Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Angelo Sodano, Papa Francesco fa uscire di scena il cardinale travolto dallo scandalo abusi

    Angelo Sodano, Papa Francesco fa uscire di scena il cardinale travolto dallo scandalo abusi

    Città del Vaticano – Papa Francesco sceglie gli auguri natalizi alla Curia romana – una cerimonia simbolica e solenne al tempo stesso, che serve a fare il punto della situazione interna – per mandare definitivamente in pensione il cardinale, Angelo Sodano che di fatto conclude bruscamente l’incarico di decano del Collegio cardinalizio. La carica di Decano ha una funzione di primus inter pares nel collegio e fino ad oggi non prevedeva una scadenza.  Con un Motu Proprio diffuso stamattina il Papa ha stabilito che il decano avrà cadenza quinquennale. La scelta di fare uscire di scena Sodano è legata soprattutto alle ultime vicende legate alla questione della pedofilia e alle coperture che in passato hanno avuto in passato tanti criminali, come per esempio padre Maciel Marcial Degollado, un abusatore seriale, che aveva proprio in Sodano un punto di appoggio interno.

    Recentemente anche il cardinale di Vienna, Shoenborn, ha apertamente accusato Sodano di avere portato avanti sotto il pontificato di Wojtyla una linea di governo troppo morbida, che tendeva a proteggere il buon nome della Chiesa a scapito delle tante vittime degli abusi che avrebbero dovuto avere più ascolto da parte delle istituzioni. «Adesso tocca ai cardinali eleggere il nuovo decano. Spero scelgano uno che si occupi a tempo pieno di questa carica importante» ha detto Bergoglio alla cerimonia degli auguri natalizi.

    Il discorso del Papa è stato lungo e articolato e ha affrontato il grande tema del processo di cambiamento che è in atto la Chiesa. Ha citato il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa per mettere in guardia da finti cambiamenti. Quello che occorre alla Chiesa, ha detto Francesco, è qualcosa di profondo e radicale. Bisogna avviare processi e non occupare spazi: «Dio si manifesta in una rivelazione storica, nel tempo. Il tempo inizia i processi, lo spazio li cristallizza. Dio si trova nel tempo, nei processi in corso. Non bisogna privilegiare gli spazi di potere rispetto ai tempi, anche lunghi, dei processi. Noi dobbiamo avviare processi, più che occupare spazi. Dio si manifesta nel tempo ed è presente nei processi della storia. Questo fa privilegiare le azioni che generano dinamiche nuove. E richiede pazienza, attesa’. Da ciò siamo sollecitati a leggere i segni dei tempi con gli occhi della fede, affinché la direzione di questo cambiamento ‘risvegli nuove e vecchie domande con le quali è giusto e necessario confrontarsi’».

    I cambiamenti che auspica Francesco sono quelli affiorati in questi anni. Non solo la riforma della curia, ma le aperture sui divorziati risposati, il matrimonio dei preti, il diaconato per le donne, il dialogo serrato con le diverse religioni, una radicalità tesa a mettere in pratica il Vangelo sul fronte della povertà, dei cambiamenti climatici, delle migrazioni. Naturalmente al centro c’è la fede. «Affrontando oggi il tema del cambiamento che si fonda principalmente sulla fedeltà al depositum fidei e alla Tradizione, desidero ritornare sull’attuazione della riforma della Curia romana, ribadendo che tale riforma – ha continuato il Papa – non ha mai avuto la presunzione di fare come se prima niente fosse esistito; al contrario, si è puntato a valorizzare quanto di buono è stato fatto nella complessa storia della Curia. È doveroso valorizzarne la storia per costruire un futuro che abbia basi solide, che abbia radici e perciò possa essere fecondo. Appellarsi alla memoria non vuol dire ancorarsi all’autoconservazione, ma richiamare la vita e la vitalità di un percorso in continuo sviluppo. La memoria non è statica, è dinamica. Implica per sua natura movimento».

    «Quella che stiamo vivendo non è semplicemente un’epoca di cambiamenti, ma è un cambiamento di epoca. Siamo, dunque, in uno di quei momenti nei quali i cambiamenti non sono più lineari, bensì epocali; costituiscono delle scelte che trasformano velocemente il modo di vivere, di relazionarsi, di comunicare ed elaborare il pensiero, di rapportarsi tra le generazioni umane e di comprendere e di vivere la fede e la scienza. Capita spesso di vivere il cambiamento limitandosi a indossare un nuovo vestito, e poi rimanere in realtà come si era prima. Rammento l’espressione enigmatica, che si legge in un famoso romanzo italiano: ‘Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi».

    «La vita cristiana in realtà – ha aggiunto il Papa – è un cammino, un pellegrinaggio. La storia biblica è tutta un cammino, segnato da avvii e ripartenze; come per Abramo; come per quanti, duemila anni or sono in Galilea, si misero in cammino per seguire Gesù. La storia del popolo di Dio – la storia della Chiesa – è segnata sempre da partenze, spostamenti, cambiamenti. Il cammino, ovviamente, non è puramente geografico, ma anzitutto simbolico: è un invito a scoprire il moto del cuore che, paradossalmente, ha bisogno di partire per poter rimanere, di cambiare per potere essere fedele».

