Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • ABUSI, LA CHIESA VA A PROCESSO (MA NON IN ITALIA)

    ABUSI, LA CHIESA VA A PROCESSO (MA NON IN ITALIA)

    FQ –  Marco Grasso e Maddalena Oliva – “In ricordo dei due giorni trascorsi al freddo delle montagne ” riportava la scritta aggiunta a mano sul poster regalo. Era un ricordo, un “dono”, per lasciare inciso nella mente, oltreché nel corpo, la data e il luogo dove tutto avvenne per la prima volta.

    “Ricordo quella camera, il letto singolo. E poi il dolore, il sangue… Il Don mi diceva di tenere il segreto, un segreto tra lui, me e Gesù”. Inizia così Mario, nome di fantasia, a raccontare davanti alle telecamere della Bbc per la prima volta la sua “schiavitù sessuale”.

    Quella che per 16 lunghissimi anni – dal 1996, quando lui di anni ne aveva otto – gli ha rubato l’anima. Il suo prete d’infanzia era l’allora parroco di Ceprano: Don Jean “Gianni Bekiaris, ancora oggi sacerdote nella diocesi di Frosinone, nonostante sia stato considerato colpevole dal diritto canonico come dal Tribunale di Frosinone. Il pm aveva chiesto una condanna a sette anni di reclusione, ma il processo è finito nel 2019 perché per i reati accertati è scattata la prescrizione.

    “Quello che mi ha sconvolto di più – racconta il giornalista della Bbc Mark Lowen che ha firmato l’inchiesta – è pensare che Mario oggi potrebbe entrare in chiesa con suo figlio e ritrovarsi padre Bekiaris, il suo violentatore, a officiare messa: il prete è rimasto prete e pure nella stessa diocesi… Questo non potrebbe più avvenire in altri Paesi”.

    “Italy’shidden sin: The true scale of clerical sex abuse in Italy” è il titolo dell’inchiesta durata oltre tre mesi che Lowen ha condotto in Italia, e che è andata in onda ieri sera sulla tv inglese. “C’è un pantano che irretisce i casi di abusi sessuali in Italia e priva i sopravvissuti come Mario di giustizia. Alcuni degli intervistati lo addebitano anche all ’assenza di un vero e proprio movimento MeToo nel vostro Paese: sessismo e patriarcato sono ancora dominanti qui. E così manca quell’attenzione e quella spinta che altrove ha portato la Chiesa, come pure la società, a doversi occupare del tema dell’abuso sessuale compiuto dai preti.

    Anche quando il Pontefice è andato in tv, su questo tema non gli è stata rivolta nemmeno una domanda: è significativo . . .”.

    GLI ALTRI. In Francia la commissione Ciase ha stimato dal 1950 330mila vittime di pedofilia nella Chiesa, 216mila a opera di almeno 3.200 sacerdoti. In Germania, prima un vecchio rapporto aveva contato, dal 1946 al 2014, 1.670 sacerdoti abusatori e 3.677 minori vittime.

    Poi sono arrivati i numeri choc del report nell’arcidiocesi di  Monaco e Frisinga, a cavallo degli anni 70-80. Quelli per cui lo stesso papa emerito Benedetto XVI, chiamato in causa per aver coperto i responsabili in almeno quattro casi, ha scritto di provare “profonda vergogna”e“sincera domanda di perdono”.

    In Spagna, dopo la pubblicazione di un’inchiesta alla Spotlight di El País (durata oltre tre anni e che ha portato alla luce oltre trecento casi di abusi degli ultimi 50 anni), è stata accettata la richiesta di tre partiti, Partito Socialista spagnolo in testa, di istituire la prima grande commissione d’inchiesta governativa sugli abusi sui minori commessi dal clero spagnolo.

    LA SPOTLIGHT ITALIANA. In Italia, è tutto fermo. E anche la decisione su una commissione indipendente – già sollecitata diversi anni fa dalle Nazioni Unite – sembra essere rimandata per l’ennesima volta, almeno fino all’elezione del nuovo presidente della Cei a maggio.

    Così qualche giorno fa, il 15 febbraio, è nato il Coordinamento delle associazioni contro gli abusi nella Chiesa cattolica in Italia: sotto la sigla #ItalyChurchToo , si sono riunite Osservatorio interreligioso sulle violenze contro le donne, Donne per la Chiesa, Noi siamo Chiesa, Rete L’Abuso, Comitato vittime e famiglie, Voices of Faith, Comité de la Jupe, assieme alle due riviste Adista e Left.

    Perché “è ora di una Spotlight italiana”, come dice Francesco Zanardi, presidente di Rete L’Abuso. “L’Italia sembra essere su un altro pianeta… Siamo lontani anche dall ’Europa. C’è una chiara mancanza di volontà da parte dello Stato italiano di interferire con la Chiesa, a spesa dei bambini.

    E c’è anche un problema culturale, in un Paese in cui oltre l’80% delle persone si definisce cattolico la Chiesa per molti resta un’autorità a cui mostrare deferenza, da non poter rimettere in discussione”.

    Secondo dati non ufficiali, l’Italia è il secondo Paese al mondo per numero di accuse di abusi su minori perpetrati da sacerdoti. Si parla potenzialmente di un milione di vittime.
    Ma gli unici casi emersi sono quelli censiti da Zanardi: 360, negli ultimi 15 anni. Solo una punta dell’iceberg. Ne è da sempre convinto anche l’attivista irlandese Mark Vincent Healy, che, di fronte alla Commissione Onu per i diritti del fanciullo, ha presentato uno studio che ipotizza la dimensione del fenomeno in Italia, tenendo conto di quel 4% di preti pedofili stimato dal John Jay Report, la maggiore indagine sul tema condotta negli Usa.

    Percentuale confermata anche dal gesuita padre Hans Zollner, teologo e psicologo della Pontificia Università Gregoriana a cui papa Francesco ha affidato la prevenzione degli abusi sessuali nella Chiesa. In un’intervista alla Stampa, padre Zollner ha affermato: “Ormai il fenomeno è chiaro, nel mondo in ogni regione tra il 3 e il 5% dei preti è un abusatore.

    Abbiamo dei criminali fra noi. Per questo dobbiamo fare ancora dei passi in avanti per purificare la Chiesa”.
    “Per la Chiesa italiana è arrivato il momento di avviare una commissione indipendente sugli abusi sessuali commessi dal clero”, dicono dal movimento #ItalyChurchToo.

