Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Il sesso degli angeli. Pedofilia, femminismo, lgbtq+: il dibattito della Chiesa

    Il sesso degli angeli. Pedofilia, femminismo, lgbtq+: il dibattito della Chiesa

    Quando il cardinale Carlo Maria Martini diceva che la Chiesa è “indietro di 200 anni”, non citava una cifra a caso: è per reazione alla Rivoluzione francese, infatti, che il cattolicesimo ha congelato la propria morale sessuale, ultimo ambito nel quale, perduto il potere politico, può ancora esercitare un’influenza determinante sui propri fedeli.

    E così, mentre è evoluta sui fronti più svariati, dal rapporto con le altre confessioni alla dottrina sociale, quando si tratta di sesso Santa Romana Chiesa rimane strenuamente anacronistica. Ma l’epocale crisi degli abusi sessuali ha creato una frattura profonda.

    E Francesco, un papa non ossessionato dai peccati “sotto la cintura”, ha relativizzato molti tabù e fatto spazio alle obiezioni, anche ai conflitti, che covavano da tempo sotto la cenere. Questa inchiesta giornalistica dà voce a attivisti, storici, sociologi, teologi, preti, giornalisti, donne e uomini che in questi anni hanno portato alla luce una “opinione pubblica” cattolica tutt’altro che monolitica e un dibattito ormai non più rinviabile.

  • Pedofilia – La Chiesa del “silenzio” di papa Wojtiyla e la crisi di sistema nata dall’ossessione del sesso – FQ

    Pedofilia – La Chiesa del “silenzio” di papa Wojtiyla e la crisi di sistema nata dall’ossessione del sesso – FQ

    Quanto fa male il sesso alla chiesa? Per citare il cardinale Martini , il cattolicesimo in materia, è rimasto “indietro di 200 anni”. A differenza di altri campi della vita dove, invece, il Vaticano è stato dentro la storia.

    Iacopo Scaramuzzi, vaticanista di Askanews, affronta questa ossessione clericale (di cui non c’è traccia nel Vangelo) in maniera completa e densa di spunti nel suo saggio Il sesso degli angeli. Pedofilia, femminismo, lgbtq+: il dibattito nella chiesa (edizione dell’asino).

    La questione pedofilia è centrale e la prima notazione è decisiva: oramai siamo oltre lo scandalo. Gli abusi sui minori, che coprono interi decenni e coinvolgono tanti paesi nel mondo, hanno provocato una crisi di sistema nella Chiesa, che mette in delusione il modello di governo dei cattolici. A cominciare dai vescovi.

    Per stare sull’attualità: venerdì scorso il neo-presidente della Cei cardinale Matteo Zuppi, ha annunciato un report annuale e un’indagine dal 2000 in poi. Aggiungendo: “Ci prenderemo le botte che dobbiamo prenderci”.

    A prescindere ora dalle buone intenzioni di don Matteo, “prete di strada” voluto da papa Francesco, siamo sicuri che i vescovi siano le persone giuste per fare giustizia?

    Leggendo la ricerca di Scaramuzzi il dubbio si radica in profondità. L’autore intervista Jason Barry, “il primo cronista della storia ad indagare sugli abusi sessuali del clero sui minori “ (a partire da un caso del 1983 in Luisiana), e questi indica nella “segretezza patologica dei vescovi” il maggiore ostacolo alla verità. Di qui lentezze omertà e vittime abbandonate a se stesse. È la chiesa come fortino medievale che insabbia e si difende senza se e senza ma, proteggendo i suoi pastori accusati di essere predatori sessuali, si consolida soprattutto sotto il lungo pontificato di Giovanni Paolo II, oggi santo.

    Il profilo del papa polacco si scorge varie volte nel libro ed emerge nella lunga testimonianza di Mary McAlesee, presidente della Repubblica d’Irlanda dal 1997 al 2011 e oggi tra le voci più autorevoli del femminismo cattolico. McAlisee parla del sistema sinodale (i vescovi al solito) come di un “piccolo club clericale”  e della “cultura del silenzio” sulla pedofilia. Rivela: “durante la mia seconda visita a Giovanni Paolo II nel 2003, ho incontrato il papa (…), poi ho avuto una conversazione molto più lunga con il cardinale Angelo Sodano, all’epoca Segretario di Stato. E all’ora “premier” vaticano, morto venerdì scorso a 94 anni, le fece “presente il desiderio della Santa Sede di avere un concordato con l’Irlanda che proteggesse gli archivi e la documentazione della chiesa conservata nelle diocesi irlandesi e a Roma. Io sono rimasta sconcertata che anche solo sollevasse la questione con me”. Conclusione “gli ho detto subito che non avrei accettato. (…) Sodano non era per niente contento”.

    Quello di Scaramuzzi non è però un j’accuse anti-clericale. Anzi. L’autore conosce bene la chiesa e descrive la fatica di Francesco contro l’ossessione della morale sessuale, pilastro della dottrina e del clericalismo.

    E come nel 1978 la contraccezione segnò una frattura, uno scisma tra la chiesa e i credenti, oggi la frontiera decisiva è quella dell’omosessualità.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2022/05/30/pedofiliala-chiesa-del-silenzio-di-papa-wojtyla-e-la-crisi-di-sistema-nata-dallossessione-del-sesso/6609222/

  • Obbligo di denuncia per i vescovi e report sugli abusi: cosa prevede la nuova stagione di Zuppi per la lotta alla pedofilia nella Chiesa italiana

    Obbligo di denuncia per i vescovi e report sugli abusi: cosa prevede la nuova stagione di Zuppi per la lotta alla pedofilia nella Chiesa italiana

    di Francesco Antonio Grana

    Dalla mancanza dell’obbligo di denuncia al Report nazionale sugli abusi. È toccato al neo presidente della Cei, il cardinale arcivescovo di Bologna Matteo Maria Zuppi, inaugurare una nuova importante stagione della Chiesa italiana nel contrasto della pedofilia del clero. Una svolta epocale se si pensa a come, in pochi anni, sia maturata nell’episcopato della Penisola quella che il porporato ha definito “la strada italiana”, diversa da quella attuata in Francia e in Germania, ma non per questo dettata dalla volontà di continuare a insabbiare i casi. La Cei targata Zuppi ha deciso di pubblicare, entro il 18 novembre 2022, un primo Report nazionale sulle attività di prevenzione e sui casi di abuso segnalati o denunciati alla rete dei Servizi diocesani e interdiocesani negli ultimi due anni e di avviare un’analisi sui dati di delitti presunti o accertati perpetrati da chierici in Italia nel periodo 2000-2021, custoditi dalla Congregazione per la dottrina della fede.

