Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: casalborsetti

  • Preti pedofili, il religioso silenzio di Stato e Vaticano. Così il demone continua a dir messa

    Preti pedofili, il religioso silenzio di Stato e Vaticano. Così il demone continua a dir messa

    Lo Stato tace. Il Vaticano nasconde. E alla fine il demoneresta in casa. E in chiesa. Quello degli abusi sui minori perpetrati dai sacerdoti è un problema di cui poco si parla, salvo quando scoppia il caso mediatico che fa ripiombare tutti, fedeli e non, ecclesiastici e laici, dinanzi a una croce di cui Stato e Chiesa dovrebbero farsi carico. L’ultimo caso è avvenuto a Vibo Valentia: un giro di prostituzione minorile di cui, stando alle indagini della Procura, si sarebbe reso protagonista anche don Felice La Rosa, già parroco per ben 11 anni a Zungri sino ad ottobre 2015 quando si era registrata la sua provvisoria pausa dall’esercizio delle sacre funzioni religiose. Ma d’altronde i casi sono decisamente numerosi. “Noi siamo andati indietro di 15 anni e abbiamo ricostruito 132 condanne in via definitiva e oltre cento preti indagati attualmente”, ci dice Francesco Zanardi, presidente dell’associazione Rete L’Abuso, che da anni si occupa del fenomeno. “Il dato però è evidentemente parziale”. Basti questo: “secondo le fonti vaticane, siamo tra il 2 e il 3% dei sacerdoti coinvolti. A nostro avviso saliamo al 6”.

    Le istituzioni tacciono – Ed è qui che lo Stato italiano sarebbe potuto intervenire. Perché, a differenza della gran parte degli altri Paesi dell’Unione europea, non c’è in Italia una commissione parlamentare ad hoc. Né mai c’è stata. Eppure le richieste sono state avanzate. Quanto ci racconta Zanardi lascia senza fiato: “nel 2013 abbiamo girato un’interrogazione ad Alberto Airola (M5S), affinché la presentasse. Dopo diverse rassicurazioni, alla fine non è mai stata depositata”. L’associazione, però, non si è persa d’animo. E ci ha riprovato, nel 2015, con la senatrice Pd Donatella Albano: “con lei siamo riusciti a depositarla, ma dopo poco tempo ci ha ricontattato dicendo che il suo gruppo in Senato gliel’aveva fatta ritirare”. Certo, ci sarebbe l’Osservatorio nazionale anti-pedofilia: peccato però che anche qui non si sia mai voluto affrontare la questione nello specifico “ecclesiastico”. Basti questo: nel 2014 gli abusi sui minori dei sacerdoti cattolici sono finiti pure sotto la valutazione del Comitato Onu contro la tortura, che ha chiesto espressamente che il Vaticano avviasse una piena collaborazione con le autorità civili che perseguono gli abusi nei vari Paesi (fornendo tutte le informazioni in possesso della Congregazione per la dottrina della fede), che la sospensione dei sacerdoti accusati avvenga immediatamente, e siano previste sanzioni effettive per i superiori che coprono casi di abuso.

    Ma soprattutto è stata sollecitata la revisione dei Patti Lateranensi, specificatamente nella parte in cui si solleva la gerarchia dall’obbligo di denuncia. In altri termini, parliamo dell’obbligo per la diocesi di denunciare i casi di pedofilia e per il vescovo l’obbligo di rispondere dei casi stessi essendo il diretto superiore dei sacerdoti. Ed è proprio questo uno degli aspetti più controversi. “Bisogna tener sempre presente – continua Zanardi – che i tribunali vaticani possono arrivare al massimo alla scomunica. Non sono contrario al procedimento canonico, ma è necessario che ci sia un procedimento anche giudiziario. Perché altrimenti il rischio è che se prima avevi un sacerdote pedofilo, finisci con l’avere un pedofilo non più sacerdote”.