    E respingono al mittente la proposta del cardinale Gualtiero Bassetti, presentata in un’intervista al Corriere: “Bassetti propone sostanzialmente la raccolta di dati in possesso delle diocesi, – spiega Zanardi – ma questa non può dirsi una commissione indipendente. Gli effetti della pedofilia all ’interno della Chiesa sono moltiplicati proprio per effetto delle coperture garantite dalle gerarchie ecclesiastiche.

    Non mettiamo in dubbio la buona volontà di Papa Francesco, ma se in Italia i vescovi continuano a fare quello che vogliono non cambierà niente”.

    Anche lo Stato “è invitato a rimuovere tutti quegli ostacoli che impediscono lo svolgimento dei processi”, spiegano sempre dalla rete di associazioni. Un dato su tutti: da un’interrogazione del 2018 al Ministero della Giustizia, è emerso che su 162 condanne penali di sacerdoti, nelle carceri italiane ci fosse solo un solo prete detenuto per quei fatti. “Le Procure spesso lasciano cadere le denunce perché ormai prescritte, ma una vittima mediamente impiega anni prima di elaborare e spingersi a fare una segnalazione”, dice ancora Zanardi.

    “La prescrizione è in palese contraddizione con i trattati internazionali firmati dall’Italia a tutela dei minori”. Ed è proprio su questo punto che la rete anti abusi italiana ha chiesto l’intervento dell ’Onu, perché faccia di nuovo pressione sull’Italia per istituire una commissione indipendente e per modificare la prescrizione.

    Ora quel fascicolo è in mano alle Nazioni Unite: “Prima di noi non c’era niente, e questo la dice lunga sul clima di omertà che avvolge il tema della pedofilia nella Chiesa nel nostro Paese”.

    Da Il Fatto Quotidiano di domenica 20 febbraio 2022

  • Prete terapeuta accusato di pedofilia iscritto al convegno vaticano sul sacerdozio: choc tra le vittime

    Prete terapeuta accusato di pedofilia iscritto al convegno vaticano sul sacerdozio: choc tra le vittime

    Città del Vaticano – Choc tra le vittime. Al maxi convegno vaticano sul sacerdozio aperto ieri da Papa Francesco – dove si affronta anche la grande piaga pedofilia – risulta iscritto tra i partecipanti un prete-psicoterapeuta francese attualmente sotto processo alla Congregazione della Fede per aver abusato sessualmente di almeno cinque suoi pazienti.

    Il nome di monsignor Tony Anatrella compare come se niente fosse nella lista degli iscritti e, naturalmente, questa singolare svista getta una luce obliqua sull’atteggiamento della Chiesa nei confronti degli abusatori.

    Mentre il cardinale Marc Ouellet – organizzatore del simposio – ha minimizzato l’episodio («non mi occupo delle iscrizioni»)  la singolare presenza di Anatralla ha suscitato dolore tra le vittime. Ad accorgersi della frittata è stato il domenicano Philippe Lefevre, esperto di contrasto agli abusi sessuali nella Chiesa che sui social ha postato un commento pieno di tristezza.

    «Questo ritorno vergognoso sulla scena pubblica manifesta il suo ‘stile’ abituale. L’assenza totale di vergogna, di pudore, di discrezione». Anatrella, molto famoso in Francia, già consulente del Vaticano nonostante le accuse sembrebbe continuare a fare conferenze in giro per il mondo.

    Alla congregazione per la Dottrina della fede a suo carico c’è un processo canonico per aggressione sessuale a danno di minorenne. Anatrella, 80 anni, era già stato sospeso “a divinis” nel 2018 per altri abusi su pazienti maggiorenni.

    Le aggressioni sessuali si sarebbero svolte nel contesto delle attività di psicoterapia condotte da Anatrella, in passato è stato consultore di diversi dicasteri vaticani. Egli teorizzava percorsi psicoterapici per curare l’omosessualità.

    Nel luglio del 2018 un’indagine affidata dall’allora arcivescovo di Parigi Michel Aupetit al suo vicario generale, Eric de Moulins Beaufort – attuale presidente della conferenza episcopale francese – giunse ad accertare che le accuse erano fondate e fu decisa la sospensione “a divinis”.

    Il presule era stato sanzionato con il divieto di svolgere la funzione di psicoterapeuta, di celebrare i sacramenti, di intervenire ad eventi pubblici senza il previo accordo dell’arcivescovo.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/tony_anatrella_francia_pedofilia_abusi_vaticano_convegno_ouellet_cardinale_vittime_choc_papa_francesco-6512758.html

  • Nasce il coordinamento contro gli abusi della Chiesa in Italia

    Nasce il coordinamento contro gli abusi della Chiesa in Italia

    Italy Church Too, ovvero «anche la Chiesa italiana». È questo l’hashtag – rielaborazione del Me too del movimento femminista contro le molestie sessuali – scelto dalle associazioni che ieri hanno presentato il Coordinamento contro gli abusi nella Chiesa cattolica in Italia.

    La Conferenza episcopale italiana continua sostanzialmente a eludere il problema e a rifiutare la proposta di costituire una commissione indipendente che indaghi sulla pedofilia del clero, per esempio come quella voluta dall’arcidiocesi di Monaco di Baviera-Frisinga, che ha messo sotto accusa sia Joseph Ratzinger sia il cardinale Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco, ovvero colui che quella commissione ha voluto. L’unica apertura – si fa per dire – arrivata dal presidente della Cei, cardinale Gualtiero Bassetti, in un’intervista al Corriere della Sera a fine gennaio, è quella di una raccolta dei dati in possesso dei Servizi diocesani per la tutela dei minori. Non una commissione indipendente quindi, ma una specie di indagine interna affidata agli stessi organismi ecclesiastici. Senza contare poi che la proposta Bassetti arriva a poco più di tre mesi da suo pensionamento: a maggio, infatti, i vescovi italiani sceglieranno il nuovo presidente della Cei. Se fosse stata seria, avrebbe potuto realizzarla nei cinque anni in cui è stato alla guida della Chiesa italiana (da maggio 2017) e non lanciarla alla vigilia del suo addio, anche perché pressato dagli organi di stampa.

