Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: cardinale

  • Le domande della Rete L’ABUSO al neoeletto Presidente della CEI – Cardinale Matteo Maria Zuppi – Video

    Le domande della Rete L’ABUSO al neoeletto Presidente della CEI – Cardinale Matteo Maria Zuppi – Video

    Durante lo spazio dedicato alle domande dei giornalisti, alla conclusione della Conferenza stampa del neopresidente della Cei card. Matteo Zuppi (27/5), Francesco Zanardi ha posto alcune domande ed esposto le perplessità rispetto al senso complessivo del progetto di contrasto all’abuso appena varato dai vescovi italiani.

    E’ stato un momento intenso: per la prima volta, in una conferenza stampa istituzionale della CEI, una vittima ha osato prendere la parola.

    Davanti ai giornalisti, Zuppi ha preso un impegno: quello di incontrare prossimamente la Rete l’Abuso ed acquisire gli eventuali dati.

    Il messaggio di alcune vittime sopravvissute, alla CEI

    © Rete L’ABUSO – Tutti i diritti riservati

  • “Sesso in chat con ragazzini per soldi”: padre Esposito condannato a 5 anni

    “Sesso in chat con ragazzini per soldi”: padre Esposito condannato a 5 anni

    Condannato a 5 anni per violenza sessuale ma assolto dall’accusa di materiale pedopornografico. Così ha deciso il collegio del tribunale di Termini Imerese, presieduto da Vittorio Alcamo, per padre Vincenzo Esposito. Il sacerdote di 64 anni, originario di Caltavuturo, ere stato arrestato ad agosto scorso nel Perugino, dove esercitava dal 2013. Secondo l’accusa, stando a quanto emerso dalle indagini, avrebbe pagato dei ragazzini, anche con piccole somme, per mostrarsi in videochat nudi o in atteggiamenti sessualmente espliciti. Solo a uno dei quattro ragazzini coinvolti che si erano costituiti, assistito dall’avvocato Francesco Paolo Sanfilippo, è stato riconosciuto il diritto a un risarcimento da quantificare in sede civile. Gli atti sono stati restituiti al pm per vagliare la posizione di un giovane e della madre in relazione all’ipotesi del reato di falsa testimonianza per ciò che hanno raccontato durante il processo.

    Il caso era scoppiato l’estate dello scorso anno quando il parroco, originario di Caltavuturo, era finito in manette insieme alla madre (ancora sotto indagine) di uno dei ragazzi, tutti di 16-17 anni, che avrebbero ricevuto 10, 20 o 30 euro sulle loro carte ricaricabili per le “prestazioni”. Una di queste storie riguarda proprio la donna arrestata, una cinquantunenne che in alcune occasioni avrebbe anche accettato del denaro per consentire che il sacerdotte incontrasse, sebbene attraverso uno schermo, il figlio. L’inchiesta era nata per caso, quando i militari avevano captato alcune telefonate nell’ambito di un’altra indagine.

    Esposito, difeso dall’avvocato Renato Vazzana, quando venne arrestato esercitava il ministero in provincia di Perugia, in passato però era stato anche a Termini Imeresel e al Buccheri La Ferla. I ragazzini, tutti residenti nel comprensorio di Termini, sarebbero stati tutti in una condizione di disagio economico ed avrebbero utilizzato il denaro ricevuto in cambio delle chat a sfondo sessuale per comprare sigarette, tagliarsi i capelli o banalmente andare a mangiare una pizza con la fidanzata. Come emergeva dall’ordinanza di custodia cautelare del gip Fabio Pilato, per il prete ogni momento sarebbe stato buono per guardare – anche contemporaneamente – gli adolescenti in atteggiamenti intimi, prima di una messa, ma anche subito dopo aver celebrato un funerale.

    Il più delle volte, come emerso dalle intercettazioni, sarebbe stato il parroco a cercare i ragazzini che si rivolgevano nei modi più diversi.  “Sei la mia vita, don Vincè”, “ti voglio bene” e “sono innamorato pazzamente”, avrebbero detto le presunte vittime al sacerdote. In alcuni casi, però, non avrebbero esitato – in caso di ritardi nei pagamenti – ad insultare padre Esposito chiamandolo “cornuto” o “testa di minchia”. “Stamattina ti ho messo 30 euro, ora – diceva – metterò 20 anche perché carissimo sono tre, non è che è uno solo… C’è tuo fratello, quello ha portato un amico di cui non ho visto nulla, sappilo, perché non si vedeva, però lui dice di fargli un regalino comunque”, affermava l’imputato il 24 aprile 2021. Che poi aggiungeva: “Tre sono già 60, più 30, non è che posso spendere 100 euro al giorno”.

    “A me piacerebbe fare l’amore con te e lui insieme, non l’ho mai fatto in tre”, diceva Esposito in una conversazione dell’11 maggio. E uno dei ragazzini gli rispondeva: “Lo faremo allora, padre Vincè” e poi aggiungeva: “Mi aiuta allora oggi? Padre Vincè, non è che mi può mandare 50 euro per favore?”. Il sacerdote replicava: “Ti ho detto che ti mando 30 euro perché 20 li ho promessi al nostro caro”. Il ragazzo insisteva: “Ma con questi mi sta facendo il regalo di compleanno… Io lo so che lei me lo fa, lo so che mi vuole bene, amunì, padre Vincè, la mia vita sei! Sei la mia vita!”. L’imputato allora chiedeva: “Senti, ma ti fai vedere un attimo? Ti voglio vedere…”.

    Dopo l’arresto di padre Esposisto, l’estate scorsa, l’Arcidiocesi di Perugia – sino ad oggi guidata dal cardinale Gualtiero Bassetti – aveva inviato una nota sottolineando lo “stupore” e il “dolore” per la notizia dell’arresto. In quell’occasione, attraverso una nota, era stato precisato “che mai alcuna segnalazione è giunta all’autorità ecclesiastica relativa ai fatti oggetto dell’indagine”. Il sacerdote dovrà adesso affrontare anche l’indagine della commissione ecclesiastica vaticana e un eventuale procedimento del Tribunale ecclesiastico regionale che potrebbe portare, dopo la sospensione dal sacerdozio, anche alla riduzione allo stato laicale.

    https://www.palermotoday.it/cronaca/condanna-padre-vincenzo-esposito-sesso-chat-ragazzini.html

  • L’era Zuppi si apre con un’indagine dimezzata sugli abusi nella chiesa

    L’era Zuppi si apre con un’indagine dimezzata sugli abusi nella chiesa

    Alla fine, sulla questione scottante degli abusi, dalla 76esima assemblea generale dei vescovi è arrivata una non risposta. Aggirato lo scomodo scoglio della promozione di una commissione indipendente, la Cei ha deciso invece di tracciare una «strada tutta italiana», come l’ha definita il neopresidente Matteo Zuppi durante la conferenza stampa conclusiva.