    Il caso Rutigliano – Qualche esempio? Don Francesco Rutigliano era il parroco di Riace, in provincia di Reggio Calabria, quando tra il 2006 e il 2008, abusa di una giovane vittima di 14 anni, dalla psiche fragile e dal vissuto piuttosto travagliato. I fatti vengono alla luce soltanto nel 2011, quando a sancire la colpevolezza di Rutigliano è il decreto di condanna della Congregazione per la Dottrina della Fede del 20 giugno 2011. Le accuse, precisa il decreto, “riguardavano ripetute molestie, baci, toccamenti, nonché atti sessuali completi avvenuti in molteplici occasioni”. Cosa accade allora? Don Francesco viene semplicemente sospeso per 4 anni dall’esercizio di qualunque ministero pubblico. Trascorsi i 4 anni, torna a dir messa. A Civitavecchia. “Esattamente dove oggi vive il ragazzo di cui aveva abusato in Calabria”, ci dice ancora Zanardi.

    Bacchettati – E il Vaticano? A onor del merito, bisogna ammettere che, appena insediatosi, Bergoglio ha subito pensato ad istituire una commissione specificatamente preposta al monitoraggio del fenomeno. Peccato però che, ad oggi, risultati non se ne sono visti. Anzi, a febbraio un membro laico della commissione scelto direttamente da Papa Francesco, Peter Saunders, è uscito dalla stessa commissione, lanciando un duro j’accuse: “Durante il papato di Francesco la Chiesa cattolica non ha fatto nulla per eliminare gli abusi sui minori da parte del clero”, ha detto alla Bbc in una sferzante intervista. “E lui è parte del problema”. Ma non finisce qui. Perché da più di due anni l’Onu ha chiesto espressamente alla Santa sede una revisione del suo assetto normativo, in particolare del Codice di diritto Canonico. Perché? Semplice: esiste una Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia, ratificata peraltro nel 1990 dalla Santa Sede. Il documento prevede come clausola ineludibile per i firmatari l’obbligo di adottare ogni misura possibile per tutelare i diritti fondamentali dei minori. Ecco, nel 2014 l’Onu ha chiesto al Vaticano una completa aderenza alla Convenzione: perché “gli abusi sessuali dei bambini non sono un delitto contro la morale ma crimini”.

    Case di cura – E qui arriviamo all’ultimo tassello di questo incredibile puzzle. Essendo considerati “delitti contro la morale”, ciò che serve nel mondo ecclesiastico è la cura, morale e spirituale. Tanto basterebbe. Ed ecco allora che i sacerdoti che si sono macchiati di tali colpe, stando a quanto documentato dalla Rete L’Abuso, finiscono in case di cura. A segnalare l’inverosimile all’associazione, un gruppo di sacerdoti delle diocesi di Perugia e Ascoli Piceno. Alle porte della cittadina umbra sorge Villa Sacro Cuore. La struttura ospita sacerdoti in difficoltà, ma anche coloro che per i casi più disparati finiscono agli arresti domiciliari. Sarebbero passati per la struttura sacerdoti come don Giampiero Peschiulli arrestato a Brindisi nei mesi scorsi. Fino a poco tempo fa c’era anche don Giovanni Desio, il prete di Casalborsetti (Ravenna), che avrebbe violentato quattro ragazzini. Tre giorni fa è arrivata la sentenza della Cassazione: Desio torna in carcere.

    Tw: @CarmineGazzanni

    http://www.lanotiziagiornale.it/preti-pedofili-il-religioso-silenzio-di-stato-e-vaticano-cosi-il-demone-continua-a-dir-messa/

  • Rintracciato don Silverio Mura, il prete pedofilo protetto dal cardinale Sepe

    Rintracciato don Silverio Mura, il prete pedofilo protetto dal cardinale Sepe

    Di don Silverio, tranne qualche ormai sporadico avvistamento nel napoletano, avevamo perso le tracce dal 2014, ma potrebbe essere nascosto appena fuori da Città di Castello.

