Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: casalborsetti

  • Don Desio chiede scusa: «Ora mi vergogno dei miei peccati infami»

    Don Desio chiede scusa: «Ora mi vergogno dei miei peccati infami»

    «Se fossi morto nel canale sarei andato all’inferno, Dio mi ha voluto bene»

    RAVENNA. Per la prima volta dal giorno del suo arresto Don Giovanni Desio, il parroco di Casalborsetti, arrestato un anno fa per atti sessuali con minorenni e violenza sessuale, ha deciso di parlare. Il prete – ora sospeso a divinis e recluso ai domiciliari in una struttura religiosa umbra – affida le sue memorie a una lunga lettera. «L’ha scritta e riscritta più volte in questi mesi – fa sapere il suo legale, l’avvocato Battista Cavassi – e sono stati mesi duri in cui ha anche pensato di farla finita». Ora eccola la lettera, che arriva a pochi giorni dalla prossima udienza di fronte al gup Antonella Guidomei che entro la fine di maggio dovrà emettere la sentenza del processo che si sta celebrando con rito abbreviato. Sono quattro pagine scritte a mano nella sua “cella” della struttura dove, sempre a detta del suo legale, «alterna preghiera e lavoro nei campi». Desio ora chiede scusa pubblicamente. Chiede perdono a quei ragazzini, alle loro famiglie, alla Chiesa e alla comunità di Casalborsetti. Definisce i suoi peccati «infami e infamanti». «Mi vergogno di quello che ho fatto» scrive l’ex parroco che aggiunge: «Se fossi morto annegato nel canale sarei finito all’inferno. Dio mi ha voluto salvare facendomi arrestare e fermando quello che facevo».

    Sono Giovanni Desio, sacerdote cattolico, già parroco di Casalborsetti, sospeso a divinis. (…) Mi preme dire, perché è vero, che non ho mai fatto uso né di violenza, né di minacce. Fui arrestato all’inizio dell’aprile 2014 e, dopo qualche trascorso nelle prigioni di Ravenna fui trasferito a Forlì nella rocca che fu di Caterina Sforza e poi espugnata da Cesare Borgia. Dopo circa otto mesi trascorsi in quel luogo di sinistre memorie di un remoto passato e di sofferenze attuali, sono stato ammesso agli arresti domiciliari in una struttura ecclesiastica rigorosamente segregata. Il mio difensore mi ha detto che sulla stampa, in un articolo intitolato “l’esilio di Don Desio” (neanche fossi il re Umberto a Cascais) si dava conto dell’ubicazione e della consistenza dell’immobile e dell’impossibilità di accedervi. (…) Il tempo, in carcere, è incredibilmente lungo ed agevola, entro certi limiti, la riflessione. (…) Nel carcere ho conosciuto un’umanità dolente, persone sempre povere, molte volte sole. Giovani, adulti, vecchi quelli erano il mio prossimo in senso fisico e metafisico. Pur essendo “vinti” dalla vita erano per lo più gentili e rispettosi, avrei desiderato fare di più per loro. E’ stato lì che ho capito, fino in fondo, quanto fosse stata grande la mia ingratitudine verso Dio e verso il mio prossimo. In fondo era pur vero che, agli angoscianti misteri sulla mia nascita ed all’avvolgente tristezza dei miei dieci anni di orfanotrofio, la Provvidenza aveva rimediato mettendomi in una famiglia che per me ha fatto tutto quello che ha potuto e certo è grazie a loro se non sono un relitto umano come quegli infelici compagni di detenzione. Nel carcere sono stato costretto ad un doloroso censimento degli amici. Posso, però, ben capire che le deplorevoli vicende di cui sono stato protagonista possano avere indotto molti che mi onoravano della loro amicizia a prendere le distanze da me. Ciò mi fa ancora di più ringraziare coloro che mi hanno mandato e mi mandano a salutare. Amicus certus in hora incerta cernitur (l’amico sicuro si distingue nei momenti difficili) mi ha detto il mio difensore che non mi ha mai fatto mancare la sua visita settimanale in carcere. (…) Ai lettori voglio fare conoscere, per quello che a loro può interessare, il mio stato d’animo attuale, alla stesso modo in cui nella Chiesa antica ci si accusava pubblicamente dei peccati. Ho desiderato scrivere la presente già da molto tempo, l’ho cominciata e finita molte volte ed ogni volta ho fatto dolorosa memoria di quei peccati. Per un certo tempo della mia vita ho chiuso l’anima alla Grazia e voltato le spalle a Dio, commettendo quei fatti che sono nei capi di imputazione e del cui ricordo ho profonda vergogna. Nonostante i miei peccati, Dio ha continuato a volermi bene, impedendomi di affogare nel porto canale grazie al provvidenziale salvataggio dalle acque e così risparmiando la mia anima dalla dannazione. Poiché, obnubilato dai sensi, non avendo allontanato da me il desiderio di quegli infami, infamanti e lubrichi peccati, sono poi scivolato su una buccia di banana e, a seguito di quei fatti accertati, sono stato, anche questa volta provvidenzialmente arrestato. L’arresto mi ha strappato da una pericolosa, ed oggi ripugnante, deriva efebofila alla quale non avevo saputo sottrarmi con le mie sole forze, pur pensando di essere sempre in tempo a farlo. La fallace illusione di Faust! Non so ben dire come io sia entrato in una condizione come quella; confido di poterlo capire nella comunità di disciplina, preghiera e recupero psicologico per sacerdoti in difficoltà, nella quale mi trovo. Il direttore è persona di retta dottrina, severo ed autorevole e fautore di un modello “alto ed amorevole” di sacerdozio. Se lo avessi conosciuto qualche anno fa, forse le cose sarebbero andate così…

