di espandere meglio per i laici nel paragrafo relativo alla ratifica della (* pag. 8) Convenzione di Lanzarote.

    La recente commissione d’inchiesta CIASE ha ravvisato che in Francia, in un arco temporale di circa 70 anni, ben 3000 sacerdoti cattolici abbiano abusato sessualmente di 216.000 minori. Non è noto per quante volte.

    Secondo la Commissione CIASE, aggiungendo l’indotto cattolico, il numero di vittime salirebbe a 330.000.

    Tuttavia, tenendo conto delle “sole” 216.000 vittime dei 3000 religiosi, ogni sacerdote cattolico francese avrebbe abusato, mediamente, di 72 bambini.

    Un dato che va indubbiamente ben oltre la media dei reati attribuibili in ambito laico.

    La Francia ha mantenuto nei 70 anni in esame circa 2/5 dei sacerdoti rispetto all’Italia, e se anche l’Italia segue la statistica percentuale come in Francia e negli altri paesi, e non vi è motivo di pensare non sia così, è verosimile quindi che più di 7.000 sacerdoti italiani risultino pedofili.

    Come confermerebbero anche le proiezioni redatte dal collega Mark Vincent Healy: il potenziale di vittime in Italia sarebbe pari a circa un milione di bambini. (all. 2)

     

    -o-O-o-

    Il 1 febbraio 2023, l’Associazione produrrà un contro report a quello della CEI, dettagliato e suddiviso anche per regione geografica (link 9). I dati utilizzati sono quelli pervenuti all’Osservatorio permanente della Rete L’ABUSO, attraverso le denunce dirette dei sopravvissuti che assistiamo, raccolte nei 13 anni di operatività sul territorio italiano.

    La base dei dati esposti è da definirsi assolutamente parziale e in difetto, sono state rimosse tutte le segnalazioni anonime, sono gli unici dati disponibili in assenza di una indagine governativa.

    Stiamo parlando di un totale censito di 418 sacerdoti, non di casi in quanto molti di questi sono autori di abusi su piu bambini. Facendo un rapido paragone col report CIASE, solo i 418 potrebbero aver prodotto circa 30.000 vittime.

    Parliamo di;

    166 accusati, in molti casi con condanna in 1° e 2° grado, ma spesso mai diventata definitiva a causa dell’intervento dei termini prescrittivi, che ne hanno estinto in questi casi anche qualunque forma preventiva da parte dell’Autorità Giudiziaria. (link 10)

     

    164 condannati in via definitiva, moltissimi non hanno mai fatto un giorno di carcere, “ricoverati” per “terapia” nelle 23 strutture utilizzate dalla CEI sul territorio dello Stato membro. (link 11)

     

    88 mai denunciati, totalmente anonimi anche alla giustizia. Spesso perché prescritti e per scelta, in tutela alla fragilità delle vittime stesse, che nel paese non hanno poi supporto psicologico neanche dallo Stato, spesso siamo costretti a desistere alla denuncia che come vedremo piu avanti sarebbe infruttuosa, nella drammatica attesa di riuscire a trovare un’altra vittima, non prescritta e disposta a fare una querela.

    Altro problema italiano, in quanto la querela di parte è l’unica formula di denuncia possibile. Ostativa e penalizzante in quanto impedisce anche alle ONG come la nostra, di procedere con qualunque comunicazione ai fini preventivi all’Autorità Giudiziaria.

    Problema che persisterebbe naturalmente anche qualora la Santa Sede dovesse inserire nelle sue leggi l’obbligo della denuncia alle autorità italiane.

    Tuttavia, tolti gli 88 mai denunciati che hanno sempre girato e girano tutt’ora indisturbati, tolti quelli deceduti, sia i 166 accusati, sia i 164 condannati, una volta archiviata la loro posizione, li ritroviamo praticamente tutti nelle parrocchie, a contatto con i minori. (link Luciano Massaferro – Enzo Calà – Felix Cini – Paolo Turturro e decine di altri facilmente reperibili sul Web)

    Riservo di espandere meglio questo punto e le lacune nel paragrafo relativo alla ratifica della (* pag. 8) Convenzione di Lanzarote.

     

    -o-O-o-

    Nell’intento di provocare nelle assopite Istituzioni del paese un atto di responsabilità come quello della Magistratura spagnola, che nella sua autonomia Istituzionale e nel vuoto di una discussione politica sul tema all’interno del paese, è intervenuta ordinando a tutte le Procure locali l’invio dei dati alla Procura Generale, provocando una discussione e l’avvio di una Commissione Governativa. (link 12)

    Il 16 febbraio 2023 l’esponente invierà una denuncia alla Procura Generale della Repubblica Italiana, contenente quanto era emerso di grave già nel report del 1° febbraio. Per via delle gravi problematiche ostative che in Italia impediscono ai cittadini e alle ONG di denunciare anche a scopo preventivo le notizie di reato di cui si è informati, l’Osservatorio della Rete L’ABUSO non ha potuto comunicare (per legge) la lista dei nominativi unitamente alla denuncia, il rischio era di ricevere centinaia di querele da chi segnalato. (all. 3)

    L’esponente, invitato a desistere dai suoi stessi legali dall’allegare l’elenco, ha utilizzato la “formula” di mettere a disposizione dell’Autorità Giudiziaria i 418 nominativi, che se richiesti dall’AG durante un interrogatorio, assumono nell’adempimento del dovere di tutela della stessa AG, la legalità della loro trasmissione.

    Ebbene, malgrado sussista la procedibilità d’ufficio ai fini di tutela, questo non è avvenuto ancora in data odierna (vedi firma digitale a fine documento). Ancora una volta a riprova delle drammatiche reticenze istituzionali che indubbiamente hanno favorito e favoriscono le condizioni criminali nelle quali si trova il paese, i bambini che ci vivono e i sopravvissuti, questa volta allo Stato e alla Chiesa.

    Con l’inerzia dimostrata dalla Repubblica già nel 2019, lo Stato Italiano per “tacito accordo” legittimava nei fatti in particolare alla CEI che li “ratificava” dietro il motu proprio, l’occultamento dei crimini e dei criminali previsti, il loro favoreggiamento e la possibilità che questi piu volte reiterassero a danno di bambine e bambini, che lo Stato avrebbe dovuto invece proteggere.

    Lo scorso 25 marzo Papa Francesco ha implementato il motu proprio del 2019, confermando positivamente ed estendendo quelle precedenti norme, anche a chi nella chiesa è responsabile laico.

    In qualche modo a riprova che la chiesa è consapevole di essere un pericolo per i bambini, o viceversa i bambini un pericolo per lei. Questo non solo a causa delle devianze sessuali dei suoi ministri, ma per l’indotto pedofilo che attira a sé, “rassicurato” dall’omissione della denuncia, garantita dalle stesse linee guida della CEI, a sua volta garantita dalla compiacenza delle Istituzioni del paese.

    Come emerge chiaramente dagli stessi dati CEI, un terzo del totale sono proprio laici.

     

    -o-O-o-

    L’11 aprile, attraverso una PETIZIONE al Parlamento Europeo (all. 4) l’esponente documenta la grave situazione del paese e le stesse lacune esposte in questo documento, con particolare attenzione al (* pag. 8) Trattato di LANZAROTE, direttiva Europea che l’Italia ratificherà con la legge 172/2012.

    Rammaricandosi per la disapplicazione fallimentare da parte del Legislatore italiano, l’esponente ne sottolinea i gravi effetti collaterali prodotti e osserva;

    Il c.d. certificato anti pedofilia si è dimostrato nell’applicazione del legislatore italiano un vero boomerang in quanto lasciando scoperta in particolare tutta la fascia del volontariato, ha convogliato in quell’ambito tutti i predatori accertati, impossibilitati dal certificato stesso ad agire in altri contesti.

    Situazione che si aggrava ulteriormente in tutte le realtà di associazioni, COOPERATIVE di servizi e confessioni religiose, esenti in Italia dall’esibizione, in quanto considerate volontariato o offerenti lavoro subordinato o occasionale.

    Realtà che, in questi casi, come è ben noto, tendono a gestire internamente il crimine prediligendo la tutela e il buon nome della propria immagine anziché l’interesse superiore del minore e, questi gruppi o associazioni, non essendo pubblici ufficiali, in Italia sono esenti dall’obbligo della denuncia, che nei più dei casi – indotti e/o impediti dal vuoto legislativo – è omessa sistematicamente.

    Certamente un incentivo ulteriore per il predatore, che trova al loro interno piu tutela qualora venisse scoperto.

    L’ulteriore effetto collaterale, oltre le vittime prodotte, di cui puntualmente nessuno si fa carico in quanto si svelerebbe l’accaduto, è non segnalare l’abusante, limitandosi ad allontanarlo. Permettendo così, qualora non abbia precedenti, di introdursi anche in ambienti dove è necessario il certificato, vanificandolo ulteriormente. (link 13)

    Anche in materia di audizione protetta rileviamo gravi violazioni e in alcuni casi violenze a danno delle vittime.

    Il motu proprio del 2019 introduceva i c.d. sportelli diocesani per le vittime di abusi sessuali e le persone vulnerabili. Uffici privi di consenso informato, inadeguati alla regolamentazione vigente in materia di privacy, ai quali la vittima in Italia accede senza neppure l’assistenza del proprio difensore di fiducia, non prevista. Depone sottoscrivendo una denuncia/relazione spesso raccolta da sacerdoti o volontari che non hanno alcuna competenza e che tuttavia non agiscono in nome della legge dello Stato, ma in base al codice canonico che regolamenta questi sportelli e lo stesso Motu proprio, basato sul sesto comandamento del decalogo. Tutto senza dare copia alla vittima e senza sapere che uso ne sarà fatto.

    Tutto praticamente sulla fiducia spesso indotta dalla fede.

    In molte occasioni viene chiesto alle vittime di sottoporsi ad una perizia per conto dello stesso tribunale canonico, di cui anche in questo caso non verrà data copia dell’esito.

    Come nel caso della denuncia in assenza del difensore, anche in questo caso la modalità è identica e da diverse testimonianze che ci pervengono attraverso i nostri assistiti – che in qualche caso scaltramente ne hanno registrato gli incontri – sentire il peritante accusare la vittima, colpevolizzandola per non essersi sottratta al prete. Come, ad esempio, nel caso specifico citato sopra e documentato con registrazione audio video, del nostro associato di Napoli, provocando un ricovero in psichiatria al malcapitato.

    Come documentato nella querela al Governo italiano del 2919, già agli atti di questo Comitato (all. 5 da pagina 15). Qui il video delle violenze del prete psicologo apparso nella famosa trasmissione di Mediaset – LE IENE – Accuse di pedofilia: come indaga la chiesa

     

    Facciamo notare – Malgrado la gravità e la denuncia sottoscritta anche dall’interessato Arturo Borrelli e da altre 28 persone che nel testo denunciavano i rispettivi casi, quindi con querela di parte, senza comunicazione alcuna, la Procura della Repubblica di Savona archivierà a tempo di record l’intero fascicolo, proprio mentre l’80° sezione del Comitato per i diritti dell’infanzia a Ginevra si apprestava a discutere la posizione dell’Italia.