    La segnalazione, arrivata alcune settimane fa per posta è una di una lunga serie, molte le abbiamo potute verificare e ci hanno portato alla localizzazione esatta di una struttura di cui si sapeva da tempo, ma di cui non si conosceva l’esatta ubicazione.

    La struttura di cui parliamo si chiama Villa Sacro Cuore e si trova appena fuori Città di Castello (PG). E’ dotata di 56 posti letto e situata in mezzo alla campagna.

    Fu trasformata ed adibita a casa di accoglienza per sacerdoti con problemi nel 2011, quando nel pieno dello scandalo dei preti pedofili, ci fu l’esigenza di creare luoghi discreti dove questi potessero essere nascosti.

    Secondo la segnalazione don Silverio Mura sarebbe proprio nascosto e ben protetto all’interno di questa struttura dove sappiamo essere attualmente ospiti don Giampiero Peschiulli arrestato a Brindisi nei mesi scorsi, don Giovanni Desio, il prete di Casalborsetti (Ravenna), don Stefano Cavalletti e diversi altri. Come avevamo scritto alcune settimane fa, risulterebbe nascosto li anche padre Thomas Ouso Kodijan, il sacerdote attualmente indagato a Lucca per abuso di minore, di cui da diverso tempo si erano perse le tracce.

    L’Ufficio di Presidenza

  • La Chiesa chiede alla Rete L’ABUSO: “Aiutateci a denunciare i preti pedofili”

    La Chiesa chiede alla Rete L’ABUSO: “Aiutateci a denunciare i preti pedofili”

    Certo è piuttosto curioso nonché singolare che in ben 3 città italiane (Civitavecchia, Perugia e Ascoli Piceno) gruppi di sacerdoti si rivolgano all’associazione italiana delle vittime di preti pedofili Rete L’ABUSO chiedendo aiuto per denunciare le nefandezze e gli insabbiamenti che il Vaticano attua.

    Nei giorni scorsi sono pervenute alla nostra sede ben 3 segnalazioni, due per posta tradizionale, una da Perugia, l’altra da Ascoli Piceno, la terza invece da Civitavecchia ma questa volta per posta elettronica.

    La più interessante è quella che arriva da Perugia nella quale ci viene segnalata una realtà a noi già nota ovvero la presenza di un rifugio spacciato per clinica nel quale vengono nascosti preti pedofili, alcolizzati o con patologie riconducibili a dipendenze o devianze di vario genere. La struttura ospita anche sacerdoti agli arresti domiciliari, confortevoli naturalmente, che data la posizione della struttura, immersa nel verde e lontana da occhi indiscreti (vedi foto), lasciano anche un notevole spazio di movimento ai suoi ospiti.

    Questa prima lettera contiene anche un corposo dossier di preti attualmente ospiti tra cui don Giampiero Peschiulli arrestato a Brindisi nei mesi scorsi, don Giovanni Desio, il prete di Casalborsetti (Ravenna), don Stefano Cavalletti e diversi altri. Come avevamo scritto alcune settimane fa, risulterebbe nascosto lì anche padre Thomas Ouso Kodijan, il sacerdote attualmente indagato a Lucca per abuso di minore, di cui da diverso tempo si erano perse le tracce.

    La struttura di cui parliamo si chiama Villa Sacro Cuore (nella foto) e si trova appena fuori Città di Castello (PG). E’ dotata di 56 posti letto e situata in mezzo alla campagna.

    Fu trasformata ed adibita a casa di accoglienza per sacerdoti con problemi nel 2011 quando, nel pieno dello scandalo dei preti pedofili, ci fu l’esigenza di creare dei luoghi discreti dove questi potessero essere nascosti.

    Da quanto ci scrive il portavoce di questo gruppo di sacerdoti della Diocesi di Città di Castello “è da anni che abbiamo denunciato al vescovo di questa diocesi, Cancian, della situazione di questi preti pedofili che vanno in giro cercando chi divorare”. “Ma non ci è stato dato ascolto, anzi, si è incrementato ancora di più l’afflusso di queste persone che, da fonti indiscrete, vengono a trovare rifugio anche dall’estero”.