    La spinta allora parte dal basso, da sette associazioni (Osservatorio interreligioso sulle violenze contro le donne, Donne per la Chiesa, Noi siamo Chiesa, Rete L’Abuso, Comitato vittime e famiglie, Voices of Faith, Comité de la Jupe) e due riviste (Adista e Left) che decidono di muoversi su tre fronti: ecclesiale, politico e dell’informazione. Alla Chiesa italiana viene chiesto di avviare una commissione indipendente sugli abusi sessuali commessi dal clero. Lo Stato è invitato a rimuovere tutti quegli ostacoli che impediscono lo svolgimento dei processi e il Parlamento sollecitato a valutare la possibilità di costituire una specifica commissione di inchiesta. E venerdì 18 febbraio verrà messo online, dal settimanale Left, un database che, anche grazie alle informazione raccolte negli anni dall’associazione di vittime “L’Abuso”, documenta i casi di violenza su minori nella Chiesa cattolica italiana.

    «Chiediamo che la Cei affidi quanto prima ad una commissione indipendente un’indagine sugli abusi compiuti all’interno della Chiesa – spiega Paola Lazzarini, presidente di Donne per la Chiesa -. Chiediamo che a guidarla sia persona di specchiata integrità e indipendenza dalle parti interessate. E chiediamo che sia un’indagine che veda uniti gli sforzi di diverse e altissime professionalità e che utilizzi contemporaneamente metodi qualitativi, quantitativi, di analisi documentale, per i quali è necessario che siano aperti tutti gli archivi di diocesi, conventi, monasteri, e anche aprendo canali nuovi di ricezione per l’ascolto delle vittime».

    «Serve adeguare le leggi», aggiunge Francesco Zanardi, presidente della Rete l’Abuso ed egli stesso, ad undici anni, abusato dal parroco savonese don Nello Giraudo. «Sono state avanzate istanze allo Stato e all’Onu – prosegue -, ma il numero di indagini e azioni penali della magistratura è basso: se la vittima è prescritta non scatta nessuna indagine, ma la prescrizione non è adeguata alla maturazione del trauma da parte della vittima. Si chiede al legislatore di dare la possibilità di denunciare a tutti cittadini, dal parroco, al catechista a chiunque abbia dei sospetti, sarebbe già una svolta. Bisogna poi estendere a tutti il certificato anti-pedofilia, applicandolo a tutto l’indotto del volontariato che svolge attività con minori. E attuare un programma di risarcimenti e di programmi di riabilitazione delle vittime».

    A differenza di molti Paesi nel mondo – aggiunge Ludovica Eugenio, responsabile dell’agenzia di informazioni Adista – dove si è intervenuti in modo efficace con inchieste e commissioni d’indagine indipendenti, che hanno fornito il quadro «di un fenomeno che sempre più ha rivelato il proprio carattere sistemico, che affonda le proprie radici nella cultura clericale, in una malintesa immagine del clero come ceto sacro e intoccabile, nel tentativo della gerarchia di proteggere l’istituzione a scapito delle vittime, la cui vita è stata spesso devastata in modo irreversibile», in Italia «la Chiesa e le istituzioni laiche non hanno mai voluto realizzare un’inchiesta su scala nazionale per far luce su un fenomeno criminale che si sa ampiamente diffuso in tutta la Penisola. Non è stata intrapresa finora nessuna iniziativa di indagine e ricerca indipendente che potesse fornire dati oggettivi, primo passo verso una prassi di giustizia cui hanno diritto in primo luogo le vittime e le loro famiglie, ma anche i membri della comunità cristiana, i cittadini e le cittadine». Il coordinamento contro gli abusi nella Chiesa cattolica in Italia «vuole essere uno strumento di pressione e di espressione della volontà di contribuire ad abbattere il muro di omertà che ha protetto finora i responsabili diretti e indiretti degli abusi e ha favorito l’invisibilità delle vittime».

    https://ilmanifesto.it/nasce-il-coordinamento-contro-gli-abusi-della-chiesa-in-italia/

  • Nasce un «Coordinamento anti-abusi nella Chiesa»: ci sia un’indagine indipendente anche in Italia

    Nasce un «Coordinamento anti-abusi nella Chiesa»: ci sia un’indagine indipendente anche in Italia

    ROMA «Noi, come Rete l’Abuso, abbiamo censito 360 casi in Italia, negli ultimi quindici anni ci sono 160 preti condannati in via definitiva per abusi su minori. Ma questo è solo l’emerso, e temo sia la classica punta dell’iceberg». Francesco Zanardi aveva 11 anni quando a Spotorno fu violentato dal viceparroco, «si chiamava don Nello Giraudo, durò tre anni», nel 2010 ha fondato «Rete l’Abuso».

    E ora, con i responsabili di altre otto sigle – «Osservatorio interreligioso sulle violenze contro le donne», «Donne per la Chiesa», «Noi siamo Chiesa», «Adista», «Comitato vittime e famiglie», «Voices of Faith», «Comité de la Jupe» e il settimanale «Left» – ha dato vita al Coordinamento contro l’abuso nella Chiesa cattolica, «oltre il grande silenzio», con una richiesta fondamentale «alla Cei e al governo»: che anche in Italia sia creata a una «commissione indipendente» e si aprano «gli archivi di tutte le diocesi, conventi e monasteri» per «conoscere la verità» e «risarcire le vittime», insomma «un’operazione senza ombre e senza sconti». Un’operazione lanciata in Rete attraverso l’hashtag #ItalyChurchToo.

    In Francia la commissione Ciase ha stimato dal 1950 che 330 mila persone sono state vittime di atti di pedofilia nella Chiesa francese, 216 mila a opera del clero. Nel 2018 un rapporto in Germania ha calcolato che 1.670 sacerdoti hanno abusato di 3.677 minori dal 1946 al 2014. In Italia mancano statistiche, la Cei ha rimandato per anni. Se ne parlerà all’assemblea generale che a maggio voterà il nuovo presidente. I vescovi sono divisi, e in genere diffidano del modello di commissione «indipendente» come quelle francesi o tedesche. Il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente uscente, ha spiegato al Corriere che un’indagine si farà, ma in modo differente: «L’obiettivo è non ripetere errori e omissioni del passato e rendere giustizia agli abusati. Ma giustizia non è giustizialismo». Così la Cei pensa a «una ricognizione approfondita e seria» con «numeri reali», senza «proiezioni o statistiche» ma partendo «dal basso», dai dati delle diocesi.