    Proprio alla vigilia dell’assemblea generale della Cei, il Coordinamento contro gli abusi nella Chiesa cattolica – ItalyChurchToo aveva chiesto “un’indagine indipendente, condotta da professionisti credibili e super partes, che faccia luce sugli abusi compiuti dal clero in Italia, che veda uniti gli sforzi di diverse e altissime professionalità e che utilizzi contemporaneamente metodi qualitativi, quantitativi e documentali”. Esattamente dieci anni fa, nel 2012, quando Benedetto XVI era ancora Papa e il presidente della Cei era il cardinale Angelo Bagnasco, la Chiesa italiana approvò le Linee guida in materia di pedofilia. In quel testo, i presuli affermarono che “nell’ordinamento italiano il vescovo, non rivestendo la qualifica di pubblico ufficiale né di incaricato di pubblico servizio, non ha l’obbligo giuridico di denunciare all’autorità giudiziaria statuale le notizie che abbia ricevuto in merito ai fatti illeciti oggetto delle presenti Linee guida”. Documento che fu respinto dalla Congregazione per la dottrina della fede che chiese di modificarlo.

    Due anni dopo, nel 2014, con Francesco divenuto Papa, la Cei si limitò a cambiare quel passaggio inserendo semplicemente un inciso: “Nell’ordinamento italiano il vescovo, non rivestendo la qualifica di pubblico ufficiale né di incaricato di pubblico servizio, non ha l’obbligo giuridico – salvo il dovere morale di contribuire al bene comune – di denunciare all’autorità giudiziaria statuale le notizie che abbia ricevuto in merito ai fatti illeciti oggetto delle presenti Linee guida”. La prima vera svolta arrivò dopo cinque anni, nel 2019, con il cardinale Gualtiero Bassetti come presidente della Cei, ma soprattutto dopo il summit mondiale sulla pedofilia convocato da Francesco in Vaticano. La Conferenza episcopale italiana introdusse finalmente “l’obbligo morale” di denuncia alle autorità civili dei casi di abuso sessuale su minori commessi da sacerdoti.

    Durante l’assemblea generale della Cei, il cardinale Sean Patrick O’Malley, presidente della Pontificia Commissione per la tutela dei minori, ha inviato un videomessaggio ai vescovi italiani indicando sette punti da trasformare in azione per “dare inizio a un processo costruttivo di revisione, di riforma, e di riconciliazione” sulla pedofilia. “È una realtà – ha spiegato il porporato – che saremo giudicati sulla base della nostra risposta alla crisi di abuso nella Chiesa. Abbiamo bisogno di una conversione pastorale che includa i seguenti aspetti: offrire una cura pastorale efficace alle vittime; dare indicazioni chiare (e vigilare) sui corsi di formazione per il personale nella diocesi; fare uno screening adeguato e accurato; rimuovere i colpevoli; cooperare con le autorità civili; valutare attentamente i rischi esistenti per i preti colpevoli di abuso (per se stessi e per la comunità) una volta che sono stati ridotti allo stato laicale; dimostrare l’applicazione dei protocolli in atto, così che le persone sappiano che le politiche funzionano. Un audit e un rapporto di verifica dell’implementazione delle politiche sono molto utili. La buona notizia – ha concluso il cardinale – è che laddove vengono adottate politiche effettive e attuate con efficacia, il numero dei casi si riduce drasticamente”. Una strada condivisa anche da Zuppi.

    Twitter: @FrancescoGrana

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/05/29/obbligo-di-denuncia-per-i-vescovi-e-report-sugli-abusi-cosa-prevede-la-nuova-stagione-di-zuppi-per-la-lotta-alla-pedofilia-nella-chiesa-italiana/6608118/

  • La Cei promette un cambio di passo sulla lotta agli abusi. I comitati delle vittime: «Non basta»

    La Cei promette un cambio di passo sulla lotta agli abusi. I comitati delle vittime: «Non basta»

    Un «dovere» secondo la Chiesa cattolica, un «passo troppo timido» secondo le vittime: la Conferenza episcopale italiana (Cei) ha annunciato venerdì 27 maggio l’avvio di uno studio sulle violenze sessuali su minori e persone vulnerabili all’interno della chiesa negli ultimi 20 anni, anche e soprattutto a seguito delle pressioni delle associazioni delle vittime, le quali continuano a chiedere un’indagine indipendente. «È nostro dovere di fronte a tanta sofferenza», ha dichiarato in una conferenza stampa Matteo Zuppi, nominato martedì scorso da papa Francesco a capo dei vescovi della penisola.

    In un comunicato finale emesso al termine della sua assemblea generale a Roma, la Cei promette che questo «studio sarà realizzato con la collaborazione di istituti di ricerca indipendenti», per «arrivare a una conoscenza più approfondita e oggettiva» delle aggressioni presunte o confermate commesse da religiosi in Italia tra il 2000 e il 2021. Utilizzerà i dati forniti dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, l’istituzione vaticana responsabile, tra le altre cose, delle questioni relative alle violenze sessuali all’interno della Chiesa cattolica. «Ciò consentirà di migliorare le misure di prevenzione e controllo, nonché di accompagnare le vittime e i sopravvissuti con una migliore conoscenza», ha dichiarato la Cei.

    Inoltre, la Conferenza episcopale si impegna ad aumentare il numero dei centri di ascolto nelle diocesi – attualmente dislocati in circa il 70% del Paese – e a produrre un primo rapporto nazionale sui casi segnalati negli ultimi due anni.

    Questi annunci hanno deluso le associazioni delle vittime. Francesco Zanardi, vittima di un sacerdote e fondatore della principale associazione di vittime, Rete L’Abuso, ha dichiarato alla stampa che è «discriminatorio» studiare i casi solo dal 2000 in poi, «il che esclude molti casi, compreso il mio. È noto quanto possa essere lungo il tempo di elaborazione della violenza subita, anche decenni». Le associazioni, che a febbraio hanno lanciato un’importante campagna di sensibilizzazione sul tema, chiedono un’ampia indagine indipendente, «condotta da professionisti imparziali e di alto livello», in un Paese a maggioranza cattolica dove la Chiesa mantiene una grande influenza.

    Il 23 maggio scorso, associazioni, avvocati e giornalisti riuniti nel movimento “ItalyChurchToo”  hanno pubblicato una lettera aperta in tal senso, sottolineando il ritardo del Paese rispetto ad alcuni suoi vicini, come la Francia, dove una commissione d’inchiesta ha stimato che 216.000 bambini e adolescenti sono stati vittime di chierici e religiosi dal 1950 a oggi. «L’Italia è il Paese più arretrato in questo ambito. Quello che chiediamo al nuovo presidente è il coraggio di mettere in atto misure radicali, non di facciata», ha dichiarato venerdì all’Afp Ludovica Eugenio, giornalista italiana e componente della rete ItalyChurchToo.