    Nel merito dell’esito delle procedure canoniche avviate presso gli sportelli diocesani, ravvisiamo da quanto denunciano le stesse vittime e documenta l’Osservatorio permanente della Rete L’ABUSO, al di là dell’omissione sistematica della comunicazione alla magistratura, al di là della “pena” irrisoria data dalla chiesa – nel piu dei casi una sospensione dal sevizio – registriamo diversi casi dove  le condanne comunicate alle vittime risultano mendaci, tanto da ritrovare il prete condannato a 5 anni di sospensione, dirigere due parrocchie insieme al fratello, accusato anch’esso di stupro ai danni di un’invalida (link 14).

    Registriamo anche diversi tentativi – molti avvenuti e documentabili su richiesta dell’AG – di comprare, attraverso accordi tra le parti con il vincolo della riservatezza, il silenzio delle vittime. In genere 25.000€ non a titolo di indennizzo, ma per non rivelare l’accaduto a nessuno, lasciando quindi il sacerdote libero di continuare nell’anonimato (link 15). In altri casi – molti meno – l’accordo tra le parti è strumento per evitare che, durante il processo il prete o la diocesi si trovino contro la vittima e le parti civili.  (link 16)

     

    -o-O-o-

    Naturalmente l’Associazione scrivente ha più volte denunciato queste circostanze sul territorio alle Istituzioni.

    Il 27 novembre 2017 con una interrogazione parlamentare dell’Onorevole Matteo Mantero –senza risposta (link 17);

    Il 19 febbraio 2018 una diffida inviata agli organi di Governo italiano (L. 241 1990) – senza risposta (link 18);

    Il 18 ottobre 2018 una denuncia depositata presso la Procura della Repubblica di Savona sottoscritta da 29 vittime – archiviata malgrado sussistesse in diversi casi la procedibilità d’Ufficio (all. 3 – alleghiamo solo corpo del testo centrale depositato per motivi di ampiezza del fascicolo, integralmente disponibile dal nostro datacenter, accedendo a https://retelabuso.eu/index.php/s/Ls6g3aiQ9ZSc53c), password xxxxxxx.

    Il 30 novembre 2018 deposita presso questo Ufficio il report nominato “Caso Italia” che sarà esaminato da questo Comitato nell’e sedute dell’80° sezione del gennaio 2019, le cui conclusioni troviamo all’inizio del presente testo a fondo della pagina 1. (link 19 par.21)

    Nel gennaio 2023 la Relazione al Parlamento sul contrasto all’abuso dei minorenni 2021, non rileva quanto rilevano tutti gli Stati membri dell’Unione europea e degli altri paesi al di fuori (link 20 pag 182).

    (#) Da notare nella relazione di del Servizio 114 – Emergenza infanzia;

    “Percentuali più irrisorie riguardano invece luoghi quali la scuola, i luoghi aperti, comunità, CPA, luoghi pubblici, impianti sportivi, la strada o la chiesa. Il presunto responsabile invece, noto nel 64% dei casi gestiti nel 2021, è un estraneo nel 28% dei casi e un genitore nel 27%; nel 10% dei casi è un amico e nel 9% un conoscente, mentre in percentuali minori si tratta di altri soggetti, tra cui parenti, educatori, insegnanti, vicini di casa.”

    Non a caso, proprio nelle aree che segnaliamo come “critiche” il dato di denunce ricevute è bassissimo secondo gli stessi dati.

    Facilmente spiegabile perché sono quelle fasce piu a rischio e frequentate da chi è piu fraglie, con famiglie meno presenti. Quei minori che non sono in grado di difendersi o per varie ragioni, in assenza di un supporto dello Stato, costretti o fortemente condizionati da una sudditanza, spesso legata alla posizione sociale ma non solo.

    Obbligo denuncia, abrogazione della prescrizione e certificato anti pedofilia sono essenziali, l’uno per l’altro. Quanto una strada serve a una automobile per poter essere se stessa!

    Il 16 febbraio 2023, l’informativa dell’Osservatorio della Rete L’ABUSO alla Procura Generale della Repubblica, ancora in attesa di riscontro. (all. 3)

     

    CONCLUDE

    Stando alla Convenzione per i diritti dell’infanzia ratificata dall’Italia il 27 maggio 1991 con la legge n. 176, notiamo 32 anni dopo nel 2023, che lo Stato membro non ha ancora preparato il terreno su cui la Convenzione possa crescere e svilupparsi nelle sue importanti finalità, producendo nell’applicazione delle varie convenzioni, mi permetto di dire, un effetto quasi catastrofico, sicuramente discorde on le finalità che questa aveva.

    Significativa la discrepanza su come sia sistematicamente inquadrato dallo Stato membro e dalla sua stessa Autorità Giudiziaria, quello che è inquadrato invece dalla Convenzione per i diritti dell’infanzia come lo status speciale, l’interesse superiore del minore e il fine di evitare danni irreparabili.

    Limitati sforzi sono stati fatti per mettere in grado i fanciulli, i loro genitori e la società: in ambito civile, volontariato e istituzioni religiose, di proteggere se stessi ed essere protetti dall’abuso sessuale:

    Quali iniziative materiali, diplomatiche e di altra natura finalizzate al rispetto della Convenzione per i diritti dell’infanzia, ha intenzione di mettere in atto questo Comitato al fine di prevenire e reprimere il fenomeno degli abusi sessuali nello Stato membro?

    Quali urgenti iniziative si propongono o promuoverà questo Comitato in soccorso delle migliaia di cittadini italiani rimasti vittime accertate dagli organi dello stesso Stato italiano, e che per le deficienze dello stesso però, rimasti senza giustizia ed abbandonati a se stessi?

    Fine della richiesta di infrazione ———————————————————————————-

    Francesco Zanardi

    NOTA

    L’esponente annota fuori testo, oltre ai fatti esposti, che nell’estate 2022, in ben due incontri documentabili, ha incontrato il neoeletto Presidente della Conferenza Episcopale Italiana Matteo Zuppi.

    A riguardo limita il commento sull’impossibilità attuale di un dialogo con l’Istituzione italiana, i cui motivi espande volentieri nelle opportune sedi qualora richiesto dal Comitato o dall’AG.

    Limita riferendo, nei colloqui con il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, l’Associazione sarebbe stata disposta a fornire alla CEI parte della lista, quella non procedibile per prescrizione dallo Stato italiano.

    Proposta in un primo momento benvista e delegata verbalmente dal Cardinale Zuppi a Mons. Lorenzo Ghizzoni – Servizio tutela minori della Conferenza Episcopale Italiana (link 21) .

    Questo non è mai avvenuto.

    F.

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webp2023/04/19/parlamento-europeo-al-presidente-della-commissione-per-le-petizioni/

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  • PROCURA GENERALE della REPUBBLICA Presso la CORTE di CASSAZIONE – Roma

    PROCURA GENERALE della REPUBBLICA Presso la CORTE di CASSAZIONE – Roma

    Il sottoscritto, Sig. Francesco Zanardi, nato a Torino il 19 Luglio 1970, CF ZNRFNC70L19L219W, con il presente atto agisce;

    -nella qualità di Presidente e legale rappresentante dell’Associazione senza scopo di lucro “RETE L’ABUSO” – Associazione dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero – C.F. 92109400090 ( di seguito denominata Associazione/Rete)  con sede legale in  Savona (SV), Via Pietro Giuria n. 3/28 ( cell. 3927030000) www. test.retelabuso.org/ ;

    – nella qualità di referente per l’Italia di “ECA Global” – Ending Clergy Abuse  – con sede legale in Siattle (USA), 5017 37TH Avenue (Tel: (206) 412-0165) www.ecaglobal.org.

     

    PREMETTE

    L’informativa in oggetto è frutto dei dati raccolti e/o pervenuti presso l’Associazione dal 2010; che la stessa è l’unica ONG in Italia ad agire specificatamente in tutela dei minori vittime di violenza sessuale da parte di membri del clero cattolico e verosimilmente la maggiore banca dati nel paese; che la copertura territoriale dei dati che andremmo ad esporre è nazionale; che l’arco temporale dei dati esposti è molto ridotto confronto a quelli analizzati dalle varie Commissioni Governative nel resto della UE – in genere 70 anni – nel nostro caso copre poco più dei 13 anni di attività dell’Associazione.

    La finalità del presente atto ispirato alla LEGGE 27 maggio 1991, n. 176, che tratta nell’interesse superiore del minore la violenza sessuale, che in questo caso prescinde prioritariamente dall’estinzione dello specifico caso, è quella di contribuire con i dati in nostro possesso a fornire a codesto spettabile Ufficio, in assenza di un’indagine governativa, la visione generale dell’entità del fenomeno sul territorio della Repubblica.

    La scelta di indirizzare l’istanza alla Procura Generale della Repubblica non è quindi casuale, ma dovuta al fatto che a nostro avviso, le Procure locali, agendo territorialmente, non riescono ad avere un quadro generale, spesso anche perché molte denunce vengono fatte all’associazione ed improcedibili, non vengono poi segnalate all’A.G.

    Tuttavia questo è il quadro generale del paese, che desta preoccupazione già da tempo, anche sui media italiani. (Inchiesta podcast de IL POST – Alvise Armellini e Iacopo Scaramuzzi – all. 1, 2, 3, 4, 5, 6)

    L’assenza stessa di un dato governativo non aiuta certamente l’A.G. ad avere il quadro chiaro della gravità del fenomeno sul territorio, producendo spesso come effetto collaterale, una grave carenza in materia di prevenzione, che precede il successivo stadio di improcedibilità che espanderò in seguito.

    La stessa comunità scientifica è cosciente da anni del profilo criminale del pedofilo, della sua recidività e del fatto che la stessa devianza lo porti a non aver alcun controllo dei propri istinti sessuali.

    Non parliamo di malati, ma di soggetti che soffrono una grave devianza della sessualità, tuttavia perfettamente lucidi nel premeditare, tanto che la comunità scientifica paragona il profilo del predatore pedofilo a quello del serial killer.

    Gli stessi accrediti letterari in materia, tra i più quotati lo studio del dott. Richard Sipe(*), parlano nel contesto ecclesiastico, complice l’omertà caratteristica e i continui trasferimenti, che questi soggetti siano in grado di produrre nell’arco della loro vita più di 200 vittime. Il dato della Commissione CIASE francese a riguardo è purtroppo illuminante.

    La Convenzione sui diritti dell’infanzia rappresenta lo strumento normativo internazionale più importante e completo in materia di promozione e tutela dei diritti dell’infanzia.

    “La Convenzione, obbliga gli Stati che l’hanno ratificata a uniformare le norme di diritto interno a quelle della Convenzione e ad attuare tutti i provvedimenti necessari ad assistere i genitori e le istituzioni nell’adempimento dei loro obblighi nei confronti dei minori.

    Secondo la definizione della Convenzione sono bambini e adolescenti gli individui di età inferiore ai 18 anni (art. 1), il cui interesse deve essere tenuto in primaria considerazione in ogni circostanza (art. 3).”

    Per questo riteniamo doverosa ai fini della prevenzione, nell’interesse superiore del minore questa informativa, in quanto molti dei soggetti a noi segnalati e che spesso, causa gli insufficienti tempi di estinzione del reato non sono all’attenzione dell’A.G., restano tuttavia soggetti con una pericolosità sociale che non si prescrive, sui quali per prevenire bisogna vigilare.