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/angelo_sodano_abusi_papa_francesco_cardinale_sodano-4940683.html?fbclid=IwAR3cx8Ieh-6KCkhAq6Uc74_PsLLuBnVT_-HUSULlZbu3UoKvoxC328dzZ04

  • Legionari di Cristo, “175 minori abusati dalla fondazione nel 1941: 33 preti responsabili”

    Legionari di Cristo, “175 minori abusati dalla fondazione nel 1941: 33 preti responsabili”

    Pubblicato pubblicato un rapporto sulle violenze commesse da membri dell’associazione dalla sua nascita nel 1941 ad oggi. Fin dal 1963 il Vaticano era in possesso delle prove violenze del suo fondatore, Marcial Maciel Degollado, ma li tenne nascosti fino al 2006

    Centosettantacinque minori abusati e responsabilità accertate per 33 sacerdoti. Sono i numeri contenuti nel dossier della Congregazione dei Legionari di Cristo, che ha pubblicato un rapporto sugli abusi sessuali su minori commessi da membri dell’associazione dalla sua fondazione in Messico, il 3 gennaio 1941, ad oggi. Il rapporto, che sarà presentato il 20 gennaio a Roma in occasione del Capitolo generale della Congregazione, precisa che il suo fondatore, il padre messicano Marcial Maciel Degollado, è responsabile di almeno 60 casi di abusi di minori. Casi che sono inclusi nei 175 di cui parla il documento. Con la sua pubblicazione, “i Legionari di Cristo desiderano fare un ulteriore passo per conoscere e riconoscere il fenomeno dell’abuso sessuale su minori e favorire la riconciliazione con le vittime”. Il rapporto inoltre, pubblicato nel portale ceroabusos.org e realizzato in sei mesi da una commissione interna alla congregazione, “condanna e deplora” gli abusi commessi, così come “quelle pratiche istituzionali o personali che possano aver favorito o propiziato qualsiasi forma di abuso o rivittimizzazione“.

    Dopo aver sottolineato che fra i 175 minori abusati sono inclusi le 60 vittime dello stesso fondatore della Congregazione, padre Maciel, lo studio precisa che i 33 sacerdoti responsabili degli abusi rappresentano il 2,44% dei 1.353 legionari ordinati nel corso della storia dell’associazione. Dei responsabili, “sei sono morti, otto hanno abbandonato il sacerdozio, uno ha lasciato la Congregazione e 18 vi sono rimasti. Di questi ultimi, il 100% è escluso da rapporti pastorali con minori, quattro hanno restrizioni nell’esercizio del ministero e osservano un piano di sicurezza, mentre 14 non esercitano il ministero sacerdotale pubblico“.

    Il Vaticano in possesso delle prove di abusi dal 1943: ma li tenne nascosti fino al 2006 – A inizio anno la Congregazione vaticana per gli Istituti di vita consacrata ha riconosciuto che il Vaticano era in possesso fin dal 1943 di documenti probatori sulla pederastia di Marcial Maciel Degollado (1920-2008), che rimasero però nascosti. Il prefetto del dicastero, il cardinale brasiliano Joao Braz de Aviz, 71 anni, aveva dichiarato alla rivista spagnola Vida Nueva che “chi lo ha coperto era una mafia, non rappresentava la Chiesa“. “Ho l’impressione che le accuse di abuso cresceranno”, aveva continuato De Aviz, “ci siamo nascosti per tutti questi anni anni ed è stato un errore enorme”.

    È noto che il processo sugli abusi di Maciel – colpevole di una doppia e tripla vita con figli da diverse donne, di abusi su giovani seminaristi – fu tenuto per molto tempo fermo in Vaticano, grazie soprattutto alle sue amicizie in alto grado, e a sbloccarlo fu Joseph Ratzinger, già prefetto dell’ex Sant’Uffizio, una volta diventato Papa. Fu solo il 19 maggio 2006, dopo un’indagine durata più di un anno, ma con denunce che risalivano già al 1956, la Congregazione per la Dottrina della Fede – risparmiandogli comunque il processo canonico per “età avanzata e salute cagionevole” – inflisse a un Maciel ormai 86enne la pena della rinuncia a ogni ministero pubblico e gli impose “una vita riservata di preghiera e di penitenza” per gli abusi sessuali e i delitti di pedofilia continuati per decenni su numerosi seminaristi della sua congregazione e per averne successivamente assolti alcuni in confessione. Per quest’ultimo delitto era già incorsa la scomunica ‘latae sententiae’. La decisione fu approvata personalmente da papa Benedetto XVI. Come si apprende però dalle ultime dichiarazioni, la Sede pontificia era in possesso delle prove di colpevolezza del fondatore dei Legionari già da più di 60 anni.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/12/22/legionari-di-cristo-175-minori-abusati-dalla-fondazione-della-congregazione-nel-1941-33-preti-responsabili/5633555/?fbclid=IwAR2WLxtSM0Gwd3t7sNWLpVI7xYBXwDgugS_syqGvfYjBUbl3GNNz8JQmgmc

  • Pedofilia, la madre di una vittima: “Importante la svolta del Papa, ma aspettiamo ancora giustizia dalla Chiesa”