    Più che una strada, una via di mezzo: i vescovi hanno infatti presentato un piano in cinque punti sulla lotta alla pedofilia che più che promuovere verità e giustizia sembra voler limitare i danni per l’istituzione ecclesiastica. «In questi mesi non abbiamo fatto melina – ha assicurato Zuppi –  ma abbiamo lavorato con serietà». Ed eccolo, il programma: potenziare la rete dei Servizi per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili e implementare i centri di ascolto diocesani, aperti – si badi bene – a tutti, non soltanto a chi ha subito abusi nelle strutture ecclesiastiche. I vescovi si impegnano poi a produrre entro il 18 novembre, giornata nazionale contro la pedofilia e la pedopornografia, un primo report nazionale sulle attività di prevenzione e formazione e sui casi di abuso segnalati alla rete dei servizi diocesani e interdiocesani negli ultimi due anni; la Congregazione per la dottrina della fede fornirà poi alla Cei i dati sui delitti commessi da chierici dal 2000 al 2021, che saranno analizzati in collaborazione con istituti di ricerca indipendenti. Soddisfazione da parte della Cei è stata infine espressa per la recente collaborazione con il ministero della Famiglia come invitato permanente dell’Osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pornografia minorile.

    Non sono poche le perplessità che già suscita questa via nostrana alla lotta agli abusi nella Chiesa: gli archivi delle istituzioni ecclesiastiche restano sostanzialmente sigillati e saranno sempre i vescovi a decidere quali documenti consegnare agli enti indipendenti. Perché, inoltre, limitarsi ad approfondire i casi degli ultimi vent’anni, invece di risalire almeno agli ultimi 70, come è stato fatto negli altri paesi? Un ventennio è un arco di tempo molto corto, soprattutto se si considera che le vittime, in particolare i minori, impiegano anche venti o trent’anni a elaborare il trauma e, di conseguenza, a denunciare. «Ci è sembrato più serio affrontare quello che ci riguarda direttamente – è stata la risposta di Zuppi – e non giudicare con i criteri di oggi azioni che risalgono a tanto tempo fa». Una scelta che però pone un problema anche in caso di eventuali risarcimenti, perché rappresenta di fatto una «vera e propria discriminazione» della maggior parte delle vittime, come ha sottolineato Francesco Zanardi, presidente della Rete l’Abuso, intervenuto a sorpresa alla conferenza stampa della Cei: «sono 1600 gli ex bambini abusati che si sono rivolti alla mia associazione e di cui la Chiesa e lo Stato non si sono mai occupati – ha aggiunto Zanardi – molti, me compreso, si sono ammalati gravemente, per non parlare di quelli che si sono suicidati». Proprio sui risarcimenti, il presidente della Cei è stato vago e ha soltanto ribadito che «nei centri diocesani si fa accompagnamento psicologico gratuito a chi lo richiede».

    Alle 8 di ieri mattina, intanto, nei pressi della Nunziatura apostolica alcuni attivisti hanno organizzato un flash mob di protesta, mostrando dei cartelloni con immagini di donne e uomini con la biancheria macchiata di sangue, a simboleggiare la sofferenza subita dagli abusati. Tre ore dopo, il coordinamento Italy Church Too ha tenuto una conferenza stampa, in cui sono state condivise le dichiarazioni video di alcuni sopravvissuti alla violenza clericale, che hanno dichiarato la propria amarezza per non essere mai stati ascoltati dalla Chiesa. Italy Church Too aveva mandato una lettera aperta alla Cei alcuni giorni fa, in cui poneva ai vescovi una chiara richiesta di assunzione di responsabilità. «Non siamo per niente soddisfatti – ha commentato Ludovica Eugenio, responsabile del settimanale Adista e membro del coordinamento – la Cei non ha coinvolto le vittime e, rifiutandosi di istituire una commissione davvero indipendente, mostra ancora una volta di preoccuparsi essenzialmente di sé stessa».

    «Pensiamo alle vittime ma pensiamo anche ai preti, che sono figli nostri», ha detto d’altronde con un gran sorriso il cardinale Zuppi, aggiungendo che a volte summum ius summa inuiria: con l’applicazione troppo rigorosa della legge si finisce con il fare ingiustizie, alludendo alle polemiche sorte in Francia in seguito ai numeri eclatanti denunciati dalla Commissione Ciase. In una materia così delicata, il neopresidente ha esortato a non focalizzarsi solo sui numeri, e d’altronde la Cei ha già più volte ammonito ad estendere il monitoraggio anche ad altri ambiti della società. Il rischio è però un grande calderone in cui le responsabilità della Chiesa si diluiscono in un generale tentativo di cura senza riparazione del danno. Forse l’elezione a capo dei vescovi di un cardinale così popolare come Zuppi, corredata dall’entusiasmo per il suo profilo di prete dei poveri, è servita a indorare l’amara pillola di una presa di posizione sugli abusi clericali che appare più gattopardesca che mai: cambiare tutto per non cambiare nulla.

    Editoriale Domani

  • Le vittime di pedofilia chiedono al nuovo capo dei vescovi di cambiare linea

    Le vittime di pedofilia chiedono al nuovo capo dei vescovi di cambiare linea

    Sul tavolo della 76esima assemblea generale della Cei, oggi in chiusura, c’è un dossier che scotta, quello degli abusi nella Chiesa. Sarà proprio questo il nodo gordiano che il neopresidente dei vescovi, il cardinale Matteo Maria Zuppi, salutato come l’emblema del cambiamento, sarà chiamato ad affrontare. Infatti, mentre nel mondo cattolico deflagra lo scandalo della violenza sui bambini e sulle religiose, in Italia dai vescovi ancora non arriva una chiara ammissione di responsabilità, né tantomento la determinazione a fare chiarezza, aprendo gli archivi vaticani e dando il via a una radicale operazione di trasparenza che finalmente renda giustizia alle vittime.

    Stavolta, però, non basteranno le solite generiche dichiarazioni sulla lotta alla pedofilia nelle parrocchie, come ha fatto lo stesso ex presidente Gualtiero Bassetti nel suo discorso introduttivo ai lavori dell’assemblea, quando ha ripetuto che la Cei conferma il suo impegno per la tutela dei minori e la promozione di «una migliore conoscenza del fenomeno degli abusi per valutare e rendere più efficaci le misure di protezione e prevenzione».

    Parole troppo vaghe, sulla linea di quelle pronunciate dallo stesso Bassetti a inizio anno quando, in seguito ai dati drammatici arrivati dalla Francia e dalla Baviera sulla pedofilia nel clero, aveva magnificato il lavoro dei Centri di ascolto diocesani e aveva ammesso la possibilità di istituire una commissione d’inchiesta sugli abusi, purché interna alla Chiesa. Un’ipotesi che il coordinamento Italy Church Too, la rete di associazioni nata proprio per chiedere che siano dati finalmente ascolto e visibilità ai sopravvissuti alle violenze clericali, rifiuta radicalmente perché non risponde al necessario principio di terzietà, che esclude la possibilità di essere al contempo giudici e imputati.