     

    I FATTI

    Il 28 febbraio 2019, nell’80° sezione, sedute del 23 e 24 gennaio, il Comitato per la tutela dell’infanzia delle Nazioni Unite esaminava il rapporto periodico dell’Italia esprimendo a riguardo le seguenti conclusioni;

    “21. Accoglie favorevolmente il piano nazionale per la prevenzione e la lotta contro gli abusi e lo sfruttamento sessuale dei bambini 2015-2017 e la rivitalizzazione dell’Osservatorio per contrastare la pedofilia e la pornografia infantile, il Comitato è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica nel territorio dello Stato Membro e per il basso numero di indagini criminali e azioni penali da parte della magistratura italiana. Con riferimento alle sue precedenti raccomandazioni (CRC / C / ITA / CO / 3-4, par. 75) e al commento generale n. 13 (2011) sul diritto del bambino alla libertà e contro tutte le forme di violenza nei suoi confronti e prendendo atto dell’Obiettivo 16.2 per lo Sviluppo Sostenibile, il Comitato raccomanda all’Italia di:

    (a) Adottare, con il coinvolgimento attivo dei bambini, un nuovo piano nazionale per prevenire e combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei bambini e assicurarne l’uniforme implementazione su tutto il suo territorio e a tutti i livelli di governo;

    (b) Istituire una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale per esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica;

    (c) Garantire l’indagine trasparente ed efficace di tutti i casi di violenza sessuale presumibilmente commessi da personale religioso della Chiesa Cattolica, il perseguimento dei presunti autori, l’adeguata punizione penale di coloro che sono stati giudicati colpevoli, e il risarcimento e la riabilitazione delle vittime minorenni, comprese coloro che sono diventate adulte;

    (d) Stabilire canali sensibili ai bambini, per i bambini e altri, per riferire sulle violenze subite;

    (e) Proteggere i bambini da ulteriori abusi, tra l’altro assicurando che alle persone condannate per abuso di minori sia impedito e dissuaso il contatto con i bambini, in particolare a livello professionale;

    (f) Intraprendere tutti gli sforzi nei confronti della Santa Sede per rimuovere gli ostacoli all’efficacia dei procedimenti penali contro il personale religioso della Chiesa Cattolica sospettato di violenza su minori, in particolare nei Patti Lateranensi rivisti nel 1985, per combattere l’impunità di tali atti;

    (g) Rendere obbligatorio per tutti, anche per il personale religioso della Chiesa Cattolica, la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti dello Stato Membro;

    (h) Modificare la legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da garantire che non escluda il volontariato, compreso il personale religioso della Chiesa Cattolica, dai suoi strumenti di prevenzione e protezione.”

    Al paragrafo 21 delle osservazioni conclusive (all. 7).

    A precedere le raccomandazioni sopra, una interrogazione parlamentare dell’Onorevole Matteo Mantero – (all. 8), una successiva diffida inviata agli organi di Governo italiano dall’Associazione esponente (all. 9), una denuncia depositata presso la Procura della Repubblica di Savona. (all. 10)

    La recente commissione d’inchiesta CIASE (penultima prodotta in Europa) ha ravvisato che in Francia, in un arco temporale di circa 70 anni, ben 3000 sacerdoti cattolici abbiano abusato sessualmente di 216.000 minori. Non è noto per quante volte.

    Secondo la Commissione CIASE, aggiungendo l’indotto cattolico, il numero di vittime raggiungerebbe le 330.000.

    Tuttavia, tenendo conto delle “sole” 216.000 vittime dei 3000 religiosi, ogni sacerdote cattolico francese avrebbe abusato, mediamente, di 72 bambini (*Sipe). Un dato che va ben oltre la media dei reati attribuibili ad un laico, che in un caso simile si vedrebbe attribuire “l’eccezionalità” per l’incredibile record di vittime.

    La Francia ha una media di sacerdoti pari 21.930 unità (FONTE), di cui 3000 nei fatti risultano pedofili.

    Dati ufficiali di pochi giorni fa, ancora inesplorati, ci arrivano anche dalla Commissione portoghese che parla di 4.815 vittime. Li il totale dei sacerdoti è di sole 3.936 unità. Non è noto quanti di questi siano risultati colpevoli, tuttavia le vittime prodotte sono circa 1.000 in più della stessa popolazione clericale.

    L’Italia ha una media di sacerdoti pari a 50.148 unità e, se anche l’Italia segue la statistica percentuale delle commissioni d’inchiesta, come negli altri paesi e, non vediamo il perché mai non dovrebbe, è verosimile pensare che più di 7.000 sacerdoti italiani risultino pedofili. Come confermerebbero anche le proiezioni redatte dallo statistico irlandese Mark Vincent Healy (all. 11); il potenziale di vittime in Italia, solo per i sacerdoti si avvicinerebbe a circa 750.000 minori.

    L’Associazione Rete L’ABUSO, unico punto di riferimento e di supporto per i sopravvissuti agli abusi del clero, oggi è l’unica realtà a monitorare attraverso il proprio osservatorio il fenomeno sul territorio, ed è fortemente preoccupata non solo per i dati e la situazione che ci perviene attraverso i nostri assistiti, molto di più per la sistematica inerzia dei governi che si sono susseguiti, da 32 anni inadempienti verso l’interesse superiore del minore e indifferenti ancora oggi non solo alle varie istanze sopra citate, alle quali non hanno mai risposto, ma alle stesse raccomandazioni degli organi sovranazionali, come in questo caso il Comitato per la tutela dell’infanzia delle Nazioni Unite.

     

    ESPONGO A INTEGRAZIONE DEI FATTI

    Il 27 maggio 2022 il Consiglio permanente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) ha eletto il suo nuovo Presidente, Matteo Zuppi. Al termine dei lavori, verosimilmente pressata dai dati che arrivano dagli altri paesi e dal fatto che tutti i membri dell’Unione Europea (tranne l’Italia) abbiano affrontato da tempo a livello Istituzionale il problema dei sacerdoti pedofili, la CEI dichiarava (controcorrente al resto del mondo) che non ci sarà nel paese alcuna commissione, tanto meno indipendente. Sarà fatta solo una cernita di dati raccolti unicamente dagli archivi delle Diocesi (escludendo quelli in possesso delle Procure), una sorta di censimento che peraltro avrebbero già potuto fare da anni, che analizzerà solamente il periodo che va dall’anno 2000 ad oggi, discriminando tutte le precedenti vittime.

    L’analisi escluderà oltre ai dati in possesso delle Procure della Repubblica, quelli delle vittime che negli anni si sono rivolte all’associazione e che per via dei termini prescrittivi, o per la sfiducia nelle gerarchie ecclesiastiche non compaiono in nessuno degli archivi. Lo scrivente fa questa affermazione con certezza in quanto nell’estate del 2022, in ben due occasioni e nella qualità di portavoce, ha incontrato a Bologna S.E. Cardinale Matteo Zuppi, con spirito collaborativo. Purtroppo però costretto a constatare che l’interesse del neoeletto Presidente, in linea col predecessore, non era rivolto alle potenziali vittime o a quelle già prodotte, ma solamente a sedare di fronte all’opinione pubblica il problema della chiesa italiana, cercando di tutelarla dalla Giustizia italiana, in questi reati il più possibile, senza riconoscere neppure sotto l’aspetto morale, un risarcimento umano ai malcapitati.

    Nei fatti, il 17 novembre scorso la Conferenza Episcopale Italiana ha diffuso la prima parte del report (all. 12 sintesi, all. 13 integrale), che espone solo 2 anni di dati unicamente raccolti presso le diocesi. Ha  annunciato che il report integrale di 22 anni, che questa volta comprenderà i dati provenienti anche dalla CDF (Congregazione per la Dottrina della Fede) sarà rilasciato prossimamente. Nessuna data.

    Nella sostanza il primo documento è un auto accredito non sul fare per riparare al danno e prevenirlo, ma sull’esaltare unicamente il lavoro di sportelli diocesani, non regolamentati nel consenso informato e spesso a danno delle stesse vittime, utili soltanto alla CEI per contenere omettendo in associazione con gli stessi sportelli, le denunce dei crimini all’Autorità civile. Tuttavia vedremo più avanti che il dato non è proprio così minimo.

    Da quanto si apprende oramai anche dalla cronaca nazionale, (#)25mila € è il valore del silenzio della vittima, con accordi tra le parti col vincolo della riservatezza (All. 14). Legali in Italia, se non fosse per la finalità dell’omissione, che si risolve socialmente negando consapevolezza ai cittadini, quindi la possibilità di tutela, dando l’opportunità  al pedofilo di abusare nel silenzio di altri bambini.

    Stando al documento ufficiale si legge che i dati prodotti provengono da 166 diocesi su un totale di 226 il 73,4%. Non si spende in alcun modo nell’illustrare eventuali canali concreti ed efficaci di assistenza o soccorso alle vittime, tranne un’assistenza psicologica tuttavia attiva solo nel 14% delle 166 diocesi censite.

    Come riporta il report, malgrado la pandemia e la chiusura degli uffici, le vittime che si sono presentate a 30 centri di ascolto “Nel biennio in esame il totale dei contatti registrati da 30 Centri di ascolto è stato pari a 86, di cui 38 contatti nel 2020 e 48 nel 2021.” (pag. 2)

    Sempre stando al documento, il numero degli accusati è di 68 persone, in oltre la metà dei casi tra i 40 e i 60 anni.

    “Il ruolo ecclesiale ricoperto al momento dei fatti è quello di chierici (30), a seguire di laici (23), infine di religiosi (15). Tra i laici emergono i ruoli di insegnante di religione; sagrestano; animatore di oratorio o grest; catechista; responsabile di associazione.”

    Riteniamo davvero interessante il dato degli accusati laici, doppio a quello rilevato dalla commissione francese, ben la metà (1/3 del totale) del numero dei chierici e religiosi dichiarato dalla stessa CEI.

    Un dato notevole, con molta probabilità dovuto al vuoto legislativo del c.d. Certificato anti pedofilia (segnalato la prima volta nell’interrogazione dell’Onorevole Matteo Mantero, poi anche dall’ONU) che in Italia solleva il volontariato dall’esibirlo, paradossalmente indicando a chi pregiudicato l’alternativa di predare in quello specifico ambito, trovando negli ambienti di chiesa e nel suo contesto associativo omissivo – timorati dello scandalo, in virtù dell’immagine – una ulteriore tutela in una improbabile denuncia.

    Il report della CEI prosegue spiegando infine all’iter i provvedimenti “A seguito della trasmissione della segnalazione all’Autorità ecclesiastica da parte dei Centri di ascolto, tra le azioni poste in essere sono risultati prevalenti i “provvedimenti disciplinari”, seguiti da “indagine previa” e “trasmissione al Dicastero per la Dottrina della Fede”.

    Le domande che sorgono sono parecchie alla luce di quanto dice e sappiamo dalla scienza medica ed il rapporto di (*)Richard Sipe sul potenziale di recidività, che non può essere surrogato nelle buone intenzioni della chiesa.

    -Che fine hanno fatto i presunti autori denunciati alla CEI attraverso gli sportelli, non si sa chi siano, dove siano e peggio ancora non sono stati segnalati alle autorità italiane.

    -E che ne è stato delle loro vittime? Sono state assistite o forse tacitate con (#)un accordo col vincolo della riservatezza?

    Verosimilmente, per il potere giudiziario che la chiesa non ha, fuori dai numeri del report, anche qualora risultassero colpevoli, girano liberamente e restano potenzialmente pericolosi.