    A suo avviso, un rapporto di 20 anni «non risolverà i problemi perché non va al fondo delle cose. È come costruire una casa dal terzo piano, senza fondamenta. Senza prevenzione, senza giustizia e senza verità, non porterà a nulla». In un’intervista rilasciata venerdì sempre all’Afp, Francesco Zanardi ha anche deplorato il «problema dello Stato italiano» e «i difetti» del sistema legislativo, che «non riesce a intervenire», affermando che «ognuno deve fare la sua parte».

    Durante l’assemblea, il cardinale americano Sean O’Malley, presidente della Pontificia commissione per la Tutela dei Minori, ha invitato i vescovi a «impegnarsi» per combattere questo flagello. «La realtà è che saremo giudicati in base alla nostra risposta alla crisi degli abusi nella Chiesa», ha detto. Alla fine di aprile, ilpPapa ha chiesto alla commissione di redigere un rapporto annuale sulla lotta contro le violenze sessuali e gli stupri commessi da chierici, chiedendo un «nuovo inizio» perché «c’è ancora molto da fare». – Foto di Jorge Valenzuela A

  • L’ultima bolla: esce il cardinale Sodano

    L’ultima bolla: esce il cardinale Sodano

    Una scena in “The Two Popes “, il nuovo affascinante film di Netflix, vede Anthony Hopkins nei panni di un Benedetto XVI meditabondo e gentile che ascolta la confessione non richiesta del cardinale Jorge Bergoglio, interpretato da Jonathan Pryce in un abile equilibrio tra modestia e forza intellettuale. L’argentino è andato alla Roma per andare in pensione a 75 anni. Benedetto lo respinge. Il tenero complotto distorce la realtà dell’ambizione ecclesiastica. Bergoglio rivela la sua lotta agonizzante nella Guerra Sporca da giovane provinciale, cercando di proteggere una comunità gesuita divisa dal regime sadico. Poi Benedetto inizia  il suo confessione, riferendosi a “Fr. [Marcial] Maciel” – il famigerato pedofilo e fondatore della Legione di Cristo. A questo punto, il regista Fernando Meirelles interrompe le parole: le espressioni facciali trasmettono il rimorso di Benedict, accelerando la trama oltre gli abusi sessuali del clero.

    Nella vita reale, un’ombra minacciosa per entrambi i papi apparteneva al cardinale Angelo Sodano, originario del Piemonte, nel nord Italia. Sodano era il grande protettore di Maciel e di altri famigerati predatori. Era anche un lealista del dittatore cileno, Augusto Pinochet, durante gli anni ’80 come nunzio apostolico a Santiago. Sodano ha aiutato Maciel a ottenere il sostegno dei ricchi cileni nella creazione di scuole della Legione lì. Nel 1991 papa Giovanni Paolo II, colpito dalle credenziali anticomuniste di Sodano, lo nominò Segretario di Stato vaticano. Per quasi due decenni ha fatto avanzare le carriere della maggior parte degli uomini che divennero vescovi cileni sotto Giovanni Paolo e Benedetto, insieme a molti diplomatici vaticani e funzionari della Curia romana che gli dovevano fedeltà.

    Sodano, 92 anni, è stato il cardinale più potente della chiesa dell’ultima generazione. Il 21 dicembre papa Francesco ha “accettato” le sue dimissioni da decano del Collegio cardinalizio, carica in cui ha praticato la politica machiavellica su scala mozzafiato. Sodano ha ingoiato il suo destino in una foto con un sorridente Francis e uno di quei documenti vaticani con frasi ornamentali quando un omone viene licenziato. Il  motu proprio del papa  (di propria iniziativa) fa un  inchino verbale  a Sodano, «che ringrazio vivamente per l’alto servizio reso al Collegio cardinalizio nei quasi quindici anni del suo mandato». Il documento prevede un termine di cinque anni per i futuri decani, rinnovabile se un papa lo desidera.

    I titoli delle notizie erano scortesi. “Il cardinale contaminato dallo scandalo degli abusi si dimette da preside”, ha  strombazzato Crux . Nel 1998, Sodano ha impedito al cardinale Joseph Ratzinger di perseguire Maciel dopo che otto legionari  hanno presentato un ricorso canonico  presso il tribunale della sua Congregazione per la Dottrina della Fede. Maciel è stato destituito dal ministero nel 2005 dopo che Ratzinger è diventato Benedetto XVI.

    Su Sodano, l’  Irish Times  è stato più duro: “Il cardinale (92) che ‘cercò un accordo’ per seppellire i documenti di abusi sessuali si dimette ” . Secondo la giornalista veterana di religione Patsy McGarry, quando l’ex presidente dell’Irlanda, Mary McAleese, si è recata a Roma in Nel 2003, ha incontrato Sodano che ha cercato di “assicurarsi, tramite lei, l’accordo sul fatto che l’Irlanda non avrebbe tentato di accedere ai documenti della chiesa nelle Commissioni d’inchiesta sulla gestione delle accuse di abusi sessuali da parte del personale”. McAleese, che ha respinto la richiesta, lo ha definito “uno dei momenti più devastanti della mia presidenza”.

    Come un toro che calpesta i valori morali, Sodano ha usato la sua autorità per proteggere i colpevoli, bloccare i riformatori e aiutare i complottisti che cercano di incassare le diocesi americane vendendo proprietà della chiesa, in parte per soddisfare le pretese legali nei casi di abuso. Ciò è stato fatto da suo nipote, Andrea Sodano, un ingegnere edile a Roma, in un programma di acquisto basso, prezzo elevato che prendeva di mira le parrocchie nelle diocesi in difficoltà finanziarie. Il cardinale Sodano ha promosso la collaborazione di Andrea con il vistoso Raffaello Follieri in una  festa di lancio del 2004 a New York. L’attività è fallita nel 2009 quando il suo amministratore delegato Follieri è andato in prigione federale con l’accusa di frode e riciclaggio di denaro. Ha inviato $ 365.000 via filo ad Andrea Sodano a Roma per presunti studi di ingegneria strutturale, secondo i documenti forniti a chi scrive in base a una richiesta del Freedom of Information Act. Al di là della portata di una citazione a Roma, Andrea ha rifiutato di testimoniare. Theodore Cacciopi, l’agente dell’FBI che ha costruito il caso, ha definito Andrea “un co-cospiratore non incriminato”.