    Proprio stamattina alle 11 a Roma, nella Sala stampa estera, Italy Church Too tiene una conferenza stampa sulle richieste di giustizia per le vittime dei sacerdoti abusanti, anticipate in una lettera alla Cei diffusa il 23 maggio. I firmatari chiedono «un’indagine indipendente, condotta da professionisti credibili e super partes», e che vengano aperti «canali di fattiva collaborazione con le istituzioni dello Stato italiano». Viene rivendicata anche l’applicazione delle norme prescritte da papa Francesco nel motu proprio Vos estis lux mundi, che stabilisce fra l’altro per preti e vescovi l’obbligo di segnalazione degli abusi alle istituzioni ecclesiastiche. Infine, no alla prescrizione per i reati di abuso sessuale e sì all’obbligatorietà del certificato antipedofilia, previsto dalla Convenzione di Lanzarote, anche per il clero e il volontariato nelle istituzioni ecclesiastiche. La lettera ha registrato un fiume di adesioni: a sottoscriverla sono vittime inascoltate, cittadini indignati, sacerdoti, intellettuali, segno di un desiderio di verità che attraversa il paese. Fra le firme anche quella dello storico Mauro Pesce, del filosofo Augusto Cavadi e del teologo Vito Mancuso.

    Intanto lo scorso 5 maggio, nella giornata nazionale contro la pedofilia e la pedopornografia, proprio la Cei in qualità di “invitato permanente” è entrata a far parte dell’Osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pornografia minorile, istituito presso il Dipartimento per le politiche della famiglia. Sulla spinosa questione degli abusi sui minori, Stato e Chiesa sono andati finora a braccetto: d’amore e d’accordo sulla strada da seguire, che ancora una volta pare essere quella, tutta italiana, di lavare i panni sporchi in famiglia. L’Osservatorio, presieduto dal Capo del Dipartimento, Ilaria Antonini, è per la verità poco più di una stanza vuota senza arredi: istituito nel 2007, non ha funzionato che pochi mesi, senza fornire i dati promessi sulla pedofilia nel nostro paese, e men che meno azioni di prevenzione del fenomeno. Ora viene resuscitato, con un nuovo “Piano nazionale di prevenzione e contrasto dell’abuso e dello sfruttamento sessuale minorile”, un vasto programma di iniziative di sensibilizzazione e formazione che però ancora una volta non contempla il coinvolgimento delle vittime.

    L’assenza dei sopravvissuti agli abusi è il dato più eclatante anche nelle iniziative ecclesiastiche: «La Chiesa si riempie la bocca di solidarietà per le vittime ma non le coinvolge – sottolinea Francesco Zanardi, presidente della Rete L’Abuso – la stessa commissione d’inchiesta ecclesiastica interna è solo un modo per lavarsi la coscienza; lo stesso vale per gli sportelli diocesani, che i vescovi gestiscono senza rendere conto a nessuno. Quanti sono i casi rilevati? Che cosa succede ai responsabili? Non sappiamo niente».

    All’assemblea nella giornata di mercoledì è giunto un messaggio del cardinale Sean Patrick O’Malley, presidente della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori, che ha invitato i vescovi a una «conversione pastorale» sulla questione degli abusi, senza cedere alla tentazione di difendere l’istituzione: vedremo se la Cei saprà rispondere all’appello. Ora la palla passa al nuovo presidente: ottimo comunicatore, attento ai poveri e sensibile alla causa della pace, in passato ha già mostrato attenzione per frange marginalizzate nella Chiesa, come le persone lgbt, ma non si è ancora espresso apertamente sugli abusi nella Chiesa. Don Matteo, il momento è arrivato.

  • “Dati sugli abusi allarmano, 161 nuove segnalazioni”

    “Dati sugli abusi allarmano, 161 nuove segnalazioni”

    ROMA. – In Italia, ci sono “164 sacerdoti indagati, 162 condannati in via definitiva, circa 30 vescovi insabbiatori, 161 nuove segnalazioni da inizio anno”. Sono gli ultimi dati raccolti dalla Rete L’Abuso, ad oggi uno dei punti di riferimento più forti per i “sopravvissuti” di predatori pedofili. A questi numeri si deve aggiungere quello che secondo Francesco Zanardi, presidente della Rete L’Abuso e membro del Coordinamento di Italy Church Too, è “il dato più importante” e cioè i “471 casi impuniti”, quelli per i quali il reato è andato in prescrizione oppure le cui vittime “non se la sono sentita di andare a denunciare i fatti in un centro di ascolto diocesano per ovvi motivi”.

    Secondo alcuni calcoli di proiezione elaborati in base al caso irlandese, ha fatto anche sapere Zanardi, “in Italia ci sarebbe un milione di vittime potenziali. Se si pensa che la commissione d’inchiesta francese ha messo in luce 216 mila vittime e si fanno le proporzioni tra clero francese e clero italiano – ha aggiunto – ci si rende conto che questo dato presunto è molto credibile”.

    La proposta della nuova Cei targata Zuppi di affrontare il nodo pedofilia e coperture con una “commissione interna che parta dal 2000 e faccia leva sui centri di ascolto diocesani senza aprire gli archivi”, per Zanardi è irricevibile. Il Coordinamento di Italy Church Too è un’associazione di vittime costituitasi negli ultimi mesi dal basso con il dichiarato intento di promuovere la costituzione di una commissione di inchiesta indipendente sugli abusi sessuali commessi dal clero nel nostro Paese su modello di quelle che hanno indagato in Germania e in Francia.

    Per Zanardi restano infatti da sciogliere molti nodi a livello di legislazione nazionale cui fa scudo il concordato, come il fatto che non esista l’obbligo di denuncia e punta il dito, oltre che sugli insabbiamenti dei vertici ecclesiastici, anche, dice, “su una certa omertà che lo stesso stato italiano concede alla Chiesa”.

    Sul nuovo presidente della Cei il Coordinamento Italy Church too, per quanto abbia sottolineato con forza di non aver avuto alcuna risposta formale né dai vertici Cei né dai dicasteri vaticani a cui ha fatto pervenire, anche per via Pec, la propria lettera di richieste, vuole comunque concedere una linea di credito: “La valutazione è sospesa” dice Michelangelo Ventura, uno dei portavoce, ma solo perché si auspica che quanto prima dal cardinale Zuppi arrivino “segnali concreti e puntuali” nel senso di una indagine che “garantisca la terzietà”.

    “Voi capite bene – ha osservato Zanardi – che le vittime non vanno in chiesa cioè proprio il luogo dove sono state abusate e maltrattate a denunciare, innanzitutto perchè temono di non essere credute”. Secondo Zanardi inoltre, non voler indagare prima del 2000 è sbagliato “perchè una vittima di abuso sessuale, è ormai riconosciuto, impiega 30 o 40 anni a fare outing e a prendere coscienza della violenza subita. Si rischia di lasciare fuori centinaia di vittime”.

    (di Nina Fabrizio/ANSA)

  • Zuppi, ci sarà report su abusi, priorità è dolore vittime

    Zuppi, ci sarà report su abusi, priorità è dolore vittime

    (ANSA) – ROMA, 27 MAG – “Il pensiero è sempre per le vittime, il loro dolore è la prima preoccupazione”. Per questo la Cei renderà noti i dati sul fenomeno della pedofilia e sulle azioni avviate nelle diocesi entro il 18 novembre.

    Lo ha annunciato il nuovo presidente della Conferenza episcopale italiana, il cardinale Matteo Zuppi, nella conferenza stampa al termine dell’assemblea generale. “Lo dobbiamo”, “la Chiesa è dalla parte delle vittime”, “non c’è nessuna volontà di copertura”, assicura l’arcivescovo di Bologna.