    Una soluzione quella della CEI intollerabile ed inammissibile perchè risulta totalmente inadeguata a qualunque forma di prevenzione (tranne per la stessa Istituzione ecclesiastica) cancellando qualunque forma di tutela preventiva nell’interesse superiore del minore.

     

    -o-O-o-

    I DATI RACCOLTI in ITALIA dall’osservatorio della Rete L’ABUSO

    I primi che andiamo ad esporre sono quelli noti ed indispensabili per fare un quadro iniziale della situazione. Essendo noti, quindi passati per le Procure della Repubblica italiane, ci limiteremo nel separare le condanne in via definitiva (164 casi) dagli indagati e i condannati in primo e secondo grado (168 casi), in quanto codesto spettabile Ufficio ha accesso diretto ai fascicoli delle Procure, certamente più dettagliati dei nostri.

    I dati anonimi in nostro possesso riguardano 88 nominativi di potenziali stupratori che qualora codesto spett. Ufficio ritenesse, mettiamo da subito a disposizione dell’A.G. nell’integralità.

     

    Tabella dati per Regioni italiane – Report Rete L’ABUSO (All. 15)

     

     

    ALLEGA

    1. 2-3-4-5-6 Inchiesta podcast de IL POST
    2. Osservazioni conclusive del Comitato ONU 80° sessione
    3. Interrogazione parlamentare Matteo Mantero
    4. Diffida dell’Associazione
    5. Querela depositata presso la Procura della Repubblica di Savona
    6. Proiezioni statistiche prodotte da Mark Vincent Healy
    7. Report CEI sintesi
    8. Report CEI integrale
    9. Articolo “accordi tra le parti” Editoriale DOMANI
    10. Report Rete L’ABUSO del 1 febbraio

    Con ossequio

    Francesco Zanardi

    Firma digitale

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webp2023/04/19/parlamento-europeo-al-presidente-della-commissione-per-le-petizioni/

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  • Venezia, al processo sul “corvo” la deposizione del patriarca Moraglia. “Molestie a minori? Mi segnalarono un caso di adescamento”

    Venezia, al processo sul “corvo” la deposizione del patriarca Moraglia. “Molestie a minori? Mi segnalarono un caso di adescamento”

    Alla fine di un interrogatorio da testimone durato per quasi tre ore, il patriarca Francesco Moraglia ha dovuto ammettere che qualche episodio scabroso è accaduto nella chiesa veneziana. “Alcune catechiste avevano segnalato dei comportamenti non conformi nei confronti di adolescenti…”. Messo alle strette da uno dei difensori, l’avvocato Giovanni Trombini di Bologna, il vescovo ha spiegato: “Convocai il sacerdote in questione che mi confermò che era vero… i ragazzini si spogliavano. Prima mangiavano, poi si toglievano i vestiti. Ma non c’erano state molestie, mi fu spiegato poi che si poteva trattare solo di un caso di adescamento. Per questo il sacerdote venne allontanato, è ancora prete, ma è stato sospeso per cinque anni, è stato mandato a riflettere e non potrà avere contatti con i minorenni quando riprenderà il proprio servizio”. Conseguenze penali? “Informammo i genitori, ma ci dissero tutti che volevano la segretezza assoluta”.

    L’episodio emerge da una deposizione che ha riguardato presunti episodi di pedofilia e sospetti di abusi sessuali in seminario, veleni e maledizioni, accuse infamanti e vendette curiali, interessi economici e perfino donazioni immobiliari dei fedeli… Francesco Moraglia, nell’inconsueta veste di testimone in un processo penale, ha risposto alle domande del pubblico ministero Daniela Moroni e degli avvocati nel dibattimento che da anni sta sconvolgendo la chiesa veneziana. Tutto è nato dai volantini firmati “fra.tino” affissi per alcuni mesi nel 2019 nell’area centrale del capoluogo lagunare, non lontano da San Marco. Contenevano accuse pesantissime nei confronti del clero, da corruzioni ad abusi sessuali, e puntavano il dito contro il patriarca che avrebbe chiuso un occhio, impedendo che si facesse luce su tali episodi.

    Il processo del “corvo di Venezia” ha due imputati e un convitato di pietra. I primi due, accusati di diffamazione, sono Enrico Di Giorgi, 77 anni, ex manager milanese alla Montedison di Marghera con casa a Venezia, e Gianluca Buoninconti, 56 anni, tecnico informatico di Milano. Secondo la Procura sarebbero loro gli autori degli scritti, con un mandante rimasto però nell’ombra. Il grande assente, che però è già stato sentito come testimone, è don Massimiliano D’Antiga, il sacerdote che aveva rifiutato di essere trasferito dalla parrocchia di San Zulian, contrapponendosi al Patriarca al punto da essere poi ridotto allo stato laicale per decisione del Papa. Il caso D’Antiga, quando esplose nel dicembre 2018, scatenò la ribellione dei parrocchiani fedeli al sacerdote che inscenarono perfino manifestazioni sotto le finestre della Curia, con cartelloni del genere: “Giù le mani da D’Antiga… Don Massimiliano non si tocca”. Il Patriarca ha spiegato perché D’Antiga fu cacciato, ma ha negato che i volantini contenessero la men che minima verità. Salvo l’episodio accaduto nella parrocchia del Carmine, che sarebbe stato scoperto proprio mentre continuava il diluvio di volantini attaccati ai muri di Venezia di notte. Nei volantini era indicato solo il nome del sacerdote.

    “Nel 2018, riordinando le parrocchie del centro storico, ho deciso di trasferire don D’Antiga a San Marco. Quando lo comunicai ai sacerdoti riuniti, don Massimialino davanti a tutti cominciò ad uscire dai toni. Tanto che altri sacerdoti gli chiesero: ‘Ma vuoi disobbedire al Patriarca?’. Gli spiegai che sarebbe stato spostato solo di cento metri da dove esercitava a San Zulian, che avrebbe potuto continuare a dire la messa in quella parrocchia, confessare, seguire un gruppo di soggetti fragili”. Fu l’inizio di una guerra. “Don D’Antiga telefonò al mio segretario e gli disse: ‘Quel bastardo del patriarca lo rovinerò, farò in modo che sia tolto da Patriarca’. In un’occasione, maledicendo, ha benedetto con il segno della croce, compiendo un atto gravissimo che mi confermò quanto seppi da una famiglia che mi disse come in passato la loro figlia era stata maledetta da don D’Antiga durante l’incontro di un gruppo giovanile. Per questo quei genitori mi chiesero di impartire loro la mia benedizione”.

    L’ingegnere De Giorgi è stato inguaiato da riconoscimenti fotografici. Proprio lui aveva accompagnato D’Antiga a un incontro con Moraglia. “Si è presentato come un amico, una persona di fiducia di don Massimiliano. – ha spiegato il prelato – In quell’occasione D’Antiga mi disse personalmente: ‘Ho molte conoscenze a Roma, farò in modo che lei non sia più Patriarca di Venezia’. Per tre volte chiesi all’amico che gli sedeva vicino se avesse niente da dire. E lui mi rispose per tre volte: ‘Sono imbarazzato’. Ma non si dissociò”. A quel punto il Pm ha chiesto al vescovo: “Riconosce quell’uomo?”. Moraglia, indicando l’imputato: “E’ in quest’aula, è quel signore con i capelli grigi vicino agli avvocati”.

    Non ci fu esclusione di colpi nella battaglia che culminò con D’Antiga ridotto allo stato laicale. “Feci due ‘precetti’ nei suoi confronti. – ha continuato il Patriarca – Una prima volta per verificare se fossero vere le voci di utilizzare beni della parrocchia come bed&breakfast. Un’altra per vietargli di ricevere donazioni personali di immobili da parte dei parrocchiani”. Insomma, una sfilza di contestazioni e sospetti. Fu in quel periodo, dal febbraio all’agosto 2019, che comparvero i volantini. Gli avvocati hanno chiesto, punto per punto, spiegazioni a Moraglia. Sapeva di abusi sessuali? “So solo che sono stati infangati, in modo generale, la chiesa di Venezia e un gruppo di persone”. Nessun episodio? “Nel 2016 seppi dal rettore del seminario che egli era venuto a conoscenza da alcuni seminaristi che un altro seminarista sarebbe stato oggetto di attenzioni da parte di un sacerdote. Quei due seminaristi io li avevo incontrati solo perché in Seminario c’era un clima teso, ma per questioni teologico-pastorali legate al confronto tra progressisti e tradizionalisti. Non parlai assolutamente con loro di altri temi. So che quel seminarista fu poi dimesso dal seminario per questioni diverse”.

    Il vescovo ha anche negato di esser stato informato dell’esistenza di un dossier pronto ad essere utilizzato contro la chiesa veneziana. “Un giorno vennero da me due signore, chiedendomi di dare a don D’Antiga un’altra parrocchia analoga a quella di San Zulian. Una di loro mi disse: ‘Sa, monsignore, c’è un faldone alto così sulle nefandezze della Chiesa veneziana. Sa i giornalisti sono degli squali… che non attendono altro’. Io le ho risposto: ‘Se c’è un faldone, signora, con rilevanze penali, vada in Procura a denunciare. Allora cambiò il tono del discorso”.

    Le accuse dei volantini? “Mi hanno provocato un dolore grande. Preti e seminaristi mi chiedevano cosa fosse successo, hanno creato un grande scandalo nel popolo di Dio, anche fuori diocesi”. Inadempienze? “Assolutamente no, io ho sempre fatto sempre del mio meglio a servizio della verità”. Ha taciuti fatti di pedofilia di cui era a conoscenza? “Lo rigetto completamente”. È vero che sacerdoti si confessavano l’un l’altro i peccati? “E’ l’accusa più infamante, chi lo fa viene scomunicato”. È vero che fece pressioni per diventare cardinale? “È falso”. È vero che aveva deciso di querelare chi denunciava episodi di pedofilia? “E’ totalmente falso, la diocesi ha una commissione di laici che si occupa di questi problemi”. Perché ha presentato querela? “Tacere avrebbe significato che abbiamo paura. Quei volantini sono una ferita grande non solo per me, ma anche per i sacerdoti, i seminaristi, i laici”.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/04/17/venezia-al-processo-sul-corvo-la-deposizione-del-patriarca-moraglia-molestie-a-minori-mi-segnalarono-un-caso-di-adescamento/7133142/
  • Alla ricerca di visibilità, la Commissione del Papa sugli abusi sessuali ottiene una nuova sede

    Alla ricerca di visibilità, la Commissione del Papa sugli abusi sessuali ottiene una nuova sede

    ROMA – A papa Francesco è piaciuta la planimetria. “È un buon spazio quello che hai”, ha detto il papa, tracciando un quadrato con le mani, durante un’udienza privata il mese scorso al reverendo Andrew Small, che dirige la commissione del papa sulla lotta agli abusi sessuali. “Ti sei già trasferito?”

    Da quando Francesco ha creato la sua Commissione per la tutela dei minori nel 2014, il personale ha occupato uffici angusti in una vecchia residenza vaticana vicino all’appartamento del papa. Mentre la posizione in un primo momento suggeriva una vicinanza al potere, nell’ultimo decennio la commissione ha visto la sua influenza erosa da radicati interessi e defezioni vaticane. Padre Small ha detto che il suo personale è stato costretto a prendere in prestito spazi per uffici intorno alla Santa Sede “come i beduini” quando i vescovi venivano a incontrarli. I sopravvissuti agli abusi, ha detto, hanno faticato a trovare il loro angolo difficile da trovare.