    Nepotismo deriva dall’italiano,  nipote,  che significa nipote.

    Al tempo del viaggio di McAleese, anche il cardinale Sodano stava lavorando fianco a fianco con mons. Stanislaw Dziwisz, il più stretto collaboratore di Giovanni Paolo, per bloccare il processo canonico contro Maciel, mentre le malattie neurologiche hanno messo a dura prova il papa.

    Come riportato in NCR nel 2010 , i sacerdoti della Legione hanno fatto generosi doni finanziari a Sodano e Dziwisz, il guardiano per la partecipazione alle messe private nel palazzo apostolico. (Dopo la morte di Giovanni Paolo II, Benedetto nominò cardinale Dziwisz; da allora si è ritirato in Polonia.) I fondi convogliati a quelli e ad altri funzionari della curia erano, come disse un sacerdote, “un modo elegante per dare una tangente”.

    La Legione ha dato a Dziwisz $ 50.000 per assicurarsi un benefattore messicano e i suoi posti in famiglia a una messa papale privata. Dziwisz, che parla raramente con i giornalisti, all’epoca rifiutò la mia richiesta di intervista; così fece Sodano. Il cardinale ha ricevuto doni separati di $ 10.000 e $ 5.000 dalla Legione, secondo due dei suoi ex sacerdoti, che hanno paragonato quei doni alla punta di un iceberg. Alla fine del 2004, cinque mesi prima della morte di Giovanni Paolo II, Ratzinger scappò dal controllo di Sodano e ordinò le indagini su Maciel che sarebbero culminate nel suo licenziamento dopo che il cardinale divenne papa. Anche allora, Sodano si assicurò che il linguaggio del decreto pontificio individuasse la Legione di Cristo per lodare senza una parola di consolazione per le vittime.

    Il 26 dicembre, il Washington Post ha riferito che Sodano era tra i prelati che hanno ricevuto un assegno dall’ex cardinale Theodore McCarrick, uno dei tanti pagamenti che il cardinale caduto in disgrazia ha inviato a dirigenti di chiesa di alto rango responsabili della gestione dei religiosi o della gestione delle accuse di abusi sessuali . Sodano “ha ricevuto $ 19.000 dal 2002 al 2016, i record mostrano”, ha affermato il Post.

    “La Curia è una confraternita”,  ha detto Sodano al New York Times  nel 1992. Nei suoi 16 anni come Segretario di Stato, l’equivalente vaticano di un primo ministro, Sodano ha mantenuto una presa di ferro sulla Curia romana, o burocrazia papale. Ha promosso le carriere di molti diplomatici vaticani che hanno mantenuto la loro lealtà.

    Nel 1995 Giovanni Paolo II taceva sulle accuse di abusi sessuali da parte di ex seminaristi contro il  cardinale Hans Hermann Groër  che si “ritirò” da arcivescovo di Vienna, provocando un enorme scandalo. In una visita a Roma nel 1998, il successore di Groër, il cardinale Christoph Schönborn e diversi vescovi austriaci dissero a Ratzinger di essere “moralmente certi” della colpevolezza di Groër. Sodano voleva il silenzio, nessuna messa in discussione della confraternita che comprendeva cardinali-arcivescovi. All’epoca prevalse. Schöborn, che ha incontrato spesso vittime di abusi,  ha detto ai giornalisti diversi anni dopo  che Sodano “ha detto letteralmente – in faccia – ‘Vittime? Questo è quello che dici!’ ”

    Benedetto condivideva la nozione di fratellanza di Sodano; non gli piaceva vedere le lamentele rese pubbliche. Ha convocato Schönborn a Roma per un incontro del 2010 per appianare le cose, provocando il  titolo di NCR : “La sessione di bacio e trucco non porrà fine al dibattito su Sodano ” .

    La marea stava girando contro Sodano. I sopravvissuti in molti paesi, collegati da Internet, hanno intensificato le richieste di giustizia che hanno incoraggiato redazioni, pubblici ministeri, legislatori e tribunali. Oggi, vescovi e cardinali affrontano pressioni legali che non avrebbero mai nemmeno immaginato, in particolare in Messico e Cile.

    L’incapacità di Benedetto di risolvere la crisi degli abusi si è estesa al suo vacillante controllo della Curia. Quando lo scandalo Vatileaks è esploso nel 2012 e la scoperta che il suo stesso maggiordomo aveva fatto trapelare documenti papali sensibili, Benedetto si è reso conto che non aveva il potere di progettare riforme e ha annunciato il suo storico ritiro.

    Ironia della sorte, Sodano, in qualità di Decano del Collegio cardinalizio, ha svolto un ruolo chiave nel conclave del 2013 a vantaggio del cardinale Bergoglio, che nel 2005 era arrivato secondo dopo Ratzinger alle votazioni. Sebbene a quel punto avesse 84 anni, e ben oltre l’età per votare su 75, Sodano ha controllato l’ordine del giorno delle riunioni cardinalizie per diversi giorni prima che entrassero nella Cappella Sistina per il voto segreto.

    Come ha scritto Robert Mickens in un  pezzo del 2018 per La Croix , “Il padrino del Vaticano”, Sodano ha lavorato in silenzio per spingere i cardinali elettori dietro a Bergoglio.

    “Per circa tre decenni è stato l’uomo in Vaticano che nessuno ha osato attraversare”, ha scritto Mickens. “Anche i papi che ha servito sono stati attenti a ottenere il suo consenso a causa della lealtà che ha comandato a molte persone chiave a tutti i livelli della Curia romana”.

    Forse quel supporto di base è il motivo per cui un papa riformista ha impiegato così tanto tempo, modificando il diritto canonico per ridurre l’immunità de facto della confraternita, per licenziare infine Sodano. Gli eventi in Cile sono stati sicuramente un fattore determinante. Nel 2015, Francesco ha deriso le critiche diffuse in Cile nei confronti del vescovo Juan de la Cruz Barros, che ha nominato prelato di Osorno, nonostante il noto ruolo di Barros come protetto della cerchia ristretta di Fernando Karadima, un pedofilo sospeso dal sacerdozio dopo un Indagine vaticana. Molti anni prima, Sodano come nunzio ha socializzato con Karadima, parroco di una ricca parrocchia frequentata dai funzionari di Pinochet. Sodano ha garantito per Barros come vescovo. Il giorno della sua installazione a Osorno, i  manifestanti hanno pianto, “Barros, vattene dalla città!” Le persone all’interno della chiesa, come si vede nei servizi televisivi, erano indisciplinate, urlando proteste dai banchi. L’idea di Sodano di un’alta confraternita ecclesiale veniva martellata in Cile.