    Ora io non desidero altro che essere perdonato, anche se mi rendo conto di non meritarlo per l’enormità dei miei peccati, che, come detto nei vecchi catechismi, e come mi ricorda il mio avvocato “gridano vendetta al cospetto di Dio”. Chiedo scusa ai ragazzi, avrei dovuto additare loro le vie della virtù ed invece li ho portati con me sulla via del peccato, li ho amati nel modo più sbagliato che potesse capitare; spero davvero che possano ritrovare la strada del bene. (…)

    Chiedo scusa alle loro famiglie che consentivano loro la frequentazione della parrocchia, forse in ricordo della loro infanzia e convinti dei riparo dai pericoli. Chiedo scusa alla Chiesa, al mio Arcivescovo ed ai miei confratelli nel sacerdozio (…). Chiedo scusa alla Comunità per aver praticato e diffuso male, facendo, temo, vacillare la fede di molti: spero che nessuno abbia perso la fede per causa mia. So bene quanto la Chiesa nel tempo abbia fatto, fin dai suoi primi secoli, per estirpare dal comportamento sociale i peccati che mi sono attribuiti e che io ho commesso che erano largamente diffusi nelle civiltà precedenti. Forse ha proprio ragione il mio difensore quando mi dice che i miei peccati sono principalmente contro la Chiesa che, assimilando l’etica ebraica, combatte da venti secoli quelle ed altre trasgressioni. Capisco, quindi, il senso della costituzione di parte civile dell’Arcidiocesi.

    Quanto al pentimento so bene che è una condizione umanamente non accertabile, né in positivo, né in negativo. Non si deve avere l’ingenerosità di negarlo nel prossimo (come si è fatto con me) né la superbia di affermarlo per sé stessi, poiché il pentimento deve essere una condizione permanente, un cammino senza fine che passa attraverso il rimorso, la contrizione e la volontà di riparare. Solo Dio conosce l’anima degli uomini. Il peccatore non può mai pensare di essersi pentito “a sufficienza”: il pentimento non ha misura! Per quel che mi riguarda mi sento nella condizione di Miserere “poiché conosco la mia iniquità ed il mio peccato mi sta sempre davanti”. Mi premeva fare conoscere, per quel poco che vale, il mio pensiero sulle vicende delle quali sono stato, ahimè, colpevole protagonista. So che per i fatti che mi sono stati attribuiti il sentimento popolare è molto severo: una volta il mio difensore, celiando, mi ha detto che, per molti, in questi casi, tutto ciò che è meno della forca è sempre troppo poco. Ora sono nelle mani della giustizia umana, anch’essa fa parte dei meritati “castighi di Dio” di cui si dice nell’atto di dolore. Vittorio Mathieu, filosofo cattolico kantiano e, quindi, rigoroso retribuzionista, dice che il giudice deve resistere alla tentazione di essere buono. Su un palazzo di giustizia dell’Italia settentrionale una volta lessi il motto “ars boni et equi” ossia che la giustizia è l’arte del bene e dell’equità. Non desidero altro. Solo spero che il mio futuro non sia una dantesca, dolente città di Dite alle cui porte lasciare ogni speranza.