    Dalla provincia di Perugia un filo ci lega a Civitavecchia da dove proviene la seconda segnalazione.

    Nel settembre scorso sollevammo il caso di don Francesco Rutigliano, parroco di Bivongi (RC), condannato dal Santo Uffizio a 4 anni di sospensione per abuso di minore.

    Anche lui dopo la condanna canonica fu trasferito nei pressi di Perugia, al Santuario di Collevalenza, un altro luogo dove in passato abbiamo visto trasferire altri sacerdoti con problemi. Di lui emerse che in quei 4 anni di permanenza, in realtà girò libero per l’Italia facendosi fotografare addirittura con Papa Ratzinger (foto) poi, terminato il suo periodo in struttura, fu reintegrato a Civitavecchia. Si scoprì che probabilmente dietro al suo trasferimento non c’era solo la necessità della chiesa di doverlo reintegrare in un luogo dove la sua storia non fosse nota ma, ironia della sorte, a Civitavecchia abitava anche quel ragazzino, oggi adulto, che lo fece condannare 4 anni prima.

    Dopo che i parrocchiani della chiesa di San Gordiano furono informati dagli attivisti della Rete L’ABUSO dei trascorsi del sacerdote, don Francesco fu nuovamente trasferito. Oggi non sappiamo dove viva e se gli sia stata affidata una parrocchia. Da quanto però ci scrivono nella seconda segnalazione ricevuta pochi giorni fa, sarebbe ancora domiciliato a Civitavecchia dove sta sostituendo un sacerdote presso una casa religiosa e saltuariamente celebrerebbe messa nella Cattedrale.

    L’ultima lettera, anche lei corredata di diversi allegati, ci arriva da Ascoli Piceno e scegliamo di non pubblicare integralmente, svelerebbe l’attuale domicilio di padre Alberto Bastoni, il sacerdote coinvolto nello scandalo dei festini e cocaina. Scontò 3 anni di sospensione, anche lui in una clinica questa volta però a Trento.

    Da queste tre segnalazioni emerge un dato interessante, noi della Rete l’ABUSO non potevamo non notarlo perché è lo stesso meccanismo che porta le vittime a rivolgersi alla nostra Onlus. Anche in questo caso, malgrado si parli di sacerdoti e non di vittime, l’iter seguito è stato quello di rivolgersi alle gerarchie ecclesiastiche, le quali non hanno risposto.

    Ultima spiaggia.. Rete L’ABUSO.

    C’è quindi una parte di chiesa sana, che vuole fare davvero pulizia e che, malgrado l’assordante silenzio delle proprie gerarchie, inizia a farsi coraggio e denuncia.

    Evidente il fallimento annunciato dei provvedimenti presi in questi anni dalla Santa Sede, tanto criticati da vittime e associazioni, oggi sembra comincino a non convincere più anche i sacerdoti.

    Francesco Zanardi

    Portavoce Rete L’ABUSO.

  • Rintracciato il prete accusato di abusi in Toscana. La diocesi di Pisa lo ha nascosto a Perugia.

    Rintracciato il prete accusato di abusi in Toscana. La diocesi di Pisa lo ha nascosto a Perugia.

    Si chiama padre Kodijan Ouso Thomas (nella foto) di origine indiana, accusato a Lucca di aver abusato di un bimbo di 12 anni.

    Purtroppo l’ennesimo caso che però questa volta assume contorni raccapriccianti che si evincono dalle lettere “d’amore” che la piccola vittima, pesantemente plagiata dalla figura del “padre” scriveva al sacerdote.

    Si legge in un verbale del Commissariato di P.S. di Viareggio e riferito ad un campeggio che  “in tale occasione la vittima aveva consegnato a delle bambine delle lettere manoscritte, in tutta evidenza simili a quella già in sequestro ritrovata in maniera fortunosa dalla madre. A sua volta le bambine avevano consegnato le lettere ai genitori che avevano informato i responsabili del campo”.