    Dopo aver incontrato tre delle vittime di Karadima a Roma, tra cui Juan Carlos Cruz, una figura nazionale in Cile per il suo attivismo e un avvincente libro di memorie, Francesco ha cambiato idea, ha ordinato un’indagine dall’arcivescovo Charles Scicluna, l’avvocato canonico che ha costruito il caso contro Maciel. Il voluminoso rapporto di Scicluna ha indotto Francesco a dare una svolta ancora più brusca alla sua visione della palude di scandali della chiesa cilena. I 31 vescovi della nazione hanno rassegnato le dimissioni, qualcosa di inaudito nella storia della chiesa moderna. Finora ne ha accettati nove, compreso l’avviso di Barros.

    I vescovi cileni impantanati dagli scandali sono stati un duro colpo per la credibilità di Sodano, dato il suo ruolo nella scelta di molti di loro.

    Angelo Sodano personificava una mentalità fortezza-chiesa che si stava erodendo davanti ai nostri occhi. Il giorno prima che il Vaticano emettesse la dichiarazione del papa su Sodano, l’Associated Press ha riferito che la Congregazione per la Dottrina della Fede, l’ufficio in cui Carinal Ratzinger nel 2001 ha consolidato la responsabilità delle udienze per denigrare i pedofili, aveva trattato 6.000 casi. “A un certo punto Francis si è lamentato del fatto che avesse un arretrato di 2.000 casi”,  ha riferito Nicole Winfield . “Ma la Cdf ora deve far fronte alla globalizzazione dello scandalo che nel 2001 sembrava essere in gran parte confinato al mondo anglofono”.

    È stata una semplice coincidenza che il giorno dell’uscita di Sodano, la Legione di Cristo, di cui ha preso il denaro e di cui ha sostenuto a lungo gli interessi, ha annunciato un’indagine interna per abusi con l’ordine? Che tempismo impeccabile. La Legione ha affermato che 33 sacerdoti e 71 seminaristi hanno abusato sessualmente di minori negli ultimi 80 anni. Maciel ha avuto 60 vittime, ha detto la Legione, cercando di gettarsi in una luce auto-riformante.

    Nel suo nativo Messico, Maciel era una celebrità con un profondo sostegno tra i vescovi della nazione fino a quando la sua reputazione non crollò. Morì nel 2010, a quel punto i suoi tre figli da due donne sono emersi nelle notizie. Mentre i sopravvissuti agli abusi messicani in Messico attaccavano il rapporto della Legione, l’arcivescovo di Monterrey Rogelio Cabrera lo definì “in ritardo, incompleto e sotto una nuvola di sospetto”. Cabrera ha accusato le autorità vaticane di aver difeso Maciel nel corso degli anni con “un insabbiamento criminale molto ampio” e un “silenzio criminale”.

    E così con l’eredità di Sua Eminenza il Cardinale Angelo Sodano.

    https://www.ncronline.org/news/accountability/last-bull-cardinal-sodano-goes-out

  • Per la CEI chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato. La discriminazione dei vescovi delude i sopravvissuti

    Per la CEI chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato. La discriminazione dei vescovi delude i sopravvissuti

    Una soluzione gattopardesca e davvero poco civile quella della chiesa italiana, ben lontana dal Vangelo che predica, è prima al mondo a livello di Conferenza Episcopale a fare un enorme passo indietro, proprio nel paese dove invece ci si immagina sia la più efficiente, e invece nega pubblicamente verità giustizia per i sopravvissuti, quasi reclamando il “diritto all’abuso”.

    Già delusi dai precedenti silenzi, insieme ai cattolici che nei giorni scorsi a centinaia avevano sottoscritto il documento del Coordinamento #ItalyChurchToo alla CEI,  al quale avrebbe dovuto rispondere al termine dei lavori dell’assemblea, invece ha trovato puntuale un assordante silenzio per tutti.

    Il messaggio è chiarissimo a questo punto, i Vescovi italiani malgrado millantino fiducia e insistano nel proclamare verità e giustizia per le vittime, non hanno la più pallida intenzione di fare un mea culpa sulla pedofilia, ma solo di superare quanto prima e più indenni possibili questo “irritante problema” che gli arreca imbarazzo.

    Situazione tanto evidente che il corrispondente dell’agenzia REUTERS commenta nella sua domanda al Cardinale Matteo Zuppi in conferenza stampa; “la solita commissione fatta all’italiana quindi?”.

    Perché un’enorme delusione ?

    Assistiamo ad un grande passo indietro, controcorrente al resto del mondo. In Italia non c’è stato alcun coinvolgimento dei sopravvissuti, i Vescovi hanno deciso che non ci sarà nessuna commissione di inchiesta, tantomeno indipendente, ma una semplice analisi sommaria dei dati dal 2000 al 2021 che da sempre sono presenti presso gli archivi delle diocesi e della CDF, detta “indipendente” ma gestita da istituti e persone unicamente accreditate dal clero.

    Come ha fatto notare in conferenza al neoeletto Cardinale Matteo Zuppi il Presidente della Rete L’ABUSO Francesco Zanardi, con questo sistema (soli venti anni di analisi dei casi) saranno discriminate ed escluse migliaia di vittime, oltre a quelle non note alla chiesa e che sfiduciate dalla decennale inconcludenza (oggi rinnovata), scoraggiate dall’ assenza di qualunque proposta concreta di aiuto o di indennizzo, non trovano motivo di recarsi in uno sportello diocesano col rischio di dare un’informazione che sottoscriveranno non si sa a che prò e che magari servirà a tutelare il prete, rischiando che venga così segnalato e nuovamente nascosto, perdendo così anche la possibilità di poterlo monitorare.

    È più che ovvio che i sopravvissuti non abbiano alcuna voglia di condividere la loro sofferenza e il loro dramma con l’Istituzione che ha permesso sistematicamente con la sua omertà il loro stupro, nascondendo poi, proteggendo e realizzando “23 centri di cura” per gli stupratori e non per le vittime, alle quali oggi rinnova il rifiuto di qualunque forma di giustizia.

    Una proposta oltretutto antiscientifica l’analisi dei soli ultimi 20 anni, o forse studiata ad ok perché è ben noto dai vari studi scientifici accreditati, che il tempo di maturazione del trauma da parte delle vittime sia in media di 30 anni e la soluzione di eliminare le vittime precedenti al 2000 (ovvero chi ha già maturato il trauma arrivando alla denuncia) analizzando solo i casi successivi in cui quasi certamente chi ha subito non ha ancora maturato (e quindi non è ancora pronto alla denuncia), è una soluzione da autentici mascalzoni, che non lascia più alcuna speranza nelle gerarchie italiane, che con questa loro infelicissima decisione dimostrano nei fatti al mondo intero, l’alto livello di menefreghismo delle gerarchie per il danno subito dalle vittime, lo spregio dei più piccoli e della stessa vita umana.