    Un passo importante, in un pacchetto di cinque azioni da mettere in campo per la tutela dei minori. Ad analizzare i dati della Congregazione per la Dottrina della Fede saranno due istituti universitari indipendenti. Ma per le vittime di pedofilia parlare di vera e propria svolta sembra presto.

    Innanzitutto il periodo di tempo sul quale si svolgerà l’indagine, dal 2000 al 2021, lascia fuori i tanti casi del passato. Inoltre manca – è stato sottolineato dalle vittime – tutta la parte relativa ad eventuali risarcimenti. Per Francesco Zanardi de La Rete L’Abuso la Chiesa “deve aprire gli archivi e darli allo Stato. Oggi di fatto sia lo Stato, sia la Chiesa lasciano questi poveri sopravvissuti a sbandare. Questa situazione è unica in Europa”.

    “Sotto la nuova presidenza del cardinale Zuppi che di passi avanti ne ha fatti parecchi in tanti sensi ma su questo evidentemente non ce ne sarà alcuno”, dice pessimista Ludovica Eugenio portavoce del coordinamento Italy Church Too.

    “Finora – ha spiegato anche un altro portavoce, Michelangelo Ventura – non notiamo cambiamenti rispetto alla presidenza Bassetti su questi temi, però sarebbe sciocco oltre che illogico non prendere atto di questo cambiamento e lasciare la valutazione” sul nuovo presidente della Cei “in sospeso”. Il cardinale di Bologna, d’altronde, ha lanciato un invito diretto allo stesso Zanardi, che è un po’ il punto di riferimento delle associazioni delle vittime: “Incontriamoci”. (ANSA).

    https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2022/05/27/zuppi-ci-sara-report-su-abusi-priorita-e-dolore-vittime_3848e0ff-dcba-4b7a-8471-a461048471ad.html

  • Criminalità minorile: settimana decisiva per i vescovi italiani

    Criminalità minorile: settimana decisiva per i vescovi italiani

    I vescovi italiani, a loro volta, decideranno di avviare un’importante indagine sulla criminalità minorile negli ambienti ecclesiali della penisola?

    La questione si ripropone con nuovo vigore quando i vescovi de La Botte si incontrano nella periferia di Roma per una settimana di plenaria, da lunedì 23 maggio a venerdì 27 maggio. Con l’avvicinarsi dell’incontro, le vittime ei loro sostenitori vogliono aumentare la pressione sui membri della conferenza episcopale italiana

    Questa azione inizia con una lettera aperta di Italy Church Too (anche Chiesa italiana), un coordinamento di associazioni nato a febbraio per dare peso a queste richieste. “Chiediamo la piena collaborazione della Chiesa italiana a un’indagine indipendente, svolta da professionisti credibili e obiettivi, che faccia luce sugli abusi commessi dal clero in Italia”, si legge nella missiva. “Chiediamo l’apertura e la messa a disposizione degli archivi (…), nonché l’istituzione di efficaci canali di collaborazione con le istituzioni dello Stato italiano. »

    Un libro dagli archivi
    Per i firmatari, la messa in luce del passato deve essere accompagnata da un impegno di riparazione. “Chiediamo che le vittime e le loro famiglie siano ascoltate, accolte e risarcite”, chiedono, così come “l’eliminazione della prescrizione per gli abusi sessuali” o che i requisiti relativi ai volontari impegnati con i minori “si estendano al clero e ai laici attivo nella Chiesa”.

    Forse ancor più di questa lettera aperta, si tratta di un libro in uscita giovedì 26 maggio che dovrebbe rafforzare la pressione sui vescovi: intitolato Agnus Dei, Gli abusi sessuali del clero in Italia (“Agnus Dei, Gli abusi sessuali del clero in Italia”), il lavoro è stato sviluppato dagli archivi di Rete L’abuso, una piccola associazione che elenca i vari dati sui casi di pedocriminalità commessi da sacerdoti e sulla gestione da parte dei vescovi. “Emerge un quadro molto inquietante, di fronte al quale la Chiesa sembra non muoversi”, promette la quarta di copertina.

    Oltre ai dati utilizzati, la forza del libro deriva dalla personalità dei suoi autori. In prima fila Lucetta Scaraffia, nota per aver fondato e diretto fino alla fine del 2021 Donne Chiesa Mondo, il supplemento femminile dell’Osservatore Romano, il quotidiano ufficiale vaticano. È stato in particolare sotto la sua guida che il supplemento aveva pubblicato nel gennaio 2020 un articolo straordinario sugli abusi commessi contro le suore.

    La possibilità di un’indagine non indipendente
    Un’altra autrice del libro: Franca Giansoldati. Questo vaticanista italiano lavora per Il Messaggero, il principale quotidiano della città di Roma. Papa Francesco ama ripetere di leggere questo quotidiano, suscitando così indirettamente un particolare interesse per gli scritti del giornalista. Il trio di autori è completato da Anna Foa, docente presso la prestigiosa Università La Sapienza.
    «Non è un libro scandaloso, non è un libro contro la Chiesa», insiste Franca Giansoldati a La Croix. Al contrario, deve servire alla Chiesa per dare uno slancio affinché questi fatti non si ripetano. Chiedendo uno studio indipendente che includa una componente storica – necessaria per “comprendere meglio la realtà per affrontare questa ferita” –, la vaticanista si dice però scettica sulle decisioni a venire. “Temo che i vescovi scelgano di fare un’indagine non indipendente basata solo sui dati degli ultimi anni. »

    La scelta del nuovo presidente della Cei
    Oltre a questo argomento, all’ordine del giorno dell’assemblea c’è la nomina del nuovo presidente della Conferenza episcopale italiana, che, secondo il suo profilo, sarà determinante nelle decisioni dell’episcopato. Questo nuovo presidente sarà nominato secondo una procedura propria dell’Italia: i vescovi proporranno tre nomi, tra i quali sceglierà papa Francesco. Il papa, però, ha già redatto il ritratto composito del suo candidato ideale, attirando tutti gli sguardi sul cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna, e in misura minore sul cardinale Augusto Paolo Lojudice, capo della diocesi di Siena.

    Entrambi conosciuti come figure di “preti di strada”, sembrano corrispondere a priori al profilo di vescovi piuttosto favorevoli a un’indagine sugli abusi sessuali. Ma fino a che punto e secondo quali modalità, questo resta ancora tutto da definire… prima ancora di convincere il resto dell’episcopato a intraprendere questa strada.

    https://www.la-croix.com/Religion/Pedocriminalite-semaine-decisive-eveques-italiens-2022-05-23-1201216536?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NEWSLETTER__CRX_URBI&utm_content=20220523

  • Cei, Zuppi e Lojudice favoriti dopo Bassetti: pedofilia primo test

    Cei, Zuppi e Lojudice favoriti dopo Bassetti: pedofilia primo test

    Città del Vaticano, 18 mag. (askanews) – La Conferenza episcopale italiana deciderà il proprio presidente, nel corso dell’assemblea generale in programma a Roma da lunedì a venerdì prossimi, 23-27 maggio, che succederà al cardinale Gualtiero Bassetti e dovrà affrontare, quale primo impegno, la questione di un’indagine storica sugli abusi sessuali su minori avvenuti nella Chiesa italiana.