    http://www.corriereromagna.it/news/ravenna/11323/Don-Desio-chiede-scusa–Ora.html

  • Pedofilia, don Desio chiede scusa

    Pedofilia, don Desio chiede scusa

    Ravenna, 9 aprile 2015 – Don Desio chiede scusaalle giovani vittime, famiglie, Chiesa, Arcivescovo e alla Comunità intera per «avere praticato e diffuso il male». Ma soprattutto ha confessato di avere commesso «quei fatti che sono nei capi d’imputazione e del cui ricordo ho profonda vergogna». In una lunga lettera recapitata ai tre quotidiani locali (Il Corriere di Romagna, Il Resto del Carlino e La Voce di Romagna) don Giovanni Desio, arrestato l’anno scorso nel ravennate per avere avuto rapporti con minorenni ha ripercorso la sua vicenda.

    Il 53enne era stato per 13 anni parroco di Casalborsetti, sul litorale, dove nell’aprile 2014la polizia appunto lo arrestò. Sono in tutto quattro i reati dei quali ‘zio John’, come lo chiamavano i fedeli, deve rispondere a partire dall’avere fatto sesso con ragazzini tra gli 11 e i 15 anni a lui affidati. Ma oltre agli atti sessuali e all’adescamento di minorenni, per don Desio, sospeso a divinis, e difeso dall’avvocato Battista Cavassi, c’è anche la violenza sessuale per avere millantato qualifiche infermieristiche per visitare ragazzini. Ultimo reato a lui contestato è la sostituzione di persona per avere usato un profilo Facebook di un minore di cui aveva le password. Quattro i giovanissimi individuati dalla Procura come parti offese.

    Tra le altre cose, nella lunga lettera, don Desio – ora ai domiciliari in provincia di Perugia in una sorta di clinica per sacerdoti con problemi – non si è definito pedofilo ma ha fatto riferimento a una «pericolosa e ripugnante deriva efebofila» alla quale è stato «strappato dall’arresto». E per quanto riguarda i minori coinvolti, ha specificato che «non ho mai fatto uso né di violenza né di minacce». Si è detto inoltre «certo che Dio, che è infinita giustizia e bontà, non imputerà loro il male a cui li ho indotti». «Spero – ha sottolineato – che nessuno abbia perso la fede per causa mia».

    http://www.ilrestodelcarlino.it/ravenna/don-desio-pedofilia-scuse-1.837554

  • Ravenna, sesso con minorenni, don Desio chiede l’abbreviato: indagini partite dopo incidente con suo Suv

    Ravenna, sesso con minorenni, don Desio chiede l’abbreviato: indagini partite dopo incidente con suo Suv

    Deve rispondere di avere fatto sesso con alcuni ragazzini tra i 12 e i 15 anni che gli erano stati affidati dai genitori. Ma, oltre che di atti sessuali e di adescamento di minorenni, nell’udienza preliminare che si è aperta oggi don Giovanni Desio – 53 anni, di Saronno (Milano) e per 13 anni parroco di Casalborsetti, sul litorale ravennate – deve rispondere di violenza sessuale per avere millantato qualifiche infermieristiche al fine di visitare, anche con un termometro usato in modo improprio, un ragazzino che si vedeva in soprappeso.

    Ultimo reato a lui contestato è la sostituzione di persona, per avere usato un profilo Fb di un minore di cui aveva le password. Quattro i giovanissimi tra le parti offese, due della provincia di Ravenna e gli altri due di quelle di Treviso e Bergamo. Due si sono costituiti parte civile sia in proprio che con i genitori (avvocati Ermanno Cicognani, Giovanni Scudellari e Carlo Cianci di Treviso)

    Via libera dal Gup Antonella Guidomei anche alla costituzione di parte civile dell’associazione ravennate «Dalla parte dei minori» (avvocato Manuela Liverani), e della Curia della città romagnola (avvocato Federica Zaccaria).