    Pedofilia, la madre di una vittima: “Importante la svolta del Papa, ma aspettiamo ancora giustizia dalla Chiesa”

    di SANDRO DE RICCARDIS

    “Più di un anno fa abbiamo ricevuto una lettera della Nunziatura apostolica che ci informava che il Papa era stato informato della nostra vicenda, e che a tempo debito saremmo stati informati sull’esito dell’inchiesta in Vaticano. Ma da allora non abbiamo saputo più niente. A questo punto, cadendo il segreto pontificio, intendiamo sicuramente chiedere notizie sull’inchiesta”. Cristina Balestrini è la madre di Alessandro Battaglia, il ragazzo, oggi ventitreenne, che nel 2011 da adolescente venne abusato da don Mauro Galli, ex parroco di Rozzano, nel Milanese, condannato a sei anni e quattro mesi nel settembre di un anno fa. Con la richiesta in Vaticano la famiglia di Alessandro intende capire a che punto è il processo canonico, e puntano il dito sull’attuale arcivescovo di Milano, Mario Delpini, che da vicario episcopale, dopo essere stato informato dal parroco di Rozzano sugli abusi di don Galli, non denunciò il sacerdote ma lo trasferì in un altro oratorio, a Legnano.

    Signora Balestrini, cosa si sa del processo canonico sugli abusi subiti da suo figlio?
    “Sappiamo per certo che è stato aperto un procedimento nei confronti di don Mauro Galli, perché siamo stati chiamati anche noi a testimoniare, nel gennaio 2016, e in quella sede avevamo chiesto di essere informati sugli ulteriori sviluppi”.

    Quando c’è stata la vostra prima denuncia?
    “La prima, rivolta al Vaticano, l’abbiamo fatta nel dicembre 2011. L’indagine è stata aperta con un ritardo incredibile, nel 2015, e il processo si è aperto un anno dopo. Non rispettando, con questa tempistica, nemmeno le norme di diritto canonico in vigore allora. Noi abbiamo chiesto più volte, per iscritto, come mai monsignor Delpini, il primo ad essere venuto a conoscenza, già nel 2011, di quello che era successo ad Alessandro, non aveva avviato le procedure canoniche nei confronti di don Galli. Aveva invece deciso di trasferire il prete, lasciandolo ancora a contatto con minori. Le lettere erano indirizzate alla Congregazione per la dottrina della fede e al Papa, e indicavamo monsignor Delpini come la persona che aveva omesso di occuparsi della vicenda. Comunque l’aveva sottovalutata in modo evidente”.

    Cosa avete ottenuto in seguito alle vostre denunce?
    “Abbiamo ricevuto una lettera del Nunzio apostolico Emil Paul Tscherrig che ci informava che avevano preso in considerazione le nostre rimostranze e che, a tempo debito, avrebbero agito. Da allora non ne abbiamo saputo più niente. Per questo ora faremo istanza per avere accesso agli atti del procedimento canonico. La indirizzeremo anche a Papa Francesco”.

    Come giudica questa svolta del Pontefice?
    “Sicuramente è una cosa positiva, ma parziale. Finché non ci sarà l’obbligo di denuncia da parte dei religiosi che vengono a sapere di abusi, praticamente non cambia nulla. Abolire il segreto pontificio è una cosa molto rilevante, perché era uno scoglio enorme. E’ una vittoria parziale, ma che può anche essere inutile, perché nell’atto del Papa non viene specificato cosa succede se dopo le richieste delle vittime, non si ha effettivamente l’accesso agli atti”.

    In questi anni siete entrati in contatti con altre famiglie che hanno vissuto la vostra stessa esperienza?
    “Abbiamo conosciuto l’associazione “Rete l’abuso” e come madre di vittima ho dato la disponibilità a formare un gruppo e siamo in contatto su una chat di Whatsapp in cui ci supportiamo e ci aiutiamo tra mamme. E come famiglia abbiamo partecipato al summit di febbraio a Roma, insieme a tutte le associazioni mondiali di vittime, dove ho avuto modo di conoscere tante storie”.

    Tutte lamentano la mancanza di un’interlocuzione con il Vaticano?
    “Tutti lamentano la mancanza di giustizia, anche se le situazioni sono diverse nei vari stati, perché è importante ricordare che oltre il diritto canonico, c’è quello civile penale, che presenta delle differenze infinite. A noi è andata bene, in primo grado dopo sette anni, per l’Appello non c’è ancora una data. Il sacerdote è ancora un libero cittadino. E’ stato riconosciuto la colpevolezza di don Galli e data credibilità a nostro figlio, ma la verità processuale è ancora fragile”.

    Sapete se il religioso esercita ancora?
    “Noi abbiamo una lettera dell’allora il cardinale Scola che ci ha scritto per comunicarci che era stato sospeso cautelarmente, anche se con sette anni di ritardo. Però non ne abbiamo la certezza, né sappiamo dove sia”.

    https://milano.repubblica.it/cronaca/2019/12/20/news/pedofilia_chiesa_rozzano_don_mauro_galli_cristina_balestrini-243918946/amp/?fbclid=IwAR2PErzWG4ymYY1F9SQ-WgGxFwW_Frm_Few1b6ZVZHHQMcZib0cWXwGsQW4

  • LA CURIA GENOVESE E LE ACCUSE DI PEDOFILIA: QUALCUNO RISPONDERA’?

    LA CURIA GENOVESE E LE ACCUSE DI PEDOFILIA: QUALCUNO RISPONDERA’?

    Sono state segnalate molestie sessuali anche nella parrocchia di Albaro? La Curia ha per caso raggiunto un accordo economico con alcune delle vittime dell’ex parroco di Sori poi passato, appunto, a Santa Teresa d’Albaro?