    A restringere il novero dei candidati più probabili è stato papa Francesco, che in un recente colloquio con il Corriere della sera, ha affermato: ‘Adesso la prossima assemblea dovrà scegliere il nuovo presidente della Cei, io cerco di trovarne uno che voglia fare un bel cambiamento. Preferisco che sia un cardinale, che sia autorevole. E che abbia la possibilità di scegliere il segretario, che possa dire: voglio lavorare con questa persona’.

    Sono solo cinque, attualmente, i cardinali italiani con meno di 75 anni: l’arcivescovo di Firenze, Giuseppe Betori (75 anni), l’arcivescovo de L’Aquila, Giuseppe Petrocchi (73 anni), il vicario per la diocesi di Roma, Angelo De Donatis (68 anni), l’arcivescovo di Bologna, Matteo Maria Zuppi (66 anni), e l’arcivescovo di Siena-Colle di Val d’Elsa-Montalcino, Paolo Lojudice (57 anni).

    Questi ultimi due, in particolare, entrambi ex vescovi ausiliari di Roma, entrambi ‘preti di strada’, molto impegnato nella pastorale con rom e migranti Lojudice, un passato nella comunità di Sant’Egidio e una spiccata sensibilità per i temi della pace, dell’ecumenismo e della giustizia sociale Zuppi, sembrano particolarmente in sintonia con Bergoglio, oltre ad aver dato buona prova di governo nelle loro diocesi.

    Qualità particolarmente indicate per quel ‘rinnovamento della Chiesa italiana’ che, auspicato già da tempo da Francesco, il cardinal Bassetti, evidentemente, non ha realizzato.

    ‘Spesso ho trovato una mentalità preconciliare che si travestiva da conciliare’, ha detto Bergoglio sempre nell’intervista al Corriere. ‘In continenti come l’America latina e l’Africa è stato più facile. In Italia forse è più difficile. Ma ci sono bravi preti, bravi parroci, brave suore, bravi laici. Per esempio una delle cose che tento di fare per rinnovare la Chiesa italiana è non cambiare troppo i vescovi. Il cardinale Gantin diceva che il vescovo è lo sposo della Chiesa, ogni vescovo è lo sposo della Chiesa per tutta la vita. Quando c’è l’abitudine, è bene. Per questo cerco di nominare i preti, come è accaduto a Genova, a Torino, in Calabria. Credo che questo sia il rinnovamento della Chiesa italiana’.

    L’indicazione del papa, peraltro, corregge, almeno parzialmente, la dinamica, avviata dallo stesso Bergoglio, di responsabilizzare i vescovi italiani. Tradizionalmente, infatti, quella italiana era l’unica conferenza episcopale nazionale che non eleggeva il proprio presidente, come avviene in tutti gli altri paesi, perché era il papa, che è anche primate d’Italia, che lo sceglieva. Anni fa Jorge Mario Bergoglio ha chiesto all’episcopato italiano di eleggersi il presidente, ma i vescovi hanno fatto resistenza, e alla fine è stato sancito un compromesso: l’assemblea dei vescovi elegge una terna – ciò che dovrebbe avvenire all’inizio della prossima settimana – e tra i tre nomi prescelti il papa sceglie, liberamente, il presidente.

    Così è avvenuta, cinque anni fa, l’elezione del cardinale Gualtiero Bassetti, verso il quale già nel febbraio 2014 Francesco aveva mostrato una predilizione elevandolo, lui pastore di diocesi secondaria, a dignità cardinalizia: eletto dall’assemblea dei vescovi in una terna, assieme a Franco Giulio Brambilla e al cardinale Francesco Montenegro, fu nominato dal pontefice presidente della Cei il 24 maggio 2017.

    Scelta che rispecchiava un iniziale sintonia tra il vescovo di Roma e l’arcivescovo di Perugia e Città della Pieve. L’elezione dell’arcivescovo di Buenos Aires al Conclave del 2013, di certo, fu percepito da molti vescovi italiani come unadoccia fredda. Per errore, subito corretto, la Cei, peraltro, aveva diramato, pochi minuti dopo la fumata bianca, un messaggio di congratulazioni per l’elezione al soglio pontificio di… Angelo Scola, allora arcivescovo di Milano, un radicato passato in Comunione e liberazione, e candidato ideale di diversi porporati conservatori. L’incontro decennale dei vescovi a Firenze, nel 2015, quando presidente della Cei era ancora il cardinale arcivescovo di Genova Angelo Bagnasco, ufficializzò una notevole distonia tra il pontefice argentino e l’episcopato italiano: ‘Che Dio protegga la Chiesa italiana da ogni surrogato di potere, d’immagine, di denaro’, tuonò a Firenze Bergoglio. Su quello sfondo, l’arrivo di Bassetti alla guida della Cei, due anni dopo, si immaginava segnasse una correzione di rotta verso una maggiore sintonia col papa. Cosa effettivamente avvenuta – se si pensa, in particolare, alla distanza dai toni battaglieri dell’era del cardinale Camillo Ruini sui cosiddetti ‘valori non negoziabili’ – ma solo parzialmente.

    Nel corso degli anni, infatti, il rapporto tra Bergoglio e Bassetti si è raffreddato, e non per motivi personali. Più volte, proprio facendo riferimento all’incontro di Firenze, il papa ha lamentato la mancanza di reazioni dell’episcopato italiano alle proprie indicazioni, in particolare a quelle esposte nell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium. Il pontefice ha dovuto insistere ripetutamente, privatamente e pubblicamente, perché finalmente la Cei decidesse, come le Chiese di altri paesi, di lanciare un percorso sinodale nazionale.

    Quando è arrivata la pandemia, poi, i toni aspri adottati dalla Conferenza episcopale italiana nei confronti del governo Conte in merito alle restrizioni sanitarie sono state pubblicamente sconfessate dal papa, preoccupato sì di tenere le chiese aprte, ma d’accordo a limitare la partecipazione alle funzioni religiose, e soprattutto attento a non guastare la collaborazione tra Chiesa e Stato.

    L’ultimo incidente è avvenuto nuovamente a Firenze: lungamente preparato, lo scorso febbraio la Cei ha organizzato, insieme al comune di Firenze, un incontro sul Mediterraneo nel nome di Giorgio La Pira. Il papa avrebbe dovuto partecipare, ma ha annullato pochi giorni prima: un male al ginocchio, ha spiegato la sala stampa vaticana. Ma, a quanto si è appreso, c’era anche dell’altro. In particolare, la presenza di Marco Minniti, ex ministro dell’Interno all’epoca degli accordi con la Libia, criticata anche all’interno della stessa curia fiorentina, avrebbe indotto il pontefice non solo a dare forfait ma a non citare neppure, durante i saluti all’Angelus di quella domenica, il convengo di Firenze. Un’assenza vissuta in Cei come uno schiaffo in faccia.