    In quelle lettere, come riporta TgRegione.it;  “Caro padre, mi manchi tanto – si legge nelle righe dei fogli di un quaderno, piene di cuoricinini  e disegni dove il bimbo e il religioso si tengono per mano -: “Non sento più i tuoi baci e abbracci”. Poi altri frasi, di sesso, che descrivono incontri sotto le coperte, parti intime e amplessi, frutto, probabilmente, di un impatto dell’abuso di un “orco” sulla fragilità di un piccolo orfano che si propone addirittura come sposa che vorrebbe dargli dei figli: “Ricordati che ti amo”.

    Missive, che alla prossima udienza, fissata per il 12 luglio prossimo, dovrebbero essere periziate da un esperto calligrafo, ma forse non sarà necessario in quanto padre Kodijan ha chiesto al Tribunale di Lucca il rito abbreviato.

    Dopo l’apertura delle indagini il sacerdote fu nascosto e se ne erano perse le tracce, fino a pochi giorni fa quando riusciamo a rintracciarlo.

    Risulterebbe domiciliato in Città di Castello (PG), dove esiste una nota struttura religiosa che accoglie i sacerdoti con problematiche, nella quale fu ospitato agli arresti domiciliari anche don Giovanni Desio (Casalborsetti).

    Ancora un altro prete che la chiesa tenta di nascondere per poi riciclare altrove, cosciente che potrebbe reiterare.

    L’Ufficio di Presidenza

  • RAVENNA: Don Desio chiede uno sconto di pena in Cassazione – VIDEO

    RAVENNA: Don Desio chiede uno sconto di pena in Cassazione – VIDEO

    A distanza di due anni dall’arresto, Giovanni Desio, ex parroco di Casalborsetti, prova a ottenere uno sconto di pena con un ricorso in Cassazione. Il religioso era stato condannato in primo grado a dieci anni e otto mesi di carcere per i rapporti sessuali avuti con almeno quattro giovani dai 12 ai 15 anni. In appello aveva ricevuto già uno sconto di pena, ridotta a otto anni e otto mesi. Ora Desio ha dato mandato al legale Battista Cavassi di rivolgersi alla Corte di Cassazione affinchè vengano considerate alcune attenuanti. Nello specifico, chiede che vengano tenuti in conto i cento mila euro che l’ex parroco ha destinato ai ragazzini. L’arresto da parte della polizia era avvenuto il 5 aprile del 2014 in canonica mentre il parroco, oggi 54enne, era in compagnia di una coppia prossima al matrimonio. Poco dopo la Chiesa aveva dispensato Desio dallo stato clericale. Lo stesso imputato in una lettera aveva detto di provare vergogna per gli atti compiuti.

    http://www.teleromagna24.it/cronaca/ravenna-don-desio-chiede-uno-sconto-di-pena-in-cassazione/2016/03/

  • Abusi sessuali su quattro minorenni 10 anni e 8 mesi per l’ex parroco Desio

    Abusi sessuali su quattro minorenni 10 anni e 8 mesi per l’ex parroco Desio

    L’accusa aveva chiesto 9 anni. Il 53enne a Casalborsetti dal 2001 al 2014 ora a Perugia in un centro di recupero dopo 7 mesi di carcere

    La sentenza del giudice è stata più pesante della richiesta dell’accusa: il 53enne Giovanni Desio, ex parroco a Casalborsetti dal 2001 al 2014, è stato condannato a dieci anni e otto mesi (18 mesi in più della richiesta del pm) per violenza sessuale su minori. Un anno dopo l’arresto nella canonica di Casalborsetti è arrivata quindi la condanna in primo grado per Desio che da lunedì scorso non è più un sacerdote: il Vaticano aveva trasmesso alla diocesi di Ravenna il decreto con cui lo ha dimesso dallo stato clericale e contemporaneamente gli ha dato la dispensa dal celibato.