    Papa Francesco ha compiuto un passo storico nella lotta contro la pedofilia nella Chiesa: ha abolito il segreto pontificio. Intanto il procuratore di Genova, Francesco Cozzi, ha annunciato che un fascicolo per violenza sessuale, per adesso a carico di ignoti, è stato aperto dopo le inchieste del Fatto Quotidiano e della Rete L’Abuso. Non solo: il capo della Procura ha detto che, grazie alla nuova disciplina della Chiesa, chiederà alla Curia gli atti delle indagini compiute in diocesi.

    Chissà se adesso il cardinale Angelo Bagnasco si deciderà finalmente a parlare delle accuse rivolte a don Francesco Castagneto (a lungo parroco di Sori e dal 1998 al 2019 alla guida di quella di Albaro)?

    Sarebbe il momento. E sarebbe interessante porgergli alcune domande. La Curia – come ci hanno confermato diversi ragazzi, alcuni sacerdoti e anche un vescovo – sapeva delle accuse relative a episodi degli anni Novanta: “Mi addolora non aver dato il dovuto credito alle parole di quei giovani”, ha detto il prelato al Fatto Quotidiano.

    Ma la Curia genovese ha deciso di non sporgere denuncia nonostante il vescovo al Fatto Quotidiano abbia detto: “Sì, temo che gli episodi riguardassero anche minori“. Quel silenzio, passati più di vent’anni dai primi episodi, ha portato alla prescrizione e all’impunità degli eventuali colpevoli. Perché la Curia ha taciuto?

    Non solo: le parole di un collaboratore della parrocchia di Albaro – registrate da Francesco Zanardi della Rete L’Abuso e depositate in Procura – lasciano ipotizzare che altri episodi si siano verificati anche ad Albaro. Fatti che, se davvero avvenuti, non sarebbero prescritti. E’ possibile sapere dalla Curia se ha ricevuto denunce che riguardano la parrocchia di Albaro?

    Il cronista e Zanardi hanno potuto parlare con una decina di ragazzi che hanno riferito di aver ricevuto attenzioni molto particolari dal sacerdote. Almeno un giovane era minore a quei tempi. Diversi di loro negli anni Novanta e anche in seguito si erano rivolti alla Curia, ma l’allora parroco di Sori era stato trasferito ad Albaro, a contatto con giovani e scout. Nessuno (soprattutto i genitori dei giovani) era stato informato delle polemiche che avevano accompagnato il trasferimento del sacerdote. Perché?

    E’ possibile che la Curia abbia raggiunto un accordo economico con alcuni dei ragazzi che avevano denunciato di essere stati molestati? Se fosse così, che cosa prevedeva l’accordo?

    Papa Francesco ha indicato chiaramente la linea della trasparenza per affrontare con il giusto vigore gli scandali sessuali all’interno della Chiesa e tutelare le giovani vittime. Ora tocca alla Curia di Genova seguirla. Avremo finalmente risposte?

  • Genova, l’indagine sulla chiesa degli abusi raccontata da Sherlock. I pm: “Approfitteremo di abolizione segreto pontificio per avere atti”

    Genova, l’indagine sulla chiesa degli abusi raccontata da Sherlock. I pm: “Approfitteremo di abolizione segreto pontificio per avere atti”

    La procura di Genova indaga per violenza sessuale dopo un esposto della Rete L’abuso sul parroco di una chiesa del quartiere Albaro accusato di avere abusato di minori. Una storia al centro di diversi articoli d’inchiesta del Fatto Quotidiano che ha dedicato alla vicenda alcuni approfondimenti di Sherlock. Come aveva anticipato il nostro quotidiano il 3 dicembre, il prete querelato è don Francesco Castagneto. E le due parrocchie dove ha esercitato sono una a Sori, piccolo borgo nella Riviera di Levante, e l’altra è la chiesa di Santa Teresa di Albaro, nel capoluogo ligure.

    Nei prossimi giorni i magistrati potrebbero chiedere gli atti alla Diocesi genovese, che aveva già indagato il parroco nel 1998, alla luce della decisione di Papa Francesco di abolire il “segreto pontificio” sui casi di abusi sessuali commessi da chierici sui minori. Il sacerdote era stato trasferito ad Albaro e in estate era stato allontanato anche da quella parrocchia senza nessun avviso. Nell’esposto della Rete L’abuso si fa riferimento ad una lettera che raccontava che il sacerdote era stato allontanato per presunti abusi su minori. “Abbiamo aperto una inchiesta – conferma il procuratore capo di Genova Francesco Cozzi – e con ogni probabilità approfitteremo dell’abolizione del segreto pontificio per acquisire gli atti della inchiesta precedente per fare luce sulla vicenda”.

    Siamo a metà anni Novanta. A Sori, un gruppo di ragazzi e di educatori denunciò alla Curia comportamenti “non appropriati” di don Franco Castagneto. Come hanno raccontato a Sherlock vittime e testimoni, ne seguì un’istruttoria guidata da Alberto Tanasini – attuale vescovo di Chiavari – con la collaborazione di Nicolò Anselmi, oggi vescovo vicario del cardinale Angelo Bagnasco. Con loro anche Guido Marini che è cerimoniere del papa dal 2007.