    Così, negli ultimi anni, la commissione ha cercato silenziosamente un cambio, o almeno un cambio di indirizzo, per riaffermare il posto che la tutela dei bambini occupa nella chiesa. Quella caccia alla proprietà si è conclusa il mese scorso, quando la commissione ha preso il controllo degli uffici senza affitto in un maestoso palazzo del XVI secolo controllato dalla chiesa nel centro di Roma.

    La commissione afferma che i nuovi uffici, precedentemente non dichiarati, a Palazzo Maffei Marescotti, proprio in fondo alla strada del Pantheon, equivalgono a un impegno concreto per le vittime e una chiara risposta alle forze vaticane che ritiene preferirebbero che la questione degli abusi sessuali rimanesse nascosta o tenuto lontano.

    Lungi dall’essere un esilio, padre Small ha caratterizzato il trasferimento come un’espansione a una sede globale a Roma che può servire da monumento al “massacro silenzioso dell’infanzia delle persone” e chiarire ai sopravvissuti che “hanno il diritto di essere in un posto bello. “

    “È molto significativo”, ha detto in un’intervista il cardinale Sean O’Malley, arcivescovo di Boston e presidente della commissione.

    Nonostante sia stato “furbo” essere stato negli uffici a due passi dal papa, ha detto: “Ci siamo resi conto che non è così accessibile come vorremmo essere”. I sopravvissuti ad abusi sessuali da parte del clero, ha detto, spesso si sentono a disagio entrando in una chiesa cattolica: “Devo entrare in Vaticano e passare attraverso le guardie svizzere, i gendarmi e tutto il resto può essere piuttosto scoraggiante”.

    La posizione è tutt’altro che l’unico problema della commissione. Per decenni, la chiesa è stata divisa sulla responsabilità della sua gerarchia quando si tratta di coprire gli abusi, quanta voce dare alle vittime all’interno di un’istituzione insulare e se adottare un approccio più incrementale o intransigente alla riforma.

    Francis ha annunciato la creazione della commissione nel 2013, preoccupato di non prendere sul serio la questione, ma è diventata puramente consultiva. I commissari, compresi i sopravvissuti, alla fine si sono dimessi per protesta, accusando il Vaticano di fare ostruzionismo.

    Nuovo incarico o no, quel periodo di instabilità non è finito. Il mese scorso si è dimesso anche il reverendo Hans Zollner, un gesuita tedesco che è senza dubbio il principale esperto della Chiesa cattolica sugli sforzi contro gli abusi e il membro più importante della commissione.

    Ha messo in dubbio l’indipendenza della commissione e l’ ha condannata per non aver fornito “responsabilità, conformità, responsabilità e trasparenza”.

    “Padre Hans non è stato molto presente con noi nell’ultimo anno, quindi sono rimasto molto sorpreso”, ha detto il cardinale O’Malley della dichiarazione del barnburner, aggiungendo: “Non capisco quali siano le sue motivazioni per andare, ma lo faremo cercare di capire e affrontare le sue preoccupazioni”.

    Alla domanda se pensava che padre Zollner, sospettato da alcuni membri della commissione di tentare di istituire un centro di protezione dell’infanzia concorrente presso un’università pontificia romana, stesse cercando di sabotare la commissione, il cardinale ha detto: “A questo punto, non so cosa pensa pensa.” (Padre Zollner non ha restituito una richiesta di commento.)

    Il cardinale O’Malley ha preferito parlare dell’apertura di nuovi uffici di salvaguardia in Sud America e delle nuove misure di responsabilità che Francesco ha sancito il mese scorso nella legge ecclesiastica.

    Il papa, ha detto, aveva esplicitamente approvato la visibilità che la nuova sede della commissione ha fornito nel cuore di Roma, che, ha detto il cardinale O’Malley, dovrebbe aiutare a “placare i timori che veniamo esiliati fuori dal Vaticano”.

    Ma trovare quello spazio non è stato un compito facile.

    Padre Small, un veterano di Capitol Hill dai tempi in cui era consigliere per la politica estera della Conferenza episcopale cattolica degli Stati Uniti, ha detto che per trovare il posto giusto ha usato le lezioni Washingtoniane sull’”allineamento degli interessi” e ha risposto alle porte sbattute con un determinato: “Bene , vedremo.”

    Spesso, ha detto, si è imbattuto in un atteggiamento “NIMBY”, in cui i proprietari della chiesa guardavano la commissione “come una clinica per il metadone”.

    “Nessuno lo vuole nel loro cortile”, ha detto.

    Nel 2021, padre Small si è imbattuto in Palazzo Maffei Marescotti, una proprietà della Santa Sede fuori dal Vaticano che ospita uffici di beneficenza, un ufficio postale e l’ufficio di pellegrinaggio della chiesa. L’ex direttore di tale ufficio, mons. Nel palazzo vive Liberio Andreatta, che ne cura l’edificio ed è una figura ben inserita nell’ambiente clericale e politico romano per il suo vasto patrimonio immobiliare.

    Il cardinale O’Malley ha scritto una lettera chiedendo informazioni sulla proprietà o su altri luoghi adatti alla Segreteria di Stato del Vaticano e ha anche contattato l’APSA, la potenza immobiliare della chiesa, che essenzialmente ha risposto con un cartello di “nessun posto vacante”.

    L’equivalente dell’ufficio del sindaco della Città del Vaticano ha anche detto alla commissione di dimenticare qualsiasi piano di espansione nei loro uffici vaticani esistenti, ha detto padre Small, e li ha informati che potrebbero anche essere sfrattati per fare spazio ai cardinali bisognosi di alloggio in caso di conclave scegliere il prossimo papa. (Il Vaticano ha rifiutato di commentare.)

    Alla fine, padre Small ha detto la sua spinta e la lettera del cardinale O’Malley ha spinto monsignor Andreatta a mostrare alcune stanzette sul tetto del palazzo che padre Small ha descritto come “farcite di piccioni”.

    Lo scorso novembre, il cardinale O’Malley ha effettuato un’ispezione in loco e gli è stata mostrata una serie di stanze fatiscenti e dai soffitti alti disponibili se la commissione avesse pagato il conto per il loro restauro. Poiché la commissione considerava una campagna di raccolta fondi, una scossa nell’ufficio del vicario di Roma ha portato il vescovo Baldassarre Reina, un simpatico siciliano, come vice reggente. Ha esercitato maggiori pressioni su monsignor Andreatta, secondo padre Small, e ha ottenuto l’approvazione del papa per i nuovi uffici in stanze meno grandiose ma più utilizzabili dall’altra parte del corridoio.

    «Abbiamo lavorato con discrezione», ha scritto in un comunicato monsignor Andreatta, aggiungendo che i sopralluoghi sono serviti «per definire meglio le esigenze e le disponibilità» della commissione e che «tutto il resto è una fantasiosa ricostruzione».

    In un recente pomeriggio, alcuni membri del personale sono entrati per la prima volta. Padre Small chiese cautamente al custode del palazzo di mostrargli gli spazi comuni del palazzo al secondo piano.

    «Certo», disse. “Sei a casa.”

    Dietro la porta attendevano cornici a foglia d’oro, fregi dipinti di paesaggi e stemmi e intonaci ornati di putti e angeli. Padre Small ha immaginato lo spazio come una casa per eventi di raccolta fondi e la sessione plenaria della commissione a maggio, ma anche letture delle vittime, anche da riviste che dovrebbero essere “onorate e rispettate così impariamo dal passato”.

    Aveva dei progetti su una cappella fatiscente del XVI secolo con vetrate colorate accanto ai loro uffici al piano di sopra, immaginando una cappella aconfessionale in modo che le vittime che avevano perso la fede potessero reclamare una misura di spiritualità, e “non necessariamente attraverso la chiesa che ferirli così tanto.

    Quando i tecnici vaticani sono venuti per installare l’accesso a Internet nei nuovi uffici, il personale ha visitato le stanze più auguste ma decrepite dall’altra parte della sala, a disposizione della commissione se fosse riuscita a rinnovarle.

    Rosanna Giacometto, 50 anni, specialista in traumi, ha controllato il grande schermo piatto sul muro per le porte, “HDMI”, ha detto. “Questo è importante.” A pochi metri di distanza, la sorella Sheila Kinsey, una veterana dei rifugi per abusi sessuali negli Stati Uniti, ha ammirato il dipinto sul soffitto di mitici cavalli che trainano un carro e ha riflettuto sul “cercare di capire dove stiamo andando come squadra”.

    “L’intero posto deve essere ricablato”, ha detto Emer McCarthy, 46 anni, un membro dello staff, mentre ispezionava i cavi esposti e la muffa nella carta da parati damascata.

    Nel nuovo spazio, il personale della commissione si è crogiolato nell’esposizione a sud e ha immaginato un ambiente accogliente per le vittime, completo di barbecue sulla terrazza dall’altra parte del cortile. Padre Small sognava in grande.

    “Non sarei sorpreso se non diventassimo troppo grandi così velocemente”, ha detto. “E questo è diventato il palazzo dei sopravvissuti.”

    https://www.nytimes.com/2023/04/13/world/europe/vatican-sex-abuse-rome.html

  • I dubbi sul caso Orlandi: oltre ad un possibile intrigo internazionale, si parla anche di pedofilia in Vaticano

    I dubbi sul caso Orlandi: oltre ad un possibile intrigo internazionale, si parla anche di pedofilia in Vaticano

    La testimonianza di Pietro Orlandi in Vaticano non sarà dimenticata facilmente. Due gli argomenti alla ribalta della cronaca tra i fatti di sua conoscenza riferiti al Promotore di Giustizia Alessandro Diddi.

    Uno è relativo ad una chat tra lo stesso Orlandi e il cardinale Santos Abril y Castelló, arciprete emerito della Basilica Papale di Santa Maria Maggiore. La chat risale ai primi anni del pontificato di Papa Francesco e contiene alcuni fatti che non erano noti all’opinione pubblica. Nella chat, il cardinale Abril y Castelló avrebbe confermato l’esistenza di un dossier segretissimo sul rapimento di Emanuela Orlandi, che sarebbe stato ordinato da Papa Wojtyla e custodito in Vaticano. Il cardinale avrebbe anche ammesso che Emanuela Orlandi era stata vista viva in Inghilterra e che era stata coinvolta in una trama internazionale che riguardava il Vaticano, la Cia, i servizi segreti italiani e turchi, e l’attentatore Ali Agca. Quest’ultimo ha inviato una lettera a Pietro Orlandi in cui sostiene che Emanuela Orlandi era stata presa in consegna da alcune suore fin dall’inizio e che aveva accettato serenamente il suo ruolo.

    L’altro argomento è ancor più imbarazzante e coinvolge Karol Wojtyla, l’allora papa Giovanni Paolo II. Secondo alcune testimonianze e documenti, Wojtyla avrebbe avuto una vita segreta e dissoluta, frequentando donne e facendosele portare in Vaticano da persone legate alla criminalità organizzata, come il boss della banda della Magliana Enrico De Pedis, detto Renatino. Quest’ultimo sarebbe stato poi sepolto nella basilica di Sant’Apollinare, in cambio del suo silenzio sul caso Orlandi.

    Un’intercettazione audio, consegnata da Pietro Orlandi al promotore Diddi, rivelerebbe infatti che Wojtyla la sera usciva con due monsignori polacchi e non certo per andare a benedir case. Nell’audio si sente anche come lo chiamavano in Vaticano: un nomignolo coperto da un bip ma che secondo Pietro Orlandi è chiaro nel file originale.