     Desio, originario di Milano, è accusato di avere fatto sesso tra il 2010 e il 2014 con alcuni ragazzini tra gli 11 e i 15 anni a lui affidati dai familiari. Quattro i giovanissimi individuati dalla Procura tra le parti offese: sono delle province di Ravenna, Bergamo e Treviso. Ma è accusato anche di violenza sessuale per avere millantato qualifiche infermieristiche al fine di visitare un paio di giovani. L’ex prelato, difeso dall’avvocato Battista Cavassi, dopo sette mesi di carcere a Forlì, si trova da mesi in un apposito centro di recupero della provincia di Perugia.

    L’indagine condotta dalla squadra mobile di Ravenna era partita un paio di mesi prima dell’arresto avvenuto ad aprile 2014, dalla denuncia di un genitore di un bambino della località rivierasca che aveva confessato al padre di aver dato le credenziali di accesso al proprio profilo Facebook al prete che lo aveva poi utilizzato per rilanciare la propria immagine dopo un volo nel canale del paese con il suo suv Bmw nuovo da 35 mila euro e un tasso alcolemico di quasi quattro volte i limiti.

  • “Sesso con minori”, pugno duro del giudice: Giovanni Desio condannato a 10 anni e 8 mesi „

    “Sesso con minori”, pugno duro del giudice: Giovanni Desio condannato a 10 anni e 8 mesi „

    A comunicare la decisione a Desio, ospitato in una comunità nella zona di Città di Castello (Perugia) è stato l’avvocato Battista Cavassi. Il pubblico ministero Isabella Cavallari aveva chiesto nove anni di reclusione.

    Dieci anni e otto mesi di reclusione. E’ la condanna inflitta venerdì mattina dal giudice del tribunale di Ravenna Antonella Guidomei a Giovanni Desio, l’ex parroco di Casalborsetti arrestato il 5 aprile dello scorso anno con l’accusa di aver avuto rapporti sessuali con alcuni ragazzini. Il 53enne è accusato di atti sessuali con minori (tra il 2010 e il 2014 con ragazzini tra i 11 ed i 15 anni a lui affidati dai familiari), adescamento di minori, violenza sessuale (per avere millantato qualifiche infermieristiche al fine di visitare, in un caso anche con un termometro usato in modo improprio, un paio di giovani) e sostituzione di persona (per avere usato un profilo Facebook di un minore di cui aveva le password).

    A comunicare la decisione a Desio, ospitato in una comunità nella zona di Città di Castello (Perugia) è stato l’avvocato Battista Cavassi. Il pubblico ministero Isabella Cavallari aveva chiesto nove anni di reclusione. Tra trenta giorni saranno rese note le motivazioni della sentenza. La decisione del giudice ha colto di sorpresa sia l’avvocato Cavassi che Giovanni Scudellari, che rappresentava la parte offesa. Secondo la requisitoria del pubblico ministero, quella di don Desio è stata un’azione organizzata, andata avanti per anni, di selezione dei ragazzi dei quali aveva conquistato la fiducia per poi aprofittarsene.

    Attraverso una lettera Desio era tornato a ribadire le proprie responsabilità come gia’ fatto di recente in una lunga missiva ai tre quotidiani locali. Secondo quanto emerso, ha già risarcito in totale 100mila euro ai quattro minorenni, cosa che gli e’ valsa un’attenuante così come le parziali ammissioni rese al pubblico ministero e la sua quasi incensuratezza. Quattro i giovanissimi individuati dalla Procura tra le parti offese: sono delle province di Ravenna, Bergamo e Treviso. Due si sono costituiti in parte civile sia in proprio che con i genitori ed hanno chiesto risarcimenti tra i 300mila e i 600mila euro con provvisionali di 100mila. Si è costituita parte civile anche la Curia ravennate, che ha chiesto 100 euro simbolici, e l’associazione ‘Dalla parte dei minori’, nata nel 2003 e la cui ragione sociale è proprio la tutela dei minorenni protagonisti di abusi.

    http://www.ravennatoday.it/cronaca/condanna-giovanni-desio-ex-parrocco-casalborsetti-15-maggio-2015-sentenza.html
  • Il prete pedofilo di Casalborsetti è stato espulso dalla Chiesa

    Il prete pedofilo di Casalborsetti è stato espulso dalla Chiesa

    Giovanni Desio ha ricevuto il provvedimento della Santa Sede direttamente dalle mani dell’arcivescovo Lorenzo Ghizzoni.