    Don Franco fu trasferito nella parrocchia di Santa Teresa d’Albaro, il quartiere della borghesia genovese, dove si ritrovano associazioni di ragazzi e gruppi scout. Ma quest’estate d’improvviso è scomparso. Sarebbe stato rimosso, dopo l’arrivo di altre denunce (al momento non si sa se relative a nuovi episodi o legate alle accuse passate). Uno scandalo finora taciuto, scoperchiato da Sherlock e ora all’attenzione della magistratura che chiederà alla Curia di consegnare gli atti dell’inchiesta interna dell’epoca.

    Fino a martedì, le denunce, le testimonianze e i documenti processuali relativi ai casi di abuso conservate negli archivi dei dicasteri vaticani o nelle Diocesi erano blindate dal segreto. Con la svolta storica di Bergoglio, annunciata nel giorno del suo 83esimo compleanno, le vittime degli abusi potranno conoscere le sentenze dei tribunali ecclesiastici ma anche i magistrati ordinari potranno chiedere di vedere gli atti. L’iniziativa della procura di Genova rappresenterà il primo caso.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/12/18/genova-indagine-per-abusi-nella-chiesa-del-quartiere-albaro-i-pm-approfitteremo-di-abolizione-segreto-pontificio-per-chiedere-atti/5625502/

  • Preti pedofili, il Papa cancella il segreto pontificio sui processi

    Preti pedofili, il Papa cancella il segreto pontificio sui processi

    Ferruccio Sansa
    Abolito. Il Papa ha eliminato il segreto pontificio nelle cause canoniche di abusi sessuali sui minori. ‘L’Istruzione sulla riservatezza delle cause’ segna la nuova linea del Vaticano: “Non sono coperti dal segreto pontificio le denunce, i processi e le decisioni”.

    L’articolo 2 spazza il campo: “L’esclusione del segreto pontificio sussiste anche quando tali delitti siano stati commessi in concorso con altri delitti”. Non solo: “A chi effettua la segnalazione – è scritto nel documento – alla persona che afferma di essere stata offesa e ai testimoni non può essere imposto alcun vincolo di silenzio riguardo ai fatti di causa”.

    Resta il segreto d’ufficio, come nel diritto degli altri stati: “Le informazioni sono trattate in modo da garantirne la sicurezza… al fine di tutelare la buona fama, l’immagine e la sfera privata di tutte le persone coinvolte”. Ma la riservatezza delle indagini non potrà più, come in passato, essere opposto alle autorità giudiziarie, per esempio italiane, che si trovavano di fronte a difficoltà spesso insormontabili. L’Istruttoria voluta da Francesco in questo non lascia dubbi:  “Il segreto d’ufficio non osta all’adempimento degli obblighi stabiliti in ogni luogo dalle leggi statali, compresi gli eventuali obblighi di segnalazione, nonché all’esecuzione delle richieste esecutive delle autorità giudiziarie civili”.

    Sempre ieri il Vaticano ha diffuso un secondo rescritto che raccoglie altre istanze avanzate dalle vittime di abusi: si stabilisce che ricada tra i delitti più gravi riservati al giudizio della Congregazione per la dottrina della fede anche “l’acquisizione o la detenzione o la divulgazione, a fine di libidine, di immagini pornografiche di minori di diciotto anni da parte di un chierico, in qualunque modo e con qualunque strumento”. Finora il limite era fissato a quattordici anni.

    Per questi delitti più gravi si aprono le porte ai laici: “Funge da avvocato e procuratore un fedele, provvisto di dottorato in diritto canonico, che viene approvato dal Presidente del collegio”. Viene ribadito, ma è un discorso ovviamente diverso, il segreto confessionale.

    “Una novità storica”, tenevano a sottolineare ieri in Vaticano. Ma anche le associazioni delle vittime, pur con le dovute cautele, hanno saluto con soddisfazione la novità: “È un grande elemento positivo”, spiega Francesco Zanardi, un passato da vittima e un presente come presidente della Rete L’Abuso, in prima linea nella battaglia contro gli abusi compiute da sacerdoti. Zanardi mesi fa era stato finalmente ricevuto in Vaticano dove aveva avuto un lungo colloquio con Charles Scicluna, segretario della Congregazione per la dottrina della Fede. “Avevamo parlato per due ore – racconta Zanardi – e gli avevamo domandato proprio l’abolizione del segreto.

    È un passo notevole, ma non tutti i problemi sono risolti. Sarebbe importante che le nuove norme avessero effetto retroattivo”. Non solo: “Ora le autorità ecclesiastiche dovranno consegnare la documentazione delle proprie indagini alle autorità giudiziarie (comprese quelle italiane, ndr), ma anche alle vittime. Però sarebbe importante che fosse previsto anche un obbligo di denuncia, quello che in Francia ci ha permesso di arrivare all’incriminazione del cardinale di Lione, Philippe Barbarin che è stato condannato in primo grado per aver coperto abusi. Ma è una questione che riguarda soprattutto la legislazione italiana, perché in Francia è prevista la denuncia obbligatoria, mentre in Italia no”.