    Don Desio, sospeso ‘a divinis’, che dopo sette mesi e mezzo di carcere a Forlì era andato ai domiciliari in una clinica in provincia di Perugia specializzata in preti con disagi personali, attraverso il suo legale Battista Cavassi ha chiesto di potere essere giudicato in abbreviato. Formula che ha tagliato fuori la citazione del responsabile civile, il vescovo Lorenzo Ghizzoni, citato dall’avv.

    Scudellari in qualità di legale rappresentate dell’Arcidiocesi di Ravenna-Cervia. «Dispiace – si legge nella richiesta – constatare come l’Arcidiocesi non abbia sentito la necessità di compiere nei confronti delle vittime degli abusi nemmeno un piccolo gesto».

    Le indagini della squadra Mobile, coordinate dal Pm Isabella Cavallari, erano scattate a inizio marzo 2014 poco dopo il volo dello ‘zio John’, come lo chiamavano i suoi fedeli, in un canale della zona con il suo suv Bmw nuovo da 35 mila euro e un tasso alcolemico tre volte e mezzo i limiti.

    In breve erano emerse intercettazioni di frasi dall’inequivocabile contenuto sessuale, che a inizio aprile avevano portato all’arresto di don Desio in canonica. I reati contestati vanno dall’estate 2010 al giorno dell’arresto e sarebbero stati compiuti, oltre che a Ravenna, anche a Saronno, nella casa del sacerdote, e in località di Bergamo e Treviso. Udienza aggiornata a metà aprile.

    http://www.ilmessaggero.it/PRIMOPIANO/CRONACA/ravenna_prete_parroco_pedofilo_abusi_minori_sesso/notizie/1227912.shtml

  • Abusi sessuali su quattro minorenni A marzo il processo per don Desio: chiederà il rito abbreviato per uno sconto della pena

    Abusi sessuali su quattro minorenni A marzo il processo per don Desio: chiederà il rito abbreviato per uno sconto della pena

    È stato parroco nella località costierà dal 2001 al 2014 poi l’arresto. Oggi ai domiciliari in una struttura riabilitativa in Umbria. Ha ammesso i rapporti con i ragazzi affidati dalle famiglie. L’indagine partita da Facebook.

    A metà marzo le porte del tribunale di Ravenna si apriranno per don Giovanni Desio, il 53enne originario di Milano e parroco di Casalborsetti per tredici anni fino allo scorso aprile quando venne arrestato dalla polizia: davanti al giudice per l’udienza preliminare comincerà il processo con l’accusa di violenza sessuale su quattro minorenni. Il prete ha ammesso di aver avuto rapporti con loro, ragazzi che frequentavano la parrocchia anche provenendo da altre zone di Italia in occasione di periodi di vacanza con le famiglie sul litorale.

    Desio, difeso dall’avvocato Battista Cavassi, sceglierà il rito abbreviato potendo contare sullo sconto di un terzo della pena. E prima di arrivare di fronte ai giudici tenterà di concludere un accordo con le famiglie delle vittime per un risarcimento che potrebbe rivelarsi un’attenuante capace di ridurre la pena. Oggi Desio si trova agli arresti domiciliari in una struttura religiosa in Umbria dopo aver trascorso più di sette mesi in carcere a Forlì.

    L’indagine condotta dalla sezione per i reati sui minori della squadra mobile era partita a seguito dell’incidente stradale avvenuto a febbraio 2014: al volante del suo suv Bmw da 35mila euro ero finito nel canale di Casalborsetti ed era poi risultato al volante con un tasso alcolemico di 1,8 (0,5 il limite consentito per mettersi alla guida). Per difendersi dalle critiche che arrivarono al suo indirizzo cominciò a utilizzare i profili Facebook privati di alcuni ragazzi a lui vicini, quelli che chiamava amichevolmente i ragazzi di fuoco dello zio John, con cui pubblicava messaggi di sostegno al suo indirizzo e attacco ai giornalisti locali. Il padre di uno dei ragazzi si rese conto che un messaggio era stato postato mentre il figlio era a scuola e così emerse tutto il meccanismo architettato da Desio.