    Ma questo non potrebbe bastare, avverte Zanardi: «I vescovi italiani dovrebbero rendersi conto che una ricerca fatta all’interno della Chiesa, se anche fosse fatta benissimo, lascerebbe sempre un margine di dubbio, anzitutto tra le vittime ma in generale nell’opinione pubblica. Non è che in questi anni la Chiesa si sia guadagnata molto credito. Perciò è anche nel loro interesse che si compia una ricerca indipendente». Ma non basta, spiega al Corriere: «Ci vorrebbe una commissione governativa. Ci siamo rivolti anche al governo perché in Italia, a differenza di Paesi come la Francia o la Germania, c’è un vuoto normativo da colmare: non esiste l’obbligo di denuncia di un pedofilo, se si viene a conoscenza di un crimine. Ed è un problema che riguarda non solo la pedofilia nel clero, ma tutti i crimini pedofili, ne parlavo tempo fa con don Di Noto: la denuncia è possibile solo se arriva dalla vittima o da chi lo rappresenta. Se anche un vescovo decidesse di andare alla polizia per denunciare un prete, non potrebbe farlo, serve la querela di parte».

    Tra le testimonianze che hanno accompagnato la presentazione del nuovo Comitato, è in particolare significativa quella di Erik Zattoni, che oggi ha quarant’anni: «Sono figlio del prete pedofilo don Pietro Tosi, mia madre ha subito un abuso sessuale a 14 anni, la prima volta che si rivolse a un vescovo per denunciare le fu risposto: “Non dire a nessuno quello che è successo altrimenti sarebbe uno scandalo per tutta la Chiesa”, poi venne minacciata di sfratto, cosa che avvenne per tutta la famiglia alcuni anni dopo». Tutto questo è accaduto pochi anni fa. Don Tosi è morto nel 2014, in una casa di riposo, da sacerdote, senza che mai sia stato spretato. Di più, racconta al Corriere Erik Zattoni: «Il reato penale era prescritto, chiesi la prova del Dna e ci fu una causa civile a Ferrara. La sentenza riconobbe l’abuso nel 2011. E don Tosi rimase parroco in provincia per un altro anno e mezzo. Del resto, lo era stato per trent’anni senza che nessuno, né la diocesi né il Vaticano, facesse nulla». Ora Erik Zattoni vive la sua vita, «non ho voluto permettere che me la rovinasse», è sposato e ha un bimbo e una bimba. Ma non può dimenticare il trattamento che ha ricevuto: «Mia madre ed io ci siamo trovati davanti a un muro. Mi sono sentito chiedere da un personaggio della Curia: ma tua madre era attraente? Dal Vaticano mi è stato detto: “È prete e morirà da prete, si metta l’animo in pace”. Un muro invalicabile, una cosa incredibile».

    https://www.corriere.it/cronache/vaticano-news/22_febbraio_15/nasce-coordinamento-anti-abusi-chiesa-ci-sia-un-indagine-indipendente-anche-italia-9b9b1a72-8e88-11ec-a91e-e98defcaa657.shtml

  • Vaticano, le associazioni cattoliche lanciano la campagna #ItalyChurchToo: “Ora una commissione contro il silenzio sugli abusi”

    Vaticano, le associazioni cattoliche lanciano la campagna #ItalyChurchToo: “Ora una commissione contro il silenzio sugli abusi”

    Una indagine che quanto prima anche in Italia faccia definitivamente luce su quantità e qualità del fenomeno degli abusi sessuali commessi dal clero svolta da una commissione indipendente, con figure professionali, che apra gli archivi di tutte le diocesi e di tutti i monasteri, concentrandosi esclusivamente sugli abusi e che faccia da apripista anche per i risarcimenti economici. “E’ ora di una Spotlight italiana”. La chiedono i rappresentanti di varie associazioni e realtà del mondo cattolico oltre che vittime di abusi – tra cui l’Osservatorio Interreligioso sulle Violenze contro le Donne, Donne per la Chiesa, Voices Of Faith, Rete L’Abuso, Adista, Comité de la Jupe, Comitato Vittime e Famiglie, Noi siamo Chiesa -, costituitesi nel Coordinamento delle associazioni contro gli abusi nella Chiesa cattolica in Italia e che ha lanciato la campagna #ItalyChurchToo.

    “Una indagine del genere” ha spiegato Paola Lazzarini presidente di Donne per la Chiesa in una conferenza stampa, “non può essere condotta in prima persona dalla Cei, la proposta che il suo presidente, il cardinale Gualtiero Bassetti, ha reso nota si basa sui centri di ascolto diocesani che per noi non vanno bene perché non si basano su criteri di terzietà. Inoltre sembrava anche voler in qualche modo sminuire il fenomeno parlando di abusi in generale. No, è importante in questo momento non annacquare e concentrarsi all’interno della Chiesa cattolica che innanzitutto deve guardare in casa propria. Per noi la proposta di Bassetti è irricevibile e in questo senso speriamo anche nel prossimo cambiamento ai vertici della Cei”.

    Sui numeri del fenomeno, ad oggi nel nostro Paese ancora incerti, ha provato a lanciare qualche stima, Francesco Zanardi della Rete L’Abuso. “L’Italia – ha detto – è un’anomalia nel panorama mondiale. Dopo che sono emersi, grazie a una indagine indipendente, i dati della Francia, ci saremmo aspettati che questi spaventassero la magistratura e il governo visto che Oltralpe sono venute fuori 216mila vittime e il coinvolgimento di 3mila sacerdoti. L’Italia ha 30mila sacerdoti in più. Invece continuano le grosse reticenze da parte delle istituzioni e della stessa magistratura”. La Rete l’Abuso svolge anche un’azione di mappatura del fenomeno consultabile sul suo sito che, aggiunge Zanardi, “ci ha portato a contare 360 casi negli ultimi 15 anni”.

    “Sappiamo quanto sarà forte il muro del silenzio ma è per questo che ci siamo uniti”, ha spiegato quindi Marzia Benazzi dell’Osservatorio interreligioso sulle violenze contro le donne,  “è stata anche la nostra sensibilità di donne da sempre impegnate al fianco di chi ha subito violenze, anche delle suore, che ci ha spinto a muoverci. C’è chi chiede che ci possa ancora essere una trasformazione della Chiesa, c’è chi ha visioni diverse ma ci accomuna la determinazione a far sì che nulla resti intentato, è una questione di giustizia, non possiamo più accettare che tutto questo sia obnubilato, negato”.