    Zanardi punta il dito proprio verso il nostro Stato: “Finora ha lasciato che a gestire la situazione fosse la Chiesa. Non ha fatto niente. Non è un caso se soltanto in Italia le vittime per avere giustizia si rivolgono proprio alle autorità ecclesiastiche”. Un giudizio positivo, che dovrà essere confermato alla prova dei fatti: “Vedremo se la scelta del Papa sarà davvero seguita dalle Curie locali. Lo capiremo subito nell’indagine romana sui chierichetti del Papa e con la denuncia che abbiamo presentato (dopo gli articoli del Fatto) su abusi compiuti da un sacerdote della diocesi di Genova”.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2019/12/18/preti-pedofili-il-papa-cancella-il-segreto-pontificio-sui-processi/5623900/

  • Prete argentino suicida: era stato condannato per abusi su bambini

    Prete argentino suicida: era stato condannato per abusi su bambini

    Don Eduardo Lorenzo si è ucciso con un colpo di pistola alla tempia. Il prete argentino era stato condannato per aver sessualmente abusato di almeno 5 vittime ed ha commesso il gesto suicida prima di essere portato in carcere. Lui si era sempre difeso come innocente.

    Prete argentino suicida: era stato condannato per abusi su bambini

    LEGGI ANCHE> Il cardinale George Pell, ex tesoriere del Vaticano, condannato per pedofilia

    Si è sparato un colpo alla tempia Don Eduardo Lorenzo, prete 59enne riconosciuto colpevole di abusi sessuali su minori della sua parrocchia. Il prete si è ucciso a Plata, nella sede della Caritas dove era temporaneamente alloggiato. Il religioso si era sempre detto innocente rispetto alle accuse rivoltegli.

    Lunedì 16 dicembre la procuratrice Ana Medina aveva chiesto l’arresto per il prete, accusato di 5 nuove violenze a danno di minori. Don Eduardo Lorenzo  aveva ricoperto il ruolo di cappellano del servizio penitenziario di Buenos Aires per 14 anni, e organizzava gruppi e viaggi di giovani boy scout.

    Quando il giudice Marcela Garmendia ha rifiutato la richiesta di esenzione dal carcere presentata dal legale della difesa, il religioso ha preferito commettere il gesto suicida. Il religioso si era sempre detto innocente: «Non sono un pedofilo, non ho commesso alcun atto indegno del mio essere sacerdote. Ho difetti come tutti gli altri, ma non perversioni, che io condanno e condanno sempre. Sono stato demolito, sono in un momento spaventoso della mia vita» aveva dichiarato Don Lorenzo la scorsa settimana.

    La prima denuncia per abuso sessuale risale al 2008, ma non vi furono condanne. Il caso infatti rimase fermo per quasi dieci anni, fino a quando non venne riaperto dall’avvocato Juan Pablo Gallego. In quella occasione la vittima si è esposta pubblicamente testimoniando con il suo vero nome, Diego Perez. «Mi diceva ‘sei un uomo di colore’, quindi devi farlo – ha dichiarato – Mi ha spinto, mi ha portato nella sua stanza per oltraggiarmi e fare sesso con me. Alla fine ero alcolizzato e di nuovo sottomesso sessualmente». Il suo racconto ha quindi spinto altre vittime a farsi avanti e raccontare degli abusi subiti in gioventù.

    Il caso era esploso anche mediaticamente, tanto che lo scorso luglio l’arcivescovo di La Plata, monsignor Víctor “Tucho” Fernández, aveva proibito al prelato di rimanere solo con i minori della parrocchia e non solo, dicendo che la misura era per «precauzione». Don Eduardo Lorenzo aveva quindi richiesto pochi mesi dopo una licenza come pastore nell’Immacolata Madre di Dio, Gonnet, apportando come motivazione questioni di salute: lo scorso dicembre erano trapelati i risultati della perizia psicologica che lo identificavano con una «personalità con caratteristiche di manipolazione, ed egocentrismo oltre a una complessa organizzazione psichica, presentazione ossessiva di un’immagine grandiloquente di se stesso, che nasconde una struttura psicopatica perversa avendo bisogno di altri per idolatrarlo ed esaltare l’autostima».

    (Credits immagine di copertina: foto twitter Fernando Tocho@nandotocho)
     
    https://www.giornalettismo.com/prete-argentino-suicida-pedofilo/

  • Papa Francesco: rescritto per Istruzione “Sulla riservatezza delle cause”, tolto “segreto pontificio” su abusi, resta “segreto d’ufficio”

    Papa Francesco: rescritto per Istruzione “Sulla riservatezza delle cause”, tolto “segreto pontificio” su abusi, resta “segreto d’ufficio”

    Gli abusi sessuali commessi da membri del clero su minori non sono più coperti da “segreto pontificio”. Rimane, invece, il “segreto d’ufficio” per garantire “la sicurezza, l’integrità e la riservatezza” delle varie fasi del processo e “tutelare la buona fama, l’immagine e la sfera privata di tutte le persone coinvolte”. È la novità principale contenuta nel rescritto del Papa con cui si promulga l’Istruzione “Sulla riservatezza delle cause”, che entra in vigore immediatamente, dopo la pubblicazione su L’Osservatore Romano.

    D’ora in poi, stabilisce il Santo Padre, “non sono coperti dal segreto pontificio le denunce, i processi e le decisioni” riguardanti i “delitti” contro il sesto comandamento del Decalogo, che – come si legge nell’articolo 1 del Motu proprio “Vos estis lux mundi”, emanato dal Papa il 7 maggio 2019 – consistono: “nel costringere qualcuno, con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità, a compiere o subire atti sessuali; nel compiere atti sessuali con un minore o con una persona vulnerabile; nella produzione, nell’esibizione, nella detenzione o nella distribuzione, anche per via telematica, di materiale pedopornografico, nonché nel reclutamento o nell’induzione di un minore o di una persona vulnerabile a partecipare ad esibizioni pornografiche”.