  • Don Desio, processo a marzo e via ai risarcimenti

    Don Desio, processo a marzo e via ai risarcimenti

    L’ex parroco di Casalborsetti disposto a pagare i danni alle parti offese.

    RAVENNA. Fissato il processo per don Desio. L’ex parroco di Casalborsetti – accusato di violenza sessuale su quattro minorenni – comparirà di fronte al gup a metà marzo per l’udienza preliminare e sceglierà il rito abbreviato che gli garantirà lo sconto di un terzo della pena.

    In questi giorni sono intanto partite le trattative per i risarcimenti ai quattro minorenni con i quali Desio ha ammesso – dopo una lunga detenzione – di aver avuto rapporti sessuali. Obiettivo del legale di Desio – l’avvocato Battista Cavassi – è quello di chiudere in tempi brevi il contenzioso economico per ottenere anche un’attenuante preziosa per abbassare ulteriormente la pena. Pronta anche una lettera di scuse che il prete vorrebbe rendere pubblica tra qualche settimana.

    Il processo partirà a meno di un anno dal suo clamoroso arresto, eseguito lo scorso 5 aprile dalla squadra Mobile di Ravenna al termine di un’inchiesta dai contorni sconcertanti diretta dal pubblico ministero Isabella Cavallari.

    Dopo sette mesi e mezzo di carcere, nel reparto “protetti” del carcere di Forlì, e dopo due istanze di scarcerazione respinte dal gip Rossella Materia, Desio si trova ora in una struttura riabilitativa umbra gestita da religiosi agli arresti domiciliari concessi lo scorso novembre.

    E’ probabile che Desio chieda di condizionare il rito abbreviato proprio alla testimonianza del responsabile della struttura. Il dirigente verrà chiamato a riferire sull’andamento del processo riabilitativo del sacerdote ora sospeso a divinis dalle autorità religiose.

    Desio dovrà rispondere di violenza sessuale su quattro minorenni, alcuni dei quali gli erano stati affidati dalle famiglie.

    Si tratta dei tre episodi che emersero delle intercettazioni disposte nella primavera scorsa e di quel caso scoperto, invece, solo grazie all’incidente probatorio del luglio successivo, quando un 15enne (alle prese con una situazione familiare disagiata) rivelò di aver avuto con Desio una relazione durata circa un anno.

    Un rapporto di cui il parroco non aveva fatto cenno agli inquirenti, nonostante pochi giorni prima avesse scritto al gip una lettera in cui si dichiarava «sinceramente pentito della sua condotta» per ottenere i domiciliari.

    Quelle nuove accuse lo resero poco credibile agli occhi del pm Isabella Cavallari e del giudice Rossella Materia per il quale la struttura umbra non era ritenuta sufficientemente isolata. Ma una nuova lettera Desio la presentò qualche mese dopo anche al tribunale delle Libertà. Questa volta ammise pienamente i fatti che gli erano stati contestati.

    L’indagine su Desio era cominciata, grazie all’intuito di un padre, nei giorni successivi all’incidente stradale di cui il prete era stato protagonista. Il sacerdote era infatti finito dentro il canale di Casalborsetti con il suo suv Bmw. Gli esami alcolemici rivelarono che quella sera aveva bevuto. Per ricreare una forma di consenso attorno alla sua immagine Desio utilizzò i profili Facebook di alcuni dei ragazzi. In incognito si lasciò così andare a frasi di incoraggiamento nei suoi confronti e commenti pesanti per i giornalisti locali. Ma uno di quei post venne scritto in orario di scuola.