    Sulle ragioni ‘storiché del silenzio tutto italiano sulla realtà degli abusi sessuali all’ombra delle sagrestie, prova a dare una spiegazione Ludovica Eugenio, editorialista dell’Adista: “E’ proprio guardando all’anomalia dell’Italia che si possono comprendere le difficoltà che si incontrano, la cultura cattolica è pervasiva in ogni ambito, questo spiega anche la difficoltà dell’opinione pubblica di accettare che la Chiesa possa essere messa sotto accusa. A questo si unisce certamente un percorso non fatto di laicità, c’è questa sorta di commistione tra potere religioso e potere civile a livello di ossequio, di rispetto, di non messa in discussione che ha inquinato un po’ le acque. C’è tutto un clima culturale che impedisce di vedere la Chiesa sul banco degli imputati”.

    https://www.repubblica.it/cronaca/2022/02/15/news/vaticano_le_associazioni_cattoliche_lanciano_la_campagna_italychurchtoo_ora_una_commissione_contro_il_silenzio_sugli_abu-337884990/

  • #ItalyChurchToo: i sopravvissuti agli abusi chiedono un’inchiesta della Chiesa italiana

    #ItalyChurchToo: i sopravvissuti agli abusi chiedono un’inchiesta della Chiesa italiana

    ROMA — I sostenitori delle vittime di abusi sessuali da parte del clero italiano hanno lanciato martedì una campagna per chiedere un’indagine di insabbiamento, lamentando che la deferenza ha mostrato che la gerarchia della Chiesa cattolica in Italia ha condizionato tutto, dai procedimenti penali alla copertura mediatica del problema.

    Un consorzio di gruppi ha affermato di sperare che le recenti inchieste nazionali in Germania e Francia, e quelle pianificate in Spagna e Portogallo, facciano pressione sulla Chiesa cattolica italiana affinché apra i suoi archivi a investigatori indipendenti per accertare la portata del problema, assegnare responsabilità agli autori e portare il risarcimento alle vittime.

    Ma hanno riconosciuto che il contesto è molto più complicato in Italia che in altri paesi europei, dato il peso politico, economico e sociale smisurato che la chiesa porta nel cortile di casa del papa.

    L’influenza della chiesa ha provocato una riluttanza da parte dei pubblici ministeri a indagare sui casi di abusi del clero, un rifiuto da parte dei legislatori di sostenere le indagini parlamentari e il disinteresse del pubblico italiano, hanno affermato gli organizzatori della campagna #ItalyChurchToo.

    “Qui c’è una situazione di stallo”, ha detto Francesco Zanardi, sopravvissuto agli abusi e fondatore del gruppo di advocacy Rete L’Abuso che da anni lavora per sensibilizzare sugli abusi sessuali del clero in Italia.

    Zanardi, che sta guidando la nuova iniziativa, pensa che le dimensioni della chiesa italiana – attualmente conta circa 55.000 sacerdoti – e una cultura clericale che ha messo a lungo i sacerdoti su un piedistallo porterebbero probabilmente a un numero di casi che farebbe impallidire quelli trovati durante le indagini su altri paesi a maggioranza cattolici.

    Percependo una crescente richiesta di resa dei conti, la Conferenza episcopale italiana ha iniziato a discutere una sorta di inchiesta. Ma il presidente uscente della conferenza, il cardinale Gualtiero Bassetti, ha abbassato le aspettative, insistendo più su un’indagine “qualitativa” che su quella quantitativa e sottolineando che la conferenza nel suo insieme deve essere d’accordo.

    La Chiesa italiana vuole chiaramente evitare il tipo di risultato visto in Francia, dove un gruppo di esperti indipendenti ha stimato che 330.000 bambini hanno subito abusi sessuali in 70 anni nel Paese da circa 3.000 sacerdoti e personale ecclesiastico, e che i crimini sono stati coperti su “sistematicamente” dalla gerarchia ecclesiastica.

    Gli organizzatori della campagna #ItalyChurchToo hanno affermato di dubitare che qualsiasi indagine intrapresa dalla chiesa italiana avrebbe prodotto numeri veri. L’attuale proposta baserebbe i dati su un nuovo programma diocesano per ascoltare le vittime; il programma è curato da vescovi e superiori religiosi italiani.

    “Poiché non sono indipendenti, questa non può essere una fonte di dati”, ha affermato Paola Lazzarini di Donne per la Chiesa, una delle organizzatrici della campagna. “Ci auguriamo che con un cambio di presidenza (della Conferenza episcopale) si arrivi a una proposta diversa”.

    https://www.washingtonpost.com/world/italychurchtoo-abuse-survivors-demand-italy-church-inquiry/2022/02/15/6da4a25a-8e5b-11ec-8ddd-52136988d263_story.html

  • Abusi nella chiesa, Cei frena sulle commissioni d’inchiesta ma le vittime si organizzano: on-line il primo archivio  dei pedofili italiani

    Abusi nella chiesa, Cei frena sulle commissioni d’inchiesta ma le vittime si organizzano: on-line il primo archivio dei pedofili italiani

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – Mentre la Cei continua a rimandare (da anni) una analisi (anche storica) del fenomeno della pedofilia su tutto il territorio nazionale, frenando ogni possibile ricerca all’interno dei propri archivi diocesani, un gruppo di associazioni si sta muovendo per mappare la piaga degli abusi, raccogliendo, catalogando, classificando tutto il materiale finora disponibile proveniente dalle procure e dagli archivi dei mass media. Un lavoro incrociato immenso che ha dato vita al primo database realizzato dal settimanale Left in collaborazione con Rete L’Abuso.

    L’archivio sarà messo on line venerdì 18 febbraio su https://chiesaepedofilia.left.it/ mostrando – per ora – i primi 50 casi censiti e accertati, con più di 140 vittime. Man mano che la mole enorme di carte verrà lavorata il sito sarà aggiornato in tempo reale. Al momento sono oltre 300 le vicende già sottoposte a verifica e in via di pubblicazione.

    Nel database figurerà il nome del sacerdote (laddove è stato reso noto) specificando se è stato condannato o è ancora sotto inchiesta, il tipo di reato contestato, il numero conosciuto delle vittime, l’anno in cui è stato compiuto il reato contestato, la data in cui il caso è divenuto noto, la diocesi di appartenenza. A questo aspetto viene collegata anche l’eventuale sanzione canonica subita dall’ecclesiastico (sanzione che non sempre è stata fatta dalla Chiesa).