    Le Nazioni Unite hanno più volte sollecitato al Governo italiano l’istituzione di centri di cura attraverso il Servizio Sanitario Nazionale, la creazione di canali sensibili alle vittime, che agevolassero la denuncia alle autorità civili, l’estensione del certificato anti pedofilia anche al volontariato (tra cui il clero) una commissione d’inchiesta Statale e il risarcimento delle vittime.

    Ma pur avendo ratificato la Convenzione per la tutela dell’infanzia, il nostro paese non ha mai voluto adempiere alle norme di tutela e adeguarsi, di fatto non solo favorendo nell’ultimo ventennio il fenomeno  ad unico danno dei minori, ma lasciando lo spazio a gestioni criminali di vario genere gli stessi responsabili, da anni oramai totalmente inconcludenti nella penisola.

    La stessa Autorità Giudiziaria italiana da vent’anni sembra voler  continuare a mantenere la testa sotto la sabbia come gli struzzi, è forse il problema peggiore in quanto non solo continua a lasciare che le violenze sui minori proseguano, ma dal lato Istituzionale denuncia una grave inefficienza che nei fatti si traduce in milioni di minori italiani privi di protezione ed esposti al costante rischio, non solo del clero.

    Francesco Zanardi


    Conferenza stampa integrale

  • Sodano, dal Cile al «chiacchiericcio» sui pedofili

    Sodano, dal Cile al «chiacchiericcio» sui pedofili

    Luca Kocci, 29.05.2022 – È morto nella notte del 27 maggio, a 94 anni, il cardinale Angelo Sodano, segretario di Stato nel pontificato di Giovanni Paolo II. Il suo nome è legato ad alcune delle pagine più nere della storia recente della Chiesa romana: il viaggio nel Cile di Pinochet del papa polacco che si affacciò dal balcone della Moneda insieme al dittatore cileno, la copertura di numerosi preti pedofili, come il fondatore dei Legionari di Cristo Marcial Maciel.

    Nato a Isola d’Asti nel 1927, prete nel 1950, nel 1959 entra nel servizio diplomatico della Santa sede. Nel 1977 viene inviato come nunzio apostolico (ambasciatore) in Cile, dove resta fino al 1988. L’arcivescovo di Santiago Silva Enriquez – dopo qualche tentennamento iniziale – e la chiesa di base cilena sono ostili al regime militare, Sodano sceglie invece la via della collaborazione, difendendo l’istituzione ecclesiastica più che le vittime della
    dittatura e barcamenandosi fra qualche moderata protesta per singoli crimini del regime e inviti alla pacificazione, sostenuti anche da Wojtyla.

    La strategia della distensione culmina nel 1987, quando organizza il viaggio in Cile di Giovanni Paolo II, immortalato dalla storica foto del papa che – con l’inganno secondo alcuni – si ritrova sul balcone della Moneda accanto a Pinochet.

    L’anno successivo Sodano viene richiamato a Roma e dal 1991 ricopre l’incarico di segretario di Stato vaticano, diventando uno dei cardinali più potenti della Curia romana, soprattutto negli anni della malattia di Wojtyla, quando di fatto fa le veci del papa.

    Molti preti e vescovi pedofili devono la propria impunità a lui, che derubricava a «chiacchiericcio» le accuse di abusi sui minori. A dirglielo in faccia fu, fra gli altri, l’allora cardinale arcivescovo di Vienna, Schönborn, che ha recentemente raccontato dei suoi incontri con Sodano in cui gli aveva riferito delle accuse di molte vittime al cardinal Groër, suo predecessore a Vienna, alla fine costretto a dimettersi: «Vittime? Questo è quello che
    dici tu!», lo liquidò Sodano.

    In pensione dal 2006, Sodano ha vissuto gli ultimi anni in un lussuoso attico nel Collegio etiopico, in Vaticano. Fino a poche settimane fa, quando è stato ricoverato per Covid e altre patologie alla clinica Columbus, dove è morto. I funerali si svolgeranno martedì a San Pietro, papa Francesco non celebrerà ma presiederà il rito finale. (luca kocci) – Il Manifesto

  • NIENTE SCONTI ALLA GIUSTIZIA LA VIA DI UNA CHIESA CREDIBILE

    NIENTE SCONTI ALLA GIUSTIZIA LA VIA DI UNA CHIESA CREDIBILE

    Doveva per forza iniziare da lì il difficile lavoro del nuovo Presidente della Conferenza episcopale italiana e da lì giustamente è iniziato. È lì infatti che ogni altra azione della Chiesa cattolica in Italia e nel mondo trova oggi il suo criterio di verifica: nel coraggio e nella determinazione con cui viene affrontata la questione degli abusi sessuali del clero cattolico, in particolare sui minori.

    Nella sua prima dichiarazione dopo la nomina papale il cardinale Zuppi ha affermato di sognare una Chiesa che “sta per strada nella Babele del mondo”, bellissimo proposito la cui condizione essenziale è data dalla più trasparente operazione di pulizia in casa propria. La cosa si spiega da sé perché “se la Chiesa non rispetta i diritti umani non può predicare il Vangelo”, come afferma con logica cristallina la lettera pubblica inviata ai vertici della Chiesa italiana (qualche giorno prima della nomina di Zuppi) dal “Coordinamento delle associazioni contro gli abusi nella Chiesa cattolica in Italia”, tra cui in primo luogo il “Comitato Vittime e Famiglie”.

    Tale coordinamento ha scelto di chiamarsi all’inglese (ormai sembra inevitabile) #ItalyChurchToo, ovvero “Anche la Chiesa italiana”, laddove la congiunzione “anche” rimanda all’azione intrapresa ormai da tempo dalle Chiese cattoliche di non pochi altri paesi, tra cui in primo luogo Francia e Germania, e invece finora assente in Italia. A questo riguardo Zuppi ha dichiarato: “Sugli abusi abbiamo scelto una strada nuova, una strada italiana”, volendo così distinguere l’approccio della Cei. Il che significa che a differenza degli altri paesi in cui la Chiesa cattolica per l’analisi delle denunce si è totalmente affidata a centri di ricerca indipendenti, la Cei prevede, come dichiara il suo comunicato stampa finale, che l’analisi “verrà condotta in collaborazione con Istituti di ricerca indipendenti, che garantiranno profili scientifici e morali di alto livello”.