    Sono punibili, inoltre, stabilisce il Motu Proprio del maggio scorso, anche le “azioni od omissioni dirette a interferire o ad eludere le indagini civili o le indagini canoniche, amministrative o penali, nei confronti di un chierico o di un religioso”. Per quanto riguarda le cause e i processi, l’Istruzione – diffusa oggi dalla Sala Stampa della Santa Sede ma firmata dal cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, il 6 dicembre scorso – dispone che “le informazioni sono trattate in modo da garantirne la sicurezza, l’integrità e la riservatezza, al fine di tutelare la buona fama, l’immagine e la sfera privata di tutte le persone coinvolte”. “Il segreto d’ufficio – si precisa però nel rescritto del Papa – non osta all’adempimento degli obblighi stabiliti in ogni luogo dalle leggi statali, compresi gli eventuali obblighi di segnalazione, nonché all’esecuzione delle richieste esecutive delle autorità giudiziarie civili”. “A chi effettua la segnalazione, alla persona che afferma di essere stata offesa e ai testimoni non può essere imposto alcun vincolo di silenzio riguardo ai fatti di causa”, si dispone infine nell’Istruzione.

  • Preti pedofili, Papa Francesco abolisce il segreto pontificio: così agevola la giustizia civile

    Preti pedofili, Papa Francesco abolisce il segreto pontificio: così agevola la giustizia civile

    L’annuncio di Bergoglio nel giorno del suo 83esimo compleanno. I magistrati civili degli altri Paesi potranno finalmente avere accesso agli atti dei processi canonici

    di Gian Guido Vecchi

    La decisione è storica, Francesco ha abolito il segreto pontificio per le cause canoniche di abusi sessuali su minori. «Non sono coperti dal segreto pontificio le denunce, i processi e le decisioni», si legge nell’Istruzione «Sulla riservatezza delle cause» diffusa nel giorno dell’83esimo compleanno del Papa. Nel testo si legge anche che «a chi effettua la segnalazione, alla persona che afferma di essere stata offesa e ai testimoni non può essere imposto alcun vincolo di silenzio riguardo ai fatti di causa». Come spiega il giurista Giuseppe Dalla Torre, già presidente del Tribunale Vaticano, il provvedimento «riguarda sia le procedure che si svolgono in sede locale, sia quelle che hanno luogo a Roma, presso la Congregazione per la Dottrina della Fede». Resta il «segreto d’ufficio», come in ogni ordinamento giuridico, ma l’Istruzione del Papa stabilisce che «il segreto d’ufficio non osta all’adempimento degli obblighi stabiliti in ogni luogo alle leggi statali, compresi gli eventuali obblighi di segnalazione, nonché all’esecuzione delle richieste esecutive delle autorità giudiziarie civili». Questo significa che i magistrati civili degli altri Paesi potranno finalmente avere accesso agli atti dei processi canonici.

    «Il bene dei bambini prima di qualsiasi segreto»

    «Le denunce, le testimonianze e i documenti processuali relativi ai casi di abuso conservati negli archivi dei Dicasteri vaticani come pure quelli che si trovano negli archivi delle diocesi, e che fino ad oggi erano sottoposti al segreto pontificio, potranno essere consegnati ai magistrati inquirenti dei rispettivi Paesi che li richiedano. Un segno di apertura, di disponibilità, di trasparenza, di collaborazione con le autorità civili», dice Andrea Tornielli, direttore editoriale del Dicastero vaticano per la comunicazione: «Il bene dei bambini e dei ragazzi deve sempre venire prima di qualsiasi tutela del segreto, anche di quello “pontificio”. Il rescritto, ovviamente, non intacca in alcun modo il sigillo sacramentale, cioè il segreto della confessione, che è tutt’altra cosa dal segreto pontificio sugli atti e le testimonianze. Né significa che i documenti dei processi debbano diventare di dominio pubblico e siano dunque destinati alla divulgazione. La riservatezza per le vittime e per i testimoni dovrà essere sempre tutelata. Ma ora la documentazione dovrà essere messa a disposizione delle autorità civili per le indagini riguardanti i casi già interessati da un procedimento canonico».

    Il segreto pontificio

    La svolta segue quella decisa con il Motu Proprio Vos estis lux mundi, «Voi siete la luce del mondo», firmato da Papa Francesco il 7 maggio contro i crimini pedofili e gli abusi sessuali. Nel «Rescriptum» cui è allegato il testo, tra l’altro, si stabilisce che il reato di pedopornografia, ovvero «l’acquisizione o la detenzione o la divulgazione, a fine di libidine, di immagini pornografiche», sussiste fino a quando i soggetti ripresi nelle immagini hanno 18 anni, e non solo 14 com’era finora. Anche in questo caso, il testo è la conseguenza dell’incontro planetario sulla protezione dei minori che si è riunito in Vaticano a febbraio. Con il Motu Proprio di dieci mesi fa, il Papa aveva previsto tra l’altro l’obbligo di aprire entro un anno sportelli pubblici in ogni diocesi del pianeta, per raccogliere le denunce di abusi sessuali, e l’obbligo per preti, religiosi e religiose di «segnalare tempestivamente» ogni crimine alle autorità ecclesiastiche. Coperture e insabbiamenti venivano inoltre definiti come categoria specifica di crimine. Restava la questione del segreto pontificio. L’arcivescovo Charles Scicluna, segretario aggiunto della Congregazione per la Dottrina della fede e uomo di punta del Vaticano nella lotta alla pedofilia, parla di «decisione epocale» e spiega tra l’altro a Radio Vaticana e Vatican News: «Finora la vittima non aveva l’opportunità di conoscere la sentenza che faceva seguito alla sua denuncia, perché c’era il segreto pontificio. Anche altre comunicazioni venivano ostacolate, perché il segreto pontificio è un segreto di altissimo livello nel sistema di confidenzialità nel Diritto canonico. Adesso viene facilitata anche la possibilità di salvaguardare la comunità e di dire l’esito di una sentenza».