    Un numeratore terrà aggiornato il conteggio degli ecclesiastici coinvolti e delle loro vittime, mentre una parte del sito sarà dedicata all’archiviazione delle fonti giornalistiche e dei documenti che certificano la denuncia, l’inchiesta, l’eventuale iter processuale e l’eventuale condanna in via definitiva del reo. La prima mappatura del genere è stata fatta da Francesco Zanardi nel 2010, una ex vittima di un prete pedofilo di Savona. Da vittima  ripete che «la violenza di un adulto su un bambino è definita da psichiatri e psicoterapeuti un omicidio psichico».

    Contrariamente a quanto fatto da altre nazioni europee – per esempio la Francia – in Italia sia la Chiesa che le istituzioni laiche (Governo, Parlamento) finora non hanno mai voluto realizzare un’inchiesta strutturata su scala nazionale per far luce su un fenomeno purtroppo diffuso in tutta la Penisola.

    Intanto il 15 febbraio si terrà un evento on line intitolato Oltre il Grande Silenzio al quale prenderanno parte diverse associazioni cattoliche: Adista, Comitato Vittime e Famiglie, Voices of Faith, Noi siamo chiesa, Comité de la Jupe, Donne per la Chiesa, Osservatorio interreligioso sulle violenze contro le donne. Il giorno della presentazione è previsto anche l’intervento di alcuni sopravvissuti e testimoni.

    L’idea di una Commissione indipendente all’interno della Cei è sostenuta solo da una minoranza di vescovi. Secondo Zanardi la soluzione del problema degli abusi nella Chiesa non po’ che arrivare dall’esterno. «Purtroppo la Chiesa in questi anni ha dimostrato – anche davanti a casi eclatanti – di voler insabbiare. In Italia, inoltre, la denuncia di un prete pedofilo può avvenire solo su querela di parte a differenza di quanto accade in Francia, Spagna, Germania. In Italia la denuncia la può fare solo la vittima o il genitore se la vittima è minorenne. Sarebbe importante che il legislatore dia la possibilità di denunciare a tutti cittadini, dal parroco, al catechista a chiunque abbia dei sospetti. Basterebbe questo per determinare una svolta. Inoltre occorrerebbe abolire la prescrizione».

    Nella sua esperienza, racconta Zanardi, «mi capita di vedere persone anche molto in là con gli anni che vorrebbero denunciare una violenza. Il tempo di maturazione di questo tipo di reato è molto lungo, richiede di solito un’elaborazione lunghissima. Solo dopo molto ci si accorge che altri problemi, come l’alcolismo o la tossicodipendenza, sono stati provocati da quell’episodio lontano nel tempo».

    Intanto una lettera inedita sta sollevando un polverone anche in Vaticano. Nei giorni scorsi il Domani e Piazza Pulita di Corrado Formigli hanno diffuso il contenuto di una missiva riservatissima, datata febbraio 2015, nella quale l’attuale prefetto della Congregazione della Fede, il cardinale Luis Ladaria, gesuita e grande alleato di Papa Francesco, ha inviato al cardinale Philippe Barbarin, allora vescovo di Lione, il quale chiedeva al Vaticano come comportarsi con don Bernard Preynat, sul cui conto erano arrivate in diocesi diverse denunce per pedofilia (e successivamente condannato). «Questa Congregazione, dopo aver accuratamente studiato il caso di Preynat, ha deciso di affidarvi il compito di prendere gli adeguati provvedimenti disciplinari, evitando scandali pubblici».

    Ladaria suggeriva di gestire il brutto caso facendo poco clamore, sottolineando implicitamente che l’attenzione andava posta alla buona fama della istituzione cattolica. Insomma, un problema reputazionale per una Chiesa sempre più bersagliata dalla stampa. La linea che i panni sporchi si lavano in casa non si discosta tanto da quello che è sempre accaduto e che Papa Ratzinger ha sottolineato drammaticamente nella sua lettera-testamento confessando che davanti agli abusi e al grido delle vittime i cattolici (tutti) hanno dormito. Proprio come hanno fatto anche i discepoli quando Cristo era nell’Orto degli Ulivi.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/chiesa_pedofilia_papa_francesco_cei_database_pedofili_italiani_ratzinger_news-6501454.html

  • «Sono figlio di un prete pedofilo che abusò di mia madre 14enne», la storia choc di Eric Zattoni

    «Sono figlio di un prete pedofilo che abusò di mia madre 14enne», la storia choc di Eric Zattoni

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – Si collega via Zoom e racconta la sua choccante storia di figlio di un prete pedofilo e di una mamma abusata quando aveva appena 14 anni. Una vita trascorsa in una zona grigia, sotto una cappa di omertà e vergogna e tanto dolore. È il volto di una Chiesa feroce quella che descrive Eric Zattoni quando inizia a parlare al seminario delle vittime italiane organizzato da diverse associazioni. Appare dal salotto di casa sua, ha la voce calma ma a tratti si intuisce che deve prendere fiato e fare un bel respiro: «Ho 40 anni, vivo in provincia di Ferrara, sono figlio del prete pedofilo Pietro Tosi. Mia madre fu abusata nel 1981. Mi è stato detto dalla mia famiglia che naturalmente cercarono di denunciare l’episodio al vescovo dell’epoca, monsignor Franceschi, il quale suggerì subito di non dire nulla a nessuno. Allora mia madre e suo fratello andarono da un avvocato per fare causa al prete ma la risposta della diocesi fu una minaccia. All’epoca vivevano in una casa di proprietà della curia. La minaccia era lo sfratto, cosa che poi avvenne. Buttarono fuori casa mia mamma e anche me».

    Eric Zattoni, una storia di violenza

    Solo molto tempo dopo la famiglia Zattoni si rivolse al tribunale. Era il 2010. In quegli anni anche in Italia si cominciava a parlare apertamente di abusi grazie all’onda delle inchieste americane, al film Spotlight e agli articoli della stampa. Il reato del 1981 era però prescritto e non c’era più niente da fare. «Mi sono sottoposto all’esame del DNA, lo stesso dovette fare il prete al quale seguì la sua confessione. Nonostante questo ha continuato a fare il prete, non è mai stato sospeso da nessun vescovo, anche se tutti ovviamente sapevano. Solo dopo altre insistenze da parte mia, quando ero già adulto e potevo difendermi, venne allontanato. Nel frattempo sono passati tre Papi, 5 vescovi di Ferrara, diversi cardinali alla Congregazione della Fede, compreso Ratzinger che ovviamente sapeva benissimo che era accaduto a Ferrara. Nessuno ha mai fatto nulla per sanare questo crimine. Sono stato cresciuto dalla mia mamma, una madre bravissima nella quale leggo ancora il trauma, la condizione di vittima, di persona abbandonata a se stessa. Era solo una ragazzina».