    Particolare che mise in allarme un padre il quale prima chiese spiegazioni al proprio figlio e poi allertò la polizia. Le intercettazioni fecero emergere quelle strane relazioni tra il prete e i “ragazzi del don” che si stava dando da fare proprio per organizzare un incontro con un ragazzo durante le vacanze di Pasqua. I suoi piani vennero però interrotti dall’arrivo in canonica della squadra mobile. «Desio ora è un uomo pentito dei suoi comportamenti che sta cercando di ritrovare la sua serenità nella struttura umbra – conferma l’avvocato Cavassi – Sarà un processo riabilitativo lungo, ma ha bisogno di aiuto perché da solo non può farcela. Passa le giornate alternando la preghiera al lavoro nei campi e negli allevamenti». (c.d.)

    http://www.corriereromagna.it/news/ravenna/10309/Don-Desio–processo-a-marzo.html

  • Don Desio chiede di parlare al magistrato: racconto tutto, ma fatemi uscire di galera

    Don Desio chiede di parlare al magistrato: racconto tutto, ma fatemi uscire di galera

    L’ex parroco di Casalborsetti è detenuto da cinque mesi, Gip e Riesame hanno già rifiutato le richieste di domiciliari.

    RAVENNA. Basta carcere, don Desio non ce la fa più e chiede di parlare col magistrato: «Niente reticenze, ora racconto tutto». Intanto, il Vaticano apre il processo canonico. L’ex parroco di Casal Borsetti è già stato sospeso “a divinis”: al momento, non può dir messa né confessare. Ma sarà la congregazione per la dottrina della fede, quella guidata fino al 2005 da Papa Ratzinger, a decidere che ne sarà del suo abito talare. Intanto la Procura continua a guardare nei pc del prete arrestato per sesso con minorenni.

    Cinque mesi di carcere. Don Giovanni Desio, 52 anni, fino al 5 aprile scorso era parroco di Casal Borsetti. Foto ammiccanti e in “borghese” sulla sua pagina Facebook, sigaretta in bocca e versi audaci: un profilo “chiacchierato”, quello del parroco che sapeva poco di prete, e le cui sciagure iniziarono quando venne ripescato dal canale dove era finito, ubriaco, alla guida del suo Suv: proprio da quella vicenda partì l’indagine che pochi mesi dopo lo travolse in pieno. I poliziotti, ad aprile, lo arrestarono con accuse pesantissime: adescamento e atti sessuali con minorenni, e ad incastrarlo erano state le sue relazioni inopportune con alcuni ragazzini che frequentavano la canonica. Ma tutto iniziò proprio con quell’incidente nel porto canale. Per difendersi da chi lo accusava, don Desio si buttò a capofitto nei social network arrivando ad usare i profili Facebook di alcuni adolescenti a cui aveva chiesto le password. Furono proprio alcuni di quei post, notati da un genitore, a far partire le indagini e a far emergere relazioni che travalicavano i limiti dei rapporti tra i fedeli e il proprio confessore.

    «Fatemi uscire». L’ex parroco, sospeso da subito dai ministeri divini, ha resistito un paio di mesi in carcere (in quello di Forlì dove venne trasferito per motivi di sicurezza) prima di mostrare i primi segni di cedimento. A giugno, attraverso il suo legale Battista Cavassi, uscì allo scoperto con una parziale assunzione di responsabilità: nella sua istanza al Tribunale del Riesame per chiedere la scarcerazione, ammise di aver tenuto una «condotta inappropriata». Nulla più. Ma non bastò questo per convincere il Riesame, e nemmeno il giudice per le indagini preliminari Rossella Materia che giudicò inadeguata la struttura indicata dalla difesa come dimora per gli eventuali arresti domiciliari. E così, ad oggi, pende un ricorso in Cassazione. L’avvocato Cavassi l’ha presentato ad agosto e la Corte Suprema ha, da quando giungono gli atti, 30 giorni per decidere sull’istanza. Intanto, l’inchiesta prosegue: la Procura ha nominato il perito per spulciare altri pc del don, alla ricerca delle sue relazioni.

    Nuovo interrogatorio. Ma un altro mese, don Desio non sembra reggere. «Fisicamente sta bene, ma è molto prostrato – rende noto il suo legale -. Abbiamo appena inoltrato la richiesta al magistrato. Il mio cliente vuole essere ascoltato: le reticenze della prima ora, mantenute per garantire il riserbo su alcune sue relazioni, dovrebbero cadere. Insomma, i suoi peccati vuole raccontarli tutti».