    Dopo la sospensione a divinis poco dopo essere stato arrestato dalla polizia per l’ex parroco di Casalborsetti è arrivata anche l’espulsione da parte del Vaticano. La Santa Sede ha trasmesso alla Diocesi di Ravenna il decreto della congregazione per la Dottrina della Fede con cui è stato dimesso dallo stato clericale e contemporaneamente gli ha dato la dispensa dal celibato.

    Giovanni Desio, l’ex don e Zio John, come lo chiamavano i suoi fedelissimi, ha ricevuto il provvedimento direttamente dall’arcivescovo Lorenzo Ghizzoni che l’ha reso pubblico con una nota dove si legge: “Su disposizione della Santa Sede il provvedimento canonico è stato consegnato direttamente dall’arcivescovo Lorenzo Ghizzoni nelle mani dell’interessato qualche giorno fa. L’invito dell’arcivescovo ai sacerdoti e ai fedeli è di pregare perché i tempi della pena e della cura siano efficaci e portino davvero a un rinnovamento e a una guarigione profonda”.

    Desio, 53 anni, nato a Milano ma residente a Saronno, in provincia di Varese, era stato sospeso a divinis poco dopo essere stato arrestato dalla polizia con l’accusa di avere fatto sesso con alcuni minorenni tra il 2010 e il 2014, di adescamento di minori e di violenza sessuale per avere millantato qualifiche infermieristiche al fine di visitare e abusare di un paio di essi. La sentenza è attesa per venerdì.

  • Preti pedofili, chiesti 9 anni per don Desio: “Provo profonda vergogna”

    Preti pedofili, chiesti 9 anni per don Desio: “Provo profonda vergogna”

    Il 53enne originario di Milano ed ex parroco di Casalborsetti, arrestato il 5 aprile 2014 con l’accusa di atti sessuali su quattro minori che gli erano stati affidati, ha chiesto scusa con una lettera e ha offerto 100mila euro di risarcimento in totale alle famiglie delle quattro parti civili che si sono costituite.

    È di 9 anni di reclusione la richiesta avanzata dal pm alla seconda udienza del rito abbreviato contro don Giovanni Desio, 53enne originario di Milano ed ex parroco di Casalborsetti, arrestato il 5 aprile 2014 con l’accusa di atti sessuali su quattro minori che gli erano stati affidati. L’udienza, avvenuta al Palazzo di Giustizia di Ravenna di fronte al gup Antonella Guidomei, segue quella del 9 marzo scorso, in cui si erano costituite quattro parti civili: due minorenni con i genitori, la Diocesi di Ravenna-Cervia e l’associazione ‘Dalla parte dei minori’, attiva sul territorio dal 2003. Non si erano costituiti, invece, il Comune di Ravenna e altri due ragazzini molestati.

    Il prete, sospeso a divinis, dopo aver trascorso oltre sette mesi nella sezione ‘protetti’ del carcere di Forlì, si trova ora agli arresti domiciliari in una struttura religiosa di Città di Castello. Sono in tutto quattro i reati dei quali ‘zio John’, come lo chiamavano i fedeli, deve rispondere, a partire dall’avere fatto sesso con ragazzini tra i 12 e i 15 anni a lui affidati. Il parroco, su indicazione del suo avvocato, era presente in aula ma, al termine dell’udienza, non ha rilasciato dichiarazioni ai numerosi giornalisti e fotografi assiepati nel corridoio. Solo pochi giorni fa, però, con una lunga lettera recapitata alle testate locali, il prete che per tredici anni ha prestato servizio nella località rivierasca, aveva fatto mea culpa, chiedendo perdono alle giovani vittime, alle famiglie, alla Chiesa, all’Arcivescovo e alla comunità intera per “avere praticato e diffuso il male, facendo vacillare la fede di molti”. Un riferimento, quello alla comunità intera, addotto anche tra le motivazioni dellaDiocesi nella sua decisione di costituirsi parte civile, sottolineando la volontà di prendere le distanze dal parroco di Casalborsetti non solo per il danno d’immagine subito dall’operato dei sacerdoti, ma anche per il danno alla morale collettiva.