    Dire “in collaborazione” è ben altra cosa che affidare totalmente l’analisi delle denunce a istituti indipendenti: significa mantenere nelle mani della Chiesa la regia delle operazioni. Il fatto però che vi sia una collaborazione con istituti indipendenti mette al riparo almeno sulla carta dal fare tutto in casa propria con il rischio quanto mai reale di confondere giudice e imputato, e di preoccuparsi più dei preti abusatori che dei bambini abusati, come finora troppo spesso è avvenuto. È chiaro quindi che la bontà di questa “strada italiana” la si dovrà giudicare vedendola all’opera, verificando anzitutto l’effettiva indipendenza di tali “Istituti” al momento sconosciuti e poi verificando il grado di coinvolgimento delle persone che fanno capo a #ItalyChurchToo, perché è evidente che non vi può essere migliore garanzia del loro benestare alla conduzione delle indagini e ai relativi provvedimenti. Sarà il prossimo futuro insomma a farci capire se la ricetta della nuova Cei di Zuppi produrrà veramente qualcosa di più saggio e di più efficace dal punto di vista umano ed ecclesiale rispetto a quanto compiuto Oltralpe o se invece al contrario tutto si risolverà nell’ennesima soluzione “all’italiana”, come quelle a cui purtroppo siamo abituati in ambito giudiziario con anni e anni di indagini che spesso finiscono nella “notte in cui tutte le vacche sono nere” (per riprendere una delle più celebri frasi della storia della filosofia che costò a Hegel la definitiva rottura dell’amicizia con Schelling).

    Una cosa però è del tutto sicura: una Chiesa che voglia raggiungere il cuore di tutti, come scrive Zuppi, non può che essere per tutti credibile, e per essere credibile non c’è altra via che mettere ordine, pulizia, giustizia e, se è il caso, rigore al proprio interno. Il nuovo presidente della Cei ha detto che intende “ascoltare le domande di tutti, ascoltare davvero e farsi ferire dalle domande”. È una bellissima espressione: farsi “ferire” dalle domande. Ma in che modo ci si fa ferire dalla domanda di un genitore che chiede com’è stato possibile che il suo bambino o la sua bambina sia stato violentato nel modo più turpe e vigliacco da colui al quale l’aveva affidato con fiducia e speranza credendo al suo abito e alla sua missione? Quelle ferite la Chiesa italiana le deve veramente assumere su di sé, impegnandosi senza sconti per la giustizia, come ha stabilito nel 2019 papa Francesco con il motu proprio Vos estis lux mundi che sancisce l’obbligo morale e giuridico di segnalare gli abusi ai danni di minori e di persone vulnerabili.

    Ma c’è un’altra cosa da mettere in luce: quanti sono i preti che si macchiano di questi delitti tradendo nel modo più vergognoso la loro missione? I dati oscillano tra l’1,5 e il 5 percento del totale, ma qualunque sia la loro effettiva entità si tratta in ogni caso di una minoranza (che peraltro commetterebbe all’incirca l’1 percento del totale dei reati di pedofilia in Italia). Il punto però è che questa minoranza discredita ampiamente il lavoro e la missione di tanti onesti sacerdoti, alcuni dei quali sono da considerarsi più che onesti, direi eroici, per non dire santi, come io ho la fortuna e l’onore di conoscere, e di gioire della loro amicizia. Ed è anche per salvaguardare l’onore di questi preti che l’azione della Cei deve essere severa e senza sconti verso i colpevoli.

    Penso insomma che il fronte sia triplice: 1) giudiziario: consistente nel consegnare alla giustizia i colpevoli; 2) terapeutico e riparativo: consistente nel rendere giustizia alle vittime aiutandole il più possibile a riparare le profonde ferite psichiche e spirituali; 3) pedagogico: consistente nell’impostare una formazione e uno stato di vita dei sacerdoti che li metta il più possibile al riparo dal cadere in questi abissi.

    Gli abusi sessuali del clero sono sul punto di costituire la fine della Chiesa cattolica, la caduta libera della sua credibilità di madre e maestra, educatrice per secoli delle giovani generazioni. Perché la Chiesa si salvi e sopravviva a questo gigantesco tzunami di livello mondiale occorre che inizi a considerare se stessa meno importante delle vittime e meno importante della giustizia. Che inizi a considerarsi meno importante in generale, una struttura di servizio e non di potere, finalizzata non al proprio bene ma a un bene più grande che è il bene del mondo. Gli abusi sessuali del clero su bambini innocenti sono il pericolo mortale che la Chiesa sta affrontando, ma, come scriveva il poeta del romanticismo tedesco Friedrich Hölderlin, “là dove c’è il pericolo, cresce anche ciò che salva”. E il cardinal Zuppi, per molti ancora don Matteo, ha le carte in regola per far capire agli altri vescovi e a tutti i preti che cosa è veramente importante.

    l’articolo del prof. #VitoMancuso su #LaStampa di sabato 28 maggio

  • Report su abusi della Chiesa. “Ma senza magistratura rischia di essere un bluff: 161 le nuove denunce”

    Report su abusi della Chiesa. “Ma senza magistratura rischia di essere un bluff: 161 le nuove denunce”

    “Più che un’apertura lo definirei un bluff”. Non usa giri di parole, Francesco Zanardi, 51 anni, presidente della Rete L’Abuso, vittima di un sacerdote quando aveva dieci-undici anni nella parrocchia dove abitava a Spotorno, per commentare le parole del nuovo presidente della Conferenza episcopale italiana, il cardinale Matteo Zuppi, circa l’annunciato report della Chiesa del nostro Paese sui casi di abusi sessuali commessi da preti su minori dal 2000 al 2021.

    Zanardi, perché parla di bluff?
    “Il rapporto tratterà soltanto gli abusi relativi agli ultimi venti anni. Mi domando? E chi come me è stato abusato prima, nei decenni tragici in questo senso della Chiesa non solo italiana? Tutto ciò mi sembra davvero discriminatorio per le migliaia di vittime italiane che rimarranno fuori da questa indagine. Non mi sembra civile e nemmeno sensibile. Io fui abusato negli anni Ottanta. Se le cose stanno davvero così questo report è irricevibile, non solo da me ma anche dalle tantissime vittime che si rivolgono alla mia rete L’Abuso per chidere aiuto e insieme conforto”.

    Insomma, per voi si tratta di un passo indietro della Chiesa quanto annunciato?
    “Assolutamente sì, lo devo dire, anche perché mentre tutte le conferenze episcopali nel mondo – l’ultima quella francese ma prima anche diverse altre – fanno inchieste guidate da commissioni esterne, e cioè con persone che studiano dall’esterno i vari casi, la Cei no. La “strada italiana”, come l’ha chiamata Zuppi, è una macroscopica anomalia, questa è la verità. Mi spiace, ma in questo modo le vittime non si sentono nemmeno trattate come tali, non si sentono tutelate, né comprese nonostante a parole siano nel cuore della Chiesa”.