  • Gli avvocati di Don Desio presentano appello per ottenere i domiciliari

    Gli avvocati di Don Desio presentano appello per ottenere i domiciliari

    CASALBORSETTI – A rappresentarlo c’era il suo legale, l’avvocato Battista Cavassi. Lui, Don Giovanni Desio, parroco 52enne originario di Milano ma per 13 anni alla guida della comunità spirituale di Casalborsetti, non si è presentato davanti ai giudici del Tribunale di Riesame di Bologna, quei giudici che ieri mattina erano chiamati ad esaminare il ricorso presentato contro il provvedimento del gip Rossella Materia che il 17 luglio scorso aveva negato al sacerdote la possibilità dei domiciliari.

    Il don se ne è rimasto dietro le sbarre, nel carcere di Forlì, quel carcere nel quale si trova ormai da quattro mesi, per l’esattezza dalla mattinata del 5 aprile scorso, quando era stato arrestato in canonica dalla squadra Mobile per  adescamento e atti sessuali con ragazzini A di 14 e 15 anni.Due quelli ai quali si fa riferimento nell’ordinanza dello stesso gip Materia che lo aveva portato dentro, sulla base di intercettazioni più che esplicite, per pericolo di reiterazione del reato.

    Ma gli inquirenti – coordinati dal pm Isabella Cavallari (assente ieri in udienza) – da quel giorno hanno continuato a sentire persone, famiglie preoccupate ma anche adolescenti che avevano avuto a che fare con il don, alcuni dei quali avrebbero confermato le ‘esplicite attenzioni’ del sacerdote.

    L’inchiesta sul parroco era partita dopo che l’uomo, usando l’identità di un ragazzino, sui social network si era scagliato contro la stampa locale in seguito agli articoli pubblicati dopo il volo in un canale a febbraio con il suo suv nuovo da 35 mila euro e un tasso alcolemico di quasi tre volte e mezzo i limiti consentiti. Ieri l’avvocato del don ha richiesto nuovamente la scarcerazione del suo assistito con trasferimento in un centro privato, una sorta di clinica psichiatrica per sacerdoti che si trova sulle colline umbre, clinica che si sarebbe detta di- sponibile a prendere in cura il don.

    All’istanza depositata ieri, il legale ha infatti allegato la relazione che il centro aveva stilato dopo avere esaminato tutte le carte fornite dalla difesa, individuando per Desio un percorso specifico della durata di alcuni anni con un’assistenza mirata. Il 17 giugno scorso il gip si era espressa contro tale ipotesi in quanto – secondo il giudice – non garantirebbe l’isolamento dai mezzi di comunicazione, tesi condivisa informalmente anche dal pm Cavallari. Ora la palla è passata al Riesame. Dopo la discussione, il Tribunale si è riservato la decisione, prendendo qualche giorno di tempo.

  • Sentiti oggi in Tribunale a Ravenna in incidente probatorio

    Sentiti oggi in Tribunale a Ravenna in incidente probatorio

    (ANSA) – RAVENNA, 14 LUG – I primi, ascoltati in Tribunale in un contesto protetto, hanno in buona sostanza confermato di avere avuto rapporti sessuali con il loro prete.

    Ma saranno in totale una decina i minori (tra 14 e 16 anni) che verranno ascoltati tra oggi e giovedì nell’incidente probatorio chiesto per don Giovanni Desio, ex parroco di Casalborsetti, 52enne, milanese, per 13 anni alla guida della parrocchia rivierasca.

    Fino a inizio di aprile quando è stato arrestato per adescamento e atti sessuali con minori.

    http://www.ansa.it/emiliaromagna/notizie/2014/07/14/prete-arrestatominori-confermano-accusa_ae472be0-d7da-46c2-9938-30cecb985c4a.html

  • Don Desio ci riprova e torna a chiedere i domiciliari

    Don Desio ci riprova e torna a chiedere i domiciliari

    E ai giudici ammette: «Ho avuto condotte inappropriate»

     RAVENNA. Finora aveva sempre scelto la via del silenzio limitandosi a far sapere al suo legale, l’avvocato Battista Cavassi, che sul suo conto «non c’era altro da scoprire». Frase pronunciata nel clou dell’indagine che aveva portato al suo arresto, il 5 aprile scorso. Ma ora don Giovanni Desio è uscito allo scoperto. Non con una confessione, ma con una ammissione che, pur prestandosi a diverse letture, rappresenta comunque in qualche modo un’assunzione di responsabilità. Il parroco di Casalborsetti, accusato di atti sessuali con minori, ha infatti messo nero su bianco di aver tenuto «una condotta inappropriata».