    Alla testimonianza di quest’uomo segue quella di Francesco Zanardi, fondatore della Rete l’Abuso, quella di una altra vittima di un prete di Enna (del quale è in corso un processo civile). Il settimanale Left annuncia che metterà a breve on line il primo database dei casi di pedofilia accertati in Italia. Si basa sui dati incrociati provenienti dalla stampa e dalle procure.

    Al momento il fenomeno da parte della Chiesa italiana è quasi sconosciuto perchè la Cei non ha mai voluto fornire una fotografia reale e complessiva e, tuttora, si rifiuta di aprire gli archivi diocesani (come hanno fatto altre conferenze episcopali in Europa) per conoscere a fondo e misurare storicamente il fenomeno.

    Le vittime, durante il collegamento Zoom, hanno definito irricevibile la proposta avanzata di recente dal cardinale Gualtiero Bassetti di avviare una commissione di inchiesta. A loro parere la commissione di inchiesta proposta non è imparziale e realmente indipendente, visto che si basa solo sui dati (recenti) dei centri di ascolto diocesani. «Sarebbero troppo di parte e non obiettivi. Questi centri non hanno il carattere della terzietà. Per questo motivo la proposta di Bassetti è irricevibile».

    Mentre la Cei continua a rimandare una analisi (anche storica) del fenomeno della pedofilia su tutto il territorio nazionale, frenando ogni possibile ricerca all’interno dei propri archivi diocesani, un gruppo di associazioni si è così mosso  per mappare la piaga degli abusi, raccogliendo, catalogando, classificando tutto il materiale finora disponibile. Un lavoro incrociato immenso che ha dato vita al primo database realizzato dal settimanale Left in collaborazione con Rete L’Abuso.

    L’archivio sarà messo on line venerdì 18 febbraio su mostrando – per ora – i primi 50 casi censiti e accertati, con più di 140 vittime. Man mano che la mole enorme di carte verrà lavorata il sito sarà aggiornato in tempo reale. Al momento sono oltre 300 le vicende già sottoposte a verifica e in via di pubblicazione.

    Nel database figurerà il nome del sacerdote (laddove è stato reso noto) specificando se è stato condannato o è ancora sotto inchiesta, il tipo di reato contestato, il numero conosciuto delle vittime, l’anno in cui è stato compiuto il reato contestato, la data in cui il caso è divenuto noto, la diocesi di appartenenza. A questo aspetto viene collegata anche l’eventuale sanzione canonica subita dall’ecclesiastico (sanzione che non sempre è stata fatta dalla Chiesa).

    Un numeratore terrà aggiornato il conteggio degli ecclesiastici coinvolti e delle loro vittime, mentre una parte del sito sarà dedicata all’archiviazione delle fonti giornalistiche e dei documenti che certificano la denuncia, l’inchiesta, l’eventuale iter processuale e l’eventuale condanna in via definitiva del reo. La prima mappatura del genere è stata fatta da Francesco Zanardi nel 2010, una ex vittima di un prete pedofilo di Savona. Da vittima  ripete che «la violenza di un adulto su un bambino è definita da psichiatri e psicoterapeuti un omicidio psichico».

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/fioglio_prete_pedofilo_mamma_abusata_eric_zattoni_storia_cosa_e_successo-6505465.html

  • Spirito di gruppo. Pedofilia ecclesiastica: Francesco ha “piena fiducia” e dà “tutto il suo appoggio” a Benedetto

    Spirito di gruppo. Pedofilia ecclesiastica: Francesco ha “piena fiducia” e dà “tutto il suo appoggio” a Benedetto

    Papa Francesco ha inviato parole di sostegno al suo predecessore Benedetto XVI nel contesto dello scandalo mondiale che ha scatenato la pubblicazione di un rapporto di avvocati di Monaco (Germania), sugli abusi sessuali commessi da decenni all’interno della Chiesa cattolica tedesca.

    Monsignor Georg Gänswein , segretario personale di Joseph “Benedetto” Ratzinger , ha confermato che Jorge “Francesco” Bergoglio ha inviato “una bella lettera” al suo predecessore (in pensione), “nella quale parla da parroco, da confratello e da persona che esprime ancora una volta la sua piena fiducia , tutto il suo sostegno e la sua preghiera”. Lo ha confermato in un’intervista alla televisione pubblica italiana RAI .

    Gänswein ha difeso anche le parole di Ratzinger, che dopo essere stato accusato nel rapporto degli avvocati tedeschi ha pubblicato una lettera che ha ricevuto aspre critiche dalla stampa e dai sopravvissuti agli abusi ecclesiastici. “Coloro che hanno letto onestamente la lettera così come è stata scritta non possono condividere queste critiche o accuse. Chiedo scusa a tutte le vittime di abusi”, ha detto il segretario come se questo fosse un gesto sufficiente per liberarsi della colpa per aver insabbiato i preti stupratori.

    Il segretario del papa emerito assicura che Ratzinger ha una lunga storia di impegno nella ricerca della verità di fronte a questa “sporcizia nella Chiesa”. Per farlo cita testi preparati da chi per 24 anni è stato a capo della Congregazione per la Dottrina della Fede , tra il 1981 (quando stava per lasciare il vescovado di Monaco) e il 2005. «Ci sono prove che il cardinale Ratzinger, Papa Benedetto, ha fatto molto, molto, molto, in questa zona delicata per fare una pulizia interna», dice senza arrossire.

    Al culmine della provocazione, Gänswein ha chiesto agli avvocati di Monaco che, “se hanno prove, dovrebbero dire ‘questa è la prova che sei veramente colpevole’, non l’imputato dimostrare la tua innocenza. Ma in questo caso non ci sono prove.

    Cercando di convincere i parrocchiani che vedono con diffidenza le azioni del Vaticano in relazione agli abusi denunciati in tutto il pianeta, Gänswein ha affermato che la lettera di Ratzinger in cui chiede perdono “è l’immagine dei suoi sentimenti, della sua sincerità morale e intellettuale. Mentre lo scrivevo, pensavo alle vittime degli abusi. E davanti ai suoi occhi aveva Dio stesso. Incredibile.