    Ora il prossimo presidente della Cei dovrà ‘fare un bel cambiamento’, nelle parole di papa Francesco. A partire dalla questione degli abusi sui minori. I vescovi ‘intendono promuovere una migliore conoscenza del fenomeno per valutare e rendere più efficaci le misure di protezione e prevenzione’, recitava il comunicato dell’ultimo consiglio permanente, a marzo, nel quale, peraltro, la Cei rivendicava i servizi diocesani per la tutela dei minori e i 140 centri d’ascolto già costituiti.

    Negli anni passati gli episcopati di diversi paesi (Stati Uniti, Germania, Francia, da ultimo Portogallo, Svizzera e Spagna) hanno commssionato inchieste indipendenti, altrattanto hanno fatto singole diocesi, come Monaco di Baviera, e in altri paesi sono stati i governi (Irlanda, Australia) a svolgerne, per indagare sugli abusi sessuali su minori avvenuti negli ultimi decenni nella Chiesa. Ipotesi che, però, all’interno della Conferenza episcopale italiana trova alcuni a favore, altri contrari. ‘La giustizia non è giustizialismo’, ha avuto a dire il cardinale Bassetti, ‘e non si renderebbe un buon servizio né alla comunità ferita né alla Chiesa se si operasse in maniera sbrigativa, tanto per dare dei numeri’. Ma ‘la gente, come abbiamo visto in tante parti del mondo, non si fida più della giustizia all’interno della Chiesa, non accetta più numeri che sono stati rivisti e ricavati da processi o persone controllate dalla Chiesa perché vogliono sapere da fonti indipendenti e ogettive quello che viene fuori e quindi in questo senso prima o poi questa esigenza arriverà’, ha detto da parte sua padre Hans Zollner, gesuita e psicologo, grande esperto vaticano della materia: ‘O la Chiesa decide di farlo per conto suo e ordinare a persone indipendenti come successo in Germania, in Francia, come adesso anche la Conferenza episcopale portoghese sta facendo oppure a un certo punto sarà costretta perchè lo Stato, o chi per lo Stato, adirà a sè questo tipo di processi’.

    Il nodo sarà capire se un’indagine verrà avviata o meno, chi sarà a svolgerla (se un’istanza terza e indipendente o la stessa Conferenza episcopale) e quale sarà l’oggetto di studio (se i soli abusi avvenuti nell’ambito della Chiesa o la pedofilia nella società più ampia). L’ormai ex segretario della Cei, mons. Stefano Russo, da poco nominato dal papa vescovo di Civitavecchia, ha partecipato all’Osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pedopornografia minorile che si è svolto a inizio maggio alla presenza della ministra per le pari opportunità e la famiglia, Elena Bonetti.

    Negli ultimi mesi, intanto, è nato un Coordinamento italiano contro gli abusi nella chiesa cattolica, con hastag #ItalyChurchToo, che sta monitorando, in accordo con l’associazione Rete l’abuso, i casi noti in Italia, e fa pressione sulla Cei in vista dell’assemblea della prossima settimana. L’associazione chiederà, in una lettera ai vescovi pubblicata lunedì prossimo, ‘precise misure necessarie e improrogabili nell’ambito della lotta agli abusi nella Chiesa cattolica, che allineino l’operato della Chiesa italiana a quello di altre Conferenze episcopali e dissolvano i dubbi relativi alle reticenze e alle resistenze dell’episcopato italiano riguardo all’emersione della reale portata del fenomeno in Italia’. Per il prossimo presidente, chinunque egli sarà, sarà il primo banco di prova.

    https://www.askanews.it/esteri/2022/05/18/cei-zuppi-e-lojudice-favoriti-dopo-bassetti-pedofilia-primo-test-pn_20220518_00176/

  • I vescovi italiani lottano contro gli abusi

    I vescovi italiani lottano contro gli abusi

    Francesco Zanardi aveva undici anni quando tutto ebbe inizio. Quando fu maltrattato per la prima volta da un prete della sua città natale, Savona. L’abuso è continuato per quattro anni. Nel 1985 lo spettro era finito. Successivamente, Zanardi è stato temporaneamente dipendente dalla droga. Il risultato del suo trauma, dice.

    Solo anni dopo è riuscito ad affrontare il suo passato: con “Rete l’abuso” ha fondato una rete di persone colpite che vuole attirare l’attenzione sugli abusi nella Chiesa italiana. Perché c’è “un problema abbastanza grosso” in questo senso, Zanardi si lamenta: “Perché è come se il problema non esistesse affatto: la stampa non ne parla, la televisione non lo riporta da anni, soprattutto la stato uno”.

    320 sacerdoti italiani imputati o condannati

    Zanardi e colleghi elencano 320 sacerdoti italiani che sono stati condannati per abusi sui minori o che sono attualmente indagati sul sito di Rete l’abuso – con i loro nomi e spesso con una foto. Ma questa è solo una piccola parte, crede Zanardi. La maggior parte delle vittime non voleva parlare, dice, perché temeva di non essere ascoltata, che gli sarebbe stato chiesto perché ci sono voluti anni prima che ne venisse fuori.

    Hans Zollner ritiene inoltre possibile che il numero di casi di abuso non denunciati in Italia sia elevato . Il sacerdote gesuita della diocesi di Ratisbona dirige il centro di protezione dell’infanzia “Istituto di Antropologia” presso la Pontificia Università Gregoriana. Nel complesso, tuttavia, l’Italia è “molto indietro quando si tratta di affrontare gli abusi in un’ampia varietà di settori, non solo nella chiesa”.

    La magistratura italiana scoraggia le persone colpite

    Dal punto di vista di Zollner le ragioni sono diverse: gli italiani, per esempio, non volevano fare brutta figura, non volevano fare brutta figura. Pertanto, la società tende a nascondere tali incidenti.

    Anche il sistema giudiziario in Italia non rende facile per le vittime testimoniare in un ambiente protetto, i processi richiedono molto tempo e questo scoraggia le persone colpite. Inoltre, a nessuno interessa parlare di violenza sessualizzata. L’argomento è stato brevemente nei media, ma è scomparso di nuovo dopo pochi giorni, afferma Zollner.

    Francesco Grana è uno di quelli che vogliono continuare a portare l’argomento sui media italiani. Il giornalista è un esperto vaticano del quotidiano “Il fatto quotidiano”, per il quale scrive anche di abusi ecclesiastici. Tuttavia: “Nei pochi casi di abusi sui minori che sono stati sui media, si è sempre trattato di preti. Quindi non c’è mai stato un arcivescovo o cardinale pedofilo”, dice Grana.

    Scandalo abusi italiani come a Ettal o al Collegio Canisius

    Anche i genitori italiani sono poco sensibili all’argomento, anche se c’è anche un caso in Italia che ricorda i grandi scandali di abusi tedeschi come quello di Ettal o del Collegio Canisius: in un istituto per sordomuti a Verona, bambini e giovani detenuti da preti pedofili da anni subiscono abusi. “Si è scoperto che molti di questi sacerdoti sono stati trasferiti in Argentina con la conoscenza della Chiesa e anche di questo istituto”, racconta Grana. “Là fondarono istituti simili, dove continuarono a insegnare ai bambini sordi”.