    La denuncia del cardinale Marx

    La denuncia era arrivata dal cardinale tedesco Reinhard Marx, uno dei consiglieri più stretti del Papa: «I dossier che avrebbero potuto documentare i terribili atti e indicare il nome dei responsabili sono stati distrutti o nemmeno creati. Invece dei colpevoli, a essere riprese sono state le vittime ed è stato imposto loro il silenzio. Le procedure e i procedimenti stabiliti per perseguire i reati sono stati deliberatamente disattesi, e anzi cancellati o scavalcati. I diritti delle vittime sono stati di fatto calpestati e lasciati all’arbitrio di singoli individui. Sono tutti eventi in netta contraddizione con ciò che la Chiesa dovrebbe rappresentare». Così il cardinale aveva chiesto l’abolizione del «segreto pontificio», definito dal documento «Secreta continere» del 1974: la «trasparenza», aveva detto, si deve accompagnare alla «tracciabilità» delle «procedure amministrative», in modo che chiunque possa sempre sapere «chi ha fatto che cosa, quando, perché e a quale fine, e che cosa è stato deciso, respinto o assegnato». E aveva aggiunto: «Ogni obiezione basata sul segreto pontificio sarebbe rilevante solo se si potessero indicare motivi convincenti per cui il segreto pontificio si dovrebbe applicare al perseguimento di reati riguardanti l’abusi di minori. Allo stato attuale, io di questi motivi non ne conosco».

    https://www.corriere.it/cronache/19_dicembre_17/preti-pedofili-papa-francesco-abolisce-segreto-pontificio-le-cause-abusi-minori-ab58a7be-20bb-11ea-ad99-8e4d121df86f.shtml

  • Pedofilia: Vescovo Usa in aspettativa per depressione

    Pedofilia: Vescovo Usa in aspettativa per depressione

    NEW YORK. – Un nuovo effetto collaterale della crisi della pedofilia nella Chiesa Cattolica è venuto in luce a Lincoln nel Nebraska: il vescovo James Conley ha ottenuto una aspettativa per ragioni mediche.

    Depressione e attacchi d’ansia, insonnia cronica e un debilitante tinnitus che costantemente gli suona nell’orecchio hanno avuto la meglio sulla determinazione dell’altro prelato di restare al suo posto, come lui stesso ha scritto in una lettera ai fedeli in cui cita “l’anno difficile” attraversato dalla diocesi.

    Conley, che ha 64 anni, è il primo vescovo che ammette il duro impatto personale che ha avuto il ritorno di fiamma delle accuse contro i preti molestatori su chi è alla guida delle diocesi americane.

    Il vescovo ha detto che è stato difficile per lui uscire allo scoperto: lo ha fatto “nella speranza di contribuire a sollevare lo stigma di una diagnosi di problema mentali”.

    I tempi difficili per la diocesi di Lincoln sono cominciati nel luglio 2018, quando è emerso che l’ex direttore delle vocazioni Leonard Kalin aveva molestato seminaristi e aspirante seminaristi chiedendo loro di assisterlo mentre faceva la doccia o invitandoli in viaggi a Las Vegas o a bere a casa sua a notte inoltrata.

    Predecessori di Conley erano stati accusati a loro volta di aver insabbiato le denunce e Conley stesso aveva ordinato una revisione delle politiche diocesane che aveva portato alla rimozione di numerosi preti.

    Nel settembre 2018 intanto la procura del Nebraska, in linea con altri Stati americani dopo il dossier di un gran giurì della Pennsylvania su oltre 300 preti molestatori, aveva aperto un’inchiesta, tuttora in corso, su come le tre diocesi dello Stato hanno gestito la crisi degli abusi.

    Conley è l’ultimo di una serie di vescovi Usa ai cui guai di salute potrebbe non essere estraneo lo stress dell’”annus horribilis” attraversato dalle gerarchie cattoliche americane.

    In marzo il cardinale Daniel DiNardo, arcivescovo di Galveston-Houston e allora presidente della Conferenza Episcopale, ha avuto un ictus mentre guidava un rito di “guarigione e purificazione” e per mesi è rimasto in sedia a rotelle, mentre due settimane fa il vescovo Paul Sirba di Duluth in Minnesota è morto a soli 59 anni in seguito a un infarto che lo ha colpito mentre celebrava la messa.

    (di Alessandra Baldini/ANSA)
    https://voce.com.ve/2019/12/16/465344/pedofilia-vescovo-usa-in-aspettativa-per-depressione/