    E aggiunge che Benedetto XVI “è stato il primo a fare da cardinale” contro la pedofilia ecclesiastica, al punto che “ha cambiato la mentalità attuale e ha stabilito la linea su cui sta proseguendo papa Francesco”. È comprensibile quindi il motivo per cui molti sopravvissuti agli abusi di preti e vescovi accusano anche Bergoglio di essere un insabbiamento .

    A Monaco (dove è stato vescovo dal 1978 al 1982) Ratzinger è accusato, tra l’altro, di aver organizzato un incontro il 15 gennaio 1980 per deliberare il trasferimento di Peter H., sacerdote accusato di abusi sui minori avvenuti nel 1980.

    A fine gennaio, appena è stata resa nota la perizia degli avvocati tedeschi (1.700 pagine che documentano centinaia di casi avvenuti tra il 1945 e il 2019), lo stesso papa emerito ha espresso con una lettera di «non essere stato a quella riunione. ” Successivamente è stato riferito che era stato , ma che le accuse contro Peter H non erano state discusse lì. Ora Gänswein dice che tutto era dovuto a “un errore di scrittura, non un errore intenzionale” e che “nessuno” di Ratzinger “se ne accorse”.

    https://www.laizquierdadiario.com/Pedofilia-eclesiastica-Francisco-tiene-plena-confianza-y-da-todo-su-apoyo-a-Benedicto

  • La Chiesa cattolica italiana subisce pressioni per un’indagine indipendente sugli abusi

    La Chiesa cattolica italiana subisce pressioni per un’indagine indipendente sugli abusi

    ROMA, 11 feb (Reuters) – Di Filippo Pullella e Angelo Amante – Al processo in corso in Sicilia, un italiano di 28 anni chiede giustizia contro un uomo che accusa di averlo costretto a compiere atti sessuali prima di diventare sacerdote.

    La vittima afferma che i presunti abusi, commessi più di un decennio fa quando era minorenne e l’accusato era un seminarista alla guida di gruppi giovanili, includevano la masturbazione forzata e il sesso orale nelle sacrestie e nelle aule scolastiche. L’imputato nega le accuse.

    La vittima si è rivolta alla polizia solo dopo che la Chiesa non ha dato seguito alle sue accuse, che ha esplicitato a due sacerdoti e durante un incontro con un vescovo che ha coinvolto i suoi genitori.

    I gruppi di vittime affermano che ci sono migliaia di casi simili nascosti negli archivi della Chiesa e stanno aumentando la pressione affinché un’indagine indipendente in Italia rispecchi le recenti mosse in Francia e Germania.

    Nove gruppi italiani hanno formato un consorzio e martedì annunceranno una campagna chiamata “Beyond the Great Silence” e sveleranno un hashtag #ItalyChurchToo.

    Mira a esercitare pressioni pubbliche sul governo italiano affinché indaghi sugli abusi passati e presenti nella Chiesa o affinché la Chiesa commissiona un’indagine imparziale da parte di estranei.

    La campagna è l’ultima mossa mondiale per costringere la Chiesa cattolica a stabilire l’intera portata degli abusi sessuali da parte del clero che le sono costati milioni di dollari come risarcimento alle vittime.

    “Lo Stato e il governo devono prendere l’iniziativa in merito”, ha detto a Reuters Francesco Zanardi, il capo di uno dei gruppi, Rete l’Abuso (The Abuse Network), che traccia gli abusi dei clericali in Italia.

    “Se la Chiesa indaga su se stessa, il suo primo obiettivo sarà proteggersi”, ha detto Zanardi, vittima di abusi sessuali da parte del clero.

    ‘UNA POLVERIERA’

    Gli attivisti non hanno detto quanti reati di abuso sessuale sospettano siano stati commessi in Italia, ma Rete l’Abuso ha documentato centinaia di tali casi, la maggior parte dei quali attuali o recenti.

    Lo studio tedesco , pubblicato nel 2018, ha mostrato che 1.670 sacerdoti hanno abusato di 3.677 minori dal 1946 al 2014. L’ indagine francese pubblicata lo scorso anno e che copre sette decenni, ha affermato che oltre 200.000 bambini sono stati maltrattati nelle istituzioni cattoliche.

    Papa Francesco ha espresso vergogna per l’incapacità della Chiesa di affrontare i casi di abusi sessuali e ha affermato che la Chiesa deve rendersi una “casa sicura per tutti”. L’ex papa Benedetto ha riconosciuto che si sono verificati errori nella gestione dei casi di abusi sessuali quando era arcivescovo di Monaco e ha chiesto perdono.

    I risultati di un’indagine indipendente che risale a decenni fa potrebbero essere devastanti in Italia, dove circa il 74% della popolazione è cattolica.

    “La Chiesa non lo vuole perché sarebbe una polveriera”, ha detto Zanardi.

    I vescovi in ​​Italia sono divisi sul tipo di indagine da fare.

    Alcuni dicono che la Chiesa ha le risorse, come i comitati diocesani contro gli abusi, per fare il lavoro da sola.

    Il cardinale Gualtiero Bassetti, favorevole a un’indagine interna, ha spiegato la sua posizione in un’intervista al giornale. Paola Lazzarini, responsabile di Women in the Church, che fa parte del consorzio, ha detto a Reuters che la posizione di Bassetti “non ci soddisfa per niente”.

    Altri vescovi, tra cui Erio Castellucci di Modena e Paolo Lojudice di Siena, hanno segnalato il sostegno alla commissione di un’indagine esterna.

    Gruppi di vittime e alcuni esperti di abusi all’interno della Chiesa hanno avvertito che un’indagine interna non sarà convincente.

    “Possiamo avere le migliori intenzioni, ma finché lo facciamo internamente nessuno ci crederà”, ha detto a Reuters padre Hans Zollner, che dirige il dipartimento di tutela e prevenzione degli abusi sessuali presso l’Università Gregoriana di Roma.

    A maggio in plenaria dovrebbe essere presa la decisione di eleggere il nuovo presidente della Conferenza episcopale italiana perché qualsiasi indagine sarà svolta durante il suo mandato quinquennale.

    https://www.reuters.com/world/italys-catholic-church-faces-pressure-independent-abuse-inquiry-2022-02-11/