    Accuse gravissime che, se trovassero riscontro, metterebbero in discussione la moralità e la santità di uno dei papi più amati e venerati dalla Chiesa cattolica. A supporto della documentazione presentata Pietro Orlandi ha chiesto che vengano ascoltati alcuni testimoni dell’epoca, tra cui i cardinali Giovanni Battista Re, Leonardo Sandri e Stanislaw Dziwisz, al tempo vicinissimi a Wojtyla.

    Pietro Orlandi nella puntata di DiMartedì andata in onda ieri sera, ha fatto ascoltare la registrazione audio consegnata al promotore di giustizia, ribadendo i suoi sospetti sul Papa polacco e aggiungendo anche di esser convinto che Ratzinger e Francesco siano a conoscenza di quello che è avvenuto.

    A parlare sarebbe un uomo vicino alla banda della Magliana: “Papa Giovanni Paolo II se le portava in Vaticano quelle, era una situazione insostenibile. E così il segretario di Stato a un certo punto è intervenuto decidendo di toglierle di mezzo. E si è rivolto a persone dell’ambiente carcerario”.

    “Penso che una delle possibilità – ha detto a Floris Pietro Orlandi – è che Emanuela possa aver magari anche subito un abuso, ma che quell’abuso sia stato organizzato. È stata portata da qualcuno per creare l’oggetto del ricatto e siccome il Vaticano da quarant’anni fa di tutto per evitare che possa uscire la verità… Certo, se nel ’93 si parlava normalmente della pedofilia dei cardinali come se fosse una cosa normale e accettata, uno può pure pensare che la pedofilia sia anche più su di quei cardinali”.

    Pietro ha anche detto di avere esposto questa riflessione qualche giorno fa ad un vescovo, il quale avrebbe commentato: “Beh, probabilmente…”. “Forse non ha capito… se parlo di qualcuno più su dei cardinali, mi riferisco a Wojtyla”, ha ribattuto Orlandi. “Probabile”, è stata la risposta del vescovo.

  • L’arcidiocesi di Baltimora ha coperto “orribili e ripetuti abusi” a spese dei bambini, afferma il rapporto

    L’arcidiocesi di Baltimora ha coperto “orribili e ripetuti abusi” a spese dei bambini, afferma il rapporto

    Nel corso di 80 anni, l’arcidiocesi di Baltimora ha nascosto abusi sessuali pervasivi su centinaia di bambini. I funzionari della chiesa hanno convinto i pubblici ministeri a non accusare i sacerdoti di crimini. Hanno trasferito i sacerdoti più volte piuttosto che riconoscere i loro abusi nelle parrocchie e nelle scuole. Hanno ignorato i preti violenti che hanno confessato di aver lottato contro la pedofilia. Hanno dato più peso alla negazione degli abusatori che alle accuse delle loro vittime.

    Un rapporto di 456 pagine pubblicato mercoledì pomeriggio dall’ufficio del procuratore generale del Maryland delinea una “storia lunga e sordida” con un’ampia portata e dettagli atroci. Identifica più di 100 sacerdoti e altro personale dell’arcidiocesi responsabili di “orribili e ripetuti abusi sui bambini più vulnerabili” nella loro comunità mentre la chiesa guardava dall’altra parte. Ma menziona anche la polizia, gli avvocati dello stato e persino un giornalista che ha contribuito a nascondere la verità.

    Il rapporto è stato rilasciato con 37 nomi redatti e caratteristiche identificative di altri 60 rimossi, su indicazione di un giudice che consentirà in seguito il contenzioso sul rilascio di quei nomi.

    “L’incredibile pervasività degli abusi stessi sottolinea la colpevolezza della gerarchia ecclesiastica”, afferma il rapporto. [ Leggi il rapporto ]

    “Quando la negazione diventava impossibile, la leadership della Chiesa rimuoveva gli autori di abusi dalla parrocchia o dalla scuola, a volte con la promessa che non avrebbero più avuto contatti con i bambini. I documenti della Chiesa rivelano con inquietante chiarezza che l’arcidiocesi era più preoccupata di evitare scandali e pubblicità negativa che di proteggere i bambini”.

    L’ufficio del procuratore generale chiede all’arcidiocesi di espandere il suo elenco pubblico di sacerdoti e fratelli abusivi per includere diaconi e insegnanti, secondo lo storico rapporto investigativo.

    “L’attenzione è stata comprensibilmente rivolta agli abusi da parte dei sacerdoti, ma un grande danno è stato causato anche da membri non ecclesiastici dell’arcidiocesi, come diaconi e insegnanti”, afferma il rapporto.

    Il rapporto copre lo stupro, il pestaggio, l’accarezzamento, il terrore e la tortura di oltre 600 bambini, a volte per anni alla volta, nel periodo coperto dall’indagine. L’ufficio del procuratore generale ritiene che il numero effettivo sia molto più alto perché solo una piccola percentuale di vittime di abusi si fa avanti. Molti degli aggressori sono morti.

    “Anche se potrebbe essere troppo tardi per le vittime vedere scontata la giustizia penale, speriamo che esporre le trasgressioni dell’arcidiocesi nella misura più ampia possibile porti una certa misura di responsabilità”, afferma il rapporto.

    Un’analisi di Banner ha identificato 32 persone che non erano state precedentemente identificate pubblicamente.

    “Oggi, certamente nel Maryland, è il giorno della resa dei conti”, ha detto ai giornalisti il ​​​​procuratore generale del Maryland Anthony Brown in una conferenza stampa poco prima della pubblicazione del rapporto.

    Brown ha detto che molte persone che si sono fatte avanti durante le indagini lo avevano fatto in passato. Ma per alcuni, ha detto, era la prima volta.

    “Quello che abbiamo appreso è che la storia incontrovertibile scoperta da questa indagine è quella di abusi pervasivi, perniciosi e persistenti da parte di sacerdoti e altro personale dell’arcidiocesi”, ha detto Brown. “È anche una storia di ripetuti insabbiamenti di quell’abuso da parte della gerarchia della Chiesa cattolica”.

    Brown ha rivelato che il suo ufficio aveva precedentemente avviato indagini sull’arcidiocesi di Washington e sulla diocesi di Wilmington. Ha descritto quelle indagini come in corso.

    “Abbiamo emesso citazioni in giudizio. Abbiamo esaminato la questione. E continueremo a farlo”, ha detto Brown.

    La pubblicazione del rapporto arriva mentre altre vittime sembravano sul punto di ottenere il diritto di citare in giudizio la chiesa, creando un futuro potenzialmente pericoloso per l’arcidiocesi che potrebbe essere sopraffatta da cause legali o dover decidere se presentare istanza di protezione dal fallimento.

    Poche ore dopo la pubblicazione del rapporto, i legislatori del Maryland hanno approvato il Child Victims Act, che eliminerebbe i limiti di tempo e di età per i sopravvissuti ad abusi sessuali su minori per citare in giudizio le istituzioni – come chiese e scuole – che consentivano ai loro abusatori. L’atto annulla anche una protezione legale chiamata “statuto di riposo” che alcuni ritengono sia stata inserita di nascosto in un precedente disegno di legge sulle cause legali nel 2017, che ha avuto l’effetto di isolare le istituzioni da rivendicazioni legali precedenti. Dopo essere stato approvato alla Camera dei Delegati la scorsa settimana e al Senato mercoledì pomeriggio, il disegno di legge sarà presto diretto al governatore Wes Moore, che ha promesso di firmare la legislazione in legge.

    Poco prima della pubblicazione del rapporto, Brown ha incontrato privatamente le vittime di abusi nel suo ufficio.

    “Mi sento benissimo, come se un peso fosse stato sollevato”, ha detto Linda Malat-Tiburzi mentre usciva dalla riunione. I sopravvissuti hanno espresso il loro apprezzamento per l’ufficio, ha detto Malat-Tiburzi, e hanno ascoltato una breve introduzione di ciò che è nel rapporto.

    I funzionari hanno spiegato perché alcuni nomi sono stati oscurati e hanno detto che alla fine speravano che un rapporto uscisse senza omissioni o con meno omissioni. Elizabeth Murphy, uscendo dalla riunione, ha detto di sentirsi “grata” per l’ufficio del procuratore generale e per quello che aveva fatto.

    “Penso che la Chiesa cattolica dovrebbe prendersi gli ultimi giorni della Settimana Santa per leggere il rapporto e meditare su di esso”, ha detto.

    In una conferenza stampa nel tardo pomeriggio alla Jenner Law, che rappresenta le vittime, Kit Bateman ha ammesso pubblicamente per la prima volta di essere stato abusato quando aveva 14 anni dal suo insegnante di religione e prete della scuola a Calvert Hall nel 1973. Oggi è stato anche il prima volta che Bateman l’ha detto alla sua famiglia, ha detto.

    “Mi dispiace tanto per quello che ti è successo”, gli disse un fratello, “non l’ho mai saputo”.

    “È una condanna a vita quando succede a te”, ha detto Bateman. “Lo reprimi meglio che puoi e incolpi te stesso il più possibile perché un prete, per un ragazzino cattolico, è la cosa più vicina a Dio. Questo è quello che ci viene detto. Questo è ciò in cui crediamo. Il potere è immenso, anche quando sai che è sbagliato.

    Dopo la pubblicazione del rapporto, l’arcivescovo William Lori ha affermato in una dichiarazione che “il rapporto descrive un periodo riprovevole nella storia di questa arcidiocesi, un periodo che non sarà coperto, ignorato o dimenticato. Il riconoscimento, lo so, è della massima importanza. I miei immediati predecessori e io abbiamo offerto un inflessibile riconoscimento pubblico degli orrori di questa era.

    Ha detto che l’arcidiocesi è cambiata rispetto ai decenni precedenti, quando gli abusi venivano ignorati. “È importante far risplendere la luce di Dio su questi resoconti vissuti di abusi. L’esposizione illustra i cambiamenti radicali che l’arcidiocesi ha iniziato a fare negli anni ’90 per porre fine a questo flagello. Questi sforzi sono stati significativi e l’arcidiocesi è cambiata”.

    Tra i principali risultati del rapporto:

    San Marco

    Il rapporto identifica 11 sacerdoti abusivi – la più grande concentrazione – nella parrocchia di St. Mark a Catonsville. Nove sacerdoti erano stati identificati prima del rapporto, ma le indagini informali dei sopravvissuti ritenevano che fosse più alto.

    Nel maggio 2002, un uomo ha riferito di aver subito abusi sessuali da parte di Robert Lentz, un prete, nella canonica nel 1964. La vittima ha avuto flashback incompleti e ricorda di essersi svegliata con Lentz in accappatoio. L’arcidiocesi ha pagato alla vittima un risarcimento di 35.000 dollari. Nello stesso anno, in ottobre, un altro uomo riferì di essere stato abusato da Lentz a St. Mark nel 1967-1968. È successo dopo che Lentz ha portato la presunta vittima e un altro ragazzo a una partita di hockey. In seguito ha dato loro alcol e ha abusato di entrambi, secondo il rapporto. La vittima ha detto che “Lentz era famigerato nella zona di Catonsville e i bambini sapevano che potevi andare da lui per l’alcol o un passaggio”. Altre tre vittime si sono fatte avanti per denunciare i loro abusi a San Marco da allora.