    “Ha scritto e riscritto diverse volte le sue memorie in questi mesi di detenzione a Città di Castello – ha commentato l’avvocato difensore di don Giovanni Desio, Battista Cavassi –, mesi in cui ha anche pensato al suicidio”. Il parroco, ripercorrendo la vicenda e mettendo nero su bianco il proprio stato d’animo, ha confessato di avere commesso “quei fatti che sono nei capi d’imputazione” e del cui ricordo ha “profonda vergogna”. Ha inoltre invocato il perdono, seppur conscio di “non meritarlo per l’enormità dei peccati commessi”. Desio non si è definito pedofilo, ma ha fatto riferimento a una “pericolosa e ripugnante deriva efebofila” alla quale è stato “strappato dall’arresto”, specificando però di non aver “mai fatto uso né di violenze né di minacce” . In carcere, scrive ancora Desio, “ho capito, fino in fondo, quanto fosse stata grande la mia ingratitudine verso Dio e verso il mio prossimo”. Infine, il parroco ha definito il pentimento come una condizione che deve essere “permanente”, un “cammino senza fine che passa attraverso il rimorso, la costrizione e la volontà di riparare”.

    L’abbreviato, che garantisce al parroco lo sconto di un terzo della pena (rischiava fino a 14 anni), sarà condizionato dalla testimonianza del direttore della struttura di Città di Castello, dove l’ex sacerdote sta scontando i domiciliari dallo scorso novembre; per i risarcimenti, Desio ha avanzato la proposta di 100mila euro totali per le quattro famiglie. La sentenza è prevista per il 15 maggio.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/04/18/preti-pedofili-chiesti-9-anni-per-don-giovanni-desio-provo-profonda-vergogna/1602973/

  • Don Giovanni Desio, chiesti 9 anni di carcere per sesso con minorenni

    Don Giovanni Desio, chiesti 9 anni di carcere per sesso con minorenni

    RAVENNA – Nove anni di carcere. E’ la pena chiesta perdon Giovanni Desio, l’ex parroco di Casalborsetti, sul litorale Ravennate, accusato di avere avuto numerosirapporti sessuali con alcuni minorenni, anche in canonica. Per il sacerdote – 53 anni, nato a Milano ma residente a Saronno in provincia di Varese, per 13 anni parroco della località rivierasca e ora sospeso a divinis – il Pm Isabella Cavallari, titolare delle indagini della Polizia ha chiesto la condanna per tutti i quattro reati contestati.

    Ovvero, racconta l’Ansa, gli atti sessuali con minori e l’adescamento per avere fatto sesso tra il 2010 e il 2014 con alcuni ragazzini tra gli 11 e i 15 anni a lui affidati dai familiari. Ma anche la violenza sessuale per avere millantato qualifiche infermieristiche al fine di visitare, in un caso anche con un termometro usato in modo improprio, un paio di giovani. Da ultimo c’è la sostituzione di persona per avere usato un profilo Facebook di un minore di cui aveva le password.

    Quattro i giovanissimi individuati dalla Procura tra le parti offese: sono delle province di Ravenna, Bergamo e Treviso. Due costituiti in parte civile sia in proprio che con i genitori (seguiti dagli avvocati Ermanno Cicognani, Giovanni Scudellari, Piera Calandrini e Carlo Cianci) hanno chiesto risarcimenti tra i 300 mila e i 600 mila euro con provvisionali di 100 mila.

    http://www.blitzquotidiano.it/photogallery/don-giovanni-desio-chiesti-9-anni-di-carcere-per-sesso-con-minorenni-2161597/