    Negli ultimi anni le denunce si sono ridotte rispetto al passato?
    “Sì, ma il motivo è principalmente uno: ci sono studi scientifici che dicono che vi è una maturazione del trauma che dura dai 30 ai 35 anni. Significa che negli ultimi vent’anni ben poche vittime hanno denunciato sia alla Chiesa sia alla magistratura italiana perché ancora non hanno trovato la forza o la piena consapevolezza per farlo. Per questo motivo è evidente che la Chiesa del nostro Paese uscirà con un rapporto ben poco verosimile”.

    Secondo lei occorrerebbe un coinvolgimento della magistratura?
    “Non ci può essere un report serio senza magistratura. Molte vittime non denunciano alla Chiesa, ma soltanto alla magistratura. Sicché un report senza di essa non ha senso”.

    Perché non denunciano anche alla Chiesa?
    “Non vanno in Chiesa, cioè proprio il luogo dove sono state abusate e maltrattate a denunciare, innanzitutto perché temono di non essere credute”.

    Prima del Duemila i vescovi coprivano sistematicamente?
    “Sì perché se non lo facevano violavano delle precise indicazioni del Vaticano. È questa una verità che prima o poi andrebbe raccontata e ammessa”.

    Non ha intravisto nessun passo in avanti nelle parole di ieri di Zuppi?
    “Solo la volontà di incontrarci. Mi farò vivo, speriamo sia di parola”.

    Ma sull’Italia voi che dati avete?
    “In Italia ci sono 164 sacerdoti indagati, 162 condannati in via definitiva, circa 30 vescovi insabbiatori, 161 nuove segnalazioni da inizio anno. A questi numeri si deve aggiungere il dato più importante e cioè i 471 casi impuniti, quelli per i quali il reato è andato in prescrizione oppure le cui vittime non se la sono sentita di andare a denunciare i fatti in un centro di ascolto diocesano per ovvii motivi”.

    Perché in Italia si fa più fatica a scegliere la trasparenza?
    “Ci sono molti nodi a livello di legislazione nazionale cui fa scudo il Concordato, come il fatto che non esiste l’obbligo di denuncia. A mio avviso si tratta di una certa omertà che lo stesso Stato italiano concede alla Chiesa”.

    https://www.repubblica.it/cronaca/2022/05/28/news/report_su_abusi_della_chiesa_ma_senza_magistratura_rischia_di_essere_un_bluff_161_le_nuove_denunce-351491883/

  • Zanardi, presidente di Rete l’Abuso: “Con l’indagine sugli ultimi anni i crimini precedenti al 2000 sono prescritti, i vescovi devono aprire gli archivi e darli allo Stato”

    Zanardi, presidente di Rete l’Abuso: “Con l’indagine sugli ultimi anni i crimini precedenti al 2000 sono prescritti, i vescovi devono aprire gli archivi e darli allo Stato”

    CITTÀ DEL VATICANO. Il limite temporale del report sulla pedofilia nella Chiesa annunciato dal neo presidente Zuppi «non ha senso» secondo Francesco Zanardi, presidente dell’associazione Rete L’Abuso, lui stesso vittima in passato di un prete. «Potrà risultare discriminatorio analizzare solo le situazioni recenti», obietta, «lasciando così fuori i tanti crimini precedenti al 2000 e soprattutto un sistema che si difendeva con il silenzio e i trasferimenti dei sacerdoti abusatori».

    Quale significato hanno le iniziative annunciate dal cardinale Matteo Maria Zuppi?

    «Le novità provenienti dalla Cei non sono grosse. E non sono positive, nel senso che è la prima conferenza episcopale che discriminerà – come ho detto direttamente a Zuppi – le vittime che sono state abusate più di vent’anni fa. L’Arcivescovo di Bologna ha mostrato l’intenzione di grandi aperture verso le donne, sensibilità condivisibile sulla guerra, e poi discrimina le vittime della pedofilia del clero? Mi ha stupito in negativo. Il report sarà una cosa del tutto sballata. Tantissime persone violentate prese a calci, non hanno neppure mai denunciato alle diocesi e alla magistratura e gli abusi si sono prescritti. Io immagino già quante centinaia di molestie mancheranno dai report in quanto neanche le diocesi hanno quei dati. Credo che questa sia una tragedia. Non vediamo alcuna svolta vera».

    Che cosa si aspettava?

    «Una collaborazione reale della Chiesa con l’autorità giudiziaria».

    In che senso?

    «Avviare il “passaggio” automatico di denunce e condanne nell’ambito ecclesiastico alle autorità giudiziarie italiane. La Chiesa deve aprire gli archivi e darli allo Stato. Ma di questo non c’è traccia. Oggi di fatto sia lo Stato, sia la Chiesa lasciano questi poveri sopravvissuti agli abusi a sbandare. Questa realtà è unica in Europa».

    Adesso che cosa chiedete alla Chiesa?

    «Quello che abbiamo sempre invocato: non di esprimere un mea culpa o un’autogiustificazione, ma di prendersi carico delle vecchie vittime risarcendole, come è accaduto in tutto il resto del mondo. Invece temo che questo non avverrà. Non si è neanche parlato di risarcimenti, solo di vicinanza, aiuto. Ci sono vittime malate, come me che ho un tumore psicosomatico dovuto agli abusi: io con la vicinanza ci faccio poco. Ci sono sopravvissuti che soffrono di patologie fisiche e psichiche gravissime (1600 sono assistiti da Rete L’Abuso). Come modello di riferimento abbiamo tutti gli altri Stati in cui si sono svolte inchieste con commissioni esterne, ultimo in ordine di tempo la Francia. L’Italia è l’unico Paese che va fuori dagli schemi, e questo è assurdo».

    Ma non coltiva alcuna speranza?

    «Zuppi ha aperto una finestra di dialogo: mi ha invitato a incontrarci, a farmi sentire, a indicare dei casi specifici. Andrò da lui perché se c’è possibilità di dialogo non sono io a chiudere la porta in faccia. Vedremo se servirà a migliorare lo scenario. Però resto molto deluso dalla Cei».

    https://www.lastampa.it/vatican-insider/it/2022/05/28/news/zanardi_presidente_di_rete_l_abuso_con_l_indagine_sugli_ultimi_anni_i_crimini_precedenti_al_2000_sono_prescritti_i_vesco-5055920/