    Una dichiarazione contenuta in una lettera allegata all’istanza inviata al Tribunale del Riesame con cui don Desio ha rinnovato la richiesta per la concessione dei domiciliari nella stessa struttura umbra gestita da personale religioso indicata in occasione della prima domanda.

    A metà mese, dopo una ricerca prolungata, il suo difensore era riuscito ad individuare una clinica disposta ad accoglierlo, un luogo che era stato ritenuto idoneo dal legale che lo assiste sotto diversi aspetti, primo tra tutti la distanza da Ravenna e dai ragazzi che è accusato di aver molestato.

    Di diverso avviso è invece stato il giudice per le indagini preliminari Rossella Materia. Il magistrato, lo stesso che aveva firmato il provvedimento restrittivo, ha infatti giudicato la struttura inadeguata in quanto non garantirebbe l’isolamento dai mezzi di comunicazione.

    Il sacerdote lombardo è al momento detenuto nel carcere di Forlì, dove si trova rinchiuso da quasi tre mesi nell’ambito dell’indagine condotta dalla Squadra mobile che ha portato a galla relazioni inopportune con alcuni ragazzini che frequentavano la canonica. Un’inchiesta partita dopo l’incidente stradale che lo aveva visto protagonista quando, a febbraio, era finito in stato di ebbrezza col suv nel porto canale ed era stato salvato da alcuni compaesani.

    Un fatto di cronaca che divise il paese e i giudizi. Alcuni dei quali non erano andati a genio al parroco. Per questo il prete, all’epoca ancora direttore del settimanale della Diocesi, sfruttò i social network per difendere la sua immagine e attaccare chi lo criticava. Lo fece utilizzando i profili Facebook di alcuni adolescenti a cui aveva chiesto le password. Furono proprio alcuni di quei post, notati da un genitore, a far partire le indagini e a far emergere relazioni che travalicavano i limiti dei rapporti tra i fedeli e il proprio confessore.

    http://www.corriereromagna.it/news/ravenna/5265/-Don-Desio-ci-riprova-e.html

  • Abusi su minori, sacerdote rimane in carcere: respinta la richiesta dei domiciliari

    Abusi su minori, sacerdote rimane in carcere: respinta la richiesta dei domiciliari

    Don Giovanni Desio è accusato di avere fatto sesso con alcuni ragazzini tra i 14 e i 15 anni. L’uomo, originario di Milano, da 13 anni era parroco a Casalborsetti vicino a Ravenna. Era finito in un canale a febbraio con il suo suv nuovo da 35 mila euro e un tasso alcolemico di quasi tre volte e mezzo i limiti.

    Don Giovanni Desio, prete di Casalborsetti, sul litorale ravennate, deve restare in carcere. Il sacerdote era stato arrestato in aprile con l’accusa di avere fatto sesso con alcuni ragazzini tra i 14 e i 15 anni. Il giudice Rossella Materia, lo stesso che aveva emesso la misura carceraria, ha respinto l’istanza per i domiciliari avanzata dal legale del sacerdote, l’avvocato Battista Cavassi, in quanto non garantirebbe l’isolamento dai mezzi di comunicazione.

    Del resto l’inchiesta sul don, 52 anni, di Milano e da 13 anni nella località rivierasca, era partita dopo che l’uomo, con l’identità di un ragazzino, su Facebook si era scagliato contro la stampa locale in seguito agli articoli pubblicati dopo essere finito in un canale a febbraio con il suo suv nuovo da 35 mila euro e un tasso alcolemico di quasi tre volte e mezzo i limiti. Il centro che aveva dato disponibilità a ospitarlo è una sorta di clinica psichiatrica per sacerdoti che si trova sulle colline umbre in provincia di Perugia. La difesa si è riservata di rivolgersi al Riesame.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/06/17/abusi-su-minori-sacerdote-rimane-in-carcere-respinta-la-richiesta-dei-domiciliari/1031504/