    Il Rev. Thomas Smith ha ammesso di aver abusato sessualmente di più ragazzi negli anni ’60 dopo che una vittima si è fatta avanti nel 1988. L’abuso non è stato segnalato a nessuno dall’arcidiocesi e Smith è stato autorizzato a continuare il suo incarico. Dopo che un’altra vittima si fece avanti nel 1993, Smith morì suicida. I parrocchiani hanno appreso poco dopo che l’arcidiocesi sapeva che Smith aveva una storia di abusi sessuali su bambini e l’ha gestita in silenzio.

    Si sa che almeno 40 vittime sono state abusate sessualmente da Smith. L’abuso si è verificato in ogni incarico che Smith aveva: St. Jane Frances De Chantal, St. Michael a Overlea, Most Precious Blood e St. Stephen’s a Bradshaw, secondo il rapporto.

    Joseph Maskell e ‘I Custodi’

    Sono emersi alcuni nuovi dettagli sull’entità degli abusi avvenuti alla Archbishop Keough High School, dove il cappellano, Joseph Maskell, ha abusato di 39 persone, incluso lo stupro ripetuto di alcune delle sue vittime nel suo ufficio scolastico.

    Maskell è stato il soggetto della serie di documentari Netflix del 2017 “The Keepers”. Lamentele su Maskell iniziarono a circolare già nel 1966, afferma il rapporto, e il cardinale Lawrence Shehan sapeva di comportamenti inappropriati e lo riassegnò a un’altra parrocchia, prima che fosse mandato alla Keough High School. Il rapporto descrive in dettaglio un altro prete coinvolto negli abusi e afferma che gli amministratori potrebbero aver chiuso un occhio sugli abusi. In un esempio della complicità della chiesa, il rapporto includeva un’intervista del 2019 con l’ufficio del procuratore generale e un altro insegnante, il reverendo John Carney, il quale ha affermato che tra il 1992 e il 1994, Maskell gli aveva confidato che le accuse contro di lui erano vere.

    Quando è stato premuto per ulteriori dettagli, afferma il rapporto, Carney ha detto solo che Maskell era “una persona molto buona” e “gentile con tutti”.

    Loyola Blakefield

    Molteplici accuse sono state mosse contro il sacerdote gesuita padre Robert Cullen, che ha lavorato per 25 anni come insegnante alla Loyola Blakefield High School nella contea di Baltimora. Il primo caso segnalato risale agli anni ’60, quando una madre sorprese Cullen a depredare sua figlia nella loro casa nella contea di Baltimora. Nonostante la famiglia abbia denunciato l’abuso ai gesuiti e ai funzionari dell’arcidiocesi, la chiesa non ha informato le autorità, non ha lavorato per identificare altre vittime o ha limitato il suo accesso ai bambini.

    Dopo il presunto abuso, Cullen ha continuato a lavorare a Loyola Blakefield fino al 1982. Ha poi lavorato per parrocchie in West Virginia, North Carolina e Pennsylvania prima di tornare a Loyola Blakefield nel 1996, dove ha trascorso altri sei anni come insegnante. Nel corso del quarto di secolo trascorso a Loyola Blakefield, secondo il rapporto, Cullen avrebbe abusato di più vittime. L’arcidiocesi lo ha elencato come accusato credibilmente nel 2019.

    100 vittime

    Lee O’Hara, un diacono affiliato a Sant’Atanasio e Santa Rosa da Lima a Baltimora, è stato accusato nel 1987 di 16 accuse di reati sessuali di vario grado e 16 accuse di abusi su minori a Ocean City. Una nota interna del 2004 affermava che O’Hara ha ammesso di aver molestato più di 100 bambini dal 1953, ma non è stato accusato perché “l’ufficio del procuratore dello Stato non è stato in grado di identificare alcuna vittima specifica”. Non è stato indicato come accusato in modo credibile dall’arcidiocesi.

    I funzionari della chiesa hanno spostato gli aggressori

    Il rapporto usa padre Lawrence Brett come un esempio di un prete che è stato spostato dopo che sono emerse accuse contro di lui come un modo per nascondere e consentire abusi. Si diceva che Brett fosse stato inviato per “cure” nel New Mexico dopo aver ammesso alla diocesi di Bridgeport nel 1964 di aver abusato e aggredito un ragazzo mentre prestava servizio nel Connecticut. È arrivato nell’arcidiocesi di Baltimora dopo il “trattamento” ed è stato collocato a Calvert Hall, una scuola cattolica per ragazzi, dove il rapporto rileva che ha abusato di più di 20 ragazzi dopo il 1964.

    Insabbiamento degli abusi da parte dell’ufficio del procuratore della città di Baltimora

    Padre Robert Newman ha ammesso di aver abusato sessualmente di bambini tra il 1971 e almeno il 1986, e i registri dell’arcidiocesi includono un elenco di 12 ragazzi di età compresa tra 9 e 15 anni. Newman si è dimesso da parroco della parrocchia del Preziosissimo Sangue lo stesso giorno in cui ha condiviso la sua storia di abusi sessuali. In una lettera scritta ai parrocchiani sulle dimissioni di Newman da parte di qualcuno il cui nome è stato cancellato dal rapporto, “ragioni di salute” sono state elencate come le ragioni per cui si è dimesso, ed è stato elogiato per il suo “ottimo ministero”. L’abuso sessuale di Newman sui bambini non è stato rivelato ai parrocchiani. Newman non è mai stato accusato di reati di abuso sessuale di minori, e un rapporto della polizia del 1987 indica che ha ricevuto un “autorizzazione eccezionale” dall’ufficio del procuratore della città di Baltimora a condizione che ricevesse un “certo” trattamento.

    Abuso fisico

    Almeno sette adolescenti hanno riferito che John Joseph Mike Jr., che ha servito diverse chiese nell’area di Baltimora, ha abusato fisicamente di loro tra il 1975 e il 1987. Una vittima è stata sottoposta a un “test di tortura” in cui Mike ha rimosso i vestiti del ragazzo, gli ha mani e il suo corpo a un albero e lo frustarono. In un altro caso, la schiena e il petto della vittima sono stati tagliati così gravemente che “non è stato in grado di fare la doccia”. Dopo che i genitori hanno denunciato l’abuso all’arcidiocesi nel 1987, gli psicologi hanno diagnosticato a Mike una “perofilia sadomasochistica [sic]”. L’arcidiocesi ha denunciato le accuse di abuso all’ufficio del procuratore dello stato della contea di Howard. La polizia lo ha accusato di un conteggio di abusi fisici su minori, aggressione e percosse, e Mike si è dichiarato colpevole.

    Giovanni Francesco Shine

    Nel 2002, il figlio di una vittima riferì che suo padre aveva subito abusi sessuali dal fratello Marius, noto anche come John Francis Shine, alla St. Mary’s Industrial School nel 1947 o 1948, dove era stato mandato a vivere. Ha confermato l’abuso all’arcidiocesi. La vittima ha detto che Shine portava un ragazzo diverso nella sua stanza ogni notte. La notte in cui la vittima è stata selezionata, Shine ha abusato sessualmente della vittima e ha cercato di respingere Shine. Shine lo ha battuto con una cintura.

    La vittima è scappata dalla scuola, solo per essere restituita. La vittima lo ha raccontato ai suoi genitori, che hanno denunciato l’abuso al preside della scuola, un fratello saveriano, e all’arcidiocesi. I genitori lo hanno allontanato dalla scuola. Shine è stato indicato come accusato in modo credibile nel 2019. Tra il 1921 e il 1973, Shine è stato assegnato ad almeno 10 luoghi diversi, comprese scuole e chiese nel Maryland, Michigan, Wisconsin, Kentucky e Massachusetts.

    L’ufficio del procuratore generale ha avviato le sue indagini nel 2018 e ha citato in giudizio centinaia di migliaia di documenti; ha intervistato ex sacerdoti, impiegati della chiesa, testimoni e sopravvissuti ad abusi sessuali; e ha compilato il documento, che si chiama “Clergy Abuse in Maryland”.

    L’ufficio ha successivamente accettato di riformulare il documento per rimuovere i nomi, i titoli e altre informazioni identificative di 60 persone.

    Taylor ha incaricato i pubblici ministeri di oscurare i nomi di altre 37 persone e informarli della loro inclusione nel rapporto. Avranno la possibilità di rivedere a porte chiuse le parti che li riguardano e rispondere in tribunale.

    L’indagine del gran giurì ha portato a un atto d’accusa: Neil Adleberg, 74 anni, di Randallstown, l’ex capo allenatore di wrestling alla Mount Saint Joseph High School, è accusato presso il tribunale del circuito della contea di Baltimora di abuso sessuale di un minore e reati correlati . Dovrà essere processato il 20 giugno, secondo i documenti del tribunale online .

    Le forze dell’ordine non chiedono ulteriori accuse penali, secondo i documenti del tribunale.

    I giornalisti di Baltimore Banner Hallie Miller, Brenna Smith, Kristen Griffith, Jessica Calefati, Jasmine Vaughn-Hall, Penelope Blackwell, Cadence Quaranta, Clara Longo de Freitas e Ryan Little hanno contribuito a questo rapporto.

    dylan.segelbaum@thebaltimorebanner.com

    https://www.thebaltimorebanner.com/community/religion/grand-jury-report-released-archdiocese-of-baltimore-6ZDV4TWH5RGJXPRP4CNRLEFW4M/

  • Abusi e omertà, fact cheking alla “dottrina Zuppi”

    Abusi e omertà, fact cheking alla “dottrina Zuppi”

    In chiusura del festival Tempi radicali a Modena, il 2 aprile, è stato ospite di Domani anche il cardinale Matteo Maria Zuppi. Un’importante occasione di dialogo, a cui bisogna dare atto che il presidente della Cei si è prestato volentieri, pur potendo immaginare che sarebbe andato incontro anche a domande scomode.

    Intervistato dal direttore Stefano Feltri, si è infatti mostrato sicuro e a suo agio sui temi di cui è abituato a parlare, dalla sinodalità alle periferie esistenziali care a papa Francesco fino addirittura a confrontarsi sui diritti lgbtq e il fine vita, ma ha cambiato passo ed è apparso sulla difensiva appena si è affrontato il tema degli abusi clericali. Ha fatto però in proposito affermazioni molto interessanti: proviamo quindi a riprenderle punto per punto.

    Prima di tutto, eludendo la domanda esplicita sull’avvio di un’indagine indipendente anche in Italia, Zuppi ha cominciato a criticare l’inchiesta che Domani porta avanti da ormai un anno sulla violenza nella Chiesa cattolica, sostenendo che sono state pubblicate cose non vere: «non abbiamo mai cercato di comprare qualcuno, come avete scritto», ha detto il presidente della Cei. In almeno due casi, però, abbiamo documentato che sono stati offerti 25mila euro alle vittime in cambio del silenzio sulla trattativa economica: è successo in provincia di Alessandria a Massimiliano Gamalero, vittima di don Carlo Bottero, reo confesso, e ad Antonio Messina, abusato a Enna da don Giuseppe Rugolo (oggi sotto processo per violenza sessuale su minori). Entrambi hanno ricevuto una proposta di “risarcimento” da parte della Chiesa: nel caso di Messina dal vescovo di Piazza Armerina Rosario Gisana, come si evince dalle intercettazioni agli atti, e in quello di Gamalero è arrivato addirittura un bonifico da parte del prete con la mediazione del vescovo di Acqui Luigi Testore. Sappiamo poi che altri casi di trattativa economica “privata” fra la Chiesa e le vittime sono andati a buon fine.