    Uno degli autori è stato condannato in Argentina. Secondo la legge italiana, le aggressioni più note in Italia sono prescritte. Ma ci sono anche casi di abusi più recenti, dice Zanardi. Fondamentalmente si lamenta che la Chiesa non affronta davvero il problema, né la Conferenza episcopale italiana né il Vaticano.

    Causa prete pedofilo: “Ratzinger non ha mai risposto”

    Secondo Zanardi, questo vale anche per Joseph Ratzinger durante il suo incarico di capo della Congregazione per la Dottrina della Fede (1981-2005). Secondo Zanardi, Ratzinger è stato informato nel 2003 dal cardinale Domenico Calcagno, allora vescovo di Savona, del sacerdote che aveva abusato di Zanardi. “Calcagno ha scritto a Ratzinger: abbiamo questo prete pedofilo, cosa dobbiamo fare? Ratzinger non ha mai risposto al vescovo”.

    Il sacerdote, che lo ha abusato negli anni ’80, ha abusato di nuovo di un ragazzo nel 2005. Dopotutto, è stato condannato per questo.

    Mancanza di personale nell’autorità vaticana responsabile

    Zollner del centro per la protezione dell’infanzia conferma anche che le cose non vanno sempre lisce quando si denunciano casi di abuso: “Fino a circa cinque anni fa, l’autorità competente presso l’ex cosiddetta Congregazione per la Dottrina della Fede aveva pochissime persone . E non potevano davvero rispondere a tutte le lettere a causa del carico di lavoro e non potevano nemmeno tenere informate le persone”. Ora c’è un po’ più di personale, oltre a tentativi di strutturare meglio il lavoro.

    Ma resta la domanda su cosa stia facendo la Conferenza episcopale italiana per prevenire e affrontare gli abusi in Italia. L’arcivescovo Lorenzo Ghizzoni, che alla Conferenza episcopale è responsabile della protezione dei minori, afferma di essere impegnata da diversi anni per una maggiore prevenzione. Fa riferimento a nuove linee guida per trattare con autori e vittime, che mettono al centro il benessere delle vittime. Inoltre, nelle diocesi è stata istituita una rete di referenti.

    I vescovi italiani voteranno sulla rivalutazione a fine maggio

    In un’assemblea generale di fine maggio, la conferenza episcopale vuole decidere se ci debbano essere inchieste anche sui casi di abuso del passato: in un primo momento, si vuole guardare agli ultimi due anni, per poi tornare più indietro nel tempo – fino agli anni ’60. Sono previsti questionari per le diocesi, da valutare accademicamente. “Per rendere la nostra indagine trasparente e scientifica”, dice Ghizzoni.

    Tuttavia, non è ancora chiaro se i vescovi siano davvero favorevoli a un’indagine. Secondo il giornalista vaticano Francesco Grana, la proposta era già stata presentata all’Assemblea Generale lo scorso novembre ed è stata respinta.

  • La pedofilia dei preti italiani che i vescovi vogliono tenere nascosta

    La pedofilia dei preti italiani che i vescovi vogliono tenere nascosta

    Lo chiamavano don Mercedes. A Crema era un pezzo grosso di Comunione e Liberazione il parroco Mauro Inzoli; gli piacevano il lusso e le belle macchine, lo si vedeva spesso nei ristoranti alla moda, un sigaro cubano all’angolo della bocca.

    Aveva amicizie politiche importanti e poco senso del pudore: nel gennaio 2015 applaudiva insieme a Roberto Formigoni al convegno sulla famiglia tradizionale organizzato dalla Regione Lombardia, eppure già da anni molestava i ragazzini, come conferma la condanna definitiva per pedofilia del 2018. Li toccava persino durante la confessione, per rinnovare l’alleanza fra Abramo e Isacco descritta nell’Antico Testamento, diceva. La più piccola delle sue vittime aveva 12 anni.

    Una storia non certo unica. Secondo i dati raccolti dalla Rete L’Abuso, che monitora i casi di violenza sessuale nella Chiesa cattolica, nel nostro paese negli ultimi 15 anni si contano 325 sacerdoti denunciati per pedofilia, di cui 161 condannati in via definitiva.

    Questi numeri rappresentano solo piccola parte di un fenomeno sommerso e pervasivo, eppure non sembrano scuotere le istituzioni e la stampa. Ed è questa la ragione per cui chiediamo ai lettori di sostenere la grande inchiesta su “La violenza nella Chiesa italiana”.

    Nel paese che ospita il Vaticano, infatti, né il Parlamento né la Chiesa prendono iniziative per andare a fondo del problema. Il presidente della Conferenza episcopale Gualtiero Bassetti butta acqua sul fuoco assicurando che in Italia gli strumenti messi in campo a tutela dei minori funzionano bene e che presto sugli abusi sarà condotta un’indagine ma, sia chiaro, «gestita dall’interno della Chiesa».

    La società civile, però, non ha più voglia di aspettare: di fronte al silenzio ecclesiastico si è costituito Italy Church Too, un coordinamento di associazioni contro gli abusi nella Chiesa, che chiede subito una commissione d’inchiesta indipendente, come quelle che si sono appena formate in Spagna e in Portogallo.

    L’iniziativa nasce da donne impegnate in ambito cattolico e laico, determinate a rompere anche nel nostro paese il muro di omertà e a ottenere giustizia e risarcimenti per le vittime: sono scesi in campo l’Osservatorio interreligioso sulle violenze contro le donne, Donne per la Chiesa, Noi siamo Chiesa, Rete L’Abuso, Comitato vittime e famiglie, Voices of Faith, Comité de la Jupe, le Comunità cristiane di base e i periodici Adista, Tempi di Fraternità e Left. Tra loro anche Erik Zattoni, figlio di un prete (anche) pedofilo mai ridotto allo stato laicale nonostante l’esame del dna e le sue ammissioni.

    GLI SCANDALI DEGLI ULTIMI ANNI

    L’idea ha preso vigore dallo scandalo che all’inizio dell’anno ha coinvolto persino il papa emerito Benedetto XVI: un report dalla Baviera ha infatti rivelato che nella sola diocesi di Monaco e Frisinga, nell’arco di 74 anni sarebbero stati abusati 500 bambini e bambine fra gli 8 e i 14 anni e che Joseph Ratzinger, da cardinale, ne sarebbe stato al corrente.

    I dati di Monaco seguono quelli, talmente eclatanti da suscitare dubbi, del rapporto della commissione indipendente sugli abusi nella chiesa francese: dal 1950 si conterebbero 216 mila minori vittime di tremila preti, a cui si aggiungono altri 114 mila abusati da laici all’interno delle istituzioni ecclesiastiche. In Nuova Zelanda la pedofilia riguarderebbe addirittura il 14 per cento del clero.

    Dallo scoop del Boston Globe, celebrato nel 2015 dal film Il caso Spotlight, che nel 2002 ha inchiodato la chiesa americana alle sue responsabilità, fino al Rapporto Ryan in Irlanda, che ha individuato ben 30 mila minori abusati negli oltre cento istituti cattolici nel paese, sono almeno vent’anni che la pentola è stata scoperchiata. L’Italia però rimane un buco nero. Le denunce vengono ignorate dalla Chiesa e le vittime finiscono inghiottite dal silenzio.

    Una storia simbolo è quella dell’Istituto religioso per sordomuti Provolo di Verona: nel 2010 67 ex ospiti accusano numerosi sacerdoti della congregazione di averli sottoposti a molestie e violenze quando erano bambini, a partire dagli anni ’50.

    Tra i fatti denunciati c’è la dichiarazione di Gianni Bisoli, che afferma di essere stato abusato tra i 9 e i 15 anni da ben 16 fra preti e fratelli laici; sostiene anche di essere stato lasciato “a disposizione” di monsignor Giuseppe Carraro, all’epoca vescovo di Verona, e per il quale, a 32 anni dalla morte, è in corso il processo di beatificazione, dopo che nel 2015 è stato dichiarato “venerabile per l’eroicità della sua virtù” dalla Congregazione per le cause dei santi.

    Una commissione conoscitiva promossa dal Vaticano nello stesso 2010 non rileva (quasi) nulla dei reati denunciati, ormai comunque prescritti. Ma il responsabile dell’Istituto, don Nicola Corradi, trasferito nella sede argentina del Provolo, nel 2019 verrà condannato laggiù a 42 anni «per gravi e ripetuti abusi» di minori.

    MELE MARCE O SISTEMA CHE COPRE GLI ABUSI?

    I pedofili nella chiesa non sono “mele marce” come dicono le gerarchie ecclesiastiche. Quando si mettono insieme i tasselli del mosaico, dispersi nelle cronache locali e poi dimenticati, emerge un quadro di violenza endemica che riguarda ogni ambito della vita della Chiesa.

    Troviamo preti che approfittano del loro potere per allungare le mani sui ragazzini in sacrestia, durante le lezioni di catechismo o le prove del coro, in campeggio o nei centri estivi; alcuni sono guru di comunità di recupero e centri di ascolto, altri guidano scuole cattoliche.

    Molti sono i molestatori seriali in attesa di giudizio per induzione alla prostituzione minorile e violenza privata: sacerdoti che promettono cocaina in cambio di prestazioni sessuali e offrono pochi spiccioli e una ricarica del telefono in cambio di una marchetta o di un video hard. Con i cassetti o i pc pieni di materiale pedopornografico, circuiscono ragazzini non ancora adolescenti, meglio se con problemi psichici o provenienti da famiglie disagiate perché più indifesi: fanno loro credere che la mano che li fruga è una mano benedetta, che l’amore di Dio si esprime con lo spirito e con il corpo, che sono dei privilegiati.

    Gli stupri non di rado si protraggono per anni, a volte anche per decenni, lasciando segni indelebili nelle vittime, costrette spesso a fare i conti con le conseguenze fisiche e psicologiche delle violenza per il resto della vita.

    E la Chiesa istituzionale come reagisce? Cura, sostiene, protegge. Non le vittime ma i preti. La prassi consolidata quando viene segnalato un caso di pedofilia è sempre la stessa: non denunciare alle autorità ma evitare lo scandalo spostando il prete in un’altra parrocchia o ricoverandolo per un periodo in una delle inavvicinabili strutture per la riabilitazione dei preti sparse per l’Italia. Le autorità ecclesiastiche non hanno l’obbligo giuridico di denunciare gli abusi, tantomeno devono rendere conto degli esiti dei processi interni, così si trincerano dietro al silenzio.

    C’è addirittura chi, dopo una denuncia per pedofilia, riprende a fare il parroco sotto falso nome in un altro posto, come don Silverio Mura, prete della diocesi di Napoli, diventato don Saverio Aversano a Montù Beccaria, in provincia di Pavia.

    Lo denuncia la Rete L’Abuso nell’esposto in cui spiega che il sacerdote viene trasferito dopo una querela per pedofilia e che, grazie alla complicità della curia, continua a occuparsi di bambini e a ricevere la posta al nuovo indirizzo.

    La stessa associazione sottolinea che sono almeno 29 i vescovi coinvolti nell’occultamento dei reati: nel caso di don Giuseppe Rugolo, per esempio, dalle intercettazioni emerge che il vescovo di piazza Armerina Rosario Gisana avrebbe provato a comprare il silenzio della famiglia della vittima con i soldi della Caritas. Ancora: monsignor Mario Delpini, oggi arcivescovo di Milano, informato delle attenzioni che uno dei suoi parroci, don Mauro Galli, riserva a un ragazzo di 15 anni, ammette in interrogatorio di essersi limitato a spostarlo di sede per ben due volte.

    Il prete di Rozzano è stato condannato l’anno scorso dalla Corte d’Appello di Milano a cinque anni e sei mesi; il suo caso è stato anche posto all’esame della Congregazione per la dottrina della fede, dopo che il processo di primo grado al Tribunale ecclesiastico regionale si era risolto con un nulla di fatto per insufficienza di prove ma a oggi nulla si sa dell’esito. Scontato il debito con la giustizia dello Stato, don Galli potrebbe quindi tornare in parrocchia.

    NON SOLO PEDOFILIA

    Non ci sono soltanto gli abusi sui minori ma anche quelli sulle religiose. Già a metà degli anni Novanta due suore di ritorno dall’Africa inviano al Vaticano rapporti in cui sostengono che molte suore vengono stuprate da sacerdoti timorosi di prendere l’Aids dalle donne indigene; e se restano incinte vengono costrette ad abortire.

    Raccontano anche di un prete che officia il funerale di una donna morta in seguito all’aborto che lui stesso le ha procurato. Nel documento si sottolinea che la violenza sulle religiose non è soltanto una questione africana ma riguarda ben 23 paesi, fra cui l’Italia.

    In anni più recenti, la teologa Doris Wagner ha accusato il capo ufficio della Congregazione per la Dottrina della Fede padre Hermann Geissler (poi assolto dal Tribunale della Segnatura apostolica, il supremo tribunale di diritto canonico della Santa Sede) di averla violentata quando era suora dell’Opus Spiritualis Familia a Roma: «Ero giovane, credente e idealista: ero la vittima ideale per un prete», ricorda oggi. Dipendenti economicamente dalla congregazione a cui appartengono, costrette a tagliare i ponti con la famiglia, le suore sono schiacciate da un sistema clericale fondato sull’omertà; in Italia, chi prova a denunciare non ottiene nulla se non di essere discriminata o addirittura allontanata dalla comunità. Ancora una volta, in caso di una segnalazione di abuso, a venire protetto è il prete.

    La Chiesa italiana, che è riuscita fino ad oggi a non reagire alla crisi che la minaccia dall’interno, rimanendo fedele a una casta maschile sorda ai richiami sulle discriminazioni di genere e restia a cedere parte del suo potere, come risponderà alla richiesta di istituire finalmente un’indagine indipendente sugli abusi?

    A fine maggio si terrà l’assemblea generale della Cei per il rinnovo dei vertici, e il cardinale Bassetti pare avere tutte le intenzioni di passare la patata bollente al suo successore.

    SOSTIENI QUESTA INCHIESTA: PER OGNI EURO VERSATO, NOI NE AGGIUNGIAMO UN ALTRO

    https://www.editorialedomani.it/fatti/inchieste-sostenute-dai-lettori-domani-violenza-chiesa-italiana-puntata-1-mu55ttaa