    «I primi che hanno consapevolezza e interesse a contrastare gli abusi siamo noi», ha poi sottolineato Zuppi, aggiungendo però che, «per evitare che a qualcuno venga il dubbio che ce l’avete con noi», Domani dovrebbe fare inchieste anche sulla famiglia e sulla scuola, responsabili, secondo il cardinale, del «95% degli abusi che ci sono in Italia». In primo luogo, sorprende questa percentuale: qual è la fonte di Zuppi, visto che non ci sono dati pubblici? Nel merito dell’affermazione, bisogna poi dire che la Chiesa non può in alcun modo essere messa sullo stesso piano della scuola e della famiglia: non solo per la levatura morale e il ruolo sociale che l’istituzione religiosa rappresenta e vanta, ma perché la gerarchia ecclesiastica ha fino ad oggi considerato l’abuso sessuale, anche sui minori, come un peccato che riguarda colui che lo commette, e non un reato. Senza contare che il pedofilo nella Chiesa ha finora potuto contare su un’organizzazione che in molti casi lo ha protetto con l’omertà e lo spostamento in altra diocesi, in certi casi agevolandone la fuga con vari espedienti, come è successo a don Silverio Mura, prete napoletano ritrovato in provincia di Pavia con il nome di don Saverio Aversano.

    Molto ci sarebbe poi da dire sul «rigore estremo» con cui papa Benedetto XVI e papa Francesco hanno affrontato il problema. Papa Francesco, in questi dieci anni sugli abusi ha detto molto ma fatto poco e finora non è riuscito a scardinare quel sistema di potere che rende la violenza clericale endemica. Nonostante Bergoglio abbia tolto il segreto pontificio sulle cause degli abusi (invece ribadito da Ratzinger nel 2001), di fatto vige ancora la massima riservatezza su decreti, testimonianze e carte processuali.

    Il presidente della Cei ha poi annuciato che i nuovi report sugli abusi nella Chiesa saranno pronti il prossimo novembre (ricordiamo che il 17 novembre 2022 è stato presentato il primo rapporto della Cei, che prendeva in esame l’attività dei Servizi diocesani e le segnalazioni arrivate ai centri di ascolto delle diocesi nel biennio 2020-2021) e riguarderanno «non solo i numeri ma anche il tipo di reati commessi negli ultimi vent’anni». Zuppi ha spiegato che la ricerca si limita a vent’anni (e non i tradizionali settanta, come la maggior parte delle indagini commissionate negli altri paesi) «perché di questo periodo abbiamo i dati su cui lavorare e evitiamo il rischio di avere soltanto delle proiezioni». Il cardinale ha omesso di esplicitare che anche questo report, come il precedente, sarà redatto non da una commissione indipendente ma da un’istituzione legata alla Chiesa, che non garantisce la necessaria terzietà. Senza contare che i dati ecclesiastici sono parziali (la Cei ha parlato di 613 fascicoli depositati al Dicastero per la dottrina della fede) perché non tengono conto di chi non si è rivolto all’autorità ecclesiastica per denunciare le violenze. Inoltre, limitare l’indagine a vent’anni esclude a priori le vittime emerse in precedenza e non tiene proprio conto di quanti non hanno ancora maturato la consapevolezza di aver subito un abuso: è noto infatti che molti hanno bisogno anche di trenta o quarant’anni per elaborare il trauma subito.

    Zuppi è poi entrato nel cuore del problema, sostenendo che le linee guida della Chiesa sono severissime e che i casi di abuso vanno denunciati alle autorità dello Stato. «Il problema però – ha poi precisato – è che a volte le persone non vogliono rivolgersi alla giustizia penale. A me personalmente è capitato due volte: due persone che mi hanno fatto segnalazioni ma non volevano andare al commissariato», sottolineando che in questi casi «vengono fatte firmare delle dichiarazioni alle vittime», che sollevino dalla responsabilità la Chiesa. Incalzato dal direttore, che gli chiedeva se a quel punto è il vescovo che fa la denuncia all’autorità dello Stato, Zuppi ha ribadito: «no, se la persona non vuole, no. Esiste però una giustizia ecclesiastica che funziona benissimo e non bisogna dire che è connivente (con gli abusatori, ndr)». Questo è un passaggio cruciale, perché dalle parole del presidente della Cei si evince che, nonostante l’obbligo morale sancito dal motu proprio papale Vos Estis Lux Mundi, che esorta il clero alla trasparenza e alla denuncia dei responsabili all’autorità civile, i vescovi continuano a rivolgersi solo ai tribunali interni. Sul fatto che questi ultimi funzionino bene, c’è solo la parola del cardinale, visto che gli esiti delle indagini ecclesiastiche non vengono rese note nella maggior parte dei casi nemmeno alle vittime. Su come sono condotte queste indagini, invece, da quel che trapela dai documenti a nostra disposizione c’è poco da stare allegri: nel sopracitato caso di don Rugolo, per esempio, monsignor Gisana viene ripreso durante la fase delle indagini preliminari proprio sul modo in cui ha condotto l’investigatio previa, che viene definita «monca» dal pm che lo interroga. Il vescovo, infatti, non solo non si era preoccupato di convocare diversi testimoni, ma nemmeno aveva sentito il prete accusato.

    Interpellato infine sul mancato coinvolgimento delle vittime nel processo di indagine sugli abusi, il cardinale Zuppi ha sostenuto che, invece, alcune di loro sono state ascoltate e ha citato un’udienza avvenuta al Consiglio permanente della Cei. Decisamente poco, se si aggiunge che Francesco Zanardi, presidente della Rete L’Abuso, ricevuto due volte in udienza privata proprio da Zuppi, ha definito gli incontri «deludenti» e l’atteggiamento del cardinale «autoritario». La Cei non si è poi nemmeno data la pena di rispondere alle lettere del coordinamento Italy Church Too, nato nel 2022 proprio per dare voce ai sopravvissuti alla violenza clericale. Anche a Modena, non una parola è venuta da Zuppi sul dolore delle vittime e sulla necessità che ricevano un risarcimento (trasparente) per quanto hanno subito, come accade invece in Francia e in Germania.

    «E poi c’è sempre la giustizia ecclesiastica e Roma: un po’ di meccanismi di certezza del diritto per la vittima ci sono», ha concluso Zuppi, riferendosi ovviamente al ruolo di garante del papa. Purtroppo, pensando alla vicenda complessa e tutt’altro che chiara di Rupnik, e del ruolo per nulla trasparente avuto da Bergoglio nella scomunica del gesuita accusato di abusi su diverse suore, sorgono molti dubbi sulla «certezza del diritto» garantita dalla Santa Sede. Roma giudica, in effetti, come ha detto il presidente dei vescovi, ma a noi ancora rimane da capire in che modo.

    https://www.editorialedomani.it/politica/italia/abusi-nella-chiesa-e-coperture-fact-checking-alla-dottrina-zuppi-peg7zezb

  • Abusi nella Chiesa: ancora non ci siamo

    Abusi nella Chiesa: ancora non ci siamo

    La tanto attesa revisione della legge chiave del papa contro gli abusi è una grande delusione. Papa Francesco ha perso l’opportunità di correggere i gravi difetti della Vos estis lux mundi che l’hanno resa inefficace. La revisione di oggi apporta alcuni modesti cambiamenti, alcuni dei quali sono benvenuti. È positivo che si chiarisca che l’abuso di adulti vulnerabili è un crimine secondo il diritto canonico e che anche i leader laici delle associazioni religiose possono essere soggetti a sanzioni. Ma questa politica aveva bisogno di un’ampia revisione, non di qualche ritocco.

    Vos estis rimane un’autopolitica confezionata come responsabilità. Mantiene il controllo dei vescovi nell’indagare e giudicare le accuse contro i colleghi vescovi. Omette qualsiasi obbligo di informare il pubblico. Dice ai vescovi che non sono tenuti a denunciare le molestie sui minori alle autorità civili, a meno che non siano obbligati a farlo dalla legge locale. E limita il coinvolgimento dei laici a ruoli frammentati e privi di potere. Nessuna di queste debolezze viene affrontata nella versione rilasciata oggi. Al popolo cattolico era stato promesso che Vos estis sarebbe stato “rivoluzionario”, un evento epocale per responsabilizzare i vescovi. Ma in quattro anni non abbiamo visto nessuna significativa pulizia della casa, nessun cambiamento drammatico. All’inizio di questo mese, un importante consigliere papale ha ammesso pubblicamente che la nuova politica del papa “non funziona”. Dei 5.600 vescovi viventi in tutto il mondo, BishopAccountability.org ha identificati solo una quarantina che sono stati indagati secondo il nuovo protocollo. Meno della metà di questi sono stati sanzionati, di solito con clemenza ().

    Prima della promulgazione di Vos estis, il papa ha fatto credere alle vittime e ai cattolici disperati che la sua risposta decisa ai crimini dell’ex cardinale Theodore McCarrick sarebbe stata un precedente per una nuova era di responsabilità e apertura. Ma il caso McCarrick si è rivelato un’anomalia, “una tantum”. Mentre diversi vescovi sono stati giudicati colpevoli di abusi o di insabbiamento dopo la laicizzazione di McCarrick, nessuno è stato privato del suo sacerdozio o addirittura del suo titolo. Chiediamo sinceramente a papa Francesco di apportare importanti cambiamenti alla Vos estis, iniziando con queste riforme fondamentali:

    1. Richiedere la piena divulgazione di accuse credibili al pubblico. Secondo la Vos estis, è lecito tenere il pubblico all’oscuro dall’inizio alla fine. Non prevede alcun obbligo di informare i fedeli. Bisogna cambiare questa situazione. Per citare l’arcivescovo Scicluna, «l’informazione è fondamentale se vogliamo davvero lavorare per la giustizia». È anche fondamentale per scoraggiare i crimini e gli insabbiamenti.

    2. Eliminare il fallimentare “modello metropolitano” e autorizzare invece i laici a supervisionare la segnalazione, le indagini e il giudizio dei casi contro vescovi e leader religiosi.

    3. Obbligare a denunciare alle autorità civili, indipendentemente dal fatto che la legge locale lo richieda o meno. Ovvero, istruire ogni sacerdote e religioso a notificare alle autorità civili i reati sessuali sospetti o noti, così come i sospetti di insabbiamento da parte di funzionari della Chiesa. Il papa potrebbe esentare il clero da questo obbligo in quelle poche giurisdizioni del mondo in cui ci sono buone ragioni per temere che tale denuncia metta a repentaglio la sicurezza degli accusatori e/o dei presunti colpevoli.

    Questi e altri cambiamenti devono avvenire se si vuole che le vittime vivano una guarigione e che i bambini siano più sicuri all’interno della Chiesa cattolica.

    BishopAccountability.org è un’organizzazione noprofit indipendente fondata nel 2003. Raccoglie e pubblica dati e documenti sulla crisi degli abusi nella Chiesa cattolica romana.

    Anne Barrett Doyle copresidente di BishopAccountability.Org, il più grande database di informazione al mondo sui casi di abusi del clero 

    https://www.adista.it/articolo/69786

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webp2023/03/27/norme-anti-abusi-estese-anche-ai-laici-ma-quanto-sono-efficaci/